Premesso che:
è in corso un'azione da parte delle maggiori organizzazioni di categoria per la revisione dei limiti delle fumonisine nel mais, come proposti dal regolamento dell’Unione europea n. 856/2005;
a causa delle condizioni ambientali il mais italiano presenta una frequente ed elevata contaminazione da fumonisine, tanto che i limiti proposti dalla Commissione (2 ppm) risultano molto spesso, anche in annate favorevoli, inferiori alle contaminazioni osservate, che in media risultano tra le 5 e le 4 ppm;
nonostante i rilevanti sforzi che sono stati compiuti e sono tuttora in atto ed i promettenti risultati ottenuti per prevenire la contaminazione di campo, non è prevedibile che possa essere raggiunta la soglia di 2 ppm nei brevi periodi;
accertato che:
se i limiti sopraindicati non vengono modificati, una parte non trascurabile delle aziende del settore sarà costretta a cessare l' attività e la quota di mais nazionale dovrà essere sostituita da mais d'importazione, con pesanti riflessi sul mercato interno e la perdita di prodotti tipici di qualità;
le maggiori istituzioni scientifiche e gli operatori della filiera chiedono di attivare tutte le possibili iniziative volte a rivedere i limiti imposti sia nei valori sia nei tempi di applicazione (previste dall'ottobre 2007);
è previsto che la Commissione "contaminanti" istituirà un forum in cui potranno essere presentati nuovi dati e considerazioni in base ai quali dovrebbe essere possibile riconsiderare i limiti proposti per le fumonisine nel mais contenuti nel regolamento dell’Unione europea n. 856/05;
la coltivazione del mais in Italia - anno 2005 - risulta (fonte Istat) di superficie (ettari) 1.117.856, con una produzione totale (tonnellate) di 10.660.709, con un giro d'affari di 592 milioni di euro che coinvolge 300 aziende ed oltre 2000 addetti, con conseguenze particolarmente negative, se non venisse modificato il regolamento comunitario sopracitato, in quanto la maggior parte del mais prodotto in Italia non potrebbe essere usato per usi umani;
l'entrata in vigore, alla data prevista, del regolamento, comporterebbe l'importazione di mais da altri Paesi, con aumenti di costi per trasformatori, prezzi per i consumatori, e comunque la perdita di prodotti tipici di qualità per il comparto dell'agricoltura biologica,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non intendano avviare tutte le opportune iniziative, d'intesa con le regioni interessate e le associazioni di categoria, per richiedere ulteriori accertamenti ed ulteriori verifiche circa il livello di fumonisine presenti nel mais prodotto in Italia, al fine di richiedere, nella salvaguardia e tutela della salute dei consumatori, una modifica del regolamento comunitario n. 856/2005 e comunque la proroga dell'entrata in vigore dello stesso almeno di alcuni anni.