Premesso che:
l'Italia come percettrice di aiuti comunitari risulta assai carente, pur avendo un valore aggiunto agricolo che non si discosta molto da quello francese, che riceve dalla comunità europea circa il triplo di quanto riceve l'Italia;
l'Irlanda, con circa 4 milioni di abitanti, riceve quasi la metà dei contributi erogati all'Italia, e tale disparità rispetto agli altri Paesi europei emerge dal confronto degli ettari coltivabili, degli addetti all'agricoltura e del valore aggiunto prodotto in ogni Paese;
nel settore della carne bovina, in particolare, prima di Agenda 2000, su una produzione di circa il 12% della produzione comunitaria, pervenivano all' Italia solo il 4 % degli aiuti comunitari, che sono stati elevati all'8-9 % a seguito dell'introduzione del premio alla macellazione, ma nuovamente "precipitati" al 4-5% per mancate domande di premio per circa 250 milioni di euro;
accertato che:
la differenza di aiuti alle aziende dei vari Stati inquina il mercato e favorisce i prodotti dell'Irlanda e della Francia;
con Agenda 2000 la dotazione nazionale italiana di circa 65 milioni di euro era stata ripartita per il 17% alla vacca nutrice e per il resto al bovino maschio;
i margini unitari per bovino sono certamente esigui e possono essere individuati in 40-50 euro per capo, di modo che diventa indispensabile per l'attività delle aziende poter usufruire dei premi,
si chiede di sapere se rientri tra gli intendimenti del Ministro in indirizzo:
assicurare una percentuale rilevante della dotazione nazionale comunitaria alla produzione tipica italiana (vitellone), soggetta duramente alla concorrenza infracomunitaria;
garantire la sopravvivenza delle numerose aziende che si dedicano all'allevamento di bovini, la cui esistenza è certamente legata all'aumento dell'entità dei premi e soprattutto alla diffusione a tutte le aziende produttrici.