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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 858 del 29/07/2005


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIV LEGISLATURA ------

858a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

 

VENERDÌ 29 LUGLIO 2005

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Presidenza del presidente PERA,

indi del vice presidente SALVI

e del vice presidente FISICHELLA

 

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Alleanza Nazionale: AN; Democratici di Sinistra-l'Ulivo: DS-U; Forza Italia: FI; Lega Padana: LP; Margherita-DL-l'Ulivo: Mar-DL-U; Per le Autonomie: Aut; Unione Democristiana e di Centro: UDC; Verdi-l'Unione: Verdi-Un; Misto: Misto; Misto-il Cantiere: Misto-Cant; Misto-Comunisti Italiani: Misto-Com; Misto-Democrazia Cristiana per le Autonomie: Misto-DC-Aut; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto-La Casa delle Libertà: Misto-CdL; Misto-Lega per l'Autonomia lombarda: Misto-LAL; Misto-MIS (Movimento Idea Sociale): Misto-MIS; Misto-Nuovo PSI: Misto-NPSI; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-PRI; Misto-Rifondazione Comunista: Misto-RC; Misto-Socialisti Democratici Italiani-Unità Socialista: Misto-SDI-US; Misto Popolari-Udeur: Misto-Pop-Udeur.

 

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RESOCONTO SOMMARIO

 

Presidenza del presidente PERA

 

La seduta inizia alle ore 9,04.

 

Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana del 27 luglio.

 

Comunicazioni all'Assemblea

PRESIDENTE. Dà comunicazione dei senatori che risultano in congedo o assenti per incarico avuto dal Senato. (v. Resoconto stenografico).

 

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 9,08 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Seguito della discussione del disegno di legge:

(3571) Conversione in legge del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale (Relazione orale)

Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale

PRESIDENTE. Riprende l'esame dell'articolo 1 del disegno di legge, avvertendo che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire. Ricorda che nella seduta di ieri si è conclusa la votazione degli emendamenti riferiti all'articolo 10 del decreto-legge e che sono stati accantonati gli emendamenti 9.0.1, 9.0.100, 10.200, 10.8, 10.103, 10.10, 10.104, 10.105 e 10.9. Passa quindi all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 12 del decreto-legge.

 

BOBBIO Luigi (AN). L'emendamento 12.0.1 modifica il regolamento del codice di procedura penale in materia di aggiornamento del registro delle notizie di reato e di omissione o ritardo in adempimenti relativi al certificato dei carichi pendenti.

 

BOSCETTO, relatore. Si rimette alla valutazione del Governo.

 

SANTELLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Invita al ritiro dell'emendamento, ritenendo che la materia debba essere approfondita in altra sede.

 

BOBBIO Luigi (AN). Ritira l'emendamento 12.0.1.

 

PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 13 del decreto-legge, che si intendono illustrati, ricordando che il 13.102 è stato ritirato.

 

BOSCETTO, relatore. Ad eccezione del 13.3 e del 13.4 sui quali si rimette al Governo, esprime parere contrario.

 

SANTELLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Il Governo è contrario a tutti gli emendamenti.

 

BOBBIO Luigi (AN). Il suo Gruppo voterà a favore dell'emendamento 13.3. Nel momento in cui il decreto-legge abbassa il limite minimo della pena per poter procedere all'arresto obbligatorio in fragranza, è opportuno intervenire anche sul limite massimo della stessa.

 

Il Senato respinge l'emendamento 13.3.

 

GUBERT (UDC). L'emendamento 13.100 trae origine dall'esigenza di distinguere la lotta al terrorismo da quella di natura politica.

 

Il Senato respinge l'emendamento 13.100.

 

TIRELLI (LP). L'emendamento 13.2 è volto a riportare la fattispecie di reato prevista nell'ambito della definizione formale riportata dall'articolo 270-bis del codice penale.

 

Sono respinti gli emendamenti 13.2, 13.101 e 13.1.

 

BOBBIO Luigi (AN). Dichiara il voto favorevole del suo Gruppo all'emendamento 13.4, che sottrae alle incertezze giurisprudenziali e vincola il giudice ad una casistica specifica per la convalida del fermo in caso di pericolo di fuga.

 

Il Senato respinge l'emendamento 13.4.

 

PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 14 del decreto-legge.

 

TIRELLI (LP). L'emendamento 14.0.1 impone l'obbligo di segnalazione all'Ufficio italiano cambi per tutte le operazioni di trasferimento di denaro.

 

BOSCETTO, relatore. Esprime parere contrario.

 

MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Invita i presentatori dell'emendamento 14.0.1 a ritirarlo ed a trasformarlo in un ordine del giorno, che dichiara fin da ora di accogliere poiché il Governo sta già operando nel senso indicato. Esprime parere contrario sugli altri emendamenti.

 

TIRELLI (LP). Ritira l'emendamento 14.0.1 e presenta l'ordine del giorno G14.1. (v. Allegato A).

 

Sono respinti gli emendamenti 14.100 e 14.101.

 

PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 15 del decreto-legge.

 

CALVI (DS-U). Premesso che è necessaria una definizione del reato di terrorismo per evitare incertezze giurisprudenziali e nonostante la consapevolezza che quella proposta dal relatore risponda meglio alla teoria generale del diritto penale italiano, l'emendamento 15.100a mutua la formula adottatadal Consiglio europeo con decisione quadro del giugno 2002 sulla lotta al terrorismo, volta a consolidare la cooperazione giudiziaria e di polizia fra gli Stati membri, su cui ha lavorato altresì un gruppo di esperti dell'ONU nel 2004 con il pieno appoggio del Summit internazionale sul terrorismo e la sicurezza svoltosi a Madrid lo scorso marzo. Insistequindi per l'approvazione dell'emendamento.

 

GUBERT (UDC). L'emendamento 15.101 si propone di delimitare l'applicazione della normativa antiterrorismo, per sancire la legittimità delle forme di resistenza contro le dittature colpevoli di genocidio di minoranze, di violazioni di diritti fondamentali o di aggressioni verso Stati esteri.

 

BOSCETTO, relatore. L'emendamento 15.1 dei relatori utilizza una tecnica legislativa diversa rispetto a quella analitica cui ricorre il senatore Calvi nel suo emendamento 15.100a, in quanto tenta una tipizzazione sintetica delle condotte con finalità di terrorismo senza indicare i singoli comportamenti in cui può estrinsecarsi tale reato. L'elencazione delle fattispecie rischia di lasciar fuori alcuni fenomeni, per cui si ritiene preferibile l'emendamento 15.1, che rappresenta un passo nuovo e positivo nella definizione del terrorismo.

 

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Ritira l'emendamento 15.5, segnalando che l'emendamento 13.102 è stato erroneamente trasmesso dal Gruppo agli Uffici.

 

BOSCETTO, relatore. È ovviamente favorevole agli emendamenti 15.1, 15.100 e 15.200 dei relatori, mentre si rimette al Governo sugli emendamenti 15.2, 15.3 e 15.4. Invita il senatore Calvi a ritirare l'emendamento 15.100a ed è contrario ai restanti emendamenti.

 

MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. L'emendamento 15.100a del senatore Calvi recepisce integralmente la decisione quadro adottata dal Consiglio dell'Unione Europea, mentre l'emendamento 15.1 dei relatori ne riproduce la prima parte, con l'inserimento di una clausola di salvaguardia che consente di mantenere aperta la norma ad un eventuale aggiornamento delle convenzioni e del diritto internazionale. Il Governo è favorevole all'emendamento 15.1, nonché al 15.100 dei relatori ed invita i presentatori a ritirare gli altri emendamenti.

 

COMPAGNA (UDC). La discussione sull'articolo 15 è l'aspetto politicamente più interessante del provvedimento, anche alla luce dell'intervento svolto ieri dal Ministro dell'interno, in quanto ripropone le ragioni storiche e politiche del fallimento delle Nazioni Unite nella definizione del terrorismo, in parte riconducibili alla tesi, sostenuta da numerosi Paesi, secondo cui Israele eserciterebbe un terrorismo di Stato. Sugli emendamenti presentati, pur condividendo l'originario testo del decreto, ritiene preferibile l'emendamento 15.1 dei relatori rispetto a quello proposto dal senatore Calvi.

 

PRESIDENTE. Gli emendamenti 15.2, 15.3 e 15.4 si intendono ritirati.

 

CALVI (DS-U). Pur comprendendo le ragioni dell'invito al ritiro, mantiene l'emendamento 15.100a, che fa propria una decisione quadro dell'Unione Europea.

 

Con distinte votazioni, il Senato respinge l'emendamento 15.100a ed approva il 15.100.

 

GUBERT (UDC). Mantiene l'emendamento 15.101 (testo corretto) (v. Allegato A), che pone problemi importanti che avrebbero necessitato maggiore approfondimento.

 

Il Senato respinge l'emendamento 15.101 (testo corretto).

 

BOSCETTO, relatore. Ritira l'emendamento 15.200.

 

CALVI (DS-U). Per segnalare l'unità nella lotta al terrorismo si asterrà sull'emendamento 15.1, benché la definizione della fattispecie sia insufficiente e presti il fianco a pericolose generalizzazioni.

 

BOBBIO Luigi (AN). Il Gruppo voterà a favore dell'emendamento 15.1 dei relatori, che è un apprezzabile tentativo, come del resto quello proposto dal senatore Calvi, per una migliore definizione di terrorismo. Tuttavia, il terrorismo potrà essere adeguatamente definito solo quando gli organismi internazionali stabiliranno che anche i movimenti di resistenza o di guerriglia devono astenersi da atti violenza in danno delle popolazioni civili.

 

Il Senato approva l'emendamento 15.1

 

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Invita a votare a favore dell'emendamento 15.102 (testo 2) in cui, tenendo conto della specificità del fenomeno terroristico, si individua un'aggravante nel caso in cui l'istigazione a delinquere o l'apologia sia finalizzata alla commissione di delitti di terrorismo o di crimini contro l'umanità. La norma peraltro non può essere ricondotta alle questioni inerenti i reati di opinione. Per tale motivi chiedi ai relatori di rivedere il parere contrario precedentemente espresso.

 

CIRAMI, relatore. Rettifica in senso favorevole il parere dei relatori.

 

BOSCETTO, relatore. Concorda.

 

SANTELLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Si rimette all'Aula.

 

E' quindi approvato l'emendamento 15.102 (testo 2).

 

PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti a l'articolo 16 del decreto-legge.

 

GUBERT (UDC). L'emendamento 16.100 propone di affidare l'autorizzazione a procedere al Presidente del Consiglio dei ministri anziché al Ministro della giustizia.

 

CIRAMI, relatore. Si rimette all'Aula sugli emendamenti soppressivi dell'articolo, anche se è personalmente favorevole ad espungere dal testo la norma relativa all'autorizzazione a procedere per i reati di terrorismo, anche in considerazione del fatto che la materia è normata in numerosi documenti di carattere internazionale. E' contrario sui restanti emendamenti.

 

SANTELLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Invita al ritiro dell'emendamento 16.100. Pur riconoscendo la delicatezza della materia, esprime parere contrario sui restanti emendamenti, in particolare su quelli soppressivi, ritenendo che, in alcuni momenti particolari, occorra l'assunzione di una responsabilità politica diretta posto che in alcune circostanze l'eventuale emissione di un'autorizzazione a procedere, così come oggi prevista nell'ordinamento, potrebbe essere di ostacolo al perseguimento di superiori interessi investigativi.

 

BRUTTI Massimo (DS-U). Trattandosi di proposta di grande delicatezza chiede un temporaneo accantonamento per individuare una soluzione soddisfacente.

 

BOSCETTO, relatore. I relatori sono favorevole all'accantonamento.

 

PRESIDENTE. Dispone quindi l'accantonamento degli emendamenti e dell'articolo. Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 17 del decreto-legge.

 

BOSCETTO, relatore. Esprime parere favorevole agli emendamenti soppressivi della norma inerente le notificazioni e al 17.500.

 

MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Esprime parere conforme a quello del relatore.

 

Il Senato approva gli emendamenti 17.4 (identico agli emendamenti 17.3 e 17.5) e 17.500.

 

PRESIDENTE. Passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 18 del decreto-legge, ricordando che sugli emendamenti 18.2, 18.0.1 (testo 2), 18.0.2, 18.0.3 e 18.0.100 la Commissione bilancio ha espresso parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione e che l'emendamento 18.0.5 è stato ritirato.

 

TURRONI (Verdi-Un). L'emendamento 18.1 (testo 2) propone una nuova formulazione del comma 2 che affida al Ministro dell'interno la definizione delle condizioni e delle modalità per l'affidamento dei servizi di vigilanza privati inerenti la sicurezza di servizi pubblici. Si propone conseguentemente la soppressione del comma 3, che introduce una surrettizia tassa gravante soltanto sugli utenti di tali servizi.

 

ZANDA (Mar-DL-U). Illustra l'emendamento 18.101 che affida al Ministro dell'interno, anziché a quello delle infrastrutture e dei trasporti, la definizione dei compiti inerenti la vigilanza privata per il controllo dei servizi pubblici.

 

EUFEMI (UDC). Ritira l'emendamento 18.0.1 (testo 2) trasformandolo nell'ordine del giorno G18.300 (v. Allegato A).

 

BOSCETTO, relatore. Si rimette al Governo sull'emendamento 18.1 (testo 2) e sugli ordini del giorno G18.100 e G18.300. Invita al ritiro degli emendamenti 18.0.2, 18.0.3 e 18.0.101. Sottoscrive e ritira gli emendamenti 18.2, 18.0.6 e 18.0.7. È favorevole agli emendamenti 18.500 e 18.0.100 (testo 2). Esprime parere contrario sui restanti emendamenti.

 

MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Esprime parere favorevole all'emendamento 18.1 (testo 2), proponendo un'integrazione, e agli emendamenti 18.0.100 (testo 2) e 18.500. Invita al ritiro degli emendamenti 18.101, 18.3, 18.0.2, 18.0.3, 18.0.101 e 18.0.4. E' contrario sui restanti emendamenti. Accoglie l'ordine del giorno G18.300 e come raccomandazione l'ordine del giorno G18.100.

 

Il Senato respinge l'emendamento 18.100.

 

TURRONI (Verdi-Un). Accoglie la modifica proposta dal relatore e riformula l'emendamento 18.1 (testo 2) (v. Allegato A).

 

Il Senato approva l'emendamento 18.1 (testo 3), con conseguente assorbimento del primo capoverso dell'emendamento 18.500 fino alle parole "dello Stato". E' quindi approvata la restante parte dell'emendamento 18.500.

 

ZANDA (Mar-DL-U). Ritira l'emendamento 18.101.

 

PRESIDENTE. L'emendamento 18.3 si intende ritirato.

 

PACE (AN). Ritira l'emendamento 18.0.2

 

PICCIONI (FI). Ritira l'emendamento 18.0.3 sottoscrive l'ordine del giorno G18.300.

 

TURRONI (Verdi-Un). L'emendamento 18.0.101 è teso ad assicurare alle forze dell'ordine gli stanziamenti necessari.

 

MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Segnala che l'emendamento 18.500, precedentemente approvato, pone a carico dello Stato un primo significativo intervento di carattere economico.

 

TURRONI (Verdi-Un). Ritira l'emendamento 18.0.101.

 

PRESIDENTE. Gli emendamenti 18.0.4 e 18.0.5 si intendono ritirati.

 

BOSCETTO, relatore. L'emendamento 18.0.100 (testo 2) propone che, nei casi eccezionali previsti dalla legge n. 152 del 1975, si proceda all'utilizzo della forza pubblica.

 

E' quindi approvato l'emendamento 18.0.100 (testo 2), mentre è respinto l'emendamento 18.0.102.

 

VALLONE (Mar-DL-U). Dichiara il voto a favore dell'emendamento 18.0.700 che autorizza un adeguato stanziamento per la sicurezza dei prossimi Giochi olimpici invernali di Torino.

 

Il Senato approva l'emendamento 18.0.700.

 

PRESIDENTE. Riprende l'esame degli emendamenti precedentemente accantonati, ricordando che sugli emendamenti 9.0.1 (testo 2) e 9.0.100 (testo 2) la Commissione bilancio ha espresso parere di nulla osta.

 

CIRAMI, relatore. Si rimette al Governo su entrambi gli emendamenti.

 

MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Esprime parere favorevole sugli emendamenti 9.0.1 (testo 2) e 9.0.100 (testo 2).

 

Sono quindi approvati gli identici emendamenti 9.0.1 (testo 2) e 9.0.100 (testo 2).

 

CIRAMI, relatore. Modifica l'emendamento 10.200 (v. Allegato A) in modo tale da superare il parere contrario espresso dalla Commissionebilancio.

 

GUBERT (UDC). Ritira l'emendamento 10.103 e sottoscrive il 10.8.

 

Il Senato approva l'emendamento 10.200 (testo 2), identico al 10.8, con la conseguente preclusione degli emendamenti 10.104 e 10.105.

 

CALVI (DS-U). Ritira l'emendamento 10.10.

 

CIRAMI, relatore. Esprime parere contrario sull'emendamento 10.9.

 

MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Anche il Governo è contrario.

 

È respinto l'emendamento 10.9.

 

CIRAMI, relatore. Ribadisce il proprio personale parere favorevole agli emendamenti 16.1, 16.2 e 16.4, tendenti a sopprimere l'articolo in materiadi autorizzazione a procedere.

 

BOSCETTO, relatore. È contrario alla soppressione dell'articolo, anche in considerazione del fatto che l'autorizzazione a procedere è prevista per altre fattispecie di reati. (Applausi del senatore Provera).

 

BRUTTI Massimo (DS-U). Stante la delicatezza della materia che incide sull'articolo 313 del codice penale, chiede una breve sospensione dellaseduta ai fini di individuare una soluzione condivisa.

 

CENTARO (FI). Accede alla richiesta, pur sottolineando che analoga norma è presente nell'ordinamento.

 

La seduta, sospesa alle ore 10,42, è ripresa alle ore 11,08.

 

CARUSO Antonino (AN). Nel breve lasso di tempo della sospensione maggioranza ed opposizione non sono giunte ad una soluzione univoca. Propone la soppressione dell'articolo 16 e la presentazione di un ordine del giorno che impegni il Governo ad affrontare nuovamente la questione in altro contesto legislativo.

 

BRUTTI Massimo (DS-U). Concorda con la proposta del senatore Caruso, che consente di approfondire la riflessione su un argomento delicato. L'occasione per la ripresentazione della norma verrà offerta dai necessari ulteriori interventi in materia di lotta al terrorismo.

 

BATTISTI (Mar-DL-U). Giudica ragionevole la proposta del senatore Caruso.

 

CALVI (DS-U). Concorda con la soluzione proposta dal senatore Caruso, visto che la discussione ha evidenziato la preoccupazione che il Ministro della giustizia possa essere oggetto di ricatto in relazione alla concessione dell'autorizzazione a procedere per reati di terrorismo.

 

MALAN (FI). L'accoglimento della proposta del senatore Caruso comporta la soppressione dell'articolo del decreto-legge, quindi di una norma già operante. È una decisione che richiede cautela e quindi chiede una breve sospensione dell'esame del provvedimento.

 

PRESIDENTE. Sospende l'esame del disegno di leggen. 3571 e passa all'avvio della discussione generale del disegno di legge n. 3328 e connessi. (Applausi dal Gruppo FI).

Discussione dei disegni di legge:

(3328) Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Armani ed altri; Benvenuto ed altri; Lettieri e Benvenuto; La Malfa ed altri; Diliberto ed altri; Fassino ed altri; di un disegno di legge d'iniziativa governativa; dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Antonio Pepe ed altri; Letta ed altri; Lettieri ed altri; Cossa ed altri; di un disegno di legge d'iniziativa governativa e del disegno di legge d'iniziativa dei deputati Grandi ed altri)

(2202) PEDRIZZI. - Disposizioni sul regime della responsabilità e delle incompatibilità delle società di revisione

(2680) PASSIGLI ed altri. - Norme a tutela degli investitori relative alla emissione, collocamento e quotazione in Italia di valori mobiliari emessi da società italiane o estere

(2759) CAMBURSANO ed altri. - Riforma degli strumenti di controllo e vigilanza sulla trasparenza e correttezza dei mercati finanziari

(2760) CAMBURSANO ed altri. - Nuove norme in materia di tutela dei diritti dei risparmiatori e degli investitori e di prevenzione e contrasto dei conflitti di interessi tra i soggetti operanti nei mercati finanziari

(2765) MANZIONE. - Istituzione del Fondo di garanzia degli acquirenti di strumenti finanziari

(3308) PETERLINI ed altri. - Norme in materia di risparmio e di depositi bancari e finanziari non rivendicati giacenti presso le banche e le imprese di investimento

SEMERARO, relatore. La volontà del legislatore di reagire alle incresciose vicende del dissesto finanziario di alcune grandi aziende nazionali, che ha rappresentato un attentato ai patrimoni dei risparmiatori, trova espressione in un provvedimento a tutela del risparmio estremamente articolato e dalla complessa collocazione sistematica, ma coerente con l'impostazione già avviata dalla maggioranza con la riforma del diritto societario. Il testo affronta infatti la disciplina delle società per azioni con riferimento agli organi di amministrazione e controllo, all'azione di responsabilità, alla disciplina delle società estere, alla regolamentazione dei conflitti di interesse e al sistema di circolazione dei prodotti e degli strumenti finanziari e assicurativi, con il fine di realizzare una migliore trasparenza del mercato, che ha per conseguenza l'accrescimento delle dinamiche competitive. Il Senato ha individuato alcune modifiche al testo licenziato dalla Camera dei deputati, che non ne alterano l'impianto, ma rendono ancora più efficace la tutela del risparmio, come nel caso delle norme contro gli improvvisi riassetti dell'azionariato o dell'adeguamento dell'apparato sanzionatorio o della prescrittibilità dei depositi giacenti presso le banche. La tutela dei risparmiatori e degli investitori viene ulteriormente migliorata con la delega al Governo per l'istituzione di un fondo di garanzia cui attingere in presenza di situazioni particolarmente pregiudizievoli. (Applausi dal Gruppo AN).

 

Presidenza del vice presidente SALVI

EUFEMI, relatore. È all'esame dell'Assemblea una riforma di sistema che si integra con la recente normativa sul market abuse per determinare una nuova fase di piena difesa del risparmio, in coerenza con i principi fissati dall'articolo 47 della Costituzione. Il testo trasmesso della Camera è stato oggetto di correzioni e miglioramenti con l'apporto costruttivo delle opposizioni; esso attribuisce la vigilanza a più Autorità, inserite in una nuova e funzionale articolazione che ne consente il miglioramento della capacità operativa, rafforza la Consob e costruisce un adeguato sistema giuridico a tutela del risparmio, mediante regole, procedure e controlli più semplici ed efficaci. Le modifiche più significative riguardano i cosiddetti paradisi fiscali, con una disciplina speciale volta ad assicurare la trasparenza sulle società estere controllate da società italiane; la trasparenza nel sistema dei compensi premianti (le stock options); i rapporti tra banca e impresa nella valutazione del credito concedibile; la circolazione dei prodotti finanziari, con l'obbligo di prospetto per le offerte fuori sede; le società di revisione; l'utilizzo della Guardia di finanza; l'adozione del sistema sanzionatorio penale in linea con la disciplina europea. Il provvedimento non sarà certamente sufficiente ad impedire comportamenti fraudolenti o la manipolazione dei conti, ma contribuisce alla crescita del Paese dettando un sistema di regole efficace ed all'altezza con le esigenze del mercato finanziario, utile a recuperare la fiducia dei cittadini e la certezza del diritto da parte degli investitori. E' certamente il primo di una serie di interventi in un settore in continua evoluzione, che richiederà ulteriori misure sui conglomerati finanziari e sulle offerte pubbliche d'acquisto. È necessario pertanto che il Parlamento lo approvi, evitando sterili polemiche, dannose per l'immagine internazionale dell'Italia e del suo sistema economico. (Applausi dal Gruppo UDC e del senatore Fasolino).

 

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale, che rinvia ad altra seduta.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3571

PRESIDENTE. Su richiesta del relatore Boscetto, sospende brevemente la seduta.

 

La seduta, sospesa alle ore 11,42, è ripresa alle ore 12.

 

Presidenza del vice presidente FISICHELLA

 

CIRAMI, relatore. Invita il presidente della Commissione giustizia, senatore Antonino Caruso, a dare lettura dell'ordine del giorno G16.100, sottoscritto dai relatori, e presenta l'emendamento 16.200 soppressivo dell'articolo 16.

 

SANTELLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. A rettifica del parere precedentemente espresso, il Governo è favorevole alla soppressione dell'articolo 16 e accoglie l'ordine del giorno G16.100.

 

TIRELLI (LP). Dichiara l'astensione del suo Gruppo sugli emendamenti soppressivi, consapevole che per Regolamento ciò equivale ad esprimere contrarietà, poiché il decreto-legge affronta l'emergenza connessa alla minaccia del terrorismo e sarebbe opportuno adeguare da subito la normativa in materia di polizia giudiziaria. Si esprime invece in senso favorevole all'ordine del giorno G16.100.

 

BRUTTI Massimo (DS-U). Il suo Gruppo è favorevole alla soppressione dell'articolo 16 ed ha collaborato alla stesura nell'ordine del giorno, che interviene in una materia rilevante e dedicata. Nel giro di poco più di 24 ore e con una positiva convergenza politica, è stata elaborata una normativa per la lotta al terrorismo che necessariamente ha visto il sacrificio di talune posizioni iniziali; è auspicabile che nell'attuazione dell'ordine del giorno possano essere valutati i problemi segnalati e rimasti senza risposta.

 

Il Senato approva l'emendamento 16.1, identico al 16.2, al 16.4 e al 16.200, soppressivi dell'articolo, con conseguente preclusione degli ulteriori emendamenti.

PRESIDENTE. Passa alla votazione finale.

FORMISANO (Misto-IdV). I senatori dell'Italia dei Valori votano a favore del disegno di legge di conversione, convinti dalle parole del ministro Pisanu, che ha rigettato la logica dello scontro di civiltà ed ha predisposto una normativa, ulteriormente migliorata dall'Assemblea, non lesiva di diritti di libertà individuali ma adeguata al pericolo che incombe sui cittadini.

MALABARBA (Misto-RC). Annuncia il deciso voto contrario alla frettolosa conversione in legge di un decreto-legge liberticida e inefficace nella lotta al terrorismo, grazie alla convergenza politica che si è registrata tra maggioranza e parte dell'opposizione in risposta agli umori e alle richieste di sicurezza diffusi in Europa dopo i recenti attentati. In vista del purtroppo prevedibile attacco terroristico all'Italia, qualcuno già si prepara a sfruttare emotivamente il clima di paura che ne deriverà per imporre leggi speciali e lo Stato di polizia, come si prefigura con l'emendamento che consente l'impiego dei militari nelle perquisizioni. Anche attraverso un'attenta campagna di stampa, viene quotidianamente incrementato il potere del capo della polizia, al di fuori di ogni controllo democratico, condividendo la visione secondo cui è possibile rapire un rifugiato politico egiziano a Milano nella totale impunità o contrastare le trattative per la liberazione di un ostaggio italiano in Iraq, fino ad uccidere il funzionario del SISMI Nicola Calipari con la preventiva esclusione del processo ai responsabili.

FALOMI (Misto-Cant). Annuncia un voto contrario sia per l'estrema ristrettezza dei tempi concessi per la discussione di un provvedimento che incide seriamente sulle libertà dei cittadini alterando l'equilibrio tra libertà e sicurezza, sia per il contenuto prevalentemente propagandistico del decreto-legge. Un'efficace lotta al terrorismo richiederebbe invece un'azione politica volta ad isolarlo nel mondo islamico.

 

RIGHETTI (Misto-Pop-Udeur). Il provvedimento risponde in modo equilibrato al livello di allarme dell'emergenza terroristica, conferma l'impegno dello Stato nella prevenzione di azioni da parte di cellule terroristiche e consente alle Forze di polizia una più incisiva operatività. Il Ministro dell'interno è così riuscito ad isolare le posizioni estremiste presenti nella maggioranza, per cui annuncia il voto favorevole del Gruppo.

 

PERUZZOTTI (LP). Chiede la presenza del Ministro dell'interno in Aula nel corso delle dichiarazioni di voto.

 

PRESIDENTE. Si rende conto dell'esigenza manifestata dal senatore Peruzzotti, ma il Governo è validamente rappresentato dai Sottosegretari presenti.

MARINI (Misto-SDI-US). Il provvedimento merita un voto favorevole anche se è di per sé insufficiente a contrastare il terrorismo, la cui peculiare natura rende inefficaci le tradizionali modalità operative, richiedendo piuttosto il potenziamento della capacità di acquisire informazioni e quindi il miglioramento professionale e della dotazione strumentale delle Forze di polizia. Le disposizioni del decreto-legge incidono sui diritti di libertà dei cittadini (che come ha sostenuto recentemente il Premier inglese sono garanzie che non possono essere travolte dalla ricerca della sicurezza collettiva) ma salvaguardano il necessario e prezioso equilibrio tra libertà e sicurezza proprio di una società aperta e che potrebbe essere messo in discussione da un inutile inasprimento della legislazione in senso emergenziale (Congratulazioni).

ANDREOTTI (Aut). Conferma l'assenso già espresso dal Gruppo, auspicando che il Governo si adegui all'equilibrio dimostrato dal Ministro dell'interno e rifiuti il razzismo espresso da alcuni suoimembri. Il terrorismo si combatte anche con la continua analisi di un mondo in evoluzione e degli spostamenti di popolazioni sfruttate, per cui è condivisibile l'istituzione di una Consulta islamica, che può rappresentare l'occasione per approfondire il dialogo con le migliaia di giovani islamici che hanno studiato in Italia e contribuire a creare prospettive per un futuro comune. Ringrazia quindi il ministro Pisanu che è stato in grado di far rivivere a distanza di anni il linguaggio dell'Italia di Giorgio La Pira e di Enrico Mattei. (Applausi dai Gruppi Aut, UDC e DS-U).

 

BOCO (Verdi-Un). Il voto contrario del Gruppo è motivato non solo dalle inquietanti misure contenute nel decreto-legge, in particolare l'arresto fuori flagranza e gli interrogatori senza la presenza del difensore, ma soprattutto dalla superficialità con cui il Parlamento le approva e dal rischio che il provvedimento contribuisca a determinare quel clima di paura che può facilmente trasformarsi in nuova xenofobia a sfondo razzista e quindi creare quelle condizioni che hanno portato all'uccisione di un giovane brasiliano nella metropolitana di Londra. Rispetto a tali rischi, non è sufficiente garanzia la posizione del ministro Pisanu (che ha svolto un intervento saggio, dimostrando la differenza tra un politico vero e queipolitici improvvisati capaci solo di stimolare le paure della gente) perché l'ossessivo richiamo alla sicurezza da parte di una classe politica che abdica alle proprie responsabilità rischia di imprigionare l'Italia nei luoghi comuni e nelle paure, mentre è necessario uno sforzo di analisi per capire anche le ragioni di quei giovani islamici disposti a uccidersi per provocare una strage. (Applausi dai Gruppi Verdi-Un e Misto-RC).

 

Presidenza del presidente PERA

PIROVANO (LP). Le migliaia di morti occidentali provocati dai vigliacchi attentati terroristici islamici esigono norme repressive degli assassini, mentre il decreto è soltanto un modestissimo acconto di quanto servirebbe per garantire la sicurezza dei cittadini. La visione del mondo dei fondamentalisti è opposta a quella delle comunità locali e per questo preoccupa la scala di valori espressa nell'intervento del Ministro dell'interno, particolarmente attento alle esigenze delle comunità islamiche, già sufficientemente tutelate, una posizione che non rispecchia gli interessi della gente di cui la Lega è portatrice. Se non tutti gli islamici sostengono il terrore, è vero però che tutti i terroristi sono islamici, aspetto che dovrebbe indurre a rafforzare i legami identitari e religiosi del mondo occidentale, viste anche le difficoltà di stabilire un dialogo con una religione senza regole e senza gerarchie interne. (Applausi dal Gruppo LP).

MAFFIOLI (UDC). Il provvedimento risponde alle esigenze di sicurezza dei cittadini e di prevenzione degli attentati terroristici in un momento di grande allarme sociale, che sarà elemento caratterizzante di una lunga stagione di attenzione e di confronto. Il terrorismo attacca l'Occidente, ma si propone anche di destabilizzare quei Paesi arabi che hanno avviato un processo di modernizzazione; pertanto, se va rifiutato lo scontro di civiltà e riaffermato il valore della società aperta, bisogna anche ribadire l'esigenza del pieno rispetto delle leggi dello Stato da parte di chiunquevenga a vivere e lavorare in Italia. Le norme del provvedimento, che senza scivolare verso uno Stato di polizia rafforzano le garanzie di sicurezza, devono essere applicate con serietà, fermezza e rigore ed i cittadini, consapevoli della gravità del momento, sono certamente disposti ad accettarle. (Applausi dai Gruppi UDC e FI).

BATTISTI (Mar-DL-U). Il Gruppo voterà a favore del decreto-legge, perché nonostante alcuni arretramenti in tema di garanzie, peraltro parzialmente mitigati dagli emendamenti approvati, conservano un'equilibrata sintesi tra sicurezza e libertà, un binomio che le Costituzioni di alcuni Paesi associano strettamente, in quanto senza sicurezza non è possibile garantire il prevalente interesse dei cittadini alla libertà. L'obiettivo della protezione dei cittadini merita uno sforzo comune di tutte le forze politiche, che devono sostenere il fermo ma anche efficiente contrasto degli assassini terroristi; sotto questo profilo è pertanto motivo di delusione la mancataprevisione di un coordinamento delle procure sul contrasto del terrorismo, un'emergenza internazionale che richiederà un più efficace coordinamento anche a livello sovranazionale. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U e del senatore Amato. Congratulazioni).

BOBBIO Luigi (AN). Alleanza Nazionale voterà a favore del provvedimento che risponde ai pericoli incombenti sul mondo occidentale e sull'Italia affermando il primato della sicurezza nazionale senza nel contempo comprimere le garanzie di libertà individuale. Il decreto-legge contiene norme di grande pregio, anche grazie all'impegno della sua parte politica nel dare efficacia alle misure previste. Al rigore delle misure di carattere investigativo e repressivo si accompagna la ricerca del dialogo con l'Islam moderato, a cui si chiede adesione alle regole e collaborazione attiva nella lotta contro il terrorismo. Particolare valore assume altresì la compattezza che si è riscontrata tra le forze politiche più responsabili, che ha avuto effetti positivi nell'elaborazione di un testo condiviso. (Applausi dai Gruppi AN e UDC).

ANGIUS (DS-U). I Democratici di sinistra voteranno favore del decreto-legge che hanno contribuito a migliorare con impegno e convinzione nel presupposto di dover fronteggiare l'emergenza democratica dovuta alla minaccia terroristica ricercando il massimo di unità tra le forze politiche. Pur comprendendo le cautele espresse per i rischi di incidenza sulla sfera delle libertà individuali, occorre valutare prioritariamente che l'attacco terroristico mina le fondamenta dello Stato democratico, nei suoi principi fondamentali tra cui quello della libertà. Ciò impone alla politica di assumersi la responsabilità di una risposta sul piano della sicurezza, senza nel contempo ledere i diritti individuali. Ma la lotta al terrorismo va condotta anche rilanciando l'iniziativa politica ed è su questo terreno che il centrodestra sconta il deficit maggiore. Se infatti sono condivisibili le parole del ministro Pisanu, consapevole del valore che assumono iniziative tese all'incontro e al dialogo, sono da respingere le posizioni che, al contrario, indicano la strada dello scontro di civiltà e di religioni anche per i rischi di incentivare forme di xenofobia a sfondo razzistico nei confronti degli islamici. Non bisogna peraltro dimenticare che i Paesi arabi moderati sono stati le prime vittime del terrore e che quindi dovranno essere gli alleati principali nella lotta al terrorismo. Occorre quindi una svolta in politica estera per denunciare i danni arrecati da azioni quali l'intervento americano in Iraq e per rilanciare un ruolo dell'Italia quale artefice principale sullo scenario internazionale dell'unità di tutti i Paesi contro il terrorismo. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Misto-SDI-US e Misto-Pop-Udeur. Molte congratulazioni).

PASTORE (FI). Il decreto-legge rappresenta un punto di grande equilibrio raggiunto faticosamente nell'individuazione di misure tese ad assicurare la sicurezza salvaguardando nel contempo il valore fondante della libertà. Un grande sforzo collettivo è stato approntato, già a partire dal testo predisposto dal Governo, mediante la ricerca delle soluzioni migliori anche dal punto di vista tecnico. Occorrerà però proseguire per la realizzazione di un effettivo rafforzamento strutturale dell'apparato di sicurezza individuando forme di coordinamento tra le procure e procedendo ad un ammodernamento dei servizi di intelligence. Fondamentale appare altresì l'impegno al dialogo con l'islamismo moderato purché vi sia una chiara dissociazione da qualsiasi forma di sostegno o tolleranza nei confronti del terrorismo. Apprezza lo sforzo compiuto dalle forze di centrosinistra, pur essendo improprio il richiamo alla guerra in Iraq. (Applausi dal Gruppo FI, AN e UDC. Congratulazioni).

SALVI (DS-U). In dissenso dal Gruppo, dichiara l'astensione sul provvedimento non ritenendo soddisfacente il punto di equilibrio raggiunto tra le esigenze della sicurezza e la garanzia delle libertà, con particolare riguardo alla misura dell'espulsione immediata a discrezione del Governo. La tutela dei diritti umani e la salvaguardia dei diritti fondamentali previsti dall'ordinamento sono infatti i capisaldi da cui partire nel ricercare il dialogo con la civiltà islamica.

 

Il Senato approva la proposta di coordinamento C1 (testo 2) e il disegno di legge composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale». La Presidenza si intende autorizzata ad effettuare gli ulteriori eventuali coordinamenti che si rendessero necessari. (Applausi).

PRESIDENTE. Si congratula con i Gruppi per il lavoro svolto, che per la prima volta nella legislatura ha travalicato la rigida divisione tra opposti schieramenti, e ricorda che il Senato potrebbe essere convocato martedì 2 agosto in caso dimodifiche apportate dalla Camera dei deputati al disegno di legge testé approvato e a quello sulla funzionalità amministrativa. Dà annunzio della mozione e delle interrogazioni pervenute alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.

 

La seduta termina alle ore 13,26.

  

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente PERA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,04).

Si dia lettura del processo verbale.

 

CALLEGARO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 27 luglio.

 

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

 

Congedi e missioni

PRESIDENTE. Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Antonione, Bosi, Cursi, D'Alì, Giuliano, Mantica, Sestini, Siliquini, Ulivi, Vegas e Ventucci.

