Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub

Versione HTML base



Legislatura 17ª - 5ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 731 del 20/04/2017


(Doc. LVII, n. 5) Documento di economia e finanza 2017 e connessi allegati

(Seguito e conclusione dell'esame)

 

            Prosegue l'esame sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.

 

      Il presidente TONINI  dichiara aperta la discussione generale.

 

            Il senatore URAS (Misto) evidenzia come il Documento di economia e finanza in esame descriva puntualmente il quadro economico risultante dalle politiche degli ultimi anni: va reso merito al Governo di aver prestato efficacemente attenzione all'equilibrio di bilancio e al controllo della spesa pubblica; la fase che ora si è chiamati a inaugurare è quella, a suo avviso, di un maggior impegno sul versante dello sviluppo, con supplemento di coraggio rispetto al passato. Vanno certamente messe da parte le irreali prospettive di chi pretende interventi in aperto contrasto con gli impegni assunti in sede europea, e va dunque senz'altro scelta la via di un accordo sinergico con gli altri governi europei, peraltro tutti a guida di coalizioni moderate, nonostante gli allarmismi sulla deriva populista. L'Italia è chiamata a dare impulso alla ripresa adottando un criterio di supporto alle comunità locali e di riequilibrio territoriale, tramite la efficiente spesa dei fondi europei per lo sviluppo. Anche il tema dell'immigrazione merita una nuova considerazione, stante il contributo che la popolazione di origine straniera sta dando alla espansione economica del Paese. Invita infine il Governo a impegnarsi nella riduzione della spesa pubblica centrale a beneficio di quella delle amministrazioni locali più efficace per la realizzazione di investimenti sul territorio.

           

            Il senatore AZZOLLINI (FI-PdL XVII) rammenta in premessa che l'obiettivo del DEF, oltre alla descrizione del quadro macroeconomico, è quello di definire strategie coerenti e articolate per l'attività futura del Governo e del Parlamento in campo economico-finanziario. Stigmatizza, dunque, la prospettiva di breve periodo assunta dal Documento in esame. Ritiene non sia stata colta l'opportunità di realizzare riforme determinanti grazie al basso livello dei tassi di interesse sul debito e ritiene che, anzi, l'enorme influenza del debito pregresso sulle politiche non sia stata affrontata con chiarezza. Ogni manovra di segno congiunturale risulta sempre meno efficace, dal momento che le dimensioni dello stock di debito sono tali da rendere le cifre degli interventi del tutto irrilevanti. Rammenta che dal 2013 al 2017 solo per i migranti vi è stato un incremento di spesa di oltre 3 miliardi: ecco dunque che gli sforzi per razionalizzare la spesa in altri settori della pubblica amministrazione sono stati del tutto vanificati. Va, dunque, ad ogni costo evitato uno scontro con le istituzioni dell'Unione europea, ma un accordo con le stesse per migliorare l'efficacia delle regole di bilancio appare ineludibile. L'impressionante effetto del debito pubblico è reso anche dalla quantità di titoli attualmente posseduti dalle banche: risulta ad oggi un totale di 646 miliardi di euro di titoli di Stato italiani nei bilanci delle banche, con le relative conseguenze in termini di costi di gestione e di squilibrio di portafoglio. Tutto ciò crea un rischio sistemico rilevante, mentre si palesa l'irrilevanza delle polemiche mediatiche riguardanti le diverse situazioni critiche del sistema bancario, tutte vertenti su cifre enormemente più ridotte. In relazione ai dati sul contenimento della spesa, indispensabile per il controllo del debito, critica, poi, con forza l'evoluzione assunta dalla riforma del pubblico impiego ora in fase di attuazione: si era partiti da una tendenziale invarianza di spesa o semmai da un risparmio di risorse e si è giunti, come nel caso della revisione delle carriere militari e di pubblica sicurezza, all'iniezione di 1 miliardo di euro di spesa corrente, permanente, strutturale e crescente. Anche le altre misure in corso di adozione da parte del Governo scontano, oltre a un pregiudizio nei confronti dell'iniziativa economica privata, anche una prospettiva di breve respiro, imperniata su provvidenze di tipo transitorio, con scarsi effetti in termini di crescita permanente e di nuova occupazione. Conclude reiterando la propria richiesta di una audizione dei vertici di Poste Italiane e Cassa depositi e prestiti, al fine di avere un quadro compiuto sui rilevanti investimenti attualmente in atto.

