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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 909 del 16/11/2017


RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente GRASSO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,35).

Si dia lettura del processo verbale.

VOLPI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

Sul processo verbale

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,38).

Seguito della discussione del disegno di legge:

(2942) Conversione in legge del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili (Relazione orale)(ore 9,39)

Discussione e approvazione della questione di fiducia

Approvazione, con modificazioni, con il seguente titolo: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili. Modifica alla disciplina dell'estinzione del reato per condotte riparatorie

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2942.

Ricordo che nella seduta di ieri il relatore ha svolto la relazione orale, è stata respinta una questione pregiudiziale e hanno avuto luogo la discussione generale e la replica del relatore.

Ha chiesto di intervenire il ministro per i rapporti con il Parlamento, senatrice Finocchiaro. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO, ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevoli senatori, a nome del Governo, autorizzata dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento che mi accingo a presentare, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge n. 2942, di conversione in legge del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, che recepisce le modifiche proposte dalla Commissione e, con riferimento all'articolo aggiuntivo in materia di concessioni autostradali, reca una correzione di tipo contabile e chiarisce la procedura per la stipula degli atti convenzionali.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, chiedo conferma che, oltre alla modifica indicata dal Ministro, non siano state apportate ulteriori correzioni su altre parti del testo.

PRESIDENTE. Chiedo al ministro Finocchiaro se intende rispondere o se sia preferibile attendere il parere della Commissione bilancio.

FINOCCHIARO, ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, sarà la Commissione bilancio a verificare le ultime correzioni apportate e a sottoporle all'Aula come condizione.

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, è stata rilevata una incongruenza in un emendamento riguardo il pagamento degli straordinari delle Forze dell'ordine e dei Vigili del fuoco. Da questo punto di vista vorrei avere conferma che sia stata recepita la necessità di intervenire o no su quel testo. Per un errore, probabilmente dettato dalla fretta, il Corpo dei vigili del fuoco risultava escluso dalla possibilità del pagamento degli straordinari.

Ora, dal momento che per questa soluzione era indicata la possibilità di attingere ai fondi per le assunzioni, il Movimento 5 Stelle non ha nulla da eccepire sul fatto d'intervenire in senso equitativo ed evitare disparità di trattamento. Chiedo conferma del fatto che la modifica sia stata inserita nel maxiemendamento.

Nell'annunciare, per questo aspetto, la nostra non contrarietà, chiedo al Governo di voler considerare la possibilità di anticipare le assunzioni previste negli anni a venire, per garantire un maggiore contingente, previsto in legge di bilancio, passando dalle cinquanta unità indicate a un numero più consistente, che potrebbe essere 169, se non 200, come propone il Movimento 5 Stelle.

Da questo punto di vista, sollecitiamo il Governo a voler assumere un impegno per rimediare a una tale distorsione.

PRESIDENTE. Chiedo al ministro Finocchiaro se vuole intervenire o se sia preferibile attendere il parere della Commissione bilancio per approfondire eventualmente il tema.

FINOCCHIARO, ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, aspettiamo il parere della Commissione bilancio.

PRESIDENTE. La Presidenza prende atto dell'apposizione della questione di fiducia sull'approvazione dell'emendamento interamente sostitutivo presentato dal Governo.

Conformemente alla prassi, trasmette il testo dell'emendamento alla 5a Commissione permanente perché, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione e nel rispetto delle prerogative costituzionali del Governo, informi l'Assemblea circa i profili di copertura finanziaria.

Convoco pertanto la Conferenza dei Capigruppo per organizzare il relativo dibattito.

La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 9,43, è ripresa alle ore 10,03).

Sui lavori del Senato
Organizzazione della discussione della questione di fiducia

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo ha proceduto all'organizzazione del dibattito sulla questione di fiducia posta dal Governo sull'emendamento interamente sostitutivo del testo del disegno di legge di conversione del decreto-legge in materia finanziaria.

Per la discussione sulla fiducia sono stati ripartiti un'ora e quaranta minuti, sulla base di specifiche richieste dei Gruppi. Seguiranno, poi, le dichiarazioni di voto. La chiama avrà inizio intorno alle ore 13.

La Conferenza dei Capigruppo ha altresì preso atto dell'andamento dei lavori in 5ª Commissione sul disegno di legge di bilancio; si è pertanto convenuto che l'esame del provvedimento in Aula avrà inizio lunedì 27 novembre, alle ore 16,30. Pertanto la prossima settimana l'Assemblea non terrà seduta.

AIROLA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AIROLA (M5S). Signor Presidente, vorrei chiedere all'Ufficio di Presidenza, a lei e a chi l'affianca di rendere noto un dato ai cittadini italiani. È un'operazione che si può compiere utilizzando un semplice computer, ma è giusto che venga fatta in questa sede istituzionale, in questa Alta Camera che è il Senato. I cittadini italiani dovrebbero essere informati di quante fiducie sono state poste su disegni di legge durante il Governo Renzi e il Governo Gentiloni e quanti, invece, disegni di legge di origine parlamentare sono stati votati.

È un quadro - a mio avviso - importante per far capire agli italiani come sta lavorando - oppure non sta lavorando - questo Parlamento. Se questo dato venisse comunicato ufficialmente dalla Presidenza durante una delle prossime sedute, il popolo italiano ringrazierebbe. (Applausi dal Gruppo M5S).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2942
e della questione di fiducia (ore 10,04)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia.

È iscritta a parlare la senatrice Bencini. Ne ha facoltà.

BENCINI (Misto-Idv). Signor Presidente, colleghi, non mi aspettavo di essere chiamata subito a intervenire e, quindi, non ho molto da disquisire in materia.

Mi interessa però sottolineare il fatto che il decreto-legge fiscale è diventato molto più ampio rispetto al testo originario: sono state inserite al suo interno molte disposizioni, forse anche insperate, e questo mi fa piacere.

Mi piace anche sottolineare il fatto che nel decreto-legge è stata inserita parte del disegno di legge che riguarda l'uso farmacologico della cannabis. Sia io che il senatore Maurizio Romani facevamo parte dell'intergruppo che ha contribuito alla stesura del disegno di legge per l'uso dei cannabinoidi. Mi fa quindi piacere che tale misura, una volta votata alla Camera, dal momento che probabilmente non ci sarebbe stato tempo a fine legislatura per votarla anche in Senato, sia stata inserita all'interno del decreto legge. È una misura molto importante per i pazienti che hanno necessità di questo tipo di cure. Mi fa altresì piacere che sia stato implementato o comunque rifinanziato il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Sappiamo che l'Italia è un Paese fondato sulla piccola e media impresa; conseguentemente esse hanno bisogno di sostegno per poter andare avanti.

Un'altra misura che ritengo positiva, anche se è stata già in qualche modo contestata, concerne il lavoro autonomo, settore nel quale si è stabilito un equo compenso per i lavoratori autonomi delle varie categorie, tra cui c'è anche la categoria dei liberi professionisti infermieri, alla quale appartengo. C'è probabilmente da rivedere qualcosa in quell'ambito, mi fa però piacere che sia stato inserito all'interno del decreto fiscale. Anche in tal caso infatti si trattava di un disegno di legge in discussione in Commissione lavoro, previdenza sociale; mancando però pochi mesi alla fine della legislatura, non saremmo stati in grado di portarlo all'esame dell'Assemblea e votarlo.

Per una serie di molteplici e valide ragioni all'interno di questo decreto-legge fiscale, come ce ne sono probabilmente altrettante da correggere e migliorare, come Gruppo Italia dei valori, voteremo positivamente la fiducia.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, stiamo discutendo di un decreto-legge collegato al bilancio. Abbiamo ascoltato delle esuberanti esternazioni da parte di Padoan e del premier Gentiloni Silveri, che non trovano alcun tipo di giustificazione se una persona, mediamente accorta, approfondisce effettivamente i numeri, i dati e la situazione economica italiana. Qualche dubbio l'Europa se lo pone; tra ieri e oggi abbiamo letto le dichiarazioni del vice presidente della Commissione europea Katainen, che, ermetico, ha detto che tutti vedono che l'Italia non migliora. Questo è il dato di chi deve certificare, alla fine, i bilanci del nostro Paese. Si ricorda che avremmo dovuto effettuare, come impegno comunitario previsto, una riduzione di deficit strutturale allo 0,6 per cento; il Governo già afferma che il prossimo anno non potrà essere migliore dello 0,3 per cento. Siamo esattamente alla metà degli impegni che ci eravamo presi con l'Europa, al punto che, secondo quanto affermato ancora dalla Commissione europea, invierà a Roma una lettera per ribadire la necessità di rispettare tutti gli impegni presi con Bruxelles.

L'Europa ci dà anche una piccola mano e una piccola attenzione, decidendo che il giudizio nei nostri confronti verrà rinviato a quando si conosceranno le cifre definitive del 2017. Ricordiamo che questo nei confronti della maggioranza e del Governo non è altro che un atto di cortesia perché con esso l'Europa afferma di non voler entrare a gamba tesa e influenzare le prossime elezioni. C'è scritto infatti tra le righe che un intervento sanzionatorio dell'Europa in questo momento non farebbe altro che favorire i partiti euroscettici. Ricordiamo che noi, come Lega Nord, ci iscriviamo nei partiti euroscettici nei confronti di questo tipo di Europa. Sappiamo che non siamo molto amati o stimati da parte degli euroburocrati per cui un po' di aiuto ve lo stanno dando, loro malgrado.

Andiamo a vedere come si comportano. Noi esultiamo perché si sta leggermente crescendo, dell'1,8 per cento. Dovremmo, però, confrontarci con il dato di crescita medio europeo. Ebbene, vediamo che Paesi come Polonia, Repubblica Ceca, Lettonia e Romania crescono dal 5 all'8,6 per cento; persino Bulgaria e Cipro crescono del 4 per cento. È stato fatto un paragone ciclistico che è abbastanza simpatico secondo il quale l'Italia sta uscendo e aggregandosi al peloton: si tratta di un termine ciclistico che significa gruppo. Ebbene, quando un ciclista buca, cade o quant'altro deve affannarsi non per raggiungere la vetta della corsa ma almeno per agganciarsi al gruppo. Bene, noi stiamo faticando per arrivare alla media europea dalla quale siamo ancora lontani. Infatti, essendo noi venticinquesimi su ventotto, non credo ci sia molto da esultare, anzi c'è da recriminare per non avere sfruttato momenti favorevoli che avrebbero potuto portarci in una situazione diversa.

Vi inviterei a leggere una prefazione che ha scritto il professor Baldassarri, che oltre ad essere nostro ex collega è stato anche Vice Ministro dell'economia, che riporta dati drammatici. In premessa, se non ci fosse stato l'intervento di Draghi e della BCE con l'operazione del quantitative easing, noi ci troveremmo in situazioni drammatiche. Nulla è stato fatto per migliorare la situazione interna dei conti e dell'economia italiana. Baldassarri scientificamente dice che senza l'intervento della BCE oggi il debito italiano avrebbe sforato il 150 per cento. Non è bella da leggere, ma bisogna prendere atto di questa infelice realtà. Abbiamo appreso, per esempio, che a forza di stimoli della Commissione, tra i Comuni colpiti dalle calamità pubbliche, oltre ai pochi Comuni fiorentini, o meglio toscani, sono stati fatti rientrare anche i Comuni colpiti dagli ultimi terremoti. A tale proposito vorrei aggiungere che qualche giorno fa abbiamo letto le dichiarazioni del premier Gentiloni Silveri che diceva che aiuteremo immediatamente le popolazioni di Iran e Iraq colpite dal terremoto. Non è una brutta cosa aiutare persone e Paesi colpiti dai terremoti ma noi ci chiediamo se il premier Gentiloni Silveri si renda conto delle condizioni in cui sono i nostri terremotati di Abruzzo, Marche, Umbria e dell'alto Lazio. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Qui non si parla di interventi perché ci sono ancora le macerie, non case o edifici messi in sicurezza. Altro che nuove abitazioni, abbiamo popolazioni che stanno rischiando di passare il secondo inverno in condizioni deprecabili! Presidente Gentiloni Silveri, lei è lì in primis per risolvere i problemi degli italiani; in primis i problemi degli italiani.

Direi che la conclusione che se ne trae è che il decreto-legge è pasticciato. Perché, infatti, inserire in un decreto fiscale delle norme che non c'entrano niente? Parlo delle norme sulla difesa con le quali si modificano la durata delle cariche dei Capi di Stato maggiore di Esercito, Marina, Aviazione e del Comandante generale dei Carabinieri? Poca cosa, se vogliamo, dato che si passa da due a tre anni, ma è arrivata alla fine del suo iter la discussione Libro bianco della difesa nel quale sono inserite tutte queste disposizioni in modo organico nella rivisitazione della normativa sulla difesa. Perché esportarle in un testo fiscale che non c'entra assolutamente niente?

Inoltre, gli italiani non vanno presi in giro. Per quanto riguarda Alitalia, già nel 2008 Prodi ci aveva raccontato un po' di storielle.

Prestiamo 300 milioni ad Alitalia per uscire da una crisi momentanea (tanto saranno rimborsabili). Quei 300 milioni ormai sono andati e nessuno potrà più pensare di incamerare quella cifra. Del resto, una società che fa debiti e non utili, che non è in grado di pagare i propri fornitori, come può rimborsare un debito contratto con lo Stato, il quale bonariamente - si sa - si mette sempre alla fine dell'elenco dei creditori? Si stabilisce allora di dare un ulteriore prestito di 600 milioni, che Alitalia avrebbe dovuto restituire adesso, a novembre, ma ovviamente Alitalia non è in grado di restituire assolutamente nulla: continua ad accumulare debiti e non facciamo altro che spostare al 2018 questo impossibile rimborso. Nel frattempo, però, Alitalia è ancora con le casse vuote e allora stanziamo altri 300 milioni, ma del resto questi verranno erogati o stanziati senza che vi sia una variazione di bilancio. Ci si può domandare come mai, ma perché non è necessario in quanto non comporta fabbisogno, in quanto la spesa sarà rimborsata nello stesso anno (saranno erogati nel 2018 ed entro il 2018 dovranno rimborsarli). Diciamocelo francamente: se l'Alitalia è una struttura-società decotta, perché continuiamo a raccontare le storielle? Ormai non ci crede più nessuno. Ogni tanto agli italiani si dica in quali situazioni ci troviamo e tutti si rimboccheranno le maniche e faranno la propria parte, ma non continuiamo con le falsità, non continuiamo a raccontare bugie.

I termini indubbiamente hanno un significato. Quando noi leggiamo, almeno dai titoli del testo, che verrà sterilizzata l'IVA, tutti respiriamo, perché «sterilizzazione» è un termine che tranquillizza, ma se andiamo a verificare vediamo che l'IVA più bassa, quella al 10 per cento, chiamata anche IVA agevolata perché tocca i beni di largo consumo, cioè tutto il consumo della fascia medio-bassa della popolazione, passerà dal 10 attuale all'11,14 per cento. Il Governo dice di se stesso: «Siamo stati bravi, perché avremmo potuto aumentarla fino all'11,50 per cento». Ma scusate - mi rivolgo al Governo, ai Ministri - si sta provando a livello italiano, meglio ancora su stimolo europeo, a far partire un po' di inflazione perché questo incrementerebbe consumi e farebbe ripartire l'economia; sappiamo che l'unico strumento che deprimerebbe e bloccherebbe i consumi è proprio l'IVA e qual è il provvedimento cui il Governo mette mano per fare un po' di cassa? È proprio quello sull'IVA sui prodotti di largo consumo, che tocca la fascia più larga della popolazione italiana.

In conclusione, signor Presidente, vorrei toccare rapidamente il tema della SIAE. Erano anni che proponevamo provvedimenti, sempre bocciati in quest'Aula, sostenendo che la SIAE non lascia nulla a editori ed autori: mangia il 90 per cento di quello che incamera, quindi ben vengano le liberalizzazioni delle raccolte. Ma queste cose sarebbero state da farsi in tempo passato.

Quanto alla golden power, tuteliamo i nostri interessi, come stanno facendo tutti. L'ultimo caso che ricorderemo facilmente è la questione francese dei cantieri navali: la coreana STX esce, propone a Fincantieri di acquistare, Fincantieri acquista, interviene il Governo francese di Macron opponendo un no assoluto e decide assolutamente di nazionalizzare i cantieri di Saint-Nazaire. Questo per dire che si tutela l'interesse strategico dello Stato, in questo caso quello francese: tutti fanno i propri interessi e probabilmente l'Italia è l'ultima a farlo.

