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Legislatura 16º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 330 del 09/02/2010


RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente MAURO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,46).

Si dia lettura del processo verbale.

MONGIELLO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 4 febbraio.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 10,50).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Capigruppo riunitasi questa mattina, nel confermare il calendario della settimana corrente, ha approvato il calendario dei lavori della prossima settimana.

Dalla seduta pomeridiana di martedì 16 febbraio alla seduta antimeridiana di giovedì 18 saranno posti all'ordine del giorno dell'Assemblea i seguenti argomenti: mozioni Alberto Filippi ed altri sulla situazione del Caucaso meridionale e Di Giovan Paolo ed altri sul sovraffollamento nelle carceri; informativa del Ministro per lo sviluppo economico sullo stabilimento FIAT di Termini Imerese; ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione esteri; nonché, ove concluso dalla Commissione, il decreto-legge sulla funzionalità del sistema carcerario.

Nella seduta pomeridiana di giovedì 18 febbraio saranno svolte interpellanze e interrogazioni.

Per quanto riguarda il decreto-legge recante proroga di termini legislativi che sarà discusso nel corso di questa settimana, il termine per la presentazione dei subemendamenti agli emendamenti approvati dalla 1a Commissione è stato stabilito per le ore 17 di oggi.

In apertura della seduta pomeridiana di oggi sarà ricordata la figura di Antonio Giolitti. In apertura della seduta antimeridiana di domani sarà commemorato il Giorno del ricordo delle vittime delle foibe. Su entrambi gli argomenti i rappresentanti dei Gruppi potranno intervenire per cinque minuti ciascuno.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina, con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 18 febbraio 2010:

Martedì

9

Febbraio

ant.

h. 10,30-14

- Seguito disegno di legge n. 1956 - Decreto-legge n. 195, in materia di rifiuti, terremoto Abruzzo e protezione civile (Presentato al Senato - scade il 28 febbraio)

- Disegno di legge n. 1955 - Decreto-legge n. 194, recante proroga termini legislativi (Presentato al Senato - scade il 28 febbraio)

"

"

"

pom.

h. 16-21

Mercoledì

10

"

ant.

h. 9,30-14

"

"

"

pom.

h. 16-21

Giovedì

11

"

ant.

h. 9,30-14

"

"

"

pom.

h. 16-21

Venerdì

12

"

ant.

9,30

I subemendamenti agli emendamenti approvati dalla Commissione sul disegno di legge n. 1955 (Decreto-legge proroga termini) dovranno essere presentati entro le ore 17 di martedì 9 febbraio 2010.

Martedì

16

febbraio

pom.

h. 16,30-20

- Mozione n. 217, Filippi Alberto ed altri, sulla situazione del Caucaso meridionale

- Mozione n. 227, Di Giovan Paolo ed altri, sulla situazione carceraria

- Informativa del Governo sullo stabilimento FIAT di Termini Imerese

- Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione

- Disegno di legge n. 1999 - Decreto-legge n. 193, in materia di funzionalità del sistema giudiziario (Approvato dalla Camera dei deputati - scade il 28 febbraio)

Mercoledì

17

"

ant.

h. 9,30-13

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

18

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

18

febbraio

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 1999 (Decreto-legge n. 193, in materia di funzionalità del sistema giudiziario) dovranno essere presentati entro le ore 19 di martedì 16 febbraio.

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1956
(Decreto-legge n. 195, in materia di rifiuti, terremoto Abruzzo e protezione civile)
(11 ore, escluse dichiarazioni di voto) (*)

Relatore

1 h.

Governo

1 h.

Votazioni

2 h.

Gruppi 7 ore, di cui:

Tempi assegnati

Tempi residui

PdL

1 h.

31'

54'

PD

2 h.

34'

25'

LNP

35'

19'

IdV

52'

17'

UDC-SVP-Aut

52'

35'

Misto

37'

10'

Dissenzienti

5'

5'

Nuova ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1955
(Decreto-legge n. 194, recante proroga termini legislativi)
(13 ore, escluse dichiarazioni di voto) (*)

Relatore

1 h.

Governo

1 h.

Votazioni

2 h.

Gruppi 9 ore, di cui:

PdL

2 h.

06'

PD

3 h.

05'

LNP

50'

IdV

1 h.

04'

UDC-SVP-Aut

1 h.

04'

Misto

50'

Dissenzienti

5'

(*) La ripartizione dei tempi per i due decreti-legge risponde a criteri non strettamente proporzionali che hanno tenuto conto delle richieste dei Gruppi di opposizione

Ripartizione dei tempi per ciascuna delle mozioni previste dal calendario:

Illustrazioni:

10 minuti

Governo:

20 minuti

Gruppi:

20 minuti ciascuno, comprensivi di interventi in discussione generale e in dichiarazione di voto

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1999
(Decreto-legge n. 193,in materia di funzionalità del sistema giudiziario)
(7 ore e 30', escluse dichiarazioni di voto) (*)

Relatore

30'

Governo

30'

Votazioni

1 h.

Gruppi 5 ore e 30', di cui:

PdL

1 h.

08'

PD

2 h.

18'

LNP

30'

IdV

31'

UDC-SVP-Aut

31'

Misto

31'

Dissenzienti

5'

(*) La ripartizione dei tempi risponde a criteri non strettamente proporzionali

Seguito della discussione del disegno di legge:

(1956) Conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, recante disposizioni urgenti per la cessazione dello stato di emergenza in materia di rifiuti nella regione Campania, per l'avvio della fase post emergenziale nel territorio della regione Abruzzo ed altre disposizioni urgenti relative alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed alla protezione civile (Relazione orale) (ore 10,52)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1956.

Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire.

Ricordo che nella seduta antimeridiana del 4 febbraio ha avuto inizio la votazione degli emendamenti riferiti all'articolo 15 del decreto-legge.

Passiamo all'emendamento 15.10, identico all'emendamento 15.300, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

CASSON (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASSON (PD). Signora Presidente, gli emendamenti 15.10 e 15.300 propongono la soppressione del comma 3 dell'articolo 15, che la sanzione di nullità delle clausole compromissorie inserite nei contratti stipulati per la realizzazione di interventi connessi alle dichiarazioni di stato di emergenza e di grande evento.

Ci sono due profili che meritano di essere considerati in questo voto: uno più strettamente di legittimità e uno di carattere politico.

La declaratoria di nullità che viene inserita con questo comma 3 appare innanzitutto in contrasto con recenti scelte del legislatore adottate in attuazione di direttive della Comunità europea del 1989 e del 1992. Infatti, l'articolo 14, comma 5, dello schema di decreto legislativo adottato in attuazione della delega contenuta nella legge comunitaria per il 2008 e attualmente all'esame del Senato prevede l'abrogazione dell'articolo 3, commi 19 e 21, della legge n. 244 del 2007, la quale prevedeva analogo divieto per le pubbliche amministrazioni di inserire clausole compromissorie in tutti i loro contratti aventi ad oggetto lavori, forniture e servizi, ovvero, relativamente ai medesimi contratti, di sottoscrivere dei compromessi.

Come si era rilevato nell'ultima seduta della scorsa settimana, c'era stata una valutazione positiva da parte della Commissione di merito su questo emendamento soppressivo; per contro, il parere contrario della 5a Commissione appariva francamente poco comprensibile, perché in questo comma del quale si propone l'abrogazione si prevede sostanzialmente che, al fine di assicurare risparmi di spesa, i compromessi e le clausole compromissorie sono nulli e i collegi arbitrali già eventualmente costituiti statuiscono in conformità.

A parte il primo dato di illegittimità che ho segnalato, desidero ricordare come, nonostante si possa ovviamente discutere sulla sua ratio, questa norma appare in contrasto con disposizioni idonee a disciplinare in via generale la risoluzione delle controversie inerenti i contratti pubblici. Inoltre, la efficacia retroattiva della disposizione, nella misura in cui determina ope legis l'annullamento ex tunc rilevabile d'ufficio delle suddette clausole compromissorie, viola il principio dell'articolo 11, primo comma, delle disposizioni preliminari al codice civile, la cui natura meramente ricognitiva di un principio generale dell'ordinamento vale già di per sé a viziare in termini di irragionevolezza tale norma.

Ricordo altresì che la natura retroattiva della declaratoria di nullità di cui al comma 3 dell'articolo 15 viola il legittimo affidamento ingenerato nelle parti che abbiano sottoscritto i suddetti contratti in ordine alle modalità di tutela dei propri diritti in relazione all'esecuzione del negozio giuridico e alle obbligazioni che da esso discendono. In conclusione, sempre sotto il punto di vista della illegittimità, segnalo che l'esclusione della tutela giurisdizionale in relazione a qualsiasi controversia nei confronti delle strutture commissariali e della unità stralcio viola il diritto alla tutela giurisdizionale dei diritti soggettivi e degli interessi legittimi, di cui agli articoli 24 e 113 della Costituzione. Tale vulnus appare a fortiori più grave in ragione della ricordata efficacia retroattiva della disposizione, che si estende anche a controversie pendenti o comunque relative ad atti o fatti lesivi, ovvero provvedimenti illegittimi adottati prima della data di entrata in vigore del decreto-legge.

Aggiungo un'ultima considerazione, di ordine politico. Con la norma in esame ci si mette su una china che si ritiene piuttosto pericolosa, perché - al fine di risparmiare - il Governo e la maggioranza propongono di cancellare i diritti acquisiti dai cittadini a una tutela giurisdizionale. Ho parlato di china pericolosa perché, a questo punto, aspettiamo soltanto che a fini di risparmio si decida persino di cancellare i tribunali, le corti d'appello o la Corte di cassazione, in modo tale che vengano eliminate le tutele dei cittadini ma ci sia un risparmio di spesa. (Applausi dal Gruppo PD).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, chiedo che, nonostante il parere contrario della Commissione bilancio, l'emendamento 15.10, identico all'emendamento 15.300, sia messo in votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione, avanzata dal senatore D'Alia, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Colleghi, in attesa che decorra il termine di venti minuti dal preavviso di cui all'articolo 119, comma 1, del Regolamento, sospendo la seduta fino alle ore 11,10.

(La seduta, sospesa alle ore 10,59, è ripresa alle ore 11,10).

La seduta è ripresa.

Colleghi, vi invito a prendere posto, e ognuno voti per sé. Se non vi vedo seduti, non apro la votazione, onde evitare i giusti richiami perché non si riesce a vedere se c'è corrispondenza tra schede e senatori. Ripeto, ognuno prenda il proprio posto.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo
(art. 102-bis Reg.)

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 15.10, presentato dalla Commissione, identico all'emendamento 15.300, presentato dal senatore D'Alia.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE.Sull'emendamento 15.12 c'è un invito al ritiro. Senatore Pastore, lo accoglie?

PASTORE (PdL). Signora Presidente, sull'emendamento 15.12 accolgo l'invito al ritiro, ma voglio far presente al Governo e ai colleghi che in realtà, una volta che i collegi sono stati costituiti, comunque rappresentano una spesa per le parti che hanno previsto a loro tempo la clausola compromissoria. So che vi è adesione solamente sull'emendamento successivo, ma nel momento in cui sono nominati i componenti del collegio e inizia l'istruttoria, di per sé si produce una spesa a carico delle parti. Mi sembra quindi che non accettare questo emendamento e ritenere che debbano mantenersi solo i collegi che hanno completato l'istruttoria, come prevede l'emendamento successivo, non sia coerente con le finalità della norma introdotta con il decreto-legge.

Ritiro comunque il mio emendamento, signora Presidente.

PRESIDENTE. Anche sull'emendamento 15.13 vi è un invito al ritiro: lo accoglie, senatore Grillo?

GRILLO (PdL). Signora Presidente, sono d'accordo, purché si voti l'emendamento 15.14 (testo 2), sul quale, ricordo, il relatore e il Governo hanno dato parere favorevole. Ritiro quindi l'emendamento 15.13.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 15.14 (testo 2), presentato dal senatore Grillo e da altri senatori.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.600 (testo 2)/1.

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). SignorA Presidente, torno a sollecitare la pronuncia di improponibilità dell'emendamento 15.600 (testo 2), per tutti i motivi che ho ampiamente illustrato in ben due circostanze la settimana scorsa. Si tratta dell'aumento del numero dei componenti del Governo, materia palesemente estranea a questo provvedimento. Non comprendo perché vi sia tanta resistenza da parte della Presidenza del Senato ad applicare una sua decisione, chiara e perentoria, adottata il 20 novembre dello scorso anno.

Torno quindi a sollecitare un pronunciamento motivato su questo rilievo.

