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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 864 del 25/07/2017


RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 11).

Si dia lettura del processo verbale.

VOLPI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 20 luglio.

Sul processo verbale

TOSATO (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOSATO (LN-Aut). Signora Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo pertanto la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 11,04, è ripresa alle ore 11,24).

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Passiamo nuovamente alla votazione del processo verbale.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signora Presidente, rinnoviamo la richiesta di verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo pertanto la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 11,25, è ripresa alle ore 11,45).

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Passiamo nuovamente alla votazione del processo verbale.

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signora Presidente, non chiederemo la verifica del numero legale, perché ritengo sia oltremodo vergognoso che l'Assemblea...

PRESIDENTE. Allora non c'è motivo di intervenire.

CANDIANI (LN-Aut). Signora Presidente, mi consenta: già nella seduta antimeridiana del 4 aprile il numero legale è mancato per quattro volte. Ora è mancato per due volte e sarebbe indecoroso che il mondo dell'agricoltura non ricevesse una risposta dall'Assemblea del Senato.

La maggioranza ha una responsabilità: garantisca il numero legale seriamente ora e nelle altre sedute.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signora Presidente, rinnoviamo la richiesta di verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 11,47).

Governo, composizione

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato la seguente lettera:

«Roma, 20 luglio 2017

Onorevole Presidente,

informo la S.V. che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, ha accettato le dimissioni rassegnate dall'on. dott. Enrico COSTA dalla carica di Ministro senza portafoglio.

F.to Paolo GENTILONI».

Discussione delle mozioni nn. 746 (testo 2), 764, 821, 583, 747, 762, 766 (testo 2) e 768 in materia di agricoltura (ore 11,48)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni 1-00746 (testo 2), presentata dal senatore Candiani e da altri senatori, 1-00764, presentata dalla senatrice Bertuzzi e da altri senatori, 1-00821, presentata dalla senatrice Donno e da altri senatori, 1-00583, presentata dalla senatrice Fabbri e da altri senatori, 1-00747, presentata dal senatore D'Ambrosio Lettieri e da altri senatori, 1-00762, presentata dalla senatrice Gatti e da altri senatori, 1-00766 (testo 2), presentata dalla senatrice Fattori e da altri senatori, e 1-00768, presentata dalla senatrice Bertuzzi e da altri senatori, in materia di agricoltura.

Ha facoltà di parlare il senatore Candiani per illustrare la mozione n. 746 (testo 2).

CANDIANI (LN-Aut). Signora Presidente, la mozione che abbiamo presentato per primi in questa sessione di attività dei lavori del Senato riguarda la tutela del riso prodotto in Italia. Il settore risicolo è particolarmente sensibile alle difficoltà di mercato dovute all'importazione senza dazio, nel nostro Paese e in Europa, di riso prodotto nei Paesi meno avanzati che hanno ovviamente un vantaggio nell'esportazione.

Ricordo qualche numero: nella campagna 2015-2016 in Europa sono state importate 1.335.702 tonnellate di riso lavorato (con un aumento del 65 per cento rispetto alla campagna 2008-2009 e del 14 per cento rispetto a quella 2014-2015), delle quali 369.678 tonnellate dai Paesi meno avanzati (PMA), di cui il 20 per cento proveniente unicamente dalla Cambogia, primo fornitore di riso dell'Unione europea. La produzione europea di riso ammonta a 1,8 milioni di tonnellate annue per un fatturato annuo di circa 3 miliardi di euro. L'Italia, primo produttore di riso in Europa,

ha un territorio di 234.300 ettari, con 140 varietà di riso e circa 1.500.000 tonnellate di prodotto.

Tra tutta la produzione europea e italiana, la Lombardia e il Piemonte rappresentano assieme il 93 per cento della superficie coltivata a riso in Italia. Nella filiera operano 4.265 aziende risicole. Le industrie risiere sono circa 100, delle quali 6 detengono complessivamente più del 50 per cento del mercato. Appare evidente che le importazioni dai Paesi meno avanzati coprono il 27 per cento dell'import dell'Unione europea totale. Nel 2026 tali importazioni arriveranno, se non ci si ferma, a coprire il 50 per cento dell'import dell'Unione europea totale. Con questi ritmi si produce un semplice effetto: chiudono i produttori italiani. Tra le regole dell'Unione europee ve ne è una che consente di apporre delle «clausole di salvaguardia» o di controllo, i cosiddetti dazi, quando la competizione con i Paesi meno avanzati, che sono oggetto di campagne di sviluppo da parte dell'Unione europea, produce delle deformazioni all'interno del mercato tali da produrre - come ho già anticipato - la chiusura, la perdita di quote e di produzione all'interno del mercato europeo.

Il 20 febbraio 2017, a Milano, si sono riuniti 50 dei maggiori produttori di riso europei per condividere una piattaforma comune da sottoporre ai Ministri dell'agricoltura dei rispettivi Paesi, con l'obiettivo di aprire un tavolo con la Commissione europea per giungere all'imposizione dei cosiddetti dazi.

L'import di riso lavorato dai Paesi meno avanzati determina effetti negativi molto gravi nei confronti della nostra produzione, che si concretizzano nella marcata riduzione delle superfici coltivate a riso.

Signora Presidente, in estrema sintesi, con la mozione n. 746 chiediamo al Governo, anche alla luce degli ultimi sviluppi, di impegnarsi seriamente nelle sedi europee preposte affinché sia attivata la clausola di salvaguardia prevista dall'articolo 22 del regolamento n. 978 del 2012 dell'Unione europea, per il ripristino dei dazi doganali verso i Paesi meno avanzati, riconoscendo la gravità della situazione in cui versa il settore risicolo italiano a fronte dell'import dai Paesi meno avanzati.

Chiediamo inoltre che si impegni ad attivarsi in sede europea, allo scopo di fissare delle regole reciproche tra gli Stati membri dell'Unione europea e i Paesi meno avanzati in ambito fitosanitario e commerciale, al fine di favorire un mercato trasparente; nonché ad adottare le opportune iniziative per rendere applicabile anche al riso la disciplina dell'etichettatura di origine dei prodotti agroalimentari, al fine di tutelare la salute dei consumatori e preservare e valorizzare il riso made in Italy.

È evidente che queste proposte tendono semplicemente a dare al consumatore la certezza di avere nel proprio piatto un riso prodotto dalla filiera di qualità italiana e a quest'ultima la certezza di poter stare sul mercato senza subire la svantaggiosa competizione di Paesi che, in questo caso, fanno dumping nei confronti dei nostri produttori di riso. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Ferrara Elena per illustrare la mozione n. 764.

FERRARA Elena (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, il settore risicolo continua a essere oggetto di attenzione del Parlamento. Risale al luglio del 2014, infatti, un importante lavoro della 9a Commissione del Senato che ha portato all'approvazione di una risoluzione a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla situazione del comparto risicolo italiano.

Nel corso degli ultimi anni diverse sono state le interrogazioni relative alla crisi del settore del riso. Il legislatore ha assunto un atteggiamento propositivo predisponendo una delega per riformare la normativa nazionale del settore (risalente al 1958), che è stata inserita nel cosiddetto collegato agricolo, sulla base della quale, proprio in questi giorni, il Governo ha emanato il relativo decreto legislativo, tenendo conto dei contenuti e anche del prezioso giudizio positivo di buona parte della filiera audita e ottenendo il parere favorevole delle Commissioni competenti.

Il nostro Paese - come si è detto - è il principale produttore europeo di riso, con un fatturato annuo di un miliardo di euro, 4.265 aziende risicole, 100 industrie risiere ad alta specializzazione. Le peculiarità della filiera risicola europea le permettono di differenziarsi da quelle del resto del mondo. L'elevata specializzazione di alcune imprese di settore conferisce al comparto risicolo europeo un importante ruolo di gestione delle acque, garantendone disponibilità a lungo termine. Gli operatori del comparto, inoltre, sono molto attenti alla salvaguardia dell'ambiente e, attraverso il loro lavoro, contribuiscono alla riduzione dell'inquinamento delle acque sotterranee, alla preservazione di diverse specie di animali, fino alla prevenzione dei fenomeni alluvionali e di contrasto della salinizzazione dei terreni limitrofi alle foci dei fiumi (temi di grande rilievo anche negli ultimi giorni).

