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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 769 del 23/02/2017


RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente GASPARRI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,31).

Si dia lettura del processo verbale.

SIBILIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.

Sul processo verbale

COMAROLI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMAROLI (LN-Aut). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,37).

Discussione dei disegni di legge:

(2583) Deputato ZAMPA ed altri. - Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati (Approvato dalla Camera dei deputati)

(1295) PUGLISI ed altri. - Misure per la protezione e la tutela delle persone straniere di minore età non accompagnate

(Relazione orale)(ore 9,37)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 2583, già approvato dalla Camera dei deputati, e 1295.

Il relatore, senatore Mazzoni, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

MAZZONI, relatore. Signor Presidente, questo disegno di legge di iniziativa parlamentare a prima firma dell'onorevole Sandra Zampa (che ringrazio), già approvato dalla Camera dei deputati, introduce una serie di modifiche alla normativa vigente in materia di minori stranieri non accompagnati, con la finalità di definire una disciplina unitaria organica. La materia infatti è attualmente regolata da disposizioni contenute in diversi provvedimenti ed è quindi una materia che le norme governano in maniera molto frammentata.

I primi tre articoli del disegno di legge in esame definiscono l'ambito di applicazione soggettivo della disciplina che si intende introdurre e affermano il principio generale del divieto di respingimento alla frontiera dei minori. In particolare, l'articolo 1 circoscrive l'applicazione della legge ai minori stranieri non accompagnati, in ragione della loro condizione di maggiore vulnerabilità. Si stabilisce che i minori stranieri non accompagnati, a prescindere dall'intenzione di richiedere la protezione internazionale, sono comunque titolari dei diritti in materia di protezione dei minori, a parità di trattamento con i minori di cittadinanza italiana o dell'Unione europea.

L'articolo 2 definisce il minore straniero non accompagnato come il minorenne non avente cittadinanza italiana o dell'Unione europea che si trova, per qualsiasi causa, nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell'ordinamento italiano.

Con l'articolo 3 si introduce esplicitamente il divieto assoluto di respingimento alla frontiera dei minori stranieri non accompagnati. Conseguentemente, è aggiornata anche la disposizione di cui all'articolo 33, comma 1, della legge n. 184 del 1983, che nell'attuale formulazione non consente l'ingresso nello Stato ai minori non muniti di visto d'ingresso per adozione, ovvero ai minori non accompagnati. In merito al provvedimento di espulsione di competenza del tribunale per i minorenni si dispone che possa essere adottato a condizione che non comporti un rischio di danni gravi per il minore. È inoltre specificato che la decisione del tribunale per i minorenni debba essere assunta tempestivamente e comunque nel termine di 30 giorni.

Con l'articolo 4 il testo interviene sui termini della prima accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, riducendo da 60 a 30 giorni il tempo massimo in cui gli stessi devono rimanere nelle strutture di prima accoglienza. È questo infatti il periodo in cui i minori fuggono o scompaiono sul territorio. In tale ambito, si svolge l'identificazione del minore, per la quale è introdotto il termine massimo di 10 giorni, e l'eventuale accertamento dell'età. In tali strutture, inoltre, i minori ricevono, con modalità adeguate alla loro età, ogni informazione sui diritti riconosciuti al minore e sulle modalità di esercizio di tali diritti, compreso quello di chiedere la protezione internazionale.

Le procedure per l'identificazione del minore e per l'accertamento dell'età sono poi disciplinate nel dettaglio dal successivo articolo 5.

L'articolo 6 introduce alcune modifiche alla disciplina delle indagini familiari, mentre l'articolo 7 assegna agli enti locali il compito di promuovere la sensibilizzazione e la formazione di affidatari per accogliere minori non accompagnati, in modo da favorire l'affidamento familiare in luogo del ricovero in una struttura di accoglienza.

L'articolo 11 prevede che, presso ogni tribunale per i minorenni, entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge, sia istituito un elenco di tutori volontari disponibili ad assumere la tutela di un minore straniero non accompagnato o di più minori, quando la tutela riguarda fratelli o sorelle. In materia di rimpatrio assistito e volontario, l'articolo 8 sposta la competenza dell'adozione del provvedimento dalla direzione generale dell'immigrazione del Ministero del lavoro al tribunale per i minorenni competente.

L'articolo 9 istituisce, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il Sistema informativo nazionale dei minori non accompagnati.

L'articolo 10 riguarda il permesso di soggiorno rilasciabile ai minori stranieri per i quali sono vietati il respingimento o l'espulsione, contemplando due sole tipologie: quello per minore età e quello per motivi familiari.

In materia di accoglienza, l'articolo 12 prevede che tutti i minori non accompagnati, indipendentemente dalla richiesta di protezione internazionale, possano accedere al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR). La capienza del sistema dovrà pertanto essere commisurata alle effettive presenze dei minori sul territorio nazionale. Conseguentemente, viene modificata la denominazione del programma di accoglienza in «Sistema di protezione per richiedenti asilo, rifugiati e minori stranieri non accompagnati». Sono poi individuati alcuni criteri da rispettare nell'assegnazione delle strutture di lungo periodo. In particolare, si stabilisce che, nella scelta della struttura disponibile, occorre tenere in considerazione gli elementi emersi in sede di colloquio con il minore, in relazione alla tipologia dei servizi offerti dalla struttura di accoglienza. Le strutture nelle quali vengono accolti i minorenni stranieri non accompagnati devono soddisfare gli standard minimi dei servizi e dell'assistenza forniti dalle strutture residenziali per minorenni ed essere autorizzate o accreditate ai sensi della normativa nazionale e regionale in materia.

L'articolo 13 interviene in riferimento alla possibilità di convertire il permesso di soggiorno al compimento della maggiore età. Segnalo, in particolare, una nuova disposizione che prevede l'affidamento ai servizi sociali fino al ventunesimo anno di età per quei minori che hanno intrapreso un percorso di integrazione, ma che raggiunta la maggiore età necessitano di un supporto prolungato di assistenza.

Gli articoli da 14 a 19 sono finalizzati a rafforzare alcuni dei diritti riconosciuti ai minori non accompagnati. Innanzitutto, l'articolo 14 estende la garanzia piena dell'assistenza sanitaria ai minori stranieri non accompagnati, prevedendo la loro iscrizione obbligatoria al Servizio sanitario nazionale anche nelle more del rilascio del permesso di soggiorno. In relazione al diritto all'istruzione, è incentivata l'attivazione di specifiche misure, a decorrere dal momento dell'inserimento del minore nelle strutture di accoglienza, da parte delle istituzioni scolastiche e delle istituzioni formative accreditate dalle Regioni.

Gli articoli 15, 16 e 19 disciplinano le garanzie processuali e procedimentali a tutela del minore straniero. In particolare, l'articolo 15 stabilisce che l'assistenza affettiva e psicologica dei minori stranieri non accompagnati sia assicurata in ogni stato e grado del procedimento, attraverso la presenza di persone idonee indicate dal minore, nonché di gruppi, fondazioni, associazioni od organizzazioni non governative di comprovata esperienza nel settore dell'assistenza ai minori stranieri. Viene, inoltre, riconosciuto il diritto del minore straniero non accompagnato a partecipare per mezzo di un suo rappresentante legale a tutti i procedimenti giurisdizionali e amministrativi che lo riguardano e ad essere ascoltato nel merito, con la presenza di un mediatore culturale.

L'articolo 16 riconosce in capo al minore straniero non accompagnato, coinvolto a qualsiasi titolo in un procedimento giurisdizionale, il diritto di essere informato dell'opportunità di nominare un legale di fiducia.

L'articolo 19 autorizza gli enti e le associazioni che svolgono attività a favore dell'integrazione sociale degli stranieri, registrate presso il Ministero del lavoro, a intervenire nei giudizi riguardanti i minori stranieri non accompagnati e a ricorrere per l'annullamento di atti illegittimi in sede di giustizia amministrativa.

Gli articoli 17 e 18 prevedono particolari forme di tutela per specifiche categorie di minori non accompagnati, vittime di tratta e richiedenti protezione internazionale.

Ai sensi dell'articolo 20, l'Italia promuove la più stretta cooperazione internazionale, in particolare attraverso lo strumento degli accordi bilaterali e il finanziamento di programmi di cooperazione allo sviluppo nei Paesi di origine, al fine di armonizzare la regolamentazione giuridica, internazionale e nazionale, del sistema di protezione dei minori.

L'articolo 21 contiene le disposizioni finanziarie e, con una norma di coordinamento finale, l'articolo 22 attribuisce al Governo il compito di apportare le necessarie modifiche, conseguenti all'entrata in vigore della legge, sia al regolamento di attuazione del testo unico in materia di immigrazione, si al regolamento del comitato per i minori stranieri.

Il disegno di legge in esame nasce da una realtà drammatica: ogni giorno in Italia spariscono 10 minori stranieri non accompagnati. Suscitarono grande scalpore i dati fomiti dal ministro Alfano secondo cui, in un solo anno, erano stati 3.707 i migranti minori scomparsi dai centri di accoglienza in Italia, su 14.243 registrati a seguito degli sbarchi sulle nostre coste. L'esperienza insegna che è proprio nel periodo di prolungamento eccessivo della presenza di minori nelle strutture di prima accoglienza che si verifica la scomparsa di migliaia di minori e il disegno di legge ne riduce opportunamente i tempi. La presenza in Italia dei minori stranieri non accompagnati ha registrato una crescita costante negli ultimi anni: al 30 giugno 2016 erano 12.241, ovvero il 49,3 per cento in più rispetto al 2015, e nel gennaio di quest'anno c'è stato un aumento del 24 per cento rispetto al gennaio dell'anno precedente. Questi minori hanno diritto a una protezione rafforzata, sia in base alla legge nazionale che a quella internazionale e lo Stato italiano nei loro confronti ha una grande responsabilità. La tutela di ogni minorenne è un diritto sancito dalla normativa europea e internazionale, ma la legislazione di riferimento, riguardante l'istituto della tutela in Italia, appare obsoleta, perché non esiste una legge specifica, ma una serie di norme frammentate. Il livello di protezione che gli attuali servizi di tutela forniscono ai ragazzi e alle ragazze varia tra Regione e Regione: mentre alcune, prima fra tutte la Sicilia, devono far fronte a sbarchi massicci attraverso pratiche di identificazione e di prima accoglienza, molte altre gestiscono solo la seconda accoglienza. In assenza di una normativa chiara e di procedure uniformi, le autorità e le agenzie locali coinvolte nell'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati applicano modalità non omogenee e di carattere emergenziale.

Ragioni di sicurezza e di incolumità di questi minori devono indurre Governo e Parlamento a fare di più e meglio: la Convenzione di New York, sottoscritta dal nostro Paese, consegna alla nostra responsabilità la messa in sicurezza e l'accoglienza di questi ragazzi. Per farlo occorrono procedure certe e standardizzate, ma soprattutto occorre accorciare i tempi di attesa tra lo sbarco, la nomina di un tutore e l'accoglienza definitiva. È proprio questa la direzione in cui va la proposta di legge in esame, che intende uniformare le procedure di identificazione e di accertamento dell'età, e che prevede: l'istituzione di un sistema nazionale di accoglienza, con un numero adeguato di posti e con standard qualitativi garantiti e l'attivazione di una banca dati nazionale per disciplinare l'invio dei minori che giungono in Italia nelle strutture di accoglienza dislocate in tutte le Regioni, sulla base delle disponibilità di posti e di eventuali necessità e bisogni specifici degli stessi minori; la continuità del finanziamento di un fondo nazionale per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, che non gravi sui bilanci dei Comuni; la partecipazione attiva e diretta dei minori stranieri non accompagnati a tutti i procedimenti che li riguardano, nel rispetto dei principi della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza; la promozione della presa in carico e di un sostegno continuativo dei minori stranieri in condizioni di particolare vulnerabilità (vittime di tratta e di sfruttamento, richiedenti asilo e altri); il sostegno organico all'integrazione sociale, scolastica e lavorativa dei minori stranieri non accompagnati anche vicini al compimento della maggiore età; il coinvolgimento attivo delle comunità nell'accoglienza e nell'integrazione, sviluppando l'affido familiare come alternativa alla comunità e la figura dei "tutori volontari" in rete con i garanti per l'infanzia e l'adolescenza.

È insomma necessario rendersi conto del fatto che nelle dinamiche della migrazione i minorenni stranieri sono la parte più esposta, perché hanno costitutivamente bisogno di adulti cui affidarsi. Realizzare procedure di tutela che ne tengano conto è indispensabile per poter facilitare un trasferimento legale ed evitare spostamenti irregolari verso i Paesi in cui ci sono familiari o conoscenti che li attendono, ma anche per contrastare l'azione delle reti criminali, prevenendo le condizioni di solitudine, di esclusione sociale e di emarginazione, che sono il più grave fattore di esposizione dei minorenni al rischio.

L'aumento costante del numero dei minori stranieri non accompagnati viene trattato spesso come emergenza all'interno dell'emergenza più vasta del fenomeno migratorio complessivo e, in quanto tale, viene dunque percepito con allarme non per la situazione cui sono costretti molti bambini e ragazzi stranieri soli o lontani dalla famiglia, ma per la popolazione locale. Insomma, questi ragazzi vengono percepiti quasi esclusivamente come un pericolo sociale.

La tutela dei minorenni stranieri si trova proprio nello spazio di questa contrapposizione tra istanze relative all'accoglienza e istanze relative al controllo, come se i minorenni stranieri non accompagnati si trovassero ora in una condizione analoga a quella in cui si trovavano qualche decennio fa i minorenni italiani privi di famiglia. È prioritario quindi superare la logica dell'emergenza e adeguare l'istituto della tutela alle caratteristiche di un fenomeno strutturale come quello della presenza sul nostro territorio nazionale di migliaia di minori stranieri non accompagnati. È doveroso nei loro confronti ed è necessario per alleviare le tensioni che un processo migratorio non governato produce nel tessuto sociale, riconoscendo che tanti giovani che vogliono integrarsi possono costituire una risorsa e non solo un problema e che tanti altri, che intendono migrare in altri Paesi europei, hanno bisogno di essere sostenuti nell'attuazione del loro progetto. La proposta della tutela volontaria affronta questa priorità e ne è uno strumento efficace.

Avviandomi alla conclusione, signor Presidente, riassumo gli elementi di novità contenuti nel testo. Oltre alla tutela, risultano particolarmente rilevanti anche la modifica del testo unico sull'immigrazione nella parte in cui disciplina il divieto di respingimento dei minori stranieri non accompagnati alla frontiera; l'introduzione di un sistema organico di prima e seconda accoglienza, con strutture diffuse su tutto il territorio nazionale; l'armonizzazione delle procedure di accertamento dell'età onde evitare esami medici invasivi, laddove inutili, e la previsione di maggiori garanzie procedurali, come ad esempio la presenza di mediatori culturali anche durante l'accertamento; maggiori garanzie per rendere effettivo l'esercizio dei diritti all'istruzione, alla salute e di quelli relativi ai procedimenti amministrativi e giudiziari.

Ritengo positivo aver riscontrato un ampio consenso trasversale tra i Gruppi parlamentari su questa proposta di legge, e il mio auspicio - che si aggiunge a quello già espresso da tutte le associazioni che si occupano del problema - è che il testo venga rapidamente approvato, perché si tratta di una legge necessaria e attesa. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Barani).

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, chiedo che non si proceda all'esame del provvedimento.

PRESIDENTE. Si tratta quindi di una questione pregiudiziale e ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento. Nella discussione sulla questione pregiudiziale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti.

Poiché nessuno intende intervenire, passiamo alla questione pregiudiziale.

CALDEROLI (LN-Aut). Chiediamo la verifica del numero legale.

LO MORO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LO MORO (PD). Signor Presidente, avevo chiesto prima di intervenire perché volevo capire le ragioni poste alla base della questione pregiudiziale per poter replicare.

PRESIDENTE. Senatrice, io ho chiesto se qualcuno intendesse intervenire, non ha risposto nessuno e siamo passati alla votazione.

LO MORO (PD). Io ho chiesto di intervenire, non mi avete visto. Mi sembra che stia intervenendo.

PRESIDENTE. Lei ha chiesto di intervenire prima?

LO MORO (PD). Sì.

PRESIDENTE. Se non ho visto, allora, ho sbagliato. Le chiedo scusa e le do la parola.

CALDEROLI (LN-Aut). Siamo in votazione!

PRESIDENTE. Ma se io non ho visto la richiesta di intervento ho sbagliato.

CENTINAIO (LN-Aut). Ha alzato la mano quando abbiamo chiesto la verifica del numero legale.

LO MORO (PD). Signor Presidente, vorrei dire all'Assemblea e ai colleghi che propongono questa questione pregiudiziale non solo che essa è del tutto infondata, ma che è veramente sorprendente che si faccia una cosa del genere dopo che in Commissione tutti i Gruppi politici hanno tenuto un comportamento responsabile. Stiamo discutendo del destino di migliaia di persone e di minori.

Chiedo quindi all'Assemblea di essere responsabile e ai Gruppi parlamentari di comportarsi di conseguenza e con assoluta responsabilità. Non solo la questione pregiudiziale va respinta, ma bisogna andare avanti rapidamente perché il provvedimento in esame è atteso da tanti anni, da molto tempo e non può attendere oltre.

Chiedo quindi che venga rigettata la questione pregiudiziale e che si proceda senza alcun indugio con i lavori. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di verifica del numero legale risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

Metto ai voti la questione pregiudiziale avanzata dal senatore Candiani.

Non è approvata.

Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Volpi. Ne ha facoltà.

VOLPI (LN-Aut). Signor Presidente, onorevoli senatrici e onorevoli colleghi, parlerò poi della responsabilità rispetto a ciò che abbiamo sentito dalla senatrice Lo Moro.

Questa mattina, in prima pagina su «l'Unità», il titolo più importante riguardava "I nuovi seminatori di odio". Ovviamente, noi siamo catalogati con nome e cognome tra i nuovi seminatori di odio. Peccato che su tutta la pagina di quel quotidiano non vi fosse assolutamente un accenno a ciò che sta succedendo nel nostro Paese. Assolutamente nulla. Non esistono gli operai, non esistono i tassisti, non esistono gli artigiani, quelli che si suicidano, non esistono gli ambulanti, non esiste nulla di ciò che è il Paese reale.

Oggi, con questo provvedimento, che dovrebbe essere importante, continuiamo a vivere lo psicodramma di questa sinistra che ormai non sa più quale identità trovare; anzi, non ce l'ha proprio più.

Il dato che emerge dall'articolo "I seminatori di odio", infatti, è che noi ci opporremo alla legge sullo ius soli che il reggente dice di voler approvare subito, addirittura ponendo la fiducia. Voi pensate che queste siano le condizioni in cui si possa seriamente parlare dei problemi del Paese, compreso quello oggetto del provvedimento, peraltro malfatto, che oggi avete voluto portare in Aula? (Applausi del senatore Centinaio).

Vi faccio una domanda, colleghi della cosiddetta maggioranza. Se domani su questo provvedimento (per i contenuti, forse, ma anche solo per la situazione generale) fosse avanzata una richiesta referendaria, secondo voi cosa succederebbe rispetto a quelli che sono senza lavoro, agli operai, ai lavoratori dei call center e alle relative situazioni? Si arrivasse ad un quesito referendario, secondo voi il risultato quale sarebbe?

Signor Presidente, credo che il Governo, come prima misura, dovrebbe predisporre un decreto per eliminare un giorno dell'anno dal calendario. Voi dovreste fare un decreto per togliere dal calendario il 4 dicembre. In questo modo, oltre ad averlo rimosso dalla vostra testa, potrete rimuoverlo, anche formalmente, da quella degli italiani.

Voi continuate a cercare delle bandierine, e non vi accorgete che il Paese sta guardando ad altri problemi. State cercando di mettere delle bandierine facendo il gioco al rialzo fra di voi: la collega Lo Moro dice che questo provvedimento deve passare assolutamente e il vostro collega Orfini dice che bisogna passare allo ius soli.

Ricordo una vecchia espressione. Ma voi siete così sicuri che facendo questa politica e non guardando ai problemi veri stiate facendo davvero qualcosa riconducibile alla sinistra? O il vostro dibattito interno deve trovare sfogo su tali questioni? Dovete mettere due bandierine per dire che vi occupate ancora di certi temi? E degli altri?

La cosa più avvilente, cara collega Lo Moro, non è la responsabilità di parlare di questi temi; lei sa che noi, ed io personalmente, siamo sempre attenti a questi argomenti. La responsabilità sta anche nello sminuire quest'Assemblea così com'è stata sminuita la Commissione, non consentendo nemmeno al relatore di presentare i suoi emendamenti. Questo non è accordo, collega Lo Moro, non è il modo di affrontare il dibattito parlamentare su una tematica come questa: questa non è la responsabilità a cui lei ci richiamava.

Lei sa che ho molta stima sia di lei, sia del collega Mazzoni. Ebbene, se fossi stato il collega Mazzoni non avrei più accettato di essere relatore di questo provvedimento perché se un collega attento e preciso, come il collega Mazzoni, presenta non un emendamento correttivo, ma corposi emendamenti in merito a quello che lui stesso riteneva un provvedimento malfatto, e dalle fregole di qualcuno (applausi dal Gruppo LN-Aut) viene costretto a ritirare emendamenti che avrebbero sistemato - non eravamo d'accordo su tutto - almeno in parte alcune cose, significa che c'è ancora la stessa arroganza di quando avevate come segretario Matteo Renzi, perché a voi non interessa parlare dei problemi, ma piantare bandierine.

Collega Mazzoni, ha tutta la nostra solidarietà. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Questo, cara collega Lo Moro anzi cari colleghi (non voglio personalizzare, anche perché non si usa), non vuol dire avere senso di responsabilità rispetto a una tematica così grave e importante come quella dei minori non accompagnati; vuol dire semplicemente poter fare domani un altro titolo "Contro i seminatori d'odio abbiamo fatto una legge stupida!", un accessorio che non risolve i problemi.

E poi c'è la presa in giro ultima: i colleghi del centrosinistra del PD vogliono sapere cos'è questo disegno di legge? Un provvedimento in cui il Governo ha imposto le cifre, che non è nemmeno un manifesto e che è finanziato con neanche un milione di euro. È vero o no, relatore Mazzoni, che questo disegno di legge non ha nemmeno i fondi per essere preso in considerazione come un provvedimento serio? Poi, certo, tanto voi siete abituati a fare i "fenomeni" qui per poi scaricare i problemi sui Comuni e sugli enti locali. Poi fate chiamare i sindaci dalle prefetture e imponete le presenze degli immigrati: questa è la vostra capacità di essere Sinistra. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Altro che i veri comunisti di una volta, che erano essi stessi il territorio e sapevano contrapporsi alle idee della Democrazia Cristiana con una filosofia politica che voi avete dimenticato, avete messo in cantina: non sapete più rappresentare nemmeno la vostra società e avete l'ambizione di continuare a raccontarci che voi siete la parte sociale del Paese!