PRESIDENTE. Senatore Legnini, onorevoli colleghi, nel rispondere ai richiami circa la proponibilità dell'emendamento 15.600 (testo 2) della Commissione sul numero dei sottosegretari, ritengo opportuno premettere alcune considerazioni di carattere generale.

L'ampia portata e la complessità del provvedimento hanno dato adito alla presentazione di 290 emendamenti in Commissione, saliti poi, con i subemendamenti, a circa 500 in Assemblea.

La Presidenza ha già comunicato diverse pronunce di improponibilità (nella seduta pomeridiana di mercoledì 3 febbraio sugli emendamenti 10.3, 10.4, 14.0.2, 17.0.303, 17.0.1, 17.0.6 e 17.0.7; nella seduta antimeridiana dì giovedì 4 sugli emendamenti 14.24, 14.25 e 17.15), condividendo molti dei rilievi avanzati dal senatore Legnini.

Si tratta di emendamenti già vagliati dalla Commissione di merito e in tale sede ritirati o respinti. Infatti, nel corso dell'esame in sede referente non risulta che alcun emendamento sia stato dichiarato improponibile dalla Presidenza della Commissione. Né d'altra parte i rilievi qui proposti sembrano - almeno dalla lettura degli atti - essere stati anticipati e posti con altrettanta forza in tale sede.

Per quanto riguarda in generale testi ed emendamenti approvati in Commissione, la prassi, peraltro recentissima, conosce esempi estremamente limitati e del tutto eccezionali di declaratorie dì improponibilità da parte della Presidenza.

Del resto, il Regolamento del Senato ha tipizzato e riservato tale strumento "estremo" ai soli casi dei disegni di legge collegati e del disegno di legge comunitaria.

Sui decreti-legge la Presidenza è potuta intervenire - peraltro, fino al decreto-legge in discussione, in un solo caso, l'11 febbraio 2009, per estraneità manifesta - solo in quanto l'articolo 78, comma 6, del Regolamento non prevede per i disegni di legge di conversione la redazione di una relazione all'Assemblea come per tutti gli altri disegni di legge, ma la presentazione dei testi approvati dalla Commissione in forma di emendamenti. E pertanto ciò ha consentito di ricorrere, seppure in via straordinaria, allo strumento generale che l'articolo 97, comma 1, del Regolamento mette a disposizione della Presidenza per gli emendamenti ordinari.

Proprio per tale ragione la Presidenza aveva rivolto, fin dal 20 novembre 2008, una «forte raccomandazione ai Presidenti delle Commissioni in ordine ad un puntuale vaglio di ammissibilità degli emendamenti ai decreti-legge».

Passando al contenuto dell'emendamento 15.600 sui Sottosegretari, approvato dalla Commissione, la Presidenza, dopo averne valutato attentamente la proponibilità sotto il profilo dell'attinenza al testo del decreto-legge, non ha ritenuto di riscontrare quegli elementi di manifesta estraneità che hanno rappresentato il presupposto per le pronunce di improponibilità sopra ricordate. Infatti 1'emendamento interviene sul testo dell'articolo 15 del decreto-legge che già opera una riorganizzazione della struttura di Governo e pertanto la Presidenza ne conferma l'ammissibilità al pari di quanto avvenuto in Commissione.

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signora Presidente, è inutile dire che riteniamo molto grave questa decisione perché è palesemente contrastante con la lettera e lo spirito dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento e costituisce una forzatura evidentissima del criterio di inerenza del testo dell'emendamento rispetto al contenuto del decreto.

Sostenere, come ha fatto e sta facendo la Presidenza del Senato, che la ridefinizione delle funzioni e dei compiti di un Sottosegretario, nell'ambito di un decreto che riguarda l'attività di quel Sottosegretario, ovvero la Protezione civile, legittima l'aumento del numero dei componenti del Governo, che è materia chiaramente ordinamentale, totalmente estranea al contenuto del decreto stesso, è una forzatura evidentissima ed una violazione della decisione assunta il 20 novembre scorso e della prassi che abbiamo seguito. Non possiamo accettare questa decisione così grave, e quindi protestiamo formalmente. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto, senatore Legnini.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Vorrei informare i colleghi che stanno assistendo ai nostri lavori gli studenti del Liceo scientifico «Collegio vescovile Pio X» di Treviso, ai quali diamo il benvenuto. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956 (ore 11,20)

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, pur rispettando la decisione oggetto della sua comunicazione, riteniamo che l'esito del dibattito in ordine all'ammissibilità di questa disposizione risulti paradossale. Ci troviamo, infatti, a veder introdotte norme in sede d'esame - in Commissione o in Aula poco importa: non vi è differenza che la norma sia stata introdotta in Commissione, anziché proposta in Aula con emendamento di maggioranza, del relatore o quant'altro - e nella paradossale situazione per la quale norme estranee al contenuto del disegno di legge di conversione del decreto vengono ritenute di fatto ammissibili con una decisione che distingue - a mio avviso, artificiosamente - ciò che viene introdotto in Commissione da ciò che viene introdotto in Aula.

Tuttavia, lo stesso ragionamento non vale con riferimento alla circostanza che ci troviamo di fronte a norme che, obiettivamente, non sono funzionali al conseguimento del risparmio di spesa, così come previsto dal nostro Regolamento, e che non possono essere oggetto di sindacato in Aula, se non attraverso una forzatura del voto, a prescindere dal parere contrario della 5a Commissione, i cui emendamenti soppressivi vengono considerati tecnicamente inammissibili perché determinerebbero un aggravio di spesa.

Il paradosso è che vi sono delle norme introdotte nel testo che obiettivamente, per risolvere un problema che esiste, sterilizzano decisioni della magistratura di condanna al pagamento di somme di danaro, e gli emendamenti che in Aula si propongono vengono dichiarati inammissibili perché vi è il parere contrario della 5a Commissione; per converso, emendamenti che obiettivamente sono estranei al contenuto, solo perché votati in Commissione (non capisco la ragione che porta a distinguere fra il lavoro che si fa in Commissione e il lavoro che si fa in Aula, visto che il procedimento è unico e finisce con l'approvazione del provvedimento in Aula), in buona sostanza consentono alla maggioranza di introdurre norme che con questo provvedimento non hanno nulla a che vedere.

Ora, al di là delle questioni di ordine formale, su cui possiamo tutti trincerarci, il problema è sostanziale. Se siamo qui ad esaminare un decreto che ha ad oggetto la chiusura della fase relativa all'emergenza rifiuti e una certa chiusura della fase relativa all'emergenza Abruzzo, la dotazione di nuovi strumenti eccezionali, su cui si può discutere, che riguardano il sistema della Protezione civile, allora concentriamo la nostra discussione su questo e non ampliamo l'oggetto, prevedendo peraltro l'aumento del numero dei Sottosegretari.

A proposito di questo punto, però, non è chiarito l'equivoco di fondo anche circa l'aumento del numero dei Sottosegretari, in quanto non si comprende se nei due in più che vengono previsti dall'emendamento 15.600 (testo 2) sia compreso anche il Sottosegretario di cui al comma 1 della stessa disposizione o se viceversa quello sia escluso. Se fosse così, il numero complessivo dei Sottosegretari non sarebbe più 65, ma 66. Come diceva qualcuno, «è la somma che fa il totale»: anche in questa circostanza credo sia così; e lei si renderà conto, signora Presidente, che questo modo di procedere non ci mette obiettivamente nelle condizioni di poter esaminare, secondo le garanzie date dal Regolamento, il provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo PD).

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signora Presidente, è la politica spesso dei salti mortali, senza rete, delle arrampicate sugli specchi. Non v'è chi non veda come l'aumento del numero dei Sottosegretari, e quindi una revisione della struttura di Governo, non c'entri niente in un decreto-legge che riguarda la fine dell'emergenza in Campania, la fase post-emergenziale in Abruzzo e la Protezione civile. L'aumento del numero dei Sottosegretari, inserito così di soppiatto, in un decreto-legge che riguarda altri aspetti è evidentemente una mossa ardita e non consentita sotto il profilo procedimentale.

L'emendamento 15.600 (testo 2) è improponibile agli occhi di un comune studente di giurisprudenza che sta preparando l'esame di diritto parlamentare. Pertanto chiedo alla Presidenza che venga accantonato, quantomeno per poterlo approfondire; non so se addirittura sia il caso di procedere alla convocazione della Giunta per il Regolamento, perché abbiamo l'impressione che l'improponibilità sia talmente evidente da essere davvero un oltraggio al procedimento d'Aula. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Legnini).

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signora Presidente, naturalmente non tocco il merito della norma, dal momento che questo attiene ad una valutazione politica sulle esigenze di funzionalità del Governo, che non mi arrogo sicuramente il compito di trattare.

Rispetto la statuizione della Presidenza del Senato che, nell'ambito delle sue competenze, ha motivato la sua pronuncia e aggiungo che, di conseguenza, voterò secondo le indicazioni del Gruppo cui appartengo.

Voglio soltanto sottolineare che questa statuizione fa giurisprudenza. Dobbiamo prendere atto che si tratta di una statuizione da approfondire nelle sue motivazioni e nelle ragioni che la sottendono. È una pronuncia sostanzialmente innovativa di cui si dovrà tenere conto nell'ambito della giurisprudenza parlamentare come precedente di grande rilievo dal quale ognuno dovrà trarre conseguenze nella futura attività parlamentare, nelle iniziative emendative e nella valutazione delle stesse.

PRESIDENTE. Senatore Belisario, prendo atto della sua dichiarazione, ma la decisione è già stata presa dalla Presidenza.

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signora Presidente, con tutto il rispetto per il collega Benedetti Valentini, non si può affermare che una decisione fortemente contestata da parte dei Gruppi dell'opposizione e che rappresenta chiaramente una forzatura possa costituire giurisprudenza.

Insistiamo sulle nostre tesi nel modo più assoluto. Naturalmente non abbiamo strumenti per poter contrastare in altro modo la decisione della Presidenza del Senato, ma rifiutiamo categoricamente il fatto che si possa procedere in questo modo nel dichiarare ammissibili emendamenti su leggi di conversione di decreti-legge; tanto più che - e concludo - nella precedente decisione la Presidenza del Senato aveva chiaramente espresso l'orientamento che l'approvazione in Commissione di un emendamento non precludeva, e non poteva essere altrimenti, la possibilità per la Presidenza del Senato stessa di dichiararne a sua volta l'inammissibilità.

Pertanto, non riteniamo affatto questa grave decisione un precedente da utilizzare in altre circostanze.

PRESIDENTE. Senatore Legnini, la Presidenza, infatti, ha commentato la decisione presa in Commissione.

Procediamo alla votazione dell'emendamento 15.600 (testo 2)/1.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 15.600 (testo 2)/1, presentato dal senatore De Luca e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE.Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.600 (testo 2)/2.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 15.600 (testo 2)/2, presentato dal senatore Pardi e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 15.600 (testo 2)/3 è improcedibile.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.600 (testo 2).

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 15.600 (testo 2), presentato dalla Commissione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE.Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.200 (testo 2)/100.

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 15.200 (testo 2)/100, presentato dal senatore Belisario e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 15.200 (testo 2)/2, presentato dal Governo.

È approvato.

L'emendamento 15.200 (testo 2)/1 è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.200 (testo 2).

*GARAVAGLIA Mariapia (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signora Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, svolgerò una breve dichiarazione su una questione lunghissima, aperta da trent'anni. Il nostro Paese da trent'anni non dà una soluzione alla Croce Rossa italiana. È dal decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1980, n. 613, che dobbiamo dare alla Croce Rossa Italiana la struttura che hanno tutte le Croci Rosse del mondo.

Non credo ci sia nessuno in Aula che più del sottosegretario Bertolaso e di chi parla conosca e ami la Croce Rossa. Se la Commissione ritirasse questo emendamento, darebbe il segnale al Governo che vogliamo urgentemente superare il commissariamento.

Colleghi, voi dovete sapere che il commissariamento per il Comitato internazionale di Ginevra è un gravissimo atto di lesione della neutralità e dell'indipendenza, perché il commissario rappresenta il Governo. La Croce Rossa deve avere organi democraticamente eletti e nessun corpo militare, a causa dei prinicipi di indipendenza e neutralità che la costituiscono. La Croce Rossa Italiana, invece, dispone di un corpo militare, pur con gloriosi meriti, oggi non più accettabile. Per questo motivo la Croce Rossa Italiana è sottoposta alla vigilanza del Ministero della difesa. Il precedente emendamento del Governo, amico Bertolaso, era migliore di quello della commissione perché almeno evitava quel diretto riferimento a ciò che Ginevra non vuole e cioè che vi sia, un legame quasi di dipendenza e non solo di ausiliarietà del Ministero della difesa.