  

Comunicazioni della Presidenza

 

PRESIDENTE. Le comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

 

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,08).

 

Seguito della discussione del disegno di legge:

(3571) Conversione in legge del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale (Relazione orale) (ore 9,08)

 

Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 3571.

Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.

Ricordo che nella seduta di ieri sono stati accantonati gli emendamenti 9.0.1, 9.0.100, 10.200, 10.8, 10.103, 10.10, 10.104, 10.105 e 10.9 e si è conclusa la votazione degli emendamenti riferiti all'articolo 10 del decreto-legge.

Passiamo all'esame dell'emendamento tendente ad inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 12, che invito i presentatori ad illustrare.

BOBBIO Luigi (AN). Signor Presidente, l'emendamento 12.0.1 si illustra da sé. Esso tende, da un lato, ad apportare una modifica al regolamento di attuazione al codice di procedura penale per rendere più efficiente il sistema delle annotazioni dei provvedimenti del giudice presso il casellario giudiziale e, dall'altro, a rendere effettivo il precetto, una sanzione penale per i casi di omissione di tali annotazioni o, comunque, di mancato rispetto dei termini con dolo o colpa.

 

PRESIDENTE. Invito i relatori e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.

BOSCETTO, relatore. Signor Presidente, i relatori si rimettono al Governo sull'emendamento 12.0.1.

SANTELLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Invito i presentatori a ritirare l'emendamento, essendo sicuramente corretto il problema posto, ma forse da trattare in altra sede in maniera più approfondita.

PRESIDENTE. Chiedo al senatore Bobbio se intende accogliere l'invito del Governo.

BOBBIO Luigi (AN). Signor Presidente, prendo atto delle dichiarazioni del Governo. Probabilmente l'emendamento è leggermente eccentrico rispetto alla norma del decreto cui fa riferimento; quindi, lo ritiro.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 13, che si danno per illustrati e sui quali invito i relatori e la rappresentante del Governo a pronunziarsi.

BOSCETTO, relatore. I relatori si rimettono al Governo sugli emendamenti 13.3 e 13.4. Esprimono parere contrario sugli emendamenti 13.100, 13.2, 13.101 e 13.1. L'emendamento 13.102 è stato ritirato.

SANTELLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 13.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.3.

BOBBIO Luigi (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BOBBIO Luigi (AN). Signor Presidente, colleghi, questo emendamento è secondo noi necessario perché, nel momento in cui il decreto, tra l'altro correttamente, sceglie di intervenire anche sul quantum di pena in relazione ai reati per i quali è possibile procedere all'arresto, se quindi la motivazione è quella di ampliare i casi nei quali è possibile procedere all'arresto, ci sembra che agire a questo fine, come si fa nel decreto, sul minimo di pena non sia del tutto soddisfacente, posto che è necessario agire anche sul massimo di pena.

Se si vogliono veramente ampliare i casi nei quali si vuole procedere all'arresto in flagranza, bisogna non solo ridurre il minimo, ma evidentemente, e forse soprattutto - ed è questo che manca, a nostro avviso - agire in riduzione sul limite massimo di pena. Noi crediamo che la proposta riduzione al massimo di pena di otto anni sia un modo per rendere effettivamente raggiungibile l'intento che il decreto si propone.

Se poi consideriamo che vi sono addirittura ipotesi di reato introdotte con questo decreto per fatti gravi che hanno pene nel massimo inferiori ad otto anni, ci rendiamo conto che una riduzione, almeno per altre fattispecie, a otto anni del limite massimo di pena è non solo opportuna, ma necessaria.

Per questi motivi, Alleanza Nazionale voterà a favore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 13.3, presentato dal senatore Caruso Antonino e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.100.

GUBERT (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GUBERT (UDC). Signor Presidente, avevo già espresso le mie motivazioni anche su altri analoghi emendamenti. Mi sembra che sarebbe opportuno non mescolare la lotta politica con la lotta al terrorismo. Però prendo atto dell'orientamento delle Commissioni; mi dispiace, ma mantengo l'emendamento e voterò a favore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 13.100, presentato dal senatore Gubert.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.2.

TIRELLI (LP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

TIRELLI (LP). Signor Presidente, questo emendamento è simile a quello precedente del collega Gubert, però cerca di riportare, almeno dal punto di vista grammaticale e sintattico, all'articolo 270-bis del codice penale che parla di compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo.

Non capisco perché il Governo abbia espresso parere contrario. Noi vogliamo semplicemente rifarci alla dizione contenuta nel codice penale per quanto riguarda questi reati. Pertanto, signor Presidente, chiedo che questo emendamento sia messo ai voti e mi stupisco dell'atteggiamento del Governo.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 13.2, presentato dai senatori Stiffoni e Tirelli.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 13.101, presentato dal senatore Battisti e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 13.1, presentato dal senatore Boco e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.4.

BOBBIO Luigi (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BOBBIO Luigi (AN). Signor Presidente, ancora una volta incassiamo un parere contrario del Governo, del quale prendiamo atto, su un emendamento che riteniamo utile e costruttivo, certamente non dannoso. Senza una motivazione, si presume o si può presumere che vi siano timori o preoccupazioni di prospettiva da parte del Governo. Però, io credo che Alleanza Nazionale debba votare a favore di questo emendamento, e lo farà, in quanto se lo sforzo fatto nella parte di testo di cui ci stiamo occupando è quello di dare un minimo di casistica in relazione al pericolo di fuga… (Brusìo in Aula).

Gradirei che almeno ci fosse un attimo di attenzione da parte del Governo e chiedo al collega Tirelli di lasciare che il rappresentante del Governo possa prestarmi attenzione. Visto che stiamo lavorando tutti in condizioni difficili, almeno cerchiamo di metterci un minimo di passione per arrivare a un risultato.

Nel momento in cui lo sforzo è quello di dare al pericolo di fuga, almeno in questi e in altri casi, un minimo di concretezza, l'introduzione di una casistica ulteriore, che possa in qualche maniera vincolare interpretativamente il giudice che sarà chiamato a convalidare il fermo e a emettere la misura cautelare in casi come questi, sottraendoci alle incertezze della giurisprudenza, sarebbe un atto giusto, utile e doveroso.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 13.4, presentato dal senatore Caruso Antonino e da altri senatori.

Non è approvato.

 

L'emendamento 13.102 è stato ritirato.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 14 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

TIRELLI (LP). Signor Presidente, con l'emendamento 14.0.1 si cerca di porre maggiore attenzione a operazioni di trasferimenti di denaro che vengono compiute giornalmente, nel senso di sottoporle almeno a un controllo, a una comunicazione, perché questi canali vengono seguiti sia da immigrati regolari che trasferiscono presso i propri Paesi di origine quanto intendono trasferire da organizzazioni che invece hanno scopi molto diversi.

 

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

BOSCETTO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 14.100, 14.101 e 14.0.1.

MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

Per quanto riguarda l'emendamento 14.0.1, formula un invito al ritiro, con disponibilità ad accogliere un ordine del giorno, perché il Ministero dell'economia sta lavorando già con l'Ufficio italiano cambi su questo fronte e direi che il lavoro va completato sul piano amministrativo perché si tratta di una materia abbastanza complessa.

PRESIDENTE. Domando al senatore Tirelli se accoglie l'invito del Governo.

TIRELLI (LP). Signor Presidente, accolgo l'invito e ritiro l'emendamento 14.0.1, trasformandolo in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G14.1 non verrà posto in votazione.

Metto ai voti l'emendamento 14.100, presentato dal senatore Boco e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 14.101, presentato dal senatore Boco e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 15 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

CALVI (DS-U). Signor Presidente, credo che su questo punto occorra un po' di attenzione da parte della nostra Assemblea.

Io credo sia assolutamente indispensabile che venga formulata una nuova norma che definisca il reato di terrorismo. Tutti abbiamo avvertito questa esigenza, anche perché vi sono state non soltanto incertezze giurisprudenziali, ma sentenze su cui si è a lungo discusso, che però certamente hanno avuto il merito - questa è la mia opinione - di interpretare correttamente lo stato della nostra legislazione, sottolineandone le lacune. Ciò significa che noi dobbiamo sicuramente reintervenire.

Tuttavia i colleghi converranno che siamo di fronte ad una norma particolarmente complessa e il tempo che abbiamo avuto era forse insufficiente per dare una definizione esaustiva di questo reato.

Dico subito che vi sono due modelli da seguire: un modello, che è stato seguito dai relatori ed è un modello apprezzabile, è quello di dare una definizione complessiva e generale del reato, in modo da non lasciare spazi possibili dopo una definizione generale.

Converranno i colleghi - ho già più volte apprezzato e in questo caso apprezzo ancor di più lo sforzo che hanno fatto per giungere alla definizione in esame - che siamo di fronte ad un qualcosa che merita una riflessione più approfondita. È necessario intervenire.

La soluzione che abbiamo proposto è di altro genere, forse è più insoddisfacente ma ha un pregio. Colleghi, se avete ritirato la posta che vi è arrivata questa mattina, avrete certamente trovato il dossier n. 66 del 26 luglio relativo alla decisione quadro n. 475/2002/GAI, adottata dal Consiglio dell'Unione Europea il 13 giugno 2002, sulla lotta contro il terrorismo. Nel dossier si afferma che la finalità dello strumento indicato era di armonizzare le legislazioni nazionali affinché le divergenze fra le normative non costituissero un ostacolo alla cooperazione giudiziaria e di polizia per i reati di terrorismo.

Vi è stato quindi uno sforzo assunto a livello internazionale nel dare una definizione che in qualche modo consentisse a tutti i Paesi europei di avere un modello comune, su cui poi ciascun Paese dovrà lavorare, che dia la possibilità di un lavoro congiunto contro il terrorismo.

Tutti sappiamo che, se non viene compiuto uno sforzo unitario a livello internazionale nel combattere il terrorismo, la battaglia è persa in partenza. Nessuno Stato può combattere da solo il terrorismo. L'esperienza americana in Iraq è tragicamente davanti gli occhi di tutti.

Lo sforzo della Comunità europea è stato peraltro molto apprezzato, perché la definizione che abbiamo dato è quella prevista dalla decisione quadro del Consiglio d'Europa, ed è anche quella su cui ha lavorato un gruppo di esperti delle Nazioni Unite nel 2004, che ha trovato il pieno appoggio nel Summit internazionale sul terrorismo e sulla sicurezza, svoltosi a Madrid nel marzo scorso.

Mi rendo conto - lo sappiamo noi che ci occupiamo di diritto ed in particolare di quello penale - che le norme che contengono un elenco di fattispecie, di casi possono lasciar spazio a nuovi eventi non previsti. Forse è necessario trovare norme di chiusura che diano la possibilità al giudice, all'interprete di colmare eventuali lacune.

A me sembra che l'elencazione in questione sia esaustiva. È difficile immaginare qualcosa di più. Il modello utilizzato dal relatore è sicuramente preferibile e migliore dal punto di vista della teoria generale, e peraltro è nella nostra tradizione giuridica dare una definizione unica e complessiva, teoricamente comprensiva di tutte le possibili fattispecie. Questa norma, che ripeto non è nostra e che è stata recepita dalla decisione quadro del Consiglio d'Europa, nonché frutto del lavoro degli esperti dell'ONU e del recente Convegno internazionale sul terrorismo svoltosi a Madrid, ha il pregio di essere il risultato di una elaborazione di giuristi di molti Paesi. (Richiami del Presidente).

Signor Presidente, mi appresto a terminare il mio intervento.

Non voglio appropriarmi di questa situazione: la propongo all'Assemblea perché, di fronte alla necessità di dover sicuramente ritornare su questo punto (per una miglior definizione, sulla base di questo modello che i relatori hanno scelto), intanto, però, in questa fase e su questo provvedimento, noi ci assestiamo su una definizione di terrorismo che è quello che l'Europa, l'ONU e il mondo intero ci chiede.

Per questo insisto, non naturalmente per la formulazione (che non è stata elaborata da me, ma che è il risultato di tutto questo lavoro), affinché questa definizione possa essere recepita. Naturalmente su questo ci deve essere l'impegno di tornare a riflettere e trovare soluzioni normative più continuative.

GUBERT (UDC). Signor Presidente, rilevo che nell'emendamento 15.101 c'è un errore di trascrizione: prima delle parole «270-quinquies» vanno infatti inserite le seguenti: «i capoversi 270-quater.

La norma che abbiamo davanti condanna in ogni caso chi si adopera per favorire azioni terroristiche, anche gli Stati esteri. Mi domando se sia così opportuna.

Il terrorismo è sempre e comunque uno strumento da non usare o in qualche caso è legittimo usarlo? Esiste un terrorismo contro cose ed esiste un terrorismo contro persone, mentre qui non si fa alcuna distinzione. Esiste il terrorismo che è espressione di resistenza contro tiranni e contro Stati che praticamente distruggono la vita dei propri sudditi, che annientano minoranze.

Secondo il testo che abbiamo in esame se in Italia, negli anni '30 o '40 (comunque, durante la guerra), si fosse organizzata la resistenza contro la Germania hitleriana, arruolando persone disposte a fare atti terroristici contro le ferrovie, le linee elettriche o contro il tiranno Hitler in Germania, noi avremmo dovuto mettere in prigione queste persone. Mi domando se tutto questo sia razionale. Non sarebbe meglio lasciare che sussista qualche diritto per chi non abbia altre armi, di fronte all'oppressione che uccide, di ricorrere anche al terrorismo? Credo che i nostri Stati nazionali, durante la guerra di liberazione, sono nati spesso con atti terroristici. In Alto Adige ci sono stati atti terroristici, ma qualcuno sostiene che sono stati opportuni per tutelare una minoranza. In Cecenia c'è chi chiama terrorismo ciò che altri chiamano lotta di liberazione e ci sono atti sistematici di distruzione del popolo che vuole la propria autonomia.

Sarebbe opportuno, quando si tratta di uno Stato estero e ricorrono condizioni estreme, prevedere che le sanzioni contro chi organizza la resistenza contro tali situazioni non siano applicabili.

BOSCETTO, relatore. Signor Presidente, intervengo per rispondere al senatore Calvi. In realtà i relatori, con l'emendamento 15.1, hanno presentato una proposta modificativa dal titolo «Condotte con finalità di terrorismo». Si tratta di un emendamento che contiene in via generale queste condotte, tentando di prefigurare una tipizzazione, senza tuttavia entrare nella logica di indicare, uno per uno, tutti i fatti che in qualche modo costituiscono condotte sostanziali che vanno a configurare il reato di terrorismo.

Come ricordava il senatore Calvi (al quale va tutta la nostra stima), si tratta di due tecniche legislative in una situazione estremamente complessa, perché sappiamo che su questa nozione di terrorismo non si è mai raggiunta dalla dottrina una conclusione univoca.

Pur avendo letto diversi studi abbiamo questo tipo di dubbio: se cioè andare ad elencare tutta una serie di situazioni oppure cercare di fare una sintesi, sempre alla luce delle conclusioni cui è arrivata oggi l'Unione Europea e anche del tentativo di tener conto di tutti i trattati in materia di terrorismo.

L'emendamento 15.100 usa questa tecnica descrittiva ed analitica. Noi usiamo invece questa tecnica più generalizzante, perché riteniamo che l'elencazione sia pericolosa in quanto si finisce per dimenticare sempre qualcosa. Nel contempo, riteniamo che l'elencazione finisca per diventare talvolta sterile e per non comprendere in modo globale tutti i fenomeni, con il risultato che alcuni di essi potrebbero rimanere esclusi e quindi ci potrebbero essere dei terroristi che non possono essere puniti per carenza della norma incriminante.

Ci sembra quindi che nel totale rispetto dell'emendamento 15.100 e pur sapendo che bisognerà ancora mettere mano a questa problematica, occorra sostenere il nostro emendamento 15.1, che per la prima volta esprime legislativamente le condotte con finalità di terrorismo. Se esso diventerà norma dello Stato su di esso si potrà ulteriormente lavorare e si sarà fatto un passo avanti importante proprio perché un passo nuovo.

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 15.5.

Vorrei poi lasciare agli atti che l'emendamento 13.102, pubblicato nel fascicolo degli emendamenti, non è stato in realtà presentato dal nostro Gruppo. La ragione per cui risulta nel fascicolo è dovuta a nostri errori di comunicazione.

 

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

BOSCETTO, relatore. Signor Presidente, mi rimetto al Governo per quanto riguarda l'emendamento 15.2.

Invito poi i presentatori a ritirare l'emendamento 15.100a per le ragioni espresse.

Per quanto riguarda l'emendamento 15.100 dei relatori (in cui abbiamo aggiunto agli atti di violenza anche quelli di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, perché non si era compreso questo aspetto, che è estremamente importante), esprimo parere favorevole.

Esprimo parere contrario all'emendamento 15.101 (testo corretto).

Esprimo parere favorevole all'emendamento 15.200.

Mi rimetto al Governo per quanto riguarda gli emendamenti 15.3 e 15.4.

Esprimo infine parere favorevole, per le ragioni espresse, all'emendamento 15.1 e contrario all'emendamento 15.102 (testo 2).

MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, un richiamo alle puntate precedenti.

Nel 2001 viene estesa alla repressione del terrorismo internazionale la disposizione contenuta nell'articolo 270-bis del codice penale, una disposizione che nell'applicazione giurisprudenziale viene ritenuta da alcuni come generica, come fonte di incertezza. Oggi si ha la possibilità di fare un passo in avanti importante e concreto, recependo la parte sostanziale ed essenziale della decisione quadro del Consiglio dell'Unione Europea del 13 giugno 2002, ricordata in precedenza.

Come hanno già affermato i senatori Calvi e Boscetto, qui vi sono due ipotesi ed una duplicità di scelta su cui il Parlamento è chiamato a decidere: o recepire la decisione quadro per intero, con la definizione di genere e con la specificazione delle condotte rivelative dei cosiddetti reati-fine dell'attività terroristica (ed è una scelta assolutamente legittima, l'ha compiuta per esempio il Parlamento belga qualche tempo fa), oppure recepire la prima parte della decisione quadro, che a mio avviso è più consona alla tradizione giuridica italiana, che evita un'eccessiva analiticità ed un'eccessiva precisazione, proprio per scongiurare il rischio che veniva paventato opportunamente dal relatore, cioè che precisando troppo qualcosa resti fuori, e chiudere questa norma di carattere generale con una clausola di salvaguardia, ossia quella contenuta nelle due righe finali della norma di cui all'emendamento 15.1: «nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l'Italia»; e certamente vi sono, lo sappiamo tutti, provvedimenti normativi dell'Unione Europea che sono vincolanti per l'Italia.

A mio avviso questa formulazione è più adeguata, perché più che una norma penale in bianco appare una norma che si apre all'integrazione costante di un elemento normativo che completa e adegua continuamente la fattispecie normativa principale. Lo dico perché, nella pur ampia elencazione, nella decisione quadro manca ad esempio la condotta, certamente non lecita, di fabbricazione di documenti falsi che, pur se realizzata in modo esclusivo da criminali che hanno intenti di terrorismo, può essere essa da sola funzionale ad una attività terroristica nell'insieme. È un caso tra i tanti che si potrebbero citare nella direzione prima sottolineata, cioè che quanto più si specifica tanto più c'è il rischio di lasciare qualcosa fuori.

Pertanto, senza assolutamente spregiare il lavoro compiuto con l'emendamento 15.100a, che rappresenta il recepimento integrale del testo della decisione quadro, esprimo parere favorevole all'emendamento 15.1, nonché all'emendamento 15.100, invitando al ritiro degli altri emendamenti.

Vorrei soffermarmi un attimo, ad esempio, per motivare l'invito al ritiro, sull'emendamento 15.3. Anche in questo caso credo sia più opportuno limitarsi ad una definizione di carattere generale, ampia, idonea a comprendere tutto, piuttosto che tentare di specificare. Quando nell'articolo 270- quinquies introdotto dall'articolo 15 si parla di compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo, c'è tutto, non vi è necessità (e si corre il rischio di lasciare qualcosa fuori) di precisare «compimenti di atti di violenza diretti anche potenzialmente contro una pluralità di persone»: se sono atti di violenza, sono diretti contro il singolo, contro la pluralità, e la finalità di terrorismo è ricavabile dagli altri indici.

Quindi, esprimo parere favorevole sull'emendamento 15.1 e invito al ritiro di tutti gli altri emendamenti, diversamente esprimo parere contrario.

Signor Presidente,un'ulteriore precisazione. Sempre nell'ottica di evitare eccessive precisazioni, vorrei invitare i relatori a riflettere, ed eventualmente a ritirare l'emendamento 15.200, nel quale si chiede di inserire, dopo le parole «nocive e pericolose», le parole «ovvero di materie radioattive» perché è implicito che il materiale radioattivo sia di per sé nocivo e pericoloso.

Ribadisco, infine, il parere favorevole sull'emendamento 15.100.

PRESIDENTE. L'emendamento 15.2 si intende ritirato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.100a.

COMPAGNA (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

COMPAGNA (UDC). Signor Presidente, la discussione introdotta dall'illustrazione dell'emendamento del senatore Calvi sull'articolo 15 è l'aspetto più interessante non solo e non tanto del provvedimento al nostro esame, ma della discussione stessa, anche alla luce delle considerazioni introduttive ascoltate ieri dal ministro Pisanu.

Il rappresentante del Governo sintetizzava molto bene lo stato della questione. Nel testo di partenza, non solo per ragioni di opportunità costituzionale trattandosi di un decreto-legge, il Governo decide di non imbarcarsi nella definizione delle finalità di terrorismo. Si sintetizzano poi nella relazione le ragioni, storiche e politiche più che giuridiche, del fallimento della comunità internazionale in tempi antichi e ancor più in tempi recenti di fronte a questo problema.

Di fronte a questo fallimento il senatore Calvi propone di indicare ugualmente lo stesso nella legislazione italiana una rubrica delle finalità del terrorismo. La mia posizione è contraria alla proposta del senatore Calvi. Posso arrivare, come ci arriva lo stesso sottosegretario Mantovano, ad accettare l'emendamento 15.1 dei relatori, anche se in cuor mio avrei preferito il testo iniziale da cui si era partiti.

Senatore Calvi, qual è la ragione del fallimento della comunità internazionale? Cerchiamo di non essere ipocriti! Innanzitutto, il fallimento a chi va attribuito? Usiamo il termine comunità internazionale quando in realtà si dovrebbe specificare ONU, tanto è vero che nella relazione di accompagnamento al provvedimento si dice che l'Italia fa parte delle Nazioni Unite, fa riferimento alle 12 convenzioni dell'ONU, ma in nessuna di esse viene indicato il termine terrorismo. Anzi, ultimamente si assiste ad uno stallo assoluto.

Il collega Gubert, nel suo candore, illustrando l'emendamento 15.3, ha richiamato il problema. Era Segretario generale delle Nazioni Unite Waldheim. Siamo alla metà degli anni Settanta e la questione è che un membro delle Nazioni Unite - lo Stato di Israele - opera terrorismo di Stato in quanto da parte di molti Paesi viene rifiutata la delibera del 1948 dell'ONU che segna la nascita di quello Stato che comporta terrorismo.

Ciò evidentemente significa che la comunità internazionale è bloccata. Certo, attraverso il Consiglio d'Europa, attraverso l'OSCE, anche per merito del senatore Tonini e di altri colleghi, tra cui il sottoscritto, quando stimolammo la questione del terrorismo suicida, c'era la possibilità di fare riferimento alla Corte penale internazionale. All'OSCE gli Stati Uniti d'America hanno fatto venir meno quel muro di incomunicabilità rispetto ad ogni riferimento alla Corte penale internazionale.

Allora, guardiamo agli eventi di questi giorni.

Un grande studioso, lo sceicco Tantawi, cattedratico dell'Università de Il Cairo, massima autorità sunnita, afferma in una sua fatwa nel 2002 che, anche se praticato contro bambini, donne e giovani, purché trattasi di israeliani, il terrorismo suicida è legittimo dal punto di vista della legge islamica. Evidentemente proprio per le ragioni richiamate nell'intervista di Giuliano Amato pubblicata ieri dal "Corriere della Sera", che tanto ha entusiasmato il collega Zancan, nessuno vuole la crociata in quanto tale contro il mondo islamico.

Però, collega Calvi, la comunità internazionale, non può, in nome del rifiuto della crociata contro il mondo islamico, concedere una deroga e dire che, purché islamico, l'antisemitismo, condannato dalla dichiarazione dell'ONU del '48, è legittimo dal punto di vista dell'ordinamento internazionale. Nonostante le buone intenzioni del collega Calvi, che so essere molto kelseniane e poco schmittiane - mettiamoci a livello dei professori, Amato ieri si accontentava di citare Hobbes e Locke -, si finisce per dare una configurazione molto provinciale alla questione della lotta con strumenti di politica costituzionale contro il terrorismo.

Aveva ragione il senatore Boscetto quando propendeva per la soluzione dell'emendamento delle Commissioni. Avrei preferito lasciare aperta la questione, come nel testo originario del Governo, ma non ho difficoltà a votare l'articolo 15 modificato dall'emendamento dei relatori, mentre con pieno rispetto delle motivazioni del collega Calvi, proprio alla luce dell'insidiosissimo, paralizzante e sotto certi aspetti aberrante argomento che è sotteso alla tematica dell'emendamento illustrato dal senatore Gubert, voterò in modo diverso dal senatore Calvi.

Voterò nel modo suggerito dal rappresentante del Governo e mi piacerebbe che, proprio alla luce dei successi conseguiti, anche grazie al Senato, in Consiglio d'Europa e all'Assemblea dell'OSCE, il senatore Calvi potesse rinunciare alla votazione dell'emendamento.

PRESIDENTE. Colleghi, questa mattina siete tutti più freschi e vi siete dimenticati che i tempi sono esauriti, alle ore 10,30 dobbiamo passare alla votazione.

Chiedo al senatore Calvi se accoglie l'invito a ritirare l'emendamento 15.100a.

CALVI (DS-U). Signor Presidente, mi rendo perfettamente conto delle ragioni per le quali è stato sollecitato il ritiro dell'emendamento. Come dire, ci si può anche astenere, non è necessario votare contro. È difficile, a questo punto, ritirare un emendamento che recepisce una direttiva europea, un'indicazione dei giuristi dell'ONU, un'indicazione che la Conferenza di Madrid ha accolto pienamente.

Ribadisco il fatto che, allorquando si vara una norma penale, l'elencazione senza norme di chiusura è sempre pericolosa; tuttavia ritirare l'emendamento significherebbe in qualche modo censurare lavori fatti a livello internazionale.

PRESIDENTE. Senatore Calvi, devo richiamarla alla concisione, non posso fare diversamente, sono le disposizioni della Conferenza dei Capigruppo.

Prendo atto che lei non ritira l'emendamento.

Metto ai voti l'emendamento 15.100a, presentato dai senatori Calvi e Brutti Massimo.

Non è approvato.

 

L'emendamento 15.5 è stato ritirato.

Metto ai voti l'emendamento 15.100, presentato dai relatori.

È approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.101 (testo corretto).

GUBERT (UDC). Signor Presidente, ho capito che per i relatori si deve impedire il terrorismo con qualsiasi atto dello Stato. Ma un atto dello Stato può anche essere la persecuzione degli ebrei con i campi di sterminio. Se degli ebrei organizzano in Italia azioni di resistenza con attentati alle ferrovie…

 

PRESIDENTE. Senatore Gubert, le chiedo se insiste per la votazione.

 

GUBERT (UDC). Mi meraviglio della incapacità di far fronte a problemi reali perché convenzionalmente è opportuno non considerarli. Insisto per la votazione dell'emendamento.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 15.101 (testo corretto), presentato dal senatore Gubert.

Non è approvato.

 

Chiedo ai relatori se intendono accogliere l'invito del Governo a ritirare l'emendamento 15.200.

BOSCETTO, relatore. Accogliendo l'invito del Governo, ritiriamo l'emendamento 15.200.

PRESIDENTE. Gli emendamenti 15.3 e 15.4 si intendono ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.1.

CALVI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CALVI (DS-U). Signor Presidente, sono necessarie alcune precisazioni. Ho già detto di aver apprezzato lo sforzo dell'individuazione, dal punto di vista della teoria generale corretta. Tuttavia, a me sembra che questa norma contenga anche alcune ambiguità ed insufficienze che non soddisfano pienamente il nostro interesse ad una definizione complessiva e precisa di una fattispecie tipica, ben individuabile. Ad esempio, quando si dice che sono considerate «con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese… e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione…» intravedo alcuni pericoli di generalizzazione, di uso forse da parte dell'interprete non corretto o non condivisibile che mi lascia qualche preoccupazione. Credo che dovremmo tornare su questo aspetto.

Tuttavia, proprio perché vi è un impegno di tutti a riflettere ancora ed a rimodulare la definizione di reato di terrorismo, preannuncio la mia astensione anche per dare un segno di unità nella riflessione e nella lotta al terrorismo.

BOBBIO Luigi (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BOBBIO Luigi (AN). Signor Presidente, è necessario fornire un contributo a questa discussione. Sia l'emendamento del senatore Calvi sia quello dei relatori, al quale Alleanza Nazionale darà un voto favorevole, per la ragione che spiegherò di qui a poco, sono da apprezzare (come lo era quello del senatore Calvi, per lo sforzo tentato). Sicuramente si tenta con entrambi gli emendamenti di muoversi in una direzione di migliore definizione. È uno sforzo di ricostruzione della fattispecie astratta dal punto di vista della sua struttura, dei suoi limiti e delle sue caratteristiche. L'emendamento presentato dai relatori va in questa direzione ma in modo purtroppo incerto, confuso e non del tutto dichiarato.

Entrambi gli emendamenti sembrano dimenticare che ci si muove in un contesto internazionale nel quale da lunghi decenni le convenzioni internazionali, a proposito di atti di belligeranza, hanno sempre richiamato la illegittimità, la necessità di vietare e sanzionare tutte quelle condotte di guerra e quegli atti di violenza rivolti contro le popolazioni civili.

Questo ci porta ad uno sviluppo del ragionamento, che in gran parte era compreso in quanto diceva il senatore Compagna, ma che forse bisogna spiegare con ancora maggiore chiarezza. Noi arriveremo probabilmente alla strutturazione in maniera corretta e soddisfacente di norme in materia di terrorismo, principalmente sotto l'aspetto definitorio, quando ci sforzeremo di dichiarare con maggiore e forte chiarezza che condotte terroristiche, perché dirette contro popolazioni civili, contro popolazioni inermi, contro momenti importanti di vita civile, tanto più se al di fuori di contesti di guerra dichiarata e guerreggiata, possono essere messe in atto anche da movimenti cosiddetti di resistenza, o da movimenti cosiddetti di guerriglia.

L'essere resistenti e l'essere guerriglieri - è questo il punto centrale - non esime dal dovere di rispettare le popolazioni civili e la vita civile e non consente di varare interpretazioni dirette ad esentare questi movimenti da responsabilità penali per gesti terroristici quando decidano non di rivolgersi verso l'autorità che ha invaso un Paese, l'autorità che opprime un Paese, come momento di resistenza militare armata ammessa o ammissibile dalle Convenzioni internazionali, ma quando invece questi movimenti cosiddetti di resistenza o di guerriglia decidono di fare oggetto della loro attività momenti di attacco, di violenza, di distruzione, di sopraffazione nei confronti di popolazioni civili. È questo il necessario momento di chiarezza che bisogna raggiungere.

Diversamente, tutti gli sforzi che verranno fatti non ci consentiranno mai, da un punto di vista di creazione normativa, di sottrarci a quelle troppo spesso dissennate interpretazioni che comunque, muovendosi sul crinale, sul filo, sulla lama di coltello della distinzione tra resistenza e guerriglia e terrorismo, potranno continuare a rendere di fatto inoperanti normative che abbiano questo contenuto e compiano questo tentativo.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 15.1, presentato dai relatori.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.102 (testo 2).

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

DALLA CHIESA (Mar-DL-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo emendamento cerca di affrontare un tema che è stato proposto dal dibattito più recente, e cioè quello dell'istigazione al terrorismo e della predicazione del terrorismo come arma di confronto politico-religioso. È un tema di estrema delicatezza. Anche autorevoli opinionisti hanno proposto che si individuassero delle figure di reato autonome in questo senso, proprio mettendo l'accento sulla specificità che il messaggio ha in condizioni di sviluppo del terrorismo come quelle che stiamo analizzando.

Io credo che i reati di opinione siano una brutta bestia per le democrazie, e che sia sempre meglio trattarli con estrema cautela - ed è quello che stiamo tentando di fare -, cercando di evitare da un lato che vengano limitate le libertà di espressione delle proprie opinioni, delle proprie ideologie, e dall'altro che venga buttata benzina sul fuoco in situazioni storiche particolarmente definite come questa.

E allora, prendere in considerazione l'ipotesi di un'aggravante per l'istigazione all'apologia di reato, quando riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l'umanità, ci sembra una via possibile.

Non ci si illude di combattere il terrorismo in questo modo. Cari colleghi, dobbiamo toglierci l'illusione che chi è disposto a farsi saltare in aria venga impressionato dall'aumento delle pene. Bisogna capire che una misura di tal genere intende colpire coloro che utilizzano la forza del loro carisma, soprattutto religioso, per mandare alla morte persone che, in nome del proprio fanatismo, sono disposte a compiere atti di terrorismo sacrificando la propria vita. Non si tratta, quindi, di una misura avente all'origine un'illusione, illusione che però mi sembra serpeggiare in molti emendamenti presentati e nelle norme introdotte. Essa ha un obiettivo, che ripeto è stato individuato nel dibattito tutt'affatto che gratuito sulla grande stampa nazionale e internazionale delle ultime settimane.

Il problema esiste. Non siamo davanti alla normale apologia di reato. Non siamo davanti alla normale istigazione a delinquere. È un problema che si riconnette all'esistenza di figure particolari all'interno dell'organizzazione non dico materiale ma sicuramente intellettuale e del consenso nel terrorismo, attraverso relazioni molto forti. Quindi, non stiamo riproponendo l'istigazione a delinquere del nostro terrorismo degli anni '70, ma stiamo parlando di altro. Penso che la specificità del fenomeno in questione debba essere colta.

Si tratta di una misura intermedia proprio perché pensare ad una figura autonoma di reato, con il tempo che avevamo a disposizione, era straordinariamente difficile. Avrebbe aperto una serie di problemi che difficilmente saremmo riusciti a fronteggiare. In ogni caso, mi sembra che si inizi a prestare maggiore attenzione nei confronti di un problema che non può essere ricondotto al nostro dibattito tradizionale sulla libertà di opinione e sui reati di opinione, tema che ci trova particolarmente sensibili come abbiamo avuto peraltro già modo di affermare in quest'Aula.

Signor Presidente, per questa ragione chiedo ai colleghi di sostenere l'emendamento in questione e vorrei capire quali sono le ragioni dei relatori che militano contro, altrimenti il confronto diventa monco.

CIRAMI, relatore. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CIRAMI, relatore. Signor Presidente, purtroppo la fretta ci ha indotto ad emettere un parere che non corrisponde al senso dell'emendamento in questione, soprattutto al suo nuovo testo.

Mi dichiaro quindi favorevole all'emendamento 15.102 (testo 2) in quanto il tipo di reato prospettato meriterebbe non solo l'aumento della pena, ma addirittura una pena di tipo speciale, una pena diversa.

BOSCETTO, relatore. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BOSCETTO, relatore. Avevo espresso parere contrario, ma ora mi adeguo alla nuova posizione del senatore Cirami.

 

PRESIDENTE. Invito la rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.

SANTELLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Sull'emendamento 15.102 (testo 2) il Governo si rimette all'Assemblea.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 15.102 (testo 2), presentato dal senatore Battisti e da altri senatori.

È approvato.

 

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 16 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

GUBERT (UDC). Signor Presidente, all'articolo 16 si dà al Ministro della giustizia la facoltà di autorizzare i procedimenti quando si tratta di terrorismo internazionale, perché possono essere in gioco interessi maggiori. Ritengo che la valutazione dell'interesse nazionale debba essere più propriamente rimessa nelle mani del Presidente del Consiglio dei ministri, piuttosto che del Ministro della giustizia.

 

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

CIRAMI, relatore. Signor Presidente, in merito agli emendamenti 16.1, 16.2 e 16.4, identici, il parere dei relatori è il seguente. Non ci pare opportuno, in questa sede, rivedere la complessa e delicatissima materia dell'autorizzazione a procedere, che nel nostro codice è prevista, segnatamente, per una serie di articoli con distinzioni particolari che non mi sembra ora opportuno mutare.

Lasciando ad una valutazione politica questioni di tipo esclusivamente giurisdizionale, per quanto mi riguarda, esprimerei parere favorevole; tuttavia, considerata l'opinione del collega Boscetto, i relatori si rimettono all'Assemblea, segnalando che ci sono trattati e convenzioni internazionali che disciplinano meglio eventuali rapporti tra lo Stato o gli Stati ove sia stato commesso il reato e il loro autore che si trovi in Italia. C'è, ad esempio, il sistema delle convenzioni bilaterali, che possono disciplinare meglio la situazione, e ciò è preferibile ad una modifica in materia di autorizzazione a procedere.

Il parere è contrario sugli emendamenti 16.3 e 16.100.

SANTELLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, invito il presentatore al ritiro dell'emendamento 16.100, essendo il richiamo al Presidente del Consiglio dei ministri, rispetto alla nostra impostazione codicistica, totalmente asistematico.

Esprimo inoltre parere contrario sui restanti emendamenti presentati all'articolo 16, ma, considerata la delicatezza della materia, credo sia opportuno perlomeno illustrare al Parlamento le motivazioni che hanno spinto il Governo a proporre questo articolo.

Quasi sempre, ogni volta che s'intersecano le cosiddette prerogative governative con il funzionamento della giustizia, si determina un muro di pregiudizio. Credo che la delicatezza della materia imponga, perlomeno, di superare questo tipo di prevenzione per comprendere appieno le preoccupazioni del Governo, poi ovviamente lasciando al Parlamento la scelta se tali preoccupazioni siano legittime e motivate o, al contrario, da rigettare.

La materia è particolarmente delicata, motivo per cui la nostra preoccupazione era di inserire nel nostro sistema (che comunque è chiuso) una valvola di sicurezza ai fini della scelta. Proprio per la particolarità della materia, ci potrebbero essere alcune situazioni in cui l'esercizio dell'azione penale, in concreto, finisce per minacciare o pregiudicare beni o interessi superiori. Faccio un esempio storicamente vissuto: nel 1972, alle Olimpiadi di Monaco, il rapimento degli atleti e la richiesta della liberazione di alcuni detenuti palestinesi. In un sistema come il nostro non avremmo neanche potuto scegliere: avremmo semplicemente dovuto alzare le mani, perché la magistratura non ha gli strumenti per operare una scelta. Ci sono dei momenti in cui, al contrario, credo che, come Stato, sia necessario assumere la responsabilità politica della scelta.