I minori che arriveranno, con quel milione scarso di euro previsti, non troveranno il sistema che proponete, che oltretutto è sbagliato; troveranno le stesse vie che hanno trovato finora, ovvero, con una legge malfatta, continueranno a sparire dei giovani e noi non sapremo mai dove andranno a finire: se finiranno nelle tratte europee degli schiavi del sesso piuttosto che su altre vie, ma forse di peggiore non c'è nulla. O potremmo arrivare addirittura al punto di pensare che serva qualcuno che doni gli organi a qualche privato che sa pagare molto piuttosto che aspettare il suo turno. Dovrebbe essere questa la responsabilità del Partito Democratico e di questa maggioranza? Sono questi i temi? (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Voi sapete che abbiamo un problema con questa legge, che è stato evidenziato più volte anche dal presidente Calderoli in Commissione: non siamo in grado di definire l'età di questi giovani. Sottosegretario, lo sa anche lei: è persona per bene, quindi lei fa la sua parte, ma la coscienza a un certo punto deve emergere. Non sappiamo che età abbiano, perché non siamo in grado di definirlo, ma lei sa benissimo come me che nello scorso anno ci sono stati 234 casi, alcuni dei quali (quelli che siamo riusciti a tenere in condizioni di umanità) hanno dichiarato di essere stati contattati prima della partenza o, addirittura, qui in Italia da quelli che si occupano dell'arruolamento per il terrorismo. È una preoccupazione. Voi ce l'avete? Io ce l'ho.

Allo stesso modo non credo che funzioni il sistema che avete proposto. La cosa che mi stupisce è che il relatore abbia voluto apportare delle correzioni e non credo che l'abbia fatto per rovinare il disegno di legge, anche perché, visto che all'esito del referendum - mi pare sia stato detto - il Senato esiste ancora, utilizzare anche questa Camera ogni tanto per migliorare alcuni aspetti dei provvedimenti non sarebbe una cattiva idea.

Sapete benissimo pure che le percentuali di ricerca di protezione da parte dei minori non accompagnati rispetto alle aree di provenienza che sono state individuate sono praticamente le stesse che valgono per gli adulti, ma rispetto a quella fascia di età che va dai 16 ai 20 anni, a cui non siamo in grado di dare un'identificazione precisa, come la mettiamo? Perché vengono? Cosa fanno? Vengono perché sono migranti economici e non sono minori? Vengono perché sono stati in qualche modo arruolati all'interno del sistema terroristico internazionale e quindi sono anche pagati per arrivare in un certo modo? È questa la vostra coscienza e la vostra responsabilità?

Le domande dobbiamo farcele anche rispetto ad alcuni aspetti che trovo sinceramente inconcepibili. Mi permetto di leggere un piccolo passaggio del testo del disegno di legge, più precisamente dell'articolo 5, comma 6, ove si dice che l'accertamento socio-sanitario dell'età deve essere svolto «utilizzando modalità meno invasive possibili e rispettose dell'età presunta». Va benissimo; ma se fate il combinato disposto con l'articolo 19 del disegno di legge, che interviene sulla verifica del procedimento (in cui si prevede che siano ammesse a intervenire associazioni di tutela di tutti i tipi), vi rendete conto a cosa esponete gli operatori se non viene specificato cosa vuol dire la frase precedente? Gli stessi operatori dei centri, nel momento in cui dovesse essere rifiutata una domanda, subiranno ogni possibile forma di ritorsione, anche legale, rispetto a una condizione che giuridicamente non esiste, perché non è identificabile.

L'atteggiamento responsabile non consiste nel piantare bandierine, ma nel fare bene le leggi. Oggi state facendo una brutta figura, perché non lo state facendo per i minori che hanno bisogno, ma per il vostro orgoglio di partito e per giustificare una politica che non avete. Ma a voi dei minori non interessa nulla. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Puglisi. Ne ha facoltà.

PUGLISI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei chiedere al senatore Volpi di smettere di fare operazioni di puro sciacallaggio. Non si contrappongono morti drammatiche di artigiani che si sono suicidati a minori stranieri non accompagnati, perché nulla c'entra questo provvedimento con quello. (Applausi dal Gruppo PD).

Le chiacchiere stanno a zero: il Governo Renzi e oggi il Governo Gentiloni Silveri hanno fatto cose concrete anche per la vita degli artigiani e delle piccole e medie imprese. (Commenti dal Gruppo LN-Aut e dei senatori Airola e Rizzotti).

Abbiamo diminuito IRES e IRI dal 27,5 al 24 per cento. Abbiamo portato i superammortamenti, che con il vostro Governo erano a 12 miliardi, a 72 miliardi, passando quindi al 250 per cento. (Applausi dal Gruppo PD). Soprattutto, questo Governo ha contribuito al fondo confidi per quasi un miliardo. Quindi, le chiacchiere e la demagogia populista stanno a zero.

Andiamo invece a occuparci di questi ragazzi e ragazze che scappano dalle guerre e dalla fame, perché hanno diritto, come i nostri figli e come i suoi figli (senatore Volpi), alla ricerca della felicità.

Secondo le statistiche ufficiali (che peraltro riportano dati purtroppo sottostimati), ogni anno sbarcano sulle nostre coste circa 10.000 minori stranieri non accompagnati. Essi arrivano nel nostro Paese lontani dalla famiglia e senza adulti di riferimento. Nell'ambito delle migrazioni, questo nutrito numero di bambini e bambine rappresenta un gruppo particolarmente vulnerabile. Le persone straniere di minore età hanno infatti alle spalle viaggi che talvolta sono durati anni. Spesso arrivano in Italia dopo aver vissuto violenze di ogni tipo e talvolta oberate da debiti di viaggio da restituire. In queste condizioni esse possono essere facile preda dei circuiti di illegalità, soprattutto se non si attiva, sin dal momento del loro arrivo, una rete coordinata e seria di protezione e sostegno.

Negli ultimi anni il flusso maggiore di persone straniere di minore età non accompagnate proviene principalmente da Paesi quali l'Afghanistan, il Bangladesh, l'Egitto, la Tunisia, la Nigeria, la Somalia, l'Eritrea e, negli ultimi mesi, la Siria. Si tratta soprattutto di adolescenti di età compresa tra i sedici e i diciotto anni, prevalentemente maschi, ma vi sono anche ragazzi più piccoli (anche di tredici e quattordici anni) e ragazze, provenienti soprattutto dalla Nigeria.

A questo proposito, voglio ricordare che nelle nostre strade sono vittime della tratta e del racket della prostituzione circa 100.000 donne, il 25 per cento delle quali minorenni. Collaborando con la Comunità papa Giovanni XXIII, ho recentemente depositato in questo ramo del Parlamento (alla Camera dei deputati un'analoga proposta è stata fatta dall'onorevole Bini) un disegno di legge con cui si propone di fare nel nostro Paese ciò che già si fa in Norvegia e in Svezia, ossia multare i clienti delle prostitute (una legge simile è stata recentemente approvata anche in Francia). Questo è l'unico modo per combattere davvero la tratta, come ci viene indicato anche dall'Europa.

Detto questo, secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili, aggiornati recentemente e forniti dal Ministero dell'interno alle associazioni raccolte nel progetto Presidium (UNHCR, OIM, Save the Children e Croce Rossa), nei primi otto mesi del 2013 sono giunti via mare in Italia circa 4.000 persone di minore età, per la maggior parte non accompagnate. Da molti anni l'Italia affronta l'accoglienza delle persone straniere di minore età non accompagnate in termini di emergenza, senza una chiara definizione di competenze e responsabilità tra tutti gli attori coinvolti. In Italia esistono esperienze di eccellenza nell'accoglienza delle persone di minore età migranti, ma nonostante l'impegno di tanti, sia all'interno delle istituzione che nelle reti associative e di volontariato, ancora oggi i diritti essenziali delle persone straniere di minore età non accompagnate non sono sempre rispettati. Dal diritto al riconoscimento della minore età, a quello ad un'accoglienza decorosa, dal diritto alla nomina di un tutore, alla possibilità di essere ascoltati nelle scelte che li riguardano.

Tre le associazioni impegnate nella protezione delle persone straniere di minore età non accompagnate vi è Save the Children, che ha contribuito all'elaborazione del disegno di legge, a prima firma dell'onorevole Sandra Zampa, il cui iter di esame presso la Camera dei deputati è iniziato (io ho presentato un disegno di legge analogo al Senato, che è stato abbinato al testo in esame). Le associazioni impegnate nella protezione delle persone straniere di minore età non accompagnate hanno accumulato un'esperienza diretta che ha consentito loro di rilevare fondamentali carenze e disfunzioni nell'accoglienza e nella protezione delle persone straniere di minore età.

A tal proposito, desidero esprimere un ringraziamento per il lavoro fatto dalla Commissione perché, oltre ad avere delle norme che consentiranno al Paese di avere una legislazione avanzata, vi è anche, finalmente, con il contributo del Governo, un'adeguata copertura finanziaria.

La Commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza, che ha continuato a lavorare anche in questa legislatura su questo terreno, aveva già seguito il tema nel 2009, approvando una risoluzione contenente alcuni punti importanti e impegni per il Governo, riferiti direttamente alla necessità di sciogliere i maggiori nodi critici emersi dalle prime risultanze dell'indagine.

In particolare, l'indagine conoscitiva ha evidenziato una situazione di notevole gravità sociale, relativamente ai fenomeni riscontrati, imponendo alla Commissione l'urgenza d'individuare al più presto strumenti immediati, per garantire un'efficace tutela di queste persone, accertando tutte le eventuali responsabilità connesse alla loro incerta sorte e alla prevaricazione dei loro più elementari diritti di soggetti deboli.

La legge che ci apprestiamo ad approvare vuole quindi definire un sistema stabile di accoglienza con regole certe - e dare regole certe significa garantire la sicurezza a tutti i cittadini del nostro Paese, voglio continuare a sottolinearlo - per garantire pari condizioni di accoglienza a tutte le persone minori di età, maggiore stabilità e dunque qualità nella rete di accoglienza, nonché ottimizzazione delle risorse pubbliche, dal momento che è noto che nelle fasi di emergenza cresce anche la spesa e diviene più difficile garantire efficienza e trasparenza.

Sono seri, quindi, i temi di cui questo provvedimento di legge si fa carico: l'uniformità delle procedure d'identificazione e accertamento dell'età; l'istituzione di un sistema nazionale di accoglienza, con un numero adeguato di posti e standard qualitativi e garantiti; l'attivazione di una banca dati nazionale per governare l'invio delle persone di minore età che giungono in Italia nelle strutture di accoglienza dislocate in tutte le Regioni, sulla base della disponibilità di posti e di eventuali necessità e bisogni specifici; la continuità del finanziamento di un fondo nazionale per l'accoglienza delle persone straniere di minore età non accompagnate, che non gravi sulle spese dei Comuni di rintraccio; la partecipazione attiva e diretta delle persone straniere di minore età non accompagnate a tutti i procedimenti che li riguardano, nel rispetto dei principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che rende le persone di minore età soggetti innanzitutto di diritto e di diritto all'ascolto; la promozione della presa in carico di un sostegno continuativo per le persone di minore età in condizioni di particolare vulnerabilità, vittime di tratta e sfruttamento (come ricordavo prima, il 25 per cento delle ragazzine sono vittime di tratta e finiscono sulle strade).

Il disegno di legge prevede inoltre il sostegno in modo organico all'integrazione sociale, scolastica e lavorativa, anche in vista del compimento della maggiore età ed il coinvolgimento attivo delle comunità nell'accoglienza e nell'integrazione di questi minori, sviluppando l'affido familiare come alternativa alla comunità e la figura dei tutori volontari in rete con i garanti dell'infanzia.

Voglio ringraziare davvero questo ramo del Parlamento, che finalmente darà al nostro Paese una legge all'altezza dei sogni e delle aspettative di una civiltà che sia davvero umana.

Voglio rendere onore, in questo mio intervento, a tutti quei volontari, uomini e donne, che continuano a salvare vite umane dai mari del nostro Paese (Applausi dal Gruppo PD) e a tutti i volontari di quelle associazioni che si fanno carico della qualità della vita di questi bambini e bambine che arrivano nel nostro Paese privi di qualsiasi figura di riferimento. Onore a loro!

Siamo un grande Paese, l'Europa deve guardare all'Italia e al suo modo di operare come grande modello. (Applausi dal Gruppo PD).

AIROLA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AIROLA (M5S). Signor Presidente, desidero solo rammentare all'Assemblea che, poiché, come diceva la collega Puglisi, abbiamo bisogno di regole certe, questa discussione andrebbe però posposta alle dimissioni di un Sottosegretario, l'onorevole Castiglione, ancora presente nel Governo, che, insieme a Odevaine, gestisce il CARA di Mineo. È inutile, andrebbe posposta la discussione: siete degli ipocriti a venire qua a parlarci di buona accoglienza, regole certe e Paese civile...

PRESIDENTE. Senatore Airola, adesso l'ha detta, questa cosa, e ha fatto il suo richiamo, che però non era sull'ordine dei lavori. Proseguiamo con la discussione, prego.

AIROLA (M5S). Gestiscono l'immigrazione e fanno capo ai vostri partiti. (Il microfono si disattiva automaticamente).

Siede in quel Governo, signor Presidente, comunque.

Hai capito, mia cara amica? (Rivolgendosi alla senatrice Puglisi). Odevaine è roba vostra! Buzzi e Carminati erano roba vostra! (Commenti dei senatori Lucherini e Mirabelli).

C'è anche CL!

MIRABELLI (PD). Tua madre!

AIROLA (M5S). Ha detto tua madre, Presidente!

PRESIDENTE. Senatore Airola, ha fatto il suo intervento che era anche fuori tema, adesso faccia proseguire la discussione. La richiamo all'ordine e pregherei dall'altra parte di non raccogliere...

AIROLA (M5S). Ecco, non raccogliete le provocazioni.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico industriale «Fermi» di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 2583 e 1295 (ore 10,20)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Rizzotti. Ne ha facoltà.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, lo voglio dire con estrema chiarezza fin da subito: noi, Forza Italia, siamo tendenzialmente non favorevoli, anzi direi abbastanza contrari a questo provvedimento. Non in nome di un generico "Basta immigrati", che pure, in questa situazione, avrebbe le sue ragioni di essere e neanche per un banale rispetto del nostro ruolo di opposizione: è un provvedimento che non ci convince, pensato male e scritto ancora peggio.

C'è innanzitutto una considerazione generale, da fare.

È indiscutibile che, quando si parla di minori, si debbano garantire modalità adeguate alla situazione di solitudine, di disagio, di necessità del minore stesso. Queste tutele, però, non possono essere disgiunte dall'esame di una serie di problematiche che nel provvedimento non vengono neanche prese in considerazione, a cominciare dalle parole pronunciate dalla Commissione europea che ha lanciato l'allarme poche settimane fa sui minori assoldati da organizzazioni terroristiche e fatti viaggiare protetti attraverso canali preferenziali, già comunque membri influenzati dalle associazioni terroristiche, a cominciare dall'Isis.

Una tra le prime considerazioni, la più ovvia, è che il flusso migratorio - lo sappiamo benissimo, basta guardare le inchieste pubblicate dalla stampa in questi giorni sulle ONG - è in mano a criminali, a trafficanti di esseri umani che, con questa legge, potranno garantire ai propri clienti minori l'accoglienza nel nostro Paese: non è forse questo un incentivo per questi criminali? Non era possibile prevedere una gradualità dell'obbligo di accoglienza, soprattutto per quelle fasce di ragazzi e ragazze vicini alla maggiore età, che possono essere facilmente preda della criminalità? Da un'indagine conoscitiva svolta dalla Commissione infanzia di cui faccio parte risultò che, dopo tre giorni, la maggior parte dei minori vicini sicuramente alla maggiore età hanno già il telefonino e abiti nuovi e questo dovrebbe far riflettere su chi li fa arrivare. Questo deve essere chiaro: non ci dobbiamo fermare all'immagine del piccolo bimbo salvato da quei veri e propri eroi che sono i nostri uomini e le nostre donne impegnati in mare, per cui il nostro impegno umanitario deve essere totale e senza eccezioni.

Dobbiamo anche sforzarci di prevedere quale possa essere la sorte di quei ragazzi, ormai adolescenti, che potrebbero costituire, grazie anche a questo provvedimento, materiale preziosissimo per i trafficanti, pronti a cederli come manodopera a basso costo alla criminalità organizzata.

C'è un altro elemento generale sul quale vorrei soffermarmi. Non c'è tragedia peggiore di chi è costretto a scappare dalla propria terra, dalla propria famiglia, per fuggire dalla fame, dalla guerra e dalla morte. Tragedia ancora più profonda la vive un bambino, che magari ha visto morire la propria madre o il proprio padre a pochi metri da sé e si ritrova in una terra straniera senza aiuti, affetti né guide. Non si può dimenticare, però, come tanti minori italiani si trovino in condizioni analoghe; ricordiamo i dati sulla povertà: 15 milioni di italiani vivono sulla soglia di povertà e cinque milioni di italiani vivono in stato di povertà. E vi dirò di più: molte famiglie in stato di povertà, che potrebbero chiedere aiuto ai servizi sociali hanno paura di farlo perché alcune assistenti sociali zelanti preferiscono togliere il bambino e metterlo in comunità a 150 euro al giorno, piuttosto che dare la stessa somma ogni settimana alla famiglia, lasciandolo nel proprio contesto sociale. (Applausi del senatore Malan). Evidentemente la famiglia italiana non viene più presa in considerazione, anzi forse in realtà è qualcosa che dà anche fastidio.

Non voglio dire "gli italiani prima", perché sarebbe crudele e sbagliato.

Permettetemi però di dire che i minori bisognosi sono tutti uguali, italiani e stranieri, e in questo provvedimento non ci sono garanzie per gli italiani, ma solo per gli stranieri. Per questo abbiamo proposto la creazione di un'unica banca dati, che serva a monitorare le condizioni, le difficoltà, i dati di tutti i minori senza famiglia, senza distinzioni tra bambini italiani e stranieri.

Oltre a queste due considerazioni generali, ci sono altri aspetti più specifici che creano alcune perplessità. Ove non si possa accertare con documenti la certa minore età, è prevista la possibilità di accertamenti sanitari che permettano di stabilirla con ragionevole certezza. Ecco, noi chiediamo che questa possibilità diventi un obbligo e che un eventuale rifiuto da parte del minore in età incerta faccia venire meno la presunzione della minore età. Invece, all'articolo 5, con riferimento agli accertamenti sanitari, si dice che l'accertamento dell'età «deve essere svolto in un ambiente idoneo con un approccio multidisciplinare da professionisti adeguatamente formati e, ove necessario, in presenza di un mediatore culturale, utilizzando modalità meno invasive possibili e rispettose dell'età presunta, del sesso e dell'integrità fisica e psichica della persona. Non devono essere eseguiti esami socio-sanitari che possano compromettere lo stato psico-fisico della persona». Ora, io credo che una radiografia del radio o dell'ulna, per stabilire in base al polso presumibilmente l'età, non sia qualcosa che può turbare lo stato psicofisico del minore e del suo mediatore culturale.

Ci sono poi molti dubbi sulla figura del tutore responsabile del minore, tratteggiata in questo provvedimento in maniera del tutto superficiale. Non sono chiari i criteri di scelta del tutore, per esempio. È altrettanto poco chiaro se il tutore debba essere considerato o no pieno responsabile delle azioni del minore, come un padre di famiglia, se debba, cioè, rispondere in prima persona di eventuali reati commessi dal minore stesso. E non sono io a ricordarlo ma le statistiche, forse anche la situazione di disagio, la mancanza di punti di riferimento per la propria vita e di esempi positivi portano molti di questi minori a delinquere: i dati sui reati commessi dai minori stranieri sono impressionanti. Sin dai centri di prima accoglienza molti di questi minori, che spesso sono giovani adulti, cioè a ridosso tra i diciassette e i diciotto anni, commettono reati odiosi. I casi di questi giorni hanno riguardato, per esempio, le violenze a una volontaria. Per quanto riguarda i delitti contro la persona, nell'anno 2016 si sono registrati 32 omicidi volontari consumati e 54 omicidi volontari tentati. Ci sono, inoltre, delitti deprecabili contro le donne, segno della mancanza di una educazione che porti al rispetto dell'altro sesso e, vorrei dire alle senatrici del Partito Democratico, lo scorso anno sono stati contestati ai minori stranieri ben 268 violenze sessuali e 47 atti di stalking. Si dirà che sono delitti che comunque commettono anche i minori italiani, come i minori stranieri, ma avendoli già in casa, non vedo perché dobbiamo prenderci anche gli altri che delinquono.

Certamente il nostro Paese ha subìto una crisi economica di proporzioni enormi, stenta ad agganciare una ripresa e conta - lo ripeto perché dobbiamo saperlo tutti e ricordarlo - 14 milioni di poveri italiani. Non possiamo, quindi, permetterci di incentivare nuovi conflitti sociali. Questa sarebbe una guerra tra poveri, vorrebbe dire incentivare situazioni di degrado nelle città, nelle periferie, vorrebbe dire creare anche da noi le banlieue. Il dramma che ha vissuto la Francia si potrebbe ripetere da noi attraverso una mancata integrazioni di giovani, che rimarrebbero ai margini della società diventando facile manovalanza della criminalità e del fanatismo islamico.

Noi riteniamo che, prima di intraprendere nuovi percorsi per una integrazione degli stranieri, a partire dai minori non accompagnati (quelli più soli e più bisognosi di essere guidati), sarebbe meglio individuare i meccanismi per bloccare questi flussi, perché, al contrario, ogni norma di maggior favore può essere interpretata da chi sta all'estero come un invito a venire in Italia, quasi uno spot pubblicitario a favore dei mercanti di uomini e di ragazzi. Ci riuscì il presidente Berlusconi, con grandi capacità diplomatiche, dovute al suo personale spessore di uomo del fare e di uomo di Stato.

La strada da intraprendere è quella degli accordi, per trattenere sulle coste africane o nei Paesi più sicuri del Medio Oriente coloro che scappano da situazioni di guerra o di compressione dei diritti umani. L'Europa e soprattutto l'Italia non possono permettersi di accogliere milioni di migranti. Vediamo che i dati degli arrivi del 2017 sono superiori del 40 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016. Vogliamo dire altro?

Certamente, ogni anno nascono nelle zone più povere del mondo circa 80 milioni di nuovi bambini. Se anche ne accogliessimo in Europa un milione ogni anno non affronteremmo neanche minimamente il problema. Bisogna, quindi, porre le condizioni per far crescere quelle economie e non creare illusioni su viaggi della speranza che spesso portano a conclusioni tragiche in mare e anche nel nostro Paese.

Nel merito del provvedimento, vorrei ricordare come, all'articolo 5, sia prevista una procedura non lunga, di più, a iniziare dai centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge previsti per l'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per l'identificazione dei minori stranieri non accompagnati. Sappiamo - perché chi parla con i cittadini lo sa - che le cose peggiori che bloccano l'economia di questo Paese sono le lungaggini della magistratura e della giustizia e soprattutto la burocrazia, che in questo provvedimento la fa da regina.

Il tempo che passa per l'identificazione fa sì che i minori diventino largamente maggiorenni, come peraltro sancisce l'articolo 17, comma 1, che stabilisce siano previste «soluzioni di lungo periodo, anche oltre il compimento della maggiore età».

Vogliamo parlare, poi, dell'istituzione di un fondo di garanzia, senza una chiara quantificazione? Tutti sappiamo che nel 2016 lo Stato e i cittadini italiani hanno speso 4 miliardi di euro per il problema dell'immigrazione; non mi sembra difficile quantificare - è sotto gli occhi di tutti - la dotazione di questo ipotetico fondo senza soldi. Non sappiamo quanti soldi vi saranno messi, togliendoli ai cittadini per i loro servizi essenziali.