Questo emendamento complica e pasticcia, nonostante abbia all'interno una indicazione molto chiara: la vigilanza attribuita solo alla Presidenza del Consiglio - Dipartimento della protezione civile. Questa sarebbe la soluzione. Ma qui è richiamato ancora, ovviamente, il concerto di cinque Ministeri, dal momento che rimane vigente l'attuale assetto normativo. La Croce Rossa non può, nemmeno, e soprattutto all'estero, avere altra bandiera di quella con la croce rossa in campo bianco. È la sua sola difesa!

Quindi, se noi potessimo avere da parte della Commissione e del Governo il ritiro di questo emendamento avremmo il segnale che il Governo vuole accelerare, sottosegretario Bertolaso e ministro Giovanardi, la predisposizione urgente dello Statuto. Invece, si ripropone un commissariamento lungo altri 24 mesi ed il Governo Berlusconi ha purtroppo, nel suo palmarès, il primato di avere già due volte commissariato la Croce Rossa in costanza di organi eletti. Una volta ha commissariato me (può darsi che non mi sentissero abbastanza neutrale); l'anno scorso hanno commissariato il presidente Barra, forse più neutrale di me! Il commissariamento ci espone ad un giudizio negativo sul piano internazionale.

La Croce Rossa Italiana appartiene ad una famiglia di 184 società nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. La Federazione Internazionale, che vede nella Croce Rossa Italiana una delle società donatrici più importanti, meglio organizzata nel mondo, e che è tra i soci fondatori del movimento internazionale di Croce Rossa, considera tutto ciò una grave lesione della sua immagine del mondo, non solo di quella della Croce Rossa Italiana. I suoi 150.000 volontari, straordinari esempi di generosità competente e professionalizzata in Italia e nel Mondo, meritano la nostra attenzione e ammirazione.

Io stessa ho presentato un disegno di legge di riordino, ai sensi di quanto Ginevra chiede. Tuttavia il Governo ha la possibilità di approvare in brevissimo tempo lo Statuto. L'efficienza di Bertolaso potrebbe avere un sostegno anche dal nostro voto anche se, signor Sottosegretario, al Senato sembra negativo essendo di astensione, ma che esprimiamo in omaggio ai volontari della Croce Rossa e come credito affinché lei si faccia parte diligente per interrompere entro il più breve tempo possibile il commissariamento, che è una vera vergogna per il nostro Paese e una menomazione che la Croce Rossa Italiana non merita. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

PRESIDENTE. Chiedo al sottosegretario Bertolaso se intende rispondere alle questioni poste dalla senatrice Garavaglia.

BERTOLASO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, vorrei ringraziare innanzi tutto la senatrice Mariapia Garavaglia per l'intervento appassionato e convinto. Non c'è bisogno che ricordi alla senatrice Garavaglia tutto il lavoro che abbiamo fatto insieme per valorizzare e rilanciare la capacità e l'immagine di una delle organizzazioni più prestigiose che vantiamo nel nostro Paese.

Io non avevo alcuna intenzione di raccogliere questa responsabilità: è stato chiesto, credo in modo esplicito, dalla base della Croce Rossa affinché si possa individuare un percorso che permetta il ripristino di quei valori, di quei diritti e di quell'indipendenza di azione che deve essere tipica di qualsiasi società di Croce Rossa. Come spesso accade, bisogna accettare tutta una serie di condizionamenti e di esigenze - di cui siamo consapevoli - che certamente non facilitano e non agevolano. Per quanto mi riguarda, vorrei assicurare alla senatrice e a tutta l'Aula il mio impegno personale, anche avvalendomi delle competenze che sono qui presenti, per poter predisporre in tempi rapidi il nuovo statuto ed esaminare, se nel caso, la possibilità di sciogliere il commissariamento anche prima rispetto a quando è previsto.

Voglio sottolineare, comunque, l'eccellente lavoro che il commissario Rocca sta portando avanti, finalizzato proprio alla soluzione di quelle problematiche, di quegli scogli; penso ovviamente all'aspetto militare della componente di Croce Rossa così come ad altre questioni (per esempio anche da un punto di vista di trasparenza e di gestione economica) che erano ancora aperte e che non avevano trovato soluzione.

Quindi, appoggio nostro massimo nei confronti dell'attuale commissario, dialogo con le altre istituzioni responsabili, ma impegno e determinazione affinché la Croce Rossa possa presto tornare ad essere quella società autonoma e indipendente che tutti vogliamo, non solo a Ginevra ma anche qui in Italia.

GASBARRI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

GASBARRI (PD). Signora Presidente, intervengo per comunicare, in dissenso dal voto di astensione del Gruppo testé annunciato dalla senatrice Garavaglia, il mio voto contrario all'emendamento 15.200 (testo 2), per due ordini di motivi. Innanzi tutto, perché questa è l'ennesima tappa di una telenovela che vede diventare il Dipartimento della protezione civile e la normativa di riferimento la calamita di tutti i problemi, di tutte le soluzioni, ed è qualcosa di insostenibile. Ma, soprattutto, la questione più importante è che, a mio avviso, con questo emendamento si vuole superare l'ostacolo costituito dalla sentenza della Cassazione che vincolava il Dipartimento della protezione civile ad intervenire sulla base delle ordinanze di emergenza solo nel territorio italiano, poiché la dichiarazione di urgenza del Consiglio dei ministri ha valenza solo nei limiti del territorio italiano. Con questa operazione intravedo la possibilità, tramite - lo dico con un'espressione non molto raffinata - l'aggancio della Croce Rossa, di intervenire anche oltre il suolo italico che è, come dire, molto ristretto per le grandi capacità del nostro capo del Dipartimento della protezione civile.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, noi voteremo a favore di questo emendamento, però vorrei richiamare l'attenzione del sottosegretario Bertolaso. È evidente, infatti, che questa disposizione non può intervenire a chiarimento della natura del corpo militare della Croce Rossa: serve solo ad accelerare un percorso di riforma dell'organizzazione di questo soggetto e inoltre - questa è la parte rispetto alla quale io interpello il sottosegretario Bertolaso e la ragione per la quale voteremo a favore - perché finalmente si eserciti la vigilanza sulla Croce Rossa. (Commenti della senatrice Garavaglia Mariapia).

Voglio farle qualche esempio, collega Garavaglia. La Croce Rossa non può costituire società che operino imprenditorialmente sul mercato, come è ad esempio accaduto in Sicilia. Non è possibile che ciò avvenga nonostante la Croce Rossa Italiana sia una ONLUS e in quanto tale possa essere destinataria, ad esempio, della quota del 5 per mille e possa comunque operare in concorrenza con imprenditori e soggetti privati in tanti settori. In Sicilia, cara collega, la Croce Rossa gestisce da anni, secondo me illegittimamente, il servizio 118 e con la scusa che si tratta di un'attività che non ha formalmente "natura imprenditoriale" ci troviamo di fronte alla circostanza che il personale è sottopagato o le retribuzioni vengono, come dire, gonfiate ad arte. Credo allora che questa possa essere l'occasione per esercitare seriamente la vigilanza e per evitare che alcune articolazioni periferiche della Croce Rossa si dedichino prevalentemente ad altro, anziché ai compiti istituzionali ai quali sono preposte.

Per queste ragioni, diamo fiducia a questa disposizione e voteremo a favore dell'emendamento 15.200 (testo 2), nella speranza anche che, alla quarta interrogazione presentata, il sottosegretario Bertolaso possa venire in Aula a rispondere, per farci capire come sia possibile che vi siano società private collegate alla Croce Rossa Italiana che svolgono imprenditorialmente una serie di servizi. Al riguardo nessuno da parte del Governo ci ha ancora risposto. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut. Commenti dei senatori Gasbarri e Garavaglia Mariapia).

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 15.200 (testo 2), presentato dalla Commissione, nel testo emendato.

È approvato.

Metto ai voti l'emendamento 15.15, presentato dalla senatrice Adamo e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.16.

DELLA SETA (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Della Seta, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 15.16, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.17 (testo 2).

FERRANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Ferrante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 15.17 (testo 2), presentato dal senatore Ferrante e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE.Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.500 (testo 2).

PEGORER (PD). Chiediamo la verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 15.500 (testo 2), presentato dal Governo.

È approvato.

Senatore Fleres, il Governo è favorevole ad accogliere come raccomandazione l'ordine del giorno G15.100. Insiste per la votazione?

FLERES (PdL). No, signora Presidente.

PRESIDENTE. Pertanto, l'ordine del giorno G15.100 non verrà posto in votazione.

Metto ai voti l'emendamento 15.0.1 (testo 3)/1, presentato dal senatore Della Seta e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.0.1 (testo 3)/2.

FERRANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Ferrante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 15.0.1 (testo 3)/2, presentato dal senatore Ferrante e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE.Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.0.1 (testo 3)/3.

FERRANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Ferrante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 15.0.1 (testo 3)/3, presentato dal senatore Ferrante e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE.Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.0.1 (testo 3)/4.

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signora Presidente, vorrei ricordarle che anche sull'emendamento 15.0.1 (testo 3) era stata richiesta espressamente una pronuncia di improponibilità, essendo assolutamente evidente, anche in questo caso, l'estraneità alla materia oggetto del decreto-legge.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, il collega Legnini ha sollevato una questione ancor più grave di quella precedente. In questo caso non ci troviamo neanche di fronte all'introduzione di un emendamento, ma viene introdotto un articolo che riscrive esattamente i criteri per la ripartizione delle risorse per la formazione dei pubblici dipendenti.

Ricordo a me stesso che non più tardi della scorsa estate, prima della pausa estiva, il Presidente della Repubblica è intervenuto, con riferimento al disegno di legge relativo al cosiddetto pacchetto sicurezza, ricordando al Parlamento, e in particolar modo al Senato, perché il cosiddetto pacchetto sicurezza è nato in quest'Aula, la necessità di evitare - perché tutto ciò avrebbe inciso negativamente sulla legittimità costituzionale del procedimento legislativo: a maggiore ragione ciò vale con riferimento a una legge di conversione del decreto-legge - l'introduzione di norme che non solo appesantiscono il procedimento, ma che non hanno nulla a che vedere con il contenuto del decreto.

Questo è il caso, ed è ancor più grave rispetto a quello relativo all'aumento del numero del Sottosegretari, che abbiamo già sollevato, perché ci mette in condizione di non discutere di una norma di attuazione dell'articolo 97 della Costituzione, che riguarda la tutela dei principi di imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione, a cui è funzionale la riorganizzazione della formazione dei dipendenti pubblici, e dei criteri e delle modalità attraverso cui questo tipo di formazione permanente viene fatta.

Se inserite una norma di questo tipo nel presente decreto-legge, che non c'entra con la formazione del personale della Protezione civile o del Ministero dell'ambiente, ma che serve solo a consentire al Ministro della funzione pubblica di accelerare alcune sue iniziative, senza che vi sia un confronto parlamentare (che invece norme di questo tipo meritano), rendete in qualche modo viziato il decreto. La questione dell'inammissibilità è posta a tutela del Parlamento, della maggioranza e dell'opposizione, che si trovano a votare un decreto e che vorrebbero occuparsi dei temi che il Governo ha voluto porre e non di quelli che surrettiziamente vengono introdotti in sede di conversione.

Dobbiamo tornare su questo aspetto, perché il collega senatore Legnini ha sollevato una questione che, se non affrontata, rischia di rendere incostituzionale questo decreto. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut e PD).

PEGORER (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEGORER (PD). Chiediamo la verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 15.0.1 (testo 3)/4, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.

Non è approvato.

Onorevoli colleghi, la Presidenza conferma anzitutto le considerazioni di carattere generale già svolte in ordine all'emendamento 15.600 circa gli emendamenti approvati dalla Commissione.

In particolare, l'emendamento 15.0.1 (testo 3) della Commissione, nel tendere a stanziare risorse in apposito fondo per programmi formativi di aggiornamento professionale per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni non dotate di proprie strutture formative, si prefigge l'obiettivo di concorrere al costante adeguamento delle capacità professionali del personale alle diverse esigenze di pubblica utilità.

Tra queste, indubbiamente rientra la valorizzazione delle esperienze operative del personale della Protezione civile, già promossa per i dipendenti a contratto dall'articolo 14 del provvedimento, rispetto al quale l'emendamento 15.0.1 (testo 3) si pone in maniera complementare con riferimento a tutto il personale dipendente.

Pertanto, l'emendamento è proponibile ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento.

