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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 516 del 20/01/2004


SENATO DELLA REPUBBLICA
—————— XIV LEGISLATURA ——————

516a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MARTEDÌ 20 GENNAIO 2004

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Presidenza del presidente PERA,

indi del vice presidente CALDEROLI

e del vice presidente DINI



 

RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del presidente PERA

La seduta inizia alle ore 17.

Il Senato approva il processo verbale della seduta del 29 dicembre 2003.

Comunicazioni all'Assemblea

PRESIDENTE. Dà comunicazione dei senatori che risultano in congedo o assenti per incarico avuto dal Senato. (v. Resoconto stenografico).

In memoria del senatore a vita Norberto Bobbio

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Nel ricordare la figura del senatore a vita Norberto Bobbio, scomparso lo scorso 9 gennaio, sottolinea anzitutto la specificità della sua fisionomia intellettuale, caratterizzata dall'intima connessione fra l'analisi scientifica e l'impegno civile e morale. Con una delle sue opere più fortunate, Politica e cultura (1955), Bobbio di fatto dà avvio ad una serie di dibattiti politici e culturali che hanno fortemente influenzato la storia dell’Italia repubblicana. Senza disconoscere il ruolo di resistenza morale di Benedetto Croce nella lotta contro la dittatura fascista, asserisce l'impotenza della filosofia crociana rispetto al compito di costruzione politica di una democrazia liberale. Il tratto distintivo del filosofo torinese è, infatti, l'estensione della ragione illuministica ad un ambito, quello della politica, che è tipicamente estraneo al calcolo dimostrativo; la sua lezione consiste nella considerazione della libertà quale conquista attraverso un paziente lavoro di riforme, che non può evadere il confronto con l'esperienza. Caduta l'egemonia idealista, Bobbio sfida l'egemonia culturale marxista e contribuisce alla costruzione di una cultura socialista autonoma dal fascino delle illusioni utopiche e delle "riforme di struttura", denunciando l'assenza nel marxismo di una teoria politica capace di riconoscere i limiti invalicabili del potere dello Stato.

Sebbene la caduta dei regimi oppressivi dell'Est segni la vittoria della cultura del dubbio critico e dell'empirismo accorto, Bobbio non si unisce al coro di gioia degli intellettuali anticomunisti. La fine del comunismo storico infatti non pone fine al bisogno di giustizia, che resta la sfida per il futuro della democrazia; inoltre, nella caduta delle ideologie si annida un ulteriore pericolo perché la democrazia non può fondarsi soltanto sulla rappresentanza degli interessi, prescindendo dal riferimento a valori universali. Gli ultimi sforzi di Bobbio si indirizzano alla distinzione tra destra e sinistra e all’individuazione di nuovi diritti cui la democrazia stenta a dare attuazione. Il fortunato libretto Destra e Sinistra (1994), pur sollevando un problema culturale essenziale per rafforzare il bipolarismo italiano, non ha raccolto un consenso unanime, perché la distinzione fondata sul giudizio positivo o negativo delle diseguaglianze risulta difficilmente esaustiva e insufficientemente analitica.

Bobbio ha amato definirsi un "illuminista pessimista". L'illuminismo deriva dal dovere di affrontare i problemi politici con le armi della ragione filosofica e dalla rivendicazione di una ragione pratica capace di modificare la realtà; il pessimismo discende dalla concezione formale della ragione teoretica, ereditata dal neopositivismo e dalla filosofia analitica. Perciò, nonostante giunga ad un esito opposto rispetto all'ottimismo crociano della teologia laica della libertà, Bobbio viene paradossalmente a trovarsi nella stessa situazione del criticato Croce: come nel sistema crociano il teoretico è autonomo e distinto dal pratico, così nel sistema di Bobbio la ragione filosofica non modifica la realtà politica come vorrebbe perché ne è strutturalmente diversa.

Riservando alla Presidenza ulteriori iniziative volte a ricordare il senatore Bobbio, esprime ai familiari presenti nelle tribune il cordoglio del Senato e suo personale. (Vivi, generali applausi). In segno di lutto sospende la seduta.

La seduta, sospesa alle ore 17,28, è ripresa alle ore 17,47.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Annuncia la presentazione del disegno di legge n. 2686 di conversione del decreto-legge n. 2 del 2004, riguardante il trattamento economico dei collaboratori linguistici presso talune università e in materia di titoli equipollenti.

Sul funzionamento del nuovo impianto audio dell'Aula

PRESIDENTE. Comunica che in Aula è stato installato il nuovo impianto audio, con aumento delle postazioni microfoniche, le cui modalità di utilizzo sono state illustrate nella lettera inviata a tutti i componenti dell’Assemblea dai senatori Questori.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 17,50 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. Comunica le determinazioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo in ordine al calendario dei lavori dell’Assemblea per il periodo dal 20 al 29 gennaio. (v. Resoconto stenografico).

Discussione e approvazione, con modificazioni, della mozione n. 219 sull’antisemitismo

DEL TURCO (Misto-SDI). Illustra la mozione promossa insieme al senatore Compagna e sottoscritta da componenti di quasi tutti i Gruppi parlamentari, sottolineando come tale iniziativa e soprattutto l'adesione pressoché unanime rappresentino una peculiarità del Parlamento italiano rispetto agli altri Paesi europei. Tralasciando la recente polemica sul questionario malamente elaborato dai funzionari dell’Unione Europea, ricorda ulteriori episodi che indicano quanto meno l’accentuata disattenzione nei confronti della recrudescenza del fenomeno dell’antisemitismo, come la sottovalutazione politica della mozione dell’ONU approvata a Città del Capo, l’affissione accanto alla Torah presso la biblioteca di Alessandria di quel falso storico costituito dai Protocolli dei Savi di Sion, la mancata attuazione del cosiddetto Piano Marshall per la Palestina, meritoriamente annunciato dal Presidente del Consiglio all’indomani della sua nomina, o l’invito del rabbino capo ai membri della comunità di Parigi a non indossare la kippah fuori di casa ben prima dell’emanazione della discutibile legge contro l’esibizione dei simboli religiosi. Nel ringraziare il ministro Frattini ed il sottosegretario Ventucci per la loro presenza, sollecita infine il Governo a dare un concreto segnale di rispetto per lo Stato di Israele e di impegno contro l'antisemitismo adottando per il movimento terrorista Hezbollah le stesse misure già applicate ad Hamas e promuovendo in sede europea l'affidamento all'Università di Gerusalemme della redazione di un dizionario sull'antisemitismo. (Applausi dai Gruppi Misto-SDI, DS-U, Mar-DL-U, FI e UDC e del senatore Peterlini).

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione.

PIANETTA (FI). Si assiste ad un preoccupante rigurgito di sentimenti antisemiti che alimenta un clima pericolosissimo e, nelle comunità ebraiche, un senso di abbandono da parte delle istituzioni che reca più danno degli attentati, delle violenze e delle profanazioni. E’ quindi necessario che l'Italia e la comunità internazionale si adoperino affinché non venga superata una soglia oltre la quale il fenomeno assumerebbe dimensioni irrecuperabili. In tale ambito, occorre sottolineare come i concetti di antisionismo e di antisemitismo tendano a sovrapporsi e, nell'inerzia europea, le posizioni eccessivamente filopalestinesi (giustificate come compensazione dell'appoggio degli Stati Uniti a Israele) abbiano condotto a scelte politiche profondamente errate. Per altro verso, va accolto con soddisfazione il ripensamento della Commissione europea circa la decisione di annullare il seminario europeo sull’antisemitismo, che avrebbe costituito un segnale devastante di isolamento del mondo ebraico. Il Governo italiano ha svolto un ruolo fondamentale nella lotta all’antisemitismo ed all’antisionismo, ottenendo, per esempio, l'adozione di misure nei confronti di Hamas, ed avrà la possibilità di operare attivamente nel senso indicato dalla mozione nell'ambito delle iniziative in ricordo dell'Olocausto programmate nel 2004. (Applausi dai Gruppi FI, UDC e LP e del senatore Morselli).

 

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

MARINO (Misto-Com). Nel solco della tradizione del Partito comunista italiano, che fin dal 1947 è stato favorevole alla creazione dello Stato d’Israele e che ha sempre considerato parte integrante del proprio patrimonio ideale la lotta ad ogni forma di xenofobia e di razzismo, i Comunisti italiani esprimono forte preoccupazione per l'insorgere di nuovi e nefasti fenomeni di antisemitismo e di forme di revisionismo storico tendenti addirittura a sminuire o negare l'Olocausto. Nel momento in cui condividono la necessità di vigilare per prevenire qualsiasi fenomeno di pregiudizio antisemita, tuttavia, i Comunisti ribadiscono la necessità di non confondere con il pregiudizio razzista il diritto di critica politica, anche severa, alle scelte operate dai Governi dello Stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese, sottoposta ad umiliazioni scientificamente organizzate. Poiché non vi sono alternative al negoziato per sconfiggere il terrorismo, occorre che l'Europa si impegni per imporre la pace, lavorando sulla bozza di trattato di pace recentemente concordata a Ginevra da personalità israeliane e palestinesi e chiedendo al Governo di Israele di rivedere le sue scelte per quanto riguarda gli insediamenti dei coloni nei territori occupati e la costruzione del muro che, giustificato da ragioni di sicurezza, sta compromettendo seriamente ogni possibilità di dialogo. (Applausi dei senatori Pagliarulo, Tommaso Sodano, Dato, Zanda, Piatti e Tessitore. Congratulazioni).

Presidenza del vice presidente DINI

PEDRINI (Aut). Le numerose firme che sottoscrivono la mozione evidenziano la preoccupazione del Senato per la profondità ed inaspettata tenacia delle radici del fenomeno dell’antisemitismo, che ha assunto forme nuove e virulente. Ne sono testimonianza i risultati dell'indagine demoscopica commissionata da organismi finanziati dall’Unione Europea, i processi di revisionismo storico sugli orrori commessi dai nazionalismi nei confronti nelle comunità ebraiche e sull'Olocausto, ma anche il permanere in settori marginali dello stesso mondo cattolico di vizi antiebraici. Costituiscono altresì terreno di coltura dell’antisemitismo il localismo, con la sua difesa della comunità dalle contaminazioni culturali esterne, ma soprattutto l'internazionalismo veteroclassista, che spesso si sposa con l'antiamericanismo. E’ pertanto da giudicare positiva la mozione proposta al Governo, che deve spingere tuttavia a fare ancora di più: sarebbe opportuno, per esempio, che i centri culturali italiani ed europei si mobilitassero per creare osservatori permanenti sulle nuove forme di antisemitismo e per individuare i canali culturali che possano concorrere al dialogo tra le religioni, le culture e i popoli. (Applausi dai Gruppi Aut e FI e del senatore Crinò).

COMPAGNA (UDC). La mozione non è finalizzata soltanto all'assunzione di specifici impegni da parte del Governo, ma a sollecitare l'attenzione sulle nuove e pericolose forme di antisemitismo. Il consenso ampio e trasversale riscosso da tale iniziativa attesta che anche un'aspra contrapposizione sulla situazione mediorientale e sulla politica dello Stato di Israele esclude categoricamente il ricorso alla categoria dell'antisemitismo. Infine, valuta positivamente la redazione di un dizionario dell'antisemitismo, che può fornire precisazioni utili specialmente dopo la diffusione del famoso sondaggio dell'Osservatorio europeo sui fenomeni razzisti e xenofobi. (Applausi dai Gruppi FI, DS-U e Misto-SDI).

ZANDA (Mar-DL-U). La consapevolezza della lunga storia dell'antisemitismo non può che sollecitare l'adozione di un linguaggio comune da parte delle forze politiche, nonché la condanna rispetto a qualunque manifestazione di tale fenomeno; è quindi positivo che l'onorevole Fini abbia chiesto perdono per la persecuzione degli ebrei ad opera del fascismo, riconoscendo quest’ultimo come componente del male assoluto. Desta allarme che il conflitto arabo-israeliano alimenti l'antisemitismo, come segnalato dal sondaggio europeo, peraltro formulato molto infelicemente, perché nessuna critica alla politica del Governo israeliano può affievolire la condanna dell'antisemitismo o giustificare il rifiuto dello Stato di Israele. E' invece prova di grande maturità politica che la grandissima maggioranza degli italiani accetti l'esistenza dello Stato di Israele e si dimostri capace di distinguere tra la politica del Governo Sharon e l'amicizia con Israele. La condanna dell'antisemitismo non può comunque prescindere da un rifiuto di altre forme di incultura, quali il razzismo e la xenofobia, che rafforzano i sentimenti antisemiti e devono essere contrastate attraverso la pratica della cultura dell'accoglienza. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Misto-AP-Udeur, Misto-SDI e Aut).

MORSELLI (AN). Con l'attuale dibattito il Senato affronta un problema che rappresenta una delle più antiche malattie sociali e pertanto non è riconducibile all'attuale situazione mediorientale. E' tuttavia opportuno distinguere tra l'antisemitismo, che incarna il disprezzo nei confronti dei componenti della comunità ebraica e si manifesta anche in società dove non sono presenti ebrei, dalla xenofobia che origina dalla paura del diverso. Auspica che venga adottata la tolleranza zero anche nei confronti dei più piccoli segnali di intolleranza e di antisemitismo, perché anche manifestazioni apparentemente insignificanti possono sfociare in gesti di violenza e di profanazione. Si dichiara quindi favorevole alla mozione ed anche al dizionario dell'antisemitismo, che può arginare la confusione e l'ignoranza ed avviare la necessaria sensibilizzazione culturale delle giovani generazioni su tale fenomeno. (Applausi dal Gruppo FI).

DEBENEDETTI (DS-U). E' errato stupirsi per gli esiti del sondaggio effettuato dalla Commissione europea, perché bisogna prendere atto del nesso tra alcune scelte politiche e il riproporsi di pulsioni radicate nella storia europea. L'antisemitismo, infatti, fa parte della storia europea e si presenta in epoca moderna non più come richiesta di conversione religiosa, ma come imposizione di assimilazione negli Stati nazionali. Vi è inoltre un nesso tra l'antisemitismo e la politica europea filoaraba e terzoforzista nel conflitto arabo-palestinese, in quanto la condanna del terrorismo può essere attenuata in nome del sostegno delle aspirazioni palestinesi, e addirittura la motivazione del terrorismo può essere rintracciata nel conflitto israelo-palestinese. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Misto-SDI, Aut e FI).

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione.

FRATTINI, ministro degli affari esteri. Il Governo ringrazia il Senato, primo Parlamento europeo ad occuparsi dell'antisemitismo, sottolineando come la questione, che rientra tra le priorità di politica internazionale del Governo, non solo riguardi la ricerca della pace in Medio Oriente ma sia il terreno di incontro di culture e di civiltà. Nel corso del semestre di Presidenza del Consiglio europeo il Governo ha svolto un'intensa attività finalizzata al riconoscimento del legame tra l'Europa ed Israele e al contrasto dei nuovi fenomeni di intolleranza antisemita; inoltre, ha intrapreso numerose iniziative anche a livello di Nazioni Unite, per l'inserimento di un esplicito riferimento all'antisemitismo nella risoluzione su razzismo e democrazia, anche se ha dovuto constatare l'impossibilità di raggiungere l'unanimità nel Consiglio europeo nella condanna delle dichiarazioni antisemite del premier della Malesia. Anche lo sforzo per la pace in Medio Oriente e la proposta del Presidente del Consiglio per un piano Marshall della Palestina, cioè per una ricostruzione socio-economica della regione, hanno conosciuto sviluppi importanti: l'approvazione del Consiglio europeo e del G8, che ha previsto anche un apposito stanziamento. Inoltre lo scorso dicembre si è svolta a Roma la Conferenza internazionale dei donatori per la Palestina, alla quale hanno partecipato ministri dell’Autorità palestinese e ministri dello Stato di Israele, attraverso la quale si è dato concretamente avvio ad un progetto di sostegno del bilancio palestinese. Il Governo condivide quindi lo spirito e il testo della mozione, limitandosi a suggerire la riformulazione del primo capoverso degli impegni e una modifica al terzo capoverso. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC, DS-U, Mar-DL-U e Misto-SDI e del senatore Carrara).

Presidenza del presidente PERA

PRESIDENTE. Dà lettura delle modifiche proposte dal Ministro al dispositivo della mozione. (v. Allegato A).

DEL TURCO (Misto-SDI). Concorda sulle modifiche.

PRESIDENTE. Passa alla votazione finale.

MARINO (Misto-Com). Nel richiamare la profonda estraneità culturale dei Comunisti italiani a qualsiasi forma di razzismo e xenofobia, invita a non tacciare di antisemitismo le legittime critiche ai Governi israeliani colpevoli di aver disatteso nel corso degli anni qualsiasi tentativo di riconoscimento dei diritti del popolo palestinese. Sollecita in tal senso un ruolo incisivo dell'Europa nel promuovere a livello internazionale una strategia negoziale, unica strada per una soluzione di pace equa e duratura. Dichiara il voto favorevole dei Comunisti italiani alla mozione, pur esprimendo perplessità riguardo alla valutazione di Hezbollah quale movimento terrorista. (Applausi del senatore Brunale).

Presidenza del vice presidente DINI

DENTAMARO (Misto-AP-Udeur). Sottolinea la grande rilevanza assunta dalla discussione della mozione sull'antisemitismo in un momento in cui il fenomeno si manifesta in forme allarmanti soprattutto in Europa, nonché la necessità di una sensibilizzazione culturale per rimuovere stereotipi riguardanti il popolo ebraico che rischiano, favoriti dai processi di globalizzazione, di riemergere nei momenti di crisi. Proprio al fine di un'opportuna vigilanza appare pertanto quanto mai utile l'opera del Centro europeo per il monitoraggio sul razzismo e la xenofobia. Dichiara il voto favorevole del Gruppo alla mozione, con le modifiche proposte.

PEDRINI (Aut). Dichiara il voto favorevole del Gruppo alla mozione, con le modifiche proposte dal Governo, sollecitando un maggiore impegno dell'Italia e dell'Europa contro l'antisemitismo nonché per la ricerca di soluzioni di pace per il conflitto israelo-palestinese che garantiscano la sicurezza e il rispetto dei diritti di entrambi i popoli. Sollecita altresì l'opera di monitoraggio dei centri italiani a tal fine attrezzati. (Applausi dal Gruppo Aut e del senatore Zanda).

MORSELLI (AN). Dichiara il voto favorevole del Gruppo alla mozione sull'antisemitismo, sottolineando la necessità di una forte opera a livello culturale per rimuovere il fenomeno, da tenere comunque distinto rispetto alle valutazioni riguardanti la situazione politica mediorientale.

MALAN (FI). Pone l'accento sui rischi che i fenomeni di antisemitismo si traducano in un odio preconcetto verso lo Stato di Israele. A tal fine occorre garantire un'informazione corretta, scevra da qualsiasi pregiudizio, evitando rappresentazioni distorte volte ad alimentare il clima di odio. Esprime apprezzamento per l'operato del Governo in Europa che ha condotto, tra l'altro, al riconoscimento dello status di terrorista al movimento di Hezbollah e dichiara il voto a favore della mozione. (Applausi dal Gruppo FI).

Il Senato approva la mozione 1-00219, nel testo modificato.

PRESIDENTE. Dà annunzio delle interpellanze e delle interrogazioni pervenute alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l’ordine del giorno delle sedute di domani.

La seduta termina alle ore 20,13.

 



RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente PERA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 17).

Colleghi, vi auguro buon pomeriggio e buon anno dal momento che è la prima volta che ci rivediamo in Aula dall'inizio dell'anno nuovo.

Si dia lettura del processo verbale.

DENTAMARO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 29 dicembre 2003.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Congedi e missioni

PRESIDENTE. Sono in congedo i senatori: Antonione, Baldini, Bosi, Cursi, Cutrufo, D'Alì, Mantica, Pedrizzi, Saporito e Siliquini.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Budin, De Zulueta, Gubert, Iannuzzi, Mulas, Rigoni e Tirelli, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Unione dell’Europa occidentale; Contestabile, Danieli Franco e Nessa, per attività del Consiglio d'Europa; Girfatti, per attività dell'Assemblea parlamentare euromediterranea; Greco e Manzella, per attività del Parlamento europeo; Meleleo, Peruzzotti, Ulivi e Zorzoli, per attività della 4a Commissione permanente; Acciarini e Iovene, per partecipare ad un convegno internazionale.

In memoria del senatore a vita Norberto Bobbio

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l’Assemblea). Onorevoli senatori, il 9 gennaio scorso, quando il Parlamento era chiuso, è mancato il nostro illustre collega senatore a vita Norberto Bobbio.

Nelle sue ultime volontà pubbliche Norberto Bobbio aveva lasciato scritto "Nessun discorso. Non c'è nulla di più retorico e fastidioso dei discorsi funebri". Credo di avere solo un modo per rispettare questa volontà, che è quello di fare non una commemorazione che, inevitabilmente, prenderebbe la piega che egli non desiderava, ma piuttosto una ricostruzione del suo pensiero come qualunque studioso farebbe di un pensatore così influente. È ciò che intendo fare qui oggi, lasciando agli atti il testo completo di questo intervento e con la riserva da parte della Presidenza di ulteriori iniziative per ricordare, come egli merita, il nostro illustre collega Norberto Bobbio. Prego perciò i colleghi di sedersi.

Bobbio è stato indubbiamente un maestro di analisi filosofica e anche un punto di riferimento costante per l'azione politica nell'Italia repubblicana. Non sempre questi due aspetti, quello analitico che è proprio dello stile scientifico e quello dell'impegno civile che scaturisce dalla passione morale, riescono a fondersi in un pensatore; a volte uno dei due predomina sino ad annullare l'altro, altre volte coesistono ma senza mostrare reciproche implicazioni e altre volte ancora taluno aspetto predomina sull'altro. La figura intellettuale di Bobbio, al contrario, è comprensibile solo alla luce della intima connessione che egli stabilì fra l'analisi scientifica e l'impegno civile e morale. Non è un caso, io credo, che il suo ideale di intellettuale fosse Carlo Cattaneo: uomo di ragione che si confronta con la realtà, ma non razionalista che invece ne prescinde, talvolta per rifarla ab imis.

Coerentemente con queste idee Bobbio si assunse l'onere di partecipare alla lotta politica alla sua maniera di intellettuale, diventando interlocutore e punto di riferimento di politici, maestro di opinioni, commentatore di eventi. Il suo obiettivo culturale era chiaro: portare la ragione dei filosofi dentro la vita dei politici e far conoscere a questi i vincoli intellettuali di quelli. Questa persuasione lo aveva indotto ad aprire uno dei suoi lavori più fortunati, Politica e cultura, del 1955, con un saggio intitolato "Invito al colloquio" ove chiedeva con garbo agli intellettuali di non tradire la loro funzione critica. Scriveva Bobbio in quel saggio "Cultura significa misura, ponderatezza, circospezione: valutare tutti gli argomenti prima di pronunciarsi, controllare tutte le testimonianze prima di decidere, e non pronunciarsi e non decidere mai a guisa di oracolo, dal quale dipenda, in modo irrevocabile, una scelta perentoria e definitiva".

Nella sua vita di intellettuale "impegnato" Bobbio ha esemplificato questo continuo invito a dialogare, a dubitare e a pungolare. È grazie a Bobbio che in Italia sono stati aperti dibattiti politici e culturali di grande importanza. A volte Bobbio si è posto in ruoli scomodi, di aperta rottura, e la forza dei suoi argomenti ha lasciato un segno indelebile nel panorama culturale italiano; altre volte, all'interesse dei problemi sollevati, non ha fatto seguito una eguale convergenza sulle tesi e analisi da lui proposte, e altre volte ancora egli stesso si è dimostrato sensibile alle ragioni dei suoi avversari; ma sempre, sempre, i suoi interventi hanno suscitato l’attenzione generale.

Fu proprio con Politica e cultura che Bobbio cominciò a mostrare la forza del suo impegno intellettuale capace di sfidare modi di pensare consolidati. Allora liberale convinto, Bobbio stupì la comunità degli intellettuali liberali dichiarando senza mezzi termini che il pensiero di Benedetto Croce era estraneo alla tradizione del liberalismo. Bobbio non disconosceva il grande merito morale di Benedetto Croce nella lotta contro la dittatura fascista, ma ciò non lo esimeva dal notare con una pungente ironia che Croce era andato - sono parole sue - "dai maestri dei dittatori a imparare la lezione della libertà". Insomma, per Bobbio adatto l’uomo Croce alla resistenza morale contro la dittatura, impotente invece la filosofia crociana per la costruzione politica di una democrazia liberale.

Credo che troviamo in questa critica a Croce il tratto distintivo del pensiero di Bobbio e anche del suo impegno, cioè il bisogno di credere che la ragione illuminista possa servire anche in ambiti, come la politica, che sono tipicamente estranei al calcolo dimostrativo. Più e più volte Bobbio è tornato sull’importanza e sul ruolo delle "tecniche" istituzionali, intese come strumento empiricamente controllabile di difesa delle libertà individuali. Si tratta - notava Bobbio - precisamente di quegli aspetti che Croce aveva trascurato e che anzi da lui erano stati disprezzati come degli espedienti pratici lontani dalla vera filosofia della libertà.

A distanza di tanti anni credo non è facile apprezzare a pieno l’importanza della lezione che Bobbio dette ai politici e agli intellettuali dell’epoca. Egli fece comprendere che la libertà è qualcosa che si conquista con un paziente lavoro di riforme e che questo lavoro non è semplice "pratica" o semplice o bassa "empiria", di genere inferiore a quello delle speculazioni filosofiche.

Questa lezione di Bobbio va ben oltre la rilevanza delle sue osservazioni a Benedetto Croce perché, caduta l’egemonia idealista, ci fu un periodo in cui l’Italia largamente cadde sotto un’altra egemonia culturale: quella marxista, parte della quale proveniva dalla filosofia crociana e idealistica, compresa, e forse più, quella di Giovanni Gentile, un filosofo contro il quale Bobbio ebbe fino all’ultimo posizione di inappellabile durezza.

Anche in quel caso Bobbio non esitò ad incrociare le armi della dialettica e anche in quel caso il suo intervento ebbe effetti duraturi. Collocatosi su basi più democratiche che liberali, Bobbio costrinse intellettuali e politici comunisti e marxisti, da Togliatti a Berlinguer, a prendere sul serio le conseguenze della loro ideologia. E fu anche grazie a Bobbio che i socialisti, ai quali egli si avvicinò per poi allontanarsene nel periodo di Craxi, poterono rivendicare una propria cultura, autonoma dal fascino delle illusioni utopiche e delle "riforme di struttura". Il libro Quale socialismo del 1976 può essere considerato come una prosecuzione del compito che Bobbio si era prefisso in Politica e cultura venti anni prima. Ancora una volta, con garbo e fermezza, Bobbio difese l’importanza delle "tecniche" istituzionali e della ragione empirica. Egli pose ai suoi interlocutori socialisti e marxisti la stessa domanda che molti anni prima Popper aveva posto ai suoi interlocutori: quali garanzie abbiamo che il problema del buon governo possa essere risolto cambiando semplicemente i detentori del potere?

Anche sostituendo chi governa rimane aperta la questione fondamentale per la libertà, che riguarda come si governa, cioè quali istituzioni sono usate per esercitare i poteri dello Stato. Perché - è ancora il pensiero di Bobbio - senza una teoria sui limiti invalicabili del potere dello Stato, il marxismo non ha in sé gli anticorpi che impediscono di trasformare l'utopia di una società senza potere statale negli incubi di uno Stato oppressivo e totalitario.

Bobbio aveva ragione. La caduta delle ideologie utopistiche era anche la vittoria della ragionevolezza, del dubbio critico e dell'empirismo accorto che Bobbio aveva difeso in tanti anni e in tanti interventi. E tuttavia, con la caduta delle ideologie Bobbio vide un altro pericolo per la democrazia.

A ben vedere, il suo ideale era quello di una democrazia interamente fondata sul voto di opinione. Per questo stesso motivo, una società basata soltanto sulla rappresentanza degli interessi particolari era ai suoi occhi nient'altro che una degenerazione della democrazia. Bobbio, ovviamente, era ben consapevole che la rappresentanza politica non può prescindere dalla rappresentanza degli interessi, ma la distinzione concettuale tra i due tipi di rappresentanza non deve mai annullarsi, pena la trasformazione dell'alta politica nella bassa cucina delle clientele. E io credo che lo sforzo dell'ultimo Bobbio di riabilitare la distinzione fra "destra" e "sinistra" sia intimamente connesso con la tesi che la politica non è mai scindibile da riferimenti a valori universali.

È nota la soluzione proposta da Bobbio nel suo fortunato e importante libretto Destra e Sinistra del 1994, più volte ristampato. E sono note le polemiche e critiche che ne seguirono. Ancora una volta Bobbio aveva agitato le acque, ma questa volta la sua presa di posizione non aveva lasciato il segno di un tempo, soprattutto presso coloro a cui Bobbio chiaramente si rivolgeva.

La sua tesi era che la sinistra si definisce per il costante riferimento al valore dell'uguaglianza, mentre la destra, al contrario, valuta positivamente le disuguaglianze. Ora, questo criterio di distinzione è corrente e certamente è corretto, ma è difficilmente esaustivo (ad esempio, lasciò fuori una gran parte della dottrina cattolica) e non è sufficientemente analitico. Non è questa la sede per sollevare questo problema, che tanti dibattiti ha già suscitato, su cui molto si discusse e su cui ancora oggi si discute e si dovrebbe discutere nel tentativo di rafforzare dal punto di vista culturale il bipolarismo italiano. Io credo che a tutt'oggi quella della distinzione culturale tra destra e sinistra sia una questione essenziale. È sufficiente notare come Bobbio abbia affrontato un vero problema, che tutti dovremmo cercare di chiarire nell'interesse di una corretta dialettica democratica, dove le diverse opzioni di valore siano limpidamente espresse e discusse davanti agli elettori.

Bobbio ha amato definirsi un "illuminista pessimista". Ora, il tratto illuminista del suo pensiero è chiaro: deriva dal dovere di affrontare i problemi politici con le armi della ragione. Ma perché il pessimismo? Poiché un filosofo non è mai pessimista soltanto per una questione di carattere psicologico, credo se ne possa dare una spiegazione proprio ricorrendo alla stessa nozione di ragione, o di ragione illuminista, che Bobbio coltivava.

È vero! Per tutta la sua vita Bobbio ha reclamato, ha sentito il bisogno di una ragione pratica, di una ragione politica, cioè di una ragione che non è estranea alla valutazione dei corsi di azione politici; anzi, è in grado di esprimere tale rivalutazione e di modificare la realtà. E però io credo che mentre a giustificazione del suo stesso impegno politico Bobbio invocava la ragione pratica, egli anche conservava una nozione di ragione teoretica, cioè solo formale, calcolatrice, in sintonia con il positivismo di Kelsen, con il neopositivismo viennese e con la filosofia analitica, tutte posizioni che su di lui hanno avuto una grande ascendenza.

Ora, una ragione siffatta, una ragione formale, una ragione calcolatrice, che manifestamente non è la ragion etica di Aristotele o la ragion pratica di Kant, non può, purtroppo non può, per sua stessa natura entrare nel regno della politica e della morale perché la politica e la morale non si lasciano guidare da una ragione che sia soltanto formale, calcolatrice. Da ciò io credo il pessimismo di Bobbio il quale lascia spazio da un lato all’analisi rigorosa degli eventi, ma anche dall’altro lato alla resa dolorosa di fronte agli eventi stessi.

E così a me pare che paradossalmente e certamente per opposte ragioni teoriche Bobbio si sia trovato nella stessa situazione del criticato Benedetto Croce. Come nel sistema di Croce il teoretico della filosofia non orienta il pratico della politica, perché in quel sistema ne è "dialetticamente" autonomo e distinto, così nel sistema di Bobbio la ragion filosofica tende alla realtà politica, cerca di modificare la realtà politica, ma non la modifica come vorrebbe perché ne è strutturalmente diversa. Dal suo sistema Croce ricavò l’ottimismo di una teologia laica della libertà mentre dal suo sistema filosofico Bobbio trasse il pessimismo della ragione. Diversi gli sbocchi, ma a me sembra analoghi i percorsi.

Tra i valori che Bobbio ebbe sempre a cuore vi fu in particolare quello della democrazia che egli considerava come un completamento del liberalismo. Negli ultimi anni della sua vita egli la vedeva come una creatura dai nobili natali ma assai gracile e incerta su come affrontare il futuro.

Dopo la caduta del Muro di Berlino non si unì al coro di gioia degli intellettuali anticomunisti e in un articolo del 1989 ne spiegò il motivo in questo modo: "O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico (insisto sullo "storico") abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?". E anni dopo, in un’intervista ad un quotidiano ritornò sullo stesso concetto e disse: "La democrazia ha vinto la sfida del comunismo storico, ammettiamolo. Ma con quali mezzi e con quali ideali si dispone ad affrontare gli stessi problemi da cui era nata la sfida comunista?".

Per Bobbio la democrazia è strettamente connessa con la difesa e l’estensione dei diritti dell’uomo, in primo luogo quella della giustizia sociale. In questo consiste la sua sfida storica. Dopo avere con successo accolto in sé i diritti tradizionali (l’habeas corpus, il diritto di associazione sindacale, un livello adeguato di istruzione e così via), la democrazia, secondo Bobbio, stenta a far fronte all’emergere dei nuovi diritti (e L’età dei diritti è proprio il titolo di uno dei suoi ultimi libri): ad esempio, i diritti dei lavoratori, il diritto dell’ambiente, il diritto della bioetica, i diritti contro l’invasione della tecnologia. E anche su questi nuovi terreni la sfida per la democrazia, secondo Bobbio, era sempre la stessa di prima: come combinare giustizia e libertà? Oppure - con le parole di Bobbio - come distinguere i diritti legittimi da quelli illegittimi, tanto più che - come egli scriveva - il termine "diritto" a volte viene usato come semplice "espressione di buone intenzioni"?

Ecco, io penso che, assieme alla definizione e all’impegno per ricostruire le basi concettuali di destra e sinistra, questo dei diritti sia stato l’ultimo pungolo intellettuale di Norberto Bobbio. Io credo anche che a questo dobbiamo richiamarci, per capirlo, per seguirlo, per discuterlo, se è il caso per correggerlo, come si fa ogni volta che si reca autentico tributo ad un autentico pensatore. Certo è che, se oggi ci troviamo a dibattere con speranza del futuro della democrazia, lo dobbiamo anche alla sua opera, al suo rigore analitico, al suo "illuminismo pessimista" e alla sua passione disincantata.

Agli amici, molti, ai colleghi, anch’essi molti, agli allievi, al Gruppo politico dei Democratici di sinistra che lo ha avuto nelle sue fila, ai familiari e soprattutto ai figli Luigi, Marco e Andrea, che sono qui presenti con le loro signore e i loro figli, a tutti questi e a tutti coloro che hanno ammirato Norberto Bobbio o hanno appreso dalla sua lezione, va la espressione del cordoglio mio personale e del Senato tutto. Grazie, colleghi. (Vivi, generali applausi dall’Assemblea, che si leva in piedi, e dai banchi del Governo).

Colleghi, in segno di lutto e anche per consentire a me di recare il mio saluto personale ai familiari del nostro illustre senatore scomparso, sospendo la seduta per quindici minuti prima di iniziare la trattazione dell'ordine del giorno.

(La seduta, sospesa alle ore 17,28, è ripresa alle ore 17,47).

Riprendiamo i nostri lavori.

Colleghi, prima di trattare gli argomenti all’ordine del giorno, darò alcune comunicazioni.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. In data 15 gennaio 2004, è stato presentato il seguente disegno di legge:

dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca:

"Conversione in legge del decreto-legge 14 gennaio 2004, n. 2, recante disposizioni urgenti relative al trattamento economico dei collaboratori linguistici presso talune Università ed in materia di titoli equipollenti" (2686).

Sul funzionamento del nuovo impianto audio dell’Aula

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come avrete visto è da oggi in funzione in Aula il nuovo impianto audio, che prevede anche un congruo aumento delle postazioni microfoniche.

Le caratteristiche tecniche e le funzioni dei nuovi microfoni sono state illustrate nella lettera inviata a tutti i colleghi dagli onorevoli senatori Questori.

In conseguenza dell'aumentata disponibilità di microfoni, i senatori che chiedono la parola alla Presidenza dovranno d'ora in poi contemporaneamente effettuare una prenotazione premendo l'apposito pulsante luminoso rosso. In tal modo l'operatore potrà individuare correttamente la postazione dell'oratore e attivare il relativo microfono una volta che il Presidente abbia concesso la parola.

Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 17,50).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo, che si è riunita nel pomeriggio di giovedì 15 gennaio, ha approvato modifiche e integrazioni al calendario corrente ed il nuovo calendario dei lavori fino al 29 gennaio 2004.

Ferma restando la discussione della mozione sull'antisemitismo nel pomeriggio di oggi, la Conferenza ha stabilito che le due sedute di domani, mercoledì 21 gennaio, saranno dedicate al seguito dell'esame del disegno di legge sull'ordinamento giudiziario, fino alla sua conclusione.

A tal fine, si è proceduto ad una nuova distribuzione dei tempi tra i Gruppi - compresi quelli che avevano esaurito i propri tempi nella precedente ripartizione - per un totale di sette ore, incluse le dichiarazioni di voto.

In apertura della seduta antimeridiana di giovedì 22 gennaio, il Ministro degli affari esteri renderà comunicazioni al Senato sugli esiti del Vertice conclusivo del semestre di Presidenza italiana dell'Unione Europea. Seguirà un dibattito nel corso del quale potrà prendere la parola un rappresentante per Gruppo per 15 minuti. Eventuali strumenti di voto saranno presi in considerazione in una successiva occasione dedicata all'argomento.

Nella stessa seduta antimeridiana saranno avviate le discussioni generali dei disegni di legge di conversione dei decreti-legge in materia di emittenza radiotelevisiva e di proroga di termini legislativi - ove conclusi dalle Commissioni competenti - nonché del disegno di legge costituzionale sulla riforma dell'ordinamento della Repubblica.

Nella seduta pomeridiana di giovedì 22 gennaio saranno svolte interrogazioni a risposta immediata sulle conseguenze degli eventi alluvionali in Piemonte, nonché interpellanze e interrogazioni.

Nella settimana successiva (sedute dal 27 al 29 gennaio) proseguirà l'esame del predetto disegno di legge costituzionale e saranno inoltre discussi i due decreti-legge.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi nel pomeriggio di giovedì 15 gennaio, con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche ed integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell’Assemblea fino al 29 gennaio 2004:

Martedì

20

gennaio

pom.

h. 17

– Mozione n. 219, Del Turco ed altri, sull’antisemitismo

 

Mercoledì

21

gennaio

ant.

h. 9.30-13

– Seguito disegno di legge n. 1296 - Ordinamento giudiziario (Voto finale con la presenza del numero legale)

"

"

"

pom.

h. 16.30-20

         

– Comunicazioni del Ministro degli affari esteri sugli esiti del Vertice conclusivo del semestre di presidenza italiana dell’Unione europea

– Avvio discussioni generali decreti-legge:

  • Disegno di legge n. 2674 - decreto legge n. 352, in materia di emittenza radiotelevisiva (ove concluso dalla Commissione);

  • Disegno di legge n. 2677 - decreto legge n. 355, recante proroga di termini legislativi (ove concluso dalla Commissione)

– Avvio discussione generale del disegno di legge costituzionale n. 2544 e connessi- Riforma ordinamento della Repubblica (Voto finale con la presenza del numero legale)

 

Giovedì

 

22

 

gennaio

 

ant.

 

h. 9.30-14

         

Giovedì

22

gennaio

pom.

h. 16

– Interrogazioni a risposta immediata ex articolo 151-bis del Regolamento, sulle conseguenze degli eventi alluvionali in Piemonte

– Interpellanze e interrogazioni

         

 

Gli emendamenti al disegno di legge n. 2544 (Riforma ordinamento della Repubblica) dovranno essere presentati entro le ore 17 di lunedì 26 gennaio 2004.

Gli emendamenti ai disegni di legge nn. 2674 (decreto legge emittenza) e 2677 (decreto legge proroga termini) dovranno essere presentati entro le ore 19 di giovedì 22 gennaio.

Martedì

27

gennaio

ant.

h. 10-13

– Seguito disegno di legge costituzionale n. 2544 e connessi - Riforma ordinamento della Repubblica (Voto finale con la presenza del numero legale)

– Seguito disegno di legge n. 2674 - decreto legge n. 352, in materia di emittenza radiotelevisiva (Presentato al Senato - voto finale entro il 7 febbraio 2004; scade il 27 febbraio 2004)

– Seguito disegno di legge n. 2677 - decreto legge n. 355, recante proroga di termini legislativi (Presentato al Senato - voto finale entro il 7 febbraio 2004; scade il 27 febbraio 2004)

– Interpellanze e interrogazioni

"

"

"

pom.

h. 16.30-20

Mercoledì

28

"

ant.

h. 9.30-13

"

"

"

pom.

h. 16.30-20

Giovedì

29

"

ant.

h. 9.30-14

"

"

"

pom.

h. 16

 

Nuova ripartizione dei tempi per il seguito della discussione
del disegno di legge n. 1296
(Riforma ordinamento giudiziario)
(Totale 7 ore, incluse dichiarazioni di voto)

Votazioni

1 h.

30’

Relatore

30’

Governo

30’

AN

38'

UDC

30'

DS-U

46’

FI

54'

LP

24'

Mar-DL-U

33'

Misto

29'

Aut

21’

Verdi-U

21'

Dissenzienti

05'

Discussione e approvazione, con modificazioni, della mozione n. 219 sull’antisemitismo

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione n. 219 sull’antisemitismo.

È presente il ministro degli affari esteri, onorevole Frattini, che ringrazio per la sua disponibilità e saluto.

Ha facoltà di parlare il senatore Del Turco per illustrare la mozione n. 219.

DEL TURCO (Misto-SDI). Signor Presidente, desidero preliminarmente ringraziare il ministro Frattini ed il sottosegretario Ventucci per la sensibilità con cui accompagnano la nostra discussione di oggi pomeriggio.

Signor Ministro, qualche ora fa un giornalista israeliano faceva osservare che il nostro è l’unico Parlamento in Europa che in questi giorni affronta tale tema. La mozione in discussione rappresenta, per le firme che porta e per la rappresentatività delle stesse, più del 90 per cento delle forze politiche e dei Gruppi parlamentari presenti in quest’Aula. È un fatto storicamente rilevante, perché vuol dire che sessant’anni non sono passati invano e che un tema come questo, che solo vent’anni fa poteva produrre rotture e divisioni non componibili, oggi riesce invece a determinare un'unità che considero un fatto politicamente, culturalmente e moralmente assai significativo, che fa onore a quest’Aula.

Naturalmente non siamo i soli in Europa ad esprimere preoccupazioni per la ventata di antisemitismo; ci mancherebbe. Tuttavia, si sono verificati dei fatti che vorrei riassumere, signor Ministro, con molta pacatezza; fatti che possono produrre preoccupazioni, tensioni, angosce, che noi vogliamo rappresentare in quest’Aula.

Non voglio infierire su quei funzionari dell’Unione Europea che hanno dato luogo al più incredibile dei questionari che sia mai circolato in Europa a proposito di questi temi (chiunque di noi avesse letto quelle domande non avrebbe potuto non concludere che lo Stato identificato come origine di tutti i guai delle vicende politiche internazionali non poteva che essere lo Stato di Israele: era scritto nel questionario, era scritto nelle domande; sono indagini di opinione su temi che richiederebbero un grande rigore ed una grande intelligenza e che invece segnalano leggerezza). Voglio parlare non dell’errore di qualche funzionario dell’Unione Europea, ma delle occasioni politiche che i Governi europei e l’Unione Europea nel suo complesso hanno perso nel corso di questi anni.

Comincio dalla vicenda di Città del Capo. Signor Ministro, lei ricorderà una mozione dal sapore esplicitamente antisemita in un'Assemblea promossa dall'ONU, mozione che suscitò una sola reazione vigorosa all'altezza della provocazione politica e morale che sollecitava: la reazione degli Stati Uniti. Non ci fu da parte di nessun Governo europeo e di nessuna istituzione comune europea una reazione simile a quella del rappresentante ambasciatore degli Stati Uniti intervenuto a quella Conferenza. Fu un segnale grave di sottovalutazione di questo fenomeno, una leggerezza politica che probabilmente è destinata a pesare ancora per qualche tempo nei rapporti fra gli Stati.

Signor Ministro, mi faccia citare il caso singolare della Biblioteca di Alessandria che è, come tutti sanno, una sorta di gioiello dell'UNESCO, gestita dall'istituzione culturale dell'ONU, che nel salone storico che contiene le testimonianze bibliofile più rilevanti della storia dell'umanità mette insieme, in una stessa teca, il Rotolo della Torah (probabilmente lo scritto più importante per la tradizione religiosa degli ebrei) e un'edizione dei Protocolli dei Savi di Sion, cioè del più grande falso contemporaneo che sia stato mai prodotto per denigrare gli ebrei e giustificare atteggiamenti antisemiti. Il direttore della Biblioteca ha presentato le proprie scuse, ma la mia opinione è che quelle scuse coprono solo la responsabilità soggettiva, starei per dire penale, di quel direttore. Il problema comunque rimane ed è anche questo un segnale che andrebbe osservato con grande attenzione.

Il Presidente del Consiglio pronunziò in quest’Aula il primo discorso del periodo della sua Presidenza dopo la fiducia, discorso che verteva esattamente sui temi del rapporto tra l'Italia e l'Europa e della questione mediorientale. Berlusconi parlò secondo me con grande saggezza di un Piano Marshall per la Palestina, suscitando interesse anche nei banchi dell'opposizione e soprattutto suscitando un grande interesse negli altri Paesi europei.

Per la prima volta l'Italia decideva di assumere Arafat e Sharon come interlocutori di un gigantesco piano di aiuti. Non che non ci fossero precedenti, tutti i Governi della passata legislatura hanno operato in questa direzione, ma quella sembrava avere le caratteristiche di una sorta di premessa di valore all'esperienza che Berlusconi si apprestava a fare come Presidente del Consiglio italiano incaricato per il semestre di Presidenza dell'Unione Europea.

Signor Ministro, può darsi che molti di noi siano stati disattenti, ma dopo quel discorso nient’altro. Anzi, vi è stato qualche problema nei rapporti con i contendenti di questa vicenda, soprattutto con l'Autorità autonoma palestinese, con Arafat, con giusta attenzione ai problemi posti da Sharon e dal Governo israeliano ma con scarsa attenzione alle questioni che i palestinesi ponevano.

L'insieme di queste vicende politiche e di queste disattenzioni ha prodotto fenomeni che vanno visti con qualche preoccupazione. Non si tratta di piccoli fatti, che sono sempre accaduti dal 1944 ad oggi; non si tratta delle tombe di Carpentras, distrutte da vandali in una notte d'estate, circostanza in cui la cittadina francese fu alle prese con quel rigurgito antisemita che qualche volta esce dal "corpaccione" di quel Paese.

No; siamo di fronte a fenomeni che hanno ampiezza e spessore di proporzioni straordinarie. Il rabbino capo della comunità israelitica parigina, riferimento di tutti gli ebrei che vivono in Francia - sono circa 700.000, un numero dodici volte superiore al numero degli ebrei che vivono in Italia -, ha invitato gli ebrei di Parigi a non uscire di casa indossando la kippah, che è il simbolo dell'identità religiosa degli israeliani. Badate, ciò è avvenuto prima che Chirac decidesse di promuovere quella singolare campagna volta a distruggere tutti i simboli delle tradizioni religiose in Francia: la kippah per gli ebrei, il crocifisso per i cattolici, il chador per i musulmani.

Abbiamo discusso a lungo sulle origini, le radici religiose del nostro continente; ho accanto a me il presidente Amato che è stato uno dei protagonisti di quella vicenda. In un colpo solo la Francia ha deciso di reciderle tutte. Tuttavia, prima che Chirac effettuasse questa operazione molto discutibile, ma in ogni caso legittima, il rabbino di Parigi diceva agli ebrei parigini di non uscire con la kippah, perché ciò può muovere atteggiamenti e comportamenti che possono costituire un problema per l'ordine pubblico e per la incolumità degli ebrei in Francia.

