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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 871 del 02/08/2017


RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente DI GIORGI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,03).

Si dia lettura del processo verbale.

FRAVEZZI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,06).

Sul 37° anniversario della strage alla stazione di Bologna

PRESIDENTE. (La Presidente si leva in piedi e con lei tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, oggi è il 2 agosto e ricorre il 37° anniversario della strage alla stazione di Bologna: alle 10,25 del 2 agosto del 1980, un sabato, un ordigno esplose nella sala d'aspetto della stazione ferroviaria, provocando 85 morti e oltre 200 feriti.

Si trattò di uno dei più drammatici e sanguinosi atti terroristici della storia repubblicana.

Sebbene - anche grazie al prezioso e decisivo contributo dell'associazione dei familiari delle vittime - si sia giunti, nel novembre del 1995, alla pronuncia della sentenza definitiva di condanna nei confronti degli esecutori materiali della strage, permangono ancora oggi zone d'ombra e opacità, con riferimento all'individuazione dei mandanti e dei fiancheggiatori.

Come ha sottolineato il Presidente del Senato in un messaggio inviato ieri al sindaco di Bologna, «trentasette lunghissimi anni non hanno lenito il dolore di chi porta i segni di quel terribile sabato di agosto; trentasette anni non hanno in alcuna misura scalfito la determinazione di quanti - a dispetto delle difficoltà e di taluni ingiustificabili ostacoli - non intendono rinunciare alla giustizia e alla verità. Non può essere ignorata l'esigenza morale di ricostruire completamente - sia sotto il profilo storico che sotto quello giudiziario - il quadro entro cui si realizzò la più efferata strage di civili della storia repubblicana». Queste le parole del presidente Grasso.

Nel rinnovare la vicinanza del Senato della Repubblica a tutte le persone colpite da tale tragedia e nel ribadire l'impegno delle Istituzioni a proseguire nel percorso volto ad accertare pienamente quanto accaduto, invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).

Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:

(2085-B) Legge annuale per il mercato e la concorrenza (Approvato dalla Camera dei deputati, modificato dal Senato e nuovamente modificato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)(ore 9,10)

Approvazione della questione di fiducia

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2085-B, già approvato dalla Camera dei deputati, modificato dal Senato e nuovamente modificato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri ha avuto luogo la discussione sulla questione di fiducia.

Passiamo alla votazione del disegno di legge n. 2085-B, composto del solo articolo 1, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

CONSIGLIO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CONSIGLIO (LN-Aut). Signora Presidente, siamo di fronte all'ennesima fiducia - ormai abbiamo perso il conto - che svilisce ulteriormente il ruolo del Senato e ci fa arrabbiare inutilmente, perché il rapporto franco e onesto, certamente mai accomodante, che ci ha contraddistinto in Commissione, non meritava questo ulteriore epilogo. Sono stati presentati pochissimi emendamenti, neppure uno ostruzionistico, tutti insistenti nel merito. Eppure il Governo manca di rispetto soprattutto ai cittadini, umiliandoli, perché priva la loro rappresentanza politica della possibilità di esprimersi.

Se dovessimo prestare attenzione ai lavori parlamentari, non si può non costatare la presenza di un ricorso alla questione di fiducia, che è a dir poco astuto. Tale atteggiamento è talmente frequente, che ormai la posizione della questione di fiducia è percepita come un'effettiva e costante procedura legislativa nazionale. Questo massiccio abuso della fiducia parlamentare fa cessare quel carattere positivo e nobile di garanzia dell'azione governativa, sostituendosi con una forma negativa e sprezzante, tanto da sfociare in atteggiamenti di arroganza e superbia del potere esecutivo nei confronti di quello legislativo. Viene da pensare che ci sia un imbarazzante ricatto politico nei confronti dell'Assemblea parlamentare, perché dal voto sul provvedimento in esame dipende la vita dell'intero Esecutivo. Questo è estremamente chiaro ed è altrettanto chiaro che negli ultimi mesi non ci siano stati rapporti sereni, all'interno della maggioranza, per ciò che riguarda tale provvedimento.

Il provvedimento è all'esame del Parlamento ormai da due anni e mezzo. Si sarebbe potuto fare sicuramente meglio e prima. Di sicuro questa farraginosità e questa lungaggine dovrebbero fare scuola per le prossime leggi sulla concorrenza. Un esame parlamentare durato quasi due anni e mezzo ha portato a far perdere l'idea che quella in esame sia una legge annuale sulla concorrenza, perché è diventata biennale, quasi triennale. Il provvedimento in esame non è più una legge organica, frutto delle segnalazioni dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato e quella che nel testo originale sarebbe dovuta essere una sorta di legge di manutenzione annuale, in effetti è diventata un contenitore in cui è stato infilato di tutto.

Signora Presidente, se la concorrenza è quella condizione nella quale più imprese competono nello stesso mercato, producendo gli stessi beni o servizi, per soddisfare una pluralità di acquirenti in concorrenza e nella quale nessuno degli operatori è in grado di influenzare, con le proprie decisioni, l'andamento delle contrattazioni, ciò pare forse l'obiettivo che ci si era prefissati, ma certamente, guardando il risultato della legge che ci apprestiamo a votare, tale obiettivo non è stato né rispettato né raggiunto. Le liberalizzazioni sono molto spesso considerate necessarie, strategiche e utili per uscire dalla recessione. Oltre alle indicazioni provenienti dall'Autorità antitrust e dalle direttive europee, nel provvedimento in esame si vende una ricetta per uscire dalla crisi e non fa nulla se l'articolato del disegno di legge non sempre abbia basi solide e determinate da considerazioni tecniche, ma sia legato alle grandi lobby, ai grandi gruppi e alle immancabili ideologie politiche di cui le due Camere non sembrano poter fare a meno. Verrebbe allora da pensare che, in base al colore politico del Governo in carica in un dato momento, si tira e si stiracchia la legge n. 99 del 2009 alla bisogna e come meglio si crede. L'introduzione di una maggiore concorrenza all'interno di un sistema può scardinare le varie lobby e i trust, per fare in modo che si obblighino i produttori unici di un dato servizio a stare sul mercato e a confrontarsi con i diritti dei consumatori.

Un regime concorrenziale è favorevole a tutti, ai consumatori e ai produttori, che avrebbero tutto da guadagnare da un adeguamento della loro offerta e della loro competitività: questa è la base del ragionamento. Dunque, signora Presidente, abbiamo sbagliato comunicazione; o meglio, tutti coloro che hanno manifestato e scioperato in questi mesi lo hanno fatto senza sapere che perdere il lavoro o quello che hanno costruito negli anni sarebbe stato solo l'inizio del loro nuovo benessere. Chiediamo scusa per non essere stati capaci di trasmettere questa sensazione bellissima.

Molto cattivi samaritani considerano oggi il libero scambio e le politiche di libero mercato come la panacea di tutti i mali. La Banca mondiale, secondo i suoi studi sulla facilità di fare business, colloca il nostro Paese all'87º posto su 183: l'Italia ha dunque perso quasi quattro posizioni rispetto all'anno scorso. Nella velocità dei permessi edilizi siamo al 96º posto, nell'allacciamento alle reti elettriche al 109º posto, per l'accesso al credito al 98º posto. Non brilliamo per nulla per i tempi di apertura delle imprese. Siamo al 134º posto per facilità di pagare le tasse, anche se sembra un po' troppo. Si impiegano duecentottantacinque ore all'anno per adempimenti fiscali. Non siamo in grado di gestire i nostri rifiuti, le nostre carceri, il nostro approvvigionamento energetico e abbiamo visto anche cosa succede con l'acqua dopo soli due mesi che non piove. Non siamo in grado di gestire i conflitti con le grandi opere e non siamo neppure capaci di fare una politica industriale. Siamo alla politica industriale 4.0 e non ho visto la fine della 2.0; mi sono perso probabilmente per strada la 3.0. L'abbiamo saltata a piè pari. Non abbiamo voluto o saputo cambiare la scuola. Le privatizzazioni sono state fatte male e le liberalizzazioni le stiamo facendo anche peggio.

Si è parlato di presenza di barriera alla competizione, di insufficienza di trasparenza, di raccomandazione della Commissione europea per quanto riguarda ciò che dovevamo fare. Per la verità, questo provvedimento interviene in merito solo a qualche punto segnalato dall'Autorità. Si tratta di punti certamente importanti come la RC Auto, i fondi pensioni, i servizi postali e le questioni legate alle comunicazioni.

Per quanto ci riguarda, forse le cose potevano essere fatte un pochino meglio, ascoltando anche le minoranze, che non è una bruttissima cosa. Voi della maggioranza avreste dovuto cercare di mettervi davvero dall'altra parte del tavolo, dove si siedono i cittadini, che notoriamente sono anche i consumatori e i fruitori di servizi.

Aboliamo questa benedetta Bolkestein e rivediamo tutto il Trattato. L'Italia ha le sue tradizioni, la sua economia e la sua cultura nazionale ed è il Paese dove il piccolo è bello; è anche - occorre dirlo - il Paese dei campanili e delle corporazioni, che non è sempre un termine negativo se si fa riferimento alla trasmissione di un lavoro dal padre al figlio. Si è, infatti, notato che certe categorie in Italia erano particolarmente in affanno ad aprirsi all'Europa. Ciò è avvenuto perché le piccole dimensioni dell'azienda familiare la rendono inadatta a competere perché, per natura, molto venerabile. I tassisti, i balneari e gli ambulanti e tanti altri sono spaventati dal dover competere sulle licenze con aziende più grandi. Sono certamente più grandi per dimensioni, ma non so se dotate di competenze e capacità. La grandezza, però, li ha sicuramente spaventati.

Questo disegno di legge quale effetto avrà sull'economia, sui cittadini, sui contribuenti, sui consumatori e produttori? Quanti punti di PIL pensate di recuperare? Quanti nuovi assunti? L'apertura dei mercati ci sarà per gli altri, probabilmente. La Bolkestein ha creato solamente uno sfacelo sotto questo aspetto. Ci sono aziende che chiudono e delocalizzano e poi smettetela di parlare del cuneo fiscale. Ci venite ancora a raccontare che lo 0,1-0,2 per cento sono qualcosa di positivo.

Su questo disegno di legge è intervenuto a vario titolo il sottosegretario allo sviluppo economico Antonio Gentile, che è qua ad ascoltarci e di questo lo ringraziamo. Gli ha fatto eco il primo ministro Gentiloni Silveri. Entrambi hanno chiesto un'approvazione rapida e non sono stati, forse, grandi profeti: pensiamo di dover e poter chiudere con un passaggio rapidissimo in Commissione. In Commissione abbiamo svolto circa due anni di discussione ed abbiamo perso il conto delle audizioni. Pensavamo che, dopo otto o nove mesi dalla sua approvazione in 10a Commissione, il provvedimento fosse maturo, ma magari non lo è, e allora lo farete maturare come le banane nella cella della fiducia. E così è stato. L'articolo 47 della legge n. 99 del 2009 prevede che annualmente ci sia un provvedimento per il mercato e la concorrenza: si tratta di una finalità che pare sicuramente ottima e dovrebbe risolvere e rimuovere i tanti ostacoli, i freni che restano nei mercati dei prodotti e dei servizi. Ma questa legge di annuale ha ben poco.

È un provvedimento che ha palesato molte contraddizioni nell'approccio che la maggioranza ha avuto nel venire a capo di un testo condiviso. L'esame svolto ha chiaramente messo a nudo i vari portatori di interesse e soprattutto le grandi lobby. Come dicevamo, c'è stata una serie infinita di audizioni, certamente necessarie, ma a volte in limpida divergenza, in base agli interessati e agli auditi che venivano in Commissione. Si è detto che questo disegno di legge sulla concorrenza è stato rimesso sui binari: è come dire che era abbondantemente deragliato e quindi aveva perso quella linea guida che la legge n. 99 aveva fissato.

Nei quattro passaggi presso le due Aule parlamentari abbiamo espresso voto contrario e faremo lo stesso anche in questo passaggio.

Concludo con una chiosa. Visto che mancano alcuni mesi alla fine di questa legislatura, chiediamo che, finito l'iter di questo disegno di legge, si riprendano i temi principali: la disoccupazione è al 13-14 per cento mentre quella giovanile è al 42-43 per cento; vi sono i problemi del lavoro e dell'immigrazione. Inoltre, vi chiedo di farmi un favore: cercate di dire a Boeri di stare zitto, perché quando parla fa solamente casino. Con questo, ho terminato il mio intervento. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

GRANAIOLA (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRANAIOLA (Art.1-MDP). Signora Presidente, il disegno di legge per la concorrenza, approdato in Parlamento il 3 aprile 2015, torna al Senato, in quinta lettura, in quella che dovrebbe essere la sua veste definitiva. Il Gruppo Art. 1-MDP, pur riconoscendo che il provvedimento contiene temi molto sensibili e decisioni importanti che riguardano molti settori economici, e soprattutto i consumatori, non può non esprimere profondo rammarico su alcune modifiche introdotte alla Camera, che a nostro parere ledono pesantemente gli interessi dei consumatori stessi.

Mi riferisco prima di tutto al fronte assicurativo e quindi al ripristino del tacito rinnovo per le polizze danni diverse dalle RC auto e la sua abolizione solo per quelle accessorie a quest'ultima, per la quale il tacito rinnovo fu peraltro abolito nel 2012 e resta vietato. È un pesante passo indietro rispetto al precedente passaggio in Senato, che aveva esteso il divieto di tacito rinnovo a tutte le polizze danni. In 10a Commissione il presidente Mucchetti aveva presentato un emendamento, che anche noi abbiamo votato, molto ragionevole, che prevedeva la possibilità di disdetta senza penalità entro sessanta giorni dal tacito rinnovo. Purtroppo l'emendamento non è passato causando, a nostro parere, un notevole danno ai consumatori.

Altra modifica pesante è stata l'eliminazione del regime di maggior tutela nel settore dell'energia elettrica, per fortuna, anche grazie anche al nostro intervento, rinviato al 1° luglio 2019, dopo l'ipotesi iniziale che indicava la metà del 2017. Secondo le modifiche introdotte alla Camera, le aste per le aree territoriali previste dal regime di salvaguardia non si applicheranno ai clienti che alla scadenza del mercato tutelato non abbiano scelto il proprio fornitore, ma solo a quelli che si ritrovano senza fornitore, ad esempio per fallimento dello stesso.

Anche qui era stato presentato dal Presidente della 10ª Commissione un emendamento, che anche noi abbiamo votato, che prevedeva, in caso di mancata scelta, l'applicazione del criterio del prezzo unitario minimo delle forniture e che nessun fornitore potesse detenere più del 50 per cento del mercato dei clienti finali domestici. Anche questo emendamento non è stato approvato. Ditemi voi se non è questa una decisione in favore di alcune lobby.

Pure le modifiche apportate alla Camera in riferimento al telemarketing non possono certamente essere condivise, in quanto contrarie a una vera, reale ed effettiva protezione dei dati personali. C'è da augurarsi quindi che venga approvato al più presto l'Atto Senato in materia di iscrizione e funzionamento del registro delle opposizioni e l'istituzione di un prefisso unico nazionale per le chiamate telefoniche a scopo promozionale e per le ricerche di mercato che, se non regolamentate, vengono giustamente percepite e vissute dal consumatore come un fastidio ormai tendente all'insopportabilità.

Nel rimandare il nostro giudizio su tante altre questioni, come le farmacie, le parafarmacie, i notai, la direttiva Bolkestein e i trasporti non di linea, a quanto già espresso nella dichiarazione di voto resa al Senato della sottoscritta in merito al provvedimento nella seduta del 3 maggio 2017, non posso non ricordare altre due questioni a nostro parere molto importanti per la cultura e il turismo, che avrebbero meritato una maggiore attenzione da parte del Governo. Mi riferisco all'esportazione selvaggia dei beni culturali.

Come Articolo 1-MDP abbiamo provato a presentare un ordine del giorno che impegnava il Governo a rivedere l'articolo relativo all'esportazione del patrimonio culturale nazionale, ma con un cavillo procedurale ci è stato impedito di farlo, con il risultato che vengono eliminati i controlli che lo Stato esercita su antiquari, galleristi e case d'asta e viene meno la funzione di tutela del patrimonio culturale prevista dall'articolo 9 della Costituzione. L'uscita automatica dei beni con un'autodichiarazione che certifica un valore economico inferiore ai 13.500 euro favorirà la circolazione internazionale di beni rubati, contraffatti, falsi o addirittura inalienabili.

Nel settore turistico poi, tanto per restare in tema dello stesso Ministero, non saranno più validi i patti che obbligano gli hotel a non praticare ai clienti prezzi migliori rispetto a quelli offerti da Booking, Expedia e altri intermediari, con buona pace dei turisti consumatori.

Fatte queste dovute osservazioni, siamo però consapevoli dell'assoluta necessità di portare a termine questo provvedimento nel bene e nel male, osservando il complesso delle norme che nell'insieme costituiscono comunque un passo avanti. Quindi il Gruppo Articolo 1-MDP voterà a favore, non tanto con l'intento di non far cadere il ciclista all'arrivo, come dice il senatore Luigi Marino, ma con lo scopo, una volta tagliato il traguardo, di fermarlo, affinché non vada a sbattere sugli spettatori, si faccia male e faccia male agli stessi, e si possa ripartire per una nuova corsa e quindi una nuova legge sulla concorrenza, questa volta più rapida e incisiva e soprattutto più efficace per la reale tutela dei consumatori e delle imprese. (Applausi dai Gruppi Art.1-MDP e PD).

FUCKSIA (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FUCKSIA (FL (Id-PL, PLI)). Signora Presidente, questa è la prima volta dal 2009 che sembra profilarsi all'orizzonte l'approvazione del disegno di legge concorrenza.

Come ricordato dal relatore in 10ª Commissione, sarebbe auspicabile obtorto collo il voto favorevole sul provvedimento, magari senza rimpallo di nuovo alla Camera. Anche per questo motivo la scelta della Commissione si è rivolta verso gli ordini del giorno, in particolar modo verso quello concernente l'obbligo per le imprese assicuratrici di informare i propri clienti trenta giorni prima della scadenza del contratto assicurativo per limitare pratiche commerciali che, tramite il tacito rinnovo, potessero vincolare i cittadini. Tuttavia, il senso di responsabilità e di coerenza con le premesse rende difficile fare ciò.

Il nostro è più un problema di sistema. Più lentamente di altri Paesi l'Italia è transitata e transita tuttora dalla realtà dei grandi enti statali alle imprese private fornitrice dei medesimi servizi. Scrivere un disegno di legge che accontenti tutti è impossibile e rimarrà impossibile fino a quando non capiremo che è inutile un comma che abroga, un articolo che introduce, se non ci convinciamo che il successo di qualsiasi progetto di riforma strutturale dei mercati richieda comunque una salda unità di intenti e l'impegno congiunto di tutte le amministrazioni, sia centrali che locali.

Al di là delle specifiche proposte che riguardano i diversi settori dell'economia, occorre promuovere una cultura della concorrenza diffusa a tutti i livelli di governo e migliorare la qualità della regolazione, rafforzando la capacità delle amministrazioni, soprattutto quelle locali, di adottare decisioni motivate sulla base di dati concreti e analisi puntuali. Questo, che dovrebbe essere un ragioniamo di buon senso, è stato scritto nero su bianco dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato proprio nel 2015, anno in cui il Governo ci consegnava questo provvedimento.

Quella concorrenza che noi tanto sbandieriamo, che a più riprese torna alla carica e che costituisce il motivo, ad esempio, delle proteste di qualche mese fa dei tassisti davanti Palazzo Madama, non è solamente un termine da attaccare a una legge, come in questo caso. La concorrenza è, a oggi, il collante più forte dell'Unione europea. Non è un caso, infatti, se a livello di Unione europea sono le autorità antitrust indipendenti gli interlocutori più attivi, più ancora dei Governi. Se la riforma della regolazione in senso pro-concorrenziale costituisce elemento centrale e fondante di una politica economica orientata al mercato, parte di questa politica consiste certamente in un'opera di riduzione, semplificazione e razionalizzazione del quadro normativo e delle procedure amministrative.

Il tasto più dolente è stato quello dell'energia e, a ben vedere, questo tema è il vero polso per misurare la salute del provvedimento. I commi 61 e seguenti disciplinano il passaggio delle utenze energetiche dal mercato tutelato a quello libero. In Commissione industria, commercio, turismo il dibattito su questo tema è stato molto partecipato, soprattutto con riferimento alla decisione della Camera dei deputati di espungere quella parte della norma con cui il Senato aveva inteso chiarire che gli utenti del servizio di maggior tutela sono clienti dell'acquirente unico e non di coloro che forniscono all'acquirente unico il servizio di vendita. Questa modifica consentirà a detti fornitori di acquisire questi clienti senza alcun costo commerciale, ma in forza di una legge.

È indubbio che la liberalizzazione in un settore così strategico non può avvenire da un giorno all'altro e deve essere accompagnata da misure che, favorendo un'adeguata informativa al consumatore, creino un contesto in cui sia quest'ultimo a esercitare la propria sovranità. Tuttavia, affinché ciò sia possibile è necessario che i consumatori siano effettivamente pronti a scegliere e che le loro scelte non siano ostacolate da barriere ingiustificate. Sarà necessario - questo dovrà essere compito di noi parlamentari - vigilare sull'andamento dei prezzi, per evitare che a fare le spese di questa transizione siano cittadini e imprese. È dal 2015 che Bruxelles raccomanda agli Stati membri di assicurare a imprese e famiglie, che sono il fulcro dell'Unione e dell'energia, prezzi abbordabili e competitivi. Noi abbiamo impiegato quasi tre anni per abbozzare delle modifiche alla normativa, che non possono considerarsi assolutamente insoddisfacenti.

Le analisi condotte dalle principali organizzazioni internazionali individuano nell'ipertrofia normativa e nella complicazione burocratica una delle prime cause dello svantaggio competitivo dell'Italia nel contesto europeo e dell'intera area OCSE. Non possiamo di certo dire buona la prima, ma certamente possiamo prendere atto che molti dei settori economici vitali nel nostro Paese meritano una maggiore attenzione e serietà nella trattazione del tema delle liberalizzazioni e, in definitiva, una maggiore coerenza delle scelte.

Proprio il fatto che il dibattito sia stato incentrato, in particolar modo nell'ultimo passaggio parlamentare, sull'energia mi ha fatto tornare in mente le parole di Rossi, il quale negli anni Cinquanta, con un'attualità che ha quasi dello stupefacente, diceva che quando noi appaltiamo l'energia, un servizio essenziale, è come se appaltassimo la sicurezza del nostro Paese a delle truppe mercenarie, o come se ponessimo altri servizi essenziali in mano a chi non ci può tutelare. L'esempio che fece allora Rossi fu di dare la gestione della Banca centrale a delle banche private. Questo, in qualche modo, nel corso dei decenni si è verificato.

Io penso di non avere la tranquillità e la serenità di potere, a nome del mio Gruppo, votare favorevolmente a questo provvedimento, perché ci sono dei punti in particolare che ce lo impediscono. (Applausi del senatore Giovanardi. Congratulazioni).

D'AMBROSIO LETTIERI (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'AMBROSIO LETTIERI (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Signora Presidente, colleghe e colleghi, signor Sottosegretario, ad un senatore convinto come me della necessità delle doppie letture e del bicameralismo, devo dire che la storia di questo provvedimento produce obbligatoriamente delle riflessioni, perché abbiamo perduto occasioni preziose: novecento giorni di lavoro, ventisette mesi di dibattiti e di approfondimenti, un provvedimento entrato alla Camera nell'aprile del 2015 con 32 articoli, licenziato con 52 articoli, e che oggi consegniamo, con un abusatissimo voto di fiducia, con 192 commi.

Direi che quattro letture avrebbero dovuto produrre qualcosa di più e qualcosa di meglio, ma questo non è avvenuto e questo evidentemente è il motivo sul quale si costruisce la nostra più grande perplessità, che è quella che il Governo sia più attento a rispondere alle logiche e alle contese interne tra potentati economici che non a ricercare un giusto punto di equilibrio fra le esigenze di un mercato ed il primario dovere di rispondere ai cittadini per offrire loro migliori livelli di accesso ai servizi ad un prezzo inferiore.

D'altra parte, desidero anche esprimere un pensiero di affettuosa solidarietà e di vicinanza ai due colleghi relatori, il senatore Luigi Marino ed il senatore Salvatore Tomaselli, che hanno profuso le migliori energie per realizzare un testo più adeguato alle esigenze, che fosse arricchito anche dalle indicazioni emerse durante le numerose ore di confronto e di discussione generale. Purtroppo, sono stati traditi anche loro, se è vero come è vero che emerge dall'amarezza delle loro valutazioni la presenza di molti dubbi interpretativi e di punti irrisolti: quelli relativi alle società a partecipazione di capitale pubblico, ad esempio quelle che governano il settore dell'acqua, che hanno avuto negli ultimi dieci anni aumenti per oltre il 90 per cento, o quelle dei rifiuti, con un aumento di oltre il 50 per cento, o quelle dei trasporti, con un aumento di oltre il 30 per cento.

Non convince i relatori, come non convince me e non convince i colleghi di Direzione Italia, la componente interna al Gruppo GAL, la norma relativa al tacito rinnovo in ambito assicurativo, che giova certamente all'assicuratore, ma non giova all'assicurato. C'è poi la delusione per aver visto bocciato alla Camera l'emendamento che avevamo qui approvato sul telemarketing, che avrebbe evidentemente messo in protezione il cittadino dalla invadenza persistente dei venditori.

Vi è, insomma, una serie di punti critici che riconferma la presenza di un errore di fondo: si è persa l'occasione perché non si è riusciti né a scardinare i mercati chiusi, che rappresentano uno dei problemi all'origine della stagnazione economica del Paese, ma nemmeno ad aprire nuovi mercati con regole e con discipline adeguate. Infatti, non si sono posti né vincoli né limiti alla invadenza delle logiche mercatiste. Noi non siamo contrari alle liberalizzazioni. Noi siamo molto favorevoli alle liberalizzazioni, ma le liberalizzazioni devono avere un fine, quello di produrre servizi ai cittadini, servizi migliori in termini di qualità e che abbiano costi inferiori. Liberalizzazioni che sostengano il PIL, che promuovano l'occupazione, che rechino reale opportunità ai cittadini che vogliono fare intrapresa, che non rappresentino degli inganni.

La storia delle lenzuolate del 2006, degli esercizi di vicinato, con le cosiddette farmacie, ancora oggi meriterebbe le scuse da parte del Governo per aver tradito le aspettative di una intera platea di professionisti, prevalentemente giovani, le cui aspirazioni si sono infrante davanti all'indolenza di un Governo incapace finanche di chiedere scusa e di trovare le risorse per ristorare i danni prodotti a costoro.

Questa, invece, è una legge per la concorrenza finta, perché promuove finte liberalizzazioni destinate ad allargare ancora di più le differenze tra i ricchi e i poveri, a ridurre gli spazi per una vera concorrenza, che crei opportunità e generi occupazione.

Avviandomi a conclusione, credo che la sintesi della falsità sia scritta nel titolo del comma 157, che reca misure per incrementare la concorrenza nella distribuzione farmaceutica. Ma come si fa a scrivere un titolo di questo genere? Come si fa a prevedere che possa esservi un incremento della concorrenza, quando si introduce nel sistema del comparto farmaceutico un vero oligopolio, con l'ingresso dei capitali senza limiti e senza vincoli? Questo è un inganno e questo è il risultato di una attenzione tutta protesa a compiacere potentati economici, che hanno il solo interesse di conseguire il business in una logica mercatista che distrugge la capillarità di una rete che oggi garantisce l'efficiente accesso alla prestazione farmaceutica.

Noi lo abbiamo detto in tutti i modi, con gli emendamenti, con le proposte di modifica illustrate anche in Commissione. Il tetto del 20 per cento è un tetto finto, poiché non ha incluso l'avverbio "complessivamente" e ha, di fatto, consentito che cinque società di capitale possano detenere, per ogni Regione, il controllo delle farmacie presenti nella stessa Regione. Questo vuol dire che si crea un oligopolio, con tutte le conseguenze che ne deriveranno.

Non avete inteso accogliere l'emendamento per l'introduzione di un tetto. Non avete inteso introdurre un emendamento per mettere in protezione l'ente di previdenza, l'ENPAF, attraverso la previsione di un contributo del 2 per cento, così come in analogia è stato fatto per le società dei medici nel 2006. Non avete inteso introdurre, nell'ambito della compagine societaria, la cosiddetta sentinella deontologica, per vigilare sul rispetto delle norme di una professione che, con l'ingresso dei capitali, rischia di perdere i livelli della sua autonomia e, quindi, di vedere compromesso il primato della sua funzione rispetto alla logica del mercato.

Insomma, giù la maschera: ditelo con chiarezza ai cittadini italiani che avete voluto compiacere più i potentati economici che i cittadini stessi relativamente ad una serie di iniziative che, con questo provvedimento, avrebbero in altro modo potuto produrre benefici e creare aspettative più adeguate rispetto all'esigenza di fare impresa, di produrre occupazione e di creare un accesso migliore ai servizi in termini di qualità e di costi. Questo non è avvenuto ed è questo il motivo per il quale i senatori della componente Direzione Italia, interna al Gruppo GAL, esprimeranno il loro convinto dissenso, votando in modo contrario. (Applausi dal Gruppo GAL (DI, GS, MPL, RI) e del senatore Castaldi).

BERGER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERGER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signora Presidente, cari colleghi e care colleghe, onorevoli rappresentanti del Governo, signora Ministro, signor Sottosegretario, chi mai nel lontano 28 aprile 2015 avrebbe pensato che questo provvedimento, dopo più di due anni, sarebbe giunto alla sua deliberazione finale nonostante il ritardo e nonostante il fatto che la revisione del testo sarebbe dovuta avvenire in Commissione e non con due fiducie al Senato e con una rimodulazione alla Camera. Purtroppo questa è la malattia del bicameralismo perfetto. La riapertura alla Camera dell'ultimo testo approvato dal Senato, sicuramente non ha apportato miglioramenti.

Andiamo però a vedere soprattutto gli elementi positivi.

La Commissione ha lavorato in un clima di grande concordia e costruttiva collaborazione tra tutti i suoi componenti, sia di opposizione che di maggioranza, e lei, signor sottosegretario Gentile, come rappresentante del Governo ha collaborato in maniera aperta e trasparente e la ringrazio. Ringrazio molto anche i relatori Tomaselli e Luigi Marino e il presidente Mucchetti per il clima presente durante i lavori della Commissione. Cari colleghi, non dico questo per modo di dire, ma sinceramente perché il clima nella Commissione era di una cordialità che in altre sedi finora non ho trovato. Per questo rinnovo sinceramente i miei ringraziamenti.

In sede di Commissione, durante il percorso purtroppo troppo lungo, sono stati introdotti elementi migliorativi molto importanti. Penso soprattutto alle norme per le carrozzerie e quelle sul booking che sciolgono un nodo dirimente sul rapporto tra grandi e piccoli soggetti del settore delle assicurazioni e dell'offerta alberghiera. Il rischio, in entrambi i casi, era di lasciare ai grandi gruppi la possibilità di determinare il mercato, imponendo regole e prezzi a tutti agli altri. Una specie di oligopolio occulto con le strutture alberghiere o le carrozzerie che sarebbero andate in grandissima difficoltà. Per questo le modifiche introdotte sono norme a tutela della piccola e media imprenditoria di questi due specifici settori.

La competitività del sistema Paese è un obiettivo da perseguire ogni giorno e lo è ancora di più in un mondo in rapida mutazione con un mercato globale dove le innovazioni tecnologiche chiedono uno sforzo ancora maggiore. Basti pensare al tema della banda ultralarga o alla tecnologia 5G che presto rivoluzionerà completamente il nostro sistema industriale con il pieno avvento di Industria 4.0. La quarta rivoluzione industriale con il grande tema dell'intelligenza artificiale sarà cosa importantissima da seguire in prossimità. La velocità dello sviluppo tecnologico è più alta di quanto la politica sia in grado di seguire.

L'intelligenza artificiale e la tecnologia avranno bisogno che la politica agisca in modo urgentissimo e fondamentale, perché le grandi trasformazioni devono essere guidate, o in ogni caso accompagnate dalla politica.

La liberalizzazione del mercato lascia purtroppo per le vie della sua attuazione feriti e morti, cioè aziende danneggiate e centinaia di imprese famigliari tradizionali che sono state chiuse. Ciò soprattutto nelle zone periferiche; penso al settore del commercio e dei servizi e accenno a un punto cui si è accennato tante volte nella discussione del provvedimento in esame, cioè le farmacie rurali.