Il disegno di legge al nostro esame non può avere il nostro consenso e certamente non può vedere il nostro favore in questo momento storico e non lo vedrà neanche presso i cittadini. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Albano. Ne ha facoltà.

ALBANO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, siamo qui oggi per discutere un disegno di legge davvero molto importante, che non riguarda soltanto i minori, ma la nostra civiltà e la nostra società. Ci sono voluti più di due anni per far arrivare questo provvedimento in Aula e mi auguro che ora la sua approvazione possa essere quanto più condivisa possibile.

Il tema dei minori che giungono in Italia non accompagnati è purtroppo parte del grande problema dei flussi di migranti che ogni giorno, da mesi, giungono sulle nostre coste; un problema che non solo ha profonde ripercussioni sociali e politiche all'interno del nostro Paese, ma soprattutto suscita reazioni emotive in gran parte della popolazione, in parte stimolate dalla solidarietà e dallo spirito di accoglienza, in parte frutto della paura, una paura che vede nel migrante che arriva un rischio di aggressione. Queste due differenti reazioni, presenti purtroppo anche in quest'Aula, rappresentano due modi di sentire e di vedere, antitetici tra loro.

Le storie dei tanti migranti che sbarcano in Italia, che sono entrati nelle nostre vite attraverso le pagine dei giornali e la televisione, ci hanno colpito e commosso. Ma mi auguro, soprattutto, che ci facciano interrogare su quale modello di civiltà vogliamo costruire per i nostri figli.

Tra i tanti che arrivano sulle nostre coste, profughi, richiedenti asilo, migranti, vi sono, prima di qualunque altra cosa, dei minori, dei ragazzi, dei fanciulli soli, senza famiglia, senza adulti di riferimento. Per loro sono state scritte e sottoscritte convenzioni internazionali e, proprio in ragione della loro maggiore vulnerabilità, sono state scritte le norme che oggi ci troviamo a votare in questa sede, per rispondere a bisogni umanitari e alle nostre coscienze, ma anche con l'ambizione di rispettare e applicare i principi proclamati nei trattati che abbiamo sottoscritto. Li abbiamo sottoscritti con l'ambizione di dare all'Italia un sistema stabile ed efficace di protezione, di aiutare i nostri sindaci, tutti i sindaci, di tutti i partiti e di tutte le forze politiche che devono gestire il problema dell'accoglienza, di sostenere il lavoro delle associazioni e delle organizzazioni internazionali, senza cui affonderemmo anche noi in questo mare, che a un tempo stesso è un mare di disperazione e di speranza, di essere all'altezza della generosità di tanti italiani, con la volontà soprattutto di concorrere a costruire una risposta che guardi lontano.

Cito in particolare la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, che si applica a tutti i minori di 18 anni e che stabilisce che «Gli Stati parte adottano tutti i provvedimenti appropriati affinché il fanciullo sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate o convinzioni dei suoi genitori, dei suoi rappresentanti legali o dei suoi familiari». Ogni Stato membro quindi deve garantire i diritti previsti dalla Convenzione ad ogni fanciullo presente sul suo territorio, indipendentemente dalla sua cittadinanza, dalla sua nazionalità e dalla regolarità o meno del soggiorno. E tra i diritti riconosciuti dalla Convenzione vi è anche il gioco, che viene quindi elevato al rango di diritto che deve essere ricondotto alla persona, a maggior ragione se si tratta di bambini.

Nel solo 2016 più di 25.000 ragazzi e ragazze, anche giovanissimi con meno di 10 anni, sono arrivati da soli via mare in Italia, più del doppio rispetto al 2015, quando erano 12.360; e tantissimi hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo nelle mani dei trafficanti, per cercare la felicità e l'unico futuro possibile in Europa. Le strutture temporanee di accoglienza, secondo il Ministero dell'interno, hanno gestito lo scorso anno circa 700 minori al giorno. Sono numeri che danno l'idea di quanto sia complesso il sistema dell'accoglienza che, tenuto conto del numero massiccio di arrivi, ne rende di fatto quasi impossibile l'organizzazione per un solo Paese. Questi ragazzi affrontano viaggi interminabili, superano difficoltà di ogni genere, partono sapendo di dover rimborsare i soldi agli scafisti, con il solo obiettivo di ricongiungersi a familiari o amici, che in molti casi non vivono nemmeno nel nostro Paese; e per questo, spesso, si danno alla fuga. Salvo pochissime eccezioni, infatti, questi ragazzi sono fortemente determinati a raggiungere il più in fretta possibile altri Paesi europei, dove si sono già integrati familiari o amici. Per farlo si rimettono nelle mani dei trafficanti per attraversare le frontiere, correndo gravi rischi di violenza e sfruttamento. In particolare, molti ragazzi e ragazze provenienti da Eritrea e Siria avrebbero potuto e potrebbero raggiungere legalmente altri Paesi europei attraverso la misura del ricollocamento, che oggi non viene loro garantita. È invece indispensabile assicurare loro una strada legale e protetta per il trasferimento verso altri Paesi dell'Unione europea.

L'obiettivo di questo provvedimento, quindi, è anzitutto quello di armonizzare le procedure di identificazione sul territorio nazionale, rendendole consone all'età del minore. In tal modo, attraverso questo censimento, si potrà giungere alla realizzazione di un'anagrafe che possa poi seguire gli spostamenti dei minori, sia in Italia che in Europa, anche al fine di evitare loro successive identificazioni. Dalla procedura per accertare la minore età agli standard dell'accoglienza, dalla promozione dell'affido familiare alla figura del tutore, dalle cure sanitarie all'accesso all'istruzione, questo provvedimento contiene tutti i tasselli fondamentali di una buona integrazione, anche nel nostro Paese. Infine, potrà permettere di superare la fase emergenziale di gestione di questo flusso, stabilendo le competenze e le responsabilità degli attori coinvolti.

Nel delicato campo della convivenza, in una società sempre più multietnica, sentirsi discriminati, a qualsiasi titolo, nell'età della costruzione della propria identità personale, non agevola l'integrazione e la coesione sociale, anzi può creare tensioni, contro le quali oggi dobbiamo fare ogni sforzo.

Anche Papa Francesco si è speso molto per spingere l'Italia, e l'Europa, a trovare una soluzione per i tanti bambini che si ritrovano in questa difficile situazione. Bambini che, come dice il Papa nel suo messaggio, sono «tre volte indifesi, perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando forzati a vivere lontani dalla loro terra di origine e separati dagli affetti familiari». E alcuni di questi ragazzi hanno voluto rispondere a queste parole di vicinanza del Pontefice, scrivendogli a loro volta una lettera, proprio negli scorsi giorni, in occasione della 103a Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, nella quale affermano, forse con l'ingenuità tipica dei bambini, che non hanno perso le speranze di un futuro migliore. L'iniziativa del Pontefice di dedicare ai minori stranieri non accompagnati la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato è un gesto a cui quest'Assemblea deve dare una risposta forte e univoca, con il fine di tutelare questi ragazzi e dare loro un'accoglienza che sia prima di tutto dignitosa. La nostra risposta migliore, come società progredita, è quella di compiere un grande passo in avanti nel campo dell'integrazione dei giovani e giovanissimi stranieri presenti in Italia.

Onorevoli colleghi, è con passione e convinzione, quindi, che appoggio e sostengo questa norma, con la speranza che venga approvata senza indugi per dare un grande segnale di civiltà di cui la nostra società ha davvero bisogno.

Ho fatto questo intervento cercando di mantenere una linea più morbida rispetto agli interventi che ho ascoltato fino ad ora. Mi riferisco in particolare a quello della senatrice Rizzotti, che mi sembra faccia parte, anche lei, della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, ma che raramente vedo durante le sedute della Commissione. Vorrei chiedere alla senatrice Rizzotti se è mai intervenuta nei campi di accoglienza, se ha mai visto questi bambini, se li ha mai guardati negli occhi. Se ha mai provato a capire.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Sono stata sei mesi in Etiopia come volontaria!

ALBANO (PD). Benissimo, io non discuto. Parlo al Presidente. Vorrei quindi chiedere alla senatrice Rizzotti se c'è mai stata, se ha mai fatto volontariato, se ha mai dato un bicchiere di acqua a questi bambini, se li ha guardati.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Li ho curati.

ALBANO (PD). Mi fa piacere che lei lo abbia fatto.

PRESIDENTE. Senatrice Albano, si rivolga alla Presidenza altrimenti suscita le risposte.

ALBANO (PD). Sì, Presidente. Per cui dico, a volte, le parole sono...

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Li ho curati sei mesi in Etiopia.

PRESIDENTE. Concluda, senatrice Albano.

ALBANO (PD). Concludo. Ne parleremo in un'altra sede.

Io mi reco tutte le settimane nei centri di accoglienza e le assicuro che faccio davvero un'attività di volontariato. Capisco le motivazioni legate alla prostituzione, ma ci sono anche bambini piccoli e non penso che a tre o quattro anni siano portati alla prostituzione: mi auguro e spero non sia così. (Applausi dal Gruppo PD. Commenti della senatrice Rizzotti.).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Orellana. Ne ha facoltà.

ORELLANA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, giunge all'esame del Senato il disegno di legge n. 2583, già approvato dalla Camera dei deputati lo scorso 26 ottobre (segnalo: con soli 11 voti contrari e ben 333 favorevoli), che introduce una serie di modifiche alla normativa vigente in materia di minori stranieri non accompagnati.

Ricordo alla collega Rizzotti che il disegno di legge n. 2538, prima di tutto, ha come seconda firmataria l'onorevole Carfagna e inoltre che il suo partito, alla Camera, il 26 ottobre scorso, non ha partecipato al voto: non ha quindi espresso questa grossa contrarietà, che invece stiamo sentendo adesso. Tutto può succedere. (Commenti della senatrice Rizzotti). Le idee cambiano e i partiti mutano il loro parere. Temo però che si stiano forse barattando i principi per qualche calcolo elettoralistico.

Ma andiamo avanti. L'obiettivo del provvedimento in esame è quello di definire una disciplina unitaria e organica in una materia attualmente regolata in disposizioni contenute in diversi provvedimenti, quali gli articoli 32 e 33 del testo unico in materia di immigrazione, il relativo regolamento di attuazione e nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 535 del 1999. Le ultimissime disposizioni sull'accoglienza dei minori non accompagnati sono ora contenute nel decreto legislativo n. 142 del 2015, che ha recepito la direttiva 2013/33/UE relativa all'accoglienza dei richiedenti asilo. Entrambi i rami del Parlamento avevano da tempo evidenziato numerose criticità in merito al quadro normativo vigente in materia, con particolare enfasi sull'esigenza di un rafforzamento delle tutele garantite ai minori stranieri non accompagnati, suggerendo al contempo alcune azioni strategiche da intraprendere.

Per quanto riguarda le dimensioni del fenomeno trattato, secondo i dati forniti dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, responsabile del monitoraggio, i minori non accompagnati presenti e censiti in Italia al 31 dicembre 2016 sono 17.373, nonché 6.561 irreperibili. Per «irreperibili» si intendono i minori stranieri non accompagnati, per i quali è stato segnalato dalle autorità competenti un allontanamento. In effetti, essi erano 11.921 al 31 dicembre 2015: nel corso di un anno sono nettamente aumentati e il trend è dunque in crescita. Ciò significa che in Italia, in media, scompaiono circa 10 ragazzi al giorno, come detto già dal relatore: è come se ogni giorno svanisse metà classe di una scuola elementare.

I motivi alla base di queste sparizioni sono diversi. In primo luogo, c'è il protrarsi per tempi eccessivamente lunghi, molto spesso indefiniti, del tempo di permanenza nei centri di prima accoglienza o, addirittura, nei centri dove è attivo l'approccio hotspot, in attesa che si liberi un posto in seconda accoglienza. Ricordo che la permanenza massima prevista nei centri hotspot va da 48 a 72 ore, pertanto ai ragazzi vengono forniti soltanto un cambio di vestiti e una scheda telefonica da 5 euro: è un po' poco per affrontare settimane e settimane di permanenza in questi centri. In molti casi, per tutto questo tempo indefinito di permanenza, i minori restano all'oscuro dei propri diritti, anche dei più basilari, come la possibilità di presentare richiesta di protezione internazionale o il diritto di avere un tutore legale. Anche per quel che riguarda l'allontanamento dei minori dalle comunità che li accolgono ci troviamo di fronte a una molteplicità di ragioni, che vanno dalle precarie condizioni all'interno della comunità, al desiderio di raggiungere i propri parenti magari residenti in altre città europee. Tuttavia, per quanto eterogenee possano essere le ragioni del loro allontanamento, il destino che accomuna questi ragazzi non può non destare preoccupazione. Moltissimi di loro finiscono a vivere nelle strade delle principali città italiane, come denunciato in un'inchiesta condotta dal settimanale «l'Espresso» in collaborazione con l'UNICEF, altri sono vittime della tratta di esseri umani e del traffico di organi. Si tratta di una realtà che dovrebbe lasciare sgomenti e far tremare d'indignazione l'intera società civile. Abbiamo tutti delle responsabilità nei confronti di questi minori, caratterizzati tutti da una condizione di estrema vulnerabilità.

La ragione alla base del mio convinto apprezzamento nei confronti del provvedimento in esame nasce principalmente dal fatto che esso offre risposte concrete a necessità ormai improcrastinabili. Mi riferisco, in primo luogo, all'affermazione del principio in base al quale, a prescindere dall'intenzione di richiedere la protezione internazionale, i minori stranieri non accompagnati sono titolari dei diritti in materia di protezione dei minori, a parità di trattamento con i minori di cittadinanza italiana o dell'Unione europea. Tutte le disposizioni previste dal testo del disegno di legge sono quindi applicate ai minori stranieri non accompagnati, in ragione della loro condizione di maggiore vulnerabilità. Viene inoltre esplicitamente previsto, all'articolo 3, il divieto assoluto di respingimento alla frontiera di minori stranieri non accompagnati. Tale respingimento non può essere disposto, se non per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato.

Vengono inoltre introdotte importanti novità anche nell'ambito delle misure relative alla gestione della prima accoglienza, riducendo sensibilmente i tempi di permanenza in tali strutture. Altrettanto rilevante è il disposto dell'articolo 5, che mira a disciplinare in maniera uniforme, puntuale e garantistica la procedura di identificazione del minore. La lunghezza di tale articolo, che pure è stata criticata nel corso della discussione in Assemblea, è un dato molto relativo: è infatti preferibile avere un testo lungo, ma specifico, puntuale e chiaro. Tale articolo interviene dunque su un ambito particolarmente delicato, perché costituisce il passaggio fondamentale per l'accertamento della minore età, da cui dipende la possibilità di applicare le misure di protezione in favore dei minori non accompagnati.

Non posso non segnalare, infine, le misure contenute negli articoli 7 e 11, atte a migliorare le disposizioni relative alle procedure di affidamento e tutela dei minori non accompagnati, prevedendo, tra l'altro, due misure che ritengo essere di grande importanza, ovvero la promozione della sensibilizzazione e della formazione di affidatari per accogliere i minori non accompagnati, in modo da favorire l'affidamento familiare in luogo del ricovero in una struttura di accoglienza e l'istituzione di un elenco di tutori volontari disponibili ad assumere la tutela di un minore straniero non accompagnato o di più minori, quando la tutela riguarda fratelli o sorelle.

Concludo ribadendo un concetto a mio avviso di assoluta rilevanza: posta la necessità di avere norme organiche e puntuali in materia non solo di minori non accompagnati, ma di immigrazione in generale, è assolutamente imprescindibile fornire un supporto concreto e continuativo agli amministratori locali, nell'affrontare una responsabilità grande come questa.

Non possiamo lasciare soli i nostri sindaci, soprattutto quelli di Comuni molto piccoli e sono fermamente convinto che anche in questo contesto l'Europa abbia un ruolo fondamentale, anche perché l'implementazione del modello dell'accoglienza diffusa (a mio parere, l'unico realmente praticabile ed efficace) non si deve unicamente fondare sull'erogazione diretta di fondi (mi riferisco ad esempio ai 500 euro per migrante dell'ultima legge di bilancio), ma anche sulla possibilità per gli amministratori locali di contare su un minimo di flessibilità in materia di bilancio. Solo con un approccio di ragionevole elasticità contabile le piccole realtà locali potranno gestire la procedura di accoglienza in maniera virtuosa e con le necessarie garanzie per i residenti e per i migranti, con specifico riferimento ai minori. Solo così potranno far fronte alle sempre più numerose prestazioni che vengono loro richieste (e il disegno di legge in esame non fa eccezione) anche in termini di integrazione, sensibilizzazione e formazione dei soggetti coinvolti. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE e PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Padua. Ne ha facoltà.

PADUA (PD). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, l'allarme lanciato da Papa Francesco qualche giorno fa, in occasione della giornata contro il traffico di esseri umani, ha riguardato anche i minori stranieri che giungono soli nel nostro Paese. Sono bambini e bambine che, anche se entrati in Italia senza visto e in maniera irregolare, sono titolari di diritti riconosciuti nel nostro ordinamento con la legge di ratifica della Convenzione di New York del 1989. La tutela dei minori, quindi, per il solo fatto di essere tali, permette loro di ottenere un permesso di soggiorno per minore età; eppure, giunti nel nostro Paese, per molti inizia un percorso tutt'altro che roseo o promettente: se si resta indenni da esiti infausti nell'attraversare il mar Mediterraneo, approdando in vita per lo più sulle coste dell'Italia meridionale, si può rimanere intrappolati nella rete della criminalità, dove lavoro nero e prostituzione rappresentano una piaga che assume contorni ancora più cupi e drammatici nel caso dei minori.

C'è anche un aspetto psicologico legato alle conseguenze post-traumatiche da stress, che non può essere sottaciuto, in quanto le profonde ferite che recano inevitabilmente questi minori lasciano tracce indelebili se non sono opportunamente curate. Anche il fenomeno del traffico d'organi (tema transnazionale, disumano e che si dovrebbe combattere maggiormente con una cooperazione congiunta tra Stati) si innesta, purtroppo, all'interno di tali percorsi migratori irregolari.

È anche per queste ragioni che la legge di cui stiamo discutendo stabilisce particolari forme di tutela di lungo periodo per chi sia stato vittima di tratta, bambini e bambine che sono ancor più deboli tra i deboli. In Italia il primo piano nazionale per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati risale al 2014, quando si registrò il primo importante picco di arrivi di minorenni soli, passati dalle circa 800 unità del 2013 al ben più consistente numero di 2.000; poi, però, sono state raggiunte cifre fino a poco tempo fa imprevedibili, a causa dell'aumento vertiginoso dei flussi migratori. Questi numeri, d'altra parte, sono destinati ad aumentare se non si interviene in modo incisivo e risolutivo in quei Paesi dove i genitori, madri e padri, sono costretti a vendere tutti i loro beni per poter dare una possibilità di sopravvivenza ai loro figli: sono madri e padri esattamente come noi, che costringono i loro figli a salire su imbarcazioni fatiscenti, non avendo alcuna certezza, ma solo una vaga speranza di un futuro più giusto e migliore di quello offerto nei loro Paesi d'origine.

Tale questione ha posto all'attenzione dei Governi e dei Parlamenti nazionali e dell'Unione europea l'esigenza di ripensare, in un breve arco temporale, politiche e misure riguardanti accessi e sicurezza. Nel corso di pochi anni, infatti, sono mutate radicalmente e continuamente le esigenze cui far fronte: il nostro Paese, come noto, è risultato essere tra i più esposti. Per tali ragioni si aggiorna continuamente l'ordinamento in materia di immigrazione e sicurezza.

Una legge specifica che riguarda i minori stranieri non accompagnati è al nostro esame oggi, una sulla cittadinanza sarà di prossima discussione e il Consiglio dei ministri ha emanato la scorsa settimana due decreti legge su sicurezza e gestione dell'immigrazione. Le continue emergenze e nuove esigenze che il nostro Paese si trova a fronteggiare non permettono di affrontare fenomeni complessi e sempre mutevoli con strumenti pensati per altre necessità. La legge sui minori stranieri si inserisce in questo contesto: se all'inizio dell'attuale legislatura il tema aveva una certa rilevanza, ora sono i numeri che obbligano a prestare un'attenzione maggiore e specifica.

Come è stato detto, secondo il Ministero del lavoro (con dati aggiornati a fine 2016), i minori presenti e censiti in Italia erano più di 14.000, ma di questi (e questa è la cifra che deve farci tremare, occuparci e preoccuparci per queste persone) quasi 6.500 non sono reperibili. Il rafforzamento di diritti quali quello all'istruzione, con misure a sostegno dell'assolvimento degli obblighi scolastici, o come quelli all'assistenza sanitaria, psicologica e legale non possono, quindi, attendere ulteriormente. E mi piace ricordare che proprio ieri è iniziata la seconda Conferenza organizzata dall'Organizzazione mondiale della sanità e dalla Organizzazione internazionale migranti, che dedica alla salute dei migranti particolare attenzione. Gli Stati partecipanti si sono impegnati a portare avanti un programma congiunto per migliorare le condizioni di salute di tutti i migranti e questa non è solo una questione umanitaria - che già non sarebbe poco e sarebbe nostro dovere accogliere tale impegno - ma è anche un problema sanitario universale.

Oltre la bontà delle politiche dell'accoglienza promosse da Comuni, enti locali e territori che si sono dimostrati e si dimostrano accoglienti, e per i quali il supporto dello Stato non può diminuire, c'è la necessità di adottare strumenti e misure più consone ai problemi attuali. Anzitutto, quindi, la legge si pone l'obiettivo di centrare l'attenzione sui minori stranieri non accompagnati per la loro condizione di maggiore vulnerabilità. Il divieto assoluto di respingimento risponde alla logica che il nostro Stato, per qualsiasi ragione possa presumersi, non può mai girarsi dall'altra parte se un minore, già in stato di oggettiva difficoltà perché da solo e in un luogo sconosciuto, chiede aiuto. Dunque il provvedimento prevede la riforma della prima accoglienza dei minori non accompagnati, che viene svolta in luoghi appositi e con modalità specifiche per l'identificazione e per l'accertamento dell'età. È necessario che il riconoscimento avvenga in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale e con strumenti convenienti, tra cui sono fondamentali la presenza di un mediatore culturale e di professionisti multidisciplinari, e che le informazioni siano rese in una lingua comprensibile. Questa nuova norma si basa soprattutto su due punti principali.

In primis - e lo ribadisco, perché anche in questo l'Italia è diversa da Nord a Sud - non creare differenze nel trattamento dei minori presenti nel nostro territorio e, soprattutto, fare quanto più possibile affinché l'interesse superiore del minore, sancito a caratteri cubitali nella Convenzione sui diritti del fanciullo e ripreso dalla legge, trovi modalità concrete di attuazione anche nel caso di stranieri non accompagnati.

In quest'ambito, quindi, si innesta tutta la serie di nuove procedure e adempimenti previsti per questi minori, guardando proprio nella direzione di dare forma alla nozione di superiore interesse. Anche l'idea di non abbandonare un minore al proprio destino, seguendolo in tutte le fasi delle procedure, si propone il fine di non lasciare da soli i minori, in balia di eventi potenzialmente irrimediabili per il loro futuro. Sarà un compito tutt'altro che semplice, ma bisogna pur adeguarsi a numeri -come quelli sui minori scomparsi - aumentati vertiginosamente da un momento all'altro, cercando soluzioni possibili e plausibili.

