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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 903 del 19/10/2017


RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,31).

Si dia lettura del processo verbale.

COLUCCI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Svolgimento di interrogazioni (ore 9,34)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-03952 sulle minacce ricevute dal giornalista Paolo Berizzi da parte di formazioni neofasciste.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

MANZIONE, sottosegretario di Stato per l'interno. Signora Presidente, onorevoli senatori, il prefetto di Bergamo, fin dallo scorso mese di febbraio, aveva disposto idonee misure di protezione in favore del giornalista Paolo Berizzi, sulla base delle risultanze di una «riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia».

A seguito di due ulteriori atti di intimidazione, avvenuti via web e mediante danneggiamento dell'autovettura del giornalista, la situazione di esposizione al rischio del signor Berizzi è stata riesaminata nelle riunioni di coordinamento interforze tenutesi il 15 e il 30 marzo scorsi, all'esito delle quali è stata disposta l'intensificazione delle misure tutorie nei confronti del giornalista e dei suoi familiari.

Successivamente, al verificarsi di altri episodi di intimidazione via web, nell'aprile e nel luglio scorso, la situazione del giornalista è stata oggetto di un rinnovato esame il 19 luglio scorso. Nella circostanza, in sede di riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia, sono state confermate, con contestuale intensificazione, le misure tutorie a suo tempo disposte in favore dell'interessato.

Su un piano più generale, posso assicurare che le autorità provinciali di pubblica sicurezza e le forze di polizia seguono con la massima attenzione gli episodi di intimidazione che possano incidere sulla libera determinazione dei giornalisti nell'espletamento dell'attività professionale.

La loro protezione, al pari di quella di tutte le altre categorie di persone esposte a rischio a causa delle funzioni esercitate, costituisce una priorità nella pianificazione dei servizi di polizia nell'ambito dei piani coordinati di controllo del territorio.

E infatti, oltre che per l'applicazione delle vigilanze generiche radiocollegate nell'ambito dei piani di prevenzione generale, la valutazione dell'esposizione a rischio è oggetto di un'approfondita e periodica rivisitazione, ai fini dell'equilibrata applicazione dei dispositivi di protezione previsti dalla legge.

Nel territorio nazionale, alla data del 13 ottobre sono attivi, a tutela dei giornalisti, 19 dispositivi tutori adottati su determinazione dell'Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale, nonché 177 servizi di vigilanza generica radiocollegata adottati su disposizione delle autorità provinciali di pubblica sicurezza.

In relazione alla richiesta degli onorevoli interroganti di contrastare la crescita di realtà di ispirazione neofascista, xenofoba e razzista, si rileva che l'ordinamento giuridico prevede, in materia, alcuni fondamentali presidii di legalità, tra l'altro richiamati dagli stessi onorevoli interpellanti.

Si fa riferimento, innanzitutto, alla legge n. 645 del 1952 (cosiddetta legge Scelba) relativa al divieto di riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista ed alla legge n. 205 del 1993, (cosiddetta legge Mancino), che offre specifici strumenti per la prevenzione e il contrasto dell'antisemitismo, del razzismo e della xenofobia. Gli istituti delineati dalle predette normative sono oggetto di rigorosa e puntuale applicazione da parte delle autorità provinciali di pubblica sicurezza e delle forze di polizia. In particolare, massima attenzione è posta sull'attività di prevenzione, che si sviluppa in un costante monitoraggio e in una meticolosa raccolta informativa, al fine di cogliere il minimo segnale di turbativa dell'ordine e della sicurezza pubblica e di deviazione dalle regole del diritto e della pacifica convivenza.

Sul piano delle iniziative normative, ricordo (ovviamente più a me stesso che agli onorevoli interroganti ai quali immagino sia ben noto) che è all'esame di questo ramo del Parlamento una proposta di legge di iniziativa parlamentare - approvata dalla Camera dei deputati lo scorso 12 settembre - che, introducendo il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista, amplia gli strumenti giuridici di contrasto del fenomeno in questione.

D'ADDA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ADDA (PD). Signora Presidente, ringrazio il Sottosegretario e mi dichiaro soddisfatta con alcune osservazioni.