A proposito della tutela dei nostri interessi, pensiamo ad esempio alle quote di immigrati: nessun Paese europeo rispetta le direttive europee. Forse dovremmo imparare anche noi, o meglio dovrebbe imparare anche il nostro Governo, a proteggere un po' di più gli interessi degli italiani.

A questo punto, norme pasticciate, norme aliene come quelle sulla difesa, aumento dell'IVA che è molto preoccupante, dati allarmanti (e l'Europa ce lo continua a ricordare). Diciamola tutta: non poter apportare una minima modifica - perché qui non si può neanche discutere, in quanto ormai c'è la fiducia facile su tutti i provvedimenti - è un esproprio effettivo delle funzioni legislative del Parlamento da parte di un Governo, che poi dimostra anche una grande incapacità di uscire dalle situazioni di crisi.

A queste condizioni, la Lega Nord non può dare la propria fiducia a questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, in sede di discussione generale avevo chiesto al Governo di riconsiderare l'emendamento 13.0.7, poi diventato l'articolo 13-bis, che regala più di 5 miliardi a una partecipata per la gestione dell'autostrada del Brennero. Questa autostrada, fin dalla sua inaugurazione negli anni Sessanta, è in mano alla stessa società, una società in gran parte pubblica. Ci sono norme europee che prevedrebbero di indire gare per affidare il rinnovo di una concessione autostradale, tanto che nel 2011 il governo Berlusconi, con il ministro Matteoli, lo aveva fatto. La gara prevedeva una serie di condizioni iniziali, rispetto alle quali i partecipanti alla gara sarebbero potuti intervenire proponendone di migliori, ad esempio a livello di pedaggi (per gli automobilisti ciò avrebbe significato pagare di meno), a livello di interventi per il rinnovo di strutture e per la riduzione del numero di anni della concessione. Il Governo Renzi-Gentiloni Silveri, anziché fare gli interessi dei cittadini indicendo una gara, ha aspettato questi tre anni senza fare le gare per poi regalare per trent'anni la suddetta concessione, oltre ai tre di proroga di fatto, perché non è stata indetta la gara (quindi un totale di trentatré anni), a una nuova società, guarda caso una società partecipata, proprio quel genere di società su cui il Governo avrebbe detto di voler fare un taglio, un drastico disboscamento. Forse è stata eliminata qualche partecipata che costava 20.000 o 30.000 euro e magari, in molti casi, rendeva anche servizi ai cittadini e poi se ne fa una nuova per incamerare la bellezza di 11 miliardi di incassi, dei quali oltre 5 di margine operativo lordo, sostanzialmente di profitto. Sono 5,5 miliardi che in gran parte potevano essere recuperati allo Stato, ovvero al contribuente-utente, sotto forma di diminuzione dei pedaggi e attraverso una gara, ma il Governo, che si è sempre vantato di voler far le gare, sta cercando tutti i trucchi per non farle.

Leggo sui giornali del tentativo di regalare una ventina di miliardi ad Autostrade per l'Italia, un regalo puro, perché troverebbero giustificazione nella costruzione di un'infrastruttura che si doveva fare già nel 2002, secondo la società Autostrade, e che costa 4 miliardi. Questo è veramente un fatto scandaloso ed è di gran lunga la misura più imponente dal punto di vista finanziario dell'intero provvedimento.

Il Governo lo ha confermato nel maxiemendamento. Solo questo sarebbe motivo ampiamente sufficiente per votare contro la fiducia, ma soprattutto per esprimere un giudizio estremamente negativo sulla politica del Governo, che centellina i soldi per terremotati, alluvionati, popolazioni e territori colpiti dagli incendi e poi trova 5,5 miliardi da dare a una partecipata da sempre dominata dal partito dell'SVP, ai cui rappresentanti faccio i complimenti perché hanno indubbiamente fatto gli interessi del loro partito e anche in parte della loro popolazione ma a danno di tutti gli italiani e del sistema economico italiano. (Applausi delle senatrici Fucksia e Rizzotti).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ceroni. Ne ha facoltà.

CERONI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, lei sa molto bene che l'Italia centrale è stata colpita lo scorso anno da un grave terremoto. Lei stesso si è recato più volte nei luoghi del disastro. Tale calamità ha determinato una vera e propria emergenza abitativa. Sono state richieste 3.702 abitazioni, 1.843 solo dalla Regione Marche. A oggi, per l'emergenza abitativa nelle Marche, ne sono state consegnate 287.

Qualche cittadino ha provveduto in proprio a realizzare una costruzione per la propria esigenza abitativa, perché ha visto come una forzatura il portarsi lungo la costa.

Ora il Governo, per far fronte a questa situazione, ha previsto nel provvedimento un articolo 8-bis al decreto-legge n. 189 del 2016 stabilendo che per gli interventi di realizzazione di immobili eseguiti nel periodo tra il 24 agosto 2016 e il 24 agosto 2017 in assenza di titolo abitativo e per impellenti esigenze abitative dei proprietari, questi ultimi possono provvedere alla comunicazione di cui all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001. L'autorizzazione - anche in deroga all'articolo 167 del decreto legislativo n. 42 del 2004, che reca «ordine di rimessione in pristino o di versamento di indennità pecuniaria» (vi è cioè una deroga all'ordine di rimettere in pristino o di pagare una sanzione) - viene data previa acquisizione del parere di compatibilità paesaggistica, nonché del nulla osta dell'Ente parco, nonché nel rispetto delle leggi regionali.

C'è un errore nella formulazione dell'emendamento e mi sono battuto in Commissione per far capire al rappresentante del Governo, il vice ministro Morando, che la deroga deve essere generalizzata. Nel momento in cui non vi sono la compatibilità paesaggistica o il parere favorevole del parco oppure la costruzione non rispetta le leggi regionali, siamo al punto di partenza. Quest'emendamento serviva per risolvere un caso, che è diventato emblematico e ci ha reso un po' ridicoli, avendo riguardato una modesta casetta. La deroga va estesa a tutte le norme, altrimenti, se la estendiamo solo all'ordine di rimessione in pristino o di versamento d'indennità pecuniaria non risolviamo il problema. La deroga, siccome si trattava di un'autorizzazione provvisoria, bisognava farla a tutte le leggi: concederla provvisoriamente avrebbe permesso di risolvere un problema, poi, appena risolto il problema e ricostruita l'abitazione, si sarebbe demolito tutto. Senza la deroga a tutto, invece, quella costruzione rimarrà comunque abusiva sul momento. Avrei quindi spostato questa deroga all'inizio, dicendo che si sarebbe agito in deroga a tutte le norme vigenti, trattandosi di una soluzione emergenziale.

Credo che adesso sia troppo tardi per risolvere questo problema. Magari bisognerà presentare un emendamento alla legge di stabilità, che corregga questo aspetto: la deroga serve cioè per ogni legge riferita alle costruzioni realizzate per far fronte alle esigenze abitative nelle Marche e anche nelle Regioni contermini. (Applausi del senatore Malan).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barani. Ne ha facoltà.

BARANI (ALA-SCCLP). Signor Presidente, mi rifaccio all'intervento che ha già avuto modo di svolgere ieri in discussione generale il senatore Milo, membro della Commissione bilancio; la dichiarazione di voto sarà svolta da un altro senatore campano, che è anche Vice presidente della stessa Commissione, il senatore Langella.

A me, signor Presidente, preme sottolineare un fatto: in Commissione si è lavorato molto e bene, anche fino a tarda ora. Ho visto, fra l'altro, la partecipazione di molti colleghi di tutti i Gruppi, che non erano membri della Commissione, la quale quindi è stata molto partecipata. La questione di fiducia posta è dovuta a una mera necessità, perché sappiamo tutti che il decreto-legge fiscale dev'essere convertito e dobbiamo ancora mandarlo ai colleghi della Camera che, se dovessero apportarvi modifiche, ce lo dovrebbero rimandare a noi che, come abbiamo visto poc'anzi durante la Conferenza dei Capigruppo, abbiamo già un calendario forzato per la legge di stabilità e di bilancio. Già da oggi pomeriggio, subito dopo questa seduta, la Commissione bilancio si riunirà e il presidente Tonini ha stilato un calendario che è un tour de force: la prossima settimana dobbiamo riunirci tutti i giorni per discutere gli oltre settecento emendamenti che sono stati segnalati e presentati.

La cosa importante che mi preme sottolineare e che, ovviamente, ci soddisfa tantissimo, è che è un decreto-legge fiscale del quale, in piccola parte, siamo stati protagonisti su alcuni questioni importanti; e ne andiamo fieri. Soprattutto perché all'articolo 1, dove si parla (tra le altre cose) della famosa rottamazione delle cartelle, possiamo affermare che, praticamente, tra il testo del decreto e gli emendamenti approvati sono stati riportati pedissequamente i concetti da noi proposti già lo scorso anno sempre sul decreto fiscale. L'anno scorso non siamo stati ascoltati, quest'anno siamo stati ascoltati. È stata ampliata la platea. Sono state traslate le date e, come noi avevamo previsto, gli incassi sono stati superiori a quelli previsti dal Governo. Quindi, come Gruppo, in maniera silente abbiamo lavorato e abbiamo impedito e denunciato un tentativo da parte di spezzoni della maggioranza attraverso un emendamento del relatore, avallato dal ministro Padoan e dal vice ministro Casero, ma non dal vice ministro Morando, che ieri, giustamente, il collega Milo ha ringraziato. Ringraziamento al quale, da Capogruppo, mi unisco. Costoro volevano introdurre un folle meccanismo di finanziamento delle agenzie fiscali a provvigione sull'incassato; oltre all'ennesimo tentativo di parasanatoria dei dirigenti decaduti e altre amenità, come avrebbe detto il senatore D'Anna.

Con il nostro decisivo intervento e la collaborazione di tutti i senatori del Gruppo ALA, in Commissione abbiamo aperto gli occhi anche agli altri componenti dello stesso Governo e della maggioranza, e l'emendamento, che era stato presentato come blindato, è stato ritirato in poche ore. Questa è stata la nostra funzione, quella di un Gruppo che lavora senza scranni e senza seggiole; come ha detto ora il senatore Verdini, siamo 14 Ministri senza portafoglio.

C'è, poi, un altro punto del quale noi riteniamo di andare fieri e orgogliosi. Ieri il senatore Milo ha avuto modo di dire come Ischia abbia ottenuto un grosso riconoscimento grazie al nostro Gruppo e come noi potremmo andare a testa alta a Ischia e dire che abbiamo fatto il nostro dovere, cosa che non hanno fatto altri Gruppi e cosa, soprattutto, che non ha fatto la Regione Campania.

Ebbene, oggi su «Il Mattino» c'è scritto: grazie al governatore De Luca; ma a noi dal presidente della Regione Campania De Luca non è pervenuto nulla. Egli non ha fatto alcuna pressione: autonomamente, i senatori campani del Gruppo ALA hanno sensibilizzato tutto il Gruppo, cosa che ci ha permesso di presentare emendamenti che il Governo ha accettato. Per questo abbiamo ringraziato il vice ministro Morando e la ministra Finocchiaro.

Essi ci hanno ringraziato di avere impedito al Governo di fare una figuraccia ma soprattutto di far sì che i terremotati di Ischia fossero trattati diversamente da tutti gli altri terremotati. Noi siamo riusciti a impedire questo gap mentre De Luca - se non tramite lo Spirito santo - non ha speso una parola né con noi e, da quanto abbiamo visto, neanche con la maggioranza.

I nostri interventi non sono stati di poco conto, perché sono stati pari a circa 45 milioni (90 miliardi di vecchie lire). Soprattutto, però, io penso a tutte le agevolazioni che siamo riusciti a inserire, come la sospensione del versamento dei tributi, degli adempimenti tributari, inclusi quelli derivanti dalle cartelle di pagamento.

Per quanto riguarda i tributi locali, al fine di compensare gli effetti finanziari negativi, è stato istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'interno, un fondo di 5,8 milioni di euro per l'anno 2017, da ripartire per i tre Comuni dell'isola colpiti, precisamente i Comuni di Lacco Ameno, Casamicciola e Forio d'Ischia. In particolare, per gli interventi di ristrutturazione di detti Comuni è stata autorizzata la spesa di 20 milioni, senatore D'Anna, per il prossimo anno e di 10 milioni per quello successivo. Oltretutto, per sostenere la ripresa delle attività produttive danneggiate, sono stati concessi 10 milioni per il 2018‑2019, con contributo in conto capitale pari al 30 per cento della perdita di reddito.

Questo è stato possibile grazie a emendamenti firmati dai nostri senatori campani e senza fare passerelle a Ischia quando c'è stato il terremoto (come hanno fatto tanti personaggi politici, anche importanti, tanti parlamentari, tanti senatori anche di questa Assemblea). Nel momento di passare dalle parole ai fatti non abbiamo fatto come l'Italia calcistica che il goal non l'ha fatto. Noi il goal lo abbiamo fatto, ovviamente anche grazie al Governo che ci ha ascoltati e ci ha permesso di dire oggi che il nostro dovere di senatori, e di Gruppo, lo abbiamo fatto.

È per questo che, anche per le considerazioni che ho fatto all'inizio, riteniamo che la fiducia sia necessaria. La fiducia viene da un lavoro corale; sarà poi il senatore Langella, in sede di dichiarazione di voto, a elencare i punti sui quali daremo il nostro consenso. Io ho voluto riportarne due. Uno lo avevamo già evidenziato lo scorso anno, ma non ci avevate dato l'attenzione che meritavamo; quest'anno ci avete detto che avevamo ragione, quindi abbiamo contribuito a impedire che ancora una volta gli italiani venissero vessati, poiché l'Agenzia delle entrate è veramente un vessatore. Lo abbiamo impedito e abbiamo cercato di contribuire a testa alta alla ricostruzione dei Comuni terremotati di Ischia. Possiamo dire che siamo stati noi, e non certo il Governatore campano, come titola «Il Mattino». Questo la dice lunga sulle notizie riportate dai giornali, visto che non siamo assolutamente un Gruppo vicino al governatore De Luca, che forse dovrebbe impegnarsi un po' di più per questa sua isola.

Daremo la fiducia al Governo per le considerazioni che ha fatto il collega Milo ieri, per le considerazioni flash che ho fatto io adesso e per quanto dirà il senatore Langella dopo. (Applausi dal Gruppo ALA-SCCLP).

PRESIDENTE. Do la parola al presidente della 5a Commissione, senatore Tonini, perché riferisca all'Assemblea sui profili di copertura finanziaria dell'emendamento 1.900.

TONINI (PD). Signor Presidente, la 5a Commissione si è riunita per esaminare, come da prassi ormai consolidata, i profili di copertura nonché la corrispondenza del testo proposto dal Governo alla fiducia dell'Assemblea a quello approvato dalla Commissione bilancio nelle ore passate.

La Commissione ha verificato la modifica già segnalata dal Ministro per i rapporti con il Parlamento al comma 4 dell'articolo 13-bis, recante disposizioni in materia di concessioni autostradali, riscontrandone la natura ordinamentale meramente formale, e cioè l'inserimento nella procedura di approvazione delle concessioni dell'approvazione del CIPE, che non era prevista nel testo originario.

Ha poi preso atto delle condizioni, poste dalla Ragioneria generale dello Stato per il parere favorevole espresso nella relazione tecnica, che riguardano tre punti. Anzitutto, l'espunzione dell'articolo 1-ter, sui fabbricati di lusso, che comporta oneri privi di copertura finanziaria per 5,4 milioni di euro, e che quindi va stralciato.

C'erano degli aspetti di quella norma che sono sfuggiti al nostro esame e che, invece, la Ragioneria ha messo in evidenza e quindi raccomandiamo al Governo di stralciare dal testo del maxiemendamento l'articolo 1-ter.

Sono poi state fatte delle correzioni relative all'emendamento 2.4 (testo 3) e all'emendamento 7.31 (testo 2). In realtà, per quanto riguarda quest'ultimo, c'è stato un errore procedurale dovuto all'ora notturna in cui abbiamo terminato i nostri lavori in Commissione, perché erroneamente è stato riportato...

PRESIDENTE. Presidente Tonini, ci può indicare le pagine, per poter seguire meglio.