In materia procedurale il provvedimento prevede, dunque, una riduzione della metà, da 60 a 30 giorni, del tempo massimo in cui i minori stranieri non accompagnati devono rimanere nelle strutture di prima accoglienza. E questa è una differenza fondamentale, perché fino a qualche tempo fa, spesso, questi minori vi restavano per molti più giorni e non sempre in ambienti assolutamente separati dagli adulti. In tale ambito si svolge l'identificazione del minore, per cui si introduce il termine massimo di 10 giorni, e l'eventuale accertamento dell'età. In tali strutture, inoltre, i minori ricevono, con modalità adatte alla loro età, ogni informazione sui diritti che sono loro riconosciuti e sulle modalità di esercizio di tali diritti, compreso quello di chiedere la protezione internazionale. Ecco, quindi, che la persona è messa al centro, e questo fa una bella differenza.

Il procedimento per l'identificazione del minore e per l'accertamento dell'età viene poi disciplinato nel dettaglio dall'articolo 5 che introduce un nuovo articolo, il 19-bis, al decreto legislativo n. 142 del 2015.

La legge, sempre nell'interesse del minore - il principio faro del provvedimento - prevede anche la nascita di un albo volontario di tutori che, in ogni caso, non potranno mai essere, anche solo potenzialmente, in conflitto d'interesse con l'interesse del minore. Ricordo, in quest'ottica, anche l'importanza di un provvedimento, attualmente in discussione in Commissione giustizia al Senato, che stabilisce la procedibilità d'ufficio per il reato di pedofilia se si tratta di minori di età compresa tra i 10 e i 14 anni. La ratio di tale proposta, oltre che per i minori italiani potenzialmente coinvolti, inciderebbe moltissimo sulla possibilità di perseguire penalmente chi si macchia di tale orribile crimine, approfittando dello stato di debolezza, solitudine e bisogno di minori stranieri non accompagnati, perché non serve più la denuncia di parte, come oggi, purtroppo è. Siamo ancora fermi a questo punto; io stessa ho presentato un disegno di legge in tal senso, ma già dalla Camera ne era partito un altro: speriamo quindi che si arrivi presto alla risoluzione di questo dramma ulteriore.

Infine, merita un'attenzione particolare il fatto che mentre attualmente la pratica dell'affidamento in famiglia di minori stranieri non è quasi mai percorsa, si prevede ora che gli enti locali promuovano la sensibilizzazione e la formazione di affidatari per favorire l'affidamento familiare, in via prioritaria. Questa è una delle novità più importanti, perché investe potenzialmente tutte le nostre comunità, aiutando a realizzare un'inclusione vera.

L'evoluzione della nostra società civile e del nostro sistema d'accoglienza passa, quindi, anche dalle modalità con cui sarà declinata una norma del genere, che sul piano programmatico risulta strategica nella definizione di un orizzonte che guarda, in primis, ad una convivenza pacifica, alla tutela della dignità umana e al rispetto dei diritti di bambine e bambini presenti sul nostro territorio.

Ieri il Ministro dell'interno ha ricordato come sarebbe importante approvare la legge per la protezione dei minori non accompagnati, che diventerebbe un punto di riferimento in tema di immigrazione e come, tra l'altro, si sia già provveduto allo stanziamento di risorse. Ritengo che sarebbe altrettanto importante che l'Unione europea condividesse questa visione dell'accoglienza, assumendo finalmente un ruolo di rispetto nei confronti di persone più sfortunate di noi e di Paesi, come il nostro, che si adoperano per fare il meglio che possono. L'Europa che si scandalizza per le nuove politiche americane escludenti e per i muri che contrassegnano la nuova amministrazione USA, che sembra aver dimenticato lo spirito accogliente dei Padri fondatori: ebbene, quest'Europa non si scandalizza di fronte al suo stesso poco interesse per il rispetto dei diritti fondamentali sanciti nella Convenzione di New York sui diritti del fanciullo.

Ben altro è ciò che ogni giorno il nostro Paese fa - lo possiamo dire con orgoglio - operando attraverso uomini e donne, rappresentanti delle Forze dell'ordine, associazioni, volontari, che desidero ringraziare per la loro generosità, per la loro presenza quotidiana, silenziosa e operosa, per essere, insomma, dei veri costruttori di pace. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Anitori e Mazzoni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Anitori. Ne ha facoltà.

ANITORI (AP (Ncd-CpE)). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo ad affrontare, negli ultimi anni, una serie di ondate migratorie internazionali che stanno mettendo a dura prova la stabilità e l'identità dell'Europa moderna, generando una sensazione di egoismi e di individualismo nazionale, che ci fa sentire un po' sorpresi e spiazzati. Nell'era delle migrazioni di massa, la categoria sociale più vulnerabile e a rischio è rappresentata dai bambini e dagli adolescenti. Mi sembra che partire dalla difesa e dalla tutela dell'infanzia, come fa questo provvedimento, possa essere un buon modo per costruire future strategie e risposte alle ondate migratorie dirette verso l'Europa.

Innanzitutto, uno dei meriti principali dell'articolato è aver definito chi è il minore non accompagnato: la definizione di minore straniero non accompagnato si riferisce, da un lato, al minorenne che non ha la cittadinanza italiana o quella dell'Unione europea, che si trova però nel territorio dell'Unione europea, ma, dall'altra parte, significa mettere in evidenza che questo è un minore privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori e degli altri adulti. Ci troviamo, quindi, davanti a una persona che non è in grado, da sola, di far valere i propri diritti umani fondamentali.

Nell'impianto complessivo di questo provvedimento si può intravedere una sorta di riconoscimento dei diritti universali dei bambini, in quei contesti ad alto rischio in cui può essere difficile per loro rivendicare, con una loro identità, anche ciò a cui per natura hanno diritto, in virtù di un valore insito nella stessa natura umana. Di fatto, nell'insieme, si elabora una sorta di carta dei diritti dei minori non accompagnati che ne rispetta la dignità e facilita un processo di autonomia responsabile. Questo è fondamentale: noi accogliamo questi minori e, nel riconoscimento dei loro diritti, consentiamo loro di diventare degli adulti liberi e responsabili. Proprio il disegno di legge riconosce il diritto a un'accoglienza adeguata alla loro età e alle loro circostanze, cioè ne riconosce la specificità. Per questi ragazzi si prevede un diritto al riconoscimento individuale, un riconoscimento che parte anche dalla loro identità biologica: per questo sono previsti una serie di accertamenti nel rispetto della libertà, dell'autonomia e dell'interesse di questi ragazzi.

Riconosciamo a questi ragazzi il diritto ad una famiglia e, laddove non è possibile (perché in tanto sono minori non accompagnati in quanto la loro famiglia non è in Italia), lo facciamo preferendo per loro famiglie di affido, preferendo per loro un sistema tutoriale diffuso sul territorio, ma un inserimento in un contesto relazionale altamente significativo. Lo facciamo riconoscendo loro il diritto alla salute e quello all'istruzione, che diventa anche un diritto a una formazione sul piano professionale. Sappiamo tutti, infatti, che non c'è libertà senza possibilità di essere autonomi e non c'è possibilità di essere autonomi se non attraverso la possibilità di svolgere un lavoro e di ricavare dal proprio lavoro i mezzi della propria sussistenza. Riconosciamo a questi giovanissimi il diritto a essere ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, compresi quelli che hanno a che vedere con la giustizia. Riconosciamo loro, infine, un diritto a una protezione speciale, perché, come è sottolineato nella proposta di legge, i ragazzi maggiormente bisognosi di protezione sono quelli che possiamo chiamare minori fragili: quei minori che sono stati al centro di tratte di essere umani, di pratiche di prostituzione e abuso, spesso per la necessità di ottenere i giusti favori e denari per attraversare il territorio di altri Paesi e molto spesso i mari ed arrivare in Italia.

Ogni anno, secondo le statistiche ufficiali, arrivano in Italia circa 7.000 minori stranieri, soli, lontani dalla famiglia, senza adulti di riferimento. Il numero, come sappiamo, è sottostimato dal momento che considera solo i minori identificati, mentre esiste un numero rilevante di minori non identificati e costretti subito, dopo l'arrivo sul suolo italiano, ad entrare in sistemi paralleli di sfruttamento ed illegalità.

I minori stranieri intraprendono lunghissimi viaggi, attraverso miseria e debolezza, pericoli e sfide. I flussi maggiori dei minori stranieri non accompagnati provengono dall'Afghanistan, dal Bangladesh, dall'Egitto, dalla Tunisia, dalla Nigeria, dalla Somalia e dall'Eritrea.

Non dimentichiamo, d'altra parte, che l'Italia è forse l'unico Paese dove possono arrivare, non solo per motivi geografici, ma anche perché è il Paese che più di tutti ha il coraggio e il senso di responsabilità di non voltarsi di fronte ad una tragedia umana che non vogliamo sia affrontata solo con approcci e parametri burocratico-economici.

Tuttavia, dobbiamo superare le criticità che ancora caratterizzano la fase della prima accoglienza, che troppo spesso sfocia in una situazione di limbo, esplosiva dal punto di vista della convivenza sociale. Alla prima forma di accoglienza debbono seguirne altre, più strutturate, più qualificate e, in questo caso, più orientate al riconoscimento dei diritti dei minori.

In Italia esistono esperienze di eccellenza nell'accoglienza dei minori, ma nonostante l'impegno di molti, sia all'interno delle istituzioni che nelle reti associative e di volontariato, ancora oggi i diritti essenziali dei minori stranieri non accompagnati non sono sempre rispettati: mi riferisco, ad esempio, al diritto a un'accoglienza decorosa, al diritto alla nomina di un tutore e alla possibilità di essere ascoltati nelle scelte che li riguardano.

Mentre il Parlamento stava discutendo di questo disegno di legge, vorrei ricordare che è intervenuta l'approvazione del decreto legislativo n. 142 del 2015: l'articolo 19 di tale provvedimento, attuativo della disciplina europea, è interamente dedicato all'accoglienza dei minori non accompagnati. In particolare, si sancisce il principio fondamentale per cui il minore non accompagnato non può, in alcun caso, essere trattenuto presso i centri di identificazione e di espulsione e i centri governativi di prima accoglienza. In sostanza, l'accoglienza dei minori non accompagnati si fonda, innanzitutto, sull'istituzione di strutture governative ad hoc di prima accoglienza per le esigenze di soccorso e protezione.

Dal dovere politico di dar seguito all'intervento dell'Unione europea nasce la necessità di prevedere una disciplina organica in materia e una sua omogenea applicazione per garantire uguali tutele in tutto il territorio nazionale. Occorre una legge fondata sulle molteplici esperienze delle associazioni impegnate nella protezione dei minori stranieri non accompagnati, che hanno consentito di rilevare fondamentali carenze e disfunzioni nell'accoglienza e nella protezione di questi minori.

Punto fondamentale della nuova disciplina è sicuramente quello di uniformare le procedure di identificazione e accertamento, perché esse sono molto difformi nei diversi centri in Italia, con ciò sottoponendo i ragazzi a un disagio ulteriore. Serve creare, invece, un sistema nazionale di accoglienza. Ad oggi, purtroppo, in assenza di linee guida chiare, così come di una normativa di carattere precettivo sufficientemente strutturata, il destino di questi ragazzi può assumere una direzione diversa a seconda dell'area del nostro Paese dove vanno a finire. Per questo serve, in queste strutture di accoglienza, un numero adeguato di posti con standard qualitativi garantiti. E per poter avere un numero adeguato di posti con standard qualitativi garantiti è necessario avere una banca dati nazionale: questo è l'unico modo per disciplinare l'invio dei minori che giungono in Italia nelle strutture di accoglienza dislocate nelle varie Regioni; per questo serve conoscere la disponibilità dei posti, corredata dalle informazioni circa eventuali particolari necessità e bisogni specifici; per questo diventa possibile ottenere un finanziamento attraverso un fondo nazionale che garantisca gli obiettivi che il disegno di legge in esame si propone di perseguire.

Vorrei sottolineare un altro aspetto molto positivo del provvedimento. Mi riferisco all'approccio, alla ratio sulla quale si costruisce un percorso di partecipazione attiva e diretta dei minori stranieri a tutti i procedimenti che li riguardano, nel rispetto dei principi della Convenzione dell'Organizzazione delle nazioni unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Si tratta del segnale di recuperare, in una prospettiva diversa, la relazione tra migrante minorenne e Paese ospitante, che risponde alle richieste basilari di una persona umana in stato di grave bisogno. In altre parole, il disegno di legge in esame mira a creare quei canali di ascolto in cui anche voci deboli riescono a raggiungere la soglia purché siano percepite e comprese nella loro importanza, ad esempio nei contesti della scuola, dell'accesso alle cure mediche e al sistema giustizia e, infine, dell'introduzione nel sistema famiglia. Per fare questo, noi siamo dalla parte dello sviluppo dell'affido familiare come alternativa alla comunità e per l'evoluzione della figura di tutori volontari, in rete con i garanti per l'infanzia e l'adolescenza. Se c'è una relazione personale forte all'interno di un contesto familiare sarà più facile per questo ragazzo o ragazza sentirsi riconosciuto come persona e non come ospite di una struttura.

In conclusione, vorrei sintetizzare due ulteriori approcci virtuosi che il provvedimento in esame propone per affrontare il dramma dei minori non accompagnati. Il primo è rappresentato dal divieto assoluto di respingimento alla frontiera: si tratta di un'apertura di credito nei confronti del minore, la prima interfaccia nel segno di una risposta di fiducia.

Il secondo approccio riguarda il modo attraverso il quale, da un lato, si privilegia l'individualità e la singolarità del soggetto, e dall'altro, invece, si sottolinea la necessità dell'uniformità e dell'universalità dei criteri a governo delle procedure e delle tutele dei minori stranieri. A noi si chiede di attenerci a un sistema di regole che siano comuni e a loro spetta il diritto all'unicità e alla irripetibilità come persona umana.

È in questa sorta di messa insieme di ciò che è comune, di ciò che ha un valore condiviso, di ciò che è regola condivisa e di ciò che è esigenza personale che si costruisce una legge che, a mio avviso, ha una sua modernità e originalità, che spero non vengano capovolte nella fase di finalizzazione e attuazione.

Infine, appare fondamentale anche il riferimento, nel provvedimento, alle indagini familiari della famiglia del minore, garantendo che queste si possano fare con il consenso dello stesso per ricostruire la propria storia familiare, sapere chi sono i suoi genitori e fratelli, come è costruito il nucleo familiare se, quando e come questo risponde a un suo bisogno e desiderio, cioè al maggior interesse e a una maggiore tutela dell'indagine stessa. Ciò è fondamentale per poter poi procedere alla promozione dell'istituto dell'affidamento familiare. (Applausi dai Gruppi PD, Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) e del senatore D'Ascola).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Favero. Ne ha facoltà.

FAVERO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, comincerei da un problema: salvare coloro che in questo momento sono bambini-soldato. I dati UNICEF ci parlano di 250 milioni di minori esposti al rischio in zone di guerra.

Sappiamo che il compito degli adulti che vivono su questa terra, indipendentemente dalla Nazione di provenienza, così come quello di tutti gli esseri viventi, è di proteggere i propri cuccioli: lo fanno gli animali, a maggior ragione lo dovrebbero fare gli esseri umani. E allora, su iniziativa dell'UNICEF, a dieci anni dalla firma degli Impegni di Parigi sul reclutamento dei bambini da parte di gruppi e Forze armate, la comunità internazionale (si parla di ottanta Paesi e di venti organizzazioni presenti) si è ritrovata per fare il punto su una piaga che riguarda ancora decine di migliaia di minori. Nell'ultimo decennio, sempre secondo le stime di UNICEF, ricordate poi dal direttore generale Anthony Lake, quasi 65.000 bambini sono stati sottratti dai ranghi di eserciti statali e di gruppi armati non governativi: pensate a una città di buone dimensioni dell'Italia. È un numero che a me fa paura, ma che è ancora insufficiente rispetto ai 250.000 milioni di bambini soldato nel mondo: è una goccia in un oceano, però è la speranza. È quella speranza che vogliamo proiettare sui focolai di guerra che sono in corso, citati in detta Conferenza: per esempio il Sudan, da cui provengono alcuni dei minori non accompagnati, che approdano poi in Italia a seguito di inimmaginabili percorsi di sofferenza, sfruttamento, violenza, stupri e quant'altro. Dal 2013 sarebbero stati reclutati in Sudan 17.000 bambini, un'altra bella città di buone dimensioni della nostra Italia. Il flagello distrugge in massa l'infanzia anche in Nigeria e in Medio Oriente, soprattutto in Siria e Yemen. Secondo l'Osservatorio siriano dei diritti umani, sono più di un migliaio i bambini nei ranghi di Daesh (e sono tutti bambini regalati a Daesh).

Partiamo dai principi enunciati, da cui dovrebbero poi derivare i sistemi di giustizia e giuridici delle Nazioni che si ritengono evolute, che sono stati sottoscritti da 108 Paesi (si contano firme importanti, come quelle di Tunisia, Kazakistan, Myanmar e altri). Diciamo che intervengono sulla questione, su norme giuridiche e con l'obbligo morale di non reclutare i minori. Si tratta di un bel lavoro, perché, a mio avviso, bisogna cominciare ad agire, in parallelo, anche dove ci sono i problemi. Non si deve fare soltanto un'azione da pronto soccorso, quando si verifica l'emergenza e arrivano i bambini, pensando a cosa si deve fare, a come ci si deve comportare, a come si fronteggia la situazione e alle risorse. Questi sono i problemi, li ho sentiti enunciare qui, ma se ne deve andare a cercare l'origine. Bisognerà rafforzare quindi la cooperazione fra gli Stati e ogni tipo di rappresentante delle società civili.

Questo provvedimento, approvato alla Camera, com'è già stato detto, il 26 ottobre 2016, introduce davvero modifiche importanti alla normativa vigente. Forse alcuni colleghi l'hanno letto ma non l'hanno approfondito o forse non hanno voluto vedere: così come ci sono bambini invisibili, ci sono percorsi invisibili all'interno di questo Parlamento.

Abbiamo sentito i numeri, abbiamo visto che nella conclusione del lavoro della Commissione bicamerale per l'infanzia, approvato dopo lo svolgimento di un'indagine conoscitiva, ci sono nodi critici. Accidenti, ci sono assolutamente e questo dovrebbe contribuire a licenziare un provvedimento che riteniamo indispensabile. Indispensabile perché questi bambini non sono invisibili, anche se a noi magari potrebbe, qualche volta, far comodo che lo fossero: se non li vediamo è come se non ci fossero, quindi non è un nostro problema. Se permettete, invece, è un mio problema in quanto adulto, in quanto educatore (visto che sono una maestra), in quanto amministratore (visto che sono stata assessore alle politiche sociali, con compito di tutoraggio e tutela sui bambini).

Siamo molto bravi a piangere e a commuoverci su Aylan e siamo anche molto sinceri quando succede, ma quando arriva il momento di votare facciamo i distinguo e spacchiamo il capello in quattro, diciamo che questo è un provvedimento che va bene ma magari si poteva fare meglio o si poteva dotarlo di maggiori risorse. In questo modo non si comincia mai e questi bambini continuano ad essere lì e per chi? Per le organizzazioni criminali che li utilizzano - e lo sappiamo - nel lavoro. Lo so bene, dal momento che mi occupo anche di questo, nella Commissione di inchiesta che indaga sul fenomeno del caporalato. Li utilizzano per il traffico di organi, li utilizzano per lo spaccio, li utilizzano in tanti modi, facendoli lavorare, come succedeva nel nostro Paese tanti anni fa, in un'epoca lontana (anche se mi dicono che pare ci sia un rigurgito del lavoro minorile e vorrei non ci fosse).

Anche il Parlamento europeo, recentemente, è intervenuto con una risoluzione del 12 settembre 2013 per chiedere ai Paesi membri, alla Commissione europea un rafforzamento delle tutele garantite ai minori stranieri non accompagnati, suggerendo alcune azioni che sono state adottate (e ringrazio la Commissione, che ha lavorato molto, nella sua interezza, non solo il relatore).

Quel che è accaduto è che lo stesso anno, nel 2013, l'onorevole Zampa del Gruppo del Partito Democratico alla Camera ha presentato una prima proposta di legge, sottoscritta anche da colleghi di altri Gruppi parlamentari, perché sui bambini a mio parere non ci si dovrebbe dividere, ma ci dovrebbe essere una comunione di intenti. Sugli stranieri però forse ci si divide: sono meno bambini di altri? Per me no e neanche per le convenzioni internazionali. Per altri sì, per altri arriva sempre prima qualcos'altro: i nostri bambini, i poveri, i non poveri. No, i bambini arrivano prima di tutto, a prescindere dalla nazione di origine e di provenienza. Questo è il faro della mia formazione personale, politica e culturale. Questo dovrebbe essere il faro dell'essere adulti, che dovrebbe implicare la consapevolezza che dobbiamo investire su di loro. Forse però lo è a giorni alterni, come fosse una corrente intermittente.

È un fenomeno drammatico di proporzioni davvero rilevanti (i numeri sono stati ricordati e non voglio ripeterli). Sappiamo che la criminalità sfrutta la necessità di migliaia di profughi richiedenti asilo di viaggiare all'interno dell'Unione senza passaporto e senza visto. A questa debolezza dei migranti si somma l'incapacità delle autorità europee, che forse necessiterebbero di un meccanismo di armonizzazione, se non è troppo, delle forme di controllo e di polizia che consentirebbe di ottenere risultati maggiori.

Questo fenomeno crea un giro di affari con un fatturato di milioni di euro. Questa tesi è avvalorata da tutte le associazioni e le organizzazioni non governative, che sono già state citate e che non cito perché ne dimenticherei qualcuna, che si occupano di bambini con tanto amore e tanto zelo.

Nel 2014 un'inchiesta del giornale inglese «The Guardian» riportava che la maggior parte dei minori eritrei che arrivano in Italia rifiutano di essere identificati dalle autorità perché se fossero registrati in Italia il Trattato di Dublino non permetterebbe loro di chiedere l'asilo in altri Paesi dell'Unione. Per questo la maggior parte di loro scappa dei centri di accoglienza e vive per strada, dormendo dove trova posto, magari nelle stazioni ferroviarie o nei parchi.

Altre inchieste hanno denunciato che i minori vengono impiegati nell'agricoltura e nel commercio all'ingrosso di frutta e verdura, che in Italia sfugge al controllo delle autorità. Queste indagini confermano l'allarme lanciato dall'Europol e sottolineano che c'è una responsabilità nel contrastare il fenomeno dello sfruttamento e della riduzione in schiavitù dei minori stranieri in Europa che non può essere affidata solo alle Forze dell'ordine. Non è possibile trovare una risposta concreta allo sfruttamento dei minori se non si offre un'accoglienza adeguata alle migliaia di persone che negli ultimi anni sono arrivate alle nostre frontiere in cerca di una vita migliore.

