RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CALDEROLI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,01).
Si dia lettura del processo verbale.
PETRAGLIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,06).
Discussione e approvazione delle dimissioni presentate dal senatore Ignazio Marino (ore 16,06)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Votazione sulle dimissioni presentate dal senatore Ignazio Marino».
Prego il senatore Segretario di dare lettura della lettera inviata dal senatore Ignazio Marino e pervenuta alla Presidenza in data 8 maggio 2013.
PETRAGLIA, segretario. «Illustre Signor Presidente,
con la presente intendo comunicarLe la mia intenzione di rassegnare le dimissioni da Senatore della Repubblica, dal momento che da oggi, per le prossime quattro settimane, sarò impegnato completamente con le attività di campagna elettorale per la corsa a Sindaco di Roma Capitale, in vista del voto del 26-27 maggio p.v..
Non potendo più assicurare, durante il prossimo mese, l'assiduità di impegno che ho sempre voluto garantire presso la Camera Alta, ritengo giusto e corretto rassegnare le dimissioni dalla mia carica di parlamentare.
La ringrazio anticipatamente per l'attenzione che destinerà a questa corrispondenza.
Con stima sincera e profonda,
Ignazio R. Marino».
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione.
ZANDA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, il voto che tra breve questa Assemblea sarà chiamata ad esprimere non è un episodio raro nella vita parlamentare, un episodio che capita ogni tanto: è un episodio unico.
A mia memoria non ricordo un caso in cui un senatore, essendo candidato ad una carica pubblica come quella di sindaco o di Presidente di Regione, abbia presentato le dimissioni prima dello svolgimento della contesa elettorale. Non ricordo un caso in cui un Gruppo parlamentare al quale è appartenuto un senatore che si è trovato in queste condizioni abbia immediatamente, nella prima riunione dei Capigruppo in cui è stata posta la questione della calendarizzazione del voto, accettato di farlo, senza porre alcuna condizione.
Ricordo, soltanto a titolo di cronaca (ma per capire l'importanza di questi gesti è bene avere dei confronti) che lo stesso onorevole Gianni Alemanno, con il quale adesso il senatore Ignazio Marino si confronta per le elezioni a sindaco di Roma, diede le dimissioni dopo essere stato eletto sindaco ed esse vennero accettate due mesi dopo la sua elezione. Ignazio Marino si è comportato diversamente: ha inviato al Senato la lettera che lei, signor Presidente, ha fatto leggere pochi minuti fa e oggi votiamo per le sue dimissioni.
Credo che il gesto del senatore Marino vada sottolineato, non soltanto per il valore personale che bisogna attribuirgli, ma come un gesto politico di grande rilevanza. Di grande importanza lo sarebbe stato comunque, in qualsiasi momento della vita del nostro Parlamento. Ma in un tempo come il nostro, in cui in realtà le cariche pubbliche si curano più facilmente di ridursi, in un tempo come il nostro, in cui dalle cariche pubbliche si cerca di allontanare sempre il momento del distacco, la scelta di Ignazio Marino, devo dirlo, fa in qualche modo onore a tutti noi e allo stesso Senato.
I senatori del Partito Democratico, su richiesta personale del senatore Marino, senza tener conto minimamente della prassi che quest'Aula conosce, per averla tra l'altro adottata in tempi recenti, che vuole le dimissioni respinte nel primo voto, voteranno a favore dell'accoglimento delle dimissioni del senatore Marino. A titolo personale e in rappresentanza di tutti i senatori del Partito Democratico, lo ringrazio per questo suo gesto, di cui comprendiamo bene l'importanza. Lo ringraziamo molto anche per i sette anni in cui è stato in Senato con noi, per la sua attività di Presidente di Commissione, per la sua attività di senatore, per la competenza che ci ha trasmesso nelle questioni che ha trattato, per la serietà con cui ha lavorato in Senato, per l'esempio di buona politica che ci ha dato.
Ignazio Marino sta conducendo una battaglia politica importante. Gli facciamo pertanto i nostri auguri e lo ringraziamo molto. (Applausi dal Gruppo PD).