Vorrei sottolineare che circa la preoccupazione, comunque, di non far sì che una autorizzazione a procedere, così come prevista dal nostro codice, possa intralciare le indagini e quindi costituire uno sbarramento, nel medesimo articolo troverete una deroga, per cui, in pendenza di tale richiesta, è possibile per la magistratura ricorrere a tutti gli interventi in termini investigativi.

Ribadisco quindi il parere contrario e sottopongo al Parlamento questa scelta. Abbiamo necessità di una valvola di sfogo? Abbiamo necessità, in una materia come questa, di chiedere, alla fine, anche un'opzione politica, o siamo costretti a legarci totalmente le mani?

BRUTTI Massimo (DS-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BRUTTI Massimo (DS-U). Signor Presidente, le chiedo di intervenire brevemente non già sul merito, ma per fare una proposta relativa ai nostri lavori.

Ho ascoltato con attenzione l'intervento della rappresentante del Governo. Noi qui stiamo affrontando, con quella concitazione che ha accompagnato tutti i nostri lavori, una questione di grandissimo rilievo. Soprattutto tenendo conto delle motivazioni espresse dalla rappresentante del Governo, le chiederei di accantonare temporaneamente gli emendamenti soppressivi all'articolo 16 e di riprenderli alla fine dell'esame degli emendamenti riferiti ai restanti articoli del decreto-legge. In questo modo, al termine potremo fare il punto della situazione, anche eventualmente sospendendo brevemente la seduta, al fine di arrivare ad una conclusione soddisfacente per tutti.

PRESIDENTE. Qual è l'opinione dei relatori in merito a questa richiesta del senatore Brutti?

 

BOSCETTO, relatore. Siamo d'accordo, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. Accantoniamo pertanto temporaneamente l'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 16 del decreto-legge.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 17 del decreto-legge, che si intendono illustrati e sui quali invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

BOSCETTO, relatore. Signor Presidente, esprimo parere favorevole all'emendamento 17.4, identico agli emendamenti 17.3 e 17.5, in quanto esso elimina il deposito della citazione presso la sede locale dell'Ordine degli avvocati, essendo un mezzo troppo oneroso e soprattutto troppo pesante dal punto di vista burocratico.

Esprimo altresì parere favorevole all'emendamento 17.500.

MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore sugli emendamenti riferiti all'articolo 17.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 17.4, presentato dal senatore Boco e da altri senatori, identico agli emendamenti 17.3, presentato dal senatore Callegaro, e 17.5, presentato dal senatore Calvi e da altri senatori.

È approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 17.500, presentato dai relatori.

È approvato.

 

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 18 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, cercherò di portar via pochissimo tempo all'Aula e ai colleghi, però la questione che vorrei affrontare è assai rilevante. Mi riferisco all'emendamento 18.1, così come riformulato. Nella originale stesura mancavano infatti le parole «conseguentemente, sopprimere il comma 3».

Quella del comma 3 dell'articolo 18 è la questione che più ci preoccupa. Si tratta della norma, lo vorrei dire ai colleghi ma in particolare a tutti gli italiani, che stabilisce che gli oneri per i servizi di vigilanza degli aeroporti, dei treni e delle infrastrutture debbono essere posti a carico dei cittadini che utilizzano tali mezzi di trasporto: la sicurezza pagata dai cittadini, non già ripartita fra tutti e remunerata attraverso il meccanismo fiscale, ma stabilendo che solo i cittadini che utilizzano quei servizi debbono farsi carico dei costi per la protezione degli stessi. Credo che ciò non sia accettabile e sia profondamente sbagliato.

Per tale ragione il nostro emendamento prevede anzitutto una migliore riscrittura del comma 2 dell'articolo 18, che pone in capo non già al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, che, come tutti sanno, stimiamo profondamente, ma al Ministro dell'interno la responsabilità del decreto per stabilire le modalità e gli ambiti funzionali per l'affidamento dei servizi di vigilanza.

Perché non è certamente compito di uno che si occupa di trivellare buchi o di tentare di realizzare strade che non si riescono a fare, ma credo sia compito del Ministro dell'interno.

Insieme a questo, signor Presidente, chiediamo fermamente e vogliamo che i cittadini sappiano che in questo decreto c'è un'ulteriore tassa per loro: la tassa sull'utilizzo dei mezzi pubblici, una tassa sulla base della quale quest'ultimo ancora una volta sarà disincentivato rispetto all'utilizzo dei mezzi privati.

ZANDA (Mar-DL-U). Signor Presidente, sottosegretario Mantovano, il comma 2 dell'articolo 18, che determina le modalità con cui verranno attuati i servizi di cui parlava poco fa anche il collega Turroni, prevede che le suddette modalità siano determinate dal Ministro delle infrastrutture di concerto con il Ministro dell'interno. L'emendamento 18.101 che le ho sottoposto, invece, prevede l'inversione di questi due organi. Suggerisco che venga accolto.

EUFEMI (UDC). Signor Presidente, visto il parere contrario della Commissione bilancio, ritiro il mio emendamento 18.0.1 (testo 2) e presento un ordine del giorno proprio perché esso assume il significato di richiamare l'attenzione del Governo su una questione così delicata, quella di non sottrarre risorse in settori impegnati proprio nelle finalità previste dal decreto-legge.

 

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

BOSCETTO, relatore. Sull'emendamento 18.100 il parere è contrario. Sull'emendamento 18.1 (testo 2), ci rimettiamo al Governo.

Sugli emendamenti 18.101 e 18.3, il parere è contrario, mentre è favorevole sul successivo emendamento 18.500.

Stante il parere contrario della 5a Commissione, faccio mio l'emendamento 18.2 e lo ritiro.

Sull'ordine del giorno G.18.100, ci rimettiamo al Governo.

L'emendamento 18.0.1 (testo 2), su cui c'è il parere contrario della 5a Commissione, è stato trasformato in un ordine del giorno; quindi, ci rimettiamo al Governo.

Invito al ritiro o all'eventuale trasformazione in un ordine del giorno degli emendamenti 18.0.2, 18.0.3 e 18.0.101; diversamente, esprimo parere contrario.

Sull'emendamento 18.0.4 esprimo parere contrario.

Faccio miei gli emendamenti 18.0.6 e 18.0.7 e li ritiro.

Infine, sull'emendamento 18.0.100 (testo 2) il parere è favorevole, mentre è contrario sul successivo 18.0.102.

Signor Presidente, quando me lo consentirà vorrei fare una breve considerazione sull'emendamento 18.0.100.

MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Il Governo esprime parere contrario sull'emendamento 18.100.

Per quanto riguarda l'emendamento 18.1, il parere è favorevole, con una sola richiesta d'integrazione. Alla penultima riga, dove si dice «puntuale rispetto di ogni disposizione di legge o regolamento in materia», aggiungere le parole «incluse le caratteristiche funzionali delle attrezzature tecniche di rilevazione eventualmente adoperate». È un elemento oggettivo in più che consente di fare meglio la verifica.

Credo che, avendo espresso parere favorevole sull'emendamento 18.1 (testo 2), l'emendamento 18.101 possa essere oggetto di un invito al ritiro. Anche sull'emendamento 18.3 invito al ritiro perché è già stato accolto in una formulazione precedente. L'emendamento 18.2 è stato ritirato. L'emendamento 18.0.1 (testo 2) del senatore Eufemi è stato trasformato in un ordine del giorno, che il Governo accoglie.

Invito i presentatori al ritiro degli emendamenti 18.0.2, 18.0.3, 18.0.101 e 18.0.4. Esprimo poi parere favorevole sull'emendamento 18.0.100 e parere contrario sull'emendamento 18.0.102. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 18.500, mentre l'ordine del giorno G18.100 viene accolto come raccomandazione.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 18.100, presentato dal senatore Gubert.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 18.1 (testo 2). Senatore Turroni, intende accogliere l'invito del Governo a riformulare l'emendamento?

TURRONI (Verdi-Un). Riformulo l'emendamento nel senso indicato dal Governo.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 18.1 (testo 3), presentato dal senatore Boco e da altri senatori.

È approvato.

 

A seguito di tale votazione, risulta assorbito il primo capoverso dell'emendamento 18.500, fino alle parole «dello Stato».

Senatore Zanda, intende accogliere l'invito del Governo a ritirare l'emendamento 18.101?

 

ZANDA (Mar-DL-U). Lo ritiro.

 

PRESIDENTE. L'emendamento 18.3 si intende ritirato.

Metto ai voti l'emendamento 18.500, presentato dai relatori, per la parte non assorbita.

È approvato.

Ricordo che l'emendamento 18.2 è stato ritirato.

L'ordine del giorno G18.100 è stato accolto come raccomandazione. Poiché i presentatori non insistono, non sarà posto in votazione.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G18.300 non sarà posto ai voti.

Passiamo all'emendamento 18.0.2, identico agli emendamenti 18.0.3 e 18.0.101, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

PICCIONI (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PICCIONI (FI). Signor Presidente, accolgo l'invito al ritiro dell'emendamento e chiedo al senatore Eufemi la cortesia di poter apporre la mia firma sull'ordine del giorno G18.300, da lui proposto.

 

EUFEMI (UDC). Senz'altro, senatore Piccioni.

PACE (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PACE (AN). Anch'io accolgo l'invito e ritiro l'emendamento 18.0.2.

TURRONI (Verdi-Un). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

TURRONI (Verdi-Un). Signor Presidente, nonostante il parere contrario della 5a Commissione permanente, tengo a sottolineare la portata dell'emendamento 18.0.101.

Il nostro intendimento, come quello di taluni colleghi della maggioranza, era di consentire il superamento dei limiti di bilancio, richiamati dai commi 8 e 9 della legge n. 311 del 2004, in relazione alle ulteriori somme necessarie per far fronte a problemi derivanti dal pericolo terrorista. Se vogliamo fare un'operazione di trasparenza, dobbiamo dire chiaramente che per questo provvedimento sono stanziate risorse pari a zero. I cittadini devono saperlo.

MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, inviterei il senatore Turroni a leggere il testo dell'emendamento 18.500: «Per interventi a carico dello Stato per favorire l'attuazione del presente articolo è istituito un fondo pari a 1.500.000 euro». Stiamo parlando di un contributo iniziale, non marginale, che va esattamente nella direzione auspicata e per questa ragione è stato formulato un invito al ritiro.

 

TURRONI (Verdi-Un). Ritiro l'emendamento 18.0.101.

PRESIDENTE. L'emendamento 18.0.4 si intende ritirato; gli emendamenti 18.0.5, 18.0.6 e 18.0.7 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 18.0.100 (testo 2).

BOSCETTO, relatore. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BOSCETTO, relatore. Questo emendamento, il cui titolo è «Impiego della forza pubblica», riguarda la problematica delle Forze armate impiegate in determinati servizi a fianco delle forze dell'ordine. Vorrei precisare alcuni passaggi.

Quando si parla dell'articolo 19 della legge 26 marzo 2001 n. 128, bisogna ricordare che l'articolo 18 della stessa legge fissa la disciplina concernente l'adozione, a cura del Presidente del Consiglio dei ministri, di programmi di utilizzazione di contingenti di personale militare delle Forze armate da impiegare per la sorveglianza e per il controllo di obiettivi fissi. Egualmente esistente è la norma dell'articolo 19 della medesima legge che attribuisce ai militari delle Forze armate impegnate nei servizi in questione la facoltà di procedere alla identificazione e al trattenimento sul posto di persone e mezzi di trasporto per il tempo strettamente necessario a consentire l'intervento di agenti delle forze dell'ordine.

Questo è il quadro e questi sono i limiti già stabiliti normativamente. Il testo dell'emendamento aggiunge che, in casi eccezionali di necessità e di urgenza, si applicano le disposizioni dell'articolo 4 della legge 22 maggio 1975, n. 152. Questa legge, intitolata «Disposizioni a tutela dell'ordine pubblico», all'articolo 4 recita: «In casi eccezionali di necessità e di urgenza, che non consentono un tempestivo provvedimento dell'autorità giudiziaria, gli ufficiali ed agenti della polizia giudiziaria e della forza pubblica nel corso di operazioni di polizia possono procedere, oltre che alla identificazione, all'immediata perquisizione sul posto, al solo fine di accertare l'eventuale possesso di armi, esplosivi e strumenti di effrazione, di persone il cui atteggiamento o la cui presenza, in relazione a specifiche e concrete circostanze di luogo e di tempo non appaiono giustificabili.

Nell'ipotesi di cui al comma precedente la perquisizione può estendersi per le medesime finalità al mezzo di trasporto utilizzato dalle persone suindicate per giungere sul posto.

Delle perquisizioni previste nei commi precedenti deve essere redatto verbale, su apposito modulo, che va trasmesso entro quarantotto ore al procuratore della Repubblica e, nel caso previsto dal primo comma, consegnato all'interessato».

Soltanto in casi di eccezionale necessità e urgenza, alle Forze armate sono quindi concessi i poteri che il comma 4 della legge n. 152 del 1975 concede a ufficiali e agenti della polizia giudiziaria e della forza pubblica.

Per chiarire completamente il campo di operazione, bisogna ricordare quindi che tali attribuzioni hanno una portata meno ampia rispetto a quelle a suo tempo conferite ai contingenti interessati all'operazione Vespri siciliani, decreto-legge n. 349 del 1992, per i quali furono previste anche la qualifica di agente di pubblica sicurezza e la facoltà di accompagnare le persone fermate presso gli uffici di polizia.

Ho spiegato il contesto, dato che tutti si chiedevano che fine avesse fatto la norma sulle Forze armate.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 18.0.100 (testo 2), presentato dai relatori.

È approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 18.0.102, presentato dai senatori Turroni e Marino.

Non è approvato.

 

Passiamo alla votazione dell'emendamento 18.0.700.

VALLONE (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

VALLONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, trattasi delle Olimpiadi invernali che si svolgeranno a Torino il prossimo inverno. È sicuramente un evento di grande effetto mediatico, quindi la manifestazione necessita di un sistema di sicurezza e di attenzione eccezionali, anche perché saremo sotto gli occhi del mondo, perciò più a rischio.

L'emendamento presentato dal Governo trova la nostra condivisione anche perché recentemente si è risolta un'altra questione, una polemica relativamente alla sicurezza dell'aeroporto Sandro Pertini di Torino che non aveva in dotazione le misure necessarie per metterlo al riparo da eventuali rischi ed attentati. Si sono risolti i problemi dell'aeroporto e questo emendamento mette a disposizione delle risorse per la sicurezza.

Per questi motivi, l'emendamento trova la nostra condivisione.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 18.0.700, presentato dal Governo.

È approvato.

 

Passiamo ora all'esame degli emendamenti accantonati; in primo luogo, dell'emendamento 9.0.1 (testo 2), identico all'emendamento 9.0.100 (testo 2), su cui la 5a Commissione ha espresso il seguente parere, sostitutivo del precedente: «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli ulteriori emendamenti 9.0.1 (testo 2) e 9.0.100 (testo 2) al disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere di nulla osta».

Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

CIRAMI, relatore. Mi rimetto al Governo su entrambi gli emendamenti.

MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 9.0.1 (testo 2), presentato dal senatore Cicolani, identico all'emendamento 9.0.100 (testo 2), presentato dal senatore Maffioli.

È approvato.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 10 del decreto-legge, precedentemente accantonati.

Sull'emendamento 10.200, presentato dalle Commissioni riunite, la 5a Commissione permanente ha ribadito parere contrario.

CIRAMI, relatore. Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CIRAMI, relatore. Signor Presidente, allora eliminiamo la seconda parte dell'emendamento.

 

PRESIDENTE. In tal caso, l'emendamento è identico al 10.8, presentato dal senatore Falcier.

GUBERT (UDC). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

GUBERT (UDC). Ritiro l'emendamento 10.103 ed aggiungo la mia firma all'emendamento 10.8, presentato dal senatore Falcier, che mi sembra più utile.

 

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.

MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 10.200 (testo 2), identico all'emendamento 10.8.

PRESIDENTE. Metto pertanto ai voti l'emendamento 10.200 (testo 2), presentato dalle Commissioni riunite, identico all'emendamento 10.8, presentato dai senatori Falcier e Gubert.

È approvato.

 

Ricordo che l'emendamento 10.103 è stato ritirato.

Passiamo all'emendamento 10.10, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

 

CALVI (DS-U). Lo ritiro.

 

PRESIDENTE. Gli emendamenti 10.104 e 10.105 sono preclusi dall'approvazione dell'emendamento 10.200 (testo 2).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 10.9, su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

 

CIRAMI, relatore. Parere contrario.

 

MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Parere contrario.

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 10.9, presentato dal senatore Villone e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 16 del decreto-legge, precedentemente accantonati, su cui invito i relatori a pronunziarsi.

CIRAMI, relatore. Signor Presidente, a titolo personale, ribadisco il mio parere favorevole alla soppressione di questo articolo perché è asistematico rispetto alla situazione codicistica del nostro ordinamento.

BOSCETTO, relatore. Signor Presidente, io sono per mantenere il testo del Governo per una ragione che ho già motivato in Commissione. Non vedo quali siano le fondamentali ragioni per sopprimere questa norma, perché mi pare che, parlandosi di terrorismo, si tratti di qualche cosa che è molto vicino agli altri reati che già necessitano di autorizzazioni a procedere e che sono indicati già nel nostro ordinamento penale.

Quindi, non riesco proprio - come ho già spiegato molto più analiticamente - a comprendere per quali ragioni questa norma debba scandalizzare alcuni colleghi senatori giuristi di livello. (Applausi del senatore Provera).

BRUTTI Massimo (DS-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BRUTTI Massimo (DS-U). Signor Presidente, io avevo chiesto, poco fa, un accantonamento degli emendamenti all'articolo 16; mi permetto ora di chiedere una sospensione della seduta di cinque minuti perché - lo ripeto - la questione è di particolare delicatezza. Sarebbe, infatti, opportuno che noi riuscissimo a giungere ad una soluzione condivisa.

Qui si tratta d'intervenire sull'articolo 313 del codice penale, che è un articolo di estremo rilievo, che tocca interessi significativi. Quindi, ritengo che sarebbe utile riuscire a parlare fra di noi con un po' di calma.

Non c'è da parte nostra alcun preconcetto, tuttavia la mia opinione è che toccare l'articolo 313 del codice penale in questo momento, in queste forme ed in questo modo solleva dei dubbi. Perciò, signor Presidente, avanzo questa richiesta di breve sospensione.

CENTARO (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CENTARO (FI). Signor Presidente, io ovviamente non ho alcuna difficoltà… (Brusìo in Aula. Richiami del Presidente).

 

PRESIDENTE. Colleghi, non si capisce.

 

CENTARO (FI). Non ho alcuna difficoltà ad accedere alla richiesta del collega Brutti per poter ragionare cinque o dieci minuti.

Consideriamo sempre che parliamo di un inserimento in una norma già esistente che prevede comportamenti svolti in Italia refluenti su autorità politiche italiane o su Stati stranieri cui si aggiungono quelli che vengono novellati nell'attuale disegno di legge.

Tuttavia, non ho difficoltà ad accedere a questa tesi.

PRESIDENTE. Difficoltà non ne ha neanche il Presidente; quindi, sospendo la seduta e torniamo a riunirci alle ore 10,50.

 

(La seduta, sospesa alle ore 10,42, è ripresa alle ore 11,08).

 

Onorevoli colleghi, riprendiamo i nostri lavori.

Riprendiamo l'esame dell'emendamento 16.1, identico agli emendamenti 16.2 e 16.4, soppressivi dell'articolo 16.

CARUSO Antonino (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CARUSO Antonino (AN). Signor Presidente, la ringrazio per aver aderito alla proposta del senatore Brutti ed averci consentito una breve pausa di discussione al di fuori dell'Aula su questo problema.

Non siamo pervenuti ad una soluzione univoca che accontenti tutti e quindi, non potendo evidentemente chiederle di rinnovare il tempo di discussione informale, mi assumo la responsabilità di affacciare una proposta diversa: quella di costruire un ordine del giorno che impegni il Governo a riaffrontare la questione oggi contenuta nell'articolo 16 in un altro contesto legislativo che sia comunque un contesto definito, un contenitore già esistente.

Quindi, non un impegno vago o incerto, ma viceversa un impegno preciso. Del resto, sappiamo (ho avuto anche occasione di ricordarlo ieri) che la discussione della materia in senso lato del terrorismo e del relativo contrasto non può esaurirsi nella giornata di oggi e con l'approvazione di questo urgente provvedimento. In questo modo, quindi potremmo superare l'impasse.

Su tale proposta, Signor Presidente, le chiedo, se lo ritiene utile, di consultare i colleghi dell'opposizione e della maggioranza.

BRUTTI Massimo (DS-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BRUTTI Massimo (DS-U). Signor Presidente, era abbastanza prevedibile che sulle valutazioni di fondo che si confrontavano in ordine all'emendamento che stiamo discutendo, che tra l'altro non avevano potuto esprimersi distesamente ieri in Commissione, non potessimo raggiungere un punto di unità e di soluzione soddisfacente per tutti in un incontro di dieci minuti.

Tuttavia, la linea che viene proposta in questo momento dal presidente Caruso ci consente di continuare a riflettere e a discutere insieme sul problema. Si tratta quindi di presentare ed approvare insieme un ordine del giorno che impegni il Governo ad affrontare il problema in un contesto che sia adeguato alla sua trattazione e ad una scelta meditata da parte di tutti noi. Ciò ci consente di accantonare la questione, di toglierla dal decreto che è in discussione e di procedere, ciascuno per suo conto, ad una riflessione e ad una assunzione di responsabilità che credo arriverà in un prossimo futuro, perché vi sono aspetti sui quali si deve tornare a legiferare: indico ad esempio il coordinamento tra le attività giudiziarie in materia di antiterrorismo.

C'è in questo senso una dichiarazione del Presidente del Consiglio che parla di proposte già esistenti e di una proposta del Governo che dovrà arrivare.

Su questo aspetto il Presidente del Consiglio ha auspicato un confronto con l'opposizione e, se possibile, la ricerca di punti in comune.

Non posso che indicare quella direzione perché ritengo sia la prospettiva migliore anche per risolvere il problema del quale ci stiamo occupando.

BATTISTI (Mar-DL-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BATTISTI (Mar-DL-U). Signor Presidente, credo che la situazione in cui ci troviamo sia dovuta anche al fatto che in Commissione, tra opposizione e maggioranza, è stata espressa la volontà precisa di arrivare in Aula con i tempi e le modalità previsti. Pertanto non è stata possibile neanche la discussione su alcuni articoli ed emendamenti specifici. In questo caso si evidenzia un problema serio e credo che la proposta del senatore Caruso sia ragionevole. Abbiamo il tempo e le condizioni per affrontare tale questione più in là e non creare oggi un problema.

CALVI (DS-U). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CALVI (DS-U). Signor Presidente, mi sembra che non sia esatto dire che le posizioni sono rimaste contrapposte. In realtà, abbiamo discusso in termini pacati, innanzitutto da giuristi, e avvertito che rispetto a questo articolo esiste un problema. Al fine di trovare una soluzione adeguata a tale problema, si è convenuto, e mi auguro che ciò si realizzi, di giungere ad un ordine del giorno in cui il Governo e soprattutto il Parlamento si impegnano a risolvere il problema dell'inserimento dei nuovi reati all'interno dell'articolo 313 del codice penale.

Mi limito soltanto a dire che, nella mia veste di primo firmatario dell'emendamento 16.2, ho avvertito la preoccupazione di non consentire che il Ministro della giustizia o qualsiasi altro Ministro della Repubblica si trovi, in un contesto di conflitto terroristico nazionale o internazionale, nella possibilità di essere oggetto di un ricatto. In quel caso il terrorista potrà fare una specifica richiesta nella consapevolezza che il Ministro può autorizzare o addirittura revocare l'autorizzazione a procedere.

Il Ministro si troverebbe ad essere oggetto di un ricatto. Su questo aspetto occorre una riflessione perché, come sempre dalla notte dei tempi è accaduto, certe cose si fanno ma non sono normativizzate. Per consentire dunque di procedere ad una trattativa, evitando però un ricatto nei confronti di un Ministro della Repubblica, credo che sia necessaria una riflessione più approfondita.

Pertanto, propongo che sia approvato l'emendamento soppressivo approvando nel contempo un ordine del giorno che rimette al Parlamento e al Governo la proposizione di specifici provvedimenti sui quali ci impegniamo tutti a riflettere.

MALAN (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MALAN (FI). Signor Presidente, poiché la proposta, fatta a titolo personale dal senatore Caruso e poi ripresa e accolta dal senatore Calvi, è volta a sopprimere l'articolo 16, parte integrante di un decreto-legge in questo momento in vigore, prima di assumere una decisione di tale rilievo, vorrei chiederle un'ulteriore sospensione dei lavori dell'Aula di dieci minuti.

Solo in questo modo sarà possibile arrivare ad una decisione basta su un'adeguata riflessione. L'approvazione dell'emendamento porterebbe alla soppressione nell'iter parlamentare di un articolo molto delicato, attualmente in vigore. Non mi sembra una questione di poco conto.

PRESIDENTE. Senatore Malan, come lei sa, le pause chiamano altre pause, una seconda ne chiama una terza. Sono molto diffidente sulle pause; vorrei evitare che l'Aula poi finisca per non riunirsi più. Tra l'altro, quando il senatore Caruso ha avanzato la sua proposta ritenevo che egli avesse già redatto l'ordine del giorno. Mi sembra che così non sia, se viene chiesta una sospensione. È così, senatore Caruso?

CARUSO Antonino (AN). Signor Presidente, l'ordine del giorno non è stato ancora redatto. Ho chiesto la parola per riferire del mancato esito della riunione che ha avuto luogo nel periodo di sospensione da lei accordato. Mi sono poi messo a redigere l'ordine del giorno, che deve naturalmente costituire una proposta non un'imposizione, non ho questa presunzione.

Senza nulla volerle suggerire, signor Presidente, credo che una gestione flessibile dei lavori, considerato anche che siamo in anticipo rispetto al previsto, potrebbe consentire di sciogliere i nodi con soddisfazione generale oppure di non scioglierli, ma di lasciare quanto meno ciascuno nella serenità di aver svolto al meglio il proprio compito.

PRESIDENTE. In realtà, siamo in ritardo. Comprendo l'esigenza di una pausa per scrivere l'ordine del giorno, ritengo però non sia giusto che tutta l'Aula ne paghi il prezzo, perché abbiamo altri provvedimenti all'ordine del giorno.

Sospendiamo pertanto l'esame del disegno di legge n. 3571 e passiamo al punto successivo all'ordine del giorno; nel frattempo, coloro che si incaricano di scrivere l'ordine del giorno potranno riunirsi. (Applausi dal Gruppo FI).

 

Discussione dei disegni di legge:

(3328) Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Armani ed altri; Benvenuto ed altri; Lettieri e Benvenuto; La Malfa ed altri; Diliberto ed altri; Fassino ed altri; di un disegno di legge d'iniziativa governativa; dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Antonio Pepe ed altri; Letta ed altri; Lettieri ed altri; Cossa ed altri; di un disegno di legge d'iniziativa governativa e del disegno di legge d'iniziativa dei deputati Grandi ed altri)

(2202) PEDRIZZI. - Disposizioni sul regime della responsabilità e delle incompatibilità delle società di revisione

(2680) PASSIGLI ed altri. - Norme a tutela degli investitori relative alla emissione, collocamento e quotazione in Italia di valori mobiliari emessi da società italiane o estere

(2759) CAMBURSANO ed altri. - Riforma degli strumenti di controllo e vigilanza sulla trasparenza e correttezza dei mercati finanziari

(2760) CAMBURSANO ed altri. - Nuove norme in materia di tutela dei diritti dei risparmiatori e degli investitori e di prevenzione e contrasto dei conflitti di interessi tra i soggetti operanti nei mercati finanziari

(2765) MANZIONE. - Istituzione del Fondo di garanzia degli acquirenti di strumenti finanziari

(3308) PETERLINI ed altri. - Norme in materia di risparmio e di depositi bancari e finanziari non rivendicati giacenti presso le banche e le imprese di investimento (ore 11,19)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge n. 3328, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Armani ed altri; Benvenuto ed altri; Lettieri e Benvenuto; La Malfa ed altri; Diliberto ed altri; Fassino ed altri; di un disegno di legge d'iniziativa governativa; dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Antonio Pepe ed altri; Letta ed altri; Lettieri ed altri; Cossa ed altri; di un disegno di legge d'iniziativa governativa e del disegno di legge d'iniziativa dei deputati Grandi ed altri, e nn. 2202, 2680, 2759, 2760, 2765 e 3308.

La relazione è già stata stampata e distribuita.

Chiedo ai relatori, senatori Semeraro ed Eufemi, se intendono integrarla.

SEMERARO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento legislativo in esame costituisce espressione della volontà di reagire con immediatezza e determinazione alle incresciose vicende che hanno caratterizzato la realtà economica italiana degli ultimi tempi. È chiaro il riferimento ai dissesti Parmalat e Cirio, che oltre a costituire pregiudizievoli situazioni per l'attività imprenditoriale hanno rappresentato anche un duro e sostanziale attentato ai patrimoni dei nostri risparmiatori.

È da respingere l'addebito secondo il quale vi sarebbe stato ritardo nella doverosa reazione della compagine di Governo. Valga evidenziare a tal riguardo che i sistemi in essere, cui la legislazione sta mettendo mano, sono in uso da vario tempo e mai prima d'ora si è pensato di intervenire; ritengo perciò che vi siano le condizioni per rivendicare il merito di aver fatto seguire alla dimostrata sensibilità una concreta attività operativa.

È stata sostanzialmente sentita la necessità di apprestare un idoneo sistema di tutela nel tentativo di offrire adeguata protezione ai risparmiatori, anche in considerazione della grande rilevanza nazionale del fenomeno del risparmio. Si consideri che in Italia la predisposizione al risparmio costituisce una realtà facilmente riscontrabile in ogni categoria sociale, tanto da rappresentare non soltanto un diritto ma anche un dovere verso se stessi, la famiglia e il contesto sociale.

Il disegno di legge in esame rappresenta un provvedimento estremamente articolato, dalla complessa collocazione sistematica, che affronta aspetti molto spesso eterogenei proprio per costruire un quadro di certezze per gli operatori del settore e per l'affidabilità dei mercati che, proprio per le vicende dette, risultano essere stati particolarmente scossi.

Presidenza del vice presidente SALVI (ore 11,21)

 

(Segue SEMERARO, relatore). È indubbio che la previsione costituzionale già esistente all'articolo 47 abbia fino ad oggi trovato attuazione in difesa più della liquidità monetaria che dei risparmiatori e degli imprenditori medi e piccoli. Ed è importante sottolineare come il disegno di legge in discussione si ponga in un'ottica completamente diversa, cioè in quella della decisa difesa dell'attività del risparmiatore, del risparmio, ovvero di quel patrimonio che, se ben affidato e opportunamente tutelato, produce ulteriore ricchezza.

Per altro verso, è importante evidenziare come il disegno di legge si ponga in una situazione di decisa continuità con il lavoro già svolto dal Governo e dal Parlamento durante questa legislatura e consistente essenzialmente nella riforma del diritto societario.

La normativa in discussione investe, infatti, vari profili societari ed essenzialmente quelli attinenti alla disciplina delle società per azioni. Specificamente si riferisce agli organi di amministrazione e controllo, all'azione di responsabilità, alla disciplina delle società estere, alla regolamentazione dei conflitti d'interesse e al sistema di circolazione dei prodotti finanziari e degli strumenti finanziari, oltre che assicurativi.

La finalità essenziale è comunque quella di realizzare la maggiore e migliore trasparenza perché è proprio con l'esaltazione della trasparenza che si realizza la possibilità per l'operatore di scegliere consapevolmente tra le varie offerte e quindi si accrescono le dinamiche competitive dei mercati.

Non v'è dubbio, infatti, che la possibilità di operare in una situazione di certezza e a piena cognizione dei vari meccanismi tecnico-giuridici, metta l'operatore nelle condizioni di operare di più con conseguente vantaggio della competitività dei mercati.

Per altro verso, non può e non deve ritenersi attendibile quanto da alcune parti è stato sostenuto, ovvero la mancanza in seno al Governo e alla maggioranza di un effettivo intento politico di riforma. A tali affermazioni è agevole replicare invitando ad esaminare compiutamente il provvedimento legislativo che, come è agevole riscontrare da una semplice lettura del testo, introduce sostanziali innovazioni che certamente comporterà particolare impegno attuare, ma che non v'è dubbio faranno di contro riscontrare maggiore interesse per il risparmio e per la sua produttività.

Ugualmente da respingere è l'affermazione secondo la quale sarebbe stata prevalente la volontà di non ingenerare conflitti con la Banca d'Italia.

Va considerato che l'intento di attuare una determinata regolamentazione non può e non deve essere confuso con l'intento di evitare ipotizzate conflittualità. È certamente vero, invece, che la conflittualità non sorge quando istituzioni diverse tendono, sia pure con percorsi diversi, all'attuazione della stessa finalità.

Si precisa che in riferimento al riassetto delle posizioni e dei poteri della Banca d'Italia si propone e si desidera attuare ciò che realmente si vuole perché ritenuto più adeguato e non già solo per evitare conflitti. D'altra parte, non sembrano essere le avverse prospettazioni particolarmente motivate né con riferimento a princìpi di diritto, né con riferimento a princìpi semplicemente logici. A dire il vero certe posizioni sembrano più motivate da ragioni di opposizione politica, che da vere e proprie argomentazioni tecniche ed operative.

Invero la disciplina varata dalla Camera dei deputati già realizzava la finalità prima detta e consentiva quindi di ritenere già attuata la conseguente tutela.

Le Commissioni industria e finanze di questo ramo del Parlamento, riunite in seduta comune, hanno ritenuto di apportare alcune variazioni nel tentativo di rendere la legge ancor più adeguata e quindi ancor più capace di attuare l'auspicata tutela.

Sono così stati effettuati interventi ritenuti utili per realizzare gli intenti detti, senza tuttavia eccessive penalizzazioni e restrizioni. Con alcune specifiche modificazioni si è, per esempio, cercato di evitare improvvisi riassetti dell'azionariato con possibilità di conseguenti situazioni decisamente pregiudizievoli. Infatti una più rigida regolamentazione dei rapporti banche-imprese potrebbe determinare la necessità di improvvise vendite di pacchetti azionari con il pericolo di realizzare un assetto non utile o meno conforme alle nostre aspettative.

Particolare attenzione è stata posta nella valutazione dell'attività di amministrazione e nell'esame dei relativi sistemi di reazione a comportamenti di amministrazione non adeguati. A tal riguardo, tuttavia pur nella determinazione di voler attivare idonei sistemi repressivi, si ritiene non potersi condividere la possibilità di automatica revoca degli amministratori in casi di azione di responsabilità proposta dai sindaci, perché una tale impostazione comporterebbe il riconoscimento per il collegio sindacale di poteri di ingerenza nell'attività di gestione.

Con riferimento all'apparato sanzionatorio, si fa osservare che i dissesti sopra richiamati hanno evidenziato alcune inadeguatezze, soprattutto in relazione alle sanzioni in quanto tali. Non v'è dubbio che siano stati proposti emendamenti modificativi in tal senso, e cioè per la determinazione di sanzioni più adeguate.

Particolare attenzione è stata poi posta nel tentativo di eliminare al massimo i conflitti di interesse che costituiscono, com'è noto, una delle ragioni fondamentali di turbativa.

E stata finalmente affrontata la problematica connessa ai depositi giacenti presso le banche. A tal riguardo preme evidenziare che, pur riconoscendo valenza alle argomentazioni a sostegno della non prescrittibilità, non può non considerarsi che in assenza di titolata richiesta di disponibilità non troverebbe attuazione alcun sistema successorio.

In riferimento poi all'espletamento di alcuni compiti connessi alla gestione delle risorse dei fondi pensione, è stato ritenuto necessario riaffidare i compiti medesimi alla COVIP, in considerazione della ritenuta necessità di un approccio unitario e specifico alla relativa attività di vigilanza.

La tutela dei risparmiatori viene infine ulteriormente migliorata mercé la previsione della delega al Governo per l'istituzione di un Fondo di garanzia per i risparmiatori e gli investitori. In sostanza gli operatori tutti nel settore del risparmio in virtù della legge in esame vengono ad essere tutelati non soltanto con l'attuazione dell'obbligo dei prospetti informativi, ma anche con l'ulteriore possibilità di far ricorso al Fondo di garanzia in presenza di situazioni comunque pregiudizievoli.

Infine va evidenziato che per la prima volta si fa riferimento ad uno statuto dei risparmiatori per la migliore individuazione di tutti i diritti loro riconosciuti.

Non è stata condivisa la richiesta, pur avanzata, di creare sezioni specializzate del tribunale, perché così facendo sarebbe stato sostanzialmente realizzato un nuovo accentramento presso le sedi centrali dei tribunali, con conseguente vanificazione dei benefici realizzati con la creazione delle sedi distaccate; tanto, ovviamente, con ulteriore appesantimento dei ruoli giudiziari e conseguente rallentamento della generale amministrazione della giustizia.

Per concludere, senza ovviamente osare di pensare d'aver fatto riferimento a tutte le problematiche trattate e le innovazioni introdotte, va detto che il provvedimento in esame costituisce davvero un'importante conquista e appare oltremodo idoneo alla soddisfazione della funzione sociale cui è preposto. (Applausi dal Gruppo AN).

EUFEMI, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nelle relazione scritta viene dato ampio conto delle modifiche intervenute sulla nuova normativa per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari nelle Commissioni riunite finanze e industria sul testo trasmesso dalla Camera.

Non abbiamo perso tempo. Presentiamo all'esame dell'Aula una riforma di sistema che si integra con la recente normativa sul market abuse, con più forti poteri di indagine, alla quale aggiungiamo la costruzione di un secondo pilastro di un edificio che va consolidato in più strutture.

Quella che stiamo per affrontare è una riforma importante che abbiamo portato avanti con determinazione per aprire una nuova fase di difesa piena del risparmio, in coerenza con i princìpi costituzionali fissati dall'articolo 47 della Carta costituzionale.

Abbiamo salvaguardato l'impianto trasmesso dalla Camera, senza rinunciare a interventi correttivi, migliorativi e di perfezionamento. Su molti punti si è registrato un consenso condiviso superando numerose delle originarie contrapposizioni. È un dato positivo che va sottolineato. Questa riforma va nella giusta direzione perché capace di innescare quel processo di trasformazione richiesto dal mutato contesto internazionale e dalla necessità di superare le difficoltà di adattamento del sistema italiano.