Il disegno di legge, che è stato migliorato attraverso l'esame dei colleghi della Commissione affari costituzionali, affronta i problemi che ho evidenziato: disciplina le misure di prima accoglienza; prevede l'identificazione dei minori; norma le indagini familiari e il rimpatrio assistito; disciplina l'affidamento e la tutela; stabilisce le norme sui permessi di soggiorno; istituisce il sistema informativo nazionale dei minori non accompagnati; rafforza i loro diritti e le tutele. L'approvazione del provvedimento consente, quindi, all'Italia di dotarsi di un sistema di accoglienza per i minorenni non accompagnati che superi la gestione emergenziale di questi anni, che può essere definita come un pronto soccorso continuo. Inoltre, esso risponde alle tante richieste poste dalle associazioni e organizzazioni che si occupano di migranti e minori e, da ultimo, alle sollecitazioni sul tema di organizzazioni europee e internazionali.

Noi ci indigniamo quando vediamo determinate scene o vediamo in televisione certi spot che utilizzano i bambini, però poi lasciamo - i dati sono stati citati prima anche dalla collega Puglisi - che delle ragazzine di circa tredici anni vengano messe sulla strada e sfruttate dalle organizzazioni criminali. Ciò è molto pericoloso. Il Papa ha parlato ultimamente delle problematiche sui migranti e, allora, vorrei citare le sue parole. Prego chi ancora non l'ha fatto di approfondirle. Ha usato le parole: «accogliere», «proteggere», «promuovere» e «integrare». Bisogna accogliere con spazi adeguati e adottare tutti gli strumenti giuridici internazionali e nazionali; serve promuovere, perché proteggere non basta, e bisogna attuare la cura attraverso giustizia ed equità. Poter emigrare deve essere un diritto. Io posso e devo emigrare e nessuno me lo deve impedire. A casa mia bisogna promuovere delle azioni, come ho detto prima, che mi aiutino a stare bene, ma capite che, quando mio padre è in guerra e io vengo assoldato, tolgo risorse perché in quella società ci siano le braccia necessarie per lavorare, creare occupazione e dare a quel Paese un futuro. Le braccia, infatti, che dovrebbero lavorare, sono sottratte al lavoro nei campi per essere impiegate nelle guerre, che sono tantissime. C'è poi il dovere di giustizia. Non sono più sostenibili le diseguaglianze economiche.

Termino il mio intervento auspicando che ci sia un numero notevole di colleghe e colleghi che voteranno il provvedimento. Oltre alle norme che oggi approviamo, la risposta più efficace è la solidarietà degli italiani che si estrinseca - è già stato detto in modo stupendo - attraverso l'opera della Guardia costiera, dei Carabinieri, delle Forze dell'ordine, della Croce rossa, della Protezione civile e di numerose ONG. Tutti si danno da fare e questo ci viene riconosciuto a livello internazionale. Noi siamo, però, in un mondo unico e globale. Il bene degli altri è il nostro. Garantire un futuro migliore agli altri vuol dire garantirlo anche a noi. Solo chi vive nel piccolo cortile di casa e chiuso nel proprio mondo non capisce che investire anche sul futuro di questi bambini non italiani, ma del mondo - i nostri figli sono figli del mondo e anche questi lo sono - vuol dire far crescere l'Italia in un prossimo domani. (Applausi dal Gruppo PD).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Salutiamo l'Istituto statale di istruzione superiore «Piero Gobetti-Alessandro Volta» di Bagno a Ripoli, in provincia di Firenze, che è presente con i suoi docenti e studenti. Vi ringrazio per la vostra presenza. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 2583 e 1295 (ore 11,31)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, vorrei intanto fare una prima annotazione: la legge - che speriamo diventi presto tale - è attesa da tre anni. È una legge su accoglienza e protezione, è una sistematizzazione normativa, che è stata chiesta da molto tempo da varie associazioni e da tutti gli operatori più attenti.

Per questo motivo, per imprimere un'accelerazione, siamo stati immediatamente disponibili - lo voglio ribadire in questa sede - a ritirare tutti gli emendamenti e subemendamenti da noi presentati ai testi del relatore. Sul testo della Camera abbiamo ovviamente espresso una valutazione positiva, anche se magari avrebbe potuto essere ulteriormente migliorato. Abbiamo assunto questa decisione proprio per dare una possibilità di accelerazione all'approvazione del provvedimento.

Voglio ricordare cosa è accaduto, perché dobbiamo registrare alcuni elementi nel tentativo di migliorarli. Sul testo approvato dalla Camera è arrivata la relazione tecnica e sono stati chiesti aggiustamenti da parte della Ragioneria generale dello Stato, tradotti in un parere condizionato da parte della 5ª Commissione.

Quanto sto per dire vale per questo disegno di legge, ma anche per molti altri provvedimenti: penso sia arrivato il momento di riallineare i Regolamenti delle Camere. Si è tentato per tre anni di fare una discussione sulla riforma costituzionale per velocizzare il procedimento parlamentare; mi permetto di evidenziare che una cosa così semplice si potrebbe fare anche a fine legislatura. Perché non allineiamo il Regolamento del Senato a quello della Camera, o viceversa, come in questo caso? I pareri della Ragioneria, infatti, alla Camera vengono dati sul testo e non sugli emendamenti, con il risultato che quando il provvedimento arriva in Senato, anche se si vuole fare presto, come in questo caso, abbiamo l'impedimento.

Il risultato è che, appena approvato il testo al Senato, il più rapidamente possibile (oggi peraltro faremo solo la discussione generale e non credo riusciremo ad approvarlo), il provvedimento dovrà tornare alla Camera, non dico vanificando, ma certamente attenuando l'impatto della buona volontà di molte forze dell'opposizione - non solo nostra, ma anche di altre - che hanno concretamente tentato di dare un impulso a questo disegno di legge.

Perché dico che questo provvedimento è assolutamente urgente e, dopo che per molti mesi è rimasto all'esame del Senato, abbiamo deciso di fare in modo che il suo iter fosse accelerato? Perché i dati ci devono far riflettere: solo nel 2016 sono arrivati 26.000 minori stranieri, bambini, adolescenti. Badate bene che quelli arrivati già solo nel gennaio del 2017 sono il 24 per cento in più di quelli arrivati nel gennaio dell'anno precedente; c'è quindi una continua tendenza all'aumento. Tra le altre cose, questi dati indicano che, rispetto all'arrivo di tutti gli immigrati, l'impatto dei minori è notevole, anche in termini percentuali.

Un altro fatto che ci deve far riflettere e che il relatore ha fatto bene a ricordare - altrimenti facciamo ragionamenti un po' strani - sono i dati relativi ai minori che scompaiono dopo essere arrivati sul nostro territorio (in parte già arrivano con i trafficanti e sono presi in carico ancora prima di partire). Abbiamo un numero elevato di minori, bambini e ragazze che sono intercettati dalle associazioni criminali (perché di questo stiamo parlando) e quindi sono oggetto di sfruttamento sessuale o utilizzati per lo spaccio o altre attività illegali; e forse c'è anche di peggio dietro alla scomparsa di questi bambini, bambine e ragazzi.

Quindi noi non possiamo più far finta di niente. Ho sentito ragionamenti assolutamente non condivisibili da parte di alcuni colleghi, tra la demagogia e il voler ignorare totalmente il fenomeno. Rivolgo un appello a tutti e dico che non si può più far finta di niente, rimandando la realizzazione di un sistema strutturato ed efficiente per proteggerli, per aumentare il grado delle tutele in modo adeguato e soprattutto per rendere omogenea l'applicazione delle norme stesse. Questi ragazzi sono infatti esposti ad ogni genere di pericoli e di rischi. Credo pertanto che il ritardo accumulato nell'approvare questo provvedimento li abbia esposti ancora di più ad una situazione di pericolo, a causa delle difficoltà di un sistema di accoglienza non adeguato. Noi abbiamo tutti gli elementi: Save the Children, che ha seguito costantemente questo provvedimento, ha fatto un rapporto che ci dice esattamente a cosa sono esposti.

Per questo bisogna far presto. Io spero che la Camera, quando ritornerà il testo, lo approvi in tre ore, in modo tale che si dia finalmente a questo Paese un sistema normativo adeguato, perché quello attuale - torno a ripetere - non funziona. Serve una nuova legge, perché bisogna dare concretezza ad alcune parole che spesso vengono utilizzate, come solidarietà e accoglienza, attraverso un sistema di norme, di tutele e di servizi, un sistema adeguato ed efficiente, che sia in grado di farsi carico e di garantire i diritti di questi ragazzi. Il testo - come abbiamo detto - certamente poteva essere ulteriormente migliorato, ma già durante la discussione e l'iter alla Camera sono stati approvati alcuni emendamenti di Sinistra Italiana che hanno contribuito a migliorare il testo stesso, producendo finalmente una normativa unitaria e organica, che rafforza gli strumenti di tutela e assicura omogeneità nell'applicazione.

In sintesi, con le varie norme si dà una nuova definizione di minore straniero non accompagnato, in modo tale da ampliare la nozione stessa anche ai richiedenti asilo. Questo è un elemento assolutamente fondamentale. L'articolo 3, su cui mi voglio soffermare, perché poi lo ritroveremo e probabilmente ne dovremo discutere bene anche quando affronteremo il decreto Minniti, a nostro avviso è molto importante, in quanto da una parte conferma il divieto di espulsione del minore, già previsto nel nostro ordinamento, e dall'altra introduce esplicitamente anche il divieto di respingimento alla frontiera dei minori stranieri non accompagnati. Dico questo perché credo che, successivamente, proprio sulla base di questo articolo dovremo apportare delle modifiche su quel decreto e, quindi, procedere ad un coordinamento di normativa.

Gli altri elementi assolutamente fondamentali di questo provvedimento riguardano le strutture di prima assistenza e di accoglienza. Si dice espressamente che le strutture devono essere esclusivamente destinate a loro, cercando in qualche modo di dare cogenza normativa alla necessità di eliminare le promiscuità. Si tratta di un altro problema che dobbiamo affrontare. È un problema molto serio, che il Sottosegretario conosce, e che produce rischi elevatissimi per i ragazzi.

Nel provvedimento si stabilisce altresì che tutte le operazioni di identificazione devono concludersi entro dieci giorni; ovviamente, dal testo all'operatività, vedremo, ma è una questione fondamentale. Da questo punto di vista, dobbiamo avere un monitoraggio attento delle norme giuste che introduciamo.

L'altra questione fondamentale - ed è per questo che parlavo di omogeneità -riguarda le nuove disposizioni volte a disciplinare, in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, le procedure di identificazione del minore, che costituiscono il passaggio fondamentale per l'accertamento della minore età e, soprattutto, per fare in modo che possano essere applicate tutte le misure di protezione in favore dei minori, per dare inizio effettivamente al meccanismo della presa in carico.

Abbiamo poi altri elementi fondamentali; l'elenco degli affidatari, le questioni dell'articolo 8 che riguardano il rimpatrio assistito e volontario, che attribuiscono l'adozione di provvedimenti al Tribunale per i minori, il sistema informativo nazionale per i minori non accompagnati e, altro elemento che trovo assolutamente importante, l'elenco dei tutori volontari, anch'esso, tra l'altro, affidato ai tribunali ordinari. L'altro elemento che ritengo assolutamente importante è quello che estende il sistema dei diritti, cioè la garanzia piena dell'assistenza sanitaria, del diritto all'istruzione e - aspetto anche questo importantissimo - l'integrazione del sistema dell'affido in modo organico nel sistema dell'accoglienza e della presa in carico.

Vi sono poi anche altre norme importanti e fondamentali, inserite in un sistema strutturato ed organico che dovrebbero, a nostro avviso, produrre effetti positivi soprattutto sulla situazione grave che ci troviamo di fronte. Non ritorno sui dati, sulla sofferenza, ma noi in questo modo diamo la possibilità di offrire un sistema di accoglienza e, soprattutto, di garantire la tutela. Nel nostro Paese arrivano questi ragazzi, questi minori ed è compito fondamentale della Repubblica e dello Stato garantirne pienamente la tutela. Sarà una battaglia dura; sottrarli al sistema in cui entrano ed in cui spesso sono individuati, ancor prima di partire, dalla criminalità organizzata, sarà - ripeto - una battaglia durissima. Credo però che questa legge possa dare una mano a sconfiggere lo sfruttamento da parte delle associazioni criminali e, soprattutto, possa far compiere un passo in avanti al sistema dell'accoglienza, garantendo tutela, assistenza, integrazione e diritti a questi ragazzi.

Non c'è da mettere enfasi: si tratta di introdurre finalmente un sistema adeguato di tutela, per fare semplicemente il nostro dovere e garantire l'applicazione dei principi, dei valori e dei diritti costituzionali per chiunque arrivi nel nostro territorio. (Applausi dai Gruppi Misto-SI-SEL e PD, e del senatore Mazzoni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ferrara Elena. Ne ha facoltà.

FERRARA Elena (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, come componente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani e della Commissione parlamentare bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza mi sento di esprimere profonda soddisfazione, che vorrei condividere con tutti coloro che hanno voluto con determinazione questa norma, a cominciare dalla prima firmataria Sandra Zampa e dagli onorevoli cofirmatari. Vorrei però anche estenderla, insieme ai ringraziamenti dovuti ai tanti soggetti che hanno partecipato alla sua stesura, quali Save the Children, UNICEF, Terre des hommes, Caritas, l'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNCHR), l'organizzazione umanitaria Intersos, la Comunità di Sant'Egidio, Defence for children, Emergency, Oxfam Italia, il Consiglio italiano per i rifugiati, il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, le associazioni territoriali e la costellazione di associazioni per la difesa dei diritti dei minori e le associazioni di volontariato.

È inderogabile il veloce prosieguo dell'iter di questa norma, che dà pari dignità e diritti a bambini, bambine, ragazzi e ragazze che si trovano sul territorio della nostra Nazione e che mette a sistema disposizioni per affrontare un fenomeno, come quello dei minori stranieri non accompagnati, che ha assunto connotazioni inquietanti negli anni, come abbiamo ascoltato questa mattina in Assemblea. Si tratta di una normativa che introduce nuove misure e che fa tesoro di procedure affinate negli anni e che nel testo di legge trovano una precisa e più puntuale regolamentazione.

Il Parlamento italiano aveva già evidenziato alcuni nodi critici e alcune lacune del quadro normativo vigente in materia nel documento conclusivo della Commissione bicamerale per l'infanzia approvato in seguito allo svolgimento di una indagine conoscitiva nel 2009. Anche il Parlamento europeo, più di recente, è intervenuto con la risoluzione del 12 settembre 2013 per chiedere ai Paesi membri e alla Commissione europea un rafforzamento delle tutele garantite ai minori stranieri non accompagnati, suggerendo al contempo alcune azioni strategiche da intraprendere. In 1a Commissione affari costituzionali al Senato, dove è stato esaminato in sede referente il testo, esso è stato abbinato al disegno di legge presentato a prima firma della senatrice Francesca Puglisi, recante misure per la protezione e la tutela delle persone straniere di minore età non accompagnate, di cui sono stata fin da subito una convinta cofirmataria. Quindi il Parlamento lavora da tempo sulle norme contenute nel testo in esame. Nell'articolato viene affermato il principio in base al quale, a prescindere dall'intenzione di richiedere la protezione internazionale, i minori stranieri non accompagnati sono titolari dei diritti in materia di protezione dei minori a parità di trattamento con i minori di cittadinanza italiana o dell'Unione europea. Tutte le disposizioni previste dal testo della proposta di legge sono quindi applicate ai minori stranieri non accompagnati, in ragione della loro condizione di maggiore vulnerabilità.

Nel contesto attuale, dove i flussi migratori sono una realtà incontrovertibile era evidente a tutti la necessità di avere una legislazione che, mettendo al centro i diritti dei minori previsti dalla Convenzione ONU, cercasse di assicurare una rete di protezione per minori esposti a rischio di sfruttamento, a pericoli per la loro incolumità e a gravi violazioni dei diritti fondamentali. Il Comitato sui diritti dei fanciulli delle Nazioni Unite, in riferimento al Commento generale n. 6 e il IX report sull'attuazione del Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza (CRC) hanno indicato all'Italia la necessità di introdurre una legislazione completa per garantire assistenza e protezione ai miniori stranieri non accompagnati, sottolineando che il nodo da sciogliere fosse la non uniformità delle procedure d'accoglienza nel territorio ed evidenziando l'urgenza di organizzare standard di tutela in grado di dare risposte di sistema. Così l'Associazione nazionale Comuni italiani (ANCI), in tutte le sedi istituzionali ha chiesto che i Comuni potessero essere sostenuti con azioni di sistema nell'adeguare i propri interventi ai bisogni di migranti vulnerabili, in special modo se minori soli, al fine di predisporre e valorizzare le forme di accoglienza e integrazione più rispondenti alle necessità proprie di questa particolare categoria di soggetti deboli.

L'intesa siglata in Conferenza unificata già nel 2014 ha determinato una svolta ai fini di una riconduzione a una governance di sistema con la presa in carico dei minori stranieri non accompagnati, impegnando il Ministero dell'interno ad ampliare i posti nel Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) per garantire accoglienza a tutti i minori (richiedenti asilo e non) e a predisporre procedure finalizzate all'accoglienza degli stessi. Successivamente, il decreto legislativo n. 142 del 2015 e l'istituzione del Fondo nazionale per i minori non accompagnati hanno rappresentato un ulteriore tassello nella costruzione del sistema. Di fatto, nonostante il significativo impegno di molti enti locali (non più e non solo i Comuni metropolitani), l'aumento costante dei minori stranieri non accompagnati ha creato nelle amministrazioni locali problemi non sottovalutabili nell'accoglienza degli stessi, sia in considerazione della carenza di risorse umane e finanziarie, sia dell'impreparazione dei contesti territoriali.

Durante l'audizione di martedì 21 febbraio presso la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (due giorni fa) il ministro Minniti si è augurato l'approvazione in tempi brevi del provvedimento in discussione. Venerdì 17 febbraio scorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto-legge n. 13 del 2017, recante disposizioni urgenti per l'accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell'immigrazione illegale. Nell'illustrarne il contenuto, il Ministro ha ribadito che l'accoglienza da parte dei Comuni deve imprescindibilmente essere fondata su un principio di volontarietà; del resto sono ben 2.700 i Comuni che finora hanno aderito. Nell'occasione ha anche informato che, d'intesa con il Ministero dell'economia e della finanza, sono già state avviate le procedure sul piano amministrativo affinché le risorse stanziate con la legge di bilancio possano essere prontamente impiegate.

Seppure con differenze sensibili, le amministrazioni locali hanno cercato di fronteggiare il problema dei minori stranieri non accompagnati che richiede, oltre alle adeguate risorse economiche, competenze professionali, procedure e specificità d'accoglienza per tutelare i diritti dei minori e sostenerli con interventi appropriati, con accoglienze residenziali, percorsi di accompagnamento educativo, formativo e di inclusione sociale che richiedono la realizzazione di interventi a rete con tutti gli attori coinvolti. In un sistema ancora non organizzato in modo integrato, in una situazione ancora non completamente strutturata, una percentuale significativa di minori (circa il 28 per cento) risulta irreperibile e quindi maggiormente esposta a rischi di ogni genere: come abbiamo sentito, per i ragazzi è più presente il rischio di essere coinvolti nello spaccio di stupefacenti o nei furti, mentre per le ragazze si evidenzia lo sfruttamento nella prostituzione (sono vittime di tratta), per non parlare di problemi più gravi come il traffico di organi.

Ai fini del censimento dei minori stranieri presenti in Italia, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 535 del 1999 dispose che i pubblici ufficiali, gli incaricati di pubblico servizio e gli enti, in particolare quelli che svolgono attività sanitaria o di assistenza, i quali vengano comunque a conoscenza dell'ingresso o della presenza sul territorio dello Stato di un minorenne straniero non accompagnato, sono tenuti a darne immediata notizia alla direzione ministeriale, con mezzi idonei a garantirne la riservatezza. Abbiamo però ben presenti i limiti di queste misure, che vengono oggi superate con le disposizioni contenute nel presente provvedimento a proposito del Sistema informativo e di accoglienza, che è alimentato dalle cosiddette cartelle sociali dei minori non accompagnati, compilate dal personale qualificato che svolge il colloquio con il minore nella fase di prima accoglienza. La cartella include tutti gli elementi utili alla determinazione di una soluzione di lungo periodo per il minore, nel suo superiore interesse. Il mancato ingresso nel sistema di protezione o l'allontanamento dallo stesso per motivi che variano dal desiderio di lavorare e ottenere denaro da inviare alla famiglia di origine, al rifiuto o non accettazione di centri d'accoglienza creano condizioni fortemente critiche, in cui si registra l'instaurarsi di problematiche di disagio ed emarginazione fino alla deriva rappresentata dallo sfruttamento da parte della delinquenza organizzata.

È per contrastare il più possibile questi fenomeni che si è giunti da parte della Camera all'approvazione del presente disegno di legge che, non perseguendo l'obiettivo di costituire una legge speciale, pone in essere disposizioni finalizzate ad applicare il sistema di protezione in vigore in Italia a tutti i minori.

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA (ore 11,55)

(Segue FERRARA Elena). Il disegno di legge definisce il diritto al riconoscimento della minore età, uniformando le procedure di identificazione e accertamento dell'età; il rafforzamento del diritto all'assistenza sanitaria, all'istruzione, alla formazione professionale; il diritto alla nomina di un tutore per poter garantire loro la possibilità di essere ascoltati nelle scelte che li riguardano; la traduzione in prassi operative uniformi a livello nazionale dei vari passaggi affinché sia predisposto il progetto d'accoglienza. Prevede e istituisce l'attivazione di un sistema informativo nazionale. La continuità del finanziamento di un fondo nazionale per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati che gravi il meno possibile sui bilanci dei comuni. La promozione di accoglienza nelle comunità con lo sviluppo dell'affido familiare come alternativa alla comunità. In quest'ultima direzione e nei processi di sviluppo di una comunità accogliente e inclusiva sono invitati ad operare gli enti locali, che possono concretamente promuovere opportunità di accoglienza, anche diffuse, e attivare processi di inclusione sociale che portano la comunità a confrontarsi con esperienze culturali diverse e uguaglianza nella fruizione dei diritti umani.

In relazione al diritto all'istruzione, la norma incentiva l'attivazione di specifiche misure, a decorrere dal momento dell'inserimento del minore nelle strutture di accoglienza, da parte delle istituzioni scolastiche e delle istituzioni formative accreditate dalle Regioni idonee a favorire l'assolvimento dell'obbligo scolastico e formativo da parte dei minori, anche mediante convenzioni volte a promuovere specifici programmi di apprendistato, nonché la predisposizione di progetti specifici che prevedano il coinvolgimento dei mediatori culturali.

Le linee guida emanate dal MIUR nel febbraio 2014 dedicano attenzione ai bambini stranieri non accompagnati, per i quali si deve tenere presente la loro storia di sofferenza e aspetti diversi delle competenze, anche di tipo linguistico.

Cito: «Per il loro inserimento si dovrà tener conto che, a causa delle pregresse esperienze di deprivazione e abbandono, anche le competenze nella loro lingua d'origine potranno risultare fortemente limitate rispetto all'età anagrafica dell'alunno, rendendo necessaria l'adozione di strategie compensative personalizzate».

Come componente della Commissione istruzione e cultura, voglio in particolare sottolineare l'importanza del riferimento specifico al momento educativo e della formazione, non solo come fondamentali contesti di inclusione, ma anche nella dimensione di emancipazione sociale dai gravi pericoli in cui i soggetti particolarmente vulnerabili possono incorrere.