SUSTA (SCpI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SUSTA (SCpI). Signor Presidente, colleghi senatori, posso capire molte delle argomentazioni del collega Zanda su questo caso specifico. Infatti, voglio credere che nel momento in cui il senatore Marino ha accettato di capeggiare la lista del Senato in Piemonte non immaginava certo che il partito gli avrebbe chiesto di candidarsi, con delle primarie, a sindaco di Roma. Quest'Aula però non ha mai potuto capire, come pure altre volte è successo di fronte a dimissioni di altre persone, le motivazioni profonde che lui adduce su una questione che non è di ineleggibilità, ma di successiva incompatibilità. Intendo dire che il senatore Marino ha fatto di questa vicenda anche un argomento di campagna elettorale, che noi non possiamo non evidenziare.
Avrei preferito - lo dico con grande rispetto al senatore Zanda, al Partito Democratico e al senatore Marino - che oggi egli fosse venuto qui a spiegarci la sua decisione. Certamente non saremmo entrati in questioni politiche come quelle di una persona che è eletta in un'altra Regione e che non ha certamente una storia legata alla rappresentanza della comunità romana: questioni che attengono alle scelte del suo partito, di chi l'ha votato e a decisioni personali. Tuttavia, rileviamo questo vulnus, che è innanzitutto legislativo. La questione dell'incompatibilità è molto chiara quando un sindaco si candida a senatore o a deputato, non lo è affatto chiara (o comunque c'è stata sempre un'interpretazione inversa) quando è il parlamentare che si candida a sindaco.
Non condivido questa impostazione, forse perché è la prima volta che sono senatore, mentre per tanti anni sono stato sindaco di una città con più di 20.000 abitanti, trovandomi, quindi, nella oggettiva impossibilità di essere eletto in Parlamento. Ma ormai è tutto cambiato e anche questo, in qualche caso, è stato reso possibile.
Resta però il problema che il senatore Marino oggi non si presenta in quest'Aula a spiegare le ragioni per le quali intende dimettersi.
Abbiamo però letto sui giornali per lunghe settimane che questo è stato un argomento forte della sua campagna elettorale, anche contestato; ciò attiene alle procedure, ma anche a questioni di sostanza. Però su una vicenda di questo tipo da un lato c'è la libertà di mandato che ciascuno di noi può esercitare secondo Costituzione, secondo legge, ma anche secondo coscienza, e in questo è compresa anche la rinuncia se successivamente all'accettazione della candidatura vengono prospettate altre soluzioni istituzionali. Dall'altro lato c'è anche il diritto dell'Assemblea alla sua integrità e al fatto che non venga usata strumentalmente la carica di senatore, quindi indirettamente il Senato stesso, per finalità di campagna elettorale.
In questo conflitto d'interessi tra la libertà del singolo e i diritti dell'Assemblea all'integrità del Senato, data l'assenza di motivazioni da parte del diretto interessato nello spiegare e nel giustificare i suoi atteggiamenti, credo che debba essere lasciata la possibilità innanzitutto ai colleghi del mio Gruppo, ma anche a tutti noi, di valutare secondo coscienza la richiesta di dimissioni che stiamo per votare. Ma credo anche che debba essere comunque rilevato un comportamento che noi non riteniamo perfettamente rispettoso delle ragioni per le quali abbiamo accettato la candidatura e successivamente l'elezione a senatori della Repubblica. (Applausi dal Gruppo SCpI e del senatore D'Alì).
MANGILI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANGILI (M5S). Signor Presidente, colleghi senatori, voteremo a favore delle dimissioni perché questa è stata la volontà espressa dal senatore Marino e perché pensiamo che le istituzioni si rispettino con la verità e non con la prassi. Noi crediamo alle persone innanzitutto, a differenza di chi in quest'Aula, mostrando una cultura della diffidenza e del sospetto (cultura che non ci appartiene), hanno nel recente passato fatto scelte del tutto opposte.
Sappiamo che è prassi consolidata votare contro l'offerta di dimissioni presentate da qualunque senatore, ma sappiamo anche che tale prassi è nata in un'altra Italia e con altri valori. Era, quel rifiuto, un modo per rinnovare la fiducia a galantuomini che, appena la loro persona fosse stata sfiorata dal dubbio, da sospetti, magari generati da voci incontrollate, per difendere le istituzioni che rappresentavano si offrivano di tornare semplici uomini liberi, al fine di non gravare sul Parlamento italiano alcun motivo di vergogna. Altri tempi e altri valori!