TONINI (PD). Nella relazione tecnica sono indicati, in calce alla firma del Ragioniere. Uno di questi è l'emendamento 7.31 (testo 2), secondo cui, all'articolo 7 «il comma 10-bis va sostituito come segue...». Si tratta quindi del comma 10-bis.

Le chiedo un attimo, signor Presidente, perché non trovo la norma nel testo: conosco la norma, ma non trovo la sua collocazione all'interno del maxiemendamento. La norma è collocata, nell'articolo 6-bis, a pagina 20 del maxiemendamento (ringrazio la senatrice Bonfrisco per l'aiuto nell' individuazione del punto preciso del testo). Si tratta, quindi, dell'articolo 6-bis, che è intitolato «Risorse per l'espletamento dei compiti istituzionali della Polizia di Stato e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco» e recepisce l'emendamento 7.31 (testo 2). La Commissione ha riscontrato che il testo proposto dalla Ragioneria è in effetti quello che è stato approvato dalla Commissione bilancio; poi, però, è stato erroneamente riportato nel testo finale un testo precedente. Quindi c'è stato un errore materiale nel nostro lavoro, dovuto al fatto che il relatore ha consegnato alla segreteria il penultimo testo, anziché l'ultimo testo approvato, che era l'unico che aveva il consenso della Ragioneria generale dello Stato. Abbiamo riscontrato queste esigenze e quindi raccomandiamo al Governo di accogliere le richieste del Ragioniere generale dello Stato, che peraltro corrispondono all'effettivo iter della norma in Commissione.

PRESIDENTE Prendiamo atto del parere, senatore Tonini.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea allievi, allieve, docenti e accompagnatori dell'Istituto «Enrico Fermi», di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2942
e della questione di fiducia (ore 10,45)

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il rappresentante del Governo.

MORANDO, vice ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, come già abbiamo convenuto nel corso della riunione della Commissione, il Governo intende accogliere tutte e tre le richieste di modifica del testo che ha illustrato il presidente Tonini e quindi accetta di apportare al testo su cui è stata posta la questione di fiducia le modifiche che consentono il pieno accoglimento delle condizioni di cui alla relazione tecnica e alla lettera riassuntiva della Ragioneria generale dello Stato sul testo in questione.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bottici. Ne ha facoltà.

BOTTICI (M5S). Signor Presidente, è bello che venga presentato un maxiemendamento e poi, durante la discussione sulla fiducia, si scopre che qualcosa non va. Ricordo che qualche anno fa è successo lo stesso con la legge di bilancio; lei mi disse allora che non era sua responsabilità, ma del Governo. Ora io mi chiedo: in questi anni il Governo ha imparato a fare le leggi per bene o no? A me sembra di no, e non solo perché ogni volta deve tornare su quello che ha fatto.

Si stava parlando del terremoto. Tutte le volte che si fanno provvedimenti per delle emergenze, anche quando si vanno a prolungare o a sospendere i termini per il pagamento dei tributi, ci si accorge che il tempo concesso dal Governo è sempre poco. Anche quest'anno si stanno prolungando i termini delle sospensioni e, se ciò fosse stato fatto in tempo e per bene, le persone si sarebbero anche organizzate.

Ora si ripresenta la questione di Livorno, che voglio proprio prendere ad esempio: voi sospendete il pagamento dei tributi fino al 30 settembre 2018 e poi chiedete il pagamento in un'unica soluzione entro il 16 ottobre 2018. A quelle famiglie o a quegli imprenditori che comunque hanno subìto un danno, che hanno l'attività ferma o che hanno perso il lavoro, voi accantonate i tributi, in qualche modo, per un anno e poi glieli chiedete in un'unica soluzione? Siete dei folli. Sono queste le norme che vanno poi ad incasinare le persone, perché continuate a fare norme che sono errate e che non funzionano.

La rottamazione delle cartelle è uguale. Continuate a fare pezzettini e a mettere toppe su toppe, ma non vi rendete conto che quel vestito è da buttar via. Siete a fine legislatura e, in quattro anni e mezzo, avete veramente tessuto degli stracci, che non reggono più. Le persone veramente hanno bisogno di un Governo in cui ci sia una programmazione e ci sia una visione per il futuro, cosa che voi non avete.

Con le Agenzie fiscali sono anni che tentate di andare contro la sentenza della Corte costituzionale; sono anni che cercate di scavalcare una sentenza costituzionale.

Vedo persone in quest'Aula che ultimamente parlano contro la collaborazione volontaria di chi ha evaso, contro la rottamazione delle cartelle, quando in alcuni provvedimenti, specialmente sulla collaborazione volontaria, il Partito Democratico e gli ex PD hanno votato favorevolmente votando la fiducia.

Voi, come Governo, come pezzettini, state cercando di ricercare una posizione stabile: non ce l'avete e rischiate veramente, anche con le agenzie fiscali, se ripresenterete la norma all'interno della legge di bilancio, di creare dei danni, perché le agenzie fiscali non hanno bisogno di quell'autonomia.

I report del Fondo monetario internazionale e dell'OCSE non hanno detto di fare così; non hanno detto di dare l'autonomia completa alle agenzie fiscali per fare quello che vogliono. Non hanno detto questo. Hanno detto che i piani devono essere più organizzati. Ma non si può giocare con il fisco, perché il fisco è la base per raccogliere le imposte e per fare i piani. E noi lasciamo in mano a chi verrà un fisco libero, con quell'autonomia, con dirigenti all'interno che non avevano il potere di firma e che voi state cercando di far passare con un finto concorso. Vi è già stato bocciato e continuate nello stesso errore.

Poi, per dirne un'altra, continuate a fare la lotta contro l'evasione, andando a prendere chi? I piccoli imprenditori, quelli che lavorano con la pubblica amministrazione, quelli che voi, come pubblica amministrazione, non pagate. Vi ricordo che vi era una vecchia promessa di mister Renzi, che diceva: «Pagheremo i debiti della pubblica amministrazione». Stiamo ancora aspettando e anche gli imprenditori stanno ancora aspettando. Ma non solo: li inserite nello split payment e quindi non versate loro l'IVA, che per loro è liquidità, quella liquidità che serve all'imprenditore per pagare gli stipendi e le tasse, quelle che voi chiedete, quelle che gli evasori non hanno pagato, coloro che si sono portati via i soldi dall'Italia, all'estero, e per i quali voi avete promosso la collaborazione volontaria, facendo pagare pochissimo. Però il piccolo imprenditore lo spremiamo, tanto è qui e non può scappare. Chi ha i soldi continua a stare bene, chi non li ha deve, in qualche modo, soccombere. Questa è la vostra visione, che non è la nostra.

Noi non possiamo essere d'accordo con un decreto-legge fiscale che non vede, che non fa un piano. Quando si approva un decreto-legge fiscale collegato a una legge di bilancio e, quindi, a una visione almeno annuale su ciò che riguarda il bilancio e triennale su ciò che riguarda l'Italia, le idee devono essere chiare e scritte bene. Le vostre sono confuse e scritte male, come spesso viene sancito dai TAR o dalla Corte costituzionale.

L'unica cosa di cui sono felice è che siamo a fine legislatura e finalmente il popolo italiano potrà tornare a votare. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulla questione di fiducia posta dal Governo.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.900 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

BONFRISCO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, la ringrazio.

Sarò breve nella mia dichiarazione di voto. Tenterò solo di ricordare per quale motivo, non solo oggi si mette la fiducia su questo decreto-legge fiscale, ma a cosa esso doveva servire. Questo era il decreto-legge dal quale ci attendevamo molto, quel decreto che, per gli effetti finanziari che avrebbe determinato a copertura di una legge di bilancio che cominceremo a valutare in Commissione bilancio proprio da martedì, avrebbe dovuto dare adeguate coperture. Però, alla luce di quanto abbiamo letto nel testo presentato, non abbiamo ben compreso tutte quelle coperture dove le avremmo trovate, alla fine. Anzi, nel testo iniziale abbiamo visto molte norme di spesa a cui se ne sono aggiunte molte altre nel corso dell'esame in Commissione. Tanto che, più che un decreto-legge, ormai ha assunto le fattezze, lo vediamo anche dalla difficoltà con la quale leggiamo il maxiemendamento e la sua relazione tecnica, di uno dei tanti mai dimenticati provvedimenti omnibus, in cui far transitare tutto e a volte anche il contrario di tutto, per una mal interpretata idea di andare incontro al consenso di tutti.

Vorrei però riconoscere e sottolineare alcuni aspetti importanti. Il primo è che se questo decreto-legge è approdato in Senato in un modo e ne esce ben più ampio, non è per quell'assalto alla diligenza che tutti evocano e che nessuno mai riesce a ricondurre al vero responsabile, perché anche in questo decreto abbiamo registrato come l'assalto alla diligenza venga fatto dal Governo stesso. È il Governo che con le sue proposte, ma anche con altre che fa transitare dal relatore o dai colleghi, certo con buon intendimenti, riesce a distorcere, deformare o quanto meno a ingigantire un testo che evidentemente doveva avere ben altri perimetri. Lo abbiamo visto con norme che sono state approvate e norme che invece non sono state approvate perché non si potevano approvare. Come, ad esempio, la grande riforma dell'Agenzia fiscale in un decreto come questo, per motivi di merito oltre che di forma e per un consenso che, evidentemente, non c'era nemmeno all'interno del Governo.

Il lavoro della Commissione è stato preciso, serio e molto responsabile e segnalo due episodi che parlano di questo serio lavoro del Parlamento. Il primo innanzitutto: un relatore che è stato capace, paziente ed efficace nel raccogliere e nel sintetizzare le esigenze, certo, del Governo, che ne presentava continuamente, e della sua maggioranza e anche nel corretto dialogo con l'opposizione. Poi, un'opposizione così responsabile che c'è stato un momento in cui, nel merito, un testo poteva o no essere condiviso sia dal Gruppo che lo proponeva come da altri Gruppi, ma avendo una copertura finanziaria considerata errata e sbagliata, diciamo così, è stato bocciato.

Vorrei riportare l'attenzione dei colleghi alla correttezza e alla capacità dei componenti della Commissione bilancio, perché persino nell'opposizione, in questo caso all'interno del Gruppo Movimento 5 Stelle, si è verificata una posizione così responsabile e così collaborativa, non ai fini delle valutazioni della maggioranza o del Governo, ma ai fini del bilancio dello Stato, soprattutto verso l'approvazione di una nuova legge di bilancio e della corretta copertura. Quando le detrazioni fiscali a favore di soggetti più deboli del nostro sistema economico vengono messe in discussione, ecco che in quel momento, la Commissione bilancio tutela la bontà di quelle detrazioni, di quel testo, ma soprattutto la sua tenuta finanziaria.

Vorrei segnalare ancora un paio di cose che apparentemente sono positive in questo decreto-legge e non mi sottraggo certo a questo. La più importante è la rottamazione delle cartelle. Non condivido l'opinione della collega Bottici: la rottamazione così si poteva fare e così è stata fatta, ampliando e migliorando quel testo. Oggi quel testo consente di far tirare il fiato a molte persone, anche quelle che avrebbero voluto essere in regola con l'erario ma che spesso sono state costrette a non esserlo da quella contingenza che ancora chiamiamo crisi, Presidente. Oppure la norma sugli esodati, con la quale si cerca di porre rimedio ad una stortura, un errore che ci trasciniamo da anni.

Si interviene le clausole di salvaguardia e meno male, anche se in questo provvedimento è solo accennata la sterilizzazione vera e propria che è stata invece traslata sulla legge di bilancio, fatta per 16 miliardi dei circa 20 complessivi. Perché non ricordare, poi, che la norma contro l'aumento delle aliquote è limitata solo al 2018. Noi quel problema continueremo ad averlo e non lo abbiamo risolto e questo Governo coltiva ancora, in continuità con il precedente, l'uso di raccontare del proprio operato in termini che hanno poco a che fare con la realtà, sulle clausole di salvaguardia e anche su altro.

Penso che questa sia la spiegazione, signor Presidente, per cui gli italiani non riescono ad apprezzare le cifre positive, che pure noi tutti, e io anche, consideriamo incoraggianti, di una certa ripresa o almeno di un'inversione di tendenza dei dati negativi che abbiamo registrato, a causa della crisi finanziaria e non solo, negli ultimi anni. Per questo nessuno si mostra soddisfatto, perché non c'è mai l'analisi, né da parte degli economisti così come da parte del Parlamento, di quanto sia davvero costato alle imprese, alle famiglie e ai cittadini scontare il peso della crisi nei propri portafogli, unito al peso delle politiche di austerity, spesso insensate, come quelle che portarono il Governo Letta ad aumentare l'IVA fino al 28 per cento negli anni con gravissimo danno per la domanda interna e i consumi.

Gli economisti più attenti potrebbero esercitarsi a rispondere con precisione alla domanda: siamo oggi più poveri a causa della crisi o a causa di politiche sbagliate suggerite nei consessi europei o dal sistema finanziario internazionale e, ancora peggio, attuate da Governi senza bussola? Ecco, la bussola, la bussola dei conti, la bussola di quello che è possibile fare, la bussola di quello che è sostenibile fare: questo vorremmo vedere in modo più chiaro.

Sappiamo, e scontiamo a questo Governo, il fatto che è la sua ultima legge di bilancio. Questo decreto-legge fiscale, che l'accompagna, è l'ultimo atto economico di un Governo che ha fatto il possibile ma che se avesse avuto le idee un po' più chiare e fosse stato più coerente con gli impegni assunti, avrebbe senz'altro fatto meglio. Ecco perché alla richiesta di un voto di fiducia, il Gruppo della Federazione della Libertà non può che essere contrario, contrario a come è stato svolto questo lavoro e a come si svolgerà - ahimè, temo - anche il lavoro della legge di bilancio. (Applausi della senatrice Fucksia).

COMAROLI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMAROLI (LN-Aut). Signor Presidente, oggi siamo qui a convertire questo decreto-legge fiscale, decreto che fa da supporto alla legge di bilancio. Considerato lo stesso titolo del provvedimento, ci si aspetterebbe che contenesse norme di supporto notevoli in vari sensi, però la prima cosa che viene in evidenza è che le misure principali di questo decreto rimediano a errori fatti dallo stesso Governo.

Il primo errore cui si vuole rimediare: si cerca, con 800 milioni, di far sì che non scattino le aliquote IVA; ricordiamo che è stato un Governo di sinistra ad aver introdotto tali clausole di salvaguardia, ovvero l'aumento IVA in particolare è stato Matteo Renzi. Ovviamente, allora servivano per fare campagna elettorale con i famosi 80 euro.

L'altro errore cui si cerca di rimediare sempre con questo decreto-legge è che il Governo aveva pensato che dalla voluntary disclosure arrivassero 1,6 miliardi di euro, ma ne sono arrivati appena 500, quindi manca all'appello 1 miliardo e 70 milioni di euro, che ovviamente vanno coperti. Ecco, questo è quello che è il decreto-legge in esame, che cerca di trovare fondi e ancora una volta lo fa sulla pelle dei lavoratori.

Cerca di trovare risorse con lo split payment, che è una norma assurda perché si vuole far cassa sui piccoli artigiani, sulle piccole imprese che lavorano con la pubblica amministrazione. In Commissione abbiamo tentato di porre rimedio, dicendo: se si vuole fare questa azione, che almeno poi lo Stato paghi l'IVA entro un termine di 30 giorni, perché già la pubblica amministrazione ha dei tempi di pagamento enormi, in più si aggiungono i tempi del rimborso IVA. Abbiamo proposto 30 giorni, un termine che mi sembra normale nel mondo del lavoro, invece il Governo, anche in questo caso, ha detto di no.

Poi si va a fare cassa sugli esodati, perché è stato tagliato il numero degli esodati interessati dalla ottava salvaguardia, oppure sui giochi. Anche in questo caso si sono garantiti fondi non su operazioni coerenti di buon senso, di effettivo risparmio, anche se c'erano diversi modi per farlo, ma ancora sui giochi.

Quello in discussione è un decreto-legge che contiene di tutto, come la materia penale. Signor Presidente, mi dica lei come è possibile inserire norme penali in un decreto-legge in materia fiscale. Non si sta entrando nel merito, valutando se quelle norme penali siano giuste o sbagliate, perché la norma sulla condotta riparatoria che è stata inserita effettivamente è utile; ma inserirla in questo contesto non ha senso. Ci dovrebbe essere una buona capacità di fare le leggi, perché esse devono essere poi ad uso dei cittadini, ma non è così.