Viene affermata una cultura dei controlli mirando più al merito che alla forma, per tutelare più efficacemente il risparmio e i risparmiatori.

È stata preferita la vigilanza per finalità, caratterizzata dalla presenza di più Autorità, ognuna competente, ponendole, in una nuova e funzionale articolazione, in grado di migliorare la loro capacità operativa, rispetto agli obiettivi di stabilità, trasparenza e concorrenza, nonché la specificità rispetto al sistema di vigilanza sul sistema assicurativo e su quello previdenziale.

Questo disegno è stato realizzato nella consapevolezza di quell'indispensabile rafforzamento della CONSOB, sia in termini di competenza che di risorse, già compiuto con il varo della disciplina sugli abusi di mercato.

Rappresenta una precisa e valida risposta ai mercati finanziari, recuperando una più forte fiducia nel sistema e nel suo funzionamento.

Abbiamo operato per recuperare i ritardi nel determinare un più forte ed adeguato ambiente giuridico a tutela del risparmio, strumento e condizione essenziale per accrescere le potenzialità di sviluppo del Paese, che non possono prescindere dalla immissione di risparmio nei circuiti finanziari destinati al sostegno delle attività produttive e determinando una ripresa di investimenti finanziari piuttosto che scelte difensive di liquidità.

Vengono rafforzati i presìdi a tutela degli investitori e dei risparmiatori, predisponendo regole, procedure e controlli più semplici ed efficaci.

Rappresenta quell'indispensabile, profondo rinnovamento del diritto finanziario, del governo societario e dell'apparato sanzionatorio, adeguandoli alla sfida di un'economia globalizzata, rafforzando le regole della democrazia e proteggendo i cittadini risparmiatori.

Lo dimostrano alcuni numeri particolarmente significativi, relativamente alle modifiche intervenute sul TUF, il testo unico della finanza (in numero di 52), e sul TUB, il testo unico bancario (in numero di 12), nonché ai sette princìpi di delega.

I risparmiatori sono stati al centro delle nostre scelte politiche e parlamentari.

Aggiungo un dato che merita di essere richiamato. Nell'elaborazione delle norme è stata recuperata ed affermata una centralità parlamentare che esalta la funzione del Senato e del Parlamento.

Si è ritenuto di mantenere sostanzialmente inalterata la parte relativa al governo societario, salvo modeste correzioni.

Sono state poi apportate le seguenti significative innovazioni.

Interventi più radicali sulle società off-shore, i cosiddetti paradisi fiscali, con una disciplina speciale volta ad assicurare trasparenza sulle società estere controllate da società italiane, con rafforzamento dei controlli per contrastare più efficacemente interventi elusivi rispetto alla normativa nazionale, rafforzando i poteri della CONSOB sulla possibilità di detenere il controllo di società in Paesi con gravi carenze sulle informative societarie.

Sul sistema dei compensi premianti (le cosiddette stock options), affermiamo una cultura delle opzioni di crescita attraverso maggiore trasparenza e conoscenza degli azionisti; rispetto alla caduta di standard etici, è necessario indirizzare comportamenti che orientino un corretto rapporto tra azionisti e manager, fondato sulla trasparenza e sulla integrità.

In merito ai rapporti banca-impresa si è guardato a responsabilizzare l'autorità creditizia nella valutazione del credito concedibile, attesa la funzione tipica di vigilanza prudenziale; si evitano quelle rigidità che avrebbero determinato un riassetto forzoso dell'azionariato delle banche quotate in Italia, oltre che dannose conseguenze.

Sulla circolazione dei prodotti finanziari è stata operata una scelta precisa: si è garantito l'obbligo di prospetto per le offerte fuori sede, garantendo e tutelando i risparmiatori rispetto ai rischi finanziari dei prodotti; tale condizione è parsa ineludibile rispetto all'esigenza di difendere il risparmio sulla vendita di prodotti assicurativi a contenuto finanziario. Ciò acquista ancora più forte significato in vista della disciplina del trattamento di fine rapporto.

Sulle società di revisione, si è guardato agli orientamenti comunitari, puntando sulla qualità e sulla responsabilità.

L'uso della Guardia di finanza viene garantita alle Authority nell'esercizio dei poteri di vigilanza informativa e ispettiva loro attribuiti, tenendo conto della riservatezza e del vincolo del segreto d'ufficio.

L'impianto sanzionatorio è stato rafforzato, rendendolo più rigoroso ed efficace. Rappresenta uno dei cardini del provvedimento, passando dalla natura contravvenzionale alla natura penale.

Abbiamo ritenuto di superare la difficile applicabilità delle soglie con norme in linea con la disciplina europea in materia di bilanci societari adottando sanzioni penali effettive, proporzionate e dissuasive per le violazioni delle informazioni societarie.

L'esigenza di tutela del risparmio emersa a seguito dei noti scandali finanziari viene confermata con le disposizioni recanti aumento delle sanzioni penali e amministrative.

Onorevole Presidente, senatori, una buona legge può non essere sufficiente per impedire comportamenti fraudolenti o manipolazione dei conti.

Nonostante la legge Sarbanes-Oxley, negli Stati Uniti si sono registrati nuovi recenti scandali. Gli scandali non sono solo di oggi. Per Benedetto Croce "sono cose di tutti i tempi e di tutti i Paesi".

Compito del legislatore è, tuttavia, creare buone regole per rendere difficili comportamenti illeciti adeguando il quadro normativo alle asimmetrie createsi tra norme vigenti, prassi e comportamenti degli operatori che, soprattutto in una economia globalizzata, cercano di fuggire dalle giurisdizioni locali. Ecco perché si rende necessario intervenire sul diritto del mercato finanziario con risposte adeguate, attraverso un costante adeguamento dei vincoli di comportamento che non sono solo giuridici ma anche morali, perché il sistema economico e finanziario non è indifferente a tali comportamenti.

È necessario recuperare quel valore impalpabile che è la fiducia dei cittadini, oltre che la certezza dei diritto soprattutto in sede giurisdizionale. Essa è una determinante della crescita, se la si prepara attraverso un contesto di regole certe e rispetto delle stesse da parte di tutti i soggetti: Autorità di controllo, istituzioni, emittenti, collocatori e sottoscrittori.

Approvare questa riforma in tempi brevi, perché diventi pienamente operativa, non è l'obiettivo esclusivo del Governo o della maggioranza che lo sostiene. Riteniamo invece, al contrario, che tutti devono farsi carico di perseguirla affinché possa costituire un elemento fondamentale per favorire la crescita del Paese.

Questa legge non è una occasione perduta. Sappiamo bene che non è l'unica occasione e neppure l'ultima per intervenire su un quadro economico-finanziario in continua evoluzione, per adeguare le infrastrutture normative in modo coerente. Tra queste rientreranno tra breve gli interventi sui conglomerati finanziari e sulle OPA.

Tutto ciò richiede un Parlamento capace di intervenire prontamente e con decisione, evitando sterili e dannose polemiche. Sarebbe estremamente dannoso per l'immagine internazionale dell'Italia e del nostro sistema economico e produttivo non raggiungere in tempi rapidi gli obiettivi che questa legge si pone. (Applausi dal Gruppo UDC e del senatore Fasolino).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale che, come convenuto, avrà luogo nella seduta antimeridiana di mercoledì 14 settembre.

Rinvio pertanto il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3571 (ore 11,41)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 16 del decreto-legge, precedentemente accantonati.

Chiedo al relatore Boscetto se ha notizie da comunicare all'Aula sulla possibile presentazione di un ordine del giorno.

BOSCETTO, relatore. Il senatore Cirami ed altri colleghi sono ancora riuniti.

 

PRESIDENTE. Colleghi, dobbiamo decidere sul prosieguo dei nostri lavori.

 

BOSCETTO, relatore. Signor Presidente, chiederei di sospendere i nostri lavori per 10 minuti.

PRESIDENTE. D'accordo. Sospendiamo, dunque, per 10 minuti i nostri lavori. Alla ripresa, si procederà con le votazioni senza ulteriori interruzioni.

La seduta è pertanto sospesa.

 

(La seduta, sospesa alle ore 11,42, è ripresa alle ore 12).

Presidenza del vice presidente FISICHELLA

 

Riprendiamo i nostri lavori, anche perché rispetto al tempo preventivato per la sospensione siamo già andati oltre di alcuni minuti.

Chiedo dunque al relatore di riferire sulle decisioni assunte in merito agli emendamenti riferiti all'articolo 16.

CIRAMI, relatore. Signor Presidente, in ordine all'articolo 16, i relatori presentano anch'essi un emendamento volto a sopprimere tale articolo. Contestualmente, presentano anche un ordine del giorno del quale darà lettura il senatore Caruso Antonino.

CARUSO Antonino (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CARUSO Antonino (AN). Signor Presidente, l'ordine del giorno proposto all'attenzione dell'Assemblea e del Governo ha il seguente tenore: «Il Senato,

premesso che l'articolo 16 del decreto-legge in discussione affronta il tema dell'armonizzazione delle disposizioni contenute nell'articolo 313 del codice penale con le nuove previsioni in materia di terrorismo internazionale;

che punto centrale della questione è se il Ministro della giustizia debba o non debba avere il potere di autorizzare i procedimenti penali che dovessero essere avviati in relazione ai fatti riconducibili alle nuove fattispecie di reato ora introdotte. Considerato che la necessità di detta armonizzazione appare oggettivamente irrinunciabile;

considerato altresì che altrettanto irrinunciabile è l'esigenza che siano sottoposte al vaglio del Governo oltre che della magistratura tutte quelle questioni, anche aventi rilevanza penale, alla cui risoluzione possono essere collegati rilevanti interessi collettivi;

considerato che la soluzione approntata con l'articolo 16 del decreto-legge appare perseguire la corretta via del bilanciamento delle competenze, della magistratura e governativa, non sottraendo alla prima tutte quelle a carattere cautelare e immediato, e assegnando alla seconda le valutazioni più complessive da compiersi anche nell'ottica e tenuto conto di un quadro sovranazionale;

considerato tuttavia che appaiono utili ulteriori approfondimenti mirati a meglio definire il rapporto tra le nuove disposizioni e la cornice normativa definita dall'articolo 313 del codice penale, oltre che i termini di operabilità del medesimo,

impegna il Governo a nuovamente affrontare la questione riproponendola nell'ambito degli imminenti, nuovi provvedimenti dallo stesso annunciati, che pure intervengono nella materia del contrasto al terrorismo e, segnatamente, nel disegno di legge, approvato dal Consiglio dei ministri, nella seduta del 22 luglio 2005, che propone misure di contrasto al fenomeno del terrorismo anche con l'istituzione di una Direzione nazionale antiterrorismo.

PRESIDENTE. Invito il relatore e la rappresentante del Governo a pronunciarsi sull'ordine del giorno G.16.100.

CIRAMI, relatore. Esprimo ovviamente parere favorevole.

SANTELLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, avevo espresso parere contrario sugli emendamenti soppressivi dell'articolo 16. Considerata la discussione in Assemblea, che ha ribadito la necessità dell'articolo con la richiesta di una maggiore riflessione proprio per la delicatezza della materia, rettifico il parere contrario, rimettendomi all'Assemblea, e accolgo l'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G16.100 non sarà posto in votazione.

Avverto che i relatori hanno presentato l'emendamento 16.200, soppressivo dell'articolo 16.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 16.1, identico agli emendamenti 16.2, 16.4 e 16.200.

TIRELLI (LP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

TIRELLI (LP). Signor Presidente, pur essendo favorevole all'ordine del giorno G16.100, il nostro Gruppo si asterrà - ben sapendo che al Senato l'astensione equivale ad un voto contrario - sugli emendamenti soppressivi dell'articolo 16.

Riteniamo, infatti, che nell'ambito di un decreto-legge che affronta un'emergenza l'articolo 16 sia un'assunzione di responsabilità politica da parte del Governo e, secondo noi, nelle condizioni odierne di lotta al terrorismo occorre un'assunzione di responsabilità politica.

BRUTTI Massimo (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BRUTTI Massimo (DS-U). Signor Presidente, nel dichiarare il voto favorevole sugli emendamenti soppressivi dell'articolo 16, sottolineo che l'ordine del giorno letto poco fa dal presidente della Commissione giustizia, senatore Caruso, è il risultato di una discussione svoltasi tra noi. Il testo dell'ordine del giorno fa salvo un punto di tale discussione: in una materia così rilevante, è necessario intervenire valutando tutti gli aspetti della questione, in una sede più opportuna rispetto a quella del decreto-legge in discussione.

Abbiamo faticosamente, in queste ventiquattro ore o poco più, svolto una discussione su temi delicati, su norme non decisive ma utili alla lotta contro il terrorismo, anche partendo da punti di vista diversi. Che si sia costruita progressivamente, con difficoltà e sacrifici da parte di ciascuno, una convergenza unitaria è per noi un dato positivo e proprio partendo da qui i problemi affrontati e segnalati nell'ordine del giorno presentato dal presidente Caruso potranno essere distesamente e attentamente valutati in futuro.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 16.1, presentato dal senatore Boco e da altri senatori, identico agli emendamenti 16.2, presentato dal senatore Calvi e da altri senatori, 16.4, presentato dal senatore Battisti e da altri senatori, e 16.200, presentato da relatori.

È approvato.

 

Risultano pertanto preclusi gli emendamenti 16.3 e 16.100.

Passiamo alla votazione finale.

FORMISANO (Misto-IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FORMISANO (Misto-IdV). Signor Presidente, come annunciato nel corso della discussione generale, l'orientamento del Gruppo dell'Italia dei Valori è positivo, per cui voteremo a favore del provvedimento. Il nostro sarà un voto favorevole convinto, sereno e consapevole, perché la relazione del Ministro ci convince; ci ha convinti per il suo taglio culturale. Non è stato adombrato, come invece sembrava essere da altra parte, alcuno scontro di civiltà. Crediamo che questa sia l'impostazione giusta da dare alla soluzione dei problemi.

Un voto favorevole e sereno perché le norme che approviamo non determinano lesioni di diritti e di libertà individuali che non siano compatibili con la situazione attuale che attraversiamo; un voto favorevole e consapevole perché l'inserimento dei precedenti istituti che hanno dato soluzione positiva - pensiamo alla premialità - è da noi considerato un'ottima scelta; un voto favorevole perché il contributo emerso dall'Assemblea ha sicuramente migliorato il provvedimento.

Non sappiamo se ciò sarà sufficiente a far sentire tutti noi e tutti i cittadini più sicuri. Siamo però convinti, signor Presidente e signori rappresentanti del Governo, che questa è la strada sulla quale occorre continuare nella legiferazione degli anni successivi.

Ribadisco quindi, a nome dei senatori dell'Italia dei Valori, il voto favorevole sul provvedimento in esame.

MALABARBA (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MALABARBA (Misto-RC). Con decisione, signor Presidente, voteremo contro questo decreto liberticida e, nella migliore delle ipotesi, inutile ed inefficace nell'azione di contrasto al terrorismo. Ne abbiamo chiarito le ragioni innanzitutto riguardo alla presunta urgenza, non tanto del decreto, quanto della sua frettolosa conversione in legge (e qualche problema per questa frettolosità lo abbiamo verificato fino a pochi minuti fa). Non ci avete spiegato, anzi non avete neppure voluto affrontare l'argomento, forti di uno sconcertante clima bipartisan, perché non avete spiegazione alcuna, se non quella di apparire gli interpreti più decisi dell'umore securitario diffuso a seguito degli attentati, soprattutto in Europa.

Siamo preoccupati, signor Presidente, per questo segnale, per questa deriva che non trova ancoraggio democratico. E lo siamo soprattutto perché, come ho già avuto occasione di dire, è facile prevedere che prima o poi un qualche attentato coinvolgerà l'Italia, all'interno o all'esterno dei suoi confini nazionali. Già c'è chi si sta preparando a sfruttare emotivamente il clima di paura che ne potrebbe nascere per imporre nuovi passi verso leggi speciali e Stato di polizia. Altro che potenziare l'intelligence per prevenire disastri! Le norme che aleggiano nel dibattito parlamentare e politico e che "i pappamolla" oggi non raccolgono potrebbero così trovare sostenitori più ampi degli attuali.

Già le allusioni all'impiego diretto dell'esercito in attività di ordine pubblico, attraverso l'emendamento riproposto dalla maggioranza, che consente ai militari perquisizioni di persone e mezzi, ne sono una dimostrazione.

Qui voglio sollevare l'aspetto più inquietante della dinamica che si apre, anche a partire dalle modalità con cui si approva un decreto e lo si converte in legge senza alcun serio confronto di merito. Giorno dopo giorno, anche con il sostegno di interessate campagne di stampa, si stanno aggiungendo, l'uno dopo l'altro, tasselli di un potere fuori controllo democratico attorno al Capo della polizia e della pubblica sicurezza. Non di maggiore efficienza si tratta, ma di accumulo di poteri ossequiosi di dottrine diventate vincenti oltre Atlantico.

Succedono vicende a cui non si dà risposta, ma una risposta - come è ovvio - non può non esservi. È per questo che i Servizi di altri Paesi possono permettersi di rapire in pieno centro a Milano un rifugiato politico egiziano nel 2003, senza che nessuno sappia, e tanto meno chieda conto al Paese, chi ha commesso questo gravissimo reato. È per questo che si contrasta un'iniziativa del Governo e dei Servizi italiani che liberano gli ostaggi in Iraq, al punto di creare le condizioni che hanno portato all'uccisione di Nicola Calipari, senza che nessuno possa neppure mettere sotto processo i suoi assassini. È per questo che non si può stare nella guerra americana in Medio Oriente su una posizione presuntamente distinta da quella di chi ha invaso e bombardato quel Paese.

Dire che la partecipazione alla guerra in Iraq non ha niente a che vedere con il terrorismo di ritorno nei Paesi belligeranti è semplicemente un nonsenso. Cito testualmente: «Nonostante i terroristi abbiano una serie di obiettivi e siano spinti da una molteplicità di "cause", l'Iraq rappresenta un fattore dominante per diversi gruppi estremisti (...). Si ritiene che persone che simpatizzano per la guerriglia si siano recate in Mesopotamia per combattere contro le forze della coalizione (…). È possibile che alcune di queste tornino (…) e prendano in considerazione la possibilità di portare a termine qui degli attacchi». Quello che ho letto è un comunicato del Servizio segreto inglese MI5 di giovedì 28 luglio.

No, state proprio sbagliando strada e ci batteremo, con forza, per difendere la legalità, la democrazia e la libertà nel nostro Paese.

FALOMI (Misto-Cant). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FALOMI (Misto-Cant). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Gruppo del Cantiere voterà contro questo provvedimento, intanto perché in questo ramo del Parlamento - e penso accadrà anche nell'altro - siamo stati costretti a discutere in pochissimo tempo un provvedimento che incide seriamente sulle libertà dei cittadini. In secondo luogo, perché siamo convinti che le misure indicate nel provvedimento in realtà si rivelano più propagandistiche che concretamente efficaci. Siamo convinti che la battaglia contro il terrorismo è possibile farla soprattutto attraverso l'iniziativa politica, che è il vero punto mancante del nostro dibattito sul terrorismo.

Ci vuole una radicale inversione di rotta nelle politiche del mondo occidentale nei confronti dei Paesi arabi e credo sia la politica a poter creare le condizioni e gli spazi che consentano al terrorismo di non avere più quell'acqua, quello spazio nel quale nuota tranquillamente, nel quale riesce a creare consensi di importanti settori del mondo islamico.

Il terrorismo va isolato. Non bastano le prediche retoriche, non bastano misure che pure possono essere necessarie. Sicuramente; però, non lo si può contrastare limitando in nome della sicurezza le nostre libertà. Si è parlato molto dell'equilibrio fra libertà e sicurezza; noi diciamo che questo provvedimento altera tale equilibrio: in nome della sicurezza, si ledono libertà fondamentali.

Sono queste le ragioni per cui il nostro Gruppo esprimerà un voto contrario.

RIGHETTI (Misto-Pop-Udeur). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

RIGHETTI (Misto-Pop-Udeur). Signor Presidente, la nostra è una dichiarazione di voto favorevole sul decreto in oggetto, che intende dare risposte all'emergenza terrorismo.

Il terrorismo fondamentalista non ha ancora colpito l'Italia, ma secondo il Ministro dell'interno, di cui ci fidiamo, ci sono le avvisaglie per possibili attacchi estremistici.

Il testo del decreto, considerati l'emergenza e il livello di allarme, ci sembra un testo equilibrato, un testo che tenta di coprire quelle lacune legislative che ora impedirebbero un'azione concreta contro il terrorismo.

In questo modo, intendiamo rassicurare l'opinione pubblica che lo Stato sta facendo tutto quanto sia nelle proprie possibilità per individuare eventuali cellule terroristiche e prevenire eventuali atti sanguinari che colpirebbero, così com'è successo in altri Paesi, la popolazione civile.

Bisogna mettere le forze di polizia nelle condizioni di operare con tutte le risorse possibili e la magistratura di lavorare senza limiti legislativi troppo stringenti riguardo ad indagini complicate svolte nei confronti di organizzazioni che spesso riescono a superare persino i sofisticati metodi di indagine dei servizi di intelligence.

Diamo atto al ministro Pisanu di essere riuscito ad isolare le posizioni estremiste all'interno della propria maggioranza. Le nuove norme ci sembrano generalmente di buon senso, ma, laddove potessero sembrare norme di necessità, siamo anche certi che, una volta terminata l'emergenza, tra qualche mese o tra qualche anno, potranno tornare a una nuova valutazione del Parlamento.

Ribadisco, quindi, il voto favorevole dei senatori Popolari-Udeur.

PERUZZOTTI (LP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PERUZZOTTI (LP). Signor Presidente, poiché si sta parlando di una materia estremamente seria e che potrebbe anche pregiudicare il futuro del nostro Paese, chiedo quanto meno che il Ministro dell'interno venga in Aula ad ascoltare quello che hanno da dire i senatori.

PRESIDENTE. Senatore Peruzzotti, mi rendo conto di quello che lei dice, che vale come una sollecitazione. Intanto,però, il Governo è rappresentato da due Sottosegretari e quindi procediamo nelle dichiarazioni di voto.

 

PERUZZOTTI (LP). Nessuno dei due è Sottosegretario di Stato per l'interno, signor Presidente!

MARINI (Misto-SDI-US). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MARINI (Misto-SDI-US). Signor Presidente, voterò a favore di questo provvedimento. Temo, però, che non risolveremo i problemi della sicurezza. Comunque, le norme contenute in questo cosiddetto pacchetto sono le uniche decisioni che potevano essere prese in questo momento.

Questa è una materia particolare, delicatissima, che interagisce tra sicurezza e modo di essere della democrazia e noi abbiamo consapevolezza che, oltre questi provvedimenti, qualora si fossero previste norme più rigide, si sarebbe invaso il campo delle libertà individuali e non possiamo rinunciare a difendere sempre, ovunque e in ogni circostanza la libertà di ogni cittadino.

Ne abbiamo avuto un esempio da parte dei governanti inglesi: sia la Regina Elisabetta II, sia il primo ministro Blair, all'indomani di quella tragedia, che ha sconvolto l'Europa, hanno avuto parole ferme di difesa della democrazia, hanno ammonito i terroristi e l'intera Europa che in ogni caso l'Inghilterra non avrebbe rinunciato a mantenere il proprio sistema di garanzie delle libertà individuali.

Ecco che, allora, abbiamo l'esigenza di capire come il sistema di garanzie a presidio delle libertà individuali non possa essere travolto in nessun caso dall'esigenza di assicurare maggiore sicurezza collettiva.

Le norme che stiamo per approvare facilitano, da un lato, le indagini e, dall'altro, la tempestività dell'allontanamento di soggetti ritenuti pericolosi. Non si ha alcuna obiezione, in termini di principio, a tale impostazione, purché vi sia sempre equilibrio tra sicurezza collettiva e diritti individuali.

La via per costruire una società libera, sicura e rispettosa dell'interesse generale e delle esigenze dei singoli è lunga e non breve.

Il fenomeno del terrorismo ha caratteristiche particolari e non può essere combattuto con gli strumenti tradizionali. L'inasprimento delle pene o la tempestività dell'esecuzione dei provvedimenti sono del tutto inefficaci contro un uomo che sacrifica la propria vita per compiere un atto di distruzione. Ci sembrerebbero piuttosto più utili un lavoro d'intelligence maggiormente accurato, un migliore addestramento della polizia, l'aumento degli organici, l'apprendimento delle lingue dei Paesi dai quali i terroristi provengono da parte delle Forze dell'ordine, una diffusa rete di informatori nei Paesi da cui partono i terroristi; sappiamo che tutto ciò richiede uno sforzo enorme da parte dello Stato, con mezzi finanziari adeguati.

Sarebbe bene che il Governo tenesse nel dovuto conto l'esigenza di reperire le necessarie risorse economiche. Noi approviamo queste norme - alludo ai colleghi socialisti presenti in Senato - ritenendo che un eventuale maggiore inasprimento introdurrebbe una legislazione emergenziale che sarebbe inaccettabile, oltre che inutile.

La democrazia si difende esaltando i suoi caratteri di società libera, aperta e tollerante. Riteniamo, pertanto, fuori luogo certe affermazioni sullo scontro di civiltà, che fa da controcampo alla predicazione del fondamentalismo islamico. (Congratulazioni).

ANDREOTTI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

ANDREOTTI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il senatore Pedrini ha già espresso nella discussione generale il consenso del nostro piccolo Gruppo al decreto con cui si cerca di fronteggiare una turbolenza internazionale che non conosce regole, né avverte remore. Purtroppo, è in parte la conseguenza logica del terrorismo degli Stati che, da ambo le parti, ha visto nella Seconda guerra mondiale non esserci più fronti militari di combattimento, ma distruzioni di intere popolazioni con i bombardamenti indiscriminati delle città. È la guerra che ha sconfitto il nazifascismo, ma ha creato la tragica novità dei mutilatini.

Ma c'è di più. I vincitori fecero giustizia non del colonialismo, ma soltanto del colonialismo dei perdenti.

Nel suo saggio discorso di ieri, il Ministro è rifuggito da facili invettive e da confusioni di fondo. C'è da augurarsi che qualche suo collega di Governo si allinei a questa responsabile serenità, abbandonando le invettive, le demonizzazioni e sostanzialmente un razzismo ritenuto antirazzista.

Certamente in momenti difficili bisogna stringere i freni. Purtroppo, spesso cadiamo in contraddizioni. Quando in un momento molto pesante e minaccioso fu emanata la legge Reale (fermo di polizia per quarantotto ore), le critiche furono aspre. Ricordo - a parte le opposizioni di partiti - un durissimo articolo di fondo de «La Stampa» di Torino che denunciava lo scivolo verso uno Stato di polizia. Rumor, poveretto, fu messo in croce.

Ferma restando l'utilità anche psicologica delle misure che oggi ratifichiamo, occorre continuare ad approfondire l'analisi di un mondo che sta cambiando, contrassegnato anche da massicci spostamenti di popolazioni non rassegnate e sfruttate.

Il Ministro, ieri, ha fatto un accenno importante ad un organismo di coordinamento degli islamici che vivono in Italia. Questo dovrebbe consentire di poter arrivare a quel protocollo d'intesa che, proprio per la mancanza di un interlocutore, non si è potuto portare a compimento, come per le altre religioni.

Ma c'è di più. Dobbiamo attuare un colloquio con le migliaia di giovani dei Paesi islamici che hanno fatto i loro studi qui in Italia. È una rete di persone (importanti o no che siano diventate) con la quale si può davvero intessere un dialogo che potrà far superare l'esperienza di questo momento e creare un avvenire di comprensione, di convergenze e di obiettivi comuni.

Sono grato al ministro Pisanu. Ieri, dopo un cenno molto appropriato (che va approfondito) al narcotraffico, egli ci ha fatto risentire, nell'analisi politica, il linguaggio di quella che fu l'Italia di Giorgio La Pira e di Enrico Mattei. (Applausi dai Gruppi Aut, DS-U e UDC).

BOCO (Verdi-Un). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BOCO (Verdi-Un). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi, Ken Livingstone ha difeso pubblicamente l'operato della polizia londinese dopo la drammatica uccisione del giovane brasiliano, Jean Charles de Menezes. Lui è il sindaco di Londra, una città colpita proprio nella sua straordinaria multietnicità. Voglio pensare che all'uomo Livingstone ciò sia costato molto, ma per i suoi cittadini e per coloro che devono salvaguardarne libertà e sicurezza il sindaco Livingstone forse - e dico forse - si è fortificato come punto di riferimento.

Ministro Pisanu (mi rivolgo a lei in sua assenza, ma proprio a lei voglio parlare, confidando nei Resoconti), lei ha detto cose sagge in quest'Aula, apprezzabili, rivelando per l'ennesima volta la sostanziale differenza che c'è tra un politico - e lei lo è di lungo corso - e i politici improvvisati di questa inquietante seconda Repubblica, dove la legittima ricerca del consenso elettorale degrada sempre più spesso in oscena vellicazione del basso ventre.

Ma nella palpabile tensione di un Paese allarmato lei non riesce ad essere punto di riferimento, perché le sue parole e la sua misurata postura sono altro da questo decreto-legge: perché un Paese che ormai ha visto Manhattan l'11 settembre 2001, Madrid l'11 marzo 2004, Londra il 7 luglio 2005 e tutto ciò che ne è conseguito, un Paese comunque non ancora colpito, nel suo territorio, dal terrorismo di matrice islamica, può mettersi in condizione di difendere i suoi cittadini e tutti i Jean Charles che da noi approdano alla ricerca di un futuro o semplicemente perché piace più vivere che sopravvivere.

Colleghi della maggioranza, colleghi dell'opposizione, qui rischiamo di uccidere Jean Charles de Menezes una seconda volta, se alimentiamo questa forsennata paura degli zainetti con cui girano i nostri giovani, come i giovani extracomunitari: e la stiamo alimentando in quest'aula, con un'immotivata celebrazione di un provvedimento deludente e inefficace, che ha l'unico scopo di urlare "sicurezza, sicurezza" in faccia ai cittadini, specchiandosi nella paura e nell'irrazionalità della paura. Non è una risposta, è un'eco sul precipizio. Quanto ci vorrà perché quell'urlo si trasformi in un "dalli all'islamico", "dalli allo straniero"? Veramente penso che stiamo scherzando col fuoco. Ci apprestiamo a licenziare un elenco di misure frammentarie e scoordinate di controllo poliziesco del movimento e della libertà di comunicazione. Inquietanti sono le disposizioni in materia di libertà personale, con la reintroduzione dell'arresto fuori flagranza di reato e il fermo senza difensore.

Negli articoli 270-quater e 270-quinquies che il decreto introduce nel codice penale resta del tutto indeterminata la finalità di terrorismo e altrettanto indeterminata è la condotta concreta del soggetto che viene ad essere punito e gli emendamenti che abbiamo approvato non risolvono in alcun modo il problema.

Il Governo, nel procedere a una definizione chiara della «finalità di terrorismo», fa riferimento a una serie di condotte citate nella decisione quadro n. 472 del 2002 del Consiglio dell'Unione Europea. Ebbene, tutte quelle condotte sono già punite dal nostro ordinamento penale e l'inquadrarle ora in una cornice così labile non può certo lasciare tranquilli, né chi ha a cuore i diritti, né chi ha a cuore la sicurezza.

Uso questa distinzione per amore di sintesi, non l'apprezzo, perché sono saturo del suo vuoto, come del vuoto delle dichiarazioni, leghiste soprattutto, e del vuoto su cui si costruisce da parte dei neozelanti delle maniere forti (mi scuserà il presidente Amato se mi permetto di citarlo) la definizione di una sinistra debole. Sto parlando della vacuità delle letture facili e di un congelamento massmediatico in cui ormai sembra naturale anche per noi in quest'Aula, colleghi, gelare l'anima.

Abbiamo i nostri soldati in Iraq, andiamo a ledere il nostro sistema di garanzie di cittadinanza, muoiono a Londra come a Sharm el Sheik nostri concittadini, e due luoghi comuni ci accontentano; mai tentare almeno di comprendere quanto accade, per trovare soluzioni mirate, razionali. Ma se giovani islamici si trasformano in kamikaze, si suicidano uccidendo, che pensiamo di fare con il permesso di soggiorno agli stranieri che collaborano? Sì, invitiamo alla delazione, ottimo approdo alla civiltà occidentale e ottima risposta delle nostre istituzioni all'attuale minaccia terroristica internazionale il regalo ai pentiti del terrorismo. È orribile.

Colleghi, sabato 23 luglio, mentre il mondo arabo, l'Occidente e l'Italia assistevano attoniti a una nuova tragedia, circa 80.000 persone a Roma entravano con ordine allo stadio Olimpico, dopo un'attesa ovviamente più lunga della norma, a causa dei controlli intensificati. Quando è iniziata la canzone «Sunday Bloody Sunday», sul massacro irlandese di Londonderry, dedicata quel giorno a tutte le famiglie e le vite spezzate dall'attentato in Egitto, Bono degli U2 aveva sulla fronte una benda con sopra scritto «CoeXisT», parola che appariva anche sui megaschermi. Inconfondibili i simboli delle tre maiuscole: «C», disegnata come una mezzaluna musulmana, «X» per la stella di David, «T» per la croce cristiana.

Mi direte che, nonostante il carisma e l'impegno, si tratta pur sempre di un rockettaro. Avete ragione, ben altri sono i compiti e gli strumenti di una classe politica chiamata a difendere il Paese dalla minaccia terroristica. Senz'altro. Per noi Verdi una classe politica responsabile, a fronte delle nuove minacce incombenti, deve saper tirar fuori il meglio del proprio Paese, il coraggio, l'ostinazione e la speranza di quei giovani e meno giovani che si emozionano davanti alla scritta: «CoeXisT».

Con simili frettolosi provvedimenti, che ledono i diritti e incitano alla paura e al sospetto, imprigioniamo l'Italia, già così restia ad aprire gli occhi sul terzo millennio, nella stagnazione dei titoli di giornale, dei commenti editoriali e da bar. Pensate pure, colleghi, alle prossime elezioni, noi Verdi vogliamo guardare almeno all'orizzonte dei nostri figli.

Per questo votiamo contro. Con tristezza e preoccupazione ci avviamo verso la fine di questo dibattito e con convinzione e fermezza voteremo no a questo provvedimento, preoccupati della deriva che immettiamo nella nostra società, della superficialità mostrata da questo Parlamento e questo Paese su tali questioni, che attraverseranno l'oggi e il domani della vita e della morte della nostra società. Noi Verdi saremo conseguenti e per questo diremo «no». (Applausi dai Gruppi Verdi-Un e Misto-RC).

Presidenza del presidente PERA (ore 12,32)

 

PIROVANO (LP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PIROVANO (LP). Signor Presidente, rappresentanti del Governo (non vedo il Ministro dell'interno), colleghi, siamo in procinto di votare la conversione in legge del decreto legge n. 144, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale.

Le migliaia di morti tra civili e innocenti di tutto il mondo reclamano da tempo azioni di difesa e soprattutto di contrasto alla barbarie vigliacca del terrorismo islamico integralista. La vigliaccheria è una prerogativa non eliminabile del terrorismo ed in particolare del fanatismo religioso spinto agli eccessi più efferati. Con il decreto che stiamo convertendo in legge dovremo contrastare il terrore e proteggere la nostra gente: ma nella scala dei valori e delle priorità del Ministro dell'interno ho sentito, e non velatamente, quasi delle scuse a giustificazione di un superficiale indurimento di alcune norme volte a reprimere gli assassinii della nostra gente occidentale. La priorità delle scuse al mondo islamico, la più completa apertura incondizionata ad una filosofia di vita, o di morte: si è visto con i fatti e con i cadaveri.

Ebbene, questa vita, questo modo di vivere è assolutamente opposto al nostro. È opposto al nostro mondo: al mondo dei piccoli paesi, delle feste del Patrono, delle feste di Natale, ormai rinominate feste d'inverno, altrimenti urtiamo la loro sensibilità. E per quanto riguarda le liste per assegnare appartamenti pubblici, comunali o regionali alla nostra gente: no, loro devono venire prima, i nostri pensionati aspettino. Però facciamo tante belle consulte islamiche.

Questa inversione delle priorità nelle parole del Ministro dell'interno ci spaventa. Spaventa il buonismo forzoso e salottiero dei giornali, delle televisioni, dei due rami del Parlamento, di tutti quei convegni in cui si dice: dobbiamo essere buoni. Se è vero, ed è vero, che non tutti gli islamici sono dei terroristi, è comunque vero che tutti i terroristi che hanno seminato morte e terrore tra la nostra gente e che gli assassini nei nostri paesi, nelle nostre città, e molti tra gli stupratori di bambine sono islamici, vigliacchi e integralisti. (Applausi dal Gruppo LP).

 

ANGIUS (DS-U). Ogni tanto anche qualche padano!

 

PIROVANO (LP). Il Corano è la Costituzione di alcuni Paesi islamici; perché non facciamo in modo che la Bibbia sia la nostra Costituzione? Forse potremmo combattere ad armi pari.

La Lega non fa politica per i voti; la Lega fa politica perché deve migliorare la vita della gente, altrimenti la politica non serve assolutamente a nulla. Abbiamo visto oggi che cosa è successo in quest'Aula; con un profondo sconforto, ci siamo accontentati di votare, astenendoci, su un pasticciaccio nato in quest'Aula.

Noi stiamo parlando del terrorismo e della sicurezza della nostra gente; altri stanno facendo politica non sapendo come fare a recuperare anni di ignavia. Sto parlando delle sinistre, che non sanno più come fare a dire che adesso sono d'accordo che si debba combattere il terrorismo, altrimenti, alla faccia dei TIR gialli, non so se siano ancora convinti di farcela alle prossime elezioni.

Il dialogo, comunque, deve essere reciproco. Non vedo manifestazioni di piazza in cui scendano con le bandiere della pace del primo Gay Pride gli imam, non li vedo. Qualcuno mi ha chiesto, in una trasmissione televisiva, se sarei disposto a partecipare ad una manifestazione contro il terrorismo islamico. Ho risposto: io non sono islamico, sono gli islamici che dovrebbero partecipare alla trasmissioni contro il terrorismo islamico.

Non possiamo avere dialogo con una religione che non ha delle regole e non ha una gerarchia; e questa è la ragione fondante per cui il Governo italiano non ha mai potuto stipulare intese con una religione che non ha una gerarchia interna.

Nei sotterranei dei due palazzi della Camera e del Senato si sta cercando di far passare una legge sul riconoscimento giuridico delle religioni bypassando le intese per fare in modo che anche gli islamici possano finalmente avere alla luce del sole e non attraverso le associazioni filoislamiche i finanziamenti che noi comunque attraverso l'UCOI, collegato con la Fratellanza islamica, stiamo già concedendo loro.

