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Legislatura 17ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 474 del 06/04/2017


         La senatrice DE PETRIS (Misto-SI-SEL) manifesta la propria contrarietà ai contenuti del provvedimento, in primo luogo perché esso sembra non cogliere quali siano le reali esigenze e i più profondi bisogni delle comunità locali, come pure le difficoltà che quotidianamente affrontano gli amministratori.

L'operazione politica compiuta con il decreto-legge, al contrario, presenta, a suo avviso, un mero carattere propagandistico, anche perché ai dati reali relativi alla sicurezza dei centri urbani si sovrappone il senso di insicurezza percepito dalla comunità locale, così assecondando alcune pulsioni sociali, al solo scopo di acquisire consenso.

Peraltro, gli strumenti utilizzati sono ideologicamente orientati agli stessi obiettivi perseguiti dai governi di centro-destra. Come dimostrano alcuni studi compiuti sull'attuazione delle normative in materia di sicurezza, i soggetti colpiti dalle misure di prevenzione, nella maggior parte dei casi, appartengono a categorie deboli ed emarginate, non solo immigrati o soggetti senza fissa dimora, ma anche, sempre più, cittadini colpiti dalla crisi economica e costretti a vivere in condizioni di estrema povertà e di bisogno.

A suo avviso la stessa definizione di sicurezza urbana, contenuta all'articolo 4 del decreto, appare coerente con le finalità di repressione sociale, soprattutto nella misura in cui si individua nella marginalità sociale un fattore che deturpa il decoro urbano e la moralità pubblica.

            Peraltro, le esigenze di sicurezza urbana non richiedono tanto misure di carattere preventivo e punitivo, quanto azioni positive, dirette a rimuovere le cause che determinano i fenomeni di marginalità sociale.

Ben più necessario sarebbe, a suo avviso, investire nelle periferie, invertendo la tendenza in atto, che vede la progressiva trasformazione dei centri urbani in quartieri-dormitorio, privi di identità e di tessuto sociale, garantiti in passato anche dal commercio al dettaglio, che sempre più tende a scomparire persino nei quartieri storici e in quelli più popolari.

            Si sofferma, inoltre, sulle misure volte ad introdurre strumenti di videosorveglianza. A suo avviso, tale scelta appare assolutamente contraddittoria, considerando che i costi per la predisposizione di apparati così sofisticati sono elevatissimi e, conseguentemente, assolutamente insostenibili per amministrazioni locali che non hanno nemmeno la possibilità di predisporre un'adeguata illuminazione delle strade.

            Anche con riferimento al concetto di decoro urbano, le misure da adottare sarebbero, a suo avviso, ben altre rispetto a quelle previste dal decreto in esame.

In particolare, appare necessario agire positivamente, attraverso adeguate politiche di recupero del patrimonio artistico e paesaggistico, che i sindaci non possono purtroppo realizzare per l'assenza di adeguate risorse.

            Con riferimento all'articolo 10, riguardante le misure di allontanamento in casi di recidiva, segnala che l'introduzione del Daspo nelle manifestazioni sportive fu da subito criticata in quanto suscettibile di indiscriminata estensione anche ad altri ambiti. La scelta compiuta con il decreto all'esame testimonia che quelle preoccupazioni erano assolutamente fondate.

Per quanto riguarda invece il potere di ordinanza, segnala i rischi sottesi ai possibili abusi di uno strumento che, per la sua particolare natura, appare difficilmente impugnabile e che presenta possibili profili di illegittimità, dal momento che a un'autorità amministrativa sono attribuiti poteri incidenti sulla libertà personale dei cittadini senza adeguate garanzie.