Signor Ministro, si segnala - non è una segnalazione riservata, provenendo dalle agenzie che si occupano degli affari immobiliari - la tendenza di molti ebrei a Parigi a concentrare abitazione e residenza in quartieri dove sono numerosi perché considerano che il grande numero e la presenza nella stessa area può costituire elemento di sicurezza. Per senso di responsabilità non parlerei di ghetti, ma la cultura che genera una scelta di questa natura ha un DNA che richiama vicende che sono una non piccola vergogna della storia del mondo.

Io e il senatore Compagna, che abbiamo promosso questa mozione insieme ad altri, siamo stati in Israele qualche tempo fa e abbiamo avuto la possibilità di discutere a lungo con il Presidente della Repubblica israeliana, che è espressione di una tradizione politica moderata e di una straordinaria capacità di moderare i toni accesi del dibattito politico in quel Paese. Ebbene, il Presidente della Repubblica, con parole delicatissime, ci ha informati di una preoccupazione diffusa del gruppo dirigente di quel Paese circa il rigurgito di questi fenomeni di antisemitismo in Europa.

La maggior parte dei colleghi presenti in Aula conosce Avi Pazner perché è stato ambasciatore israeliano a Roma, oltre che a Washington, e uno dei protagonisti della delegazione che partecipò alle trattative di pace di Oslo. Avi Pazner, nel corso di un incontro in un albergo di Gerusalemme, ci ha espresso preoccupazione per le tendenze che si manifestano in alcuni Governi europei perché la presenza in alcuni Paesi d’Europa di flussi di immigrazione provenienti dal Medio Oriente e dal Maghreb sta producendo rapporti, nelle società europee, che possono creare qualche squilibrio nell'esame dei rapporti fra Israele e l'Europa, soprattutto riguardo ai fenomeni di antisemitismo.

Traduco molto liberamente queste parole, assumendomi la responsabilità di questa sintesi: arrivano in Europa milioni di lavoratori dai Paesi arabi, dal Maghreb, dal Medio Oriente; in Francia sono già il 12 per cento della popolazione totale ed è grande il rischio di una sorta di scambio tra i Governi europei e queste minoranze. Diciamolo in questo modo: un po’ di disattenzione per i fenomeni di antisemitismo in cambio di un'accoglienza e di buoni rapporti tra il Paese ospitante e queste minoranze. Questa non è una preoccupazione infondata e non riguarda soltanto i francesi o i tedeschi o altri Paesi europei che hanno conosciuto fenomeni di tale natura, riguarda anche noi italiani che pure abbiamo mostrato grandissima moderazione anche quando siamo stati smodati, quando abbiamo promosso le leggi razziali. Anche in quel caso siamo riusciti a non eccedere. È bene, però, fare attenzione a fenomeni di questa natura che possono produrre conseguenze drammatiche.

Voglio concludere con due osservazioni. Se lei legge la mozione, signor Ministro, e lo avrà sicuramente fatto, essa contiene anche due proposte che rappresenterei in questo modo.

Ce n’è una che è la copia di una decisione già assunta dai Governi europei. Voi avete già provveduto a congelare i fondi di proprietà di "Hamas" che avete trovato nelle banche europee. In generale, cercare nelle banche per conseguire i risultati più rilevanti nella lotta contro il terrorismo è probabilmente il terreno più sicuro per combattere questo fenomeno; non c’è possibilità, infatti, che si sviluppi la pianta terroristica se non attraverso finanziamenti che devono circolare, in modo riservato, certo, ma, comunque in vari Paesi del continente europeo.

Dunque, il rintracciare questi finanziamenti, sequestrarli, impedire che servano a comprare dinamite, a produrre kamikaze e a pagare alle famiglie di questi poveri ragazzi il peso della perdita del loro figlio ha portato fortuna: tutti sanno infatti che la decisione dei Governi europei di sequestrare i beni di "Hamas" ha dato risultati molto importanti.

Bene, chiediamo che questa stessa decisione venga presa nei confronti delle formazioni degli hezbollah, queste milizie che operano a nord di Israele e hanno un rapporto con il Governo siriano, che probabilmente rispetto al passato, dopo le vicende irachene, è un po' più intimidito ed è in condizione di non provvedere più come una volta a rifornire queste milizie del denaro e dei mezzi necessari. Ma di mezzi che circolano da tempo nei caveau delle banche europee ce ne sono: prenderli, sequestrarli, impedire che ci sia questo rifornimento è il metodo più sicuro - ripeto - per combattere anche questa formazione terroristica che opera all’interno e ai confini dello Stato di Israele.

L’altra proposta ha suscitato qualche interesse; sembra una cosa da nulla, però, signor Ministro, nel nostro linguaggio parlato, persino nelle trasmissioni televisive di tutti i giorni, ci sono espressioni inconsapevolmente antisemite che vengono usate. Ora, tutti quanti fanno riferimento alla frase infelice pronunciata da una ragazza che tutto è meno che antisemita: Sabina Guzzanti è una ragazza straordinaria che ha pronunciato una frase antisemita senza sapere di pronunciare una frase antisemita. Ma guardate, non è solo lei: nello scrivere questo piccolo testo sono stato attentissimo ad usare gli aggettivi ed i verbi perché temevo di essere anch’io inconsapevolmente portato ad usare aggettivi e sostantivi che potevano suonare come antisemiti.

In realtà, se ci si pensa bene, un libro apocrifo prodotto dai Servizi segreti come i Protocolli dei Savi di Sion si fonda su una cultura popolare diffusa: per esempio la potenza economica della comunità degli ebrei negli Stati Uniti diventa un elemento fondamentale degli equilibri politici del mondo. Questa è una cosa che si può ascoltare al bar la mattina. L’abitudine di parlare come al bar si è diffusa anche ad alti livelli nel nostro Paese, ma è pur sempre un dramma quando si riferisce ad un tema e ad una condizione che hanno questa rilevanza ed importanza.

Si immagina dunque che grandi personaggi della cultura e della storia del mondo, che per tradizione, rapporti di famiglia o per nascita sono legati alla tradizione ebraica, hanno dominato il pensiero nel mondo e si preparavano dunque, come dicono appunto i Protocolli dei Savi di Sion, a prenderne il governo (un po’ come si è fatto nel nostro Paese a proposito di certe carte ritrovate in un casale toscano, che sono diventate per qualche anno lo strumento dirimente per decidere le sorti del Paese con la differenza che questo è un fenomeno più importante, meno grottesco di quello che abbiamo conosciuto in Italia).

Per tale ragione proponiamo, signor Ministro, che il Governo italiano proponga ai Governi europei di dare mandato a questo Centro che opera all’interno dell’Università di Gerusalemme e che si occupa della tradizione antisemitica del mondo e che studia i linguaggi dell’antisemitismo nelle varie tradizioni culturali, di redigere una sorta di glossario di che cosa è antisemita.

Non c'è nulla di strano. A me interesserebbe capire quante volte uso un aggettivo e rischio di sfiorare inconsapevolmente l'antisemitismo, e magari scoprire che chi lo fa, e lo fa ripetutamente e coscientemente, lo fa perché è antisemita, perché vuole parteggiare in questa vicenda per gli antisemiti.

Ora, due proposte, signor Ministro: una riguarda gli hezbollah, l'altra riguarda un segnale che noi diamo al Governo israeliano nel rispetto dei confronti della sua tradizione politica, culturale e religiosa. Pensi, signor Ministro, la nostra gioventù, la mia e la sua, l'abbiamo passata ad immaginare chissà quanti colpi di Stato promossi da chissà quanti generali nella storia del nostro Paese. In Israele il numero di generali che sono diventati Presidenti del Consiglio, Ministri della difesa o Ministri degli esteri è altissimo. Non ce n'è mai stato uno che abbia avuto la tentazione del colpo di Stato, la voglia di tentare il colpo di Stato. Ci sarà, dunque, una ragione profonda che merita rispetto.

E allora, mandare questo segnale di rispetto allo Stato di Israele per noi significa fare un passo nella direzione della lotta contro l'antisemitismo. Questo è il senso della mozione che oggi discutiamo. (Applausi dai Gruppi Misto-SDI, Mar-DL-U, DS-U, FI e UDC e del senatore Peterlini).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Pianetta. Ne ha facoltà.

PIANETTA (FI). Signor Presidente, onorevole Ministro degli affari esteri, onorevoli colleghi, i dati dello studio sull'antisemitismo in Europa dell'Università di Berlino, voluto dall'Osservatorio dell'Unione Europea sulla xenofobia e il razzismo, testé richiamato dal senatore Del Turco, e che successivamente in modo inconcepibile ha deciso di censurare e di occultarne il contenuto, sono semplicemente sconvolgenti. Il sondaggio dell'Eurobarometro, che demonizza lo Stato di Israele, considerandolo il nemico numero uno per la pace nel mondo, è altrettanto sconvolgente.

La domanda che dobbiamo porci è: come è possibile che oggi esistano nei cuori e nelle menti di tanti europei questi pensieri e questi sentimenti? Sentimenti che immaginavamo scomparsi dopo i tremendi orrori dell'Olocausto. Credo che dobbiamo tutti quanti essere profondamente convinti che questi convincimenti e questo clima nei confronti degli ebrei rappresentano una realtà e una china pericolosissima per tutti. Per tutti gli europei e non solo per gli europei.

Gli ebrei in Europa si sentono in questo momento angosciati e credo che ognuno di loro, nel profondo, debba provare un senso di dolorosa inquietudine perché soffre un generale senso di abbandono, di atteggiamenti superficiali, se non addirittura di accondiscendenza da parte di molti, per certo verso anche da parte di qualche istituzione. Questo senso è, se fosse possibile, ancora più pericoloso del perpetrasti dei più cruenti atti intimidatori, anche degli stessi attentati contro le sinagoghe, della profanazione dei cimiteri, della violenza per chi porta la kippah.

Dobbiamo essere profondamente preoccupati di questo stato di cose da un punto di vista culturale, religioso e politico, per non superare un ormai prossimo livello di guardia che può rendere la situazione veramente non più recuperabile ed irreversibilmente protratta verso il peggio.

Qui siamo in sede politica e dobbiamo, allora, analizzare bene il comportamento dell'Europa e, appunto, della sua politica, perché il confine fra antisionismo ed antisemitismo è quanto mai labile. Un rinnovato antisemitismo, inteso come ostilità e pregiudizio antiebraico e un antisionismo inteso come ostilità contro lo Stato di Israele per certi versi addirittura si sovrappongono e l'antisionismo si traveste e diventa a tutti gli effetti, per molti, antisemitismo.

È pur vero che l'ostilità antiebraica non è esplicitata, ma, al di là delle reiterate espressioni formali di amicizia verso il popolo ebraico e verso Israele, da parte dell'Europa spesso, di fronte a situazioni tragiche e a pericolose affermazioni, si assume piuttosto un atteggiamento di inerzia. Inerzia che non è tale quando sulla questione israelo-palestinese si propende ormai da tanto tempo verso una posizione tradizionalmente filopalestinese, spesso anche acritica.

A qualcuno questa posizione non sembra errata perché, si afferma, tende a controbilanciare l'altra tradizionale posizione statunitense filoisraeliana: posizione, quella statunitense, che soprattutto in questi ultimi tempi, a dire il vero, si è espressa anche criticamente nei confronti di decisioni israeliane non corrispondenti ad un contributo a favore di un percorso di normalizzazione dei rapporti e di pacificazione.

Nel ricordare il comportamento europeo "che fa parte di una coerente strategia: quella di vezzeggiare le tirannie mediorientali", qualche giorno fa Angelo Panebianco, in un editoriale dal titolo "La zona d'ombra dell'Europa", così proseguiva: "La posizione così platealmente squilibrata a favore dei palestinesi nel conflitto israeliano-palestinese ne è un aspetto importante. Basti ricordare che l'Europa ha sempre finanziato l'Autorità nazionale palestinese senza mai preoccuparsi di sapere se una parte dei fondi che inviava finiva in armi e bombe o in libri scolastici inneggianti all'antisemitismo (che sono bombe a scoppio ritardato). O, peggio ancora, al fatto che essa ha per lungo tempo finanziato associazioni "caritative" facenti capo all'organizzazione terrorista Hamas". E i finanziamenti - lo sappiamo - non sono irrilevanti, in quanto dal 1994 al 2002 corrispondono ad oltre 1.450 milioni di euro.

E qui va ricordato, come sottolineava lo stesso Panebianco, che solo da pochi mesi l'Unione Europea ha inserito "Hamas" nella lista dei gruppi da mettere al bando. L'Italia ha svolto un ruolo fondamentale e bisogna dare atto al ministro Frattini dell'impegno e della determinazione manifestata al riguardo.

Si deve continuare su questa strada anche nei confronti del movimento terrorista "Hezbollah", come richiede puntualmente la mozione.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

(Segue PIANETTA). E che dire della Commissione europea che, a proposito di Tariq Ramadan, noto antisemita, emarginato dalla stessa sinistra francese (lo testimonia la sua frase più recente: non se ne può più degli onnipresenti intellettuali ebrei), lo nomina consulente per il "dialogo tra i popoli e le culture".

Quando il presidente Prodi (e non voglio citare questo fatto per polemica o in termini strumentali, perché non si deve assolutamente su questo argomento, ma lo dico con profondo senso di preoccupazione, questo sì), stizzito per le accuse contenute nel "Financial Times", che riporta le parole del presidente del World Jewish Congress, Edgar Bronfman, e di Cobi Benatoff, presidente del Congresso ebraico europeo, minaccia di annullare il seminario europeo sull'antisemitismo, offre un segnale devastante all'opinione pubblica europea. Dà un segnale di isolamento degli ebrei che, in assenza di un urgente ravvedimento, avrebbe potuto creare un tremendo fossato che l'Europa non può e non deve assolutamente permettersi di avere al suo interno.

Va visto pertanto di buon grado il fatto che Prodi sia ritornato sulle sue intenzioni e abbia riallacciato i rapporti con il mondo ebraico, anche se quel segnale resta e non è certamente nella direzione di una positiva costruzione.

Anche queste scivolate costituiscono un pericoloso segnale, come altri episodi che incidono sull'opinione pubblica europea in una deleteria direzione antisionista-antisemita: in Inghilterra (l’abbiamo constatato) la migliore vignetta dell'anno è stata considerata quella che ritrae Ariel Sharon che divora bambini palestinesi; in Francia viene rappresentata la stella di Davide che si trasforma in una svastica che schiaccia un pover'uomo; ha scritto Ulrich Beck che in Germania "la critica a Israele si volge in critica agli ebrei e in ostilità verso gli ebrei e che conseguentemente "cresce il tempo del rischio"".

Dunque, il corto circuito ebreo-Israele-politica israeliana contribuisce ad innescare il processo esplosivo e dirompente dell'antisionismo e dell'antisemitismo.

Già nel giugno 1983, quindi venti anni fa, il Nansen Committee - di cui facevano parte, oltre allo stesso Nansen, insigni rappresentanti quali Elie Wiesel, Gregory Freiman, Bernard-Henry Lévy, Giuliana Limiti, Jorgen Schleimann, Bela Vago - con la Dichiarazione di Oslo denunciava con profonda preoccupazione l'antisionismo come nuova forma di antisemitismo.

Oggi, "Le Monde", in prima pagina, riferendo delle manifestazioni che si sono svolte in Francia sabato scorso, cui hanno partecipato decine di migliaia di persone, titola: "Un partito antisemita sfrutta il dibattito sul velo" e il sottotitolo dice: "I suoi leader dichiarano: noi siamo dei veri antisionisti".

Che fare allora su un terreno così difficile per la potenzialità che ha di scatenare contrapposizioni religiose e di civiltà?

Il rabbino capo di Roma Antonio Di Segni, nell’incontrare lo scorso 13 gennaio il ministro Frattini in visita alla Sinagoga di Roma, ha giustamente affermato che "l'antisemitismo si combatte informando ed educando". Credo che debba essere questo il grande impegno di tutti, sia delle istituzioni che delle organizzazioni della società civile europea.

Bene ha fatto il Consiglio europeo di Bruxelles del 12 e 13 dicembre, sotto la Presidenza italiana, ad approvare una solenne dichiarazione contro l'antisemitismo. Cito testualmente: "I Capi di Stato e di Governo sottolineano la loro profonda preoccupazione per l'aumento di episodi di intolleranza antisemita e condannano rigorosamente tutte le manifestazioni di antisemitismo, compresi gli attentati a luoghi di culto e le aggressioni a singoli individui".

Bene ha fatto dunque il nostro Governo, nella persona del ministro degli affari esteri Frattini, durante la citata visita alla Sinagoga di Roma, ad affermare che "analisi, dialogo e confronto sono le armi migliori contro l'antisemitismo", sottolineando il contributo al riequilibrio della linea politica dell'Unione Europea sullo scenario mediorientale e ritenendo che la strada imboccata verrà mantenuta in quanto "più un interlocutore è percepito come equilibrato e più le parti gli riconoscono un ruolo da protagonista".

Dunque, su questi temi così delicati l’Unione Europea ha bisogno di impegnarsi in modo più equilibrato. In caso contrario, si possono agevolare o addirittura promuovere processi di xenofobia.

Alcuni, come ho cercato di esemplificare, cortocircuitano antisionismo con nuove forme di antisemitismo. Altri, con atteggiamenti di intolleranza e di chiusura, innescano inevitabilmente forme di xenofobia contro la cultura e la presenza musulmana. Entrambi sono mostri che ci devono preoccupare ed indurre ad agire con

molto equilibrio.

È pertanto molto positivo il fatto che le assicurazioni del nostro Ministro degli esteri abbiano suscitato un generale apprezzamento. Esse si inseriscono nell'azione del nostro Governo, che guiderà la presidenza, per il 2004, della task force internazionale per il ricordo dell'Olocausto; in tale programma troveranno svolgimento una serie di iniziative di ampio respiro sotto il profilo didattico e politico, percorrendo appunto i due grandi binari dell'informazione e dell'educazione.

Sono convinto che la strada da percorrere sia questa.

Far conoscere il patrimonio morale e culturale sul piano umano, storico e religioso del popolo ebraico. Evidenziare come si è manifestato sin dall’inizio l’antisemitismo sul piano della discriminazione e anche la creazione di ghetti e di quartieri di separazione. Bisogna poi bonificare alcune frange delle società sportive quando manifestano una ignoranza e una alterigia di discriminazione antisemita come espressione di passioni sportive e, infine, far conoscere e valorizzare la ricerca fatta dalla Shoah Foundation di Los Angeles, che dà ragione, tramite oltre 60.000 interviste, ai superstiti, protagonisti della storia e della tragedia europea che ha portato allo sterminio di sei milioni di ebrei. Insomma, una testimonianza fatta sulla base delle esperienze della storia d’Europa.

Il Senato oggi vuole dare un segnale fermissimo, come del resto ha illustrato e chiarito bene il primo firmatario della mozione, senatore Del Turco. Il Senato vuole dare un segnale fermissimo contro il risorgere odioso del mostro dell’antisemitismo, come riportato nella mozione stessa. Ne dobbiamo essere consci, ma soprattutto ne dobbiamo essere profondamente convinti. (Applausi dai Gruppi FI, LP e UDC e del senatore Morselli).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marino. Ne ha facoltà.

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, anche noi Comunisti Italiani esprimiamo le nostre forti preoccupazioni per questo insorgere di nuovi fenomeni di razzismo, di xenofobia e di antisemitismo. D’altra parte storicamente i Comunisti sono stati compagni di sventura, di sofferenza e di tragedia durante tutto il periodo del fascismo e negli stessi lager nazisti.

Il partito dal quale noi veniamo, il Partito Comunista Italiano, fin dal 1947 si dichiarò a favore della decisione dell’ONU per la creazione dello Stato di Israele e in ogni circostanza è sempre stata riaffermata la legittimità dello Stato di Israele, l’esigenza della sua sicurezza insieme all’esistenza dello Stato Palestinese.

Nello statuto del vecchio Partito comunista e nel nostro statuto del Partito dei comunisti italiani c’è un programma di lotta alla xenofobia, al razzismo e a qualsiasi forma di antisemitismo.

Come nel capolavoro narrativo di Hugo Bettauer, in cui gli ebrei furono cacciati e poi, a furor di popolo, richiamati, noi non sappiamo immaginare una città senza ebrei, non sappiamo immaginare un’arte, una scienza, una musica, una letteratura, una filosofia, senza questi connotati. Bettauer predicava la tolleranza, ma fu assassinato dai nazisti a distanza di pochi anni.

L’ombra nefasta dell’antisemitismo avanza e bisogna essere qui tutti uniti per respingerla in qualsiasi forma essa si possa manifestare. C’è un revisionismo storico che spaventa e questo revisionismo storico, purtroppo, concerne anche l’Olocausto, vuoi per negarne l’entità delle vittime, vuoi per negare la tragedia dell’Olocausto stesso.

Bisogna dunque anche chiedersi se alcune forme di "antisemitismo" possano oggi riferirsi all’accusa di "deicidio", di riti sacrificali o addirittura di appartenenza ad una razza diversa, o se forse a volte si confonde una manifestazione di "antisemitismo" con un giudizio critico e severo sulla politica di Sharon e di Governi precedenti improntati a negare le stesse ragioni della causa palestinese.

Noi Comunisti non abbiamo mai avuto nessun dubbio sul diritto di Israele di esistere, ma nello stesso tempo abbiamo anche levato critiche alla politica di annessione dei Territori e a certe scelte politiche assolutamente non condivisibili.

Quindi, nessuna sottovalutazione di questo fenomeno ed occorre qui estrema vigilanza per prevenire qualsiasi fenomeno di tipo razzista o di pregiudizio antisemita. A volte c’è anche una forma sottile di pressione psicologica nell’accusare di antisemitismo chi critica la politica governativa israeliana e le scelte che vengono compiute.

Anch’io, signor Presidente, sono stato in Palestina. Chi vi è stato non può sottacere l’umiliazione a volte scientificamente organizzata dei palestinesi che là vivono. Come si possono accettare le esecuzioni mirate, da parte di Israele, e l’adozione di un metodo di eliminazioni selettive? La stessa mozione, tra l’altro impegna il Governo "a far adottare dall’Unione Europea nei confronti del movimento terrorista "Hezbollah" le scelte già operate riguardo al movimento "Hamas""; la mozione lo definisce movimento terrorista, ma "Hezbollah" è un partito politico.

Guai a confondere il terrorista o atti terroristici con un partito politico!

Non posso non ricordare come Mubarak, presidente egiziano, in una recente intervista ebbe a ricordare che, all’inizio, "Hamas" fu finanziata dalla stessa Israele e dagli americani per ledere la leadership di Arafat. Ecco come a volte chi semina vento raccoglie tempesta e sarebbe facile andare con il pensiero all’Afghanistan ed ai talibani o agli stessi sciiti, che rappresentano il 60 per cento della popolazione in Iraq, ovvero alle conseguenze che determinano certe scelte unilaterali, e per giunta, illegittime.

Presidenza del vice presidente DINI

(Segue MARINO). Il problema vero è come sconfiggere il terrorismo, non cercando forzature che non possono essere accolte.

Non esiste altra strada se non quella del negoziato, rispetto al quale non ci sono alternative, se si vuole sconfiggere realmente il terrorismo e se veramente si vuole che due popoli abbiano due Stati.

Bisogna ancora una volta ricordare che la pace in Israele, al limite, deve essere imposta dall’esterno: dall’Europa che deve svolgere un ruolo certamente non marginale; dalle grandi potenze, perché i rapporti di forza sono talmente squilibrati che è assurdo pensare che la pace possa nascere solamente dal confronto israelo-palestinese. Ed è impensabile che la soluzione possa essere quella di un "bantustan", di riserve indiane o di ghetti per i palestinesi.

Israele si è sempre opposta ad una forza di interposizione e ad un contingente di osservatori internazionali eppure, signor Presidente, a Ginevra personalità israeliane e palestinesi hanno firmato una prima bozza di accordo su cui si potrebbe lavorare. Esso comprende il riconoscimento reciproco di Israele come lo Stato del popolo israeliano e della Palestina come Stato dei palestinesi smilitarizzato; prevede la regolazione dei confini, degli insediamenti, del problema dei coloni, dei rifugiati e della questione di Gerusalemme.

C’è quindi una base per poter intervenire e anche definitivamente porre fine ad una guerra infinita risolvendo questi problemi.

Alì Rashid ha detto testualmente: "Il terrorismo va combattuto in tutte le sue forme: quello dei poveri, perché è il peggior nemico della causa che pretende di difendere, e quello degli Stati, perché spinge altri ad imboccare la stessa strada sbagliata".

Monsignor Michel Sabbah, patriarca cattolico di Gerusalemme, ha detto che non perché si è nati nella casa del proprio vicino, si ha diritto di proprietà sulla casa: è il problema dei coloni e degli insediamenti. Come non ricordare che negli ultimi dieci anni la popolazione israeliana nei Territori occupati è raddoppiata, non agevolando una soluzione di pace. E il muro? Come non ricordare la questione del muro che separa gli agricoltori palestinesi dai loro campi, dall’acqua, che paralizza i movimenti delle persone e delle merci; un muro che è costruito su un territorio occupato, che traccia unilateralmente confini, e quindi impedisce, di per sé, un accordo di pace.

Yehoshua, in un’intervista del 5 novembre dello scorso anno, dice testualmente: "Essere veri amici di Israele significa anche esprimere critiche per ciò che Israele fa, e non per ciò che Israele è". Richiama quindi gli accordi di Ginevra indicando una strada su cui si può lavorare.

Ancora oggi, un articolo riportato dalla nostra rassegna stampa reca un intervento di Arthur Hertzberg, vicepresidente del Congresso ebraico mondiale, che dice testualmente: "Non si può difendere né sul piano morale, né sotto il profilo politico, l’implacabile pressione che viene esercitata ai danni dei palestinesi rendendone la vita sempre più disperata nella loro stessa terra".

Signor Presidente, noi siamo vigili; i Comunisti sono in prima fila per lottare contro qualsiasi forma di razzismo, di xenofobia e di antisemitismo. Voglio concludere, però, il mio breve intervento ricordando il monito di Soros, finanziere di origine ebraica, il quale avverte che i primi responsabili della recrudescenza dell’antisemitismo sono il presidente Bush e il primo ministro Sharon (lo ha detto in un’intervista pubblicata sul quotidiano "Il Mattino" dell’11 novembre 2003), e quello di Egon Schwarz, professore di origine ebraica che insegna in Austria, il quale dichiara testualmente: dopo l’antisemitismo, la cosa peggiore è il filosemitismo.

In conclusione, signor Presidente, certamente il senatore Del Turco ha il merito di aver posto il problema, ma non possiamo sottacere che esiste un focolaio che fa spavento a tutti, quello della questione mediorientale, che va risolto con una giusta soluzione che vada incontro alle giuste ragioni del popolo palestinese e al giusto diritto di Israele di vivere in confini sicuri. (Applausi dei senatori Pagliarulo, Sodano Tommaso, Zanda, Piatti, Tessitore e Dato. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi sono ancora cinque senatori iscritti a parlare nella discussione generale e a ognuno di loro è assegnato un tempo di venti minuti. Seguiranno l’intervento del ministro degli affari esteri, onorevole Frattini, e quello del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, senatore Ventucci, sulla mozione; passeremo poi alle dichiarazioni di voto, per le quali sono previsti tempi di circa quaranta minuti. Prevedo quindi, e sottolineo ai senatori, che se tutti utilizzano il tempo assegnato dovremo restare in Aula probabilmente fino alle ore 21-21,30.

È iscritto a parlare il senatore Pedrini. Ne ha facoltà.

PEDRINI (Aut). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, le numerose firme che sottoscrivono la mozione in discussione, provenendo dalle più diverse forze parlamentari, indicano certamente una diffusa solidarietà alle vittime dell’antisemitismo, ma evidenziano anche una vivissima preoccupazione: quella che le radici di questo fenomeno siano ancora più profonde e tenaci di quanto abbiamo finora temuto.

Il Novecento è stato il secolo dell’Olocausto, del progetto di cancellazione genetica di un popolo da secoli perseguitato e senza pace perseguito con abominevole scientificità. Lungi dall’aver tenuto fede alla promessa di non dimenticare, il XXI secolo rischia di aprirsi come un’epoca in cui, a fronte di ipocrite testimonianze verbali, si assiste a nuove e virulente forme di antisemitismo, ancora più subdole perché giustificate dal riemergere di steccati posti, come sempre, a difesa della razza.

Quanto è recentemente accaduto con riferimento ai risultati di un’indagine demoscopica "semiufficiale" sull’antisemitismo non costituisce, purtroppo, soltanto un incidente di percorso; evidenzia, invece, che persiste nel subconscio di alcuni professionisti della comunicazione non soltanto un atteggiamento di mancato rispetto verso chiunque possa essere diverso, ma addirittura il convincimento che molti mali del mondo dipendano da una genìa ultimamente arroccatasi intorno agli interessi specifici di Israele, un Paese addirittura presentato, assieme agli Stati Uniti, fra i cosiddetti "Stati canaglia".

Questa amarissima realtà, che trascende abbondantemente il perimetro europeo, tutt’altro che omogeneo nella condanna antirazzista, deve indurci a riflettere più approfonditamente sul complesso delle manifestazioni che congiurano nel creare un clima di contrapposizioni ideologiche violente, indegne di comunità civili ed economicamente progredite.

Se facciamo mente locale al processo involutivo che continua a caratterizzare l'antisemitismo europeo nell'ultimo cinquantennio, cioè nella fase di consolidamento e di esasperazione degli Stati nazionali nel vecchio Continente, possiamo renderci conto che, malgrado i sempre più vasti e convinti omaggi ai martiri dell'Olocausto, l'antisemitismo non è regredito, ma ha assunto forme e motivazioni a volte equivoche e drammatiche.

Nella seconda metà del XIX secolo pareva che l'ebreo fosse la vittima designata delle ragioni di Stato che si andavano imponendo in Russia e in Turchia. Il XX secolo ha invece allargato enormemente i confini dell'antisemitismo, elevandolo a ragione stessa dei nazionalismi, a barbarie poste a base di una presunta purezza genetica. L'Austria, la Cecoslovacchia e, in misura ridotta, l'Italia vennero assunte come Paesi da bonificare. A seguito del patto tra Hitler e Stalin, Polonia e Pomerania divennero territori nei quali si abbatté atrocemente il processo di sterilizzazione antiebraica, con le conseguenze che conosciamo ma sulle quali permane una forte tendenza non tanto all'oblìo, quanto alla disattivazione delle difese immunitarie contro la recrudescenza di un antisemitismo esercitato con altre motivazioni, non più meramente nazionalistiche.

Contrariamente a quanto affermato da taluni intellettuali che hanno poi incontrato festoso credito negli ultimi decenni, la Chiesa cattolica ha difeso e protetto gli ebrei in Italia e in Europa. Non solo con le condanne, cominciando da Pio XI con la sua ferma contrarietà alle leggi antisemitiche a principiare dal 1928, ma anche con l'infaticabile dedizione di Papa Pacelli nell'opera di accoglienza e di protezione di ebrei di ogni età in sedi extraterritoriali e in migliaia di parrocchie, e persino organizzando esodi verso la meno pericolosa Svizzera negli anni terribili di fine conflitto.

Lo ricordo non soltanto per sottolineare una "storia dei fatti" spesso misconosciuta, ma per osservare che, malgrado un così fermo e continuo rifiuto da parte delle massime autorità ecclesiastiche del principio stesso di antisemitismo, che ha trovato espressione permanente nel pontificato di Giovanni Paolo II, anche nel variegato mondo cattolico permangono a volte vizi antiebraici motivati con adesione a contrapposti regimi politici mediorientali. Vi sono, purtroppo, anche ecclesiastici, seppure in posizione marginale, che talvolta stravolgono il principio di ricerca dell'unità fra le religioni monoteiste trasferendolo in un'azione di supporto a certe forme di fondamentalismo.

Oggi però non è solo il nazionalismo a costituire il terreno di coltura dell'antisemitismo. Il localismo, cioè l'idea che solo rinchiudendosi entro uno steccato geneticamente omogeneo sia possibile evitare la contaminazione culturale con altre ispirazioni e così difendersi da una non meglio precisata oppressione nazionale ed europea, alimenta, in maniera forse anche involontaria, il rifiuto del diverso. E diverso non è, in Italia come altrove, soltanto il musulmano, l'albanese o il nordafricano, ma anche l'ebreo, per i suoi robusti - e quindi diversi - vincoli religiosi che lo legano alla sua comunità.

Ma è anche, se non soprattutto, in un certo mondo che cresce la malapianta dell'antisemitismo, che si sposa talvolta con un antiamericanismo risorto - in Europa - a corredo di scontri ideologici mai sopiti ed anzi incrementati negli ultimi tempi in relazione al conflitto in Iraq, ma non solo. Non a caso gli Stati Uniti sono affiancati ad Israele nel sondaggio promosso a livello europeo. Ma gli Stati Uniti giungono secondi, dopo Israele, in quella maggioranza di risposte che relega altri Stati fra gli ultimi "Stati canaglia".

Come non condividere, allora, collega Del Turco, le ragioni della odierna mozione di condanna del "mostro dell'antisemitismo" e la stessa proposta di affidare all'università di Gerusalemme la redazione di un dizionario storico compiuto dell'antisemitismo?

Reputo, però, necessario cercare di fare di più. Di mobilitare, per esempio, attorno a centri culturali italiani ed europei che siano attrezzati con archivi storici e dotati di ricercatori esperti in materia sociale, degli osservatori permanenti sulle nuove forme di antisemitismo, di quell'antisemitismo più subdolo e perciò stesso più pericoloso perché strisciante, cui prima accennavo e di mantenere viva la memoria del passato, contro il vecchio e il nuovo antisemitismo.

Le forme di antisemitismo sono, infatti, varie e spesso camuffate. Un loro monitoraggio vuole individuare quei canali culturali che possono coadiuvare un rasserenamento degli animi e un civile incontro, come si conviene a comunità autenticamente civili e democratiche.

In conclusione, signor Presidente, l'antisemitismo non proviene da un'unica fonte. È necessario individuarne, nella maniera più compiuta e culturalmente più articolata, le diverse tipologie. La politica italiana ed europea potrebbe giovarsi di tali ricerche e fornire alle stesse militanze antisemite motivo di riflessione su come avviarsi a concorrere alla ricerca della pace, alimentando tra i giovani la cultura dell'amore, non quella dell'odio e del terrorismo, ma quella della pace. (Applausi dai Gruppi Aut e FI e del senatore Crinò).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Compagna. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (UDC). Signor Presidente, quando, poco prima delle vacanze di Natale, insieme ai colleghi andavamo predisponendo questa mozione, debbo alla cortesia del ministro Frattini l'anticipazione di quella che sarebbe stata la dichiarazione europea sull'antisemitismo.

Insieme ai colleghi che hanno aderito abbiamo pensato e voluto questo dibattito proprio per dare modo al Governo italiano di illustrare la dichiarazione in quest'Aula; di qui la mia parsimonia nell'utilizzare i venti minuti del Gruppo dell'UDC, che è fisicamente assente perché impegnato in una riunione su un altro ordine di problemi, ma tutt'altro che insensibile a questa tematica.

Riguardo a tale tematica, senatore Marino, si è cercato di prescindere dall'atteggiamento politico, molto diverso in quest'Aula, sulla politica mediorientale. Abbiamo voluto il dibattito perché consideriamo l'antisemitismo una questione preliminare e in qualche modo pregiudiziale alla giusta divisione politica, che deve registrarsi anche in quest'Aula, sulle questioni del Medio Oriente.

Ha fatto bene l'illustratore della mozione a sottolineare l'ampiezza di parlamentari di diversi Gruppi che hanno concorso a portare all'attenzione dell'Assemblea la mozione. Questo documento non vuole prescindere da ciò che altri colleghi, compreso il senatore Marino, hanno rilevato. Esiste oggi una nuova forma di antisemitismo.

C'è un antisemitismo che è storia d'Europa, che comincia assai prima di quell'odioso falso della polizia zarista di fine Ottocento, ricordato dal collega Del Turco, e ha il suo momento di massima tragedia nella vicenda sintetizzata da alcune fotografie apparse sul "Corriere della Sera" domenica scorsa. Mi riferisco alle fotografie dei fumi del campo di Auschwitz, scattate dagli aerei inglesi che riproponevano più di mezzo secolo dopo l'angoscia sui tempi e i modi per salvare vite umane, su chi sapeva, chi non sapeva, come sapeva e via dicendo.

Oggi l'antisemitismo europeo che ci preoccupa e ci angoscia, per cui bene ha fatto il Consiglio dei ministri europei ad approvare quella dichiarazione e male farebbe l'Unione Europea - ha ragione il collega Pianetta - a differire quel seminario, è un antisemitismo che si appoggia sull'antisionismo, su una forma particolare di antisionismo.

Il relatore ricordava giustamente quella Conferenza delle Nazioni Unite in Sudafrica dove tutto si trasformò in odiosa gazzarra e c’è, signor Ministro, anche a prescindere dalla data (siamo a due settimane prima dell’attentato alle "Twin Towers"), una forma di coscienza infelice dell’Europa che forse ha guidato quella dichiarazione di tre anni dopo. Gli ambasciatori europei si riunirono e decisero di restare lì pur non negando le intimidazioni odiosamente squadriste di un antisemitismo esplicito e fieramente rivendicato come tale, perché essi, con le prudenze ma anche i limiti del linguaggio diplomatico, dissero: il conflitto mediorientale non è su contenuti di razza e quindi per mediare è opportuno che noi restiamo qui.

In realtà, bisognava capovolgere il ragionamento, così come - se il senatore e l’amico Marino me lo consente - bisogna capovolgere l’articolo da lui citato nella nostra rassegna stampa di stamattina. Arthur Hertzberg, vice presidente del Congresso ebraico mondiale, nel suo articolo su "l’Unità" dice contro la politica del Governo di Israele cose assai più dure di quelle citate dal senatore Marino: che la politica di Sharon suscita il suo disgusto, che quello che viene esercitato ai danni dei palestinesi è vecchio e odioso, e via dicendo. Io non condivido nulla di questo articolo.

La mia valutazione dei problemi è forse molto più simile a quella del collega Pianetta che a quella del collega Marino, però sull’antisemitismo voglio riconoscermi con il senatore Marino, e non con Arthur Hertzberg, perché c’è un punto dell’articolo in cui quest’ultimo, rivendicando i tempi in cui contro il Governo Begin lui veniva definito antisemita, lo ricorda con fierezza. No, questo è un atteggiamento sbagliato: noi possiamo dividerci politicamente ma proprio alla luce di quella vicenda storica l’accusa di antisemitismo è troppo odiosa, troppo lacerante per non registrare prima quel momento di convergenza per il quale giustamente il relatore rivendicava il successo del Parlamento italiano in questa occasione.

Ciò però non significa, signor Ministro, che quel che chiediamo al Governo sia generico, sfumato. Cerchiamo di tener presente tutti gli equivoci che si sono annidati, in Francia e non solo in quel Paese, nel senso comune. A me non piacciono i dizionari ed i lessici, sono più dalla parte di Benedetto Croce che di Norberto Bobbio e del presidente Pera, però abbiamo voluto quella formulazione, Università di Gerusalemme per il lessico, proprio per uscire dalle umiliazioni in cui ci siamo trovati nei mesi di fine 2003 come europei di fronte alla stupidità del sondaggio, di fronte alla stupidità di archiviare poi la ricerca dell’Osservatorio.

Ecco, allora, con quali sentimenti ci auguriamo che il Governo possa prendere in considerazione i punti illustrati dal relatore, non senza mancare di compiacerci come Senato della Repubblica italiana di essere riusciti ad aggregare quel fronte che ci consente di dividerci sulla politica in Medioriente senza ricorrere a quella evocazione che resta odiosa per la coscienza di tutti i democratici. (Applausi dai Gruppi FI, DS-U e Misto-SDI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà.

ZANDA (Mar-DL-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, permettetemi di ringraziare il ministro Frattini, e per la sua presenza in Aula e per aver voluto seguire personalmente questo dibattito.

Un paio di mesi fa il senatore Compagna, della maggioranza, mi ha chiesto di firmare una mozione di condanna contro l'insorgere di una nuova ondata di antisemitismo in varie parti del mondo. Ho firmato senza alcuna esitazione, prima ancora di sapere che il primo firmatario della mozione era il senatore dell'opposizione Ottaviano Del Turco. Sarebbe moralmente molto grave e pericoloso che maggioranza ed opposizione non trovassero modo di parlare la stessa lingua neanche davanti al ripresentarsi di un obbrobrio come l'antisemitismo. Possiamo avere idee anche molto differenti sulla politica di Sharon, ma non possiamo dividerci sulla condanna di un crimine contro l'umanità. Auspico, quindi, che la mozione che oggi discutiamo riceva il voto favorevole di tutto il Senato della Repubblica.

Io ho firmato di getto questa mozione, e l'ho fatto per diversi motivi. Chi come me, e come gran parte della mia generazione, è stato educato nell'immediato dopoguerra nella vivissima memoria di quella immensa barbarie pianificata (come l'ha chiamata Giovanni Paolo II) che è stata l'Olocausto, chi non ha dimenticato le tragedie dell'umanità e i 2.500 anni di persecuzioni antiebraiche, non può assistere indifferente e muto a segnali concreti e visibili di rigurgito del delirio antisemita, comunque esso si manifesti: in insulti verbali, in volgari scritte sui muri delle città o nella forma più violenta dell'intolleranza nei confronti dei luoghi della religiosità e della preghiera del popolo ebraico.

È necessario che il Parlamento ed il Governo italiano esprimano con chiarezza e con forza la loro condanna e promuovano ogni iniziativa politica, istituzionale e culturale a carattere nazionale, europeo ed internazionale, capace di contrastarla e di batterla, a partire dalle iniziative indicate nella mozione e poco fa illustrate dal senatore Del Turco.

In questo spirito ho apprezzato le espressioni con le quali poco tempo fa il Vice presidente del Consiglio dei ministri ha negato che il suo partito sia ancora neofascista o postfascista. Tutti i sinceri democratici non possono che essere lieti che l'onorevole Fini, presidente di un partito che lui stesso ha lealmente riconosciuto essere, attraverso il Movimento Sociale Italiano, erede del fascismo e della Repubblica di Salò, abbia ritenuto suo dovere chiedere perdono per le infami leggi razziali che proprio il fascismo ha promulgato e per la persecuzione degli ebrei italiani di cui il regime fascista ha la piena responsabilità a partire dal 1938. Se l'onorevole Fini è arrivato a proclamare che il fascismo fu parte del male assoluto, ciò è dovuto in primo luogo proprio al riconoscimento dell'orrore di quelle leggi e delle persecuzioni.

Ma oggi, all'inizio del 2004, un dibattito sull'antisemitismo, se vuole essere credibile deve necessariamente considerare l'esistenza dello Stato di Israele e deve fare i conti con la politica del primo ministro Sharon.

Ai giorni nostri troppo spesso, io dico purtroppo, l'antisemitismo viene motivato con le vicende del drammatico conflitto israelo-palestinese, conflitto che insanguina il Medio Oriente sin dalla nascita dello Stato di Israele e che negli ultimi anni anziché diminuire di intensità e di ferocia ha visto crescere odio, violenza e morte.

Amos Luzzatto, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche in Italia, ha ricordato che "l’antisemitismo in Europa c'è sempre stato e non è mai scomparso". Ma ha anche voluto aggiungere che adesso "sta dilagando un antisemitismo che trova le sue motivazioni nel conflitto israelo-palestinese". Ecco, io credo di dover sottolineare in quest'Aula l'allarme di Amos Luzzatto e, con lui, respingere ogni amorale strumentalizzazione di quel conflitto diretta a fomentare sentimenti antiebraici.

Nessuna motivazione politica o storica o religiosa può affievolire la gravità morale, ideologica e politica dell'antisemitismo. Nessun dissenso, legittimo, sulla politica e sull'azione di governo del primo ministro Sharon può indurre alla condanna dello Stato di Israele in quanto tale o, addirittura, produrre sentimenti di inimicizia, se non di odio, nei confronti del popolo di Israele e degli ebrei della diaspora. Condanne così indiscriminate sono inaccettabili.

Anche chi, come me, giudica molto gravi la politica di Sharon e la costruzione del muro di separazione tra arabi e israeliani, anche chi, come me, considera un abuso che Israele occupi da trentacinque anni territori non suoi, rifiuta nel modo più chiaro e più netto di considerare Israele la prima minaccia della pace mondiale, come due mesi fa ha irresponsabilmente risposto ad un sondaggio formulato in modo molto infelice la maggioranza (il 59 per cento) dei cittadini europei.

L'inattendibilità di quel 59 per cento è stata, per fortuna, confermata pochi giorni fa, quando abbiamo saputo che il 91 per cento dei cittadini italiani (quasi la totalità) non mette in discussione il diritto all'esistenza dello Stato di Israele, pur avendo in gran maggioranza espresso posizioni fortemente critiche nei confronti dell'atteggiamento del Governo Sharon sulla questione palestinese. Io stesso faccio parte di quel 91 per cento. Considero inviolabile lo Stato di Israele, così come considero irrinunciabile l'aspirazione del popolo palestinese ad avere una propria patria e un proprio Stato con confini chiari.

Onorevole Presidente e onorevoli senatori, il nostro Paese dà prova di grande maturità politica separando il giudizio negativo sull'azione del Governo di Israele dai sentimenti nei confronti di quella nazione e di quel popolo.

Ma vi è un'altra ragione che mi ha spinto a firmare immediatamente la mozione Del Turco-Compagna. Una ragione per me di grande rilievo etico e civile.

Molto correttamente la mozione collega la preoccupazione per la nuova ondata di antisemitismo, anche con l'insorgere in varie parti del mondo di gravi fenomeni di razzismo e di xenofobia.

Richiamo la vostra attenzione, onorevoli senatori, su questa orrenda miscela, perché è lì che trova radici la mentalità dalla quale nasce e della quale si nutre quell’antisemitismo che noi oggi condanniamo. Una miscela di cui anche alcune forze politiche italiane sono portatrici, dove il razzismo nei confronti degli immigrati, siano essi africani o arabi o albanesi o cinesi o altro ancora, alimenta fatalmente quell'incultura dalla quale nascono e si rafforzano le manifestazioni di antisemitismo che con tanta crudezza troviamo descritte nel dossier dell'Osservatorio europeo sul razzismo e sulla xenofobia e che poco fa il senatore Del Turco ci ha illustrato anche con più dettaglio.

Non commettiamo l’errore di distinguere tra il razzismo antisemita, che condanniamo, e altri razzismi che condividiamo, sosteniamo o anche soltanto tolleriamo.

Non commettiamo l’errore del nostro Presidente del Consiglio, quando ha enunciato il principio della "superiorità" della nostra civiltà, della civiltà occidentale rispetto a quella dei Paesi islamici, e nemmeno l’errore di George Bush, con il suo famoso invito ad una "crociata" contro l’Islam. Sia Berlusconi che Bush compresero molto presto la gravità delle loro espressioni e in qualche modo se le rimangiarono.

L'Italia, onorevoli senatori, non è un Paese razzista, né xenofobo, né antisemita.

Fermiamo ogni segnale diverso, anche il più piccolo, anche il meno visibile. Fermiamo il razzismo e la xenofobia con una illuminata cultura dell'accoglienza nei confronti degli immigrati. Fermiamo l'antisemitismo rispettando il pensiero generoso degli italiani che hanno dimostrato di saper distinguere tra la condanna degli errori politici di Sharon e l'amicizia per il popolo di Israele. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Misto-AP-Udeur, Misto-SDI e Aut).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Morselli. Ne ha facoltà.

MORSELLI (AN). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, questo - lo ricordava nella sua illustrazione il collega Del Turco - è un momento importante, una delle pagine belle del nostro Senato. Sui grandi temi, sui princìpi fondanti del vivere civile e democratico, non esistono divisioni. Ci si confronta e si tiene alta la bandiera della civiltà e della cultura.

In questo senso io non sono d’accordo - non lo dico per polemica - con il collega Marino. Non facciamoci prendere dagli avvenimenti di attualità politica, dalla questione mediorientale. Certo, ci possono essere giustificazioni culturali forti per quello che sta accadendo, ma l’antisemitismo è una delle più antiche malattie della società, rispetto al quale purtroppo ancora oggi non si è trovato un vaccino. Quindi, cercare di circoscriverlo in avvenimenti che sono tragici ma più che mai di attualità contemporanea rischia di farci perdere quei connotati ideologici, culturali, di formazione che devono essere alla base di tutto.