 

            La senatrice RICCHIUTI (Art.1-MDP) critica la evidente genericità delle prospettive descritte nel DEF ed esprime forte preoccupazione per l'impatto degli interventi demandati alla prossima legge di bilancio, che probabilmente dovrà essere preceduta da un consistente negoziato con le istituzioni europee, al fine di evitare effetti recessivi con conseguenze ulteriormente negative per il Paese. Manca, inoltre, una strategia chiara e coerente sui temi dell'occupazione e della tutela dell'ambiente che, invece, dovrebbero rappresentare la chiave dello sviluppo. La riduzione degli investimenti pubblici traspare con chiarezza dagli allegati conoscitivi al DEF, così come la mancanza di sostegno agli enti locali per le spese in conto capitale che gli stessi potrebbero utilmente realizzare. Nel corso delle audizioni è, peraltro, emerso come il moltiplicatore degli investimenti risulti assai superiore a quello della mera riduzione delle aliquote fiscali e, ciò nonostante, risulta del tutto assente dal DEF una strategia volta al conseguimento di una maggiore quota di investimenti.

 

            La senatrice BELLOT (Misto-Fare!) segnala alcuni punti di debolezza del Documento in esame: scarsa è l'attenzione per il comparto agricolo, mentre non vi è modo di sapere quali siano le misure che verranno adottate per superare le difficoltà delle province anche solo alla predisposizione dei bilanci. Sul versante delle imprese, poi, manca una visione di lungo termine che consenta decisioni di investimento concrete, con le relative ricadute in termini di sviluppo ed occupazione. Ritiene, invece, preoccupante la presenza di significativi margini di flessibilità di bilancio, ottenuti nel confronto con le istituzioni europee dal momento che avendo carattere temporaneo saranno soggetti ad un rientro nel prossimo futuro, a spese della collettività. Conclude segnalando le carenze nelle politiche a favore della famiglia e dei servizi sociali: anche in questo campo le misure di breve periodo non consentiranno di poter contare su una rete di tutela affidabile per le famiglie e le persone in condizioni di fragilità sociale.

 

            La senatrice COMAROLI (LN-Aut) esprime, a sua volta, una forte preoccupazione sull'all'andamento del prodotto interno italiano, che lungi dall'essere oggetto di compiacimento, risulta il penultimo tra tutti i Paesi europei. Questo risultato così modesto denuncia la scarsa efficacia delle politiche finora adottate, tutte incentrate su manovre una tantum e comunque di breve respiro, messe in atto senza una strategia volta a superare le clausole di salvaguardia che, ad ogni anno finanziario, continuano ad incombere sul Paese. Dalle cifre esposte emerge una assai dannosa decrescita degli investimenti pubblici, con effetti negativi diretti in termini di qualità dei servizi e con ripercussioni evidenti sulla crescita del sistema economico generale. Esprime l'opinione che il Paese avrebbe, a questo punto, necessità di uno shock economico, ossia di misure di riforma strutturale che producano un percepibile segnale di ripresa e consentano di ottenere una concreta maggior fiducia da parte di mercati ed investitori. Preannuncia, per le considerazioni esposte, l'orientamento contrario del proprio Gruppo sul  Documento in esame.

 

            Il PRESIDENTE dichiara conclusa la discussione generale.

 