Vi è poi la questione degli alunni. Anche a questo riguardo, comprendo il buon senso della norma, ma, signor Presidente, si può aspettare fino all'ultimo secondo per inserire queste norme? C'è un disegno di legge a mia firma depositato dal 2013, però il Governo ha preferito aspettare, finché si è evidenziato il problema e allora, all'ultimo secondo, ha inserito la piccola norma nel decreto-legge fiscale, dove non ha senso di stare.

Diverse norme, stralciate dalla legge di bilancio, sono uscite dalla porta e rientrano dalla finestra, perché le hanno inserite nel decreto-legge fiscale, dove non aveva senso che fossero.

Arriviamo così alla questione del terremoto, che è una questione seria. Non so quanti decreti-legge abbiamo già approvato sul terremoto, forse quattro, e anche in questo provvedimento è stato inserito un megaarticolo sul terremoto. Ma si può andare alla rincorsa su un problema così fondamentale e così drammatico per dei cittadini che ancora oggi non hanno dove andare e hanno ancora le macerie? È tutto un rincorrere, perché non c'è quella visione che deve avere invece un buon amministratore. Noi dovremmo stare in quest'Aula a fare le cose utili e necessarie per i nostri cittadini e invece no, ci si preoccupa, soprattutto in questo momento particolare, della futura campagna elettorale.

Avevamo tentato di spiegare, in Commissione, sempre nell'ottica di evitare gli sprechi di denaro, una nostra proposta che permetteva alle Regioni di risparmiare i soldi degli interessi dei mutui e c'è stato risposto che, effettivamente, quella norma avrebbe portato risparmio di fondi pubblici, ma siccome sfuggiva al controllo del Governo centrale, allora non si poteva fare. Secondo lei, Presidente, è giusto negare questa possibilità a delle Regioni che amministrano in modo oculato le loro risorse, che riescono ad avere avanzi di amministrazione, a rispettare i termini di pagamento dei loro fornitori (faccio l'esempio della Regione Lombardia, che paga i propri fornitori a 20 giorni e ha un avanzo di due miliardi)? Quello che si chiedeva era di poter evitare di fare il contratto di mutuo quando lo si poteva solo autorizzare perché c'era l'avanzo e così si sarebbero risparmiati i soldi degli interessi. La risposta è stata negativa, nonostante vi sia stato un evidente risultato, recentemente, al referendum, con il quale si chiedeva di dare competenze ad un buon amministratore, che dimostra di essere capace di tutelare gli interessi dei cittadini nella fornitura dei servizi. Si dice di no, perché sfugge al controllo del Governo centrale.

Prima di concludere, signor Presidente, vorrei toccare la vicenda della casa terremotata di quella signora anziana, conosciuta da tutti come nonna Peppina, non tanto per la singola vicenda, ma per la questione del sistema di burocrazia che c'è in Italia. Non si può, di fronte a un dramma come quello di questa signora, procedere a sfrattarla dalla sua casa perché manca una autorizzazione paesaggistica. Per fortuna - e per questo lo ringrazio - il relatore Lai ha accettato il nostro emendamento per risolvere questo problema, ma mi auguro che nella legge di bilancio che ci apprestiamo ad affrontare il Governo abbia veramente un'attenzione superiore ai problemi reali della gente reale.

Per queste ragioni, noi voteremo contro la fiducia a questo Governo. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Langella. Ne ha facoltà.

LANGELLA (ALA-SCCLP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il nostro Gruppo voterà a favore del provvedimento fiscale. Lo farà per delle ragioni specifiche e per i miglioramenti introdotti nel testo licenziato dal Governo, che sono stati, a nostro giudizio, significativi.

Ne cito alcuni: le grandi compagnie telefoniche saranno costrette a modificare la loro fatturazione, mettendo fine a quella sorta di tredicesima che si erano regalate a sfavore dei consumatori. Consentiremo ai nostri transfrontalieri di regolarizzare la loro posizione fiscale; per gli studenti fuori sede saranno previste norme più chiare ai fini dell'assolvimento dei loro obblighi verso l'erario. Doverosi benefici saranno concessi ai nostri concittadini già duramente colpiti dal sisma e su questo cito in particolar modo Ischia.

Come dicevano prima alcuni autorevoli colleghi del mio Gruppo che mi hanno preceduto, noi abbiamo riservato un'attenzione particolare al terremoto di Ischia, poiché è l'ultimo sisma, in ordine di tempo, accaduto in Italia, con danni e fortunatamente (sfortunatamente per chi è perito) pochi morti. È stato attenzionato al massimo. È stato detto di tutto su questa località, ma mi preme fare una precisazione, oggi, in questa sede: per la prima volta il Governo - e di questo ringrazio il vice ministro Morando che ha capito quello che intendevamo portare all'attenzione della Commissione, ma ringrazio anche il presidente Tonini e tutti i componenti della Commissione - non è stata fatta alcuna differenziazione tra la nostra e le altre Regioni. Cito ad esempio i vari condoni edilizi, i condoni fiscali e successivamente alcune normative sul sisma stesso. Abbiamo, se non altro, messo a tacere le solite dichiarazioni, sostenute da alcuni populisti, circa i cittadini di serie A e i cittadini di serie B. Ci sentiamo italiani come tutti quanti.

Abbiamo risolto i dubbi circa le responsabilità dell'accompagnamento dei minori, consentendo alle famiglie di poter scegliere come meglio organizzarsi. Abbiamo allungato l'intervallo di tempo durante il quale le cartelle fiscali potranno essere rateizzate, come già accennavamo un anno fa di questi tempi, per far sì che tutti paghino il dovuto, ovviamente consentendo loro di prendere impegni più lunghi in modo da onorare le stesse.

Abbiamo semplificato le procedure relative al cosiddetto spesometro, nella speranza che nella prossima legislatura si possa giungere a una riforma ben più radicale di un fisco le cui caratteristiche essenziali rimangono agli anni Settanta, quando ancora si usava il telefono a gettone. Senza contare, infine, le detrazioni concesse per le malattie metaboliche congenite fino a oggi del tutto trascurate, nonostante la loro forte espansione. Vi è infine lo stalking, un reato che non potrà più essere estinto dal pagamento di una semplice pena pecuniaria, che era, secondo noi, un'ingiustizia tremenda.

Basterebbero questi elementi per giustificare il nostro voto favorevole, ma non possiamo dimenticare che il decreto al nostro esame è parte integrante della manovra finanziaria per il 2018. Esso contribuisce solo in minima parte al contenimento dei saldi, fornendo risorse aggiuntive pari a 9,7 milioni per il 2018 e circa 90 milioni per i due anni successivi. Ma queste cifre sono il frutto di una differenza algebrica per il prossimo anno, costituito da maggiori entrate per oltre 1,3 miliardi, che vanno a finanziare altrettante spese che altrimenti andrebbero a gravare sui conti pubblici italiani. Che poi circa il 70 per cento di queste nuove spese, pari a 862 milioni, siano in conto capitale è solo una circostanza in più, che dovrebbe far apprezzare meglio l'impegno profuso.

Al di là di tali questioni di merito e delle risultanze contabili, c'è un dato squisitamente politico che non può essere trascurato. Proprio questi giorni siamo testimoni di un fatto singolare: dopo molti mesi il PIL italiano ha messo a segno un incremento significativo pari, in previsione, all'1,8 per cento rispetto al trimestre dello scorso anno. Doveva essere un motivo di plauso, invece abbiamo assistito, da parte di alcuni esponenti europei, a una nuova reprimenda: l'accusa nei confronti delle istituzioni italiane di non dire la verità ai propri concittadini circa lo stato reale della nostra economia.

Mi riferisco ovviamente alle dichiarazioni del Vice Presidente della Commissione europea, la cui inopportunità è del tutto evidente, perché lascia trasparire quale sarà l'atteggiamento della Commissione europea o di una parte di essa nei confronti del futuro Governo italiano. Credo sia giusto rispondere con fermezza a questa provocazione, senza alimentare ulteriori polemiche, ma dimostrando nei fatti questo spirito di coesione nazionale che è il presupposto per respingere al mittente qualsiasi interferenza nella vita della nostra Repubblica.

Contrariamente a quanto pensa la Commissione europea - o una parte di essa - la nostra non è una lingua biforcuta: non ci nascondiamo e non nascondiamo ai nostri elettori le difficoltà in cui vive il Paese, ma siamo convinti che si possa uscire dai disastri prodotti dalla politica di austerity decisa a Bruxelles e imposta agli italiani da Governi non legittimati da un voto popolare. E se ne uscirà prima se prevarrà quel forte sentimento nazionale che ci spinge a superare contrasti di natura ideologica a difesa di semplici interessi particolari.

Per riprendere una locuzione tanto cara a Francesco Guicciardini, come abbiamo detto in altre occasioni, il nostro Gruppo quest'esigenza non solo l'ha compresa da tempo, ma con essa è stato coerente, nonostante gli insulti e gli ostracismi di tanta stampa italiana. Questo nostro voto favorevole, tenendo conto del contesto che ho appena evocato, suona come un'ulteriore conferma di questo. (Applausi dal Gruppo ALA-SCCLP).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Prima di passare al prossimo intervento, vorrei salutare allieve e allevi, docenti e accompagnatori dell'Istituto professionale di Stato per i servizi alberghieri e la ristorazione «Giovanni Falcone» di Giarre, in provincia di Catania, che seguono i nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2942 e della questione di fiducia (ore 11,22)

URAS (Misto-Misto-CP-S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-Misto-CP-S). Signor Presidente, ciò che avevo da dire l'ho detto anche durante la discussione generale sul provvedimento.

Penso che questo decreto-legge, che fa parte e costituisce il primo segmento della manovra di bilancio, sia il frutto di un lavoro parlamentare, che è stato svolto insieme al Governo, certamente utile, in ragione dei risultati che ha ottenuto e perché affronta alcune emergenze che abbiamo concordemente individuato e in parte anche concordemente trattato.

Dico questo perché il provvedimento presenta tanti elementi che sono stati indicati e sostenuti da varie formazioni politiche e Gruppi parlamentari, di maggioranza e di minoranza. È stato compiuto un lavoro di modifica del testo originario, che è intervenuto anche spostando nella prossima legge di bilancio intere materie che erano ricomprese nel decreto fiscale, consentendo che fossero trattate in maniera più compiuta in quella sede, anche con le coperture finanziarie necessarie. Esso ha però ottenuto il risultato di risolvere problemi assolutamente urgenti, quindi il mio voto favorevole è motivato anche da quest'aspetto.

Non voglio parlare solo del territorio che mi esprime, che è sicuramente stato interessato in modo significativo almeno da alcune questioni, che citerò molto brevemente. Il Presidente sa quanto abbiamo spinto sulla questione della continuità territoriale, anche presentando una mozione specifica e intervenendo nel dibattito politico in Aula, convinti che la continuità territoriale in regime di amministrazione straordinaria di Alitalia, nella fase di cessione dell'ex compagnia di bandiera, non dovesse essere messa a rischio fino al punto di impedire la mobilità per un'intera comunità come quella isolana. E lì non c'è la soluzione a regime, perché questa potrà essere risolta, non solo dalla effettuazione e conclusione positiva della gara per la continuità territoriale 1 e 2, ma perché è necessario affrontare il problema del riconoscimento della insularità come elemento di svantaggio di quella Regione, anche in sede comunitaria, anche ai fini della definizione di un sistema di aiuti derogato che consenta, soprattutto nei settori come i trasporti (e non solo) un intervento mirato.

Abbiamo risolto problemi importanti. Io ne cito un altro. Le nostre ferrovie, quelle del Mezzogiorno, quelle che sono in concessione regionale, sono state fino a ieri escluse dalla verifica e dal controllo della autorità preposta a livello nazionale. In questo modo, si sono create le condizioni perché si verificassero incidenti pesantissimi, che hanno determinato lutti gravissimi in alcune Regioni. Ne cito una: la Puglia.

Questo provvedimento raccoglie un emendamento del collega Stefano e mio che risolve questo problema: potenzia l'autorità di controllo; determina sanzioni a chi non interviene adeguatamente sui sistemi di sicurezza; introduce una procedura di modernizzazione di quelle reti ferroviarie, che sono, tra l'altro, frequentatissime e indispensabili proprio per raggiungere i livelli di sicurezza necessari.

Poi abbiamo fatto altro. Per il mondo agricolo abbiamo operato intervenendo sull'agropastorale in Sardegna, ma lo abbiamo fatto per tutti gli agricoltori che sono titolari di contributi e che potranno averli in tempi utili, così come sono previsti dalla procedura in corso, senza quell'imbuto un po' pesante che era stato introdotto sul piano procedurale.

Insomma, un provvedimento omnibus che, però, soddisfa tante situazioni e tante circostanze che sono state esaminate, anche su sollecitazione dei vari Gruppi parlamentari, con un lavoro assolutamente produttivo. E di questo ringrazio il presidente Tonini, certamente il relatore e il rappresentante del Governo, nella persona del vice ministro Morando, che hanno reso possibile questa attività. (Applausi dal Gruppo Misto).

RICCHIUTI (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RICCHIUTI (Art.1-MDP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto legge n. 148 del 2017 rispecchia molto la visione politica ed economica del Partito Democratico a trazione, anzi a freno, renziano. È un testo di centrodestra che i colleghi di Forza Italia e della Lega Nord non votano solo per motivi tecnici. Loro non avrebbero saputo scriverlo meglio.

Parliamo della rottamazione delle cartelle. È un provvedimento che si limita ad agevolare i contribuenti che provano le loro difficoltà? No di certo. Non si fa nessuna differenza tra chi è davvero in difficoltà economica e chi non lo è. È una semplice proroga dei termini per chi, senza motivo, non ha ancora aderito alla precedente rottamazione.

Il provvedimento di oggi fa sentire degli idioti sia chi aveva già aderito alla rottamazione appena scaduta, ma soprattutto quelli che, come i percettori di reddito fisso, da lavoro o da pensione, pagano tutte le tasse perché non possono scappare in quanto hanno la ritenuta alla fonte. Abbiamo dato nella manovrina la possibilità a chi ha perso nei due gradi di giudizio ed è giunto in Cassazione di pagare senza sanzioni, rinunciando a centinaia di milioni di euro. Soprattutto, però, non facciamo distinzione fra chi ha pagato le rate e chi non le ha pagate. Premiamo chi non ha rispettato i patti e facciamo una pernacchia a chi ha rispettato le regole.

Parliamo adesso degli amici, e cioè del rinnovo ex lege della concessione per il gratta e vinci a Lottomatica. Sì, perché se si fosse trattato di una proroga, avrebbe dovuto farla con un atto amministrativo l'Agenzia delle dogane all'esito di apposita istruttoria. Dunque, visto che siamo di fronte a un rinnovo disposto per legge, sono forse state rispettate le disposizioni del diritto comunitario, il codice degli appalti e la giurisprudenza nel merito?

Abbiamo violato le normative e, inoltre, incasseremo meno di quello che avremmo incassato se avessimo proceduto alla gara. Complimenti! Gli italiani saranno contenti e vi premieranno certamente alle elezioni.

È forse utile ricordare di cosa stiamo parlando in termini di business per Lottomatica. Significa, in termini di ricavi, 370 milioni di euro all'anno per nove anni, e cioè di 3,3 miliardi di euro. Infatti, l'aggio per il concessionario del gratta e vinci rappresenta il 3,9 per cento della raccolta annua, che ammonta a 9,5 miliardi all'anno. Un bel business, non c'è che dire.

Il nostro emendamento è stato respinto a strettissima maggioranza; aveva la copertura necessaria e le motivazioni del respingimento sono state ridicole. Passiamo adesso ad altri temi.

In questo decreto-legge ci sono forse provvedimenti a favore degli esodati? Si blocca o si ridefinisce il meccanismo automatico dell'innalzamento dell'età pensionabile? Ci sono ulteriori finanziamenti alla sanità pubblica? Si abolisce per caso il superticket, misura davvero urgente? Ci sono finanziamenti per il trasporto su ferro dei pendolari? No di certo.

L'articolo 15 prevede danari solo per potenziare l'alta velocità, che già rende bene, ma niente per potenziare i treni per i pendolari. Alla faccia della cultura del servizio pubblico.