Ecco perché è giusto anche il dizionario, dal momento che si fa molta confusione, e la confusione genera spesso incomprensioni e conflitti. In effetti, "antisemitismo" è un termine coniato abbastanza di recente da un tedesco - non saprei se definirlo pazzo o agitatore - che nel 1879 inventò questa parola alla quale si voleva conferire una sorta di autorità scientifica e, a partire da una certa etimologia greca, una qualche dignità. Esso poi si è andato perdendo nel tempo, ma quel significato è rimasto e oggi, anche se il termine è molto generico, lo si usa per etichettare con disprezzo un proprio simile.

Vede, senatore Marino, non vorrei che continuando a parlare di antisemitismo si continuasse a fare confusione con i termini razzismo e xenofobia. Sono molto differenti tra loro, anche se hanno un comune denominatore che genera sdegno e deve portare ad un’alzata di scudi da parte di chi davvero è sentitamente democratico. In ogni caso è un termine molto diverso perché la xenofobia è un sentimento che viene generato più che altro dalla paura di quello che non si conosce, di quello che si ritiene diverso, del clandestino che ha la pelle di colore differente e che improvvisamente è sull’uscio di casa.

L’antisemitismo è ancora peggio perché ci porta al disprezzo di chi frequentiamo, di chi conosciamo, di chi a volte è nostro vicino, e che invece riteniamo diverso solamente perché abbiamo un tarlo che ci corrode dall’interno. Potrei dire che la xenofobia si può manifestare in presenza di estranei, l’antisemitismo invece si manifesta anche in società dove questi estranei non ci sono, dove ci si frequenta normalmente, e magari si manifesta anche in posti dove gli ebrei non ci sono più da intere generazioni.

Ecco perché dobbiamo stare attenti ed è giusto dividere le tante forme di antisemitismo. Logicamente, c’è una prima e più antica forma di antisemitismo, quella di matrice religiosa: da duemila anni, cioè da quando lo storico greco che custodiva la Biblioteca di Babilonia pone gli ebrei "all’origine di tutti i mali del mondo"; c'è poi sicuramente un antisemitismo di tipo razzista, quello non della differenza ma della superiorità della razza, del "superuomo"; c’è quindi l’antisemitismo di tipo politico che attribuisce agli ebrei tutti i mali del mondo; poi, indubbiamente, un pregiudizio è rappresentato dall'incomprensione dovuta alle idee fisse.

Credo che qui ci possiamo trovare d’accordo anche su termini che a volte i colleghi di sinistra non condividono con la mia parte politica, che in questo momento mi onoro isolatamente di rappresentare, perché con il Gruppo dell’UDC è impegnata su altri argomenti di grande attualità. "Tolleranza zero": spesso ci confrontiamo con questa espressione; tolleranza zero sui segnali piccoli e meno piccoli, come diceva prima il senatore Del Turco. Gli errori, il linguaggio superficiale: stiamo attenti ai segnali piccoli e meno piccoli. Quello che diceva il senatore Del Turco prima mi ha fatto venire subito in mente il significato corrente che, parlando in un bar, si dà al termine "rabbino", e cioè "avaro".

Ecco allora che sono i nostri atteggiamenti, i nostri gesti quotidiani, i nostri piccoli peccati veniali che ci portano ad alimentare un atteggiamento negativo. Sono sicuramente involontarie manifestazioni di incultura che possono essere di cattivo gusto ma che sfociano poi in pericolosi gesti come violenze, profanazioni, scritte sui muri, manifestazioni di piazza, sondaggi che non sono infelici formalmente, ma che trovano spazio proprio perché si sono sempre sottovalutati i segnali, anche quelli più piccoli che si manifestano quotidianamente. Ecco quindi che su questo settore, in questo momento, dobbiamo usare la tolleranza zero.

Credo dunque che sia importante il dibattito che abbiamo fatto. Dobbiamo anche tenere in considerazione che la Chiesa solo recentemente ha fatto ammenda della sua posizione. È il Concilio Vaticano II nell’ottobre 1965 che mette una pietra sopra all’atteggiamento a dir poco vergognoso tenuto prima.

Sono pochi neanche quarant'anni per pensare di rivoluzionare culturalmente il mondo ed è opportuna la nostra volontà di far capire che questi non sono dibattiti superflui.

Mi sono sinceramente arrabbiato quando diverse persone mie conoscenti (non qualcuno dei miei colleghi) essendo state informate che i lavori del Senato si sarebbero aperti oggi con l’esame di questa mozione, mi hanno guardato stupite come se avessimo parlato di marziani. È un altro segno della superficialità con cui viene affrontato l’argomento, pensando: ma come, con tanti problemi che avete sul tappeto, parlate dell’antisemitismo?

Certo. È cosa che onora il Senato della Repubblica inaugurare i propri lavori nel 2004 trattando un argomento così importante. Non si tratta di anteporre l'esame di presunte questioni razziali a quello dell’attualità politica; si tratta di affrontare una questione soprattutto culturale. Dobbiamo quindi essere capaci di continuare a tenere vivo l’interesse culturale su questo problema.

Mi vergogno quasi a dirlo, ma un altro fattore fondamentale è che la maggioranza delle persone - ignoranti, ma anche non abbastanza stimolate - sostengono che poiché gli ebrei hanno subito l’Olocausto, ora possono fare quel che vogliono comportandosi come meglio (o peggio) credono. Questo è drammatico.

Si tratta di un discorso culturale che rende opportuna la presenza del Governo e non solo del ministro Frattini, il massimo responsabile degli Affari esteri, ma anche del ministro Moratti, proprio perché è un problema di istruzione e cultura. È opportuno mettere a punto tutti i passaggi necessari soprattutto per sensibilizzare i giovani, al fine di non farli cadere nell’errore di giustificare l’essere antisemiti e antiebrei perché si è contro Israele: questo è un grande pericolo.

È altresì assurdo che la maggior parte delle persone purtroppo pensino che tutti gli israeliani siano ebrei, che è come dire che tutti gli arabi sono musulmani: vi sono molti israeliani nati in Israele che sono musulmani. Esagerare nel far corrispondere come due lucidi entrambi le realtà, religiosa e politica, è veramente fuorviante.

Ecco perché, colleghi senatori, ho aderito subito con grande entusiasmo e convinzione, nonché con trasporto intellettuale e morale, alla sottoscrizione della mozione in esame.

Ringrazio il collega Del Turco per aver offerto al Senato della Repubblica questa opportunità, che mi auguro continui a tener desta la nostra azione politica. Spero che il dibattito odierno non pacifichi la nostra coscienza dal momento che abbiamo parlato dell’argomento il 20 gennaio 2004, ma sia una prima, significativa tappa di monitoraggio politico e culturale che ci consenta di consegnare alle future generazioni un mondo migliore e non più antisemita. (Applausi dal Gruppo FI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Debenedetti. Ne ha facoltà.

DEBENEDETTI (DS-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è stato un sondaggio "ufficiale", nel corso di un’inchiesta in qualche modo "ufficiale", a destare sconcerto per i suoi risultati. Si scopre che il virus dell’antisemitismo è tutt’altro che debellato nella coscienza degli europei.

Ebbene, c’è da stupirsi dello stupore. L’antisemitismo europeo ha una sua peculiarità, in quanto sovrapposizione di due fenomeni con radici diverse e motivazioni in qualche modo perfino antitetiche. C’è quella di origine religiosa e oscurantista, quella che mira alla conversione o all’espulsione degli ebrei, fino a quella del 1492, di Isabella la Cattolica, che portò in Italia Jehoshua Boaz-Bet Baruch, di cui si attesta a Sabbioneta un Commento al Talmud, da cui deriviamo noi Debenedetti. C’è quella di natura illuministica, sintetizzata dalla famosa frase pronunciata da Clermont Tonnère nel 1793: "Tutto agli ebrei in quanto individui, nulla agli ebrei in quanto nazione", coniando così la formula alla base della richiesta agli ebrei di assimilazione, richiesta diventata ancora più forte con la rivoluzione romantica degli Stati nazionali.

Questa è la radice propria dell’antisemitismo europeo, moderno, "razionale" e nazionale, che chiede agli ebrei non più la conversione, ma l’assimilazione.

Tant’è che oggi in Francia - nella laica Francia - si bruciano le sinagoghe e il rabbino capo (come ricordiamo nella nostra mozione) chiede di evitare pubblicamente l’uso della kippah.

È la stessa corrente di pensiero per cui il fondamentale lavoro di Theodor Herz "Der Judenstaat" viene tradotto non come "Lo Stato degli ebrei", ma come "Lo Stato ebraico".

Questa è la matrice propriamente europea dell’antisemitismo; ed è un errore pensare che i risultati di quel sondaggio dipendano da domande formulate male. Un antisemitismo che poi ha trovato altro alimento in Eretz Israel e nella storia recente.

È una matrice che innerva anche la politica di molti Stati europei durante almeno l’ultimo terzo dello scorso secolo: il cosiddetto terzoforzismo europeo, l’ammiccamento ai non allineati, magari giustificato da interessi petroliferi.

Un filo collega la politica filoaraba e antisionista con il rilancio dell’antisemitismo che c’è in Europa e che porta ad assurdità quali quelle denunciate nel primo "impegna il Governo" della nostra mozione, perché nessuna logica e nessuna morale consentono di passare dalle pur aspre critiche alla politica del Governo di Israele al dare soldi ai terroristi, che siano di "Hamas" o "Hezbollah". È politicamente illogico e moralmente inaccettabile anche solo attenuare la condanna al terrorismo in nome delle aspirazioni delle popolazioni palestinesi.

Quando si legge del recente scandaloso episodio avvenuto in Svezia della statua al kamikaze, che ha determinato la giusta reazione del rappresentante di Israele, viene in mente la riflessione di André Glucksmann sul terrorismo. La violenza terrorista, secondo Glucksmann, non chiede nulla, non è un mezzo in vista di un fine, il suo fine è il nulla: la violenza terrorista è dunque nichilista. Il nichilismo presente in ogni ideologia distruttiva si regge sull’assioma che tutto è permesso; il nichilismo è il male, perché nega che il male esista.

Bisogna fare attenzione a certe semplificazioni, a cortocircuiti politicamente illogici, fattualmente errati, che per passaggi successivi possono portare a conclusioni moralmente ripugnanti, come quando si fa del conflitto in terra d’Israele la causa del terrorismo di Al Qaeda e si finisce per individuare in Israele e negli Stati Uniti d’America la giustificazione del terrorismo internazionale.

Israele ha sentito, ha percepito con crescente preoccupazione il proprio isolamento dall'Europa. L'Europa se n’è andata, si è allontanata e l'antisemitismo, quello endemico e latente, si è risvegliato.

Ben vengano dunque gli appelli e le mozioni, ma bisogna essere coscienti che c'è un legame tra certe scelte politiche e il rialzare la testa di pulsioni profondamente radicate nella storia europea.

Quanto poi alla proposta del dizionario sull'antisemitismo, mi si consenta di affiancare a questa una proposta in positivo che è stata già in parte accennata dal collega Morselli, quella di diffondere libri e leggere testi, fra i tanti uno a me caro e vicino: la prosa scarna e tremenda, le parole nude e commosse di "16 ottobre 1943". (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Misto-SDI, Aut e FI).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Ha facoltà di parlare il Ministro degli affari esteri.

FRATTINI, ministro degli affari esteri. Signor Presidente, onorevoli senatori, in primo luogo desidero ringraziare sentitamente il Senato, in particolare i senatori Del Turco e Compagna, per aver sottoposto, con questa mozione, all'attenzione e ad una decisione uno dei temi più importanti (che giustamente si è detto da non sottovalutare mai) che riguardano una vicenda che attiene non solo alla ricerca caparbia di una soluzione di pace in Medio Oriente ma anzitutto ad una questione di dialogo tra culture, religioni e civiltà.

Questo dell'antisemitismo è un tema in ordine al quale, lo dico con assoluta chiarezza, il Governo ritiene di aver fatto molto, con particolare riferimento al semestre di Presidenza dell'Unione Europea, certamente più di quanto hanno fatto altri Paesi, così come è vero che il Parlamento italiano è il primo e il solo - come ha ricordato il senatore Del Turco - che esamina con una sua decisione il tema dell'antisemitismo pervenendo a proposte sulle quali ovviamente farò un commento alla conclusione di questo mio breve intervento.

L'Italia certamente riconosce - il Governo italiano lo ha fatto in più occasioni - le profonde radici storiche che legano Israele all'Europa, apprezza il contributo che gli ebrei hanno fornito allo sviluppo della cultura e del sistema di valori occidentale e condivide i timori espressi in merito ad una rinnovata diffusione dell'antisemitismo in Europa e nel mondo. Antisemitismo che purtroppo, bisogna dirlo con chiarezza, in Europa esiste e le manifestazioni più varie, anche qui oggi ricordate, ne sono una tragica prova.

Per queste ragioni abbiamo seguito insieme ai partner dell'Unione Europea, con particolare riferimento al periodo della nostra Presidenza, con costante attenzione e viva preoccupazione l'insorgere in varie parti del Continente di nuovi fenomeni di intolleranza antisemita.

Un rinnovato coinvolgimento nella lotta all'antisemitismo è stato riaffermato in varie sedi. Voglio soltanto ricordare il Consiglio di associazione con Israele, che io personalmente ho presieduto il 17 novembre a Bruxelles; la Conferenza ministeriale euromediterranea di Napoli del 2 e 3 dicembre scorsi; il Consiglio affari generali e relazioni esterne di novembre, in cui abbiamo con grande chiarezza espresso una ferma condanna ad ogni forma di antisemitismo con uno specifico richiamo agli attacchi terroristici che avevano colpito appena pochi giorni prima due sinagoghe ad Istanbul.

Anche sul fronte delle Nazioni Unite la Presidenza italiana dell'Europa ha svolto un'azione importante affinché richiami specifici all'antisemitismo fossero inseriti - in passato non era accaduto - nelle Risoluzioni della III Commissione dell'Assemblea generale dell'ONU, conclusasi il 23 dicembre scorso a New York.

Presidenza del presidente PERA

(Segue FRATTINI, ministro degli affari esteri). In particolare abbiamo contribuito alla Risoluzione brasiliana sulla "incompatibilità fra razzismo e democrazia", inserendo un richiamo all'antisemitismo, e alla Risoluzione del Marocco su "attuazione e seguiti della Dichiarazione e del Programma di Azione della Conferenza di Durban". Nel quadro delle Nazioni Unite, un quadro, come sapete, non particolarmente favorevole nei confronti dello Stato di Israele, questi riferimenti all'antisemitismo, grazie al negoziato che abbiamo condotto, sono stati introdotti per la prima volta.

Credo che la Presidenza italiana dell'Unione abbia dato altri due segnali importanti in tempi recenti. Ricorderete tutti le dichiarazioni improvvide ed estremamente gravi del Primo Ministro della Malesia che, in una occasione pubblica, si espresse nei confronti degli ebrei con parole davvero esecrabili e meritevoli di condanna. Ricordo con un pizzico di rammarico che in quella occasione una dichiarazione ferma di condanna delle parole del Primo Ministro della Malesia fu adottata come dichiarazione della Presidenza italiana perché il Consiglio europeo non trovò un accordo per esprimere una dichiarazione corale e collegiale di condanna. Questo dimostra la ferma determinazione della Presidenza italiana nel non lasciar passare quelle parole, particolarmente gravi proprio perché espresse da un Primo Ministro. Resta la constatazione un po’ amara che, di fronte a quelle parole, malgrado la posizione favorevole di altri Stati membri, non vi sia stata quella unanimità di consensi necessaria in questi casi per una dichiarazione del Consiglio.

Infine, in occasione dell’ultimo Consiglio europeo tenutosi il 12 dicembre a Bruxelles, come qualcuno ha già ricordato, la Presidenza italiana ha chiesto e ottenuto di inserire nelle conclusioni finali, un paragrafo espressamente volto a richiamare l'attenzione dell'Europa sulla prevenzione e lo sradicamento di ogni forma e di ogni manifestazione di antisemitismo. Anche questo risultato, che non ha alcun precedente nelle conclusioni di altre riunioni del Consiglio europeo, dimostra quanto il Governo italiano e questo Parlamento credano nell'esigenza di essere fermissimi nella denunzia di ogni comportamento che porti o si concreti in atti di antisemitismo.

Prima di esprimere le valutazioni del Governo sulla mozione, voglio brevemente soffermarmi su quanto alcuni senatori, in particolare il senatore Del Turco, hanno detto a proposito della ricerca della pace in Medio Oriente. Il senatore Del Turco - e lo ringrazio - ha ricordato l’idea del presidente Berlusconi di un Piano Marshall - così fu chiamato - per la Palestina, cioè di un piano globale per la ricostruzione socioeconomica del tessuto palestinese ad evidente vantaggio di una atmosfera di crescita, di sviluppo, come condizione necessaria per creare una pace stabile e duratura.

So che molti dei senatori hanno seguito gli sviluppi di quell’idea lanciata all’inizio del Governo Berlusconi, nel 2001, ma voglio dire con chiarezza anche a chi tali sviluppi non ha seguito che comunque degli esiti importanti ci sono stati. In primo luogo, l’approvazione di quell’idea e di quel progetto da parte dell’Europa: le conclusioni finali di due riunioni del Consiglio europeo hanno richiamato il convinto sostegno - queste le parole - dell’Europa ad un piano di ricostruzione socioeconomica della Palestina. Quindi, possiamo dire con chiarezza che quell’idea è un’idea che l’Europa condivide.

C’è però di più: su richiesta dell’Italia nella riunione dei Paesi del G8 che si è tenuta ad Evian nel 2003, come molti di voi ricorderanno, si è ancora una volta ribadito che i Paesi del G8, cioè i grandi Paesi ricchi del mondo, condividono l’adozione di quel programma; si è anzi deciso di stanziare la cifra di cinque miliardi di dollari per la ricostruzione della società e dell’economia palestinesi, devastate dalla tragedia della guerra.

Ancora; alcuni di voi ricorderanno che si dette mandato ai Ministri dell’economia dei Paesi del G8 di individuare stanziamenti per quei progetti meritevoli di finanziamento, onde dare ad essi concreta attuazione.

Vi è, infine, una iniziativa ancora una volta italiana: il 10 dicembre 2003, quasi come atto conclusivo di questo dossier sul quale la Presidenza italiana si è impegnata, ho convocato a Roma, insieme al collega norvegese, la Conferenza internazionale dei donatori per la Palestina. È difficile dimenticare questo evento, almeno per chi come me lo ha presieduto: è arrivato a Roma il Ministro degli esteri dell’Autorità nazionale palestinese accompagnato da ben quattro altri Ministri di quel Governo, tra cui il ministro delle finanze Fayad, che si sono seduti allo stesso tavolo con il ministro degli esteri israeliano Shalom e i rappresentanti dei principali Governi donatori del mondo (gli Stati Uniti, il Giappone, il Canada e molti altri). Quell’evento si è concluso con l’indicazione di una volontà concreta dei Paesi donatori, tra cui l’Italia, di mettere a disposizione degli stanziamenti (l’Italia lo ha fatto con un primo importo consistente, 85 milioni di euro) per dare avvio a progetti che serviranno ad aiutare il bilancio palestinese per il 2004, ed è evidente che non ci può essere ricostruzione strutturale se non c’è un aiuto generoso al bilancio dell’Autorità nazionale palestinese.

Scusate se mi sono dilungato, ma questa materia è stata per il Governo italiano e per la Presidenza italiana, e continuerà ad essere, una delle priorità importanti di politica internazionale. E poiché spesso alcuni risultati concreti sfuggono all'attenzione ho ritenuto opportuno ricordarli.

Veniamo ora alla mozione. Il Governo ne condivide lo spirito. Suggerisco tuttavia ai proponenti una nuova formulazione, con riferimento al primo paragrafo della parte dispositiva, quello che si riferisce al movimento "Hezbollah". A questo proposito apro una parentesi: senatore Del Turco, lei sa bene che, dopo dieci anni di discussione intorno al movimento "Hamas", è stata la Presidenza italiana che in pochi mesi ne ha ottenuto l'inserimento nella lista del terrorismo internazionale.

Lo abbiamo fatto con convinzione, superando le residue perplessità che all'inizio di luglio ancora c'erano in alcuni partner europei. Io suggerirei una riformulazione del primo capoverso del dispositivo, perché è evidente che, così come formulato (e cioè "impegna il Governo: a far adottare dall'Unione europea") si potrebbe tradurre in un impegno irrealizzabile. Infatti, voi tutti sapete che vi sono molti Stati europei che non sono affatto d'accordo - ma l'Italia è d'accordo - all'inserimento dell'ala militare di "Hezbollah" fra le organizzazioni terroristiche.

Proporrei perciò la seguente formulazione: "impegna il Governo: a continuare, anche con un'azione di stimolo a livello di Unione europea, nella politica di lotta alle organizzazioni terroriste, con particolare riferimento all'ala militare di Hezbollah, sulla linea dei risultati raggiunti con l'inclusione di Hamas nella lista europea delle organizzazioni terroriste". Il senso è che l'impegno del Governo è a continuare in una azione di stimolo, non a "far adottare"; noi lo vorremmo volentieri, ma dobbiamo riconoscere, per una questione di serietà, che purtroppo alcuni Stati sono contrari.

Per quanto riguarda, infine, il terzo ed ultimo capoverso del dispositivo, vorrei anche qui proporre una riformulazione. Impegnarsi come Italia "ad affidare, in nome e per conto dell'Unione europea, all'Università di Gerusalemme" non è possibile. Quindi la mia proposta è la seguente: "ad attivarsi affinché sia affidata, in nome e per conto dell'Unione europea, all'Università di Gerusalemme".

Queste sono le due proposte di riformulazione che il Governo suggerisce ai senatori presentatori. Per il resto il Governo concorda sul testo della mozione. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC, Mar-DL-U, Misto-SDI e DS-U e del senatore Carrara).

PRESIDENTE. Signor Ministro, per quanto riguarda le modifiche da lei proposte, mi pare abbastanza semplice quella al terzo punto del dispositivo, che lei propone di modificare in tal senso: "ad attivarsi affinché sia affidata, in nome e per conto dell'Unione europea, all'Università di Gerusalemme".

Un po’ più complessa mi sembra la correzione da lei suggerita al primo punto della parte dispositiva, per cui le chiedo di consegnare alla Presidenza un testo scritto, che potrò leggere con attenzione all'Aula. (Il ministro Frattini fa pervenire alla Presidenza il testo delle proposte di modifica).

Allora, il Governo propone di sostituire il primo punto della parte impegnativa con il seguente: "a continuare, anche con un’azione di stimolo a livello di Unione europea, nella politica di lotta alle organizzazioni terroriste, con particolare riferimento all’ala militare di Hezbollah, sulla linea dei risultati raggiunti con l’inclusione di Hamas nella lista europea delle organizzazioni terroriste".

Senatore Del Turco, accoglie questa prima proposta?

DEL TURCO (Misto-SDI). Non ci sono problemi, signor Presidente. Ammetto che la formula "a far adottare" attribuisce al nostro Governo un potere che nessun Governo europeo ha mai avuto.

PRESIDENTE. Esattamente. L’altra correzione riguarda invece il terzo punto della parte impegnativa ed è volta a sostituire la prima parte di esso con le parole: "ad attivarsi affinché sia affidata". Il resto rimane tutto uguale?

FRATTINI, ministro degli affari esteri. Poi resta tutto uguale.

PRESIDENTE. Dunque, il nuovo testo è il seguente: "ad attivarsi affinché sia affidata, in nome e per conto dell’Unione europea, all’Università di Gerusalemme, ed in particolare al suo Centro Vidal Sassoon per lo studio dell’antisemitismo, la redazione di un dizionario dell’antisemitismo, nelle sue manifestazioni antiche e moderne, nelle sue forme ideologiche, nei suoi contesti geografici".

Senatore Del Turco, accoglie anche questa modifica?

DEL TURCO (Misto-SDI). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ringrazio il ministro Frattini e il senatore Del Turco.

Passiamo alla votazione della mozione.

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, noi Comunisti Italiani e comunisti storici non abbiamo nulla da spartire, ovviamente, con forme di razzismo, di xenofobia, di antisemitismo. Non è solamente una questione di princìpi stabiliti dai nostri statuti, ma soprattutto di princìpi insiti nella nostra stessa concezione del mondo.

Anche per queste ragioni abbiamo deplorato e condannato l’atteggiamento di un nostro rappresentante in sede europea, il Ministro della giustizia, il quale ha assunto un atteggiamento in ogni caso non condivisibile sulla stessa direttiva europea contro il razzismo.

Nel mio intervento in discussione generale mi sono sforzato di chiarire un punto, cioè non chiamare antisemitismo quelle che a volte sono anche giuste critiche alle scelte del Governo israeliano, perché diventerebbero antisemiti anche tanti pacifisti ebrei ed israeliani che ho richiamato nel mio intervento. Invito dunque a non definire antisemita un giudizio sulla politica concreta del Governo Sharon e di quelli che lo hanno preceduto, che hanno sempre negato le ragioni stesse del popolo palestinese.

La presenza del Ministro degli affari esteri oggi non può non invitarci a sollecitare un’iniziativa italiana ed europea per raggiungere una soluzione equa di pace in Palestina.

Non posso non ricordare come Israele non tenga in nessun conto le risoluzioni dell’ONU, del suo Consiglio di sicurezza. Non vuole osservatori internazionali, non accetta una conferenza internazionale di pace; non vuole, in sostanza, il Governo Sharon, uno Stato palestinese e rifiuta di considerare l’Autorità palestinese come interlocutrice. Non vuole, insomma, una pace giusta.

Presidenza del vice presidente DINI

(Segue MARINO). Eppure, non vi è altra strategia se non quella basata sulla coesistenza dei due Stati e sul negoziato.

Signor Presidente, ho ricordato in discussione generale di essermi recato in Palestina. Le assicuro che quella dei palestinesi è una mortificazione insopportabile, un’umiliazione che, come ho detto, a volte appare scientificamente organizzata, che non può non alimentare l’esasperazione e l’odio nei confronti dell’oppressore e che, le assicuro, fa stringere il cuore all’osservatore straniero.

I palestinesi sono circondati, nelle loro città e nei loro villaggi, da massicci e continui insediamenti. Nell’arco di dieci anni, da Oslo in poi, è più che raddoppiata la popolazione israeliana nei Territori occupati. Migliaia di case distrutte, di ulivi sradicati per sottrarre terreni in favore dei coloni ebrei; insomma, i palestinesi vivono in condizioni di stato di assedio permanente, costretti a muoversi su percorsi differenziati, interrotti da una rete di check point in Cisgiordania e a Gaza, che ogni giorno si allarga ed avanza in territorio palestinese.

La situazione in Palestina è una vergogna mondiale. Ecco perché occorre, dunque, che da parte della comunità internazionale, stanti gli squilibrati rapporti di forza interna tra israeliani e palestinesi, venga un’iniziativa per imporre dall’esterno una soluzione equa del problema, in modo che entrambi i popoli abbiano diritto di vivere in un proprio Stato, entro confini sicuri, riconosciuti e rispettati. Ecco perché l’Europa deve svolgere un ruolo molto più incisivo e non più marginale su tale vicenda. Per garantire questo processo occorre però che si riproponga al più presto la strategia negoziale come unica possibilità concreta di andare verso una soluzione del problema e per garantire condizioni di pace.

Signor Presidente, l’unica strategia possibile, realistica, è quella che consente al popolo palestinese di avere un proprio Stato, che, in definitiva, sorgerebbe solo sul 22 per cento del territorio della Palestina storica. Con questo spirito mi accingo, a nome dei Comunisti Italiani, ad approvare la mozione proposta, anche se restano le nostre riserve in ordine al primo punto del dispositivo relativo agli hezbollah. Bisogna fare chiarezza e ribadire che essi rappresentano un partito politico. Non si possono definire un movimento terrorista. Ne va di mezzo la nostra stessa capacità di incidere seriamente su un processo di pace da tutti auspicato.

È dunque con questo spirito che annuncio il nostro voto favorevole. (Applausi del senatore Brunale).

DENTAMARO (Misto-AP-Udeur). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DENTAMARO (Misto-AP-Udeur). Signor Presidente, riteniamo assolutamente importante ed utile aver svolto oggi in quest'Aula una riflessione sull'antisemitismo, un sentimento, un fenomeno che speravamo circoscritto nei confini della storia ed invece - purtroppo - appartiene ancora drammaticamente alla cronaca, manifestandosi in molteplici deprecabili episodi. Il fenomeno è di particolare emergenza in Francia - dove forse hanno inciso un conflitto sociale e un non riuscito tentativo di integrazione - ma è presente in forma allarmante nel resto d'Europa e, non ultima, in Italia.

Non è peregrina l'idea di chi vede nell'11 settembre 2001 una data che costituisce una pietra miliare per la vicenda musulmana ma anche per quella ebraica. Quegli attacchi non hanno soltanto condizionato un sentimento antimusulmano, ma anche un’idea antisemita.

Quegli eventi hanno, sì, creato un generale clima di sospetto contro i musulmani, ma hanno anche dato il via a crescenti attacchi contro i simboli religiosi ebraici con scritte o veri e propri attentati alle sinagoghe. In Italia episodi di intolleranza si sono verificati nella forma di deplorevoli scritte antisemite.

Dal punto di vista politico noi teniamo fermamente distinti il giudizio nei confronti dello Stato di Israele e della sua comunità e quello sull'attuale Governo israeliano e le scelte politiche da questo operate.

E su questo punto non ci può essere confusione. Il risultato del sondaggio dell’eurobarometro, dal quale emergeva una visione da parte dei cittadini europei dello Stato di Israele come un pericolo per la pace, rappresenta in realtà un giudizio sul Governo Sharon e sulla sua politica, che viene identificata come repressiva.

Ma un giudizio negativo nei confronti dell'Esecutivo israeliano non può tradursi in taccia di antisemitismo. L'opinione sul popolo di Israele e sul suo Stato devono, invece, tenere conto della storia che non si può cancellare, e dell'attualità che fa di Israele un Paese ricco di civiltà e del suo popolo un interlocutore privilegiato dell'Unione Europea.

Permangono, però, in parte dell'opinione pubblica stereotipi, criminalizzazione o semplicemente falsità, menzogne sugli ebrei. Sono questi elementi a costituire il vero problema dell'antisemitismo.

La globalizzazione è con ogni probabilità un altro fattore capace di minare il senso di sicurezza della pubblica opinione. La ricerca di un capro espiatorio diventa una facile conseguenza. Il razzismo, il fondamentalismo e l'estremismo possono così trovare alimento.

Bene ha fatto l'Unione Europea, conscia del pericolo di un ravvivarsi di sentimenti antisemiti, a creare nel 1997 un Centro per il monitoraggio sul razzismo e la xenofobia. Questo ha svolto indagini, poi diffuse dal network di informazioni RAXEN, che dimostrano un oggettivo quanto pericoloso incremento delle tendenze antisemite.

Si tratta, quindi, di tenere nella giusta considerazione il fenomeno e di farne derivare il giusto allarme, anche con l'ausilio di questi organismi appositamente costituiti e che hanno loro emanazioni nei singoli territori nazionali. Da questo punto di vista, le misure proposte nella mozione e accolte dal Governo ci sembrano efficaci. Avendo già sottoscritto la mozione, condividiamo evidentemente anche i dispositivi in essa contenuti, anche con le modifiche proposte dal Governo, auspicando che vengano adottati atti e azioni conseguenti.

Dichiariamo pertanto il voto favorevole dei senatori di Alleanza Popolare-UDEUR.

PEDRINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEDRINI (Aut). Signor Presidente, vorrei solo sottolineare, a proposito delle considerazioni fatte in quest’Aula, che la realtà politica internazionale non sembra inclinare verso un’attenzione convinta all’antisemitismo.

Infatti, non possiamo sottacere che il conflitto mediorientale è quotidianamente segnato da una catena continua di tregue e seguito da attentati terroristici cui sistematicamente seguono poi più dure rappresaglie. Tutto questo non ci può certamente indurre a facili ottimismi.

Nel dichiarare comunque il voto favorevole, come avevo già avuto modo di preannunciare, sulla mozione sull’antisemitismo per un maggiore impegno dell’Italia e dell’Europa in una lotta volta a contenere e quindi ridurre gli spazi operativi di qualsiasi concezione e strumento di carattere razzista, sottolineo come sia urgente impegnare gli Stati e i movimenti in conflitto a trovare un modus vivendi veramente pacifico, fondato su solidi trattati e saldato dal rifiuto del "vendettismo" come mezzo di relazioni fra comunità, etnie, politiche e regimi differenti.

A proposito delle osservazioni svolte qui dal ministro Frattini, devo dire che siamo d’accordo se fa riferimento ad una politica di continuazione e accettiamo benissimo questo tipo di indicazione, come pure le ultime osservazioni circa la proposta di affidare all’Università di Gerusalemme lo studio dell’antisemitismo e la redazione di un dizionario dell’antisemitismo.

Tuttavia, vorrei insistere sulla nostra proposta che, accanto a questa iniziativa, vi sia anche attenzione verso i centri culturali italiani ed europei attrezzati con archivi storici e dotati di ricercatori esperti nel campo sociale, facendoli diventare osservatori permanenti sulle nuove forme di antisemitismo. Un monitoraggio anche di questi centri italiani indicherebbe che si vogliono individuare i canali culturali che possono contribuire ad un rasserenamento degli animi ed ad un civile incontro, come si conviene a comunità autenticamente civili e democratiche. (Applausi dal Gruppo Aut e del senatore Zanda).

PRESIDENTE. Senatore Pedrini, prendiamo atto della sua raccomandazione riguardante i centri italiani.

MORSELLI (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORSELLI (AN). Signor Presidente, desidero nuovamente sottolineare che il continuo sovrapporsi al tema in esame delle questioni politiche contingenti è fuorviante.

Essere filopalestinesi non vuol dire essere antisemiti; essere amici di Israele non significa, per forza di cose, dare sempre ragione a quel Paese. Faccio parte dell’Associazione per promuovere l’amicizia tra l’Italia e Israele da molti anni e sono ideologicamente, culturalmente e politicamente vicino ad Israele, ma critico fortemente il muro e penso, da uomo libero, di poterlo fare senza sentirmi in imbarazzo. Credo occorra essere molto chiari su questo aspetto.

Era l’anno 1492 quando Ferdinando il Cattolico cominciò a perseguitare gli ebrei obbligandoli alla conversione o all’esodo. Quando gli ebrei si convertirono, non fu sufficiente, perché i cristiani di sempre non volevano essere considerati alla stessa stregua e nacque la limpieza de sangre, che distingueva coloro che erano cristiani da generazioni. Poi il fenomeno è degenerato, come sappiamo, ma proprio per questo diventa più che mai un problema culturale.

Le implicazioni contingenti sono logicamente all’ordine del giorno, perché sono la nostra preoccupazione sul tappeto. Ma se continuiamo ad anteporre le preoccupazioni contingenti sul Medio Oriente, rischiamo di fornire giustificazioni a chi ha sentimenti antisemiti.

Nel rivendicare la posizione del Gruppo cui appartengo, e nel confermare il convinto voto favorevole di AN e mio personale, mi auguro che assuma sempre più rilevanza la posizione che analizzi le manifestazioni di antisemitismo a livello culturale, mettendo in secondo piano, pur tenendolo sempre ben presente, l’aspetto contingente e politico, che ci deve vedere preoccupati anche per il lavoro che siamo chiamati a svolgere.

*MALAN (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI). Signor Presidente, anch’io, come il senatore Morselli, ho avuto l’esperienza di sentirmi dire da colleghi ai quali riferivo di cosa si sarebbe parlato oggi in Senato "ancora si parla di queste cose": ebbene sì, ancora di parla di queste cose ed è un bene che lo si faccia, e vanno ringraziati i colleghi Del Turco e Compagna che hanno avuto l’iniziativa di questa mozione.

È bene che se ne parli, perché, oltre ai gravi ed inquietanti episodi citati dal ministro Frattini, accadono altri piccoli episodi meno importanti, ma non meno inquietanti, legati - mi riallaccio all’intervento più ampio del senatore Pianetta - a quella naturale evoluzione dell’antisemitismo che è l’odio preconcetto verso lo Stato di Israele, che non vuol dire avere posizioni critiche degli eccessi di una parte o dell’altra, ma avere un odio preconcetto nei confronti dello Stato di Israele.

Ad esempio, sono accaduti alcuni episodi inquietanti che forse tutti ricordano ma che è bene richiamare alla mente.

Poco più di tre anni fa, un giornalista della RAI sentì il bisogno di scusarsi con l’Autorità palestinese perché un collega giornalista di altra testata televisiva ebbe l’ardire di trasmettere le immagini dei tre soldati israeliani linciati a freddo in una caserma palestinese.

Sempre poco più di tre anni fa, in una manifestazione cosiddetta per la pace in Palestina, dove andai a curiosare (tengo a precisarlo: non a partecipare, perché temevo di vedere quello che infatti vidi), alla quale erano presenti bandiere di prestigiosi partiti e anche gonfaloni di diverse città, non in scampoli laterali di questa manifestazione, ma proprio sul posto dove avveniva la maggiore concentrazione di questo evento, cioè al Circo Massimo, accadde che venissero bruciate le bandiere dello Stato di Israele, dominasse lo slogan "l’Intifada vincerà", fossero onnipresenti i cartelli inneggianti alla lotta contro lo Stato di Israele, fossero distribuiti volantini che prospettavano come soluzione per il conflitto la distruzione dello Stato ebraico.

Accade che vengano pubblicate da giornali per nulla estremisti lettere che contengono frasi come questa: "Gli ebrei da parte loro" - si badi bene, gli ebrei, non lo Stato di Israele o il Governo Sharon - "plaudono all’occupazione dell’Iraq, proprio loro che in cinquant’anni di storia hanno inflitto sofferenze ai palestinesi più di quante ne abbiano subite loro in un millennio dagli europei". Questa lettera viene pubblicata senza alcun commento, senza nessuna lettera contraria che si indigni anche perché in altre parti la stessa lettera equipara la cosiddetta resistenza irachena a quella del popolo italiano contro il nazifascismo; viene invece commentata aspramente la mia lettera in risposta a quella.

Quindi, accadono episodi di questo genere.

Accade invece più di rado di sentir citare alcuni fatti che andrebbero sempre ricordati per una migliore comprensione del conflitto israelo-palestinese, per la risoluzione del quale il Governo italiano ha operato sia dal suo insediamento sia nei sei mesi di Presidenza dell’Unione Europea. Mi riferisco al fatto che il territorio che era destinato ai palestinesi dalla risoluzione dell’ONU dalla quale nacque lo Stato di Israele è scomparso perché il giorno stesso in cui nacque lo Stato d’Israele i Paesi che circondavano queste due entità (lo Stato di Israele e i territori per i palestinesi) attaccarono lo Stato di Israele con l’intento di spazzarlo via, impresa che sembrava anche semplice perché si trattava di poche migliaia di armati di fronte a cinque eserciti organizzati.

L’offensiva non andò come volevano coloro che attaccarono, gli israeliani riuscirono a difendersi e certamente nel contrattacco occuparono altri territori. Ma anche le parti di territorio destinate ai palestinesi che finirono sotto il controllo, in piccola parte, dell’Egitto (la striscia di Gaza) e, in gran parte, della Giordania (la Cisgiordania) non furono mai cedute ai palestinesi in quegli anni. In seguito, anche questi territori furono occupati dallo Stato di Israele durante le guerre del 1967 e del 1973.

Sono certamente episodi importanti, così come il vero massacro di palestinesi, che fu sistematico, il famoso "Settembre nero", che diede il nome ad una nota organizzazione terroristica e fu perpetrato da soldati della Giordania.

Dico questo perché vi è una squilibrata informazione, un modo squilibrato di fare storia, (tanto che la citazione di questi due episodi trova lo scetticismo e lo stupore dei miei interlocutori), che producono i risultati che si sono visti nel sondaggio. Non alludo al sondaggio basato su una domanda francamente stupida e fuorviante, che è quello più noto, ma ad uno più articolato, fatto recentemente in modo intelligente dall'Eurispes, nel quale l'affermazione che andava commentata e giudicata se vera o falsa era: "il Governo di Sharon sta compiendo un vero e proprio genocidio e si comporta con i palestinesi come i nazisti si comportarono con gli ebrei". Su questa frase il 36 per cento degli intervistati (il sondaggio è stato fatto in Italia) ha risposto di essere molto o abbastanza d'accordo. Vi risparmio la scansione per aree politiche.

Evidentemente se si riscontrano risposte di questo genere è perché coloro che hanno questa opinione o non sanno quello che accadde all'epoca della Shoah nazista, o non sanno ciò che accade oggi. Una più ampia informazione che riesca a superare veramente ogni pregiudizio è una premessa importante per sconfiggere l'antisemitismo, per assumere posizioni equilibrate e capaci di frenare gli eccessi del conflitto israelo-palestinese da una parte e dall'altra.

Desidero infine ringraziare il Governo per l'opera che ha svolto, in particolare in questi sei mesi, con riguardo ai punti toccati dalla mozione, sulla quale ribadisco, naturalmente, il voto favorevole del Gruppo Forza Italia.

Sono stati compiuti passi per certi versi scontati - perché sembrerebbe scontato riconoscere lo status di terrorista ad una organizzazione che terrorista è - e apparentemente facili ma in realtà non è stato facile compiere questi passi perché altrimenti ciò sarebbe già accaduto in passato.

È anche motivo di orgoglio pensare che grazie alla Presidenza italiana le affermazioni di quel Primo ministro malese sono state condannate senza compromessi dall'Unione Europea.

Per tali ragioni ribadisco il voto favorevole di Forza Italia a questa mozione. (Applausi dal Gruppo FI).

PRESIDENTE. Metto ai voti la mozione n. 219, presentata dal senatore Del Turco e da altri senatori, nel testo modificato.

È approvata.

Interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza interpellanze e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 21 gennaio 2003

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 21 gennaio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 20,13).



Allegato A

Mozione

Mozione sull’antisemitismo

(1-00219) (11 dicembre 2003)

Approvata con modificazioni

DEL TURCO, COMPAGNA, CONTESTABILE, MANIERI, DEL PENNINO, CASTELLANI, VALDITARA, SODANO Calogero, ZANDA, MARINI, TURCI, TESSITORE, VICINI, TONINI, LABELLARTE, BOBBIO Luigi, IERVOLINO, SALZANO, ZANOLETTI, FAVARO, CASTAGNETTI, CICOLANI, ZORZOLI, GUBETTI, CALLEGARO, ZICCONE, MALAN, PIANETTA, MAFFIOLI, TUNIS, FORLANI, MORSELLI, DEBENEDETTI, ZANCAN, FABRIS, RIGHETTI, CHERCHI, MELELEO, GIULIANO, FORTE, FALCIER, TREDESE, ASCIUTTI, MINARDO, MANFREDI, CANTONI, FABBRI, BASILE, IANNUZZI, GRECO, BRIGNONE, VANZO, BETTA, DONATI, CREMA, CASILLO, D'ANDREA, PETRUCCIOLI, D'AMICO, CORTIANA, COSSIGA, BATTISTI, CRINO', PACE, MONCADA, TAROLLI, LIGUORI, MORANDO, PESSINA, SCALERA, DE PETRIS. – Il Senato,

        premesso che:

            si è fatta più intensa e forte la preoccupazione di tutte le aree politiche presenti nel Parlamento italiano per l’insorgere in varie parti del mondo di una nuova ondata di razzismo, di xenofobia e di antisemitismo;

            nel corso delle ultime settimane le voci che in Europa si sono levate per denunciare l’insorgere di questi fenomeni hanno trovato puntuale conferma da ricerche ed indagini che danno la misura di un pericolo grave e di una tragica regressione verso periodi della storia che si pensavano superati nella coscienza civile del mondo;

            che molte comunità di ebrei hanno manifestato preoccupazioni gravi per la loro convivenza in città dell’Europa che hanno costituito la culla delle tradizioni ideali e culturali più innovative e liberali;

            che il rabbino capo di Parigi, leader religioso di una comunità che conta 700.000 aderenti, ha invitato i membri della comunità a non indossare i segni della loro appartenenza alla tradizione ebraica rinunciando persino all’uso della kippah,

        impegna il Governo:

            a continuare, anche con un'azione di stimolo a livello di Unione europea, nella politica di lotta alle organizzazione terroriste, con particolare riferimento all'ala militare di Hezbollah, sulla linea dei risultati raggiunti con l'inclusione di Hamas nella lista europea delle organizzazioni terroriste (*);

            a richiamare la coscienza europea ad una considerazione meno superficiale delle tematiche riconducibili all’antisemitismo, facendo rivolgere dal Presidente del Consiglio, anche in forza delle attuali responsabilità del nostro Paese, un fermissimo appello alle tradizioni migliori delle democrazie europee contro il risorgere odioso del mostro dell’antisemitismo;

            ad attivarsi affinché sia affidata, (**) in nome e per conto dell’Unione europea, all’Università di Gerusalemme, ed in particolare al suo Centro Vidal Sassoon per lo studio dell’antisemitismo, la redazione di un dizionario dell’antisemitismo, nelle sue manifestazioni antiche e moderne, nelle sue forme ideologiche, nei suoi contesti geografici.

(*) Il capoverso evidenziato sostituisce il seguente: «a far adottare dall’Unione europea nei confronti del movimento terrorista Hezbollah le scelte già operate riguardo al movimento "Hamas"»

(**) Le parole evidenziate sostituiscono le altre: «ad affidare, \\WQ/ /



Allegato B

Testo integrale dell'intervento del Presidente del Senato in memoria del senatore a vita Norberto Bobbio

 

La ragion filosofica

di Norberto Bobbio

 

Nelle sue ultime volontà pubbliche, Norberto Bobbio ha lasciato scritto: "Nessun discorso. Non c'è nulla di più retorico e fastidioso dei discorsi funebri". Credo di avere solo un modo per rispettare questa volontà, quello non di fare una commemorazione, che inevitabilmente prenderebbe la piega che egli non voleva, ma piuttosto una ricostruzione del suo pensiero, come qualunque studioso farebbe di un pensatore influente.

Bobbio è stato maestro di analisi filosofica e punto di riferimento costante per l'azione politica nell'Italia repubblicana. Non sempre i due aspetti - quello analitico, proprio dello stile scientifico, e quello dell'impegno civile, che scaturisce dalla passione morale - riescono a fondersi in un pensatore. A volte, uno dei due predomina sino ad annullare l'altro. Altre volte, coesistono, ma senza mostrare reciproche implicazioni. La figura intellettuale di Bobbio, al contrario, è comprensibile solo alla luce dell'intima connessione che egli stabilì tra l'analisi scientifica e l'impegno civile e morale.

Nei suoi scritti, Bobbio ha sempre mostrato una notevole maestria nel chiarire i concetti usati, illustrandone le reciproche connessioni semantiche e il ruolo da essi svolto in una costruzione teorica. In filosofia del diritto, in particolare, egli fu impareggiabile nell'esplicitare la funzione delle norme giuridiche, il ruolo dell'analogia, le lacune della legge. Tuttavia, benché fosse influenzato dal metodo analitico e ne fosse uno dei pochi esponenti italiani, Bobbio cercò di rifuggirne anche le ristrettezze. Capì che il rigore non è tutto e che la razionalità non può essere ridotta all'analisi logico-formale. Sentì che accettare questa riduzione, in nome di una presunta neutralità rispetto ai valori, significherebbe affidare il discorso morale e politico alla sfera emotiva, alla sola forza delle passioni o, ancor peggio, al brutale equilibrio di rapporti di forza. E volle credere che la ragione non fosse estranea alla vita degli uomini. Il suo ideale di intellettuale era Carlo Cattaneo, uomo di ragione che si confronta con la realtà, ma non razionalista, che invece ne prescinde per rifarla ab imis.

Coerentemente con queste idee, Bobbio si assunse l'onere di partecipare alla lotta politica alla sua maniera di intellettuale, diventando interlocutore e guida di politici, maestro di opinioni, commentatore di eventi. Il suo obiettivo culturale era chiaro: portare la ragione dei filosofi dentro la vita dei politici e far conoscere a questi i vincoli intellettuali di quelli. Non a caso si adoperò per far conoscere in Italia la teoria dell'argomentazione di Chaim Perelman: egli cercava di mostrare - credo prima a sé, per convincersene, che agli altri, per educarli - che c'è, deve esserci, una nozione di ragione in grado di assumersi impegni. Per questo, nell'introduzione al capolavoro di Perelman, Bobbio criticò "il razionalismo di tradizione cartesiana che, identificando il dominio della ragione con quello delle prove dimostrative, finisce per relegare l'etica e in genere la sfera dei valori nel dominio incontrastato delle passioni, degli stati emotivi, delle forze irrazionali" (Si veda l'Introduzione a Ch. Perelman, Trattato dell'argomentazione, Einaudi, Torino 1966, p. xiii).

