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Legislatura 14 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-03816


Atto n. 4-03816

Pubblicato il 6 febbraio 2003
Seduta n. 326

COMPAGNA, MELELEO, MORRA, NOCCO, PASTORE, CRINO', GENTILE, NOVI, PELLEGRINO, CONSOLO, MAGNALBO', TAROLLI, BOREA, BUCCIERO, GIULIANO, MONCADA, D'AMBROSIO, IZZO, CHIRILLI, CICOLANI, ZORZOLI, PASINATO, ARCHIUTTI, EUFEMI, SAMBIN, FEDERICI, NESSA, COSTA, DE RIGO, TREDESE, TRAVAGLIA, ASCIUTTI, PICCIONI, GIRFATTI, ZANOLETTI, FORLANI, PESSINA, FABBRI, CANTONI, SCARABOSIO, GUASTI, BIANCONI, PONZO, SCOTTI, SALINI, CARRARA, AGONI, BOLDI, FRANCO PAOLO, PIANETTA, AGOGLIATI, PALOMBO. - Al Ministro della giustizia. -

Premesso che:

gli uffici giudiziari della Procura di Palermo sono stati recentemente al centro di polemiche interne e contrapposizioni tra magistrati;

Il 28 settembre 2002 si è appreso dalla stampa che i procuratori aggiunti di Palermo Dott. Alberto Scarpinato e Dott. Guido Lo Forte avevano rassegnato le dimissioni dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, perché il Procuratore della Repubblica Dott. Piero Grasso li aveva esclusi, per esigenze di riservatezza, dagli interrogatori del pentito Antonino Giuffrè ed aveva riservato tale incombenza a se stesso e ad altri tre magistrati della Procura, il Dott. Lari, il Dott. Prestipino e la Dott.ssa Sava;

il Procuratore di Palermo si è rammaricato di aver conosciuto la notizia di una lettera di dimissioni a lui diretta dal Dott. Scarpinato e dal Dott. Lo Forte dai giornalisti, prima di ricevere materialmente la lettera e mentre si trovava assente dall'ufficio;

il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Palermo e la Camera Penale hanno convocato una assemblea assai partecipata, deliberando di predisporre e inviare al CSM un esposto per denunciare la grave anomalia che si era prodotta negli uffici giudiziari della Procura di Palermo nel momento in cui il Dott. Roberto Scarpinato e il Dott. Guido Lo Forte pretendevano di fare parte della Direzione distrettuale antimafia, minacciando addirittura dimissioni da un incarico che, invece, era ed è loro precluso, per avere entrambi superato il limite massimo stabilito dal Consiglio superiore della magistratura di permanenza nella funzione di componente della DDA;

la circolare del Consiglio superiore della magistratura che stabilisce in otto anni il limite massimo di permanenza di un sostituto procuratore, anche quando diventi Procuratore Aggiunto, nella funzione di componente della DDA motiva tale limite per la esigenza di impedire che si formino grumi di potere e che si inquini la trasparenza, l'efficacia e la funzionalità di un ufficio così delicato;

la predetta circolare ha trovato puntuale attuazione, di recente, da parte del Consiglio superiore della magistratura, con riferimento al coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Venezia;

il Dott. Scarpinato da undici anni e il Dott. Lo Forte da oltre nove anni fanno parte ininterrottamente della DDA della Procura di Palermo e, nonostante la conclamata illegittimità di tale loro posizione, minacciano addirittura di dimettersi, ponendo in essere sostanzialmente tentativi di delegittimazione, anche all'esterno, dell'Ufficio di Procura e del suo titolare, così determinando il gravissimo pericolo di un indebolimento dell'azione di contrasto della criminalità,

si chiede di conoscere:

quali iniziative e quali provvedimenti intenda assumere il Ministro della giustizia, nell'ambito delle proprie specifiche competenze, anche in seno al Consiglio superiore della magistratura, dato che appare evidente che il conflitto interno alla Procura di Palermo, divulgato all'esterno per dare maggiore vigore e rilevanza alla contestazione di scelte legittimamente adottate dal Capo della Procura, non solo mina il prestigio e la credibilità dell'ufficio inquirente e l'autorevolezza del suo Capo, ma provoca danni incalcolabili alla funzionalità di un ufficio giudiziario così delicato, mettendo a repentaglio l'azione di contrasto alla criminalità organizzata;

se il Ministro non ritenga di assumere con urgenza le conseguenti iniziative per impedire che atti di protagonismo, scontri di potere di chi vuole comunque occupare funzioni che non gli sono più consentite, attacchi pubblici che mettono in dubbio l'utilità e la correttezza delle scelte del procuratore capo, la permanente contestazione delle scelte organizzative dell'ufficio da parte di alcuni provochino ulteriori e irrecuperabili danni alla funzionalità della Procura di Palermo.