Ora, a fronte delle dimissioni presentate dal senatore Marino il 29 aprile, non possiamo che accoglierle, giacché siamo certi che il volere del collega sia questo: trovarsi al momento del voto, che lo potrebbe portare ad essere sindaco della Capitale, cittadino uguale a tutti gli altri e non nello status di eletto, superiore di fatto a tanti, passibile di essere sospettato di un uso improprio ed illecito della sua carica. E questo è quello che tutti debbono fare, kantianamente. (Applausi dal Gruppo M5S).
CERVELLINI (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CERVELLINI (Misto-SEL). Signor Presidente, mi associo alle considerazioni che il Presidente del Gruppo del Partito Democratico ha svolto, quindi il mio intervento sarà assolutamente breve, ma ho ritenuto opportuno farlo in quanto condivido una considerazione che onora quest'Aula: quella relativa al carattere di un'unicità di un comportamento che ci permette di dire che oggi il Senato è messo davanti non ad una consuetudine, ma ad un fatto che possa poi diventare positiva consuetudine.
Davanti ad un impegno così gravoso quale quello assunto dal senatore Marino di corrispondere alle numerose richieste di partecipare alle primarie del centrosinistra per l'elezione del sindaco della Capitale del Paese, immediatamente dopo aver vinto quella competizione egli ha svolto un ragionamento da cui ha tratto le conseguenze: un ragionamento che, come ho detto, onora quest'Aula e, mi permetto di aggiungere, i milioni di donne e uomini della città di Roma.
Con questa convinzione non capisco alcune osservazioni critiche che sono state avanzate, perché la città di Roma in passato - e non solo in quello recente, cui ha fatto riferimento il senatore Zanda, ma anche in quello più remoto - ha visto comportamenti diversi, opposti, in qualche caso anche la pervicacia di conseguire l'elezione a sindaco e quindi avere l'onore di guidare la Capitale del Paese e, contemporaneamente, svolgere altri incarichi istituzionali. Ecco, rimuoviamo il vulnus che in quel caso si era creato.
Mi sento quindi di ringraziare anche personalmente il collega, fino a questo momento, Ignazio Marino, e di porgergli i migliori auguri per l'appuntamento elettorale di domenica e lunedì prossimi.
Ovviamente, sarebbe un controsenso reclamare la presenza fisica del senatore Marino in questa occasione, perché contrasterebbe con la sensibilità che egli ha avuto nei confronti nostri e dei cittadini della città di Roma. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e PD).
SCHIFANI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCHIFANI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo dinanzi ad una vicenda credo priva di precedenti: le dimissioni di un collega, in riferimento ad una competizione elettorale alla carica di sindaco, per la quale non è prevista la ineleggibilità del candidato parlamentare, bensì la incompatibilità tra le cariche. Una corsa elettorale, quindi, che esige una scelta, successiva alla eventuale elezione alla carica di sindaco, tra mantenere il ruolo di neoeletto o quello di parlamentare.
Tra l'altro, si tratta delle dimissioni di un illustre collega, che personalmente ho avuto modo di apprezzare, quando ho avuto l'onore di guidare questo Senato, come Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale; una persona fortemente impegnata nelle battaglie per una migliore sanità e per una migliore qualità della sopravvivenza nei manicomi criminali; una persona dotata anche di notevole cultura scientifica nel campo professionale.
Il senatore Marino evidentemente ha voluto, con questa sua lettera, rassegnare le sue dimissioni perché ritengo abbia svolto una valutazione sotto un profilo sia politico, forse, giuridico. Una valutazione che va al di là della dichiarazione epistolare di dimissioni dovute al fatto che per quattro settimane non potrebbe partecipare a questi lavori. Peraltro, mi si consenta di non comprendere appieno il senso di questa motivazione, dal momento che sarebbe un'assenza più che giustificata sotto il profilo politico, etico e morale, perché legato a un impegno in una competizione elettorale.
Concordo dunque con chi sostiene che sarebbe a dir poco inverosimile chiedere addirittura la presenza del senatore Marino in questo dibattito. Egli è impegnato in una competizione di grande trasparenza, in una democrazia, la nostra, nella quale, per fortuna, le regole nei sistemi elettorali sono trasparenti e garanzia di tenuta del nostro ordinamento.
Ritengo invece di interpretare questa volontà di dimissioni sotto un altro profilo, quello di una pseudoineleggibilità. Il senatore Marino forse ritiene che, correndo alla carica di sindaco di Roma, possa avvalersi di una captatio benevolentiae, di una acquisizione di consenso maggiore rispetto agli altri avversari in quanto parlamentare in carica e vuole dunque sfrondare il campo da questo sospetto per presentarsi ai propri elettori senza l'usbergo, senza lo scudo, della qualifica di parlamentare, quindi da cittadino come tanti altri. Se è così, questa decisione non può che fargli onore.
