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Legislatura 17ª - Commissioni 1° e 2° riunite - Resoconto sommario n. 29 del 28/02/2017


Il relatore MANCUSO (AP (Ncd-CpE)), relatore per la Commissione affari costituzionali, riferisce sulle parti di competenza del disegno di legge in esame.

Nell'ambito del Capo II, l'articolo 6 del decreto legge in titolo apporta alcune modifiche al decreto legislativo n. 25 del 2008, che disciplina le procedure per il riconoscimento e la revoca dello status di rifugiato. Nello specifico si individuano modalità di notifica più celeri per gli atti e i provvedimenti delle commissioni territoriali di riconoscimento della protezione internazionale; inoltre, si stabilisce con certezza il momento in cui si perfeziona la notifica nei casi in cui il richiedente si renda irreperibile. Il medesimo articolo dispone anche in merito al colloquio personale del richiedente presso la commissione nazionale o le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, introducendo una nuova disciplina in materia di verbalizzazione.

L'articolo 8 modifica il decreto legislativo n. 142 del 2015, recante norme in materia di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale. In particolare, si stabilisce che anche il richiedente protezione internazionale in attesa dell'esecuzione di un provvedimento di respingimento sia trattenuto nel centro, quando vi siano fondati motivi per ritenere che la domanda sia stata presentata con intento dilatorio, analogamente a quanto già previsto per il richiedente destinatario di un provvedimento di espulsione. Inoltre, si prevede che la partecipazione del richiedente asilo ai procedimenti di convalida dei provvedimenti di trattenimento nei centri di permanenza per i rimpatri abbia luogo mediante collegamento audiovisivo. Infine, l'ultima delle novelle recate dall'articolo 8 introduce prospettive di impiego di richiedenti protezione internazionale in attività di utilità sociale.

L'articolo 9 modifica il testo unico in materia di immigrazione, di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998, con disposizioni riguardanti il regime di annotazione dello status di protezione internazionale sui permessi di soggiorno dell'Unione europea per soggiornanti di lungo periodo e il regime di allontanamento dei lungo soggiornanti e dei loro familiari, quando costoro abbiano ottenuto la protezione internazionale in uno Stato membro diverso dall'Italia. La norma appare necessaria per la chiusura della procedura di infrazione con in cui la Commissione europea ha contestato il mancato recepimento della direttiva 2011/51/UE. Ulteriori novelle al testo unico dell'immigrazione riguardano le modalità e la tempistica relative alla domanda di ricongiungimento familiare.

L'articolo 12 reca disposizioni volte a potenziare la funzionalità degli organismi amministrativi deputati all'esame delle domande di protezione internazionale, attraverso l'assunzione di personale altamente qualificato, da impiegare a titolo continuativo ed esclusivo presso le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale e la commissione nazionale per il diritto di asilo.

L'articolo 13 prevede l'assunzione di funzionari della professionalità giuridico-pedagogica, di servizio sociale e di mediatore culturale per sostenere interventi educativi, nonché programmi di inserimento lavorativo, e al fine di consentire il pieno espletamento delle nuove funzioni assegnate al Dipartimento per la giustizia minorile in materia di esecuzione penale esterna e di messa alla prova.

Con l'articolo 14, si incrementa di 10 unità il contingente di personale locale delle sedi diplomatiche e consolari nel continente africano, per potenziare la rete diplomatica e consolare in relazione alle accresciute esigenze derivanti dall'emergenza in materia di immigrazione.

Il Capo III, che comprende gli articoli da 15 a 19, reca disposizioni volte a garantire le operazioni di identificazione dei cittadini stranieri, con particolare riguardo al rilevamento fotodattiloscopico e segnaletico, nonché l'effettività dei provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale dei cittadini stranieri che non hanno diritto a soggiornarvi.

In particolare, l'articolo 15 modifica il testo unico in materia di immigrazione, individuando nel direttore della Direzione centrale della Polizia di prevenzione del Ministero dell'interno l'autorità amministrativa competente ad adottare la decisione di inserire nel sistema di informazione Schengen una segnalazione effettuata al fine di rifiutare l'ingresso nel territorio nazionale di un cittadino straniero, nei confronti del quale esistano fondati sospetti che abbia commesso un reato grave o indizi che abbia intenzione di commetterlo nel territorio di uno Stato membro. La disposizione prevede che la decisione sia adottata su parere del Comitato di analisi strategica antiterrorismo. L'eventuale contenzioso relativo a tali decisioni è attribuito alla competenza funzionale del TAR del Lazio, in considerazione della omogeneità con i ricorsi avverso i provvedimenti di espulsione di cittadini stranieri per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato, già attribuiti alla competenza del medesimo TAR.