Una persuasione simile lo aveva indotto ad aprire uno dei suoi lavori più fortunati, Politica e cultura del 1955, con un saggio intitolato "Invito al colloquio", ove chiedeva con garbo agli intellettuali di non tradire la loro funzione critica: "Cultura - scriveva - significa misura, ponderatezza, circospezione: valutare tutti gli argomenti prima di pronunciarsi, controllare tutte le testimonianze prima di decidere, e non pronunciarsi e non decidere mai a guisa di oracolo dal quale dipenda, in modo irrevocabile, una scelta perentoria e definitiva" (Politica e cultura, Einaudi, Torino 1955, p. 15). Forse - anzi: senz'altro -, "tutti" gli argomenti e "tutte" le testimonianze è troppo, perché ciò è logicamente impossibile e nella pratica ci si deve fermare prima di aver esaurito gli uni e le altre, ma la logica del colloqio e della decisione è esattamente questa.

Nella sua vita di intellettuale "impegnato", Bobbio ha esemplificato questo continuo invito a dialogare e impegno a pungolare. E' grazie a Bobbio che in Italia sono stati aperti dibattiti politici e culturali di grande importanza. A volte, Bobbio si è posto in ruoli scomodi, di aperta rottura, e la forza dei suoi argomenti ha lasciato un segno indelebile nel panorama culturale italiano. Altre volte, all'interesse dei problemi sollevati non ha fatto séguito un'uguale convergenza sulle tesi ed analisi da lui proposte. Altre volte ancora, egli stesso si è dimostrato sensibile alle, o sedotto dalle, ragioni dei suoi avversari, soprattutto di sinistra. Ma sempre i suoi interventi hanno suscitato l'attenzione generale.

Fu proprio con Politica e Cultura che Bobbio cominciò a mostrare la forza del suo impegno di intellettuale capace di sfidare modi di pensare consolidati. Allora liberale convinto, Bobbio stupì la comunità degli intellettuali liberali dichiarando senza mezzi termini che il pensiero di Croce era estraneo alla tradizione del liberalismo. Non era certamente la prima volta che l'idealismo crociano, allora imperante, veniva sfidato. Ma ben poche critiche - salvo quella di Nicola Abbagnano - si dimostrarono altrettanto efficaci. Soprattutto, Bobbio riuscì a far capire perché così tanti intellettuali poterono passare con disinvoltura dall'idealismo crociano ad una delle tanti varianti del materialismo marxista, e talvolta dal fascismo al comunismo.

Era il 1955, pochi anni dopo la fine della guerra, quando il ricordo della figura di Croce come emblema dell'antifascismo era ancora assai vivo. Bobbio non disconosceva il grande merito morale di Croce nella lotta contro la dittatura fascista. Ma ciò non lo esimeva dal notare, con pungente ironia, che Croce era andato "dai maestri dei dittatori a imparare la lezione della libertà" (ivi, p. 256). Adatto l'uomo Croce alla resistenza morale contro la dittatura, impotente invece la filosofia crociana per la costruzione politica di una democrazia liberale.

Troviamo in questa critica a Croce, lo stesso tratto di Bobbio già osservato: il bisogno di credere che la ragione illuminista possa servire anche in àmbiti, come la politica, tipicamente estranei al calcolo dimostrativo. Più e più volte, Bobbio è tornato sull'importanza e ruolo delle "tecniche" istituzionali intese come strumento, empiricamente controllabile, di difesa delle libertà individuali. Si tratta, egli notava, precisamente di quegli aspetti politici da Croce trascurati, ed anzi da lui disprezzati come espedienti pratici lontani dalla vera filosofia della libertà. Incapace di comprendere l'importanza concettuale delle tecniche riguardanti i limiti del potere statale, Croce sottovalutò, ad esempio, che la società inglese, dove queste tecniche furono profondamente studiate e sperimentate, si caratterizza per un'evoluzione storica assai più liberale di quella tedesca ed italiana. Anzi, di questa differenza Croce fece una virtù.

Cito per esteso questa frase di Bobbio, perché è esemplare nella sua efficacia retorica: "[Croce mise] il cuore in pace di fronte a tanto divario tra il corso della storia inglese e francese e quello della storia italiana e tedesca, perché la provvidenza aveva voluto per i suoi imperscrutabili disegni che agli Inglesi e ai Francesi fosse assegnato il còmpito di realizzare la libertà, ai Tedeschi, e chissà anche agli Italiani, di comprenderne l'essenza; a quelli di viverla senza sapere che cosa fosse e a noi di farne la filosofia in istato di perpetuo servaggio" (ivi, p. 256).

A distanza di tanti anni, non è facile apprezzare a pieno l'importanza della lezione che Bobbio dette ai politici e agli intellettuali dell'epoca. Egli fece comprendere che la libertà è qualcosa che si conquista con un paziente lavoro di riforme e che questo lavoro non è semplice "pratica" o "empiria", di genere inferiore a quello delle speculazioni filosofiche. La filosofia deve fare i conti non solo con se stessa, con le esigenze del proprio sistema, ma con la realtà.

Questa lezione va ben oltre la rilevanza delle sue critiche a Croce. Caduta l'egemonia idealista, ci fu un periodo in cui l'Italia largamente cadde sotto un'altra egemonia culturale: quella marxista, parte della quale proveniva, come abbiamo già notato, dalla filosofia crociana e idealistica, compresa, e forse più, quella di Giovanni Gentile, un filosofo contro il quale Bobbio ebbe fino all'ultimo posizioni di inappellabile durezza.

Anche in quel caso, Bobbio non esitò ad incrociare le armi della dialettica ed anche in quel caso il suo intervento ebbe effetti duraturi. Collocatosi politicamente a sinistra e intellettualmente su basi più democratiche che liberali, Bobbio costrinse intellettuali e politici comunisti e marxisti, da Togliatti a Berlinguer, a prendere sul serio le conseguenze della loro ideologia. E fu anche grazie a Bobbio che i socialisti, ai quali egli si avvicinò per poi allontanarsene nel periodo di Craxi, poterono rivendicare una propria cultura, autonoma dal fascino delle illusioni utopiche e delle "riforme di struttura". Il libro Quale socialismo? del 1976 può essere considerato come una prosecuzione del còmpito che Bobbio si era prefisso in Politica e cultura venti anni prima. Erano gli anni della dura contestazione studentesca, in cui si credeva veramente che la rivoluzione fosse a portata di mano. Gli anni in cui si covava il virus del terrorismo, esploso con tutta la sua violenza con il caso Moro. Gli anni in cui alcuni falsi maestri osavano elogiare il sabotaggio nelle fabbriche o inneggiare al passamontagna.

Ancora una volta, con garbo e fermezza, Bobbio difese l'importanza delle "tecniche" istituzionali e della ragione empirica, anche se la terminologia scelta fu in questo caso diversa. Egli pose ai suoi interlocutori marxisti la stessa domanda che Popper aveva posto parecchi anni prima: quali garanzie abbiamo che il problema del buon governo possa essere risolto cambiando semplicemente i detentori del potere? Anche sostituendo chi governa, rimane aperta la questione, fondamentale per la libertà, che riguarda come si governa, cioè con quali istituzioni viene esercitato il potere dello Stato. Senza una teoria sui limiti invalicabili del potere dello Stato, il marxismo non ha in sé gli anticorpi che impediscono di trasformare l'utopia di una società senza potere statale negli incubi di uno Stato oppressivo e totalitario.

Bobbio aveva ragione. La caduta delle ideologie utopistiche era anche la vittoria della ragionevolezza, del dubbio critico e dell'empirismo accorto, che Bobbio aveva difeso in tanti anni ed in tanti interventi. Tuttavia, con la caduta dell'ideologie, Bobbio vide un altro pericolo per la democrazia.

A ben vedere, il suo ideale era quello di una democrazia interamente fondata sul voto di opinione. Per questo stesso motivo, una società basata soltanto sulla rappresentanza degli interessi particolari era ai suoi occhi nient'altro che una degenerazione della democrazia. Ovviamente, Bobbio era ben consapevole che la rappresentanza politica non può prescindere dalla rappresentanza degli interessi, ma la distinzione concettuale tra i due tipi di rappresentanza non deve mai annullarsi, pena la trasformazione dell'alta politica nella bassa cucina delle clientele. Credo che lo sforzo dell'ultimo Bobbio di riabilitare la distinzione tra "destra" e "sinistra" sia intimamente connesso con la tesi che la politica non è mai scindibile da riferimenti a valori universali.

Si capiscono lo sfondo, il contesto, della sua presa di posizione e se ne colgono le ragioni. Negli anni Ottanta, troppo spesso si confuse la caduta delle ideologie con un pragmatismo che a volte sfociava nel cinismo, la fine dei sogni utopici con la fine dell'alta politica, la rinuncia ai cambiamenti rivoluzionari o radicali con la difesa degli interessi clientelari. Con l'emergere del bipolarismo, dopo gli anni di Tangentopoli, Bobbio volle dare il suo contributo all'inizio di una nuova fase della democrazia italiana. E quale contributo poteva essere migliore di una condivisa definizione dei valori propri della destra e della sinistra, indispensabile per rafforzare l'incerto bipolarismo italiano?

E' nota la soluzione proposta da Bobbio nel suo fortunato libro Destra e Sinistra (Donzelli Editore, Roma 1994, 2a ed. 1995). E sono note le polemiche e critiche che ne seguirono. Ancora una volta Bobbio aveva agitato le acque, ma questa volta la sua presa di posizione non aveva lasciato il segno di un tempo, soprattutto presso coloro a cui Bobbio chiaramente si rivolgeva.

La sinistra - questa la sua tesi - si definisce per il costante riferimento al valore dell'uguaglianza, mentre la destra, al contrario, valuta positivamente le disuguaglianze. Ora, questo criterio di distinzione è corrente e certamente corretto, ma è difficilmente esaustivo (lascia fuori, ad esempio, gran parte della dottrina cattolica) e non è sufficientemente analitico. Si capisce perché.

Per quanto riguarda la destra, soprattutto se liberale, la difesa delle disuguaglianze è sovente vista come un prezzo da pagare, una conseguenza inevitabile della difesa della libertà e, in particolar modo, di quel tipo di libertà che si esercita con la competizione (economica, sociale, intellettuale). Una conseguenza, dunque, non il valore fondamentale che la definisce.

Per quanto riguarda la sinistra, la difesa dell'uguaglianza non è ancora adeguata a identificarla, se non è indicato il criterio, lo strumento, il mezzo con cui tale valore è assicurato. Lo stato sociale, ad esempio, è uno strumento siffatto? Lo è il soddisfacimento solo pubblico dei bisogni sociali? L'istruzione, che tanto contribuisce all'uguaglianza, deve essere monopolio statale? E fino a che limite la redistribuzione politica dei redditi, necessaria a realizzare l'uguaglianza, è compatibile con la libertà? Insomma, per riprendere la terminologia delle critiche un tempo da Bobbio rivolte a Croce, quali sono le "tecniche" dell'uguaglianza, senza le quali essa rischia di rimanere un'astrazione, un'essenza, al pari della libertà di Croce?

Si ha l'impressione che stavolta sia stato l'impegno del militante a prevalere sul rigore del filosofo e non il filosofo a chiedere conto al militante. Dopo la stagione polemica con la sinistra marxista degli anni Cinquanta e la stagione critica con la sinistra socialista degli anni Ottanta, Bobbio era passato alla stagione costruttiva della sinistra riformista del 2000. Egli desiderava per essa una cornice filosofica e intellettuale in cui potesse finalmente riconoscersi una classe di governo. Per questo, Bobbio era soprattutto preoccupato di dare una definizione di "sinistra" tale da aiutare le forze di sinistra a superare il senso di smarrimento provocato dai molti nuovi problemi del mondo contemporaneo. Non casualmente, nella prefazione alla seconda edizione, egli parlava esplicitamente di "disorientamento" dei movimenti tradizionali della sinistra. Ciò fatto, la definizione di destra doveva seguire in modo meccanico e speculare, così da garantire il carattere esaustivo della distinzione: se il valore fondamentale della sinistra è l'uguaglianza, allora il valore fondamentale della destra deve essere la disuguaglianza.

Non è qui il caso di risollevare la questione, su cui molto si discusse e su cui ancora oggi si discute e si dovrebbe discutere nel tentativo di rafforzare il bipolarismo italiano. È sufficiente notare come Bobbio abbia affrontato un vero problema, che tutti dovremmo cercare di chiarire nell'interesse di una corretta dialettica democratica, dove le diverse opzioni di valore siano limpidamente espresse e discusse davanti agli elettori.

Bobbio ha amato definirsi un "illuminista pessimista". Riprendendo un identico pensiero di Bertrand Russell, un altro illuminista pessimista, egli ha scritto: "dobbiamo renderci conto ancora una volta che il nostro senso morale avanza, posto che avanzi, molto più lentamente del potere economico, di quello politico, di quello tecnologico" (Autobiografia, Laterza, Roma-Bari 1997, p. 261). Con ciò egli intendeva sì ribadire la sua fiducia nella ragione e nella scienza, sebbene non credesse in un "progresso indefinito dell'umanità" (Politica e Cultura, cit., p. 202), ma intendeva anche sollevare dubbi sulla capacità della ragione e della scienza di cambiare i costumi e i comportamenti.

Il tratto illuminista di questo pensiero è chiaro: esso deriva dal dovere di non sottovalutare i problemi e di prendersi la responsabilità di affrontarli con le armi della ragione. Ma il pessimismo perché? Poiché in un filosofo il pessimismo non è mai soltanto un fattore psicologico, credo se ne possa dare una spiegazione proprio ricorrendo alla stessa nozione di ragione cui Bobbio si appellava.

Bobbio, è vero, voleva, reclamava, sentiva il bisogno di una ragione pratica, cioè non estranea alle valutazioni dei corsi di azione politici, anzi in grado di esprimerle. Per questo si è opposto alla politica come regno della passione cieca e della forza soltanto. Per questo si è fatto cultore della filosofia del colloquio e del dialogo. E per questo, come si è visto, si è adoperato per introdurre Perelman nel nostro dibattito filosofico. Ma, mentre, a giustificazione del suo stesso impegno politico, invocava la ragione pratica, Bobbio aveva o conservava o indulgeva ad una nozione di ragione teoretica, una ragione cioè solo calcolatrice, formale, algoritmica, in sintonia col positivismo di Kelsen, col neopositivismo viennese e con la filosofia analitica, tutte posizioni che su di lui hanno avuto ascendenza.

Ma una ragione siffatta - che non è la ragion etica di Aristotele o la ragion pratica di Kant o la ragion discorsiva di Popper - non può, per sua stessa natura, entrare nel regno della politica e della morale. Lo vorrebbe, ne sente il bisogno, ne avverte l'urgenza, ma non riesce, per la sua estraneità, a penetrarvi. Tra il calcolo della ragione e l'impegno della politica e della morale, c'è uno steccato che non si riesce a superare, lo stesso fra l'è e il deve.

Da ciò il senso dell'ostacolo, della difficoltà, della frustrazione del dialogo. Insomma, da ciò il pessimismo, che lascia spazio, da un lato, all'analisi rigorosa degli eventi e, dall'altro, alla resa dolorosa di fronte agli stessi eventi.

Così, paradossalmente e per opposte ragioni, Bobbio si trovò nella stessa situazione del criticato Benedetto Croce. Come nel sistema di Croce il teoretico della filosofia non orienta il pratico della politica, perché ne è "dialetticamente" autonomo o distinto, così nel sistema di Bobbio la ragione filosofica tende alla realtà politica ma non la modifica come vorrebbe, perché ne è strutturalmente diversa. E ancora: come nel sistema di Croce, quando il pratico irrompe nel teoretico con le vesti della dittatura, il teoretico è costretto a rifugiarsi nello stupore della inesplicabile invasione dei barbari Iksos, in modo analogo nel sistema di Bobbio, quando la ragione vuol costruire la realtà della sinistra politica, è costretta ad appellarsi a categorie ultime e non definibili come la coppia uguaglianza-diseguaglianza. Dal suo sistema Croce ricavò l'ottimismo di una teologia laica libertà, e dal suo Bobbio trasse invece il pessimismo della ragione. Diversi gli sbocchi, ma analoghi i percorsi.

Tra i valori che Bobbio ebbe sempre a cuore vi fu in particolare quello della democrazia, che egli considerava come un completamento del liberalismo. Negli ultimi anni della sua vita, egli la vedeva come una creatura dai nobili natali, ma assai gracile ed incerta su come affrontare il futuro. Dopo la caduta del muro di Berlino, non si unì al coro di gioia degli intellettuali anticomunisti. In un articolo, ne spiegò il motivo in questo modo: "O illusi, credete proprio che la fine del comunismo storico (insisto sullo "storico") abbia posto fine al bisogno e alla sete di giustizia?" (La Stampa, 9 giugno 1989). Anni dopo, in un'intervista, ritornò sullo stesso concetto: "la democrazia ha vinto la sfida del comunismo storico, ammettiamolo. Ma con quali mezzi e con quali ideali si dispone ad affrontare gli stessi problemi da cui era nata la sfida comunista?" (La Repubblica, 4 maggio 2001).

Per Bobbio, la democrazia è strettamente connessa con la difesa e l'estensione dei diritti dell'uomo, in primo luogo quella della giustizia sociale. In questo consiste la sua sfida storica. Dopo aver con successo accolto in sé i diritti tradizionali - dai principi fondamentali dell'habeas corpus sino a quelli più moderni, come il diritto di associazione sindacale o ad un livello adeguato di istruzione - la democrazia stenta a far fronte all'emergere dei nuovi diritti. Bobbio, ad esempio, si rammaricava che la democrazia non fosse mai potuta divenire autenticamente sociale. All'interno della fabbrica, ad esempio, il potere di decisione è affidato solo ad una parte. I lavoratori hanno diritti decisionali assai modesti e limitati. Il diritto a vivere in un ambiente pulito e non inquinato è un altro diritto che recentemente è emerso e non ha ancora trovato una sicura risposta. Bobbio si soffermò con preoccupazione anche sullo sviluppo della tecnologia e del sapere scientifico.

Contro tutte queste forme di potere, reclamò un nuovo diritto alla riservatezza, sollevò problemi sul diritto all'aborto, e rivendicò il diritto all'integrità del patrimonio genetico. In breve, per usare il titolo di un suo libro (L'età dei diritti, Einaudi, Torino 1990), la sfida della democrazia è la sfida che viene dalla contemporanea "età dei diritti". È la stessa sfida che Croce aveva definito "l'ircocervo", per la quale si erano invece sacrificati i fratelli Rosselli, e che da sempre è l'obiettivo di ogni liberaldemocratico o socialista liberale: come combinare giustizia e libertà.

Su questa strada dobbiamo fare ancora molto cammino intellettuale. Il rischio è che, alla fine, anziché la soluzione dei problemi della democrazia, si trovi piuttosto la loro causa. Alcuni dei nuovi diritti sono sicuramente sacrosanti, ma la vera questione di oggi è piuttosto come frenare la diffusione dell'abuso del linguaggio dei diritti, come distinguere i diritti legittimi da quelli illegittimi, tanto più che, come scriveva Bobbio, a volte il termine "diritto" viene usato come semplice "espressione di buone intenzioni" (L'età dei diritti, cit., p. 79).

Ciò ha conseguenze rilevanti. La democrazia non può sopravvivere se il suo solo problema è come soddisfare l'emergere dei nuovi diritti. La democrazia sopravviverà se troviamo anche un limite, da tutti condiviso, all'estensione dei diritti. Non tutti gli ipotetici diritti possono infatti essere soddisfatti. Ciò vale in tutti i campi, dall'istruzione alla sanità alla famiglia, dove si tende a parlare di "diritti" senza chiarire gli obblighi che questi comportano per tutta la collettività.

Questo Bobbio ci ha insegnato e a questo dobbiamo richiamarci, per capirlo, seguirlo, discuterlo o correggerlo, come si fa quando si reca autentico tributo ad un autentico pensatore. Certo è che se oggi ci troviamo a dibattere con speranza del futuro della democrazia, lo dobbiamo anche alla sua opera, al suo rigore analitico, al suo "illuminismo pessimista", alla sua passione disincantata.

Il Presidente del Senato

Commissione parlamentare consultiva in ordine all'attuazione della riforma amministrativa, variazioni nella composizione

Il Presidente del Senato, in data 12 gennaio 2004, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare consultiva in ordine all'attuazione della riforma amministrativa il senatore Morselli, in sostituzione del senatore Balboni, dimissionario.

Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, trasmissione di documenti

Il Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, con lettera in data 18 dicembre 2003, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, della legge 31 ottobre 2001, n. 399, il secondo documento sui commissariamenti per l'emergenza rifiuti, approvato dalla Commissione medesima nella seduta del 18 dicembre 2003 (Doc. XXIII, n. 5).

Detto documento sarà stampato e distribuito.

Commissione parlamentare per le questioni regionali, variazioni nella composizione

Il Presidente della Camera dei deputati ha comunicato, in data 19 gennaio 2004, di aver chiamato a far parte della Commissione parlamentare per le questioni regionali il deputato Ugo Parolo, in sostituzione del deputato Andrea Gibelli, dimissionario.

Insindacabilità, richieste di deliberazione

Con lettera in data 20 dicembre 2003, pervenuta il successivo 2 gennaio 2004, il tribunale Ordinario di Roma-Sezione dei Giudici per le indagini preliminari, ha trasmesso gli atti di un procedimento penale (n. 23741/00 R.G.N.R. - n. 22319/03 R.G. Gip) a carico del senatore Luciano Magnalbò, con la richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione (Doc. IV-ter, n. 4).

Tali atti sono stati deferiti, in data 8 gennaio 2004, alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi degli articoli 34, comma 1, e 135 del Regolamento.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro funzione pubblica

Presidente del Consiglio dei ministri

(Governo Berlusconi-II)

Modifiche ed integrazioni alla legge 7 agosto 1990, n. 241, concernenti norme generali sull' azione

amministrativa (1281-B)

(presentato in data 15/01/2004 )

S.1281 approvato dal Senato della Repubblica; C.3890 approvato con modificazioni dalla Camera dei Deputati

(assorbe C.1160, C.2574);

 

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Sen. Passigli Stefano

Norme a tutela degli investitori relative alla emissione, collocamento e quotazione in Italia di valori mobiliari emessi da società italiane o estere (2680)

(presentato in data 08/01/2004 )

Sen. Ripamonti Natale

Modifiche all'articolo 2 della legge 12 giugno 1984, n. 222, per l'adeguamento delle pensioni di inabilità dei lavoratori autonomi (2681)

(presentato in data 08/01/2004 )

Sen. De Petris Loredana, Ripamonti Natale, Boco Stefano, Carella Francesco, Cortiana Fiorello, Donati Anna, Martone Francesco, Turroni Sauro, Zancan Giampaolo

Nuova disciplina degli illeciti penali e amministrativi relativi alle società commerciali (2682)

(presentato in data 23/12/2003 )

Sen. Alberti Casellati Maria Elisabetta

Norme per la tutela dei minori che utilizzano Internet (2683)

(presentato in data 12/01/2004 )

Sen. Pedrizzi Riccardo

Modifica alla legge 23 novembre 2003, n. 407, a favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata (2684)

(presentato in data 14/01/2004 )

Sen. Palombo Mario

Estensione dei benefici di cui alla legge 27 giugno 1991, n. 199, ai decorati al valore civile o ai loro congiunti (2685)

(presentato in data 14/01/2004 )

Ministro Affari Esteri

Ministro Istruzione,univ.ric.

(Governo Berlusconi-II)

Conversione in legge del decreto legge 14 gennaio 2004, n. 2, recante disposizioni urgenti relative al trattamento economico dei collaboratori linguistici presso talune Universita' ed in materia di titoli equipollenti (2686)

(presentato in data 15/01/2004 )

Sen. Frau Aventino

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle regole e i controlli sul sistema creditizio e finanziario bancario italiano e sulle garanzie a tutela dei risparmiatori (2687)

(presentato in data 16/01/2004 )

Sen. Marino Luigi, Muzio Angelo, Pagliarulo Gianfranco

Disposizioni in materia di contrasto all' elusione fiscale. Modifiche all' articolo 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 (2688)

(presentato in data 16/01/2004 )

Sen. Baio Dossi Emanuela, Formisano Aniello, Gaglione Antonio, Toia Patrizia

Misure a sostegno della condizione di non autosufficienza (2689)

(presentato in data 19/01/2004 )

Sen. Cossiga Francesco

Introduzione dell' istituto dell' opinione dissenziente nei giudizi della Corte Costituzionale e delel altre giurisdizioni superiori (2690)

(presentato in data 19/01/2004 )

Sen. Cossiga Francesco

Modifiche al Codice di procedura penale in materia di ricorso per Cassazione (2691)

(presentato in data 19/01/2004 )

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

1ª Commissione permanente Aff. cost.

Conversione in legge del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 355, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative (2677)

previ pareri delle Commissioni 5° Bilancio, 7° Pubb. istruz., 8° Lavori pubb., 10° Industria, 12° Sanita', 13° Ambiente, 14° Unione europea; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.

(assegnato in data 08/01/2004 )

8ª Commissione permanente Lavori pubb.

Conversione in legge del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 352, recante disposizioni urgenti concernenti modalita' di definitiva cessazione del regime transitorio della legge 31 luglio 1997, n. 249 (2674)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.

(assegnato in data 08/01/2004 )

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Cossiga Francesco

Esame per la valutazione della capacità mentale sotto il profilo psichiatrico e della idoneità psicologica a esercitare le funzioni di magistrato dell' ordine giudiziario (2629)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 12° Sanita'

(assegnato in data 09/01/2004 )

3ª Commissione permanente Aff. esteri

Sen. Martone Francesco ed altri

Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea del paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000 (2607)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 7° Pubb. istruz., 9° Agricoltura, 13° Ambiente, 14° Unione europea, Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 09/01/2004 )

7ª Commissione permanente Pubb. istruz.

Conversione in legge del decreto legge 14 gennaio 2004, n. 2, recante disposizioni urgenti relative al trattamento economico dei collaboratori linguistici presso talune Universita' ed in materia di titoli equipollenti (2686)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 3° Aff. esteri, 5° Bilancio, 14° Unione europea; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.

(assegnato in data 15/01/2004 )

Commissione 2° e Speciale Infanzia riunite

Sen. Moro Francesco ed altri

Delega al Governo per l' istituzione delle sezioni specializzate per la famiglia e per i minori (2570)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio

(assegnato in data 15/01/2004 )

1ª Commissione permanente Aff. cost.

Sen. Izzo Cosimo

Modifica dell' articolo 2 della Costituzione (2653)

(assegnato in data 16/01/2004 )

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Pedrizzi Riccardo

Nuove disposizioni sugli illeciti relativi a falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione (2234)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 6° Finanze

(assegnato in data 16/01/2004 )

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. Maritati Alberto ed altri

Modifiche alla legge 22 dicembre 1999, n. 512, in materia di estensione del diritto di accesso al Fondo di rotazione per la solidarieta' alle vittime dei reati di tipo mafioso (2617)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio

(assegnato in data 16/01/2004 )

7ª Commissione permanente Pubb. istruz.

Sen. Sodano Tommaso ed altri

Norme in materia di accesso ai corsi universitari (2618)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 14° Unione europea

(assegnato in data 16/01/2004 )

7ª Commissione permanente Pubb. istruz.

Sen. Sodano Tommaso ed altri

Equiparazione delle lauree in scienze delle preparazioni alimentari e in scienze tecnologiche alimentari alle lauree in biologia ed in chimica per l'ammissione ai pubblici concorsi (2623)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost.

(assegnato in data 16/01/2004 )

Commissioni 2° e 4° riunite

Sen. Pascarella Gaetano, Sen. Brutti Massimo

Concessione di amnistia e e contestuale depenalizzazione dei delitti di renitenza alla leva e di rifiuto della prestazione del servizio civile (2645)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost.

(assegnato in data 16/01/2004 )

Commissioni 2° e 12° riunite

Sen. Boco Stefano ed altri

Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti, di misure alternative alla detenzione per i tossicodipendenti e di politiche di riduzione del danno (2599)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 16/01/2004 )

Disegni di legge, nuova assegnazione

1ª Commissione permanente Aff. cost.

in sede referente

Proroga di termini per l'esercizio di deleghe legislative (2650)

previ pareri delle Commissioni 4° Difesa, 5° Bilancio, 9° Agricoltura, 10° Industria

Già assegnato, in sede referente, alla 1ª Commissione permanente(Aff. cost.)

(assegnato in data 09/01/2004 )

Commissione 2° e Speciale Infanzia riunite

in sede referente

Sen. Alberti Casellati Maria Elisabetta

Istituzione presso i tribunali e le Corti d' appello di sezioni specializzate per la famiglia e per i minori e di uffici specializzati delle procure presso i tribunali (1336)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 12° Sanita', Commissione parlamentare questioni regionali

Già assegnato, in sede referente, alla 2ª Commissione permanente(Giustizia)

(assegnato in data 15/01/2004 )

Commissione 2° e Speciale Infanzia riunite

in sede referente

Sen. Manzione Roberto ed altri

Istituzione del tribunale, della procura della Repubblica e della sezione specializzata di corte d' appello per i minorenni e per la famiglia. Norme in materia di giustizia minorile (1633)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 12° Sanita'

Già assegnato, in sede referente, alla 2ª Commissione permanente(Giustizia)

(assegnato in data 15/01/2004 )

Commissione 2° e Speciale Infanzia riunite

in sede referente

Sen. Malabarba Luigi, Sen. Sodano Tommaso

Disciplina della mediazione giudiziaria nel procedimento minorile (1949)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, Commissione parlamentare questioni regionali

Già assegnato, in sede referente, alla 2ª Commissione permanente(Giustizia)

(assegnato in data 15/01/2004 )

Disegni di legge, presentazione di relazioni

A nome della 1ª Commissione permanente Aff. cost.

in data 20/01/2004 il Senatore D'Onofrio Francesco ha presentato la relazione unica sui disegni di legge costituzionali:

" Modificazioni degli articoli 55, 56, 57, 58, 59, 60, 64, 65, 67, 69, 70, 71, 72, 80, 81, 83, 85, 86, 87, 88, 89, 91, 92, 93, 94, 95, 96, 104, 114, 116, 117, 126, 127, 135 e 138 della Costituzione" (2544)

- Sen. Stiffoni Piergiorgio

" Modifica dell' articolo 67 della Costituzione" (252)

- Sen. Bevilacqua Francesco

" Modifica all' articolo 58 della Costituzione per l' ampliamento dell' elettorato attivo per la elezione del Senato della Repubblica" (338)

- Sen. Mancino Nicola

" Modifica dell' articolo 92 della Costituzione in materia di incompatibilita' per le cariche di Governo" (420)

- Sen. Danieli Paolo

" Modifica dell' articolo 116 della Costituzione per la concessione di statuti speciali alle regioni a statuto ordinario" (448)

- Sen. Eufemi Maurizio ed altri

" Modifiche alla Costituzione concernenti la formazione e le prerogative del Governo e il potere di scioglimento anticipato delle Camere" (617)

- Sen. Rollandin Augusto Arduino Claudio

" Modifica degli articoli 58, 65, 70, 72 e 122 della Costituzione" (992)

- Sen. Rollandin Augusto Arduino Claudio ed altri

" Modifiche agli statuti delle regioni a statuto speciale" (1238)

- Sen. D'Amico Natale Maria Alfonso

" Modifiche all' articolo 135 della Costituzione" (1350)

- Sen. Massucco Alberto Felice Simone ed altri

" Abrogazione del secondo comma dell' articolo 59 della Costituzione concernente l' istituto del senatore a vita di nomina presidenziale" (1496)

- Sen. Marino Luigi ed altri

" Modifica al Titolo primo della parte seconda della Costituzione" (1653)

- Sen. Tonini Giorgio

" Norme per la stabilizzazione della forma di governo intorno al Primo Ministro e per il riconoscimento di uno Statuto dell' opposizione" (1662)

- Sen. Mancino Nicola ed altri

" Modifica degli articoli 92, 94 e 134 della Costituzione" (1678)

- Sen. Mancino Nicola ed altri

" Integrazione dell' articolo 134 della Costituzione. Ricorso diretto alla Corte costituzionale avverso leggi approvate dal Parlamento." (1888)

- Sen. Malan Lucio ed altri

" Norme per l' introduzione della forma di Governo del Primo Ministro" (1889)

- Sen. Nania Domenico ed altri

" Modifica degli articoli 55, 70, 71, 72, 76, 77, 83, 84, 85, 86, 87, 92 e 94 della Costituzione" (1898)

- Sen. D'Amico Natale Maria Alfonso

" Norme sul Governo di legislatura e sullo Statuto dell' opposizione" (1914)

- Sen. Turroni Sauro ed altri

" Modifiche agli articoli 92 e 94 della Costituzione, in materia di forma del Governo" (1919)

- Sen. Bassanini Franco ed altri

" Modifica degli articoli 49, 51, 63, 64, 66, 71, 72, 74, 76, 77, 82, 83, 88, 92, 94, 95, 134 e 138 della

Costituzione e introduzione degli articoli 58-bis, 81-bis, 82-bis e 98-bis, nonche' della disposizione transitoria e finale XVII-bis della Costituzione stessa, in tema di forma di governo, garanzie istituzionali, statuto dell'opposizione e revisione della Costituzione" (1933)

- Sen. Del Pennino Antonio, Sen. Compagna Luigi

" Norme sulla forma di governo basata sull' elezione diretta del Primo Ministro. Modifica degli articoli 49, 72, 88, 92, 93 e 94 della Costituzione." (1934)

- Sen. Pastore Andrea

" Norme di revisione del Titolo V della Parte Seconda della Costituzione" (1998)

- Sen. Crema Giovanni

" Modifiche agli articoli 92 e 94 della Costituzione in materia di forma di governo" (2001)

- Sen. Crema Giovanni

" Modifica degli articoli 55, 56, 88 e 92 della Costituzione concernenti l' elezione della Camera dei deputati e la nomina del Presidente del Consiglio dei ministri" (2002)

- Sen. Del Pennino Antonio

" Modifiche al Titolo V della Parte II della Costituzione" (2030)

- Sen. Barelli Paolo

" Modifiche all' articolo 117 della Costituzione" (2117)

- Sen. Passigli Stefano ed altri

" Modifica all' articolo 60 della Costituzione" (2166)

- Sen. Mancino Nicola ed altri

" Modifica degli articoli 55, 56, 57, 60, 61, 70, 94 e 135 della Costituzione in materia di Parlamento, Senato federale della Repubblica, numero dei deputati e modalita' di elezione della Corte Costituzionale" (2320)

- Sen. Passigli Stefano ed altri

" Modifiche all' articolo 60 della Costituzione" (2404)

- Sen. Grillo Luigi

" Istituzione del Senato regionale della Repubblica e modifiche delle disposizioni relative agli organi elettivi delle regioni, ai referendum popolari e alle elezioni del Presidente della Repubblica e dei membri della Corte costituzionale" (2449)

- Sen. Villone Massimo

" Modifica degli articoli 57, 59, 60, 63, 69, 70, 76, 77, 82, 88, 92, 94, 95, 104, 116, 117, 120, 126, 127 e 135 nonche' introduzione di un nuovo articolo 57-bis della Costituzione, in tema di composizione e funzioni del Senato della Repubblica, forma di governo, revisione del Titolo V della Parte II della Costituzione, e composizione della Corte costituzionale" (2507)

- Sen. Marini Cesare, Sen. Coviello Romualdo

" Modifica degli articoli 70, 88, 92, 94 della Costituzione e introduzione dell' articolo 75-bis, nonche' della disposizione transitoria e finale XVII-bis della Costituzione stessa, in tema di forma di governo, ripartizione della sfera normativa tra Governo e Parlamento" (2523)

Disegni di legge, ritiro

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettere in data 7 gennaio 2004, ha ritirato, ai fini della loro ripresentazione alla Camera dei deputati, i seguenti disegni di legge:

"Conversione in legge del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, recante misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza (2673), presentato al Senato il 24 dicembre 2003;

"Conversione in legge del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 353, recante disposizioni urgenti in materia di tariffe postali agevolate per i prodotti editoriali" (2675), presentato al Senato il 29 dicembre 2003;

"Conversione in legge del decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 354, recante disposizioni urgenti per il funzionamento dei tribunali delle acque, nonché interventi per l'amministrazione della giustizia" (2676), presentato al Senato il 29 dicembre 2003;

"Conversione in legge del decreto-legge 29 dicembre 2003, n. 356, recante abrogazione del comma 78 dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria 2004)" (2678), presentato al Senato il 29 dicembre 2003.

Inchieste parlamentari, deferimento

La seguente proposta di inchiesta parlamentare, ai sensi dell'articolo 162, comma 2, del Regolamento del Senato, è stata deferita

- in sede referente:

alla 6a Commissione permanente (Finanze e tesoro):

Pontone e Florino. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla vicenda relativa alla dismissione da parte della Banca d'Italia della sua partecipazione nella "Società per il risanamento di Napoli Spa (Doc. XXII, n. 21), previ pareri della 1a e della 2a Commissione permanente.

Governo, richieste di parere su documenti

Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 15 dicembre 2003, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della legge 1° dicembre 1997, n. 420, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto ministeriale recante l'elenco delle proposte di istituzione e di finanziamento di Comitati nazionali e di Edizioni nazionali per l'anno 2004 (n. 323).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 13 gennaio 2004, alla 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali), che dovrà esprimere il proprio parere entro il 12 febbraio 2004.

 

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con lettera in data 16 dicembre 2003, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 81, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante "Autorizzazione alla costruzione e all'esercizio delle opere di cui al progetto di variante del tracciato dell'elettrodotto Matera / S.Sofia ricadente nei comuni di Rapolla e Melfi - PT -" (n. 324).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 13 gennaio 2004, d'intesa con il Presidente della Camera dei deputati, alla Commissione parlamentare per le questioni regionali, che dovrà esprimere il proprio parere entro il 2 febbraio 2004.

 

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 14 gennaio 2004, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1 della legge 7 marzo 2003, n. 38, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto legislativo recante: "Interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole a norma dell'articolo 1, comma 2, lettera i), della legge 7 marzo 2003, n. 38" (n. 325).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita alla 9a Commissione permanente, che dovrà esprimere il proprio parere entro il 29 febbraio 2004. La 1a e la 5a Commissione permanente potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito, in tempo utile affinché questa possa esprimere il parere entro il termine assegnato.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 14 gennaio 2004, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 81, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, nonché dell'art. 3, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante "Attuazione del progetto di variante relativo all'ampliamento della sede del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Ancona, loc. Vallemiano" (n. 326).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, d'intesa con il Presidente della Camera dei deputati, alla Commissione parlamentare per le questioni regionali, che dovrà esprimere il proprio parere entro il 9 febbraio 2004.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 19 gennaio 2004, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3 della legge 3 febbraio 2002, n. 39, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto legislativo recante: "Disposizioni sanzionatorie in applicazione del regolamento (CEE) n. 2081/92 del Consiglio del 14 luglio 1992 relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agricoli e alimentari" (n. 327).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita alla 2a Commissione permanente, che dovrà esprimere il proprio parere entro il 20 marzo 2004. La 1a, la 9a, la 14a Commissione permanente potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito, in tempo utile affinché questa possa esprimere il parere entro il termine assegnato.

 

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 19 gennaio 2004, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e dell'articolo 13, comma 2, della legge 15 marzo 1997, n. 59, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante: "Regolamento di organizzazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti" (n. 328).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita alla 8a Commissione permanente, che dovrà esprimere il proprio parere entro il 19 febbraio 2004. La 1a e la 5a Commissione permanente potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito, in tempo utile affinché questa possa esprimere il parere entro il termine assegnato.

Governo, richieste di parere per nomine in enti pubblici

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ha inviato, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14, la richiesta di parere parlamentare sulla proposta di nomina del dottor Giovanni Giulio Novi a Presidente dell'Autorità portuale di Genova (n. 90).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 13 gennaio 2004, all'8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni).

 

Il Ministro per i beni e le attività culturali ha inviato, ai sensi dell'articolo 1 della legge 24 gennaio 1978, n. 14, la richiesta di parere parlamentare sulla proposta di nomina del dottor Davide Croff a Presidente della Fondazione della Società di cultura La Biennale di Venezia (n. 91).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, in data 20 gennaio 2004, alla 7a Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport).

Governo, trasmissione di documenti

Il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei seguenti consigli comunali:

Ariano Irpino (Avellino), Colleferro (Roma), Casapulla (Caserta), Pannarano (Benevento), Avellino (Avellino), Luzzi (Cosenza), con lettere in data 31 dicembre 2003;

San Pietro Mosezzo (Novara), Volpedo (Alessandria), San Zenone degli Ezzelini (Treviso), Motta de' Conti (Vercelli), Battuta (Pavia), Giulianova (Teramo), Graffignano (Viterbo), Mason Vicentino (Vicenza) e San Bonifacio (Verona), con lettere in data 15 gennaio 2004.

 

Il Presidente del Consiglio dei ministri, con lettera in data 11 dicembre 2003, ha dato comunicazione, ai sensi dell'articolo 1 della legge 8 agosto 1985, n. 440, in merito alla deliberazione, su sua proposta, del Consiglio dei ministri relativamente alla concessione di un assegno straordinario vitalizio a favore della signora Alida Maria Altenburger (in arte Alida Valli).

Tale documentazione è depositata presso il Servizio dell'Assemblea a disposizione degli onorevoli senatori.

 

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 19 novembre 2003, ha inviato, ai sensi dell'articolo 31, primo comma, della legge 27 aprile 1982, n. 186, la prima relazione sullo stato della Giustizia amministrativa e sugli incarichi conferiti a norma dell'articolo 29, terzo comma, della citata legge n. 186 del 1982 (Doc. CXCVIII, n. 1).

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente.

 

Il Ministro delle attività produttive ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7, comma 1, del decreto del Ministero delle attività produttive del l7 ottobre 2003, la prima relazione in merito allo stato di applicazione delle disposizioni sulle licenze volontarie per l'esportazione di principi attivi coperti da certificati complementari di protezione, di cui all'articolo 3, commi 8-bis, ter e quater, del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 62, convertito con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112.

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente.

 

La Presidenza del Consiglio dei ministri ha inviato con lettere in data 29 dicembre 2003, ai sensi dell'articolo 19, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le comunicazioni concernenti il conferimento degli incarichi di livello dirigenziale generale:

- al dottor Giovanpietro Scotto Di Carlo, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze;

- al dottor Bruno Agricola, al dottor Sergio Basile, al dottor Corrado Clini, al dottor Aldo Cosentino e al dottor Gianfranco Mascazzini, nell'ambito del Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio;

- all'ingegner Alberto Chiovelli, all'ingegner Sergio Dondolini e all'ingegner Ernesto Reali, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

 

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettere in data 12 gennaio 2004, ha trasmesso le comunicazioni concernenti le nomine:

della dr.ssa Amalia Ghisani a Commissario straordinario dell'Ente nazionale di previdenza ed assistenza per i lavoratori dello spettacolo (ENPALS) (n. 83);

del dott. Marco Staderini a Commissario straordinario dell'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'Amministrazione pubblica (INPDAP) (n. 84);

del prof. Vincenzo Mungari a Commissario straordinario dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) (n. 85);

dell'avv. Gian Paolo Sassi a Commissario straordinario dell'Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) (n. 86).

Tali comunicazioni sono state trasmesse, per competenza, alla 11a Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale).

 

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 29 dicembre 2003, ha inviato, ai sensi dell'articolo 30 della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, la relazione sulla stima del fabbisogno di cassa del settore pubblico e situazione di cassa al 30 settembre 2003 (Doc. XXV, n. 11).

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente.

 

Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, trasmissione di documenti

Il Presidente dell'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, con lettera in data 15 gennaio 2004, ha inviato, ai sensi dall'articolo 4, comma 4, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, la relazione sull'attività svolta dall'Autorità stessa nell'anno 2002 (Doc. XLIII, n. 3).

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente.

Corte costituzionale, ordinanze emesse da autorità giurisdizionali per il giudizio di legittimità

Nello scorso mese di dicembre sono pervenute ordinanze emesse da autorità giurisdizionali per la trasmissione alla Corte costituzionale di atti relativi a giudizi di legittimità costituzionale.

Tali ordinanze sono depositate negli uffici del Senato a disposizione degli onorevoli senatori.

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze

Il Presidente della Corte costituzionale, con lettere in data 12, 19, 23 e 30 dicembre 2003, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia di sei sentenze, depositate nella stessa data in cancelleria, con le quali la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale:

della legge della regione Piemonte 24 ottobre 2002, n. 25 (Regolamentazione delle pratiche terapeutiche e delle discipline non convenzionali) (Doc. VII, n. 107). Sentenza n. 353 del 27 novembre 2003. Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 12a Commissione permanente;

degli articoli 5 e 14 della legge regionale delle Marche 14 luglio 1997, n. 41, recante "Disciplina delle attività di organizzazione ed intermediazione di viaggi e turismo", come modificata dalla legge regionale 14 febbraio 2000, n. 8, recante "Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 12 agosto 1994,n. 31, sulle strutture extra-alberghiere e alla legge regionale 14 luglio 1997,n. 41, sull'attività di organizzazione ed intermediazione di viaggi e turismo", nella parte in cui prevedono l'obbligo per l'agenzia di viaggi che intenda aprire una filiale nel territorio della regione Marche, di integrare il deposito cauzionale già versato in misura pari alla differenza, ove sussistente, con l'importo versato dalle agenzie autorizzate dalla medesima regione ad esercitare la relativa attività (Doc. VII, n. 108). Sentenza n. 375 del 18 dicembre 2003. Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 10a Commissione permanente;

dell'articolo 60, ultimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 (Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), nella parte in cui prevede che le variazioni e le modificazioni dell'indirizzo del contribuente, no risultanti dalla dichiarazione annuale, hanno effetto, ai fini delle notificazioni, dal sessantesimo giorno successivo a quello dell'avvenuta variazione anagrafica (Doc. VII, n. 109). Sentenza n. 360 del 10 dicembre 2003. Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 6a Commissione permanente;

nei limiti di cui in motivazione, dell'articolo 70, commi 1, 3 e 8, della legge 448 del 2001;

dell'articolo 70, comma 2, limitatamente alle parole "fondamentali dello Stato",della legge n. 448 del 2001;

dell'articolo 70, comma 4, limitatamente alle parole "nei limiti delle proprie risorse ordinarie di bilancio e di quelle aggiuntive di cui al comma 3", della legge n. 448 del 2001;

dell'articolo 70, comma 5, limitatamente alle parole "i cui standard minimi organizzativi sono definiti in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281" della legge n. 448 del 2001 (Doc. VII, n. 110). Sentenza n. 370 del 17 dicembre 2003. Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 6a Commissione permanente;

della legge della regione Lazio 11 luglio 2002, n. 16 (Disposizioni per prevenire e contrastare il fenomeno del mobbing nei luoghi di lavoro) (Doc. VII, n. 111). Sentenza n. 359 del 10 dicembre 2003. Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 11a Commissione permanente;

dell'articolo 72 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui non prevede che nel caso di adozione internazionale l'indennità di maternità spetta nei tre mesi successivi all'ingresso del minore adottato o affidato, anche se abbia superato i sei anni di età (Doc. VII, n. 112). Sentenza n. 371 del 17 dicembre 2003. Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 11a Commissione permanente.

 

Regioni, trasmissione di relazioni

La regione Lombardia, con lettera in data 11 dicembre 2003, ha inviato, ai sensi dell'articolo 10 della legge 2 maggio 1990, n. 102, recante "Disposizioni per la ricostruzione e la rinascita della Valtellina e delle adiacenti zone delle province di Bergamo, Brescia e Como, nonché della provincia di Novara, colpite dalle eccezionali avversità atmosferiche dei mesi di luglio ed agosto 1997", la relazione sullo stato di attuazione della citata legge per l'anno 2002 (Doc. CVIII, n. 3).