Alle istituzioni spetta il compito di valorizzare il nostro sistema imprenditoriale, tutta la rete di piccole e medie aziende che in questi anni hanno pagato un prezzo salatissimo, perché sembra che la politica non sia stata in grado di capire che le grandi trasformazioni della globalizzazione, se non vengono attentamente guidate, travolgono il piccolo a tutto vantaggio del grande. Per il nostro Paese non ci può essere competitività se questa non parte dalle specificità del nostro sistema produttivo, composto soprattutto da piccole e medie aziende. In ogni caso bisogna intervenire anche tramite un'iniziativa che giace in Commissione da tanto tempo, cioè quella sugli orari di chiusura; se non interveniamo, infatti, le zone periferiche perderanno i servizi essenziali e subiranno uno spopolamento continuo. La liberalizzazione ha i suoi vincitori, cioè i grandi, ma le piccole e piccolissime imprese famigliari, soprattutto in periferia, sono quelle che vanno a perdere questa battaglia.

Credo che il merito principale del provvedimento in discussione sia stato quello di aver fatto propria questa logica, confermata anche dalla grande attenzione - come avevo già sottolineato - che è stata data nei lavori di Commissione a emendamenti migliorativi. Tra quelli proposti dal nostro Gruppo, ci sono anche gli emendamenti legati all'ambito energetico, a tutela delle aziende medio-piccole, nonché dell'interesse degli utenti. La tempistica però è un elemento critico che richiede un intervento immediato: l'unbundling funzionale delle società energetiche ha la massima urgenza ed è di grandissima importanza per i piccoli produttori di energia.

Con i passaggi sulla tematica del fotovoltaico (ma dell'energia in toto), ci sarebbe stata la necessità di regolamentare ancora tante altre questioni. Si sarebbe potuto affrontare meglio anche la tematica dei piccoli impianti fotovoltaici. Credo serva a poco controllare e sanzionare centinaia e migliaia di piccolissimi impianti sulla qualità, sulla certificazione e la provenienza dei materiali; sarebbe senz'altro meglio chiudere la partita di circa 300.000 impianti sotto i 3 chilowatt con la liquidazione di un forfait ridotto risultante dal calcolo dell'incentivo potenzialmente previsto per il periodo di incentivazione, così verrebbe meno la mole di lavoro e perdita di tempo legata ai controlli, calcoli, pagamenti e al sanzionamento di quasi 300.000 piccoli investitori e famiglie. Questo rappresenterebbe un modello esemplare di sburocratizzazione e immetterebbe un potenziale di spesa sul mercato (somme non indifferenti), liberando gli utenti e il gestore da infiniti atti di calcoli e procedure sanzionatorie caso per caso.

Questi, signor Sottosegretario, sono tutti temi su cui il Governo dovrà intervenire al più presto; aspettiamo il prossimo provvedimento sull'energia, che serve con grande, grandissima urgenza. Speriamo che, arrivati al punto finale e deliberante, il testo sia all'altezza delle aspettative di un provvedimento così importante e che tutti i nodi irrisolti vengano quanto prima affrontati. Alcuni, come negli esempi che ho fatto, hanno grande urgenza e devono essere messi al centro dell'agenda delle prossime settimane e dei prossimi mesi del nostro lavoro politico. Vedo il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto, guardo con ottimismo e grande speranza alla sensibilità e capacità di questo Governo e dichiaro il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie-PSI-MAIE. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

MAZZONI (ALA-SCCLP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAZZONI (ALA-SCCLP). Signora Presidente, colleghi, siamo arrivati all'epilogo di questo provvedimento, che ha conosciuto un iter certamente lungo e travagliato. Ci rammarichiamo oltretutto di arrivare a conclusione, ancora una volta, attraverso l'ennesima questione di fiducia. Non dimentichiamo che il testo ha visto la luce nell'ormai lontano 2015, con l'ex ministro Guidi; oggi concludiamo con il ministro Calenda e con un altro Governo. Questo la dice lunga su quanta acqua sia passata sotto i ponti e su come, in due anni, tante cose siano cambiate. Infatti le dinamiche sociali ed economiche in questo momento storico mutano continuamente in maniera vertiginosa, per cui è stato necessario e ineludibile inseguire questi cambiamenti; il testo ne ha certamente risentito, rendendo necessaria una continua navetta tra Camera e Senato, assai prolungata nel tempo.

La legge annuale per il mercato e la concorrenza è figlia della legge sviluppo del 2009, determinata proprio dalla volontà del legislatore di rimuovere gli ostacoli regolatori, di carattere normativo o amministrativo, all'apertura dei mercati, di promuovere lo sviluppo della concorrenza e di garantire la tutela dei consumatori. La direzione, quindi, è sicuramente giusta. Rispetto a queste finalità, sono state numerose e grandi le aspettative dell'opinione pubblica: dall'abolizione di monopoli ancora persistenti a una diversa regolamentazione di alcuni settori economici, per non dire dell'aspettativa, molto forte, di cancellazione delle attuali limitazioni alla libera iniziativa economica, con attesi benefici sia sulla produzione che soprattutto sui consumi.

E invece ci siamo ritrovati davanti a un testo forse eccessivamente corposo, che nella forma ricorda tanto un provvedimento omnibus e che contiene però materie che avrebbero necessità di interventi mirati. Ma proprio da questo emerge il paradosso: nonostante il testo sia stato a lungo "parcheggiato" nelle Commissioni di merito di Camera e Senato, non si è riusciti ad affrontare in maniera mirata le grandi questioni che risultano invece decisive per lo sviluppo del Paese. Parlo di questioni come le ferrovie, le telecomunicazioni, le concessioni autostradali, il web, la previdenza integrativa, i servizi pubblici locali, gli autotrasporti.

Anche in questo passaggio legislativo abbiamo provato a inserire degli emendamenti migliorativi del testo, ma senza alcun risultato concreto. E abbiamo dovuto quindi raccogliere le segnalazioni di persistenti criticità del testo che ci vengono dalle associazioni dei consumatori, per quanto riguarda, ad esempio, il settore dell'energia e le problematiche legate al mercato tutelato dell'energia, in uno scenario che ha visto le tariffe aumentare per i clienti domestici del 24 per cento, pari a 3,6 centesimi/kilowattora in più, per una spesa aggiuntiva familiare pari a circa 90 euro in più.

Il tema delle liberalizzazioni è sicuramente decisivo e fondamentale, ma certamente non rappresenta la panacea di tutti i mali, per recuperare in termini di crescita, di prospettive di sviluppo e di maggiore concorrenza, che deve tendere a far competere modelli economici uguali, al fine di determinare un migliore livello di accesso per i cittadini al minor costo possibile. D'altra parte, riteniamo che la liberalizzazione dei mercati possa, anzi debba procedere di pari passo con la tutela irrinunciabile dei consumatori.

Nonostante le modifiche intervenute e qualche disposizione apprezzabile, non ci sembra che il testo, che ancora una volta esaminiamo oggi, vada in questa direzione.

Le associazioni dei consumatori continuano a segnalarci come la concentrazione del mercato retail in pochi operatori verticalmente integrati, anziché produrre una maggiore concorrenza, produce invece il consolidamento di una situazione sostanzialmente monopolistica.

Inoltre, ripetiamo che in questo testo non risultano affrontate in maniera adeguata le problematiche legate all'apertura dei servizi pubblici locali, dai trasporti alla gestione dei rifiuti, alla concorrenza attraverso l'introduzione di meccanismi di gara. A questo proposito voglio ricordare come significativo l'arretramento compiuto rinunciando ad aprire a gare le attività industriali e di servizio nelle aree portuali.

I servizi pubblici locali alcuni mesi fa erano venuti alla ribalta nell'ambito della spending review, evidenziando ampi margini di miglioramento dell'efficienza, nonché la riduzione dei costi. Questo provvedimento poteva quindi diventare l'occasione per fornire ai cittadini servizi più efficienti e comprimere i costi.

Stessa aspettativa era lecito coltivare per i servizi ferroviari, dove pure una qualche forma di concorrenza si è avviata per l'alta velocità, con benefici visibili sui prezzi; ma è una strada che deve essere ancora sgomberata da ulteriori ostacoli. Infatti temi come la separazione della rete, la contabilità regolatoria, l'accesso non discriminatorio, sono passi che richiedono interventi complessi e coerenti che non possono esaurirsi all'interno di una variegata legge annuale sulla concorrenza, ma che in questa avrebbe dovuto trovare quantomeno un'impostazione di base.

Avevamo presentato in Commissione e poi per l'Assemblea un emendamento e un ordine del giorno che purtroppo non sono stati approvati, con cui siamo intervenuti sul sistema nazionale di monitoraggio del trasporto merci, evidenziando come, al fine dell'implementazione del nuovo sistema, riguardante gli standard di protocolli di comunicazione e trasmissione dei dati, risulti indispensabile un'attività di coordinamento a livello territoriale tra il più ampio numero di associazioni di categoria degli autotrasportatori, nonché di associazioni nazionali di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo.

A questo fine volevamo impegnare il Governo a intervenire affinché venisse modificato il decreto legislativo n. 284 del 2005, prevedendo che le associazioni di categoria dell'autotrasporto e le associazioni nazionali di rappresentanza riconosciute dal Ministero competente abbiano un'organizzazione periferica con proprie sedi in almeno 20 circoscrizioni provinciali (così come prevede il decreto legislativo), ma che in alternativa debbano essere presenti, direttamente o tramite le Confederazioni cui aderiscono, in almeno il 50 per cento delle camere di commercio, industria, artigianato. Una piccola modifica, si dirà, che però avrebbe rappresentato un impulso significativo per il settore.

In ultima analisi e concludo, signora Presidente, possiamo dire che, al netto di qualche intervento apprezzabile sul settore delle assicurazioni o della razionalizzazione del settore dei carburanti, rimangono ancora lacune troppo vistose che denotano un atteggiamento rinunciatario a intervenire con coraggio sulla tutela reale della concorrenza e soprattutto sulla tutela dei cittadini proprio nel momento in cui, con l'apertura dei mercati, corrono il rischio di trovarsi indeboliti nella loro posizione.

Per queste ragioni, il voto sulla fiducia del Gruppo ALA-Scelta Civica per la Costituente Liberale e Popolare sarà contrario. (Applausi dal Gruppo ALA-SCCLP).

MARINO Luigi (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO Luigi (AP-CpE-NCD). Signora Presidente, dichiaro il voto favorevole del mio Gruppo... (Commenti del senatore Castaldi).

Il voto è favorevole, con un avverbio: «ovviamente». Ovviamente perché ci abbiamo lavorato e ci siamo impegnati per oltre due anni; ovviamente perché ne condividiamo il contenuto, frutto anche di mediazioni necessarie; e ovviamente perché facciamo parte di un Gruppo di maggioranza che ha sostenuto lealmente prima il Governo Renzi - questo provvedimento nasce sotto la Presidenza di Renzi - e poi il Governo Gentiloni Silveri.

E questo è un provvedimento presente nel programma di Governo, non è lo ius soli, quindi essere riusciti, anche se con ritardo, a portarlo a casa è un motivo di orgoglio, un successo della maggioranza.

Nel merito rinvio ai miei interventi quale relatore del disegno di legge e mi limito a queste rapide osservazioni.

In primo luogo, c'è da chiedersi se si sarebbe potuto fare di più, in qualità e in quantità. Certamente è così: c'è molto da arare nel campo delle liberalizzazioni e della concorrenza, ma il disegno di legge in esame è un passo in avanti importante nella modernizzazione del nostro mercato. Affossarlo nelle nebbie di un quinto passaggio alla Camera dei deputati sarebbe stato un grave errore per quello che resta della credibilità della politica e delle istituzioni.

In secondo luogo, chi siederà su questi banchi nella prossima legislatura e anche chi sarà al governo di questo Paese dovrà ragionare su questo strumento, che deriva da una legge, che prevede che il Parlamento legiferi sulla scorta di una relazione della Autorità garante della concorrenza e del mercato. Già è un'anomalia che il Parlamento e il Governo debbano legiferare e decidere sulla base della relazione dell'autorità che regolamenta il mercato. Ebbene chi siederà su questi banchi dovrà decidere e valutare se questa è una normativa valida e se è ancora opportuna. Voglio solo ricordare che, se avessimo rispettato tale normativa, oggi non voteremmo il disegno di legge in esame, ma il terzo, se non addirittura il quarto provvedimento sulla concorrenza. Un provvedimento omnibus di questa natura stronca qualsiasi coalizione. Ci sono troppi temi e troppi problemi da affrontare in un colpo solo per trovare il consenso, non dico ovviamente dell'intera Assemblea, ma anche dei Gruppi o del Gruppo di maggioranza. Più che lamentarci del ritardo dovremmo dire che oggi abbiamo fatto un mezzo miracolo nell'aver portato a compimento il disegno di legge in esame, se sarà votata la questione di fiducia.

In terzo luogo, come sappiamo l'economia non è una scienza esatta, altrimenti saremmo tutti ricchi. Sul mercato non ci sono delle ricette magiche, che indicano che esso funziona meglio in un modo anziché in un altro. Anche per ciò che riguarda il disegno di legge in esame ci possono essere dubbi sulla validità e sull'efficacia delle norme che abbiamo introdotto. Il provvedimento non castiga, come avrebbero voluto alcuni "Soloni", che scrivono sui principali giornali del Paese, perché un provvedimento non deve castigare. L'obiettivo dei disegno di legge sulla concorrenza è quello di trovare sempre il compromesso tra la difesa del consumatore e, ovviamente, il mondo della produzione e delle professioni. Non possiamo infatti difendere il consumatore "scassando" l'apparato produttivo e dei servizi del Paese. L'obiettivo è quello far saltare la rendita e non l'impresa, è restringere l'orto delle speculazioni e non il desiderio del buon imprenditore o del buon professionista di conquistare sempre maggiori fette di marcato.

Passo al quarto e penultimo punto. Come ho detto ripetutamente in queste circostanze: smettiamola di dare la colpa alle lobby. Le lobby ci sono sempre state, ci sono e ci saranno sempre e, come ho detto nella seduta di ieri, non c'è un elenco, un regolamento o una saletta in cui ingabbiare il lobbista e le lobby, perché esistono tanti altri mezzi per mettere in contatto il lobbista e la grande impresa con il Governo e il parlamentare. Non esiste: questa è solo un'illusione! Alle lobby c'è solo un antidoto: l'autonomia, la correttezza e la trasparenza di comportamento sia da parte di chi governa, sia da parte di chi, come noi, legifera, e credo che lo abbiamo dimostrato.

Il quinto e ultimo punto riguarda i ringraziamenti. Porgo un ringraziamento corale alla Commissione, il cui lavoro è stato esemplare. Abbiamo rispettato le opposizioni, come deve fare una maggioranza, e credo che le opposizioni abbiano rispettato il nostro lavoro. Ringrazio il presidente Mucchetti e i collaboratori della Commissione e del Senato.

Ringrazio il mio preparatissimo collega Tomaselli, il sottosegretario Gentile e anche il ministro Calenda, che mi sarebbe piaciuto vedere qui oggi, ma che capisco non si possa spostare di un millimetro dopo le impegnative dichiarazioni nei confronti del Governo francese. (Applausi dai Gruppi AP-CpE-NCD e PD).

CERVELLINI (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CERVELLINI (Misto-SI-SEL). Signora Presidente, dopo quasi novecento giorni, ventisette mesi e quattro letture parlamentari ci si appresta ad approvare il disegno di legge corporazioni, lobby e monopoli. Il cambiamento nel titolo non è altro che una naturale conseguenza della disconnessione profonda tra ciò che avrebbe dovuto essere l'obiettivo del provvedimento - un disegno di legge volto a favorire la concorrenza e, dunque, quantomeno a consentire ai cittadini di godere dei benefici di un mercato aperto e libero - e ciò che è emerso da questo tortuosissimo percorso, alla fine del quale la parola concorrenza è stata svuotata del suo significato per lasciare spazio alla tutela delle lobby, delle rendite, dei monopoli e oligopoli di questo Paese, mitigata soltanto da qualche circoscritto intervento positivo.

Il processo è avvenuto con una certa arroganza, anche in modo plateale, a conferma non soltanto dell'incapacità, ma anche di una manifesta mancanza di volontà dell'attuale Governo (e del precedente) nel porre un freno all'ingordigia della rendita e del capitale, che li vede sempre contrapposti alla tutela della spesa dei cittadini e dei lavoratori e delle lavoratrici.

Da una lettura, persino superficiale, del provvedimento appare evidente la scelta messa in atto da Governo: le misure che si sono stratificate su ciò che sin dall'inizio è apparso come un provvedimento omnibus, privo di una sua reale organicità, sono il frutto di vari compromessi al ribasso. In tal senso, si invita questo Governo e i prossimi che verranno a valutare l'opportunità di procedere con provvedimenti così estesi in questo settore, qualora non si sia in grado di opporsi al tiro incrociato degli interessi di un vasto panorama di lobby come quello presente nel nostro Paese. In esso è stata inserita una delega al Governo per attuare da qui ai prossimi mesi una riforma del settore dei trasporti non di linea, un tema molto discusso e di grande impatto sulla vita delle persone, soprattutto nelle grandi città e metropoli del nostro Paese. Noi di Sinistra Italiana in questi mesi siamo stati in contatto continuo con i sindacati di categoria e con i lavoratori seriamente preoccupati. Lo stesso abbiamo fatto per le garanzie per i cittadini utenti, a cominciare da quella sulla sicurezza. Di fatto questa attenzione non è mai calata, in un momento delicatissimo di confronto tra Governo e rappresentanze sindacali su una riforma generale del settore che si è rivelata particolarmente complessa. Dura è stata la reazione del Governo alle proteste legittime dei lavoratori in occasione della discussione del decreto mille proroghe in Senato e dell'emendamento incriminato.

Oggi a rischio è l'intero settore del trasporto con e senza conducente e dei taxi. Noi difendiamo i lavoratori e i cittadini utenti contro un Governo che, da una parte, non ha dato ancora risposte sulla regolamentazione del settore né è intervenuto sull'abusivismo mentre, dall'altra, ha applicato severamente, unico Paese europeo, direttive come la Bolkestein.

Come è possibile parlare di libera concorrenza quando intere categorie rischiano di essere messe in ginocchio? Ho partecipato alle proteste dei taxisti fuori del Senato per difendere lavoratori che da due anni e mezzo aspettano una risposta dal Governo sul tema dei diritti rispetto alle disposizioni prodotte a favore del servizio di noleggio con conducente e della multinazionale americana Uber. Una concitata trattativa è in corso con il Governo dal 21 febbraio scorso. Le organizzazioni sindacali dei tassisti avevano posto come condizione, per continuare il lavoro ai tavoli tecnici con il Governo, di sostituire l'articolo 71 del disegno di legge concorrenza e tornare al testo originale dello schema di legge delega, presentato dall'Esecutivo presentato nel luglio 2016.

Con Sinistra Italiana avevamo presentato specifici emendamenti, perché consideriamo legittime le proteste di categorie che chiedono solo di lavorare secondo le regole e che fino ad oggi si sono fatte carico, in sintonia con tanti enti locali di tutti i colori politici, di problematiche complesse come il diritto al trasporto che, se negato, cambia in maniera tragica le condizioni di vita, soprattutto materiali, dei cittadini nelle grandi città e metropoli. Mortificare il ruolo essenziale che il servizio pubblico taxi svolge, costringendolo a caricarsi da solo del peso delle prestazioni a carattere sociale con la scusa della modernizzazione del settore, è assolutamente inaccettabile.

Gli impegni e le promesse di tavoli di consultazione, presi dai Ministri rispetto a queste categorie, sono stati disattesi; e anche l'incontro col MIT delle scorse settimane ha visto completamente assente la rappresentanza politica.

La bozza di decreto interministeriale, che negli intenti annunciati durante l'incontro del 21 febbraio scorso di fronte al ministro Delrio avrebbe dovuto portare a misure tese ad impedire pratiche di esercizio abusivo del servizio taxi e del servizio di noleggio con conducente o, comunque, non rispondenti ai principi ordinamentali che regolano la materia, lungi dal fare tutto ciò, finisce col sanare tutto quello che fino ad oggi, colpevolmente lasciato impunito dalle istituzioni, era illegale ed abusivo.

Si registra un doppio standard da parte del Governo, nel momento in cui tenta ancor più di limitare l'operatività del settore taxi e, di fatto, sana pratiche di esercizio abusivo dell'attività di noleggio con conducente, con strumentale ed esplicito vantaggio delle multinazionali.

Le pressioni delle ricche lobby schiacciano Governo e maggioranza, e questo non vi fa onore.

A poco è servito l'appello di Sinistra Italiana contro il turboliberismo e corporativismo, che faranno vincere solo i più forti e coloro che hanno in spregio le regole, oltre a produrre la devastazione del nostro tessuto produttivo, delle vite dei lavoratori, vittime designate del nuovo caporalato tecnologico, e dei cittadini utenti, in balia, soprattutto i più deboli e i più fragili.

La concorrenza deve essere inserita entro limiti chiari sulle garanzie del lavoro, sia in termini di salario che in termini di sicurezza. Perché è evidente: la concorrenza ha un senso se favorisce, da un lato, il merito imprenditoriale e, dall'altro, i consumatori, attraverso una maggiore possibilità di scelta, di offerta e di comparazione. Per fare questo nei settori in cui è giusto e possibile farlo, è necessario intaccare la rendita di monopoli e oligopoli, a loro volta costretti dal regime concorrenziale a fare scelte diverse e costose per rimanere competitivi: aumentare gli investimenti, mutare i modelli organizzativi e rivedere i costi. È chiaro dunque perché le rendite reagiscano con tanta preoccupazione di fronte alla possibilità che ai cittadini sia consentita una maggiore libertà. Non è chiaro perché nel nostro Paese ci si debba automaticamente assoggettare alle levate di scudi delle corporazioni, per quale motivo si sono impiegati due anni e mezzo per diluire un provvedimento già manchevole, in modo da non urtare le sensibilità delle grandi lobby.

Questa non è una sensazione del Gruppo di Sinistra Italiana: più volte i relatori del provvedimento qui in Senato hanno manifestato una certa insofferenza per le incertezze del Governo, che hanno rallentato a dismisura la discussione; questioni su cui poi si è innestato il caso delle dimissioni dell'ex ministro Guidi. Tuttavia, neanche il cambio di guardia al MISE ha condotto a una reale accelerazione dei tempi. Ma non soltanto i relatori: il Presidente della 10a Commissione, il senatore Mucchetti, ha sottolineato nei giorni scorsi come il provvedimento «accanto a norme positive, contiene anche norme a favore di interessi organizzati o di monopoli», e come lo stesso sia stato salvato in extremis dai voti dell'opposizione di centrodestra: un segnale abbastanza chiaro della profonda unità di vedute, in campo economico, tra l'attuale maggioranza e l'opposizione proprio di centrodestra.

Poi c'è il caso delle modifiche approntate qualche settimana fa alla Camera. Si è parlato di modifiche "lievissime": ma allora che senso ha avuto farle, se non quello di rallentare ulteriormente i tempi di un provvedimento che galleggia da anni in queste Aule o di concedere favori a qualcuno?

Si tratterà infatti pure di piccole modifiche, il cui senso tuttavia è sempre quello di favorire gli interessi dei grandi colossi del nostro Paese. In quale altro modo si può leggere la modifica intervenuta sulla questione della maggior tutela del mercato dell'energia, ossia impedire di mettere all'asta la fornitura di energia elettrica per gli utenti che non avranno optato per un operatore alla scadenza del mercato tutelato, assegnandoli d'ufficio a coloro che garantivano precedentemente la fornitura per conto dell'acquirente unico, se non quella di favorire ENEL, che detiene circa l'85 per cento dei contratti in questione? Anche in questo caso si possono prendere in prestito le parole del senatore Mucchetti che conosce molto bene il provvedimento e i meccanismi che lo hanno governato: la modifica è il frutto di una dettatura via mail dell'ENEL.

Tutto ciò al netto delle considerazioni di merito, tra cui si ricordano le valutazioni dell'Authority dell'energia e del gas, la quale dichiara che i prezzi della maggior tutela risultano inferiori a quelli del mercato libero del 15-20 per cento.

Ancora, sul mercato dell'energia, la scelta di non ascoltare nemmeno le richieste sull'autoproduzione di energia, cioè la possibilità per un piccolo produttore di energia da fonti rinnovabili di cederla e venderla ai vicini, come succede praticamente in tutta Europa. Anche qui un regalo ai colossi dell'energia, che non hanno alcun interesse affinché si passi alla generazione distribuita. Anche in questo caso, gli appelli dell'Autorithy sono rimasti inascoltati.

Oppure, la questione su cui il Gruppo di Sinistra Italiana si è battuto sin dagli albori del provvedimento e che riguarda la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, la quale avrebbe consentito a un segmento che vale circa 5 miliardi di euro di promuovere risparmi per i cittadini, oltre a una possibilità e a una speranza per le parafarmacie. Tutto ciò in un momento in cui - sono dati diffusi il 31 luglio dal Censis - la spesa privata per la sanità è salita a 37,3 miliardi di euro, con 12,2 milioni di italiani che hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie (1,2 milioni in più rispetto all'anno precedente). Ma, d'altronde, perché consentire che la concorrenza si volga in favore di famiglie e cittadini, o alla produzione di nuova impresa e posti di lavoro, come nel caso delle parafarmacie?

Tra l'altro, si consente allo stesso tempo alle società di capitali di essere titolari di farmacie, con 1'unico limite del 20 per cento del controllo del territorio regionale: si tratta di un quinto, non di poco. È una previsione in netto contrasto con i meccanismi concorrenziali, che non potrà far altro che nuocere alle piccole farmacie e alle parafarmacie.

Infine c'è la questione del mercato dell'arte, per il quale questo provvedimento si limita a comprimere i controlli esercitati dallo Stato in virtù della necessaria tutela del patrimonio culturale, prevista dall'articolo 9 della Costituzione, su antiquari, galleristi e case d'aste, sottraendo da quel controllo i beni che hanno al di sotto dei settant'anni. In questo modo, le opere di artisti come Balla, Carrà, Fontana, Burri, Melotti, Morandi, De Chirico, Guttuso e altri ancora potranno essere demolite, distrutte, danneggiate, vendute, alterate, adibite a usi non consoni, restaurate e trasformate senza controllo, perché non più protette dal codice dei beni culturali. Questo soltanto al fine di consentire che esse potessero liberamente uscire dal territorio nazionale.

Stessa previsione per i beni con un valore economico inferiore ai 13.500 euro: un prezzo che, come è evidente, non è statico, immutabile nel tempo e che non viene nemmeno deciso da una parte indipendente, ma autodichiarato. È evidente, tra l'altro, come l'uscita automatica di beni autodichiarati favorirà la circolazione internazionale di beni rubati, contraffatti, falsi, inalienabili perché appartenenti a enti pubblici o parapubblici, che necessitano di permessi previ alla commercializzazione, staccati da monumenti, complessi architettonici e collezioni senza le dovute autorizzazioni, posseduti illecitamente, perché scavati o rinvenuti sottacqua dopo il 1909, oggetto di frode fiscale, riciclaggio, operazioni finanziarie gestite dalla criminalità organizzata, sempre più spesso adusa a investire nel mercato dell'arte del Novecento e dell'arte contemporanea.

Per questo intreccio di considerazioni di merito, metodo, opportunità e tempistica, il Gruppo di Sinistra Italiana voterà convintamente contro questo provvedimento, auspicando che le previsioni contenute non impattino in modo eccessivamente negativo sulla vita dei cittadini del nostro Paese.

Altro che legge sulla concorrenza: questa, su cui mettete la fiducia, è la legge del più forte! (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).

CASTALDI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTALDI (M5S). Signora Presidente, prima dell'apposizione della fiducia ci trovavamo ormai alla quarta lettura del disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza. Si tratta del primo disegno di legge annuale che trova l'approvazione da quando, nel 2009, se ne decise l'obbligo. Cosa abbiamo vissuto da allora? Sfide tra Ministeri ed ex Ministri, conflitti di interesse, continui stop and go da parte del Governo nel merito delle misure, continui taglia e cuci di emendamenti e lobby che, purtroppo, hanno ancora il loro peso.

La sensazione che desta tutto questo è quella che continui a essere comunque il provvedimento delle occasioni perse. Una sensazione che è rimasta ed è aumentata. È un provvedimento omnibus che si occupa di tutti i settori del mercato e, quindi, inevitabilmente esposto alle interferenze e alle pressioni di un gran numero di lobby e gruppi di pressione. Il Presidente della 10ª Commissione, senatore Mucchetti, li chiama interessi organizzati o monopoli. Come dargli torto?

Le modifiche apportate al testo durante l'ultimo passaggio a Montecitorio, sulle quali avremmo dovuto concentrare il lavoro del Senato, hanno riguardato le assicurazioni, il telemarketing, l'energia, le società di odontoiatri e la bonifica dei terreni precedentemente utilizzati da distributori di carburanti dismessi. Modifiche che, secondo qualcuno della maggioranza, erano poco rilevanti e che quindi noi, in Senato, avremmo dovuto accettare senza troppo discuterle. E così, con la fiducia, avviene.

Il relatore, senatore Luigi Marino, ritenendo opportuno salvaguardare la credibilità del Senato, ci ha invitato, anche a nome dell'altro relatore, senatore Tomaselli, a ritirare tutti gli emendamenti presentati. Emendamenti sui quali, altrimenti, il parere sarebbe stato contrario. E questo - leggo dal Resoconto dei lavori di Commissione, oltre ad averlo ascoltato personalmente - nonostante i relatori giudichino «importanti e da tenere in considerazione alcune delle proposte di modifica» e rilevino «la presenza di alcuni elementi di criticità nel testo». Essi giudicano «prioritario, a questo punto, approvare definitivamente e in tempi rapidi il disegno di legge, rinviando eventuali correzioni al primo provvedimento utile».

I famosi primi provvedimenti utili, che sono quelli che poi non arrivano mai. Davvero credete o ci volete far credere «che ci possa essere, prima della fine della legislatura, un ulteriore provvedimento - anche d'urgenza - in tema di concorrenza, volto a modificare o integrare il disegno di legge in esame, correggendo le norme problematiche o addirittura errate che per diffusa consapevolezza si riconosce vi sono contenute»? Mucchetti dixit.

Erano sicuramente altri tempi quando il relatore Tomaselli dichiarava: «Quando Governo, partiti e maggioranza decideranno che questo provvedimento è utile al Paese e non l'ennesimo terreno di scontro politico, noi siamo a disposizione, avendo anche esaurito da tempo la nostra dose di pazienza». Le bocciature degli emendamenti, non solo i nostri ovviamente, sono state invece tutte squisitamente politiche, nessuna di merito. Un atteggiamento, questo della maggioranza e del PD, che conferma che per loro tutto ciò che chiedono le lobby e le autorità non imparziali non si tocca.

Non si comprende perché la Camera dei deputati possa modificare e noi invece rischiamo di perdere la credibilità se presentiamo e approviamo emendamenti e riapriamo la discussione. Da noi, invece, si pone la fiducia.

Faccio un esempio che mi riguarda: il famoso emendamento in tema di telemarketing, quello che subì anche l'editto renziano, dopo il silenzio dello stesso Renzi durato oltre un anno. All'epoca - parliamo di tre mesi fa - il senatore Tomaselli, relatore del disegno di legge, dichiarava che la polemica innestata in quelle ore dal Garante della privacy e ripresa da più parti su una norma del telemarketing pareva davvero «la classica tempesta in un bicchier d'acqua». Egli continuava dicendo che asserire che tale norma eliminava il requisito del consenso preventivo per le chiamate promozionali, "liberalizzando" il fenomeno del telemarketing selvaggio era una considerazione del tutto infondata. In realtà, la norma approvata, su proposta del Gruppo Movimento 5 Stelle, introduceva nuovi oneri a carico di chi opera in tale settore, volti a meglio identificare soggetti e oggetto della comunicazione. Il testo, ovviamente - spiegava allora il parlamentare Dem - era sempre migliorabile per evitare dubbi o equivoci, ma davvero lontano dalle nefaste conseguenze di cui si parlava. E lo avremmo certamente migliorato, Presidente, durante l'esame nell'Aula del Senato, possibilità che poi è venuta meno a seguito della apposizione della questione di fiducia sul testo Commissione da parte del Governo.