Per quanto riguarda la categoria dei giornalisti, soprattutto per chi fa inchiesta, c'è il problema oggettivo del continuo spostamento, quindi le misure poste in essere riguardano soprattutto la famiglia: c'è una macchina che controlla la casa di famiglia, ma il giornalista si trova a dover lavorare e a spostarsi in continuazione per tutta la giornata. Questo era il problema. È possibile che al momento non sia particolarmente grave ma potrebbe diventarlo, proprio perché lui insiste in una zona (peraltro la mia) della provincia di Varese in cui con associazioni come la Comunità militante dei Dodici Raggi (Do.Ra.), abbiamo avuto il festeggiamento del compleanno di Hitler e altre vicende molto pesanti.

Anche io sono molto attenta e spero che venga approvato il cosiddetto disegno di legge Fiano e pongo all'attenzione del Sottosegretario, affinché lo riferisca al Governo, la necessità di capire quali saranno le risorse e le disponibilità umane da mettere in campo soprattutto via web. Le vorrei mostrare una scena molto banale che ritrae un ex consigliere comunale di Busto Arsizio, che durante una partita di calcio fa il saluto fascista. (Mostra con un tablet pc una immagine all'Assemblea). Peraltro è già stato incriminato mentre era consigliere comunale (quindi un pubblico ufficiale) per reati legati al fascismo e al nazifascismo: Ci troviamo in questa situazione.

Credo quindi che l'incidenza dell'azione normativa, in sé ottima, possa avere un risultato nella misura in cui mettiamo in campo energie e risorse soprattutto per quanto riguarda i social e i nuovi strumenti informatici. Questa è addirittura una pagina di diario su cui, essendo della mia città ed essendo stati entrambi consiglieri comunali, ho visto video in cui incitava alla Xa MAS e non ha idea di quanti ragazzini (lo so che sono ragazzini) abbiano messo centinaia di like e di commenti positivi a questi video.

Mi appello quindi alla capacità legislativa ma anche di attuazione legislativa del Governo. Per il resto mi dichiaro soddisfatta.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-03817 su una manifestazione di protesta svoltasi ad Oristano il 12 giugno 2017.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

MANZIONE, sottosegretario di Stato per l'interno. Signora Presidente, il 19 maggio scorso alcuni dipendenti del Comune di Oristano, appartenenti alla sigla sindacale USB (Unione sindacale di base) hanno proclamato lo stato di agitazione per il mancato accordo sulla ripartizione delle risorse assegnate dall'amministrazione comunale con il fondo di produttività. Sulla questione è stato chiesto al prefetto di Oristano un tentativo di conciliazione, avvenuto il successivo 7 giugno che, tuttavia, non ha avuto alcun esito positivo.

Il giorno dopo, presso la sede comunale, si è tenuta una riunione dei lavoratori al termine della quale è stato deciso di proseguire lo stato di agitazione e di inviare al sindaco e ai dirigenti del Comune una lettera nella quale venivano indicate le forme di protesta che sarebbero state messe in atto.

Il 13 giugno successivo, i dipendenti comunali aderenti al sindacato USB hanno esposto in piazza Eleonora due bandiere della predetta organizzazione sindacale ed uno striscione con la scritta: «Giù le mani dal nostro contratto».

La successiva rimozione dello striscione da parte del personale della locale Polizia municipale, avvenuta per mancanza di regolare autorizzazione, ha suscitato la riprovazione dei manifestanti che hanno considerato il gesto gravemente lesivo dei diritti sindacali.

Nella stessa data, un dipendente comunale, in qualità di rappresentante della citata Unione sindacale, ha presentato presso gli uffici della DIGOS un preavviso di pubblica manifestazione per il giorno 15 giugno. Tale preavviso indicava non solo il reiterarsi dello stato di agitazione, ma anche l'esposizione, in piazza Eleonora, di uno striscione con la già menzionata scritta. In merito alla iniziativa preannunciata, il questore di Oristano ha emanato una specifica ordinanza.

La notte del 4 settembre ignoti hanno asportato nuovamente la bandiera e lo striscione appesi in piazza Eleonora. Il giorno successivo, il rappresentante regionale dell'USB, in relazione ai fatti, ha formalizzato regolare denuncia presso la questura di Cagliari, chiedendo che venissero identificati e perseguiti penalmente gli autori della rimozione. La scorsa settimana, presso il Comune di Oristano, si è tenuto un incontro interlocutorio tra le rappresentanze sindacali di base (USB) ed il sindaco di Oristano, a seguito della richiesta dei dipendenti comunali volta a conoscere le intenzioni della neoeletta amministrazione circa la risoluzione della vertenza. Il sindaco ha assicurato il proprio impegno per la risoluzione della vertenza, concordando un ulteriore incontro da tenersi nei prossimi giorni.