Tra l'altro, non possiamo che prendere atto della volontà espressa dal Presidente del Gruppo parlamentare in cui milita il senatore Marino di votare a favore delle dimissioni del collega per assumere una posizione di terzietà. Chi parla dunque autorizza i propri colleghi di Gruppo a votare secondo coscienza, perché vi è un mutamento della prassi la quale prevede che la prima richiesta di dimissioni venga respinta per valutare se effettivamente questa volontà nel tempo persiste, per poi votare la seconda volta. Ebbene, tale prassi viene innovata su richiesta del Gruppo di appartenenza del senatore Marino. Non possiamo che prenderne atto, perché se non fosse intervenuto il presidente Zanda con questa motivazione, noi avremmo rispettato la coerenza di un sistema che vede respinte le dimissioni la prima volta.
A questo punto, dichiaro che il mio Gruppo, alla luce delle singole valutazioni e delle mie pur modeste riflessioni interpretative su ciò che ha indotto il senatore Marino a rassegnare queste dimissioni, voterà secondo coscienza. (Applausi dal Gruppo PdL).
CASINI (SCpI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, anche se per il suo Gruppo è già intervenuto il presidente Susta.
CASINI (SCpI). A titolo personale.
PRESIDENTE. È una questione di coscienza, quindi le do la parola.
CASINI (SCpI). Ringrazio molto il Presidente del mio Gruppo, che mi concede libertà di coscienza (cosa che peraltro avevo indipendentemente da questa concessione); ma dato che mi sembra giusto essere trasparente in questi passaggi, perché riguardano anche il modo con cui stiamo all'interno delle Assemblee parlamentari e non mi piace ricorrere al voto segreto per nascondere i miei propositi o i miei problemi di coscienza, non vedo le ragioni per sovvertire la prassi che c'è sempre stata, per cui personalmente voterò no.
Il giorno in cui il senatore Marino confermerà le sue dimissioni non avrò problemi a fare come in altre circostanze, cioè a votare sì. Poiché ritengo che quel che avviene nella campagna elettorale di Roma non mi debba interessare come componente di questa Assemblea nel momento in cui mi trovo davanti ad una richiesta di dimissioni e non ritengo che sia ingiustificata la prassi che ha portato da sempre a votare no alla prima votazione sulla richiesta di dimissioni, io voto no. (Applausi dai Gruppi SCpI e PdL).
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 113, comma 3, del Regolamento, indíco la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, sulle dimissioni presentate dal senatore Ignazio Marino.
I senatori favorevoli ad accogliere le dimissioni premeranno il tasto verde al centro della postazione di voto; i senatori contrari premeranno il tasto rosso a destra; i senatori che intendono astenersi premeranno il tasto bianco a sinistra.
Poiché si tratta di una votazione a scrutinio segreto, qualunque sia la scelta di voto effettuata, la luce che si accenderà sarà di colore neutro.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, sulle dimissioni presentate dal senatore Ignazio Marino:
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Senatori presenti |
257 |
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Senatori votanti |
256 |
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Maggioranza |
129 |
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Favorevoli |
179 |
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Contrari |
67 |
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Astenuti |
10 |
Il Senato approva. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Fedeli).
Ricordo che, nella seduta della Giunta per il Regolamento del 9 aprile 2013, sono stati prorogati i poteri della Giunta provvisoria per la verifica dei poteri di cui all'articolo 3 del Regolamento fino alla costituzione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Autorizzo pertanto la Giunta provvisoria per la verifica dei poteri a convocarsi immediatamente per procedere all'accertamento del candidato subentrante al senatore dimissionario.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 16,31, è ripresa alle ore 16,44).
Senato, composizione
PRESIDENTE. Informo che la Giunta provvisoria per la verifica dei poteri ha comunicato che, occorrendo provvedere, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, all'attribuzione del seggio resosi vacante nella Regione Piemonte a seguito delle dimissioni del senatore Ignazio Roberto Maria Marino, ha riscontrato, nella seduta odierna, che il candidato che segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo della lista alla quale apparteneva il predetto senatore è Enrico Buemi.
Do atto alla Giunta provvisoria per la verifica dei poteri di questa sua comunicazione e proclamo senatore Enrico Buemi.