Ebbene, vi dico che la norma (che ricevette il parere positivo del Governo) è stata cassata alla Camera; noi l'abbiamo riproposta in Senato, dove però ci è stato detto: ritiro o bocciatura. Questo sarebbe il comportamento di fronte ad un testo migliorabile? E la perdita di credibilità sarebbe del Senato, nostra, di tutti noi senatori? E poi sento dire in Commissione che ci si sente sorpresi del voto favorevole di alcuni senatori, che sostengono il Governo, ad emendamenti delle opposizioni, quando il mio emendamento - lo ricordo - addirittura aveva il parere favorevole del Governo.

Come ebbe a dire il Capogruppo del Movimento 5 Stelle in 10a Commissione, senatore Girotto, non siamo certamente gli unici a rivolgere critiche a questo provvedimento, visto che critiche sono state espresse persino da autorevoli membri della maggioranza. Ricordo che il Presidente della 10a Commissione ha dichiarato testualmente che questa è una legge poco ambiziosa e che sarebbe stato meglio colpire di più i monopoli. Anche la collega Lanzillotta, all'epoca, giudicò questo come un provvedimento che conteneva norme insufficienti; poi, qualche giorno fa, al secondo passaggio, in discussione generale, ha modificato il suo giudizio, mentre il nostro rimane assolutamente negativo.

E come non potrebbe continuare ad esserlo, quando abbiamo sentito dire, dal presidente Mucchetti, in Commissione, che rispetto al suo emendamento relativo al mercato elettrico ed al servizio di salvaguardia «la Camera dei deputati, purtroppo, ha fatto un pasticcio dettato via mail dalla stessa ENEL». Presidente, ha sentito? Dettato via mail dalla stessa ENEL. Egli ha detto poi che è «stanco di veder prevalere le ragioni della politica politicante» - immagini noi, Presidente - «sulle questioni di merito» e che «trattandosi dell'unico provvedimento della legislatura sulla concorrenza, ben si potrebbe differirne di poco l'approvazione definitiva, visti i tempi complessivi dell'iter, correggendo un'evidente stortura che diversamente è destinata a restare e a produrre i suoi effetti», nonché che sul suo emendamento 1.1, che abbiamo votato anche noi «il testo approvato dal Senato aveva escluso il tacito rinnovo per le polizze assicurative del ramo danni di ogni tipologia, perché costituisce un privilegio delle compagnie di assicurazioni e non è nell'interesse degli assicurati. La Camera, dovendo fare una della "irrilevanti modifiche" (che non mi sembrano tanto irrilevanti),» «ha invece ripristinato questo meccanismo: è il testo del cartello delle assicurazioni, non certo a favore della concorrenza».

Tutto questo conferma il nostro giudizio espresso in discussione generale già in seconda lettura su questo disegno di legge: agevolare sfacciatamente le assicurazioni, consentire alle farmacie di continuare ad avere il monopolio sulla vendita di farmaci di fascia C, mantenere il patent linkage (la norma che ostacola la commercializzazione dei farmaci generici dopo la scadenza del brevetto), non abbandonare le difese di ristretti gruppi d'interesse contro i consumatori-cittadini.

Forse la migliore definizione di questo disegno di legge è stata fornita dal giornalista di «Il Fatto quotidiano» Palombi che, parafrasando Orwell e la sua neolingua, fotografa questo disegno di legge cosi: «La concorrenza è monopolio». Ed ancora: «Ecco, dentro questo carrozzone ogni lobby ha infilato o provato ad infilare una serie di norme proprio per comprimere il mercato e la concorrenza fottendo, per sovramercato, il cliente. È il caso della fine del mercato elettrico tutelato che regalerà alle aziende del settore 23 milioni di clienti a prezzi del 15-20 per cento superiori a quelli che si pagano ora. Ci sono pure favori per le assicurazioni (la lobby che ha incassato meno) e - "la concorrenza è monopolio" - a favore della concentrazione della proprietà delle farmacie o per consentire alle banche di prendersi l'intero mercato delle case private (ora potranno, cosa prima vietata, aprirsi il loro studio di ingegneria)».

Insomma ed in sintesi una mano persegue la concorrenza ed una mano invisibile (ma nemmeno tanto) la porta al monopolio. L'ossimoro nel quale navigate è quello di approvare un provvedimento antitrust che favorisce invece i monopoli.

Per tutti questi motivi, il nostro voto sarebbe stato convintamente contrario sul provvedimento e sarà ovviamente contrario sulla fiducia.

Approfitto di questi ultimi secondi per ringraziare comunque per il lavoro svolto i relatori e tutti i componenti degli Uffici della 10a Commissione, con i quali abbiamo collaborato in maniera positiva. (Applausi dal Gruppo M5S).

PELINO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PELINO (FI-PdL XVII). Signora Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, sono passati ormai più di due anni da quando è iniziato l'iter del disegno di legge recante la legge annuale per il mercato e la concorrenza, il cui esame ha preso l'avvio il 3 aprile 2015. Siamo, quindi, alla quarta lettura e questo ha comportato un forte rallentamento, assurdo per una legge che dovrebbe avere una cadenza annuale.

Vorrei solo ricordare che stiamo per esitare la prima legge in materia dal 2009, anno in cui è stato istituito lo strumento della legge annuale per il mercato e la concorrenza. E non è nemmeno servito a velocizzare il cammino della legge lo strumento della questione di fiducia, una richiesta che è stata posta solo per precludere la possibilità di apportare modifiche nell'Aula del Senato, in un testo che sembrava definitivo e che invece è stato rimodificato dalla Camera.

Noi abbiamo evidenziato sin dall'inizio dei lavori le nostre perplessità in merito al testo approdato in Commissione industria; i dubbi di una forza liberale, che si pone il problema fondamentale di contemperare le regole del mercato e della concorrenza con la tutela dei consumatori e dei lavoratori che da una concorrenza sleale rischiano di venire schiacciati.

Ed è sotto gli occhi di tutti l'immobilità del nostro Paese. Siamo quasi fermi, l'economia si muove a ritmi inferiori della media europea, che cresce più lentamente del resto del mondo. Il mercato e la concorrenza hanno come obiettivo quello di creare occasioni, innovare i vecchi modelli di produrre, allo stesso tempo favorire la creazione di nuovi lavori, di nuova impresa, per avere ogni giorno prodotti migliori a prezzi più bassi.

E a proposito di regole che incentivino l'occupazione, i dati di ieri, se letti bene, dimostrano che il jobs act ha solo creato precariato, lavoro a tempo determinato, spesso contratti di uno o due giorni in sostituzione dei voucher.

Il lavoro lo crea una economia che sia messa in grado di crescere stabilmente e in maniera rilevante. Una efficace legge sulla concorrenza dovrebbe, quindi, essere tempestiva e ricondurre al livello di mercato quelle aree che non consentono il più puntuale raffronto tra la domanda e l'offerta. E il confronto sul mercato tra i diversi player deve avvenire ad armi pari: cioè bisogna considerare le condizioni di partenza di tutti i soggetti che intendono contendersi il mercato.

Ovviamente, oltre alle regole generali, che sono valide sempre, devono esserci disposizioni da aggiornare, che seguano l'evoluzione dei mercati e delle nuove tecnologie, che sull'economia hanno un impatto importante.

Noi imprenditori italiani scontiamo il fare impresa in un Paese che conserva un eccesso di regole, di autorizzazioni e di controlli, che rallentano ogni iniziativa. A questo si aggiunga un carico fiscale tra i più alti al mondo, legato anche esso a una serie di adempimenti tributari spesso eccessivi ed inutili. Quindi, il primo ostacolo da togliere è quello della burocrazia, che mina la nostra competitività verso il resto del mondo. Poi, all'interno di ogni singolo settore è giusto che ci siano regole, ma che siano semplici e di facile attuazione.

Lo strumento annuale della legge sulla concorrenza andrà quindi rivisto e dovrà tenere conto di tutti gli aspetti che riguardano il fare impresa in Italia.

Il testo licenziato dalla Camera apporta varie modifiche a quello della Commissione industria del Senato. Alcune in peius - se si guarda alla ratio della concorrenza - come la norma che riguarda le polizze assicurative ramo danni di ogni tipologia, che alla loro scadenza, potranno essere rinnovate tacitamente, mentre il Senato aveva precluso questa possibilità.

Inoltre la Camera ha soppresso le norme sulle comunicazioni indesiderate, cioè i contenuti necessari dei contratti vocali non sollecitati da parte di operatori nei confronti degli abbonati e il fatto che si sarebbe stabilito che la chiamata è consentita solo quando l'abbonato, acquisite le suddette informazioni, presta un consenso esplicito. Questo significa una minore tutela in materia di protezione dei dati personali.

Inoltre, vi sono modifiche ad alcuni ambiti lavorativi e di produzione, quello energetico, assicurativo, odontoiatrico, bonifiche di aree contaminate e di distributori di benzina in dismissione.

Nella estenuante navetta, alcune modifiche introdotte in Senato si sono mantenute anche alla Camera, come ad esempio l'installazione a prezzi scontati per gli automobilisti che equipaggeranno il proprio veicolo con il dispositivo elettronico comunemente denominato «scatola nera».

Il comparto della odontoiatria, invece, ha visto ulteriormente precisati i criteri per l'abilitazione all'esercizio della professione.

Nel campo dei beni culturali rimangono nel testo, invece, privilegi a esclusivo favore degli antiquari e mercanti d'arte e su questo vorrei spendere qualche parola. In assoluto contrasto con i principi che l'hanno ispirato, il disegno di legge concorrenza non rimuove alcun ostacolo al libero dispiegarsi del mercato dell'arte, ma elimina solamente i controlli che lo Stato esercita su antiquari, galleristi e case d'aste in funzione dei compiti di tutela del patrimonio culturale demandatigli dall'articolo 9 della Costituzione.

In particolare, e ci tengo a precisarlo, siamo contrari all'innalzamento dell'età che un'opera deve avere per essere considerata un bene culturale, dagli attuali 50 ai 70 anni, e siamo contro la liberalizzazione dell'uscita definitiva dal territorio del Paese di tutti i beni culturali che abbiano un valore economico - tra l'altro autodichiarato - inferiore ai 13.500 euro. A parziale risarcimento, viene prevista l'introduzione del registro elettronico presso coloro che esercitano il commercio di beni culturali per il controllo preventivo delle cose libere di uscire. Per ridurre i controlli, purtroppo, il testo elimina una parte dal patrimonio culturale nazionale stabilendo che alcuni beni che oggi ne fanno parte, domani non vi rientreranno più e dunque non dovranno più, fra l'altro, passare al vaglio degli uffici esportazione del Ministero per lasciare il territorio del Paese.

Il testo, purtroppo non modificato dalla Camera, favorisce e protegge gli interessi di pochi, a totale discapito di quelli di tutti gli altri cittadini che si vedono sottrarre importanti e cospicui segmenti del patrimonio culturale nazionale senza alcun vantaggio. Prova ne sia che i provvedimenti relativi ai beni culturali non erano fra quelli richiesti dall'Autorità garante per il mercato e la concorrenza.

Così come continuiamo a ribadire la nostra netta contrarietà alle norme che danneggiano i tassisti, penalizzando il lavoro e il sacrificio economico di migliaia di persone in nome di una concorrenza sleale e non ponendosi il problema di garantire quella qualità del servizio che le piattaforme online non sono in grado di assicurare.

Siamo quindi di fronte a una legge contraddittoria, insufficiente, dopo la quale serviranno nuovi interventi e un maggiore impulso alle regole di mercato da parte delle Autorità indipendenti.

Per quanto riguarda gli interessi dei cittadini, poco si è mosso per i principali servizi di cui quotidianamente essi usufruiscono. Bisognerà arrivare a disposizioni che prevedano di mettere a gara i servizi pubblici locali, che costituiscono il grosso dell'economia e delle tariffe con cui si misurano ogni giorno i consumatori. Con gare serie, di tipo europeo, saranno i principali player del settore delle utility a confrontarsi sul mercato e, una volta ottenuti gli affidamenti, a misurare i livelli della propria efficienza e produttività, riuscendo a rendere servizi migliori a tariffe più contenute.

Per concludere, le norme sulla concorrenza servono laddove siano inserite in un quadro di semplificazione normativa, burocratica e fiscale, che agevoli la vita dei consumatori e dei lavoratori. Altrimenti, approvare una legge annuale sulla concorrenza può diventare addirittura un esercizio inutile, se non, in alcuni casi, veramente dannoso.

Con queste ultime considerazioni annuncio il voto contrario del Gruppo Forza Italia. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

TOMASELLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Presidenza del presidente GRASSO (ore 10,45)

TOMASELLI (PD). Signora Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, consentite anche a me di iniziare il mio intervento ringraziando, anzitutto il mio Gruppo che mi concede la possibilità di svolgere questa dichiarazione di voto avendo svolto la funzione di relatore insieme al collega Luigi Marino durante il lungo iter parlamentare che ha contraddistinto l'esame del disegno di legge in titolo.

Ringrazio il collega Luigi Marino per il lavoro che abbiamo svolto insieme e i membri della 10a Commissione, a cominciare dal suo Presidente e tutti i componenti, che non cito ma a cui rivolgo un sentito ringraziamento per la cordialità che è stata richiamata da alcuni colleghi nel corso del dibattito di ieri e di questa mattina, nonché per l'utilità che ha contraddistinto i lavori della Commissione. Ringrazio altresì gli Uffici della Commissione e anche il sottosegretario Gentile, per l'impegno con cui ha seguito i nostri lavori. Consentitemi inoltre di ringraziare la ministra Anna Finocchiaro e il presidente del Gruppo del Partito Democratico, senatore Zanda, perché senza la loro determinazione e il loro impegno probabilmente questo disegno di legge non sarebbe alla vigilia, come mi auguro sia, di un voto definitivo che consegni al Paese una legge importante per quanto controversa.

Siamo arrivati all'ultimo passaggio, quello finale, di uno dei provvedimenti più complessi dell'intera legislatura per l'ampiezza dei temi trattati, ma al contempo anche di uno dei disegni di legge dall'iter parlamentare più controverso e tortuoso che si sia esaminato in questi ultimi anni. Il testo è tornato all'esame dell'Assemblea del Senato a seguito della lettura con modifiche che la Camera dei deputati ha svolto nelle scorse settimane, a tre mesi dalla prima lettura di quest'Assemblea (la seconda dell'intero disegno di legge). Si è trattato di modifiche circoscritte, per quanto importanti, richiamate all'inizio di questo dibattito dal collega Marino, che non credo cambino il segno complessivo del provvedimento per come lo avevamo licenziato dopo il lungo esame in Commissione Industria.

Nel corso di questi due giorni di dibattito sul disegno di legge in esame è aleggiata da parte di più colleghi una domanda che ci eravamo posti in quest'Aula tre mesi fa: si poteva fare di più? Certamente sì, ma nonostante ciò il nostro giudizio era e resta quello di un provvedimento utile, che va nella direzione auspicata e sollecitata non soltanto dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, ma da molti settori della società che guardano a questa opportunità come a una occasione da cogliere. Si tratta indubbiamente di un primo tassello di un percorso che nei prossimi mesi ed anni, attraverso le prossime leggi sulla concorrenza, dovrà cimentarsi con la necessità di provare a rimuovere gli ulteriori ostacoli che si frappongono alla più ampia apertura dei mercati e ad innescare un circolo virtuoso di maggiore competitività e crescita del Paese.

Una parte del lavoro che spettava a tutti noi è stato fatto, pur tra ostacoli non lievi, a cominciare dai tempi di esame e approvazione, moltiplicatisi del tutto inopinatamente. Nonostante tali avversità, come abbiamo rivendicato già durante la prima lettura in quest'Assemblea ma desidero ribadirlo in questa sede, su temi molto importanti come le assicurazioni, l'energia, i servizi professionali, le farmacie, il credito e i trasporti abbiamo tenuto la barra dritta dell'apertura dei mercati a una più ampia concorrenza, in uno con la individuazione di un adeguato sistema di garanzie per i consumatori e gli utenti che possano evitare loro distorsioni e penalizzazioni. Si è trattato di una sfida non facile in presenza di temi di così largo interesse per il Paese e su cui legittimamente abbiamo assistito e continuiamo ad assistere a un continuo braccio di ferro tra interessi contrapposti.

Sono state richiamate diverse questioni nel corso del dibattito e del confronto. Ne voglio richiamare velocemente alcune, per poi soffermarmi solamente su una in particolare. Per quanto riguarda il tema delle professioni (penso al tema delle farmacie), abbiamo condiviso - ed eravamo pronti anche a modificare il testo in quest'Aula, se ne avessimo avuto le condizioni - le perplessità su una soglia che rischia di essere troppo alta. Ne hanno parlato ieri il collega Mandelli e stamattina il collega D'Ambrosio Lettieri. Abbiamo lavorato insieme in Commissione per introdurre quello che comunque è un vincolo all'ingresso dei capitali nella gestione delle farmacie, scelta che condividiamo e che rivendichiamo, ma che va in qualche modo condotta dentro regole di mercato che non devono penalizzare l'istituto delle farmacie e la professionalità dei farmacisti. Penso che su questo tema si dovrà tornare.

Per quanto riguarda il tema delle parafarmacie, pur non avendo trovato le condizioni per farlo, eravamo pronti e c'era consenso a risolvere una volta per tutte e a dare una soluzione organica e definitiva a questo tema. Si tratta di un'esperienza tutta italiana, ma che - diciamoci la verità - non ha funzionato in questi anni o, se ha funzionato, non ha funzionato secondo le aspettative di quando nacque questo istituto. Eravamo pronti e mi auguro che in un prossimo provvedimento si possa addivenire a una soluzione organica, che non può che essere quella di allargare l'ingresso al mondo delle farmacie dei titolari di parafarmacie farmacisti; questa è la soluzione strutturale su cui penso vi possa essere nel Paese un largo consenso.

Il secondo tema è quello delle assicurazioni RC auto; anche questo tema è tornato in termini polemici. Io capisco la propaganda, però vorrei resistere a rispondere sul tono della propaganda e restare invece al merito delle questioni. Mi sembra più utile consegnare una riflessione di merito piuttosto che inseguire i toni della propaganda. Sull'RC auto abbiamo condiviso unanimemente in quest'Aula, così come alla Camera, la necessità di introdurre norme che potessero abbattere la fortissima discrasia che vi è tra varie aree del Paese a virtuosità costante tra automobilisti. Lo abbiamo fatto correggendo e migliorando la norma licenziata dalla Camera e rendendola più efficace e più certa. Una norma che produrrà sconti aggiuntivi e sensibili ai cittadini automobilisti virtuosi del Nord come del Mezzogiorno, purché insistano alcune condizioni, a cominciare dall'installazione della scatola nera. Verranno premiate in particolare quelle realtà in cui più alta è la discrasia rispetto alla media nazionale del costo delle polizze auto.

C'è un altro tema che è tornato anche questa mattina e mi spiace che sia caduta in una sorta di incidente dialettico anche la collega Pelino, con cui abbiamo lavorato sempre in grandissima sintonia. Non ci sono norme che danneggiano i tassisti in questo provvedimento. L'unica norma che riguarda i tassisti, così come il noleggio con conducente e, più in generale, il tema del trasporto pubblico non di linea, è una norma che abbiamo inserito con cui si delega il Governo ad emanare decreti attuativi rispondenti a una serie di criteri che abbiamo fissato nella delega. Non c'è alcuna norma immediatamente operativa, né tanto meno che danneggia i tassisti. C'è una delega che vuole affrontare in maniera sistematica il tema dell'ammodernamento di questo servizio, mettendo al centro il ruolo insostituibile dei taxi, ma non chiudendo gli occhi rispetto all'innovazione tecnologica, che cambia i costumi e gli usi dei cittadini e di ognuno di noi quotidianamente. Penso al tema delle applicazioni.

Lo vorrei dire anche al collega Cervellini (il collega Cervellini ha letto molti giornali sul tema della concorrenza, ma credo che non abbia letto per nulla il disegno di legge: lo invito a farlo): quando si enfatizza il tema delle lobby - lo dico assumendomi la responsabilità delle cose che dico, come ho sempre fatto - se c'è una lobby che, per violenza dei toni, degli argomenti e anche delle modalità con cui abbiamo dovuto confrontarci, è tra le più violente, è proprio quella di alcune frange che rappresentano i tassisti. Ho ancora di fronte la scena della Capitale d'Italia bloccata negli scorsi mesi da uno sciopero improvviso dei tassisti nelle ore in cui al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti si teneva il vertice tra il ministro Delrio e tutte le sigle sindacali dei tassisti. Questo è un lobbismo che danneggia le categorie interessate, non fa buona causa con gli interessi di cui sono portatori i sindacati e danneggia soprattutto il Paese.

Infine, vi è il tema dell'energia, anche questo controverso. Non ho il tempo per entrare nel merito. L'energia, e in particolare la cessazione del regime cosiddetto di maggior tutela e il passaggio al mercato libero, è un tema che molto ha appassionato in questi ultimi mesi e in queste ultime settimane anche qui dentro. Si è svolto un dibattito sull'errato e strumentale presupposto che le norme che stiamo per licenziare siano utili ad alcuni operatori e che possano produrre aumenti delle bollette. In realtà, proprio l'attuale regime, di cui, da parte di alcuni, si auspica inopinatamente la continuazione, ove non modificato, non farebbe altro che protrarre una situazione di sostanziale oligopolio e di prezzi amministrati, che mortificherebbe la concorrenza tra gli operatori e la stessa mobilità della clientela e non attiverebbe un protagonismo attivo dei consumatori. Su questo siamo intervenuti.

Vorrei ricordare che il regime di maggior tutela - attraverso il quale l'acquirente unico si occupa dell'approvvigionamento dei clienti che non hanno scelto il loro fornitore - è definito transitorio dalla stessa disciplina che lo ha introdotto. Ad oltre dieci anni dall'apertura alla concorrenza del mercato retail ci sembra che si siano create le condizioni di mercato e di maturità dei consumatori per portare a termine quel disegno coraggioso e innovativo di liberalizzazione, in piena sintonia con gli orientamenti europei sul tema.

L'acquirente unico ha svolto un ruolo egregio in questi anni, ma al tempo stesso l'esistenza di un regime di prezzi fissati dal regolatore e percepiti come amministrati ha contribuito a ingessare il mercato. Ha infatti scoraggiato la mobilità della clientela e disincentivato gli operatori a farsi concorrenza in modo più vivace, competendo sulla qualità e tipologia dei servizi offerti oltre che sul prezzo. Se non si ingaggia, non si motiva la domanda, allora diventa difficile vedere progressi in questo ambito e risulta anche più complicato veicolare soluzioni più efficienti nell'approvvigionamento e nel consumo di energia.

Con le norme che abbiamo previsto (indubbiamente migliorabili), peraltro, si definiscono una serie di condizioni ex post edex ante e una serie di strumenti volti a garantire il corretto funzionamento del mercato e la protezione dei clienti più deboli.

Le norme sono specificatamente individuate nel disegno di legge che stiamo per licenziare.

Inoltre, proprio per venire incontro alle esigenze poste da più parti e per un passaggio graduale e quanto più efficace possibile verso il mercato libero, abbiamo accolto, già nella prima lettura in Senato, la proposta emendativa avanzata dal Gruppo Articolo 1-MDP di posticipare tale scadenza al 1° luglio 2019. Le perplessità di alcuni, quindi, anche in questa sede, sono ingenerose verso lo sforzo che è stato fatto, con il duplice obiettivo di promuovere la concorrenza di mercato e rafforzare il protagonismo e lo stesso ruolo attivo dei consumatori.

Peraltro, l'Autorità per l'energia e lo stesso Ministero dello sviluppo economico saranno protagonisti della fase transitoria.

Insomma, a noi pare che questo provvedimento vada nella direzione giusta, pur tra limiti segnalati e tempi dilatati. Ora si tratta di proseguire con convinzione su questo percorso con il contributo di tutti, facendo tesoro di errori e inciampi, a cominciare dal fatto che - mi auguro - la prossima legge sulla concorrenza, quando verrà, debba essere forse meno ambiziosa ma più snella e mirata e quindi più incisiva.

Per tali ragioni, davvero convintamente, annuncio il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico alla definitiva approvazione del disegno di legge in materia di concorrenza e di apertura dei mercati. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

MUCCHETTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

MUCCHETTI (PD). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, è con tristezza che prendo la parola per annunciare che non parteciperò al voto sul disegno di legge sulla concorrenza. Osservare la disciplina di partito in sede di votazione è importante, lo so bene, tanto più quando il Governo pone la questione di fiducia, ma temo che questa volta sia stata chiesta la questione di fiducia non per superare l'ostruzionismo dell'opposizione, ma per evitare il voto dell'Assemblea su emendamenti scomodi (Applausi dai Gruppo M5S, LN-Aut e della senatrice Rizzotti), come quelli che alcuni senatori avevano proposto su assicurazioni ed energia. Tali emendamenti erano stati respinti in Commissione grazie alle assenze e alle astensioni delle minoranze di centrodestra, che forse in Assemblea, in coerenza con le dichiarazioni che hanno testé fatto, avrebbero potuto tenere comportamento diversi.

D'altra parte, non andrebbe nemmeno richiesta la fiducia in tempi tali da far saltare la discussione generale conclusiva su un provvedimento che, almeno a parole, si vuole cruciale per la competitività del Paese. Mi dispiace in particolare che il Gruppo del PD, al quale mi onoro di appartenere, non abbia chiesto di utilizzare il proprio tempo nemmeno nella discussione sulla fiducia, per evitare che il Senato debba riunirsi anche domani, benché il calendario lo preveda. (Commenti dal Gruppo PD. Applausi dal Gruppo M5S). Non ho interrotto nessuno e chiedo ai miei colleghi, specialmente del PD, di avere la stessa buona educazione. (Applausi dai Gruppi M5S, LN-Aut e del senatore Compagna). Domani sarebbe mancato il numero legale, perché in mancanza di elezioni anticipate si anticipano le vacanze? O perché sarebbero emerse le difficoltà di un Gruppo - per meglio dire, di una maggioranza o, per meglio dire ancora, non solo di una maggioranza, perché alla Camera dei deputati ci sono state convergenze bipartigiane su certe norme - che nel merito di talune rilevanti questioni ha fatto della legge sulla concorrenza uno strumento per favorire o salvaguardare alcune grandi aziende, delle quali faccio i nomi: Enel, Generali, Unipol, Walgreen Boots Alliance, "Big pharma".

Dicevo che è con tristezza che non parteciperò al voto. Aggiungo che non vi parteciperò con preoccupazione. In pochissime altre occasioni mi sono avvalso dell'articolo 67 della Costituzione: in occasione del primo voto sulla riforma costituzionale e del voto sull'Italicum. La storia ha poi rapidamente dimostrato chi, in quelle due occasioni, aveva visto giusto e chi no. Temo che accadrà lo stesso anche su questo fronte ed è per questo che sono preoccupato. Mi si potrebbe chiedere, visto che ho votato la fiducia nella seduta del 3 maggio, perché adesso non faccio altrettanto. Rispondo che la fiducia del 3 maggio l'ho votata nonostante forti perplessità, delle quali do conto nel testo scritto, che chiedo la cortesia al Presidente di acquisire agli atti.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

MUCCHETTI (PD). La ringrazio, signor Presidente.

Voglio ricordare oggi la principale di queste perplessità: essa ha a che vedere con il livello del nostro dibattito culturale e politico generale sulla concorrenza e attiene alla filosofia di fondo del provvedimento, disegnato dal Governo Renzi, per cui si affrontano questioni particolari di varia importanza, seguendo qua e là la logica dell'«Istituto Bruno Leoni», un think tank assai brillante, di orientamento liberista, finanziato dai grandi gruppi, tra cui l'Enel.

Si fa questo e si sfugge alle questioni radicali del nostro tempo, che sono quelle poste dai nuovi monopoli della rete e non dai vecchi. È triste e preoccupante per tutti noi in questa Aula, ma specialmente per noi del Partito Democratico che sia un signore come Steve Bannon, chief strategist del presidente Trump, a porre la questione di come trattare Google e Facebook (non i tassisti) e a rispondere che andrebbero regolate quale public utility di tipo nuovo, mentre noi facciamo fatica a varare una web tax.

Insomma, la fiducia l'avevo votata nonostante le perplessità perché il Governo chiedendola e il PD concedendola promettevano un analogo percorso alla Camera, così da consentire al Governo Gentiloni Silveri l'immediato varo di un decreto-legge che avrebbe corretto alcune storture di questo disegno di legge e avviato una più ambiziosa e mirata politica della concorrenza. L'ambizione non sta nella quantità di temi che si affrontano, ma nell'importanza dei pochi temi che vanno affrontati e risolti. Invece, la Camera ha allungato i tempi e ha modificato il disegno di legge peggiorandolo, come lo stesso relatore Luigi Marino ha riconosciuto con la consueta onestà intellettuale.

Questo disegno di legge rappresenta l'unico provvedimento di politica della concorrenza di questa legislatura ed è troppo tardi per scongiurarne gli effetti, laddove questi non siano positivi. Avremmo dovuto farne cinque di leggi annuali sulla concorrenza; ne portiamo invece a casa una che è quella che è. Noto, infine, che è stato difficile per non dire impossibile il confronto…

PRESIDENTE. Concluda. (Commenti dal Gruppo PD).

MUCCHETTI (PD). Consentitemi di finire; forse può essere utile.

TAVERNA (M5S). È il loro relatore e gli stanno togliendo la parola.

MUCCHETTI (PD). Se il Gruppo del PD ritiene che mi si debba togliere la parola, non c'è problema. (Applausi dai Gruppi M5S, LN-Aut, Misto-SEL-SI e della senatrice De Pin. Commenti dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatore Mucchetti, aveva tre minuti e ha parlato per otto. Non si può lamentare del fatto che le viene tolta la parola.

AIROLA (M5S). Quanti relatori hanno parlato di più?

PRESIDENTE. Senatore Airola, non è stato chiamato in causa.

Senatore Mucchetti, se vuole concludere, ne ha la facoltà.

MUCCHETTI (PD). È con tristezza che non parteciperò al voto.

Noto, infine, che è stato difficile il confronto tecnico; lo dico con cifre alla mano. Quanti di noi si sentono novelli Cavour che credono di perseguire sofisticate strategie politiche alle quali ogni volta va sacrificato il merito delle questioni? Sono tanti e sono convinti che il merito seguirà (come l'intendenza per il generale de Gaulle), ma diversamente da noi, Cavour, prima di praticare la politica del carciofo, era andato in Francia a studiare l'agricoltura moderna per realizzarla in Piemonte. Ecco, se dico che la mera cancellazione del servizio di maggior tutela senza prevedere rimedi antitrust determinerà il passaggio automatico di 19 milioni di clienti dall'acquirente unico all'Enel, senza costi per lo stesso Enel, che ricaverà da questo provvedimento un margine maggiore di un miliardo, vorrei che mi si dicesse che i bilanci e le presentazioni agli analisti, che ho sempre citato, vanno letti in un altro modo e mi si dicesse qual è questo modo. Vorrei che mi si dicesse che i limiti antitrust non sono più quello che sono sempre stati e cioè un modo per rompere o evitare la costituzione di posizioni eccessivamente dominanti che si ritengono dannose, ma che sono un lacciolo che riduce il vantaggio futuro previsto per un'azienda a partecipazione statale. Purtroppo questo confronto non c'è mai stato. Si è solo discettato di mercato, sostanzialmente in astratto, dando per scontato ciò che scontato non è.

Per queste ragioni, e anche per difendere la dignità del Senato, compromessa nel confronto con la Camera, credo che sia dovere del Presidente della Commissione Industria far seguire un gesto alle parole. Questo gesto è la non partecipazione al voto (Commenti del Gruppo PD), ma non senza aver prima ringraziato i relatori, i colleghi della Commissione, gli Uffici, nonché il Ministro e il Sottosegretario per il buon lavoro che hanno comunque fatto: loro e non altri, sopra o accanto a loro. (Applausi dai Gruppi M5S, LN-Aut, Art.1-MDP, Misto-SI-SEL e della senatrice De Pin).

PRESIDENTE. Procediamo alla votazione.

Votazione nominale con appello

PRESIDENTE. Indìco la votazione del disegno di legge n. 2085-B, composto del solo articolo 1, nel testo già approvato dalla Camera dei deputati, modificato dal Senato e nuovamente modificato dalla Camera dei deputati, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

Ricordo che, ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello.

Ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.

I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Hanno chiesto di votare per primi i senatori Olivero, Marinello, Nencini, Pinotti e Minniti.

Invito il senatore Segretario a procedere all'appello di tali senatori.

(I predetti senatori rispondono all'appello).

Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale.

(È estratto a sorte il nome della senatrice Fattori).