D'ALI', relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALI', relatore. Signora Presidente, su questo emendamento abbiamo un'osservazione condizionante della 5a Commissione della quale abbiamo già discusso nella precedente seduta. Il presidente Azzollini aveva convenuto che la condizione elaborata dalla 5a Commissione, che prescriveva un decreto del Presidente della Repubblica, poteva essere egualmente ottemperata prevedendo invece un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

Allora, propongo che nel testo dell'integrazione suggerita dalla 5a Commissione si sostituiscano le parole «decreto del Presidente della Repubblica adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 1 della legge 23 agosto 1988, n. 400» con le seguenti: «decreto del Presidente del Consiglio dei ministri non regolamentare».

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.0.1 (testo 4).

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, vorrei chiedere ai colleghi tutti, al Governo e al relatore come si può pensare di parlare in questo contesto di formazione continua dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, programma che riguarda il Dipartimento della funzione pubblica. Voi dovete dirmi sinceramente, se la vostra intelligenza non difetta (e non difetta), cosa c'entra questa norma in un decreto che si interessa delle questioni dell'Abruzzo, della Campania e della protezione civile. Non capisco perché la Presidenza ritenga proponibile questo emendamento, né capisco perché il relatore, il Presidente della Commissione o i colleghi della maggioranza non si siano posti il problema, perché l'emendamento in questione non riguarda nemmeno il Dipartimento della protezione civile. Rimaniamo davvero esterrefatti di fronte a questo. È un caso in cui dovrebbe guidarci l'intelligenza minima.

Per queste ragioni dichiaro il voto contrario del mio Gruppo e ribadisco che davvero è grave che questo emendamento sia stato considerato proponibile.

Chiedo inoltre la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 15.0.1 (testo 4), presentato dalla Commissione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 15.0.2 è improcedibile.

Metto ai voti l'emendamento 15.0.3, presentato dal senatore Di Nardo e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 15.0.701/1, presentato dal senatore Della Seta e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 15.0.701/2, presentato dal senatore Della Seta e da altri senatori.

Non è approvato.

Per quanto riguarda l'emendamento 15.0.701/3, è stata richiesta una riformulazione con cui si propone di sostituire le parole «sanzione amministrativa pecuniaria» con la parola «multa». Senatore Della Seta, accoglie tale proposta?

DELLA SETA (PD). Sì, signora Presidente.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 15.0.701/3 (testo 2), presentato dal senatore Della Seta e da altri senatori.

È approvato.

Metto ai voti l'emendamento 15.0.701/1a, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 15.0.701/2a, presentato dal senatore Della Seta e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 15.0.701/3a, presentato dal senatore Ferrante e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 15.0.701/4, presentato dal senatore Ferrante e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 15.0.701/5, presentato dal senatore Ferrante e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 15.0.701/6, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 15.0.701/7, presentato dal senatore Della Seta e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 15.0.701/8, presentato dal senatore Ferrante e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 15.0.701/9, presentato dal senatore Legnini e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 15.0.701/10, presentato dal senatore Della Seta e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 15.0.701/11, presentato dal senatore Della Seta e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 15.0.701 (testo corretto).

BERTOLASO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERTOLASO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, così come concordato con tutti i senatori, la norma è stata modificata per quanto riguarda le sanzioni, e quindi si fa riferimento ad una multa; tuttavia, al momento, la disposizione riguarda il personale che opera in nome e per conto del Dipartimento della protezione civile.

Scusandomi con il Parlamento per questa richiesta un po' tardiva, chiedo che questo articolo sia integrato con le stesse prerogative per il Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Si tratterebbe solamente di replicare il primo, il secondo e il terzo comma dell'articolo 15-bis per adattarlo alle stesse denominazioni e competenze, prevedendo quindi identica multa per coloro i quali dovessero utilizzare anche il logo, gli stemmi e gli emblemi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Si tratta di una questione di par condicio, di garanzia, perché sappiamo che purtroppo anche in quell'ambito c'è qualcuno che approfitta del valoroso e glorioso stemma del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. In questo modo andiamo a equilibrare tutta la situazione.

PRESIDENTE. In attesa di acquisire il testo riformulato e il parere della 5a Commissione, dispongo l'accantonamento dell'emendamento 15.0.701 (testo 2).

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 16 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

SCANU (PD). Signora Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma all'emendamento 16.2 e lo illustro.

Come abbiamo cercato di argomentare nel corso della discussione generale, l'articolo 16 costituisce un vero e proprio attentato all'impalcatura della pubblica amministrazione. Esso prosegue sulla strada dello smantellamento della pubblica amministrazione tramite la creazione di società per azioni, in questo caso della Protezione civile servizi spa. Dopo l'istituzione di Difesa servizi spa, avvenuta nel corso dell'esame della finanziaria, un altro pezzo importante dello Stato viene esternalizzato, un'altra porzione di quello che è definito come apparato servente delle istituzioni viene messa nelle mani dei privati.

Con l'emendamento 16.2 intendiamo non solo chiedere che l'articolo 16 venga soppresso e che dunque non si proceda alla costituzione sciagurata di questa società per azioni, ma intendiamo soprattutto richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica, delle forze sociali, della classe dirigente di questo Paese. A tutti costoro noi lanciamo un allarme: stiamo attenti perché, con il pretesto di alleggerire lo Stato, di aziendalizzare le istituzioni, di rincorrere l'efficienza, l'efficacia e la produttività, i veri presidi democratici e repubblicani di fatto vengono eliminati.

Questo Governo ci sta regalando una sorta di Stato prêt-à-porter, qualcosa che viene utilizzato con disinvoltura ed anche con straordinaria incondizionata fantasia. Signora Presidente, ieri è toccato a Difesa servizi spa, oggi tocca a Protezione civile servizi spa. Non sorprendiamoci se fra qualche settimana salterà fuori qualcosa che riguarderà la sicurezza: magari avremo «Sicurezza servizi spa», e poi giustizia, istituti penitenziari, scuola e sanità e, alla buonora, l'impalcatura democratica del nostro Paese. Allora il discorso sarà compiuto, il cerchio si sarà chiuso e tutti, anche i più ostili e disattenti, avranno compreso la vera natura della guerra che il ministro Brunetta ha dichiarato fin dai primi giorni - non a quella parte della pubblica amministrazione che aveva ed ha bisogno di essere sollecitata per compiere il proprio dovere, ma all'intera pubblica amministrazione - attribuendo la patente di nullafacenti, di fannulloni o, per dirla all'antica, di mangiapane a tradimento a tutti i lavoratori della pubblica amministrazione. Si è voluto ingenerare nella coscienza degli italiani la certezza, l'opinione che tutti costoro debbano essere mandati a casa. Quando ciò accadrà, non preoccupiamoci: ci saranno le società private e le società per azioni, ed allora il discorso si sarà concluso. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

RANUCCI (PD). Signora Presidente, rivolgendomi soprattutto al sottosegretario Bertolaso, illustro brevemente gli emendamenti 16.34 e 16.45, che penso possano essere accolti, in quanto volti ad offrire maggiore trasparenza. Sappiamo tutti che il contratto di servizio è la parte più importante per il funzionamento di una società. Con il primo emendamento chiediamo dunque che venga sottoposto al parere vincolante delle competenti Commissioni parlamentari.

Con il secondo emendamento chiediamo che vengano soppresse le parole: «assumere partecipazioni». Capiamo che per una società per azioni ci sia la necessità di acquisire immobili per il funzionamento, però assumere partecipazioni potrebbe provocare maggiori fibrillazioni. Credo che anche il Sottosegretario possa pensare che un emendamento del genere dia maggiore funzionalità alla nuova società.

ADAMO (PD). Signora Presidente, illustrerò gli emendamenti 16.28 e 16.73, che riguardano l'attuale Dipartimento della protezione civile e cercano di limitare, se mi permette il Sottosegretario, i danni dello svuotamento che si verrebbe ad avere con la costituzione della società per azioni.

Il primo si riferisce al potere di indirizzo che viene teorizzato dalla prima parte dell'articolo 16, ma dimenticato nel comma 3. Vorrei richiamare l'attenzione dei colleghi sul fatto che alla società, ipso facto, vengono praticamente delegate tutte le funzioni attualmente attribuite al Dipartimento della protezione civile, salvo questo potere di indirizzo. Per esempio, nel testo si parla di tutti gli acquisti che riguardano le funzioni o altre attività del Dipartimento. Questo piccolo inciso: «e da esso individuati» serve esattamente a mantenere in capo al Dipartimento alcune funzioni al fine di evitare uno svuotamento totale.

Lo stesso vale, con l'emendamento 16.73, per il personale e la dirigenza, di cui tutti, anche lei, signor Sottosegretario, vantano le competenze e la professionalità, che si cerca di salvaguardare. Non voglio ripetere le parole del collega Scanu, ma ritengo opportuna la scelta di alcuni paletti che entrano nella logica di quella che io considero una riduzione del danno.

Non stiamo qua discutendo sulla necessità di dare maggiore incisività alla Protezione civile in caso di emergenza, anche perché lei, sottosegretario Bertolaso, e le ordinanze adottate avete dimostrato che la Protezione civile quella incisività già ce l'ha. Si cerca però di estendere queste procedure alla normale gestione, e questo ci preoccupa.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

D'ALI', relatore. Signora Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 16.1, 16.2, 16.3, 16.4 e 16.5, identici, nonché sull'emendamento 16.6. Sull'emendamento 16.7 esprimo parere favorevole e ritengo quindi che gli emendamenti 16.8, 16.9 e 16.10, ove approvato l'emendamento 16.7, debbano successivamente essere dichiarati decaduti; comunque, se l'emendamento 16.7 dovesse essere bocciato, sugli stessi emendamenti il parere sarebbe contrario.

Esprimo parere favorevole sull'emendamento 16.11 e parere contrario sugli emendamenti 16.12, 16.13 e 16.14. Sull'emendamento 16.15 il parere è favorevole.

Sull'emendamento 16.16 mi permetto di formulare una proposta di modifica, in quanto esso e gli emendamenti 16.17 e 16.18 si intrecciano tra di loro e l'approvazione di uno potrebbe eventualmente precludere l'approvazione degli altri. Propongo quindi che le parole «ha ad oggetto lo svolgimento delle funzioni strumentali» siano modificate nel modo seguente: «ha ad oggetto esclusivo, salvo diversa ed espressa disposizione di legge, lo svolgimento delle funzioni strumentali».

Se la riformulazione non dovesse essere accolta, suggerirei, se la Presidenza lo ritiene, che l'emendamento 16.18 del senatore Monti e di altri senatori sia trasformato in un subemendamento all'emendamento 16.16. Diversamente, la votazione dell'emendamento 16.16 potrebbe precluderne la discussione. Inoltre, dopo la parola «esclusivo» suggerirei sempre al senatore Monti di aggiungere l'inciso «salvo diversa ed espressa disposizione di legge».

PRESIDENTE. Senatore Ferrante, accetta la modifica?

FERRANTE (PD). Signora Presidente, non capisco francamente la richiesta della modifica. Stiamo parlando di cosa deve fare la Protezione civile servizi spa. Noi proponiamo, per delimitare al minimo l'ambito di competenza, che non siano le funzioni a restare attribuite alla società, ma i compiti e le attività. Non riesco a capire cosa significhi il riferimento, come ha detto il presidente D'Alì, alla «espressa disposizione di legge». Mi sfugge. Quali sono le norme che dovrebbero intervenire su questo? Non è un'obiezione politica: si tratta proprio di una questione tecnica. Non capisco.

D'ALI', relatore. Signora Presidente, perdoni se mi permetto di insistere; comprendo l'osservazione del senatore Ferrante, ma la mia precisazione va letta esaminando l'intero testo del periodo. Il comma fondamentale sull'assunzione delle attività da parte della società nel testo originario recita «ha ad oggetto lo svolgimento delle funzioni strumentali per il medesimo Dipartimento»; ha quindi già un contenuto assolutamente di cornice per quanto riguarda chi può utilizzare le attività del Dipartimento.

Non ho nulla in contrario a che si cambi le funzioni strumentali con i compiti e le attività; avevo però proposto che, prima ancora di andare alla formulazione delle prescrizioni statutarie contenute nel comma 7, sin d'ora si evidenziasse che le attività - in questo caso non più funzioni, in base all'eventuale accoglimento dell'emendamento - sono rendibili anche ad altre amministrazioni, però su espressa previsione legislativa. Non per essere affezionato alle mie idee, ma ribadisco l'assenso sulla modifica di funzioni in compiti e attività, e l'opportunità che sin da ora in questa modifica si evidenzi che questi compiti e attività sono esclusivamente strumentali per il medesimo Dipartimento, salvo espressa previsione legislativa. Penso così di aver chiarito il mio pensiero.