Il comparto risicolo italiano - come sinteticamente descritto nel testo della mozione n. 764 - sta attraversando una crisi di tipo strutturale. È una crisi di sistema dovuta, da una parte, all'aumento delle importazioni da Paesi in via di sviluppo (e non solo) e, dall'altra, a difficoltà produttive e di mercato.

Con riferimento alle importazioni, da tempo abbiamo chiesto al Governo l'attivazione della clausola di salvaguardia prevista dalla normativa comunitaria. L'impegno del Governo è stato conseguente e ha portato a predisporre un dossier presso la Commissione dell'Unione europea che descrive le problematiche del settore. È seguito, poi, lo scorso febbraio, un importante incontro tra tutti i Paesi produttori di riso, grazie a un'iniziativa presa dal nostro Paese, che ha avuto lo scopo di raggruppare e rafforzare il ruolo e la posizione dei produttori interessati, con il coinvolgimento delle autorità politiche e dei rappresentanti degli operatori di tutta la filiera dell'Unione, e ha dato vita all'istituzione della European rice platform, ove è stata condivisa la necessità di rendere quanto più trasparente possibile l'intero processo di produzione che riguarda il riso italiano, sperimentando l'indicazione dell'origine in etichetta.

Su questo punto, l'intervento del Governo, teso ad anticipare le decisioni della Commissione europea - ancora prende tempo sull'attuazione della normativa in materia di etichette trasparenti - con il decreto sull'etichettatura del riso della settimana scorsa dà conto (rispetto anche ai contenuti della mozione) della piena condivisione delle linee d'indirizzo che, nel corso del tempo, sono maturate all'interno della maggioranza.

E per questo rivolgo un ringraziamento al Vice Ministro, che è qui presente, e al Governo.

L'Italia ha deciso di intervenire per garantire massima trasparenza in etichetta sulla provenienza del riso. Dalla scorsa settimana, infatti, l'indicazione del Paese d'origine in etichetta diventa obbligatoria anche per la pasta e il riso, dopo le norme analoghe in materia di latte e formaggi. Sarà una sperimentazione che durerà due anni, nel corso dei quali il nostro Paese sarà comunque chiamato a impegnarsi affinché questa volta sia la normativa europea a equipararsi a quella italiana. Dobbiamo essere fieri del coraggio che la maggioranza di questo Parlamento ha avuto nell'affrontare con forza e determinazione il problema che negli ultimi anni ha investito la filiera risicola, in particolare durante la fase di approvazione del collegato agricoltura, con cui si chiedeva al Governo di attivarsi in tal senso.

Oggi è l'Italia a rappresentare un esempio da seguire per l'Europa intera, nella convinzione che la sfida per garantire trasparenza ai cittadini-consumatori sia una delle chiavi fondamentali dello sviluppo agricolo e agroalimentare italiano. Chiediamo, quindi, un ultimo sforzo al Governo: continuare, nelle sedi europee competenti, l'azione intrapresa a tutela delle imprese risicole italiane e del mercato nazionale in senso più generale.

Questa discussione oggi non fa altro che rafforzare con fermezza la posizione dell'Italia sulla riforma del settore: applicare finalmente in modo completo e definitivo il regolamento n. 1169 del 2011 in materia di indicazioni dell'origine delle materie prime in etichetta. C'è inoltre la necessità di attivare la clausola di salvaguardia prevista dal regolamento dell'Unione europea n. 978 del 2012, sostenendo un impegno maggiore nella promozione della filiera risicola. (Applausi della senatrice Bertuzzi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Donno per illustrare la mozione n. 821.

DONNO (M5S). Signora Presidente, quella del riso è una filiera composta da più di 4.200 aziende, che si occupano di coltivazione e si trovano perlopiù nella parte settentrionale dell'Italia, con un'alta concentrazione in Piemonte e Lombardia. Si tratta di un comparto che conta anche numerose industrie di lavorazione e che in totale vanta un giro di affari di circa un miliardo di euro. In tutto questo va sottolineato che su scala europea l'Italia riveste un importantissimo primato: il nostro Paese è il primo produttore di riso, con un territorio investito in questa coltivazione pari a 237.000 ettari. Lo stivale tra l'altro rappresenta un vero e proprio esempio a livello mondiale, perché ha creato e migliorato la varietà originale, in modo da adattarla al territorio e alle tradizioni locali.

Nonostante questo, però, il settore risicolo nazionale sta vivendo una crisi assai seria, che si è aggravata nel corso degli ultimi anni a causa dell'aumento anomalo delle importazioni di riso a basso prezzo dai Paesi asiatici, coadiuvato dal sistema di preferenze generalizzate. Questo sistema, nato per aiutare la crescita dei Paesi in via di sviluppo, ha però di fatto cagionato la riduzione dei prezzi di mercato del riso prodotto in Italia e all'interno dell'Unione europea al di sotto degli stessi costi di produzione, determinando forti danni alle imprese italiane; una crisi certificata dalla Commissione europea, che ha preventivato per la campagna in corso rimanenze finali (cioè di prodotto non collocato sul mercato) pari a 585.000 tonnellate, vale a dire circa un terzo dell'intera produzione comunitaria.

La risicoltura italiana rischia dunque di essere fortemente ridimensionata, mettendo in serio pericolo un vasto territorio e tutta la connessa filiera, con gravi ripercussioni non solo economiche e occupazionali, ma anche ambientali e sanitarie. Nello specifico, le ricadute ambientali si collegano alla compromissione dell'ecosistema e dell'equilibrio idrogeologico, proprio per via dell'abbandono dei terreni coltivati. Le conseguenze sanitarie, invece, si legano al fatto che in tantissimi prodotti di origine asiatica è stata più volte rilevata la presenza di pesticidi non autorizzati, e ciò espone i consumatori a inevitabili rischi che pregiudicano irreversibilmente la sicurezza alimentare.

Ora, sotto il profilo strettamente nazionale, va precisato che le varietà di riso italiane possiedono specifiche proprietà, legate ai luoghi e alle tecniche con cui avviene la coltivazione.

In questo senso, preservarne e difenderne l'esistenza è importante per custodire una lunga tradizione agricola, per potenziare le caratteristiche legate alla trasformazione della lavorazione in cucina del prodotto e per conservarne la tipicità gastronomica. Si tratta di una peculiarità che è importante ricordare ed è uno dei sintomi delle eccellenze italiane nel mondo.

È evidente che il valore della filiera risicola italiana risiede proprio nella strategicità territoriale e nella protezione della preziosa biodiversità del prodotto. Questo contribuisce a mantenere alta l'immagine del made in Italy alimentare, assicurando la stabilità socioeconomica di un complesso territoriale di assoluta rilevanza. La riorganizzazione del mercato del riso deve, perciò, andare nella duplice direzione di valorizzare - da un lato - la varietà e le produzioni, tra cui anche quelle nuove e - dall'altro - fornire al consumatore informazioni concrete, chiare e non fraintendibili sui requisiti, sulle caratteristiche e sulla qualità del bene alimentare che sta acquistando e che sceglie di mangiare.

Il riso, prima ancora di essere una vera e propria ricchezza dal punto di vista agricolo, rappresenta un patrimonio culturale, parte fondante delle nostre tradizioni e della nostra identità. Non ci stancheremo mai di ricordarlo e continueremo ovviamente a lottare senza sosta contro ogni tipo di svendita delle nostre inestimabili risorse agroalimentari. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Fabbri per illustrare la mozione n. 583.

FABBRI (PD). Signora Presidente, questa mozione a mia prima firma è stata presentata il 7 giugno 2016 e una parte degli impegni in essa contenuti sono stati superati con l'approvazione, da parte del Parlamento, della legge sul caporalato e sullo sfruttamento del lavoro (legge n. 199 del 2016). Il tema del caporalato rimane tuttora, nonostante la legge che abbiamo approvato, molto attenzionato; non è un caso che anche questa mattina leggiamo di arresti e denunce per caporalato, di controlli in otto Regioni nella cosiddetta operazione Freedom.