Invito il senatore Segretario a procedere all'appello, iniziando dalla senatrice Fattori.

FRAVEZZI,segretario, fa l'appello.

Rispondonoi senatori:

Aiello, Albano, Albertini, Amati, Angioni, Anitori, Astorre

Battista, Berger, Bertuzzi, Bianco, Bianconi, Bonaiuti, Bondi, Borioli, Broglia, Bubbico, Buemi

Caleo, Campanella, Cantini, Capacchione, Cardinali, Casini, Chiavaroli, Chiti, Cirinnà, Cociancich, Collina, Colucci, Conte, Corsini, Cucca

D'Adda, Dalla Tor, Dalla Zuanna, D'Ascola, De Biasi, Del Barba, Della Vedova, Di Giorgi, Dirindin, D'Onghia

Esposito Stefano

Fabbri, Fasiolo, Fattorini, Favero, Fedeli, Ferrara Elena, Filippi, Filippin, Finocchiaro, Fissore, Formigoni, Fornaro, Fravezzi

Gatti, Gentile, Giacobbe, Giannini, Ginetti, Gotor, Granaiola, Gualdani, Guerra, Guerrieri Paleotti

Ichino

Lai, Laniece, Lanzillotta, Latorre, Lepri, Lo Giudice, Lucherini, Lumia

Manassero, Manconi, Mancuso, Maran, Marcucci, Margiotta, Marinello, Marino Luigi, Marino Mauro, Martini, Mattesini, Maturani, Micheloni, Migliavacca, Minniti, Mirabelli, Morgoni, Moscardelli

Naccarato, Nencini

Olivero, Orellana, Orrù

Padua, Pagano, Pagliari, Palermo, Panizza, Parente, Pegorer, Pezzopane, Pignedoli, Pinotti, Pizzetti, Puglisi, Puppato

Ranucci, Repetti, Ricchiuti, Romano, Rossi Gianluca, Rossi Luciano, Russo, Ruta

Saggese, Sangalli, Santini, Scalia, Silvestro, Sollo, Sonego, Spilabotte, Sposetti, Susta

Tocci, Tomaselli, Tonini, Torrisi, Tronti, Turano

Uras

Vaccari, Valdinosi, Valentini, Vattuone, Verducci, Viceconte

Zanda, Zanoni, Zeller.

Rispondono no i senatori:

Airola, Alicata, Amidei, Amoruso, Aracri, Arrigoni, Augello, Auricchio, Azzollini

Barani, Barozzino, Bellot, Bertacco, Bertorotta, Bilardi, Bisinella, Blundo, Bocchino, Bonfrisco, Buccarella, Bulgarelli

Calderoli, Caliendo, Candiani, Cappelletti, Carraro, Casaletto, Cassinelli, Castaldi, Catalfo, Centinaio, Ceroni, Cervellini, Ciampolillo, Cioffi, Comaroli, Compagna, Compagnone, Consiglio, Cotti, Crimi, Crosio

D'Alì, D'Ambrosio Lettieri, De Cristofaro, De Pietro, De Pin, De Siano, Di Giacomo, Di Maggio, Divina, Donno

Falanga, Fattori, Ferrara Mario, Floris, Fucksia

Gaetti, Gasparri, Giarrusso, Gibiino, Giovanardi

Iurlaro

Langella, Lezzi, Liuzzi, Longo Eva, Lucidi

Malan, Mandelli, Marin, Martelli, Marton, Matteoli, Mauro Giovanni, Mauro Mario Walter, Mazzoni, Messina, Milo, Mineo, Molinari, Moronese, Morra, Munerato, Mussini

Nugnes

Paglini, Pagnoncelli, Pelino, Perrone, Petraglia, Petrocelli, Piccinelli, Puglia

Quagliariello

Razzi, Rizzotti, Romani Paolo, Rossi Mariarosaria

Santangelo, Schifani, Scibona, Scilipoti Isgrò, Serafini, Serra, Sibilia, Stefani

Taverna, Tosato

Vacciano, Volpi

Zizza, Zuffada.

(I senatori Bencini, Romani Maurizio e Stefano dichiarano di non partecipare al voto).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti.

(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).

Proclamo il risultato della votazione nominale con appello del disegno di legge n. 2085-B, composto del solo articolo 1, nel testo già approvato dalla Camera dei deputati, modificato dal Senato e nuovamente modificato dalla Camera dei deputati, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia:

Senatori presenti

263

Senatori votanti

259

Maggioranza

130

Favorevoli

146

Contrari

113

Il Senato approva.

Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati al testo del disegno di legge.

Discussione congiunta e approvazione dei documenti:

(Doc. XXIV, n. 78) Risoluzione delle Commissioni riunite 3a e 4a approvata il 1° agosto 2017 ai sensi dell'articolo 50 del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in ordine alla partecipazione dell'Italia a missioni internazionali, adottata il 28 luglio 2017

(Doc. XXIV, n. 80) Risoluzione delle Commissioni riunite 3a e 4a approvata il 1° agosto 2017 ai sensi dell'articolo 50 del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in ordine alla partecipazione dell'Italia a missioni internazionali, adottata il 28 luglio 2017

(Esame ai sensi dell'articolo 50 del Regolamento) (ore 12,03)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta delle risoluzioni adottate dalle Commissioni riunite 3a e 4a, ai sensi dell'articolo 50 del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali, adottata il 28 luglio 2017 (Doc. XXIV, nn. 78 e 80).

Le relazioni sono state già stampate e distribuite.

Il relatore, senatore Vattuone, ha chiesto di integrare la relazione scritta sul documento XXIV, n. 78. Ne ha facoltà.

VATTUONE, relatore sul documento XXIV, n. 78. Signor Presidente, Governo e colleghi, intervengo anche a nome dell'altro relatore, senatore Sangalli.

Con questo provvedimento ci troviamo nell'ambito dell'articolo 2 della legge n. 145 del 2016, la cosiddetta legge-quadro sulle missioni internazionali, che prevede che ogni nuova missione delle forze armate venga deliberata dal Consiglio dei ministri, previa comunicazione del Presidente della Repubblica ed eventuale convocazione del Consiglio supremo di difesa e successivamente inviata alle Camere per l'autorizzazione, indicando ovviamente tutti i dati relativi alla missione con la precisazione dell'area geografica d'intervento, degli obiettivi, della base giuridica di riferimento, della composizione degli assetti da inviare, compreso il numero massimo delle unità di personale coinvolte, nonché della durata programmata e il fabbisogno finanziario per l'anno in corso.

Nel dettaglio, la missione consisterà nell'invio di unità militari italiane per prestare supporto alla Guardia costiera libica sulla base di una specifica richiesta formulata dal Governo internazionalmente riconosciuto di quel Paese il 23 luglio.

Lo scopo del nuovo impegno, che affidiamo alle nostre forze armate, è di supportare le capacità del Governo libico nel gestire le proprie frontiere e, nello specifico, supportare le forze di sicurezza libica nelle attività di controllo e contrasto dell'immigrazione illegale e del traffico di esseri umani secondo i seguenti compiti: protezione e supporto dei mezzi del legittimo Governo libico impegnati nel controllo e nel contrasto dell'immigrazione illegale tramite il distacco di una o più unità nelle acque territoriali libiche; ricognizione in territorio libico per la determinazione delle attività di supporto da svolgere; attività di collegamento a favore della Marina e della Guardia costiera e collaborazione per la costituzione di un centro operativo marittimo di sorveglianza e coordinamento in territorio libico.

Per quanto riguarda i fondamenti giuridici della deliberazione, oltre alla citata lettera del 23 luglio, ricordo che la missione è coerente con il quadro giuridico delle risoluzioni delle Nazioni Unite, le quali - come è noto - hanno riconosciuto il Governo di al-Serraj come unico interlocutore legittimo e hanno auspicato l'attuazione di intese al fine di consolidare le capacità del Governo libico con interventi di natura tecnica, economica, di sicurezza e antiterrorismo.

Infine, ricordo che un altro fondamento giuridico è rinvenibile nel precedente memorandum d'intesa firmato dal presidente al-Serraj e dal presidente Gentiloni in data 2 febbraio 2017, nonché nella precedente deliberazione del Consiglio dei ministri del 14 gennaio 2017, relativa alla proroga del dispositivo aeronavale Mare sicuro, già autorizzato da entrambi i rami del Parlamento con le risoluzioni dell'8 marzo 2017, dal quale saranno prelevate le unità destinate alla presente missione.

In base all'insieme di questi elementi, la missione di oggi si pone perfettamente in continuità con la linea, condivisa a livello internazionale, di sostegno al Consiglio presidenziale-Governo di accordo nazionale libico e con l'impegno del nostro Paese nel quadro del processo di stabilizzazione della Libia. Possiamo ricordare a titolo di esempio le attività addestrative a favore della Guardia costiera, che già sono in atto; l'avvio dell'operazione Ippocrate, con la realizzazione di un ospedale da campo a Misurata, che ha già curato circa 3.000 persone; il fatto che ad aprile abbiamo fornito alla Libia quattro guardiacoste.

Per quanto attiene agli assetti destinati alla missione oggi all'esame dell'Aula, essi consistono in due mezzi navali (una unità per il supporto tecnico e logistico e un pattugliatore), con possibilità di integrazione - qualora lo si ritenesse necessario - con ulteriori assetti provenienti dalla medesima missione. Anche il personale impiegato sarà tratto dal contingente già autorizzato dal Parlamento (sempre con riferimento a Mare sicuro). La durata programmata è prevista dal 1° agosto al 31 dicembre dell'anno in corso.

Infine, per quanto attiene ai profili finanziari, la deliberazione specifica è che non ci saranno variazioni rispetto al fabbisogno già approvato per l'anno in corso per l'operazione Mare sicuro. Questi sono i presupposti formali. Ovviamente ci sono anche presupposti non formali, ma sostanziali e di merito, per realizzare un intervento efficace: e qui l'analisi è estremamente complessa in ragione della complessità delle cause che originano il fenomeno migratorio e del contesto geopolitico che ne rende difficile una soluzione immediata. È chiaro che un intervento militare non è sufficiente a risolvere crisi complesse come quella in esame; sono necessari una risposta multidimensionale e strumenti politici e di integrazione condivisi.

Le relazioni dei ministri Alfano e Pinotti di ieri e quella svolta dal ministro Minniti pochi giorni fa alle Commissioni affari esteri e difesa del Senato danno ragione del quadro complessivo di interventi, iniziative e misure in cui la missione di oggi si inserisce e che rappresentano l'attuazione di una politica multidimensionale dell'Italia.

Solo per portare all'attenzione dell'Assemblea alcuni dati informo che negli ultimi giorni, per la prima volta (lo dicono le statistiche di luglio), c'è stata un'inversione di tendenza sostanziale nel numero di sbarchi. Pochi giorni fa, la Commissione europea ha comunicato, nella relazione periodica sui trasferimenti dei richiedenti asilo all'interno dell'Unione europea e sul reinsediamento dei rifugiati, che giugno è stato un mese record per i ricollocamenti di migranti dall'Italia e dalla Grecia. L'Unione europea ha seguito una nostra indicazione nel subordinare la concessione dei visti legali a una effettiva collaborazione dei Paesi di maggiore provenienza dei migranti nel rimpatrio dei migranti illegali. Il risultato è stato che un Paese come il Bangladesh, che è il secondo per numero di migranti nel nostro Paese, oggi collabora fattivamente.

Lunedì scorso, Juncker ha comunicato a Gentiloni, con una lettera che inviterei quanti si stanno esprimendo criticamente sulla nostra politica estera a leggere, che la Commissione europea ha deciso di appoggiare con un impegno straordinario lo sforzo italiano, stanziando 100 milioni e fornendo esperti per accelerare i processi di asilo e rimpatrio e assistere comunità e autorità locali che ospitano i migranti e sostenere l'integrazione.

Sempre pochi giorni c'è stato un positivo incontro a Tunisi del gruppo di contatto Europa-Africa, con sette Paesi europei (Italia, Austria, Francia, Germania, Malta, Slovenia e Svizzera), assieme a Tunisia, Ciad, Niger, Algeria, e Libia, con l'obiettivo di intervenire sui Paesi d'origine per fermare le partenze dei migranti che raggiungono la Libia e da lì l'Italia e contrastare le organizzazioni criminali che gestiscono i traffici del deserto.

Venerdì c'è stato un incontro a Roma con il Ministro dell'amministrazione interna del Mali, che ha inserito questo Paese nel tavolo di concertazione istituito a maggio scorso con Ciad, Libia e Niger, per la cooperazione nella gestione delle frontiere. Ieri il ministro Alfano ci ha informato delle cospicue risorse che investiamo nel sostenere la capacità di gestione delle frontiere di Paesi come il Mali. Vi è inoltre il coinvolgimento dei sindaci della Libia - come ci ha reso noto il ministro Minniti - e altro ancora. Ma non voglio dilungarmi.

Si può dire che tutto ciò è insufficiente e certamente la crisi è ancora ampia. Resta comunque il fatto che questi sono tutti segmenti che concorrono a delineare e articolare una politica multidimensionale e condivisa, che rappresenta l'unica possibilità che abbiamo per affrontare crisi sistemiche e complesse come quella dei flussi migratori.

L'attivazione di questi distinti canali ha il duplice effetto, in primo luogo, di costruire una politica che abbia qualche efficacia e, in secondo luogo, di rendere le istituzioni multilaterali credibili nella loro capacità di rispondere alle necessità di oggi; il che rappresenta un valore aggiuntivo di importanza enorme.

L'insieme di questi fattori dimostra chiaramente come la strategia adottata dall'Italia, senza scorciatoie o fughe in avanti, per la questione dei flussi migratori stia portando a risultati positivi. È in questo quadro che va contestualizzato l'impegno di oggi, che mira a rafforzare la capacità libiche di controllo delle proprie acque territoriali libiche e ci consente di fare un passo in avanti nel contrasto dell'immigrazione illegale e del traffico di esseri umani, con l'obiettivo di ridurre il flusso dei migranti nel nostro Paese. È un impegno che andrà implementato, allargando gli strumenti, al fine di affrontare le cause remote del fenomeno e di migliorare capacità di gestione nei Paesi di origine e di transito.

In conclusione, con la nostra risoluzione esprimiamo parere favorevole all'autorizzazione per l'anno in corso della missione di supporto alla Guardia costiera libica. Il Parlamento intende monitorare l'andamento di queste missioni e, quindi, la risoluzione impegna il Governo a riferire alle Camere entro il 15 ottobre.

Più in generale abbiamo cercato di raccogliere le osservazioni emerse dal dibattito in Commissione, convinti del fatto che siamo di fronte a un obiettivo comune e condiviso da tutti. Riteniamo infatti che con questo intervento sul dossier Libia, il nostro Paese faccia un ulteriore e importante passo avanti. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Casini e Fornaro).

PRESIDENTE. Il relatore, senatore Gasparri, ha chiesto di integrare la relazione scritta sul documento XXIV, n. 80. Ne ha facoltà.

GASPARRI, relatore sul documento XXIV, n. 80. Signor Presidente, il Gruppo di Forza Italia con questa risoluzione, illustrata già ieri in Commissione, sostenuta dal capogruppo Paolo Romani, sottoscritta dal senatore Alicata e condivisa dal Gruppo, così come da quell'area, la Federazione della Libertà, che anche poco fa ha rivendicato un'iniziativa forte sui temi dell'immigrazione e sulla vicenda libica, vuole dare un contributo - come già avvenuto negli ultimi mesi - alla soluzione di questa emergenza.

È stata assunta questa decisione di inviare delle navi nelle acque del Mediterraneo, anche d'accordo con la Libia, che ne ha chiesto l'impiego nelle acque libiche e anche nel porto di Tripoli. Pur dosando le parole, comprendiamo perfettamente che il momento è molto delicato e lo stesso presidente Serraj, che guida il Governo riconosciuto dalla comunità internazionale, vive una fase complicata.

L'altro giorno la Commissione difesa del Parlamento libico ha contestato questa presenza italiana. Tuttavia, c'è non solo la Commissione, ma anche le altre fazioni e il generale Haftar, che non si riuniscono in Commissioni parlamentari, ma agiscono sul territorio e contestano quel Governo. Peraltro, il Governo Gentiloni Silveri si è fatto un po' beffare da Macron: mi riferisco non alle vicende di Fincantieri, ma al vertice tra Haftar e Serraj, che è stato ospitato a Parigi, quando poi è l'Italia, per ragioni storiche, geografiche e geopolitiche, ad avere un diritto-dovere di interesse all'area libica territoriale e marittima, con tutto ciò che questo comporta.

Finora le politiche attuate dai Governi Renzi e Gentiloni Silveri sono state fallimentari. Abbiamo registrato un incremento del numero degli sbarchi e nel mese di luglio c'è stata una tendenza alla stabilizzazione dei numeri. Tuttavia, rivendichiamo l'azione di stimolo di Forza Italia per la possibilità di inversione di rotta di queste politiche. Come Gruppo abbiamo chiesto e ottenuto l'avvio dell'indagine conoscitiva sulle organizzazioni non governative, tematica su cui hanno lavorato anche la Commissione Schengen e altri organismi del Parlamento. Abbiamo quindi ottenuto quell'inchiesta, che si è conclusa con un voto unanime della Commissione difesa. Non so, signor Presidente, in quante occasioni c'è stata l'unanimità, però si è trattato di un caso importante. Quindi, abbiamo decretato con un voto unanime del Parlamento la necessità di regolamentare l'attività delle organizzazioni non governative. Sulla base di quel voto, è partita un'azione del Governo, di cui prendiamo atto, nelle sedi Frontex, Unione europea e bilaterali (gli interventi sono a vari livelli). Lunedì scorso c'è stata la decisione di alcune organizzazioni non governative di non firmare quel regolamento, mentre altre hanno firmato.

Questa mattina prendiamo atto positivamente della notizia secondo cui a Lampedusa un'imbarcazione di una di queste organizzazioni non firmatarie è stata sottoposta a controlli. Non ci sono stati arresti e altre vicende, però cogliamo anche nell'evento di questa mattina un'azione di maggior controllo e severità (non voglio immaginare una valutazione sulla concomitanza delle sedute di Camera e Senato su questi temi).

Noi riteniamo che si dovrebbe interdire lo sbarco di clandestini nei porti italiani tramite queste organizzazioni che non accettano un regolamento che chiede trasparenza sui finanziamenti, accesso della polizia per i controlli e la sicurezza. Molte volte si tratta di sventurati, ma anche autorità giudiziarie hanno indagato sulle possibili infiltrazioni di gruppi terroristici e criminali in questi viaggi della speranza. Quindi, i controlli possono essere necessari.

Vi è oggi uno stanziamento di 5 miliardi di euro per l'accoglienza di clandestini e non si può andare avanti con questo livello di spese. Si è verificato un arricchimento dei trafficanti di persone e anche di gruppi criminali in Italia. Penso ai CARA di Mineo e di Isola Capo Rizzuto, nonché allo stesso scandalo romano. Come diceva il famoso Buzzi delle cooperative rosse: la droga rende meno degli immigrati. Con il dilatarsi dell'accoglienza si è arricchita anche una pletora di criminali italiani. L'Italia non è un Paese xenofobo o razzista, ospita milioni di stranieri, ma non può ospitare tutti.

Questa missione dovrebbe segnare un'inversione di rotta. Forza Italia ha sempre votato a favore delle missioni militari internazionali. Questa è una missione diversa. Dico questo perché parliamo nel Parlamento della Repubblica e non vogliamo essere noi a ingenerare equivoci nei delicatissimi rapporti tra Italia e Libia, che i Governi di centrodestra guidati da Berlusconi caratterizzarono nel senso del dialogo, ancorché difficile e complicato. Se si fosse seguita quella strada, oggi non avremmo il disastro degli sbarchi, che si sono moltiplicati in tutta Italia. (Applausi dei senatori Alicata e Rizzotti). Non voglio qui riaprire la polemica sulle guerre sbagliate, i conflitti e le pressioni che anche le massime istituzioni della Repubblica fecero.

Giorni fa, presidente Grasso, quando con una delegazione del Senato, con il senatore Latorre ed il senatore rappresentante del Movimento 5 Stelle Santangelo siamo stati in visita in Egitto, il segretario della Lega araba - lo ricorderanno i colleghi - disse che la politica di quei Governi era una politica giusta perché garantiva un dialogo e il segretario della Lega araba è una diplomatico egiziano di lungo corso, una persona certamente esperta.

In coerenza, quindi, con quel percorso, non vogliamo dare una delega in bianco al Governo, ma vogliamo incoraggiare una svolta: più controlli sulle ONG, l'obbligo di firma del regolamento per avere libero accesso e se un'imbarcazione batte bandiera di altri Paesi, vada nei Paesi di cui batte la bandiera a portare i clandestini. Ieri anche l'Unione europea - approfondiremo i primi commenti - ha in qualche modo avallato una politica di maggiore severità e fermezza, perché anche gli scopi umanitari non possono essere avulsi dalle politiche di sicurezza, di controllo dei confini, di accoglienza limitata che i Paesi devono esercitare, anche perché il 95 per cento di quelli che arrivano qui non sono profughi di Paesi in guerra da poter ricollocare, ma sono clandestini economici e non li vogliono gli austriaci, non li vuole la Francia di Macron, non li vogliono i Paesi del Centro Europa, dove Orbàn ed altri, giustamente, dicono che se sono clandestini non devono entrare.

Nessuno si illuda, quindi: non ci può essere ricollocazione del clandestino, ma del profugo, ma i profughi sono una piccola quantità. Ben vengano, dunque, queste navi e ben venga un'inversione di rotta, ben venga il regolamento delle ONG, che rivendichiamo, avendo chiesto quel lavoro nella Commissione difesa. In quell'occasione magistrati importanti hanno reso dichiarazioni che hanno creato anche clamore: ricordo il procuratore di Catania Zuccaro ed il procuratore di Trapani, che hanno offerto elementi anche sulla loro attività investigativa.

In conclusione, con questa nostra relazione e con la proposta di risoluzione, proponiamo un intervento stringente che riguardi anche l'attuazione della terza fase di EUNAVFOR MED. Questa è una missione bilaterale Italia-Libia, non c'entra con le altre missioni in corso. Tuttavia, poiché c'è una missione internazionale che prevede una terza fase, noi chiediamo da tempo al Governo - lo abbiamo fatto in quest'Assemblea ogni volta che si sono prorogate le missioni militari - che l'Italia si attivi perché l'ONU deliberi (questo è necessario) e perché la Libia richieda (anche questo è necessario) che si passi alla terza fase di EUNAVFOR MED, che prevede l'intervento nei porti della Libia e sul territorio libico. Questa missione bilaterale già consente di entrare nel porto di Tripoli e di spingersi nelle acque libiche per aiutare la Guardia costiera a riportare in Libia i clandestini. Il punto è capire cosa accadrà, se continueranno gli sbarchi, se continuerà l'azione impunita delle ONG (e in quel caso, il nostro consenso verrebbe meno) o se la missione militare bilaterale concordata con la Libia, di cui stiamo discutendo, determinerà un rallentamento e - lo volesse il cielo - una cessazione delle partenze, che poi sono - ricordiamolo - portatrici di molti lutti: la percentuale di morti nel Mediterraneo è aumentata perché sono aumentate le partenze, quelli che partono pagano, vengono ricattati, spesso vengono brutalizzati e violentati dai trafficanti di persone. Nei giorni scorsi c'è stata la giornata internazionale contro la tratta di persone e tutti, dal Papa al presidente Mattarella, hanno tuonato contro questa turpe pratica, ma poi alla fine, se l'organizzazione non governativa fa da taxi agli scafisti, aiuta i trafficanti di persone. Ci vuole anche coerenza.

Con la nostra proposta di risoluzione, quindi, chiediamo anche che l'Italia si impegni nell'attivazione della terza fase di EUNAVFOR MED, che ci possano essere dei centri di trattenimento e di assistenza curati dalle organizzazioni internazionali. Se Carlotta Sami e quelli che si occupano di queste problematiche, avendo dei compiti istituzionali, stessero più in Africa che su Rai 3, sarebbe meglio, ma forse hanno visto che chi li ha preceduti in quegli incarichi andando su Rai 3 è poi assunto ai vertici politici, che forse è più comodo che stare in Libia.

Siamo quindi orientati - vedremo poi sulle risoluzioni quali saranno le conclusioni - ad un atteggiamento positivo e chiediamo una verifica costante al Governo. Ieri ho letto che, in risposta ad un mio intervento nelle Commissioni congiunte difesa ed affari esteri di Camera e Senato, il ministro Pinotti ha condiviso la necessità di una cabina di regia e ancora ieri un delicato documento del presidente Serraj era in lettura presso il Copasir. Comprendiamo che su alcune vicende vi sia un vincolo di riservatezza, ma ci sono altre notizie che non hanno quei vincoli e riteniamo che su quelle ci debba essere uno scambio, perché right or wrong, is my country. Abbiamo interesse a difendere la nostra nazione e a metterla in sicurezza. Il nostro orientamento, però, è anche vincolato, signor Presidente, a verifiche parlamentari, se sarà necessario. Noi non andiamo in vacanza, come titolano i giornali: le Commissioni si sono sempre riunite anche il mese di agosto.

Noi, ove fosse necessario, se la missione non avesse il successo che noi ci auguriamo, saremo i primi a chiedere che le Commissioni competenti verifichino l'andamento della situazione. Ed è facile verificare se gli sbarchi continuano o cessano. È un dato empirico: basterà accendere la televisione per scoprire come andrà la missione. Noi verificheremo, augurandoci che vada tutto bene, perché questo è l'interesse della nostra Nazione. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione congiunta.

È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, noi abbiamo creduto veramente che qualcosa forse si stesse muovendo. Non è importante, alla fine, il soggetto che realizza l'obiettivo. Per noi, l'importante era l'obiettivo. Essere i padri putativi o essere i promotori dell'iniziativa poco conta, come abbiamo visto in occasione dell'esame del disegno di legge sui vitalizi, dove si è discusso su chi dovesse prendersene il merito. La normativa è del Partito Democratico ma se ne prende il merito il Movimento 5 Stelle, che dice che solo su nostra pressione è stato posto in discussione questo disegno di legge.

La Lega potrebbe dire la stessa cosa: solo per le grandi pressioni fatte dalla Lega finalmente mettete in campo un'azione necessaria per tutelare l'interesse del nostro Paese: magari. Magari fosse così perché, se andiamo a vedere nella sostanza, vi è invece solo la parvenza della volontà di seguire una linea, che non è tanto una linea della Lega Nord, ma del sentire comune del Paese, che chiede un po' di controllo sui flussi migratori. Si dà una risposta che, apparentemente, va in questa direzione. Si propone di aiutare le forze navali libiche a contrastare il traffico illegale di clandestini e traffico di esseri umani. Chi può dirsi non d'accordo? Si eliminano così due fenomeni negativi; addirittura, uno è un reato biasimevole e forse uno dei più efferati. Ma è veramente così? A dire il vero, già con altre missioni avremmo dovuto ottenere risultati che tutelavano questo martoriato Paese. Ricordiamo, per esempio, la missione Triton di Frontex. Poiché mettevamo navi in campo, bisognava tutelare le frontiere europee e, chiaramente, dal Mediterraneo verso l'Italia arrivava il maggior numero dei traffici che avrebbero poi interessato tutta l'Europa.

È appena intervenuto il senatore Gasparri che, giustamente, ha detto che noi tuteliamo il mare mentre tutti gli altri dicono: se voi non siete in grado di tutelarlo ve li tenete, perché se sono clandestini non possono circolare liberamente in Europa.

Ma la missione Triton è servita a bloccare il traffico di clandestini? Assolutamente no. Abbiamo messo in piedi l'Operazione Sofia, che non fa altro che ribadire quanto si sta facendo adesso: blocchiamo il traffico di esseri umani, blocchiamo gli scafisti e distruggiamo anche i navigli che servono per questi traffici. Ha funzionato? No. Ha funzionato esattamente a rovescio.

Si propone di andare lì per sconfiggere un grave reato e, invece, abbiamo preso tutti questi disperati che fuggono e li abbiamo portati a casa nostra. A cosa sono servite queste missioni? Su obiettivi condivisibili da tutti, il risultato finale è esattamente il contrario. Abbiamo incentivato la partenza di disperati dall'Africa sapendo che, percorrendo poche miglia, questi sarebbero stati poi recuperati e portati al sicuro in un Paese tranquillo dove nessuno li avrebbe più infastiditi.

Oggi si ripete questo gioco, questa finzione: collaboriamo con la Guardia costiera libica ed entriamo persino nelle loro acque territoriali per stroncare il traffico di esseri umani. Ma se noi entriamo nelle loro acque territoriali per sconfiggere questo tipo di migrazione, la prima cosa che dovremmo fare, nel caso riuscissimo ad intercettarli, sarebbe bloccarli e rimpatriarli. Questo è stato previsto? Assolutamente no: è tutto ambiguo. Addirittura il ministro Pinotti si è premurata di dire che questo non sarà un blocco navale. Sì, è vero, non può essere un blocco navale perché con due navi facciamo ridere: vogliamo sconfiggere il fenomeno dell'immigrazione illegale, dell'importazione e dello sfruttamento di esseri umani e schieriamo due navi. Tra lo Stretto di Messina, Tripoli e tutto il Sud del Mediterraneo a cosa possono servire due imbarcazioni? Ci prendiamo in giro? (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

È stato fatto per far tornare l'invarianza della spesa? Prendiamo le imbarcazioni che sono già lì per altri motivi e gli facciamo fare qualcosa di diverso? Lo abbiamo chiesto in Commissione: chiariamo queste incongruenze.

Per quanto riguarda le ONG, continueranno a fare quello che stanno facendo? Quel buon funzionario dello Stato, il procuratore della Repubblica di Catania, che ha sollevato un problema giudiziario, è stato tanto criticato. Ha soltanto detto che non tutte le ONG lavorano con scopi umanitari. Per questo il dottor Zuccaro è stato bistrattato dai giornali e dal dibattito dell'Assemblea, e tutto quello che aveva evidenziato in realtà si è verificato. Ci sono segnalazioni da terra, le ONG entrano nelle acque territoriali - cosa che non potrebbero fare - e spengono i trasponditori radar. I trafficanti che si trovano a terra hanno i loro numeri cellulari e non si sa come mai conoscano addirittura i recapiti telefonici delle ONG. Zuccaro ha detto che tutto questo non torna: c'è qualcosa che non funziona e noi, cattivi, abbiamo detto che i business sono diventati tre.

In primo luogo, i trafficanti si fanno pagare da questi disperati, li imbarcano e fanno un piccolo tragitto via mare. Il secondo business parte con le ONG, che non si capisce perché non abbiano voluto firmare per rendere trasparenti le fonti dei propri finanziamenti, e infine il terzo business è l'accoglienza. Lo Stato italiano spende 4,2 miliardi di euro per l'accoglienza, per gestire i flussi migratori.

Se vogliamo fare questo patto con i libici e l'obiettivo è quello dichiarato, la prima cosa che dovremmo scrivere - e non è stata né detta, né scritta - è che bisogna operare respingimenti. In secondo luogo bisogna catturare gli scafisti e sconfiggere effettivamente il traffico di esseri umani.

Noi riconosciamo che sia un bene aiutare questo Paese ancora del tutto destabilizzato. Avere un interlocutore efficiente ed affidabile in Libia sicuramente sarebbe anche interesse italiano. Stiamo votando per risoluzioni che non fanno altro che approvare una delibera del Consiglio dei ministri che nasce da una lettera di invito del Governo di Tripoli, riconosciuto dalla comunità internazionale, di cui non abbiamo assolutamente cognizione. Sarebbe stato così strano, dato che ci vengono chiesti aiuti per un interesse reciproco, sconfiggere questi reati e il traffico ingestibile a livello italiano ed europeo, conoscere gli estremi di questa lettera? La lettera è stata secretata. Per deliberare il Parlamento dovrà pur avere cognizione dell'oggetto effettivo della richiesta.

In Commissione abbiamo proposto di segretare la seduta per una mezz'ora per poter leggere cosa effettivamente ci chiedono i libici, al fine di deliberare. Anche noi commissari siamo rappresentanti istituzionali e abbiamo l'obbligo della riservatezza rispetto a un documento riservato e segretato; anche noi ne prendiamo atto senza darne alcun tipo di pubblicità. Perché non abbiamo potuto verificare e leggere questo documento? Non è certo un bel modo di agire.

Chiediamo che si facciano le cose in maniera seria, perché con due navi stiamo facendo finta di fare quello che diciamo di voler fare. Con due navi nel Mediterraneo non si fa assolutamente nulla; ne servono molte di più, forse anche più piccole, più efficienti, più veloci.