Il decreto-legge sottrae il finanziamento all'ILVA di Taranto per le opere di bonifica prevedendo altre destinazioni. Un disegno democratico e progressista era ben visibile, invece, nei nostri emendamenti.

Abbiamo proposto di sopprimere l'articolo 1, vale a dire l'ennesimo condono chiamato rottamazione delle cartelle esattoriali, fatta eccezione per le università; e di sopprimere l'articolo 7 sul prolungamento della durata dei vertici delle forze armate. Abbiamo proposto di estendere le misure di dilazione dei pagamenti per gli alluvionati di Livorno, e almeno questo emendamento è stato parzialmente accolto.

Sulla sanità abbiamo proposto di destinare 2,5 miliardi per il Servizio sanitario nazionale nel 2017 e 1,7 miliardi per il 2018. Inoltre, abbiamo proposto di abolire il superticket, coprendo questa misura con circa 600 milioni da altre voci. Abbiamo proposto il ripristino del finanziamento all'ILVA di 534 milioni per la bonifica ambientale con la copertura derivante dall'abolizione della riduzione dell'IRES.

In materia di lavoro, abbiamo proposto di mettere in salvo i risparmi derivanti dal monitoraggio e dalla verifica sulle salvaguardie per gli esodati e sull'APE sociale al fine di un futuro utilizzo, e di prorogare al 30 giugno 2018 il termine entro cui il MEF deciderà - sulla base delle rilevazioni ISTAT - l'aumento della vita media. Vogliamo, infatti, che l'automatismo nell'adeguamento dell'età pensionabile sia profondamente rivisto.

Quanto alla tariffazione telefonica e alle telecomunicazioni, abbiamo proposto di riportare le fatturazioni su base mensile (non ventotto giorni). Per fortuna, questa proposta è stata accolta.

Quanto ai trasporti, volevamo il rafforzamento del ferrobonus, già introdotto con la legge di stabilità 2016. Proponevamo di stanziare ulteriori 150 milioni oltre i 420 già previsti finanziandoli. Per i pendolari prevedevamo l'istituzione di un fondo nazionale del trasporto ferroviario pendolare presso il Ministero di riferimento, con una dotazione di 400 milioni per ciascuno degli anni 2017-2018-2019, volto a finanziare un piano straordinario di sviluppo del trasporto su rotaia, teso ad attuare l'obiettivo di cinque milioni di persone trasportate al giorno, aumentando la presenza di treni pendolari rispetto a quelli a mercato nonché i collegamenti sulle principali linee pendolari. Coprivamo la proposta con la riduzione della deducibilità degli interessi passivi per gli istituti di credito e di assicurazione.

Proponevamo di correggere il vistoso vuoto normativo in materia di uscita degli alunni dalle scuole medie in autonomia per renderla possibile, come è sempre avvenuto attraverso liberatorie (questo è un punto su cui la maggioranza ha convenuto).

In materia di stalking, abbiamo presentato un emendamento volto a escludere la possibilità di estinguere il reato con il pagamento di una somma di danaro, che deve restare il risarcimento civile dovuto senza effetti sull'accertamento del reato.

E anche questo aspetto è stato accolto, anche se si è voluto, attraverso un emendamento della sottosegretario Boschi, metterci il cappello. Ma noi siamo superiori e guardiamo al bene delle donne; questi mezzucci li lasciamo a chi ha tempo da perdere.

A parte le poche eccezioni che ho detto, questo decreto-legge serve forse al Paese? No, di certo. È di alto gradimento per gli evasori seriali e i soliti furbi del quartierino, ma non porta nessun beneficio per chi fa fatica a tirare la fine del mese.

Sull'equo compenso siamo favorevoli a che il tema riguarda gli ordinisti e i non ordinisti. Il testo approvato lascia aperte molte perplessità. Bisognerà chiarire cosa significa estendere il diritto all'equo compenso previsto per la professione forense, in quanto compatibile, anche ai professionisti iscritti o meno agli ordini. Per i lavoratori non iscritti agli ordini e ai collegi non è previsto alcun procedimento per la determinazione dei parametri e, quindi, per il calcolo del compenso equo, per cui la norma è molto confusa e non applicabile così com'è. Infine sarà il caso di dire che anche per gli avvocati stiamo, nei fatti, parlando di compenso minimo e non di compenso equo.

Infine, signor Presidente, è stata inserita nell'articolo 11-bis la firma digitale, per tutta una serie di atti. Si segnala, in proposito, che l'emendamento approvato in Commissione per inserire tale articolo rappresenta un grave arretramento rispetto alle decisioni assunte dal Parlamento in sede di stralcio degli articoli 44 e 45 del cosiddetto disegno di legge concorrenza. In quella sede, recependo peraltro le osservazioni in apposita audizione del procuratore nazionale antimafia, Roberti, venne rigettata l'idea di consentire la costituzione di nuove Srl o la circolazione delle relative partecipazioni con la sola firma digitale, a causa dei rischi di riciclaggio, frode identitaria, falsificazione documentale, che l'utilizzo della sola firma digitale comporta in delicatissimi equilibri patrimoniali e societari come quelli in oggetto. Con questa norma lo scossone alle esigenze di tutela e certezza del diritto non solo si ripropone nei settori denunciati dalla direzione nazionale antimafia (DNA), ma addirittura si allarga a complesse e più strutturate operazioni di trasformazione, scissione e fusione societaria. È evidente il pericolo della norma, così come proposta, e la necessità di correggerla nel più breve tempo possibile, con tutti gli strumenti occorrenti, anche nella prossima legge di bilancio.

Per tutti questi motivi, il Gruppo MDP voterà contro il provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi Art.1-MDP e Misto-SI-SEL. Congratulazioni).

MAURO Giovanni (GAL (DI, GS, PpI, RI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO Giovanni (GAL (DI, GS, PpI, RI)). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, questa legislatura, tutta a trazione PD, si conclude un po' come è iniziata e come si è andata svolgendo durante gli anni. Uno strumento fondamentale per il Paese, come il decreto fiscale, ovvero delle misure che devono essere viste come organiche rispetto alla manovra di bilancio che andremo ad approvare, finisce ancora una volta per essere, semplicemente, un'accozzaglia di iniziative, neanche armoniche tra di loro. Tale provvedimento è stato definito, anche da autorevoli membri della maggioranza, come un decreto omnibus, che per sua definizione non può quindi avere una visione strategica di uno degli elementi fondamentali per lo sviluppo del Paese e di uno degli strumenti che può e deve essere utilizzato, ovvero la leva fiscale.

Al di là del titolo, il provvedimento in esame non affronta minimamente uno degli elementi di rottura del nostro sistema economico, che è il sistema fiscale, così com'è visto. In barba a ciò che dice la collega di Ricchiuti, alla quale questa manovra sembra essere di centrodestra, di certo non lo è. Non ci appartiene una visione tale, né della società economica, né degli strumenti che il Governo deve utilizzare, per venire incontro alla crescita del Paese. Mai ci saremmo sognati di attuare uno strumento come questo, assolutamente strabico, perché da un lato esso cerca di venire incontro ai soliti noti e a coloro che sono forti nel Paese dal punto di vista economico e anche dal punto di vista dell'opinione, mentre dall'altro è estremamente debole l'occhio che guarda alle esigenze reali della collettività e degli italiani, che sono particolarmente vessati da un fisco ingiusto.

Appena un anno fa, nel precedente decreto fiscale, si voleva contrabbandare questa come un'iniziativa volta ad un fisco giusto, all'abolizione di Equitalia, alla rottamazione delle cartelle e quant'altro. Un anno fa noi lo dicemmo che quello strumento sarebbe stato totalmente inefficace, perché il condono che è stato attuato era un condono per ricchi, non un condono per le piccole e medie imprese italiane, per i piccoli professionisti, per il tessuto economico tipico della nostra Nazione, che era venuta fuori da un periodo lunghissimo di crisi e che quindi era in difficoltà rispetto alle agenzie fiscali. Non siete andati incontro alle esigenze vere del Paese, ma siete andati incontro soltanto alla propaganda, per poter dire e titolare nei giornali che si aboliva Equitalia e che si faceva il condono fiscale. Ve ne fregava allora, e avete visto ora com'è andata a finire, che quegli strumenti non sarebbero stati minimamente utili al nostro Paese.

E oggi ritornate con un condono bis, il quale, avendo le stesse caratteristiche del primo condono, sarà coronato dallo stesso insuccesso. Ancora oggi avete a che fare con quell'Equitalia che non solo non siete riusciti ad abolire e a modificare, ma che continua ancora a mettere in campo gli stessi metodi oppressivi che conoscevamo perché sì, questo è un fisco assolutamente oppressivo per il nostro tessuto economico.

Vedete, la leva fiscale, strumento fondamentale delle politiche economiche di un Governo e di un Paese, oggi ancora una volta vede completamente sbilanciate le misure. Se da un lato si dice che il Paese va a due velocità, se da un lato si dice che davvero bisogna intervenire per superare le aree di crisi del Paese, questo decreto-legge invece considera questa nostra Italia tutta lunga e tutta uguale. Non c'è una politica del fisco per il Mezzogiorno, neanche citato nel decreto-legge, e poi c'è una concezione culturale che è tutta vostra della sinistra. Siete spaccati e divisi, ma di una cosa siete assolutamente certi: vi è una ripresa del Paese, la quale dipende dalla capacità delle nostre piccole e medie imprese di saper non solo resistere, ma reagire in maniera caparbia alle contingenze internazionali. La ripresa del nostro PIL è tutta dovuta a questo sforzo eccezionale e a questa capacità della nostra piccola e media impresa. Anziché elaborare un sistema del fisco che aiuti questa parte buona, forte e robusta del Paese a crescere, a proseguire nella crescita e quindi a creare nuova occupazione, vi limitate a dei provvedimenti spot, vi limitate semplicemente ad andare ad aggiustare le vostre situazioni politiche. Infatti, se oggi il senatore Uras può essere contento, essendo passato nell'area della maggioranza, per i provvedimenti a favore della sua Sardegna, vi ricordate che le stesse caratteristiche della Sardegna le ha anche la Sicilia? Forse, poiché i vostri partner di Governo oppure i vostri parlamentari della Sicilia non sono sufficientemente autorevoli, non si riesce a dare gli stessi riconoscimenti che vengono dati a un'isola come la Sardegna anche a un'isola come la Sicilia? Ma che senso ha questo vostro modo di fare la politica o di concepire il Governo del Paese? Andare ad aggiustarvi le situazioni politiche non avendo alcuna visione organica dell'interesse del Paese in maniera complessiva? (Commenti della senatrice Albano).

Voi avete dimostrato, con questo decreto-legge non solo di essere assolutamente inadeguati, ma anche di essere assolutamente perniciosi rispetto agli interessi di ampie aree geografiche del nostro Paese. Vorrei appena ricordarvi, cari colleghi della maggioranza che ancora una volta vi accingete, in maniera acritica, a occhi chiusi, a votare la fiducia al Governo, che per questa visione del Paese e per questi disastri nell'anno 2018 pagherete sicuramente sul piano politico. Ma a noi dispiace che a pagare siano coloro che nel nostro Paese attendono le riforme e ci credono. Ma per ottenerle dovrete aspettare che il centrodestra, con le sue ricette, con la sua capacità di visione globale e complessiva del Paese, possa tornare al governo della nostra Nazione.

Per questo voteremo contro la fiducia sul provvedimento. (Applausi dal Gruppo GAL (DI, GS, PpI, RI)).

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, il Gruppo per le Autonomie esprimerà un voto favorevole sulla fiducia sul decreto fiscale collegato alla legge di bilancio, perché ne condivide obiettivi e indirizzi di merito.

Riteniamo importante che nel decreto-legge siano state previste diverse misure relative a detrazioni e incentivi per categorie e utenti più deboli: in particolare l'estensione dell'equo compenso a tutte le professioni, che al tempo stesso stabilisce vincoli stringenti per la pubblica amministrazione.

Come Autonomie riteniamo un risultato importante il fatto che sia stato accolto e inserito nel provvedimento quanto avevamo proposto anche per le piccole farmacie rurali, innalzando finalmente la soglia per poter continuare a beneficiare degli sconti, garantendo così la sopravvivenza di questo servizio importantissimo per la popolazione, in particolare per le zone montane.

Per noi l'emendamento più importante è evidentemente quello sulla concessione per l'Autostrada del Brennero e per le autovie venete. Riteniamo che questo sia un risultato straordinario e molto innovativo, non solo per l'Italia, ma anche nel contesto europeo. La soluzione individuata ha finalmente una base giuridica solida per la conclusione della concessione e convenzione tra il Ministero dei trasporti e gli enti locali. Sappiamo che sono ancora da perfezionare i documenti tecnici e che l'iter burocratico è da completare, ma siamo fiduciosi, sulla base dell'accoglimento della nostra proposta, di poter arrivare alla stipula della nuova concessione nei primi mesi del 2018. Le funzioni del concedente continueranno a essere svolte dal Ministero dei trasporti.

Ricordo ai colleghi che l'Autostrada del Brennero ha accantonato, dal 1997 in poi, la cifra di ben 650 milioni di euro, che verranno trasferiti al bilancio dello Stato per poter finanziare questa importante opera infrastrutturale, che collega l'Italia con l'Europa, ossia la galleria del Brennero, che sarà la galleria più lunga del mondo. Tale trasferimento avverrà evidentemente solo nel momento in cui la nuova concessione sarà operativa. In più, il nuovo concessionario destinerà altri 34,5 milioni di euro all'anno al fondo ferrovia, per finanziare anche in futuro questa importante opera. Inoltre, al bilancio dello Stato arriveranno altri 70 milioni di euro all'anno per i primi otto anni.

È una delle operazioni più importanti che abbiamo fatto in questa legislatura, che va a beneficio non solo, chiaramente, degli enti locali interessati, ma anche dell'intera Italia, perché così garantiamo che i proventi di questa autostrada, che è tra le più redditizie in Italia, vengano completamente destinati a opere di interesse pubblico, anziché a distribuire dividendi a eventuali soggetti privati.

Si evince chiaramente che questa soluzione sottolinea il carattere unitario e strategico per la realizzazione non solo della galleria, ma anche per le tratte di accesso nella linea tra Verona e Fortezza ed è essenziale anche nell'ambito del corridoio di trasporti europei TNT, in relazione al quale i Governi Renzi e Gentiloni Silveri hanno condiviso l'impegno per un aumento delle quote di cofinanziamento europeo.

Voglio ringraziare a questo punto anche l'allora presidente del Consiglio Romano Prodi, ma anche l'allora presidente dell'Autostrada del Brennero Ferdinand Willeit, che ebbero la lungimiranza di pensare, già nel lontano 1997, ad una soluzione così innovativa; ricordo che all'epoca era persino vietato dalle norme comunitarie finanziare con i proventi della gomma, cioè con i pedaggi, un'opera su rotaia. Questa soluzione che abbiamo individuato assieme al MIT e al MEF è pienamente conforme all'articolo 17 della direttiva comunitaria.

A questo punto annuncio il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie, non senza aver ringraziato il ministro Graziano Delrio per il costante appoggio a questa iniziativa, ma anche il vice ministro Morando e il presidente della Commissione bilancio Giorgio Tonini per aver accompagnato questo percorso, che auspico si concluderà favorevolmente con l'approvazione della legge di conversione di questo decreto-legge. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

VICARI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VICARI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il collegato fiscale rappresenta il primo passo della nuova sessione di bilancio. Una sessione, quest'anno, che inizia in un contesto macroeconomico che permette di essere fiduciosi per il futuro. Il quadro è complessivamente diverso da quello dell'inizio della legislatura e ci ha visto duramente impegnati nel corso di questi anni.

Per quanto riguarda l'iter parlamentare, è stato condotto un intenso e faticoso lavoro di miglioramento e arricchimento del testo, che ha consentito di arrivare oggi in Assemblea con un testo condiviso. Per tale motivo voglio ringraziare la disponibilità e la collaborazione del vice ministro Morando e del presidente Tonini. Durante i lavori in Commissione bilancio sono state apportate numerose e sostanziali modifiche di integrazione al testo, che nel loro insieme hanno confermato l'impianto generale del provvedimento e migliorato alcuni aspetti, ampliando significativamente i settori di intervento.

A questo punto vorrei soffermarmi su alcune modifiche approvate nel corso dell'esame in sede referente.