Si rappresenta, infine, che i dipendenti comunali, pur proseguendo lo stato di agitazione, hanno escluso, al momento, qualsiasi forma di protesta ed anche l'ipotesi di un riposizionamento dello striscione in piazza Eleonora.

URAS (Misto-Misto-CP-S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-Misto-CP-S). Ringrazio il Sottosegretario per la sua risposta, della quale mi ritengo soddisfatto.

Colgo l'occasione per porre una questione più generale, che riguarda il rapporto, che ormai si va instaurando da tempo, tra diverse autorità pubbliche, anche a livello locale, e le organizzazioni sindacali dei lavoratori. Il nostro è un Paese che fonda le proprie radici democratiche sulla pratica costante della interlocuzione tra impresa e lavoro, mediata dalle organizzazioni sociali, in modo particolare dalle organizzazioni sindacali, ma anche sul rapporto tra l'autorità pubblica ed i lavoratori, mediato dalle organizzazioni sindacali democratiche, da CGIL, CISL e UIL per prime, ma anche dalle altre organizzazioni sindacali che poi si sono configurate in forma autonoma. Noi pensiamo che il sindacato, così come è riconosciuto dalla nostra Costituzione, meriti ogni tutela nella sua azione responsabile di mediazione dei rapporti con l'impresa e con l'autorità pubblica. È una grande palestra di moralità e democrazia. Questo Paese ha salde vocazioni democratiche, proprio perché ha saputo difendere la democrazia attraverso l'iniziativa costante del sindacato. Il sindacato conta i morti a difesa della nostra democrazia e delle nostre istituzioni democratiche, soprattutto nei periodi più duri e difficili che il nostro Paese ha dovuto attraversare, di fronte a un attacco terroristico organizzato e strutturato.

Nel ringraziare quindi il Ministero dell'interno, penso che di questo dobbiamo fare una gelosa difesa e intervenire quanto più possibile attraverso le nostre ottime Forze dell'ordine e la responsabilità dei nostri dirigenti più alti, a cominciare dal Capo della polizia. Dobbiamo intervenire affinché le manifestazioni pacifiche dei nostri lavoratori, soprattutto se proclamate nel rispetto delle leggi, delle forme e delle procedure stabilite e se promosse dalle organizzazioni sindacali alle quali essi appartengono (CGIL, CISL, e UIL, ma anche USB e tutte le altre che si sono configurate nel frattempo), vengano sistematicamente tutelate, in modo efficiente, come ha dimostrato in questo caso il Ministero dell'interno.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-03530 sulla progressiva chiusura dei corpi di ballo italiani nelle fondazioni lirico-sinfoniche.

La rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

BIANCHI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo. Signora Presidente, la senatrice interrogante mi permetta di iniziare questa risposta rammentando che per la Corte costituzionale le finalità perseguite dagli enti di diffusione dell'arte musicale, di formazione degli artisti e di educazione musicale della collettività costituiscono esplicazione dei principi fondamentali dello sviluppo della cultura e della tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione, di cui all'articolo 9, primo e secondo comma, della Costituzione.

In tal senso, dal 2013 in poi, il Governo ed il Parlamento hanno posto in essere una serie di interventi legislativi finalizzati a far fronte allo stato di grave crisi del settore lirico-sinfonico e a pervenire al risanamento delle gestioni e al rilancio delle attività delle fondazioni.

Innanzitutto, è stato delineato un percorso di risanamento per le fondazioni in crisi, che sono state chiamate a presentare un apposito piano, sottoposto ad approvazione - su proposta del commissario di Governo - sia del MIBACT sia del Ministero dell'economia e delle finanze. È stato inoltre istituito un fondo di rotazione, a cui hanno avuto accesso fino ad oggi nove fondazioni lirico-sinfoniche.

Ai fini del risanamento, l'articolo 11 del decreto-legge n. 91 del 2013, tra i contenuti inderogabili per aderire al suddetto piano da parte delle fondazioni lirico-sinfoniche in stato di crisi, prevede, al comma 1, lettera c), «la riduzione della dotazione organica del personale tecnico e amministrativo fino al cinquanta per cento di quella in essere al 31 dicembre 2012 e una razionalizzazione del personale artistico».