Onorevoli colleghi, il Gruppo Lega Nord voterà compatto e in senso favorevole sul disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, pur considerando il testo che si sta approvando oggi un blando acconto del cinque per cento rispetto a ciò che servirebbe nella nostra Nazione per avere un guizzo d'orgoglio e non doversi pentire in un secondo momento. Anche se mi auguro che non accada mai nulla, se capitasse qualcosa di grave qualcuno si dovrà ritenere responsabile di questo buonismo peloso da salotto. (Applausi dal Gruppo LP).

MAFFIOLI (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MAFFIOLI (UDC). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il decreto-legge presentato dal Governo, che il Senato si appresta a convertire in legge, si è reso necessario dopo gli ultimi gravi attentati terroristici per rendere più efficace l'azione di contrasto del terrorismo di matrice islamica.

Il dibattito svoltosi in Commissione e in Aula ha messo in risalto la delicatezza della materia trattata, soprattutto con riferimento ai princìpi della libertà personale. Indubbiamente, viviamo un momento molto particolare, eccezionale, di grande allarme sociale. Quindi, il Governo ha fatto bene a proporre norme che sicuramente vanno nella giusta direzione per prevenire gli atti terroristici e per rendere più sicura la convivenza civile nel nostro Paese.

Il disegno di legge di conversione al nostro esame, come è stato detto anche da autorevoli esponenti dell'opposizione, contiene misure eccezionali che vengono emanate in un momento particolare, anche se intaccano alcuni principi fondamentali del nostro vivere.

Ha ragione il ministro Pisanu quando afferma che siamo di fronte ad una stagione di attenzione e di pericolo, che sarà lunga e difficile. L'attacco che viene portato sui due fronti, contro i Paesi arabi e l'Europa, rende a mio avviso ancora più faticosa l'azione di contrasto e prevenzione. Sotto la minaccia terroristica si trova una parte rilevante del mondo. C'è il mondo islamico, ci sono gli islamici moderati. È un'offensiva portata nel tentativo di destabilizzare alcuni Paesi arabi e di scoraggiare i processi di democratizzazione in atto. È una sfida complessa, ma che vale la pena affrontare per contribuire a creare condizioni di vita più libere per molti cittadini inermi che subiscono giornalmente violenze di ogni tipo.

Certo, non serve uno scontro tra civiltà. La nostra società deve essere aperta, ma chi viene nel nostro Paese deve rispettare le nostre leggi. Chi viene per seminare morte e terrore deve essere perseguito. Ci vuole prevenzione, ma anche repressione.

Oggi, molti cittadini nel nostro Paese vivono con grandi paure e preoccupazioni. Non si può certo introdurre uno Stato di polizia, ma dare rassicurazioni, attraverso l'introduzione di norme che dimostrino la presenza dello Stato contro il terrorismo, è un dovere sia per il Governo che per il Parlamento.

Ho ascoltato molte opinioni garantiste, ma mi permetto di dire che non ci si può sottrarre al dovere di approvare norme che consentano di reprimere ogni forma di pericolo di attentati, anche se siamo in presenza di soli sospetti.

Sono sicuro che tutti i cittadini onesti sono in grado di comprendere decisioni che temporaneamente incidono sulle libertà personali.

Lo impone lo stato di pericolo, lo impongono le aspettative degli stessi cittadini minacciati da possibili attentati. Smettiamola con considerazioni che, pur meritevoli di attenzione, nulla hanno a che fare con la gravità e l'eccezionalità del momento.

Gran parte dell'opposizione ha dimostrato senso di responsabilità e ne prendiamo atto con soddisfazione. È un segnale importante che si dà ai terroristi: un Paese più unito, più forte, più sicuro per contrastare - e, spero, debellare - il terrorismo che minaccia la nostra civile convivenza.

Il voto dell'UDC è quindi un convinto voto a favore di norme che auspichiamo siano applicate con fermezza, serietà e rigore, nell'esclusivo interesse dei cittadini e nel rispetto dei valori umani, della solidarietà e di tutte le civiltà, tanto cari al nostro partito. (Applausi dai Gruppi UDC e FI).

BATTISTI (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BATTISTI (Mar-DL-U). Signor Presidente, il Ministro e il Sottosegretario sanno quanto noi siamo stati e siamo contrari alla legge Bossi-Fini e sanno che non abbiamo condiviso e non condividiamo la politica del Governo sull'immigrazione. Anche qualche giorno fa, con molta lealtà, abbiamo espresso la nostra contrarietà. È bene, però, chiarire che oggi non stiamo discutendo di immigrazione, non stiamo parlando di immigrati, ma stiamo parlando di libertà per i nostri cittadini, per tutti i nostri cittadini, immigrati compresi: libertà di uscire di casa, di andare a lavorare, di incontrarsi, di riunirsi, di divertirsi, libertà anche dalla paura. Stiamo parlando di sicurezza, che è fondamento di libertà.

Dobbiamo riuscire in un'opera che non è certamente facile; riuscire a coniugare libertà e sicurezza, un diritto che va riconosciuto a tutti i cittadini. La questione va affrontata con chiarezza e serietà e diamo atto al Ministro di averlo fatto. Il problema è più vasto; Juliette Kayan della Kennedy School di Harvard, che è stata anche membro della Commissione sul terrorismo, ha scritto un libro: "Proteggere la libertà nell'età del terrorismo".

Non è un problema solo nostro, è un problema globale nel quale dobbiamo riuscire a trovare politiche integrate con gli altri Paesi europei. Fausto Pocar, che è stato membro del Tribunale penale internazionale, ha detto che, tecnicamente, il terrorismo non è ancora un crimine di guerra, non è materia per il Tribunale penale dell'Aja, ma è altrettanto certo che è un'emergenza ormai internazionale. L'Italia non si sente meno minacciata della Spagna e della Gran Bretagna, così come è certo che una rete internazionale come Al Qaeda non si può combattere muovendosi in ordine sparso. È certo che non solo noi dobbiamo prendere provvedimenti in questo senso, ma dobbiamo anche coordinarci con gli altri Paesi europei.

Dobbiamo affrontare il concetto, la nozione di sicurezza, che già da molti non viene scissa dal problema della libertà. Vi sono testi costituzionali che già affermano il diritto alla sicurezza: le Costituzioni di Finlandia, Portogallo, Spagna, Svizzera, ove il diritto di sicurezza è sempre associato alla libertà. Recita la Costituzione svizzera che tutti hanno diritto alla libertà e alla sicurezza, il diritto alla sicurezza è ritenuto uno sviluppo del diritto alla libertà.

A noi il problema della sicurezza e della libertà non si pone semplicisticamente come riduzione di diritti e di garanzie per un maggiore ordine pubblico. È un problema che deve essere affrontato ricordando che lo Stato ha il dovere di tutelare il cittadino - soprattutto le fasce più deboli - dai rischi sociali, ha il dovere di garantire la sicurezza, come recita la Costituzione francese, per l'esercizio della libertà e per la riduzione delle disuguaglianze.

Noi dobbiamo assumere questa responsabilità (lo dico pragmaticamente) riuscire a proteggere i nostri cittadini e cercare, in questo, il massimo del consenso e di unità possibile delle forze politiche, perché i cittadini tutti, nella loro complessità, non hanno colore e non ci sono distinzioni. Parlando per la mia parte, ma certamente per tutta l'opposizione, credo che il centro-sinistra - rispondo così al collega della Lega - in tema di lotta al terrorismo non debba imparare da nessuno e possa insegnare a qualcuno.

La piaga del terrorismo in Italia ha dimostrato quanto il centro-sinistra sia in grado di essere fedele alle istituzioni. Credo che in questo vadano rivendicati quei valori di libertà, di democrazia, di rispetto e dignità della persona e della difesa dei più deboli come valori del centro-sinistra. Ritengo quindi che il centro-sinistra debba affrontare il tema della sicurezza sapendo di avere nel proprio DNA culturale la difesa di quei valori. I nostri padri resistenti, i nostri nonni, non hanno avuto dubbi ad imbracciare il fucile pur di difendere i valori di libertà e di democrazia, quando si è trattato di schierarsi da una parte o dall'altra e di difendere la libertà di tutti.

Certamente, ci sono alcune norme contenute nel provvedimento su cui abbiamo avuto perplessità. Ogni volta che si fa un piccolo passo indietro, in tema di diritti e di garanzie, si deve riflettere bene. Con gli emendamenti relativi ad una maggiore presenza dell'autorità giudiziaria, al procuratore generale, all'organo competente per le richieste, alla soppressione di quella parte del testo che si poneva in contrasto con l'ordinamento costituzionale (e che era cosa diversa dalla lotta al terrorismo) e ad una maggiore specificazione di due nuove fattispecie di reato, abbiamo tentato, riuscendoci in parte, di assumere maggiori garanzie e diritti, ma siamo stati anche molto fermi nel dire che nella lotta contro criminali assassini ci vogliono molta fermezza, molta capacità e molta efficienza.

Ci rendiamo conto che oggi le tecnologie che possono essere di aiuto nella lotta al terrorismo, attraverso Internet e i canali telematici, facendo anche ricorso all'esame del DNA e creando banche-dati dovremo e sapremo essere più efficienti.

In questo senso, devo sottolineare una piccola delusione: speravamo che la procura antiterrorismo o comunque un coordinamento delle procure facesse parte di questo pacchetto, perché riteniamo che una cooperazione delle forze di polizia non sia sufficiente. Prendiamo atto, però, che il Governo si è impegnato a presentare un provvedimento in tal senso e speriamo quindi che questa sia un nuovo indice di efficacia.

È un tema con il quale dovremo continuare a fare i conti. Da un lato, dobbiamo coniugare sicurezza, diritti e libertà. Però, consentitemi di dire che dobbiamo anche dare dimostrazione (ciò che buona parte del centro-sinistra ha fatto in questi giorni) di superare qualsiasi steccato di carattere politico per il bene dei cittadini. Mentre siamo stati fermi oppositori della guerra, riteniamo che oggi liquidare il problema dicendo che il problema del terrorismo si risolve ritirando i soldati dall'Iraq significa un po' fare della demagogia e un po' non avere la capacità di proteggere i nostri cittadini. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e del senatore Amato. Congratulazioni).

BOBBIO Luigi (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

BOBBIO Luigi (AN). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, Alleanza Nazionale voterà a favore di questo provvedimento. Purtroppo, viviamo una situazione di eccezionale gravità ed abbiamo il dovere di affrontarla con altrettanto eccezionale determinazione.

In questo provvedimento noi riaffermiamo - ed è un passaggio di grande rilevanza - il primato della sicurezza nazionale; però lo riaffermiamo senza comprimere in nulla le garanzie individuali di libertà ed il primato del diritto. Questo provvedimento, frutto del lavoro in Commissione e in Aula, ha numerosi pregi.

È migliorata la normativa in molti istituti che sono stati resi più efficaci: pensiamo all'arresto e al fermo, pensiamo al fermo di identificazione, pensiamo alla misura amministrativa dell'espulsione, pensiamo all'incentivazione dell'attività informativa, che costituisce da sempre uno dei capisaldi, se ben gestita e ben condotta, come sanno fare le nostre forze di polizia e i nostri servizi informativi, dell'attività di prevenzione.

Sono razionalizzate con questo provvedimento le risorse, che vengono incrementate e meglio distribuite al fine di un loro migliore utilizzo per contrastare il terrorismo, in special modo sul fronte della prevenzione, ma anche su quello della concreta repressione.

Alleanza Nazionale non può che esprimere una legittima soddisfazione, ancora una volta, per aver contribuito in maniera determinante ad evitare, con alcuni suoi emendamenti, il pericolo che alcune norme introdotte con questo provvedimento potessero rimanere delle semplici affermazioni di principio e delle semplici norme manifesto.

Per vincere la sfida al terrorismo il passo che ci accingiamo a compiere è, quindi, una delle mosse fondamentali. Un attacco violento, addirittura paranoico, come quello terroristico deve essere in primo luogo affrontato con durezza e severità, perché nessuno mi convincerà mai che il nostro primo dovere non sia quello di tutelare con decisione e, se necessario, con durezza la sicurezza dei nostri concittadini. Contestualmente facciamo venire alla luce l'Islam moderato, cui chiediamo e da cui ci attendiamo in primo luogo rispetto delle nostre regole e partecipazione attiva alla reazione civile ma ferma della nostra Nazione. È una sfida planetaria, e l'Italia rischia di esserne, purtroppo, uno dei campi di battaglia.

Ma non risolveremo del tutto il problema, malgrado lo sforzo importante che oggi ci accingiamo a compiere, finché non chiariremo che non può esistere una violenza terroristica giustificabile, sotto nessun profilo. (Applausi della senatrice Boldi).

Il terrorismo è tale in sé, e non a seconda di chi lo usa o a seconda del fine per il quale viene usato. Un terrorista è un terrorista, anche se resistente o guerrigliero, nel momento in cui si fa esplodere in mezzo a decine di bambini o inquina un acquedotto. E noi dobbiamo dirlo senza reticenze o ipocrisie, più o meno politicamente orientate.

Non risolveremo il problema se non chiariremo che l'Islam moderato, che pure esiste, non sarà tale fino in fondo se le sue comunità in Occidente e nel mondo non svilupperanno una capacità, e soprattutto una volontà, di collaborazione e denuncia, praticando anche con questi fatti concreti la volontà, di cui non dubitiamo, di respingere ed isolare per primo la ferocia e la barbarie terrorista.

Di fronte a questa situazione le forze politiche più responsabili del nostro Parlamento, del Senato, hanno fattivamente collaborato a realizzare un testo della legge di conversione valido e largamente condiviso. E la compattezza di molte forze politiche, oggi ritrovata su questo tema, è un valore in sé; e chi oggi voterà contro il provvedimento, impedendo che tale compattezza si muti in unanimità, sappia che purtroppo se ne assumerà la responsabilità politica. (Applausi dai Gruppi AN e UDC).

ANGIUS (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FLORINO (AN). Una cosa veloce.

 

ANGIUS (DS-U). Il necessario, diciamo.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, esponenti del Governo, noi voteremo a favore di questo decreto-legge.

Abbiamo contribuito, in un aperto confronto con il Governo e la maggioranza, alla luce del sole, a migliorarlo; a nostro giudizio, a renderlo più efficace.

C'erano davvero, questa volta, tutti i presupposti di un decreto recante misure urgenti per contrastare il terrorismo internazionale, i presupposti di necessità e di urgenza.

Sappiamo bene che Governo e opposizione, maggioranza e minoranza hanno compiti e responsabilità diverse, che non devono mai essere confusi; tuttavia, in una circostanza come quella che noi viviamo, non può impedire e non ci impedisce, a fronte di un'emergenza democratica dovuta alla minaccia terroristica, di ricercare una coesione, un'unità di intenti.

La nostra libertà, la nostra democrazia, il nostro Stato di diritto, le nostre istituzioni, la nostra stessa sovranità sono oggi minacciati. Il ministro Pisanu ha parlato di forti indizi che rendono possibile un attentato in Italia ad opera del terrorismo di ispirazione fondamentalista. Non era mai avvenuto in questo modo e in questi termini, è la prima volta. Un allarme altissimo.

Abbiamo affrontato nel nostro Paese - lo stesso Ministro lo sa bene - il terrorismo nero, prima, poi quello rosso, poi l'attacco al potere mafioso e di Cosa nostra. Abbiamo difeso lo Stato e le istituzioni modificando leggi, ordinamenti, adeguando norme, interpretando il diritto, anche con una legislazione di emergenza che rendesse più efficace la difesa delle istituzioni, delle libertà delle persone, della vita democratica, ottenendo risultati decisivi, il più rilevante dei quali, a mio giudizio, è stato la difesa delle nostre istituzioni e la libertà dei nostri cittadini. Lo abbiamo fatto rafforzando il principio di sicurezza, anche con una parziale limitazione delle libertà individuali.

Oggi noi pensiamo che abbiamo lo stesso dovere: e chi non coglie questo punto in un momento così difficile, davvero ha una visione limitata del compito al quale dovrebbe essere preposto. (Applausi dai Gruppi FI e AN).

 

EUFEMI (UDC). Bravo!

 

ANGIUS (DS-U). La stessa giurisprudenza, a nostro giudizio, deve adeguarsi, a partire dalla definizione di terrorismo internazionale e del reato di terrorismo. Le misure avanzate sono state migliorate, l'impianto era condivisibile.

Capisco, cari colleghi, i dubbi e le cautele da più parti espressi. La materia è complessa; i diritti individuali sono inviolabili in riferimento a ciò che la persona umana vuole essere e vuole fare e quindi questa prudenza estrema è giustissima. Ma mi domando costantemente in questi giorni se io, come persona, come parlamentare, come dirigente politico, sto facendo oggi tutto il possibile per determinare le condizioni affinché una strage terroristica sia impedita nel mio Paese e per proteggere la libertà di tutti.

È evidente che esiste un rapporto tra libertà e sicurezza, ma il valore è la libertà, non la sicurezza. La sicurezza è la condizione indispensabile, necessaria per garantire la libertà, è strettamente legata ad essa, come ha giustamente detto poco fa il collega Battisti, che ha parlato a nome della Margherita.

La libertà è di tutti, la sicurezza di ciascuno. La libertà è il valore che vogliamo difendere, che vogliamo affermare. La libertà nostra, anzi il principio stesso di libertà non è attaccato - lo dico a qualche collega sul cui intervento da poco svolto manifesto un radicale dissenso - da questo decreto. Oggi è attaccato dal terrorismo fondamentalista. (Applausi del senatore Specchia).

La nostra libertà è minata già oggi, in questo momento, dalla minaccia terroristica, dai suoi avvertimenti sinistri, da Al Qaeda. Vorrei che questo concetto elementare vissuto da tutti noi fosse tenuto presente da chi, con disinvolta leggerezza, fa finta di ignorare e di omettere questo piccolo dettaglio della nostra vita.

Ecco perché dobbiamo avere la consapevolezza che nessuna norma, nessuna legge, per quanto efficace, di prevenzione e contrasto al terrorismo, può garantire in maniera assoluta e certa che il nostro Paese non possa subire un'azione sanguinosa da parte dei terroristi. Purtroppo non è così. Magari bastassero le leggi e le norme.

Il terrorismo può e deve essere vinto con leggi efficaci, con il coordinamento necessario delle forze d'investigazione, d'intelligence, con l'uso della forza ma anche con la politica e forse, qui, c'è un deficit.

Mi ha colpito che proprio in questi giorni, mentre discutevamo di complessi problemi, è giunta la notizia del disarmo di una organizzazione terroristica come l'IRA, della fine della lotta armata tra cattolici e protestanti in un Paese europeo aderente all'Unione Europea.

Mi ha colpito la dura polemica di questi giorni, che spero si ricomponga rapidamente, tra la Santa Sede e Israele.

Mi ha colpito che manifestazioni di fondamentalisti in Pakistan assedino Musharraf, in quanto considerato traditore della causa islamica.

Mi ha colpito che in Iraq sia stata tagliata la testa a due diplomatici algerini in quanto rappresentanti di un Governo apostata.

Noi parliamo - lo dico anche a lei, signor Presidente del Senato - non di scontro di civiltà, ma di incontro di civiltà. Non parliamo di guerra all'Occidente e ancor meno di guerra di religione, ma di dialogo tra religioni. Per questo ho apprezzato l'intervento svolto ieri in quest'Aula dal ministro Pisanu e non condivido, signor Presidente del Senato, le sue affermazioni; lo dico apertamente e schiettamente: il dissenso è politico.

Ritengo che un modo sicuro per far vincere il terrorismo sia accettare o subire il suo stesso terreno. I gruppi terroristici sono assolutamente minoritari in un mondo che vede un miliardo e mezzo di persone che professano la religione islamica. Non penso ci possa essere nessuno di noi, eccetto forse qualcuno seduto in quegli scranni (Il senatore Angius si rivolge ai banchi della Lega), che pensa che vi siano in circolazione nel mondo un miliardo e mezzo di terroristi che attentano alla nostra libertà.

 

VANZO (LP). Non l'abbiamo mai detto!

 

ANGIUS (DS-U). Se continuassimo a sviluppare una valutazione del genere, i rischi di una sorta di islamofobia e anche - diciamola tutta - di razzismo sarebbero alle nostre porte.

Dovremo lavorare per tenere distinte fede e politica. La fede può essere un bisogno per dare un senso alla vita, ma la politica è un'altra cosa. Forse, viviamo un tempo in cui non la Chiesa ma le Chiese, a Est ed a Ovest, ad Oriente e ad Occidente, tendono ad invadere la sfera pubblica perché pensano che la sfera della politica si sia attenuata nei suoi aspetti fondanti. Ma lo Stato e i suoi ordinamenti, a Oriente come ad Occidente, andrebbero preservati dalla politica nella sua funzione di arbitro. Si rischia di far cadere in questo modo quella visione superiore di neutralità e laicità dello Stato che non è assenza di valori, ma, all'opposto, un valore supremo, perché capace di parlare a tutti.

Non è più il tempo, signor Presidente, di Carlo Martello, di Poitiers; non siamo più nel 736 dopo Cristo. Quel tempo è alle nostre spalle. Ragioniamo.

Mi ha colpito che il ministro Pisanu abbia detto che i Paesi arabi moderati sono le prime vittime dell'azione del terrorismo fondamentalista e che dovrebbero essere i nostri più naturali alleati. Condivido questo suo giudizio politico.

Allora, però, signor Ministro, bisogna cambiare la politica estera del nostro Paese, che non ha questo obiettivo, non ha questo fine, non ha questo scopo, ma ne ha altri.

Signor Ministro, signori del Governo, signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che il lavoro da fare è tanto, sul piano politico e sul piano culturale, proprio perché nulla - condivido quanto è stato detto - giustifica una barbarie tanto disumana quanto un atto terroristico, ovunque sia compiuto. Dobbiamo individuare attraverso l'intelligence, isolare con la politica e reprimere usando la forza il terrorismo per fare in modo di vincerlo definitivamente. (Richiami del Presidente).

Quella guerra privata che è il terrorismo non si combatte e non si vince con la guerra pubblica, come è stato fatto con l'Iraq.

Signor Ministro dell'interno, abbiamo discusso e abbiamo cercato di dare un contributo per unire il nostro Paese nella lotta al terrorismo, ma la comunità internazionale, alla quale spetta altro compito di contrasto al terrorismo (diciamoci la verità, signor Ministro), non è unita, ma è divisa. È stata divisa da una guerra scellerata, fondata sulla menzogna e sull'inganno, che ha prodotto altre e nuove tragedie. Il compito del nostro Paese dovrebbe essere, anche alla luce di questa discussione, quello di imprimere una svolta, sul piano interno e su quello dell'iniziativa, nella politica estera e nella scena internazionale, per far sì che noi, come italiani e come grande democrazia, possiamo dare un contributo più efficace di quanto avvenuto sinora per vincere questo flagello del nostro tempo. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Misto-Pop-Udeur e Misto-SDI-US. Molte congratulazioni).

PASTORE (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PASTORE (FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, stiamo vivendo in questa Aula un momento che posso definire, forse con una espressione enfatica, straordinario perché, in questi giorni di lavoro su questo provvedimento, abbiamo avuto l'opportunità di fare una verifica continua e costante sul sentimento e sulla sensibilità che credo appartengano a tutta l'Assemblea.

Non voglio ripetere quanto è stato già detto da altri colleghi (sicuramente meglio di quanto potrei fare), però ritengo che dai lavori su questo provvedimento sia emersa la forte attenzione (direi anche la preoccupazione e l'impegno) ad individuare dei confini, fra la necessità di sicurezza e la salvaguardia delle libertà, che sono spesso mobili ma che devono anche trovare dei punti fermi perché non si sacrifichi in maniera eccessiva la libertà per esigenze di sicurezza e, viceversa, non si realizzi la sicurezza per timore di comprimere i diritti di libertà.

Il procedimento di questo decreto-legge è stato difficile, delicato, complicato e il provvedimento è stato difficile, delicato, complicato: difficile per quanto dicevo, delicato per quanto dicevo e complicato per quanto dicevo; ma complicato anche sul piano della tecnica giuridica, perché occorreva e occorre che questo disegno rientri in un tipo di ordinamento che rappresenti un punto di congruità e di equilibrio per tutto l'impianto che il decreto-legge ha avuto.

A questo punto, vorrei anche spezzare una lancia a favore dei giorni che sono occorsi al Governo per predisporre il decreto-legge. Abbiamo visto in Parlamento che le norme che sono state poste al nostro esame hanno richiesto un approfondimento, anche sofferto, da parte di tutti e di tanti: approfondimento che è stato il medesimo di quello che il Governo ha dovuto operare quando ha licenziato, in via definitiva, il testo del decreto-legge. Quindi, ben venga qualche giorno in più per la promulgazione del decreto-legge, senza fare polemica sui tempi, purché esso sia efficace, efficiente, coerente, rispettoso dei diritti di tutti i cittadini.

Dicevo che questo provvedimento è difficile anche da un punto di vista politico, perché coinvolge i valori fondanti della nostra convivenza civile. Ci sono norme che hanno destato l'attenzione e, come dicevo prima, la preoccupazione di tanti senatori dell'una e dell'altra parte, perché muovevano e spostavano il confine tra la libertà e la sicurezza. Ci siamo in qualche modo rassicurati perché molte di queste norme hanno carattere temporaneo, altre sono state corrette, altre ancora verranno applicate sotto il controllo della magistratura o anche dell'autorità politica, che vede comunque nel Parlamento il punto di riferimento fondamentale.

Questo è il momento, signor Ministro, di presentare al Parlamento e all'opinione pubblica quella che lei ha definito tutto sommato la mano armata per la lotta al terrorismo internazionale. C'è anche il momento, e di questo siamo profondamente convinti, di presentare, come lei ha fatto, la mano tesa verso l'islamismo moderato, con gli strumenti che verranno perfezionati. Però vorrei anche in questo caso invitare i nostri possibili, necessari e auspicati interlocutori affinché questa mano tesa trovi dall'altra parte disponibilità e sincerità e una ferma e chiara dissociazione senza se e senza ma, per utilizzare un'espressione ormai entrata nel gergo comune; una dissociazione da qualsiasi forma, da qualsiasi sostegno e tolleranza verso i movimenti integralisti e i loro fiancheggiatori.

Siamo consapevoli che vi è un islamismo moderato che è bersaglio del terrorismo fondamentalista tanto quanto l'Occidente nel quale viviamo, siamo cresciuti e abbiamo tratto la linfa della nostra cultura e delle nostre tradizioni sociali, economiche e istituzionali.

Voglio altresì ricordare, come è stato detto, che questo decreto-legge è un primo passo anche sul piano del privilegio delle esigenze di sicurezza. È un primo passo perché occorre rafforzare in via strutturale almeno due fronti per la lotta al terrorismo. Innanzi tutto, quella che è stata definita la previsione di un coordinamento tra le procure, cioè una super procura, una direzione nazionale che si occupi di questo fenomeno, perché è indubbio che se vi è un fenomeno che richiede un raccordo nazionale è proprio quello del terrorismo internazionale.

Il secondo dato, signor Ministro, è quello relativo all'ammodernamento ed alla maggiore efficienza dei nostri servizi di sicurezza e d'intelligence.

Abbiamo licenziato in Senato un provvedimento, credo con grande condivisione. Riteniamo che la Camera debba chiudere questa pagina legislativa, perché è impensabile che un provvedimento nato con l'emergenza dell'11 settembre non sia ancora definito dal Parlamento italiano dopo tutto quello che è accaduto in questi ultimi tre anni. Invito quindi a rimettere nell'agenda del Governo e del Parlamento questo atto così importante, che è stato già licenziato dal Senato e che auspichiamo venga definito dalla Camera.

Un'ultima questione, su cui non posso fare a meno di rivolgere un appunto all'intervento del senatore Angius, non per criticare le sue idee e le sue posizioni politiche, che sono note, ma perché oggi stiamo affrontando questo tema particolare. Mi sembra che il richiamo alla guerra in Iraq, che non è stata certamente dichiarata dall'Italia e a cui l'Italia non ha mai partecipato, sia improprio, sia un richiamo fatto sopratutto dalla sua parte politica per dare un contentino a quelle forze dell'opposizione, che, nonostante le dichiarazioni di condivisione da parte della maggioranza dell'Ulivo, non voteranno questo decreto-legge, dissociandosi da questo clima di solidarietà, direi nazionale, che invece vede tutti impegnati nella lotta al terrorismo.

Senatore Angius, lei sa benissimo, che il terrorismo non è nato in Iraq: è nato in maniera eclatante, è esploso in maniera clamorosa, l'11 settembre 2001. L'Iraq è stato ritenuto dagli Stati Uniti, a ragione o a torto, un mezzo per contrastare il terrorismo. L'Italia sta svolgendo una azione di pace in Iraq; quell'azione di pace è un'azione verso l'islamismo moderato, verso il quale tendiamo la mano non solo in Italia, ma anche in tutte le zone dove ci sono conflitti e difficoltà per le popolazioni. (Applausi dai Gruppi FI, AN e UDC. Congratulazioni).

SALVI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

 

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

 

SALVI (DS-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in tutti i Paesi colpiti dalla minaccia terrorista, negli Stati Uniti come in Europa, si discute del giusto punto di equilibrio tra le esigenze della sicurezza e la tutela delle libertà.

Va dato atto al ministro Pisanu di aver resistito alla pressioni per l'introduzione di norme che sarebbero state peggiorative del disegno di legge. Resta però il fatto che, a mio avviso, l'equilibrio raggiunto dal provvedimento, tra la giusta esigenza di sicurezza contro la minaccia terrorista e la difesa delle libertà di tutti, garantite dalla Costituzione, non è soddisfacente. Questo nonostante alcuni miglioramenti introdotti per iniziativa del mio Gruppo.

Ciò che mi impedisce di votare a favore è, in particolare, l'articolo 3, che consente l'espulsione immediata degli stranieri a discrezione dell'autorità di Governo, senza la possibilità di alcuna forma di tutela giurisdizionale. In questo modo si violano i diritti costituzionali alla libertà personale e alla difesa in giudizio, come ha affermato del resto chiaramente in una recente decisione su questo argomento la Corte costituzionale.

Non dimentichiamo mai che il rigore nel rispetto dei principi costituzionali e dei diritti umani è elemento decisivo per governare con efficacia il rapporto con la comunità islamica ed eliminare l'acuirsi di tensioni che rischierebbero di favorire quel clima di scontro di civiltà che, invece, è indispensabile evitare come si afferma del resto dallo stesso Governo.

Per queste ragioni, il mio sarà un voto di astensione.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame della proposta di coordinamento C1 (testo 2), presentata dai relatori, che si intende illustrata.

La metto ai voti.

È approvata.

 

Con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare gli ulteriori coordinamenti che si rendessero necessari, metto ai voti il disegno di legge, composto del solo articolo 1, nel testo emendato, con il seguente titolo: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale».

È approvato. (Applausi).

 

Onorevoli colleghi, poche parole per ringraziarvi per il dibattito e per congratularmi per l'unione bipartisan che si è realizzata: credo sia la prima volta.

Ricordo che il Senato è riconvocato per la mattina di martedì prossimo, nel caso in cui la Camera dei deputati modificasse il disegno di legge che abbiamo appena approvato o il disegno di legge sulla funzionalità della pubblica amministrazione.

A tutti auguro buon riposo e, nel caso, buone vacanze.

 

Mozioni e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE.Comunico che sono pervenute alla Presidenza una mozione e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

 

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 2 agosto 2005

PRESIDENTE.Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 2 agosto, alle ore 10, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno).

 

La seduta è tolta (ore 13,26).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Conversione in legge del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale (3571)

(V. nuovo titolo)

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale (3571)

(Nuovo titolo)

ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE (*)

Art. 1.

    1. È convertito in legge il decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale.

    2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

________________

(*) Approvato, con modificazioni al testo del decreto-legge, il disegno di legge composto del solo articolo 1. Cfr. anche seduta 857.

ARTICOLI 11 E 12 DEL DECRETO-LEGGE

ARTICOLO 11.

(Permesso di soggiorno elettronico)

        1. Il comma 8 dell’articolo 5 del decreto legislativo n. 286 del 1998 è sostituito dal seguente:

        «8. Il permesso di soggiorno e la carta di soggiorno di cui all’articolo 9 sono rilasciati mediante utilizzo di mezzi a tecnologia avanzata con caratteristiche anticontraffazione conformi ai modelli da approvare con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro per l’innovazione e le tecnologie, in attuazione del regolamento (CE) n. 1030/2002 del Consiglio, del 13 giugno 2002, riguardante l’adozione di un modello uniforme per i permessi di soggiorno rilasciati a cittadini di Paesi terzi. Il permesso di soggiorno e la carta di soggiorno rilasciati in conformità ai predetti modelli recano inoltre i dati personali previsti, per la carta di identità e gli altri documenti elettronici, dall’articolo 36 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.».

        2. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 non possono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

Articolo 12.

(Verifica delle identità e dei precedenti giudiziari dell’imputato)

        1. Dopo l’articolo 66 del codice di procedura penale è inserito il seguente:

        «Art. 66-bis. - (Verifica dei procedimenti a carico dell’imputato). – 1. In ogni stato e grado del procedimento, quando risulta che la persona sottoposta alle indagini o l’imputato è stato segnalato, anche sotto diverso nome, all’autorità giudiziaria quale autore di un reato commesso antecedentemente o successivamente a quello per il quale si procede, sono eseguite le comunicazioni all’autorità giudiziaria competente ai fini dell’applicazione della legge penale.».

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 12

12.0.1

CARUSO ANTONINO, BUCCIERO, BOBBIO LUIGI, SEMERARO

Ritirato

Dopo l’articolo, aggiungere il seguente:

«Art. 12-bis.

(Aggiornamento del registro delle notizie di reato)

        1. Il comma 1 dell’articolo 15 del decreto ministeriale del 30 settembre 1989, n. 334 è sostituito dal seguente:

        "La cancelleria del giudice che ha emesso un provvedimento che definisce una fase o un grado del processo, immediatamente e comunque non oltre sette giorni dalla pronuncia, ne comunica, anche per via telematica, l’estratto alla segreteria del pubblico ministero competente per l’annotazione nel registro delle notizie di reato da effettuarsi, a sua volta, immediatamente e comunque non oltre sette giorni dalla ricezione dell’estratto".

        2. È introdotto l’articolo 365-bis del codice penale:

        "Art. 365-bis. – (Omissione o ritardo in adempimenti relativi al certificato dei carichi pendenti). Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio addetto alla cancelleria del giudice che indebitamente omette di trasmettere ovvero trasmette con ritardo l’estratto del provvedimento che definisce una fase o un grado del processo è punito con la reclusione da uno a tre anni.

        Alla stessa pena soggiace il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio addetto alla segreteria del pubblico ministero che indebitamente omette o ritarda l’annotazione nel registro delle notizie di reato degli estratti delle sentenze trasmessi dalla cancelleria del giudice.

        Se l’omissione o il ritardo siano dovuti a colpa si applica la pena della reclusione sino ad un anno"».

ARTICOLO 13 DEL DECRETO-LEGGE

ARTICOLO 13.

(Nuove disposizioni in materia di arresto e di fermo)

        1. All’articolo 380, comma 2, lettera i), del codice di procedura penale, le parole: «non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni» sono sostituite dalle seguenti: «non inferiore nel minimo a quattro anni o nel massimo a dieci anni».

        2. All’articolo 381, comma 2, del codice di procedura penale è aggiunta, in fine, la seguente lettera:

            «m-bis) fabbricazione, detenzione o uso di documento di identificazione falso previsti dall’articolo 497-bis del codice penale.».

        3. All’articolo 384 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) al comma 1 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «o di un delitto commesso per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico»;

            b) al comma 3, le parole: «specifici elementi che rendano fondato il pericolo che l’indiziato sia per darsi alla fuga» sono sostituite dalle seguenti: «specifici elementi, quali il possesso di documenti falsi, che rendano fondato il pericolo che l’indiziato sia per darsi alla fuga».

EMENDAMENTI

13.3

CARUSO ANTONINO, BUCCIERO, BOBBIO LUIGI, SEMERARO

Respinto

Al comma 1, sostituire le parole: «a quattro anni o nel massimo a dieci», con le seguenti: «a quattro anni o nel massimo a otto».

13.100

GUBERT

Respinto

Al comma 3, lettera a), sopprimere le parole: «o di eversione dell’ordine democratico».

13.2

STIFFONI, TIRELLI

Respinto

Al comma 3, lettera a), dopo le parole: «o di eversione» aggiungere la seguente: «violenta».

13.101

BATTISTI, DALLA CHIESA, MANCINO, PETRINI, CAVALLARO, MAGISTRELLI

Respinto

Al comma 3, lettera a), dopo le parole: «ordine democratico» inserire le seguenti: «È sempre disposto il fermo di persona indiziata di atti di terrorismo».

13.1

BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, DONATI, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN, MARINO

Respinto

Al comma 3 sopprimere la lettera b).

13.4

CARUSO ANTONINO, BUCCIERO, BOBBIO LUIGI, SEMERARO

Respinto

Al comma 3, alla lettera b) ivi richiamata, dopo la parola: «falsi» aggiungere le seguenti: «ovvero la disponibilità di una pluralità di documenti, ovvero la mancanza di una fissa dimora» e, dopo la lettera b) medesima, aggiungere la seguente:

        «b-bis) al comma 3 è aggiunto il seguente:

        "3-bis. In tutti i casi previsti dalla presente norma, il termine di cui all’articolo 386, terzo comma, è di settantadue ore."».

13.102

BATTISTI, DALLA CHIESA, MANCINO, PETRINI, CAVALLARO, MAGISTRELLI

Ritirato. Cfr. anche stenografico

Dopo il comma 3, inserire i seguenti:

        «3-bis. All’articolo 386, comma 3, del codice di procedura penale, le parole: "ventiquattro ore" sono sostituite dalle seguenti: "quarantotto ore".         3-ter. All’articolo 390, comma 1, del codice di procedura penale, le parole: "Entro ventiquattro ore dalla scadenza del termine di cui all’articolo 386, comma 3"».

ARTICOLO 14 DEL DECRETO-LEGGE

ARTICOLO 14.

(Nuove norme in materia di misure di prevenzione)

        1. Il comma 2 dell’articolo 9 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

        «2. Se l’inosservanza riguarda gli obblighi e le prescrizioni inerenti alla sorveglianza speciale con l’obbligo o il divieto di soggiorno, si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni ed è consentito l’arresto anche fuori dei casi di flagranza.».

        2. Il primo comma dell’articolo 12 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e successive modificazioni, è abrogato.