FERRANTE (PD). Signora Presidente, con questa motivazione non posso accettare la modifica che mi è stata suggerita dal relatore.

D'ALI', relatore. Signora Presidente, ritengo allora che l'emendamento 16.18 debba essere trasformato in subemendamento all'emendamento 16.16, per poterlo porre in votazione, perché diversamente non si potrebbe votare, oppure va incardinato dopo la parola «Dipartimento». Su entrambi il parere sarebbe favorevole. L'emendamento 16.17, invece, risulterebbe assorbito.

PRESIDENTE. Senatore Monti, accetta la proposta del relatore?

MONTI (LNP). Sì, Signora Presidente.

D'ALI', relatore. Esprimo inoltre parere contrario sugli emendamenti 16.19, 16.20, 16.21, 16.22, 16.23, 16.24, sui subemendamenti 16.902/1, 16.902/2, 16.902/3 all'emendamento 16.902, che quindi confermo nel testo come presentato, e sugli emendamenti 16.25, 16.26 e 16.27.

Esprimo parere favorevole sull'emendamento 16.28. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 16.29, 16.30, 16.300, 16.301, 16.31, 16.32, 16.33, 16.35 e 16.34. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 16.36, nonché sull'emendamento 16.2000 del relatore, formulato in ottemperanza al parere reso dalla 5a Commissione, che ricalca cioè il parere condizionato da essa espresso.

Esprimo parere contrario sugli emendamenti 16.37, 16.38 e 16.901/1.

Per quanto riguarda gli emendamenti 16.901 e 16.900 (testo 2), che si reggono tra loro, chiedo un loro temporaneo accantonamento (ne potremo comunque discutere al termine dell'esame dell'articolo), prendendo in considerazione il fatto che l'approvazione dell'emendamento 16.901 rientra tra le condizioni imposte dalla 5a Commissione. Il mio parere è sicuramente favorevole; chiedo solamente che venga posticipata la votazione.

Il mio parere è contrario sugli emendamenti 16.39, 16.40 e 16.41.

Come dicevo in precedenza, chiedo l'accantonamento dell'emendamento 16.900 (testo 2), dal momento che sto presentando un testo 3 che dovrebbe risolvere l'intera tematica.

L'emendamento 16.2001 è anch'esso elaborato dal relatore in ottemperanza al parere della 5a Commissione; su di esso, quindi, il parere è favorevole.

Esprimo parere contrario sull'emendamento 16.42, invece sugli emendamenti 16.43 e 16.44 il mio parere è favorevole solo sulle parole «assumere partecipazioni». Pertanto invito i presentatori a ritirarli per convergere sull'emendamento 16.45, presentato dal senatore Della Seta e da altri senatori, sul quale il parere è favorevole. Diversamente il parere sugli emendamenti 16.43 e 16.44 sarebbe contrario.

L'emendamento 16.2002, presentato dal relatore, deriva anch'esso dal parere condizionante della 5a Commissione; su di esso esprimo quindi parere favorevole.

Il mio parere è contrario sugli emendamenti 16.46, 16.47, 16.48, 16.302, 16.49, 16.50, 16.51, 16.52, 16.53, 16.54, 16.303, 16.55, 16.56, 16. 57 e 16.58.

Gli emendamenti 16.304, 16.59 e 16.60, sostanzialmente identici nel testo, si riferiscono alla stessa osservazione che ho fatto precedentemente, per cui il parere sarebbe favorevole se dopo la parola «esclusiva», che sostituirebbe la parola «prevalente», si aggiungessero le seguenti: «salvo espressa previsione legislativa». Di questo prego voler prendere nota i presentatori, i senatori Menardi, Della Seta e Di Nardo, e consequenzialmente alla loro risposta esprimerò la valutazione finale.

PRESIDENTE.Senatore Della Seta, accoglie la proposta di riformulazione del relatore?

DELLA SETA (PD). Signora Presidente, non posso accettare questa proposta, perché, con evidenza, l'aggiunta dell'inciso «salva espressa previsione legislativa» sostanzialmente rovescia il senso dell'emendamento, permettendo che, come peraltro viene previsto già in questo decreto sul tema del piano carceri, che esamineremo successivamente, la Protezione civile spa si occupi anche di compiti che non rientrano in quelli che le sono stati assegnati dal Dipartimento della Protezione civile. Quindi, non posso accettare la proposta di riformulazione del relatore.

PRESIDENTE. I presentatori dell'emendamento 16.304 accolgono la proposta di modifica del relatore?

BALDASSARRI (PdL). No, signora Presidente, perché così verrebbe snaturato completamente l'emendamento.

PRESIDENTE.Senatore Di Nardo, accoglie la proposta di riformulazione del relatore?

DI NARDO (IdV). Non l'accetto, per le stesse motivazioni.

D'ALI', relatore. In questo caso, il relatore non può che esprimere parere contrario, perché il termine «prevalente» andrebbe a sposarsi con quanto abbiamo stabilito al comma 3. Rimane quindi così disciplinato stabilendo l'espressa previsione legislativa per un'attività strumentale resa in favore di altra amministrazione.

Esprimo parere contrario sugli emendamenti 16.61, 16.62, 16.63, 16.64 e favorevole al 16.100 del relatore (è semplicemente una correzione di drafting). Il parere è contrario sugli emendamenti 16.65, 16.66, 16.67. Sull'emendamento 16.68 il parere è invece favorevole, come lo è sul 16.700. Il parere è contrario sugli emendamenti 16.69, 16.70, 16.71 e 16.72 (testo 2), favorevole sull'emendamento 16.73 e contrario sul 16.74 (testo 2).

Per quanto concerne i subemendamenti presentati all'emendamento 16.3000, il parere è contrario sugli emendamenti 16.3000/2 e 16.3000/3, identici, e sui restanti subemendamenti 16.3000/1, 16.3000/4, 16.3000/5, 16.3000/6, 16.3000/7, 16.3000/8, 16.3000/9, 16.3000/10, 16.3000/11, 16.3000/12, 16.3000/13, 16.3000/14, 16.3000/15, 16.3000/16, 16.3000/17, 16.3000/18 e 16.3000/19.

Sull'emendamento della Commissione 16.3000 c'é una condizione di riformulazione nel parere della 5a Commissione, per cui la cifra 2.240.000 deve modificarsi in 2.299.000. Ritengo inoltre sia da espungere dal parere della 5a Commissione l'ultima previsione dello stesso, in quanto, forse per un refuso, è stato inserito l'articolo 1 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, già citato nell'emendamento 16.3000. Ritengo di dover procedere in tal senso alla modifica di questo emendamento.

Esprimo parere contrario sull'emendamento 16.75 (testo 2), nonché sugli emendamenti aggiuntivi 16.0.1, 16.0.2 e 16.0.4. Sul 16.0.3 e 16.0.5, dove peraltro c'è il parere contrario della 5a Commissione, esprimo parere contrario.

ASTORE (Misto). Domando di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo, senatore?

ASTORE (Misto). Signora Presidente, mi spiace dirlo, ma gli emendamenti aggiuntivi non sono stati illustrati.

PRESIDENTE. Senatore Astore, l'ho chiamata per l'illustrazione.

ASTORE (Misto). No, lei mi ha chiamato per illustrare gli emendamenti all'articolo 15 e ho rinunciato, ma non per gli aggiuntivi all'articolo 16.

PRESIDENTE. Ripeto che l'ho chiamata, comunque può parlare in dichiarazione di voto.

ASTORE (Misto). Io vorrei illustrare l'emendamento 16.0.1. La prego di controllare se davvero mi ha chiamato.

PRESIDENTE. Gli Uffici mi confermano che l'ho chiamata. Comunque, se vuole, può prendere la parola. La parola non viene tolta mai a nessuno.

ASTORE (Misto). Chiedo scusa, ma veramente non sono stato chiamato.

PRESIDENTE.Insiste, senatore Astore?

ASTORE (Misto). Ho chiesto scusa, Presidente!

Sono rimasto sbalordito dal parere della 5a Commissione sull'emendamento 15.0.2, su cui non sono intervenuto, che regolamentava lo stato di emergenza e che è stato dichiarato improcedibile: non ne capisco i motivi.

Invece, l'articolo 16-bis continua ad illustrare lo stato di emergenza, il vero problema della Protezione civile: ne avete parlato un po' tutti. Credo che questa fosse l'occasione giusta per rivisitare la legge 24 febbraio 1992, n. 225, su cui siamo stati richiamati più volte dall'Unione europea, in quanto l'Italia usa lo stato d'emergenza quasi tutti i giorni. Visto che le emergenze, spesso legate anche alla volontà del Presidente del Consiglio o al peso della classe parlamentare, si protraggono per otto, dieci, dodici anni, forse era il caso di regolamentare tale materia.

Era stato proposto di dividere l'emergenza in due parti, la prima e la seconda, fissando anche termini perentori massimi: la prima emergenza di due anni, la seconda di tre anni. Badate che ci sono stati di emergenza che durano da dodici, tredici, quattordici anni, e voi sapete meglio di me che, quando viene dichiarato lo stato di emergenza, si procede in deroga ad ogni legge. Il Parlamento e le Commissioni hanno voluto negare che questa potesse essere l'occasione, più che di privatizzare parte della Protezione civile, di regolamentare un settore nel quale era importante fissare i diritti dei cittadini.

Nell'articolo 16-bis, Presidente, sono anche disciplinati gli interventi in senso generale, pur restando la possibilità di utilizzare lo strumento dell'ordinanza, e soprattutto viene imposto al commissario delegato (spesso sono i Presidenti delle Regioni) di produrre una relazione annuale da presentare al Presidente del Consiglio, che dopo la deve trasmettere alle Assemblee legislative.

Per chiudere, sono veramente amareggiato. Mi rivolgo soprattutto - mi posso permettere di dire - all'amico Bertolaso, con cui abbiamo sofferto quattro-cinque anni insieme (e di questo lo ringrazio) per il terremoto che colpì il Molise e, in modo particolare, il mio Comune. Senza minimamente voler criticare l'operato di nessuno, ciò non ha nulla a che fare con la regolamentazione da dare a questo settore. Possiamo avere posizioni diverse sulla privatizzazione, ma lei, Sottosegretario, non può negare - ecco perché mi aspettavo da lei un parere favorevole - il fatto che amministrazioni locali utilizzino lo stato di emergenza per fare le più grandi schifezze di questo mondo. Allora, queste cose vanno regolate. Lei stesso, in lettere riservate ai commissari e al presidente Berlusconi, si è lamentato tante volte dell'utilizzo dello stato di emergenza dichiarato a seguito di calamità naturali. Questa sarebbe stata l'occasione giusta per regolamentare in senso generale l'intera materia.

Mi auguro che lei voglia rinviare di poco la rivisitazione della legge n. 225, approvata - credo - all'unanimità nel 1992. Oggi si ha la necessità in questo settore di ubbidire soprattutto a precetti che ci vengono dall'Unione europea. Peccato, resta l'amarezza di non averlo fatto.

Presidenza della vice presidente BONINO (ore 12,37)

(Segue ASTORE). Anche nella delimitazione dell'area esistono problemi: non si può dare ad una sola persona il diritto di vita o di morte nella delimitazione di un'area in cui si è verificata una calamità naturale. Rinviamo la questione, ma credo che ci sia l'urgenza di affrontarla. Per questo credo che il Parlamento debba essere unito nell'affrontare prossimamente questa problematica. (Applausi della senatrice Negri).

BERTOLASO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, nel formulare i pareri, se mi consente, vorrei fare alcune rapide aggiunte e fornire chiarimenti sulla base delle opinioni e dei giudizi formulati su questa famosa società della quale si è detto di tutto e di più. Tra l'altro, mi pare che in questi giorni, soprattutto su un autorevole quotidiano che è espressione del mondo industriale, non si sia persa occasione per cercare di strumentalizzare quello che è l'obiettivo vero di questa struttura e di questo provvedimento. Siamo arrivati al punto di leggere che con un'ordinanza di protezione civile la gestione dell'Expo di Milano dovrebbe passare, grazie a questa società che stiamo costituendo, nelle mani e sotto la responsabilità del Dipartimento della protezione civile. Anche oggi abbiamo letto altri commenti sull'ipotesi di affidare a questa Protezione civile Spa la costruzione degli ospedali in Calabria e la realizzazione di tanti altri avvenimenti ed eventi in giro per l'Italia, compreso il piano carceri. Evidentemente c'è una palese volontà volta a disinformare sui nostri obiettivi, sulle nostre attività e sulle nostre possibili strategie.