Avverto che da oggi decorre, nei confronti nel nuovo proclamato, il termine di venti giorni per la presentazione di eventuali reclami. (Applausi della senatrice Favero).
Su un episodio avvenuto durante una cerimonia
organizzata dal Comune di Milano
CENTINAIO (LN-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, intervengo per comunicare all'Aula quanto accaduto ieri.
Ieri il Comune di Milano (stiamo quindi parlando di un ente Comune) ha organizzato un evento istituzionale a cui ha invitato il Ministro per l'integrazione. Si è quindi trattato di un evento istituzionale, cui il Ministro per l'integrazione ha partecipato in qualità di Ministro della Repubblica italiana: il Ministro non ha partecipato in qualità di semplice cittadino, ma - lo ripeto - di Ministro della Repubblica italiana e, quindi, di rappresentante delle istituzioni. Quello di Ministro è un ruolo importante, che forse tanti nostri concittadini vorrebbero ricoprire.
Vista l'importanza dell'evento, e visto - lo ribadisco - che si trattava di un evento istituzionale, il capogruppo della Lega Nord in Consiglio comunale, Alessandro Morelli, si è presentato al Ministro cercando di stringerle la mano. Ripeto: si è presentato in qualità di Capogruppo della Lega Nord e visto che si era nella città di Milano. Il Ministro, come ormai sappiamo tutti, si è rifiutato di stringere la mano al Capogruppo della Lega, nascondendosi dietro la scorta istituzionale.
A nostro parere, ciò è molto grave, per il semplice motivo che abbiamo di fronte un Governo e un Presidente del Consiglio che hanno fatto un'apertura importante, cercando di togliere quella violenza, anche verbale, che c'è in questo momento nel nostro Paese. Il Presidente del Consiglio sta facendo un grande lavoro da questo punto di vista. Riteniamo che il comportamento del Ministro non vada nella medesima direzione, quella direzione che tutti auspichiamo e che tutti stiamo seguendo dal giorno in cui è stato eletto il Presidente della Repubblica, il quale ha fatto quell'importante intervento alla Camera dei deputati.
Cari colleghi, non stiamo parlando solamente, a questo punto, di un atto politico. Stiamo parlando anche di un atto di educazione, per il semplice motivo che si tratta di una stretta di mano: quella famosa stretta di mano, anche di saluto, che ci hanno insegnato i nostri genitori.
Ciò che auspichiamo è che venga buttata un po' di acqua sul fuoco, anziché quella benzina che ha lanciato in questo momento il nostro Ministro. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).
Sul voto espresso dal senatore Lo Giudice nella votazione
sulle dimissioni del senatore Ignazio Marino
LO GIUDICE (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO GIUDICE (PD). Signor Presidente, vorrei segnalare che non è stato registrato il mio voto in occasione della votazione sulle dimissioni del senatore Marino.
PRESIDENTE. Ne prendiamo atto. La sua precisazione resterà a verbale.
Sull'esigenza di evitare condizionamenti dei rappresentanti delle istituzioni
da parte di aziende operanti nel settore dei giochi
ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, cari colleghi, ha destato scalpore la denuncia alla trasmissione «Le Iene» di un dipendente del Senato sull'azione di lobby in questo Parlamento. Non è difficile vedere il filo rosso che, in maniera legale, ma deleteria per il Paese, unisce politica e gioco d'azzardo.
L'11 febbraio 2013, in Senato, Matteo Iori, Presidente dell'associazione CoNaGGA, che lotta contro la dipendenza dal gioco di azzardo, ne denunciava gli intrecci. Lo stesso Iori, il 7 maggio, commentava in rete: «Ben sette Ministri, compreso il primo ministro Enrico Letta, fanno parte di una fondazione, che si chiama «VeDrò», finanziata anche da due multinazionali del gioco di azzardo, Lottomatica e Sisal. Letta ricevette 15.000 euro di contributi riferibili al titolare di HBG, la quale è una delle più grandi aziende del gioco d'azzardo.
Il nuovo ministro Bray è anche direttore della rivista "Italianieuropei", già sostenuta da importanti contratti pubblicitari con le industrie del gioco d'azzardo.
Nel nuovo Governo a chi andrà la delega dei giochi d'azzardo? Sarà forse casualmente scelto il nuovo sottosegretario Alberto Giorgetti? Giorgetti non sarebbe nuovo alla delega ai giochi, perché la tenne per anni sotto il Governo Berlusconi con grande piacere dell'industria del gioco». Queste sono le parole di Iori.