Alcuni degli impegni che abbiamo inserito nella mozione sono in parte in fase di attuazione e altri assolutamente attuali, perché non contenuti nella normativa. È bene ricordare che questa mozione è stata presentata dopo la morte della signora Paola Clemente, avvenuta in Puglia nel luglio 2015, a seguito di un'intensa attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli infortuni sul lavoro - Commissione che presiedo - dell'indagine aperta sulla morte della signora Paola Clemente, nonché di un sopralluogo-ispezione compiuto nella zona dell'Agro Pontino il 24 maggio susseguente.

Tra gli impegni inseriti - è questa un'informazione doverosa - vi erano quelli volti a rafforzare i controlli interforze, a garantire forme di presidio del territorio con particolare riferimento alle aree in cui prestano attività lavoratori stranieri. Come dicevo prima, anche i controlli e gli arresti avvenuti questa mattina vanno in siffatta direzione. Il secondo impegno è volto a operare un efficace coordinamento tra l'Ispettorato nazionale del lavoro e le ASL per la vigilanza in materia di sicurezza del lavoro agricolo. Per quanto contenuto nella normativa, possiamo dire che ancora non vi è una piena operatività dell'Ispettorato nazionale del lavoro in coordinamento con le ASL.

Abbiamo inserito nella mozione anche l'impegno a effettuare la vigilanza sui meccanismi commerciali che regolano la determinazione delle condizioni contrattuali dei prezzi dei prodotti agricoli tra i gruppi nazionali e multinazionali della grande distribuzione organizzata, tra i grandi mercati ortofrutticoli e le aziende agricole: si tratta di un tema più volte sottolineato. Abbiamo previsto poi anche l'impegno a esercitare ogni potere di sorveglianza sulle agenzie di somministrazione. L'indagine svolta dalla Commissione d'inchiesta ha fatto emergere il ruolo delle agenzie di somministrazione, che - dal nostro punto di vista - non vanno criminalizzate, ma su di esse andrebbero effettuati sicuramente controlli più stringenti.

Assolutamente attuale è l'ultimo impegno contenuto nella mozione, con cui si chiede di procedere a una revisione del decreto interministeriale del 27 marzo 2013, al fine di garantire appieno la sorveglianza sanitaria nonché un'effettiva formazione e informazione per i lavoratori agricoli che prestino attività per un periodo lavorativo inferiore ai cinquanta giorni.

In sostanza, è una revisione del decreto Fornero con cui si stabilisce, in materia di sicurezza dei lavoratori agricoli, che la sorveglianza sanitaria è sostituita da una certificazione medica preventiva valida per due anni e che la formazione in materia agricola è sostituita dalla mera consegna di documenti.

Concludo l'illustrazione delle presente mozione dicendo che, nel caso specifico, che è quello che mosse anche i lavori della Commissione d'inchiesta, la signora Paola Clemente, morta nel luglio 2015, aveva con sé un certificato antecedente di due anni che attestava la sua buona salute. Quindi, al di là del caso specifico della signora Clemente, è chiaro che questo tipo di certificazione sicuramente non aiuta i tanti lavoratori agricoli impegnati nei nostri campi, soprattutto durante la stagione estiva che, oggettivamente, sul piano della salute, è molto complicata.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore D'Ambrosio Lettieri per illustrare la mozione n. 747.

D'AMBROSIO LETTIERI (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Signora Presidente, signori del Governo, colleghe e colleghi, come è stato ricordato negli interventi che mi hanno preceduto, lo scorso mese di novembre è stata pubblicata la legge n. 199, avente a oggetto norme per il contrasto ai fenomeni del lavoro nero in agricoltura, cosiddetta legge sul caporalato. Non vi è alcun dubbio sulla necessità di questa legge per definire in modo più chiaro e stringente il perimetro dentro il quale ci si deve muovere all'interno delle organizzazioni dell'imprenditoria agricola, con livelli di chiarezza che possano ancora di più e in modo migliore rappresentare un'efficace condizione di contrasto alle attività illecite e allo sfruttamento del lavoro.

Ricordo che l'iter parlamentare di questa legge si è svolto in un clima di grande partecipazione, ma anche di grande emozione, determinata proprio dalla morte nelle campagne di Andria, nel precedente mese di luglio, della lavoratrice agricola Paola Clemente, in merito alla quale la Commissione di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali ha aperto un'indagine.

Sostanzialmente la legge interviene in particolare su due aspetti: interviene sulla prevenzione e il contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento del lavoro in agricoltura e sull'azione di repressione che si consegue attraverso la riscrittura dell'articolo 603-bis del codice penale, con la previsione della confisca dei beni e dell'arresto in flagranza di reato. Invero, nella legge è precisato che le condizioni afflittive più pesanti che sono state introdotte ricorrono soltanto in presenza di due condizioni, e cioè lo sfruttamento del lavoratore e l'abuso dello stato di bisogno del lavoratore medesimo. La sanzione penale parrebbe, di conseguenza, non applicabile nei casi in cui vi sono violazioni accidentali, ovvero infrazioni correlate a lievi inadempienze. Tuttavia, pare che così non sia e c'è uno stato di particolare ‑ e io ritengo anche motivato ‑ preoccupazione da parte di tutto il mondo agricolo.

Mi permetto di ricordare che opera nel nostro Paese circa un milione di imprese agricole: nella mia Puglia sono 80.000; nel Mezzogiorno d'Italia sono 330.000. L'agricoltura nel nostro Paese pesa il 2,2 per cento del PIL; 12 milioni di ettari sono utilizzati in agricoltura e gli occupati raggiungono oltre 817.000 presenze, rappresentando il terzo valore più alto nell'Unione europea dopo la Polonia e la Romania.

Dico questo per evidenziare come e quanto il comparto agricolo rappresenti un motore di sviluppo dell'occupazione e di sostegno al PIL, il che - evidentemente - impone di fare chiarezza su alcuni punti, che possono rappresentare motivo di incertezza nell'ambito dell'imprenditoria agricola, riguardanti gli effetti di ricaduta dell'applicazione della legge 29 ottobre 2016, n. 199, anche con specifico riferimento ai profili, particolarmente pesanti, di natura sanzionatoria.

Sulla base di queste considerazioni, l'Assemblea del Senato è più volte intervenuta sugli argomenti inerenti il comparto agricolo. Abbiamo parlato della necessità degli snellimenti dei processi e, quindi, della minore burocrazia, della semplificazione delle procedure, della necessità della tracciabilità delle produzioni, di più efficienti attività di contrasto al più grande business riguardante il fenomeno delle cosiddette agromafie, della valorizzazione dei nostri prodotti e del made in Italy, nonché dell'armonizzazione della legislazione nazionale e sovranazionale. Su questi aspetti ci siamo impegnati molto.

Facciamo ora in modo che i nostri prodotti non debbano essere penalizzati per effetto dell'applicazione di una norma che merita di essere riconsiderata nell'ambito del riesame in Assemblea della legge n. 199 e procediamo alla stesura di linee guida applicative, nonché allo studio di ogni elemento utile a far chiarezza e a sottrarre da una condizione di grande incertezza tutto il comparto agricolo, che versa in condizione di grande preoccupazione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Gatti per illustrare la mozione n. 762.

GATTI (Art.1-MDP). Signora Presidente, per illustrare la mia mozione partirei proprio dall'iter della legge 29 ottobre 2016, n. 199, di cui sono stata relatrice.

La legge n. 199 è stata approvata al Senato, senza alcun voto contrario, il 1° agosto 2016; alla Camera dei deputati, in identico testo e senza alcun voto contrario, il 18 ottobre 2016 e, infine, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 3 novembre 2016. Sono quindi trascorsi nove mesi dall'entrata in vigore di questa legge che, per alcune parti, ha bisogno di linee guida e regolamenti, mentre per altre - mi riferisco alle norme penali - è immediatamente applicativa.