L'articolo 16 dispone l'applicazione del rito abbreviato nei giudizi aventi ad oggetto le controversie relative ai provvedimenti di espulsione dello straniero adottati dal Ministro dell'interno per motivi di ordine pubblico e di sicurezza nazionale e di quelli per motivi di prevenzione del terrorismo adottati ai sensi dell'articolo 3 del decreto legge n. 144 del 2005.

L'articolo 17 reca disposizioni per l'identificazione dei cittadini stranieri irregolari rintracciati sul territorio nazionale o soccorsi nel corso di operazioni di salvataggio in mare. Nello specifico, si prevede che lo straniero venga condotto in appositi "punti di crisi" presso i centri di prima accoglienza, e che qui sia sottoposto a rilevamento fotodattiloscopico e segnaletico. Al contempo, lo straniero riceve informazioni sulla procedura di protezione internazionale, sul programma di ricollocazione in altri Stati membri dell'Unione europea e sulla possibilità di ricorso al rimpatrio volontario assistito. Il rilevamento fotodattiloscopico e segnaletico può essere effettuato anche nei centri dislocati lungo la frontiera marittima delle coste pugliesi, che furono previsti dal decreto-legge n. 451 del 1995.

Il reiterato rifiuto dello straniero di sottoporsi al rilevamento fotodattiloscopico e segnaletico costituisce rischio di fuga, ai fini del trattenimento presso un centro di identificazione ed espulsione. Il trattenimento - da disporsi da parte del questore, caso per caso - ha efficacia massima di trenta giorni, ed avviene con le garanzie giurisdizionali previste dal testo unico, ossia la comunicazione e la convalida da parte dell’autoritàgiudiziaria, l’assistenza del difensore alla relativa udienza e l’accesso al gratuito patrocinio. Qualora il trattenimento sia disposto nei confronti di un richiedente protezione internazionale, competente per la convalida è il tribunale sede della sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell'Unione europea.

Con l'articolo 18 si modifica il testo unico in materia di immigrazione al fine di regolamentare il sistema informativo automatizzato, gestito dal Dipartimento della pubblica sicurezza, nell'ambito delle attività di contrasto dell'immigrazione irregolare, e di assicurare la gestione e il monitoraggio con modalità informatiche dei procedimenti amministrativi riguardanti le posizioni di ingresso e soggiorno irregolare. Al fine di realizzare un più elevato livello di condivisione delle informazioni relative a ciascuno straniero, la norma prevede l’interconnessione con le pertinenti banche dati delle Forze di polizia, nonché con il Sistema per la gestione dell’accoglienza (SGA) istituito presso il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno, che sarà in grado di tracciare il percorso del cittadino straniero in Italia, dal suo ingresso nel territorio fino al termine del processo di prima accoglienza, concluso con l'ottenimento dello status di protezione internazionale e l’attivazione per il tramite del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) del processo di integrazione sociale, ovvero con la sua espulsione dal territorio o, infine, con il suo trasferimento in un altro Stato membro dell’Unione europea.

L'articolo 19 contiene alcune disposizioni finalizzate a garantire l'effettività dei provvedimenti di espulsione. In particolare, è previsto che il termine massimo di permanenza nei centri - che assumono la nuova denominazione di "centri di permanenza per il rimpatrio" - nei confronti dello straniero già detenuto per almeno 90 giorni presso strutture carcerarie, che è attualmente di 30 giorni, possa essere prorogato di ulteriori 15 giorni. Nei casi di cui ai commi 1 e 5 dell'articolo 16 del citato decreto legislativo n. 286 del 1998, quando non è possibile effettuare il rimpatrio, l'autorità giudiziaria può ripristinare lo stato di detenzione, per il tempo strettamente necessario all'esecuzione del provvedimento di espulsione. Si prevede, inoltre, il potenziamento dei centri di permanenza per il rimpatrio, in modo da garantirne una distribuzione omogenea sul territorio nazionale, al fine di superare le problematiche connesse alle ridotte capacità ricettive delle suddette strutture, il cui numero risulta esiguo rispetto alle esigenze connesse agli attuali flussi migratori.

Il Capo IV comprende gli articoli da 20 a 23. In particolare, l'articolo 20 prevede che il Governo riferisca al Parlamento per i primi tre anni dopo l'entrata in vigore del decreto legge in titolo sullo stato di attuazione delle nuove norme; l'articolo 21 reca disposizioni transitorie, mentre l'articolo 22 prevede la copertura finanziaria. Infine, l'articolo 23 dispone in ordine all'entrata in vigore del provvedimento.

 

            Il seguito dell'esame è infine rinviato.

 

            La seduta termina alle ore 14,50.