Per la Fondazione Arena di Verona, a cui la senatrice interrogante fa riferimento, l'integrazione del piano di risanamento di cui alla legge 28 dicembre 2015, n. 208, articolo 1, comma 355, approvato con decreto interministeriale dell'8 settembre 2017, prevede «in aggiunta a quanto siglato con le organizzazioni sindacali, la cessazione dell'attività del corpo di ballo stabile attraverso procedura di mobilità ex lege n. 223 del 1991 e/o campagna di incentivazione all'esodo».

Al riguardo, il sovrintendente dell'Arena di Verona ha fatto presente che «il numero di tersicorei stabili in Fondazione non avrebbe consentito di svolgere una regolare attività di balletto se non attraverso l'integrazione con un numero almeno pari di elementi aggiunti (...). In ogni caso, almeno sei dei tersicorei stabili risultano in prossimità del raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Pertanto, la continuazione dell'attività di balletto, avrebbe presupposto costi di gestione insostenibili, puntualmente analizzati nel piano di risanamento, a fronte di ricavi risibili.

Nel corso delle procedure di contrattazione è stata proposta a tutti gli interessati una soluzione transattiva consistente nell'erogazione di 70.000 euro netti una tantum (...) oltre all'impegno ad assunzioni a termine per 120 giorni all'anno (...) per tre anni e la conservazione del diritto di precedenza per i periodi successivi. Al momento dodici dei diciotto tersicorei interessati hanno accettato detta soluzione transattiva».

Occorre, inoltre, ricordare che le fondazioni lirico-sinfoniche agiscono in piena autonomia gestionale, così come sancito nell'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367 e che, nel caso di specie, il Piano di risanamento della Fondazione Arena di Verona è stato approvato dall'Autorità di governo con decreto interministeriale 8 settembre 2017, sono stati di conseguenza resi disponibili, oltre l'ordinario contributo FUS, ulteriori 10 milioni di euro, da destinare al risanamento dell'ente ed al rilancio delle attività.

Vorrei evidenziare, infine, che il disegno di legge n. 4651, di iniziativa governativa, recante «Disposizioni in materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della materia», recentemente approvato da quest'Assemblea e attualmente all'esame della VII Commissione della Camera dei deputati, riconosce fortemente il valore della tradizione dei corpi di ballo italiani, con l'attribuzione di ulteriori fondi e strumenti di promozione.

Gli interventi normativi sopra accennati e le relative misure adottate evidenziano l'impegno del MIBACT e del Governo per il risanamento di un settore considerato strategico per il nostro Paese, in linea con quanto previsto dall'articolo 9 della Costituzione.

BERNINI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERNINI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, ringrazio naturalmente la sottosegretaria Bianchi per aver voluto tentare di dare una spiegazione in realtà impossibile. Mi ritengo profondamente insoddisfatta di questa risposta, di cui sinceramente non comprendo il senso. Non comprendo se il Governo ritenga responsabili le 13 fondazioni lirico-sinfoniche dell'eliminazione di un tratto fondamentale della nostra cultura italica, ossia la tradizione dei corpi di ballo.

Noi sappiamo che le fondazioni lirico-sinfoniche vengono finanziate dallo Stato per tutelare tre ambiti di operatività artistica: la musica, l'opera lirica e il balletto. Avevamo 13 fondazioni lirico-sinfoniche e avevamo 13 corpi di ballo; ora sono rimasti quattro corpi di ballo. Giustamente la Sottosegretaria ricordava il mio riferimento all'Arena di Verona, solo l'ultimo degli "eccidi" che sono stati compiuti - uso un termine forte in maniera non casuale - su corpi di ballo che rappresentano per noi una grande opportunità sotto diversi profili: culturale, sociale, economico e politico.

Mi spiego nei pochi minuti a mia disposizione perché si tratta di un tema su cui il Governo ha avuto un approccio profondamente miope, sicuramente non sanato da quella legge sullo spettacolo che la Sottosegretaria prima menzionava. La legge sullo spettacolo è rimasta sorda, esattamente come le politiche del Governo, rispetto ad una istanza che i corpi di ballo stanno portando avanti, con petizioni che arrivano fino al Presidente della Repubblica e che sono rimaste, purtroppo, inascoltate. I veri emendamenti, quelli importanti, che avrebbero portato veri fondi e avrebbero consentito vere riaperture dei corpi di ballo, sono stati tutti cassati.