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a e alla 13a Commissione permanente.

 

Il presidente della regione Toscana, con lettera in data 3 dicembre 2003, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19-bis, comma 5, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, e successive modificazioni, la prima relazione sullo stato di attuazione delle deroghe in materia di protezione della fauna selvatica e di prelievo venatorio, previste dall'articolo 9 della direttiva 79/409/CEE, riferita alla stagione venatoria 2002-2003 (Doc. CXCIX, n. 1).

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 9a e alla 13a Commissione permanente.

 

Consigli regionali, trasmissione di voti

Sono pervenuti al Senato i seguenti voti regionali:

del Consiglio regionale della Valle d'Aosta concernente disposizioni per l'incentivazione del finanziamento degli organismi non lucrativi (n. 104), trasmesso alla 1a e alla 6a Commissione permanente;

della regione Toscana per assicurare il completamento delle opere e la continuità di attività del Parco nazionale della Pace di Sant'Anna di Stazzema (n. 105), trasmesso alla 1a Commissione permanente.

Detti documenti, sono stati trasmessi ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento.

Parlamento europeo, trasmissione di documenti

Il Presidente del Parlamento europeo, con lettera in data 11 dicembre 2003, ha inviato il testo di otto risoluzioni e di tre posizioni, approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 17 al 20 novembre 2003:

una posizione sulla proposta di decisione del Consiglio che approva l'adesione della Comunità europea alla Convenzione internazionale per la protezione dei vegetali quale modificata e approvata dalla risoluzione 12/97 della ventinovesima sessione della Conferenza della FAO del novembre 1997 (Doc. XII, n. 307). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla comunicazione "Investire nella ricerca: un piano d'azione per l'Europa" (Doc. XII, n. 308). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 7a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulla comunicazione della Commissione "Verso una strategia tematica per la protezione del suolo"(Doc. XII, n. 309). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 13a e alla 14a Commissione;

una risoluzione sulla relazione sull'attuazione della direttiva 75/442/CEE del Consiglio (Direttiva quadro concernente i rifiuti) (Doc. XII, n. 310). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;

una posizione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, della convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti (Doc. XII, n. 311). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 13a e alla 14a Commissione;

una posizione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, del protocollo del 1998 sugli inquinanti organici persistenti alla convenzione del 1979 sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza (Doc. XII, n. 312). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sulle disposizioni finanziarie del progetto di trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa (Doc. XII, n. 313). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione su Euromed (Doc. XII, n. 314). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sul dodicesimo vertice UE-Russia tenutosi il 6 novembre 2003 a Roma (Doc. XII, n. 315). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 4a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione su "Europa ampliata - Prossimità: Un nuovo contesto per le relazioni con i nostri vicini orientali e meridionali (Doc. XII, n. 316). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;

una risoluzione sul processo di stabilizzazione e di associazione per l'Europa sudorientale: seconda relazione annuale (Doc. XII, n. 317). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente.

Assemblea dell'Unione dell'Europa Occidentale, trasmissione di documenti

Il Presidente dell'Assemblea dell'Unione dell'Europa Occidentale ha inviato il testo di una risoluzione e di una raccomandazione, approvate a Parigi il 22 ottobre 2003, nel corso della 49a Sessione ordinaria di quel Consesso - Assemblea interparlamentare europea per la Sicurezza e la Difesa:

raccomandazione n. 732 sulle prospettive della politica europea per la sicurezza e la difesa - contributo alla Conferenza intergovernativa (Doc. XII-bis, n. 81).

risoluzione n. 117 sulle prospettive della politica europea per la sicurezza e la difesa - contributo alla Conferenza intergovernativa (Doc. XII-bis, n. 82);

Tali documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 4a e alla 14a Commissione permanente.

Petizioni, annunzio

Sono state presentate le seguenti petizioni:

il signor Giulio Marcon, di Roma, e numerosissimi altri cittadini chiedono una riforma dei principi che ispirano la spesa pubblica e le politiche economiche verso un modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità ambientale e la difesa dei diritti sociali, sul disarmo e la solidarietà internazionale, sulla pace e la giustizia economica e sociale, superando gli squilibri tra Nord e Sud del mondo (Petizione n. 633);

il signor Pasqualino Galileo, di Carife (Avellino), e numerosi altri cittadini chiedono che il disegno di legge di riforma in materia previdenziale, attualmente all'esame del Senato (A.S. 2058), preveda la costituzione di una Cassa autonoma per la gestione delle pensioni, l'aggancio automatico della pensione al trattamento economico del personale in servizio, l'aumento della pensione di reversibilità e la presenza di rappresentanti della categoria dei pensionati in seno agli organi di gestione e controllo, nonché in sede di contrattazione collettiva relativa al personale in servizio (Petizione n. 634).

Tali petizioni, a norma del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.

 

Mozioni, apposizione di nuove firme

I senatori Petruccioli, D’Amico, Cortiana, Cossiga, Battisti, Crinò, Pace, Moncada, Tarolli, Liguori, Morando, Pessina, Scalera, De Petris, Passigli, Vitali e Barelli hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00219, dei senatori Del Turco ed altri.

 

 

 

 

Interpellanze

COSSIGA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Per sapere quali iniziative il Governo italiano intenda prendere a livello di Consiglio europeo e di Consiglio dei ministri – Affari Generali, e presso la Presidenza di turno dell’Unione europea, perché il Presidente della Commissione europea revochi la sospensione da lui disposta del seminario sul grave fenomeno del rinascente antisemitismo in Europa, come inconsulta reazione alle giuste e fondate proteste dei presidenti del World Jewish Congress e dell’European Jewish Congress contro gli atteggiamenti praticamente anti-semiti della Commissione stessa, resi ancora più gravi da alcune iniziative assunte recentemente dal Governo della Repubblica francese.

(2-00494)

MICHELINI, BETTA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle attività produttive - Premesso che:

il 5 gennaio 2004 è stata data notizia della chiusura dello stabilimento della Filtrati di Rovereto con il licenziamento e la messa in mobilità di 139 dipendenti, senza che né questi, né le organizzazioni sindacali, né le istituzioni pubbliche abbiano avuto alcun preavviso di tale drammatica scelta effettuata dalla Filtrona s.p.a., società che controlla anche lo stabilimento di Rovereto;

tra l’altro la situazione produttiva, la quantità, la qualità e il valore dei marchi dei prodotti lavorati nello stabilimento della Filtrati di Rovereto non facevano presagire la drammatica decisione;

la notizia, per di più, è pervenuta tramite un mandatario della società, la quale nega allo Stato un incontro con le organizzazioni sindacali e con le competenti strutture della provincia autonoma di Trento, atte a far fronte a gravi situazioni di crisi aziendali che comportino ristrutturazioni con messa in mobilità delle maestranze;

la Filtrati fa parte del cosiddetto "Polo fumo di Rovereto" che già nell’anno 2000 è stato oggetto di un ampio intervento di razionalizzazione produttiva con conferma, tuttavia, delle strutture produttive proprio alla luce della qualità, quantità e valore dei marchi in essa lavorati;

è opportuno richiamare, seppur in modo succinto, come sia composto il "Polo fumo di Rovereto", che vede la presenza della Manifatture, della Filtrati e dell’ATI:

con decreto legislativo n. 283 del 9 luglio 1988 veniva istituito l’ETI Spa, Ente Tabacchi Italiano, definito Ente pubblico economico, che assorbiva il Monopolio di Stato con l’intento della sua privatizzazione. Le azioni originariamente possedute dal Ministero del tesoro venivano poste all’asta e acquisite dalla B.A.T. (British American Tobacco). La vendita era condizionata:

1) al mantenimento dei livelli occupazionali per un periodo non inferiore al triennio in capo all’acquirente;

2) alla garanzia da parte dell’ETI S.p.a. di una determinata quantità di commesse per poter esaudire la condizione di cui al punto 1). La B.A.T. controlla la Manifatture di Rovereto;

Europoligrafica Spa è la società che controlla l’ATI Carta Spa, anch’essa presente con uno stabilimento in Rovereto;

Filtrona Italia Spa è controllata da Filtrona International. Quest’ultima già deteneva il 49% del pacchetto azionario di Filtrati, mentre il residuale 49% era in capo alla società ATI Carta Spa ed il 2% era in capo a Finmeccanica. Successivamente Filtrona International ha acquistato il rimanente 51% mediante la costituzione di una nuova società, la cui ragione sociale risponde a Filtrona Italia Spa;

Filtrona International Spa ha acquistato, secondo informazioni assunte, la concorrente svizzera con sede in Baudgarden ed ora, superato il regime di oligopolio, si pone in posizione di monopolista;

risulta agli interroganti che la Filtrati di Rovereto sia un’azienda all’avanguardia non solo a livello nazionale ma internazionale, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo e di marchi, dando ottimi risultati dal punto di vista dei profitti aziendali;

le lettere di licenziamento e di dismissione dello stabilimento giungono – guarda caso – proprio allo scadere di uno degli obblighi contrattualmente assunti al momento dell’acquisizione pubblica della maggioranza del pacchetto azionario ad opera di Filtrona Italia Spa, consistente nell’obbligo del mantenimento degli assetti occupazionali per un triennio;

da quanto si è potuto capire, il mandatario della società per il licenziamento e la chiusura dello stabilimento avrebbe fatto riferimento ad una forma di benestare da parte del Governo, anche se non dovuta, vista la natura privatistica della Società;

grande preoccupazione si nutre, infine, in merito non solo al futuro dell’attività produttiva della Filtrati ma anche del "Polo fumo" nel suo complesso, che risulta essere una delle più importanti attività che dà occupazione nel Trentino ed in modo particolare nella realtà produttiva del distretto industriale di Rovereto,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa, e soprattutto del grave provvedimento di licenziamento assunto dalla Filtrona Italia Spa nei confronti delle 139 maestranze dello stabilimento di Rovereto;

se corrisponda al vero che, seppur in modo improprio, il Ministro del lavoro, direttamente o in qualche sua articolazione, abbia espresso un parere preventivo positivo in merito al gravissimo provvedimento;

se si sia a conoscenza delle strategie aziendali della Filtrona Italia Spa, della B.A.T. e dell’Europoligrafica e quale sia il futuro del così detto "Polo fumo di Rovereto";

quali siano le intenzioni ed i programmi di Filtrona international in ordine agli immobili, macchine ed attrezzature dello stabilimento di Rovereto della Filtrati Italia Spa;

se corrisponda al vero che lo stabilimento di Rovereto venga chiuso per "salvare" un’attività produttiva di medesimo tenore nel Sud Italia;

se corrisponda al vero che il soprarichiamato gravissimo provvedimento di licenziamento trovi motivazione nella diminuzione di commesse in capo alla Filtrona Italia Spa e, nel contempo, se si sia a conoscenza delle strategie aziendali e se ciò corrisponda ad una oggettiva situazione, anziché all’attuale gestione monopolistica probabilmente europea in quel campo produttivo;

quali siano i provvedimenti che si intenda assumere in via d’urgenza, e se del caso in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento, previa apertura di trattative urgenti tra la proprietà e le rappresentanze sindacali.

(2-00495)

MAGISTRELLI, MORANDO, ZANCAN, PAGLIARULO, D'AMICO, BATTISTI, CASTELLANI, COLETTI, TURCI, CADDEO, DI SIENA, MARINO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

a fronte delle crescenti difficoltà economiche in cui versa il Paese, nonché dell'allarme sociale per la perdita di potere d'acquisto dei salari e per le nuove povertà che stanno aggredendo i ceti medi, alcuni esponenti di massimo livello del Governo hanno ritenuto di indicare nell'introduzione dell'euro la principale causa del disagio percepito dai cittadini, interamente ricondotto all'incremento dei prezzi seguito al changeover lira/euro;

tale analisi, come evidenziato anche dal Presidente della Commissione europea nell'ambito di un'intervista resa al quotidiano "La Repubblica" il 2 gennaio 2004, non sembra trovare alcun riscontro empirico: su dodici Paesi dell'Unione che hanno introdotto l'euro solo due - tra cui l'Italia - hanno registrato un contestuale impoverimento della classe media, che deve dunque supporsi connesso a uno specifico scenario nazionale;

in tal senso le cause del vistoso incremento dei prezzi che ha duramente colpito i consumatori devono essere ricercate nella specifica gestione della transizione verso l'euro da parte del nostro Paese, oltre che nelle contestuali scelte di politica economica nazionale che hanno evidentemente concorso ad amplificare la dinamica espansiva dei prezzi (in primo luogo l'estesissima serie di condoni fiscali che ha drenato al sistema produttivo nazionale, nell'arco di pochi mesi, una quantità ingentissima di risorse finanziarie, con costi almeno in parte scaricati sui cittadini utenti e consumatori);

la questione dell'aumento dei prezzi che ha fatto seguito all'ingresso dell'euro è stata anche al centro di un'apposita indagine conoscitiva sulle dinamiche dei prezzi e delle tariffe, svolta congiuntamente dalle Commissioni industria del Senato e della Camera tra il settembre 2002 e il maggio 2003;

il documento conclusivo della citata indagine (Doc. XVII, n. 13, Senato), approvato il 27 maggio 2003, recava, tra gli indirizzi conclusivi delle Commissioni, anche l'esplicito impegno rivolto al Governo "ad attivare e a rendere pienamente operativi gli strumenti di verifica e monitoraggio delle dinamiche dei prezzi previsti per il changeover lira/euro, quali i cosiddetti "Comitati per l’euro"";

infatti il disegno istituzionale predisposto dai Governi dell'Ulivo nella scorsa legislatura per la gestione della transizione del sistema economico e giuridico italiano verso la moneta unica europea prevedeva che il coordinamento delle iniziative connesse all'introduzione dell'euro fosse affidato ad un "Comitato nazionale per l'euro", istituito presso il Ministero del tesoro, composto da rappresentanti del sistema finanziario (Banca d'Italia, Abi, Consob, assicurazioni), del sistema delle imprese (Camere di commercio e associazioni di categoria), delle pubbliche amministrazioni centrali e locali, con il supporto di esperti informatici e giuridici; obiettivo prioritario del "Comitato nazionale per l'euro" avrebbe dovuto essere la sorveglianza sull'ordinato svolgimento della transizione e l'assistenza riguardo alle decisioni di ciascun soggetto economico durante quella fase, con lo scopo di assicurare la sincronia delle diverse componenti del sistema produttivo italiano;

al fine di coinvolgere nel processo di integrazione monetaria le autonomie locali e i soggetti produttivi presenti sul territorio, si era inoltre previsto che il "Comitato nazionale per l'euro" si avvalesse della collaborazione, a livello locale, dei "Comitati provinciali per l'euro" (Cep), coordinati dai Prefetti e costituiti da rappresentanti delle Camere di commercio, delle associazioni di categoria, delle filiali della Banca d'Italia, dei principali comuni e delle articolazioni periferiche dell'amministrazione statale;

in particolare, i Cep avrebbero dovuto fungere da raccordo tra amministrazione statale centrale e soggetti territorialmente localizzati, comunicando al centro le istanze periferiche e diffondendo nelle realtà locali le soluzioni studiate dagli organismi europei e governativi; essi, inoltre, avrebbero dovuto coordinare le iniziative di formazione e qualificazione del personale pubblico e avviare campagne di informazione e sensibilizzazione presso i consumatori, le imprese e gli utenti delle pubbliche amministrazioni;

in coerenza con tale disegno istituzionale di accompagnamento verso la moneta unica delineato nella scorsa legislatura, i "Comitati nazionale e provinciali per l'euro" sono stati quindi già allora istituiti, rispettivamente con direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del settembre 1996 e con decreto del Ministro del tesoro del 6 agosto 1997;

con la scadenza della legislatura e l'insediamento del nuovo Governo, tuttavia, l'attività dei "Comitati per l'euro" non sembra aver trovato continuità e il Paese ha raggiunto la data prevista per il changeover (1° gennaio 2002) apparentemente senza alcuno strumento attivo di monitoraggio e di controllo sull'andamento della transizione; né risulta, d'altra parte, che il modello organizzativo e l'esperienza fino ad allora maturata dai "Comitati" siano stati in alcun modo presi in considerazione neanche in seguito ai ripetuti allarmi dei cittadini per i gravi fenomeni distorsivi che si stavano verificando nella dinamica dei prezzi,

si chiede di sapere:

se, ed eventualmente quali, iniziative o strumenti siano stati effettivamente attivati dal Governo per la gestione della transizione verso la moneta unica, con particolare riguardo alla vigilanza sulla dinamica dei prezzi e alla tutela del potere di acquisto dei salari;

in particolare, quale sorte abbiano avuto gli organismi di monitoraggio e vigilanza già insediati nella scorsa legislatura, nonché l'intero sistema di capillare raccordo tra le amministrazioni centrali e periferiche e il sistema produttivo nazionale, che avrebbe dovuto trovare nei "Comitati per l'euro" i punti nodali per lo scambio informativo e la mutua vigilanza tra i soggetti interessati;

in generale, se il Governo non ritenga che la partecipazione dell'Italia al sistema dell'euro abbia costituito un'occasione irrinunciabile per il risanamento economico e finanziario del nostro Paese e per il rafforzamento della credibilità delle istituzioni economiche e del sistema produttivo nazionale;

a questo proposito, se non ritenga che l'introduzione dell'euro avrebbe potuto e dovuto costituire un'occasione anche per la stabilizzazione del sistema dei prezzi, con riguardo in primo luogo al prezzo del petrolio; un'occasione - tuttavia - gravemente mancata per effetto delle decisioni di politica fiscale del Governo in materia di accise, che hanno di fatto annullato ogni potenziale beneficio per il sistema produttivo e per i cittadini, attraverso la reiterata fiscalizzazione dei ribassi del prezzo del petrolio;

infine, se non si ritenga che mettere in discussione l'opportunità e il vantaggio della partecipazione dell'Italia al sistema della moneta unica - peraltro mentre è ancora in corso un sofferto e difficile processo di elaborazione della Costituzione europea - costituisca un danno per la stabilità e la fiducia dei sistemi produttivi nazionale ed europeo, ma soprattutto un gravissimo vulnus a quel grande progetto di edificazione comunitaria che pure trova nella tradizione culturale italiana la sua radice ideale più profonda.

(2-00496)

SCALERA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

Poste italiane spa ha fin qui sviluppato una attività finanziaria molto estesa, utilizzando la presenza capillare in tutti i comuni d'Italia con i suoi 12.000 sportelli;

la collaborazione con il sistema bancario italiano è stata in passato di difficile realizzazione, in quanto le banche hanno sempre visto Poste italiane come competitor più che alleato;

si avrebbe notizia che Poste italiane abbia stipulato un accordo con Banca Mediolanum, di proprietà dell’attuale Presidente del Consiglio, per consentire la domiciliazione di propri bonifici bancari presso tutti gli sportelli postali sull’intero territorio nazionale, una collaborazione che risulta essere l'unica del genere sino ad ora realizzata;

in tal modo però Banca Mediolanum, finora priva di propri sportelli, si troverebbe improvvisamente dotata di più di 12.000 sportelli distribuiti su tutto il territorio nazionale, diventando la banca italiana di gran lunga con la maggiore copertura territoriale;

è evidente la rilevanza di questo accordo tra Poste italiane, società a totale capitale pubblico, e banca Mediolanum, società privata appartenente al capo del Governo, configurando così una potenziale situazione di privilegio,

si chiede di sapere se quanto esposto corrisponda al vero, se tale alleanza sarà oggetto in futuro di ulteriori addendi e se il Governo non ritenga che una materia di questa natura, che ha come oggetto gli interessi della azienda pubblica e di una azienda di proprietà del Presidente del Consiglio, non debba essere preliminarmente verificata sotto il profilo della opportunità per l’evidente conflitto di interessi che configura.

(2-00497)

SCALERA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

ancora una volta le vacanze natalizie si sono trasformate, per migliaia di viaggiatori, in un incubo;

pochi centimetri di neve hanno avuto l’effetto di bloccare il principale scalo aeroportuale italiano, Milano Malpensa, cancellando centinaia di voli, causando elevati danni alla compagnia di bandiera e costringendo migliaia di viaggiatori a mortificanti attese, rovinando conseguenzialmente a molti turisti le vacanze già programmate,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi di questo ennesimo grave black-out che ha paralizzato Milano Malpensa;

quali consequenziali provvedimenti abbia adottato il gestore aeroportuale dello scalo milanese;

se e quali provvedimenti il Governo avrebbe o abbia intenzione di adottare per superare tale situazione, intollerabile per un sistema dei trasporti legato ad un grande Paese industriale che ha nel turismo uno dei suoi fondamentali riferimenti.

(2-00498)

Interrogazioni

CAVALLARO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

viene segnalato allo scrivente da operatori ed utenti che presso l'Agenzia delle entrate di Macerata vi è un ritardo notevole nella liquidazione dei rimborsi dell’IVA pregressi, e ciò in particolare in riferimento a quelli per l'anno 1999;

tale situazione non deriva da comportamenti dell'Ufficio, ma dalla indisponibilità obbiettiva dei fondi per provvedere a tali incombenti, che sono esigui e da tempo giungono anche in notevole ritardo rispetto alle necessità;

ciò comporta comprensibili danni e ritardi ai soggetti beneficiari e comporta anche ritardi nella tempestiva definizione delle procedure concorsuali nelle quali vi è un rimborso dell’IVA da incassare prima di procedere alla chiusura della procedura,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno verificare, e riferire, sull'effettività e la dimensione di tale fenomeno, indicando se e quali provvedimenti intenda adottare in merito.

(3-01371)

PAGLIARULO, MARINO, MUZIO - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

sui quotidiani "L'Unità" e "Il Manifesto" di venerdì 9 gennaio 2004 si dà notizia del licenziamento da parte di Trenitalia di quattro ferrovieri, in specie un macchinista di Savona, un capotreno di Imperia, un macchinista di Alessandria, un capotreno di Acqui;

tale licenziamento sarebbe stato motivato dall'aver fatto salire sul locomotore senza autorizzazione alcuni giornalisti e teleoperatori della Rai che avrebbero, in tale circostanza, lavorato al fine di una inchiesta dedicata al trasporto ferroviario trasmessa il 7 ottobre 2003;

le immagini trasmesse in tale inchiesta attestavano l'inutilizzabilità dei sistemi antincendio e telefonici di allarme;

sembra che Trenitalia accusi i lavoratori licenziati di aver manomesso il tachigrafo;

sempre su "l'Unità" del 9 gennaio 2004 la curatrice del programma televisivo Milena Gabanelli definisce le motivazioni del licenziamento e la richiesta di 26 milioni di euro di danni alla trasmissione televisiva "Report" come "falsità";

risulta che la richiesta di autorizzazione della troupe a salire sul locomotore fosse stata correttamente inoltrata in estate, ma inspiegabilmente respinta da Trenitalia,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano del tutto immotivato, e comunque radicalmente sproporzionato, il provvedimento assunto da Trenitalia, non essendo stata messa a rischio in alcun modo la sicurezza del servizio, ed in questo caso come intendano intervenire per l'immediato ritiro dei licenziamenti;

se corrispondano a verità le immagini trasmesse nella trasmissione televisiva relative all'inutizzabilità dei sistemi antincendio e telefonici d'allarme, e in questo caso come si intenda sollecitare Trenitalia per l'immediato ripristino di tali sistemi di sicurezza;

se, più in generale, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti non intenda intervenire nei confronti della scarsa manutenzione delle linee e del materiale rotabile che, oltre a determinare un aumento del rischio per la sicurezza del servizio, è causa sempre più frequente di guasti e malfunzionamenti che comportano di conseguenza la caduta dell'affidabilità e della qualità del servizio, la soppressione di treni, il disagio di migliaia di utenti;

se, infine, i Ministri in indirizzo non intendano intervenire presso Trenitalia per evitare provvedimenti autoritari e burocratici come quello assunto nella circostanza del licenziamento, per le gravissime conseguenze sul piano umano e sociale nei confronti delle famiglie dei lavoratori licenziati.

(3-01372)

TESSITORE - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

permane la gravissima condizione dell'ordine pubblico nella città di Napoli e provincia, che riceve ormai quotidiana conferma da sempre più pesanti atti criminosi di piccola e grande criminalità;

l'interrogante da tempo denuncia pubblicamente, anche con numerosi interventi nella stampa quotidiana, tale gravissima situazione, provocando discussioni ma non risposte da parte dei responsabili dell'ordine pubblico,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario indicare se e quali provvedimenti intenda adottare, e più specificamente quali direttive intenda impartire ai responsabili locali dell'ordine pubblico, perché svolgano il proprio compito con la dovuta energia, quale è richiesta dalla gravità della situazione;

se non ritenga che a nulla o quasi servano operazioni del tipo di quella denominata "alto impatto", le quali, anche se non si vuole accedere alle valutazioni di esse quali passeggiate turistiche in ambito criminale, costituiscono soltanto misure urgenti e contingenti, di nessuna utilità strutturale;

se non ritenga che sia proprio dovere fornire mezzi adeguati alle forze già operanti stabilmente in zona perché siano poste in condizione di effettuare, con idonee azioni di intelligence, una effettiva e rigorosa politica di controllo del territorio, accompagnando altresì tali accresciute dotazioni con precise disposizioni di ordine operativo che non consentano atteggiamenti di tolleranza non più ammessi dalla gravità della situazione.

(3-01373)

BONGIORNO - Ai Ministri delle attività produttive e delle politiche agricole e forestali - Premesso che:

con circolare n.168/2003, emanata dal Ministero delle attività produttive, viene considerato superato e quindi inefficace l'articolo 29 del decreto del Presidente della Repubblica n. 719/1958, che vietava per le bevande analcoliche con denominazioni di fantasia l'utilizzo di immagini richiamanti frutta non presente o presente in percentuali insignificanti, in quanto ingannevoli nei confronti dei consumatori;

conseguentemente viene consentita la vendita di bibite con contenuti marginali o addirittura con l'assenza totale di succo di frutta, sostituito da aromatizzanti, coloranti, acqua e zucchero;

viene inoltre permesso di riportare sulle confezioni figure o indicazioni che fanno riferimento a frutta non presente, ma di cui la bibita ha il sapore grazie soltanto all'impiego di specifici aromi;

considerato che:

la nuova disciplina calpesta il diritto dei consumatori ad una informazione corretta e trasparente sugli alimenti acquistati e permette l'utilizzo di immagini in maniera ingannevole sui contenuti effettivi del prodotto;

la nuova disciplina, inoltre, fa sì che la produzione entri in grave crisi a causa di un inevitabile minor consumo nazionale di frutta, risultando facilmente superabile anche l'attuale normativa per le bevande analcoliche a base di frutta, che stabilisce invece un contenuto di succo non inferiore al 12% ;

ritenuto infine che quanto sopra segnalato si traduce in un grave pregiudizio per la agrumicultura meridionale sulla quale dovrebbe reggersi buona parte del comparto economico agricolo, finendo con l'incidere negativamente sull'intera economia meridionale,

si chiede di sapere:

se la interpretazione della circolare in premessa indicata, così come esposta, risponda agli intendimenti del Ministero delle attività produttive e del Governo della Repubblica;

in tale ipotesi, se si sia considerata la condizione del comparto economico della agrumicultura meridionale e quali influenze possa avere sul suddetto comparto la nuova disciplina di cui si è fatto menzione;

se la normativa contenuta nella circolare in questione sia in linea con l'affermata volontà del Governo di tutelare le produzioni agricole tipiche e pregiate italiane, nonché con le forti sollecitazioni provenienti da tutto il mondo agricolo circa la necessità di adottare una normativa rigorosa per garantire la trasparenza della etichettatura dei prodotti agroalimentari;

se, infine, l'indirizzo politico che emerge dalla ripetuta circolare sia compatibile con la esigenza nazionale di rilanciare l'economia del Mezzogiorno d'Italia.

(3-01374)

GUERZONI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Posto che è in atto, per ampie fasce di imprese del tessile-abbigliamento, una forte contrazione della produzione, del fatturato e degli ordini che riduce fortemente la redditività di impresa, talché ad esempio a Carpi e nella provincia di Modena negli ultimi tre anni hanno cessato l'attività 460 imprese - il 12% del totale - con la conseguente perdita di 2.120 posti di lavoro;

considerato che:

la crisi del tessile-abbigliamento, causata da fattori strutturali di cui soffrono larga parte delle imprese che operano nella "filiera" oltre che dal ridursi dei consumi in Italia e delle esportazioni verso la Germania e gli USA, è resa più acuta, come è già stato ampiamente documentato, da altri fattori di concorrenza sleale e vera e propria criminalità economica ed in particolare:

dal decentramento all'estero di attività produttive trainato innanzitutto dal basso costo del lavoro;

dalla cospicua quantità di produzioni in loco provenienti da numerosi laboratori - in gran parte promossi e gestiti da cittadini cinesi - che operano nel sommerso, e che perciò applicano prezzi ai prodotti assai contenuti e non certo remunerativi se confrontati con i costi delle produzioni delle aziende che operano regolarmente;

dalle consistenti importazioni selvagge provenienti soprattutto da paesi asiatici, anch'esse immesse sul mercato con prezzi impossibili da applicare da parte delle aziende italiane che operano regolarmente, così come accade anche per i consistenti quantitativi di prodotti contraffatti del tessile-abbigliamento;

verificato che:

una larga fascia di piccole e medie imprese e imprese artigiane della filiera del tessile-abbigliamento, per restare comunque sul mercato e non cessare le attività, in particolare negli ultimi tre anni, riduce i prezzi dei propri prodotti al minimo e, con ciò, spesso si assottigliano all'estremo le redditività aziendali, quando non vengono addirittura annullate;

alla riduzione drastica fino all'annullamento di ogni remunerazione di impresa sono indotte in particolare le aziende della subfornitura, che a Carpi e in provincia di Modena rappresentano il 72% di tutte le imprese della "filiera" e le imprese i cui titolari - il 25% del totale - hanno a qualche anno la prospettiva della pensione e per ciò sono indotti, per giungervi, a continuare l'attività anche con esiti aziendali pressoché inconsistenti;

considerato inoltre che nella preoccupante situazione richiamata per molte imprese la redditività non è più quella del 1996 e del 2000, posta peraltro alla base degli studi di settore; in particolare molte aziende i cui titolari sono in attesa di pensione per non cessare l'attività sono poste nella sgradevole alternativa o di pagare imposte effettive su entrate presunte del tutto non reali, o invece di intraprendere ricorsi avversi al fisco assai costosi e dagli esiti incerti, con disagi gravi provocati da procedimenti di lunga durata, e tutto ciò in contrasto con l'obiettivo degli studi di settore che si rapportano alle dinamiche effettive dell'economia locale,

si chiede di sapere:

se il Ministro dell'economia e delle finanze abbia già posto in atto studi e ricerche volti a rilevare innanzitutto, per le azioni delle pubbliche amministrazioni e di quella del fisco in particolare, iniziative volte a individuare la forte contrazione produttiva e di reddito in atto soprattutto dopo il 2000 in molte imprese dal tessile-abbigliamento e del comparto moda rispetto agli indicatori di produzione e di reddito assunti, come noto, a suo tempo a riferimento degli studi di settore;

se in tal senso non si ritenga necessario richiamare la Commissione ministeriale per la validazione dei nuovi studi di settore alla necessità di valutare, anche ricorrendo a confronti diretti con le associazioni delle imprese, le istanze delle categorie imprenditoriali interessate e ad apportare correzioni ai vigenti studi di settore in linea con le mutate condizioni di produzione e di reddito nel comparto moda e tessile-abbigliamento;

se, in questo ambito, il Ministero dell'economia e delle finanze non ritenga necessario e urgente, come richiesto dalle associazioni delle imprese di molte parti del Paese, attivare, anche attraverso una specifica direttiva ministeriale, le Agenzie regionali delle entrate e gli Osservatori provinciali degli studi di settore affinché, in un rapporto di collaborazione con le associazioni di categoria presenti nei vari territori, siano posti in atto confronti utili ad individuare rispetto alla realtà effettiva attuale, assai diversa da quella del 1996 e del 2000, aggiornati indicatori di produzione di reddito affinché possano essere modificati, tenuto conto della nuova realtà economica e di mercato, gli studi di settore;

se non ritenga di emanare orientamenti ministeriali conformi a tutti gli uffici periferici dell'amministrazione finanziaria al fine di ottenere trattamenti possibilmente uniformi e non penalizzanti del fisco con riferimento, a partire dagli anni successivi al 2000, in particolare al valore da attribuire al macchinario, al ruolo dei soci e dei famigliari, al calo di redditività degli investimenti, alla contrazione del fatturato e delle ore lavorate, oltre che ad una valutazione aggiornata dei "fermo macchina" derivante dall'accentuarsi, negli ultimi anni, del carattere sempre più stagionale dell'attività produttiva di molte imprese del comparto tessile-abbigliamento e moda.

(3-01375)

COSTA - Al Ministro delle comunicazioni - Premesso :

che diverse città della provincia di Lecce sono servite dalle linee ADSL;

che tra le città coperte dal servizio risultano quelle di Parabita e Casarano, mentre la città di Matino risulta esclusa;

che dal punto di vista geografico la città di Matino risulta essere esattamente nel mezzo tra le due sopracitate;

che non si capisce come sia stato possibile effettuare i lavori di cablaggio saltando proprio la città nel centro;

che tra l’altro, essendo Matino importante centro finanziario ed industriale, l’utenza risulta essere pesantemente danneggiata e penalizzata dalla mancata copertura,

l’interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza provvedendo a cablare la città di Matino, al fine di consentire all’utenza pubblica e privata una maggiore velocità di connessione e quindi una competitività migliore.

(3-01376)

MARITATI, MANIERI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

le organizzazioni di rappresentanza delle agenzie di viaggio (Fiavet, Assotravel e Assoviaggi) hanno denunciato la drastica riduzione da parte dell'Alitalia delle provvigioni riconosciute agli operatori per la vendita di biglietti aerei della compagnia;

la situazione è ancor più grave poiché si rischia che a catena altre compagnie aeree seguano il medesimo esempio, con esiti drammatici per la esistenza stessa di molte agenzie di viaggio;

ciò, come immaginabile, avrebbe riflessi occupazionali significativi, con la perdita stimata di circa 10.000-10.500 posti di lavoro a livello nazionale;

la stessa compagnia di bandiera nazionale, a fronte di un risparmio stimato nell'ordine di 60 milioni di euro l'anno, rischia di veder diminuire le vendite dei propri pacchetti di circa il 10%, con una perdita secca di 160 milioni di euro, laddove gli agenti di viaggio, che rappresentano il 92% della capacità di vendita dell'Alitalia, come necessaria contromisura dovessero cessare la promozione dei suoi biglietti di volo;

in alcune parti d'Italia risulta che siano già state avviate forme di protesta da parte degli agenti di viaggio, denominate "No ticket Alitalia", che si stima comportino per la compagnia una perdita di circa 50.000 euro l'ora;

a fronte della denuncia di questi problemi e della partenza delle prime lettere di licenziamento per i dipendenti delle agenzie di viaggio, risulta che dal 2 dicembre 2003 l'Alitalia rifiuta di incontrare la delegazione delle federazioni degli Agenti di viaggio,

si chiede di sapere:

se una simile strategia economica da parte della compagnia area di bandiera, che rischia di infliggere un colpo mortale al bilancio della società, sia condivisa dal Ministro dell'economia e delle finanze, titolare del Ministero azionista di maggioranza della medesima;

se le ricadute occupazionali di un simile comportamento da parte di Alitalia siano state valutate attentamente dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali e se egli intenda adottare un comportamento di moral suasion nei confronti degli amministratori dell'Alitalia affinché, quanto meno, siano indotti ad avviare un tavolo di trattative con i rappresentanti degli agenti di viaggio;

se una simile condotta da parte dell'Alitalia non rischi di compromettere l'immagine della società, con ripercussioni negative anche sull'esito di eventuali accordi con altre compagnie.

(3-01377)

SCALERA - Al Ministro delle comunicazioni - Premesso che:

i locali degli uffici postali delle aree periferiche di Napoli sono generalmente sottodimensionati, carenti ed inadeguati a sostenere il flusso di utenza, con punte di particolare disagio in alcune zone dell'area tra Miano e Secondigliano;

l'ufficio postale Napoli 70 di Miano e quelli limitrofi sono costretti ad operare in locali insufficienti e oltremodo inadeguati;

tale disagio è stato più volte segnalato alle autorità territoriali ed alle direzioni competenti di Poste Italiane;

tale situazione è aggravata dalla circostanza che il 70 per cento degli utenti degli uffici postali in generale è costituito da anziani, per i quali i disagi sopra evidenziati sono più pesanti ed inaccettabili,

si chiede di sapere quali immediati provvedimenti si intenda adottare, anche in rapporto a Poste Italiane, per risolvere la questione e garantire, nell'immediato, un servizio migliore ai cittadini.

(3-01378)

MARINO, MUZIO, PAGLIARULO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della difesa, dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso:

che l'Associazione nazionale degli ex internati nei lager nazisti (A.N.E.I.), con sede in Roma, Via XX settembre 27/b, è stata sfrattata;

che detti locali di Via XX settembre, già di proprietà dell'Inpdai e successivamente dell'Inps e del Ceep, furono dati in affitto all'Associazione circa 30 anni fa;

che, malgrado le ripetute assicurazioni del Ministero della difesa di reperire una diversa sede per consentire all'Associazione di proseguire le sue attività culturali ed educative, si è giunti invece all'esecuzione dello sfratto con la forza pubblica senza che si sia provveduto a rispettare gli impegni assunti;

che l'ANEI, oltre ai convegni, seminari di studio, celebrazioni, mostre, ecc., tra l'altro possiede un vastissimo materiale di documentazione sulla tragedia dei 600.000 soldati ed ufficiali italiani, rinchiusi nei lager nazisti di Germania e Polonia e sottoposti a lavori forzati e a violenze inenarrabili;

che tutto questo patrimonio di documenti, di diari (circa 600), di giornali rischia di andare disperso, ove non si trovi in brevissimo tempo altra sede idonea,

gli interroganti chiedono di sapere quali provvedimenti urgenti il Governo ed i Ministri in indirizzo intendano adottare e quali iniziative sollecitare e promuovere per restituire al più presto all'Associazione ed a chi ha tanto sofferto una sede degna della nobile testimonianza dell'ANEI ed idonea alla prosecuzione delle attività d'Istituto, soprattutto in funzione delle nuove generazioni.

(3-01379)

MAGNALBO' - Al Ministro per la funzione pubblica - Premesso che:

il buono pasto dei dipendenti dello Stato, per accordo contrattuale, è fermo sin dal 30 aprile 1996 ad un importo oggi corrispondente a 4,65 euro nonostante negli anni trascorsi l'aumento dell'inflazione - e proporzionalmente il costo della vita - sia salito di oltre il 20 per cento;

in occasione del rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per gli anni 2002/2005 sottoscritto tra l'ARAN e le organizzazioni sindacali le parti hanno concordato sulla necessità di procedere alla verifica della spesa effettivamente sostenuta in quanto risulterebbe un risparmio sullo stanziamento iscritto al bilancio di oltre il 20 per cento;

l'attuale sistema di erogazione attraverso ticket cartacei, gara CONSIP, convenzioni con esercenti, distribuzione manuale ai dipendenti, aggrava i costi della Pubblica Amministrazione di oltre il 15 per cento;

attraverso i risparmi sugli stanziamenti già previsti e attraverso la monetizzazione, che consentirebbe risparmi sulla gestione, l'adeguamento del corrispettivo economico dei buoni pasto non aggraverebbe le spese finanziarie già previste,

l'interrogante chiede di conoscere quali iniziative urgenti intenda adottare il Governo affinché con il rinnovo del contratto collettivo nazionale 2004/2005 venga finalmente riesaminata l'attuale normativa sui buoni pasto, sia per quanto attiene alla disciplina di erogazione, sia per gli importi attualmente vigenti.

(3-01380)

TOIA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

negli ultimi anni la situazione dell'amministrazione giudiziaria in Lombardia ha assunto un carattere di vera e propria emergenza, sia sotto il profilo della copertura degli organici - come evidenziato dalla tardiva nomina del nuovo Procuratore generale di Bergamo, dopo una vacatio di ben due anni - sia sotto il profilo dell'efficienza delle dotazioni infrastrutturali e strumentali, come si evince dal drammatico stato di degrado in cui tuttora versa il Palazzo di giustizia di Milano;

in particolare, i magistrati milanesi segnalano da diversi mesi, attraverso ripetute sollecitazioni al Ministero, un costante aggravamento della funzionalità complessiva del sistema giudiziario milanese, che rischia di dilatare ulteriormente – spesso fino a livelli insostenibili - i tempi già lunghi richiesti per la risposta giudiziaria, al punto tale da determinare una vera e propria situazione di denegata giustizia;

infatti, alle ordinarie difficoltà gestionali della macchina giudiziaria - tra le quali si segnala l’impossibilità di far ricorso alla verbalizzazione delle udienze per esteso ed in tempo reale, a causa del drastico taglio dei fondi ministeriali per il finanziamento dei servizi di stenotipia - si sono aggiunti i problemi derivanti dalla fatiscenza della struttura che ospita il Palazzo di giustizia e dalle condizioni di estremo disagio in cui sono costretti ad operare giudici, avvocati, personale di cancelleria e le migliaia di cittadini che frequentano quotidianamente il Palazzo;

un'ulteriore denuncia di tale condizione di emergenza è peraltro venuta dal Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Milano, che ha presentato un circostanziato documento con il quale si segnala una estesa violazione, nell’ambito degli uffici giudiziari, delle norme vigenti in tema di igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro;

tale drammatica situazione ha spinto il pubblico ministero Giulio Benedetti a disporre il sequestro preventivo di molti locali del Palazzo di giustizia di Milano e a dichiarare l'inagibilità degli stessi per tutte le attività extragiudiziarie,

si chiede di sapere:

se non si ritenga della massima urgenza intervenire per assicurare, entro il più stretto termine, la piena agibilità strutturale degli uffici giudiziari milanesi, al fine di garantire il ripristino della normale funzionalità del Palazzo di giustizia e il regolare svolgimento dei processi civili e penali;

in generale, se non si ritenga che un'eventuale persistente trascuratezza o insensibilità dell'amministrazione giudiziaria centrale alle ripetute segnalazioni circa le drammatiche condizioni di degrado infrastrutturale e strumentale in cui versano le amministrazioni giudiziarie milanese e lombarda non rischi di apparire alla cittadinanza quale un segnale emblematico di svalutazione, se non addirittura di umiliazione, delle Istituzioni giudiziarie locali, con gravissimo pregiudizio per l'effettivo riconoscimento del diritto al servizio della giustizia da parte delle popolazioni interessate.

(3-01381)

CAVALLARO - Al Ministro della giustizia - Premesso:

che il coordinatore dell’ufficio del giudice di pace di Osimo (Ancona), dott. Benedetto Loiodice, risulta avere presentato, nei giorni scorsi, le dimissioni dall’incarico di coordinatore, avendo rilevato la gravità e l’insostenibilità della situazione in relazione alla carenza di organico del personale assegnato all’Ufficio, in quanto attualmente risulterebbero in servizio a tempo pieno due sole unità di personale, che pur svolgono con notevole zelo e dedizione il loro ruolo, mentre risultano mancare un funzionario di cancelleria, un assistente giudiziario, due dattilografi ed un messo;

che tale situazione di disagio risulta condivisa dagli operatori del settore, come risulta da numerose dichiarazioni di avvocati pubblicate nella notizia del fatto nel quotidiano "Il Resto del Carlino", pagina 26, di Ancona – Osimo del 19 gennaio 2004;

che non appare certo misura adeguata al superamento delle lamentate difficoltà quella della revoca dell’incarico al dott. Loiodice, il quale ha semplicemente segnalato, com’era ad un tempo suo diritto e dovere, un problema grave ed obbiettivo, e che si è sempre distinto per l’impegno profuso nello svolgimento dell’incarico,

si chiede di conoscere quali iniziative si intenda assumere per superare con assoluta urgenza, vista la prospettata situazione, lo stato di inadeguatezza quanto a personale dell’ufficio del giudice di pace di Osimo.

(3-01382)

PASTORE - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso:

che nel ricorso per l’annullamento della proclamazione degli eletti al Consiglio comunale di Pescara, effettuata il 14.6.2003, proposto innanzi al TAR dell’Abruzzo, Sezione di Pescara, da Felice Antonio Grosso ed altri (Ric. n. 395/2003) contro il Comune di Pescara e nei confronti di Michele Di Marco ed altri, si è costituita l’Avvocatura Distrettuale dello Stato dell’Aquila con memoria dell’11.9.2003;

che la costituzione ha avuto luogo per conto del Ministero dell'interno, della Prefettura di Pescara e dell’Ufficio Elettorale Centrale;

che l’Ufficio Elettorale Centrale è ritenuto dalla giurisprudenza organo temporaneo, cessato con l’espletamento delle funzioni per cui come tale, era stato semplicemente "notiziato" circa le notifiche dei ricorsi;

che al Ministero dell’interno, totalmente estraneo al ricorso così come la Prefettura, i ricorrenti non dovevano notificare - nè hanno notificato - alcun atto;

che, pertanto, tali Amministrazioni non avrebbero potuto costituirsi senza apposito atto di intervento, notificato nei modi di legge, in quanto processualmente terzi,

che, pur essendo pacifico in atti che l’Ufficio Centrale Elettorale aveva operato in contrasto con le direttive ministeriali, addirittura modificando a penna il verbale prestampato del Ministero, l’Avvocatura si è costituita per il Ministero e la Prefettura sostenendo la tesi contraria a quella ministeriale;

che, informalmente interpellati, Ministero e Prefettura hanno assicurato che si era trattato di un errore e che l’Avvocatura lo avrebbe dichiarato con apposito atto innanzi al Tribunale adito;

che, invece, ciò non è mai avvenuto per cui, nell’ordinanza del T.A.R. – Sezione di Pescara - n. 1/2004 del 15.1.2004, firmata dal Presidente estensore, peraltro in evidente dissenso con il Consigliere relatore, compaiono (contrariamente al vero) il Ministero dell’interno e il Prefetto di Pescara, ancora difesi dall’Avvocatura dello Stato quali controinteressati legittimamente costituiti, ancora difesi dall’Avvocatura dello Stato, nella persona dell'Avv. Massimo Lucci;

che con tale ordinanza (presupponendo il pieno fondamento del ricorso in base alla legge vigente e alla giurisprudenza) gli atti sono stati rimessi d’ufficio alla Corte Costituzionale da parte del TAR, ipotizzando un fumus di incostituzionalità delle norme di legge, in singolare, solitaria ed unica interpretazione, a seguito della chiara sentenza di rigetto della Corte costituzionale n. 107 del 4.4.1996.

che ciò è accaduto nonostante che la difesa dei ricorrenti, con apposite deduzioni del 5.12.2003, avesse evidenziato l’illegittimità della costituzione dell’Avvocatura, specie per il Prefetto e il Ministero dell’interno,

si chiede di conoscere:

se si sia a conoscenza di altri casi in Italia in cui l’Avvocatura dello Stato si sia costituita per Prefettura e Ministero dell’Interno non solo senza delega (stabilita dalla legge) ma anche senza il loro specifico mandato, nei giudizi elettorali amministrativi comunali, con ciò effettuando un anomalo ed autonomo intervento ad opponendum;

se, in caso affermativo, l'Avvocatura dello Stato abbia, in tali occasioni, sostenuto tesi contrarie a quelle di quel Ministero;

se l’Avvocatura dello Stato abruzzese avevesse dichiarato al Ministero dell'interno ed alla Prefettura di essersi costituita per errore a loro nome e se, comunque, si sia impegnata a chiarire tale circostanza in giudizio;

se non si ritenga che la memoria dell’Avvocatura, con la quale essa dichiara, contrariamente al vero, di rappresentare Pubbliche Amministrazioni per sostenere argomenti contrari ai loro stessi indirizzi, costituisca fatto di notevole gravità, così come tale sarebbe analogo comportamento di un avvocato del libero foro che, munito di mandato generale alle liti, ne facesse uso per fini estranei all’interesse del mandante e per sostenere tesi contrarie agli indirizzi dello stesso;

quali iniziative si intenda assumere in relazione a quanto sopra descritto.