        3. All’articolo 2 della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

        «1-bis. Quando non vi è stato il preventivo avviso e la persona risulti definitivamente condannata per un delitto non colposo, con la notificazione della proposta il questore può imporre all’interessato il divieto di cui all’articolo 4, quarto comma, della legge 27 dicembre 1956, n. 1423; si applicano le disposizioni dei commi quarto, ultimo periodo, e quinto del medesimo articolo 4.».

        4. L’articolo 5 della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

        «Art. 5. - 1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 9 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, quando l’inosservanza concerne l’allontanamento abusivo dal luogo in cui è disposto l’obbligo del soggiorno, la pena è della reclusione da due a cinque anni.».

        5. All’articolo 7 della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni, il secondo comma è sostituito dal seguente:

        «In ogni caso si procede d’ufficio e quando i delitti di cui al primo comma, per i quali è consentito l’arresto in flagranza, sono commessi da persone sottoposte alla misura di prevenzione, la polizia giudiziaria può procedere all’arresto anche fuori dei casi di flagranza.».

        6. Nel decreto-legge 12 ottobre 2001, n. 369, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 dicembre 2001, n. 431, e successive modificazioni, dopo l’articolo 1 è inserito il seguente:

        «Art. 1-bis. - (Congelamento dei beni). – 1. Quando sulla base delle informazioni acquisite a norma dell’articolo 1 sussistono sufficienti elementi per formulare al Comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite o ad altro organismo internazionale competente proposte per disporre il congelamento di fondi o di risorse economiche, quali definiti dal regolamento (CE) n. 881/2002 del Consiglio, del 27 maggio 2002, e successive modificazioni, e sussiste il rischio che i fondi o le risorse possano essere, nel frattempo, dispersi, occultati o utilizzati per il finanziamento di attività terroristiche, il presidente del Comitato di sicurezza finanziaria ne fa segnalazione al procuratore della Repubblica competente ai sensi dell’articolo 2 della legge 31 maggio 1965, n. 575.».

        7. All’articolo 18 della legge 22 maggio 1975, n. 152, e successive modificazioni, dopo il terzo comma è aggiunto il seguente:

        «Le disposizioni di cui al primo comma, anche in deroga all’articolo 14 della legge 19 marzo 1990, n. 55, e quelle dell’articolo 22 della presente legge possono essere altresì applicate alle persone fisiche e giuridiche segnalate al Comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite, o ad altro organismo internazionale competente per disporre il congelamento di fondi o di risorse economiche, quando vi sono fondati elementi per ritenere che i fondi o le risorse possano essere dispersi, occultati o utilizzati per il finanziamento di organizzazioni o attività terroristiche, anche internazionali.».

EMENDAMENTI

14.100

BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, DONATI, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN, MARINO

Respinto

Al comma 6, premettere il seguente comma:

        «06. Nel decreto-legge 12 ottobre 2001, n. 369, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 dicembre 2001, n. 431, all’articolo 1, dopo il comma 2-ter, aggiungere il seguente:

        "2-quater. Anche in deroga a quanto previsto dagli articoli 11 e seguenti del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 350, gli intermediari di cui alla richiamata disciplina hanno l’obbligo di segnalare al Comitato, ai fini del presente articolo, ogni operazione di rimpatrio dei capitali di cui agli articoli 12 e 13 dello stesso decreto-legge"».

14.101

BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, DONATI, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN, MARINO

Respinto

Dopo il comma 6, aggiungere il seguente:

        «6-bis. All’articolo 1 del decreto-legge 28 settembre 2001, n. 353, convertito con modificazioni, dalla legge 27 novembre 2001, n. 415, sostituire i commi da 2 a 2-sexies, con i seguenti:

        "2. La violazione della disposizione dell’articolo 2 del regolamento è punita con la pena della reclusione non inferiore a 5 anni, e con la multa non inferiore al valore dell’operazione stessa.

        2-bis. La violazione della disposizione dell’articolo 4 del regolamento è punita con la pena della reclusione non inferiore a 4 anni, e con la multa non inferiore al valore dell’operazione stessa.

        2-ter. La violazione della disposizione dell’articolo 5 del regolamento è punita con pena della reclusione non inferiore a 5 anni e con la multa non inferiore al valore dell’operazione stessa.

        2-quater. La violazione della disposizione dell’articolo 6 del regolamento è punita con la pena della reclusione non inferiore a 8 anni, e con la multa non inferiore a 200.000 euro.

        2-quinquies. La violazione della disposizione di cui all’articolo 7 e punita con la reclusione sino a 5 anni e con la multa non inferiore a 100.000 euro.

        2-sexies. Al di fuori dei casi di concorso nelle violazioni di cui ai commi 2, 2-bis, 2-ter, 2-quater, 2-quinquies, la violazione dell’articolo 8 è punita con la multa non inferiore a 100.000 euro"».

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 14

14.0.1

TIRELLI, STIFFONI

Ritirato e trasformato nell'odg G14.1

Dopo l’articolo 14, inserire il seguente:

«Art. 14-bis.

        1. Le agenzie di Money transfer, che operano sul territorio nazionale, hanno l’obbligo di segnalare operazioni di transazione di denaro all’estero all’Ufficio italiano cambi, entro tre giorni dall’avvenuta operazione, secondo le istruzioni già adottate dall’UIC».

ORDINE DEL GIORNO

G14.1 (già em. 14.0.1)

MORO, TIRELLI, STIFFONI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

in sede di esame del disegno di legge n. 3571,

impegna il Governo a risolvere le problematiche di cui all’emendamento 14.0.1.

________________

(*) Accolto dal Governo.

ARTICOLO 15 DEL DECRETO-LEGGE

ARTICOLO 15.

(Nuove fattispecie di delitto in materia di terrorismo)

        1. Dopo l’articolo 270-ter del codice penale sono inseriti i seguenti:

        «270-quater. - (Arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale). – Chiunque, al di fuori dei casi di cui all’articolo 270-bis, arruola una o più persone per il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo, anche se rivolti contro uno Stato estero, un’istituzione o un organismo internazionale, è punito con la reclusione da sette a quindici anni.

        270-quinquies. - (Addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale). – Chiunque, al di fuori dei casi di cui all’articolo 270-bis, addestra o comunque fornisce istruzioni sulla preparazione o sull’uso di materiali esplosivi, di armi da fuoco o di altre armi, di sostanze chimiche o batteriologiche nocive o pericolose, nonché di ogni altra tecnica o metodo per il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo, anche se rivolti contro uno Stato estero, un’istituzione o un organismo internazionale, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. La stessa pena si applica nei confronti della persona addestrata.».

EMENDAMENTI

15.2

CARUSO ANTONINO, BUCCIERO, BOBBIO LUIGI, SEMERARO

Ritirato

Al comma 1 premettere il seguente:

        «0.1. All’articolo 270-bis del codice penale le parole: «sette», «quindici», «cinque» e «dieci» sono rispettivamente sostituite dalle parole: «dieci», «venti», «dieci» e «quindici».

15.100a

CALVI, BRUTTI MASSIMO

Respinto

Al comma 1, premettere il seguente:

        «01. Il terzo comma dell’articolo 270-bis del codice penale è sostituito dal seguente:

        "Sono considerati reati terroristici gli atti intenzionali di cui alle lettere da a) ad i) che per la natura o contesto possono arrecare grave danno ad un paese o ad una organizzazione internazionale, quando sono commessi al fine di:

            1) intimidire gravemente la popolazione;

            2) costringere indebitamente i poteri pubblici o una organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto;

            3) destabilizzare gravemente o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche o sociali di un paese o organizzazione internazionale:

                a) attentati alla vita di una persona che possano causarne il decesso;

                b) attentati gravi all’integrità fisica di una persona;

                c) sequestro di persona e cattura di ostaggi;

                d) distruzioni di vasta portata di strutture governative o pubbliche, sistemi di trasporto, infrastrutture, compresi i sistemi informatici, piattaforme fisse situate sulla piattaforma continentale ovvero di luoghi pubblici o di proprietà private che possono mettere a repentaglio vite umane o causare perdite economiche considerevoli;

                e) sequestro di aeromobili o navi o di altri mezzi di trasporto collettivo o di passeggeri o di trasporto di merci;

                f) fabbricazione, detenzione, acquisto, trasporto, fornitura o uso di armi da fuoco, esplosivi, armi atomiche, biologiche e chimiche, nonché, per le armi biologiche e chimiche, ricerche e sviluppo;

                g) diffusione di sostanze pericolose, il cagionare incendi, inondazioni o esplosioni i cui effetti mettano in pericolo vite umane;

                h) manomissione o interruzione della fornitura di acqua, energia o altre risorse naturali fondamentali il cui effetto metta in pericolo vite umane;

                i) minaccia di realizzare uno dei comportamenti elencati alle lettere da a) a h)".».

15.5

BATTISTI, DALLA CHIESA, MANCINO, PETRINI, CAVALLARO, MAGISTRELLI

Ritirato

Al comma 1, dopo la parola: «arruola» inserire le seguenti: «in qualsiasi modo».

15.100

I RELATORI

Approvato

Al comma 1, capoverso, sono apportate le seguenti modifiche:

        «a) all’articolo 270-quater del codice penale, le parole: "atti di violenza con finalità di terrorismo" sono sostituite dalle seguenti: "atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con finalità di terrorismo,";

        b) all’articolo 270-quinquies del codice penale, le parole: "atti di violenza con finalità di terrorismo" sono sostituite dalle seguenti: "atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con finalità di terrorismo,"».

15.101 (testo corretto)

GUBERT

Respinto

Al comma 1, dopo i capoversi 270-quater e 270-quinquies aggiungere, in fine, le seguenti parole: «Non si applica tale disposizione qualora lo Stato estero interessato, inefficaci i meccanismi di controllo e di sanzione internazionali, sia colpevole di genocidio di minoranze etniche o religiose, di gravi, persistenti e diffuse violazioni del diritto alla vita dei suoi cittadini ovvero, retto in modo tirannico, abbia aggredito militarmente altri Stati per motivi di dominio o conquista».

15.200

I RELATORI

Ritirato

Al comma 1, capoverso «Art. 270-quinquies», dopo le parole: «nocive e pericolose» inserire le seguenti: «ovvero di materie radioattive».

15.3

CARUSO ANTONINO, BUCCIERO, BOBBIO LUIGI, SEMERARO

Ritirato

Al comma 1, all’articolo 270-quinquies ivi richiamato, dopo le parole: «internazionale» sono aggiunte le seguenti: «ovvero per il compimento di atti di violenza diretti, anche potenzialmente, contro una pluralità di persone senza che vi sia predeterminazione delle stesse».

15.4

CARUSO ANTONINO, BUCCIERO, BOBBIO LUIGI, SEMERARO

Ritirato

Al comma 1, all’articolo 270-quinquies, sostituire le parole: «cinque» e «dieci> rispettivamente con dalle seguenti: «dieci» e «quindici».

15.1

I RELATORI

Approvato

Al comma 1, capoverso, dopo l’articolo 270-quinquies del codice penale è inserito il seguente:

        «270-sexies. - (Condotte con finalità di terrorismo). – 1. Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad una organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compire o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un’organizzazione internazionale, nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l’Italia».

15.102 (testo 2)

DALLA CHIESA, BATTISTI, MANCINO, PETRINI, CAVALLARO, MAGISTRELLI

Approvato

Dopo il comma 2, inserire il seguente:

        «2-bis. All’articolo 414 del codice penale, dopo il terzo comma è aggiunto il seguente:

            "Fuori dei casi di cui all’articolo 302, se l’istigazione o l’apologia di cui ai commi precedenti riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l’umanità la pena è aumentata della metà"».

ARTICOLO 16 DEL DECRETO-LEGGE

ARTICOLO 16.

(Autorizzazione a procedere per i reati di terrorismo)

        1. Il primo comma dell’articolo 313 del codice penale è sostituito dal seguente:

        «Per i delitti preveduti dagli articoli 244, 245, 265, 267, 269, 270-bis terzo comma, e 270-quater, limitatamente al compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo internazionale, 270-quinquies, limitatamente al compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo internazionale, 273, 274, 277, 278, 279, 287 e 288 non si può procedere senza l’autorizzazione del Ministro della giustizia.».

        2. Dopo l’articolo 343, comma 5, del codice di procedura penale è aggiunto il seguente:

        «5-bis. I commi 2, 3, 4 e 5 non si applicano quando si procede per i delitti di cui ai seguenti articoli del codice penale: 270-bis, terzo comma, 270-quater, limitatamente al compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo internazionale, e 270-quinquies, limitatamente al compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo internazionale.».

EMENDAMENTI

16.1

BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, DONATI, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN, MARINO

Approvato

Sopprimere l’articolo.

16.2

CALVI, MARITATI, BRUTTI MASSIMO, FASSONE, AYALA, LEGNINI, VILLONE

Id. em. 16.1

Sopprimere l’articolo.

16.4

BATTISTI, DALLA CHIESA, MANCINO, PETRINI, CAVALLARO, MAGISTRELLI

Id. em. 16.1

Sopprimere l’articolo.

16.200

I Relatori

Id. em. 16.1

Sopprimere l’articolo.

16.3

BATTISTI, DALLA CHIESA, MANCINO, PETRINI, CAVALLARO, MAGISTRELLI

Precluso

Sostituire il comma 1 con il seguente:

        «1. Il primo comma dell’articolo 313 del codice penale è sostituito dal seguente:

        "Per i dati preveduti dagli articoli 244, 245, 269 e 288 non si può procedere senza l’autorizzazione del Ministro della giustizia"».

16.100

GUBERT

Precluso

Al comma 1 sostituire le parole: «Ministro della giustizia» con le seguenti: «Presidente del Consiglio dei Ministri».

ORDINE DEL GIORNO

G16.100

I Relatori

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

in sede di esame del disegno di legge n. 3571,

premesso che:

l'articolo 16 del decreto-legge in discussione, affronta il tema dell'armonizzazione delle disposizioni contenute nell'articolo 313 del codice penale con le nuove previsioni in materia di terrorismo internazionale;

punto centrale della questione è se il Ministro della giustizia debba o non debba avere il potere di autorizzare i procedimenti penali che dovessero essere avviati in relazione ai fatti riconducibili alle nuove fattispecie di reato ora introdotte;

considerato che la necessità di detta armonizzazione appare oggettivamente irrinunciabile;

considerato, altresì, che altrettanto irrinunciabile è l'esigenza che siano sottoposte al vaglio del Governo, oltre che della magistratura, tutte quelle questioni, anche aventi rilevanza penale, alla cui risoluzione possono essere collegati rilevanti interessi collettivi;

considerato che la soluzione approntata con l'articolo 16 del decreto-legge appare perseguire la corretta via del bilanciamento delle competenze, della magistratura e governativa, non sottraendo alla prima tutte quelle a carattere cautelare e immediato, e assegnando alla seconda le valutazioni più complessive, da compiersi anche nell'ottica e tenuto conto di un quadro sovranazionale;

considerato tuttavia che appaiono utili ulteriori approfondimenti mirati a meglio definire il rapporto tra le nuove disposizioni e la cornice normativa definita dall'articolo 313 del codice penale, oltre che i termini di operabilità del medesimo,

impegna il Governo, a nuovamente affrontare la questione riproponendola nell'ambito degli imminenti, nuovi provvedimenti, dallo stesso annunciati, che pure intervengono nella materia del contrasto al terrorismo e, segnatamente, nel disegno di legge, approvato dal Consiglio dei ministri nella seduta del 22 luglio 2005, che propone misure di contrasto al fenomeno del terrorismo anche con l’istituzione di una Direzione nazionale antiterrorismo.

________________

(*) Accolto dal Governo.

ARTICOLO 17 DEL DECRETO-LEGGE

ARTICOLO 17.

(Norme sull’impiego della polizia giudiziaria)

        1. All’articolo 148 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) il comma 2 è sostituito dal seguente: «2. Nei procedimenti con detenuti ed in quelli davanti al tribunale del riesame il giudice può disporre che, in caso di urgenza, le notificazioni siano eseguite dalla Polizia penitenziaria del luogo in cui i destinatari sono detenuti, con l’osservanza delle norme del presente titolo.»;

            b) il comma 2-ter è abrogato.

        2. All’articolo 151 del codice di procedura penale il comma 1 è sostituito dal seguente:

        «1. Le notificazioni di atti del pubblico ministero nel corso delle indagini preliminari sono eseguite dall’ufficiale giudiziario, ovvero dalla polizia giudiziaria nei soli casi di atti di indagine o provvedimenti che la stessa polizia giudiziaria è delegata a compiere o è tenuta ad eseguire.».

        3. All’articolo 59, comma 3, del codice di procedura penale, dopo le parole: «Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria sono tenuti a eseguire i compiti a essi affidati» sono inserite le seguenti: «inerenti alle funzioni di cui all’articolo 55, comma 1».

        4. Al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) all’articolo 20 la rubrica è sostituita dalla seguente: «Citazione a giudizio» e il comma 1 è sostituito dal seguente:

        «1. Il pubblico ministero cita l’imputato davanti al giudice di pace.»;

            b) all’articolo 20, i commi 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:

        «3. La citazione deve essere sottoscritta, a pena di nullità, dal pubblico ministero o dall’assistente giudiziario.

        4. La citazione è notificata, a cura dell’ufficiale giudiziario, all’imputato, al suo difensore e alla parte offesa almeno trenta giorni prima della data dell’udienza. Se l’imputato è già assistito da un difensore la notificazione è eseguita per entrambi depositando le copie ad essi destinate presso la locale sede dell’ordine degli avvocati.»;

            c) all’articolo 49, la rubrica è sostituita dalla seguente:

        «Citazione a giudizio»;

            d) all’articolo 50, comma 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

            «a) nell’udienza dibattimentale, da uditori giudiziari, da vice procuratori onorari addetti all’ufficio, da personale in quiescenza da non più di due anni che nei cinque anni precedenti abbia svolto le funzioni di ufficiale di polizia giudiziaria, o da laureati in giurisprudenza che frequentano il secondo anno della scuola biennale di specializzazione per le professioni legali di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398;».

        5. All’articolo 72, primo comma, del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

            «a) nell’udienza dibattimentale, da uditori giudiziari, da vice procuratori onorari addetti all’ufficio, da personale in quiescenza da non più di due anni che nei cinque anni precedenti abbia svolto le funzioni di ufficiale di polizia giudiziaria, o da laureati in giurisprudenza che frequentano il secondo anno della scuola biennale di specializzazione per le professioni legali di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398;».

        6. Per i procedimenti relativi ai delitti previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), numeri 1), 3) e 4), del codice di procedura penale non si applicano le modificazioni recate dai commi 1, 2 e 3 e rimane ferma la disciplina vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

EMENDAMENTI

17.4

BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, DONATI, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN, MARINO

Approvato

Al comma 4, lettera b) n. 4, sopprimere l’ultimo periodo.

17.3

CALLEGARO

Id. em. 17.4

Al comma 4, lettera b) n. 4, sopprimere l’ultimo periodo.

17.5

CALVI, MARITATI, BRUTTI MASSIMO, FASSONE, AYALA, LEGNINI, VILLONE

Id. em. 17.4

Al comma 4, lettera b) capoverso «4», sopprimere l’ultimo periodo.

17.500

I RELATORI

Approvato

Dopo il comma 5, inserire il seguente:

        «5-bis. Ai fini dell’applicazione dei commi 4 e 5, il personale in quiescenza non può in nessun caso essere considerato quale richiamato in servizio».

ARTICOLO 18 DEL DECRETO-LEGGE

ARTICOLO 18.

(Servizi di vigilanza che non richiedono l’impiego di personale delle forze di polizia)

        1. Ferme restando le attribuzioni e i compiti dell’autorità di pubblica sicurezza, degli organi di polizia e delle altre autorità eventualmente competenti, è consentito l’affidamento a guardie giurate dipendenti o ad istituti di vigilanza privata dei servizi di sicurezza sussidiaria nell’ambito dei porti, delle stazioni ferroviarie e dei relativi mezzi di trasporto e depositi, delle stazioni delle ferrovie metropolitane e dei relativi mezzi di trasporto e depositi, nonché nell’ambito delle linee di trasporto urbano, per il cui espletamento non è richiesto l’esercizio di pubbliche potestà o l’impiego di appartenenti alle Forze di polizia.

        2. Ai fini di cui al comma 1, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti stabilisce con proprio decreto da adottarsi di concerto con il Ministro dell’interno, le condizioni, gli ambiti funzionali e le modalità per l’affidamento dei servizi predetti, i requisiti dei soggetti concessionari, le caratteristiche funzionali delle attrezzature tecniche di rilevazione eventualmente adoperate, nonché ogni altra prescrizione ritenuta necessaria per assicurare il regolare svolgimento delle attività di vigilanza.

        3. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, per i porti e le stazioni ferroviarie, ovvero con delibera degli organi competenti per i luoghi, le installazioni e i mezzi di rilievo locale, sono stabiliti gli importi posti a carico dell’utenza quale contributo alla copertura dei costi dei servizi di cui al comma 1, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato.

EMENDAMENTI

18.100

GUBERT

Respinto

Al comma 1, aggiungere, in fine, il seguente periodo:

        «I compiti di sicurezza sussidiaria non possono, comunque, comprendere il potere di accertare l’identità di persone, il potere di ispezione delle persone e di quanto portano con sè e ogni altro potere di limitazione, anche temporanea, delle libertà personali».

18.1 (testo 2)

TURRONI, BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, DONATI, RIPAMONTI, ZANCAN

V. testo 3

Sostituire il comma 2 con il seguente:

        «2. Il Ministro dell’interno, ai fini di cui al comma 1, stabilisce con proprio decreto le condizioni e le modalità per l’affidamento dei servizi predetti, nonché i requisiti dei soggetti concessionari, con particolare riferimento all’addestramento del personale impiegato, alla disponibilità di idonei mezzi di protezione individuale per il personale stesso, al documentato e puntuale rispetto di ogni disposizione di legge o regolamento in materia, così da assicurare la contemporanea realizzazione delle esigenze di sicurezza e di quelle del rispetto della dignità della persona».

        Conseguentemente, sopprimere il comma 3.

18.1 (testo 3)

TURRONI, BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DE ZULUETA, DONATI, RIPAMONTI, ZANCAN

Approvato

Sostituire il comma 2 con il seguente:

        «2. Il Ministro dell’interno, ai fini di cui al comma 1, stabilisce con proprio decreto le condizioni e le modalità per l’affidamento dei servizi predetti, nonché i requisiti dei soggetti concessionari, con particolare riferimento all’addestramento del personale impiegato, alla disponibilità di idonei mezzi di protezione individuale per il personale stesso, al documentato e puntuale rispetto di ogni disposizione di legge o regolamento in materia, incluse le caratteristiche funzionali delle attrezzature tecniche di rilevazione eventualmente adoperate così da assicurare la contemporanea realizzazione delle esigenze di sicurezza e di quelle del rispetto della dignità della persona».

        Conseguentemente, sopprimere il comma 3.

18.101

ZANDA

Ritirato

Al comma 2, sostituire le parole: «il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti stabilisce, con proprio decreto da adottarsi di concerto con il Ministro dell’interno» con le seguenti: «il Ministro dell’interno, stabilisce, con proprio decreto da adottarsi di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti».

18.3

STIFFONI

Ritirato

Al comma 2, sostituire le parole da: «dalle infrastrutture» a «dell’interno» con le seguenti: «dell’interno stabilisce, con proprio decreto da adottarsi di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti»

18.500

I RELATORI

Approvato ad eccezione delle parole: «sopprimere le parole: ", senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato» e"» che risultano assorbite. Cfr. em. 10.1 (testo 2)

Al comma 3 sopprimere le parole: «, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato» e aggiungere, in fine, il seguente comma:

        «3-bis. Per interventi a carico dello Stato per favorire l’attuazione del presente articolo è istituito un fondo pari a 1.500.000 euro a decorrere dall’anno 2005. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2005-2007, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2005, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio».

18.2

FALCIER

Ritirato

Dopo il comma 3, inserire il seguente:

        «4. Il pagamento delle prestazioni assolte dagli istituti di vigilanza a norma del presente articolo non è assoggettabile all’imposta sul valore aggiunto».

ORDINE DEL GIORNO

G18.100

TURRONI, BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DONATI, DE ZULUETA, RIPAMONTI, ZANCAN

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

            in sede di esame del decreto-legge del disegno di legge n. 3571 «Conversione in legge del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale»,

        considerato che:

            l’articolo 18 del decreto in oggetto, prevede la possibilità di consentire l’affidamento ad istituti di vigilanza privata dei servizi di sicurezza sussidiaria nell’ambito di porti, ferrovie, metropolitane e linee di trasporto urbano;

            le misure di sicurezza pubblica rientrano nei compiti specifici ed irrinunciabili dello Stato, anche nel caso della facoltà di avvalersi di servizi di vigilanza privata limitatamente ai compiti per il cui espletamento non è richiesto l’esercizio di pubbliche potestà o l’impiego di appartenenti alle forze di polizia, e non possono quindi essere poste a carico dei cittadini e degli utenti dei servizi pubblici di trasporto,

        impegna il Governo:

            in sede di attuazione della facoltà in premessa, a non imporre a carico dell’utenza costi aggiuntivi per la sicurezza e la vigilanza dei porti, delle linee, dei mezzi e delle stazioni ferroviarie e metropolitane, reperendo, d’intesa con i soggetti gestori e concessionari, le regioni e gli enti locali territoriali, gli idonei mezzi di copertura dei costi dei servizi di cui all’articolo 18 nell’ambito delle risorse ordinarie.

________________

(*) Accolto dal Governo come raccomandazione

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 18

18.0.1 (TESTO 2)

EUFEMI

Ritirato e trasformato nell'odg G18.300

Dopo l’articolo 18, è inserito il seguente:

«Art. 18-bis.

(Variazioni di bilancio per somme destinate alla pubblica sicurezza e protezione civile)

        1. Le disposizioni di cui all’articolo 1, commi 8 e 9 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 non si applicano alle somme assegnate dalle pubbliche amministrazioni alle forze di polizia per compiti di pubblica sicurezza e protezione civile, nonché ai vigili del fuoco».

18.0.2

SALERNO, FLORINO, BONATESTA, PACE, DEMASI, PEDRIZZI

Ritirato

Dopo l’articolo 18, è inserito il seguente:

«Art. 18-bis.

(Variazioni di bilancio per somme destinate alla pubblica sicurezza e protezione civile)

        1. Le disposizioni di cui all’articolo 1, commi 8 e 9 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 non si applicano alle somme assegnate dalle pubbliche amministrazioni alle forze di polizia per compiti di pubblica sicurezza e protezione civile».

18.0.3

PICCIONI

Ritirato

Dopo l’articolo 18, è inserito il seguente:

«Art. 18-bis.

(Variazioni di bilancio per somme destinate alla pubblica sicurezza e protezione civile)

        1. Le disposizioni di cui all’articolo 1, commi 8 e 9 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 non si applicano alle somme assegnate dalle pubbliche amministrazioni alle forze di polizia per compiti di pubblica sicurezza e protezione civile».

18.0.101

TURRONI, ZANCAN, BOCO, RIPAMONTI, DONATI, DE PETRIS, CARELLA, CORTIANA, DE ZULUETA, MARINO

Ritirato

Dopo l’articolo 18, è inserito il seguente:

«Art. 18-bis.

(Variazioni di bilancio per somme destinate alla pubblica sicurezza e protezione civile)

        1. Le disposizioni di cui all’articolo 1, commi 8 e 9 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 non si applicano alle somme assegnate dalle pubbliche amministrazioni alle forze di polizia per compiti di pubblica sicurezza e protezione civile».

18.0.4

CURTO

Ritirato

Dopo l’articolo 18, aggiungere i seguenti:

«Art. 18-bis.

        1. All’articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale, dopo le parole: "e dell’articolo 291-quater del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, sono aggiunte le seguenti: "e dell’articolo 474-bis del codice penale".

"Art. 18-ter.

        1. Dopo l’articolo 474 del codice penale, è aggiunto il seguente:

        "Art. 474-bis. - (Associazione per delinquere finalizzata alla contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell’ingegno o di prodotti industriali, nonché all’introduzione dello Stato e commercio di prodotti falsi) – Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti tra quelli previsti dagli articoli 473 e 474 del codice penale, coloro che promuovono, costituiscono, dirigono, organizzano o finanziano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a otto anni.

        Chi partecipa all’associazione è punito con la reclusione da un anno a sei anni.

        La pena è aumentata se il numero degli associati è di dieci o più.

        Le pene previste dagli articoli 473 e 474, nonché dall’articolo 474-bis, sono diminuite da un terzo alla metà nei confronti dell’imputato che, dissociandosi dagli altri, si adopera per evitare che l’attività delittuosa sia portata ad ulteriori conseguenze anche aiutando concretamente l’attività di polizia o l’autorità giudiziaria nella raccolta degli elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l’individuazione o la cattura degli autori del reato o per la individuazione di risorse rilevanti per la commissione di delitti"».

18.0.5

GUBETTI

Ritirato

Dopo l’articolo 18, è inserito il seguente:

«Art. 18-bis.

(Spese urgenti in situazioni di crisi)

        1. Per l’attuazione delle misure di emergenza individuate dall’Unità di crisi di cui all’articolo 6 del decreto-legge 6 maggio 2002, n. 83, convertito con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2002, n. 133, finalizzate alla prevenzione e al contrasto di attività terroristiche, il Ministro dell’interno, può autorizzare, con proprie motivate ordinanze, il Capo della Polizia-Direttore generale della pubblica sicurezza, anche nella qualità di presidente della predetta Unità di crisi, con facoltà di delega ai Prefetti competenti per territorio, a porre in essere le attività negoziali ed i pagamenti occorrenti, anche in deroga ad ogni disposizione vigente, e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico, mediante indicazione espressa delle principali norme a cui si intende derogare.

        2. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’interno sono stabilite modalità semplificate di controllo di rendicontazione delle spese sostenute».

18.0.6

FALCIER

Ritirato

Dopo l’articolo 18, è inserito il seguente:

«Art. 18-bis.

(Ulteriori modalità di richiesta di copie di atti e di informazioni da parte del Ministro dell’interno)

        1. Il Ministro dell’interno può esercitare la facoltà di cui all’articolo 118 del codice di procedura penale, anche a mezzo di funzionari dei servizi informativi e di sicurezza di cui agli articoli 4 e 6 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, appositamente delegati, quando si tratta di informazioni o atti ritenuti indispensabili per la prevenzione di attività terroristiche o di eversione dell’ordine costituzionale».

18.0.7

FALCIER

Ritirato

Dopo l’articolo 18, aggiungere il seguente:

«Art. 18-bis.

(Accesso a dati e informazioni a fini di prevenzione di attività terroristiche o di eversione dell’ordinamento costituzionale)

        1. Il Ministro dell’interno può delegare ai direttori dei servizi informativi e di sicurezza di cui agli articoli 4 e 6 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, le facoltà di cui all’articolo 1-bis, primo e secondo comma, del decreto-legge 6 settembre 1982, n. 629, convertito con modificazioni dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726, per l’accesso, anche in via telematica, ai dati necessari all’espletamento dei compiti informativi e di sicurezza concernenti la prevenzione di attività terroristiche o di eversione dell’ordinamento costituzionale».

18.0.100 (testo 2)

I Relatori

Approvato

Dopo l’articolo 18, inserire il seguente:

«Art. 18-bis.

(Impiego della forza pubblica)

        1. Al primo periodo del comma 1 dell’articolo 19 della legge 26 marzo 2001, n. 128 è aggiunto il seguente periodo: "In casi eccezionali di necessità e urgenza si applicano le disposizioni dell’articolo 4 della legge 22 maggio 1975, n. 152"».

18.0.102

TURRONI, MARINO

Respinto

Dopo l’articolo 18, aggiungere il seguente:

«Art. 18-bis.

        1. Le disposizioni della presente legge si applicano fino al 31 dicembre 2007».

18.0.700

IL GOVERNO

Approvato

Dopo l’articolo 18, inserire il seguente:

«Art. 18-bis.

(Misure per la sicurezza dei XX Giochi Olimpici invernali)

        1. Al fine di implementare le misure di sicurezza dei siti olimpici in occasione dei XX Giochi Olimpici invernali il Ministero dell’interno dispone l’adozione da parte del Comitato organizzatore dei Giochi stessi di idonee attrezzature di sicurezza attiva e passiva, atte a prevenire turbamenti e atti contro la pubblica incolumità e ne garantisce l’impiego attraverso le forze dell’ordine. Le attrezzature stesse saranno acquisite dal Comitato sulla base delle prescrizioni del Ministero.

        2. A tal fine è autorizzata la spesa di 9,8 milioni di euro per l’anno 2005. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2005-2007, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte capitale "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2005, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero medesimo».

ORDINE DEL GIORNO

G18.300 (già em. 18.0.1 TESTO 2)

EUFEMI, PICCIONI

Non posto in votazione (*)

Il Senato,

valutata la necessità di non ridurre le risorse per le spese di parte corrente per le primarie esigenze delle Forze di Polizia per i compiti di pubblica sicurezza e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco per i compiti di protezione civile,

impegna il Governo ad adottare tutte le iniziative occorrenti per evitare una riduzione delle risorse per Istituzioni oggi fortemente impegnate per la tutela dei diritti dei cittadini alla sicurezza ed incolumità pubblica.

________________

(*) Accolto dal Governo.

EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L’ARTICOLO 9 PRECEDENTEMENTE ACCANTONATI

9.0.1 (TESTO 2)

CICOLANI

Approvato

Dopo l’articolo 9, inserire il seguente:

«Art. 9-bis.

        1. Anche allo scopo di completare i necessari interventi per la sicurezza ai fini della prevenzione antiterroristica negli aeroporti, l’Ente nazionale per l’aviazione civile - ENAC è autorizzato ad utilizzare un importo pari a 2.500.000 euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006 per far fronte a spese di investimento. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 7 del decreto legislativo n. 250 del 1997, come rideterminata dalla Tabella C della legge n. 311 del 2004, ferme restando le risorse finalizzate alla continuità territoriale relative a Sicilia e Sardegna. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti individua, con proprio decreto, gli interventi da finanziare a valere sulle medesime risorse».

9.0.100 (testo 2)

MAFFIOLI

Id. em. 9.0.1 (testo 2)

Dopo l’articolo 9, inserire il seguente:

«Art. 9-bis.

        1. Anche allo scopo di completare i necessari interventi per la sicurezza ai fini della prevenzione antiterroristica negli aeroporti, l’Ente nazionale per l’aviazione civile - ENAC è autorizzato ad utilizzare un importo pari a 2.500.000 euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006 per far fronte a spese dei investimento. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 7 del decreto legislativo n. 250 del 1997, come rideterminata dalla Tabella C della legge n. 311 del 2004, ferme restando le risorse finalizzate alla continuità territoriale relative a Sicilia e Sardegna. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti individua, con proprio decreto, gli interventi da finanziare a valere sulle medesime risorse».

ARTICOLO 10 DEL DECRETO-LEGGE

ARTICOLO 10.

(Nuove norme sull’identificazione personale)

        1. All’articolo 349 del codice di procedura penale, dopo il comma 2, è inserito seguente:

        «2-bis. Se gli accertamenti indicati dal comma 2 comportano il prelievo di materiale biologico dal cavo orale e manca il consenso dell’interessato, la polizia giudiziaria procede al prelievo coattivo nel rispetto della dignità personale del soggetto, previa autorizzazione scritta, oppure resa oralmente e confermata per iscritto, del pubblico ministero.».

        2. All’articolo 349, comma 4, del codice di procedura penale, dopo le parole: «non oltre le dodici ore», sono aggiunte le seguenti: «ovvero, previo avviso anche orale al pubblico ministero, non oltre le ventiquattro ore, nel caso che l’identificazione risulti particolarmente complessa oppure occorra l’assistenza dell’autorità consolare o di un interprete».

        3. All’articolo 495, quarto comma, n. 2, del codice penale, dopo le parole: «da un imputato all’autorità giudiziaria», sono inserite le seguenti: «o da una persona sottoposta ad indagini alla stessa autorità o alla polizia giudiziaria delegata alle indagini».

        4. Dopo l’articolo 497 del codice penale è inserito il seguente:

        «Art. 497-bis. - (Uso, detenzione e fabbricazione di documenti di identificazione falsi). – Chiunque è trovato in possesso di un documento falso valido per l’espatrio è punito con la reclusione da uno a quattro anni.

        La pena di cui al primo comma è aumentata da un terzo alla metà per chi fabbrica o comunque forma il documento falso, ovvero lo detiene fuori dei casi di uso personale».

EMENDAMENTI DA 10.200 A 10.9, PRECEDENTEMENTE ACCANTONATI

10.200

LE COMMISSIONI RIUNITE

V. testo 2

Al comma 1, capoverso 2-bis, sostituire le parole: «il prelievo di materiale biologico dal cavo orale» con le seguenti: «il prelievo di capelli o saliva» e dopo la parola: «coattivo» inserire le seguenti: «con l’assistenza di adeguato personale sanitario, se necessario, e».

10.200 (testo 2)

LE COMMISSIONI RIUNITE

Approvato

Al comma 1, capoverso 2-bis, sostituire le parole: «il prelievo di materiale biologico dal cavo orale» con le seguenti: «il prelievo di capelli o saliva».

10.8

FALCIER

Id. em. 10.200 (testo 2)

Al comma 1, al comma 2-bis dell’articolo 349 del codice di procedura penale, le parole: «il prelievo di materiale biologico dal cavo orale», sono sostituite dalle seguenti: «il prelievo di capelli o di saliva».

10.103

GUBERT

Ritirato

Al comma 1 sostituire le parole: «materiale biologico» con la parola: «saliva».

10.10

CALVI, BRUTTI MASSIMO, FASSONE, AYALA, LEGNINI, VILLONE, MARITATI

Ritirato

Al comma 1, capoverso «Art. 2-bis», sopprimere le parole: «dal cavo orale» e dopo la parola: «coattivo» aggiungere le seguenti: «con l’assistenza di adeguato personale sanitario, se necessario, e».

10.104

DALLA CHIESA

Precluso dall'approvazione degli identici emm. 10.200 (testo 2) e 10.8

Al comma 1, sostituire le parole: «dal cavo orale» con le seguenti: «dalla saliva».

10.105

BATTISTI, DALLA CHIESA, MANCINO, PETRINI, CAVALLARO, MAGISTRELLI

Precluso dall'approvazione degli identici emm. 10.200 (testo 2) e 10.8

Al comma 1, sostituire le parole: «materiale biologico del cavo orale» con le seguenti: «ovverso il ricorso ad altra tecnica di identificazione personale su base genetica a questa equivalente, da scegliersi comunque tra quelle meno invasive della persona assoggettata alla misura stessa».

10.9

VILLONE, CALVI, FASSONE, BRUTTI MASSIMO

Respinto

Al comma 1, capoverso «2-bis», dopo le parole: «del soggetto» aggiungere le parole: «e secondo un criterio di minima invasività».