Gli immigrati che definiamo irregolari devono essere riportati nel luogo da cui sono partiti; devono, cioè, ritornare nei porti libici. Cosa succede se li intercettiamo dentro o fuori le acque libiche? In questo senso c'è un'ambiguità incredibile nelle risoluzioni, ma anche nella delibera del Governo: non si dice che cosa deve accadere. Proviamo a intuire: sembra che se li intercettiamo in acque libiche possiamo riportarli a terra; ma se questi fossero a qualche centinaio di metri fuori dalle acque libiche dovremmo - sembra, ripeto - riportarceli in Italia. No, non funziona così. Il traffico è illegale. L'immigrazione è illegale e il reato di tratta di essere umani è sempre lo stesso - concludo, Presidente - sia dentro che fuori le acque libiche. Bisogna scrivere che li rimpatriamo e li riportiamo nel luogo da dove sono venuti.

Faccio un'ultima osservazione. Noi potremmo agire soltanto in acque libiche, ovvero prospicienti i territori libici controllati dal Governo di accordo nazionale. La nostra Marina è dotata di strumentazioni efficientissime: impostiamo delle coordinate in modo che entro quelle coordinate si possa o si debba agire, ma non possiamo dire che si può agire in acque controllate dal Governo di Tripoli e non da altre milizie. Ci sono 150 milizie indipendenti che operano in Libia, oltre ai due Governi di Tobruk e Tripoli.

PRESIDENTE. Concluda, senatore.

DIVINA (LN-Aut). Dobbiamo essere un po' più precisi. Non possiamo mandare i militari in acque dove non sappiamo se c'è o no il controllo del Governo libico nazionale attuale. Ci sono troppi fattori che non tornano.

Stanti così le cose non possiamo votare le risoluzioni all'esame. Se le richieste che abbiamo fatto con il nostro ordine del giorno - che sono quelle che ho elencato e che fanno chiarezza su questi punti - venissero approvate, ci riserviamo fino alla fine un altro giudizio sulla risoluzione. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Il problema è che le risoluzioni vengono votate prima degli ordini del giorno.

È iscritta a parlare la senatrice Repetti. Ne ha facoltà.

REPETTI (Misto-Ipl). Signor Presidente, colleghi, finalmente si profila una soluzione alla crisi libica e di conseguenza una soluzione - almeno in buona sostanza - all'ondata migratoria che l'Italia non poteva e non può più sostenere.

La crisi libica - è bene ricordarlo - è scoppiata dopo un improvvido intervento franco-britannico - purtroppo, anche con la nostra partecipazione - che ha gettato la Libia in una situazione di totale anarchia, diventando di fatto, come sappiamo, un canale di passaggio dei migranti dall'Africa senza alcun controllo.

Credo che, al di là delle strumentalizzazioni politiche, che ci stanno e che ho ascoltato anche adesso, debba essere riconosciuto oggi al ministro Minniti anzitutto, oltre che ai ministri Pinotti e Alfano e all'intero Governo, il merito di aver contribuito a determinare una svolta decisiva per questa risoluzione.

Anche l'iniziativa del presidente Macron, con il peso della sua forza politica e militare e della sua influenza in Libia, è stata importante. Questo va detto.

Pertanto, con la decisione del Governo Gentiloni Silveri credo che oggi si apra una fase nuova. Con il via libera a un dispiegamento di forze militari italiane nelle acque interne alla Libia, in collaborazione con la guardia costiera libica (dunque non sono solo due navi), si può pensare a contrastare per la prima volta in modo concreto l'immigrazione illegale e il traffico di migranti. È chiaro, infatti, che in questo modo gli eventuali barconi dei migranti verranno riaccompagnati nei porti libici.

In questo quadro, anche l'accordo con le ONG è molto importante e le organizzazioni che non hanno firmato l'intesa - e non se ne comprende la ragione se non il loro agire in malafede - a mio avviso vanno respinte dai nostri porti senza se e senza ma.

In conclusione, oggi, con il voto del Parlamento si segna un decisivo passo in avanti per risolvere un problema che gravava interamente sulle spalle dell'Italia. Detto e fatto questo importante passo, resta a mio avviso il dovere morale della cooperazione con i Paesi africani per aiutare popolazioni afflitte da gravi problemi sociali ed economici. Anche questo non può più essere rinviato. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) e del senatore Russo).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Petrocelli. Ne ha facoltà.

PETROCELLI (M5S). Signor Presidente, il 28 luglio è stata comunicata alla Presidenza del Senato la deliberazione del Consiglio dei ministri in ordine alla missione sulla quale dobbiamo pronunciarci oggi, una missione di partecipazione in supporto alla Guardia costiera libica richiesta dal Consiglio presidenziale e dal Governo di accordo nazionale libico rappresentato da Fayez-al-Serraj. Tutto ciò a pochissimi giorni da oggi 2 agosto, a testimonianza del fatto che, quando un provvedimento è utile e necessario, i tempi di esame da parte del Senato possono essere strettissimi e su questo - vivaddio - concordo assolutamente, perché questo testo aveva all'origine una necessità ed un'urgenza che è stata rispettata nella tempistica. Dico questo soltanto per ribadire ancora una volta, se fosse necessario, che anche sui vitalizi si poteva procedere con urgenza, come chiedevamo ieri; tuttavia, come abbiamo visto, ci sono figli e figliastri e provvedimenti e "provvedimentastri" e i vitalizi sono rimasti nel cassetto fino a settembre. (Applausi dal Gruppo M5S). Signor Presidente, non mi dica che vado fuori tema, perché ieri il presidente Zanda lo ha fatto abbondantemente.

Se volessimo fare un minimo di storia sull'origine del testo in discussione - e io lo desidero - non dovremmo fare altro che partire da dove tutto è cominciato, cioè dalla convocazione da parte del presidente francese Macron, di poche settimane fa, dei due attori principali dello spaccatissimo panorama libico, cioè al-Serraj e il generale Haftar. Il Presidente francese, come hanno scritto tutti i commentatori e giornali (se ne è parlato in Parlamento e sulle televisioni), ha tirato due ceffoni al nostro Governo, scavalcandolo in maniera rapidissima e inequivocabile su una questione sulla quale sia il precedente Governo Renzi che l'attuale Governo Gentiloni Silveri stavano lavorando da tempo. A questi due ceffoni il nostro Governo ha risposto in maniera molto cristiana, porgendo l'altra guancia con il testo di discussione. In quell'incontro il presidente Macron ha consentito a due fazioni perennemente in lotta, che purtroppo non rappresentano la totalità delle fazioni in lotta sul territorio libico, di mettersi d'accordo su una serie di punti, ossia sul sostenere il processo di riconciliazione nazionale, sul promettere e cercare di mantenere il cessate il fuoco, sull'astensione dal ricorso alle Forze armate per tutte le azioni che non riguardino la lotta al terrorismo, ma soprattutto sulla costruzione in Libia di uno Stato di diritto sovrano, civile e democratico.

Ora, il generale Haftar, tornato a casa dopo aver stretto la mano ad al-Serraj e al presidente Macron, ha sconfessato la validità sostanziale di questo momento, dicendo che al-Serraj non rappresenta assolutamente alcuna autorità riconosciuta dalla sua fazione. Su questo ci sarebbe ben poco da obiettare. Io avrei invece molto da obiettare su questa deliberazione del Consiglio dei Ministri, che a questo punto mi pare una misera, anzi miserrima pezza a colori messa all'iniziativa del presidente Macron, che, da neoeletto, ha dalla sua buona parte del Governo e della forza parlamentare, ha dalla sua la forza di una compagine governativa che invece il presidente Gentiloni Silveri, essendo purtroppo il fantoccio di Renzi, non può avere, non ha e non avrà mai.

E allora qual è il motivo dell'accordo con un altro fantoccio riconosciuto da tutti i governi internazionali, come è effettivamente al-Serraj, che non ha credibilità e che è un pupazzo messo lì soltanto per poter continuare a operare da parte delle fazioni veramente forti e importanti dell'area della Tripolitania senza incontrare grandi ostacoli? È un accordo, mi pare di capire, supportato da due governi fantoccio. Purtroppo, uno dei due governi fantoccio è il Governo italiano. E come possiamo pensare allora di poter controllare e contrastare l'immigrazione illegale e il traffico di esseri umani, se ci rivolgiamo a una parte che non rappresenta nulla e che non ha la forza né militare, né politica, né di rappresentanza popolare, come effettivamente è il Governo al-Serraj? Come pensiamo di poter andare in Libia e consentire che sia una missione che abbia tutti i crismi della sicurezza per i nostri militari e soprattutto per gli obiettivi che si prefigge sulla carta, cioè contrastare il traffico di esseri umani?

C'è una differenza enorme, signor Presidente e colleghi, tra le parole e la sostanza. Le parole sono quelle contenute in tre foglietti; tanto è il volume di carta della deliberazione del Consiglio dei ministri approvata in fretta e furia, sui cui obiettivi eravamo pure d'accordo (e l'abbiamo detto in Commissione), ma che aveva necessità di modifiche, che abbiamo proposto e che sono state bocciate. Abbiamo parlato del codice di condotta: è su questo che chiedevamo una modifica. Un codice di condotta che non preveda formalmente sanzioni, perché è un codice di condotta, è esattamente il contrario di quello che chiediamo da mesi, rifacendoci a una proposta di legge presentata alla Camera, a prima firma Bonafede, nella quale si dice chiaramente che dovremmo chiudere i nostri porti alle ONG che non rispettano le regole. Se c'è un dispositivo di legge, puoi avere delle sanzioni; se ti basi invece su un codice di condotta, le sanzioni vanno a farsi benedire.

Nella situazione attuale, allora, molto probabilmente andremo a impelagarci in una questione nella quale oggi, con queste regole, noi non siamo d'accordo ad andarci a impelagare perché c'è un soggetto considerato a tutti i livelli - dicono i colleghi qui in Aula - rappresentante dell'autorità legittima libica, al-Serraj, il quale invece a stento avrebbe l'ambizione di controllare il proprio cortile di casa. E controllare il proprio cortile di casa non è necessariamente una cosa da poco, perché, se fosse il Presidente degli Stati Uniti d'America a controllare il proprio cortile di casa, controllerebbe tutto il continente sudamericano. Ma il cortile di casa di al-Serraj non arriva nemmeno fuori dalla blindatissima residenza in cui vive e da cui esce con macchine blindate, perché nemmeno a Tripoli può avere la garanzia di sopravvivere, visto che è l'assoluto e incontrastato, considerato tale anche in quest'Aula, rappresentante legittimo del Governo libico.

Qualche settimana fa il presidente francese Macron, che gode del consenso derivantegli dal fatto di essere stato appena eletto e di essere un rappresentante autorevole, ha scritto un teorema, mettendo attorno a un tavolo i due principali attori del teatro libico. Questo Governo, il Governo Gentiloni Silveri-Alfano-Pinotti, si appresta, anzi l'ha già fatto, a scrivere un corollario di questo teorema; ma un corollario non può che rafforzare la tesi del teorema stesso, e la tesi del teorema è che i francesi ci hanno dato quattro ceffoni.

Per quanto noi fossimo d'accordo a sostenere un intervento, riteniamo che un intervento come quello previsto dal Governo sia sì urgente e necessario, ma non con le modalità raffazzonate, approssimative e l'atteggiamento cialtronesco che questo Governo ha ancora una volta. (Applausi dal Gruppo M5S).

È lo stesso atteggiamento cialtronesco dei ministri Alfano e Pinotti, allora guidati dal presidente del Consiglio Renzi, che ci ha portato a dare carta bianca (quando è stata data loro carta bianca), tanto da arrivare ad accordi con Bruxelles per far approdare tutti i migranti sulle nostre coste.

In Commissione abbiamo dovuto purtroppo - e lo dico davvero con certezza - fare un passo indietro, dicendo che il provvedimento era ed è necessario; ma non possiamo dare una delega, ancora oggi, in bianco, senza conoscere bene le regole d'ingaggio, senza sapere bene quale sarà l'area in cui le nostre navi e i nostri uomini dovranno operare, senza sapere se ci può essere o no la possibilità di bloccare sul territorio libico tutti i trafficanti di esseri umani. Non possiamo, allora, dare una delega in bianco a queste tre paginette.

Molto probabilmente ci poteva essere un altro accordo in Commissione, lo abbiamo sostenuto fino all'ultimo momento, Presidente. Ancora una volta, chi ci ha chiuso le porte non può che essere responsabile della presentazione di diverse risoluzioni e del fatto che non si sia riusciti ad arrivare a un accordo, che su questo tema ci vedeva principali protagonisti, in quanto siamo stati tra i primi a ritenere che la regolamentazione nel mare debba essere fatta con un dispositivo di legge e non solo con le regolette e con le convenzioni.

Il mio collega Marton spiegherà ancora meglio il senso del voto che esprimeremo. Mi resta solo da dire che si è persa l'ennesima occasione di avere una procedura condivisa da tutti i Gruppi, di dimostrare che il nostro Paese ha una dignità internazionale che vuole ripresentare. Ma se continuiamo ad appoggiare coloro i quali sono visti dalla comunità internazionale come personaggi con poca rappresentanza non possiamo che farlo con un Governo che, ormai da tanto tempo, in questo Paese ha altrettanta poca rappresentanza, visto che già da dicembre l'ex Presidente del Consiglio, dopo aver perso il referendum, avrebbe dovuto andare a casa, mentre ce lo troviamo ancora a guidare il suo secondo Governo, il cosiddetto Governo Gentiloni. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione congiunta.

Avverto che al testo delle risoluzioni delle Commissioni riunite 3a e 4a sono stati presentati gli ordini del giorno dal G1 al G9, i cui testi sono in distribuzione.

MARTON (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTON (M5S). Signor Presidente, non sono ancora in distribuzione gli ordini del giorno; le chiedo se ci può concedere un minuto per leggerli.

PRESIDENTE. Io li ho già distribuiti.

Hanno facoltà di parlare i relatori.

SANGALLI, relatore sul documento XXIV, n. 78. Signor Presidente, non interveniamo in replica alla discussione congiunta.

Sugli ordini del giorno non ci esprimiamo e ci rimettiamo al Governo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, che invito anche a pronunziarsi sulle risoluzioni già approvate dalle Commissione riunite 3a e 4a e sugli ordini del giorno presentati.

DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale. Signor Presidente, sull'ordine del giorno G1, a prima firma del senatore Centinaio, il parere è contrario. Sull'ordine del giorno G2, dei senatori Marton e Santangelo, esprimo parere contrario.

Sull'ordine del giorno G3, a firma dei senatori Santangelo e Marton, il parere è contrario, anche perché la nostra missione è di assistenza logistica alla Guardia costiera libica e, comunque, i migranti intercettati in acque libiche dai libici, a cui daremo assistenza, vanno accolti in Libia. Comunque nella risoluzione presentata c'è questo passaggio e dunque questa è la ragione per cui il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno G4, anch'esso a firma dei senatori Santangelo e Marton, esprimo parere contrario, anche perché l'invito è stato rivolto dal Governo libico al Governo italiano e non lo possiamo estendere ad altri Stati europei.

Invito al ritiro dell'ordine del giorno G5, sempre a firma dei senatori Santangelo e Marton, perché, in realtà, le considerazioni sulla prosecuzione dell'attività di cooperazione e di dialogo, in particolare con i Paesi al confine, sono contenute nelle premesse della risoluzione.

Sull'ordine del giorno G6, a firma dei senatori Santangelo e Marton il parere è contrario, perché si tratta di un impegno complessivo, ma non lo specificherei in questa sede.

Sull'ordine del giorno G7, a prima firma del senatore De Cristofaro, il parere è contrario. Teniamo presente che ieri si è svolta davanti al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) l'informativa sulla lettera pervenuta al Governo italiano da parte del Governo libico.

Sugli ordini del giorno G8 e G9, entrambi a prima firma del senatore De Cristofaro, il parere è contrario.

Sulle due risoluzioni approvate ieri in Commissione, il parere è favorevole.

MARTON (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTON (M5S). Signor Presidente, ritiro l'ordine del giorno G5. Mi conferma che è stato espresso parere contrario a tutti gli ordini del giorno?

PRESIDENTE. Sì, senatore Marton, è così.

Prima di passare alle votazioni, ricordo che gli ordini del giorno saranno posti ai voti dopo le risoluzioni delle Commissione riunite 3a e 4a.

Passiamo dunque alla votazione dei documenti XXIV, nn. 78 e 80.

COMPAGNA (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, la decisione che ha assunto il Consiglio dei ministri lo scorso 28 luglio ha posto noi parlamentari di opposizione, che mai avevamo praticato opposizione pregiudiziale sulle questioni di politica internazionale, tutta una serie di problemi. Da questo punto di vista sono grato al collega Paolo Romani, al collega Gasparri e a coloro che si sono attivati immediatamente perché la nostra posizione politica fosse di alto parlamentarismo, che significa sentire la patria dentro se stessi quando i nostri soldati vengono impegnati fuori casa. Parlare di alto parlamentarismo, però, non significa che non siano legittime altre posizioni. Ieri pomeriggio abbiamo ascoltato, attraverso l'intervento del collega Corsini, i dubbi e le esitazioni di chi al parlamentarismo tende talvolta a sovrapporre una logica sindacale o sindacalistica dei rapporti all'interno della maggioranza. Non è questo il nostro stile nel rapporto tra maggioranza e opposizione.

Attraverso il documento che il senatore Gasparri e il senatore Paolo Romani hanno cominciato ad illustrare sin da ieri - Gasparri lo ha fatto alla Camera dei deputati, dopo le comunicazioni dei Ministri, e Paolo Romani lo ha fatto ieri, per tutto il pomeriggio, davanti alle Commissioni riunite qui in Senato - esprimiamo la nostra posizione, che chiede rispetto per il passato. Non ci siamo sempre trovati d'accordo con le posizioni del Governo in Libia perché avevamo una visione più multilaterale, che il Governo non è riuscito a far valere, non credo perché non la condividesse - anzi - ma perché ci voleva l'ONU. L'ONU è stato un elemento abbastanza disattento alla questione libica nella comunità internazionale.

Abbiamo appreso con soddisfazione che il Ministro della difesa si è preoccupato volenterosamente di spiegare che la decisione del Consiglio dei ministri del 28 luglio è pienamente rispettosa della sovranità nazionale libica.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 13,01)

(Segue COMPAGNA). Però, al di là delle ipocrisie, parlare di sovranità dello Stato nazionale in Libia si presta alle peggiori ironie. Ha ragione e ciò che ci di divide dall'incontro franco-libico della scorsa settimana è che la furbizia francese di navigare tra due posizioni contrapposte libiche lascia abbastanza il tempo che trova. Tra l'altro, insieme al sottosegretario Della Vedova lo abbiamo rilevato ieri in Commissione, il «Corriere della sera», giornale che secondo alcuni sarebbe quasi un'istituzione, ieri attaccava la nullità e l'isolamento dell'Italia in politica estera. Avesse ragione o torto il volenteroso collaboratore del «Corriere della sera», per noi è tutto il contrario.

La nostra tradizione è altamente liberale: eravamo con Giolitti per evitare l'ingresso nella Prima guerra mondiale, ma una volta che l'Italia andò in guerra, come ebbe a dire in Parlamento il socialista Filippo Turati, «anche la nostra patria è sul Grappa». Ci auguriamo che non succeda.

Faccio un'ultima considerazione. È stato opportuno inserire le ragioni per le quali siamo favorevoli nel documento conclusivo. Mi riferisco al continuo monitoraggio del rapporto tra Governo e Parlamento. Lo ha chiesto ieri in Commissione l'amico Corsini. Il senatore Gasparri lo aveva anticipato nella più bollente seduta delle Commissioni congiunte e riunite di Camera e Senato. Quindi, rassicurati sulla continuità di verifica della decisione, il nostro Gruppo non ha motivo per non essere a favore della decisione del Consiglio dei ministri e per non abdicare. Ecco perché il nostro ordine del giorno ha una sua compattezza senza espressioni polemiche, colleghi di maggioranza, nei vostri confronti, ma non possiamo accettare implicite o esplicite espressioni polemiche su quando l'Italia era governata da un altro Presidente del Consiglio e la Francia da altri Presidenti della Repubblica non meno spregiudicati di quanto sembra, stando a quanto ricordava il collega Petrocelli, il giovane Presidente della Repubblica attuale. Di qui il nostro voto favorevole. (Applausi dal Gruppo FL (Id-PL, PLI). Congratulazioni).

DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ricordo che i tempi per le dichiarazioni di voto sono di cinque minuti. Ne ha facoltà. (Commenti del senatore Santangelo).

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, allora, oltre ad esser truffati da queste missioni, veniamo anche scippati di cinque minuti di tempo per parlare.

Mi pare però che abbiamo fatto un buon ragionamento in discussione.

Vorrei dire a colleghi come il senatore Compagna o del Gruppo di Forza Italia, che hanno concordato di approvare la risoluzione, che va bene la libertà d'azione, però siamo seri: perpetriamo in quest'Aula l'ennesima ipocrisia; si sono continuate a tradire tutte le volontà espresse in Aula. Stando alla carta, la Lega dovrebbe dire: «Finalmente abbiamo ottenuto un grande risultato», proprio come hanno fatto Fratelli d'Italia e la Meloni, che hanno scambiato quel poco che portiamo a casa per un blocco navale. No non è un blocco, anche perché con due navi non fai un blocco navale: con due navi vai a passeggio per il Mediterraneo. Non si fa nemmeno ciò che si dice di voler fare, come non è stato fatto con Triton, perché non si sono difese le frontiere, ma abbiamo importato immigrati in più, caricandoli dalle navi delle ONG sulle nostre navi e portandoli nei porti italiani. Lo stesso è stato fatto con Sophia: dovevamo sconfiggere i trafficanti e abbiamo continuato a importare immigrati. Cioè, l'azione che si dice di voler fare è condivisibile, ma ciò che si fa tutt'altra cosa. Con questo provvedimento si continua a perpetrare un'ipocrisia di fondo.

Politicamente sono stralunato e non riesco a capire come si possa continuare a riconoscere la buona fede, quando una buona fede non c'è. Parliamo di un documento e deliberiamo senza che nessuno in quest'Aula abbia potuto leggerlo, perché è stato dichiarato dal Governo di una certa riservatezza e addirittura da segretare. Deliberiamo su una volontà di un Governo che ci chiede aiuto e neanche sappiamo cosa esattamente ci chiede. Mandiamo due navi, e già questo fa un po' sorridere.

Perché non possiamo votare questo provvedimento, signor Sottosegretario? Se lei avesse usato un po' di prudenza dicendo di essere disposto a fare chiarezza sul provvedimento, accettando uno o due punti di quelli chiesti dalla Lega, avremmo potuto anche pensare che c'è un po' di buona fede; non hanno scritto bene la norma e sono disposti a correggerla, a integrarla e quant'altro. Ma avete respinto di sana pianta tutto ciò che si deve o che si dovrebbe fare. A questo punto è perché volete fare esattamente altre cose.

Noi vogliamo che si scriva che gli irregolari - ripeto, gli irregolari - non possono essere continuamente portati in Italia, che si recuperino dentro o fuori dalle acque territoriali. È una cosa così strana? Si poteva scrivere? Gli italiani non vogliono più immigrati irregolari. Chi ha titolo, chi scappa da guerre o da crisi umanitarie, chi muore di fame o sotto le bombe, nessuno lo ricaccia a casa; ma non possiamo accettare 200.000 persone che vogliono provare a vivere meglio e si imbarcano in qualche modo, tanto sanno che con poca benzina in poche miglia troveranno qualcuno in prossimità delle acque territoriali che li porteranno in un approdo sicuro.

Non possiamo neanche mandare i militari a controllare zone di cui non conoscono l'entità o i confini; possono entrare in acque territoriali controllate dal Governo di accordo nazionale libico. Ma se in quelle decine di migliaia non fosse il Governo, ma un'altra forza locale, libera, autonoma, indipendente; o se fossero le forze di Haftar a controllare quello spazio, questi sparerebbero. Haftar vi già mandato un messaggio: «non entrate in acque libiche armati». Come andiamo a sconfiggere terroristi e trafficanti con le mani in tasca? Le navi hanno dei razzi di segnalazione, ma quelli servono per l'emergenza, non fanno paura a nessuno, sono come i mortaretti.

Ci sono troppe imprecisioni e nessun proposito chiaro. Chiediamo di fare chiarezza e voi dite di no. Noi diciamo che, anche fuori dalle acque territoriali, ancorché non sia scritto, i migranti devono essere rimpatriati. Poi accordatevi con i Paesi di partenza, con i libici e fate gli hotspot e i centri di accoglienza: lì si verificherà chi ha titolo per venire in questo Paese e arriveranno quei pochi, che oggi sono il 5 per cento, di coloro che arrivano e noi li accoglieremo a braccia aperte.

Estendiamo però anche a tutto il Paese, e non solo a quella parte controllata dal Governo, la possibilità di entrare nelle rispettive acque territoriali, altrimenti mandiamo anche allo sbaraglio i nostri poveri e pochi militari, perché - ripeto - con due navi è un po' un impudicizia: è la foglia di fico per dire: «voglio fare, ma di fatto non faremo assolutamente niente».

Per questi motivi e per dire chiaramente che questa è l'ennesima presa in giro per gli italiani, la Lega Nord, anche se sulla carta dovrebbe dire che finalmente ci muoviamo nella giusta direzione, esaminato il contenuto delle risoluzioni, deve dire che è tutta una grande finzione. Perciò non possiamo votare a favore del documento al nostro esame. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

AMORUSO (ALA-SCCLP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AMORUSO (ALA-SCCLP). Signor Presidente, sembra che siamo qui perché il Paese sappia che l'Italia contrasta il fenomeno dell'immigrazione illegale e del traffico degli esseri umani. E, come sempre avviene nelle italiche tradizioni, la montagna partorisce il topolino.

Tutto è iniziato con squilli di tromba e bandiere al vento: la visita di Sarraj a Roma dopo lo schiaffo di Parigi e una lettera che è diventata misteriosa perché è segretata e solo i componenti del Copasir l'hanno potuta leggere. I Gruppi che non hanno rappresentanti al Copasir non possono neanche sapere di che cosa oggi stiamo discutendo. Questa lettera misteriosa è diventata una richiesta di sostegno al contrasto, appunto, dell'immigrazione illegale e al traffico di esseri umani.

Tutto questo si faceva parlando di navi, aerei e truppe che dovevano essere utilizzate in questa missione. Alla fine oggi votiamo una missione che parla di supporto logistico e tecnico, non rappresenta un intervento di terra, perché questo sarebbe invadere la competenza e l'autorità sul territorio libico dello Stato libico, e non sappiamo quale sia, unicamente finalizzata al conseguimento di obiettivi di supporto alle autorità di quel Paese. Si rileva che non è un blocco navale, ma lo si evince, visto che i grandi e potenti mezzi sono una nave logistica e un pattugliatore, che tra l'altro vengono utilizzati da quelli che sono in uso per l'operazione «Mare sicuro». Per cui questa non è una missione ufficiale, nel senso di missione autonoma, ma è come una missione estrapolata da «Mare sicuro»; siccome però quella è internazionale, mentre questa è nazionale, siamo tenuti a dire che l'Italia finalmente collabora a bloccare l'immigrazione clandestina e selvaggia che avviene sui nostri territori.

Tutto questo susseguirsi di posizioni danno luogo oggi a un'iniziativa che è indebolita e a un intervento generico e sottotono. Tra l'altro, non bisogna neanche rischiare di toccare le suscettibilità delle tante fazioni che oggi operano sul territorio libico. Ci avventuriamo senza sapere cosa ci aspetta in un'operazione in cui contro di noi ci saranno sì i barconi, ma anche organizzazioni armate di armi pesanti che sono molto più pericolose a volte di quelle in possesso degli stessi mezzi dell'autorità libica.

Questo è un Governo ondivago che parte e non arriva, che dice ma poi non fa, che prima impegna centinaia di milioni e risorse, firmando protocolli, come quello che riguardava Triton, con l'uso esclusivo dei porti italiani, e poi vuole che i porti italiani non vengano utilizzati; prende provvedimenti perché le navi delle ONG non vengano giustamente nei porti italiani e oggi dice che bisogna respingere.

Qual è allora l'azione di questo Governo e di questo Ministro degli affari esteri che ha dichiarato ieri che si opera per l'unità e la stabilità della Libia e per evitare la frammentazione dell'azione della comunità internazionale? Mi rivolgo al Ministro degli affari esteri, che oggi, come si evince sui giornali da un'intervista al Ministro degli interni, viene anche commissariato nelle sue funzioni. Il Ministro dell'interno, infatti, già ci ha comunicato che andrà in Libia prossimamente per parlare con tutti i rappresentanti delle varie realtà politiche che operano su quel territorio.

Ebbene, eccoci oggi a dover discutere di una missione che giustamente, come ricordava il senatore Compagna, Ernesto Galli della Loggia indicava ieri come una missione dalle molte incognite e già annunziata all'insegna del solito minimalismo del vorrei ma non posso. Purtroppo, è questa la storia che si ripete: il vorrei ma non posso, facciamo ma poi non facciamo e intanto i nostri soldati partono.

Ecco allora il senso di responsabilità del nostro Gruppo. Noi avremmo la tentazione di non votare oggi a favore del provvedimento, ma non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo che i nostri soldati che partono per questa avventura non sentano forte, con loro, la solidità del Parlamento e, quindi, del popolo italiano. (Applausi dal Gruppo ALA-SCCLP e del senatore Scilipoti Isgrò. Congratulazioni).

*CORSINI (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CORSINI (Art.1-MDP). Signor Presidente, prenderò le mosse da due premesse.

In primo luogo annuncio il voto favorevole del Gruppo Articolo 1 - Movimento democratico e progressista al provvedimento in esame, nel segno di un'assunzione di responsabilità nazionale, per altro in continuità con una tradizione nella quale personalmente mi riconosco.

In secondo luogo desidero rendere pubblico un apprezzamento ai colleghi, senatori Sangalli e Vattuone, per la sensibilità e la disposizione all'ascolto, al dialogo che hanno dimostrato accogliendo suggerimenti, indicazioni e richieste in ordine a temi che per noi erano e sono fondamentali, soprattutto la precisazione che la missione in cui ci apprestiamo non intende promuovere un blocco navale militare di respingimento. Inoltre, un chiarimento in ordine al ruolo che viene assegnato agli italiani presenti sul suolo libico: una collaborazione per rendere proficua l'attività delle autorità libiche, la cui legittimità non vogliamo mettere in discussione.

Ancora: la disponibilità a promuovere verifiche periodiche in ordine ai risultati della missione. Noi crediamo che per esporre una valutazione compiuta e convincente dobbiamo far riferimento a un quadro più generale, perché non vi è dubbio che la Libia viva drammatici problemi in mare, problemi che sono pure nostri e anche europei. La Libia deve però affrontare anche drammatici problemi in terra. Oltre ai mercanti di morte e ai criminali trafficanti di esseri umani, vi sono i contrasti politici, le conflittuali ambizioni di potere, lotte tra tribù e interessi economici divergenti. Si tratta, insomma, di un Paese lacerato e diviso dallo scontro tra fazioni, una vera e propria polveriera a rischio di deflagrazione.

Se questa raffigurazione ha un qualche fondamento dobbiamo prendere atto che sono inadeguate, insufficienti e persino fallimentari le iniziative unilaterali e che occorre un cambio di passo, il recupero di un protagonismo nel campo della politica estera in una dimensione multilaterale. Questo non significa che noi passiamo sotto silenzio, o non esprimiamo un giudizio in ordine alle iniziative del Governo italiano, il quale deve evitare la penalizzazione dell'isolamento. Non c'è dubbio che le iniziative intraprese dal ministro Minniti - penso alla fondazione dei gruppi di contatto, agli appuntamenti di Roma e Tunisi, alla promozione dell'action plan, agli interventi di capacity building, alla proposta di costituzione di MRCC e di regionalizzazione degli sbarchi - definiscono una prospettiva meritevole di essere perseguita con determinazione e coerenza.

Ancora: non passerò in rassegna i punti che ieri il ministro Alfano ha illustrato, ma mi pare di poter riconoscere la ricerca di un nuovo approccio, per lo meno il tentativo, che ci auguriamo possa conseguire preziosi e remunerativi risultati, di un cambio di passo. Tuttavia, pur nel quadro di un voto favorevole, vogliamo segnalare alcune criticità, alle quali, in prospettiva, assegniamo il significato e la valenza di un promemoria, di un ammonimento.