Con riferimento alle imprese, voglio citare l'incremento della dotazione del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese che può essere anche integrato dall'intervento di Cassa depositi e prestiti. Si tratta di un'iniziativa che aumenta notevolmente le potenzialità finanziarie dei confidi e che va nella direzione di sostenere, attraverso questo intervento, il mondo delle imprese.

In tema di salute, vorrei ricordare che viene introdotto un regime di detraibilità in via sperimentale, per due anni, degli alimenti a fini medici speciali. Si tratta di alimenti indispensabili in alcune patologie di malassorbimento per le quali, date l'estensione e la diffusione nella società italiana, riteniamo importante sperimentare quest'intervento, aiutando coloro che ne soffrono attraverso la possibilità della detrazione.

Inoltre, mi sembra molto importante la norma approvata sulla vendita delle sigarette elettroniche, che in queste ore sta provocando molta polemica. Sul fronte delle vendite di sigarette elettroniche contenenti nicotina, abbiamo previsto il divieto di vendita online, stabilendo che questa sia possibile solo attraverso il circuito delle tabaccherie e dei rivenditori specializzati autorizzati. Abbiamo ritenuto che la tutela della salute avesse la priorità rispetto ad una libera e non controllata commercializzazione di questi prodotti via web. Infatti la norma fa riferimento soltanto alle sigarette elettroniche che contengono nicotina. Facciamo chiarezza sul punto.

A causa della mancanza di controlli amministrativi che hanno permesso una serie di comportamenti elusivi ed evasivi di alcune aziende, lo Stato, sulla vendita di sigarette elettroniche, ha incassato solo 4 milioni sui 115 previsti su base annua. Non solo. In virtù del contenzioso pendente presso la Corte costituzionale dopo un rinvio del TAR, queste stesse aziende hanno applicato l'imposta di consumo non sulla quantità del liquido (come previsto) ma solamente sulla quantità di nicotina pagando così solo un decimo di quanto dovuto al fisco. Un'autentica truffa ai danni delle tasche degli italiani. Ma non è finita qui. A causa di questa giungla amministrativa e contabile il commercio online di prodotti contenenti nicotina ha potuto così proliferare soprattutto con il commercio su siti web di aziende estere e permettendo che alcune vendite non venissero regolarmente registrate e dichiarate.

Grazie a tale caos, questi prodotti vengono a tutt'oggi venduti senza alcun controllo (sanitario e fiscale) anche dentro negozi non autorizzati dove il liquido viene addirittura diluito così da ottenere un quantitativo superiore da vendere. Ecco perché, con il nostro emendamento, ho voluto non solo porre fine ad un autentico traffico illegale di nicotina ma, soprattutto, permettere che ogni singolo prodotto messo in vendita sia preceduto da un controllo che ne permetta la tracciabilità e il recupero di un gettito di circa 10 milioni di euro ad oggi non versato a danno delle tasche di tutti gli italiani. Proprio poche ore dopo l'approvazione del mio emendamento è arrivata sia una sentenza della Corte costituzionale che finalmente fa chiarezza sulla norma in questione, sia una circolare dei Monopoli di Stato che annuncia la chiusura dei siti che vendono prodotti a base di nicotina non a norma.

Insomma, la legalità ha avuto la meglio nonostante le minacce, anche di morte e anche personali, che in queste ore sto ricevendo sui social e in privato solo per aver voluto il rispetto delle regole e il pagamento di un'imposta evasa ed elusa. Tutti noi paghiamo le tasse: ora si adegui anche chi, fino ad oggi, ha guadagnato milioni di euro su un commercio illecito a scapito della salute (e delle tasche) di tutti noi. Permettereste ai vostri figli di acquistare prodotti a base di nicotina senza che vi sia alcun controllo? E per quale motivo questi signori dovrebbero continuare ad evadere le tasse? Le regole sono uguali per tutti. E da oggi, finalmente, anche per chi protesta a causa della cessazione di un privilegio abusivo, illegale e pericoloso.

In Commissione abbiamo risolto, attraverso un emendamento sottoscritto da numerosi Gruppi politici, la questione concernente l'uscita dei minori di quattordici anni da scuola, emersa a seguito di una recente sentenza della Corte di cassazione. A tale riguardo si prevede che i soggetti esercenti la responsabilità genitoriale possano autorizzare le istituzioni scolastiche a consentire l'uscita autonoma dei ragazzi dai locali scolastici, ma anche di consentire agli stessi di usufruire in modo autonomo del servizio di trasporto scolastico gestito dagli enti locali mediante una liberatoria che esonera il personale scolastico e gli enti stessi da ogni responsabilità connessa all'adempimento degli obblighi di vigilanza.

Altra questione di stretta attualità che con il provvedimento in esame intendiamo risolvere è la prassi della fatturazione a ventotto giorni, elemento da riformare ai fini della tutela dei consumatori. Si tratta di una pratica adottata sempre più frequentemente negli ultimi anni dagli operatori della telefonia mobile e della televisione e che rischiava anche di diffondersi con un meccanismo a tratti ingannevole nei confronti dei cittadini. Al riguardo, si è introdotta una disposizione che, anche in linea con gli orientamenti successivi dell'authority, prevede il ritorno della fatturazione su base mensile (o di multipli del mese) con la sola esclusione, nell'ambito della telefonia mobile, delle offerte promozionali temporanee.

È importante, inoltre, una misura a favore dei futuri giovani imprenditori del Mezzogiorno, perché con la misura «Resto al Sud» avevamo previsto che si potesse accedere a questa opportunità fino al limite del complimento dei trentacinque anni, ma i tempi più allungati della sottoscrizione della convenzione con Invitalia e dell'apertura del bando ci hanno suggerito di estendere la possibilità a chi aveva compiuto, alla data di approvazione della norma, il trentacinquesimo anno di età, mantenendo questo termine, quindi consentendo anche a chi ha superato quell'anno di poter accedere a tale misura.

Infine vorrei soffermarmi sul principio dell'equo compenso. L'introduzione dell'equo compenso per la professione degli avvocati contiene già in sé la prospettiva per un allargamento alle altre realtà professionali. Siamo riusciti in questo modo a rispondere alle richieste che da tempo questo settore ci avanzava, determinando una norma che possiamo ritenere l'architrave di un sistema che in futuro potrà estendere a tutti i professionisti l'equo compenso.

Siamo fiduciosi che nel prossimo futuro, a partire dal disegno di legge di bilancio, possano essere introdotti nel nostro ordinamento alcuni temi che, pur ampiamente condivisi, non hanno trovato spazio nel decreto-legge per le tempistiche ristrette, ma troveranno sicuramente terreno fertile nella manovra di bilancio. Mi riferisco ai temi relativi ai contributi dei lavoratori autonomi per l'assistenza sanitaria gestita da enti bilaterali; alla questione dei lavoratori socialmente utili (LSU) in alcuni enti locali, alla valorizzazione e il sostegno dell'attività dei caregiver, alla proroga della cassa integrazione e guadagni nel settore della pesca.

Per concludere, riteniamo che le norme del decreto-legge in discussione, potenziate con il prezioso contributo del Parlamento, rappresentino un ulteriore passo verso la piena ripresa del nostro sistema economico e produttivo, un contributo alla tutela di cittadini e delle famiglie e una decisa spinta verso una fase di crescita strutturale del Paese. La prossima legge di bilancio deve essere l'occasione per rafforzare e consolidare tali prospettive.

Per tutti questi motivi, il Gruppo Alternativa Popolare voterà convintamente la fiducia al Governo sul provvedimento in esame, avendo fortemente e in maniera determinata contribuito al miglioramento dello stesso. (Applausi del senatore Gualdani).

PETRAGLIA (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, il decreto-legge in esame, anche se non formalmente collegato alla manovra di bilancio 2018, di fatto ne costituisce una premessa.

Abbiamo presentato varie proposte, significative e necessarie, ma come sempre non sono state quasi mai prese in considerazione; tra le principali proposte del Governo troviamo invece le disposizioni per l'ulteriore rottamazione delle cartelle, su cui non ci stancheremo mai di dire che siamo nettamente contrari. Il Governo riapre la rottamazione delle cartelle, la estende nel tempo ed anche alle cartelle dei Comuni, anche per i grandi evasori. Il messaggio è quindi chiaro: evadete pure, tanto un condono prima o poi arriverà. Si tratta di una scelta sbagliata, ma in piena continuità con quanto hanno fatto i Governi di Centrodestra. Naturalmente, poi, le misure previste per contrastare l'evasione fiscale continuano ad essere molto molto timide.

Un editorialista de «Il Sole 24 ore» ha scritto che sanare è umano, perseverare può diventare diabolico e in questa legislatura è stato un susseguirsi di occasioni straordinarie per regolare le varie pendenze con il fisco: la collaborazione volontaria, prima e seconda edizione, con l'ipotesi di una terza per aggredire il vero scoglio rimasto intatto, ovvero il contante domestico; la rottamazione delle cartelle esattoriali, con regole e termini più volte rivisti e ora rivedibili nuovamente; la facoltà di chiudere le liti, che finora non ha riscosso il successo sperato. Tutte queste finestre sono andate a sommarsi alle incombenze abituali, a quelle meno frequenti come l'assegnazione dei beni ai soci e poi a quelle del tutto nuove, come l'infittirsi delle scadenze per lo spesometro o l'allargamento dello split payment.

L'immagine che se ne ricava è quella di un disordinato accavallarsi di termini, impegni e opzioni che potranno anche giovare ai conti pubblici e disinnescare le clausole di salvaguardia, ma di certo non aiutano la credibilità né l'intelligibilità del sistema. Spuntano, infatti, ovunque i tratti maligni comuni a tutte le sanatorie e più che mai evidenti in questo alternarsi di opzioni e termini: raramente conviene accettare la prima offerta, perché spesso ne arriva una seconda e magari una terza; la stratificazione delle normative genera facilmente nuovi intoppi e quindi ulteriori necessità di intervento; le indicazioni dettate all'origine si trovano agevolmente scavalcate da quelle necessarie nelle fasi successive. Di sanatoria in sanatoria, il 2017 rischia di passare alla storia come il più instabile degli anni fiscali.

Abbiamo proposto di estendere lo split payment a tutte le società partecipate dalle pubbliche amministrazioni di cui esse detengano il controllo o il 50 per cento delle azioni, di trattenere come ritenuta d'acconto - come oggi avviene solo per i professionisti - il 10 per cento del pagamento delle pubbliche amministrazioni a tutti i fornitori.

Non avete preso in considerazione l'esigenza di una nona salvaguardia per gli esodati con le risorse avanzate dall'ottava. Gli esodati esclusi dall'ottava salvaguardia, di cui fanno parte ex postali (circa 40 unità), ex Alitalia ed alcuni di altre aziende come HP e Swiss Re, denunciano che tutte le salvaguardie finora emanate non hanno risolto definitivamente la questione Eppure bastava poco. Restano ancora fuori dal perimetro, secondo i dati dei sindacati, poche migliaia di lavoratori (5.000 o 6.000 in tutto), spesso donne del settore privato, già disoccupati o che avevano già siglato accordi per l'uscita dal posto di lavoro prima del 31 dicembre 2011 e che, dunque, contavano di andare in pensione con le regole ante Fornero entro pochi anni.

Abbiamo proposto - sostenendo le richieste dei sindacati - di sospendere l'emanazione del decreto direttoriale che aumenterà l'età pensionabile a sessantasette anni e di rinviarne l'emanazione al 30 giugno del 2018 per consentire di modificare tale norma; abbiamo chiesto per lo meno di differenziare l'età pensionabile anche secondo la gravosità del proprio impiego e dei lavori di cura. Le aperture del Governo nella trattativa con le organizzazioni sindacali sono state finora veramente inconsistenti.

Allo stesso modo vi abbiamo sollecitato a destinare 150 milioni di euro al rinnovo del parco ferroviario regionale per far viaggiare in sicurezza i lavoratori e gli studenti pendolari rivedendo - se necessario - il contratto di programma 2017-2021 tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la società Rete ferroviaria italiana.

Riteniamo, inoltre, che non si possa intervenire in maniera frammentata nelle crisi aziendali, e quindi abbiamo proposto di prevedere un nuovo ruolo per la Cassa depositi e prestiti - non ci stancheremo mai di proporlo - nell'attuazione di una vera politica industriale attraverso la costituzione di una banca pubblica per gli investimenti al fine non solo di proteggere, con l'estensione del golden power, le attività strategiche della nostra economia, ma anche di rilanciare l'occupazione e la qualità del nostro apparato produttivo. Le gravi crisi delle grandi aziende sul nostro territorio richiederebbero urgentemente questo tipo di intervento. Ne cito una a me particolarmente cara: penso a Piombino e alla grave crisi di quell'area così ampia.

È urgente rivedere l'utilità della nostra partecipazione ad alcune missioni internazionali a partire dalla nostra presenza in Afghanistan, in merito alle quali abbiamo chiesto più volte, in questa legislatura, un maggiore coinvolgimento dei due rami del Parlamento.

Abbiamo poi proposto un finanziamento aggiuntivo di 400 milioni di euro del Fondo per l'occupazione, destinato alla spesa per gli ammortizzatori sociali e abbiamo chiesto di evitare il taglio per 224 milioni di euro al Ministero del lavoro, concentrati soprattutto sugli ispettori del lavoro, con la conseguente impossibilità di svolgere le ispezioni in un contesto in cui gli infortuni, anche mortali, sono aumentati rispetto al 2016 (nei primi nove mesi del 2017 i morti sono stati 769, con un incremento del 2,1 per cento rispetto all'anno scorso), oltre che sull'ANPAL, che dovrebbe gestire le politiche attive del lavoro.

Inoltre, abbiamo chiesto la fissazione di criteri di sostenibilità ambientale e tutela del buon lavoro e dei livelli occupazionali nell'estensione del Fondo per la crescita sostenibile alle grandi imprese in crisi. Richieste del tutto ignorate.

Come tutti i decreti omnibus, lo avete utilizzato per risolvere alcuni errori precedenti, grazie alle sollecitazioni di tutti i Gruppi parlamentari. Penso all'errore gravissimo che aveva di fatto depenalizzato il reato di stalking fino all'estinzione del reato con il pagamento di una somma di denaro.

In questo decreto è stata inserita, accogliendo un nostro emendamento (anche questo presentato da tanti Gruppi), la possibilità di concedere autorizzazioni per produzione coltivazione, trasformazione della cannabis anche ad altre imprese qualora l'Istituto farmaceutico militare di Firenze non fosse in grado di soddisfare le richieste. La ministra Lorenzin aveva provato a tenere bassa la produzione di farmaci a base di cannabis in nome della difesa di un presunto monopolio di Stato con il rischio altissimo di negare le cure a tanti.

E infine non posso non soffermarmi su quel piccolo articolo che avete presentato relativo all'uscita da scuola dei minori di quattordici anni. Ma per quale motivo tutte le volte che vi occupate di scuola riuscite a fare un disastro? Vi siete sentiti in dovere di intervenire dopo le parole della Ministra rispetto alla sentenza della Cassazione sul caso tragico del bambino morto a Firenze alcuni anni fa, che ha ricordato a noi tutti che bisogna rispettare la legge - ci mancherebbe - e dunque accompagnare i minori di anni quattordici a scuola e riprenderli.

La sentenza non introduce una nuova norma: ribadisce solo ciò che prevede la legge. Improvvisamente, però, cambiamo e cancelliamo con un colpo di spugna anni di lavoro importante fatto dalle famiglie e soprattutto dalla scuola verso l'autonomia conquistata dai minori, che ora improvvisamente devono essere accompagnati a scuola dai genitori. C'è stata una sollevazione nel Paese da parte delle famiglie, dei presidi e del mondo della scuola perché, come sempre, avete inventato lo slogan, ma avete cancellato anni e anni di pedagogia. E per cercare di non essere del tutto impopolari, anche perché l'orario di uscita della scuola secondaria di primo grado è alle ore 14 e se i genitori lavorano è impossibile andare a prenderli, vi siete inventati la liberatoria, cioè il nulla. Infatti, come sapete, in queste settimane moltissimi illustri giuristi hanno spiegato che la liberatoria non assolve nessuno, perché l'uscita da scuola e le modalità rientrano nelle funzioni organizzative dell'autonomia scolastica prevista dalla nostra Costituzione e sopratutto si tratta di un patto importante tra famiglia, scuola ed enti locali.