ARTICOLO 19 DEL DECRETO-LEGGE

ARTICOLO 19.

(Entrata in vigore)

        1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

PROPOSTA DICOORDINAMENTO

C1 (TESTO 2)

I RELATORI

Approvata

All’articolo 2, al comma 1, dopo le parole: «decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286,» sopprimere le seguenti: «e successive modificazioni,».

All’articolo 3, comma 3, dopo le parole: «di cui all’articolo 2», inserire le seguenti: «del presente decreto»; al comma 7, sostituire la parola: «soppresso» con la seguente: «abrogato».

All’articolo 4, al comma 1, sostituire la parola: «disposizioni» con la seguente: «norme» e la parola: «approvata» con le seguenti: «di cui al».

All’articolo 6, al comma 4, dopo le parole: «di cui al comma 3, lettere a) e c),» inserire le seguenti: «del presente articolo».

All’articolo 7, al comma 5, sostituire le parole: «di cui al comma 3» con le seguenti: «di cui al comma 4».

All’articolo 8, al comma 1, sostituire le parole: «approvato con» con le seguenti: «di cui al».

All’articolo 10, al comma 4, alla rubrica dell’articolo 497-bis, sostituire le parole: «Uso, detenzione» con la seguente: «Possesso».

All’articolo 15, al capoverso 270-quater e al capoverso 270-quinquies, le parole: «270-quater» e: «270-quinquies» sono sostituite rispettivamente dalle seguenti: «Art. 270-quater» e: «Art. 270-quinquies».

All’articolo 17, al comma 5, alinea, sostituire le parole: «del regio decreto» con le seguenti: «dell’ordinamento giudiziario di cui al regio decreto»; al comma 6, dopo le parole: «commi 1, 2 e 3» inserire le seguenti: «del presente articolo»

.

Allegato B

 

Gruppi parlamentari, Ufficio di Presidenza

Il Presidente del Gruppo Margherita-DL-L'Ulivo, con lettera pervenuta il 27 luglio 2005, ha comunicato che il 26 luglio il Gruppo stesso ha proceduto a rinnovare l'Ufficio di Presidenza, che risulta composto nel modo seguente:

 

Presidente: Bordon;

Vice Presidente: Vicario: Giaretta;

Vice Presidente: Manzione;

Segretario Amministrativo: Cambursano;

Segretario d'Aula: Vallone;

Componenti: Baio Dossi, Cavallaro, Coviello, Dettori, Mancino, Papania,

Scalera, Soliani, Zanda.

Commissioni permanenti, presentazione di relazioni

A nome della 14a Commissione permanente il senatore Greco ha presentato la relazione concernente la "Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2004" (Doc. LXXXVII, n. 5-A).

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

Le Commissioni riunite 10a (Industria, commercio, turismo) e 13a (Territorio, ambiente, beni ambientali), nella seduta del 27 luglio 2005, hanno approvato una risoluzione, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento - a conclusione dell'esame dell'affare assegnato relativo alla situazione del distretto industriale conciario di Santa Croce sull'Arno con particolare riferimento alle problematiche concernenti le attività di depurazione delle acque (Doc. XXIV, n. 21).

 

Detto documento è stato inviato al Ministro delle attività produttive e al Ministro dell'ambiente e per la tutela del territorio.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Ministro Economia e finanze

(Governo Berlusconi-III)

Partecipazione dell'Italia alla X ricostituzione delle risorse del Fondo africano di sviluppo e alla VIII ricostituzione delle risorse del Fondo asiatico di sviluppo (3580)

(presentato in data 29/07/2005)

 

Sen. Danzi Corrado, Ciccanti Amedeo, Salzano Francesco, Sanzarello Sebastiano

Disciplina delle medicine e delle pratiche non convenzionali (3581)

(presentato in data 29/07/2005)

Disegni di legge, approvazione da parte di Commissioni permanenti

Nelle sedute di ieri, le Commissioni permanenti hanno approvato i seguenti disegni di legge:

 

7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

 

Deputati Di Teodoro ed altri. - "Disposizioni per la salvaguardia del patrimonio culturale ebraico in Italia " (3499) (Approvato dalla Camera dei deputati).

 

10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo);

 

"Misure per la tutela del simbolo olimpico in relazione allo svolgimento dei Giochi olimpici invernali "Torino 2006"" (3248-B) (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati).

 

Governo, trasmissione di documenti

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 29 luglio 2005, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, ultimo comma, della legge 14 luglio 1993, n. 238, la relazione sullo stato di attuazione - al 31 dicembre 2004 - dei contratti di programma 1994-2000 e 2001-2005 tra il Ministero medesimo e le Ferrovie dello Stato SpA (Doc. CLXXVII, n. 4).

 

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente.

   

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 22 luglio 2005, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, la relazione sullo stato della sicurezza stradale (Doc. CXLIV, n. 1).

 

Detto documento sarà trasmesso alla 8a Commissione permanente.

   

Il Presidente della Commissione di garanzia per l'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, con lettera in data 26 luglio 2005, ha inviato, in applicazione dell'articolo 13, comma 1, lettera n), della legge 12 giugno 1990, n. 146, copia dei seguenti verbali:

 

n. 591, relativo alla seduta tenutasi in data 4 maggio 2005 (n. 126);

n. 592, relativo alla seduta antimeridiana tenutasi in data 11 maggio 2005 (n. 127);

n. 593, relativo alla seduta pomeridiana tenutasi in data 11 maggio 2005 (n. 128);

n. 594, relativo alla seduta antimeridiana tenutasi in data 19 maggio 2005 (n. 129);

n. 595, relativo alla seduta pomeridiana tenutasi in data 19 maggio 2005 (n. 130);

n. 596, relativo alla seduta antimeridiana tenutasi in data 25 maggio 2005 (n. 131);

n. 597, relativo alla seduta pomeridiana tenutasi in data 25 maggio 2005 (n. 132).

 

Detti verbali sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11a Commissione permanente.

   

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 19 luglio 2005, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, la comunicazione concernente il conferimento degli incarichi di livello dirigenziale generale:

ai dottori Pasquale Cialdini, Valentino Chiumarulo e Cosimo Caliendo,

nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

ai dottori Romano Marabelli e Bruno Sciotti, nell'ambito del Ministero della salute;

al dottor Furio Migliori, nell'ambito del Ministero dell'interno;

al dottor Guido Bolaffi, nell'ambito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

al dottor Roberto Cecchi, nell'ambito del Ministero dei beni e delle attività culturali.

 

Tale comunicazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze

La Corte costituzionale, con lettere in data 26 luglio 2005, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia delle sentenze n. 319, n. 320 e n. 321 del 13 luglio 2005, con le quali la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale, rispettivamente:

 

della legge della Regione Abruzzo 23 gennaio 2004, n. 2 (Istituzione corsi di formazione professionale per l'esercizio dell'arte ausiliaria della professione sanitaria di massaggiatore-capo bagnino degli stabilimenti idroterapici). Detto documento (Doc. VII, n. 210) è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 6a Commissione permanente;

 

dell'articolo 39 della legge 21 novembre 2000, n. 342 (Misure in materia fiscale) nella parte in cui dispone che "non si fa luogo a rimborso di imposte già pagate". Detto documento (Doc. VII, n. 211) è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 6a Commissione permanente;

 

dell'articolo 5, comma 4, della legge della Provincia autonoma di Bolzano 18 dicembre 2002, n. 15 (Testo unico dell'ordinamento dei servizi antincendi e per la protezione civile) limitatamente alle parole "dello Stato". Detto documento (Doc. VII, n. 212) è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente.

Corte dei conti, trasmissione di documentazione

Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 28 luglio 2005, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 6, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, la relazione sulla gestione finanziaria delle regioni negli esercizi 2003 e 2004 (Doc. CI, n. 5).

 

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente.

  

Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 28 luglio 2005, ha inviato, ai sensi dell'articolo 13, quinto comma, del decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 786, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1982, n. 51, la deliberazione e la relazione della Sezione autonomie della Corte stessa sui risultati dell'esame della gestione finanziaria e dell'attività degli enti locali negli esercizi 2003 e 2004 (Doc. XLVI-bis, n. 5).

 

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1a, alla 5a e alla 6a Commissione permanente.

 

 

Mozioni

VITALI, BONFIETTI, PASQUINI, CHIUSOLI, MALABARBA, MARINO, MARINI, DONADI, BOCO, BORDON, ANGIUS, FABRIS - Il Senato,

premesso:

che la legge n. 206 del 3 agosto 2004, «Nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice», ha recato diverse e numerose innovazioni in materia di benefici rispetto alla disciplina precedente ed è stata approvata in modo ampiamente unitario sia alla Camera che al Senato;

che proprio con riguardo ai nuovi trattamenti in favore degli aventi diritto si riscontrano diverse difficoltà, anche interpretative, nell'assunzione delle nuove prescrizioni legislative da parte delle amministrazioni competenti;

che l'incertezza ha già determinato, nel passato, insostenibili lungaggini ai fini dell'ottenimento dei benefici prescritti da parte degli aventi diritto e ha determinato anche recentemente la legittima e giustificata protesta delle associazioni delle vittime raccolte nell'Unione vittime per stragi;

che anche la risposta del 13 giugno 2005 del Ministro dell'interno Giuseppe Pisanu alla lettera inviatagli il 22 febbraio 2005 dal Presidente dell'Unione Paolo Bolognesi, in possesso degli scriventi, non contiene risposta a tutti i quesiti e, in molti casi, contiene risposte ritenute insoddisfacenti;

che è a giudizio degli scriventi necessario altresì adottare un nuovo provvedimento legislativo che preveda l'estensione dei benefici della legge 206 del 2004 anche ai familiari delle vittime della strage di Ustica nonché ai familiari delle vittime e ai superstiti della cosiddetta banda della "Uno bianca", secondo quanto indicato dal disegno di legge Atto Senato n. 3504 (senatori Bonfietti ed altri);

che lo Stato non può ignorare i suoi doveri nei confronti delle vittime di tanti attentati terroristici che hanno insanguinato il nostro Paese le quali chiedono solo di essere equiparate nel trattamento e di poter ottenere i benefici previsti da una legge votata unitariamente dal Parlamento,

impegna il Governo ad assumere iniziative idonee a colmare le carenze applicative delle nuove disposizioni dettate dalla legge n. 206 e, in particolare, ad attivarsi al fine di:

garantire l'esatta e puntuale applicazione delle nuove disposizioni;

agevolare i comportamenti amministrativi onde evitare mancanze e possibili assunzioni di atti illegittimi;

assicurare la prestazione delle nuove forme di tutela previste dalla legge mediante certezza interpretativa da recarsi anche attraverso l'emanazione di circolari ed atti di indirizzo da parte dei Dicasteri e degli organi competenti;

rendere effettivamente applicabili le nuove prescrizioni in materia di sanità ed assistenza psicologica, previdenza ed assistenza nelle diverse forme contemplate dalla legge n. 206, gratuito patrocinio, riapertura dei termini per l'esercizio;

fornire le necessarie garanzie di copertura finanziaria affinché il Parlamento possa legiferare rapidamente per estendere i benefici della legge n. 206 del 2004 anche ai familiari delle vittime della strage di Ustica nonché ai familiari delle vittime e ai superstiti della cosiddetta banda della "Uno bianca".

(1-00359)

Interrogazioni

VITALI, BONFIETTI, CHIUSOLI, PASQUINI - Al Ministro delle politiche agricole e forestali - Premesso:

che la proposta della Commissione europea sulla riforma dell'organizzazione comune del mercato (OCM) dello zucchero, ove definitivamente accolta, comporterebbe un fortissimo ridimensionamento del comparto bieticolo-saccarifero del nostro Paese, con ricadute disastrose sui livelli occupazionali non solo dell'agricoltura ma anche dell'industria e del terziario;

che a Bologna, la realtà territoriale più bieticola d'Italia, il Consiglio provinciale ha approvato unanimemente un ordine del giorno in cui invita il Governo ad attivarsi per riaffermare il diritto dei singoli Paesi a mantenere proprie quote produttive ed i parlamentari, italiani ed europei, a mettere in campo tutte le possibili iniziative per contrastare la proposta attualmente in discussione;

che il 18 luglio scorso a Bruxelles si è svolto un ulteriore confronto fra i Ministri all'agricoltura europei ed il Commissario Fischer Boel per discutere la riforma dell'OCM zucchero, la quale verrà votata dal Parlamento europeo entro il novembre prossimo;

che in quell'occasione il Commissario europeo non ha modificato la propria posizione e ha confermato di voler completare la riforma secondo le proposte presentate il 22 giugno 2005, dopo mesi di colloqui ed iniziative da parte delle istituzioni locali e delle organizzazioni professionali, e nonostante la mobilitazione dei bieticoltori europei che lo stesso giorno hanno manifestato a Bruxelles tutto il loro dissenso verso un disegno che azzererebbe la produzione bieticola di molti Paesi membri;

che il 13 luglio 2005 a Roma è stato siglato il patto di filiera fra le associazioni bieticole e le società saccarifere a dimostrazione dell'unitarietà che si esprime contro una vera e propria destrutturazione del settore e dell'indotto che ruota attorno ad esso,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per impedire che l'attuale proposta di revisione dell'OCM zucchero venga approvata e perché siano salvaguardati, come chiedono le istituzioni locali e le organizzazioni di categoria, i livelli di produzione di un importante settore della nostra agricoltura come il comparto bieticolo-saccarifero;

quale quadro di riferimento intenda offrire ai produttori per orientarli rispetto alle prossime semine, soprattutto in mancanza di un piano bieticolo-saccarifero preannunciato, ma di cui non si conosce il contenuto e stante la crisi in cui versa tutto il comparto agricolo con un pesantissimo impatto su alcune realtà territoriali come quella dell'Emilia-Romagna.

(3-02240)

PASQUINI, BRUNALE, MACONI, BATTAFARANO, CHIUSOLI, VITALI, CADDEO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, delle attività produttive e per i rapporti con il Parlamento - Premesso che:

l'articolo 13 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito dalla legge n. 326 del 2003, ha introdotto disposizioni per il complessivo riordino della disciplina dei confidi;

le misure di riordino intervengono su vari aspetti dell'attività di garanzia collettiva dei fidi, regolamentando il profilo societario e di funzionamento dei confidi, le modalità del loro ingresso nel mondo degli intermediari finanziari vigilati, nonché la trasformazione degli stessi in forme giuridiche più avanzate anche attraverso procedure di aggregazione;

a seguito dell'introduzione delle nuove norme, i confidi stanno avviando, anche in considerazione dell'entrata in vigore degli accordi di Basilea II, un oneroso processo di trasformazione ed adeguamento delle proprie strutture ed attività, finalizzato a rispondere in modo sempre più efficiente e puntuale alle crescenti esigenze delle imprese che ricorrono all'appoggio del settore dei confidi;

il processo di sviluppo dei confidi, tuttavia, risulta fortemente rallentato proprio a causa della mancata attuazione di parte delle norme introdotte con il decreto-legge n. 269 del 2003;

in particolare, si segnala la mancata attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 13, commi da 25 a 28, del decreto-legge n. 269 del 2003, che prevedono il conferimento del Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese, gestito attualmente da Mediocredito centrale Spa, ad una società per azioni, da costituire con atto unilaterale dallo Stato ed avente per oggetto esclusivo la sua gestione. La costituzione della società di capitali e il conferimento a questa del fondo sarebbero dovuti avvenire entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge, ma allo stato attuale la società non è stata istituita e le regole di funzionamento del Fondo stesso non sono state ancora emanate, lasciando in sospeso una parte significativa della regolamentazione del settore;

altresì si segnala la mancata attuazione delle misure previste dal medesimo provvedimento - commi 29, 30 e 31 dell'articolo 13 - che prevedono l'obbligo, in capo alla Banca d'Italia, di emanare disposizioni per regolamentare l'esercizio dell'attività bancaria in forma di società cooperativa a responsabilità limitata da parte delle banche che, in base al proprio statuto, esercitano prevalentemente l'attività di garanzia collettiva dei fidi a favore dei soci. Anche in questo caso non risulta che la Banca d'Italia abbia provveduto all'emanazione della predetta regolamentazione;

inoltre, si segnala la mancata attuazione delle disposizioni - comma 32 dell'articolo 13 del decreto-legge n. 269 del 2003 - che prevedono l'estensione ai confidi delle disposizioni previste per gli intermediari finanziari ex articolo 107 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia; in particolare, il Ministro dell'economia e delle finanze non ha provveduto, finora, a determinare i criteri oggettivi, riferibili al volume di attività finanziaria e ai mezzi patrimoniali, in base ai quali individuare i confidi tenuti a chiedere l'iscrizione nell'elenco speciale previsto dall'articolo 107 e la Banca d'Italia non ha provveduto a stabilire, con proprio provvedimento, gli elementi da prendere in considerazione per il calcolo del volume di attività finanziaria e dei mezzi patrimoniali dei confidi, necessari all'iscrizione di questi nell'elenco speciale;

le conseguenze della mancata attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 13, comma 32, del decreto-legge sono notevoli: i confidi non possono ancora svolgere liberamente e in modo regolamentato, nei confronti delle imprese consorziate o socie, le attività di prestazione di garanzie a favore dell'amministrazione finanziaria dello Stato, al fine dell'esecuzione dei rimborsi di imposte, di gestione di fondi pubblici di agevolazione e di stipula di contratti con le banche assegnatarie di fondi pubblici di garanzia, al fine di facilitarne la fruizione; inoltre, a causa della mancata emanazione del regolamento da parte della Banca d'Italia, i confidi non possono svolgere le attività riservate agli intermediari finanziari iscritti nell'elenco speciale di cui all'articolo 107 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. Si tratta di attività che dovrebbero essere tutte quelle svolte dagli intermediari finanziari, tranne l'unico vincolo della prevalenza dell'attività di prestazione di garanzia a favore dei soci. L'iscrizione all'elenco speciale sottopone, infatti, i confidi alla vigilanza della Banca d'Italia e comporta per gli stessi notevoli oneri relativi alle procedure, all'organizzazione generale, ed ai sistemi informativi;

tenuto conto che la funzionalità dei confidi è elemento vitale di crescita e sviluppo delle imprese italiane, e che l'attuazione della normativa di riordino dei confidi rappresenta uno dei fattori di rilancio dell'economia italiana,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda procedere, e in che tempi, alla costituzione della società per azioni per la gestione del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, attualmente gestito da Mediocredito centrale;

se non ritenga opportuno che la Banca d'Italia provveda ad emanare il regolamento per l'esercizio dell'attività delle banche che, in base al proprio statuto, esercitano prevalentemente l'attività di garanzia collettiva dei fidi a favore dei soci;

se intenda dare seguito alle disposizioni dell'articolo 13, comma 32, del decreto-legge n. 269 del 2003, che prevedono la graduale trasformazione dei confidi in intermediari finanziari e la loro iscrizione nell'elenco speciale ex articolo 107 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, in modo tale da consentire a coloro che ne hanno i requisiti di erogare, anche se in via residuale, le attività riservate dal testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia agli intermediari finanziari;

se non ritenga che il testo del disegno di legge unificato di iniziativa parlamentare, approvato all'unanimità dalla 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato, in materia di riforma dei confidi, abbia un percorso preferenziale, al fine di una rapida approvazione dello stesso da parte del Parlamento.

(3-02241)

ZANDA, GIARETTA, MORANDO, CREMA, MALABARBA, BATTISTI, BISCARDINI, BONFIETTI, BRUTTI Paolo, CASTELLANI, CAVALLARO, DALLA CHIESA, DONADI, DONATI, FALOMI, FORMISANO, SODANO Tommaso, TREU, VICINI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, dell'interno e della giustizia - Premesso che:

l'attenzione dell'opinione pubblica e degli organi pubblici di vigilanza continua ad appuntarsi sulle tuttora non conosciute modalità di formazione dei patrimoni dei cosiddetti "immobiliaristi" signori Danilo Coppola, Stefano Ricucci e Giuseppe Statuto, nonché sull'incidenza delle operazioni da costoro intraprese sulla stabilità dei mercati finanziari e, in particolare, sulla proprietà di importanti istituti di credito italiani e di imprese editoriali;

risulta da numerosi atti formali che sia le Procure della Repubblica di Milano e di Roma sia la Consob hanno avviato negli ultimi mesi attività istruttorie volte a verificare il regolare svolgimento delle OPA promosse sempre negli ultimi mesi sul capitale azionario della Banca Nazionale del Lavoro e della Banca Antonveneta, nonché sulle operazioni a dette OPA connesse;

a seguito delle risultanze delle indagini in corso, la Procura della Repubblica di Milano ha disposto il sequestro preventivo di un consistente quantitativo di azioni della Banca Antonveneta, avendo riscontrato, tra l'altro, l'esistenza di comportamenti della Banca Popolare di Lodi e del signor Stefano Ricucci volti ad eludere le autorizzazioni della Banca d'Italia e a fornire false informazioni alla Consob, nonché l'esistenza tra loro di un patto occulto con l'obiettivo di acquisire il controllo di Antonveneta;

più specificamente la Consob, anche sulla base di indagini dell'Autorità giudiziaria, con atto di accertamento datato 22 luglio 2005, ha evidenziato il coinvolgimento del signor Stefano Ricucci in una serie di operazioni volte ad acquisire il controllo di Banca Antonveneta attraverso comportamenti che la stessa Consob ha definito irrituali e poco trasparenti e verosimilmente indirizzati a non far individuare in tali operazioni una connessione di obiettivi e di comportamenti tra lo stesso Ricucci e la Banca Popolare di Lodi;

a seguito di accurate indagini ispettive la Consob, accertati molteplici riscontri oggettivi e sulla base di elementi caratterizzati da un elevato grado di certezza e di precisione, avrebbe provato l'esistenza di un patto parasociale occulto tra il signor Ricucci, la Banca Popolare di Lodi ed altri azionisti della Banca Antonveneta, finalizzato all'acquisto concertato di azioni ordinarie della stessa Antonveneta e all'esercizio anche congiunto di un'influenza dominante sulla Banca stessa;

in particolare, la Consob ha anche rilevato che la Banca Popolare di Lodi avrebbe trasferito una somma di 100 milioni di euro alla società Garlsson, di fatto controllata dal signor Stefano Ricucci ed avente sede nelle Isole Vergini Britanniche;

secondo quanto è emerso dalla documentazione raccolta dall'Autorità giudiziaria ed acquisita dalla Consob, il finanziamento summenzionato sarebbe avvenuto celando il rapporto di controllo del signor Stefano Ricucci nella Garlsson e fornendo, anzi, informazioni atte a sviare gli organi di controllo sulle reali finalità dell'operazione di finanziamento posta in essere dalla Banca Popolare di Lodi;

la riferibilità della Garlsson al signor Ricucci è stata confermata in occasione di un suo incontro in Consob in data 7 luglio 2005 e delle successive audizioni dello stesso Ricucci (12 luglio 2005) e dell'Amministratore Delegato della Banca Popolare di Lodi, signor Gianpiero Fiorani (8 luglio 2005), con il chiarimento che la Garlsson, costituita a fine del gennaio 2005 per effettuare un'operazione immobiliare in Caorle, è posseduta al 100% dalla Magiste International, società controllata dal signor Ricucci;

il signor Ricucci ha confermato alla Consob che la società Garlsson, da lui controllata, ha ricevuto dalla Banca Popolare di Lodi un finanziamento di 100 milioni di euro con il quale, unitamente a circa 50 milioni di euro di cassa della società, tra gennaio e marzo 2005, essendo apparsa non realizzabile l'operazione immobiliare a Caorle alla quale il credito era stato finalizzato, ha acquistato sui mercati finanziari circa 5 milioni di azioni della Banca Antonveneta;

ulteriore riprova dell'esistenza di un patto parasociale del signor Stefano Ricucci con i vertici della Banca Popolare di Lodi è evidenziata dal ritrovamento presso la segreteria dell'Amministratore Delegato della stessa Banca, in sede di accertamento ispettivo condotto dalla Consob, di una bozza manoscritta dell'intervento che il signor Stefano Ricucci ha poi sviluppato in una successiva assemblea degli azionisti di Antonveneta;

l'intenzione della Banca Popolare di Lodi di procedere all'acquisizione del controllo di Banca Antonveneta con atti in violazione della normativa vigente è confermata dall'esito di un distinto ed ulteriore atto di accertamento della Consob, sempre in data 22 luglio 2005, che ha evidenziato essere stata compiuta dalla Banca Popolare di Lodi un'operazione di illegittima interposizione ad un'OPA in corso mediante il rastrellamento di 100 milioni di euro di azioni Antonveneta ad opera di una società di gestione di fondi di investimento (MBI) con sede in Svizzera su mandato e finanziamento della Banca Popolare di Lodi;

considerato che:

l'esposizione dei fatti in premessa evidenzia di per sé rilevanti e gravi anomalie nella condotta di taluni operatori economici (ed, in particolare, del signor Ricucci in accordo con il top management della Banca popolare di Lodi) nelle operazioni relative alla acquisizione del controllo della Banca Antonveneta, condotte in manifesta violazione della normativa che nel nostro ordinamento disciplina lo svolgimento delle offerte pubbliche di acquisto;

non a caso l'attuale esito di tale vicenda è rappresentato dal provvedimento di sequestro da parte dell'Autorità giudiziaria di una parte consistente del capitale azionario della Banca Popolare di Lodi;

la conduzione nei mesi scorsi ad opera di alcuni dei soggetti sopra menzionati ed in particolare del signor Ricucci di un'ulteriore decisa azione volta al controllo della Banca Nazionale del Lavoro e cioè di una delle principali banche italiane, attraverso l'acquisizione da parte del signor Ricucci di una consistente partecipazione (pari al 4,9%) di detta banca ed il collegamento pubblico e formale di tale partecipazione con altre partecipazioni di altri azionisti all'interno di un ampio "contropatto", successivamente interamente alienato ad altre imprese, pone il problema dell'effettiva sussistenza al momento in cui tale operazione venne sviluppata dei necessari requisiti di trasparenza, affidabilità e onorabilità richiesti dalla normativa bancaria non solo agli azionisti della Banca Antonveneta ma anche ai partecipanti di quello che a suo tempo è stato definito il «contropatto» della Banca Nazionale del Lavoro ed al quale partecipava il signor Stefano Ricucci,

si chiede di sapere:

quali valutazioni - ed eventualmente quali determinazioni - siano state adottate dal Governo, nell'esercizio della sua funzione di autorità creditizia (ai sensi dell'articolo 2 del decreto legislativo n. 385 del 1993), in ordine alle vicende sopra descritte e agli effetti che hanno determinato e possono nel futuro ancora determinare sulla stabilità ed affidabilità del mercato creditizio nazionale;

in particolare, se le citate risultanze degli atti di accertamento della Consob e delle indagini dell'Autorità giudiziaria sulla vicenda della scalata della Banca Antonveneta da parte della Banca Popolare di Lodi siano state debitamente valutate dall'Autorità di vigilanza del settore bancario, con riguardo alle effettive condizioni di legalità e trasparenza delle operazioni finanziarie condotte dai soggetti coinvolti negli accertamenti;

se risulti al Governo che la Banca d'Italia abbia rilevato connessioni personali rilevanti ai fini dell'esercizio delle sue funzioni di autorità di vigilanza, ovvero analogie nei comportamenti censurati dalla Consob e dall'Autorità giudiziaria, tali da collegare le modalità di svolgimento dell'OPA che sta interessando l'azionariato della Banca Antonveneta con quelle che hanno caratterizzato l'OPA della Banca Nazionale del Lavoro;

a questo proposito, considerato il ruolo decisivo svolto dal signor Stefano Ricucci e dagli altri azionisti a lui collegati nelle vicende che hanno caratterizzato l'evoluzione della OPA del Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (BBVA) sulle azioni della BNL, se il Ministro dell'economia e delle finanze, alla luce dei fatti accertati nei mesi scorsi dalla Consob e dall'Autorità giudiziaria, non ritenga indispensabile sollecitare la Banca d'Italia affinché confermi l'effettivo possesso da parte del signor Ricucci, nel tempo in cui compariva tra i più rilevanti azionisti della BNL, dei requisiti d'onorabilità richiesti dalla legislazione bancaria per i partecipanti al capitale delle banche (ai sensi dell'articolo 25 del decreto legislativo n. 385 del 1993), così riconfermando il regolare svolgimento della citata OPA sulle azioni della BNL;

infine, se il Governo non ritenga indispensabile fornire una sollecita e dettagliata informativa al Parlamento sui fatti sin qui segnalati, considerata la massima rilevanza, ai fini dell'attività parlamentare di controllo e sorveglianza democratica, di questioni riguardanti direttamente non solo le garanzie di stabilità e affidabilità del sistema bancario, ma anche - come evidenziato dal coinvolgimento dei medesimi soggetti nelle operazioni finanziarie tuttora in atto sul gruppo che controlla il principale quotidiano nazionale - le garanzie di libertà e indipendenza della stampa nazionale.

(3-02242)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

CURTO - Al Ministro delle politiche agricole e forestali - Premesso:

che la Cooperativa "Orto del Levante" S.c.a.r.l. di Mesagne (Brindisi) ha avviato la propria attività nel mese di luglio 2000 al compimento del programma di costruzione iniziato dalla sua partecipante e socio di maggioranza, Cooperativa "Alleanza Ortofrutticola" S.c.a.r.l., che di Orto del Levante detiene il 60% di quota partecipativa al capitale sociale;

che la nuova realtà produttiva rappresenta la continuazione di quanto già operato da Alleanza Ortofrutticola sin dal 1978 - anno della sua costituzione - nell'ambito socio-economico di Mesagne;

che la nuova struttura produttiva ha effettuato la campagna 2000 con il programma di produzione, per la trasformazione di pomodori freschi in pelati conservati in barattoli di banda stagnata, godendo dell'aiuto comunitario, previsto per le aziende agroalimentari di trasformazione del pomodoro fresco;

che l'aiuto comunitario, per decisione della Comunità europea, nell'anno 2001 è stato concesso ai produttori agricoli per mezzo delle loro organizzazioni, e non più alle industrie di trasformazione;

che il venir meno del suddetto sostegno finanziario ha causato un aggravamento dei conti economici dell'azienda, che ha iniziato ad accumulare pesanti perdite;

che a rendere ancor più grave la situazione economica della Cooperativa "Orto del Levante" ha contribuito, a decorrere dal 2002, l'avvento della moneta unica e, nel 2003, il forte apprezzamento dell'euro, che ha contratto le esportazioni di pelati verso i Paesi dell'area del dollaro;

che a ciò si è aggiunto un eccesso generalizzato di produzione nel settore;

che i predetti fenomeni hanno avuto come conseguenza una crescita dell'offerta interna, con una inevitabile riduzione dei prezzi al consumo;

che è agevole immaginare come l'effetto di questo andamento di mercato sia stato devastante per l'azienda, costretta a vendere il prodotto sottocosto o al limite al costo di produzione;

che alla fine del mese di aprile 2005 la Cooperativa ha registrato un accumulo nei magazzini di ben 200.000 cartoni di prodotto invenduto che, anche se immesso sul mercato sottocosto, non sarebbe sufficiente a coprire i debiti correnti;

che a causa della mancanza di finanziamenti e della presenza di scorte invendute la Cooperativa ha deciso, nei mesi scorsi, di non fare la campagna 2005;

che il venir meno della produzione programmata per il 2005 avrà ripercussioni negative sui produttori agricoli e sulle organizzazioni dei produttori che conferiscono il prodotto e che, in tal caso, saranno privati di una risorsa di allocazione della loro produzione;

che tali ripercussioni si rifletteranno su tutto il comparto produttivo della Cooperativa in oggetto, con grave nocumento per i 150 lavoratori ivi impiegati e per l'intero indotto che lavora attorno all'agroindustria;

che, per le motivazioni suesposte, la Cooperativa ha dovuto dichiarare lo stato di crisi,

l'interrogante chiede di sapere:

quali concrete e urgenti iniziative si intendano assumere per fronteggiare la grave situazione determinatasi in danno della Cooperativa "Orto del Levante";

se non si intendano adottare urgenti provvedimenti volti a prevedere un piano di risanamento del comparto e a garantire la stabilità dei posti di lavoro e il sostegno del nostro sistema produttivo, al fine di evitare lo strangolamento di quella che rappresenta una delle maggiori realtà produttive della provincia di Brindisi.

(4-09227)

SAMBIN - Al Ministro dell'ambiente e per la tutela del territorio - Premesso che:

con provvedimento n. 8479 del 07/11/2003 il Dirigente del Settore Difesa e Promozione Ambientale, Servizio Ambiente della Provincia di Savona, concedeva autorizzazione per la realizzazione di una discarica di rifiuti speciali non pericolosi in località «La Filippa» in Cairo Montenotte (Savona);

a seguito di diversi ricorsi al Consiglio di Stato, lo stesso Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, quinta sezione, n. 6278 - 6281 REG. RIC., ritenuto che i pareri acquisiti nel corso dell'istruttoria svolta dal Dirigente del Settore Difesa e Promozione Ambientale, Servizio Ambiente della Provincia di Savona, non hanno significativamente tenuto conto delle disposizioni contenute nel decreto legislativo n. 36/2003 e nel decreto ministeriale 13/3/2003, ordinava al Dirigente del Settore Difesa e Promozione Ambientale, Servizio Ambiente della Provincia di Savona, di inviare alla propria segreteria entro e non oltre 120 giorni la documentazione relativa alle integrazioni richieste;

considerato che il Ministero dell'ambiente e gli enti Regione Liguria, Provincia di Savona, Comune di Cairo Montenotte, ARPAL e A.P.A.T., nel corso di una riunione tenutasi il 26/05/2005, avente ad oggetto l'esame di una relazione predisposta da A.P.A.T. a seguito di una ricognizione sul sito della discarica, hanno rilevato la necessità di svolgere ulteriori approfondimenti procedurali e più precisamente: quantificazione del debris flow/mud flow lungo le due aste torrentizie; verifiche geognostiche, geotecniche e geomeccaniche in corrispondenza del corpo di frana posto alla sommità dell'impluvio della Filippa, al fine di determinare il grado di stabilità; dettaglio della situazione geomorfologia lungo i due impluvi ed eventuali interventi analitici specifici; realizzazione di una campagna piezometrica, anche con la realizzazione di nuovi piezometri, finalizzata all'accertamento e alla quantificazione di dettaglio della circolazione idrica sotterranea,

si chiede di sapere se non si ritenga necessario che il Dirigente del Settore Difesa e Promozione Ambientale, Servizio Ambiente della Provincia di Savona, oltre a quanto ordinato nella decisione del Consiglio di Stato di cui in premessa, debba anche informare lo stesso sugli ulteriori approfondimenti procedurali disposti dal Ministero dell'ambiente al fine di una più completa informazione utile al pronunciamento del Consiglio di Stato.

(4-09228)

SODANO CALOGERO - Al Ministro della giustizia - Per sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di come vengano assegnate le consulenze tecniche nell'ambito dei procedimenti penali istruiti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria;

sembra, infatti, che un numero sproporzionato di consulenze sia stato affidato all'arch. Domenico Fontana, Presidente di Legambiente della Sicilia ad opera del medesimo Sostituto Procuratore, dott. Giuseppe Bianco;

per quanto all'interrogante non sia sconosciuta la disposizione processuale che consente al pubblico ministero di nominare come consulente soggetti non iscritti negli appositi Albi, si chiede di sapere quante consulenze siano state affidate, da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, al predetto arch. Domenico Fontana negli ultimi 3 anni, gli importi delle somme di denaro complessivamente liquidate e se il numero di tali consulenze sia sproporzionato rispetto a quello affidato ad altri consulenti.

(4-09229)

VALLONE - Ai Ministri delle attività produttive e dell'ambiente e per la tutela del territorio - Premesso che:

in data 23 maggio 2000 veniva approvato il decreto legislativo n. 164, "Attuazione della direttiva n. 98/30/CE recante norme comuni per il mercato interno del gas naturale, a norma dell'articolo 41 della legge 17 maggio 1999, n. 144", con il quale si introducono misure atte a favorire la nascita di una pluralità di operatori, nonché la possibilità per i consumatori (famiglie, condomini, aziende, servizi) di scegliere il proprio fornitore di gas;

in data 8 aprile 2004 l'Autorità per l'energia elettrica e il gas deliberava la proposta al Ministero delle attività produttive avente ad oggetto lo schema di contratto tipo per l'affidamento del servizio pubblico di distribuzione del gas naturale, ai sensi dell'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164 (delibera n. 55/04);

in data 3 novembre 2004 il Ministero dell'ambiente e per la tutela del territorio, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze e con il Ministero delle attività produttive, emanava il decreto per la attuazione dei programmi pilota a livello nazionale in materia di cogenerazione, di cui all'articolo 2, punto 3, della legge 1° giugno 2002, n. 120;

i suddetti provvedimenti legislativi devono essere attuati da uno o più decreti ministeriali e/o interministeriali, i quali, a tutt'oggi, non risultano essere ancora definiti;

in assenza di tali decreti attuativi, nonché dell'approvazione della summenzionata delibera n. 55/04 dell'Autorità per l'energia da parte del Ministero delle attività produttive, risulta di fatto vanificata la liberalizzazione del mercato del gas,

si chiede di conoscere:

se i Ministri in indirizzo ritengano di intervenire presso i competenti uffici dei Dicasteri al fine di sollecitare la predisposizione dei decreti attuativi di cui in premessa;

per quale motivo il Ministro delle attività produttive, nonostante siano trascorsi quindici mesi, non abbia ancora avviato le eventuali consultazioni con l'Authority al fine di dare approvazione e applicazione al contratto tipo per il servizio di distribuzione del gas.

(4-09230)

MONTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

sulla strada Cassia in Roma, nel popoloso quartiere Tomba di Nerone, si trovano a poche decine di metri, l'uno di fronte all' altro, al civico 811 il Collegio americano ''The American Overseas Schools of Rome'', cui sono iscritti sia studenti americani che italiani, e l'Ambasciata del Pakistan, al civico 818;

né l'una né l'altra delle due sedi risulta presidiata da pattuglie fisse delle forze dell'ordine,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle circostanze sopra menzionate e quali urgenti interventi intenda intraprendere in considerazione del fatto che i due istituti potrebbero essere considerati obiettivi a rischio attentati, con grave minaccia sia per gli alunni che per la cittadinanza ivi residente.