Vale la pena ricordare anche in questa fase che la parte repressiva, laddove è stato riscritto il reato di cui all'articolo 603-bis del codice penale, vale non solo per il settore agricolo, ma anche per tutti i settori. Nella riscrittura dell'articolo, oltre alla circostanza attenuante, alla confisca, all'arresto in flagranza, alla responsabilità degli enti, all'uso delle risorse del Fondo anti-tratta anche per i reati di cui al medesimo articolo, si è inserito nel nostro ordinamento, per la prima volta, il reato di sfruttamento lavorativo, riconoscendo una responsabilità specifica anche alle imprese e non soltanto a chi esercita l'intermediazione illegale di manodopera. Sto parlando dello sfruttamento del lavoratore, ossia l'approfittamento dello stato di bisogno quale modalità attraverso cui si realizza lo sfruttamento stesso. È quindi essenziale per la configurazione del reato la situazione di vulnerabilità della vittima che versa in stato di bisogno.

Molti problemi sono stati sollevati in relazione alla questione degli indici di sfruttamento, confondendoli come elementi costitutivi del reato. Non è così, in quanto gli indici erano presenti anche nella vecchia scrittura dell'articolo 603-bis. Il ricorrere di singole violazioni non integra il reato di sfruttamento lavorativo. Anzitutto, gli indici si basano su una reiterazione delle condotte e delle violazioni. In secondo luogo, essi costituiscono un mero indicatore dell'esistenza di sfruttamento, che implica, invece, una violazione temporalmente apprezzabile e non occasionale dei beni interessati e tutelati. In questo senso, il giudice, nell'accertamento della verità, deve tenerne conto, valutando l'idoneità di tale violazione a integrare la condotta - lo sfruttamento del lavoratore, appunto, approfittando del suo stato di bisogno - che necessariamente si sviluppa nel tempo e integra una situazione di fatto duratura e non contingente.

È del tutto erroneo vedere negli indici di sfruttamento un allargamento del reato di sfruttamento «ad alcune materie di competenza della contrattazione collettiva, come la retribuzione e l'orario di lavoro» (sto citando da una serie di interventi).

Qui la contrattazione collettiva non c'entra niente. La gravità delle violazioni è tale da riguardare solo quei comportamenti idonei a inibire o limitare la libertà di autodeterminazione della vittima mediante l'approfittamento, appunto, dello stato di bisogno in cui versa; uno stato che, per definizione, esclude la stessa possibilità di una contrattazione collettiva oltre che individuale.

Il reato, per come riformulato nel nuovo articolo 603-bis, prende in considerazione le condotte in tali "materie" solo quando la condotta delittuosa è idonea a conculcare e pregiudicare per una durata significativa i diritti fondamentali in materia di equa retribuzione - sto parlando dell'articolo 36, comma 1, della Costituzione - limiti all'orario di lavoro, diritto al riposo e alle ferie (articolo 36, commi 2 e 3 della Costituzione), diritto alla sicurezza sul lavoro e alle tutele in caso di infortunio o malattia (articolo 38 della Costituzione), non a caso garantiti della Costituzione italiana.

Per quanto riguarda la parte penale, bisognerà sicuramente monitorare l'andamento della legge per verificare eventuali problemi e necessità di aggiustamento. Invece, nella parte di prevenzione e contrasto dello sfruttamento lavorativo in agricoltura, registriamo un rallentamento dell'operatività della cabina di regia, tranne per quanto attiene alla valutazione delle richieste di iscrizione alla rete del lavoro agricolo di qualità, mentre mancano le linee guida e gli interventi necessari per l'attivazione della rete territoriale con la costituzione delle sezioni.

Inoltre, in alcune zone del Paese registriamo ancora la presenza di situazioni drammatiche riguardanti le condizioni di vita e di lavoro di persone impiegate sia nella raccolta stagionale dei prodotti agricoli sia in lavori particolarmente onerosi, ad esempio nelle serre, nei magazzini o nella macellazione delle carni. Ricordo soltanto gli ultimi episodi gravi di Rosarno e San Ferdinando, dove ci sono stati morti, e i casi, comunque gravi, registrati in Toscana, nel Chianti, in Emilia Romagna e in Provincia di Forlì-Cesena.

È in questo quadro che chiediamo al Governo se non ritenga di fare il punto della situazione e di impegnarsi a costruire gli strumenti necessari affinché anche la parte preventiva della legge, in cui si fissano le politiche di intervento per la prevenzione e il contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura in grado di affrontare le emergenze e indirizzare le scelte di intervento future, venga attuata completamente.

Inoltre, bisogna ipotizzare un piano di intervento che preveda misure per l'accoglienza, la sistemazione logistica e il supporto ai lavoratori, anche attraverso il coinvolgimento di tutti gli enti locali e delle associazioni. Il punto è che con le sezioni territoriali, che vanno organizzate, della rete per il lavoro agricolo di qualità, bisogna sperimentare modalità di collocamento agricolo modulate a livello territoriale e di trasporto legale dei lavoratori. È in questo modo che si difende l'agricoltura italiana. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la senatrice Donno per illustrare la mozione n. 766 (testo 2).

DONNO (M5S). Signora Presidente, lo scorso 18 ottobre 2016 veniva approvato dalla Camera dei deputati in via definitiva il disegno di legge n. 4008, recante «Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo», diventato la legge n. 199 del 29 ottobre 2016.

Con l'approvazione di tale provvedimento, il Parlamento ha inteso garantire una maggiore efficacia all'azione di contrasto del cosiddetto caporalato, introducendo significative modifiche al quadro normativo penale e prevedendo specifiche misure di supporto dei lavoratori stagionali in agricoltura.

Le principali novità della legge riguardano la riscrittura del reato di caporalato (intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro), che introduce la sanzionabilità anche del datore di lavoro; l'applicazione di un'attenuante in caso di collaborazione con le autorità; l'arresto obbligatorio in flagranza di reato; il rafforzamento dell'istituto della confisca; l'adozione di misure cautelari relative all'azienda agricola in cui è commesso il reato; l'estensione alle persone giuridiche della responsabilità per il reato di caporalato; l'estensione alle vittime del caporalato delle provvidenze del fondo antitratta; il potenziamento della rete del lavoro agricolo di qualità, in funzione di strumento di controllo e prevenzione del lavoro nero in agricoltura; il graduale riallineamento delle retribuzioni nel settore agricolo.

Legge a parte, è evidente che il caporalato è un fenomeno strutturale della filiera produttiva di fronte al quale la politica non può più chiudere gli occhi e che va combattuto con tutti gli strumenti possibili per uscire, una volta per tutte, dalla '"ghetto economy".

Infatti, la legge n. 199 del 2016 sta iniziando a dare i suoi effetti sul piano dell'azione penale nei confronti di alcuni imprenditori e caporali, ma l'impegno contro il caporalato e il lavoro nero in agricoltura deve continuare sia in Parlamento che sul territorio e questa legge deve essere considerata solo il primo passo, per quanto importante, di un lungo percorso.

Resta soprattutto da colmare il gap tuttora esistente rispetto a un reclutamento sano dei lavoratori attraverso un sistema efficace di intermediazione tra domanda e offerta del lavoro agricolo, sulla cui assenza nasce e si sviluppa il fenomeno del caporalato.

Ad oggi, infatti, sono ancora inattuate alcune misure specifiche previste da questa legge, come il potenziamento della rete del lavoro agricolo di qualità e la cabina di regia per la sperimentazione di strumenti per l'intermediazione lecita in agricoltura. E sono tanti, tantissimi gli aspetti che, a nostro avviso, richiedono un ulteriore approfondimento: dal problema dei trasporti per raggiungere il luogo di lavoro, in gran parte gestito dai caporali, alla questione degli alloggi, che porta oggi alla ghettizzazione dei lavoratori. Sono tutte questioni che vanno risolte, perché si tratta di un sistema che non è più tollerabile, sotto tutti i punti di vista.