La vicenda dell'Expo di Milano, devo dire, è abbastanza singolare e imbarazzante. Si è trattato - è noto - di un avvenimento che è stato dichiarato grande evento sotto il Governo Prodi. Il commissario dell'Expo è il sindaco di Milano, che si avvale, appunto, delle ordinanze di protezione civile per risolvere tutta una serie di problematiche. Ricordo, perché credo sia utile per tutti, che se l'Expo è stata aggiudicata a Milano ciò è stato possibile - piccolo aneddoto - perché la commissione che andò a verificare poté vedere che la città era stata ripulita dai graffiti che infestavano tutti i palazzi. Questo accadde grazie ad un'ordinanza di protezione civile che mise il sindaco Moratti nelle condizioni di ripulire la città da lei amministrata. Sono pillole di esempi che, letti in chiave positiva, danno la misura di quanto possa essere utile, in assenza di altre normative, l'ordinanza di protezione civile; letti invece in chiave negativa o di strumentalizzazione, possono dare l'idea di una struttura che si allarga dappertutto, fa di tutto e agisce in qualsiasi caso.

Noi agiamo, come già avevo chiarito quando abbiamo presentato questo decreto‑legge, sulla base delle richieste esplicite che ci vengono formulate dagli enti locali (Comuni, Province, Regioni e Province autonome) e, se la norma lo consente, garantiamo le soluzioni ai problemi esistenti. La norma a cui ha fatto riferimento un articolo del quotidiano «Il Sole 24 Ore» della settimana scorsa si riferisce proprio a tutta una serie di deroghe che sono state chieste - ho qui agli atti tutta la documentazione - dal sindaco di Milano, commissario (cosa che veniva ricordata nell'articolo nella penultima riga tra parentesi), con l'intesa della Regione Lombardia. Quindi, anche in quel caso, come in tanti altri, abbiamo semplicemente agito, signora Presidente, da servostruttura, da elemento facilitatore della soluzione delle problematiche che sappiamo esistono nel nostro Paese.

Credo di scoprire l'acqua calda affermando che molti problemi del nostro Paese sono in realtà questioni arrugginite che non si riesce a risolvere con le normative vigenti o perché i funzionari addetti non riescono a trovare la soluzione o la chiave di lettura giusta per le diverse esigenze. Questo vale per tante altre situazioni che vengono dichiarate di emergenza, lo sappiamo bene, perché ciò consente poi di fare quegli interventi che altrimenti non avrebbero potuto essere realizzati. Penso al passante di Mestre: non credo che molti senatori siano al corrente del fatto che il passante di Mestre, inaugurato recentemente, è stato realizzato avvalendosi proprio della normativa di protezione civile. Anche in quel caso il nostro ruolo è stato solo quello di facilitare e agevolare interventi che altrimenti non sarebbero stati possibili.

Non mi dilungo sul discorso delle bonifiche e su tutti gli altri problemi di carattere ambientale. Voglio ricordare, per rispondere ad alcune critiche che ho ascoltato anche oggi, che la nostra struttura è assolutamente pubblica. Anche gli emendamenti che sono stati presentati (sui quali il relatore ha già espresso il proprio parere e sui quali ovviamente darò conferma della nostra assoluta adesione), di fatto, ne fanno una struttura esclusiva per le attività del Dipartimento della protezione civile, nel pieno rispetto della normativa comunitaria, ma conformata in modo tale da riuscire a porre in essere interventi che in altre situazioni richiederebbero uno sforzo che andrebbe a distrarre il Dipartimento dalle sue vere e primarie competenze.

Ho detto già, e lo ripeto, che tutto nasce dall'esperienza abruzzese, l'unica vera esperienza di gestione diretta; tutte le altre situazioni infatti sono state gestite con la presenza di altri commissari straordinari, oppure con soggetti attuatori che non avevano l'obbligo di rendere conto direttamente al Dipartimento delle attività che stavano ponendo in essere. Credo che l'esperienza dell'Abruzzo, tutto sommato, abbia avuto un giudizio positivo dalla gente e credo anche a livello politico e internazionale, ed è quella che intendiamo replicare.

Nella Relazione tecnica abbiamo forse esagerato per quanto riguarda certe indicazioni di numeri di pianta organica. Pensiamo di creare una struttura davvero molto agile, molto piccola e snella, che sarà remunerata per quello che saprà fare, ma che certamente rappresenterà una pietra di paragone. Questo potrebbe essere motivo di preoccupazione per alcune realtà pubbliche e private, che vedono nella struttura che vogliamo creare qualcosa che può sicuramente indurre a paragoni e può portare ad esempi virtuosi o negativi, a seconda della chiave di lettura; ciò può quindi creare imbarazzo in una pubblica amministrazione che non è abituata a garantire tutti i giorni la massima efficienza ed efficacia nelle attività che svolge. Credo sia stato riconosciuto che la Protezione civile in questi anni ha cercato di valorizzare tali aspetti, nel pieno rispetto delle normative vigenti. Non realizziamo quindi una privatizzazione, ma una super-pubblicizzazione della Protezione civile.

Il Dipartimento, per rispondere alla senatrice Adamo, dispone di una pianta organica che prevede otto uffici, nell'ambito dei quali c'è tutta una serie di servizi che si occupano di attività di previsione, di prevenzione e anche di gestione delle emergenze; esso è carente di una componente tecnica in grado di progettare e soprattutto di supervisionare e controllare ciò che viene portato avanti anche da altre amministrazioni. Se necessario, il Dipartimento ovviamente interviene direttamente nelle situazioni più urgenti. Già in altre occasioni ho fatto l'esempio della rotta del Serchio, verificatasi lo scorso 25 dicembre: chi avremmo trovato, fra strutture pubbliche, Genio civile e società private, disponibile a realizzare gli interventi che avevamo bisogno di porre in essere nell'arco di 48 ore?

Questo, insomma, è il senso reale e vero della struttura che intendiamo mettere in piedi. Per il resto, la struttura del Dipartimento rimarrà invariata, non vi sarà nessunissima epurazione e nessunissima riduzione di personale: con l'aggiunta di questa struttura più agile e più snella, contiamo di rendere sempre più efficaci e funzionali i lavori a livello di realtà pubblica.

Ho detto che lo statuto era disponibile: nel momento in cui sarà stato votato questo articolo - se lo sarà - e saranno apportate le modifiche allo statuto sulla base degli emendamenti che verranno approvati oggi, quindi entro la settimana, saremo in grado di renderlo pubblico per i senatori e i deputati affinché possano valutarlo, commentarlo e criticarlo.

Si è anche parlato del concorso che abbiamo lanciato per il vertice della società: ho già confermato che la procedura di assunzione avrà luogo solo dopo, se eventualmente il decreto sarà convertito in legge. È interessante segnalare che ad oggi abbiamo ricevuto già 280 candidature, che ovviamente non conosciamo perché sono in busta chiusa e saranno valutate da una commissione indipendente, nominata dal Presidente del Consiglio e presieduta da un magistrato. Saranno i membri della commissione a valutare i curricula dei candidati e a formulare una terna di nomi che sarà sottoposta al giudizio del Presidente del Consiglio per l'eventuale approvazione.

Questi sono i punti che tenevo a chiarire per ribadire il concetto di una realtà pubblica, della Presidenza del Consiglio, che tale rimane, divenendo sempre più agile, funzionale ed efficace, ma sottoposta ai controlli necessari, così come deve essere.

Per concludere, rispondo alle osservazioni del senatore Astore: sono d'accordo con quanto da lui detto e mi impegno (il senatore sa che già ci stiamo lavorando) a rivedere tutta la legge n. 225 del 1992, con le successive modificazioni, in modo da predisporre un disegno di legge che possa mettere a fattore comune tutte le esperienze e le problematiche, ed avere così, magari nell'arco di quest'anno, un Testo unico della Protezione civile che costituisca la cornice entro la quale bisognerà lavorare per gli anni a venire.

Ciò premesso, signora Presidente, dichiaro che il parere del Governo è conforme a quello del relatore, con un'unica aggiunta riguardante l'emendamento 16.302, di cui è primo firmatario il senatore Menardi, in cui si richiamano i principi comunitari in materia di parità di trattamento, trasparenza e concorrenza: il parere è favorevole anche su questo emendamento.

D'ALI', relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALI', relatore. Ho due precisazioni da fare sul parere reso. Una è conseguente a quanto appena detto dal Governo: non ho alcuna difficoltà a convenire con il Governo sull'opportunità di approvare l'emendamento 16.302.

Sull'emendamento 16.700 rilevo un parere contrario della 5a Commissione, relativamente al secondo periodo; quindi, è chiaro che il parere favorevole espresso in precedenza è relativo solo alla parte non cassata dalla 5a Commissione.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in precedenza avevamo accantonato l'emendamento 15.0.701 (testo corretto) in attesa del parere della Commissione bilancio sul nuovo testo. Visto che ci è stato comunicato dalla Commissione bilancio un parere di nulla osta, poiché non vi sono obiezioni, metto ai voti l'emendamento 15.0.701 (testo 2), presentato dalla Commissione, nel testo emendato.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 16.1, identico agli emendamenti 16.2, 16.3 e 164.

*BIANCO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCO (PD). Signora Presidente, signor Sottosegretario, l'articolo 16 è sicuramente il cuore di questo decreto-legge. Dunque, l'emendamento 16.1, che prevede la soppressione dell'articolo e sul quale preannuncio il voto contrario dei senatori del Partito Democratico, assume un particolare rilievo e un particolare valore.

Signor Sottosegretario, non ho bisogno di aggiungermi alla lunga lista di coloro che, intervenendo in questo dibattito, hanno voluto premettere che le posizioni politiche che abbiamo assunto non nascondono, ovviamente, alcuna motivazione personale nei suoi confronti. Non ho bisogno di farlo perché con lei ho una lunga consuetudine di stima e, se mi consente, anche di amicizia, nata, in particolare, in occasione di quel grande evento che fu il Giubileo del 2000, quando era sindaco di Roma Francesco Rutelli, coadiuvato in modo eccezionale per l'occasione dal collega Zanda e da lei per la parte relativa alla sua responsabilità, con la presenza del prefetto Mosino e con l'intervento del Ministro dell'interno, allora delegato alla protezione civile, per quanto riguardava la sicurezza.

Riuscimmo ad organizzare tutti insieme un evento che riscosse un grande consenso e apprezzamento e che, voglio ricordarlo ai colleghi, fu organizzato e gestito senza fare praticamente alcun ricorso ad ordinanze di protezione civile, con il che si dimostra che nel nostro Paese, quando ci sono professionalità, intelligenza, competenza e onestà si possono organizzare bene grandi eventi, anche senza fare ricorso alla Protezione civile.

Signora Presidente, signor Sottosegretario, ci sono molte, troppe anomalie nel sistema della protezione civile del nostro Paese e per questa ragione invito i colleghi, in particolare quelli della maggioranza, a prestare una particolare attenzione a questo emendamento e a questo articolo.

Innanzi tutto vi è un'anomalia evidente che riguarda la conduzione e la responsabilità del sistema della protezione civile nel nostro Paese e credo che sia fin troppo palese che si tratti di un'anomalia assolutamente unica. Pensate, colleghi, soltanto un attimo, che se questo sistema diventasse la regola, improvvisamente il direttore della pubblica sicurezza diventerebbe Sottosegretario per l'interno e il responsabile del coordinamento dei Servizi di informazione e di sicurezza diventerebbe Sottosegretario con delega ai Servizi. Avremmo una confusione assolutamente unica e inaccettabile nel Paese tra responsabilità politica e responsabilità di una conduzione amministrativa.

Questo, naturalmente, creerebbe un sistema per il quale non si capirebbe più chi fissa gli obiettivi e chi, invece, ha la responsabilità di portarli avanti e di raggiungere un risultato. Trovo francamente che questa confusione sia aberrante e che l'articolo 15 che abbiamo approvato ne sia un'ulteriore dimostrazione.

Signor Sottosegretario, colleghi, l'ampiezza degli interventi è assolutamente anomala. Si tratta di una prassi che si è vieppiù allargata e per la quale, lo voglio ricordare, non siamo esenti da responsabilità neanche noi del centrosinistra, anche se in modo assolutamente minore, perché quando abbiamo governato anche noi abbiamo commesso errori in questo ambito.