La scuola, quindi, ma anche i percorsi di formazione professionale, con inserimento in tirocini lavorativi, rappresentano un'opportunità per i minori stranieri che in tal modo possono trovare spazio nella comunità, maturare un reale inserimento sociale e offrire sostegno alle comunità di origine (come probabilmente si sono impegnati a fare) con la dignità di una remunerazione. È proprio sull'indice della frequenza scolastica che si è impostata la legge dello ius soli che mi auguro qui in Senato venga al più presto ripresa. Non è necessario fare forzature? Bene, non facciamole, ma discutiamola e approviamola.

Anche per esperienza legata alla mia precedente attività amministrativa desidero sottolineare, in particolare, la promozione dell'affidamento familiare, che, oltre a rispondere agli obiettivi di integrazione ed inclusione, consente ai bambini ed ai ragazzi di vivere un'esperienza in famiglia. Dopo la scuola, sicuramente viene la famiglia; una famiglia che può rappresentare un riferimento necessario e davvero insostituibile, soprattutto nei casi di minori di tenera età. E noi in Italia di buone pratiche in questo senso ne abbiamo tante.

Pur nella consapevolezza che i problemi relativi ai flussi migratori rappresentano un tema di grande complessità, questa legge potrà sicuramente garantire una maggiore protezione ai minori non accompagnati, sostenere gli enti locali (per cui si limita la quota di compartecipazione al 5 per cento) con disponibilità di risorse e una programmazione di interventi e servizi nell'ambito di una condivisione di funzioni, ruoli e responsabilità da parte degli enti coinvolti quali questura, prefettura, comunità d'accoglienza, Tribunale per i minorenni, Garante dell'infanzia e dell'adolescenza, terzo settore e naturalmente associazioni di volontariato.

Il recente rapporto del Greta, l'organo del Consiglio d'Europa composto da esperti antitratta, riconosce l'importanza di questo nostro provvedimento che razionalizza il sistema di accoglienza dei minori non accompagnati in tutti i suoi aspetti (e in questo viene riconosciuto il nostro provvedimento) contrastando efficacemente l'insinuarsi della criminalità basata sullo sfruttamento e la tratta di esseri umani. Il rapporto ci esorta a concludere l'iter di approvazione.

Chiediamo anche noi però all'Europa di non lasciare l'Italia sola in prima linea a gestire il difficile fenomeno delle migrazioni epocali, che possono essere affrontate in un modo efficace soltanto se l'Europa è unita in un progetto politico di accoglienza e integrazione.

Nessuna bambina e nessun bambino dovrebbero approdare sulle nostre coste e affrontare da soli percorsi di vita incompatibili con una qualsivoglia idea di civiltà: il riconoscimento di uguali diritti per chi ha diritto a tutele rafforzate.

Ringrazio il relatore, senatore Mazzoni, che, come vicepresidente della Commissione diritti umani e come componente della 1a Commissione, ha lavorato con impegno. Ringrazio il Governo e tutti i colleghi che, anche provenienti da culture politiche diverse, si sono adoperati per l'approvazione di questo importante provvedimento che rappresenta un grande passo di civiltà. Che lo si approvi definitivamente al più presto. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Mazzoni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Donno. Ne ha facoltà.

DONNO (M5S). Signora Presidente, colleghi, immaginate di scappare da un Paese dove ci sono guerra, violenza, barbarie, per approdare in un altro Paese, di cui, però, non si conosce nulla: la lingua, le strade, le abitudini, le tradizioni, le leggi.

Immaginate di non avere compiuto ancora diciott'anni, di essere fragili, di avere freddo, ma non un freddo dovuto alle condizioni atmosferiche, ma un freddo, un gelo che entra nelle ossa e che si origina dalla paura di avere perso la propria famiglia, le proprie radici, il proprio futuro. Poi, dopo tutto questo, immaginate di essere soli, sperduti. Questa è la situazione in cui si trovano ogni anno migliaia di minori non accompagnati che approdano sul territorio italiano. Sono vittime inconsapevoli delle mutazioni geopolitiche e di conflitti a cui non hanno deciso di partecipare né lontanamente vorrebbero prenderne parte. Per questo scappano e per questa ragione non si può ignorare questo fenomeno.

Nell'ultimo report della Direzione generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del lavoro, i minori stranieri non accompagnati presenti e censiti in Italia sono esattamente 17.245, di cui circa 16.000 di sesso maschile e poco più di un migliaio di sesso femminile. Di questi, il 7,5 per cento ha un'età compresa tra i sette e i quattordici anni, mentre la fascia dai quindici anni fino ai diciassette supera il 90 per cento: cifre terribili. La maggior parte di loro viene dall'Egitto, dal Gambia, dall'Albania, dalla Nigeria, dall'Eritrea. Parliamo di ragazzi che vengono perlopiù accolti in Sicilia (ben il 40 per cento di loro viene ospitato lì), ma anche in Calabria, in Emilia-Romagna e, via via, a calare, nelle restanti Regioni d'Italia. Tuttavia, il dato più agghiacciante è che molti di questi minori, trascorso un certo lasso di tempo, diventano irreperibili, vale a dire invisibili, non tracciabili dalle autorità, risucchiati da un inspiegabile vortice. E quando sopraggiunge l'oblio, non c'è anagrafe o banca-dati che tenga: quel minore non sarà più ritrovato o diventa vittima di una tratta di organi, chiuso in un bordello a mercificare il corpo tra soprusi e angherie, chino su campi sterminati a raccogliere pomodori o angurie. Quel minore, da quel momento in poi, proprio perché sfugge ai censimenti, non esiste più per la società, non esiste più per nessuno, solo per chi intende utilizzarlo o per questo tipo di società. Tutto questo è veramente inaccettabile, drammatico, terrificante.

Esiste una vera e propria rete criminale internazionale che si avvale del traffico dei minori per fini abominevoli, e voi lo sapete. Un fenomeno che interessa sopratutto giovani egiziani, somali ed eritrei.

Secondo quanto stabilito dalla Convenzione di New York del 1989, si intende per fanciullo ogni essere umano avente un'età inferiore a diciott'anni. Proprio a questo proposito, voglio fare una annotazione: quando si è minorenni non vi possono essere distinzioni di trattamento, e se è vero che vi sono delle diversità fisiche tra un minore che ha otto anni e uno che ne ha sedici, lo stesso non si può dire per la loro condizione. Entrambi, infatti, hanno bisogno nella stessa misura di aiuto e supporto, a partire da un pasto caldo, passando per un'idonea struttura dove alloggiare, per finire a un adeguato percorso di sostegno psicologico.

Arriviamo a oggi, dunque, a questo disegno di legge presentato alla Camera il 4 ottobre 2013, ben quasi quattro anni fa, che ha impiegato più di tre anni per arrivare in quest'Assemblea, proprio a causa di una lunga sosta in Commissione affari costituzionali alla Camera.

È un testo che sin da subito ha sollevato dubbi, tra le altre cose anche per la presenza della clausola di invarianza finanziaria, una questione - rilevata anche dai nostri colleghi alla Camera - su cui permane il solito alone di mistero, perché è difficile pensare che un provvedimento del genere possa essere attuato a costo zero. A questo punto viene da pensare: è l'ennesimo - noi ne siamo certi - provvedimento con cui voi vi lavate la faccia la mattina? L'ennesimo provvedimento con il quale andate avanti per dire: bisogna cominciare da qualche parte, dobbiamo fare qualcosa, allora proviamo a fare questo?

In realtà, questo provvedimento, come altri precedenti anche in altri campi, non porta da alcuna parte: si mettono dei punti fermi (non quelli che servirebbero), ma in realtà non si dice come finanziare gli interventi. Si dice soltanto: bisogna fare questo e bisogna fare quello, ma provvedimenti reali non se ne prendono. Come quello, ad esempio, di togliere dalle strutture di gestione dei CIE, dei CARA e dei CAS persone veramente ignobili: parlo di Sottosegretari e di persone che continuano a presiedere il Consiglio dei ministri. Parlo di persone che permangono nelle strutture dei Ministeri o in Parlamento, pur non avendone alcun diritto e pur continuando a lucrare su determinate situazioni. Voi lo sapete bene, ma non fate nulla per toglierli.

Poco prima il collega Airola ha menzionato il sottosegretario Castiglione che continua a lavorare in una struttura dello Stato che dovrebbe garantire protezione e tutela, ma la stessa persona non fa altro che fregarsene, come ve ne fregate altamente anche voi! (Applausi del senatore Airola).

Torniamo al provvedimento in questione: un comma di qua, un comma di là, una correzione di là ed è giusto il contentino che dobbiamo dare e il compitino che dobbiamo portare a casa, ma lo sapete bene che lasciate sempre il dubbio sulla credibilità. È il dubbio, che poi diventa certezza, di un provvedimento che non verrà mai tradotto nei suoi effetti pratici per il fatto che non esiste il livello finanziario. Dovete darci delle spiegazioni: come li volete proteggere questi minori? Con un abbraccio o un pacca sulla spalla? Con che cosa? (Applausi della senatrice Nugnes). Oppure volete veramente tutelarli? Se continuate su questa scia vi renderete sempre più complici di tale sistema: un sistema balordo che vuole fare ma non fa, che dice ma non mette in pratica.

Concludendo, questi fenomeni migratori nell'ultimo decennio sono stati spesso frutto di strumentalizzazioni: sempre le vostre strumentalizzazioni, quelle che con i vostri Governi avete portato avanti e continuate a portare avanti tutt'oggi, salvo poi riempirvi la bocca della solita aria fritta. Infatti in quest'Assemblea stamattina si sono sentite parole, parole e parole: le ennesime parole.

ALBANO (PD). Aspettavamo le tue!

DONNO (M5S). Da questo prendiamo fortemente le distanze.

Noi siamo pronti per i fatti e vogliamo anche chiedervi: credete davvero che queste persone, i minori nello specifico, se avessero scelta, deciderebbero di attraversare mari avversi e frontiere spinose per venire qui in Italia ed essere gestiti da qualcuno che li utilizza per gli scopi più perversi? Davvero credete questo? O vorrebbero trovarsi in un'Italia diversa, far parte di uno Stato e contribuire alla sua economia?

Esacerbare il dibattito politico con una retorica spicciola e offensiva non porta a nulla, se non ad aprire l'ennesimo Vaso di Pandora.

Quindi, la protezione di questi minori deve rimanere una missione condivisa. Va bene l'azione dell'Italia, ma tale missione deve essere condivisa dagli altri Stati europei. Dobbiamo avere aiuto.

Tuttavia, se dall'Italia non parte una vera e propria proposta, come pretendete che l'Europa possa sostenerci? Questo è l'altro dilemma. Dateci una risposta. Siamo sicuri, però, che a voi non interessa e che non ci darete mai una risposta. Voi non volete dare risposte, così come non volete tutelare i minori, sia provenienti dall'estero che italiani. Si è visto cosa avete combinato con il provvedimento sul cyberbullismo. Ripeto, si è visto.

Come dicevo, l'assenza di collaborazione internazionale può determinare il male peggiore, cioè il fallimento dell'obiettivo. Ma il fallimento siete voi, perché non volete assolutamente risolvere i problemi: ne parlate e basta (fatta eccezione per qualche persona veramente sensibile e desiderosa di fare).

A questo punto, prendo in prestito una frase del sociologo Bauman, recentemente scomparso, che a ragione sosteneva che «il viaggiare per profitto viene incoraggiato; il viaggiare per sopravvivenza viene condannato». In questa condanna, in realtà, c'è solo l'imbarazzo politico di trattare in maniera sistematica e ragionata l'argomento.

Concludo dicendo che queste ondate di orrore nascondono forti interessi economici e strategie lucrative con una portata enorme e a farne le spese non possono essere i bambini, i più giovani e, per questo, i più deboli. Quindi, chi sa e, nonostante tutto, fa, è complice - ripeto, è complice - e, come tale, deve essere condannato. (Applausi dal Gruppo M5S).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto gli allievi e i docenti dell'Istituto omnicomprensivo statale «Giuseppe Spataro» di Gissi, in provincia di Chieti, che stanno assistendo ai nostri lavori. Benvenuti. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 2583 e 1295 (ore 12,13)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fasiolo. Ne ha facoltà.

FASIOLO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, sottosegretario Manzione, il disegno di legge di cui si sta discutendo ampiamente questa mattina, approvato dalla Camera dei deputati, va a tutelare - repetita iuvant - i minori stranieri non accompagnati presenti nel territorio dello Stato per una qualsiasi causa e non aventi quindi cittadinanza italiana. La maggioranza si è espressa in modo altamente positivo nei confronti del provvedimento.

Una trasversalità positiva ha caratterizzato l'iter di esame del disegno di legge per la necessità di salvaguardare il valore della dignità umana e della persona, che è alla base del nostro dettato costituzionale. Il rispetto dei diritti umani insopprimibili si impone in una sede - mi riferisco alla nostra, quella parlamentare - che deve richiamare trasversalmente tutti a doveri fondamentali. La risposta con una legge organica ai bisogni dei minori stranieri non accompagnati è oggi una responsabilità dovuta nei confronti dei soggetti più vulnerabili.

Recepisco come dato molto importante del provvedimento quanto disposto dall'articolo 3, ovvero il divieto di respingimento alla frontiera di minori che hanno diritto alla massima tutela.

Secondo i recentissimi dati pubblicati dall'UNICEF, nel 2016 sono stati circa 25.800 i minori che hanno raggiunto l'Italia via mare, più del doppio rispetto all'anno precedente. Essi rappresentano il 91 per cento di tutti gli oltre 28.000 minori che hanno raggiunto l'Italia nel 2016. Ho piacere che siano dei giovani e dei ragazzi a sentire questi dati dalle tribune e sarebbe veramente opportuno che la scuola ci riflettesse. Arrivano in gran parte dal mare, da Egitto, Siria, Nigeria, Eritrea e Corno d'Africa, ma non solo; arrivano anche da Afghanistan e Pakistan, veloci come un'onda, e come un'onda scompaiono, spariti ad opera di strutture criminali (sono oltre 6.000 gli irreperibili).

Se poi pensiamo che solo nelle prime due settimane del 2017, nonostante le condizioni climatiche avverse, sono giunti in Italia via mare quasi 800 migranti di ogni età, il triplo rispetto allo scorso anno nello stesso periodo, possiamo immaginare dati ancora crescenti relativi ai minori non accompagnati.

Ritengo fondamentali alcuni punti richiamati dal disegno di legge, quali la previsione di strutture destinate esclusivamente alla prima assistenza e all'accoglienza, che devono trovarsi in condizioni dignitose e in cui i minori debbano essere protetti da situazioni di promiscuità. Le situazioni monitorate dalle prefetture e dai centri di accoglienza, seguite da organizzazioni quali la Caritas, Save the Children e il Consiglio italiano per i rifugiati, raccontano storie disperate di minori che fuggono da miseria, schiavitù, guerre e violenza. Spesso, come ho già detto, spariscono nel nulla, schiavi di altre situazioni drammatiche e di altre schiavitù. Soprattutto le adolescenti minori sono esposte ad alto rischio di sfruttamento e abuso, a cui vengono costrette anche per pagare il costo del viaggio di attraversamento del Mediterraneo.

Situazioni drammatiche accompagnano buona parte dei bambini e dei ragazzi che s'imbarcano verso l'Europa o che vi pervengono anche via terra. Pensiamo alle immagini cui quotidianamente assistiamo sui disastri siriano e libico o sul dramma di Aleppo. Vengono infrante la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, la Convenzione sui diritti dell'infanzia, la Carta europea della persona.

L'articolo 6 del disegno di legge, a cui rimando, che si occupa dell'identificazione dei minori stranieri non accompagnati fin dalla struttura di prima accoglienza, rivela e risponde all'assoluta delicatezza del momento del colloquio, che è volto ad approfondire la storia familiare del minore e a far emergere ogni elemento utile alla sua protezione. I commi sono ampiamente tutelanti le esigenze insopprimibili di protezione e prevedono l'intervento di figure professionali quali il mediatore culturale e operatori socio-sanitari formati di alta competenza e sensibilità. La norma chiede dunque l'identificazione del minore quale elemento essenziale per garantirgli la giusta assistenza umanitaria e psicologica, con attenzione al fatto che spesso l'età dichiarata è inferiore a quella reale.

Il disegno di legge presenta altri elementi nuovi e significativi, tra cui quelli enunciati negli articoli 6 e seguenti: sentito il minore nel suo interesse, vi è l'avvio di indagini per individuare familiari idonei a prenderlo in carico prima di qualsiasi collocamento in comunità; altro punto è relativo all'adozione di soluzioni quali il rimpatrio assistito e volontario, solo quando il ricongiungimento con i familiari nel Paese terzo corrisponda al superiore interesse del minore. Il superiore interesse del minore: questo è il concetto, la parola chiave che si ripete. Ciò avviene anche prima del rimpatrio, dunque, quando vengono ascoltati sia il minore sia il tutore. La centralità del disegno di legge in esame, dunque, è il superiore interesse del minore, e non è poco.

In particolare, vi è il diritto del minore alla protezione: per questo è prevista l'istituzione di un'anagrafe, di un sistema informativo nazionale e di una cartella sociale per la registrazione dei dati anagrafici. Viene inoltre specificato il divieto di respingimenti di domande di permesso di soggiorno e di espulsione; viene istituito anche un elenco di tutori volontari, ulteriori figure per la protezione, che va conservato presso il Tribunale dei minori. A questo elenco possono essere iscritti i privati cittadini, selezionati e formati da parte dei garanti regionali per l'infanzia e l'adolescenza, disponibili ad assumere la tutela di un minore straniero non accompagnato o di più minori, per preservare il nucleo familiare qualora si tratti di fratelli e sorelle. Si tratta quindi di una materia molto complessa.

Anche le strutture residenziali che aspirano ad ospitare minori devono rispondere a standard minimi di servizi ed essere autorizzate o accreditate ai sensi della normativa nazionale e regionale. Nella scelta del posto in cui collocare il minore si deve tener conto delle esigenze e caratteristiche dello stesso, sempre apprese attraverso il colloquio.

Nel corso degli altri articoli si prevedono misure di integrazione di lungo periodo, percorsi di formazione e inserimento sociale, ed in questo la scuola riveste un ruolo davvero centrale, è veramente protagonista (ne ha parlato diffusamente ed esaurientemente la senatrice Elena Ferrara, pertanto salto i riferimenti che ho fatto su questo articolato). Tutele della salute, quindi, di promozione dell'istruzione, predisposizione di progetti specifici che prevedano, attraverso mediatori culturali, convenzioni volte a promuovere programmi di apprendistato (oggi i ragazzi parlano di alternanza, anche quella doveva essere un momento cruciale), fino all'accompagnamento alla maggiore età.

Queste norme si integrano con quanto disposto dal Testo unico sulla disciplina dell'immigrazione e sulle condizioni dello straniero, in cui si prevede una specifica funzione delle istituzioni scolastiche. Queste norme si coordinano, appunto, con la normativa del MIUR.

Segnalo l'importanza del progetto Frontiere Minori del FAMI, un progetto nazionale in fase di implementazione, curato da Save the Children e dal Consiglio italiano per i rifugiati. In questo progetto sono stati concordati non solo obiettivi comuni, ma anche varie attività per le quali si stanno avviando fasi organizzative per l'accoglienza e l'integrazione dei minori non accompagnati. Questi progetti prevedono la formazione di operatori dei centri di accoglienza, dei tutor, del personale delle prefetture, del personale delle commissioni territoriali, di mediatori culturali ed altri, quindi di tutte le strutture ed istituzioni che si occupano del tema.

È importante che tutte queste operazioni diventino efficaci e che si evitino sprechi e duplicazioni. Ritengo si debba operare monitorando sull'efficacia delle nascenti progettualità, di quelle già esistenti ma anche di quelle in prospettiva, in modo che favoriscano davvero i luoghi di inclusione e di piena e totale trasparenza, perché non si corra il rischio di alimentare inghiottitoi di autoreferenzialità e di interessi altri: gli interessi devono essere quelli dei minori e basta.

È fondamentale, dunque, che attraverso questo provvedimento si crei una risposta di sistema, quindi un reale rafforzamento di tutele nei confronti dei minori, quindi dei più vulnerabili, di sostegno e di solidarietà trasversale, perché il nostro Paese, l'Italia, sia ancora di più un esempio per gli altri Paesi per le politiche di solidarietà e di accoglienza, non solo per impegno umanitario, ma per un'effettiva ed efficace integrazione.

Vorrei rivolgere un ringraziamento, infine, a quanti, ad ogni livello, operano nel mondo dell'immigrazione ed aiutano con passione, disinteresse ed abnegazione il mondo dei più vulnerabili e dei più fragili. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signora Presidente, il disegno di legge nasce da una necessità oggettiva: negli ultimi anni sono arrivate in Italia decine di migliaia di minori non accompagnati. La cifra è molto salita da quando la nostra Marina militare, aiutata da organizzazioni senza scopo di lucro dichiarato, trasporta chiunque si metta in mare dalla Libia e abbia percorso qualche miglio, in modo da arrivare in prossimità - e non sempre oltre i confini - delle acque territoriali. La nostra Marina militare li va a prendere e li porta in Italia. Pertanto, è ovvio che ci sia stato grande aumento.

Come è stato detto in molti interventi precedenti al mio, molti di questi minori arrivati in Italia spariscono. Sono molto verosimili le preoccupazioni di coloro che pensano che, tra questi minori che spariscono, ce ne siano parecchi che fanno una pessima fine. Si parla, addirittura, di traffico di organi. È un'ipotesi indubbiamente possibile perché, quando spariscono, qualunque cosa può accadere. Ipotesi meno agghiaccianti, ma assai preoccupanti e molto più diffuse sono quelle delle manovalanza sfruttata per attività economiche illecite o, addirittura, per la criminalità. Di fronte a questa situazione, è chiaro che bisogna assumere delle misure.

Il grande numero di minori che spariscono dipende anche dalla politica del Governo che, per qualche tempo, ha fatto il furbo non registrando gli immigrati, minori e non, che arrivavano in Italia sperando di potersene liberare e di poterli inviare in altri Paesi europei, aspirazione di molte di queste persone che arrivano dall'Africa. Il tentativo di liberarsi di questo peso è stato fatto in un modo non molto elegante e non con grande rispetto della legalità ed è, per di più, inefficace da quando gli altri Paesi europei ci hanno detto chiaramente che non li vogliono più in parte perché ne hanno già presi parecchi e in parte perché semplicemente non li vogliono. Di fronte a questo fenomeno, viene portato avanti un disegno di legge in cui c'è un'abbondanza e uno sfoggio di generosità e di buone intenzioni davvero straordinarie che partono dal presupposto che tutti i minorenni che arrivano in Italia siano bambini piccolissimi stremati dalla fame, perseguitati e in fuga rocambolesca per salvarsi la vita, nonché anime candidissime che verranno nel nostro Paese ansiose di abbeverarsi alla bontà e alla legalità del nostro Paese. Se questa fosse la realtà, il disegno di legge sarebbe ottimo, con il solo difetto di non aver la copertura necessaria per fare ciò che obbligherà a fare. Infatti, tra le altre cose, è scandaloso che ci sia stato - se c'è stato - il via libera della Commissione bilancio perché ci sono delle spese potenziali difficili da stimare, ma sicuramente altissime che vengono coperte con somme risibili. Ma almeno dal punto di vista degli effetti sarebbe buono: questi bambini, che arrivano in Italia affamati e allo stremo delle forze, verrebbero aiutati. Ciò è doveroso ed è elementare umanità.