La prima indicazione riguarda la necessità della definizione di una cornice giuridica più netta nell'ambito di un compiuto riconoscimento del ruolo dell'ONU, quindi l'attivazione della missione in un quadro internazionale più chiaro e giuridicamente meglio legittimato. Ancora: l'impegno alla convocazione di un Consiglio europeo che abbia in agenda questa missione, con specifico riferimento al ruolo dei Paesi dell'Unione europea. Oltre a questo, una mobilitazione prudente e avveduta finalizzata a ricomporre le divisioni tra i vari soggetti politici libici, la garanzia dell'istituzione di centri di accoglienza che assicurino il pieno rispetto dei diritti umani, l'organizzazione di corridoi umanitari per richiedenti asilo e quanti abbisognano di protezione internazionale e, infine, verifiche periodiche non generiche, ma con specifico riferimento agli sviluppi interni sul terreno, alle regole d'ingaggio, alla protezione dei migranti, al coinvolgimento degli attori locali.

In conclusione, la metodologia che ieri positivamente il senatore Sangalli ed il senatore Vattuone hanno perseguito riconferma la possibilità che Articolo 1 continui a sentirsi parte integrante e considerevole di questa maggioranza. Questo, tuttavia, sarà possibile soltanto nell'attivazione di un ascolto reciproco, di un dialogo fattivo, nell'individuazione di obiettivi che possiamo insieme condividere, nel perseguimento dell'interesse generale del Paese. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP).

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, il Gruppo per le Autonomie-PSI-MAIE condivide e sostiene l'azione di Governo volta a combattere con maggiore efficacia il fenomeno dell'immigrazione illegale. Chi ne contesta obiettivi e scelte dovrebbe indicare quale alternativa vi sia alla politica adottata dal Governo e che configura il problema dei flussi migratori come problema europeo. Problema europeo in relazione al quale l'Italia si assume le proprie responsabilità, come sappiamo. In altri termini, responsabilità italiane e responsabilità europee sono in relazione fra loro e se ritardi e problemi vi sono - come è evidente - hanno questa dimensione comune.

Non è sostenibile che l'Europa si defili e non affronti le conseguenze delle scelte che essa stessa ha compiuto: l'accordo di Dublino, le regole delle missioni di soccorso, la disciplina degli accessi dei profughi e la loro riallocazione. L'Italia è frontiera dell'Europa e il controllo delle frontiere esterne europee, né in termini geopolitici, né in ordine alle risorse, è delegabile a chi come l'Italia è Paese geograficamente più esposto perché Paese di primo approdo.

Non è pensabile che gli altri Paesi europei richiedano la sospensione delle regole di Schengen per evitare di affrontare l'emergenza costituita dai migranti e non è accettabile che l'Europa non adotti linee ferme nei confronti dei Paesi, in primo luogo dell'Est europeo, che non condividono criteri e responsabilità nella riallocazione dei profughi.

In ordine al flusso dei migranti, la missione italiana approvata dal Consiglio dei ministri è certamente importante per le attività di controllo e contrasto dell'immigrazione illegale e del traffico di esseri umani.

Sotto questo profilo condividiamo pienamente gli obiettivi definiti nella deliberazione adottata dal Governo e in particolare l'esigenza di sostenere al più presto l'istituzione di centri di protezione e assistenza nel territorio libico per i migranti soccorsi in mare gestiti dall'UNHCR e dall'OIM, anche ai fini dell'accertamento del diritto d'asilo e di elaborare programmi operativi e progetti di cooperazione in territorio africano nelle aree di partenza e di passaggio del flusso migratorio, al fine di ridurre la pressione sulle coste libiche. È evidente che così si affronta il problema con politiche e scelte che prevengono le difficili condizioni costituite dalle attività di soccorso in mare. Nel contempo, occorre procedere nell'adozione di procedure e regole che consentano operazioni di rimpatrio di coloro che non hanno diritto di asilo.

È certamente importante proseguire nell'adozione di accordi bilaterali con i Paesi africani di maggiore provenienza dei flussi migratori, anche con un programma di aiuti pluriennali nei loro confronti. Non si capisce, infatti, perché i miliardi ci siano per la Turchia, per chiudere le frontiere negli altri Paesi, mentre le risorse scarseggiano per i Paesi africani.

Contestualmente, siamo convinti che bene abbia fatto il Governo ad affrontare in termini rigorosi l'esigenza di adottare nuove regole, più vincolanti, per l'attività delle ONG. Chi non approva il codice adottato dal Governo italiano si pone al di fuori di un sistema di salvataggio organizzato. Sistema che è indispensabile e che bene ha fatto il Governo a impostare in questi termini. Ora le nuove regole vanno applicate con rigore e fermezza, soprattutto nei confronti delle ONG che non hanno firmato l'accordo.

Per queste ragioni il Gruppo per le Autonomie-Maie-PSI voterà a favore della risoluzione delle Commissione riunite affari esteri e difesa. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE e del senatore Scalia).

CASINI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASINI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, sarò anche io breve, necessariamente, ma non senza aver fatto notare che le comunicazioni del ministro Alfano e della ministra Pinotti ieri nelle Commissioni riunite affari esteri e difesa e le affermazioni rese dal ministro dell'interno Minniti, audito la scorsa settimana, delineano secondo me un quadro chiaro e limpido di un Governo che non procede affatto al buio; non procede affatto con sottrazione di competenze tra gli uni e gli altri; non procede affatto con distrazione, ma procede secondo una limpida, chiara e coerente strategia che unisce il Presidente del Consiglio e i tre Ministri più significativi nell'ambito della sicurezza per il nostro Paese.

C'è un disegno che parte dalla collaborazione con i sindaci delle città impegnate a contrastare i racket dell'immigrazione clandestina. C'è una strategia nella presenza della Forze armate italiane a supporto della Guardia costiera libica. Esse non vanno lì ad effettuare un blocco dei porti, che sarebbe improprio e non accettato dalle autorità libiche, ma certamente non vanno lì a fare le belle statuine, perché si impegnano fortemente a contrastare i traffici illegali, in presenza di una Guardia costiera libica che senza il nostro supporto è inefficace in questo controllo.

C'è una politica estera del Governo, quella del ministro Alfano, che lavora con i Paesi dell'Africa subsahariana per realizzare quello che Gentiloni oggi e Renzi ieri hanno definito con il migration compact, cioè con quell'"aiutiamoli a casa loro" che non è affatto un motivo per polemiche improprie, ma è uno strumento assolutamente necessario per evitare che questa ondata umana arrivi e che ci troviamo, come ci troviamo oggi, nelle condizioni di non riuscire a fare un'accettazione che si coniughi con la dignità umana e con il decoro per chi viene sul nostro territorio nazionale.

Dunque, noi voteremo convintamente sì, come ha fatto già la Camera dei deputati poco fa. E siamo lieti che una forza responsabile e di Governo come Forza Italia, che pure è collocata oggi all'opposizione, supporti con il suo voto responsabile questa nostra iniziativa. Infatti questo significa corrispondere all'interesse nazionale. L'interesse nazionale arriva prima della nostra collocazione in quest'Aula, che sia di maggioranza o di opposizione.

Infine vorrei dire anche che i controlli che in queste ore si stanno facendo nel porto di Tripoli sulle navi delle ONG corrispondono anch'essi ad una strategia. Noi tutti, infatti, apprezziamo le ONG quando salvano vite umane, ma non si capisce perché la nave di una ONG debba salvare vite umane disattivando i transponder nel momento in cui effettua un'azione di soccorso e non accettando che vi siano ufficiali di polizia giudiziaria italiana a bordo. Ciò vuol dire che c'è qualcosa che non fila. Non è accettabile, infatti (se non c'è niente da nascondere), il rifiuto ad un coinvolgimento dello Stato italiano a bordo della nave. Ciò vuol dire, evidentemente, che vi è una situazione non chiara e lo Stato deve rendere chiaro ciò che non lo è. Ben vengano, quindi, anche le ispezioni che si stanno facendo in queste ore nel porto di Lampedusa.

Qualcuno cita Macron e la Francia. Io ho apprezzato quello che ha detto il Ministro degli affari esteri. Macron riunisce Haftar, che noi abbiamo sempre detto di dover coinvolgere nella soluzione del problema libico, e il Presidente del Governo sostenuto dall'ONU e da noi. Fanno un passo avanti? Noi saremmo contenti, ma purtroppo il nostro timore è che non lo abbiano fatto visto che Haftar, una volta tornato in Libia, ha attaccato Sarraj dicendo che è un burattino. Ciò vuol dire che anche Macron non è un campione del mondo e non è riuscito a realizzare il miracolo. Magari l'avesse fatto: noi saremmo stati con lui se avesse operato questo miracolo perché sarebbe servito anche a noi. Purtroppo, noi da sempre sappiamo che la Libia è una realtà composta da oltre 30 tribù e il problema non si risolve se non si mettono assieme tutti, come stanno cercando di fare i nostri governanti in silenzio.

Dovrei continuare, ma vedo la faccia arcigna del vicepresidente del Senato che mi richiama, com'è giusto che sia, a rispettare i tempi e allora concludo dicendo un'ultima cosa: vi è nel Paese la percezione che gli arrivi siano insostenibili. In parte lo sono: i Comuni e i prefetti stanno facendo cose straordinarie e bisogna ringraziarli per questo. Però, secondo i dati odierni, gli arrivi sono in diminuzione rispetto allo scorso anno. Dobbiamo allora cercare di capire qual è la percezione e qual è la realtà, e la politica ha il compito di spiegare che ci sono la percezione e la realtà.

Infine vorrei che restasse sui Resoconti il fatto che il presidente Latorre è stato in Egitto, ha detto delle cose importanti e le ha messe sul tavolo del confronto politico. Personalmente mi permetto di dire che non sono questioni che possono essere lasciate cadere, perché il suo è stato un atto politico forte e noi oggi dobbiamo trovare il modo, sia per il caso Regeni, sia sul tema immigrazione sia sul contrasto al terrorismo di recuperare la capacità di dialogo diplomatico con l'Egitto che oggi manca dato che non abbiamo né l'ambasciatore egiziano né quello italiano. (Applausi dai Gruppi AP-CpE-NCD e PD, e del senatore Buemi).

DE CRISTOFARO (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, interverrò brevemente, ma chiedo di consegnare il testo integrale del mio intervento affinché venga allegato al Resoconto della seduta odierna.

PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.

DE CRISTOFARO (Misto-SI-SEL). Vorrei dire semplicemente che noi consideriamo la missione in Libia una vera e propria svolta nella politica del nostro Paese, una svolta secondo noi sbagliata e pericolosa nell'intero approccio dell'Italia al dramma dell'immigrazione. Credo che le cose vadano chiamate per nome e non in maniera ipocrita come a volte sento fare, perché a differenza di quello che è accaduto nel corso delle missioni precedenti, e in particolare in quella di Mare Nostrum ben conosciuta, questa volta non è vero che andiamo a salvare vite e a prestare soccorso. Stavolta andiamo a svolgere compiti di sicurezza, a dare un impulso massiccio alla cosiddetta esternalizzazione dei confini e ad affidare alle nostre navi un ruolo di supporto logistico e militare alla Guardia costiera libica che però, come sappiamo, non risponde quasi mai al Governo di Sarraj, ma risponde invece a milizie locali e spesso anche i trafficanti e non offre alcuna garanzia in merito al rispetto dei diritti umani.

Abbiamo più volte denunciato, anche all'interno di quest'Aula, i cosiddetti centri di detenzione in Libia, quelli in cui i migranti dovranno essere ricondotti e dove sono ben conosciute le torture e i trattamenti degradanti. Insomma, crediamo che questa missione non sia una missione umanitaria, ma sia una missione di polizia, in conflitto con le convenzioni internazionali, come quella di Ginevra, ma anche con la legge italiana. Pensiamo che proprio in questa cornice si spiega l'adozione del codice di condotta per le ONG: una scelta - vorrei dirlo qui in Senato - che noi consideriamo sciagurata, completamento sbagliata, il cui costo, secondo noi - naturalmente, ci auguriamo di sbagliare - si misurerà in vite umane, ma che purtroppo è omogenea alla novità della svolta della nostra politica estera rispetto a questa questione. Temiamo che l'unico esito sarà quello di sgombrare quel braccio di mare dalle testimonianze scomode, diciamo così, come ci pare indicare già quello che è successo stamattina, con il fermo della nave di una ONG tedesca.

Pensiamo che questa svolta, per l'appunto, avrà un costo molto alto e crediamo anche che abbia a che fare con un racconto, con una narrazione che naturalmente non crediamo debba nascondere i problemi, ma che sia assolutamente sproporzionata, almeno per come è stata raccontata in Italia rispetto ai dati reali. È senz'altro vero che siamo dinanzi ad un fenomeno epocale, quello dell'immigrazione, con milioni di persone che si spostano per fuggire dalla guerra, dalla carestia, però è anche vero che i dati numerici con i quali ci confrontiamo sono molto diversi dal racconto della cosiddetta invasione, così come viene raccontata in particolare dalle destre. E ci dispiace molto che anche la maggioranza del cosiddetto centrosinistra su questo terreno abbia subito un tale livello di egemonia.

Crediamo che ci sia stato un fallimento dell'Europa e uno dell'Italia, molto serio, dentro questa vicenda e reputiamo questa missione profondamente sbagliata perché è sbagliata la direzione di marcia, che speriamo possa essere invertita anche e soprattutto ritirando il codice di condotta per le ONG e rafforzando il sistema di ricerca e di soccorso quando il codice verrà smantellato.

Presidente, approfitto per chiedere, se è possibile, di cancellare il secondo capoverso delle premesse dell'ordine del giorno G8, a mia prima firma, limitando il testo al primo e al terzo capoverso e naturalmente al dispositivo. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).

PRESIDENTE. Va bene, senatore, lo consideriamo un testo 2.

MARTON (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTON (M5S). Signor Presidente, è doveroso fare una premessa: la situazione in Libia è sicuramente complessa e complicata. Siamo anche consapevoli che qualsiasi intervento si vada a proporre o a fare in suolo libico può scatenare una serie di eventi che non sono prevedibili.

Non mi soffermerò sulle responsabilità di chi, anche in questo Parlamento, ha contribuito a creare il caos che c'è ora in Libia, nel tentativo di inseguire la Francia e le sue bombe sganciate su suolo libico e che ancora oggi continua a seguire Macron in una serie di ripicche che non hanno né testa, né coda. Non è un gioco; qui c'è in ballo la sicurezza nazionale.

Avremmo voluto esprimere un voto favorevole, Ministro. L'altra mattina abbiamo fatto una riunione congiunta dei Gruppi parlamentari del nostro Movimento e le posso assicurare che gli obiettivi che lei aveva indicato nel documento erano e sono tuttora condivisibili, uno per uno e personalmente li condivido fortemente. Ma poi cosa succede? Succede che sentiamo le sue dichiarazioni e arrivano le risoluzioni della maggioranza.

Tutto quello che è stato inserito nelle premesse e nelle comunicazioni in realtà è un bluff. Vorrei ricordare all'Assemblea che non si sta votando alcun intervento in Libia, ma la proposta di risoluzione del PD con gli impegni relativi a tale intervento, che in questo momento sono i seguenti: l'intervento è unicamente finalizzato al conseguimento degli obiettivi di supporto alle autorità di quel Paese, rilevato che la missione non può considerarsi un blocco navale; noi non stiamo facendo niente, stiamo esclusivamente dando supporto al Governo Sarraj. Quando negli obiettivi si parla di supporto concreto «nell'attività di controllo e contrasto dell'immigrazione illegale e del traffico di esseri umani», con questo impegno cosa si fa esattamente? Il Parlamento cosa sta dicendo? Che paletti sta mettendo? Noi abbiamo chiesto delle regole d'ingaggio non per un vezzo, ma perché ci preoccupavamo, per un semplice motivo. Formulo un'ipotesi e magari poi il relatore o chi per lui mi darà una risposta: laddove il nostro pattugliatore a supporto della marina e della guardia costiera libica dovesse assistere a un attacco alla guardia costiera da parte di qualche soggetto libico (ergo Haftar), noi come ci comporteremmo in quel caso? Cosa faremmo? Da nessuna parte è scritto che tipo di comportamento avremmo. Difenderemmo Sarraj e attaccheremmo le milizie di Haftar?

Signora Ministro, lei sa che l'altro giorno le milizie di Haftar hanno "conquistato" Sabrata, hanno smantellato il clan di Abashi e quindi messo in un angolo sempre più piccolo il Presidente libico.

Passando al secondo obiettivo, mi si accende una lampadina. Si parla di «protezione e difesa dei mezzi del Consiglio presidenziale/Governo di accordo nazionale che operano per il controllo/contrasto dell'immigrazione illegale»: qui si dice che in realtà noi stiamo proteggendo esclusivamente Sarraj. Abbiamo forse qualche indicazione che il Presidente sia in pericolo? Temiamo forse che la sua incolumità fisica sia in pericolo?

Qui, dei flussi migratori non c'è niente. Dopo l'operazione che ha fatto Macron - e il mio collega Petrocelli nel suo intervento ha specificato la nostra posizione sulla vicenda - noi riteniamo che siamo in una situazione di isolamento: stiamo difendendo una persona che non ha alcun potere, anche se è quella riconosciuta dall'ONU.

A nostro avviso, come abbiamo scritto nella nostra proposta, è necessario uscire dall'isolamento, coinvolgere tutti gli attori internazionali e mettere al tavolo quanti più interlocutori libici possibile. Come ha detto anche il presidente Casini, solo Haftar e solo Sarraj, insieme, non potranno portare la pace in Libia. Stiamo facendo in modo che il caos permanga e non fermeremo assolutamente il flusso migratorio, perché non una parola è stata scritta su quello che intende fare il Governo per fermarlo.

Abbiamo provato a presentare degli impegni per il Governo volti a intraprendere interlocuzioni con il Niger e con tutti i Paesi del Golfo di Guinea, perché i flussi migratori arrivano da lì e passano quasi esclusivamente per il Niger. Noi dobbiamo andare a trattare con il Niger, bloccare quel tipo di supporto, e dare la certezza che tutti i migranti siano tolti dalle grinfie dei trafficanti e vengano messi in sicurezza, dando loro una possibilità di vita migliore. Non dobbiamo fare nient'altro. Il nostro voto sarà quindi convintamente contrario.

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, arriviamo a questo voto con un'Assemblea forse leggermente distratta rispetto a queste risoluzioni, che a mio avviso sono una delle decisioni e delle votazioni più importanti e significative di questa legislatura. La decisione che stiamo assumendo oggi e l'autorizzazione che stiamo dando oggi al Governo impegnano il nostro Paese in un'attività e in un'iniziativa che non hanno precedenti, perché si tratta di un'iniziativa unilaterale. È fallito il multilateralismo dell'accoglienza ed è fallito il multilateralismo del contrasto. Il Governo italiano ha fatto in modo che arrivasse una lettera da parte del premier libico riconosciuto dall'autorità internazionale al-Sarraj, con cui ci invita a collaborare con la guardia costiera libica nel pattugliamento in acque territoriali libiche, ci consente - lo dice il Ministro degli affari esteri in una lettera che ha mandato al Governo italiano - di essere anche nel porto di Tripoli e quindi consente al nostro Paese di fare finalmente quello che abbiamo sempre chiesto.

A questo punto della discussione, signor Presidente, voglio rivendicare però il ruolo che ha svolto il nostro partito. Abbiamo chiesto e richiesto in sede di Commissioni affari esteri e difesa che ci fosse un approfondimento sulla possibilità dell'utilizzo di quel multilateralismo previsto dall'operazione Sophia EUNAVFOR MED, in quel famoso passaggio alla fase 2b e alla fase 3, che però aveva bisogno non solo della lettera del Paese che "subisce" l'iniziativa italiana, ma anche della risoluzione del Consiglio di sicurezza, che non è mai intervenuta.

L'isolamento internazionale a cui prima faceva riferimento il collega Marton, purtroppo, esiste in parte. Noi siamo presenti nel Consiglio di sicurezza dall'inizio di quest'anno e la nostra presenza si esaurirà alla fine di quest'anno, per via di quell'accordo con l'Olanda per cui saremo sostituiti e non c'è traccia di iniziative diplomatiche in quella sede perché in quella sede si parlasse di questo argomento.

Quindi finalmente il Governo italiano riconosce la necessità di un'iniziativa nazionale che consenta al nostro Paese di risolvere il problema. Ma a quest'Assemblea leggermente distratta vorrei leggere un secondo passaggio, fondamentale nella definizione del ruolo guida che ha il nostro Paese in questa iniziativa. Si tratta del primo punto di quegli impegni che, lo ribadisco, grazie a Forza Italia, sono stati scritti sia nella nostra risoluzione, che mi auguro verrà approvata in questa sede, sia soprattutto nell'unica risoluzione della Camera; i nostri punti sono stati integralmente recepiti nel dispositivo della Camera. Ebbene, al primo punto c'è scritto (e forse non tutti l'hanno letto con attenzione) che si impegna il Governo «a operare a livello diplomatico nelle opportune sedi internazionali e nell'ambito delle relazioni bilaterali affinché nessuna iniziativa unilaterale non coordinata possa pregiudicare l'efficacia della missione». Non so se vi rendete conto di quello che c'è scritto: è una cosa molto importante.

Mi fa sorridere il fatto che ieri il ministro Alfano abbia giudicato un piccolo passo in avanti - come dice «The Economist» (beato lui) - l'incontro di Parigi. L'incontro di Parigi è stato un disastro diplomatico del nostro Paese, tant'è vero che questo ha autorizzato Haftar, qualche giorno dopo, a dire che al-Sarraj non vale nulla, che è rinchiuso nel porto di Tripoli e che non controlla niente (dopo aver partecipato, poche ore prima, alla photo opportunity con il presidente Macron). Ma questo impegno, contenuto nel dispositivo di questa nostra risoluzione e in quella unica della Camera, dice una cosa importante: attenzione, fallito il multilateralismo dell'accoglienza e del contrasto, non è possibile che ci possano essere iniziative unilaterali di altri Paesi che possono creare problemi alla nostra iniziativa nazionale. Questo è un punto fondante. Ci assumiamo il compito di contrastare l'immigrazione che viene dalle coste libiche, ci assumiamo una responsabilità internazionale importante, ce la prendiamo di fronte al nostro Paese e ai nostri cittadini, ma anche nei confronti del Governo libico, dei Governi libici, delle milizie libiche. Non sappiamo quello che accade.

Noi voteremo a favore, signor Presidente, delle due risoluzioni, sia la nostra che quella del Governo, perché riteniamo che sia corretto e giusto, al punto in cui siamo arrivati, autorizzare il Governo ad attivare queste iniziative.

Le nostre unità nelle acque libiche costituiscono sostanzialmente una presenza di deterrenza; il profilo lungo la linea dell'orizzonte non sarà solo quello delle ONG - e poi ci arrivo - ma sarà anche e soprattutto quello della Guardia costiera libica e delle nostre navi. Forse non sarà più così facile per quei barconi, che non sono più barconi ma canotti, pensare, immaginare di partire e di essere immediatamente salvati.

Un passaggio velocissimo sulle ONG. Non mi convince il dispositivo che è stato accettato dalla maggioranza di Governo per quanto riguarda le ONG. Mi convince molto di più il comunicato del Viminale, che dice - lo voglio dire affinché rimanga agli atti - che «L'aver rifiutato l'accettazione e la firma del codice di condotta pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare,» - lo dice il Viminale, non Forza Italia. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII) - «con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse». È un comunicato duro, secco, finalmente definitivo. E, guarda caso, MOAS non ha fatto nessun problema, ha immediatamente sottoscritto il codice di condotta; forse MOAS ha altre finalità nel salvataggio dei migranti economici dall'Africa.

Un'ultima battuta. Nella confusione di ieri, la Camera ha detto che entro la prima decade di settembre il Governo verrà a riferire alle Camere; nella confusione di ieri, al Senato si è accettato che entro il 15 ottobre il Governo venisse a riferire. La faccio semplice e dico al Governo: a un mese dall'inizio delle operazioni venite in Parlamento e riferiteci ciò che è successo; mi sembra la cosa più semplice. Spero che accada il primo possibile e mi auguro che dopo il voto odierno, impegnativo, significativo, importante, fondamentale, che non ha precedenti, il Governo abbia finalmente il coraggio e il respiro internazionale per portare fino in fondo, a casa, questa missione. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Molte congratulazioni).

SANGALLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANGALLI (PD). Signor Presidente, come molti interventi hanno sottolineato, la discussione che stiamo facendo oggi è fondamentale, importante, di politica internazionale e di politica nazionale per il nostro Paese. È il ruolo del Parlamento, è la politica, è quello che noi dobbiamo fare.

Sono contento che abbiamo dato oggi spazio a un tema così importante per noi come quello della Libia e devo dire la verità: trovo che questi temi debbano avere sempre la priorità, perché riguardano l'interesse nazionale del nostro Paese e questa è la politica. Vale più questa politica che la tempistica del discorso sui vitalizi. Questa è la politica ed è il nostro Paese che si gioca in questa politica.

Voglio partire da un dato, che qualcuno ha accennato. «Il Sole 24 Ore» di oggi dice che nel mese di luglio il numero degli sbarchi rispetto al mese di luglio dello scorso anno è dimezzato; non vuol dire che sia calato su base annua, perché siamo ancora oltre l'uno per cento in più rispetto all'anno scorso, ma, come tutti sanno, il mese di luglio è particolarmente favorevole, per le condizioni del mare e climatiche. Ebbene, vi è un dimezzamento: vuol dire che le azioni che nel tempo si sono messe in atto stanno cominciando a dare i frutti che si speravano. Vorrei sottolineare questo, perché queste azioni non iniziano con il provvedimento al nostro esame; anzi, l'Italia aveva e ha una strategia rispetto alla questione dei flussi migratori ed è una strategia di coinvolgimento dei Paesi confinanti con la Libia, sapendo che la Libia rappresenta per noi un interesse vitale: è un Paese snodo ed è vitale perché è il Paese più vicino alle nostre coste, confinante con l'Italia. Ma è anche il luogo in cui arrivano i flussi di migranti da Paesi come il Niger, il Ciad, il Sudan, Paesi con i quali in questi giorni il nostro Governo ha intrapreso una sequenza di azioni non solo diplomatiche, ma anche di sostegno economico e di sostegno alle loro autorità locali, civili, militari, anche con un certo sforzo, perché non sempre si sta trattando con Paesi in cui sono chiare le leadership e non sempre si tratta con leadership di cui condividiamo lo spirito e lo stile di comando. Eppure deve essere fatto, perché abbiamo bisogno di mettere la Libia in una condizione di equilibrio e di unità nazionale.

Siamo convinti che la Libia debba essere affrontata come una questione alta, perché per noi sono fondamentali la sua unità e la sua stabilità. L'unità e la stabilità della Libia coincidono infatti con il nostro interesse nazionale. Questo deve essere chiaro a tutti. Non possiamo creare degli sbarramenti, perché crollerebbero se prima della partenza non ci fossero autorità che, in accordo con noi, controllano i flussi e se nei Paesi da cui partono i migranti non si fanno delle politiche affinché costoro possano rimanere lì. Non c'è sbarramento o nascondiglio che tenga di fronte a gente che è disposta a rischiare la traversata in mare con i propri figli e che è disposta a morire in mare, perché le sue condizioni di vita sono tali, che è meglio morire piuttosto che vivere una vita così. Non ci sono sbarramenti che tengano, occorrono politiche.

Noi stiamo facendo politica e sono orgoglioso che il Parlamento stia facendo politica sulle migrazioni, politica internazionale e politica nei confronti degli altri Paesi. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Casini).

Sono anche tra quelli che pensano che tutti coloro che fanno politica e tutti i Paesi che si muovono in questo contesto per riunificare la Libia facciano bene a fare la propria parte. Sappiamo bene che la Libia non è fatta solo di Haftar e di al-Serraj, ma è fatta di molte tribù: il presidente Prodi conosceva tutte le tribù libiche e sarebbe utile che recuperassimo anche la qualità di tutte quelle competenze e informazioni. (Applausi dai Gruppi PD e Art.1-MDP).

Sarebbe utile che sapessimo con chi si va a trattare e con quale credibilità si tratta. Penso che tutti facciano bene a fare la loro parte e che abbia fatto bene anche la Francia a chiamare al-Serraj e Haftar. È certo che la legittimazione più forte di quell'atto, da parte della Francia, è stata nei confronti di Haftar ed è stato un atto che, in qualche modo, indebolisce al-Serraj, che è l'unico soggetto riconosciuto dalle Nazioni Unite: non è che l'abbiamo scelto noi per simpatia o perché ha dei begli occhi; è che si deve far riferimento alle Nazioni Unite, che riconoscono quella forma di Governo, quel Governo ancora incompiuto, come l'unico rappresentante della Libia e quindi di quello parliamo.

Noi proteggiamo al-Serraj? Può darsi. Ciò che vorremmo proteggere, in realtà, è la guardia costiera libica, con cui siamo impegnati non da domani mattina, con le navi che invieremo, ma da mesi, nella formazione della guardia costiera libica. E che nel mese di luglio si siano registrati flussi migratori minori è dovuto al fatto che la guardia costiera libica sta intervenendo con una professionalità che prima non aveva e che abbiamo contribuito a costruire, anche fornendoli di mezzi e di strutture. Il Parlamento - vivaddio! - deve fare politica e non deve distruggersi agli occhi dell'opinione pubblica, non facendo politica. (Applausi dal Gruppo PD).

E la politica è sopratutto politica internazionale, nell'interesse del nostro Paese. Voteremo quindi a favore delle due risoluzioni presentate. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Casini. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Prima di passare alle votazioni, ricordo che gli ordini del giorno saranno posti ai voti dopo le risoluzioni delle Commissione riunite 3a e 4a.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del documento XXIV, n. 78.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del documento XXIV, n. 80.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo ora alla votazione degli ordini del giorno.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dal senatore Centinaio e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2, presentato dai senatori Marton e Santangelo.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3, presentato dai senatori Santangelo e Marton.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G4, presentato dai senatori Santangelo e Marton.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'ordine del giorno G5 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G6, presentato dai senatori Marton e Santangelo.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G7, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G8 (testo 2), presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'ordine del giorno G9 è precluso dall'approvazione delle risoluzioni.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, durante le prime due votazioni la tessera non era inserita bene. Entrambi i voti erano contrari.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Discussione congiunta del disegno di legge:

(2834) Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2016 (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)

e del documento:

(Doc. LXXXVII, n. 5) Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2016 (ore 14,03)

Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 2834, con il seguente titolo: Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2016-2017

Approvazione della proposta di risoluzione n. 1 relativa al documento LXXXVII, n. 5

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta del disegno di legge n. 2834 e del documento LXXXVII, n. 5.

Comunico che, data la giornata, saranno ben accetti interventi dattiloscritti e trasmissibili per altre vie informatiche.

Il relatore sul disegno di legge n. 2834, senatore Martini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

MARTINI, relatore sul disegno di legge n. 2834. Signor Presidente, mi sento certamente di accogliere il suo invito e mi limiterò a dar conto, a proposito della legge di delegazione europea per il 2016, soltanto delle modifiche principali introdotte dalla discussione in Commissione, premettendo che il disegno di legge si compone di 15 articoli e di un solo allegato contenente le direttive da attuare mediante l'adozione dei decreti legislativi. Chiedo di consegnare il testo integrale del mio intervento affinché venga allegato al Resoconto della seduta odierna.

PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.

MARTINI, relatore sul disegno di legge n. 2834. Complessivamente, il provvedimento delega il Governo all'attuazione di 30 direttive, nonché ad adeguare la normativa nazionale a otto regolamenti europei. Le modifiche principali riguardano, innanzitutto, la definizione temporale della legge perché, a differenza del precedente disegno di legge di delegazione per il 2015, il Governo ha voluto fornire al Parlamento non solo i dati relativi al 2015, ma anche quelli di tutto il 2016, aggiungendo inoltre qualche aggiornamento fino al 15 febbraio 2017. Per questo motivo la 14a Commissione ha approvato una modifica al titolo del disegno di legge, aggiungendo anche il riferimento all'anno 2017, consentendo così di riallineare il disegno di legge annuale e la sua relazione di accompagnamento all'effettivo anno di riferimento.

La seconda questione riguarda l'articolo 3, che delega il Governo a dare attuazione alla direttiva dell'Unione sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi di impresa e al regolamento UE sul marchio comunitario, e stabilisce princìpi e criteri specifici di delega. I due provvedimenti europei da attuare costituiscono il cosiddetto pacchetto marchi, diretto a una maggiore armonizzazione tra gli ordinamenti degli Stati membri, al fine di superare le disparità esistenti tra i titolari di marchi nei diversi Paesi.