L'ampiezza degli interventi che vengono gestiti sotto l'ombrello della Protezione civile è francamente inaccettabile. Ricordo ai colleghi ciò che è accaduto nella mia città, a Catania (ma potrei citarne tante altre), dove è stata dichiarata l'emergenza traffico dalla Protezione civile - udite bene - perché la mia città è a rischio sismico e dunque può essere emanata una serie di interventi per ridurre il traffico, che naturalmente nel frattempo è cresciuto a dismisura, sostanzialmente al di fuori di qualunque previsione relativa al piano regolatore e al piano commerciale. Si tratta di interventi che hanno lasciato un segno profondo e che hanno provocato fenomeni degenerativi evidenti, se è vero, come è vero, che sono in corso alcune inchieste relative a quella vicenda che riguardano, appunto, tali fattori degenerativi.

Presidente, in buona sostanza è passato il principio che la Protezione civile è un ombrello buono per tutte le stagioni e soprattutto è un ombrello sotto il quale non si organizzano le modalità per affrontare una vera emergenza, ma in realtà passa soprattutto il principio dell'organizzazione di eventi speciali.

Colleghi, avendo fatto l'amministratore locale come molti di voi, so perfettamente che nel nostro sistema vi sono lungaggini burocratiche, complessità e tortuosità, cose talvolta assolutamente inammissibili, di cui la pubblica amministrazione soffre in modo inaccettabile, ma francamente pensare di affrontare queste lentezze burocratiche eliminando il problema e dichiarando modelli eccezionali è assolutamente aberrante.

Mi viene in mente un vecchio adagio, un proverbio che non è della mia Regione - ho chiesto aiuto e consulenza alla collega Donaggio- secondo cui «xe pezo el tacon del sbrego», vale a dire che è molto peggio il rimedio che stiamo cercando di porre in essere che non il buco, il problema che viene affrontato.

Inoltre, la straordinarietà delle procedure rappresenta un'altra anomalia. Con l'ordinanza di protezione civile si può praticamente violare o agire in deroga a qualunque legge, regolamento o piano comunale. Insomma, si è sostanzialmente in una condizione legibus soluti, e dunque assolutamente senza limiti nel nostro Paese.

Oggi, con l'approvazione dell'articolo 16, anche le modalità operative vengono sostanzialmente sottratte ad un regime pubblicistico e affidate a modalità operative privatistiche.

Signor Sottosegretario, lei lo sa perfettamente - e meglio di lei non può saperlo nessuno - che nella pubblica amministrazione del nostro Paese ci sono professionalità di straordinario livello. Quando lei ha affrontato le vere emergenze, come nel caso dell'Abruzzo, al suo fianco ha trovato i Vigili del fuoco, i prefeetti, le forze di polizia, le Forze armate. Ha trovato professionalità di assoluto livello che non possono essere mortificate perché, se ben condotte e ben dirette, sono assolutamente adeguate per affrontare situazioni del genere.

Colleghi, in conclusione, una condizione di anomalia di questa varietà ed intensità non può non generare oggettivamente una condizione patologica per il sistema in cui sarà naturale, quando magari ci saranno persone più distratte o conniventi alla guida di un organismo piuttosto che di un altro, che non si risponde ad alcuna logica di efficienza, mentre cresce a dismisura la discrezionalità e quindi la possibilità di trovarsi in una condizione patologica.

Colleghi della maggioranza, so che tra di voi sono molti i colleghi che hanno notevoli perplessità riguardo a questa scelta. Vi sono molti modi di manifestare le vostre perplessità e qualche volta è utile farlo. Credo che questa volta sia utile farne uso, colleghi della maggioranza, perché si eviterebbe di commettere un errore di cui per molti anni si pagherebbero le conseguenze. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signora Presidente, il Gruppo Italia dei Valori voterà a favore degli emendamenti tendenti a sopprimere l'articolo 16, per una quantità di motivi che si aggiungono ed integrano quelli esposti dal collega Bianco del Partito Democratico.

In primo luogo, non vi è un requisito di necessità ed urgenza, e ciò invita allo stralcio di questo argomento nell'ambito di una legge ordinaria. Del resto, un testo analogo è stato giudicato inammissibile dallo stesso Presidente della Camera durante la finanziaria.

In secondo luogo, l'economicità vantata da questo provvedimento è tutt'altro che dimostrata, in assenza di un contratto di servizio che non si vede e di cui nulla si sa.

In terzo luogo, la tempestività cui ci si richiama è già garantita alla Protezione civile. Quest'ultima, secondo la normativa vigente, dispone anche dello strumento dell'ordinanza. Ci si domanda allora: con la creazione della Spa, si può immaginare la consegna del potere di ordinanza ad una società per azioni?

In quarto luogo, c'è un'evidente rinuncia all'equilibrio istituzionale nei confronti delle Regioni e degli enti locali, quando si sa invece che su questo argomento vige una competenza concorrente.

C'è, infine, un'opaca genericità nella definizione dei compiti della nuova società, che è in netto contrasto con la precisa natura delle società in house, a cui il diritto e la giurisprudenza comunitaria chiedono estrema precisione e competenze ed oggetti delimitati.

C'è un commento d'insieme da fare su questa situazione: se la Protezione civile si è occupata della canonizzazione di padre Pio nel 2002, di quella del fondatore dell'Opus Dei Josemarìa Escrivà de Balaguer nel 2002, dell'incontro nazionale dell'Azione cattolica con il Papaa Loreto nel 2004, dei funerali del Papa nel 2005, della regata Vuitton Cup (l'elenco è assortito, ma non è colpa nostra) a Trapani nel 2007, dei Giochi del Mediterraneo a Pescara nel 2009, dei mondiali di ciclismo a Varese nel 2008 e del futuro anniversario dell'Unità d'Italia, non ci si può stupire se il Sottosegretario arriva a vantare perfino che è grazie alla virtù salvifica della Protezione civile che il sindaco di Milano può tenere puliti i paletti della sua città. C'è qualcosa di imbarazzante dietro questa visione di salvataggio universale che viene attribuita alla Protezione civile, dal grande al piccolo e dal piccolo al grande.

Abbiamo già detto, e lo ripetiamo, che siamo di fronte alla costruzione scientifica ‑ forse un po' slabbrata, ma la volontà è scientifica ‑ di un piccolo mostro giuridico‑istituzionale, che ha pesanti risvolti affaristici che non possono essere trascurati. Un piccolo mostro istituzionale che viene consegnato in modo opaco unicamente nelle mani della Presidenza del Consiglio e che, per conto suo, può gestire cifre di cui non avremo mai dei rendiconti. Faccio solo un esempio: siamo di fronte ad una struttura che, già nel caso della Maddalena, è riuscita ad autorizzare costi di costruzione (per alberghi che ora stanno crollando e dai cui tetti piove l'acqua) per la bellezza di 4.345 euro al metro quadro. A questo punto, nonostante i rilievi di nobiltà di intenti e di bravura tecnica che si possono fare al Sottosegretario, io penso che non si possa dimenticare questo tipo di inefficienza, questa dissipazione di risorse pubbliche e la possibilità terrificante che tale dissipazione possa ripetersi e moltiplicarsi nel futuro. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

BALDASSARRI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BALDASSARRI (PdL). Signora Presidente, intervengo in probabile dissenso dal mio Gruppo. Come ho avuto modo di dichiarare in quest'Aula la settimana scorsa sull'articolo 15, la mia opinione è totalmente contraria sia all'articolo 15 che all'articolo 16. Ho già motivato le mie argomentazioni per l'articolo 15; vorrei ora sintetizzare brevemente quelle relative all'articolo 16.

Prego il Governo e la mia maggioranza di riflettere ancora un po' su quello che siamo chiamati a decidere in quest'Aula. Per le stesse motivazioni per le quali il mondo ci riconosce l'efficacia, l'efficienza, la correttezza e la trasparenza di quanto fin qui fatto dalla nostra Protezione civile, per le stesse motivazioni per le quali il dottor Bertolaso ha sempre, anche in quest'Aula, trasmesso informazioni con efficacia e difeso l'opera sua e della Protezione civile, io credo che dovremmo riflettere sullo strumento che oggi stiamo creando, cioè una società per azioni di diritto privato a fronte di un'esigenza palesemente di diritto pubblico.

Allora, mi chiedo una prima cosa, signora Presidente e onorevoli colleghi. L'analisi del problema e le esigenze della protezione civile avrebbero avuto piena legittimazione e piena risposta in termini di efficacia e di efficienza se si fosse discusso di istituire un'Agenzia indipendente e non una società per azioni di diritto privato, come è stato fatto in altre pubbliche amministrazioni. (Applausi dal Gruppo PD). Se fossimo qui oggi a discutere di istituire l'Agenzia indipendente della protezione civile, probabilmente non solo daremmo alla nostra Protezione civile ancora più strumenti e forme di migliore efficienza e migliore efficacia, ma garantiremmo anche il diritto pubblico, non solo per noi ma anche per le future generazioni.

Ho avuto modo di dire al dottor Bertolaso, sia in Aula sia questa mattina privatamente, che occorre riflettere su questo cambiamento istituzionale, perché il dottor Bertolaso, il senatore Baldassarri, ciascuno di noi passerà, ma la Spa di diritto privato resterà. Non è un problema di affidabilità, di correttezza e di professionalità di chi in questo momento sarebbe chiamato ad assolvere quel compito. (Brusìo).

PRESIDENTE.Colleghi, per cortesia, vi prego di consentire al senatore Baldassarri di proseguire il suo intervento.

BALDASSARRI (PdL). Signora Presidente, credo che ci sia un buon ascolto.

Un secondo e ultimo elemento (che è un elemento centrale non riguardante, nello specifico, la Protezione civile e la Protezione civile Spa) è quel cancro che mina la politica e la politica economica italiana e che si chiama spesa per acquisto di beni e servizi delle pubbliche amministrazioni. È lì che si annidano, quando va bene, gli sprechi e, quando va meglio, le connivenze! È li che esplode la spesa pubblica nei dati degli ultimi anni, che siano il centrodestra o il centrosinistra a guidare il Governo di questo Paese.

Ebbene, un'idea che io ho sempre sostenuto, e che ha trovato realizzazione prima con la sua istituzione ad opera del Governo di centrosinistra nel 1999 e poi con il suo lancio e la sua costruzione ad opera del centrodestra nel 2001, era quella della CONSIP, cioè di una società nazionale che mirasse a risparmiare negli acquisti di tutte le pubbliche amministrazioni. Quella esperienza è stata trasversalmente attaccata e uccisa e, dopo due anni di efficacia, durante i quali quella voce di spesa si limitò ad incrementi inferiori al tasso di inflazione, una volta distrutta (anche se i carrozzoni sopravvivono), l'incremento è salito dal più 7 fino al più 9 per cento negli ultimi cinque anni.

Ciascuna amministrazione, le Regioni e le Province, hanno istituito le loro piccole Spa di acquisto. Stiamo disperdendo le risorse dei contribuenti e minando l'equilibrio finanziario del Paese sull'altare degli interessi palesi di circa 300.000 persone che con questi strumenti prosperano e costringono poi i vari Governi, come nel caso del Governo Prodi, ad imporre tasse in più, non per ridurre lo squilibrio finanziario, ma per consentire un maggiore sperpero frazionato di risorse dei contribuenti. Allora, anche per quanto concerne il metodo occorre che mettiamo un paletto fisso: non è possibile che ogni amministrazione pretenda di farsi in casa la propria Spa di diritto privato, perché siamo nell'ambito delle istituzioni pubbliche.

Per queste motivazioni voterò a favore degli emendamenti soppressivi in titolo e mi asterrò sull'articolo 16, come ho già fatto sull'articolo 15. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente non ripeterò quanto già detto da chi mi ha preceduto, e che in gran parte condivido. Credo che in questo Paese prima o poi tornerà l'era nella quale si bandirà un concorso pubblico, ma il problema non riguarda solo la Protezione civile; è molto più ampio. Ormai i sistemi di reclutamento del personale pubblico vanno da una stabilizzazione all'altra di precari di ogni genere e tipo, che Governi di centrodestra e centrosinistra, con grande disinvoltura, hanno fatto e continuano a fare, non solo attraverso le cosiddette Spa pubbliche, ma in generale.

Mi permetto di fare un'altra considerazione: credo che dovremmo sfruttare questa occasione per cominciare a parlare di una stabilizzazione degli effetti positivi dell'operato del sottosegretario Bertolaso. Oggi discutiamo della Protezione civile, che ha un sistema che si tiene in piedi per lo sforzo che persone come il Sottosegretario e i suoi collaboratori hanno fatto e continuano a fare e che tiene insieme tanti altri pezzi della pubblica amministrazione, che stanno però da un'altra parte, a cominciare da un convitato di pietra che si chiama Ministero dell'ambiente, che si dovrebbe occupare per esempio della prevenzione e della tutela del suolo e che invece non comprendiamo bene di cosa si occupi. Nel decreto al nostro esame troviamo norme che introducono addirittura la possibilità di nomina di commissari straordinari per il dissesto idrogeologico - la cui funzione non è definita né peraltro coordinata - ad esempio attraverso ordinanze di protezione civile, a seguito delle quali le strutture commissariali operano in alcuni territori in situazioni di emergenza.