Tuttavia il mondo reale non è questo. La mancanza di senso della realtà è un fatto gravissimo in politica: le buone intenzioni non servono a nulla in politica, se non sono contemperate dal senso della realtà. Le maggiori disgrazie sono state causate più spesso da coloro che, con buone intenzioni, non hanno considerato la realtà, arrivando a risultati disastrosi, piuttosto che da coloro che hanno agito per pura e diretta malvagità.

La situazione, infatti, non è quella che viene oniricamente immaginata nello spirito di questo disegno di legge. Già un dato dovrebbe indurre qualche sospetto.

Tra il 2014 e il 2016 sono arrivati in Italia 45.000 minori non accompagnati, o meglio persone che si sono dichiarate minori non accompagnati: 13.000 nel 2014, 12.000 (più o meno lo stesso numero) nel 2015 e, poi, nel 2016 un bel balzo a 20.000; verosimilmente, tutto fa pensare che nel 2017 questo numero sarà ulteriormente superato. Di questi, ben il 53 per cento ha più di diciassette anni.

È curioso che vi sia questo affollamento demografico proprio sui diciassette anni. La cosa dovrebbe creare qualche sospetto. Strano, no? Appena l'8 per cento ha meno di quattordici anni, per cui sono tutti adolescenti, come minimo. E poi vi è questa bolla demografica dei diciassettenni. Il sospetto che molti siano tutt'altro che diciassettenni è molto forte, direi che è una certezza statistica. Se sono minorenni, infatti, hanno una serie di vantaggi.

L'articolo 1 è bellissimo nelle sue buone intenzioni, ma pericolosissimo nella realtà. L'articolo 1 recita: «I minori stranieri non accompagnati - senza specificare per quanto tempo non sono accompagnati - sono titolari dei diritti in materia di protezione dei minori a parità di trattamento con i minori di cittadinanza italiana o dell'Unione europea». Più avanti viene specificato che in nessun caso ci può essere il respingimento di un minore non accompagnato. Dunque, chiunque non abbia la barba bianca avrà interesse a dichiararsi minore. Magari la barba, se ce l'ha, la riduce un po', tanto che c'è la battuta: dopo Save the Children, la benemerita associazione (che se si occupasse di più dei bambini che stanno in Africa, piuttosto che di quelli che vengono in Europa, sarebbe meglio, ma che comunque svolge tante attività lodevoli), si è passati a shave the children, ossia fai la barba ai bambini affinché sembrino bambini. Magari sono venticinquenni, con la loro bella barba fino all'ombelico, li si rasa e diventano automaticamente minorenni.

Ciò garantisce una serie di vantaggi per loro, perché ottengono tutti i benefici previsti già prima di questa legge, ben noti, e li rende molto più redditizi per coloro che li accoglieranno: comunque la si veda, quali che siano le stime sul costo degli stranieri che vengono accolti in Italia, è chiaro che i minori, solo per i centri che li accolgono, costano - o rendono, a seconda dei punti di vista - dai 10 ai 15 euro al giorno in più. C'è, quindi, un evidente ulteriore vantaggio. Aggiungiamo che c'è il rischio di applicare un'altra norma delle leggi italiane, che prevede che il minore che viene trovato sul suolo italiano e che non si sa da dove venga può avere addirittura la cittadinanza italiana. È un caso quasi da commedia di Terenzio, quello del bambino che viene trovato, ed è normale che accada così: non è che si chiede il certificato al bambino abbandonato. Ma quando il bambino ha la barba, le cose cambiano. Sul fatto che abbia la barba pazienza, ma ci sono dei dati che dovrebbero richiamare a un senso di realtà: i reati compiuti da minorenni stranieri in Italia sono stati 17.000.

I minori in Italia sono una minoranza di quella minoranza della popolazione residente in Italia che non è cittadina italiana. Eppure si tratta di 17.000 reati, di cui 3.500 reati contro la persona e 32 omicidi volontari. Ho sentito più volte la bellissima espressione «nel superiore interesse del minore non accompagnato». Benissimo, queste 32 persone uccise da questi minori non accompagnati sono per l'appunto state escluse, perché si è pensato esclusivamente all'interesse del minore non accompagnato. Ricordo che si tratta di 32 persone ammazzate da questi minori, accompagnati o non accompagnati. Ci sono poi altri 54 omicidi volontari tentati. Qui si vede probabilmente il problema della giovane età: non tutti gli omicidi riescono, specialmente quando magari l'esperienza è ancora scarsa, però ci si può porre rimedio.

In più, ci sono 1.560 lesioni personali volontarie; notate bene che questi non sono i reati compiuti dai minori stranieri, ma sono i reati dei quali è stata accertata l'identità dell'autore del reato. E noi sappiamo che i reati di cui viene accertata l'identità sono una piccola minoranza di quelli che vengono denunciati. Per cui questi sono proprio i casi in cui li hanno beccati sul fatto. Siccome i reati di cui viene individuato l'autore sono solo una frazione del totale dei reati, queste cifre vanno verosimilmente moltiplicate. Speriamo almeno, per quanto riguarda gli omicidi, che vadano moltiplicate di poco. Questi sono dati del Ministero dell'interno e del Ministero della giustizia, non sono invenzioni, non è propaganda, non sono fake news e non sono bufale; sono dati ufficiali. E noi parliamo di bambini indifesi, così come vengono trattati da bambini indifesi, o meglio di alcuni di questi naturalmente, perché ci sono tantissimi di questi minori che davvero meritano ogni cura e ogni accoglienza. Dicevamo che ci sono stati 32 omicidi volontari, 54 tentati omicidi, 1.560 lesioni personali volontarie, 10.000 reati contro il patrimonio e l'incolumità pubblica. In più, ci sono state 268 violenze sessuali. Ripeto: 268 violenze sessuali di cui è stato individuato l'autore e l'autore era un minore straniero non accompagnato. I diritti di quelle donne, e anche di qualche uomo, di solito giovanissimi, non contano? L'esclusivo interesse è quello di questi signori che, a qualunque età, si dichiarano diciassettenni, tanto da essere il 53 per cento dei minori? Di quegli altri chi se ne importa. In più, ci sono stati anche 47 reati di stalking, che è sicuramente molto meno grave della violenza sessuale, ma sappiamo quali conseguenze possa avere. Trovo ciò particolarmente impressionante, perché lo stalking indica un reiterato compiersi di atti ostili nei confronti di persone, di solito donne; questo è qualcosa che va al di là della pulsione passeggera. Addirittura ci sono stati 1.801 reati di minori perpetrati nei centri di prima accoglienza, cioè dove sono direttamente controllati da persone che lo Stato deputa al rispetto della legge, nonché a fare gli interventi che sono necessari.

Allora, di fronte a questi dati ci si appresta ad approvare un disegno di legge (la Camera lo ha già fatto) che è totalmente sbilanciato da una parte. Ciò è stato detto molto bene da alcuni colleghi e colleghe che mi hanno preceduto: è tutto fatto nell'esclusiva tutela di queste persone. Primo problema: l'età. Come ho detto, è comodissimo dichiararsi diciassettenne, anche quando si hanno molti anni in più. In questo disegno di legge non c'è scritto da nessuna parte chi è che deve farsi carico di mettere in dubbio l'età di un signore che magari può avere anche l'apparenza della mia età. Non c'è scritto da nessuna parte. Di conseguenza, ben difficilmente qualcuno se ne assumerà la responsabilità, andrà incontro a questa grana e si farà passare per xenofobo o per chissà quali altre cose. Dunque nessuno metterà in dubbio l'età. Se magari uno ha un po' troppe rughe e un po' troppa barba, dirà che è un fenomeno di invecchiamento precoce o una malattia rara e che ha bisogno di un'assistenza particolare. Non c'è alcun limite a potersi dichiarare minore non accompagnato e avere tutti i benefici previsti, come dicono certi club esclusivi che ti chiedono una grossa somma per farne parte. Questo è un fatto fondamentale. Ci sono degli esami che possono raggiungere un'approssimazione molto precisa, per nulla invasivi perché consistono in una radiografia del polso, che possono essere di grande aiuto per accertare l'età. Nel testo però non c'è alcuna garanzia che questi esami vengano fatti anche perché i soldi non ci sono; non ci sono per fare gli esami, poi però bisognerà trovarli per mantenere queste persone, con le particolari tutele dovute alla loro giovane età. Non c'è alcun limite a quello che può essere fatto, nessuno è responsabile, non c'è alcuno che tuteli l'interesse dello Stato, che è sicuramente anche quello di non farsi carico di persone il cui primo atto quando giungono nel nostro Paese è quello di dichiarare il falso allo scopo di truffare lo Stato. Direi che non mi sembra il massimo per iniziare l'integrazione.

Ci sono poi degli aspetti paradossali. La legge è fatta nell'ottica di salvare il bambino, quel bambino che stava annegando in acqua e stava morendo di fame; tutto è fatto in quest'ottica. Il senso di realtà però dice che non ci sono solo quelli; prima di tutto basta vedere i barconi che di solito hanno a bordo diciassettenni grandi e grossi che hanno assai poco l'aria di aver patito la fame e, ancor meno, ce l'hanno quando arrivano nei centri di prima accoglienza. Nel provvedimento si dice che in nessun caso il minore non accompagnato può essere respinto alla frontiera. Facciamo allora il caso di una gita scolastica da un Paese extracomunitario, in cui uno dei ragazzi abbia smarrito il passaporto; lo si deve portare nel centro di prima accoglienza, non gli si può dire di tornare dai suoi genitori, di prendere il primo aereo e di ritornarsene, ad esempio, a New York. No, lo si deve prendere e portare nel centro di accoglienza. È una roba folle. Una legge ideologica che non tiene conto della realtà. Ma come si fa?

È poi obbligatoria la presenza del mediatore culturale. Ma di quale mediatore culturale c'è bisogno, di nuovo, faccio l'esempio del ragazzo americano che viene in Italia, magari nipote di italiani che parla italiano quanto noi o che, comunque, dovrebbe trovare qualcuno che parla inglese? Si ha bisogno del mediatore culturale? Sappiamo che questo aumenta il giro d'affari del business dell'accoglienza, ma qualche limite si dovrebbe porre, magari inserendo la dizione: «dove è necessario».

La cosa curiosa è che, come spesso accade quando non si ha senso della realtà, è che si verifica una sorta di schizofrenia perché, per un verso si dà per scontato che sono tutti bambini che stanno morendo di fame se non arriva il latte materno, per un altro si dice che è obbligatorio il colloquio con lo psicologo, il mediatore culturale. Se si trova per davvero il neonato, deve fare il colloquio con il mediatore culturale e con l'interprete obbligatoriamente? Il buon senso dovrebbe innanzitutto essere messo nelle leggi, perché chiederlo dopo è un problema in quanto vorrà dire che ogni passaggio inutile che viene escogitato in queste Aule comporta - nella migliore delle ipotesi - un ulteriore modulo che deve essere poi compilato da chi invece dovrebbe lavorare e non compilare moduli, con costi e a scapito del servizio che viene fornito.

Proprio oggi un importante quotidiano ha pubblicato la notizia secondo cui alcune Organizzazioni non governative collaborano con gli scafisti per portare persone, maggiorenni e minorenni, in Italia. Avevo presentato un'interrogazione due settimane fa, ma la cosa non è arrivata sulle pagine dei giornali e non ha avuto nemmeno una risposta del Governo.

Concludo dicendo che il nostro Paese ha tutti i problemi che sappiamo; come ha detto bene la senatrice Rizzotti, ci sono bambini italiani che versano in stato di indigenza, la cui famiglia ha difficoltà e paura a rivolgersi ai servizi sociali perché numerosi sono i casi in cui quando la famiglia è indigente, i servizi sociali "rapiscono" i bambini appellandosi al famigerato articolo 403 del codice civile. C'è quindi un'ottima proposta di modifica che, però, non viene mai esaminata perché bisogna esaminare queste cose con priorità. Ebbene, in questa situazione accogliamo e incentiviamo l'arrivo dei minori, che costano 2.200 euro al mese ciascuno: vi risparmio il dettaglio, perché si calcola facilmente. Abbiamo idea di quante famiglie italiane si potrebbero aiutare con questa somma e quante centinaia di bambini - anziché far pagare 2.000, 3.000 o 4.000 euro agli scafisti per farli per portare sul barcone, fino a quando poi arriva il servizio taxi per portarli in Italia - con la cifra con cui si mantiene una di queste persone potrebbero essere aiutati in Africa e salvati davvero dalle malattie e dalla fame? Sarebbe un salvataggio vero e non un salvataggio finto come quello di cui stiamo parlando. Ebbene, di fronte a tale situazione, propongo di tornare al senso della realtà e di considerare le cose come sono, perché gli italiani, anche se sono poco informati e spesso disinformati, capiscono molto di più di chi magari scrive queste cose. (Applausi del senatore Caliendo).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mattesini. Ne ha facoltà.

MATTESINI (PD). Signora Presidente, tengo a sottolineare che il Parlamento italiano - visto che quello al nostro esame è un disegno di legge di iniziativa parlamentare - sta dando una grande prova di civiltà. Si tratta infatti di una proposta di legge che porta la prima firma dell'onorevole Zampa e che alla Camera dei deputati è stata sottoscritta, nel testo iniziale, da molte forze politiche, compresa Forza Italia: lo dico in particolare all'onorevole Malan. La seconda firmataria infatti è l'onorevole Carfagna: si mettano dunque d'accordo con se stessi. Voglio dunque ringraziare l'onorevole Carfagna per l'attenzione e la condivisione di questo disegno di legge.

Voglio evidenziare che il provvedimento in esame è importante perché finalmente stiamo riconoscendo i diritti dei minori stranieri non accompagnati che, tra tutti, sono i soggetti più vulnerabili e lo facciamo delineando un sistema nazionale di accoglienza e di protezione. Si tratta di un sistema che armonizza la normativa sulla protezione dei minori e quella sull' immigrazione, dando così origine ad un testo unico e organico, che recepisce pienamente i principi fondamentali della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Quando si parla di diritto superiore del bambino, non si cita una frase a caso, ma si tratta di un elemento fondamentale. Stigmatizzo dunque chi in modo sciocco e banale tratta questo come se fosse uno dei tanti elementi e non lo considera invece l'elemento fondamentale, che sancisce la soggettività dei minori e il loro diritto fondamentale.

Il disegno di legge in esame, dunque, interviene sugli aspetti fondamentali della vita dei minori migranti, che arrivano da soli in Italia. Con questo provvedimento definiamo un sistema stabile di accoglienza, con regole certe, volte a garantire pari condizioni di accesso a tutte le persone di minore età e con essa si produrrà anche un'ottimizzazione nell'utilizzo delle risorse pubbliche, dal momento che stiamo dando vita ad un sistema. È noto infatti a chi parla di risorse pubbliche - e questo è giusto - che nelle fasi di emergenza e non di strutturazione di un sistema può crescere anche la spesa non controllata. Invece, con un sistema strutturato terremo sotto controllo anche la spesa e daremo maggiore efficienza e migliore accoglienza.

Lo dico in modo molto chiaro: è fondamentale che tutti noi consideriamo, come fa il disegno di legge in esame, che i minori che arrivano in Italia, prima ancora che migranti e profughi, sono minori e in quanto tali devono essere presi in cura e protetti, all'interno anche di politiche di sicurezza: tornerò su questo argomento in seguito.

Quella al nostro esame è la prima legge organica in materia, non solo in Italia, ma anche in Europa, dunque auspico e auspichiamo che l'esempio italiano venga seguito quanto prima dagli altri Paesi europei, anche in applicazione della normativa di Dublino, che ricordo non riguarda i minori. Lo dico in modo molto chiaro ai colleghi degli altri partiti: date una mano al Governo e, sulla questione dell'applicazione della normativa di Dublino, che genera tante difficoltà, ma che non vale per i minori, aiutateci a far sì che l'Europa non alzi muri. Tanti minori arrivano infatti in Italia, ma chiedono solo di transitarvi, per raggiungere i propri familiari o amici che si trovano in altri Paesi.

Ricordo queste cifre: sono più di 21.000 i minori - adolescenti, ma anche neonati e bambini - arrivati da soli in Italia nel 2016.

Nel 2011 fu svolta l'indagine conoscitiva dalla Commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza, di cui, come è stato detto in precedenza, fanno parte anche tante colleghe e colleghi che sono intervenuti, ma che non sono mai venuti. La Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza - lo dico in modo chiaro - funziona sostanzialmente grazie alla presenza delle colleghe di Camera e Senato del Partito Democratico, perché senza di noi spesso le sue sedute andrebbero deserte (Applausi dal Gruppo PD). Sta quindi ad ognuno non solo raccontare, ma anche dare coerenza con il proprio lavoro e la propria presenza.

Nel 2011 (soltanto sei anni fa), quando dalla Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza fu avviata l'indagine conoscitiva da cui ha preso avvio il percorso che ci ha portato al presente disegno di legge, i minori stranieri non accompagnati erano 3.500, oggi sono 26.000. è dunque nella distanza tra questi due numeri (3.500 e 26.000) che sta il segnale della tendenza della migrazione mondiale: infatti, la quota dei minori nelle migrazioni sta progressivamente aumentando e contemporaneamente, mentre cresce il loro numero, cala la loro età. Tutte le rilevazioni ci dicono proprio questo: percentualmente e progressivamente l'età si fa sempre più bassa. Sono minori che hanno affrontato viaggi spesso drammatici, senza genitori o senza altre figure adulte di riferimento, o che sono rimasti soli durante il tragico viaggio, e una volta giunti in Europa, come ho detto prima, sono i più vulnerabili, facilmente preda di circuiti di sfruttamento e di violenza.

Il fatto è che nella nostra epoca della migrazione c'è una umanità giovane, potremmo dire fanciulla, che mette a dura prova le fondamenta della nostra civiltà. Infatti, rivolgendomi a tutti noi, anche a chi ha banalizzato sui numeri, pensando che i minori arrivano soltanto perché c'è la Marina che accoglie tutti, ricordo che al di là dei dati italiani secondo l'UNICEF nel mondo sono 50 milioni i minori profughi migranti. È un numero enorme sul quale noi dovremmo cominciare a fare i conti. Non è un caso che Papa Francesco nella Giornata mondiale del migrante e del rifugiato ci abbia ricordato come tra i migranti i fanciulli costituiscano il gruppo più vulnerabile; egli ha altresì sottolineato (ancora lui, ma dobbiamo mettercelo in testa anche noi) che non si tratta più di un'emergenza, ma di un fatto epocale, determinato soprattutto dall'inaccettabile livello di diseguaglianza che affligge il mondo e che ha precise responsabilità: la guerra, modelli di sviluppo insostenibili e lo stesso terrorismo. Papa Francesco ha parlato anche di rifugiati climatici e io condivido pienamente questa osservazione che invita la politica, le istituzioni e quindi tutti noi a modificare lo stesso concetto di immigrazione economica, che pure ho sentito utilizzare in modo banale, perché è un concetto che andrà allargato anche per trovare nuove strategie di intervento, per trattenere le persone nei territori in cui sono nati.

Le storie di questi minori sono entrate nelle nostre case e fanno ormai parte della nostra quotidianità. Le loro foto, le loro vicende hanno fatto irruzione dalle pagine dei giornali e dalle televisioni e io credo che non si possano vedere quei corpicini di bambini sulla riva del mare, non si possono vedere bambini di sette o otto anni che scendono da quelle barche, da quei luoghi troppo spesso di morte, tenendo per mano il fratellino o la sorellina più piccola di due o tre anni; non si può vedere questo e rimanere indifferenti. Tutto ciò impone una risposta, non solo a livello di emozioni forti che si consumano poi velocemente, ma di scelte precise e di soluzioni. In questo senso il presente disegno di legge dà una risposta attesa da molto tempo.

Ribadisco che questi minori hanno alle spalle viaggi che talvolta sono durati anni; arrivano in Italia spesso dopo aver vissuto violenze di ogni tipo e talvolta oberati da debiti di viaggio da restituire e in queste condizioni possono essere facile preda dei circuiti di illegalità, soprattutto se non si attiva sin dal momento del loro arrivo (il disegno di legge in esame lo fa) una rete coordinata di protezione e di sostegno e quindi anche di legalità e di messa in sicurezza.

Vorrei dire in modo molto chiaro anche ai colleghi del Movimento 5 Stelle i quali sostengono che è un disegno di legge privo di finanziamenti, che ad esempio l'articolo 16 è importante perché destina risorse significative per l'assistenza legale a questi minori. Ciò è importantissimo perché questi ragazzi, queste bambine e questi bambini arrivano in Italia potendo essere preda dei sistemi criminali; si tratta, quindi, di un segnale di grande rilievo in quanto invece si vanno a finanziare attività come l'assistenza legale.

Vorrei poi aggiungere che l'articolo 3 stabilisce un principio importantissimo, cioè il divieto di respingimento alla frontiera dei minori non accompagnati, salvo non sia disposto nel loro interesse superiore il ricongiungimento familiare. All'articolo 3 si aggiunge l'articolo 5, che è importantissimo e molto dettagliato. Tra l'altro, rispetto alla valutazione della minore età, ringrazio, ancor prima dell'approvazione di questo disegno di legge, il lavoro fatto dal sottosegretario Manzione insieme alla Commissione per l'aggiornamento delle possibilità per rilevare l'età di un minore non soltanto dalla misurazione del polso. Questo è assolutamente importante. Tra l'altro, tutto il percorso dell'articolo 5 fino ad arrivare a percorsi che possono prevedere insieme all'accoglienza anche valutazioni importanti rispetto al rientro nel proprio territorio sono strumenti assolutamente fondamentali.

Parlando di risorse, insieme all'articolo 16 voglio sottolineare l'articolo 17, quello appunto riguardante la tratta. Sappiamo che quest'ultima coinvolge troppe bambine, troppe giovani, ma anche tante donne.

Al riguardo mi rivolgo anche ai colleghi della Commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza, e in questo caso specificatamente a quelli del Movimento 5 Stelle, perché ho condiviso con la senatrice Bertorotta la relazione finale dell'indagine conoscitiva sulla prostituzione minorile, nella quale emergevano dati terrificanti riguardanti soprattutto bambine e adolescenti nigeriane, utilizzate dai commercianti di sostanze stupefacenti per trasportare nella loro vagina cocaina. E noi sappiamo quanto questo sia un punto fondamentale. È vero che noi non stanziamo risorse, ma anche qui bisogna smettere di pensare per compartimenti stagni, perché ricordo che anche nella legge di stabilità di quest'anno sono state aumentate le risorse per le pari opportunità, comprese quelle per la tratta. Quindi mettete d'accordo il vostro cervello, anziché ragionare per compartimenti stagni. Questo è un punto fondamentale, perché la tratta di esseri umani (in questo caso di bambine e bambini) è una cosa aberrante, che tutti dobbiamo assolutamente contrastare cercando di far conoscere le possibilità che fin qui ci sono e lavorare insieme per raggiungere ulteriori e importanti obiettivi su questo fronte.