Farsi trovare nuovamente impreparati davanti a una raccolta estiva già iniziata significherebbe sferrare l'ennesimo colpo alla dignità dei lavoratori stagionali e non possiamo assolutamente permetterlo. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Lumia per illustrare la mozione n. 768.

LUMIA (PD). Signora Presidente, abbiamo presentato l'ulteriore mozione n. 768, proprio con riferimento alla legge n. 199 del 2016 che interviene in modo mirato per combattere il fenomeno del caporalato.

Il mondo dell'agricoltura è ricco di qualità, professionalità, intelligenze, capacità di mercato, concorrenza leale e tutela dei diritti. Sarebbe tuttavia molto sbagliato, colleghi, far passare l'idea, che farebbe solo del male a questo stesso mondo, di negare l'esistenza del caporalato, introducendo una sorta di negazionismo di tale fenomeno.

Noi riteniamo che il fenomeno esista, ma non bisogna neanche commettere l'errore opposto di criminalizzare il settore, oppure pensare che un così grave fenomeno sia presente solo nel mondo dell'agricoltura. Anche il mondo dell'edilizia e alcuni comparti dei servizi vivono la stessa drammatica esperienza del caporalato.

La legge n. 199 del 2016 interviene allargando la fattispecie penale, ma non generalizzando. Per questo, cari colleghi, riteniamo non sia necessario intervenire per modificare il provvedimento. La legge, infatti, ha solo nove mesi, è in fase di attuazione e sta già dando buoni frutti.

C'è una preoccupazione nel mondo agricolo che va raccolta. Bisogna aprire un dialogo con tale settore e anche il lavoro di questa mattina deve servire a gettare ponti e a verificare l'andamento progressivo dell'applicazione della legge.

Anch'io sono d'accordo con chi sostiene che il provvedimento non punisca i datori di lavoro, in modo così indiscriminato, di fronte a semplici e futili divergenze, inadempienze o irregolarità.

Il nuovo articolo 603-bis del codice penale richiede che vi siano due elementi, entrambi necessari, per configurare il reato di caporalato: lo sfruttamento del lavoratore e l'approfittarsi dello stato di bisogno. È stata anche corretta da parte di diversi colleghi - segnalo in modo particolare l'intervento della senatrice Gatti - l'interpretazione secondo cui gli indici non sarebbero elementi costitutivi del reato.

Si deve trattare di una reiterazione delle condotte e delle violazioni e gli indici sono semplicemente degli indicatori che configurano quel comportamento e aiutano il giudice a valutare bene l'esistenza del dolo e di un atteggiamento reiterato. Per questo, cari colleghi, quando ci si trova di fronte a violazioni accidentali o a errori lievi, non bisogna dare applicazione all'articolo 603-bis del codice penale.

Negli impegni della mozione abbiamo previsto la necessità di un continuo monitoraggio e un salto di qualità sugli elementi di prevenzione previsti nella legge n. 199 del 2016. Il rafforzamento del ruolo della rete per il lavoro agricolo di qualità era un punto forte della legge, che richiede invece ancora attuazione delle linee guida, dei regolamenti e anche una maggiore convinzione culturale da parte delle istituzioni chiamate in causa.

Bisogna altresì fare in modo che la cabina di regia diventi veramente tale: efficiente, qualificata, pronta, attenta sul territorio e priva di burocrazia.

È necessario, in conclusione, rafforzare tre aspetti già richiamati: le sezioni locali, i trasporti e gli alloggi. Per tali ragioni riteniamo che la citata legge vada applicata. È presto per cambiarla. Il fenomeno va combattuto e l'impegno corale del Parlamento insieme al mondo dell'agricoltura può dare buoni risultati. (Applausi delle senatrici Gatti e Guerra).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signora Presidente, cinque minuti sono pochi per riuscire a riassumere un tema impegnativo e importante come la necessità di tutelare la filiera del riso. I contenuti delle varie mozioni presentate sono più o meno analoghi e fanno la sintesi del tutto.

Vorrei richiamare un dato: il 30 per cento delle giacenze finali della produzione europea, della campagna 2016-2017, si stima pari a 586.000 tonnellate. Stiamo parlando di giacenze, di quantità cioè che non vengono immesse sul mercato perché esso non è in grado di assorbirle. Il 50 per cento vede, invece, il crollo dei prezzi delle quotazioni del Gruppo Arborio. È chiaro che, di fronte a questi numeri, non si può che essere drammaticamente allarmati.

Vado subito al sodo per essere sintetico. La gestione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, e del ministro Martina in particolare, dei rapporti con l'Unione europea ci ha molto deluso. In tal senso l'Italia non deve fare solamente all'ultimo istante i compiti a casa, ma deve far valere le proprie ragioni fin dal primo momento. La difficoltà che sta vivendo il nostro settore risicolo nei confronti dei Paesi meno avanzati che esportano riso in Europa e per il fatto che la Commissione europea non pone dazi è notevolmente e drammaticamente nota. E lo è tanto che l'Ente nazionale risi, a più riprese e l'ultima volta qualche mese fa, ha scritto che già da diversi anni l'Ente nazionale risi sta chiedendo alla Commissione europea di applicare la clausola di salvaguardia, che nella regolamentazione attuale ha lo scopo di ripristinare i normali dazi di importazione; e non perché dobbiamo essere cattivi nei confronti dei Paesi meno avanzati, ma perché è evidente che lo svantaggio che stiamo subendo è solo italiano e non di altri Paesi europei. La collaborazione e la partecipazione dell'Unione europea nei confronti dello sviluppo economico di tali Paesi corrisponde a un prezzo pagato dall'agricoltura italiana, e non dagli altri Paesi europei. Per queste ragioni, ancora una volta, il 4 aprile 2017 l'Ente nazionale risi ha concluso che è necessario intervenire rapidamente e in modo deciso sulla Commissione affinché venga reintrodotto il dazio.

Signora Presidente, vorrei sottolineare due questioni. Il ministro Martina è stato totalmente assente fino all'altro ieri quando, venendo a conoscenza della mozione al nostro esame, ha iniziato a farsi vedere presente e a far capire che qualcosa forse va fatto. La cosa ci ha molto deluso, perché abbiamo seguito la questione nei mesi passati. E, quando all'inizio dell'anno il settore era in subbuglio, si teneva il 6 marzo un Consiglio europeo con all'ordine del giorno la questione del riso, da lui stesso fatta inserire (come affermato dal ministro Martina). Peccato che quel giorno il ministro Martina si trovasse non in sede europea a trattare e difendere il settore risicolo, ma - come purtroppo abbiamo visto e appreso dai documenti - a Bergamo, per sostenere la propria candidatura e il proprio ticket con Renzi, come vice segretario del Partito Democratico.

Purtroppo questa è una vicenda che si è già ripetuta troppe volte: o decide di fare il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali o decide di fare il vice segretario del Partito Democratico. Di certo, stiamo verificando che il Ministro delle politiche agricole anche oggi non è presente in Aula, così come non lo era la volta precedente e nelle altre occasioni in cui si è parlato di agricoltura. Purtroppo la stessa cosa avviene nell'ambito dei tavoli europei.

Proprio l'altro giorno - senza grande sorpresa, perché si tratta di cose che già conoscevamo - il quotidiano «Libero», di cui ho portato qui una copia, titolava in prima pagina: «Il Ministro dell'agricoltura se ne frega dell'agricoltura» italiana. Signora Presidente, all'interno del quotidiano sono riportate le date in cui il Consiglio europeo si è riunito per parlare di agricoltura e in quelle occasioni il ministro Martina era assente ingiustificato. Queste cose ci fanno male e fanno male all'agricoltura italiana, perché il Ministro delle politiche agricole deve andare alle riunioni degli organismi dell'Unione europea per difendere il proprio settore di competenza. E non deve farlo per opportunismo, perché ci sono delle mozioni italiane che sono state rinviate per mesi e ora non possono più essere rinviate.

La questione del riso non è secondaria, ma, con riguardo a tutta la produzione italiana, vale circa 3 miliardi di euro.

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Candiani.