(4-09231)

GASBARRI, VICINI, BONAVITA, VITALI, IOVENE, ROTONDO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso:

che il 29 giugno 2005 l'Assessore alla Protezione Civile della Provincia di Parma, Gabriele Ferrari, ha inviato una lettera al Dipartimento per la Protezione Civile per richiedere la possibilità di utilizzare il logo della Protezione Civile per la "Terza settimana della Protezione Civile" che si terrà dal 23 al 30 novembre prossimi, nonché la concessione di un contributo economico per far fronte alle spese di organizzazione;

che in data 21 luglio 2005 il Capo del Dipartimento, Dott. Guido Bertolaso, ha risposto autorizzando l'utilizzo del logo e negando il contributo economico;

che risulta agli interroganti che per motivare tale decisione il Dott. Bertolaso cita una manifestazione svoltasi a Rimini il 24 giugno scorso, dal titolo "I modelli e le esperienze per costruire un nuovo sistema di Protezione Civile per il Paese", nella quale, a suo dire, ci sarebbero state "critiche neanche troppe velate nei confronti del Dipartimento da parte di alcuni relatori, figure più o meno qualificate del settore", senza che "venissero in minima parte riconosciuti i risultati che sono stati raggiunti in questi anni";

che, sempre nella lettera di risposta all'Assessore Ferrari, il Dott. Bertolaso dichiara inoltre di esserne stato messo al corrente solo recentemente, pochi giorni dopo la richiesta della Provincia di Parma, e che gli è stato confermato che "si è trattato di una iniziativa politica promossa solo al fine di screditare l'operato di questa struttura e di proporre modelli di decentramento e di coinvolgimento degli enti territoriali alternativi che (...) non sono realisticamente attuabili";

considerato:

che le motivazioni addotte dal Dott. Bertolaso nella lettera con la quale nega il finanziamento all'Assessorato della Provincia di Parma per la settimana della Protezione Civile sono di ordine politico e nulla hanno a che vedere con i compiti istituzionali del Dipartimento;

che il Dipartimento della Protezione Civile non è un moloch intoccabile ed esente da critiche;

che non si comprende per quale motivo la lettera di risposta alla richiesta dell'Assessorato della Provincia di Parma sia stata inviata per conoscenza anche al Presidente della Provincia stessa e all'Assessore Regionale alla Protezione Civile,

si chiede di sapere:

quale sia il giudizio del Presidente del Consiglio sul mancato accoglimento della richiesta di finanziamento avanzata dell'Assessorato alla Protezione Civile della Provincia di Parma e sulla relativa alla motivazione;

quali siano i criteri adottati dal Dipartimento di Protezione Civile per l'esame di precedenti richieste di finanziamento, conseguentemente quali siano le amministrazioni locali e le associazioni private finanziate dal Dipartimento della Protezione Civile, con i relativi importi.

(4-09232)

FILIPPELLI, FABRIS - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che Alleanza Studentesca, il sindacato degli studenti di Popolari-UDEUR, non è stato ammesso all'interno del Forum delle associazioni studentesche maggiormente rappresentative;

considerato che tale fatto appare agli interroganti di particolare gravità,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi per i quali si sia verificata l'esclusione di Alleanza Studentesca, il sindacato dei Popolari-UDEUR, dal Forum delle associazioni studentesche maggiormente rappresentative;

se e quali provvedimenti intenda adottare il Governo per promuovere le politiche giovanili;

quali siano i motivi per i quali ad oggi non sia stato ancora reso operativo il Forum Nazionale dei Giovani.

(4-09233)

MAGNALBO' - Ai Ministri dell'interno, della giustizia e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:

che in data 24/09/1993 la Giunta del Comune di Campi Bisenzio, con delibera n. 970, classificava le strade comunali, ai fini dell'art.2 del decreto-legge n. 285 del 30/04/1992 - ed in particolare quelle sottoelencate - secondo la seguente ripartizione:

via Buozzi (tratto via delle Viole - via Turati): strada urbana di quartiere (E);

via Palagetta (pressi Piazza Nazioni Unite): strada urbana di quartiere (E);

viale Paolieri (tratto via Cetino - via V. Veneto): strada extraurbana secondaria (C);

viale Allende (tratto A11 - via Limite): strada extraurbana secondaria (C);

via Confini (tratto via del Tabernacolo - via della Colonna): strada urbana di quartiere (E);

via Barberinese (tratto via Castronella - via dell'Albero): strada urbana di quartiere (E);

via Vingone (strada statale n. 66): strada urbana di quartiere (E);

via delle Molina (tratto ponte al Santo - campo sportivo): in parte strada urbana di quartiere (E) ed in parte strada locale (F);

che, in data 29/11/2001, la Giunta del Comune di Campi Bisenzio approvava un "Progetto sulla sicurezza stradale", avente per oggetto la «fornitura e posa in opera di postazioni fisse per rilevatori di velocità dei veicoli circolanti sulle strade comunali». Occorre evidenziare come tale documento contenga esclusivamente generiche considerazioni in merito alla pericolosità della velocità, indicata quale principale causa degli incidenti stradali. Nessun riferimento od analisi viene fatta in merito all'effettivo livello di pericolosità delle strade o all'impossibilità di procedere al fermo del veicolo per l'immediata contestazione della violazione;

che, con decreto-legge 20/06/2002, n.121, convertito in legge dall'art.1 della legge 1° agosto 2002, n. 168, avente per oggetto: «Disposizioni urgenti per garantire la sicurezza nella circolazione stradale», venivano stabilite le regole per il posizionamento dei dispositivi automatici per il rilevamento delle violazioni alle norme di comportamento di cui agli articoli 142, 148 e 176 del codice della strada, e nello stesso venivano espressamente escluse le strade classificate come E ed F ovvero le «strade urbane di quartiere» e le «strade locali»;

che con circolare del Ministero dell'interno del 3/10/2002 venivano illustrati i criteri per la determinazione dei tratti di strada in cui è possibile l'utilizzo dei dispositivi e mezzi di controllo del traffico ed, in particolare, il contenuto delle istanze degli organi di Polizia stradale: studio statistico della situazione infortunistica per numero, tipologia e, soprattutto, cause degli incidenti stradali che si sono verificati nel quinquennio precedente; relazione conclusiva in merito all'impossibilità di procedere al fermo del veicolo per l'immediata contestazione, senza recare pregiudizio alla sicurezza della circolazione, alla fluidità del traffico, all'incolumità dei conducenti controllati e del personale operante;

che in data 09/10/2002 il Comune di Campi Bisenzio, con atto a firma del proprio dirigente arch. Marco Cherubini, richiedeva, sulla base del citato progetto sulla «sicurezza stradale», alla Prefettura di Firenze il necessario decreto prefettizio teso ad autorizzare la collocazione di postazioni fisse di controllo della velocità, facendo esplicita volontà di collocare su ciascuna postazione dispositivi automatici a sistema fotografico sui seguenti tratti di strada: via Buozzi (tratto via delle Viole e via Turati) direzioni Firenze-Campi centro; via Palagetta nei pressi di P.za Nazioni Unite direzione Campi centro - San Piero a Ponti; viale Paolieri (tratto via Cetino-via V.Veneto); viale Paolieri (tratto ponte Don Santoni - via Limite); viale Allende (tratto Paolieri - via Limite); via Confini (tratto via del Tabernacolo - via della Colonna); via Barberinese (tratto via Castronella - via dell'Albero); circonvallazione Sud (tratto ponte sul Bisenzio - via Palagetta); via delle Molina (tratto ponte al Santo - Campo sportivo);

che, in data 28/11/2002, la Prefettura di Firenze con proprio decreto, richiamando il disposto dell'art.4 del decreto-legge 20/06/2002, n. 121, individuava i siti oggetto di postazione fissa di controllo della velocità nel Comune di Campi Bisenzio. Tale decreto, in data 9/12/2002, veniva inviato al Comando della Polizia Municipale di Campi Bisenzio. Nella relativa lettera di trasmissione veniva richiamato l'obbligo, da parte dell'Amministrazione Comunale, all'osservanza del punto 4), «Informazione all'utenza», della circolare del Ministero dell'interno del 3/10/2002, che così recita: «I decreti con i quali vengono individuati i tratti di strada in cui è possibile l'installazione e l'utilizzazione dei dispositivi o dei mezzi tecnici di controllo devono essere portati a conoscenza degli utenti della strada con tutti gli strumenti di comunicazione disponibili»;

che, in data 17/12/2002, il Comandante della Polizia Municipale inviava al Dirigente Viabilità e Traffico, al Sindaco e al Direttore Generale del Comune di Campi Bisenzio il decreto prefettizio di autorizzazione degli autovelox, accompagnato da una comunicazione in merito alla necessità di informare l'utenza, anche tramite stampa, del contenuto del decreto stesso con il quale venivano individuati i tratti di strada in cui è possibile l'installazione delle postazioni fisse autovelox. Alla richiesta di accesso agli atti presentata il 30/03/2004 dal rappresentante del costituendosi Comitato «Equità per Campi", in relazione alle informazioni fornite agli utenti della strada in merito al decreto di cui sopra, l'Amministrazione del Comune di Campi Bisenzio non ha, a tutt'oggi, fornito alcuna risposta. Pertanto, risulta evidente che l'Amministrazione Comunale di Campi Bisenzio non ha in alcun modo provveduto a portare a conoscenza degli utenti il decreto prefettizio di autorizzazione delle postazioni fisse autovelox, contravvenendo palesemente ai contenuti della circolare del Ministero dell'interno del 3/10/2002 e del decreto prefettizio stesso di autorizzazione;

che, in data 8 aprile 2003, il Ministero dell'interno con propria circolare ha ribadito che: «nelle strade urbane di quartiere (E) o strade locali (F) non è ammessa l'installazione di sistemi di rilevamento senza procedere all'immediata contestazione»;

che, nel periodo dal 1° ottobre 2003 al 31 marzo 2004, le infrazioni rilevate dalle sola postazione autovelox di Viale Allende sono state 6950; tale numero è estremamente elevato, considerando che i comuni limitrofi di Scandicci e Sesto Fiorentino (che superano i 50.000 abitanti ed un'estensione territoriale molto più ampia di Campi Bisenzio) non hanno superato nell'intero anno, e per tutte le numerose postazioni, le 1500 contravvenzioni;

che, a seguito delle notifiche pervenute ai cittadini nel limite dei 150 giorni di legge, e dopo che molti di questi avevano pertanto avuto modo di ricevere molteplici multe, i presunti trasgressori chiedevano spiegazioni all'Amministrazione Comunale;

il Sindaco Adriano Chini e il comandante Angelo Craparotta, a mezzo stampa, si limitavano a sostenere la tesi della sicurezza stradale, senza giustificare minimamente l'inverosimile numero di multe e gli eccessivi tempi con cui venivano notificate;

che, in seguito, i cittadini multati si sono costituiti in un comitato civico denominato «Equità per Campi», con l'intento di tutelarsi contro questa azione dell'Amministrazione Comunale, percepita come ingiusta e vessatoria;

che il maggiore gruppo consiliare comunale di minoranza, rappresentato da Alleanza Nazionale nella persona del capogruppo Valerio Roberto, da tempo contesta la sconcertante gestione del Corpo di Polizia Municipale, affidata ad un comandante nominato dal sindaco Adriano Chini e causa di forti risentimenti interni per la evidente incapacità nella gestione del personale e nelle scelte operative adottate sul territorio, sottraendo i vigili dalle scuole e disponendo la chiusura di comadi distaccati, senza alcuna giustificazione plausibile e recando gravi disservizi a danno della cittadinanza;

che il consigliere comunale di Alleanza Nazionale Valerio Roberto presentava alcune interrogazioni ed interpellanze, a tutt'oggi rimaste senza risposta. Lo stesso, a mezzo stampa, faceva proprie le ragioni espresse dal Comitato con ulteriori interrogazioni. Ciò ha innescato una serie di procedure persecutorie nei suoi confronti, attuate dal comandante Angelo Craparotta anche in sede penale;

che, in data 16/04/2004, alcuni cittadini, con proprio esposto al Prefetto di Firenze, hanno denunciato l'illegittimità della postazione di Viale Allende, in quanto installata in punto diverso da quello preventivamente autorizzato dal relativo decreto prefettizio. Si evidenzia che a distanza di circa 12 mesi il Prefetto di Firenze non ha fornito alcuna risposta in merito;

che, nel periodo maggio-giugno 2004, venivano presentati alla Prefettura di Firenze oltre 250 ricorsi, individuali e collettivi, nei quali si contestava l'illegittimità delle sanzioni rilevate dall'autovelox di Viale Allende, per motivi legati al diverso posizionamento da parte dell'Amministrazione comunale rispetto a quanto autorizzato dal Prefetto stesso e alla insufficiente ed ingannevole segnaletica stradale disposta in tale luogo;

che, successivamente, il Prefetto di Firenze rigettava tutti i ricorsi, adducendo giustificazioni generiche ed assolutamente non pertinenti con quelle contenute negli stessi, basandosi esclusivamente sulle deduzioni argomentate dall'Amministrazione Comunale di Campi Bisenzio, senza dar modo di sentire a questo proposito le ragioni dei ricorrenti (mentre nell'ordinanza di rigetto viene affermato erroneamente il contrario). Si evidenzia che lo stesso Prefetto, pur rigettando il ricorso, ha confermato il pagamento della sanzione nella misura ridotta, e non il doppio, come previsto di norma, per incomprensibili e non specificati motivi di «opportunità e per la peculiarità della situazione evidenziatasi», contraddicendo la decisione presa nell'operare il rigetto;

che gli apparati autovelox utilizzati dalla Polizia Municipale di Campi Bisenzio per il rilevamento delle infrazioni (105 SE/IT e 104/C-2) sono stati omologati dal Ministero dei lavori pubblici, rispettivamente, in data 14/06/2000 e 10/11/1993, e quindi non idonei all'utilizzo in assenza degli agenti di polizia, come confermato dalla comunicazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del 21 marzo 2005, n. prot.402/2005, ribadendo quanto stabilito nel decreto-legge 121 del 20/06/2002;

che da ultimo il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Servizio integrato infrastrutture e trasporti Toscana-Umbria, Settore infrastrutture Firenze, con nota 40/UTG del 6/4/2005, ha chiarito che «in assenza di autorizzazione prefettizia specifica, le amministrazioni non potrebbero procedere agli accertamenti con le modalità di cui a commi 1-bis e 1-ter dell'art. 201» in tema di contestazione immediata. La stessa nota inoltre prevede l'opportunità di spostare il dispositivo automatico di viale Allende sia per l'assenza di omologazione sia per la collocazione in un tratto stradale non idoneo. Infine, veniva rilevato in quella sede che «appare non priva di significato la circostanza per la quale il Comune di Campi Bisenzio non ha fatto pervenire alcuna notizia in merito ai criteri di turnazione e di impiego continuativo dei rilevatori di velocità, con particolare riferimento a quello di viale Allende, né circa il numero di infrazioni rilevate. E' di tutta evidenza che l'adozione dei rilevatori in argomento dovrebbe perseguire finalità di prevenzione e di sicurezza, nell'interesse precipuo dei cittadini e degli utenti della strada, e non sortire modalità di impiego, che potrebbero essere percepite con finalità di tipo repressivo o, peggio ancora, come occasione, per l'Amministrazione proprietaria della rete stradale, per realizzare maggiori introiti»;

il gruppo consiliare di minoranza, pur denunciando molto prima delle manifestazioni di protesta promosse dai cittadini la discutibile gestione del Corpo di Polizia Municipale, non ha mai ricevuto riscontri chiari, diretti ed esaurienti, ma solo generiche risposte interlocutorie;

le sentenze emesse dai giudici di pace di Firenze sulla questione dell'autovelox di viale Allende, gestite dai medesimi avvocati e sulla base delle stesse motivazioni, sono in alcuni casi favorevoli e in altri contrarie, favorendo di fatto una valutazione estremamente parziale nei singoli procedimenti,

si chiede di conoscere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti suindicati e quali iniziative intendano adottare affinché la Prefettura di Firenze risponda all'esposto relativo all'autovelox di Viale Allende, indicando le motivazioni in base alle quali ha autorizzato con proprio decreto l'installazione di postazioni fisse, delle quali 7 su 9 sono su strade urbane di tipo E o F, che la legge a cui il decreto prefettizio fa riferimento esclude esplicitamente dal novero di quelle autorizzate;

se, inoltre, i Ministri in indirizzo intendano assumere opportune iniziative affinché la Prefettura fornisca le dovute spiegazioni in merito al rigetto di tutti i ricorsi, argomentando in modo pertinente ed esauriente le necessarie motivazioni;

se i Ministri in indirizzo ritengano opportuno accertare le motivazioni in base alle quali l'Amministrazione Comunale di Campi Bisenzio non ha provveduto ad accertare le questioni poste dai cittadini attraverso il Comitato Civico «Equità per Campi», relative al corretto posizionamento, alla modalità di gestione ed utilizzo dei dispositivi di rilevamento della velocità;

se, infine, non si ritenga necessario adottare opportuni provvedimenti affinché il rilevamento autovelox di Via Allende, e tutti quelli installati nel Comune di Campi Bisenzio, in modo non conforme a quanto previsto dal decreto-legge n. 121 del 20 giugno 2002, siano rimossi quanto prima.

(4-09234)

FRANCO VITTORIA - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

giovedì 21 luglio 2005 il ministro Buttiglione ha risposto alla Camera dei deputati all'interrogazione parlamentare 3-04928, del deputato Emerenzio Barbieri, nella quale si chiedeva al Ministro se le notizie di presunte irregolarità nel bilancio e nella gestione della SIAE, nonché della posizione personale di incompatibilità con la carica di Presidente del Consiglio di Amministrazione della stessa società del Dott. Ivan Cecchini, rispondessero al vero;

la fonte delle notizie della irregolarità della gestione della SIAE indicata dal deputato Emerenzio Barbieri è il settimanale «L'Espresso», che aveva pubblicato due articoli sulla SIAE il 30 giugno e il 14 luglio scorsi;

la risposta del ministro Buttiglione in qualità di autorità di vigilanza sulla SIAE è stata chiara ed inequivocabile. Il Ministro ha infatti affermato che, contrariamente a quanto scritto dalla stampa, il bilancio consuntivo 2004 della SIAE risulta in attivo, che la gestione non risulta inficiata da irregolarità e che il Dott. Ivan Cecchini aveva già dichiarato di dimettersi dalla carica di Direttore Generale dell'Associazione Italiana Editori per assumere quella di Presidente della SIAE. Quindi l'autorità di vigilanza sulla SIAE ha sostanzialmente affermato che non vi fosse motivo per ricorrere al suo commissariamento,

si chiede di sapere quali siano le ragioni che hanno indotto il Ministro per i beni e le attività culturali ad accettare le dimissioni del Dott. Ivan Cecchini, designato per la carica di Presidente del Consiglio di Amministrazione della SIAE, dall'Assemblea dei soci in piena regolarità, e in seguito al parere negativo espresso dal relatore alla 7a Commissione permanente del Senato ma prima ancora dell'avvenuta discussione e dell'approvazione del parere per la nomina da parte della Commissione parlamentare medesima.

(4-09235)

FAVARO, ARCHIUTTI, DE RIGO, FALCIER, PASINATO, SAMBIN, TREDESE - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso:

che la società per l'imprenditorialità giovanile S.p.A. è una società controllata per l'80% dal Ministero del tesoro, è partecipata da Fondo Sviluppo S.p.A., Gestiform Lega S.p.A. e General Fond S.p.A., espressione rispettivamente della A.G.C.I. (Associazione Generale Cooperative Italiane), della Lega delle Cooperative e della Confcooperative;

che con delibera del consiglio di amministrazione, in data 27 marzo 1998, è stata istituita la Divisione non profit IG Students allo scopo di progettare e gestire un inedito programma di formazione permanente, rivolto agli studenti del penultimo anno di qualsiasi facoltà universitaria, di età compresa tra i 16 e i 25 anni, per la creazione e la gestione di imprese in ambiente protetto;

che tale programma di formazione permanente è già svolto in Europa da circa 35 anni e che dal 1993 è stata costituita l'Associazione Europea tra varie organizzazioni nazionali denominata Young Enterprise Europe;

che al programma Young Enterprise Europe partecipano ogni anno 500.000 studenti dei seguenti paesi: Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Israele, Lettonia, Malta, Moldavia, Norvegia, Olanda, Polonia, Ungheria e Svezia e che il numero dei membri aderenti a Young Enterprise Europe è destinato ad aumentare, soprattutto nel bacino del Mediterraneo;

che IG Students, dopo approfondita valutazione, è stata ammessa a Young Enterprise Europe;

che IG Students ha ottenuto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, nonché la medaglia d'argento del Presidente della Repubblica da destinare allo studente più meritevole della Prima Edizione della Competizione Nazionale;

che il programma IG Students ha ottenuto il Patrocinio del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca relativamente alla Competizione finale nazionale tra gli studenti partecipanti al programma;

che il programma IG Students opera in stretta collaborazione con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;

che il programma IG Students ha ottenuto un finanziamento del Fondo Sociale Europeo (F.S.E.) quale progetto di "spiccato carattere innovativo nel settore delle metodologie formative e dell'integrazione fra formazione e lavoro";

considerato:

che IG Students attua un programma che si sostanzia nella creazione e gestione di imprese "in ambiente controllato" (scuola ed università), e quindi è interessata a promuovere iniziative idonee ad agevolare l'attività delle imprese "in laboratorio";

che l'intero programma IG Students ha esclusivamente finalità formative e didattiche e offre agli studenti partecipanti l'opportunità di imparare dall'esperienza pratica; imparare a comunicare, delegare, lavorare in team verso un obiettivo comune; mettersi alla prova anche commettendo errori, in un ambiente protetto da conseguenze sulla propria sfera economico-patrimoniale; maturare un'esperienza comunque valida, anche se successivamente non si intenda intraprendere un'attività di impresa; comprendere meglio le proprie attitudini, i propri interessi ed i propri limiti; migliorare le proprie capacità di relazione; essere conseguentemente privilegiati in fase di selezione del personale, proprio perché le aziende riconoscono l'alto valore dell'esperienza maturata;

che il programma IG Students è conforme ai programmi già approvati e da tempo realizzati in tutti i Paesi aderenti a Young Enterprise Europe;

che le imprese "in laboratorio" create e gestite dagli studenti (mediamente 10/12 studenti per impresa) secondo il programma IG Students hanno le seguenti caratteristiche: durata limitata a 9 mesi (da settembre fino a giugno di ciascun anno scolastico/accademico); assoluta assenza di qualsiasi finalità lucrativa; assoluta assenza della caratteristica della professionalità abituale; massimo capitale sociale consentito di 500 euro; esiguo valore della produzione realizzata;

che, nell'ambito del programma IG Students, le imprese "in laboratorio" degli studenti realizzano i prodotti ed i servizi da loro ideati, vendendoli quindi ai terzi direttamente o nel corso delle "Fiere Regionali" e della "Fiera Nazionale" organizzata dalla IG o nel corso della "Fiera Europea" organizzata da Young Enterprise Europe;

che al momento dell'incasso del corrispettivo relativo alle cessioni dei beni prodotti o delle prestazioni effettuate le imprese "in laboratorio" rilasciano all'acquirente o al committente una ricevuta contenente: la ragione sociale seguita dalla locuzione impresa "in laboratorio" IG Students e dall'elenco nominativo di tutti i soci; il luogo e la data di emissione; la descrizione dei beni ceduti o dei servizi prestati; il corrispettivo incassato; la seguente locuzione: "Operazione esclusa dal campo di applicazione IVA ai sensi del combinato disposto degli artt. 1 e 4 del decreto del Presidente della Repubblica 633/72",

gli interroganti chiedono di sapere se non si ritenga necessario, al fine di favorire tali attività didattiche di grande significato educativo e sociale, di confermare che tutte le cessioni dei beni e le prestazioni effettuate dalle imprese "in laboratorio" realizzate nell'ambito del detto programma siano escluse da qualsiasi obbligo o adempimento fiscale.

(4-09236)

MANFREDI - Al Ministro delle politiche agricole e forestali - Premesso che:

in data 25 gennaio 2005 l'interrogante ha presentato l'interrogazione 3-01923 al Ministro delle politiche agricole e forestali nella quale denunciava sia la presenza sul mercato di due prodotti del tutto diversi, entrambi marchiati e certificati "Castelmagno DOP", sia il mancato controllo da parte degli organismi di tutela, sia l'imposizione di uno statuto in contrasto con il codice civile che, tra l'altro, garantisce a tutti i soci l'espressione del voto, sia le gravi irregolarità nella costituzione dell'Assemblea del Consorzio di tutela del formaggio Castelmagno riunitasi in data 21 novembre 2004. Nel corso della predetta riunione era stato eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione e il nuovo Presidente;

alla predetta interrogazione il Ministro non ha ancora risposto;

in data 30 settembre 2004 l'INOQ (Istituto Nord-ovest di Qualità) ha inviato al Consorzio di Tutela del Castelmagno lettera nella quale si evidenziava che tre produttori (quelli a maggiore volume produttivo) non avrebbero rispettato il piano dei controlli necessario per la conformità del prodotto e uno dei tre continuerebbe tuttora a non rispettarlo, senza che l'INOQ o il Consorzio di Tutela o codesto Ministero abbiano preso o prendano, a quanto risulta all'interrogante, provvedimenti;

in data 22 novembre 2004 l'interrogante ha inviato lettera alla Dirigente tutela e valorizzazione economica della qualità del Ministero delle politiche agricole e forestali per rappresentare perplessità in merito alla corretta interpretazione del disciplinare del formaggio Castelmagno;

in data 26 aprile 2005 l'Ing. Giorgio Amedeo ed altri hanno presentato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cuneo, denunciando le palesi illegittimità nelle quali è incorsa l'Assemblea per la violazione delle norme di legge e di regolamento relative a quanto stabilito dallo statuto del Consorzio di Tutela del Castelmagno, inviando copia della predetta denuncia, in data 30 aprile 2005, alla Dirigente tutela e valorizzazione economica della qualità del Ministero delle politiche agricole e forestali;

in data 23 giugno 2005 lo scrivente ha inviato lettera alla predetta Dirigente per segnalare dubbi in merito sia alla corretta attribuzione dei voti in Assemblea sia alla rappresentatività nelle delibere del Consorzio sia ai modi di applicazione del piano dei controlli previsti dall'INOQ (Istituto Nord-ovest di Qualità);

in data 11 luglio 2005 l'Ing. Giorgio Amedeo ed altri hanno presentato un secondo esposto-denuncia in merito all'irregolarità della messa in commercio di un prodotto a «Denominazione di Origine Protetta», che non rispetterebbe il piano dei controlli predisposti dal Ministero delle politiche agricole e forestali;

in data 21 luglio 2005 nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 168 è stata pubblicata dal Ministero delle politiche agricole e forestali una proposta di disciplinare su richiesta avanzata dal Consorzio per la tutela del formaggio Castelmagno;

considerato che:

come illustrato nel primo esposto-denuncia citato, sarebbe stato negato ad alcuni soci il diritto di voto e ad altri soci sarebbe stato attribuito un voto ponderato non corrispondente all'effettiva produzione, alterando, in tal modo, il risultato dell'Assemblea;

come illustrato nel secondo esposto-denuncia citato, lo scioglimento del Consorzio sarebbe un atto dovuto motivato da gravi irregolarità;

la proposta di disciplinare del Consiglio di Amministrazione del Consorzio e pubblicata dal Ministero modificherebbe sostanzialmente il processo produttivo del formaggio Castelmagno, che non corrisponderebbe più ai metodi produttivi locali, reali e costanti nel tempo, richiamati dal reg. CEE n. 2061/92 del Consiglio europeo del 14 luglio 1992, e contrasterebbe in alcuni punti con il disciplinare attuale approvato con il decreto del Presidente della Repubblica del 16 dicembre 1982;

risulta che la descrizione dei metodi produttivi locali, reali e costanti nel tempo, sia nella disponibilità del Ministero delle politiche agricole e forestali già dal dicembre del 2003 a seguito di dichiarazione spontanea sottoscritta dai produttori storici con oltre 40 anni di attività;

i fatti esposti potrebbero configurare ipotesi di reato,

l'interrogante chiede di conoscere:

se quanto illustrato corrisponda a verità;

quali provvedimenti il Ministro in indirizzo abbia adottato o intenda adottare per eliminare eventuali illeciti o illegittimità;

se, alla luce di quanto esposto, intenda sospendere la decorrenza dei termini per la presentazione delle eventuali osservazioni alla proposta di modifica del disciplinare, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 168 del 21 luglio 2005.

(4-09237)

CICCANTI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso:

che l'Ente Nazionale Assistenza Magistrale (ENAM) è un ente pubblico non economico che svolge la propria attività istituzionale attraverso l'utilizzo delle risorse economiche che gli derivano dalla contribuzione degli iscritti in ragione dello 0,80% dello stipendio;

che l'ente non riceve alcun contributo dallo Stato benché la quota di stipendio trattenuta dello 0,80% per ogni singolo iscritto sia dovuta per legge, prefigurandosi così come un finanziamento indiretto a norma dell'art. 2, lett. b), della legge 21.3.1958, n. 259;

che il Ministero dell'economia e delle finanze, in forza dell'art. 1, comma 57, della legge 30.12.2004, n. 311 ( legge finanziaria 2005), ha ritenuto che nell'avanzo di amministrazione presunto di bilancio dell'Ente le previsioni di spesa superano il limite dell'incremento del 4,5% delle spese del bilancio 2003;

che lo stesso Ministero ha ritenuto che l'ENAM sia tenuto ad adeguarsi alle disposizioni di cui al citato comma 57, in quanto tutti gli «Enti Nazionali di previdenza e assistenza sociale» sono compresi nell'allegato 1 alla legge finanziaria 2005 che indicava gli enti e le istituzioni che devono essere sottoposti alla regola del 2%;

che, tenendo conto di quanto sopra sostenuto, l'ENAM ha pronunciato una variazione di bilancio che riporti la spesa nel parametro del 4,5% già ricordato,

si chiede di sapere se non si ritenga che l'ENAM debba essere esclusa dall'elenco dell'Allegato 1 della legge finanziaria 2005, in quanto operativo solo per attività di assistenza in favore di una ristretta categoria di iscritti (docenti della scuola primaria e dell'infanzia) e non della generalità del corpo docente, tanto che la legge 70/75 classifica detto Ente non al punto I, tra gli «Enti che gestiscono forme obbligatorie di previdenza ed assistenza», ma al punto II, tra gli «Enti di assistenza generica».

(4-09238)

FILIPPELLI - Ai Ministri delle politiche agricole e forestali e per le politiche comunitarie - Premesso:

che l'Unione europea ha predisposto una riforma del settore della bieticoltura;

che questa nuova OCM prevede una riduzione del prezzo dello zucchero pari al 39% e di quello delle barbabietole addirittura pari al 42,6%;

che l'attuazione di queste misure mette a rischio 46.000 bieticoltori, 19 zuccherifici, 77.000 posti di lavoro, per un valore agricolo di 600 milioni di euro e un fatturato industriale pari a 1,3 miliardi;

che la previsione di un regime di riduzione delle quote comunitarie, se messo in atto, porterebbe al tracollo l'intero sistema nazionale. Come contropartita gli agricoltori avrebbero un aiuto disaccoppiato che compenserebbe solo del 60% il taglio dei prezzi. Per quanto riguarda le industrie che volessero cessare la propria attività, la riforma prevede un piano volontario di abbandono; inoltre, rispetto alle condizioni fino ad oggi esistenti, si aggiunge l'impossibilità di esportare le eccedenze verso Paesi extracomunitari, una situazione questa che, tra l'altro, incentiva un sempre maggiore afflusso di zucchero sul mercato italiano proveniente dai Paesi comunitari tradizionalmente esportatori, quali Francia e Germania, che prima esportavano fuori Europa. Con queste condizioni l'Italia scomparirebbe dal settore in qualità di Paese produttore, per divenire solo un mercato di consumo;

che una tale impostazione penalizzerebbe il Sud e in special modo la Calabria, la cui distanza dagli zuccherifici è notevole dopo la chiusura dell'impianto di Strongoli,

l'interrogante chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti di cui alla presente interrogazione;

se ritengano di attivarsi subito, anche in sede comunitaria, per modificare l'impostazione della nuova OCM e scongiurare l'eventualità di danneggiare in maniera gravissima un settore assai delicato dell'economia agricola calabrese ed in particolare della provincia di Crotone.

(4-09239)

FILIPPELLI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

attualmente la correzione degli elaborati dell'esame di abilitazione all'esercizio della professione forense avviene col sistema sperimentale di affidarne la correzione a Commissioni esaminatrici di altri distretti di Corte d'Appello, al fine di evitare, come avveniva sovente, che il candidato scegliesse per compiere l'esame una sede dove, tradizionalmente, le prove si svolgevano con attenuata severità;

il sistema sperimentale citato non ha comunque eliminato la diseguaglianza nel trattamento, poiché si sono verificati casi eclatanti di correzioni "benevole" o "malevole", nonostante l'eliminazione del legame alla territorialità dello svolgimento delle prove;

va comunque ricordato che l'esame in oggetto non è un concorso e che anzi è previsto espressamente come "pratico", ossia diretto a verificare, oltre che il possesso delle nozioni e delle capacità argomentative di base, se il candidato abbia svolto utile pratica ed effettivamente si dimostri in condizioni di immettersi nell'esercizio della professione con adeguatezza, sia sotto il profilo teorico, sia sotto il profilo pratico,

l'interrogante chiede di sapere:

se il Ministro ritenga che, in attesa di una totale revisione della materia, ove dovesse permanere il sistema sperimentale delle correzioni dislocate, non sia necessario dare disposizioni affinché tutte le Commissioni esaminatrici attivino criteri di correzione il più omogenei possibili, pur nella non eliminabile componente soggettiva di valutazione delle varie sotto-commissioni;

se non ritenga che un ruolo fondamentale può essere esercitato dalla individuazione, a cura della Commissione Centrale, di criteri di massima più dettagliati rispetto a quelli, sostanzialmente ripetitivi, della normativa legale e diretti all'uniforme interpretazione e applicazione pratica della stessa;

se non sia tecnicamente possibile, anche in relazione alla sostenibilità degli oneri economici, la raccolta di tutti i compiti in sede nazionale e il rimescolamento degli stessi, con estrazione e assegnazione pro quota di candidati alle Commissioni distrettuali per la correzione e restituzione alla sede nazionale. Tale sistema non verrebbe ad eliminare le disomogeneità della correzione, ma avrebbe almeno il pregio di eliminare il pericolo di prevenzioni territoriali e di realizzare una maggiore giustizia distributiva;

se non si ritenga necessario, vista la funzione "pratica" dell'esame, nelle prove orali un maggior dettaglio, rispetto a quanto normativamente predisposto, dei criteri di massima da parte della Commissione Centrale, soprattutto per garantire uniformità dei giudizi e sempre per ridurre i margini del pericolo dell'eccesso di potere.

(4-09240)

CUTRUFO - Ai Ministri dell'ambiente e per la tutela del territorio e delle politiche agricole e forestali - Premesso:

che l'emergenza ambientale che vive in questi mesi tutta la Valle del Sacco, nella provincia di Frosinone, è frutto di una serie di responsabilità e di fattori, stratificatisi nei decenni, dovuti in gran parte all'industrializzazione della zona e soprattutto al mancato rispetto delle normative di prevenzione igienico-sanitaria, negli ultimi anni divenute sempre più attente alla tutela del territorio;

che le fonti di inquinamento sono molteplici (molte di origine chimica) ed hanno compromesso pesantemente i terreni e le sorgenti d'acqua della vasta zona, con una contaminazione ormai dilagante che desta gravi preoccupazioni per la sicurezza pubblica e per la tutela della salute dei cittadini;

che in molte zone di Anagni, Ferentino e Ceccano l'aria è continuamente ammorbata da cattivi ed insopportabili odori provenienti da alcune produzioni industriali, che rendono veramente invivibile la vita degli abitanti;

che le aziende zootecniche della Valle del Sacco si trovano ad affrontare una gravissima crisi causata appunto dalla presenza di una sostanza pesticida fortemente tossica, il betaesaclorocicloesano, riscontrata prima nel latte prodotto da alcune aziende e poi nelle acque del fiume Sacco;

che i Sindaci dei Comuni interessati hanno disposto il blocco della movimentazione ed il sequestro della produzione dei capi bovini ed ovini presenti nelle aziende agricole direttamente coinvolte;

che già sono state presentate numerose interrogazioni sull'argomento;

che il Sottosegretario On. Delfino ha riferito in data 12 maggio 2005 in Senato, assicurando uno stanziamento finalizzato ad indennizzare gli allevatori per i danni subiti ed un monitoraggio per evitare l'estensione dell'inquinamento;

che il Ministro On. Matteoli ha riferito sull'argomento alla Camera dei deputati, assicurando interventi urgenti di messa in sicurezza, di emergenza, di bonifica e di risanamento ambientale,

si chiede di sapere:

come mai, vista l'urgenza, non sia stato ancora dato inizio agli interventi sia di risanamento ambientale che di indennizzo per gli allevatori, promessi dal Governo;

se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno attivarsi anche al fine di permettere che si operi un'agricoltura sana, naturale e sicura, favorendo per il futuro ogni forma di autentica tutela, per un nuovo sviluppo economico ecocompatibile delle centinaia di imprese agricole e di allevamento, che costituiscono una parte importante dell'economia della zona.

(4-09241)

  

Errata corrige

 

Nel Resoconto sommario e stenografico delle sedute 667ª e 668ª del 6 ottobre 2004, rispettivamente alle pagine 37 e 39, la proposta di risoluzione 6-00064 deve leggersi come 6-00066; nella 854ª seduta pubblica del 26 luglio 2005, inoltre, le proposte di risoluzione 6-00065, 6-00066, 6-00067 e 6-00068, alle pagine 152, 153, 154 e 158 devono rispettivamente leggersi: 6-00067, 6-00068, 6-00069 e 6-00070.

 

Nel Resoconto sommario e stenografico della 857a seduta, del 28 luglio 2005, a pagina 83, secondo capoverso, quinta riga, aggiungere l'emendamento 10.10 dopo il 5.0.100.

Nello stesso Resoconto, nell'intervento del senatore Brutti Massimo:

a pagina 95

alla quarta riga del penultimo capoverso, dopo le parole: "degli strumenti" aggiungere le altre: "di tutela";

a pagina 96

alla quarta riga del primo capoverso, sostituire le parole: "legge reale" con le seguenti: "legge Reale";

alla prima riga del quarto capoverso, dopo le parole: "il Ministro" aggiungere: "dell'interno";

alla sesta riga del quinto capoverso, dopo le parole: "abbiamo cercato" aggiungere: "nel dibattito in Commissione";

alla quinta riga del settimo capoverso, sostituire le parole: "il Governo racconti al Parlamento" con le altre: "il Governo riferisca al Parlamento".

  

Inoltre, a pagina 169 l'emendamento 5.100 deve intendersi firmato dai senatori: Donati , Turroni , Boco , Carella , Cortiana , De Petris , De Zulueta , Ripamonti , Zancan