            Il relatore GUERRIERI PALEOTTI (PD) interviene in replica apprezzando il riconoscimento da parte dei senatori Uras ed Azzollini dell'importanza del confronto con l'Unione europea per le politiche economiche del Governo. Ricorda, tuttavia, che da oltre quindici anni, a prescindere dal colore politico degli Esecutivi che si sono succeduti, la crescita potenziale del sistema economico italiano è ferma a valori inferiori all'1 per cento: pertanto, al di là delle politiche messe in atto per ciascun anno finanziario, il problema principale è rappresentato dalla stagnante produttività. Al riguardo, condivide gli appelli a valorizzare gli investimenti pubblici, ma avverte che essi rappresentano solo una parte del quadro della competitività; i diversi Governi dell'ultimo quindicennio si sono tutti trovati di fronte al difficile problema di invertire la tendenza negativa del citato valore della produttività, che può essere influenzato solo tramite politiche effettivamente strutturali. Rilevante, al riguardo, è quanto segnalato durante le audizioni circa lo scarso livello di efficienza e concorrenza nel settore dei servizi alle imprese: anche la manifattura trae grave danno dalla presenza di un'offerta di servizi di scarso valore aggiunto. Pertanto, il tema delle liberalizzazioni nei servizi va urgentemente affrontato, a partire dal disegno di legge per la concorrenza attualmente calendarizzato in Assemblea, e con ulteriori interventi mirati alla soluzione del problema. L'ampliamento del mercato dei servizi può, peraltro, creare nuove opportunità di investimento e di occupazione, minimizzando dunque gli effetti negativi, molto più accentuati nel caso di riforme come quelle del mercato del lavoro. E' stato evocato in diverse occasioni il possibile negoziato europeo sull'inserimento, nei Trattati, del fiscal compact: una posizione di radicale chiusura non porterebbe alcun vantaggio, mentre un confronto ragionato sul miglioramento delle regole di finanza pubblica produrrebbe dei vantaggi concreti per la posizione italiana, questione sulla quale il Governo si è fortemente speso. Un dibattito tecnicamente documentato risulterebbe assai più costruttivo delle attuali discussioni sulle prospettive - molto rischiose - di un abbandono dell'area dell'euro.

 

            Il vice ministro MORANDO conviene con l'opinione del relatore Guerrieri Paleotti sulla necessità di affrontare con continuità il tema della produttività, versante sul quale il Paese soffre in modo progressivo già a partire dagli anni novanta. Conviene anche sul fatto che in assenza di riforme strutturali le misure puntuali ed episodiche diventano del tutto inefficaci. Gli investimenti pubblici sono un veicolo di sviluppo molto rilevante ma certamente non possono considerarsi la chiave per risolvere in modo definitivo il problema della produttività. Molti interventi finora adottati hanno una prospettiva strutturale, come quelli in tema di mercato del lavoro e di riforma della pubblica amministrazione, e i relativi benefici si vedranno solo con il trascorrere del tempo. Piuttosto, riguardo alla riforma della pubblica amministrazione e ai temi toccati nell'intervento del senatore Azzollini, ribadisce la necessità, più volte sottolineata, di quantificare previamente i risparmi attesi e i miglioramenti dei servizi offerti, per evitare che tali processi di riforma si rivelino meno ambiziosi o più onerosi di quanto previsto in fase iniziale. Anche gli auspicati interventi in tema di contrattazione decentrata e di welfare aziendale rappresentano direttrici di sviluppo di una certa utilità, ma si tratta, anche in questo caso, di elementi di un quadro più complesso, nel quale nessun intervento è da solo risolutivo. Serve, peraltro, dal punto di vista sistemico, che gli operatori economici e gli investitori acquisiscano la certezza che in Italia la stagione delle riforme non è in alcun modo accantonata ed è questo lo sforzo  in atto dell'Esecutivo. Osserva, peraltro, che la presenza nel dibattito europeo di movimenti politici che auspicano l'uscita dall'euro o la riduzione del ruolo dell'Unione europea costituisce, già di per sé, un fattore di incertezza, negativo dal punto di vista della stabilità economica di tutta l'area dell'Unione. Sul tema degli investimenti pubblici, riconosce che nell'ultimo decennio vi sono stati andamenti molto incostanti, nonostante le previsioni avessero spesso puntato sul sostegno alla spesa in conto capitale. I freni alla realizzazione degli investimenti possono derivare da diversi fattori, sia di carattere economico che di carattere normativo. La polemica sul cattivo funzionamento delle nuove norme sugli appalti, richiamato in qualche intervento, ne è un esempio. Conferma, tuttavia, la massima attenzione del Governo a monitorare il funzionamento delle regole e a rimuovere gli ostacoli che si dovessero frapporre all'attuazione degli investimenti previsti.

 

            I senatori AZZOLLINI (FI-PdL XVII) ed Elisa BULGARELLI (M5S) preannunciano il voto contrario dei rispettivi Gruppi al mandato al relatore a riferire favorevolmente, mentre si pronunciano in senso favorevole, a nome dei rispettivi Gruppi, i senatori SANTINI (PD)   e  FRAVEZZI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

 

            Verificata la presenza del prescritto numero legale, la Commissione conferisce, quindi, al relatore, il mandato a riferire favorevolmente all'Assemblea sul Documento di economia e finanza per il 2017, autorizzandolo, altresì, a chiedere di poter svolgere la relazione oralmente.

 

La seduta termina alle ore 14,40.