CANDIANI (LN-Aut). A fronte di tutto ciò, auspichiamo che le mozioni in esame siano approvate e chiediamo, soprattutto, che il Governo faccia la propria parte seriamente, per difendere in sede europea la filiera del riso, come il resto dell'agricoltura italiana. Altrimenti state mandando al macero non solamente un'economia, ma l'intera storia di una produzione del nostro territorio. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Guerra. Ne ha facoltà.

GUERRA (Art.1-MDP). Signora Presidente, desidero innanzitutto fare una puntualizzazione per quanto riguarda le mozioni in esame e in particolare la mozione del Gruppo Art.1-MDP, a prima firma della senatrice Gatti, che concerne una prospettiva di genere, ovvero le donne. Credo che da questo punto di vista ci siano due aspetti che vadano sottolineati.

Il primo aspetto, ricordato dalla senatrice Gatti e anche dal senatore Lumia, ha a che fare con il nuovo reato introdotto dalla normativa sul caporalato, nei confronti dell'intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro, che - come già ricordato - prevede come condizione costitutiva del reato non solo lo sfruttamento del lavoratore, ma anche il fatto che esso sia ottenuto attraverso l'approfittamento dello stato di bisogno del lavoratore stesso: si assegna cioè importanza alla situazione di vulnerabilità della persona vittima di sfruttamento. Dalle indagini compiute in primo luogo dalla Federazione lavoratori agroindustria (FLAI) della CGIL - un sindacato che va assolutamente ringraziato per il costante lavoro di presidio del territorio che compie in questi settori in cui la debolezza dei lavoratori è particolarmente forte - e da associazioni di volontariato, che pure si occupano di siffatti temi - la Caritas, Proxima e altre - apprendiamo che in varie zone d'Italia, in agricoltura, il lavoro femminile è sottoposto a un regime di sfruttamento e di ricatto particolarmente feroce. Ciò dipende proprio dalla maggiore debolezza delle donne nel rapporto di lavoro e dal loro particolare stato di bisogno.

Ciò che sappiamo è che le giornate per le donne lavorate, registrate e dunque coperte da contribuzione, sono più basse del 20-30 per cento rispetto a quelle, già basse, riconosciute agli uomini e il salario che esse ricevono è più basso di un'analoga percentuale rispetto a quello, già basso, percepito dagli uomini. Vorrei anche sottolineare che molto spesso le donne sono soggette a molestie e ricatti sessuali, che arrivano fino all'abuso sessuale vero e proprio, per non perdere il posto di lavoro. Sappiamo, dall'aneddotica e dalle informazioni che abbiamo a disposizione, che tali ricatti coinvolgono non sono i caporali, ma anche i datori di lavoro. È quindi giusto presidiare al massimo questi temi.

La debolezza delle donne nel rapporto di lavoro è legata anche al sovraccarico di lavoro domestico e di cura e alle condizioni disumane in cui sono costrette a lavorare, senza sostegno pubblico - ad esempio per la cura dei figli - e ad altri fattori connessi al tipo di lavoro che svolgono. Mi riferisco in particolare al fatto che i braccianti, e quindi anche le donne, sono spesso costretti a spostarsi per decine di chilometri, rimanendo fuori di casa per dodici o quindici ore, e al fatto che, per il trasporto, dipendono integralmente dai caporali.

Passo quindi a sottolineare il secondo punto, che rappresenta un elemento cruciale della mozione da noi presentata, ovvero la necessità che di dare attuazione a quella parte della legge sul caporalato destinata alla prevenzione, che riguarda, oltre ovviamente l'aspetto cruciale dell'organizzazione efficiente dell'incontro tra domanda e offerta, anche altri due temi che non devono essere sottovalutati.

Un tema è quello a cui adesso mi riferivo, e cioè l'organizzazione del trasporto in forma legale sui luoghi di lavoro, che metterebbe al sicuro da sfruttamenti in questo campo dell'intermediazione del lavoro e, specificamente, anche dal dare ai caporali una possibilità di ricatto e sfruttamento ulteriore in termini di molestie sessuali nei confronti delle donne.

Il secondo tema riguarda l'organizzazione dell'accoglienza, che non dovrebbe più portare alla costruzione di ghetti. Si registrano condizioni di vita e lavoro drammatiche delle persone impiegate nei lavori stagionali agricoli e altri, quali il lavoro nelle serre. E sappiamo anche che, purtroppo, in quei ghetti molto spesso si realizza una spinta alla prostituzione coatta, soprattutto delle giovani donne immigratem che sono deboli sotto due profili: perché donne e perché immigrate. Abbiamo dati drammatici noti che riguardano Ragusa, ma anche altri posti, dove si registra un tasso di aborti di giovani donne rumene molto più elevato della media nazionale. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dalla Tor. Ne ha facoltà.

DALLA TOR (AP-CpE-NCD). Signora Presidente, poiché ho preparato un lungo intervento, vorrei esporre solo una sintesi illustrativa delle due mozioni presentate.

Se me lo consente, chiedo di consegnare il testo scritto del mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

DALLA TOR (AP-CpE-NCD). Relativamente alla mozione sul riso, tra le eccellenze da tutelare vi è senza dubbio la coltivazione del riso che, nel nostro Paese, è indissolubilmente associata alle più ricche e storiche tradizioni regionali, in particolare culinarie.

Indubbiamente, le caratteristiche del riso prodotto in Italia rispondono a parametri qualitativi che non sono rintracciabili altrove nel mondo. La coltivazione del riso fa parte della storia e del paesaggio italiano e il relativo comparto ha plasmato intere aree della nostra penisola, garantendo anche un buon bacino di occupati. La valorizzazione della produzione risicola italiana significa - da una parte - tutelare tali elevati standard qualitativi e - dall'altra - non abbandonare i territori produttivi e i consumatori italiani. Pertanto, sarebbe necessario attivarsi con più energia in sede europea, allo scopo di fissare regole reciproche tra gli Stati membri dell'Unione europea e i Paesi terzi in ambito fitosanitario e commerciale, al fine di favorire un mercato trasparente, oltre ad adottare le opportune iniziative per rendere applicabile anche al riso la disciplina sull'etichettatura di origine dei prodotti agroalimentari, per tutelare la salute dei consumatori e preservare e valorizzare il riso made in Italy.

La tutela delle eccellenze italiane sarebbe vana senza la tutela del lavoro che garantisce tali eccellenze. I lavoratori agricoli, molto spesso, sono stagionali, sottopagati - a questo punto mi aggancio alla mozione sul caporalato - e privi di tutele: bisogna adoperarsi affinché si rafforzino i controlli interforze e si garantiscano forme di presidio del territorio, con particolare riferimento alle aree in cui prestano attività i lavoratori stranieri. Inoltre, un efficace coordinamento tra l'Ispettorato nazionale del lavoro e le ASL e un potere di sorveglianza più idoneo sulle agenzie di somministrazione sarebbero auspicabili per una vigilanza efficace in materia di sicurezza del lavoro agricolo.

Abbiamo già cercato, in questa legislatura, di contrastare il fenomeno del caporalato. Ora dobbiamo continuare ad adoperarci per il completamento della cabina di regia nazionale e per la creazione e il funzionamento delle sezioni territoriali della rete, che sono punti essenziali per la sperimentazione di forme di collocamento agricolo e trasporto dei lavoratori. Lo sviluppo del settore agricolo non può prescindere da queste azioni e da tali aspetti.

Per concludere, stiamo positivamente mettendo in campo un modello di agricoltura capace di coniugare tradizione e innovazione. Stiamo delineando nuove traiettorie di futuro per un comparto fondamentale per l'economia nazionale ed europea, al fine di tutelare l'ambiente e gli equilibri idrogeologici e di salvaguardare la ricchezza della nostra biodiversità vegetale e animale. È una fase storica cruciale per aumentare la velocità di questi processi virtuosi e fare del nostro Paese l'esempio in Europa e nel mondo di potenza agricola responsabile. Non possiamo fermarci proprio ora e, pertanto, auspico un'azione risoluta del Governo in tale ambito. (Applausi dal Gruppo AP-CpE-NCD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Donno. Ne ha facoltà.