(3-01383)

FLORINO, SPECCHIA, MULAS, ZAPPACOSTA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio - Premesso:

che il 28 maggio 2003 l'architetto brasiliano Oscar Niemayer ha presentato a Rio de Janeiro il progetto per la costruzione di un Auditorium di 400 posti nel Comune di Ravello (Salerno);

che il 23 gennaio 2004 il TAR della Campania si pronuncerà sul ricorso presentato nei mesi scorsi da Italia Nostra e dal WWF;

che la realizzazione del progetto non è consentita dal piano urbanistico territoriale, un piano di fondamentale importanza per la tutela della costiera amalfitana e della penisola sorrentina;

che, nel tentativo di legittimare la costruzione dell'Auditorium, si opera un uso interpretativo della legge. Per superare il vincolo di tutela del Put (Piano urbanistico territoriale), la Conferenza dei servizi, convocata per l'approvazione del progetto, ha richiamato inopinatamente l'applicabilità della legge regionale n.4 del 1982, che consentirebbe, di fatto, l'edificabilità, nei comuni non dotati di strumentazione urbanistica generale, di volumetrie di almeno 1000 metri cubi per ettaro;

che ogni diversa ed errata interpretazione delle norme vigenti consentirebbe, ove accolta, il moltiplicarsi di iniziative illegali in tutti i comuni sottoposti al piano;

che, inoltre, desta meraviglia e sconcerto la circostanza che da alcune parti si stia tentando di far prevalere opinioni contrarie sulla legge,

gli interroganti chiedono di sapere se non si ritenga di assumere iniziative urgenti volte a evitare la realizzazione dell'Auditorium nel Comune di Ravello, considerate le gravi conseguenze che dalla stessa deriverebbero.

(3-01384)

BRUTTI PAOLO, VISERTA COSTANTINI, MONTINO, DONATI, DE PETRIS - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

in data 29 novembre 2000 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il bando di gara per l'affidamento a mezzo licitazione privata, ai sensi del decreto legislativo n. 157/95, della concessione di gestione delle Autostrade A24 e A25;

la concessione è stata aggiudicata in data 1° ottobre 2001 all'A.T.I. Autostrade s.p.a-Toto s.p.a;

con la convenzione sottoscritta in data 20 dicembre 2001, il cui decreto interministeriale è stato registrato dalla Corte dei Conti in data 18 luglio 2002, sono stati previsti ingenti investimenti finalizzati al miglioramento degli standard di sicurezza e della qualità del servizio offerto agli utenti, così suddivisi:

progettazione e realizzazione dei lavori di completamento dell'autostrada, seconda carreggiata, dalla progressiva km 0+000 alla progressiva km 5+474,41 del tronco Villa Vomano-Teramo, da realizzare negli anni 2002-2006, per un importo complessivo lordo di lire 145 miliardi;

adeguamento del tratto a tre corsie dell'autostrada A24, tra via Palmiro Togliatti e la barriera di Roma-Est, compreso l'adeguamento della stazione di Lunghezza e l'armonizzazione con la viabilità ordinaria, da realizzare negli anni 2002-2006, per un importo complessivo lordo di lire 140 miliardi;

interventi di manutenzione straordinaria, previsti per tutta la durata della concessione, finalizzati ad elevare il servizio in termini di sicurezza, fluidità del traffico e comfort, per un importo complessivo di lire 347 miliardi;

investimenti per manutenzione ordinaria per un ammontare complessivo di lire 1.486 miliardi previsti per tutta la durata della concessione con una spesa media annua di lire 50 miliardi circa;

per garantire la realizzazione del suddetto programma di investimenti ed assicurare l'equilibrio economico del piano finanziario l'A.T.I. aggiudicataria ha offerto in sede di gara, tra l'altro, un incremento tariffario, legato al parametro X della formula del price-cap, per i primi tre anni di concessione pari al 50% con decorrenza 1° gennaio 2002;

al fine di salvaguardare la continuità del servizio ed il rispetto dei contenuti tecnico-economico-finanziari dell'offerta presentata in sede di gara, è stato convenuto di fissare alla data del 1° gennaio 2003 il passaggio della gestione al nuovo concessionario della gestione delle autostrade A24 e A25, facendo decorrere il primo anno di concessione dal 2003;

pertanto, rispetto alle tariffe applicate sino al 31 dicembre 2002, con il 1° gennaio 2003 si è registrato un incremento di circa il 27%, dovuto al tasso di inflazione programmata per lo stesso anno (1,4%), al parametro X della formula del price-cap (20%) ed all'applicazione dei sovrapprezzi dovuti per legge allo Stato (3 vecchie lire per i veicoli leggeri e 9 vecchie lire per i veicoli pesanti), oltre che dall'IVA (20%);

rispetto alle tariffe applicate sino al 31 dicembre 2003, dal 1° gennaio 2004 si è registrato un ulteriore incremento di circa il 28%, dovuto al tasso di inflazione programmata per lo stesso anno (1,7/%), al parametro X della formula del price-cap (20%) ed all'applicazione dei sovrapprezzi dovuti per legge allo Stato (3 vecchie lire per i veicoli leggeri e 9 vecchie lire per i veicoli pesanti), oltre che dall'IVA (20%), a cui seguirà nel 2005 un annunciato ulteriore aumento tariffario del 10% circa. Nel 2006 e 2007 invece l'incremento tariffario è legato al parametro X già fissato in convenzione (0,72) per il primo anno e (0,67) per il secondo;

nel quinquennio 2003-2007 si registrerà un incremento tariffario di oltre il 70% rispetto alle tariffe applicate sino al 31 dicembre 2002;

l’A.T.I. aggiudicataria Autostrade s.p.a.-Toto s.p.a. (oggi Strada dei Parchi s.p.a.) si è impegnata, in sede di gara, a realizzare, nei primi due anni di concessione (2003-2004) :

a) investimenti di manutenzione straordinaria per un importo lordo di vecchie lire di 123.182.420.000;

b) investimenti di manutenzione ordinaria per un importo di vecchie lire 95.633.828.000;

c) l'adeguamento e il completamento delle tratte Villa Vomano-Teramo e Via Palmiro Togliatti-Barriera Roma-Est,

nonché a riconoscere all'ANAS un canone mediante il pagamento di 28 rate annuali dell'ammontare di 108,59 miliardi di vecchie lire ciascuna (2003-2030);

rilevato che:

nella relazione della Corte dei Conti al Parlamento sulla gestione finanziaria dell'Anas per l'esercizio 2001 si censura il comportamento dell'Anas nei confronti della gara per l'affidamento della concessione di costruzione e gestione delle Autostrade A24 e A25. Secondo la Corte dei Conti "la procedura è stata caratterizzata da varie anomalie" a partire della scelta di procedere alla concessione "quando la gestione era ormai risanata e suscettibile di divenire redditizia". Inoltre, sempre secondo la Corte dei Conti, la gara ha conosciuto tre eventi anomali: per primo sono stati riaperti i termini per la presentazione delle offerte dopo che al bando si era presentato un solo offerente (concessionaria Salt); per secondo " il bando di gara che prevedeva il sistema dell'offerta economicamente più vantaggiosa è stato revisionato dopo la presentazione dell'offerta della Salt", e, terzo, "il bando di gara poneva a carico del vincitore l'onere di 50 miliardi per le spese consequenziali al contenzioso afferente alla gara." Da sottolineare che questa anomala gara d'appalto è stata aggiudicata alla Società Autostrade e alla Società Toto ed il relativo provvedimento concessorio è stato approvato con decreto-legge del 4 aprile 2002;

non sono state realizzate opere di riqualificazione ed ammodernamento tali da determinare un miglioramento della sicurezza stradale e della qualità dei servizi offerti all'utenza, né sono stati avviati e, a quanto risulta, neanche progettati, i lavori, da completarsi nel quinquennio 2003-2007, previsti nelle tratte Villa Vomano-Teramo e Via Palmiro Togliatti-Barriera Roma-Est regolati dalla legge 109/94 e successive modificazioni, come indicato nel bando di gara;

i rincari dei pedaggi, pesantissimi, hanno provocato la preoccupazione del mondo della produzione, del lavoro e delle istituzioni laziali e abruzzesi nonché la protesta spontanea, forte e giustificata, dei cittadini, sfociata anche in episodi di disobbedienza civile;

gli aumenti praticati penalizzano l'intera economia abruzzese e laziale e colpiscono soprattutto le già debolissime zone interne e montane che hanno nelle Autostrade A24 e A25 - espropriate per la pubblica utilità - le uniche reali vie di collegamento con il Tirreno e l'Adriatico e con le fondamentali direttrici di traffico Nord-Sud,

si chiede di sapere:

se il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti non ritengano che i mancati investimenti e il mancato incremento della qualità del servizio offerto dal concessionario a fronte degli incrementi tariffari comunque riconosciuti annualmente dal Governo configurino una inadempienza grave nonché un danno nei confronti degli utenti della società Strada dei Parchi;

se il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti abbiano esercitato adeguate forme di controllo sul rispetto del piano finanziario da parte della concessionaria società Strada dei Parchi;

quali siano gli interventi che i Ministri in indirizzo intendano adottare in ordine alla decadenza della concessione della società Strada dei Parchi, assegnata in palese violazione dell'art. 11 della legge n. 498 del 23.12.1992, e successive delibere CIPE, riguardo all'equilibrio dei piani finanziari delle società concessionarie di Autostrade e, nel caso in questione, assegnata a seguito di un'offerta in sede di gara non ritenuta anomala per eccesso di rialzo;

- se non ritengano di dover assumere con urgenza ogni utile iniziativa per sospendere gli aumenti praticati dalla società Strada dei Parchi s.p.a.;

- se ritengano opportuno altresì provvedere in merito alle questioni evidenziate a brevissima scadenza, e che venga definito il controllo sul settore delle autostrade in concessione tramite Authority di settore, anche e segnatamente composta ed integrata dai rappresentanti delle Regioni interessate alle singole arterie autostradali.

(3-01385)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

SALERNO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso:

che l'art.47 della Costituzione prevede da parte dello Stato il controllo ed il coordinamento del risparmio e dell'esercizio del credito al fine di consentirne un corretto accesso e fruizione;

che la legge ordinaria demanda alla Banca d'Italia il compito di effettuare questo controllo e questo coordinamento nell'ambito di principi e norme e nell'interesse generale dei cittadini;

che sembrerebbero, quindi, rientrare in questi compiti il rilievo di eventuali disagi e, a ciò conseguenti, l'emanazione di eventuali atti di indirizzo e di consiglio che si potrebbero rendere necessari ed opportuni se talune politiche gestionali del credito o dei suoi strumenti cagionassero riflessi negativi alle economie territoriali produttive attraverso conversioni, trasferimenti o chiusure di unità e realtà operative creditizie in specifiche zone del territorio;

che lo sviluppo di una corretta politica del credito non può che premiare e non penalizzare l'economia di un territorio, specie nei casi in cui da decenni insiste in esso un volano finanziario rappresentato dalla presenza di unità altamente operative ed efficienti;

ritenuta sotto tutti questi aspetti come altamente negativa per tutta la regione Piemonte l'ipotesi, ritenuta possibile da diversi osservatori nel quadro dalla più vasta ristrutturazione aziendale, di un possibile trasferimento all'interno del Gruppo Unicredit della divisione strategica del Mediocredito piemontese che si occupa dei mutui pluriennali alle imprese, da Torino ad altra regione da identificare, che toglierebbe e sottrarrebbe un volano finanziario di cui il sistema piemontese non può essere privato, pena effetti deleteri sul piano della prosperità e del consolidamento di tutto il settore industriale delle grandi, medie e piccole imprese,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente di notizie relative ad eventuali ipotesi di trasferimento del Mediocredito Piemontese da Torino ad altra regione;

se non ritenga di valutare l'opportunità di esperire un'azione di consultazione e/o di indirizzo allo scopo di prevenire una sicura crisi economica derivante da un eventuale trasferimento dal Piemonte ad altra regione del citato ente di credito alle imprese;

se non ritenga di valutare l'opportunità di consultare la Banca d'Italia sugli atti di indirizzo che la stessa potrebbe inviare per la più corretta fruizione del credito e relativo accesso sui quali tale ipotesi potrebbe negativamente influire.

(4-05866)

FRAU - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

l’Ente Arena di Verona opera utilizzando rilevanti contributi della Regione Veneto e dello Stato;

nonostante tali interventi, anche recentemente, ha vissuto situazioni di difficoltà economiche, in contrasto peraltro con la notevole affluenza di pubblico;

in sede di Assemblea regionale il consigliere della Lega Nord Flavio Tosi ha sollevato gravi perplessità sulla gestione dell’Ente per quanto riguarda le spese di gestione ed il Capogruppo di AN in Consiglio regionale ha denunciato gravi disfunzioni e particolarismi nella gestione dei biglietti per gli spettacoli areniani;

risulta all'interrogante che la Regione Veneto sta indagando su tali materie e per un probabile controllo contabile ed amministrativo;

nel suddetto contesto appaiono particolarmente gravi talune dispendiosissime consulenze;

gli stessi criteri di assegnazione di incarichi e consulenze sembrano esulare dai principi di una corretta gestione, particolarmente per un ente che gode di contributi pubblici rilevanti, e che, ciò nonostante, non si rivela in particolare salute;

risulta all'interrogante che lo stesso Sovrintendente ha confermato la drammaticità della situazione finanziaria nonché notevoli irregolarità gestionali, con situazioni pregresse che stanno determinando gravi squilibri per i bilanci futuri;

il quadro che sta emergendo rivela i limiti e le responsabilità di precedenti gestioni operative e inevitabilmente coinvolge i precedenti Consigli di Amministrazione, quanto meno per omissione nei controlli,

si chiede di sapere:

a quanto ammontino i contributi, finanziamenti ed erogazioni effettuate annualmente dallo Stato in favore dell’Ente lirico;

se esista un adeguato controllo ministeriale sulla gestione dell’Ente, sulla congruità dei costi che sostiene, sulla correttezza delle procedure;

in caso contrario quali responsabilità, anche personali, gravino in capo agli organi ministeriali di controllo, per la regolarità di tali attività, nell’interesse della Pubblica Amministrazione;

quali siano le responsabilità attribuibili agli organi operativi ed al Consiglio di Amministrazione in riferimento alla gestione interna, alle deliberazioni adottate ed al controllo sull’andamento economico, finanziario e gestionale dell’Ente;

quali criteri stiano alla base di un corretto uso delle biglietterie e del – pare - dilagante fenomeno degli inviti, e da chi sia gestito;

se non si ritenga opportuna ed urgente una ispezione approfondita per l’accertamento della situazione denunciata in sede regionale, ivi comprendendo una valutazione dei costi per artisti e collaboratori vari;

se – nell’interesse della buona gestione dell’Arena di Verona e del suo sviluppo, assai importante per il turismo veneto e di tutto il Paese – non si ritenga necessario un intervento finalizzato a togliere i dubbi da tempo esistenti ed adottare i provvedimenti utili ad una gestione economicamente attenta e non clientelare.

(4-05867)

MINARDO - Al Ministro dell'interno - Considerato che il fenomeno della recrudescenza degli abigeati in Provincia di Ragusa ha assunto proporzioni allarmanti;

rilevato che il fenomeno preoccupa sempre di più gli allevatori e che interessa soprattutto gli operatori del settore che hanno aziende ubicate ai limiti del territorio provinciale ibleo con quelli di Siracusa e Caltanissetta ed in particolare Modica, Ragusa, Chiaramonte Gulfi, Rosolini, Noto, Palazzolo Acreide e Niscemi;

considerato, inoltre, che gli abigeati si registrano ormai con cadenza quotidiana e che stanno accrescendo la crisi del settore,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda predisporre interventi urgenti per intensificare i controlli nelle zone rurali con il potenziamento delle forze dell'ordine per intensificare controlli capillari nelle aree più a rischio, predisponendo pattuglie particolari con il coinvolgimento anche degli altri organismi preposti a vigilare sul territorio;

se il Governo intenda predisporre interventi per l'installazione di apparecchiature satellitari per meglio individuare i responsabili di tali atti al fine di tutelare in modo più concreto gli operatori zootecnici.

(4-05868)

DELOGU - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:

che recenti, tragici avvenimenti impongono di prestare la massima attenzione alla effettuazione dei così detti "voli charter" e, soprattutto, alle condizioni degli aeromobili a questi destinati;

che pertanto, appare opportuno segnalare ogni anomalia della quale si sia venuti, comunque a conoscenza;

che il giorno 28 dicembre 2003 era programmata, per le ore 8,30, la partenza dall'aeroporto di Fiumicino del volo AP 8384 della Compagnia Airone con destinazione Sharm El Sheikh;

che, avvenuto il decollo con il fisiologico ritardo di circa un'ora, dopo oltre due ore di volo e dopo che era stato appena comunicato il sorvolo dell'isola di Malta, il Comandante informava i passeggeri che non meglio precisati motivi tecnici imponevano di atterrare in un'isola greca (Creta?);

che, poco dopo, lo stesso Comandante comunicava che era risultato opportuno fare rientro in Italia per atterrare all'aeroporto di Lamezia Terme;

che, successivamente, i passeggeri venivano informati, sempre dal Comandante, che l'aeromobile avrebbe preso terra all'aeroporto di Fiumicino, come poi è effettivamente avvenuto;

che, dopo una sosta di circa due ore, l'aeromobile ripartiva alla volta dell'Egitto, dove finalmente atterrava in serata;

che, nel frattempo, alcuni passeggeri, più spaventati degli altri, avevano rinunciato al viaggio e non erano più risaliti sull'aeromobile;

che ai passeggeri non è stato formalmente comunicato quali fossero i motivi tecnici che avevano imposto il rientro a Fiumicino: solo informalmente si è parlato di una lesione al vetro di uno dei finestrini della cabina di pilotaggio;

che i passeggeri hanno fatto rientro in Italia il 4 gennaio 2004 con il volo AP 8385 che, questa volta, si è limitato a registrare un ritardo di circa 4 ore che ha fatto saltare tutte le coincidenze inizialmente previste e, in particolare, quelle per Cagliari,

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno far accertare dai competenti uffici le vere ragioni del rientro in Italia del volo suindicato, quali fossero i motivi tecnici che avevano imposto l'inversione di rotta e, soprattutto, se questi potevano o, meglio, dovevano essere accertati prima del decollo.

(4-05869)

MARINO, MUZIO, PAGLIARULO - Al Ministro della salute - Premesso che:

la Società di Gestione dei Servizi Aeroporti Campani (GESAC S.p.A.) ha ottenuto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la gestione totale dei servizi aeroportuali;

la GESAC, che è tenuta sulla base della concessione a garantire il pronto soccorso sanitario aeroportuale, ha individuato nell'ASL Napoli 1 la struttura alla quale affidare l’incarico del servizio medico aeroportuale e la gestione del piano di emergenza sanitario, secondo quanto previsto dalla normativa e dalla regolamentazione vigente in materia;

l’aeroporto di Napoli serve annualmente quattro milioni di passeggeri in transito;

il servizio medico aeroportuale, oltre a provvedere al pronto soccorso di routine, ha il compito di gestire, e comunque di attivare, l’organizzazione dei servizi medici di emergenza, individuando le prime cure e i trattamenti medici necessari per salvare il maggior numero di vite possibile ed assicurare il trasporto dei feriti presso i centri medici appropriati;

l’ASL Napoli 1, che ha dato la sua disponibilità ad assumersi l'incarico, si è impegnata a svolgere il servizio garantendo, per 24 ore continuative e per 365 giorni l’anno, il personale, le attrezzature, i medicinali e i mezzi di soccorso previsti dalla normativa vigente per i presidi di Primo Soccorso del sistema di emergenza regionale, e precisamente:

tre medici per turno;

due infermieri per turno (uno per il presidio ed uno per l’autoambulanza);

un autista di autoambulanza per turno;

una autoambulanza per 24 ore al giorno collegata al servizio 118;

due autoambulanze attrezzate per soccorso avanzato per 24 ore al giorno;

un autista di autoambulanza per 24 ore al giorno;

l'ASL Napoli 1 ha ritenuto, da parte sua, opportuno ubicare presso la sede dell'aeroporto un presidio di pronto soccorso, aperto 24 ore ed accessibile a tutti i cittadini della zona, i quali peraltro, già assistiti da altre strutture sanitarie ed ospedaliere esistenti nel territorio, troverebbero difficoltà a raggiungere la sede aeroportuale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo ritenga congruo – in relazione ai servizi che l’ASL Napoli 1 dovrà garantire – il corrispettivo della somma annuale di 125.000 euro anche se la GESAC, da parte sua, dovrà mettere a disposizione i locali e gli arredi necessari all’espletamento del servizio e già in dotazione fino ad oggi alla Croce Rossa Italiana;

quali siano stati sino ad ora gli oneri a carico della gestione aeroportuale per assicurare il detto Piano di emergenza sanitaria;

quali iniziative si intenda promuovere e sollecitare – anche alla luce dei recenti interventi finanziari assunti a livello regionale per far fronte al deficit della Sanità – perché l’ASL Napoli 1 non abbia a caricarsi, a fronte del modico corrispettivo pattuito, di gravosi oneri, che inevitabilmente finirebbero per pesare sulla finanza pubblica. Tali oneri dovrebbero invece essere assunti direttamente dalla GESAC, che peraltro ha sinora usufruito di interventi dello Stato anche per la realizzazione di infrastrutture ammontanti a ben oltre 50 milioni di Euro.

(4-05870)

SCALERA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

la tragica sciagura aerea del volo charter FSH 640 Sharm el Sheikh – Parigi, un Boeing 737-300 della compagnia egiziana Flash Airlines, ha causato 148 vittime in prevalenza francesi;

il Boeing è precipitato per cause non precisate nelle profondità delle acque di Naama Bay, la più famosa baia del Mar Rosso e secondo il ministro di Stato francese agli affari esteri, Renaud Muselier, per identificare i resti occorrerà fare ricorso all'esame del dna;

lo stesso velivolo era stato utilizzato nelle ore precedenti la sciagura per quattro voli (da e per Torino e Venezia) per un totale stimato di almeno 500 passeggeri italiani e solo per un caso le vittime non sono state turisti italiani;

la procura di Parigi ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo per accertare le cause della catastrofe,

si chiede di sapere:

di quali informazioni il Governo sia in possesso su questa sciagura;

se risponda a verità che il vettore precipitato aveva accumulato dal 1992 18.000 ore di volo;

quali tour operator italiani operino attualmente con la Flash Airlines;

se risponda a verità che l’Ufficio federale svizzero per l’aviazione civile (OFAC) aveva interdetto dall’ottobre 2002 per "gravi mancanze" alle norme di certificazione la Flash Air, che quindi da tale data non poteva più operare in Svizzera;

se risponda a verità che in un controllo a sorpresa all'aeroporto di Zurigo-Kloten erano emersi gravi mancanze alle norme di certificazione sullo stesso vettore inabissatosi nel Mar Rosso, con infrazioni alle norme internazionali fondamentali;

se risponda a verità che lo stesso vettore aveva dovuto, nel 2002, compiere un atterraggio di emergenza ad Atene con un motore in fiamme, su un volo tra Sharm el Sheikh e Milano, mentre i passeggeri, tutti italiani, erano in preda al terrore, ed a quanto riferito dalla portavoce dell'aeroporto della capitale greca: "Constatammo che il secondo reattore era completamente distrutto. Il disco del reattore era fuori uso";

se le nostre autorità fossero al corrente di queste gravissime circostanze;

per quali motivi, nonostante l’incidente di Atene e l’inibizione al volo in Svizzera, tale compagnia continuasse tranquillamente ad operare in Italia e se il Governo non intenda avviare immediatamente una inchiesta sull’operato dell’Enac;

quali urgenti provvedimenti il Governo italiano e gli enti competenti intendano adottare al fine di assicurare maggiori condizioni di sicurezza con particolare riferimento ai voli charter e se in futuro intendano avviare tempestivi accertamenti sui vettori di quelle compagnie che siano state interdette da altri organismi del volo civile internazionale.

(4-05871)

SPECCHIA - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e della salute - Premesso:

che dal 1° gennaio 2004 l'aeroporto di Brindisi "Papola-Casale" è privo dell'ambulanza della Croce rossa italiana, in quanto il Ministero della salute non ha rinnovato la convenzione;

che il tutto è stato demandato alla società di gestione degli aeroporti;

che il gestore pugliese, la Seap, ha deciso di non garantire la presenza dell'ambulanza e di utilizzare il servizio del 118;

che quanto innanzi evidenziato rappresenta una grave preoccupazione per i viaggiatori abituali i quali, in caso di bisogno, devono attendere l'ambulanza del 118 che deve percorrere 5 chilometri, in quanto parcheggiata dinanzi all'Ospedale "Perrino";

che tale ambulanza potrebbe rimanere imbottigliata nel traffico cittadino;

che inoltre il servizio medico non è garantito per tutto il periodo di traffico aereo dell'aeroporto in questione;

rilevato che se accadesse qualcosa in pista, al decollo o all'atterraggio, non è garantito il servizio di ambulanza, e dopo le ore 22.00 neppure la presenza del medico e degli infermieri,

si chiede di sapere se e quali urgenti iniziative intendano assumere i Ministri in indirizzo.

(4-05872)

SPECCHIA - Al Ministro delle comunicazioni - Premesso:

che dal 16 marzo 2001 l'ufficio postale di Cisternino (Brindisi) ha sospeso l'apertura del turno pomeridiano;

che il Consiglio comunale di Cisternino già il 20/11/2001, con l'atto consiliare n. 45, aveva evidenziato il malumore di tutti i cittadini e invitava Poste Italiane S.p.A. a ripristinare l'apertura pomeridiana di detto Ufficio;

che lo stesso Consiglio comunale in data 29/12/2003 ha approvato un ordine del giorno con il quale richiede a Poste Italiane S.p.A. di disporre l'apertura pomeridiana dell'Ufficio in questione;

rilevato:

che la situazione non è mutata;

che l'utenza dell'ufficio postale di Cisternino è costituita anche da cittadini abitanti nelle numerose contrade, dediti all'agricoltura, che rientrano dal lavoro nel tardo pomeriggio e che solo in tale fascia oraria possono usufruire dei servizi postali;

che l'ufficio postale di Cisternino, per la sua collocazione, è punto di riferimento anche per la popolazione residente nelle contrade dei Comuni limitrofi,

si chiede di sapere se e quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere, per quanto di propria competenza, presso Poste Italiane S.p.A..

(4-05873)

BUDIN - Al Ministro della difesa - Premesso che:

il 4 dicembre 2003 il Vicebrigadiere dei Carabinieri, Francesco Di Fiore - dal 1° dicembre 2003 in aspettativa per mandato elettorale in quanto eletto consigliere comunale di Monfalcone (Gorizia) - è stato arrestato per la mancata restituzione nei tempi previsti della pistola d'ordinanza;

i motivi dell'asserita "pericolosità" del carabiniere - che avrebbe supportato tale provvedimento facoltativo - sarebbero da ricercare nei "numerosi procedimenti penali e disciplinari e precedenti penali";

tali precedenti penali e disciplinari sembrerebbero tuttavia essere stati tutti avviati per opinioni e pensieri espressi dal vicebrigadiere Di Fiore su esposti e atti di natura amministrativa e sembrerebbero essere stati quasi tutti vinti dal carabiniere (ci sarebbe un unico precedente penale che risale al 1999 per una condanna per ingiuria a tre mesi convertita in multa di lire 4.500.000 dilazionata in dieci rate), tanto da far sembrare artata e sproporzionata la motivazione dell'arresto;

i sindacati di polizia avrebbero sollevato il dubbio che in un tale provvedimento, secondo l'interrogante gravemente lesivo dei diritti di libertà, si celi una reazione al "tentativo di democratizzare ambienti sclerotizzati",

si chiede di sapere quali iniziative intenda assumere il Ministro per accertare eventuali abusi nell'ambito dei procedimenti disciplinari intentati a carico del vicebrigadiere.

(4-05874)

MINARDO - Al Ministro delle attività produttive - Premesso che l'economia della Sicilia, e della Provincia di Ragusa, si basano principalmente sul comparto agricolo e sulla produzione di agrumi e frutta in generale e sulla loro commercializzazione;

considerato che la circolare del Ministero delle attività produttive n. 168 del 2003 dà il via libera alle "bevande di fantasia", che possono non contenere succo di arancia, limone o altro e riportare comunque in etichetta la dizione "al gusto di….";

rilevato che le confezioni delle "bevande di fantasia", secondo il provvedimento, possono riportare esplicito riferimento alla frutta che in realtà è assente dalle bevande;

considerato, inoltre, che:

la Sicilia è la principale produttrice di agrumi, e con questo provvedimento milioni di tonnellate ritorneranno al macero, con gravi conseguenze per tutto il comparto;

non si possono vanificare anni di lotte per ottenere la riconoscibilità e la tutela della qualità dei nostri prodotti per offrire sempre maggiore garanzia al consumatore e non si possono non considerare le innumerevoli proposte di legge per ottenere l'indicazione obbligatoria dell'etichettatura dell'origine di tutti i prodotti alimentari,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda rivedere la circolare predetta, considerato che solo nelle province di Ragusa, Siracusa e Catania esistono centinaia di aziende che, conseguentemente a tale provvedimento, potrebbero mettere a repentaglio il lavoro di migliaia di addetti, impiegati sia nella raccolta che nell'indotto del trasporto e della commercializzazione;

se il Governo intenda intervenire con la massima urgenza per non vanificare anni e anni di duro lavoro, in quanto tale decisione penalizza l'economia agricola siciliana, ed iblea in particolare, e i produttori, che in questo settore investono ingenti risorse per garantire la qualità. Tale circolare è inoltre un provvedimento ingannevole nei confronti dei consumatori, che troverebbero sul mercato non bevande al succo di arancia ma bevande composte da acqua, zucchero e aromatizzanti alla frutta, con la beffa che sulle confezioni verrebbero ugualmente riportate le foto e le figure della frutta che comunque non è contenuta nella bevanda

(4-05875)

MODICA, ACCIARINI, FRANCO Vittoria, TESSITORE, PAGANO, SOLIANI, D'ANDREA, MANIERI, BETTA, MONTICONE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole secondarie si acquisisce, ai sensi della normativa in vigore, esclusivamente attraverso la frequenza delle scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario (SSIS), istituite presso le università e disciplinate dalla legge 19 novembre 1990, n. 341, e dal decreto ministeriale del 26 maggio 1998;

la legge 28 marzo 2003, n. 53, dispone che le SSIS siano sostituite da apposite lauree specialistiche per l’insegnamento mediante uno dei decreti delegati previsti dalla medesima legge;

non si ha alcuna informazione relativa all’iter del decreto delegato che disciplinerà la sostituzione delle SSIS con tali apposite lauree specialistiche;

dal momento dell’emanazione di tale decreto delegato si inizierà, ai sensi del decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509, una complessa fase procedurale per l’istituzione e attivazione delle nuove lauree specialistiche in ciascun ateneo interessato mediante la modifica del proprio regolamento didattico di ateneo, con il coinvolgimento del Ministero, del Consiglio universitario nazionale, dei Comitati regionali di coordinamento e degli organi accademici delle università;

considerato che:

la complessità della procedura per l’emanazione del decreto delegato e della conseguente istituzione delle nuove lauree specialistiche per l’insegnamento porta ad escludere sin da ora che tali nuovi corsi di studio possano essere effettivamente attivati nel prossimo anno accademico 2004/2005;

sarebbe inconcepibile che decine di migliaia di neo-laureati, che hanno conseguito o conseguiranno il titolo di studio dopo la scadenza del bando di ammissione alle SSIS per l’anno accademico 2003/2004, non avessero la possibilità di prepararsi per lo svolgimento delle funzioni di insegnante, e quindi sarà necessario consentire l’ammissione per concorso alle SSIS anche nell’anno accademico 2004/2005, come del resto è successo nel corrente anno accademico 2003/2004 pur in vigenza della legge n. 53/2003,

si chiede di conoscere:

quali tempi preveda il Ministro per l’iter dell’emanazione del decreto delegato relativo alla istituzione delle nuove lauree specialistiche per l’insegnamento previste dalla legge n. 53/2003 e per il successivo iter dell’istituzione e attivazione di tali nuovi corsi di studio presso le università interessate;

quali adempimenti siano in corso per consentire l’immatricolazione di laureati presso le SSIS anche nell’anno accademico 2004/2005 e, in particolare, se sia stata avviata la procedura per emanare il decreto ministeriale che deve definire il numero dei posti disponibili ogni anno presso le SSIS in modo che le università possano emanare i bandi dei relativi concorsi di ammissione.

(4-05876)

MONTALBANO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

la Direzione generale del personale del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria ha disposto, in data 18/12/2003, l'invio di un contingente di 235 unità in missione per tre mesi presso sedi penitenziarie del Nord;

detto contingente dovrà essere garantito dai provveditorati dell'Amministrazione penitenziaria della Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata, Campania ed Abruzzo;

la superiore determinazione è stata assunta repentinamente, omettendosi di coinvolgere le rappresentanze sindacali del personale di polizia penitenziaria;

l'assunzione di tale provvedimento prescinde dal considerare la situazione di difficoltà e di pesantezza sul piano della sicurezza esterna che caratterizza molti degli istituti da cui dovrebbe essere reperito il personale richiesto;

la stessa, per il carattere di temporaneità, non contribuisce alla risoluzione dei gravi problemi degli istituti del Settentrione;

si è in presenza, come denunciato dalle rappresentanze del personale di polizia penitenziaria, di un provvedimento di mobilità "coatta", che acuisce il già grave stato di disagio del personale in servizio presso gli istituti delle regioni interessate dal provvedimento;

particolarmente penalizzante appare la scelta di porre in mobilità 35 unità del personale della polizia penitenziaria di Agrigento e 25 di Trapani che, se attuata, rischia di compromettere la funzionalità delle strutture penitenziarie con gravi ripercussioni sull'organizzazione del lavoro,

l'interrogante chiede di sapere se non si ritenga opportuno recuperare il necessario ed indispensabile coinvolgimento delle organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria, provvedendo contestualmente a revocare il provvedimento.

(4-05877)

SPECCHIA - Al Ministro delle attività produttive - Premesso:

che la società Avio, già Fiat Avio, ha comunicato alle organizzazioni sindacali che 817 dipendenti saranno collocati in cassa integrazione ordinaria a zero ore per altri due mesi dal 1° febbraio al 31 marzo;

che la decisione sarebbe motivata dall'attuale fase congiunturale relativa alla produzione di motori, per la quale si registra un calo per il 2004 del 20% rispetto al 2003;

che la motivazione anzidetta avrebbe dovuto portare a una cassa integrazione a rotazione anziché a chiudere lo stabilimento per due mesi;

che l'Avio è una delle più grandi fabbriche di Brindisi, per cui l'attuale situazione desta grave allarme per lo sviluppo e l'occupazione del territorio brindisino, già penalizzato dalla chiusura di altre aziende e dalla perdita di centinaia di posti di lavoro;

che è necessario invece rilanciare e potenziare l'attività dell'Avio",

si chiede di sapere se e quali iniziative intenda adottare il Ministro in indirizzo.

(4-05878)

IOVENE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:

che Trenitalia ha deciso di sopprimere il treno n. 894 Reggio Calabria – Roma via Tropea;

che tale decisione priva di un servizio di enorme utilità sia i comuni del Poro che quelli del circondario costiero, nonché le centinaia di turisti che ogni anno raggiungono Tropea e la "Costa degli Dei", ad alta vocazione turistica;

che in Calabria, sia sulla linea ionica che su quella tirrenica, numerose sono state in questi anni le soppressioni sia di treni a lunga percorrenza che di quelli locali, senza tenere conto dei bisogni e delle esigenze delle popolazioni e dei territori;

che il danno per la città di Tropea, la "Costa degli Dei", gli operatori turistici che in quella zona operano è incalcolabile dal punto di vista delle ricadute turistiche;

che inoltre tale soppressione, arrecando danno alla Città di Tropea ed alla "Costa degli Dei", una delle zone ad alto valore turistico della regione, crea un danno anche all'immagine turistica della regione Calabria, che in questo modo verrebbe emarginata sempre più dal contesto nazionale dei trasporti;

considerato:

che lo scorso anno era già stato soppresso il treno Intercity n. 744, che collegava Reggio Calabria con Roma;

che con le scelte compiute nel settore dei trasporti e delle infrastrutture si mortifica il Mezzogiorno e si rende sempre più marginale la Calabria, sia sul versante ionico che su quello tirrenico;

che la soppressione di questo importante treno colpisce al cuore le potenzialità turistiche e produttive di un intero territorio come quello rappresentato da Tropea e dalla "Costa degli Dei", meta principale per la nostra regione del turismo internazionale ed interno,

si chiede di sapere:

per quali motivi Trenitalia abbia deciso la soppressione del treno n. 894, e se non ritenga invece di ripristinare il servizio;

quali iniziative si intenda mettere in atto al fine di invertire la tendenza allo smantellamento del servizio ferroviario calabrese.

(4-05879)

MANZIONE, BEDIN - Ai Ministri della difesa e degli affari esteri - Premesso che:

da notizie di stampa recentemente diffuse sembrano emergere gravi disfunzioni nella gestione e distribuzione degli aiuti umanitari inviati dal Governo italiano in Iraq sotto forma di approvvigionamento di viveri e altro genere di merci (cfr, tra gli altri, "Iraq, il mercato degli aiuti dall'Italia al suk di Nassiriya", "La Repubblica", 5 gennaio 2004);

in particolare, sembrerebbe che una parte cospicua dei prodotti inviati dall'Italia in Iraq finiscano sui mercati neri del grande crocevia commerciale tra Bagdad e Bassora, per poi essere rivenduti alle popolazioni locali;

a quanto risulta dalle medesime fonti giornalistiche, il comandante del contingente italiano in Iraq, generale Bruno Stano, avrebbe disposto l'apertura di un'apposita inchiesta sulla vicenda, impiegando a tal fine una cellula della Brigata Sassari, che sovrintende alla cooperazione civile e militare in materia di aiuti umanitari,

si chiede si sapere:

se non si ritenga indispensabile fornire al Parlamento e al Paese ogni elemento informativo utile per chiarire l'effettiva portata ed estensione dei fatti segnalati dalla stampa, anche alla luce delle conclusioni cui eventualmente perverrà l'inchiesta svolta dalla Brigata Sassari;

se non si ritenga opportuno avviare un'inchiesta governativa sulla complessiva gestione degli aiuti umanitari in Iraq, al fine di accertare eventuali irregolarità o malversazioni lungo l'intera catena della distribuzione, dai soggetti erogatori degli aiuti sul territorio italiano fino alle popolazioni irachene destinatarie degli stessi;

in questo contesto, quali iniziative si intenda adottare per individuare le cause e le responsabilità che hanno portato alla presenza sul mercato nero di Nassiriya di rilevanti quantità di viveri e ogni altro genere di merci provenienti dall'Italia;

in generale, se non si ritenga che l'impegno umanitario del nostro Paese in Iraq, che è già costato il sacrificio di vite umane di militari italiani impiegati in quell'area, non imponga al Governo il massimo sforzo di vigilanza e controllo, al fine di assicurare che venga onorato e rispettato fino in fondo lo spirito e la sostanza della missione italiana in Iraq, che pure trova il suo fondamento nel sostegno umanitario alle popolazioni locali sofferenti.

(4-05880)

BATTAFARANO - Al Ministro delle politiche agricole e forestali - Premesso che:

in occasione delle diverse calamità atmosferiche che hanno colpito l'agricoltura nazionale, e pugliese in particolare, i provvedimenti emanati dal Governo (decreti ministeriali e ordinanze del Presidente del Consiglio dei ministri), in taluni casi hanno escluso le cantine sociali quali soggetti danneggiati, in altri casi le hanno riconosciute;

questa oscillazione nella decretazione governativa ha impedito finora che le cantine sociali potessero accedere alle provvidenze così come altre imprese del comparto agricolo;

tale ingiustificata esclusione sta determinando una grave crisi che potrebbe provocare la scomparsa dal mercato di gran parte delle cantine sociali,

si chiede di sapere quale sia l'opinione del Ministro in indirizzo in merito all'opportunità di provvedere:

all'integrazione del decreto del 14 aprile 2003 con la dichiarazione della siccità 2002 quale evento calamitoso e al riconoscimento delle cantine sociali quali soggetti danneggiati;

all'integrazione del decreto del 1° settembre 2003, come già richiesto dalla regione Puglia, al fine di ricomprendere tra i soggetti danneggiati anche le cooperative di trasformazione;

all'attivazione e alla modifica dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 novembre 2003 recante interventi urgenti di protezione civile diretti a fronteggiare i danni conseguenti agli eccezionali eventi atmosferici verificatisi il giorno 8 settembre 2003 nel territorio della provincia di Taranto, in particolare per quel che prevede l'art. 5, comma 8, ricomprendendo tra le aziende agricole danneggiate dagli eventi alluvionali anche le cooperative di trasformazione al fine dell'ottenimento di prestiti agevolati ad ammortamento quinquennale anche per il consolidamento delle rate delle operazioni di credito agrario in scadenza;

ad una corretta interpretazione dell'art. 5 della legge 185/92 che, parlando di aziende agricole singole o associate nonché di imprenditori agricoli a titolo principale per l'esonero parziale dei contributi previdenziali, pur nella ridefinizione operata recentemente dal Ministero delle politiche agricole e forestali, potrebbe insinuare il dubbio dell'esclusione delle cantine sociali;

ad un'adeguata ripartizione del fondo di solidarietà ex legge n. 185/92, che consenta adeguati interventi per il comparto produttivo della regione Puglia e, in particolare, della provincia di Taranto;

alla proroga al 2003, e a fornire la corretta interpretazione, del decreto-legge 8 luglio 2002, n. 138, come modificato dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, che all'art. 13, commi 4-bis e 4-ter, prevede interventi di sostegno per le imprese danneggiate da calamità naturali nonché finanziamenti agevolati decennali per il pagamento delle rate delle operazioni di credito agrario di esercizio, determinandone il rifinanziamento.

(4-05881)

MONTAGNINO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso:

che da oltre due anni circa 58.000 lavoratori delle agenzie fiscali attendono il rinnovo del contratto;

che dopo il fallimento dell’ennesimo tentativo, tra Aran e sindacati, di chiudere il contratto e dopo la totale assenza di "aperture" su prospettive professionali e aumenti salariali, peraltro coerenti con quanto già stabilito dal Governo e dalle parti sociali per altri comparti, è stato proclamato uno sciopero per il 16 gennaio 2004, che mette a rischio tutti i servizi ai contribuenti;

che il Governo ha tradito gli impegni assunti con i lavoratori e ha disatteso le ripetute promesse di un’imminente chiusura del contratto;

che il reiterato protrarsi della totale mancanza della tutela dei diritti determina condizioni di esasperazione, delle cui conseguenze il Governo assume le responsabilità;

considerata la rilevanza di tale comparto e l’inaccettabile condizione di questi lavoratori,

si chiede di conoscere se e quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di risolvere con tempestività l’incresciosa situazione, che palesa una ennesima grave violazione dei diritti dei lavoratori.

(4-05882)

BONGIORNO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio, delle attività produttive e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

opera in Partinico, in provincia di Palermo, l'antica distilleria della ditta Bertolino, che, per la posizione che occupa e per le emissioni che produce, genera condizioni ambientali negative nella città e sulla popolazione che vi abita;

inutili sono state sino ad oggi le proteste della cittadinanza, come inutili si sono rivelate le numerose denunzie portate avanti anche da reti televisive nazionali che hanno pubblicamente evidenziato i gravissimi effetti inquinanti derivanti dalla presenza nel territorio della distilleria, come a nulla è valso il rilevamento di dati sconfortanti circa il diffondersi di patologie cancerogene, che - anche se ciò è ovviamente da dimostrare - per gran parte dell'opinione pubblica sono riconducibili alle emissioni della distilleria;

non si ha notizia, almeno ufficiale, nonostante quanto ora esposto, di attività di rilevamento da parte delle istituzioni competenti;

considerato che:

si ha notizia di un importante finanziamento ottenuto dalla ditta Bertolino ai sensi della legge n.488/1992 per la realizzazione di un nuovo megaimpianto senza che ci sia un progetto esecutivo in quanto non è stato ancora individuato il sito dove far sorgere la nuova distilleria;

il relativo decreto di finanziamento risalirebbe ad alcuni anni addietro e sarebbe tutt'oggi efficace nonostante l'assoluta aleatorietà dell'iniziativa economica, stante che tra l'altro le municipalità e le amministrazioni comunali eventualmente interessate (Campobello di Mazara e Mazara del Vallo, in provincia di Trapani) hanno formalmente e platealmente manifestato il proprio fermo dissenso ricorrendo anche a manifestazioni di piazza;

ritenuto che appare curioso come si riesca a mantenere attiva una distilleria che a detta di tutti inquina fortemente l'ambiente circostante, mentre resta congelato un finanziamento di svariate decine di miliardi di vecchie lire in attesa che si adottino provvedimenti da parte delle istituzioni competenti volti a verificare la salubrità o meno dell'attività in esercizio e la realizzabilità o meno del nuovo progetto,

si chiede di sapere:

se il Ministro dell'ambiente sia a conoscenza della esistenza in Partinico della distilleria di cui in premessa e delle emissioni denunziate come inquinanti che la stessa produce nel territorio;

se il Ministro dell'ambiente non ritenga di compiere una verifica di quanto segnalato a tutela dell'ambiente in quella zona d'Italia;

se i Ministri delle attività produttive e dell'economia siano a conoscenza del decreto di finanziamento emesso in favore della ditta Bertolino ai sensi della legge n.488/1992 e se siano a conoscenza del fatto che lo stesso da anni viene congelato in attesa della individuazione del sito in cui realizzare l'impianto;

se i Ministri delle attività produttive e dell'economia ritengano tale procedura conforme alla legge.

(4-05883)

BATTAFARANO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Considerato che:

l’articolo 54, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, demanda ad un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, la definizione dei parametri ai fini dell’individuazione degli ambiti territoriali in cui le lavoratrici siano ammesse (senza alcun limite, minimo o massimo, di età) alla stipulazione dei contratti di inserimento;

la medesima lettera e) prevede che tale decreto dovesse essere emanato entro 60 giorni dall’entrata in vigore dello stesso decreto legislativo n. 276 (cioè entro il 23 dicembre 2003),

si chiede di sapere quali siano il concreto stato dell’iter del decreto ministeriale ed i termini temporali di effettiva emanazione, ferma restando la considerazione che la data prevista dal decreto legislativo è già scaduta.