La sicurezza dei bambini all'uscita della scuola non è solo responsabilità del dirigente scolastico, ma sopratutto del sindaco che deve occuparsi della sicurezza, della viabilità sostenibile, dei trasporti e costruire città a dimensione di bambino e bambine in grado di favorire la loro crescita e autonomia. E non ci sono liberatorie per i sindaci.

Siamo dinanzi a un provvedimento che scava un solco incolmabile fra l'uscita dei minori di quattordici anni, legata al sistema di istruzione nazionale, cui si intende garantire una certa copertura, e tutti gli altri casi analoghi: pensiamo ai ragazzi che frequentino corsi di teatro, sport o altre attività pomeridiane. Pertanto, l'eventuale autoresponsabilizzazione e autonomia di ragazzi e ragazze non viene salvaguardata come principio generale, ma come una specifica realtà legata solo e esclusivamente alla sfera della scuola. Un nuovo, ennesimo e inutile slogan.

Mi sembra, Presidente, che di motivi ne abbia elencati tanti perché Sinistra Italiana possa confermare il proprio voto contrario. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL e della senatrice Gatti).

ENDRIZZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, è cambiato qualcosa in seno alla maggioranza di Governo, non so se ci avete fatto caso: è cambiata la narrazione. Il treno del PD attraversa l'Italia con parole nuove, mai sentite da Renzi e dal Partito Democratico. E «come una freccia dall'arco scocca, vola veloce di bocca in bocca».

Sentiamo un vento che però ci lascia un senso di déjà vu. Dove le abbiamo sentite queste parole? Chi da anni denuncia i misfatti delle banche? Chi ha contestato i mancati controlli di Bankitalia? Chi ha chiesto la rimozione di Visco? Chi ha chiesto di abolire i vitalizi ai politici? Il Movimento 5 Stelle. E oggi sentiamo invece queste parole in bocca a Renzi. Sentiamo Verdini pronto a votare il testamento biologico, una legge attesa dei cittadini che il Movimento 5 Stelle ha portato in Parlamento. Mettiamola subito in calendario. Mettiamo in calendario l'abolizione dei vitalizi. Invece no, quella legge in calendario non entra per ora. Alle banche si fanno ancora favori, Visco è ancora al suo posto, e lo stesso dicasi dei vitalizi. Cambia solo la narrazione e i cittadini se ne sono accorti. Ecco perché «alla stazione successiva, molti più fischi di quando partiva», perché loro non lo fanno per passione, Presidente. Non sono il partito di «Bocca di rosa», sono il partito di Boccadutri, il presentatore della legge realizzata per intascare il finanziamento pubblico, tutti. Che differenza c'è tra Gentiloni, Verdini e Renzi, ma potrei dire Berlusconi, Salvini, Meloni? Quando devono raccattare i voti fanno le coalizioni di interesse e ti dicono di tutto. Quando sono al Governo non cambiano le azioni e lo vediamo anche in questo decreto fiscale, dove si razzola sempre allo stesso modo.

Un decreto-legge dovrebbe intervenire su necessità e urgenze, ma poi, se guardi con attenzione, scopri che le misure necessarie servono a tamponare i danni prodotti dal Governo. Prendiamo gli straordinari delle Forze dell'ordine e dei Vigili del fuoco: ci mancherebbe che lo Stato non pagasse gli straordinari a chi protegge i cittadini e si fa in quattro per coprire le carenze di organico. Ma vi eravate dimenticati gli straordinari dei Vigili del fuoco, cari signori del Governo, che in estate si sono sfiancati per spegnere roghi e incendi in tutta Italia, pur essendo drammaticamente sotto organico. E dove trovate i soldi per gli straordinari? Dai magri fondi - che nemmeno avete utilizzato - per le assunzioni.

Altra questione, le clausole di salvaguardia: vengono recuperati 840 milioni per evitare l'innalzamento dell'IVA; ci mancherebbe! È una tassa che aumenta i prezzi e dunque, in proporzione, colpisce maggiormente proprio le fasce deboli, penalizza i consumi e uccide le imprese e l'occupazione. Perché l'IVA dovrebbe aumentare? Il Governo, ignorando i nostri allarmi, aveva cercato di finanziarsi con operazioni illusorie, dicendo con leggerezza che, se non fossero arrivati i soldi, avrebbe aumentato l'IVA. Avete piazzato una bomba a orologeria, che non state disinnescando, e i milioni che racimolate con questo decreto-legge e i miliardi che spremerete con la legge di bilancio servono solo a spostare l'orologio: per il 2018 dovete trovare 15,8 miliardi di euro; per il 2019 ne serviranno 18,9, che diventeranno 19,2 nel 2020 e 19,5 nel 2021.

Bell'eredità lasciate a un Governo a cinque stelle, ma siamo pronti ad accoglierla, con un programma di Governo fatto direttamente dai cittadini, un candidato Presidente già indicato - mentre gli altri a destra e sinistra si stanno mimetizzando, senza metterci più la faccia - e una squadra di Governo che, caso unico in Italia, verrà proposta prima delle elezioni, perché i cittadini abbiano almeno la possibilità di scegliere questo, con una legge elettorale che toglie tutto il resto. Siamo pronti a raccogliere le vostre macerie, ma ci fa sorridere solo una cosa: voi, che avete calato le tenebre, sostenete che noi saremo un salto nel buio.

Ci sono poi altre ipocrisie, come gli ulteriori 300 milioni di euro di prestito ponte ad Alitalia, sperando in un acquirente. Tutta Alitalia ne vale forse 230: dal 2014, infatti, ha perso due milioni al giorno. Con 300 milioni quante start-up si potrebbero far nascere? Quante piccole e medie imprese sane si potrebbero sottrarre allo strangolamento creditizio?

Andiamo a vedere invece chi state finanziando. Dopo essere stata praticamente mollata da Etihad, Alitalia è al cento per cento in mano alla CAI. Vediamo chi sono i soci e scorriamo gli azionisti dal basso verso l'alto: Marcegaglia, tra i grandi debitori del gruppo Monte dei Paschi di Siena; la famiglia Riva, quella del disastro ILVA, a cui offriva le sue attenzioni il ministro Annamaria Cancellieri; Benetton, quello delle autostrade, già protetto dal Governo su un ricorso da 800 milioni; Roberto Colaninno, non il deputato PD, ma il babbo; ai primi posti, poi, troviamo ancora le banche, Unicredit e Intesa Sanpaolo, a cui avete venduto per un euro le banche venete.

Non basta, c'è la questione Gratta e Vinci, tanto innocui da essere tra i primi azzardi praticati dai ragazzi di undici e dodici anni. Sapete che chi inizia precocemente ad azzardare ha maggiori probabilità di sviluppare dipendenza e in forme più gravi? Ebbene, la convenzione non è ancora scaduta, che già il Governo fa la seguente proposta al concessionario: tu mi dai 800 milioni e io, in cambio, ti rinnovo fin d'ora la concessione, senza passare per una gara. In barba ai principi di libera concorrenza dell'Unione europea e a quelli sui contratti pubblici, si consegna in regime di monopolio un business da 2,7 miliardi a una società che ha portato all'estero la propria residenza fiscale, ma è stata molto generosa nel finanziare i partiti di Governo.

Chiudo con un capitolo virtuoso, ma vediamo com'è stato affrontato: il Governo aveva proposto un articolo di due commi sul tema dei territori colpiti dal terremoto, dimenticandosi di una quantità di questioni. Ora, infatti, in Commissione abbiamo un testo di oltre 21 pagine di emendamenti: evidentemente, la pressione mediatica sul fallimento della gestione post-terremoto vi ha fatto tremare i polsi.

Riassumendo, signor Presidente, in questo provvedimento abbiamo norme contestabili in senso netto, favori ai soliti amici, pezze che vanno a tamponare errori e inerzie del Governo e alcune misure doverose, trattate però con superficialità.

Abbiamo una maggioranza nuova. Si fa per dire, perché è come una betoniera: qualcosa entra e qualcosa esce ma è sempre la stessa malta tenuta insieme dal cemento dell'interesse. Neanche a fine legislatura sta mostrando concretamente qualcosa di nuovo. È dunque impossibile dare la fiducia. (Applausi dal Gruppo M5S).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. È presente in Aula per assistere ai nostri lavori una rappresentanza di allievi dell'Istituto comprensivo «Giuseppe Sacconi Rotella» di Montalto delle Marche, in provincia di Ascoli Piceno. Ad essi rivolgiamo il nostro saluto. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2942
e della questione di fiducia (ore 12,21)

AZZOLLINI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AZZOLLINI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, noi voteremo contro questo provvedimento per poche ragioni che provo a illustrare, lasciando alla fine del mio intervento una considerazione di tipo generale sulla norma che, unica, avrebbe dovuto essere in questo provvedimento: la ridefinizione agevolata dei carichi fiscali.

La prima ragione è la seguente: a me ha fatto piacere sentire il presidente Gentiloni Silveri, che, evidentemente, era in una giornata di particolare buonumore, dire, a proposito della legge di bilancio, che ne hanno fatta una molto snella. Ora, affermare che una legge che comincia con 120 articoli è snella mi ha fatto sorridere. Quindi, devo dire che si è aggiunta una nota positiva in più al presidente Gentiloni Silveri: ha anche il senso dell'ironia e questo fa bene; soprattutto, in questo caso, egli ha il senso dell'autoironia e questo è ancora meglio, naturalmente.

Ora, più o meno, dovendo poi affrontare quel discorso, affrontiamo questo, che inizia bene. Quando abbiamo dovuto fare qualcosa riguardo i carichi fiscali, ci siamo occupati - non noi, famosissimi assaltatori della diligenza, ma il Governo - di una questione interessante: la riduzione del corpo della banda della polizia penitenziaria.

È meraviglioso, signor Presidente! E io sono convinto di questo nuovo afflato tra lei e il Governo perché le rende facile il compito. La estraneità per materia come può più esistere, infatti? Togliamo anche questo compito al Presidente della Commissione bilancio e al Presidente del Senato. Io che sono, invece, un estimatore della fanfara dei bersaglieri, sono per l'aumento di questa formazione bandistica da parata perché è bellissima; e ora, finalmente, potrò inserire un emendamento in legge di bilancio.

Signor Presidente, queste leggi devono essere modificate, non perché io non mi renda conto della necessità di risolvere questioni piccole che, talvolta, sono invece molto importanti, ma perché questo è l'esempio della sovrapposizione di leggi che nuocciono, prima di tutto ai contribuenti e ai cittadini e poi all'efficienza dello Stato. La banda della polizia penitenziaria, non la prendo soltanto come occasione per questo mio intervento ironico, ma perché, di recente, abbiamo approvato un decreto legislativo onusto e ponderoso, di circa 400 pagine, nel quale, addirittura, si stabiliva quanti clarini in sol bemolle e quanti clarini in fa maggiore dovevano fare parte del corpo della banda della polizia penitenziaria. Ebbene, inseriamo tale previsione in quel decreto legislativo così, finalmente - e qui divento serio, - anche la banda della polizia penitenziaria saprà quanti sono i clarini in fa maggiore e quanti quelli in sol bemolle.

Signor Presidente, questo modo di legiferare, francamente, non va bene. Ma perché questo è importante? Perché distoglie il Parlamento dal problema fondamentale.

Questo decreto-legge aveva due presupposti fondamentali: la necessità di nuove entrate per il 2017 e la necessità di rivedere alcune questioni onerose per i cittadini relative alla cosiddetta rottamazione fiscale. Si tratta di presupposti necessari. Di conseguenza, sarebbe stato utile che il Parlamento si fosse concentrato su questo problema o lo avesse risolto, rimandando magari ad un'altra legge, quale che sia, legge di bilancio o qualsiasi altra legge, la soluzione di una serie di problemi. Stesso discorso vale per la questione del terremoto, molto più importante sotto il profilo dei carichi.

Non è possibile che in ogni legge si ridiscuta del terremoto, con le conseguenze che conosciamo. È comprensibile che questo modo di legiferare fornisca giustificazioni a tutti, a quelli in buona fede e a quelli in malafede, signor Presidente, perché in questo modo si inceppa completamente la macchina dei soccorsi, della ricostruzione. Al contrario, si favoriscono pratiche che evidentemente nocciono sia alla celerità sia alla moralità degli interventi sul terremoto. La questione non è più ironica, ma molto seria; la si affronti una volta per tutte, si licenzi un provvedimento sul terremoto efficiente, capace di incidere sui problemi che si sono manifestati e si dia sollievo a quelle popolazioni. Non è possibile continuare a legiferare e leggere ogni giorno che permangono gravi difficoltà.

Passo ora, signor Presidente, alla questione dell'estensione della definizione agevolata dei carichi fiscali. Sul punto mi preme far rilevare a lei, che è il Presidente del Senato, come il Parlamento anche in questo caso abbia scritto una buona pagina di carattere normativo rispetto al provvedimento che ci era stato trasmesso. Ecco l'altra manchevolezza dei decreti-legge: quando vengono emanati non ci si rende ben conto dei problemi, per cui appaiono come testi monchi, non facilmente riconoscibili e certamente non capaci di dare soddisfazione alle esigenze che li hanno resi necessari. Per questo, in Parlamento, tutti insieme, naturalmente con il merito della maggioranza, del relatore, del Governo, ma anche per merito dell'opposizione, che di fronte a questi gravi problemi mostra sempre la volontà seria di costruire qualcosa che serva ai cittadini, abbiamo fatto in modo che l'estensione della definizione agevolata dei carichi fiscali fosse non certamente la risoluzione dei problemi ma una nuova possibilità per i cittadini e i contribuenti. In particolare, signor Presidente, la riapertura dei termini per la definizione agevolata dei carichi affidati nel periodo 2000-2016, anche se non sono stati oggetto di dichiarazione, è una novità significativa di questo decreto-legge, che noi abbiamo contribuito a rendere possibile, dando così significato al provvedimento. Ho citato solo una delle novità più importanti relative alla definizione agevolata dei carichi fiscali, ma c'è anche un nuovo scadenzamento e sono presenti altre norme di un certo interesse. Certo, non sono la soluzione definitiva al problema, ma si sono fatti passi in avanti, come hanno già detto i colleghi del mio Gruppo, il senatore Mandelli e il senatore Ceroni.

Signor Presidente, concludo. Il nostro è un giudizio complessivamente negativo sul provvedimento. Riteniamo che il Parlamento oggi abbia mostrato, più del Governo, una particolare sensibilità per i problemi dei cittadini, degli operatori, degli imprenditori; che l'opposizione, in particolare, si sia fatta carico di questi problemi, dando un contributo determinante per la soluzione di alcune questioni importanti, e che questo modo di lavorare sarebbe invece auspicabile.

Per questa ragione, riteniamo insufficiente quanto deliberato con il provvedimento all'esame. A nostro avviso, l'affastellamento di ulteriori norme sia uno di quei danni che riteniamo importanti per la farraginosa normativa italiana, una delle piaghe da eliminare anche in chiave di crescita economica della Nazione. Per questo, il Gruppo di Forza Italia esprime un voto contrario. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

SANTINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTINI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, il decreto fiscale al nostro esame presenta importanti misure, che da un lato contribuiscono alla copertura degli interventi che saranno previsti nella prossima legge di bilancio, già all'esame del Parlamento, tra cui l'importante sterilizzazione dell'aumento delle aliquote IVA e delle accise e, dall'altro, contiene misure per correggere, su alcuni punti, i conti per l'anno 2017. Il provvedimento si colloca in un contesto economico in deciso miglioramento: il prodotto interno lordo ha ripreso a crescere, dopo anni di recessione e stagnazione, con un ritmo - mi pare importante sottolinearlo - costante e crescente, forse superiore allo stesso incremento dell'1,5 per cento che era stato previsto, con riflessi importanti anche sull'occupazione e sulle prospettive del Paese.