Oggi il tema è quello di riscrivere questa parte dell'amministrazione dello Stato mettendo insieme tutte quelle competenze che vanno dalla difesa civile alla protezione civile, alla prevenzione e alla tutela del nostro territorio e dell'ambiente, fino al Corpo dei Vigili del fuoco, che rappresenta un presidio fondamentale e un braccio operativo indispensabile per il sistema di protezione civile. Dobbiamo riscrivere complessivamente il sistema di regole e di organizzazione del Ministero dell'ambiente che, così com'è strutturato, indipendentemente dai meriti o dai demeriti del Ministro - non è questa la sede per entrare in argomento -, è comunque un Ministero assolutamente inutile, che non svolge alcuna funzione positiva per il nostro Paese.

Mi auguro che il Governo faccia un atto di coraggio, che non si limiti a tentare più o meno bene - secondo noi meno bene - una stabilizzazione degli effetti positivi della cultura della protezione civile, che in questo Paese è mancata ed è stata introdotta grazie all'operato - dobbiamo darne atto - del sottosegretario Bertolaso. Mi auguro che invece abbia il coraggio di mettere mano al sistema del Ministero dell'ambiente trasferendovi tutte le competenze che riguardano la difesa civile, la protezione civile, la tutela del nostro patrimonio e gli interventi collegati, ivi comprese le braccia operative.

D'altro canto, il Presidente del Consiglio aveva detto che il dottor Bertolaso sarebbe stato un ottimo ministro; ebbene, potrebbe essere l'occasione per nominare un Ministro dell'ambiente degno di questo nome e per creare una struttura che, anziché occuparsi del nulla o quantomeno di complicare gli affari semplici, si occupi seriamente di tutto ciò di cui stiamo discutendo oggi. Per queste ragioni manifestiamo una serie di perplessità sull'articolo 16 e quindi dichiariamo la nostra contrarietà. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut).

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 16.1, presentato dal senatore Di Nardo e da altri senatori, identico agli emendamenti 16.2, presentato dalla senatrice Incostante e da altri senatori, 16.3, presentato dal senatore D'Alia, e 16.4, presentato dal senatore Astore.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE.L'emendamento 16.5 è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 16.6.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 16.6, presentato dal senatore Gasbarri e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 16.7, presentato dal senatore Della Seta e da altri senatori.

È approvato.

Risultano pertanto assorbiti gli emendamenti 16.8, 16.9 e 16.10.

Metto ai voti l'emendamento 16.11, presentato dal senatore Della Seta e da altri senatori.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 16.12.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 16.12, presentato dal senatore Gasbarri e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 16.13 è improcedibile.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 16.14.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 16.14, presentato dal senatore Gasbarri e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 16.15, presentato dal senatore Ferrante e da altri senatori.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 16.16.

D'ALI', relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALI', relatore. Signora Presidente, invito i presentatori a specificare il testo inserendo, tra le parole «oggetto» e «lo svolgimento», l'aggettivo «esclusivo».

Per quanto riguarda l'emendamento 16.18, di cui è primo firmatario il senatore Monti, credo ci sia stata una riformulazione nel senso di inserire, dopo la parola «Dipartimento», la dizione «salvo diversa ed espressa disposizione di legge». Su entrambe queste eventuali modifiche esprimerei parere favorevole.

PRESIDENTE.Senatore Ferrante, intende accogliere la proposta di riformulazione?

FERRANTE (PD). Signora Presidente, accolgo la riformulazione dell'emendamento 16.16, mentre confermo la mia contrarietà al successivo emendamento 16.18 di cui è primo firmatario il senatore Monti.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 16.16 (testo 2), presentato dal senatore Ferrante e da altri senatori.

È approvato.

Risulta pertanto assorbito l'emendamento 16.17, mentre gli emendamenti 16.19 e 16.20 sono preclusi.

Passiamo all'emendamento 16.18.

D'ALI', relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALI', relatore. Credo sia pervenuto il nuovo testo alla Presidenza. Comunque, chiedo che al primo periodo, dopo la parola «Dipartimento» siano inserite le seguenti: «salvo diversa ed espressa disposizione di legge».

PRESIDENTE. Lo faccia pervenire alla Presidenza.

D'ALI', relatore. L'ho riformulato in Aula, in accordo con il presentatore che ha accolto la richiesta. Poiché potrebbe crearsi qualche equivoco, dal momento che la parola Dipartimento compare in più parti dell'articolo, faccio presente che quanto stabilito all'emendamento 16.18 resta valido. Poi, laddove la norma recita «delle funzioni strumentali per il medesimo Dipartimento», si chiede di inserire le seguenti parole: «salvo diversa ed espressa disposizione di legge».

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signora Presidente, questo emendamento è inammissibile sotto molteplici profili, quindi la prego di valutarlo attentamente.

Innanzitutto, non è una riformulazione del testo, ma un nuovo emendamento: il 16.18 si limitava ad introdurre il termine «esclusivo», peraltro inserito nell'emendamento 16.16 già votato. Qui invece si introduce una norma nuova: si dice che una nuova previsione di legge possa stabilire diversamente da quanto abbiamo appena approvato.

In secondo luogo, non ha senso normativo alcuno stabilire che una diversa legge può dire una cosa contraria o differente rispetto a questa legge; e ciò per ragioni del tutto ovvie che non devo qui assolutamente commentare.

In terzo luogo, rilevo la avvenuta preclusione di questo emendamento, perché abbiamo approvato - sottolineo questo argomento - poco fa un emendamento dei senatori Ferrante e Della Seta che introduce il criterio di esclusività nell'attività della Protezione civile Spa, a fronte del criterio di prevalenza contenuto nel provvedimento. Approvare dopo un emendamento di questo tipo un altro con il quale si dice che la legge può prevedere diversamente, oltre al difetto cui mi riferivo prima è palesemente contraddittorio, con un effetto preclusivo evidente che la prego di valutare con attenzione.

PRESIDENTE. Invito il relatore a pronunziarsi nel merito.

D'ALI', relatore. Presidente, ho già espresso la mia opinione ed ho invitato sia i colleghi dell'opposizione sia il senatore Monti, che l'ha accolta, ad una riformulazione che andava nel senso del significato dell'emendamento. Il significato della norma è assolutamente chiaro e garantisce chiunque, ma principalmente il Parlamento, che qualsiasi modifica all'eventuale oggetto di esclusività al servizio delle funzioni delle attività del Dipartimento della protezione civile sia stabilita con una norma. Quindi, vi è una chiarezza ed una evidenza - mi perdoni, non sono abituato a dirlo - anche di onestà intellettuale. Avremmo potuto lasciare il testo così com'era e avremmo potuto inserire ad libitum qualsiasi altra modifica, a seguito non solo di una iniziativa di legge ma anche di un'ordinanza. Faccio quindi appello - non sono abituato a usare questi termini - ad una correttezza di rapporti nell'ambito delle discussioni che - credo - abbiamo sempre avuto pacate e serene, tanto che stiamo accogliendo tantissimi emendamenti chiarificatori dell'opposizione. Ritengo che questa riserva sia indispensabile, per non avere una ingessatura al 1.000 per mille senza neanche una legge, che poi - attenzione - potrebbe farlo in ogni caso. La mia è una nota di assoluta trasparenza, perché potremmo immediatamente approvare una diversa utilizzazione della società senza avere bisogno di passare da questa precisazione: credo quindi che non possa che essere apprezzata la formulazione fatta assieme al presentatore.

Avevo anche previsto, nell'eventualità che fosse approvato il comma 3 riformulato dal senatore Ferrante, che si potesse trasformare l'emendamento del senatore Monti in subemendamento e quindi votarlo prima, ma mi è stato fatto osservare che si sarebbe potuto votarlo anche dopo. A questo punto, signora Presidente, mi appello al senso istituzionale e alla correttezza dei colleghi. La preclusione dell'emendamento del senatore Monti non è compatibile con l'andamento del nostro dibattito - ripeto - sia per quanto accaduto in Commissione e per quanto sta accadendo in Aula, sia per l'assoluta apertura mostrata dal Governo e dal relatore nei confronti di molte osservazioni dell'opposizione.

FERRANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FERRANTE (PD). Siccome il presidente D'Alì ha fatto riferimento alla correttezza vorrei...

D'ALI', relatore. Alla correttezza procedurale.

FERRANTE (PD). ...vorrei ricostruire la vicenda.

Il relatore ha proposto una riformulazione del mio emendamento - mentre lei, Presidente, non era presente, ne abbiamo anche discusso - e ne ha spiegato il senso. Mi sembra di avere correttamente spiegato al Presidente e all'Aula che non potevo accettare quella riformulazione. Abbiamo quindi votato il mio emendamento e lei, presidente D'Alì, ha detto che sarebbe stato presentato un subemendamento del senatore Monti, che però ora ci proponete in forma completamente diversa da come era stato presentato in precedenza.

D'ALI', relatore. No, non è vero.

FERRANTE (PD). Come no! Avevate proposto una riformulazione del nostro emendamento.

D'ALI', relatore. Avevate detto che avreste votate contro.

FERRANTE (PD). Esatto. Avevamo infatti detto che avremmo votato contro. Il Resoconto stenografico può testimoniarlo: ho detto che avrei accettato la riformulazione ma che avremmo votato contro il subemendamento, come lo avevate in precedenza proposto. Adesso ci sottoponete un testo completamente diverso e giustamente il senatore Legnini dice che è fuori....

D'ALI', relatore. No, è quello!

FERRANTE (PD). Non è uguale, senatore D'Alì. In ogni caso, confermiamo la nostra contrarietà così come l'ha testé espressa il senatore Legnini.

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, è un problema di invito al buonsenso. Si può dire, in una norma, che questa è la legge fin quando non cambia? (Applausi del senatore Astore). È ridicolo: siamo legislatori! Possiamo fare un'affermazione del genere in un testo normativo? Si può dire che facciamo in questo modo fin quando dura la legge, e poi cambierà, se cambierà? Ma che senso ha?

È un invito al buonsenso e al rispetto anche del nostro ruolo. (Applausi dai Gruppi IdV e PD e del senatore Astore).

PRESIDENTE. La Presidenza, con una certa cautela, sta cercando di fare chiarezza, tentando di capire, se è possibile. In ogni caso, dallo svolgimento del dibattito, mi pare di poter affermare, al di là del merito politico - che non attiene alla Presidenza -, che l'emendamento 16.18 così come riformulato è compatibile. (Commenti dei senatori Legnini e Garavaglia Mariapia).

MORANDO (PD). Signora Presidente, l'emendamento 16.18 lo abbiamo già votato. Stiamo facendo una confusione incredibile.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 16.18 (testo 2).

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signora Presidente, sono costretto a ribadire la nostra assoluta contrarietà a che sia posto in votazione questo emendamento, ed ho già motivato in questo senso, come anche il collega Ferrante. La pregherei di invitare il presentatore a ritirare tale emendamento: ritengo che insistere sul suo mantenimento significhi anche introdurre un precedente in base al quale si manifesta una sorta di pentimento rispetto a ciò che si è votato trenta secondi prima. La Protezione civile Spa dovrà cioè gestire in via esclusiva le attività affidatele in materia senza occuparsi di altro, però una legge può stabilire diversamente. Ma di cosa stiamo parlando?

Siamo in presenza, come ha detto il senatore Li Gotti, di uno scadimento evidente dell'attività legislativa, inaccettabile dal punto di vista regolamentare e di merito. Peraltro, è una norma senza alcun contenuto normativo. Signora Presidente, la pregherei di fare in modo che questa norma non venga introdotta in una legge dello Stato. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatore Legnini, non attiene alla Presidenza una valutazione di merito, come lei stesso ha ricordato. Il relatore ha proposto questa formulazione dell'emendamento e da questo punto di vista la Presidenza lo ritiene ammissibile. Le valutazioni di merito attengono ad un altro tipo di dibattito.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 16.18 (testo 2), presentato dal senatore Monti e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1956

PRESIDENTE.Onorevoli colleghi, apprezzate le circostanze, tolgo la seduta e rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con lo stesso ordine del giorno.

La seduta è tolta (ore 13,35).