Con questa legge sicuramente noi rispondiamo ai bisogni umanitari e anche alle nostre coscienze, ma abbiamo anche l'ambizione di dare all'Italia un sistema stabile e sicuro di protezione e di sostenere il lavoro delle associazioni e delle ONG, senza le quali probabilmente saremmo ancora di più in difficoltà. Soprattutto, vogliamo aiutare, e aiuteremo, i nostri sindaci, tutti i sindaci, quelli che devono gestire il problema dell'accoglienza nel loro territorio. E lo faremo offrendo finalmente ad essi strumenti e risorse per l'accoglienza stessa, perché, fino ad oggi, se un minore sbarca in un qualunque luogo la sua presenza grava su quel territorio, sotto tutti gli aspetti, e, quindi, sul Comune. Capita, è capitato, ma non capiterà più che in tal modo si mettano i bilanci dei Comuni in serie difficoltà.

Con il presente provvedimento, invece, i minori non accompagnati andranno in carica allo SPRAR, il Sistema di protezione per richiedenti asilo, rifugiati e minori stranieri non accompagnati. La scelta di avvalersi dello SPRAR è ottima, perché bisogna innanzitutto far funzionare (e questa è buona politica) quello che c'è ed avvalersi di quanto è già costruito. Bisogna infatti essere organici, bisogna comporre il sistema e, allo stesso tempo, importantissima è la scelta di puntare all'accoglienza diffusa, basandosi sui ricongiungimenti familiari, potenziando l'affido e la tutela volontaria.

Questa dovrebbe essere sempre la strada dell'accoglienza, una strada di cooperazione, un'alleanza istituzionale e sociale che - ne sono sicura - darà risultati importanti se sarà attuata rapidamente in termini di inserimento e di efficienza del sistema e quindi rapidamente approvata anche alla Camera.

Accogliere, proteggere e investire sulla cittadinanza, cioè sui diritti e sui doveri, è investire sulla sicurezza e sulla pacifica convivenza. Infatti, nella stesura di questo disegno di legge è stato cercato un equilibrio importante, un'armonia nella sfera dei diritti, in primo luogo dei diritti umani e civili dei minori, ma insieme al diritto della sicurezza delle città e a quello della trasparenza e della legalità.

Anche perché, riteniamo che tenere insieme diritti e sicurezza sia la migliore strada per una condivisione di diritti e di doveri, per una piena coesione sociale e per la legalità.

Come diceva il cardinale Martini, chi è orfano dei diritti difficilmente sarà figlio della casa dei doveri. E con l'approvazione e l'applicazione di questa legge i bisogni delle persone e gli interessi del Paese potranno finalmente trovarsi.

Questo provvedimento è importante perché interviene su tutti gli aspetti della vita dei minori migranti che arrivano da soli in Italia. Interviene su tutti i tasselli fondamentali per una buona accoglienza ed integrazione: dalla procedura per accertare la minore età agli standard per l'accoglienza, dalla promozione dell'affido familiare alla figura del tutore, dalle cure sanitarie all'accesso all'istruzione.

Anche qui, ci tengo a precisare che oggi non è che non abbiano assistenza questi minori che arrivano, ma hanno un assistenza sanitaria attivata di volta in volta, a seconda delle situazioni, in parte dal Ministero dell'interno e in parte dal Ministero della salute. Entrano all'interno del sistema unico, automatico, del rapporto con il servizio sanitario e anche qui non ci sono risorse. Ricordo che questo Governo ha incrementato il Fondo nazionale per le politiche sociali di circa due miliardi; quindi, le risorse non sono invariate: abbiamo aumentato il fondo con risorse importanti anche per dare un'assistenza vera, continua e permanente ai minori stranieri.

Un punto fondamentale del provvedimento è dato dai tempi e dal percorso, perché la procedura per stabilire la minore età, e quindi l'identificazione, deve avvenire entro trenta giorni, un tempo breve che metterà a dura prova anche l'organizzazione; un tempo importante per impedire esattamente quello che altri colleghi, a partire dal senatore Malan, dicevano. Più breve è la permanenza nel primo centro di accoglienza, meno i minori saranno preda di organizzazioni criminali o altro.

Il provvedimento ha visto l'attivazione di una sorta di banca-dati nazionale, importante per governare l'invio dei minori nelle strutture di accoglienza dislocate in tutte le Regioni del territorio, sulla base dei bisogni specifici dei minori stessi, che saranno identificati attraverso l'istituzione di quella che viene chiamata cartella sociale, dove viene tracciata la storia del minore, che aiuterà gli operatori in contatto con lo stesso minore a conoscerlo meglio e a individuare la soluzione di lungo periodo migliore per lui. Più ci prenderemo cura di queste persone, più impareranno ad amare e a rispettare il nostro Paese.

Altro elemento assolutamente importante è il diritto all'istruzione e alla salute, su cui non torno, mentre mi soffermo sul diritto all'ascolto e all'assistenza legale nei procedimenti amministrativi e giudiziari che riguardano i minori. In tal senso, ribadisco ancora una volta l'importanza delle risorse che danno la possibilità di accedere all'assistenza legale.

È doveroso ricordare che nel solo 2016 sono scomparsi circa 6.000 minori: una parte di essi è sicuramente scomparsa per potersi ricongiungere con familiari residenti in altri Paesi, ma un'altra parte sostanziale ha pagato l'assenza di un sistema ben organizzato, in cui i minori possono perdersi nel nulla, o meglio cadere nelle mani di associazioni criminali, nel lavoro nero e - a quanto sembra - anche nel commercio degli organi per trapianti. Anche in questo caso è fondamentale un sistema che prevede tempi molto brevi nella prima accoglienza. Ricordo, infatti, che ad oggi, purtroppo, per come non è strutturato il sistema, è proprio in questa fase che i minori spariscono, ragion per cui determinare una temporalità così breve, congiuntamente a un percorso che permetta di monitorare, seguire la vita del minore che arriva, sarà elemento di sicurezza e di legalità.

Ricordiamo che il superiore interesse del minore viene garantito anche attraverso l'attenzione ai ricongiungimenti familiari. Nel disegno di legge si parla anche di ricongiungimenti familiari, attivati attraverso apposite indagini familiari nonché la comunicazione degli esiti dell'indagine sia al minore che al tutore temporaneo. Allora, come ho già detto, visto che per i minori non vale il Trattato di Dublino, è importante, così come prevede questa legge, un accompagnamento a destinazione, senza costringere i minori, disperati, magari legati all'asse di un tir, ad abbandonare il nostro Paese in cerca dei propri familiari.

Altamente importante è il passaggio della competenza per il rimpatrio assistito al tribunale dei minori e non più affidato alla direzione generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del lavoro. Il tribunale, a tre mesi dall'entrata in vigore della legge, dovrà istituire un importante elenco di tutori volontari.

Il disegno di legge inoltre promuove lo sviluppo dell'affido familiare come strada prioritaria di accoglienza rispetto alle strutture: anche in questo caso non ci sono risorse aggiuntive, ma l'affido familiare ha oggi nelle politiche sociali risorse importanti sulle quali poter investire.

Mi piace sottolineare in modo particolare l'articolo 14 del provvedimento, che reca misure di accompagnamento verso la maggiore età e misure di integrazione di lungo periodo, che stabiliscono che, quando un minore straniero non accompagnato, al compimento della maggiore età, pur avendo intrapreso un percorso di inserimento sociale, necessita di un supporto prolungato volto al buon esito di tale percorso finalizzato all'autonomia, il tribunale dei minori può disporre il proseguimento dell'accoglienza presso una delle strutture di cui all'articolo 13 e l'affidamento ai servizi sociali non oltre, comunque, il compimento del ventunesimo anno di età. Guardate che questo è un punto importante, perché così si aiuta non solo la singola persona nel suo progetto, visto che chi arriva qui non cerca solo un piatto di pasta, una minestra o un posto letto, ma ha un suo progetto di vita. Questo progetto va rispettato e, così facendo, anche attraverso l'articolo 14, si costruisce un senso di appartenenza alla nostra comunità. Si costruisce un ponte, si aiuta e si sostiene un modo di fare accoglienza, che non assiste impotente all'abbandono o alla disaffezione che potrebbe nascere in questi ragazzi nei confronti del nostro Paese o dell'Europa. E noi sappiamo quanto il senso di appartenenza a una comunità che ci accoglie sia un fatto rilevante e sia il principale antidoto al terrorismo e a quegli atteggiamenti contra legem, i cui numeri, in modo non del tutto esatto, ci sono stati riportati prima. Infatti, accogliere non può solo significare garantire un posto dove stare, ma deve significare crescita condivisa e conoscenza, e la rete nel territorio deve dare la concreta possibilità di perseguire un disegno di un progetto di crescita della comunità che accoglie.

L'altro punto importante sono i programmi specifici per i minori vittime di tratta e la disciplina speciale dei permessi di soggiorno, nonché le strutture dedicate di prima accoglienza che rappresentano non solo una scelta di civiltà, ma anche un segnale organizzativo forte, che consentirà - insisto - di sottrarre terreno alla criminalità e a organizzazioni senza scrupoli.

Concludo, fuor da ogni retorica, dicendo che quelle traversate per mare o per terra parlano di un enorme coraggio e di una grande fatica racchiusa in piccoli corpi: corpi giovani, adolescenti stremate che denunciano magari un'età superiore, perché costrette a questo da caporali che ne fanno prostitute; bambini che hanno visto affogare persone, giovani traumatizzati che non sanno neppure che può esistere una vita senza brutalità (noi abbiamo il compito invece di creare per loro una condizione di vita normale), ma narrano anche di potenzialità, di speranza, voglia di farcela e di riuscire. Allora dipende anche da noi se scegliere o no di restituire a ogni bambino il diritto a essere semplicemente un bambino.

Con i muri si erigono altri muri, ma dopo tutti pagheranno e pagheremo il prezzo della tragedia. Accogliere e accompagnare questi ragazzi non porta via il pane alle nostre periferie e sollecitare i conflitti tra poveri produce solo danno e regressione. Dico questo perché quando si mettono in contrasto e in contraddizione i bambini italiani in difficoltà (quei 3 milioni di bambini che sono sotto la soglia di povertà) a questi minori si fa un grave danno anche alla nostra intelligenza. Soprattutto arrechiamo un grave danno nel non riconoscere elementi importantissimi come le scelte fatte da questo Governo: sto pensando al Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e al disegno di legge delega per il contrasto alla povertà che dovremo peraltro incardinare in questi giorni.

Vi è poi un articolo importante, l'ultimo della legge, quello sulla cooperazione decentrata, perché ho sottolineato la necessità non solo di accogliere, ma anche di lavorare in questi Paesi. L'articolo 20 recita: «L'Italia promuove la più stretta cooperazione internazionale, in particolare attraverso lo strumento degli accordi bilaterali e il finanziamento di programmi di cooperazione allo sviluppo nei Paesi di origine». Voglio dirlo in modo molto chiaro: questo Governo, con la scorsa legge di stabilità e con quella di quest'anno, ha riattivato (quest'anno per 200 milioni) il fondo per la cooperazione internazionale, un fondo completamente azzerato dal governo Berlusconi.

Noi desideriamo chiaramente accogliere e, nel contempo, collaborare con i Paesi da cui i minori provengono, perché nessuno scappa dal proprio Paese perché ci sta bene: scappa per avere una possibilità di vita e tenere insieme queste due attività è particolarmente importante.

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice Mattesini.

MATTESINI (PD). Ricordo anche, in ultimo, che sotto il governo Prodi, con Napolitano allora ministro dell'interno e Livia Turco ministro per la solidarietà sociale, fu approvato con l'Albania un accordo bilaterale che bloccò quello che era in quegli anni un vero e proprio esodo.

Noi lo abbiamo fatto, lo faremo e spero che la Camera approvi rapidamente questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Apprezzate le circostanze, rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

BENCINI (Misto-Idv). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENCINI (Misto-Idv). Signora Presidente (il presidente Calderoli si è impaurito per il mio intervento), colleghi, intervengo su un fatto di ieri che ha fatto scalpore, in quanto Fabrizio D'Alba, direttore generale del San Camillo, ha assunto due ginecologi non obiettori, valutata la necessità di rispondere a un diritto dell'utenza, garantito dal Servizio sanitario, di ricevere un certo tipo di assistenza. Costui ha ritenuto opportuno che ci fosse bisogno di assumere questi due medici per rispondere all'esigenza prevista dalla legge n. 194 del 1978. Questa legge ha trentanove anni e in Italia non siamo ancora riusciti a rispondere in maniera organica, su tutto il territorio, alle necessità cui va incontro questa legge e avvertita da alcune donne.

Quando una donna si sottopone a interruzione volontaria di gravidanza (IVG), non lo fa mai a cuor leggero. Il percorso psichico, fisico, tecnico, amministrativo e sanitario da attraversare non è per niente facile. Ve lo dico da persona che conosce bene il percorso dal punto di vista sia professionale (sono infermiera di sala operatoria e ho anche lavorato presso le sale operatorie della ginecologia), che di vissuto personale.

Io e il senatore Maurizio Romani (all'epoca eravamo ancora nel Gruppo Movimento 5 Stelle, mentre oggi facciamo parte della componente Italia dei valori del Gruppo Misto) presentammo il disegno di legge n. 923, a prima firma del collega (lui è un medico, mentre io infermiera), per un cambiamento delle prerogative all'interno della legge n. 194. È infatti giusto che l'obiezione di coscienza esista, ma bisogna garantire il servizio. Con riferimento a chi lavora in ambito pubblico (penso alle categorie dei ginecologi, anestesisti e infermieri), all'interno delle unità operative può essere previsto che la percentuale di obiettori non superi il 30 per cento del totale, così da garantire il servizio.

In Italia la percentuale di ginecologi obiettori di coscienza è molto alta: al Centro-Nord è intorno al 70 per cento, per arrivare ad essere molto alta al Sud (dall'85 al 90 per cento). Anche la percentuale di anestesisti varia, essendo pari al 50 per cento al Centro-Nord e al 75 per cento al Sud. Per quanto riguarda la classe infermieristica, la percentuale è pari al 50 per cento nel Centro-Nord (la Toscana è molto virtuosa perché ha solo il 27 per cento di obiettori), mentre al Sud oscilla verso il 75 per cento. Quindi, si tratta di numeri molto alti.

Anestesisti e infermieri possono decidere di lavorare da altre parti. Chi obietta e non vuole fare certi tipi di pratiche o partecipare a interventi chirurgici in cui c'è un'interruzione di gravidanza può essere destinato in ambito pubblico ad altre unità operative. Gli ospedali sono grandi e non esiste solamente il reparto di ginecologia. Gli appartenenti a queste categorie possono quindi essere facilmente collocati da altre parti. La questione rimane invece aperta per il ginecologo, che ha una specializzazione in tal senso e, quindi, può essere inserito solamente in quegli ambiti.

Credo sia corretto che le percentuali vengano rispettate in modo da offrire un servizio adeguato in base a quanto stabilito dalla legge e tenendo conto del fatto che il nostro Paese è laico.

Non so quanto l'assunzione operata dal direttore generale dell'azienda ospedaliera San Camillo Forlanini sia effettivamente costituzionale. Il punto è che, comunque, si deve rispondere a un'esigenza sancita in Costituzione dove, accanto all'obiezione di coscienza, è sancito anche il diritto alle cure.

Le donne hanno diritto di essere curate in maniera corretta, perché altrimenti si ritorna (in realtà già ci sono) alla pratica dell'aborto illegale con le mammane, mettendo così a grande rischio la vita delle donne. Credo che questo non sia corretto in uno Stato che vuole proteggere le persone e la sanità e che vuole offrire le cure nella maniera più adeguata e corretta possibile e nel rispetto della legalità.

Invito a riflettere su quanto accaduto ieri e sulla necessità di prevedere, all'interno dei reparti, una giusta percentuale di obiettori di coscienza, così garantendo un servizio uguale su tutto il territorio nazionale e sottrarre i cittadini a viaggi della speranza.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL, RI)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL, RI)). Signora Presidente, qualche giorno fa era arrivata la bella notizia, almeno per me, che il generale Spano, comandante della Brigata Sassari al tempo della missione di pace in Iraq, è stato assolto da ogni addebito di imperizia e imprudenza relativamente alla strage di Nassiriya.

Purtroppo otto giorni dopo è arrivata una brutta notizia. Dal momento che le parti civili hanno fatto ricorso in Cassazione, la vicenda è stata rimandata in appello e il generale Spano è stato condannato a pagare 80.000 euro di spese legali, oltre alla cifra - valuterà la corte di appello quanti milioni di euro - per risarcire i parenti delle vittime di Nassiriya. Ricordo che i parenti di tali vittime sono già state indennizzate dallo Stato, essendo assolutamente necessario e giusto che abbiano un ristoro.

Il problema è che il generale Spano è stato assolto penalmente dieci giorni fa, in quanto si è dimostrato che non si è reso colpevole di imperizia, né di negligenza. I giudici della Cassazione hanno però opinato che avrebbe dovuto collocare un carro armato all'inizio della base. Tuttavia il generale Spano, che oltretutto non comandava la base (che era dei carabinieri), era arrivato in Iraq da appena venti giorni e non aveva carri armati. Infatti, per scelta politica, nelle missioni di pace, i carri armati non erano stati forniti e arriveranno solo un anno dopo. Ha opinato che il Genio sarebbe dovuto intervenire per rafforzare la base, ma aveva solo un reparto del Genio e lo aveva dovuto utilizzare in due basi avanzate.

Insomma, i giudici civili hanno fatto una disanima della situazione creando, come è accaduto per Ustica, una situazione in cui la Cassazione penale ha stabilito che la battaglia aerea non c'è mai stata, il missile è una fandonia da fantascienza ed ha assolto tutti mentre la Cassazione civile ha scritto che probabilmente è stato un missile e dobbiamo pagare 300 milioni di euro di risarcimento. Di nuovo, due organi dello Stato, civile e penale, hanno detto due cose totalmente contrastanti e in più, per questo io sollecito la risposta del Ministro, hanno tolto la capacità operativa alle Forze armate perché con questo precedente qualsiasi comandante che non finisce alla Corte marziale, e cioè risponde di omissione militare, non viene condannato penalmente, ma viene chiamato a rispondere personalmente di una valutazione di opportunità sul campo, cosa che, evidentemente, diventa una tautologia perché tutte le volte che ci sarà una vittima, un morto in azione, qualcuno si domanderà quale responsabilità abbia il comandante per non avere impedito l'accaduto.

È chiaro che qualsiasi ufficiale oggi in missione all'estero, e su questo mi sono confrontato con i capi delle Forze armate al giuramento in Accademia militare qualche giorno fa, sarà immensamente preoccupato per una cosa che non accade in nessuna altra parte del mondo.

Credo allora che il Ministro, davanti una cosa così eclatante - il generale Spano oltretutto è ancora un ufficiale in servizio attivo - debba trovare una risposta innanzi tutto per sapere chi paga perché il militare in missione non può pagare per scelte politiche fatte dal Governo, soprattutto quando mantiene le missioni in una situazione in cui non fornisce materiale bellico in grado di rispondere a determinate provocazioni e attentati. Io chiedo che il Ministro risponda in qualche modo. Ho già presentato un'interpellanza in tal senso. Chiedo che tranquillizzi le Forze armate e dia una risposta all'opinione pubblica e chiedo che si affronti finalmente questa incredibile discrasia tra i giudizi della Cassazione penale e quelli della Cassazione civile perché ci copriamo di ridicolo davanti a tutto il mondo quando, davanti a uno stesso fatto, qualcuno nega che sia mai avvenuto, dopo anni e anni di processo, e la Cassazione civile, invece, sulla base del presupposto di un fatto mai avvenuto, condanna magari lo Stato a pagare centinaia di milioni di euro.

BERGER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERGER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signora Presidente, avrei preferito intervenire il 25 febbraio, il giorno del venticinquesimo anniversario del genocidio di Khojaly, e mi preme ricordare in quest'Aula quanto sia importante dare una giusta valutazione dei fatti, al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica della comunità italiana e di evitare crimini di questo genere in futuro. Purtroppo, vi sono conflitti che, nonostante la gravità e la crudeltà con i quali sono perpetrati, restando nelle pagine oscure della storia e sono dimenticati dal grande pubblico. Questo accade anche a proposito di tale genocidio, accaduto in Azerbaigian.

Nella notte tra il 25 e 26 febbraio 1992, la cittadina di Khojaly, nel neo Stato indipendente dell'Azerbaigian, fu teatro di uno dei più gravi e drammatici eventi del conflitto per il Nagorno-Karabakh, tra Armenia e Azerbaigian. La sera del 25 febbraio 1992 l'esercito armeno, con la collaborazione delle truppe russe, iniziò l'attacco contro la città. L'intento era quello di compiere un massacro ed eliminare la popolazione residente nella zona: un vero e proprio genocidio consumato nei confronti della popolazione azera indifesa e in fuga. Molti corpi di uomini, donne e bambini furono mutilati. Khojaly venne saccheggiata e poi rasa al suolo. Il resoconto ufficiale delle vittime del massacro conta 613 persone, tra cui 106 donne, 83 bambini e 70 anziani; 56 persone vennero uccise con particolare crudeltà.

Mi sento in dovere oggi di fare un appello a tutti noi di non dimenticare. Reputo, inoltre, altrettanto importante indirizzare un appello alla comunità internazionale al fine di prendere una chiara posizione per costringere l'Armenia ad abbandonare la posizione negazionista sul genocidio di Khojaly e l'aggressione militare contro l'Azerbaigian. Si tratta di un passo dovuto per i diritti umani e la pacificazione del territorio e di un passo nell'ambito anche della nostra responsabilità.

Per lo svolgimento in Commissione di un'interrogazione

RUTA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUTA (PD). Signora Presidente, intervengo brevemente per dire che ho depositato l'interrogazione 3-03520 rivolta al Ministro del lavoro e al Ministro dello sviluppo economico, per sottolineare la necessità di sapere in maniera compiuta quante risorse aggiuntive straordinarie si intenda impegnare per le politiche attive per i lavoratori dell'area di crisi complessa riconosciuta per parte della Regione Molise e per l'accordo di programma ex legge n. 134 del 2012 per i dipendenti GAM, ex Arena.

Nello specifico, è necessario che il Governo dia una risposta prima dell'8 marzo - per questo intervengo oggi - per sapere per ciascuna misura quali siano le risorse effettive predisposte e quali siano gli strumenti di politiche attive del lavoro affinché i lavoratori possano, insieme con i sindacati e le parti sociali, sottoscrivere l'accordo che prevede il rilancio della filiera avicola.

Ricordo che Arena era il terzo polo avicolo italiano dopo AIA e Amadori, e affinché la struttura che oggi è stata, almeno per l'acquisizione dei beni, rilevata da una società collegata al gruppo Amadori, riprenda slancio, e quindi per riattivare l'intera filiera, è necessario che vi sia l'accordo sottoscritto prima dell'8 marzo. Prima di tale data, quindi, il Governo deve dare una risposta all'interrogazione che ho presentato stamattina, affinché vi sia la possibilità da parte delle parti sociali di sottoscrivere l'accordo dopo aver conosciuto esattamente quali siano i termini a favore dei lavoratori di tutti gli strumenti modulari che possono essere messi in campo.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con l'ordine del giorno già stampato e distribuito.

La seduta è tolta (ore 13,25).