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Legislatura 17ª - Commissioni 1° e 2° riunite - Resoconto sommario n. 30 del 01/03/2017


Il senatore CASSON (Art.1-MDP) sottolinea che numerose parti del provvedimento in titolo risultano affette da rischi di illegittimità costituzionale e di violazione dell'ordinamento internazionale e dell'Unione europea. In questa fase è sua intenzione dare cenno, in maniera sintetica, di alcuni punti che, a suo avviso, presentano profili di particolare criticità.

L'istituzione nell'ambito del tribunale ordinario di sezioni specializzate in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione ai sensi dell'articolo 1 del decreto-legge appare disciplinata in modo contradditorio. Infatti l'intento di assicurare una giurisdizione unica e specializzata in capo alla magistratura ordinaria, obiettivo di per sé apprezzabile, appare contraddetto in modo irrazionale dalla mancata concentrazione nel nuovo giudice di altre competenze concernenti materie affini che restano affidate ad altri giudici, quali il giudice di pace e il giudice amministrativo.

L'accentramento operato dal decreto-legge della competenza per territorio in soli 14 tribunali riduce il diritto per gli stranieri alla prossimità del giudice ed ostacola l'attività dei difensori provenienti da sedi diverse, rendendo così più difficoltoso l'esercizio del diritto di difesa della parte, nonché la concreta possibilità di accesso alla giurisdizione. Inoltre l'accentramento dei procedimenti in pochi tribunali rischia di accentuare le attuali difficoltà degli uffici giudiziari coinvolti che vedranno aumentare il carico di lavoro, anche perché le piante organiche degli uffici medesimi non vengono correlativamente aumentate, mentre il sistema delle applicazioni straordinarie di cui all'articolo 11 del decreto-legge riguarderà i soli incrementi straordinari dei procedimenti.

            La videoregistrazione del colloquio con la Commissione territoriale con l'ausilio di sistemi di riconoscimento vocale, prevista dall'articolo 6 del decreto-legge, costituisce sì una delle principali novità, ma appare eccessivo l'ambito di applicazione di tale istituto anche quando motivi ostativi gravi potrebbero non giustificare il ricorso allo stesso; ciò determina altresì la mancanza di adeguate garanzie per la difesa.

            La possibilità di tenere udienza per la convalida urgente di misure di trattenimento incidenti sulla libertà personale mediante collegamento audiovisivo a distanza, prevista dagli articoli 8 e 10 del decreto-legge, impedirà al giudice di esaminare il richiedente domanda di protezione internazionale nel luogo dove si trova e di verificarne le condizioni di accoglienza. In tal modo si costringerà inoltre il difensore alla difficile scelta tra il presenziare alla convalida accanto al suo assistito o accanto al giudice, comprimendo in entrambe le ipotesi l'effettivo esercizio del diritto alla difesa garantito dall'articolo 24 della Costituzione.

            La nuova disciplina delle notificazioni degli atti e dei provvedimenti del procedimento per il riconoscimento della protezione internazionale in capo ai responsabili dei centri di accoglienza - di cui al nuovo articolo 11, comma 3, del decreto legislativo n. 25 del 2008, così come modificato dall'articolo 6, comma 1, lettera a) del decreto legge - può prestare il fianco a disfunzioni ed abusi in caso di irreperibilità o modifica delle condizioni di accoglienza, il che potrebbe indebolire il diritto alla difesa in ragione del fatto che dalla notificazione dei provvedimenti decorrono i termini per l'impugnazione dei medesimi.

            Il nuovo rito per i ricorsi giurisdizionali in materia di protezione internazionale di cui all'articolo 6 del decreto legge appare gravemente censurabile sotto il profilo costituzionale, nella parte in cui introduce un unico grado di merito a contraddittorio eventuale, che rischia di porsi in contrasto con i principi del contraddittorio e della pubblicità del processo garantiti dall'articolo 111 della Costituzione e dall'articolo 6 della Convezione europea dei diritti dell'uomo. Va inoltre sottolineato problematicamente che il giudice dovrà visionare la videoregistrazione del colloquio con la Commissione territoriale in assenza delle parti, al fine di stabilire se è necessaria l'audizione dello straniero.

La soppressione del grado di appello, introdotta dal decreto legge, appare poi irrazionale in quanto la garanzia del doppio grado di giurisdizione è prevista anche per controversie civili di ben minore valore, rispetto all'accertamento di questioni di così grave delicatezza, che impattano su diritti fondamentali, come nel caso delle controversie oggetto di esame nel provvedimento in titolo. L'eliminazione dell'appello inoltre finirà per gravare pesantemente sui carichi di lavoro della Cassazione, che finora si è avvalsa dell'efficacia del filtro rappresentato dal grado di appello.

            In tema di prima identificazione e di rimpatrio degli stranieri in situazione di soggiorno irregolare, il decreto legge persiste in una prevalente ottica repressiva del fenomeno, con l'accentuazione degli strumenti di rimpatrio forzoso e soprattutto con la decisione di dare inizio all'apertura di nuovi centri di detenzione amministrativa in attesa del rimpatrio. Risulta ormai chiaro da anni come un sistema efficiente di rimpatrio non possa basarsi esclusivamente sull'esecuzione coattiva degli stessi, ma debba innanzitutto riformare le previsioni in materia di ingresso e soggiorno e rendere più organica ed ampia la revisione delle strategie di governo dei flussi migratori attraverso la rivisitazione delle norme recate dal testo unico in materia di immigrazione, che impediscono un ordinato programma di regolarizzazione ed inserimento controllato dei migranti.

Da ultimo si segnala la previsione relativa all'integrazione di 250 unità di personale qualificato a supporto delle commissioni territoriali di cui all'articolo 12 del decreto-legge, che può produrre effetti positivi sul sistema a patto che vengano meglio precisati alcuni elementi.