(4-05884)

FABRIS - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:

che tra le modifiche al nuovo codice della strada recentemente varate dal Parlamento l’abilitazione alla guida del ciclomotore (il cosiddetto "patentino") si pone come il provvedimento destinato ad impegnare attivamente il mondo delle scuole pubbliche e private;

che, in particolare, il decreto-legge n. 151 del 27 giugno 2003 ha sancito definitivamente l’obbligo del "patentino" per la guida del ciclomotore e le modalità per il suo conseguimento, così come previste dal decreto legislativo del 15 Gennaio 2002;

che l’obbligo di possedere il certificato per circolare sulle strade decorre dal 1° luglio 2004;

considerato:

che occorre aumentare gli sforzi per contenere il numero degli incidenti e perseguire l’obiettivo indicato dall’Unione europea di una riduzione delle vittime pari al 50% entro il 2010;

che una prima importante occasione è costituita proprio dall'’introduzione di corsi gratuiti per il conseguimento del patentino nelle scuole prevista dal citato decreto di modifica al codice della strada, n. 151 del 27 giugno 2003;

che in buona sostanza si tratterebbe di organizzare per la prima volta, in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, il primo capitolo di educazione stradale, per il momento finalizzato all'attuazione della normativa prevista per il conseguimento del patentino;

che il citato decreto prevede inoltre l’utilizzo del 7,5% degli introiti delle contravvenzioni per finanziare l’attività nelle scuole, ma fino ad oggi non è stata fatta nessuna erogazione;

che senza la mobilitazione di queste risorse si rischia di vanificare lo spirito della legge che afferma il diritto di fruire gratuitamente a scuola dei corsi;

che la popolazione interessata è di circa 2.400.000 ragazzi dai 14 ai 18 anni, e già 1.200.000 richieste circa di attestati di idoneità sono giunte al Ministero competente;

che, in particolare, a farsi carico della formazione dei giovani possono essere, oltre che le scuole, anche le autoscuole, con lo svolgimento di corsi di dodici ore complessive;

che tuttavia, in questo momento, non tutte le scuole pubbliche e private possono contare su insegnanti competenti in materia che potranno essere in grado di accollarsi la gestione di tali corsi;

che, di conseguenza, sia che si decida di contare sul corpo docenti (corpo che ovviamente dovrà essere adeguatamente remunerato) sia che si ricorra al personale delle autoscuole, una scuola o istituto, specialmente se pubblico, si ritroverà costretto a sborsare soldi che in realtà non sono stati stanziati;

che, a questo punto, è ragionevole presumere che o le scuole si attiveranno per conto proprio oppure si appoggeranno alle autoscuole, che dovranno fissare tariffe precise per questo tipo di consulenze che prevedono tra l'altro l'impiego di materiale e dispositivi didattici che generalmente le scuole non possiedono;

che si potrebbe addirittura profilare l'ipotesi che saranno le famiglie a dover pagare ai propri figli la frequenza ai corsi che da gennaio in poi verranno organizzati dalle autoscuole cittadine per il rilascio del "patentino",

si chiede di sapere:

i motivi per i quali, alla luce della cronica penuria di risorse in cui versa oggi la scuola pubblica, neanche con il varo della recente legge finanziaria del 2004 questo Governo sia stato capace di stanziare, assegnare in parte e dare al Ministero dell'istruzione, dell’università e della ricerca un solo euro da destinare a questo tipo di iniziative;

i motivi per i quali gli stanziamenti residuali del Piano nazionale per la sicurezza stradale, pari a circa 25.000.000 di euro, non siano stati destinati ad assolvere gli adempimenti derivanti dalla normativa relativa all'obbligo del patentino;

quali provvedimenti siano stati assunti o si intenda assumere a fronte di tale situazione;

se i Ministri competenti non ritengano che la situazione che potrebbe verosimilmente profilarsi di qui a poco, a meno che non saranno impegnati per tempo adeguati capitali, contrasti palesemente con i contenuti del nuovo codice della strada, il quale stabilisce esplicitamente che i corsi abilitanti per il patentino "possono" essere frequentati a pagamento nelle autoscuole e gratuitamente nelle istituzioni scolastiche di istruzione secondaria.

(4-05885)

SPECCHIA - Al Ministro delle comunicazioni - Premesso:

che la Società Alcatel Italia s.p.a. ha istallato nel giardino del Convento dei Padri passionisti di Ceglie Messapica (Brindisi) una stazione radio-base per telefonia mobile senza la necessaria autorizzazione da parte del Comune in questione;

che, infatti, la Società si è limitata a comunicare l'inizio ed esecuzione dei lavori, ritenendo evidentemente di poter utilizzare la procedura della DIA (dichiarazione di inizio attività);

che vi sono state le proteste dei cittadini del quartiere ed il Comune, con una apposita ordinanza, ha intimato la demolizione del manufatto abusivo;

rilevato che è necessario intervenire presso l'Alcatel Italia ed eventuali altre società affinché le stesse siano consapevoli che per la installazione di stazioni radio-base per telefonia mobile è necessaria l'autorizzazione dei Comuni interessati e che gli stessi Comuni devono anche esprimersi sulla opportunità o meno del sito individuato,

si chiede di sapere se e quali urgenti iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo.

(4-05886)

BATTAFARANO, MACONI, PIZZINATO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la Tecnosistemi e’ un’azienda high-tec italiana di telecomunicazioni con 1.700 addetti presenti in tutte le regioni, con direzione generale a Milano;

in data 30/09/03, per effetto di scelte finanziarie e non industriali della proprietà, la società in oggetto ha ricevuto dal Tribunale di Milano la dichiarazione di stato di insolvenza con la relativa nomina, su indicazione del Ministro delle attività produttive, di 3 commissari giudiziali;

il tribunale di Milano, con sentenza, in data 22/12/03 ha accolto la richiesta di amministrazione straordinaria ex legge n. 270/99;

il Ministro in data 5/1/04 ha nominato i commissari straordinari, confermando i commissari giudiziali;

la Tecnosistemi in data 20/10/03, ai sensi e per gli effetti della legge n. 236/93 e del decreto legislativo n. 270/99, ha avviato la procedura con la messa in cassa integrazione guadagni straordinaria di circa 1200 lavoratori;

in data 7/1/2004 i commissari straordinari hanno avviato, ai sensi dell’art. 7 del decreto – legge n. 148/93, convertito dalla legge n. 236/93, la procedura di cassa integrazione guadagni straordinari per circa 1550 lavoratori, con la richiesta al Ministero del lavoro di pagare direttamente ai lavoratori l’integrazione salariale prevista;

tenuto conto che i 1.200 lavoratori in cassa integrazione guadagni straordinarria dal 20/10/2003 a tutt’oggi non stanno percependo dall’azienda nessun anticipo salariale e che ancora non e’ stato firmato al Ministero del lavoro l’accordo sindacale previsto, con grave stato di disagio sulla situazione familiare dei lavoratori, quasi tutti monoreddito,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per alleviare il grave stato di difficoltà dei lavoratori in cassa integrazione guadagni straordinari che da ormai da 5 mesi non percepiscono alcuna indennità salariale,

cosa intenda fare nei confronti dei commissari straordinari perché anticipino ai lavoratori l’indennità di cassa integrazione guadagni straordinaria;

quali iniziative intenda assumere nei confronti dei gestori di telecomunicazioni che nell’affidamento delle commesse di appalto non garantiscono la trasparenza da parte di queste ultime nell’affidamento di sub-appalto, con il proliferare di lavoro nero ed utilizzo sempre piu’ frequente di lavoratori in cassa integrazione guadagni straordinaria, in mobilità e in pensione.

(4-05887)

MALABARBA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

sul territorio nazionale esistono scuole che, per garantire il diritto allo studio agli alunni che necessitano di ricoveri prolungati, hanno istituito sezioni presso gli ospedali, e che gli Uffici scolastici regionali hanno individuato scuole - polo con il compito del raccordo operativo e della distribuzione dei fondi specifici, anche per retribuire le attività aggiuntive svolte dai docenti;

il Ministero dell’istruzione ha disciplinato, con le circolari n. 149 del 10/10/2001 e n. 84 del 22/7/2002, gli interventi finanziari e le attività delle scuole in ospedale, prevedendo budget aggiuntivi per dette scuole;

in merito alla retribuzione dei docenti dette circolari fanno esplicito riferimento agli articoli 27, 30 e 31 del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto scuola, n. 1998/01, che prevedono compensi per lo svolgimento di attività aggiuntive;

considerato che:

risulta che alcuni dirigenti scolastici affermano che il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca già dall’anno scolastico 2001/2002 ha disposto che le quote di competenza dei docenti ospedalieri sono da considerare ad personam e non compensano attività aggiuntive, in contrasto con quanto stabilito dai contratti di lavoro del comparto scuola;

risulta che alcuni dirigenti scolastici predispongono liquidazioni ad personam e non per compensare attività aggiuntive dei docenti;

risulta che alcuni Direttori Generali degli Uffici scolastici regionali sono stati preventivamente informati dai dirigenti scolastici di questa linea interpretativa e operativa,

si chiede di sapere:

se si sia a conoscenza di una circolare ministeriale che stabilisca un pagamento ad personam dei docenti ospedalieri, svincolato dall’attuazione di attività aggiuntive;

se non si ritenga necessario avviare un’indagine conoscitiva sull’applicazione di detta normativa sul territorio nazionale;

se non si valuti che i direttori generali degli uffici scolastici regionali debbano essere richiamati all’obbligo di vigilanza;

se e quali provvedimenti intenda adottare il Ministro in indirizzo nei confronti dei direttori generali degli uffici scolastici regionali che si siano resi responsabili, eventualmente, di tacito avallo degli abusi commessi dai dirigenti scolastici a seguito di comunicazione preventiva;

se il Ministro non sia inoltre del parere che un pagamento ad personam configuri un comportamento antisindacale, in quanto in violazione di precise norme contrattuali.

(4-05888)

MALABARBA - Al Ministro delle comunicazioni - Premesso che:

il direttore dell'Ufficio di recapito postale "Milano- Precotto", ufficio che dispone di 98 portalettere per la copertura di 84 giri di recapito, il 16 agosto 2003 si è fatto promotore dell'interruzione del servizio di consegna della corrispondenza;

sabato 16-8-2003 il suddetto direttore concesse un giorno di ferie a ben 70 portalettere, e contemporaneamente agì in modo da far restare "a terra", ovvero inevasi, i giri di recapito posta degli assenti;

per evitare di effettuare le sostituzioni retribuite del personale in ferie, previste dalla legge, invitò i 25 portalettere in servizio ad astenersi dal recapito ed a restare in ufficio;

solo tre dei portalettere presenti declinarono l'invito a rimanere in ufficio, ma a questi fu comunque vietato di effettuare la sostituzione obbligatoria;

il risultato fu che il giorno 16 agosto 2003 non furono recapitati ben 81 giri di posta su 84, a differenza dei giorni precedenti e successivi nei quali tutti i recapiti furono regolari;

il successivo lunedì 18 agosto 2003 il direttore dell'ufficio di recapito postale "Milano - Precotto" fece provvedere al recapito di quanto rimasto inevaso (peraltro aggravando il carico di lavoro per i portalettere in servizio in quel giorno) al solo scopo di realizzare tale recapito a costo zero per l'azienda;

in questi comportamenti si ravvisa una contravvenzione alle disposizioni aziendali che impongono di programmare le ferie e di sostituire gli assenti per ferie, malattie ed altre cause assimilate, con i portalettere in servizio;

il suddetto direttore reitera analoghi comportamenti assunti in diverse occasioni: il 25 ottobre 2003, giorno successivo allo sciopero generale, tutti e solo coloro che avevano aderito allo sciopero si sono trovati a dover recapitare la corrispondenza del giorno dello sciopero già ripartita, in aggiunta alle raccomandate inserite insieme a quelle del 25. In tal modo il giorno dello sciopero è stato trasformato in un'occasione per far risparmiare l'azienda; naturalmente non vi è chi non veda in tali comportamenti anche un intento punitivo nei confronti di chi aveva aderito allo sciopero,

si chiede di sapere:

se non si consideri quanto denunciato una violazione del concetto "carico giornaliero nel recapito", sottoscritto nel 1994 da Poste e organizzazioni sindacali ed esaustuivamente descritto nella "Guida operativa per la determinazione della prestazione lavorativa degli addetti al recapito",

se non si valuti quanto descritto una lesione ai diritti degli utenti, nonché un attacco ai diritti dei lavoratori e al diritto di sciopero, e quali iniziative si intenda prendere contro questi comportamenti.

(4-05889)

MALABARBA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nel mese di aprile 2003 si è insediata la Commissione prefettizia di accesso agli atti amministrativi per indagare su ipotesi di infiltrazioni camorristiche e sui conseguenti condizionamenti dell’attività amministrativa del comune di Baronissi (provincia di Salerno);

la Commissione era inviata anche in seguito ad approfondite indagini della magistratura che, iniziate nel 1998, portavano all’arresto dei componenti dell’organizzazione camorristica denominata "clan Forte" nell’aprile 2001 ("operazione Gattopardo"). L’organizzazione malavitosa risultava avere acquisito il controllo assoluto degli appalti pubblici grazie alle condotte "(…) talora attive talvolta omissive (…)" del sindaco Moscatello e di alcuni funzionari;

risultano pertanto indagate per il delitto commesso dagli articoli 110 e 416-bis del codice penale una serie di persone le quali, malgrado le elezioni amministrative del giugno scorso abbiano modificato in parte la compagine amministrativa, risultano avere ancora un ruolo attivo nella gestione del comune di Baronissi;

non risulta, ad oggi, nessuna decisione in merito alla vicenda richiamata, comportando tale silenzio una non più tollerabile situazione di sospetto e di mancanza di fiducia nelle istituzioni non più rinviabile, anche al fine di evitare un ingiusta campagna denigratoria in vista delle prossime scadenze elettorali,

si chiede di sapere se e quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo, nell’ambito delle proprie competenze, intenda adottare per porre fine ad una situazione che ingenera mancanza di fiducia nelle istituzioni e gravi forme di speculazione politica.

(4-05890)

COSSIGA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle comunicazioni - Premesso che:

le emittenti radiofoniche e televisive locali sono tenute al pagamento dei diritti d’autore ai sensi della legge 22 aprile 1941, n. 633;

la tutela del diritto d’autore è di competenza della Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE);

tra la REA – Radiotelevisioni Europee Associate –, l’associazione di categoria a livello nazionale delle emittenti radiotelevisive locali, e la SIAE vige una convenzione per l’assolvimento dei predetti diritti;

la predetta convenzione REA/SIAE è stata firmata da tutte le associazioni nazionali del settore;

alla predetta convenzione aderisce la quasi totalità (99%) delle emittenti;

l’articolo 1, comma 1.2) della licenza SIAE consente la radiodiffusione mediante dischi, nastri o altri supporti analoghi (ad esempio hard disk), nonché la radiodiffusione delle esecuzioni dal vivo comunque effettuate;

l’articolo 1, punto 1.3) della licenza SIAE consente la registrazione su nastro, filo o analogo supporto (ad esempio hard disk del computer) delle opere tutelate, ma esclusivamente ai fini delle proprie diffusioni radiofoniche differite e di eventuali repliche entro il limite di durata della licenza, con divieto di fare qualsiasi altro uso di dette registrazioni;

dunque, le emittenti radiotelevisive in possesso della licenza SIAE hanno diritto di duplicazione (copia su hard disk del computer o analogo supporto) dell’opera tutelata dalla SIAE;

presso le sedi centrale e periferiche della SIAE è disponibile l’elenco delle emittenti radiotelevisive locali che hanno regolarizzato il diritto d’autore;

la Guardia di finanza, nonostante abbia l’autorità necessaria per richiedere direttamente alla SIAE gli elenchi delle emittenti non in regola con il diritto d’autore, sta ispezionando indiscriminatamente le sedi delle emittenti radiotelevisive locali del Sud, del Centro e del Nord Italia, sequestrando dischi, CD, computer, regie automatiche e cassette video musicali benché abbiano il contrassegno SIAE e le licenze d’uso dei software;

l’articolo 73 della legge 22 aprile 1941, n. 633, sul diritto d’autore prevede che "Il produttore del disco fonografico o di altro apparecchio analogo riproduttore di suoni o di voci, nonché gli artisti interpreti e gli artisti esecutori che abbiano compiuto l'interpretazione o l'esecuzione fissata o riprodotta in tali supporti, indipendentemente dai diritti di distribuzione, noleggio e prestito loro spettanti, hanno diritto ad un compenso per l'utilizzazione, a scopo di lucro, del disco o dell'apparecchio analogo a mezzo della diffusione radiofonica e televisiva ivi compresa la comunicazione al pubblico via satellite, della cinematografia, nelle pubbliche feste danzanti, nei pubblici esercizi ed in occasione di qualsiasi altra pubblica utilizzazione degli stessi. L'esercizio di tale diritto spetta al produttore, il quale ripartisce il compenso con gli artisti interpreti o esecutori interessati;

la misura del compenso e le quote di ripartizione, nonché le relative modalità, sono determinate secondo le norme del regolamento;

la legge 18 agosto 2000, n. 248, articolo 10, commi 1 e 2, sancisce testualmente: "Art. 181-bis. - 1. Ai sensi dell'art. 181 e agli effetti di cui agli artt. 171-bis e 171-ter, la Società italiana degli autori ed editori (SIAE) appone un contrassegno su ogni supporto contenente programmi per elaboratore o multimediali nonché su ogni supporto contenente suoni, voci o immagini in movimento, che reca la fissazione di opere o di parti di opere tra quelle indicate nell'articolo 1, primo comma, destinati ad essere posti comunque in commercio o ceduti in uso a qualunque titolo a fine di lucro. Analogo sistema tecnico per il controllo delle riproduzioni di cui all'art. 68 potrà essere adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sulla base di accordi tra la SIAE e le associazioni delle categorie interessate";

il contrassegno è apposto sui supporti di cui al comma 1 ai soli fini della tutela dei diritti relativi alle opere dell'ingegno, previa attestazione da parte del richiedente dell'assolvimento degli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d'autore e sui diritti connessi. In presenza di seri indizi la SIAE verifica, anche successivamente, circostanze ed elementi rilevanti ai fini dell'apposizione;

in particolare, il comma 2 del su menzionato articolo della legge n. 248/2000, richiamato dal comma 7, attribuisce al "richiedente" (con presa d’atto della SIAE) l’attestazione dell’assolvimento degli obblighi derivanti dalla normativa sul "diritto d’autore" e sui "diritti connessi" (ai produttori);

le norme sopra citate lasciano dubbi interpretativi circa l’individuazione del soggetto che dovrebbe assolvere al pagamento dei cosiddetti "diritti connessi", tra l’altro, nel passato compresi nel compenso pagato dalle emittenti alla SIAE, tant’è che solo recentemente le società di produzione fonografica ne richiedono l’assolvimento da parte delle imprese radiotelevisive;

il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° settembre 1975 (data anteriore all’entrata sul mercato delle imprese radiotelevisive private) fissa nel 2% la misura del compenso per utilizzazione diretta, a scopo di lucro, del disco o apparecchio analogo, dovuto al produttore ai sensi dell’articolo 73 delle legge n. 633/1941 da calcolarsi sugli incassi lordi o delle quote degli incassi lordi corrispondenti alla parte che il disco occupa nella sua pubblica utilizzazione e che, quindi, prevede che il produttore renda noto l’elenco delle opere tutelate per le quali scatta il predetto compenso;

per tali fondamentali motivazioni la REA, nel pieno rispetto della legge, con missiva raccomandata andata/ritorno del 20 dicembre 2002, indirizzata alla Associazione dei Fonografici Italiani (AFI), all’Istituto per la Tutela dei diritti degli Artisti Interpreti Esecutori (IMAIE) e alla Società Consortile Fonografici Spa (SCF), al fine di regolarizzare la posizione delle emittenti rappresentate, tra l’altro, chiese l’elenco delle opere tutelate;

la REA, con detta missiva, ai fini interpretativi della legge chiese l’intervento del sottosegretario Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri e dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni;

la missiva è stata ignorata dalle società interessate all’incasso dei "diritti connessi", così come è stata sottovalutata dalle Autorità istituzionali interpellate per la mediazione interpretativa ed applicativa della norma di legge,

si chiede di sapere le ragioni per le quali:

sia stato dato l’ordine alla Guardia di finanza di ispezionare le sedi delle emittenti locali e di sequestrare materiale di riproduzione audio video benché in regola con il diritto d’autore;

sia stata messa a disposizione di una Società multinazionale privata, la S.C.F., la Guardia di finanza – organo dello Stato – pagata dai contribuenti italiani;

di fronte a tali oggettive divergenze tra la REA – Radiotelevisioni Europee Associate - da una parte e le Società di produzione fonografica dall’altra, nell’interesse generale delle categorie interessate, il Governo non sia intervenuto sull’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (cioè sull’organo preposto alla vigilanza sul diritto d’autore dalla legge 18 agosto 2000, n. 248) al fine di dirimere la questione "diritti connessi", anziché ordinare ispezioni selvagge per mezzo della Guardia di finanza;

seppure tardivamente, il Governo non si attivi per risolvere il predetto contenzioso in atto, ordinando nel frattempo di sospendere le indiscriminate azioni ispettive della Guardia di finanza presso le sedi delle emittenti locali; azioni che potrebbero essere interpretate come concertato attentato alla libertà di comunicazione.

(4-05891)

STANISCI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e delle comunicazioni - Premesso che:

il Consiglio comunale di Cisternino (Brindisi) nella seduta del 29/12/2003 ha approvato un ordine del giorno avente per oggetto l’apertura dell’Ufficio Postale in orario pomeridiano;

nell’ ordine del giorno viene evidenziato che dal 16 marzo 2001 l’Ufficio Postale non assicura l’apertura pomeridiana e che già in un precedente atto consiliare del 20-11-2001 veniva evidenziato il diffuso disagio dei cittadini, specie anziani e residenti nelle contrade limitrofe, e si rivolgeva un invito a Poste Italiane a disporre l’apertura;

tutto questo in considerazione soprattutto del fatto che l’utenza dell’ufficio postale di Cisternino è costituita anche da cittadini che risiedono nelle numerose contrade limitrofe al paese, in maggioranza lavoratori agricoli che possono usufruire dei servizi postali solo nelle ore pomeridiane;

di fronte al silenzio di Poste Italiane il Comune precisa che potrebbe non rinnovare la convenzione per la riscossione dei tributi con l’ente suddetto,

l’interrogante chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano di intervenire nei confronti di Poste Italiane perché a Cisternino venga effettuata l’apertura pomeridiana, così come accade negli altri Comuni, in modo tale che i cittadini cistranesi vengano posti agli stessi livelli di quelli degli altri Comuni.

(4-05892)

STANISCI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e delle comunicazioni - Premesso che:

i cittadini di Pozzo Faceto di Fasano, in provincia di Brindisi, segnalano la mancanza di una linea telefonica ai fini del gioco del lotto nel loro Comune;

tale mancanza li costringe a lunghe file e ad ore di attesa per il semplice gioco dei numeri;

la disfunzione creerebbe disagi anche all’Ufficio Postale, a causa dei ritardi di collegamento con la rete di computer e telefonia, a discapito dell’utente,

l’interrogante chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno intervenire per porre fine ai disagi causati dalla disfunzione di cui sopra.

(4-05893)

MODICA - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

l’Istituto italiano di cultura di Parigi è sede di una prestigiosa biblioteca, molto importante per la diffusione in Francia della lingua e della cultura italiana, costituitasi per la lunga e attenta dedizione dei direttori dell’Istituto e arricchita dal fondo donato dalla vedova di Italo Calvino;

da molti anni si tengono a Parigi, presso la sede dell’Istituto italiano di cultura, corsi di lingua italiana a vari livelli;

per l’anno scolastico 2003/2004 l’Istituto italiano di cultura aveva provveduto, nel settembre 2003, a programmare e pubblicizzare due serie di corsi d’italiano, una nel periodo autunnale e l’altra nel periodo primaverile;

tale iniziativa riscuoteva, come del resto ogni anno, un grande successo, tanto che parecchie centinaia sono le persone che si sono iscritte, pagando i relativi contributi (da 300 a 500 euro), per imparare la nostra lingua, nei corsi sia della sessione autunnale che di quella primaverile;

la prima serie di corsi è stata regolarmente tenuta nell’autunno 2003 ma, recentemente, si sono diffuse a Parigi indiscrezioni su una possibile sospensione dei corsi della prossima sessione primaverile;

tali indiscrezioni sono state indirettamente confermate da un articolo di Cesare Martinetti sul quotidiano "La Stampa" dell’8 gennaio 2004, dedicato alla messa in scena martedì 6 gennaio, presso l’Ambasciata d’Italia a Parigi, di un dialogo teatrale tra Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse, scritto da René de Ceccaty e interpretato da Michel Duchaussoy e Adriana Asti, evento che ha segnato l’esordio dell’attività del regista Giorgio Ferrara come nuovo direttore dell’Istituto italiano di cultura di Parigi e che ha visto la partecipazione, secondo l’articolo di Martinetti, del fior fiore della nobiltà e dell’intellettualità parigina;

in tale articolo, infatti, Martinetti, dopo aver riferito della "filosofia" del nuovo direttore ("Penso di fare un lungo racconto dell’Italia e degli italiani, con i nostri pregi e i nostri difetti. Un racconto scandito per temi e rivelato attraverso lo spettacolo, e cioè immagini, suoni e parole, musica, canzoni, teatro per dire chi siamo e come siamo. Non c’è bisogno di far venire dei professori a spiegare l’Italia perché qui, di professoroni, ce ne sono già tantissimi"), riferisce che i corsi di lingua verranno sospesi in primavera e ripresi a settembre;

sempre secondo l’articolo di Martinetti, i corsi di italiano verrebbero ripresi non nella sede tradizionale dell’Istituto italiano di cultura ma nel liceo italiano di Parigi, in quanto "l’intera sede dell’Istituto diventerà il guscio di installazioni ed eventi che saranno suddivisi in cicli di un mese e mezzo - due mesi, con serate ad inviti, tipo quella di martedì sera",

si chiede di sapere:

se risponda al vero che i corsi di italiano dell’Istituto italiano di cultura di Parigi saranno sospesi nella primavera 2004;

in caso affermativo, come le nostre autorità diplomatiche intendano muoversi per evitare che l’improvvisa disdetta di corsi già programmati, annunciata da indiscrezioni e ora appresa dalla stampa senza peraltro che risulti alcun atto o comunicato ufficiale, ingeneri prevedibili e legittime proteste da parte di coloro che sono interessati alla lingua e cultura italiana e che si sono già iscritti ai corsi o programmavano di farlo, nonché degli insegnanti dei corsi medesimi, e ciò finisca col gettare in Francia un’ombra di discredito nei confronti dell’Italia;

nel caso che sia confermato il progetto di destinare interamente l’Istituto italiano di cultura di Parigi ad eventi di spettacolo, come si intenda procedere affinché la biblioteca dell’Istituto possa continuare a svolgere il suo prestigioso ruolo arricchendone il patrimonio con acquisti e donazioni e garantendone la più ampia e costante fruizione da parte di tutti coloro che sono interessati alla lingua e alla cultura italiana anche al di fuori degli eventi mondani;

se il Ministro degli affari esteri non ritenga di dover dare indicazioni affinché l’attività complessiva dell’Istituto italiano di cultura di Parigi, pur aprendosi a prospettive innovative, mantenga e sostenga l’ampio spettro delle sue attività tradizionali che rispecchia la ricchezza e complessità dei temi della cultura italiana e della sua diffusione e promozione in una città che, proprio per l’attenzione alla varietà e alla complessità della cultura, ne è divenuta una delle capitali mondiali.

(4-05894)

RIPAMONTI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e delle attività produttive - Premesso che:

il Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit, che rappresenta l’organismo nazionale competente per i regolamenti comunitari n. 880/92 e n. 1836/93, oggi sostituiti rispettivamente dai regolamenti n. 1980/2000 e n. 761/2001, relativi al marchio di qualità ecologica e al sistema comunitario di ecogestione ed audit, è normato dal decreto ministeriale n. 413/95 dell’allora Ministro dell’ambiente di concerto con gli allora Ministri della sanità, del tesoro e del commercio, dell’industria ed dell’artigianato;

l’articolo 2 del citato decreto ministeriale n. 413/95, così come modificato dall’art.1 del decreto ministeriale n. 236/98 del Ministro dell’ambiente, di concerto con gli allora Ministri della sanità, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e dell’industria del commercio e dell’artigianato, recita letteralmente: " (…) Tutti i membri del Comitato debbono essere scelti tra persone di specifica e comprovata competenza ed indiscussa moralità ed indipendenza (…)" e di seguito: "(…) A pena la immediata decadenza essi non possono esercitare alcuna attività professionale o di consulenza, essere amministratori di soggetti pubblici o privati, né avere interessi diretti nelle imprese operanti nel settore di competenza del Comitato (…)":

considerato che, come risulta da informazioni rinvenibili su vari siti Internet, diversi componenti del Comitato, anche con cariche direttive, potrebbero ricadere nella condizione di incompatibilità indicata dal citato articolo 2 del decreto ministeriale n. 413/95,

si chiede di sapere:

quali siano, e come siano stati verificati, i requisiti di "specifica e comprovata competenza" di cui al citato articolo 2 del decreto ministeriale n. 413/95;

se sia stata verificata, e in che modo, l’assenza di cause di incompatibilità, per i membri del Comitato, a svolgere tale incarico e se gli altri incarichi e le attività professionali da questi esercitati possano essere considerati non ricadenti in quanto recitato dal citato articolo 2 del decreto ministeriale n. 413/95;

se si ritenga di intervenire per garantire il più rigoroso rispetto delle previsioni dell'art. 2 del decreto ministeriale n. 413/95, modificato dall'art. 1 del decreto ministeriale n. 236/98.

(4-05895)

CREMA - Al Ministro dell'interno - Premesso:

che si paventa la soppressione del Commissariato di Polizia di via Cosenz a Marghera, con conseguente, grave riduzione del servizio di sicurezza;

che tale decisione è determinata essenzialmente dal mancato pagamento dell'affitto da nove anni ad oggi dei locali di ubicazione del Commissariato stesso e non già dal venir meno delle esigenze di presidio del territorio;

che su pressione, oltre che della popolazione, delle associazioni di categoria e delle istanze rappresentative delle forze economiche e sociali locali, lo stesso Consiglio comunale ha approvato una mozione che impegna il Sindaco e la giunta ad intervenire per evitare la paventata soppressione del Commissariato,

l'interrogante chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se non consideri come pericoloso ed improponibile che la tutela territoriale della sicurezza e dei servizi ai cittadini sia assicurata non tanto in funzione dei fabbisogni organizzati, ma della disponibilità o meno di locali per ospitare tali servizi;

quali provvedimenti intenda adottare, tenuto conto anche della opportunità di razionalizzare e rendere sinergici i servizi di sicurezza dei cittadini a presidio del territorio forniti da tutte le forze dell'ordine, come da anni auspicato, per non privare la zona di via Cosenz di Marghera, e con essa quante altre zone dovessero trovarsi in situazioni analoghe di un primario ed irrinunciabile presidio che qualifica, difende e valorizza ogni territorio urbano.

(4-05896)

CORTIANA, BRUTTI Paolo - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio - Premesso che:

il territorio del comune di Perugia adiacente al fiume Tevere è notoriamente di alto pregio paesaggistico e ambientale e, in particolare, quello compreso tra Ponte S. Giovanni e Ponte Felcino presenta elementi di indubbio interesse per la naturalità preservata nonostante la vicinanza alla città di Perugia, per l’esistenza di una suggestiva viabilità storico-rurale su cui si distribuiscono numerosi beni storici culturali (si vedano la Torre medievale di Pretola, i molini di Ponte Felcino, numerose case rurali antiche), per l’alto pregio paesistico delle colline che delimitano questo territorio costellato di ville e parchi storici, tutti rigorosamente soggetti a vincolo;

tale elevata qualità è individuata e tutelata in numerosi atti pianificatori e normativi di diverse istituzioni: l'Unione europea ha classificato l’Ansa degli Ornari, situata tra Ponte S.Giovanni e Pontevalleceppi sito di interesse comunitario, Zona SIC.IT 5210025, e la Regione Umbria, la Provincia di Perugia, il Comune di Perugia, la USL n.2, iI presidente della VII Circoscrizione comunale e il presidente del Comitato di cittadini "I Molini di Fortebraccio", nell’ ambito degli accordi del Protocollo d’intesa sottoscritto il 28 febbraio 1998, hanno assunto l’impegno di avviare la progettazione del parco fluviale del Tevere;

la Regione Umbria, con decreto del Presidente della giunta regionale 61/98, "Approvazione del Piano regionale delle aree naturali protette"- art.5 della legge regionale 9/95, ha inserito tale territorio tra le "Aree di proposta e di studio", recepite nel "Piano urbanistico territoriale" con legge regionale n. 27/2000 e con lo stesso decreto del presidente della giunta regionale, all’art.4 delle norme regolamentari, ha disposto che la Giunta Regionale elabori "proposte progettuali dettagliate di istituzione di parchi o aree protette o comunque programmi di tutela ambientale-paesaggistica per le suddette aree di proposta e di studio, coordinati con il sistema parchi e le norme del PUT", da proporre al Consiglio regionale;

la Provincia di Perugia, nel Piano territoriale di coordinamento provinciale all’art.38, punto 8, delle norme di attuazione, prevede che "all’interno delle aree di studio (di cui al punto precedente) sono consentiti solo interventi che non alterino l’equilibrio dell’ambiente naturale esistente, quelli ricompresi in piani pubblici di settore, quelli di aree di valenza regionale, purché tali interventi vengano autorizzati ai sensi dell’art.139 del decreto legislativo n. 490/99", ha classificato un ampio ambito di tale territorio, comprensivo dell’area SIC, come Oasi di protezione faunistica e ha inserito la maggior parte di tale territorio nelle "zone di salvaguardia paesaggistica dei corsi d’acqua d’importanza territoriale";

il Comune di Perugina nel Piano regolatore generale, Cap. 23 obiettivi strutturali, Spazi aperti, prescrive che "l’area tra la zona C.A.I. di PonteValleceppi e il Tevere, per le sue elevate qualità ambientali e paesaggistiche, va tutelata nel modo più forte";

le Conferenze programmatiche di Perugia e Terni il 9 ottobre 2003 hanno approvato e inviato per l’approvazione definitiva all’Autorità di bacino il Piano regionale per l’assetto idrogeologico PAI, il cui principio fondante è garantire la protezione e il recupero della naturale dinamica fluviale, attraverso l’inibizione dell’occupazione e dell’utilizzo degli alvei fluviali e delle aree golenali e inondabili per la sicurezza delle zone di monte e di valle, per cui vengono individuate ampie aree non edificabili;

le Associazioni ambientaliste hanno da sempre promosso la creazione del parco fluviale del Tevere ravvisando l’opportunità di estendere il parco esistente all’intero corso del fiume coinvolgendo le regioni interessate. In particolare i cittadini, i comitati e le associazioni locali in più occasioni hanno ribadito l’importanza di realizzare il parco fluviale nel comune di Perugia, per la conservazione di identità, nonché per la possibilità di un nuovo sviluppo economico sostenibile, data la posizione strategica di tale territorio tra i centri d’arte e cultura di Perugia e Assisi;

ricordato che:

la regione con il disegno di legge n. 1953 del 9 febbraio 2000 ha individuato il "Sistema territoriale di interesse naturalistico-ambientale del fiume Tevere e delle sue Valli", comprensivo di detto territorio, e la II Commissione Consiliare ha attuato la partecipazione con incontro consultivo pubblico il 25.02.2000;

il comune di Perugia ha commissionato nel ’99 il metaprogetto "Piano delle aree naturali protette del monte Tezio e del Fiume Tevere" con fondi pubblici, presentato in assemblea pubblica, riscuotendo larghi consensi;

evidenziato che:

le proposte della Regione e del Comune sopra citate non hanno avuto fino ad ora nessun esito operativo e che a tutt’oggi nessun disegno di legge per l’istituzione del parco fluviale del Tevere è stato presentato in Consiglio regionale, né è stato approvato il progetto comunale in materia nonostante il grande valore della zona, riconosciuto da tutte le istituzioni e in contrasto con i vincoli imposti dalle stesse negli atti di competenza;

sono in previsione e, in parte, in via di realizzazione interventi parcellizzati e contraddittori che non solo non delineano un progetto organico di qualificazione del territorio fluviale ma addirittura rischiano di comprometterne irrimediabilmente il paesaggio e la fruibilità;

previsioni e interventi ricadono in aree a rischio di esondazione e, in particolare, vengono compromesse le uniche aree di una certa ampiezza rimaste libere e utili per l’espansione del fiume a vantaggio della sicurezza dei centri abitati;

troppo spesso l’informazione preventiva e la decisione condivisa sono state ignorate rendendo vani i tentativi delle associazioni ambientaliste, dei cittadini, delle circoscrizioni di richiamare l’attenzione sulla necessità di individuare criteri e norme di salvaguardia paesaggistica e della flora e fauna, e di mettere in atto una progettazione integrata e di qualità entro cui convogliare e qualificare gli eventuali interventi necessari per la messa in sicurezza;

tenuto conto che:

il Comune di Perugia, nel territorio fluviale tra Pontevalleceppi e Ponte Felcino, in contrasto con i vincoli imposti dal PTCP e gli stessi obiettivi strutturali del PRG, ha in corso di approvazione-attuazione:

nell’area sopracitata, che "va tutelata nella maniera più forte" e parzialmente esondabile, un consistente ampliamento (18 ettari) dell’insediamento industriale esistente, con possibilità di’inserire industrie insalubri di 1° classe (la categoria più inquinante) e di realizzare capannoni di superfici e altezze tali da eliminare non solo il carattere agrario del luogo ma anche qualsiasi visuale dalla strada rurale storica Valvitiano (un vero e proprio belvedere di pianura) verso i profili collinari, vincolati dalla legge n. 1497/39, e definiti, nella stessa relazione del PRG, da preservare per la loro elevata qualità;

contigua alla precedente, un’area a parco privato attrezzato, davanti alla pineta di Ponte Felcino e dentro la fascia di rispetto fluviale/ambientale, che ha realizzato alberghi e impianti con alte densità da sottrarre a qualsivoglia spazio verde; tutto costruito contemporaneamente e adiacente a due nuovi capannoni industriali, trasformando un suggestivo paesaggio agrario mediterraneo fluviale in una periferia disordinata inquinata da traffico e rumore;

davanti alla precedente area, la modifica del tracciato della strada storica Valvitiano (vincolato dalle stesse norme del PRG e da quelle del PTCP ) e la realizzazione di un parcheggio con scomparsa del contesto agrario della pineta e della strada rurale, e riduzione della fascia di libera espansione del fiume prevista dal PAI;

a seguire verso nord, "attrezzature (sportive e ricreative) ad alta intensità trasformativa, di dimensioni e uso rilevanti" fuori dalle linee di trasporto pubblico, a ridosso del sottile percorso pedonale che coincide con il corridoio ecologico, nella fascia di rispetto ambientale e in area altamente esondabile;

considerato che nello stesso ambito, al di fuori di ogni previsione di PRG, sono in corso di approvazione progetti di opere pubbliche di notevole impatto:

la Provincia sta approntando e realizzando chilometri di argini i cui esiti paesaggistici, ambientali, sociali e financo idraulici, allo stato attuale risultano assolutamente devastanti. Tale opera, che modifica con un rilevato alto oltre 2 metri la morfologia del luogo e le relazioni con il Tevere, e interessa anche l’area S.I.C., risulterebbe motivata, come dichiarato da rappresentanti istituzionali sulla stampa, più dall’esigenza di costruire vicino al fiume (zona preclusa con l’imminente approvazione del PAI) piuttosto che da un reale pericolo per la popolazione e gli immobili esistenti;

la regione ha in corso di approvazione il progetto definitivo di un sottopasso alla ferrovia Centrale Umbra a Ponte Valleceppi, finalizzato al transito in doppio senso di mezzi pesanti per la Distilleria Di Lorenzo, azienda insalubre di 1° classe a rischio d’incidente rilevante, di cui si discute la delocalizzazione. L’intervento è prossimo all’antico ponte sul Tevere, comporta un nuovo tratto di strada a ridosso dei binari, in area a rischio d’incidente rilevante, esondabile, e invade il corridoio ecologico. E’ sulla sponda opposta dove si vogliono realizzare gli argini: di là si vuole salire da quota 190 a quota 193, di qui si scenderà da quota 190 a quota 184, e la quota del fiume è 185. L’intervento per la messa in sicurezza del transito ferroviario, in realtà, produrrà nuovi rischi sia alla ferrovia, per il tipo di merci pericolose in transito, sia ai mezzi in transito, per gli aspetti idrogeologici, con l’aggravante della compromissione irreversibile di una delle parti più caratteristiche e suggestive del lungo fiume;

preso atto che:

risulta evidente il rischio per la conservazione di un habitat naturale, paesaggistico, culturale di indiscusso pregio e collocato sulle sponde del più grande fiume dell’Italia centrale che, per il grande valore storico e simbolico, meriterebbe di essere valorizzato per la fruizione di tutta la città, e per lo sviluppo turistico e economico sostenibile della zona, con un ritorno d’immagine per tutta l’Umbria;

la popolazione locale, allarmata e disorientata per la contraddittorietà tra dichiarazioni, piani e azioni, rivendica il diritto di conoscere quale tipo di sviluppo sia previsto nel proprio territorio per poter operare le proprie scelte coerentemente,

si chiede di sapere se non si ritenga:

di accertare la fondatezza dei fatti descritti e le eventuali responsabilità;

di rendere noto lo stato di fatto dell’istituzione del Parco regionale del Tevere da parte della regione Umbria, come previsto dal decreto del Presidente della giunta regionale 10 febbraio 1998, n. 61.

di esplicitare, per quanto di competenza e nelle more della redazione e adozione di specifici atti, quali azioni di salvaguardia e controllo si intenda mettere in atto per evitare, nel territorio definito "aree di studio" nella cartografia del Piano Urbanistico Territoriale Regionale, interventi non coerenti con la destinazione a parco della zona e in contrasto con il libero deflusso del Tevere e comunque con la salvaguardia del paesaggio e dell’ambiente;

di porre in atto, nel rispetto delle diverse autonomie istituzionali, con le metodiche dell’Agenda 21 locale, sottoscritta da tutte le istituzioni, valutazioni sulla sostenibilità delle procedure decisionali e degli interventi previsti in questo ambito territoriale.

(4-05897)

FABRIS - Al Ministro dell'interno - Premesso:

che un fascicolo per i reati di attentato con finalità di terrorismo ed eversione dell'ordine democratico interno ed internazionale, detenzione e fabbricazione di ordigno esplosivo, aggravato dalle stesse finalità eversive, oltre a danneggiamento e incendio, è stato aperto presso la Procura della Repubblica di Bologna dopo lo scoppio di un pacco bomba recapitato nell'abitazione bolognese del Presidente della Commissione dell'Unione europea Romano Prodi il 27 dicembre 2003;

che, fortunatamente, l'on. Romano Prodi, ex Presidente del Consiglio, è rimasto illeso, mentre la fiammata provocata dall'esplosivo ha causato solo lievi danni al mobilio del suo studio;

che i rilievi svolti dalla Polizia scientifica bolognese hanno dimostrato che il pacco in questione conteneva una carica esplosiva modesta, con l'evidente scopo di costituire un messaggio intimidatorio e dimostrativo nei confronti del Presidente della Commissione dell'Unione europea;

che tale episodio era stato preceduto da due bombe rudimentali di piccole dimensioni esplose nella notte del 21 dicembre 2003 che hanno distrutto completamente altrettanti cassonetti dell'immondizia, a pochi metri dall'abitazione del presidente Romano Prodi;

che dalle prime indagini compiute dalla magistratura bolognese risulta che il pacco-bomba esploso il 27 dicembre 2003 presso l'abitazione dell'on. Romano Prodi sarebbe stato spedito negli stessi giorni in cui furono piazzate le bombe nei cassonetti;

che diversi pacchi bomba sono stati inviati in ottobre ad alcune stazioni di polizia italiane e uno, in particolare, a novembre ha ferito un poliziotto ferendogli la mano;

che la polizia bolognese ha asserito di sospettare che gli autori di questi attacchi siano gruppi anarchico-insurrezionalisti italiani;

che, in relazione a quanto accaduto al Presidente della Commissione dell'Unione europea, il Ministro in indirizzo ha annunciato la propria intenzione di riferire in Aula al Senato solo dopo la ripresa dei lavori parlamentari, acquisita la disponibilità del Governo;

che, da ultimo, in data 13 gennaio 2004 si è verificato l' ennesimo episodio di intimidazione nei confronti dell'on. Romano Prodi, essendo stato recapitato, sempre presso la sua abitazione di Bologna, un pacchetto contenente cartucce e petardi;

considerato:

che la sicurezza di tutti i cittadini italiani è uno degli obiettivi prioritari che il Governo della Repubblica si deve porre per migliorare la qualità della vita dei cittadini;

che l'area anarco-insurrezionalista costituisce da sempre un'evoluzione radicale del più ampio movimento anarchico, dal quale si distacca assumendo connotazioni autonome e marcatamente eversive;

che, in particolare sotto il profilo operativo, essa teorizza, in luogo di un assetto organizzativo verticistico e strutturato, la costituzione progressiva di "gruppi informali di affinità" che rappresentano "unità autonome di base, autogestite", nate "in relazione a precipue situazioni e che si richiamano alla conflittualità permanente, all'autogestione e all'attacco";

che in questi ultimi anni il movimento anarco-insurrezionalista ha promosso specifiche "campagne", sostenute anche con diffusione documentale, su tematiche antirepressive ed ambientaliste, che hanno interessato l'intero territorio nazionale;

che a tematiche antirepressive è da ricondurre l'attentato del 9 dicembre 2002 contro la Questura di Genova, a pochi giorni di distanza dai provvedimenti cautelari emessi dalla locale Procura della Repubblica nell'ambito dell'inchiesta sugli episodi di violenza di piazza verificatisi durante il noto vertice G8 di Genova;

che all'accresciuta offensività dei gruppi insurrezionalisti, registratasi nel recente passato, si è accompagnata una spiccata vocazione internazionalista;

che non è mancato il consueto impegno contro i regimi di carcerazione speciale di altri Paesi, con specifico riferimento a quello del FIES, in vigore in Spagna, ove tuttora sono detenuti anarchici italiani condannati per una sanguinosa rapina compiuta, nel dicembre 1996, a Cordova;

che la compagine sarda del movimento anarchico ha avviato, nel recente passato, un rapporto sinergico con altre realtà estremiste dell'isola, quali le componenti "indipendentiste";

che nel contesto in esame si inseriscono gli invii di "plichi incendiari" indirizzati alle redazioni di quotidiani isolani ed al Presidente della Regione Sardegna, l'on. Mauro Pili, nel luglio 2002;

che nel periodo gennaio-giugno 2003 sono state già arrestate 12 persone appartenenti a quest'area eversiva;

che più in generale alla situazione di tensione terroristica internazionale si sono aggiunti nel nostro Paese ripetuti segnali di riaccendersi del fenomeno terroristico, che ha raggiunto il suo apice con l'uccisione proprio a Bologna, il 19 marzo 2002, del prof. Marco Biagi,

si chiede di sapere:

per quali motivi, alla luce di quanto rilevato nella presente interrogazione, il Ministro competente sulla vicenda relativa ad un così grave attentato al presidente Prodi non sia stato capace di riferire subito in Parlamento, lasciando che Parlamento e pubblica opinione fossero informati a mezzo stampa;

come sia stato possibile che neppure al centro meccanizzato delle Poste di Bologna, il quale dispone di apparecchiature a raggi X in grado di verificare il contenuto degli involucri, che avrebbe potuto individuare la pila dell'innesco dell'ordigno, non fossero state date disposizioni di filtrare la posta destinata all'on. Romano Prodi;

se il Ministro competente non ritenga che ciò contrasti nel modo più palese con l'obiettivo ambizioso e, comunque, realizzabile prefissatosi da questo Governo, di pervenire ad un sistema di sicurezza integrata e globale, anche nell'intesa operativa fra sistema pubblico e privato;

quali provvedimenti siano stati assunti o si intenda assumere a fronte degli eventi descritti in premessa;

se non si ritenga opportuno avviare immediatamente un'inchiesta sulle eventuali responsabilità di quanti abbiano omesso di assicurare la piena tutela della incolumità del Presidente dell’Unione europea, l'on. Romano Prodi.

(4-05898)

BATTAFARANO, DI SIENA, GRUOSSO, PILONI, VIVIANI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la forte ed estesa mobilitazione degli inquilini delle case degli enti ha portato all'approvazione del comma 134 dell'articolo 3 della legge n. 350 del 2003, legge finanziaria 2004;

tale norma, che conferma l'articolo 3, comma 20, della legge n. 410 del 2001, prescrive che "le unità immobiliari, escluse quelle considerate di pregio ai sensi del comma 13, per le quali i conduttori, in assenza della citata offerta in opzione, abbiano manifestato volontà di acquisto entro il 31 ottobre 2001 a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, sono vendute al prezzo e alle condizioni determinate in base alla normativa vigente alla data della predetta manifestazione di volontà di acquisto";

in spregio alle disposizioni di legge, la SCIP e gli enti previdenziali continuano a recapitare agli inquilini lettere che non modificano i termini e le condizioni per le nuove vendite, né comunicano le variazioni di prezzo per i rogiti già definiti;

non risultano disposizioni né iniziative in merito da parte del Ministero competente;

ciò sta determinando forte preoccupazione tra gli inquilini che si vedono negati diritti e tutele sanciti dalla legge,

si chiede di sapere se e quali iniziative urgenti si intenda assumere per l'immediata applicazione dell'articolo 3, comma 134, della legge n. 350 del 2003, tanto per le nuove vendite che per quelle definite precedentemente in difformità dal comma 20 dell'articolo 3 della legge n. 410 del 2001.