Perché ritengo che sia un valore culturale avere corpi di ballo almeno corrispondenti alle 13 fondazioni lirico-sinfoniche? Perché noi siamo gli inventori del balletto. L'Italia ha esportato il balletto in tutta Europa e in tutto il mondo: lo ha esportato in Francia e in Russia e ora noi ci troviamo ad acquistare pacchetti di ballo, proprio perché ci mancano corpi di ballo permanenti con dei costi significativi per i vari teatri dell'opera. È assolutamente improponibile, oltre che in spregio ad una norma che prevede che non si possano acquistare pacchetti artistici di ballo che siano diversi dalla nostra offerta nazionale per oltre il 5 per cento del totale. Questo la Sottosegretaria lo sa bene.

È un grande limite sociale il fatto di aver smantellato i corpi di ballo. Abbiamo 1,4 milioni di giovani che studiano balletto, che in questo modo riescono ad avere un beneficio nel corpo e nella mente, allontanando il vuoto, l'immaterialità e il senso di alienazione che purtroppo i fatti di cronaca di tutti i giorni drammaticamente ci raccontano. Sono più dei giovani che si iscrivono alle associazioni calcistiche. Come possiamo non accontentare e non soddisfare queste risorse umane, quando in realtà - e arrivo al terzo punto - i Paesi europei più illuminati di noi, come la Francia e la Germania, considerano i corpi di ballo un valore aggiunto? La Germania ha 50 corpi di ballo e la Francia addirittura 95 e considera i corpi di ballo un arricchimento, non solo culturale ma anche delle potenzialità e dei valori specifici dei singoli territori. Non possiamo ancora una volta avere un atteggiamento miope, oltre che sacrificare e mortificare le istanze, le esigenze e le aspettative di 1,4 milioni di giovani. Non possiamo ancora una volta rinunciare ad un valore tipico e specifico della nostra nazionalità italica e non possiamo soprattutto fingere che ciò rappresenti una responsabilità delle fondazioni lirico-sinfoniche.

Il Governo è stato sordo nell'arco di tutta la legislatura ad un'esigenza fondamentale che la nostra cultura ci chiede, ad un obbligo che doveva corrispondere ad un finanziamento delle fondazioni lirico-sinfoniche e ad una visione "avantista" del futuro che avrebbe potuto dare delle risposte. Noi daremo invece queste risposte. Mi auguro infatti che, in occasione della formazione del prossimo Governo, saremo in grado di non mortificare ancora una volta delle richieste, dei bisogni e delle istanze che hanno radici profonde e che guardano al futuro, come raramente accade, in contesti che uniscono dimensioni composite come la dimensione sociale, economica e culturale. Mi auguro quindi che saremo in grado di rispondere ad una domanda che mai come in questo caso guarda al futuro.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-04012 sulla realizzazione di un tunnel di raccordo stradale tra il porto di Termoli e il lungomare Cristoforo Colombo.

La rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

BIANCHI, sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo. Signora Presidente, premetto che questo Ministero attraverso i suoi uffici territoriali, segue, con attenzione e da diversi anni questo progetto e che rispondo secondo gli elementi forniti dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Molise.

Come correttamente rammentato dai senatori interroganti, il Comune di Termoli ha approvato il progetto preliminare il 25 giugno del 2015 con una delibera di Giunta comunale ed in assenza di un parere del Ministero.

Il successivo 7 agosto, il Comune ha proceduto all'approvazione dello schema di avviso pubblico di project financing per la progettazione, costruzione e gestione di un parcheggio interrato multipiano in Piazza Sant'Antonio, integrato con il progetto preliminare del tunnel stesso.

Il 5 novembre 2015, la Giunta comunale ha dichiarato di pubblico interesse l'unica proposta pervenuta da parte della ditta De Francesco costruzioni, che ha cassunto la veste di promotore.

Il successivo 27 maggio 2016 il Comune ha indetto la conferenza di servizi istruttoria, in relazione alla quale la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio del Molise ha trasmesso, il successivo 1° giugno, la nota n. 3905, con la quale si chiedeva la documentazione progettuale cartacea, non pervenuta, e si precisava che il parere unico per la tutela paesaggistica e archeologica spettava al segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per il Molise.

