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Legislatura 17ª - Commissioni 1° e 2° riunite - Resoconto sommario n. 31 del 02/03/2017


Il senatore PAGLIARI (PD) condivide l'impianto complessivo del provvedimento, volto a conferire maggiore efficienza e razionalità al meccanismo del riconoscimento di protezione internazionale, nel tentativo di garantire un'effettiva accoglienza ai richiedenti asilo, ma in un contesto di legalità e sicurezza per i cittadini. Tuttavia, ritiene opportuno approfondire alcuni aspetti.

Innanzitutto, rileva che, all'articolo 4, comma 1, lettera p), nell'assegnazione delle controversie per competenza territoriale alla sezione specializzata di Venezia, si fa riferimento solo al Trentino e non anche all'Alto Adige.

In secondo luogo, formula alcune perplessità in merito all'articolo 6 del decreto-legge. In particolare, appare necessario un approfondimento sul diverso regime della sospensione cautelare dell'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato: questa, infatti, interviene in modo automatico in via generale, mentre nelle ipotesi indicate dalle lettere a), b), c) e d) del comma 3 del nuovo articolo 35-bis del decreto legislativo n. 25 del 2008 è subordinata al ricorrere di gravi e circostanziate ragioni. A suo avviso, in proposito, potrebbero emergere profili di incostituzionalità qualora la diversità di trattamento normativo non risultasse adeguatamente giustificata.

Critica, inoltre, la previsione per cui il tribunale decide con decreto sulle controversie aventi ad oggetto l'impugnazione dei provvedimenti in materia di riconoscimento della protezione internazionale. Sarebbe preferibile, piuttosto, che sia pronunciata una sentenza, magari succintamente motivata, al fine di evidenziare in modo più compiuto le ragioni dell'accoglimento o del rigetto dell'istanza, evitando così anche il rischio che un insufficiente apparato motivazionale finisca per rendere in concreto meno efficace lo strumento del ricorso per Cassazione. Ciò assume particolare importanza, essendo previsto un unico grado di giudizio di merito.

Sottolinea, quindi, l'esigenza di precisare se - entro i quattro mesi previsti per la conclusione del procedimento - si debba pervenire alla pronuncia del tribunale o sia sufficiente lo svolgimento dell'udienza. Analogamente, sarebbe preferibile precisare la decorrenza del termine di sei mesi per la pronuncia in Cassazione.

Infine, per evitare il rischio di violazioni del principio del contraddittorio, sarebbe opportuno prevedere che l'udienza in camera di consiglio - nel procedimento camerale - possa essere richiesta anche dalla parte, e non solo disposta a discrezione del giudice.

 

Il sottosegretario MANZIONE, pur apprezzando gli interessanti spunti di riflessione offerti dal senatore Pagliari, osserva che già nel decreto legislativo n. 150 del 2011 erano contemplate le medesime cause di esclusione della sospensione dell'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato di cui al comma 3 del nuovo articolo 35-bis del citato decreto legislativo n. 25.

Sotto un diverso profilo rileva poi che, con il decreto-legge in esame, si opera una scelta chiara in favore del rito camerale e della decisione mediante decreto, peraltro già applicati in materia di diritto di famiglia e di diritti di stato. È vero che in questi casi il decreto è reclamabile, tuttavia bisogna considerare che, nelle controversie sul riconoscimento della protezione internazionale, la valutazione del giudice si inserisce in una procedura di controllo dell'attività amministrativa delle commissioni territoriali. Ciò potrebbe giustificare, quindi, l'assenza del reclamo - previsto invece in via generale dal procedimento disciplinato dagli articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile - senza violare il principio del contraddittorio di cui all'articolo 111 della Costituzione.