(4-05899)

IOVENE - Ai Ministri delle attività produttive e dell'economia e delle finanze - Premesso:

che il colossale crack finanziario della Parmalat e delle sue società collegate, in particolare di Parmatour (colosso finanziario che gestisce gli affari legati al turismo della famiglia Tanzi), ha ripercussioni anche in Calabria e nel Vibonese;

che nella "Costa degli Dei" in provincia di Vibo Valentia, nel Comune di Parghelia, ci sono due strutture turistiche, il "Baia Club Paraelios" e il "Sabbie Bianche", inserite dal maggio scorso nel circuito Parmatour;

che le due strutture turistiche in questione danno lavoro a circa 250 dipendenti, a cui si devono aggiungere i lavoratori dell'indotto (fornitori di beni e servizi) tutti provenienti dal Comune di Parghelia o dalla provincia di Vibo Valentia;

che l'Amministrazione di Parghelia ha inviato una lettera al Presidente di Parmatour, Dott. Cardile, nella quale si esprime tutta la preoccupazione dell'Amministrazione Comunale per la possibile perdita di posti di lavoro e per le ripercussioni all'immagine turistica della "Costa degli Dei";

considerato:

che le due strutture turistiche in questione sono tra le più importanti della Calabria e sono alla base dell'economia della zona, influenzando tutto l'assetto economico ed occupazionale della provincia;

che le due strutture turistiche si trovano in uno dei tratti più suggestivi della costa tirrenica e sono meta ogni anno di migliaia di turisti;

che il danno turistico e le ripercussioni per la provincia di Vibo Valentia sono incalcolabili qualora non si riuscisse a salvaguardare queste due importanti attività turistiche, peraltro pienamente produttive;

che risulta un coinvolgimento alla soluzione della vicenda di Sviluppo Italia,

si chiede di sapere se e quali iniziative si intenda intraprendere al fine di mantenere e valorizzare le attività produttive ed i livelli occupazionali delle strutture collegate a Parmatour, ed in particolare dei due villaggi in provincia di Vibo Valentia.

(4-05900)

STANISCI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

entro febbraio 2004 avverrà il passaggio delle funzioni delle agenzie del territorio ai comuni, in virtù di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri;

si profilano non poche difficoltà per il personale (250 unità nella sola Puglia) che dovrebbe essere trasferito;

tutto questo suscita preoccupazione nei sindacati in quanto non si ravvisano garanzie sufficienti a causa della mancanza di norme chiare. Infatti non si sa se i dipendenti saranno attribuiti alle agenzie del territorio o ai comuni;

la stessa ANCI, che in un primo momento aveva mostrato entusiasmo, ora chiede che vengano resi chiari le modalità ed i criteri del decentramento,

nella mancanza di un ben definito quadro delle regole e delle competenze, l’interrogante chiede di sapere se si stia provvedendo ed in che modo, da parte del Ministro in indirizzo, a che il passaggio di funzioni dei lavoratori del catasto avvenga nella chiarezza delle competenze ed in un quadro di regole certe e condivise.

(4-05901)

VILLONE - Al Ministro dell'interno - (Già 3-00166)

(4-05902)

STANISCI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:

che la cittadina di Ostuni (Brindisi) si trova in una posizione strategica lungo l’asse ferroviario Brindisi – Bari e che la stazione ferroviaria del paese rappresenta un importante snodo;

che la cittadina è meta di turisti per l’intero arco dell’anno in virtù della sua posizione geografica, situata tra mare e collina;

che le numerose manifestazioni culturali poste in essere in modo continuativo attirano il turismo di transito e pendolare;

che la stazione ferroviaria è frequentata quotidianamente da studenti che frequentano l’università di Bari, lavoratori e turisti;

che la stazione versa in un degrado notevole, è priva di un’idonea illuminazione pubblica e il personale impiegatizio ed operaio è insufficiente, come documentato anche da una raccolta di firme in calce ad un sollecito rivolto a Trenitalia;

che non tutti i treni che attraversano Ostuni si fermano nella stazione;

che quanto suesposto nuoce gravemente all’immagine della città,

l’interrogante chiede di sapere se non si ritenga necessario intervenire su Trenitalia S.p.a. perché venga dato il giusto decoro ai locali della stazione e vi sia prevista la fermata di tutti i treni in transito.

(4-05903)

SPECCHIA - Al Ministro dell'interno - Premesso:

che il maxi furto notturno ad una gioielleria in Corso Garibaldi a Brindisi ha riproposto il problema della sicurezza, soprattutto di notte, in una zona importante della città come quella del centro di Brindisi, regolamentata da tempo come area pedonale;

che nella notte tra domenica 18 e lunedì 19 gennaio 2004 tre automezzi sono stati incendiati nel centro abitato e nelle frazioni del Comune di Fasano (Brindisi);

che è necessario rafforzare la presenza delle forze dell'ordine sul territorio ed aumentare l'attività di vigilanza e prevenzione,

si chiede di sapere quali urgenti iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo.

(4-05904)

DONATI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio - Premesso che:

nel comune di Mantova, nell’ambiente fluviale del parco del Mincio, è compreso un polo chimico di circa 900 ettari di estensione, inserito nei siti da bonificare di interesse nazionale ai sensi della legge n. 426/98, art. 1, c. 4, lett. p-nonies), così come modificato dall’art. 14 della legge n. 179/2002, di cui 450 ettari ricadono sotto responsabilità private e la parte restante risulta perimetrata con decreto del Ministro dell’ambiente e per la tutela del territorio (decreto ministeriale del 7 febbraio 2003);

l’area perimetrata racchiude il sistema lacuale dei laghi Inferiore e di Mezzo, mentre il lago Superiore non è ricompreso in quanto non ritenuto compromesso da carichi inquinanti;

l'iter amministrativo per la bonifica è stato avviato dal Comune di Mantova e dalle società responsabili degli interventi nel marzo 2000, con una Conferenza di servizi che ha riunito tutte le amministrazioni coinvolte nella realizzazione della bonifica;

gli interventi di risanamento, in virtù del pregio naturalistico del sito e nel contempo delle sue prerogative urbane, possono risultare particolarmente interessanti ed esemplificativi per aree analoghe;

le indagini finora condotte in base ai piani di caratterizzazione approvati ed eseguiti hanno permesso di dimostrare che l’inquinamento è diffuso prevalentemente nelle acque sotterranee e in alcuni specifici focolai nel suolo e nel sottosuolo; le principali classi di inquinanti sono: solventi organici aromatici (benzene, stirene, cumene); idrocarburi; solventi organoalogenati; metalli;

le attività di analisi e messa in sicurezza d’emergenza sono state condotte in tutto il polo industriale sotto il controllo della Provincia di Mantova e dell’ARPA, attuando uno specifico protocollo appositamente predisposto (Protocollo generale per l’investigazione delle matrici ambientali nei siti contaminati del comune di Mantova), che definisce ed unifica le modalità di svolgimento secondo i parametri di "buone pratiche";

le attività condotte nel sito di Mantova hanno permesso per la prima volta in Italia un monitoraggio coordinato delle acque sotterranee con tutte le aziende interessate, eseguito con procedure analoghe e sincronizzate. Il risultato è una compiuta valutazione della diffusione dell'inquinamento che costituisce una solida base interpretativa dei livelli di qualità delle acque sotterranee, del suolo e del sottosuolo, tale da permettere l'individuazione delle principali fonti inquinanti e l’avvio della bonifica vera e propria;

a seguito della pubblicazione del decreto di perimetrazione le attività istruttorie per la bonifica sono in capo al Ministero dell’ambiente;

considerato inoltre che:

la presentazione dei progetti preliminari di bonifica è stata di fatto bloccata dalla richiesta del Ministero dell’ambiente e per la tutela del territorio di non chiudere la fase di caratterizzazione ma di far eseguire ulteriori campionamenti ed analisi che non aggiungeranno nella sostanza nuovi elementi alla conoscenza delle condizioni di inquinamento dell’area. I risultati disponibili dalle indagini di caratterizzazione finora eseguite, su cui concordano tutti gli enti interessati, inclusi ARPA e ASL, avevano già permesso al comune di Mantova di definire un quadro delle condizioni di inquinamento delle diverse matrici ambientali sufficiente a procedere con la realizzazione degli interventi, mediante la presentazione dei progetti preliminari che era stata prevista per la fine di settembre 2003;

il Comune aveva approvato piani di caratterizzazione, usufruendo delle conoscenze storiche e del modello concettuale del sito, secondo la metodologia prevista dalla normativa (allegato 2 del decreto ministeriale n. 471/99);

il Ministero dell’ambiente per l’avvio dell’azione di bonifica richiede di sostituire a questo criterio, ragionato e basato sulla specificità del sito, un generico e burocratico criterio di maglie 50x50m, con l'unica motivazione che così è stato fatto per gli altri siti nazionali;

anche secondo il comune di Mantova per definire al meglio i parametri operativi degli interventi di bonifica è opportuno un approfondimento delle investigazioni, ma per evitare un ulteriore degrado ambientale dovuto al prolungarsi della fase di caratterizzazione si richiede, come esplicitato già nella conferenza di servizi del 30 giugno 2003, che tali indagini siano svolte in sede di progettazione preliminare, così come previsto dall’allegato 4 del decreto ministeriale n. 471/99, che prevede la fase denominata "investigazioni di dettaglio". Ciò permetterebbe di approfondire le analisi, al contempo garantendo rapidità ed efficacia all’avvio delle bonifiche, diversamente dalla proposta del Ministero;

questo ritardo potrebbe inoltre pregiudicare la disponibilità finanziaria per l’avvio delle bonifiche previste per il polo chimico, in quanto tali risorse ammontano ad un bilancio unificato, da ripartire per tutti i siti compresi nel programma nazionale di bonifiche,

si chiede di sapere:

se non si ritenga urgente, necessario ed immediatamente attuabile un intervento per la bonifica del polo chimico di Mantova;

quali risorse finanziarie siano previste, nell’ambito delle norme vigenti, per l’attuazione di tale intervento;

se non si ritenga di accelerare gli interventi sul polo chimico proseguendo l'iter adottato dal Comune, che ha finora garantito l'adozione di una procedura snella e al contempo l'adeguata applicazione dei contenuti del decreto ministeriale n. 471/99 (Regolamento recante criteri, procedure e modalità per la messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati) e del decreto ministeriale n. 468/2001 (Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale).

(4-05905)

SCALERA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che persiste l'annosa questione della rideterminazione del trattamento di quiescenza del personale delle Ferrovie dello Stato cessato dal servizio tra il 1981 e il 1995, si chiede di sapere se non si ritenga utile individuare in tempi brevi un percorso normativo che consenta la perequazione dei trattamenti pensionistici del personale delle Ferrovie dello Stato cessato dal servizio tra il 1981 e il 1995.

(4-05906)

BARELLI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il corteo dei no global del 4 ottobre 2003 contro la conferenza intergovernativa dell'Unione europea si è concluso all'Eur con scontri e danneggiamenti, feriti, 34 fermati e 12 arresti;

dalle indagini effettuate dalla Digos e dagli inquirenti romani il rifornimento di mazze, bastoni, scudi in plexigas usati dai "disobbedienti" negli scontri dell'Eur sarebbe avvenuto con un Tir di colore bianco, fermato e posto sotto sequestro al termine della manifestazione;

tale Tir sarebbe partito dal centro sociale "Corto Circuito" con a bordo una parlamentare di Rifondazione comunista;

considerato che:

per le gravi vicende sopra riportate risulta essere stato arrestato, tra gli altri, un consigliere del comune di Roma, anch'egli di Rifondazione comunista;

la presenza della predetta parlamentare a bordo del suddetto Tir, se accertata, sarebbe un fatto gravissimo in quanto confermerebbe che rappresentanti di un partito, che si vuole candidare alla guida del Paese, non sono solo conniventi ma addirittura protagonisti di atti di violenza e teppismo,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di fare luce sull'intera vicenda e sugli eventuali coinvolgimenti di partiti politici, di accertare le responsabilità di quanto accaduto e di adottare le misure idonee ad evitare in futuro che tali fatti si ripetano.

(4-05907)

SODANO TOMMASO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

alcune migliaia di lavoratori dipendenti della ex "Sicilcassa" hanno, di fatto, visto svanire nel nulla le somme accantonate per il loro Fondo Integrativo Pensioni ed ora, a sei anni dall'inizio del contenzioso legale, si vedono offrire dai commissari liquidatori il 14 per cento delle somme da loro richieste;

il FIP (Fondo Integrativo Pensioni) venne istituito, per accordo sindacale, tra l'allora "Cassa Centrale di Risparmio V.E.", divenuta poi "Sicilcassa S.p.a.", e le organizzazioni sindacali presenti in azienda il 7 dicembre del 1983, con decorrenza dal 1° gennaio dello stesso anno;

tale Fondo, a fronte di contributi versati sia dall'azienda che dai lavoratori, assicurava una prestazione pensionistica che andava ad incrementare la pensione erogata dal Fondo pensioni del personale della C.C.R.V.E. (occorrevano almeno 25 anni di servizio effettivo e veniva erogata una prestazione pari al 14 per cento della pensione degli impiegati ed al 6,50 per cento di quella erogata a funzionari e dirigenti); inoltre veniva assicurata, in caso di premorienza, una prestazione pensionistica commisurata ad almeno 25 anni di servizio;

nel 1996, nell'ambito delle iniziative per il risanamento della "Sicilcassa" in amministrazione straordinaria, venne data disdetta dell'accordo sul FIP, salvaguardando le prestazioni in essere;

nell'accordo sindacale dell'ottobre del 1996 si stabilì che la banca non versasse più i contributi al FIP, ma non venne raggiunto alcun accordo, seppur sollecitato dai sindacati, sulla destinazione dei contributi versati dai lavoratori che non avevano raggiunto ancora i requisiti per avere erogata la prestazione;

il 6 settembre del 1997 la "Sicilcassa" venne posta in liquidazione coatta amministrativa;

secondo la "legge bancaria" chi riteneva di avere dei crediti nei confronti della banca avrebbe dovuto "insinuarsi nello stato passivo" per vederli riconosciuti. Quasi tutti i lavoratori lo fecero, soprattutto per le somme versate (dall'azienda e dai lavoratori) al FIP. I Commissari liquidatori non ritennero opportuno inserire questi crediti nello stato passivo e quindi i lavoratori dovettero "opporsi allo stato passivo", nel tentativo di vedere riconosciuti i loro diritti;

i liquidatori hanno presentato una prima proposta di transazione respinta da tutti i lavoratori, che prevederebbe il pagamento del 14 per cento di quanto richiesto. Lo scorso 11 settembre, i Commissari liquidatori convocavano i legali nei locali della "Sicilcassa Spa" di Palermo, finalizzando l'incontro "all'apertura di un tavolo di trattativa in vista di un'eventuale ipotesi transattiva". In tale sede di liquidazione ha avanzato una proposta transattiva secondo la quale sarebbe disponibile al pagamento, in tempi rapidi, di una somma pari al 14 per cento del domandato, a condizione che vi sia un numero di adesioni non inferiore al 90 per cento degli interessati;

dopo un ulteriore incontro, a Roma, tra avvocati e liquidatori, i sindacati sono stati convocati il 3 ottobre 2003 nei locali della "Liquidazione": si è cambiata la facciata della proposta, ma la sostanza è rimasta la stessa;

in base ai calcoli effettuali il costo complessivo della nuova proposta (circa 76 miliardi di vecchie lire) è praticamente identico a quel 28 per cento indicato come rischio massimo per commissari e Banca d'Italia, e da ciò si deduce che le somme accantonate ammontano a circa 280 miliardi;

uno degli ultimi atti dei Commissari straordinari della Sicilcassa è stato quello di determinare, con bilancio attuariale certificato, il valore reale delle prestazioni già erogate dal Fondo e passare le relative somme (oltre 250 miliardi di lire) al Banco di Sicilia che, all'atto della liquidazione, acquisì attività e passività della banca (tranne quelle rimaste in capo alla stessa "Sicilcassa"). Oggi, infatti, quelle prestazioni, per legge non più rivalutate, vengono pagate agli aventi diritto dal Banco attingendo ai fondi attribuiti dai commissari straordinari,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno, ciascuno per i propri ambiti di competenza, intervenire, presso i soggetti interessati, al fine di convocare un tavolo di trattativa in grado di dare risposte eque e giuste ai lavoratori, e dare loro una prospettiva economica certa, in funzione dei versamenti effettuati, per potersi così costruire una previdenza integrativa sicura e adeguata.

(4-05908)

BATTAFARANO, MACONI, PIZZINATO - Al Ministro delle attività produttive - Premesso che:

la Tecnosistemi è un’azienda high-tec di progettazione, installazione e assistenza di sistemi di telecomunicazioni operante in Italia e all’estero per le più importanti società di servizi di telecomunicazioni (Telecom, Tim, Wind, Fastweb, Italtel, Siemens, etc.) con circa 2.000 addetti, di cui 1.700 in Italia, distribuiti in tutte le regioni con la direzione generale a Milano;

la Tecnosistemi è nata dalla scelta di Telecom di privatizzare Italtel, unica azienda manifatturiera italiana di telecomunicazioni, con accordo stipulato il 14/10/99 al Ministero dell’industria, con la relativa acquisizione ad opera del signor Mario Mutti;

il 30/9/2003 la Tecnosistemi, dopo le scelte di finanza creativa operate dalla proprietà (mancato accordo e acquisizione della stessa da parte di NTS, ex Freedomland), ha ricevuto lo stato di insolvenza dal Tribunale di Milano con la nomina di tre commissari giudiziali che hanno presentato una relazione per la richiesta dell’amministrazione straordinaria (cosidetta "legge Prodi", n. 270/99), con un risultato accertato di 110 milioni di euro in attivo e 412 milioni di euro di passivo;

in data 22/12/2003 il Tribunale di Milano ha accolto con sentenza la richiesta dei commissari giudiziali per l’avvio della procedura di amministrazione straordinaria, prorogando i poteri dei commissari giudiziali fino alla nomina a carico del Ministro delle attività produttive;

in Tecnosistemi, per la prima volta in Italia dall’applicazione della cosiddetta "legge Prodi", ai commissari giudiziali è stata anche affidata la gestione operativa dell’azienda, forse per evitare commistioni con l’azionista di maggioranza, tenuto conto anche di un procedimento giudiziario avviato dal Tribunale di Milano nei confronti dell’ex amministratore delegato Mario Mutti e del responsabile amministrativo Giorgierini;

in data 5/1/2004 il Ministro delle attività produttive ha confermato i tre commissari giudiziali (Luca Ponti, Silvio Beltrami, Francesco Mariano Bonifacio) nel ruolo di Commissari Straordinari.

la crisi della Tecnosistemi, secondo le organizzazioni sindacali, è stata causata dalle scelte finanziarie e non industriali operate dalla proprietà, tenuto conto del ruolo centrale che l’azienda svolge, per la sua presenza capillare su tutto il territorio nazionale e per il suo know-how, nel settore delle telecomunicazioni in Italia,

si chiede di sapere:

cosa intenda fare il Ministro in indirizzo per salvaguardare la continuità produttiva ed occupazionale della Tecnosistemi, evitando la frammentazione del core-business, tenuto conto delle 34 offerte di interesse pervenute;

cosa intenda fare per garantire che le decisioni sul futuro dell’azienda non siano inquinate dalla presenza nei posti di responsabilità operativa da parte di dirigenti nominati poco prima dello stato di insolvenza dalla vecchia proprietà;

quali interventi intenda assumere nei confronti di Telecom, Italtel e Siemens, ex proprietarie e firmatarie dell’accordo di cessione siglato al Ministero dell’industria, affinché mantengano gli impegni assunti nella cessione, nell’ambito delle regole di mercato;

quali iniziative intenda attuare nei riguardi dei commissari straordinari da lui nominati affinché abbiano un ruolo attivo e di presenza, tenuto conto della latitanza denunciata dalle organizzazioni sindacali nella gestione operativa dell’azienda, anche alla luce delle mancate revocatorie per i crediti esigibili verso le banche e i committenti per lavori già svolti;

quali misure di sostegno intenda assumere per le industrie italiane del settore delle telecomunicazioni al fine di arginare il declino industriale nell’innovazione tecnologica del Paese, che rischia di diventare solo consumatore, e non più produttore, di tecnologia.

(4-05909)

PASTORE - Ai Ministri dell'interno, dell'economia e delle finanze e delle comunicazioni - Premesso che:

la Provincia di Pescara, con due successivi atti notarili, l'uno in data 12 dicembre 2000 e l'altro in data 16 ottobre 2002, rispettivamente per il prezzo di lire 18.800.000.000 oltre IVA e di euro 1.910.890,53 (pari a lire 3.700.000.000) oltre IVA, ha proceduto all'acquisto di un fabbricato con annessa area scoperta nel Comune di Pescara in Via Passolanciano, di proprietà delle Poste Italiane Spa;

la procedura per l'acquisto desta non poche perplessità, anche piuttosto rilevanti, e molti dubbi circa la conformità alla legge dell'operazione e la convenienza economica per la Provincia suddetta;

in primo luogo la procedura seguita dall'ente provinciale è priva di qualsiasi elemento di evidenza pubblica, anche di quel minimo di pluralismo di offerte e di comparazione competitiva che caratterizzano il modello della "trattativa privata", essendosi in questo caso seguita la procedura della "trattativa diretta", da considerare - trattandosi di acquisto di un fabbricato perfettamente fungibile con altro immobile - quanto meno insolita e sicuramente non trasparente, se non del tutto illegittima;

in secondo luogo la valutazione del valore dell'immobile è stata eseguita dal Dirigente del settore del patrimonio immobiliare della stessa Provincia, senza ricorrere a consulenze maggiormente qualificate e soprattutto "terze" rispetto ai contraenti (quali ad esempio a quella dell'UTE) ovvero di professionisti esterni dotati di specifica competenza nel settore di immobili commerciali, dato ancor più preoccupante se si considera che il suddetto Dirigente ha poi proceduto sia all'adozione degli atti amministrativi conseguenti sia alla stipula dei due rogiti notarili sopra indicati;

quel che suscita nell’interrogante maggiori dubbi è il metodo di valutazione e il contenuto della perizia, e quindi la valutazione di convenienza dell'acquisto da parte della Provincia;

infatti, a fronte di una elencazione di voci relative alla ipotizzata realizzazione, al nuovo e direttamente, da parte della Provincia, di un analogo manufatto, manca qualsiasi riferimento al valore di mercato del bene offerto in vendita dalle Poste, dando per scontato che l'immobile abbia il valore esposto in perizia (non è chiaro da chi e in base a quali criteri) e che il prezzo che ne discende sia pertanto tale da costituire per la Provincia un prezzo di assoluta convenienza;

sono poi altrettanto numerose le criticità della perizia quanto alla elaborazione del valore del bene sulla base del costo di costruzione; infatti mancano riferimenti a caratteristiche costruttive che autorizzano il calcolo dei relativi costi, sono assenti del tutto parametri di riferimento per ancorare le cifre esposte in perizia, in particolare per la voce "fitti passivi" - non si sa bene a che titolo e come calcolati - valutati in ben lire 6.000.000.000 e poi riepilogati in lire 7.000.000.000; determinando, solo a ragione di tale errore di trascrizione, un aggravio di costo pari a ben 1.000.000.000. Infatti nella perizia i conteggi sono stati tutti eseguiti supponendo una superficie complessiva del fabbricato pari a 10.000 mq., mentre dalle misurazioni riportate in catasto si rileva una superficie complessiva di 8299 mq. (6754 mq. la particella 158, subalterno 8, oggetto del primo atto e 1545 mq. la particella 158, subalterno 7, oggetto del secondo atto);

neppure si comprende sulla base di quali autorizzazioni e valutazioni si sia frazionato l'acquisto in due momenti, l'uno il 12 dicembre 2000 e l'altro il 16 ottobre 2002, e quindi si sia completata la procedura con ben due anni di ritardo rispetto ai tempi previsti, senza che sia stata svolta una qualsivoglia rivalutazione dei valori periziati (ad esempio, l'incidenza del ritardo sui menzionati e non chiariti "fitti passivi"),

si chiede di conoscere l’opinione dei Ministri in indirizzo in merito alla procedura seguita dalla Provincia di Pescara e se, a loro giudizio, la perizia redatta a supporto dell'acquisto sia tecnicamente idonea a rappresentare il vero valore dell'immobile e quale sia la convenienza che la Provincia ha realizzato procedendo all'acquisto.

(4-05910)

BOCO, ZANCAN - Al Ministro dell'interno - 2 di 2

Premesso che:

presso il territorio del Comune di Lugnacco (Torino) nel corso degli ultimi anni alcuni cittadini, individuando in alcune zone collinari quasi del tutto abbandonate del medesimo Comune un luogo di potenziale rivitalizzazione del territorio, hanno provveduto ad acquistare terreni e ruderi di abitazioni per farne luogo di dimora e di sviluppo;

sempre nel corso degli anni sono state ottenute dal Comune le concessioni edilizie necessarie per la ristrutturazione e la edificazione degli edifici, è stato dato corso ai lavori e sono stati determinati, e regolarmente assolti, gli oneri di urbanizzazione a carico dei richiedenti. Per le abitazioni così erette, tra l’altro realizzate con criteri di bioedilizia e dotate di moderne tecnologie per un migliore sfruttamento energetico, viene regolarmente corrisposta l’Imposta Comunale sugli Immobili (I.C.I.);

al momento degli insediamenti abitativi dei cittadini, questi ultimi si sono presentati presso l’Ufficio di Anagrafe del Comune per formulare la doverosa dichiarazione di nuova residenza e richiedere la iscrizione alla anagrafe della popolazione residente. In particolare dal mese di maggio 2003 al mese di novembre 2003 più di 25 richieste di nuova residenza sono state avanzate;

dal momento della richiesta di cambio di residenza ad oggi nessuna risposta nè accertamento è stato effettuato dalle autorità comunali, seppur sollecitate in varie occasioni;

secondo le normative vigenti, proprio per evitare conseguenze pregiudizievoli ai privati e per consentire una regolare tenuta della anagrafe, l’Ufficiale di Anagrafe ha termini rigorosi e brevi per gli adempimenti di propria competenza ed in ogni caso trenta giorni per comunicare eventuali dinieghi motivati alla richiesta di iscrizione anagrafica;

nel caso del Comune di Lugnacco si sono verificati ritardi e comportamenti dell’Ufficio di Anagrafe quantomeno discutibili e suscettibili di ulteriore approfondimento;

non risultano essere state rilasciate, in molti casi, le ricevute di cui all’art.13 del regolamento anagrafico e nella maggior parte dei casi su citati non sembra siano state effettuate le registrazioni entro tre giorni dalla data delle dichiarazioni rese dagli interessati, nè risulta che le dichiarazioni rese dagli interessati siano state tramesse, entro il termine di venti giorni, al Comune di precedente iscrizione anagrafica;

nonostante il decorso di trenta giorni dalle dichiarazioni, agli interessati non è stato mai comunicato nulla in merito alla mancata iscrizione all’anagrafe;

solo ad alcuni di essi è stata inviata una lettera e solo dopo i primi esposti alla Prefettura di Torino,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo:

non ravvisi nel comportamento dell'amministrazione comunale una lesione del diritto, quello di iscrizione anagrafica, che non dovrebbe essere vincolato ad alcuna condizione, se non il presupposto di fatto della dimora abituale;

non ravvisi una limitazione della libertà di spostamento e di stabilimento dei cittadini sul territorio nazionale, in palese violazione dell’art. 16 della Carta costituzionale;

non ritenga opportuno intervenire nei confronti dell'amministrazione comunale e del Sindaco affiché siano rimossi gli effetti delle eventuali omissioni e dei ritardi che hanno sinora impedito il compimento di precisi atti, dovuti da parte di un ufficiale di Governo, sia sanata l'attuale situazione e sia permessa la regolare iscrizione anagrafica dei cittadini che ne hanno fatto richiesta;

non ritenga utile fornire spiegazioni in merito a questo ritardo nella concessione della residenza ai cittadini che ne hanno fatto richiesta, intravedendosi in questo ritardo da parte del Sindaco e dell'amministrazione comunale un comportamento ad avviso dell'interrogante tale da alterare dolosamente la composizione delle liste elettorali attive in previsione delle imminenti elezioni amministrative comunali.

(4-05911)

SPECCHIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:

che oltre il 90% dei biglietti della compagnia di bandiera Alitalia è venduto tramite agenzie di viaggio;

che per questo servizio alle agenzie di viaggio viene riconosciuto il 7% sulle commissioni;

che questo utile rappresenta circa l'80% del bilancio delle agenzie;

che dall'inizio del mese di febbraio 2004 l'Alitalia taglierà dal 7 all'1% le commissioni sulla vendita dei biglietti nelle agenzie;

che Air France e Lufthansa applicheranno questa forte riduzione a partire dal 1° aprile 2004;

che queste decisioni hanno provocato comprensibili e giustificate proteste da parte delle diverse migliaia di agenzie, che hanno denunciato pesanti ripercussioni negative ed anche conseguenti gravi problemi per l'occupazione;

che il Presidente della giunta della regione Lazio ha investito del problema il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, contestando l'iniziativa dell'Alitalia e delle altre compagnie e chiedendo urgenti interventi;

che lo stesso Presidente della regione Lazio ha sottolineato che nella iniziativa delle compagnie di bandiera potrebbe configurarsi l'ipotesi di un accordo di cartello tra compagnie aeree, in palese violazione della normativa europea, riservandosi di denunciare il tutto all'Antitrust;

che altre iniziative di protesta sono state adottate;

che, ad esempio, in provincia di Brindisi le agenzie di viaggio stanno attuando uno sciopero dall'8 gennaio 2004, non emettendo biglietti aerei dell'Alitalia, e hanno anche preannunciato, se non vi saranno passi indietro da parte delle compagnie aeree, il licenziamento del personale e la chiusura di alcune agenzie;

che ripercussioni negative ci saranno anche sugli utenti per l'aumento del costo dei biglietti e per la mancata assistenza degli operatori delle agenzie,

si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, intenda assumere.

(4-05912)

BOCO, DONATI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio - Premesso che:

in un articolo pubblicato dal giornale "Il sole 24 ore" in data sabato 10 gennaio 2004 ("Autostrade, verso il terzo polo", di Alessandro Arona) si annuncia la presentazione, da parte di una cordata di imprenditori, di una proposta per finanziare la trasformazione in tratte autostradali delle attuali tratte Grosseto-Siena-Bettolle e della bretella Siena-Firenze, assieme alla riqualificazione della Salerno-Reggio Calabria nel tratto Salerno-svincolo Spezzano/Sibari;

tale cordata di imprenditori - guidata, sempre secondo quanto riportato dall'articolo, dal gruppo Caltagirone e dai Gruppi "Gefip Holding" - avrebbe proposto la costruzione/riqualificazione e gestione delle tratte su indicate in project financing, senza richieste di finanziamenti o compartecipazione di denaro pubblico,

si chiede di sapere se:

siano arrivate proposte da parte di tali società ed imprenditori o qualsiasi offerta relativa alla gestione, trasformazione, riqualificazione o ammodernamento delle tratte su citate;

quali siano le intenzioni del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti rispetto all'ipotesi di trasformazione in tratte autostradali delle tratte Grosseto-Siena-Bettolle, della bretella Siena-Firenze e della autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria nel tratto Salerno-svincolo Spezzano/Sibari e della eventuale gestione affidata alle società costruttrici;

quali siano le intenzioni del Ministro dell'ambiente e per la tutela del territorio in relazione alla tutela del territorio e dell'ecosistema ed alla protezione delle aree naturali protette interessate dall'eventuale attraversamento e potenziamento delle tratte interessate.

(4-05913)

SALERNO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso:

che nei confronti del Gruppo Parmalat sono stati riscontrati ed addebitati, in questi giorni, un numero impressionante di irregolarità contabili, adempimenti tributari e/o civilistici falsi ed infedeli, di conseguenti infedeli determinazioni di imponibili fiscali, di volumi d'affari IVA, redditi e, forse, di sostituti d'imposta con fatturati (si apprende dalle cronache) duplicati o triplicati;

che risultano coinvolte in queste irregolarità società di primaria importanza del Gruppo Parmalat, le quali avevano sede legale e fiscale nel territorio nazionale e, quindi, erano sotto la vigilanza della nostra Guardia di finanza sia provinciale che regionale (e non solo di Parma e della Emilia e Romagna);

che dette irregolarità risultano essere state compiute e reiterate da diversi anni, stanti le ammissioni degli amministratori e direttori finanziari della società,

l’interrogante chiede di sapere:

negli ultimi 10 anni (indicando per ciascuno l'anno di riferimento), quanti e quali interventi, ispezioni, accessi, verifiche, questionari e controlli siano stati eseguiti dalla Guardia di finanza nei confronti del Gruppo Parmalat;

se siano state avviate dalla stessa Guardia di finanza indagini a qualunque titolo in questi anni, e a quale livello si trovino;

se esistano agli atti denunce di falso inoltrate alla Guardia di finanza contro il Gruppo citato;

se esistano rapporti redatti della Guardia di finanza regionale o provinciale sullo stesso Gruppo Parmalat e quale sia il tenore ed il giudizio contenuto in questi rapporti.

(4-05914)

MINARDO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

le città della Val di Noto (Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa Ibla, Scicli, Catania, Caltagirone e Militello in Val di Catania) sono state riconosciute dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità il 25 gennaio 2003;

risulta all'interrogante che il settimanale "Panorama" ha pubblicato un allegato, "Planet", dedicato interamente ai capolavori d'Italia che fanno parte dei patrimoni dell’umanità riconosciuti dall'Unesco che non fa nessun riferimento alle città della Val di Noto;

considerato che queste città del Sud-Est della Sicilia rappresentano una considerabile impresa collettiva portata con successo ad un alto livello di architettura e compimento artistico;

rilevato che lo stesso Sottosegretario per i beni e le attività culturali, Nicola Bono, ha egregiamente ispirato e seguito l'inclusione della Val di Noto nella lista del patrimonio mondiale,

si chiede di sapere:

se i dati reperiti dalla casa editrice per la pubblicazione dell'allegato siano stati ufficialmente forniti dal Ministero per i beni e le attività culturali;

se il Ministro in indirizzo intenda intervenire ufficialmente, sollecitando la redazione di Panorama e la casa editrice a prevedere un ulteriore allegato che sia dedicato alla Val di Noto, per sopperire ad eventuali danni arrecati all'immagine di queste città, che sul riconoscimento dell'Unesco stanno concretizzando progetti di sviluppo culturale, turistico ed economico, così ristabilendo la pienezza dell'informazione su tutti i beni dell'Unesco d'Italia.

(4-05915)

PAGLIARULO, MARINO, MUZIO - Al Ministro della salute - (Già 3-00980)

(4-05916)

BEVILACQUA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso:

che da notizie assunte dallo scrivente risulterebbe che circa 50 sedi delle Direzioni provinciali dei servizi vari sono prive dei rispettivi dirigenti;

che le sedi vacanti sarebbero attualmente coperte, mediante l'utilizzo del "meccanismo a scavalco", dai dirigenti di altre direzioni, per due giorni settimanali, con conseguenze immaginabili in entrambe le sedi, sia sul piano della continuità del lavoro, sia sul piano dell'efficienza dello stesso;

che i dirigenti che da oltre 30 anni sono relegati al 9° livello potrebbero, autorevolmente e con maggiore efficienza, coprire i posti vacanti nelle Direzioni menzionate,

l'interrogante chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione esposta in premessa;

se non ritenga che il sistema sin qui posto in essere violi i principi del buon andamento e dell'imparzialità della Pubblica Amministrazione;

se non ritenga di assumere iniziative volte a prevedere una più razionale organizzazione ed il concreto funzionamento delle sedi vacanti delle Direzioni provinciali dei servizi vari.

(4-05917)

COZZOLINO - Ai Ministri delle attività produttive, del lavoro e delle politiche sociali e della giustizia - Premesso che:

l'industria conserviera C.P.C, ubicata nel Comune di Castel San Giorgio, occupa nel periodo stagionale della lavorazione del pomodoro circa 1.200 addetti al lavoro;

i lavoratori stagionali provenienti da altre città limitrofe oltre che da Castel San Giorgio trovano in questa attività l'unica fonte di reddito per le proprie famiglie, essendo il territorio gravato dal più alto indice di disoccupazione nazionale ed europea;

i proprietari della suddetta industria sono stati individuati come artefici di reati penali ed amministrativi in concorso con pubblici funzionari e pertanto ristretti su disposizione della magistratura;

a seguito di tutto ciò le strutture industriali sono sottoposte ad un forzato immobilismo, mettendo in serio pericolo non solo il rispetto delle commesse con vari Stati esteri ma, soprattutto, il destino di tante famiglie, con l'aggravamento del disagio socio- economico in un'area già colpita da problemi ambientali, economici e giudiziari,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno individuare e mettere in atto tutte le strategie possibili per permettere, nell'attesa che si definiscano le varie responsabilità penali ed amministrative, che la C.P.C. continui il proprio ciclo lavorativo assicurando la soddisfazione degli impegni assunti e soprattutto il lavoro alle sue maestranze e la tranquillità alle loro famiglie.

(4-05918)

SPECCHIA - Al Ministro dell'interno - Premesso:

che nei giorni scorsi il Consiglio Circoscrizionale di Montalbano, popolosa frazione di Fasano (Brindisi), ha approvato all'unanimità un ordine del giorno sul problema dell'ordine pubblico;

che nel documento è contenuta, tra l'altro, la decisione di attuare una campagna di sensibilizzazione indirizzata ai cittadini per una maggiore collaborazione con le Forze dell'ordine e la richiesta di aumento dell'organico di queste ultime;

che è opportuno il potenziamento del Nucleo di Polizia Municipale per rafforzare il servizio a Montalbano e nella vicina frazione di Speziale;

che è necessaria l'istituzione di un Nucleo dei Carabinieri a Montalbano o quantomeno l'aumento dell'organico della Stazione presente nell'altra frazione di Pezze di Greco,

l’interrogante chiede di conoscere se e quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere.

(4-05919)

BATTAFARANO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

da tempo è stata presentata al Ministro in indirizzo la richiesta di proroga della cassa integrazione per i lavoratori di Fonderie S.p.a. di Taranto (in fallimento);

a tutt'oggi la cassa integrazione non è stata concessa;

viene a mancare ogni fonte di reddito per un centinaio di famiglie,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario disporre un'accelerazione del disbrigo della pratica relativa.

(4-05920)

CAMBER - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

gli inquilini locatari di appartamenti di proprietà di enti previdenziali denunciano che nel corso delle procedure per la cartolarizzazione degli immobili suddetti gli enti proprietari disattendono puntualmente quanto stabilito dalla legge finanziaria 2004 (legge n. 350 del 24.12.2003), ove all’articolo 3, comma 134, essa prevede che il prezzo di vendita degli immobili degli enti previdenziali per gli inquilini che ne avevano fatto richiesta sia quello fissato al 2001; il testo del comma infatti recita: <<Le unità immobiliari, escluse quelle considerate di pregio ai sensi del comma 13, per le quali i conduttori, in assenza della citata offerta di opzione, abbiano manifestato volontà di acquisto entro il 31 ottobre 2001, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, sono vendute al prezzo e alle condizioni determinati in base alla normativa vigente alla data della predetta manifestazione di volontà di acquisto>>, reintroducendo ciò quanto previsto dall'articolo 3, comma 20, della legge n. 410 del 2001;

tanto era già stato indicato a novembre 2003 dalla sentenza della II sezione del Consiglio di Stato laddove affermava che i prezzi di cessione avrebbero dovuto essere bloccati al 2001 per gli inquilini che avessero manifestato interesse all’acquisto della casa entro il 31 ottobre 2001;

nonostante ciò, gli enti previdenziali continuerebbero a inviare agli inquilini comunicazioni invitandoli ad esercitare il diritto di opzione per l’acquisto alle attuali condizioni di mercato, quindi senza tener conto di quanto disposto dalla legge finanziaria per il 2004 e dalla sentenza suddetta;

se ciò fosse confermato, saremmo in presenza non solo del mancato rispetto di una disposizione di legge, ma anche della volontà espressa dal Parlamento in sede di approvazione della legge stessa, volontà finalizzata a tutelare oltre un milione di cittadini italiani, inquilini di immobili di enti previdenziali, interessati all’acquisto della propria abitazione,

si chiede di sapere:

quali iniziative si intenda assumere per verificare quanto esposto in premessa;

se le notizie di cui in premessa trovassero effettivo riscontro, quali interventi nei confronti degli enti previdenziali si intenda attuare per garantire il pieno rispetto di quanto disposto dalla legge n. 350 del 2003 in materia di prezzo di vendita degli immobili dei suddetti enti.

(4-05921)

MONTI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

la Ditta Fagnu’s di Umbertide (Perugina), primaria azienda a livello europeo nel settore della sartoria industriale con 160 dipendenti, fu dichiarata fallita a seguito di istanza avanzata dai dipendenti stessi, a causa di un arretrato di una mensilità e mezzo, pari a circa di 360 milioni di vecchie lire in data 6 giugno 1997;

a seguito del fallimento fu posta in vendita all’asta nel 1998 ed acquistata dalla finanziaria regionale Sviluppumbria per un importo complessivo di 700 milioni di vecchie lire, inferiore rispetto ad altra offerta precedente avvenuta, a trattativa privata, ed appoggiata dal più grosso istituto del credito della Regione, il Medio Credito dell’Umbria;

gli ex dipendenti, a tutt’oggi, hanno ricevuto solo il 30% circa di quanto loro dovuto e pertanto sono ancora in attesa dal 1998 di avere il saldo finale, nonostante svariati miliardi incassati dalla curatela fallimentare;

la ex Fagnu’s, ora Intermoda Collection, al 12.01.04, risulta chiusa con le maestranze non in cassa integrazione,

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, a tutela dei diritti acquisiti dagli ex dipendenti della Fagnu’s di Umbertide di Perugia, approfondire le reali cause della mancata corresponsione del saldo finale alle maestranze e come sia possibile in futuro evitare situazioni del genere, in cui non si prendono in considerazione offerte di privati più alte, che offrono tutte le garanzie del caso, evitando così sperperi di denaro pubblico in quanto attualmente la stessa ditta, ora Intermoda Collection, è nuovamente ferma.

(4-05922)

MINARDO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:

che le agenzie di viaggio che hanno sede in Sicilia dai primi di gennaio e tutte le altre agenzie del resto d'Italia hanno avviato un'iniziativa di protesta nei confronti della compagnia aerea Alitalia in quanto la stessa ha abbassato allo 0,80% la percentuale spettante sull'emissione dei biglietti;

che ciò nonostante la stessa compagnia aerea ha ulteriormente ed indiscriminatamente aumentato i prezzi dei viaggi aerei internazionali e nazionali;

ritenuto per quanto sopra che le agenzie di viaggio, in virtù della superiore protesta, non danno informazioni di viaggio sulle rotte d'Italia né emettono biglietti della stessa compagnia aerea e che ciò provoca gravissimi disagi agli utenti ed in particolare a quelli della Sicilia, già penalizzata dalla distanza geografica,

si chiede di sapere quali iniziative immediate intenda attuare il Governo allo scopo di venire incontro alle legittime aspettative delle agenzie di viaggio e soprattutto per alleviare e risolvere i gravissimi disagi creati all'utenza.

(4-05923)

FLORINO - Al Ministro dell'interno - Premesso:

Ai sensi del comma 3 del testo coordinato delle delibere n. 31 del 18 dicembre e n. 62 del 7 maggio 2015 sul diritto all'oblio il presente atto è stato rimosso dagli allegati al resoconto. L'atto è consultabile al seguente link

(4-05924)

FIRRARELLO, MINARDO, RAGNO, SUDANO, ZICCONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle attività produttive e delle politiche agricole e forestali - Premesso:

che in data 10 novembre 2003, con il provvedimento n. 168, il Ministero delle attività produttive interveniva in materia di bevande stabilendo che è consentito porre in commercio bibite con contenuto di frutta inferiore al 12 % e senza percentuale minima;

che detta circolare autorizza in tal modo la commercializzazione di bevande "di fantasia" (così definite dallo stesso provvedimento) non contenenti succo di arancia, limone o altro, riportando comunque in etichetta la dizione "al gusto di..." o "al sapore di...";

che detta circolare, addirittura, consente che le etichette delle confezioni riportino immagini e figure riproducenti la frutta che in realtà è assente nelle bevande stesse;

che detta previsione contraddice palesemente l'art. 29 del decreto del Presidente della Repubblica n. 719 del 1958 che vieta per le bevande analcoliche con denominazione di fantasia l'utilizzo di immagini richiamanti frutta non presente o presente in percentuali insignificanti, in quanto calpesta il sacrosanto diritto dei consumatori ad un'informazione corretta e trasparente sugli alimenti acquistati;

che è di tutta evidenza il danno che tale provvedimento arrecherà al comparto della frutticoltura, che ha investito, e continua ad investire, ingenti risorse per garantire la qualità dei prodotti ai consumatori;

che in particolare l'economia agricola della Sicilia subirebbe un attacco gravissimo in quanto la possibilità di sostituire il succo delle arance con semplici aromi comporterà perdite molto ingenti per gli imprenditori e per le aziende che si occupano proprio della trasformazione del prodotto in succhi di frutta e spremute (secondo alcuni dati forniti dal Presidente del Consorzio "Arancia Rossa", nelle stagioni di raccolta, ben il 30-35 % della produzione agrumicola viene conferita alle aziende che si occupano di trasformazione);

che, oltre al grave errore merceologico-economico, detto provvedimento delinea altresì un inganno scientifico-medico ai danni del consumatore, dal momento che le "spremute virtuali" evidentemente non possono essere equiparate alle straordinarie proprietà organolettiche delle famose arance rosse di Sicilia,

gli interroganti chiedono di sapere con quale criterio il Ministro in indirizzo abbia proceduto nella stesura di tale assurdo provvedimento, che rappresenta un passo indietro nella gestione della materia in questione, vanificando ciò che a livello nazionale il Governo sta facendo in materia di prodotti a denominazione di origine protetta (DOP) in sede di Comunità europea, e altresì annullando l'azione meritoria del governo della Regione Siciliana per lo sviluppo e il rilancio del comparto agrumicolo.

(4-05925)

Interrogazioni da svolgere in Commissione

A norma dell’articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):

3-01383, del senatore Pastore, su un ricorso per l'annullamento della proclamazione degli eletti al Consiglio comunale di Pescara;

6a Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-01375, del senatore Guerzoni, sulla crisi del settore tessile-abbigliamento;

8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):

3-01376, del senatore Costa, sull’effettuazione di lavori di cablaggio in provincia di Lecce;

3-01378, del senatore Scalera, sugli uffici postali delle aree periferiche di Napoli;

3-01385, dei senatori Brutti Paolo ed altri, sul settore delle autostrade in concessione;

10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo):

3-01374, del senatore Bongiorno, sulla vendita di bevande analcoliche;

 

13a Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali):

3-01384, dei senatori Florino ed altri, sul progetto di costruzione di un auditorium nel comune di Ravello.

 

Interrogazioni, ritiro

E’ stata ritirata l’interrogazione 4-05850, della senatrice Donati.

 

 



 

Errata corrige

 

Nel Resoconto sommario e stenografico della 483a seduta pubblica del 30 ottobre 2003, a pagina 182, sotto il titolo: "Governo, trasmissione di documenti" sostituire l'annuncio con il seguente:

"Negli scorsi mesi di luglio, agosto, settembre e ottobre sono pervenute copie di decreti ministeriali, inseriti nello stato di previsione dei Ministeri degli affari esteri, ambiente e tutela del territorio, attività produttive, difesa, economia e finanze, infrastrutture e dei trasporti, interno, politiche agricole e forestali e per i beni e le attività culturali, concernenti:

variazioni compensative tra capitoli delle medesime unità revisionali di base e in termini di competenza e cassa.

Sono pervenute altresì copie di decreti ministeriali, inseriti nello stato di previsione del Ministero dell'economia e finanze concernenti:

utilizzo del "Fondo di riserva per l'integrazione delle autorizzazioni di cassa";

 

utilizzo del "Fondo di riserva per l'integrazione delle autorizzazioni di spesa delle leggi permanenti di natura corrente".

Tali comunicazioni sono state trasmesse alle competenti Commissioni permanenti.".

 

Nel Resoconto sommario e stenografico della 494a seduta pubblica del 25 novembre 2003, a pagina 54, al sesto capoverso, quarta riga, sostituire la parola: "2002" con l'altra: "2003".

Nel Resoconto sommario e stenografico della 515a seduta pubblica del 29 dicembre 2003, nell'intervento del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Ventucci, a pagina 7, sesta riga, sostituire le parole: "Mario Cipolla" con le altre: "Carlo Maria Cipolla".