Un altro elemento importante è recato dall'articolo 5, che contiene princìpi e criteri specifici di delega relativi all'attuazione della direttiva dell'Unione europea sulla distribuzione dei prodotti assicurativi. In particolare, vengono individuati una serie di criteri finalizzati al coordinamento di tale normativa con quella dei settori bancario, creditizio e finanziario.

Riguardo alle competenze delle diverse Autorità di vigilanza, con un emendamento accolto in Commissione, presentato in versione identica dalla quasi totalità dei Gruppi parlamentari, viene stabilita l'attribuzione all'IVASS delle competenze di vigilanza sui prodotti assicurativi a contenuto finanziario (ramo I, III, V e multiramo), quando sono distribuiti non solo da agenti e broker assicurativi, ma anche da imprese di assicurazione, mentre la competenza viene mantenuta alla Consob quando tali prodotti sono distribuiti da banche e SIM.

L'articolo 8 delega il Governo ad adeguare la normativa nazionale al regolamento dell'Unione europea relativo agli abusi di mercato, dettando principi e criteri direttivi con riferimento principalmente al ruolo dell'autorità competente Consob nell'applicazione del regolamento e nell'esercizio del potere di vigilanza, di indagine e sanzionatorio. La normativa è diretta a garantire un appropriato grado di protezione dell'investitore, di tutela della stabilità finanziaria, dell'integrità dei mercati finanziari, in collaborazione con l'ESMA. Anche su questo articolo, la Commissione ha accolto un emendamento presentato in forma identifica dalla quasi totalità dei Gruppi parlamentari al fine di assicurare una maggiore tutela degli investitori, attribuendo alla Consob il potere di stabilire obblighi di informazione per la valutazione degli strumenti finanziari.

L'articolo 10 delega il Governo all'attuazione del regolamento dell'Unione europea sulla trasparenza delle operazioni di finanziamento tramite titoli e del riutilizzo di strumenti finanziari. Con una modifica anch'essa politicamente trasversale accolta dalla Commissione, la delega di cui all'articolo 10 è stata ampliata per consentire al Governo di apportare le opportune modifiche alla disciplina del post trading, resa necessaria in seguito al mutamento del quadro regolamentare europeo.

Infine, signor Presidente, l'articolo 13 delegava il Governo all'attuazione della direttiva dell'Unione europea per quanto riguarda la riduzione e l'utilizzo delle borse di plastica in materiale leggero. Tuttavia, il 26 luglio scorso il Senato ha approvato in prima lettura il disegno di legge n. 2860 di conversione del cosiddetto decreto Mezzogiorno, che dà piena attuazione alla direttiva dell'Unione europea e che, conseguentemente, dovrebbe poter risolvere la predetta procedura d'infrazione. Il nuovo articolo 9-bis, infatti, regola disposizioni identiche a quelle contenute nello schema di decreto legislativo, la cui delega è scaduta, ed è identico anche all'articolo 11-bis, introdotto nel disegno di legge europea 2017 e che è stato poi soppresso nel corso dell'esame in Assemblea alla Camera proprio perché era stato deciso di utilizzare il decreto sul Mezzogiorno. Tra l'altro, la norma è stata proprio oggi approvata alla Camera e quindi è completamente efficace. Si deve pertanto provvedere a sopprimere l'articolo 13 del disegno di legge in esame, in quanto recante una delega che non è più necessaria. A tal fine e in coordinamento con il Governo ho presentato un emendamento soppressivo dell'articolo 13.

Signor Presidente, queste sono le principali novità introdotte dal dibattito della 14a Commissione.

Concludo semplicemente dicendo che, con l'approvazione di questa legge di delegazione europea, compiamo un altro importante passo nell'adeguamento della nostra normativa, nella riduzione del contenzioso e anche nel drastico abbassamento delle procedure di infrazione nei confronti del nostro Paese, il che ritengo sia un attestato di credibilità dell'Italia e anche di buona qualità della nostra legislazione. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per integrare la relazione scritta il senatore Romano, relatore sul documento LXXXVII, n. 5. Ne ha facoltà.

ROMANO,relatore sul documento LXXXVII, n. 5. Signor Presidente, nel chiederle l'autorizzazione ad allegare il testo integrale della mia relazione al Resoconto della seduta odierna, chiederei solo pochissimi minuti per svolgere una sintesi del mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

ROMANO, relatore sul documento LXXXVII, n. 5. La relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea relativa al 2016, come si sa, è stata presentata al Parlamento il 5 aprile di quest'anno e consta di quattro parti. La prima parte è inerente agli sviluppi del processo di integrazione europea e al nuovo quadro istituzionale dell'Unione europea. Nell'ottica del progressivo rafforzamento della legittimazione democratica delle istituzioni, il Governo italiano si è espresso in favore della destinazione (questo è un aspetto peculiare che sottopongo all'attenzione dell'Assemblea) dei 73 seggi del Regno Unito al Parlamento europeo per creare una circoscrizione europea con liste transnazionali. Inoltre, il Governo ha promosso l'idea che il processo di integrazione e convergenza delle economie europee non possa limitarsi (anche questo è un aspetto particolare) agli aspetti più prettamente economico-monetari, ma debba rivolgersi anche al pilastro dei diritti sociali.

La parte seconda tratta principi di politica orizzontale e settoriale e, nello specifico, riguarda politica estera, sicurezza comune, politica di sicurezza e difesa comune e stabilizzazione della democratizzazione. Particolare attenzione è dedicata ad alcuni Paesi del Mediterraneo, al corno d'Africa e al Sahel.

Nella terza parte si dà luogo all'attuazione di politiche di coesione economica, sociale e territoriale e, nell'ambito della discussione in sede europea sul futuro della politica di coesione, l'Italia ha sostenuto la necessità di semplificare e rendere più chiari e comprensibili le regole, di snellire i controlli e passare da un sistema fondato sulla verifica del rispetto formale delle regole a uno fondato sull'effettivo raggiungimento dei risultati attesi.

Particolare attenzione è dedicata al coordinamento nazionale delle politiche europee e qui si apprezza l'impegno del Governo nel dare conto, nelle corrispondenti parti della relazione, dei 103 atti di indirizzo emessi dal Parlamento: ben 73 dal Senato e 30 dalla Camera dei deputati.

Infine, pongo all'attenzione dell'Assemblea un punto che ritengo di particolare rilievo e che si riferisce alle infrazioni. In tre anni e mezzo di lavoro si è dato luogo a un risparmio di oltre 2 miliardi di euro nell'ambito di procedure di infrazione, lotta alle frodi e aiuti di Stato che sono stati recuperati. Lo si è fatto con la cultura della prevenzione e della programmazione. Oggi, come procedure di infrazione, l'Italia ha raggiunto risultati più che lusinghieri: ne abbiamo soltanto 65 rispetto alle 120 infrazioni del 2014, con un risparmio di oltre 1, 3 miliardi di euro. A questi risparmi si devono aggiungere i 770 milioni recuperati sul fronte degli aiuti di Stato, mentre grazie all'opera della Guardia di finanza altri 220 milioni sono arrivati sul versante antifrode.

A conclusione di questa mia brevissima sintesi della relazione che sottopongo all'attenzione dei colleghi, nel testo integrale che ho chiesto di poter allegare agli atti, vorrei che mi fosse concesso di ringraziare i colleghi per il lavoro svolto in sede di 14a Commissione e il presidente Chiti per l'oculata Presidenza della Commissione. Li ringrazio per un dibattito che si è sempre mantenuto, pur nelle posizioni dialetticamente e politicamente divergenti, lungo un binario di grande collaborazione e sintonia, così come di collaborazione e sintonia con il Governo, qui rappresentato dal sottosegretario Gozi che saluto. Si è dato luogo a un lavoro di collaborazione fattiva e non formale, che a me sembra - ma mi rimetto all'analisi, alla valutazione e alla votazione di quest'Assemblea - sia stato sicuramente positivo. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale congiunta.

La Presidenza informa che le proposte di risoluzione al documento LXXXVII, n. 5, potranno essere presentate prima della conclusione della discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice Fattori. Stante la sua assenza si intende abbia rinunciato ad intervenire.

È iscritto a parlare il senatore Gaetti. Ne ha facoltà.

GAETTI (M5S). Signor Presidente, rinuncio ad intervenire.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Pin. Ne ha facoltà.

DE PIN (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Signor Presidente, accetto il suo consiglio e chiedo l'autorizzazione a consegnare il testo scritto dell'intervento affinché sia allegato al Resoconto della seduta.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

È iscritto a parlare il senatore Orellana. Stante la sua assenza si intende abbia rinunciato ad intervenire.

È iscritta a parlare la senatrice Montevecchi. Stante la sua assenza si intende abbia rinunciato.

È iscritto a parlare il senatore Amidei. Ne ha facoltà.

AMIDEI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, per ottimizzare i tempi, chiedo l'autorizzazione a consegnare il testo scritto dell'intervento affinché venga allegato al Resoconto della seduta.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

Dichiaro chiusa la discussione generale congiunta. (Il senatore Candiani fa cenno di voler intervenire).

Senatore Candiani, per cosa vuole intervenire? Non è iscritto.

CANDIANI (LN-Aut). Sì, certo che sono iscritto in discussione generale.

PRESIDENTE. No, mi spiace.

I relatori e il rappresentante del Governo non intendono intervenire in sede di replica.

Comunico che è pervenuta alla Presidenza la proposta di risoluzione n. 1, su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Avverto che sono pervenuti - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge n. 2834, nel testo proposto dalla Commissione.

Procediamo all'esame dell'articolo 1.

Senatore Candiani, desidera intervenire?

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, a questo punto rinuncio, perché avevo preparato l'intervento ed ero iscritto a parlare in discussione generale. Ovviamente non posso fare illustrazione di emendamenti che all'articolo 1 non sono stati presentati.

PRESIDENTE. È stato un difetto degli uffici del Gruppo, che non hanno comunicato la sua richiesta di intervento in discussione generale.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MARTINI, relatore sul disegno di legge n. 2834. Sull'articolo 3 sono stati presentati due emendamenti - gli emendamenti 3.2 e 3.3 - che abbiamo già discusso in Commissione.

Su entrambi esprimo parere contrario con la seguente motivazione. Una diversa formulazione rispetto al tenore letterale dell'articolo 29 della direttiva 2015/2436 in oggetto si presterebbe a incertezze interpretative anche in sede di emanazione dell'atto delegato. Quindi, tali proposte emendative non risultano coerenti con l'impianto normativo europeo e con quello interno, che collocano i marchi collettivi nell'ambito di una procedura altra e diversa rispetto a quella posta a tutela dell'origine e della tracciabilità. Con questi stessi argomenti abbiamo trattato e discusso i due emendamenti in Commissione e li abbiamo respinti.

GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il parere è conforme a quello espresso dal relatore, con le stesse motivazioni.

PRESIDENTE. L'emendamento 3.1 è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.2.

GAETTI (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta non risulta appoggiata).

Metto ai voti l'emendamento 3.2, presentato dal senatore Candiani e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.3, presentato dal senatore Candiani e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 4, sul quale sono stati presentati un emendamento e un ordine del giorno che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MARTINI, relatore sul disegno di legge n. 2834. Signor Presidente, il parere sull'emendamento 4.200 è contrario, mentre per quanto riguarda l'ordine del giorno G4.200 il parere favorevole è condizionato a due riformulazioni. L'ordine del giorno chiede di promuovere nelle competenti sedi europee una città italiana, ma poiché questa attività è già in essere, proponiamo che l'ordine del giorno impegni il Governo a proseguire nell'opera di individuazione e di promozione nelle competenti sedi europee di una città italiana. Infine, chiediamo di aggiungere, alla fine del periodo, una formula che ci è richiesta dal Ministero dell'economia e delle finanze: «nel rispetto degli equilibri di bilancio».

GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore anche per quanto riguarda le riformulazioni.

PRESIDENTE. Senatore Candiani, accoglie le proposte di riformulazione?

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, in linea di principio accolgo le proposte di riformulazione, ma chiedo al Governo ed al relatore di tenere conto di quello che era stato inserito nell'ordine del giorno, ovvero che ci sia la considerazione del territorio nel quale maggiore è la concentrazione di brevetti registrati. A me piacerebbe che una delle sedi fosse collocata nella mia cittadina, ma essendo un paesino di provincia di 18.000 abitanti sarebbe poco razionale rispetto al collocarla in una grande città in cui i brevetti sono registrati in gran massa.

Insisto per la votazione dell'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 4.200, presentato dal senatore Candiani e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'ordine del giorno G4.200 (testo 2), presentato dal senatore Candiani e da altri senatori.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 4.

È approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 5, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MARTINI, relatore sul disegno di legge n. 2834. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 5.201, 5.150, 5.151, 5.152, 5.153, 5.154, 5.206, 5.207, 5.208, 5.155, 5.156, 5.157, 5.158, 5.159, 5.160 e 5.161. Chiedo al presentatore dell'emendamento 5.205 di trasformarlo in ordine del giorno ed esprimo parere favorevole sugli emendamenti da 5.202 a 5.204.

GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. L'emendamento 5.200 è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.201.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.201, presentato dai senatori Floris e Amidei.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.202, presentato dal senatore Fissore, sostanzialmente identico agli emendamenti 5.203, presentato dal senatore Marino Luigi, e 5.204, presentato dai senatori Floris e Amidei.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.150, presentato dal senatore Mauro Giovanni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.151, presentato dal senatore Matteoli.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G5.205, derivante dalla trasformazione dell'emendamento 5.205, non verrà posto ai voti.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.152, presentato dal senatore Mauro Giovanni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.153, presentato dalla senatrice Bottici e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.154, presentato dal senatore Mauro Giovanni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.206, presentato dal senatore Marino Luigi, identico agli emendamenti 5.207, presentato dai senatori Floris e Amidei, e 5.208, presentato dal senatore Mauro Giovanni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.155, presentato dal senatore Mauro Giovanni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.156, presentato dal senatore Mauro Giovanni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.157, presentato dal senatore Mauro Giovanni.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 5.158, presentato dalla senatrice Bottici e da altri senatori, fino alla parola «costituiscono».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 5.159.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.160, presentato dalla senatrice Bottici e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 5.161, presentato dalla senatrice Bottici e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 5, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'articolo 6, sul quale sono stati presentati un emendamento e ordini del giorno che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MARTINI, relatore sul disegno di legge n. 2834. Signor Presidente, l'emendamento 6.150 e l'ordine del giorno G6.200 sono collegati, tanto che io propongo alla presentatrice di ritirare l'emendamento 6.150 in modo da concentrarci sull'ordine del giorno, che possiamo accogliere con una semplice modifica. Nella parte dispositiva, al posto delle parole: «a prevedere il coinvolgimento del Ministro della salute nella procedura di adozione», si propone di scrivere: «a prevedere le opportune modalità di consultazione del Ministro della salute nella procedura di adozione». In questo modo si potrebbe ritirare l'emendamento.

Sull'ordine del giorno G6.201 il parere è favorevole con questa riformulazione della parte iniziale del dispositivo: «impegna il Governo a valutare le condizioni per garantire un elevato livello di terzietà...». Quindi, si conferma l'indicazione delle condizioni. Inoltre, come ha chiesto il MEF, anche in questo caso si chiede di inserire, in fine, le parole: «nel rispetto degli equilibri di bilancio».

GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme al relatore.

PRESIDENTE. Chiedo alla senatrice Granaiola, prima firmataria dell'emendamento 6.150, se accetta l'invito al ritiro nonché le proposte di riformulazione degli ordini del giorno G6.200 e G6.201, di cui è prima firmataria.

GRANAIOLA (Art.1-MDP). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. L'emendamento 6.150 è stato ritirato.

Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G6.200 (testo 2) e G6.201 (testo 2) non verranno posti ai voti.

Passiamo alla votazione dell'articolo 6.

SCIBONA (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 6.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 7, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MARTINI, relatore sul disegno di legge n. 2834. Signor Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 7.150 e 7.151.

Esprimo invece parere favorevole sull'ordine del giorno G7.200.

GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 7.150.

SCIBONA (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 7.150, presentato dal senatore Piccoli e da altri senatori, fino alle parole «al fine di».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte e l'emendamento 7.151.

Senatore Piccoli, l'ordine del giorno G7.200 è stato accolto dal Governo. Insiste comunque per la votazione?

PICCOLI (FI-PdL XVII). Sì, Presidente.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G7.200, presentato dal senatore Piccoli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 7.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 8, sul quale è stato presentato un emendamento che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MARTINI, relatore sul disegno di legge n. 2834. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 8.150.

GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 8.150.

SCIBONA (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 8.150, presentato dalla senatrice Bottici e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 8.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 9, sul quale è stato presentato un emendamento che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MARTINI, relatore sul disegno di legge n. 2834. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 9.150.

GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 9.150.

SCIBONA (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazioni a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 9.150, presentato dalla senatrice Bottici e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 9.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 10.

SCIBONA (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 10.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 11.

SCIBONA (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 11.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 12.

SCIBONA (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 12.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Non essendo stati presentati sull'articolo 13 altri emendamenti oltre quello soppressivo 13.100, presentato dal relatore, passiamo alla votazione del mantenimento dell'articolo stesso.

SCIBONA (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del mantenimento dell'articolo 13.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risulta pertanto precluso l'ordine del giorno G13.150.

Gli emendamenti 14.200 e 14.201 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'articolo 14.

SCIBONA (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 14.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento 14.0.200.

MARTINI, relatore sul disegno di legge n. 2834. Signor Presidente, esprimo parere favorevole.

GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 14.0.200, presentato dal senatore Orellana.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 15, sul quale è stato presentato un emendamento che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

MARTINI, relatore sul disegno di legge n. 2834. Signor Presidente, esprimo parere favorevole.

GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.200.

SCIBONA (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 15.200, presentato dal senatore Cociancich.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 15, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione finale.

FUCKSIA (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FUCKSIA (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente,ci troviamo a votare oggi la quinta legge di delegazione europea da quando abbiamo avviato, con la legge Moavero, il doppio binario per legge europea e delegazione europea. Una legge che ci dovrebbe servire a colmare le procedure di infrazione, tanto strumentalizzate spesso anche a mezzo stampa. In realtà, oggi, il numero delle procedure a carico del nostro Paese - dati aggiornati al 13 luglio - si attesta a 65, di cui 54 per violazione del diritto dell'Unione e 11 per mancato recepimento di direttive, in larga parte relative a problematiche ambientali. La media europea, nei medesimi periodi, è più bassa: 67 a novembre 2003, 24 oggi. Ad esempio, la Germania ne ha 57 e la Francia 44. Noi siamo al terzo posto: il problema vero è che il nostro Paese ci mette molto a provvedere alle procedure pendenti: una media di quasi cinquantadue mesi; Malta che ce ne mette settantasei e la Grecia cinquantaquattro.

Sul primo deficit di trasposizione, l'indicatore della Commissione per valutare il grado di reattività dell'ordinamento nazionale alle direttive, la media europea si attesta a 1,5; l'Italia stranamente brilla, con un indice dello 0,9; la Francia e la Germania hanno un indice dell'1,1. Insomma, recepiamo subito, come dimostrato dalle poche procedure aperte per mancato recepimento, ma spesso e volentieri male, come evidentemente segnalato dalla quantità di procedure tuttora pendenti per violazione del diritto dell'Unione. Per quale motivo? Il problema vero è che continuiamo a concentrarci sulla fase discendente e non su quella ascendente.

Le direttive non le scriviamo a Bruxelles, differentemente dai nostri partner europei, e quando arriva il momento di omologarci all'ordinamento dell'Unione, testardi, ci ostiniamo a implementare male i provvedimenti comunitari, anche con dolo, come nel caso della scorsa legge di delegazione e dell'implementazione della direttiva Barnier o come recentemente abbiamo fatto sulle buste nel decreto-legge sul Mezzogiorno.

Il voto del Gruppo Federazione della Libertà sarà ovviamente positivo, in quanto il termine di recepimento di quattro direttive europee contenute in questo disegno di legge è fissato per 1° settembre e dai dati sopracitati mi sembra evidente che siamo sazi di procedure d'infrazione.

È tuttavia necessario un radicale cambiamento di rotta sul tema della partecipazione dell'Italia all'Unione europea. In primo luogo, la legge Moavero non disciplina compiutamente la fase ascendente, dandoci degli strumenti per intervenire come pronto soccorso e non come medicina preventiva. Non si può pretendere di vedere tutelati i nostri interessi nel contesto dell'Unione se il nostro apporto in fase di redazione delle proposte normative si avvicina molto allo zero. È necessario rimettere mano alla citata legge Moavero per implementare i poteri di partecipazione del Parlamento alla formazione di direttive e regolamenti e per non farci sempre trovare impreparati.

In secondo luogo, il Dipartimento per le politiche europee non dirige i lavori a Bruxelles, in quanto la nostra rappresentanza permanente è tuttora in mano al Ministro degli esteri. Il Dipartimento per le politiche europee è un ufficio della Presidenza del Consiglio dei ministri che ha quale precipuo scopo quello di rincorrere le amministrazioni che si rimpallano la responsabilità di tappare le falle del nostro sistema. Non è questo che serve al nostro Paese. Noi abbiamo bisogno di stare in Europa a testa alta, dimostrando di saperci confrontare con gli altri Stati membri sui grandi temi e le grandi sfide per ci aspettano nel futuro.

Infine, dobbiamo prendere davvero atto dell'importanza delle deleghe parlamentari contenute nel disegno di legge in discussione. Una delega in bianco, come quella data per il regolamento sulla privacy, non solo ci assicura procedure d'infrazione, ma svilisce il ruolo di quest'Assemblea. Spero che quest'Assemblea ricordi ad esempio quanto è successo con la legge di delegazione europea del 2014, quando delegammo il Governo a recepire la direttiva sui tabacchi e poi nel decreto legislativo chiedemmo di estendere il divieto di fumo a tutti gli automobilisti, ma purtroppo non ci avevamo pensato prima.

Senza questi sforzi non solo sarà impossibile per l'Italia essere davvero competitiva nel mercato unico digitale, ma il nostro bilancio di Stato continuerà a sopportare spese folli per procedure d'infrazione a nostro carico di centinaia di milioni di euro. (Applausi dal Gruppi FL (Id-PL, PLI) e AP-CpE-NCD).

MAURO Giovanni (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO Giovanni (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Signor Presidente, chiedo di consegnare il testo del mio intervento affinché sia allegato al Resoconto della seduta.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, io invece la deluderò perché non ho l'intervento scritto e ho intenzione di svolgere tutta la mia dichiarazione di voto. Qualcuno infatti avrà voglia di andare in ferie, ma qualcuno ha anche voglia di fare attività politica in quest'Aula.

RUSSO (PD). Infatti noi siamo tutti qui, mentre voi non ci siete. Noi ci siamo.

CANDIANI (LN-Aut). Colleghi, è una questione di serietà, perché la dichiarazione di voto ha un significato. (Commenti del senatore Russo).

PRESIDENTE. Senatore Russo, lasci parlare.

CANDIANI (LN-Aut). Senatore Russo, se se ne vuole già andare in ferie, può farlo, non è un problema. I voti della giornata li ha già espressi.

PRESIDENTE. Senatore Candiani, si rivolga alla Presidenza.

CANDIANI (LN-Aut). Comunque anticipo che il nostro voto sul disegno di legge di delegazione europea non sarà positivo, non tanto per come si è svolto il dibattito, che non c'è stato, o per come si sono svolte le votazioni sugli emendamenti, che era ampiamente previsto, ma essenzialmente per come si è arrivati per l'ennesima volta alla votazione di un provvedimento che dovrebbe avere importanza all'interno della sede parlamentare, ma che purtroppo, per l'incapacità della politica di maggioranza di declinare i problemi europei, non ha consentito di consegnarci una relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea che abbia un senso.

Signor Presidente, non sarà sfuggito quanto nelle scorse settimana l'ex presidente Renzi dichiarò in merito alla sua partecipazione attiva allo sviluppo della politica europea. Egli ebbe a dichiarare a un'agenzia: «Democrazia contro burocrazia. Se vincerà la segreteria, il PD proporrà di mettere il veto all'inserimento del fiscal compact nei trattati istitutivi dell'Unione europea». L'ha detto Matteo Renzi nel suo intervento davanti alla platea della convenzione nazionale del PD. Mi sembra che abbia vinto, nonostante avesse dichiarato di volersi ritirare dalla politica, ma non mi sembra di aver visto azioni in questa direzione da parte del Partito Democratico, né in Aula in Senato, né in Aula alla Camera, né al Parlamento europeo, tranne dichiarazioni ovviamente fatte a favore di stampa.

Quello che è vero è purtroppo la debolezza dell'Unione europea nel dare un senso alla politica europea stessa, perché si è capito ormai da parecchi anni - voi non l'avete capito, ma noi l'abbiamo capito da lungo tempo - che l'Unione europea non è costituita dalla pluralità dei popoli che la compongono, ma è costituita da una singolarità di interessi, accozzaglie messe assieme, che fanno semplicemente il proprio interesse, non quello dei popoli che dovrebbero governare. Tant'è che ci saremmo aspettati, in sede di 14ª Commissione, un dibattito sul dopo Brexit, che portasse a riflettere sul perché uno dei Paesi principali dell'Unione europea si è tolto dall'Unione stessa. Tale dibattito non si è mai svolto, perché c'è una malcelata incapacità, da parte della politica italiana di maggioranza, a rapportarsi con la crisi dell'istituzione europea. Un'istituzione europea che non ha i vertici eletti, un'istituzione europea che non rappresenta i cittadini che stanno sotto. Anche nei confronti di altre questioni, penso alla difficoltà a rapportarsi con la crisi della Turchia, che ci ha regalato l'indegno spettacolo di un pogrom e di una repressione nei confronti della democrazia, non si è visto, se non in maniera sfumata e molto timida, l'Unione europea prendere posizione.

E adesso venite a dirci: bene, partecipiamo all'Unione europea in maniera compiuta, approvando le regolamentazioni, le indicazioni e gli obblighi di legge che ci vengono imposti. Noi siamo stufi di partecipare in maniera burocratica, semplicemente perché ce lo dice qualcun altro. Noi vogliamo invece una partecipazione all'Unione europea che sia fondata sulla democrazia e che sia basata sul rispetto dei popoli, che tenga anche conto del nostro interesse e che non lo subordini semplicemente a un interesse politico.

Quando, negli scorsi giorni, è emerso che gli accordi su Triton sono stati tenuti segreti e nascosti per tre anni e che, a fronte della flessibilità sugli 80 euro, l'allora Governo Renzi concordò degli accordi che portarono e hanno portato in questi anni l'Italia essere l'hub degli scafisti, io mi sono vergognato della partecipazione dell'Italia all'Unione europea, perché francamente queste cose non le avete tenute nascoste al Parlamento, ma le avete tenute nascoste ai cittadini, a quegli stessi cittadini cui cavate ogni anno 5 miliardi di euro, mentre per la presenza degli stranieri in Italia l'Unione europea partecipa con 90 milioni di euro.

Il sottosegretario Gozi verifichi i numeri, perché lo scorso anno, nei dodici mesi passati, l'Unione europea ha avuto due differenti trattamenti nei confronti dei clandestini non aventi diritto: 50.000 sono stati riaccompagnati al confine, ovvero rimpatriati, in Germania, mentre solo 500 lo sono stati in Italia. Questo significa, in maniera molto semplice, che non c'è una visione politica comune e che i problemi, quando sono nostri, ce li dobbiamo risolvere da noi, perché l'Unione europea non esiste per risolvere i problemi che stiamo affrontando. Lo abbiamo visto in questi giorni cosa è accaduto con i cantieri Saint-Nazaire. E chi tra di voi applaudiva l'elezione di Macron contro Le Pen, che doveva essere la sciagura dell'Europa, avrà avuto modo di pentirsi, come con le primavere arabe, che a suo tempo applaudivate e di cui oggi, con quello che è avvenuto successivamente, ne pagate la sciagura.

E allora cosa accade oggi con Macron? Vi siete accorti che la Francia partecipa all'Unione europea come ha sempre fatto: prima facendo il proprio interesse e subordinando al proprio interesse quello europeo. E così avviene per la Germania e così, rispetto a loro, è avvenuto per il Regno Unito. Noi siamo gli unici coglioni che facciamo prima l'interesse europeo e che lo subordiniamo a quello italiano. Il risultato qual è? Da questo mese si fermano i pescatori italiani e nelle rivendite di pesce italiane arriverà il pesce pescato nel resto del Mediterraneo, perché le leggi dell'Unione europea ce lo impongono.

E allora noi diciamo di no. Siamo stufi di partecipare a un'Unione europea in cui ci vengono propinati regolamenti in maniera ossessiva, che hanno una burocratizzazione assurda; un'Europa che è quella dei clandestini; un'Europa che uccide il mercato italiano del riso e dell'agricoltura e non dà uno spazio vitale nemmeno alla nostra esportazione del made in Italy; un'Europa che si dimentica i valori fondanti, che erano quelli di tenere insieme i popoli, non quelli di fondarsi sulle banche e su una moneta che purtroppo ha creato ulteriori disuguaglianze.

Voi ve lo siete dimenticato, ma i Greci non si sono ancora dimenticati che cosa ha fatto la troika. Noi non ci siamo dimenticati quello che l'Italia ha dovuto versare per tenere calme le banche tedesche e quelle francesi che avevano assorbito il debito greco. Noi siamo stufi che ci sia chi fa la faccia feroce, modello Junker, nei confronti della Gran Bretagna, scegliendo l'atteggiamento di chi è convinto di bastare a se stesso.

Questa non è l'Unione europea, questa è un'unione di bancari e di altri interessi. Siamo stufi di partecipare a un'Unione europea in cui vengono importate 70.000 tonnellate di olio all'anno, escludendo dal mercato di qualità quello italiano, facendo passare questo come un aiuto a Paesi come la Tunisia. Perché non fate partecipare finanziariamente il resto dell'Unione europea all'aiuto di quei Paesi e invece accettate regole che fanno pagare il prezzo alla nostra agricoltura? Ve lo dico io: perché non siete credibili. Non si può sempre prendere l'alibi dell'Unione europea. Avete fatto di tutto, in maniera ossessiva, per dire, quando c'era da fare il jobs act, che bisognava farlo perché ce lo impone l'Unione europea; le riforme costituzionali perché ce lo dice l'Unione europea; gli svuotacarceri e la riforma Fornero perché altrimenti ci sanziona l'Unione europea. Noi diciamo basta, perché se non è nell'interesse dei nostri cittadini il Governo italiano deve andare in sede europea e dire no. Ha voglia poi - e mi avvio a concludere, signor Presidente - Renzi a dire: «Non possiamo continuare con il "Ce lo chiede l'Europa". Passiamo al "Ve lo chiede l'Italia". Europa sì, ma non così». Ci vuole proprio una bella faccia di tolla dopo aver passato tre anni a imporre a manganellate agli italiani riforme che nulla hanno portato di vantaggio a questo Paese! Ci vuole proprio una bella faccia di tolla. Votatevela voi questa legge europea. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

BARANI (ALA-SCCLP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARANI (ALA-SCCLP). Signor Presidente, il nostro Gruppo, a differenza di quello di chi mi ha preceduto, non è un Gruppo "extracomunitario": siamo ovviamente a favore dell'Europa e vogliamo dare un contributo. Voteremo favorevolmente alla fine, però con il contributo di qualche critica, che è necessaria, perché è indiscutibile che l'appartenenza del nostro Paese all'Unione europea comporta per noi degli obblighi cui dobbiamo - giocoforza - ottemperare.

Sappiamo anche che questo testo trova la sua ratio nella necessità di impedire che nei confronti dell'Italia vengano aperte procedure di infrazione, conseguenti ad alcune pronunce su casi concreti rese dalla Corte europea, che legittimano la Commissione europea a porre in essere dei formali richiami nel confronti dei Paesi membri che non si adeguano ai dispositivi di tali pronunciamenti. Infatti, la Commissione europea ha adottato il 13 luglio 2017 alcune decisioni in materia di procedure di infrazione per mancato recepimento di direttive europee. Con riferimento all'Italia, le decisioni hanno riguardato due costituzioni in mora, tre pareri motivati e tre archiviazioni di procedure di infrazione e un'archiviazione di un caso EU Pilot già chiuso negativamente. Il numero delle procedure - vi invitiamo a riflettere su questo punto - a carico del nostro Paese si attesta a 65, di cui 54 (un'enormità) per violazione del diritto dell'Unione (soprattutto per la nostra malagiustizia) e 11 per mancato recepimento di direttive.