Dal dossier del CONAGGA e da inchieste di stampa apprendiamo inoltre che SNAI ha finanziato regolarmente Gianni Alemanno, Margherita, UDC, DS, MPA, Gianni Cuperlo e PD; compaiono ex politici e i loro parenti entrati nel business. Cito rapidamente Augusto Fantozzi, presidente SISAL; Vincenzo Scotti che lanciò «Formula Bingo» insieme a Luciano Consoli (uomo di fiducia di D'Alema); Francesco Tolotti dell'Ulivo che, con Nannicini, Vannucci, Salerno e Gioacchino Alfano, nel 2007 riuscì a modificare il testo unico che regola le slot machine; l'onorevole Laboccetta; Massimo Ponzellini; Antonio Cannalire, proprietario della Jackpot Game, che a Milano gestiva sale da gioco d'azzardo insieme alla Finanziaria Cinema, di proprietà di Marco Jacopo Dell'Utri, figlio di Marcello Dell'Utri.
Si ricorda che il Governo Berlusconi liberalizzò i giochi d'azzardo on line; casualmente - ma solo casualmente - qualche giorno prima la Mondadori acquisì il controllo del 70 per cento di Glaming, che opera nel gioco d'azzardo on line.
Non possiamo, infine, omettere Pellegrino Mastella, figlio di Clemente Mastella, che, attraverso SGAI e Betting 2000 dei fratelli Renato e Massimo Grasso, avviò altre aziende da gioco, tra cui King Slot e Wozzup, indagate per gravissimi reati. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Marino Luigi).
Cari colleghi, sono certo che la stragrande maggioranza di voi non ha alcun legame di lobby e condivide l'urgenza di una stretta normativa contro slot machine e giochi on line, che lucrano con gravissimi danni per cittadini, famiglie e per i loro figli. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Lepri).
Il Movimento 5 Stelle attende dal Governo nei fatti la coerenza di cui oggi è politicamente legittimo dubitare. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Marino Luigi).
PRESIDENTE. Senatore Endrizzi, vorrei fare un'unica precisazione, senza entrare nel merito: rispetto ad un rapporto di lavoro dipendente nel Senato, non abbiamo contezza che questo sia concreto e reale. Così è stato trasmesso attraverso quella trasmissione televisiva che lei ha citato. Credo si possa trattare più di qualcuno che abbia lavorato o collaborato in passato per il Senato.
ENDRIZZI (M5S). Non ho citato solo la trasmissione, ma anche un preciso dossier presentato in conferenza stampa proprio qui, al Senato. Di questo dossier non solo un estratto, ma anche l'intero testo sono ampiamente disponibili on line in molti siti. (Applausi dal Gruppo M5S).
Sulla situazione di degrado ambientale nel territorio
del Comune di San Vitaliano
PUGLIA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PUGLIA (M5S). Signor Presidente, signori senatori, questo fine settimana sono rimasto impressionato da un video girato da alcuni cittadini del Comune di San Vitaliano, un Comune campano, la mia terra: a protezione della loro terra, dei loro territori e, in ultima analisi, della nostra preziosa salute, si sono armati di telecamere, guanti e mascherine per denunciare lo stato di abbandono di tanti luoghi in cui vivono. Vi sono rifiuti illegalmente abbandonati e poi bruciati; ciò crea così un doppio danno, quello ambientale e quello alla salute pubblica. I tumori sono in aumento, intere cittadinanze sono soggette a rischi pesantissimi.
Vorrei poter arrivare non solo all'udito di ciascuno, ma soprattutto all'intelletto e, ancor di più, al cuore. Lasciare queste terre preda di traffici illeciti di rifiuti e roghi tossici è lasciare all'illegalità la gestione del nostro territorio e farla progredire economicamente; è abbandonare i cittadini inermi nelle mani di questi signori della morte; è generare ferite nell'animo del popolo che si sente così abbandonato e frustrato.
Chiedo a tutti i senatori di intervenire, insieme, sostenendo ogni azione che servirà a risolvere con determinazione questa brutta piaga che genera morte. (Applausi dal Gruppo M5S).
Sulla declaratoria di irricevibilità di un disegno di legge
presentato dal Gruppo M5S
SCIBONA (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCIBONA (M5S). Onorevole Presidente, in data 15 maggio 2013 il Gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle ha presentato, a mia prima firma, un disegno di legge volto all'abrogazione della legge 27 settembre 2002, n. 228, concernente la ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica francese per la realizzazione di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione, fatto a Torino il 29 gennaio 2001.