DONNO (M5S). Signora Presidente, lo scopo della nostra mozione riguardante la tutela e la valorizzazione del riso italiano è impegnare il Governo su punti precisi, chiari e inequivocabili e che di seguito vado ad elencare.

Prima di tutto, chiediamo la pronta applicazione della clausola di salvaguardia nei confronti delle importazioni dai Paesi meno avanzati (i cosiddetti PMA), al fine di rivedere e ricalibrare le agevolazioni ad oggi previste per determinati dazi doganali. E non solo: da ciò deve conseguire l'individuazione di regole condivise e reciproche sia tra gli Stati membri dell'Unione europea sia tra gli Stati membri dell'Unione europea e i Paesi terzi, in ambito fitosanitario e commerciale, per favorire un mercato trasparente che rispetti i diritti sociali, i diritti dei lavoratori e tuteli l'ambiente.

Nell'ambito della prossima Politica agricola comune, va assicurato il mantenimento della specificità del settore risicolo, in particolare quello italiano, con obiettivi e strumenti adeguati per il comparto. Deve essere promossa la conoscenza dei luoghi e della qualità delle produzioni risicole nazionali, ormai affermate e stimate sui mercati mondiali, soprattutto per i suoi virtuosi parametri di qualità e di sicurezza alimentare, decisamente superiori e lontanissimi da quelli del riso di provenienza asiatica, del tutto irrilevabili e incerti. Chiediamo quindi una tracciabilità della filiera.

È altresì importante l'avvio, con le risorse che si renderanno disponibili, di campagne promozionali per incrementare il consumo di riso italiano nell'Unione europea, un vero e proprio fiore all'occhiello della nostra economia agricola e a cui va dato il giusto risalto. È poi necessaria la promozione, a livello nazionale ed europeo, di iniziative volte a potenziare l'attività di vigilanza e prevenzione delle pratiche commerciali scorrette, prima tra tutti la pubblicità ingannevole e quella comparativa illecita, al fine di rendere pubblici i riferimenti degli operatori eventualmente coinvolti in tali pratiche, contrastando con sempre maggiore determinazione ed efficacia il fenomeno dell'italian sounding.

Vanno poi adottate iniziative che prevedano l'estensione dell'assicurazione sui ricavi del grano anche alla filiera del riso italiano, per costituire finalmente una rete protettiva che assicuri il reddito degli agricoltori. Occorre promuovere iniziative tese a valorizzare il riso italiano prodotto e lavorato direttamente dagli agricoltori (oppure, in delega a lavoratori terzi). Il nostro riso, dunque, deve essere immesso nel mercato locale tramite una filiera diretta ed una vendita in sede attraverso agriturismi (o equiparabili), oppure nei circuiti di vendita associativi, in modo da preservare l'identità e la tipicità della filiera locale tra produttore e prodotto.

È infine necessario adottare tutte le azioni utili a non disperdere la particolare tradizione della coltura risicola italiana; il tutto, ovviamente, nell'ottica di una semplificazione del sistema di etichettatura dei prodotti che deve sempre - lo ripeto - puntare alla massima chiarezza e trasparenza. Si tratta di azioni imprescindibili che devono essere adottate in tempi rapidi, affinché il comparto risicolo italiano possa essere concretamente tutelato.

Concludo con lo slogan dell'anno internazionale del riso, una celebrazione che si è svolta per l'intero 2004, secondo il quale: «Il riso è vita». Devono tenere a mente questo motto tutti coloro che, negli ultimi anni, hanno tentato di massacrare il comparto risicolo italiano; un comparto che deve essere sottratto alla concorrenza selvaggia di affaristi senza scrupoli e che rappresenta davvero vita e sostentamento per tantissime persone che operano nel settore, che merita di essere sorretto e supportato con grande forza, la forza italiana. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fasiolo. Ne ha facoltà.

FASIOLO (PD). Signora Presidente, la mozione n. 764 del 4 aprile 2017, a prima firma della senatrice Bertuzzi, che ho sottoscritto con altri colleghi, impegna il Governo a vigilare sulla concreta attuazione della legge di contrasto a fenomeni di caporalato in agricoltura; un fenomeno dalle ampie e preoccupanti dimensioni che comporta condizioni di sfruttamento dei lavoratori incompatibili con i diritti fondamentali sanciti nella nostra Carta costituzionale; un fenomeno strutturato e organizzato.

Il caporalato in agricoltura, ma anche in altri settori, costituisce violazione alla Costituzione italiana e ai fondamentali diritti del lavoratore: è sfruttamento, perché il lavoratore non ha una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e perché comunque non dispone di una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La durata della giornata lavorativa supera di norma quella stabilita per legge e il lavoratore non gode del riposo settimanale e di ferie retribuite, come sancito dai commi secondo e terzo dell'articolo 36 della Costituzione. Non parliamo poi del mancato rispetto dei limiti di età e delle mancate tutele per le lavoratrici madri, in violazione di altri articoli costituzionali.

Le premesse che ho poc'anzi enunciato sono correlate all'impianto della legge n. 199 del 2016, che comporta modifiche al codice penale; in particolare, faccio riferimento all'articolo 603-bis del codice penale. L'articolo 1 della legge - come evidenzia la mozione a prima firma della senatrice Bertuzzi - riscrive dunque l'articolo 603-bis come precedentemente formulato nel 2011, che puniva il solo caporale e configurava il reato come lavoro con modalità di sfruttamento, violenza o minaccia. Tale formulazione si era dimostrata, nel corso dei cinque anni trascorsi precedentemente alla presente legge, del tutto inadeguata a reprimere il fenomeno. Da ciò è scaturita la necessità di introdurre modifiche all'articolo 603-bis, con la riscrittura della condotta dell'intermediario e la punizione anche del datore di lavoro, pur senza il ricorso a violenza o minacce; 1'aggravante per l'intermediazione o l'utilizzo di lavoratori in condizioni di sfruttamento, mediante uso di violenza o minaccia; la maggiore gradualità delle pene, anche pecuniarie; la previsione del reato autonomo del datore di lavoro che utilizza, assume o impiega manodopera in condizioni di sfruttamento lavorativo, anche senza il ricorso a un intermediario.

Degno di nota è il fatto che la legge introduca nel codice penale l'ipotesi di circostanze attenuanti specifiche per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, premiando forme di collaborazione con l'autorità giudiziaria che aiutino ad estirpare il fenomeno alle radici.

Inoltre, il potenziamento della rete del lavoro agricolo di qualità, previsto dalla legge n. 199, diviene un importante strumento di controllo e di prevenzione del lavoro irregolare in agricoltura, in particolare per i lavoratori stranieri con lavori stagionali. Fondamentale è dunque il funzionamento della rete con una struttura articolata sul territorio, attraverso nodi locali o sezioni territoriali, cui potranno aderire i soggetti in convenzione. Con tale ampia struttura partecipata sarà disponibile la conoscenza di dati sulla quantità, capacità, qualità e specializzazione della manodopera disponibile alle esigenze del territorio e alle caratteristiche delle produzioni, al fine dell'ammodernamento dei sistemi produttivi.

Il piano di attuazione della legge prevede inoltre il coinvolgimento delle amministrazioni statali, Regioni, Province autonome, amministrazioni locali e terzo settore. Tale cooperazione è necessaria e deve essere accompagnata da azioni di monitoraggio dell'efficacia dei provvedimenti attuati per combattere questo fenomeno strutturato.

Ben venga dunque l'impegno chiesto al Governo di verificare con attenzione la concreta applicazione della legge sul caporalato, la cui forza dissuasiva necessita sì di tempi lunghi per apprezzarne i benefici, ma in tempi brevi deve trovare le modalità più congrue per sostenere dei piani di intervento per il supporto dei lavoratori che svolgono attività stagionali di raccolta di prodotti agricoli, nonché forme sperimentali per attivare nodi locali della rete del lavoro di qualità e misure di contrasto allo sfruttamento.