Secondo notizie fornite dalla stessa Soprintendenza, nei mesi successivi, sono seguite riunioni e incontri tecnici, nel corso dei quali il segretario regionale del Molise pro tempore e la Soprintendenza hanno chiesto di effettuare sondaggi e saggi di scavo nelle aree di intervento.

Soltanto il 14 luglio di quest'anno, la ditta De Francesco ha trasmesso una relazione archeologica relativa alla sola esecuzione di carotaggi, che la Soprintendenza ha però ritenuto non esaustivi per la verifica dell'impatto archeologico.

Il 10 agosto scorso si è svolta presso la Regione Molise la prima seduta della conferenza di servizi decisoria, il cui verbale è verosimilmente noto ai senatori interroganti, in relazione alla quale la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Molise ha espresso e depositato, in pari data, il negativo parere di competenza, fornendo dettagliate motivazioni in ordine alla tutela paesaggistica, archeologica e monumentale.

In particolare, nella nota depositata, è stato ribadito che le aree interessate sono sottoposte a vincolo paesaggistico e a tutela architettonica in relazione al Castello Svevo della città vecchia e all'ex cinema Adriatico; inoltre, l'area di Piazza Sant'Antonio è stata in passato oggetto di rinvenimenti relativi a sepolture antiche.

Lo scorso 13 settembre, su richiesta del Comune di Termoli, si è svolto presso la sede della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio, un incontro al quale hanno partecipato l'attuale soprintendente, il segretario regionale del Molise del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, l'architetto funzionario di zona e un referente della ditta. Nel corso della riunione, della quale l'architetto competente ha redatto un verbale di sintesi, la Soprintendenza ha proposto di verificare la possibilità di una modifica del progetto, nella parte in cui esso - attraverso il tunnel - intercetta gli spazi aperti e anche ipogei relazionati con il borgo medievale, segnalando altresì delle preoccupazioni e delle criticità.

La Soprintendenza riferisce che il sindaco di Termoli ha rappresentato che nessuna sostanziale modifica sarebbe possibile, in quanto il progetto, essendo il risultato di un processo concorsuale oggetto di pubblica gara, non sarebbe emendabile. La Soprintendenza, nel prendere atto di ciò, comunica di aver rilevato che il progetto avrebbe dovuto essere sottoposto al parere preventivo del Ministero prima dell'avvio delle procedure di gara e di aver segnalato che, in mancanza di fatti nuovi, ossia di previsioni progettuali diverse che facciano superare le criticità emerse in relazione al patrimonio storico e paesaggistico della città, proprio nel luogo più rappresentativo e identitario dell'intero territorio cittadino, non emergono elementi di fatto che consentano di riconsiderare il parere reso in senso negativo.

CASTALDI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTALDI (M5S). Signora Presidente, è con immenso piacere, pur facendo parte di una forza di opposizione, che mi dichiaro soddisfatto, anzi soddisfattissimo, della risposta dell'onorevole Dorina Bianchi (che ringrazio), insieme alla quale, in Commissione industria, commercio, turismo, abbiamo cercato di dare il nostro contributo all'ottimo lavoro - per quanto migliorabile - del codice del turismo.

Ho notato dunque la medesima attenzione anche per ciò che riguarda la problematica specifica attinente al Comune di Termoli. Mi fa piacere sapere che il Ministero segue da anni con attenzione questa problematica e ho quindi certezza che, al momento opportuno, quindi entro dieci giorni dalla conclusione della conferenza dei servizi, la Soprintendenza riproporrà il parere negativo, senza lasciare alcuna possibilità o cavillo a chi vuole fare uno scempio di questa città.

Posso definirmi un "cugino" di questa città, perché sono originario di Vasto: sono due cittadine che hanno anche una rivalità turistica, ma i cittadini di entrambe le località godono di queste due stupende città. Voglio dunque evidenziare che la lotta che hanno ingaggiato i comitati e i cittadini, studiando le carte e dedicando tempo, telefonate, viaggi, facendo visite in Soprintendenze e qui in Senato, con i parlamentari, e al Ministero, è stata premiata e la serietà del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo blocca, di fatto, con questa risposta qualsiasi velleità di speculazione edilizia, che farebbe scempio della stupenda città di Termoli.

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 24 ottobre 2017

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 24 ottobre, alle ore 11, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 10,04).