La Presidenza del Senato ha ritenuto il disegno di legge irricevibile, ai sensi dell'articolo 8, secondo periodo del Regolamento, in quanto contrastante - a suo dire - con alcune disposizioni della Costituzione, e segnatamente con gli articoli 80, 87 e 117.
Desidero, a nome mio e del Gruppo a cui sono iscritto, manifestarle il più totale disaccordo con la sua declaratoria di irricevibilità.
Infatti, ai sensi dell'articolo 8 del Regolamento, «il Presidente rappresenta il Senato e regola l'attività di tutti i suoi organi, facendo osservare il Regolamento. Sulla base di questo, dirige la discussione e mantiene l'ordine, giudica della ricevibilità dei testi (...)». Dunque i poteri presidenziali si esplicano in senso esclusivamente funzionale rispetto al Regolamento medesimo.
Inoltre, occorre stigmatizzare severamente il giudizio e la valutazione presidenziale sui profili di paventata incostituzionalità del provvedimento in oggetto.
Del resto, autorevole dottrina sostiene che il giudizio di ammissibilità (presidenziale) serve ad accertare soltanto l'esistenza e la regolarità formale dell'atto di iniziativa, con esclusione di qualunque giudizio sulla legittimità costituzionale. Dunque la Presidenza si è, quanto meno inopportunamente, attribuita un potere non previsto dal Regolamento del Senato vigente.
Ella può giudicare esclusivamente se un atto è formalmente ricevibile in base ai criteri contenuti nel Regolamento, ma non certo verificare sostanzialmente l'atto in sé o l'eventuale incostituzionalità del medesimo. Quest'ultimo giudizio è, infatti, riservato alla Commissione affari costituzionali, ovvero all'Assemblea in sede di questione pregiudiziale.
Venendo al merito delle sue considerazioni, occorre richiamare l'articolo 75, secondo comma, della Costituzione che vieta l'utilizzo del referendum abrogativo anche per i trattati internazionali. Dalla formulazione del presente articolo si deduce la competenza esclusiva del Parlamento nelle materie ivi indicate.
Premettendo, altresì, che l'atto al quale ella si riferisce è tendente ad abrogare la legge 27 settembre 2002, n. 228, contenente anche l'esecuzione del trattato, siamo a richiamarle le note sentenze della Corte costituzionale nn. 30 e 31 del 1981, ove espressamente è stato ritenuto di competenza del legislatore l'abrogazione della legge di ratifica del trattato Euratom del 4 ottobre 1957, n. 1203. Così afferma la Corte costituzionale nella suddetta sentenza: «(...) è una responsabilità - come la Corte ha affermato nella sentenza n. 30 di pari data - che è stata riservata alla valutazione politica del Parlamento».
Infine, come scritto nella relazione illustrativa al disegno di legge da lei dichiarato irricevibile, l'ammissibilità della presentazione di iniziative legislative parlamentari volte all'abrogazione della normativa di autorizzazione alla ratifica di trattati appare, peraltro, supportata sia dalla prassi parlamentare, inaugurata da apposite pronunce delle Giunte per il Regolamento di Camera e Senato, sia da autorevole dottrina che ha sostenuto come resti poi sempre salva la possibilità per il Parlamento di revocare con legge l'ordine di esecuzione o la stessa autorizzazione alla ratifica: revoca già di per sé sufficiente a vincolare gli operatori giuridici interni alla disapplicazione del trattato.
Riteniamo, dunque, per i motivi testé esposti, che le determinazioni della Presidenza non appaiano conformi alle disposizioni regolamentari e, per questo, la invitiamo vivamente a riconsiderare le decisioni da essa assunte. (Applausi dal Gruppo M5S).
PRESIDENTE. La Presidenza conferma quello che le è stato trasmesso per via epistolare dal presidente Grasso con la sua lettera del 20 maggio 2013.
Eventualmente, senatore Scibona, lei può suggerire delle iniziative finalizzate ad uno stimolo al Governo, perché possa rivedere il Trattato in questione.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Essendo esauriti gli argomenti previsti dal calendario dei lavori per la seduta antimeridiana di domani, tale seduta non avrà luogo.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 23 maggio 2013
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 23 maggio, alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 17).