Si tratta di un passo importante, il cui obiettivo è rimuovere, anche con lo strumento penale, un fenomeno che oggi costituisce uno dei più gravi ostacoli alla libertà e all'uguaglianza dei cittadini. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate.

PIZZETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, mi limiterò a esprimere i pareri sulle mozioni presentate. Naturalmente, nel formulare i pareri, mi riferirò in particolare agli impegni contenuti nelle diverse mozioni più che all'insieme del dispositivo in premessa.

Esprimo parere favorevole sulle mozioni nn. 746 (testo 2) e 764.

Esprimo parere favorevole sulla mozione n. 821, se accolte alcune riformulazioni, che vado a indicare. Al punto 3) del dispositivo chiediamo di sostituire le parole «anche e in particolare per i parametri di qualità e di sicurezza alimentare, decisamente superiori e lontanissimi da quelli del riso di provenienza asiatica, del tutto irrilevabili e incerti» con le seguenti: «tenuto conto dei parametri di qualità e sicurezza alimentare;».

Al punto 4) chiediamo di aggiungere, alla fine, le parole: «a seguito della piena applicazione della norma sulla definizione dell'origine;».

Al punto 5) chiediamo di espungere le parole «di rendere noti e pubblici i riferimenti degli operatori eventualmente coinvolti in tali pratiche e». Pertanto, dopo le parole «e comparativa illecita,» seguirebbe il periodo: «al fine di contrastare con maggiore determinazione ed efficacia il fenomeno dell'italian sounding;».

Al punto 7), dopo le parole «la promozione,», chiediamo di aggiungere le seguenti parole: «a seguito della piena applicazione della norma sulla definizione dell'origine,».

PRESIDENTE. Senatrice Donno, accoglie la proposta di riformulazione avanzata dal Sottosegretario?

DONNO (M5S). Sì, signora Presidente.

Vorrei inoltre chiedere alla senatrice Bertuzzi di poter aggiungere la mia firma alla mozione n. 764.

PRESIDENTE. Senatrice Bertuzzi, autorizza la senatrice Donno ad aggiungere la firma alla sua mozione?

BERTUZZI (PD). Sì, signora Presidente.

PIZZETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Per quanto riguarda la mozione n. 583, proponiamo di riformulare l'impegno di cui al punto 3) come segue: «ad effettuare un monitoraggio dei meccanismi di determinazione dei prezzi e della catena del valore dei prodotti agricoli dalle aziende agricole fino al consumatore;».

Al punto 4) chiediamo di adottare la seguente riformulazione: «a valutare la possibilità di un intervento normativo concernente l'esercizio della vigilanza sull'attività delle agenzie di somministrazione;».

Chiediamo poi di riformulare il punto 5) in modo che inizi con le seguenti parole: «a valutare la possibilità di».

PRESIDENTE. I presentatori accolgono le proposte di riformulazione appena illustrate?

BORIOLI (PD). Sì, signora Presidente, le accogliamo.

PIZZETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. L'espressione del parere sulla mozione n. 747 è un po' più complicata, perché, in relazione al dispositivo, ci sono sia dei pareri contrari che delle proposte di riformulazione.

Esprimo parere contrario sui punti 1) e 2) del dispositivo, ossia su tutte le parti che richiedono una modifica della norma recentemente approvata.

Esprimo parere favorevole sul punto 3) del dispositivo se modificato come segue: «a svolgere un'attività di monitoraggio volta ad evidenziare eventuali criticità nell'applicazione della nuova normativa;».

Sul punto 4) il parere è favorevole, previa la seguente riformulazione: «a valutare la possibilità e l'opportunità di adottare iniziative volte a chiarire la finalità della legge;».

Al punto 5) sostituire le parole: «a promuovere ogni iniziativa legislativa» con le seguenti: «a sostenere ogni iniziativa utile».

Sul punto 6) il parere è favorevole se adottata la seguente riformulazione: «a prevedere da parte delle amministrazioni competenti l'elaborazione di linee guida per tutto il territorio nazionale, dirette agli organi amministrativi, che svolgono funzioni di accertamento nei settori interessati dai fenomeni di cui si tratta;».

Il parere è favorevole sui restanti punti.

PRESIDENTE. Senatore D'Ambrosio Lettieri, accoglie le modifiche proposte?

D'AMBROSIO LETTIERI (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Sì, Presidente, le accolgo.

PIZZETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Per quanto riguarda la mozione n. 762, esprimo parere favorevole previa riformulazione del punto 1) come segue: «ad eseguire un monitoraggio volto ad evidenziare eventuali criticità nell'applicazione della nuova normativa e comunque sullo stato d'attuazione delle misure di prevenzione e repressione del fenomeno, con conseguente informativa alle Camere;».

PRESIDENTE. Senatrice Gatti, le chiedo se accetta la riformulazione proposta dal Governo.

GATTI (Art.1-MDP). Signora Presidente, l'accetto.

PIZZETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Sulla mozione n. 766 (testo 2), chiediamo di espungere, al primo punto del dispositivo, tutta la parte del periodo dopo le parole: «lo sfruttamento del lavoro;».

Sul punto 2) il parere è favorevole espungendo le seguenti parole: «presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali» perché si tratta di capire dove collocare questo numero telefonico di pubblica utilità.

Sul punto 3) il parere è favorevole se adottata la seguente riformulazione: «ad eseguire un monitoraggio volto ad evidenziare eventuali criticità nell'applicazione della nuova normativa e comunque sullo stato d'attuazione delle misure di prevenzione e repressione del fenomeno, con conseguente informativa alle Camere;».

Sul punto 4) il parere è favorevole se si sostituiscono le parole: «a realizzare una campagna» con le seguenti: «a valutare la possibilità di realizzare campagne».

Al punto 5) chiediamo di sostituire la locuzione: «di un apposito marchio di qualità che possa essere apposto sui prodotti delle» con le parole: «di un marchio etico su base volontaria per».

Sul punto 6), stante la riformulazione del punto 5), il parere è contrario in quanto assorbito.

Al punto 7) chiediamo di sostituire le parole: «a porre in essere opportune misure di carattere normativo» con le seguenti: «a valutare l'opportunità di prevedere misure», che non necessariamente devono essere di carattere normativo.

Il parere è contrario sui punti 8) e 9).

Sul punto 10) il parere è favorevole a condizione che venga accolta la seguente riformulazione: «a valutare la possibilità di presentare la progettazione di una misura che favorisca l'intermediazione nella domanda e offerta del lavoro agricolo nella rete pubblica e privata dei servizi per il lavoro, con il coordinamento delle Regioni e sotto la supervisione di ANPAL;».

Sul punto 11) il parere è contrario, perché in contrasto con la riformulazione del punto precedente. Il parere è contrario anche sul punto 12).

Quanto al punto 13), il parere è favorevole a condizione che venga accolta la seguente riformulazione: «a valutare la possibilità di valorizzare la sussistenza di una o più condanne ex articolo 603-bis del codice penale tra i requisiti ostativi o limitativi per accedere a risorse europee nel contesto della formulazione degli avvisi, bandi o graduatorie pubbliche, in linea con quanto previsto anche in altri settori dell'ordinamento».

PRESIDENTE. Senatrice Fattori, accetta le proposte di riformulazione testé avanzate?

FATTORI (M5S). Sì, le accetto.

PIZZETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Con riferimento alla mozione n. 768, il parere è favorevole a condizione che il punto 7) degli impegni venga riformulato come segue: «ad eseguire un monitoraggio volto a evidenziare eventuali criticità nell'applicazione della nuova normativa e comunque sullo stato d'attuazione delle misure di prevenzione e repressione del fenomeno, con conseguente informativa alle Camere». Come vedete, questa locuzione si ripete nelle diverse riformulazioni.

PRESIDENTE. Senatore Lumia, accetta la riformulazione del Governo?

LUMIA (PD). Sì, Presidente, l'accetto.

PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione delle mozioni in titolo ad altra seduta.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con l'ordine del giorno già stampato e distribuito.

La seduta è tolta (ore 13,03).