Il deficit di bilancio prosegue il percorso di riduzione, che porterà al pareggio di bilancio nel 2020 e comincia anche a ridursi il peso del debito sul PIL. Gli interventi del provvedimento sono articolati su più piani e quello più importante riguarda gli interventi fiscali. In proposito, il dibattito realizzato in sede di conversione del decreto-legge ha permesso di aggiungere, alle misure già previste, importanti novità, soprattutto nel delicatissimo rapporto tra cittadini e amministrazione fiscale e sul tema del contenzioso. Al di là delle singole misure, la proroga delle scadenze per la rottamazione delle cartelle e la riapertura dei termini, anche per debiti relativi ai carichi dal 2006 al 2016, che ovviamente non avevano trovato soluzione fino ad ora, hanno l'obiettivo di consentire ad aziende e contribuenti di chiudere le pendenze con il fisco e di ridurre consistentemente il contenzioso, così come il miglioramento del cosiddetto spesometro, togliendo le sanzioni sulle comunicazioni del primo semestre 2017, che erano sperimentali e, come tali, soggette anche a molti errori e incomprensioni, permette di riportare tale strumento alla sua natura originaria e di non essere oppressivo nei confronti di aziende e cittadini. Su questo versante si è fatto quindi un buon lavoro.

Rimane aperta la questione dei tempi del diritto alla detrazione dell'IVA da parte delle imprese, parzialmente intrappolato in un meccanismo di date che penalizza questa possibilità e che va risolto sicuramente nella legge di bilancio.

Il secondo ambito riguarda le calamità naturali, sulle quali, al di là delle facili critiche, si sono aggiornati e adeguati gli interventi per le diverse aree già oggetto di interventi precedenti. Si è realizzando - come sanno i colleghi che sono intervenuti in materia - che la natura di questi ripetuti terremoti e l'amplissima estensione su ambiti territoriali molto diversi tra di loro, rende purtroppo necessario un adeguamento, in ragione delle tante disfunzioni che permangono, nonostante il positivo intervento. Come poi sappiamo, l'elenco delle calamità si è purtroppo aggiornato in questi ultimi mesi, con la situazione di Livorno e di Ischia, che trovano nel provvedimento importanti soluzioni e adeguate risposte.

Il terzo ambito di intervento è il sostegno alle imprese e allo sviluppo. Viene potenziata l'attività del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, con l'intervento di Cassa depositi e prestiti, per favorire la propensione, già in aumento, agli investimenti, così come si allarga anche ai liberi professionisti la platea di partecipazione ai confidi, sempre in termini di garanzia per gli investimenti.

Vengono inoltre previste importanti novità per i liberi professionisti, già illustrate dal relatore in maniera esauriente, sull'equo compenso e sulla possibilità di detrarre, come lavoratori autonomi professionisti, i contributi che alimentano le prestazioni assistenziali per gli enti bilaterali. Infine, c'è un capitolo molto ampio sul tema trasporti, infrastrutture e viabilità (penso ai ponti sul Po, ma anche alle tante questioni ferroviarie e agli aeroporti), il quale punta a garantire possibilità di crescita e di sviluppo. Nello stesso terzo settore, che è stato oggetto di interventi molto importanti, viene prevista la possibilità di utilizzare per il 2017 il regime fiscale preesistente e di far decorrere dal 2018 la riforma stessa.

È stata data molta attenzione anche alle problematiche dei cittadini e dei consumatori. Cito solo tre titoli: la fatturazione delle bollette per quanto riguarda la telefonia e altro, con i famosi ventotto giorni che diventano mensili o plurimensili, chiarendo una norma a vantaggio dei consumatori; il tema dell'uscita da scuola, che viene affidata a un rapporto chiaro e concreto tra la scuola e le famiglie; la soluzione di un vulnus che riguardava i giovani cosiddetti impatriati negli anni scorsi, sottoposti a un pagamento di imposte esagerato, che in questo provvedimento trovano finalmente una misura di ristorno.

Rimangono alcune misure che sono passate alla legge di bilancio, in quanto sede più propria. Sottolineo in particolare il tema della previdenza, un tema delicato da molti punti di vista, nel quale giustamente si è ritenuto di attendere, possibilmente sperando che arrivi fattivamente anche un'intesa tra il Governo, le parti sociali e le parti sindacali. Lo stesso vale per quanto riguarda il tema delle autonomie e delle agenzie fiscali.

Concludo, signor Presidente, con un'osservazione. Il lavoro in Commissione bilancio sul decreto-legge è stato molto positivo, con un contributo concreto dei diversi Gruppi di maggioranza e di opposizione, diverso dal clima (capisco ovviamente le esigenze ufficiali) delle dichiarazioni che abbiamo ascoltato anche negli interventi di questa mattina. L'auspicio è che nella legge di bilancio continui questo clima concreto di discussione e di collaborazione. Ognuno mantiene le sue idee, ma, per migliorare il Paese, per dare più opportunità alle aziende e al mondo del lavoro, per dare più prospettive ai giovani e ai cittadini, credo sia opportuno collaborare e trovare insieme ragioni di dialogo e di positività.

Per tutti questi motivi e con questi auspici, il Gruppo del Partito Democratico voterà favorevolmente sulla questione di fiducia. (Applausi dal Gruppo PD).

SACCONI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

SACCONI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, care colleghe e cari colleghi, in usuale dissenso dal Gruppo che mi ospita, dichiaro che non parteciperò al voto di fiducia. Questo provvedimento contiene cose dannose, cose inutili e cose utili. È proprio una di queste ultime a indurmi a rinunciare a esprimere un voto contrario. Mi riferisco all'introduzione dell'equo compenso delle prestazioni professionali, che costituisce un principio fondamentale, la cui affermazione è tanto più rilevante quanto più forte è la propensione in atto a svilire il lavoro, al punto da pretenderne spesso la gratuità. Si tratta di un ulteriore passo nella direzione dello statuto dei lavori progettato da Marco Biagi e dedicato a garantire tutele fondamentali a tutti i lavori, tanto dipendenti quanto indipendenti. Esso assorbe il contenuto principale del mio disegno di legge, ora all'esame della competente Commissione di questa Camera, anche se non dovrà esserne dimenticata la parte dedicata ai tempi certi di prescrizione della responsabilità civile dei professionisti.

Come tutte le vittorie ha molti padri, anche se fino all'altro ieri erano non pochi coloro che si ingegnavano a ipotizzare il vincolo dell'equo compenso solo per le amministrazioni pubbliche, a distinguere alcune professioni dalle altre o, addirittura, a proporre un salario minimo orario per opere che si misurano a risultato. Sono quindi soddisfatto della decisione di applicarlo a tutti i committenti come a tutti i professionisti, perché i principi non tollerano deroghe e perché obiettivo implicito rimane la tutela dei consumatori dalle prestazioni scadenti.

Ora un atto interpretativo dovrà concorrere a dare definizione certa delle clausole vessatorie destinate a nullità, così come potrà individuare negli usi rilevabili dal sistema camerale il necessario riferimento per le professioni non regolate. Il lavoro, insomma, non è una merce e con questa norma abbiamo concorso a darvi dignità.

TONINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TONINI (PD). Signor Presidente, mi permetto di chiedere all'Assemblea, se possibile, un minuto di attenzione. Abbiamo rilevato tre incongruenze nel testo, che sono semplici, chiaramente di carattere materiale e non di sostanza, che, però, è bene che l'Assemblea conosca prima di votare. Per questo ho chiesto al Presidente di poter prendere la parola.

Sono tre punti. Il primo riguarda il famoso emendamento sulle forze di polizia, di cui abbiamo parlato questa mattina, che è stato oggetto della segnalazione del Ragioniere generale dello Stato, dovuta al fatto, come ho spiegato prima, che il testo dell'emendamento inserito nel testo approvato dalla Commissione non era l'ultima versione ma la penultima, per un mero errore redazionale dopo il lavoro della Commissione. Il Ragioniere ha rilevato questa mancanza e l'ha segnalata. Tuttavia - e lo dice non un estimatore, ma un adoratore della Ragioneria generale dello Stato - anche il Ragioniere generale è un uomo, quindi può sbagliare.

BONFRISCO (FL (Id-PL, PLI)). Se fosse una donna non sbaglierebbe.

TONINI (PD). Il Ragioniere segnala che l'articolo 7, comma 10-bis, deve essere sostituito. È evidente, dalla stessa relazione tecnica e dall'evidenziazione grafica nel testo del maxiemendamento bollinato, che non si tratta del comma 10-bis, che riguarda - lo dico per quelli che hanno partecipato più attivamente ai nostri lavori - i lavoratori delle basi NATO chiuse, ma del comma 10-sexies, che è effettivamente il comma in cui si affronta la questione degli straordinari delle Forze dell'ordine. La sostanza non è in discussione.

La seconda questione è all'articolo 2-ter del maxiemendamento, dove, per uno scrupolo nel rendere non equivocabile la norma, bisogna aggiungere la parola «ulteriormente» prima della parola «prorogato», perché si tratta di una proroga di una proroga. Penso che possa essere un'interpretazione cui si arriva per buonsenso, ma in questi casi è sempre meglio eccedere in precisione che non approssimare per difetto. Pertanto, al comma 44 dell'articolo 2-bis, dopo le parole «convertito con modificazioni dalla legge 1º agosto 2012, n. 122, è», aggiungere «ulteriormente» prima della parola «prorogato», per precisione assoluta.

La terza questione riguarda la norma sulla cannabis, che evidentemente poteva indurre a qualche allentamento di attenzione.

C'è stato un eccesso di zelo nell'attività emendativa, nel senso che sono stati inseriti due emendamenti in due punti diversi del testo dell'articolo 18-quater, i quali dicono la stessa cosa. Se osservate il testo al comma 1, il secondo periodo dice «Il Ministero della salute, con proprio decreto, può autorizzare uno o più enti o imprese alla coltivazione e alla trasformazione di ulteriori quote di cannabis per uso medico», oltre a quelle dello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.

Il comma 3 ripete lo stesso concetto con la frase: «Qualora risulti necessaria la coltivazione di ulteriori quote».

Si propone allora di esprimere questo concetto una volta sola e non due e, quindi, si chiede al Governo di sopprimere il secondo periodo del comma 1, essendo più che sufficiente nella norma il comma 3.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo.

MORANDO, vice ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, il Governo concorda con le esigenze di correzione tecnica che sono state appena presentate dal Presidente della Commissione bilancio.

Scusandomi poi con lei e i colleghi, e approfittando dell'occasione vorrei chiedere di poter fare anche una mera precisazione formale a proposito dell'articolo 17-ter. Si tratta di un articolo attraverso il quale la Commissione ha deciso, ovviamente in piena legittimità, di inserire, all'interno delle finalità del 5 per mille, anche quella di sostegno per gli enti gestori delle aree protette. Al fine di evitare che si possa pensare che si tratti dell'istituzione di un nuovo 5 per mille, bisogna rendere esplicito il concetto all'articolo 17-ter del testo del maxi emendamento e dopo le parole «al 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche», aggiungere «di cui all'articolo 1, comma 154, della legge 23 dicembre 2014, n. 190,». In tal modo questo riferimento di legge rende chiaro ciò che era ovvio nella decisione della Commissione. Non si tratta dell'istituzione di un nuovo 5 per mille che, come tale, avrebbe dovuto essere coperto finanziariamente, ma, all'interno delle finalità del 5 per mille, così come è, si introduce la finalità di sostegno agli enti gestori delle aree protette.

È questa un'ovvietà, ma non vorremmo che la mancanza di siffatto riferimento possa suscitare dubbi sul fatto che stiamo istituendo un nuovo 5 per mille.

La ringrazio, signor Presidente, se vorrà tenere conto di queste esigenze.

PRESIDENTE. Prendiamo atto di queste modifiche.

Procediamo dunque alla votazione.

Votazione nominale con appello

PRESIDENTE. Indìco la votazione dell'emendamento 1.900 (testo corretto), presentato dal Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

Ricordo che ai sensi dell'articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell'articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello.

Ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.

I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Hanno chiesto di votare per primi, e l'ho concesso, i senatori Napolitano, Pinotti, Russo, Buemi, Longo Eva e Marinello.

Invito il senatore Segretario a procedere all'appello di tali senatori.

(I predetti senatori rispondono all'appello).

Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l'appello nominale.

(È estratto a sorte il nome del senatore Ciampolillo).

PEGORER, segretario, fa l'appello.

Rispondonoi senatori:

Aiello, Albano, Amati, Angioni, Anitori, Astorre

Barani, Bencini, Berger, Bertuzzi, Bianco, Bianconi, Bonaiuti, Bondi, Borioli, Broglia, Buemi

Caleo, Cantini, Capacchione, Cardinali, Casini, Chiavaroli, Chiti, Cirinnà, Cociancich, Collina, Colucci, Conte, Cucca

D'Adda, Dalla Tor, Dalla Zuanna, D'Anna, D'Ascola, De Biasi, Del Barba, Della Vedova, Di Biagio, Di Giorgi, D'Onghia

Esposito Lucia, Esposito Stefano

Fabbri, Falanga, Fasiolo, Fattorini, Favero, Fedeli, Ferrara Elena, Filippi, Filippin, Finocchiaro, Formigoni, Fravezzi

Gambaro, Giacobbe, Giannini, Ginetti, Gualdani, Guerrieri Paleotti

Ichino, Idem, Iurlaro

Lai, Langella, Laniece, Lanzillotta, Latorre, Lepri, Lo Giudice, Longo Eva, Longo Fausto Guilherme, Lucherini, Lumia

Manassero, Manconi, Maran, Marcucci, Margiotta, Marinello, Marino Luigi, Marino Mauro, Martini, Mattesini, Maturani, Mazzoni, Merloni, Micheloni, Minniti, Mirabelli, Molinari, Morgoni, Moscardelli,

Mucchetti

Napolitano, Nencini

Olivero, Orellana, Orrù

Padua, Pagano, Pagliari, Pagnoncelli, Palermo, Panizza, Parente, Pezzopane, Pignedoli, Pinotti, Pizzetti, Puglisi, Puppato

Ranucci, Repetti, Romani Maurizio, Romano, Rossi Gianluca, Rossi Maurizio Giuseppe, Russo, Ruta

Saggese, Sangalli, Santini, Scalia, Silvestro, Sollo, Spilabotte, Sposetti, Stefano, Susta

Tocci, Tomaselli, Tonini, Torrisi, Tronti, Turano

Uras

Vaccari, Valdinosi, Valentini, Vattuone, Verducci, Vicari, Viceconte

Zanda, Zanoni, Zeller.

Rispondono no i senatori:

Airola, Alicata, Amidei, Arrigoni, Augello, Auricchio, Azzollini

Barozzino, Battista, Bellot, Bernini, Bignami, Bilardi, Bisinella, Boccardi, Bocchino, Bonfrisco, Bottici, Bubbico, Buccarella, Bulgarelli

Calderoli, Caliendo, Campanella, Cappelletti, Cardiello, Carraro, Casaletto, Cassinelli, Catalfo, Ceroni, Cervellini, Ciampolillo, Cioffi, Comaroli, Compagna, Consiglio, Conti, Corsini, Cotti, Crimi, Crosio

D'Alì, D'Ambrosio Lettieri, Davico, De Cristofaro, De Petris, Divina, Donno

Endrizzi

Fasano, Ferrara Mario, Floris, Fornaro, Fucksia

Gaetti, Gasparri, Gatti, Giarrusso, Gibiino, Giovanardi, Girotto, Gotor, Granaiola, Guerra

Lezzi, Lo Moro, Lucidi

Malan, Mandelli, Marin, Mastrangeli, Matteoli, Mauro Giovanni, Mauro Mario Walter, Messina, Migliavacca, Mineo, Montevecchi, Moronese, Morra, Munerato, Mussini

Nugnes

Paglini, Palma, Pegorer, Pelino, Pepe, Perrone, Petraglia, Petrocelli, Piccinelli, Piccoli, Puglia

Quagliariello

Razzi, Ricchiuti, Rizzotti, Romani Paolo, Rossi Mariarosaria

Santangelo, Schifani, Scibona, Scilipoti Isgrò, Scoma, Serafini, Sibilia, Simeoni, Sonego, Stefani

Taverna, Tosato

Vacciano,Volpi

Zuffada.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione e invito i senatori Segretari a procedere al computo dei voti.

(I senatori Segretari procedono al computo dei voti).

Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell'emendamento 1.900 (testo corretto), interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, sull'approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia:

Senatori presenti

265

Senatori votanti

264

Maggioranza

133

Favorevoli

148

Contrari

116

Il Senato approva.

Risultano pertanto preclusi tutti gli emendamenti e gli ordini del giorno riferiti al testo del decreto-legge n. 148.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di lunedì 27 novembre 2017

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica lunedì 27 novembre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 13,34).