Il provvedimento al nostro esame vede norme molto eterogenee, destinate a integrare l'ordinamento nazionale o a disciplinare ex novo aspetti della vita economica, sociale e sanitaria dei cittadini italiani in ambiti estremamente differenziati, e non è di poco conto. Si tratta di una legge corposa, che contempla la delega al Governo per il recepimento di 26 direttive e l'adeguamento del nostro ordinamento interno a sei regolamenti europei. Le materie vanno dalla disciplina dei pacchetti turistici e dei servizi collegati a quella dei marchi d'impresa; dalla regolamentazione della distribuzione assicurativa all'adeguamento della normativa in materia di abuso e di comunicazione illecita di informazioni privilegiate e manipolazioni del mercato (i cosiddetto abusi di mercato), nonché in materia di indici usati come riferimento negli strumenti e nei contratti finanziari o per misurare la performance di fondi di investimento; dal rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione d'innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali alle garanzie per i minori indagati (e questo vi sembra poco?) o imputati nei procedimenti penali dalla protezione dei dati personali nelle attività di indagine allo scambio automatico obbligatorio d'informazioni nel settore fiscale; dall'interoperabilità del sistema ferroviario dell'Unione europea e dalla sicurezza delle ferrovie e delle navi passeggeri alla riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici.

Il disegno di legge, inoltre, conferisce al Governo una delega legislativa biennale per l'introduzione di sanzioni penali e amministrative per la violazione di precetti europei contenuti in regolamenti europei o in direttive recepite in via regolamentare o amministrativa, inidonee quindi a istituire sanzioni penali. Si tratta quindi di temi importanti, che possono rilevare notevolmente sulla vita ordinaria dei cittadini e delle imprese, ma che, purtroppo, rischiano di passare in maniera frettolosa sotto gli occhi dei parlamentari, perdendo anche l'occasione di uno specifico approfondimento.

Sembrerebbe, quindi, che l'approvazione del testo sia, in verità, un atto obbligato. Tuttavia, si impone una riflessione sulla necessità che l'ottemperare agli obblighi europei non possa e non debba diventare una passiva e acritica accettazione di regole che, intervenendo in maniera importante sul nostro tessuto sociale e produttivo, possono rischiare di rivelarsi particolarmente dannose. Lo abbiamo visto anche lo scorso anno a proposito della precedente legge di delegazione europea, allorché sono venute alla ribalta le preoccupazioni dei consumatori in ordine all'invasione di prodotti alimentari da Paesi terzi di cui non sono ben chiari l'origine, né i protocolli di produzione e di coltivazione. È sempre, quindi, opportuno e necessario da parte nostra stimolare e sollecitare il Governo a porre in essere con la Commissione europea un'interlocuzione più forte e più incisiva a tutela dei nostri cittadini e consumatori, come fanno altri Paesi, quali la Germania, la Francia o la Spagna.

I casi si possono moltiplicare, ma quello che mi preme sottolineare è che, al di là dell'ottemperanza agli obblighi che oggi ci viene richiesta, è necessario rimettere in discussione alcuni principi a livello europeo e far pesare nettamente di più le esigenze del nostro Paese, che non possono cadere in uno stato di soggezione e in un atteggiamento di quasi rassegnazione rispetto alle cose che vengono decise oltralpe.

Per concludere, signor Presidente, mi preme sottolineare che sicuramente, se ci fossero ancora quegli statisti della Prima Repubblica, che hanno fatto l'Europa, e che ne hanno determinato le regole e fatto in modo che a quel tempo fossero chiare, non come quelle travisate e portate avanti dai regolamenti di Maastricht - dunque con i compianti Andreotti e Craxi - non saremmo in questa situazione.

Dunque, con questo contributo e con questa critica, il Gruppo ALA-Scelta Civica, che si considera europeista - non siamo tra i Gruppi che si possono definire extraeuropei, così come quei Paesi che vengono definiti extracomunitari - dichiara il voto favorevole al presente disegno di legge di delegazione europea.

ORELLANA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ORELLANA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il disegno di legge in esame rappresenta, insieme alla legge europea, uno degli strumenti legislativi più importanti per assicurare il regolare adeguamento del nostro ordinamento a quello dell'Unione europea.

Profitto, quindi, per ricordare a quest'Assemblea l'opportunità che ci viene data dalla sessione europea: il suo carattere peculiare dal punto di vista legislativo è sia un confronto con le stesse disposizioni comunitarie sia una verifica del lavoro svolto finora. Non è un caso che molti provvedimenti che esaminiamo ogni giorno nelle rispettive Commissioni abbiano un riferimento alla legislazione europea: basti pensare agli interventi in materia agricola e industriale, alle politiche di coesione o anche alle proposte di carattere giudiziario e ambientale. Essere al passo con le disposizioni europee consente all'Italia di guadagnare credibilità all'interno dell'Unione e risparmiare sulle infrazioni. Recentemente il Governo ha ricordato le minori spese dello Stato in infrazioni per 2 miliardi di euro e una riduzione delle infrazioni aperte dalle 120 nel 2014 alle 65 di quest'anno.

Sono molto soddisfatto dell'iter in Commissione del provvedimento perché, nonostante le disposizioni trattate siano eterogenee per materie, l'esame è stato giudizioso, approfondito e proficuo. Mi riferisco - ad esempio - a quanto previsto per la disciplina dei pacchetti turistici e dei marchi d'impresa, alle norme su abusi di mercato, alle garanzie per la protezione dei dati personali nelle attività di indagine o allo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale.

Altro tema importante è quello dell'inquinamento, in tutte le sue forme e manifestazioni. In particolare, ho presentato un emendamento - successivamente accolto sotto forma di ordine del giorno - che invita il Governo a non abbassare la guardia per la riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici. È fondamentale prevedere che, per la realizzazione dei programmi nazionali di controllo dell'inquinamento, di cui all'articolo 6 della direttiva europea n. 2284 del 2016, si faccia specifico riferimento a ossidi di azoto e particolato fine in aree e agglomerati in cui le concentrazioni di inquinanti atmosferici sono molto elevate e in quelle che contribuiscono notevolmente all'inquinamento atmosferico, anche in Paesi vicini.

Un breve cenno, poi, mi sia permesso fare su una proposta del Governo presentata, - e poi recepita, durante l'iter in Commissione. L'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento europeo n. 679 del 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, è meritevole di interesse perché è il primo passo per dare attuazione a un programma molto più grande e completo in materia di privacy. Il bilanciamento tra protezione dei dati personali e sicurezza interna ed esterna sono - e saranno - sempre più nelle agende governative dei singoli Stati membri.

Esprimo soddisfazione per l'accoglimento del mio unico emendamento all'esame dell'Assemblea, riferito alla direttiva europea n. 2102 del 2016, relativo all'accessibilità dei siti web e alle applicazioni mobili degli enti pubblici. Con l'emendamento ho proposto che si definiscano delle linee guida nazionali che consentano di individuare con il maggior dettaglio possibile le situazioni in cui gli enti pubblici sono autorizzate a considerare le prescrizioni in materia di accessibilità un onere sproporzionato. Ciò è previsto al fine di prevenire abusi da parte degli enti pubblici che non intendano sostenere oneri legati all'accessibilità dei siti Internet, cosa che va a beneficio dell'utenza con disabilità.

Signor Presidente, rinnovo il mio compiacimento per il provvedimento all'ordine del giorno, ringraziando il sottosegretario Gozi per l'assidua partecipazione, il presidente Chiti e il relatore per il complesso lavoro di studio. Come già osservato in altre occasioni, l'adeguamento alle disposizioni europee non deve essere interpretato come una mera azione di traduzione di quanto già deciso a Bruxelles, ma anzi deve essere uno stimolo a una partecipazione sempre più continua, fatta di interpretazioni, analisi, confronti e, se necessario, anche di contrapposizioni purché ben motivate.

Dichiaro il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie-PSI-MAIE. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

GRANAIOLA (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRANAIOLA (Art.1-MDP). Signor Presidente, a parte alcune criticità contenute nel testo che consegnerò, credo che nel complesso il testo proposto dalla Commissione abbia in gran parte recepito molte delle osservazioni fatte dalle varie Commissioni.

Data l'urgenza di approvare la legge di delegazione europea, Articolo 1-MDP voterà a favore del provvedimento con la speranza che, soprattutto in materia sanitaria e, quindi, di dispositivi di protezione individuale, di qualità per i servizi trasfusionali vengano davvero adottati provvedimenti correttivi necessari per la tutela della salute dei cittadini, così come previsto dai nostri ordini del giorno approvati oggi dal Governo.

Chiedo di consegnare il testo scritto del mio intervento. (Applausi dai Gruppi Art.1-MDP e PD).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

CIOFFI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CIOFFI (M5S). Signor Presidente, questa legge di delegazione europea - come tutti sappiamo - cerca di sanare un vecchio problema: il ritardato recepimento di moltissime direttive dell'Unione europea. L'Italia è storicamente in ritardo da questo punto di vista e, dopo quattro anni di Governo, siamo ancora in ritardo. E lo dobbiamo sempre ricordare.

Il provvedimento in esame è sostanzialmente un grandissimo elenco di deleghe date al Governo per recepire le direttive e per scrivere l'attuazione delle direttive stesse. Le direttive vengono emanate dall'Unione europea che - come tutti noi sappiamo - è sostanzialmente dominata dalla Commissione, che è il vero problema dell'Unione europea. Il vero problema dell'Unione europea è che non è democratica, perché chi la governa e chi ha il potere di fare le leggi non è eletto, ma è semplicemente indicato. Quindi, il problema profondo dell'Unione europea solo la sua strutturazione e la sua composizione.

Il problema non è l'Unione europea. Il problema è che cos'è l'Unione europea. È una questione della quale abbiamo discusso tante volte. Ci troviamo in uno strano limbo nel quale abbiamo parlato dell'Europa. Mi ricordo quando ero un po' più giovane - non sono particolarmente vecchio, ma allora ero un po' più giovane - e si parlava della grande Europa, di quella che doveva essere l'unione dei popoli. Abbiamo fatto una cosa che non è né carne né pesce, come sempre succede non solo in Europa, ma ovviamente anche in Italia. È un continuo divenire di quello che vediamo continuamente. Non abbiamo fatto un'Unione europea politica, ma abbiamo fatto l'euro, una unione monetaria, che ha sottratto il potere politico in mano agli eletti e l'abbiamo dato a una fantomatica Commissione.

Qualche passo è stato fatto, ma siamo ancora lenti e ci troviamo nella strana situazione in cui l'Unione europea detta le regole con un sistema cosiffatto, in cui tutti noi sappiamo che ci sono delle fortissime pressioni lobbistiche fatte a livello di Unione europea senza la possibilità per i parlamentari eletti di mettere bocca. Da qui nascono direttive, regolamenti e tutto quel bel tran tran del quale continuiamo a parlare.

Poi ci sono dei punti molto particolari nel disegno di legge di delegazione europea. Ad esempio, all'articolo 1 - non c'è bisogno di andare lontano - il Governo è delegato ad adottare, secondo i termini, le procedure e i princìpi e quant'altro, i decreti legislativi per l'attuazione delle direttive elencate nell'allegato A. Che cosa vuole dire questo? Vuol dire che il Governo è delegato ad adottare, secondo quello che ritiene opportuno, le direttive europee, che sono ventotto. Noi diamo una delega sostanzialmente in bianco al Governo stabilendo che deve adottare le direttive con dei decreti e fare un po' quello che gli pare. Ovviamente non potremo mai permettere e non potremo mai essere d'accordo con un tale andazzo, visto il livello di questo Governo, che tutti noi speriamo vada a casa presto. Ma prima o poi le elezioni politiche arriveranno e vedremo che cosa succederà. (Applausi dal Gruppo M5S).

Vediamo quali sono alcune direttive. Tanto per fare un esempio, abbiamo la direttiva 1034/2016. Che cosa sarà mai? È una direttiva denominata MIFID 2, che parla del sistema finanziario e dice che le transazioni finanziarie devono essere fatte nell'ordine del millesimo di secondo. Per adeguarci a tale direttiva - in Italia siamo all'avanguardia - abbiamo collegato la Borsa di Milano con un orologio atomico che sta a Torino, e l'abbiamo fatto con un bel cavo in fibra ottica; quella fibra ottica della quale tanto si parla e che ancora una volta il Governo con grande lentezza dice di fare, ma non fa.

Indipendentemente da ciò, si è fatto questo collegamento perché le transazioni devono essere fatte al millesimo di secondo. Sapete perché? Le transazioni finanziarie, per quasi il 90 per cento del totale, vengono fatte da robot, da software. È questo il sistema finanziario verso il quale stiamo andando, dove l'uomo scompare definitivamente e appare all'orizzonte la macchina? Ma noi vogliamo questo? È il sistema finanziario che noi auspichiamo? L'Unione europea ci dice che dobbiamo fare le transazioni finanziarie al millesimo di secondo invece di proporre di fare una Tobin tax seria a livello comunitario (Applausi dal Gruppo M5S).

Le transazioni finanziare fatte in quel modo creano squilibri incredibili. Una volta c'è stato un crash - tutti ne conoscono la storia - che ha prodotto un decadimento della borsa del 10 per cento nell'ordine di ventidue secondi. Questo è ciò che succede ed è il sistema verso il quale stiamo andando.

C'è un'altra direttiva molto interessante che riguarda l'interoperabilità del sistema ferroviario. Chi può non essere d'accordo con l'interoperabilità del sistema ferroviario? Poi però ce n'è anche un'altra, dove si parla di un'apertura al mercato dei servizi di trasporto ferroviario e si dice, in buona sostanza, che bisogna rafforzare l'indipendenza del gestore dell'infrastruttura con specifico riferimento ai casi in cui il gestore sia integrato verticalmente. Guarda caso, è la situazione dell'Italia che è l'unica Nazione europea ad aver aperto la libera concorrenza nel settore dell'alta velocità. Perché non lo fanno la Francia, la Germania o altri Paesi? Perché non diciamo niente?

Questo è quello che vogliamo fare con le leggi di delegazione europea? Questo è il contributo che vogliamo dare all'Europa o vogliamo iniziare a puntare i piedi sul serio per difendere gli interessi del nostro Paese? Se davvero siamo più bravi degli altri ad avere aperto alla libera concorrenza, allora dovremmo andare a dare noi uno schiaffo - ovviamente metaforico - ai francesi, mentre lo schiaffo lo danno loro a noi con la partita su Fincantieri di cui abbiamo già parlato.

Allora quand'è che iniziamo a tutelare i nostri interessi? E non gli interessi corporativistici - per carità - ma gli interessi dei cittadini. Se siamo aperti alla concorrenza, come - per esempio - sull'infrastruttura ferroviaria e sul suo gestore, perché non lo fanno anche gli altri Paesi?

Questo avremmo dovuto dire per difendere la nostra responsabilità e quanto abbiamo deciso di fare in ossequio ai dettami europei. Quando osserviamo che la Germania viola le regole che ha voluto imporre - come tutti noi sappiamo - perché supera il 6 per cento del surplus di bilancio commerciale e non le viene detto niente, perché è la Nazione leader, quella che guida l'Europa, dove vogliamo andare?

Presidenza del presidente GRASSO (ore 15,12)

(Segue CIOFFI). Perché quando abbiamo fatto il fiscal compact, non abbiamo detto che in esso c'era scritto che bisognava mettere a fattore comune il debito? Porca miseria!

Questo avremmo dovuto fare e questo non abbiamo fatto. Il Governo non ha fatto niente e, pertanto, non possiamo votare a favore del disegno di legge al nostro esame. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni).

MINEO (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MINEO (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, sarò brevissimo, chiedendo il privilegio alla Presidenza di poter consegnare il testo integrale della dichiarazione di voto di Sinistra Italiana in favore del disegno di legge di delegazione europea, affinché sia allegato al Resoconto della seduta odierna.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

MINEO (Misto-SI-SEL). Occupo solo due minuti per riprendere un'osservazione del senatore Sangalli che non va trascurata: non sono d'accordo con il senatore Sangalli e non è vero che questo Parlamento stia discutendo di politica. Non lo sta facendo, perché i partiti sono già impegnati in una penosissima campagna elettorale nella quale credono di poter interpretare, sbagliando, il sentimento e la pancia della gente, nascondendo le questioni reali.

È di oggi la notizia di un grande giornale economico che apre con la ripresa dell'Europa: quattordici trimestri consecutivi con il segno "+". Questa ripresa è arrivata persino in Italia, ma non ne stiamo discutendo e rischiamo di perdere un'altra occasione, come abbiamo perso l'occasione importante della politica della Banca centrale europea negli anni scorsi. Oggi vi segnalo, sottoponendo tale questione alla riflessione estiva dei senatori, che «Il Sole 24 Ore», giornale di Confindustria, non chiede né riduzione delle tasse, né aiuti a pioggia. Per rendere meno ingiusta e più stabile questa ripresa, afferma che sono necessari investimenti pubblici, lavoro più stabile e salari più alti. Possiamo discuterne?

Seconda questione: non stiamo discutendo della vicenda della cantieristica, che abbiamo delegato completamente a un boiardo di Stato che ci sa fare, ma un economista brillante, Giuseppe Bono, invitato qui in Senato dalla Commissione industria qualche tempo fa, ha spiegato che in questo momento le aziende pubbliche in tutto il mondo stanno andando meglio delle aziende private. Non ne stiamo discutendo. Ne discutiamo - quando ne discutiamo sui giornali - in termini di disfida di Barletta. Non è questa la vera ragione. Dovremmo chiarire le nostre scelte di politica industriale, se ci interessa o meno e a quali condizioni costruire un polo nautico nel nostro Paese. Si può anche pensare che il non discutere di politica non sia uno svantaggio, perché permette al Governo, non indirizzato dalla sua maggioranza, di gestire il giorno per giorno con una certa capacità tattica e diplomatica. Forse questo è meglio che se avesse delle indicazioni demagogiche ed elettoralistiche dalla sua maggioranza.

Ci sono però dei settori in cui la solitudine dell'Italia è drammatica. Penso - per esempio - alla vicenda della Libia, di cui abbiamo parlato poco fa. L'unica cosa che capisco della posizione del nostro Governo è che Minniti si illude di fare un accordo forte con le tribù del Sud della Libia. Tuttavia, cari colleghi, pensare che le tribù risolvano il nostro problema, se non in un quadro generale di politica europea, significa scrivere la nostra politica estera sulla sabbia del deserto.

È evidente che è venuto il tempo - spero ci rifletterete quest'estate - di costruire una politica europea per l'Italia. A che condizioni vogliamo stare in Europa? Che cosa chiediamo all'Europa? Se cambia l'orientamento persino di una parte degli imprenditori, perché la politica è così indietro rispetto a questi temi?

Solo ciò vi volevo dire e spero possa servire per la vostra riflessione estiva. Buone vacanze. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).

FLORIS (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLORIS (FI-PdL XVII). Signor Presidente, chiedo anzitutto l'autorizzazione a consegnare il testo scritto del mio intervento affinché sia allegato al Resoconto della seduta odierna.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

FLORIS (FI-PdL XVII). Vorrei svolgere solamente una considerazione.

Abbiamo passato tutta la mattina a discutere di Europa e di relazioni dell'Italia con l'Europa, di quell'Europa che noi vorremmo, nonché di quel ruolo preminente che noi vorremmo l'Italia esercitasse in Europa, come ha detto bene il senatore Romani. Si tratta di esercitare un ruolo importante nel Mediterraneo per essere poi importanti nell'Europa. È chiaro che questo è il nostro auspicio per il nostro Paese.

Per questo motivo, daremo un voto di benevola astensione al provvedimento in esame. Naturalmente, se si dovesse parlare della Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2016, il voto sarebbe sicuramente contrario. C'è troppa enfasi nei risultati ottenuti da questo Governo, mentre pochi sono i risultati tangibili che si possono portare all'esame dell'attività politica.

Avere un'Italia che conta di più in Europa, così come detto dal senatore Romani e da altri stamattina, è quanto ci auguriamo ed è per questo che esprimeremo un voto di benevola astensione. Nel testo che ho chiesto di allegare sono esaminati, caso per caso, tutti gli aspetti che non ci piacciono della legge di delegazione europea. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

COCIANCICH (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COCIANCICH (PD). Signor Presidente, anche io sarò estremamente breve.

Vorrei riprendere alcuni spunti accennati da chi mi ha preceduto. In particolare, non posso che condividere la preoccupazione del senatore Cioffi che si vada verso un mondo ormai dominato dai robot, dove le persone non si parlano. È una preoccupazione giusta. Per dare attuazione a questo principio, auspico che il senatore Cioffi si rechi in Commissione politiche dell'Unione europea la mattina alle ore 8,30 quando ci riuniamo e partecipi anche al dibattito sul disegno di legge di delegazione europea. Il suo sarebbe un contributo sicuramente utile e noi siamo desiderosi di sentire le sue idee sia sull'Europa, sia sui robot. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti del senatore Cioffi).

Condivido pienamente l'invito del senatore Candiani a rifarci ai valori fondanti dell'Unione europea. Mi permetto di leggere l'articolo 2 del Trattato sull'Unione europea: «L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze». Inoltre, ai sensi dell'articolo 3, l'Unione europea contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della terra, alla solidarietà, al rispetto reciproco, all'eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani. Credo che questi siano principi che anche noi - come il senatore Candiani - dobbiamo condividere, soprattutto poi quando parliamo di migranti, di rifugiati, di tutti coloro che sono perseguitati.

Per quanto riguarda il merito della legge di delegazione, vorrei limitarmi a ringraziare sinceramente il presidente Chiti, e il relatore e anche il Governo, che in tre anni ha ridotto in maniera significativa, dimezzandole, le procedure d'infrazione. Oggi stiamo facendo qualcosa di importante in questa direzione. Essere europei non è fare chiacchiere, non è fare dichiarazioni di principio, ma è fare cose concrete, dei passi semplici, a volte magari modesti, ma che poco per volta aiutano il nostro Paese a recuperare una credibilità andata perduta, quando detenevamo la maglia nera d'Europa con 120 procedure d'infrazione pendenti. Oggi siamo arrivati a 65 e, con l'approvazione di questo provvedimento, diamo un ulteriore contributo alla credibilità del nostro Paese.

Ringrazio tutti e dichiaro il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione finale.

Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 1.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dal senatore Romano e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Abbiamo così concluso i nostri lavori. Auguro buone vacanze a tutti.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

PUGLIA (M5S). Domando di parlare. (Brusio).

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, ma le consiglio di attendere qualche momento, perché è difficile ottenere il silenzio mentre ci si scambia gli auguri di buone vacanze. Recuperate le energie, ci ritroveremo qui a settembre.

Prego, senatore Puglia, inizi il suo intervento.

PUGLIA (M5S). Signor Presidente, se per l'uomo il tempo cancella ogni tormento, per il PD, partito dell'ipocrisia, il tempo è il migliore alleato per mantenere in vita i privilegi.

Nell'imbarazzo e soprattutto nel disappunto di tante loro anime, i finti democrat si sono visti costretti a votare alla Camera la battaglia del Movimento 5 Stelle che mette fine al vergognoso privilegio del vitalizio; discussione che poteva e doveva essere affrontata con il voto positivo anche del Senato. Ma qui si è voluta sfruttare l'opzione tempo, rimandando il tutto all'autunno e sperando in tempi migliori.

Sono ipocriti che, se veramente avessero voluto abolire i vitalizi, come da testo passato alla Camera, avrebbero votato a occhi chiusi la procedura d'urgenza chiesta dal Movimento 5 Stelle e ieri stesso avremmo fatto un bel regalo agli italiani per questa estate. Sono ipocriti che accampano come squallido pretesto la necessità di studiare un testo trito e ritrito e a tutti noto. Ipocriti, come quell'esponente del vostro partito eletto l'11 giugno scorso sindaco di Portici, la mia città, proclamato primo cittadino addirittura un mese e mezzo più tardi, che, a quasi due mesi dalle elezioni, non ha ancora nominato un solo assessore e che lascia che il tempo scorra inesorabile per giungere all'ultimo giorno utile per dimettersi dal Senato; giorno che per, un singolare destino, cadrà esattamente quando i lavori dell'Aula del Senato sono sospesi. I lavori riprenderanno il 12 settembre, a solo quattro giorni dalla maturazione della pensione.

Allora, partiamo da un assunto. Non lo ha prescritto il medico di fare il sindaco in contemporanea al proprio mandato parlamentare. Oggi il Senato chiude per ferie. Io ho atteso fino all'ultimo giorno - il mio Gruppo lo ha già segnalato in precedenza - per dare fiducia a un membro del Senato della Repubblica, prima di invocare il rispetto della parola data dal senatore Vincenzo Cuomo ai cittadini porticesi in campagna elettorale. Quando la giornalista del quotidiano "La Repubblica" Conchita Sannino, in un articolo del primo luglio, ha gettato ombre sulla sua volontà di perdere tempo per far scattare la pensione, il senatore Cuomo ha risposto che sono solo maldicenze. Orbene, anzi male: le maldicenze si stanno trasformando in amare realtà.

Ora la responsabilità passa alla Presidenza del Senato. Il 12 settembre il Senato riaprirà i battenti: si prenda il giorno stesso atto delle dimissioni e/o della decadenza; si dichiari immediatamente la decadenza per incompatibilità e non facciamo giochini per far scattare la pensione al senatore Cuomo. Non lo ha prescritto il medico di candidarsi come sindaco!

DE PIN (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PIN (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Signor Presidente, la preoccupazione maggiore e il pensiero comune di ormai sempre più genitori è che i loro figli saranno utilizzati come una sorta di cavia, e questo perché sempre nuovi dubbi si affacciano all'orizzonte.

L'ultimo riguarda la cifra modificata sul bugiardino di un diffuso vaccino esavalente che, prima del 29 luglio, recava come termine ultimo per la somministrazione l'età di ventiquattro mesi. Dopo l'entrata in vigore della normativa sui vaccini, tale limite d'età è sparito. Cosa ci sarebbe di scientifico in questo cambio di rotta? Perché l'AIFA cambia le carte in tavola? Soprattutto - così come qualcun altro si è interrogato - vorrebbe dire che oltre quella fascia d'età tale vaccino non è mai stato provato?

D'altronde, stiamo parlando di un'azienda, la Glaxo, che ha fatto dei profitti sempre la sua prima arma di battaglia a discapito dei bambini. Numerose sono le inchieste, i processi in corso e le condanne. Persino la società SIPNEI (società scientifica che promuove lo studio dell'organismo umano nella sua interezza) di recente firma un documento in cui spiega i dubbi sul piano vaccinale e la carenza di tutela del destinatario della legge.

Notizie incomplete si sono abbattute nell'ultimo anno sugli italiani per convincerli dell'esistenza di immaginarie emergenze sanitarie, quando le prime vere cause di morte nel nostro Stato sono rappresentate da cardiopatie, tumori e inquinamento. Ma non mi pare che sia stato fatto un decreto d'urgenza sugli argomenti; anzi, sul tema inquinamento ci sarebbe tanto da dire.

La salute dei bambini non dovrebbe dipendere da provvedimenti affrettati e non si devono lasciare i genitori preoccupati in un mare di incertezze perché, se i vaccini sono somministrati senza le dovute accortezze, possono verificarsi tragedie di immense proporzioni.

URAS (Misto-Misto-CP-S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-Misto-CP-S). Signor Presidente, vorrei evidenziare un problema che riguarda la Sardegna e in particolare la continuità territoriale.

La gara bandita dalla Regione è andata deserta - questo è noto - ed è stato un grave errore da parte della Giunta regionale sarda, che rischia di essere letale per il diritto alla mobilità dei sardi. L'ENAC ci avverte che il regime di prorogatio che riguarda il precedente modello di continuità territoriale deve andare a terminare; diversamente si incorrerebbe in problematiche di relazione con la Commissione europea. L'Alitalia, che garantisce oggi questo servizio, è in amministrazione commissariale, in una fase avanzata di liquidazione. Sono tutte circostanze queste che creano preoccupazione e incertezza intollerabile sulla tenuta della libertà fondamentale della mobilità degli isolani e dei sardi.

Signor Presidente, presentiamo in queste ore agli uffici del Senato una mozione sull'argomento e chiediamo una discussione rafforzata e il più possibile celere alla ripresa dei lavori. Il tema della mobilità e della garanzia del trasporto aereo della Sardegna è assolutamente ineludibile. Chiediamo che il Parlamento e il Governo lavorino per il riconoscimento in ambito europeo dell'insularità della Sardegna, che dia titolo a un regime di aiuti derogato e garantisca, anche attraverso una normativa di salvaguardia, la continuità territoriale da e per la Sardegna come un solido baluardo rispetto all'esclusivo interesse delle compagnie aeree, a difesa, invece, dei diritti fondamentali di quella comunità e del popolo sardo.

Signor Presidente, qualora non si verificassero le condizioni per cui si apra una discussione vera su questo argomento, preannuncio le mie dimissioni dal Senato.

PRESIDENTE. Senatore Uras, spero che le sue dimissioni non ci siano, considerato l'apporto che lei dà sempre al Senato e alla sua isola, la Sardegna, che ho avuto modo di apprezzare sempre di più.

Per la risposta scritta ad interrogazioni

ARRIGONI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore Arrigoni, a lei la fine, dulcis in fundo; qualcuno dice anche in cauda venenum: si tratta di stabilire quale serve. (Ilarità).

Ne ha facoltà.

ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente in tarda mattinata, durante la discussione sulla risoluzione relativa alla missione navale in Libia, abbiamo colto, da parte di diversi esponenti della maggioranza, toni entusiastici per il fatto che, soprattutto nel mese di luglio, sarebbero diminuiti gli sbarchi. Ebbene, io vorrei riportare questi colleghi con i piedi per terra perché, ad oggi, sono oltre 95.000 le persone che dall'inizio dell'anno sono arrivate nel nostro Paese e dal 2014 ad oggi sono oltre 600.000. Ricordo che di queste oltre il 50 per cento ha fatto perdere le proprie tracce, sono irregolari e non sappiamo che cosa stiano facendo. Probabilmente stanno realizzando dei ghetti o stanno ingrossando le fila della criminalità organizzata. Il restante 50 per cento ha richiesto asilo, ma la gran parte dei richiedenti sono migranti economici e, dunque, clandestini.

Il mio intervento di fine seduta - come ho promesso qualche settimana fa - vuole ricordare ancora al ministro Minniti di rispondere alle nostre interrogazioni parlamentari, l'ultima del 28 giugno, la 4-07717, che ne richiama altre analoghe, e cioè la 4-07299 del 30 marzo e la 4-07357 del 19 aprile, per il fatto che da oltre tre mesi e mezzo, Presidente, il Ministero dell'interno non inserisce più nel Cruscotto statistico giornaliero le presenze nel sistema di accoglienza, che è totalmente fuori controllo. L'anomalia sta nel fatto che a fine anno 2016 c'erano 176.000 persone nel sistema di accoglienza e da allora al 7 luglio - ultimo dato disponibile - altre 77.000 persone circa hanno avanzato richiesta di asilo e per legge hanno diritto all'assistenza.

Quindi, ci domandiamo come mai il Ministro dell'interno non inserisca i numeri relativi alle presenze nel sistema di accoglienza che - lo ricordo - cuba, in termini economici, i due terzi dei famosi 4,7 miliardi che Padoan dice quest'anno che lo Stato italiano, ovvero gli italiani, spenderà per la gestione dell'immigrazione, che è totalmente fuori controllo.

Il sistema di accoglienza, Presidente, è fuori controllo perché - glielo dico io - alcuni perfetti stanno incaricando le cooperative, che da diversi mesi si sono buttate nel blitz dell'accoglienza, a fare da agenti immobiliari. Vanno in giro per i territori a cercare edifici privati e posti dove realizzare container e campi profughi, anzi campi per clandestini.

Quindi, di fronte a questa situazione totalmente fuori controllo, invito il ministro Minniti - capisco che adesso iniziamo le vacanze - a dedicare parte del proprio tempo - se non può lui, chiami qualche dirigente del suo Ministero - a dare non alla Lega Nord ma al Paese, agli italiani, i numeri precisi del sistema di accoglienza. E smentisca, se del caso, il fatto che molti che ottengono lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria - a differenza di quanto avveniva qualche mese fa - vengono immediatamente buttati fuori dal sistema di accoglienza, visto che è così saturo, pieno di clandestini. Se fosse confermato, sarebbe una vera e propria vergogna. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 12 settembre 2017

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 12 settembre, alle ore 17, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 15,37).