Legislatura 17ª - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 335 del 22/02/2017


ORDINI DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE 

N. 2371

G/2371/1/7 (testo 2)

BOCCHINO, CAMPANELLA, DE PETRIS, PETRAGLIA, CERVELLINI, BAROZZINO, SIMEONI, BENCINI, MOLINARI, FUCKSIA, DE PIETRO, BIGNAMI, PERRONE, GIACOBBE, PUPPATO, ROMANO, D'AMBROSIO LETTIERI, CORSINI, MARGIOTTA, ANGIONI, D'ADDA, LIUZZI, LANIECE, BRUNI, GRANAIOLA, FASIOLO

Il Senato,

        in sede di esame del disegno di legge A.S. 2371 recante: «Modifiche alla legge 20 febbraio 2006, n. 77, concernenti la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale immateriale»,

        premesso che:

            l'articolo 1 del provvedimento in titolo ha la finalità di tutelare e sostenere il patrimonio culturale immateriale, in accordo con i principi della Convenzione Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale;

            per patrimonio culturale immateriale — secondo la Convenzione internazionale Unesco adottata a Parigi il 17 ottobre 2003 — si intendono le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how — come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi — che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale, e si individuano, in particolare, i seguenti ambiti nei quali tale patrimonio culturale immateriale si manifesta: tradizioni ed espressioni orali, compreso il linguaggio; arti dello spettacolo; consuetudini sociali, eventi rituali e festivi; cognizioni e prassi relative alla natura e all'universo; artigianato tradizionale;

            l'articolo 11 della Convenzione succitata affida ad ogni Stato contraente il compito di individuare gli elementi del patrimonio culturale immateriale presente sul suo territorio e di adottare i provvedimenti ritenuti necessari a garantirne la salvaguardia;

            la Convenzione è stata ratificata dall'Italia con legge 27 settembre 2007, n. 167. Gli elementi iscritti nella Lista rappresentativa, al 27 novembre 2014, sono 348, di cui 6 italiani (Opera dei pupi, Canto a tenore, Arte del violino a Cremona, Dieta mediterranea, Le macchine a spalla, La vite ad alberello di Pantelleria);

            il patrimonio immateriale dell'umanità contribuisce a darci un senso d'identità e continuità, offrendoci un legame col nostro passato, che attraversi il presente e tenda verso il futuro. Esso contribuisce alla coesione sociale, incoraggiando un senso d'identità e responsabilità che aiuta gli individui a sentirsi parte d'una o di più comunità e della società umana in generale. Molte espressioni e manifestazioni del patrimonio immateriale dell'umanità sono oggi in pericolo, minacciate, da un lato, dalla globalizzazione e dall'omogeneizzazione culturale, dall'altro, da una mancanza di sostegno, apprezzamento e comprensione. Se il patrimonio immateriale non sarà nutrito e alimentato, rischia di scomparire per sempre, o di congelarsi come una pratica appartenuta al passato. Preservare questo patrimonio e consegnarlo alle generazioni future lo rafforza, e lo mantiene vivo, permettendogli anche di cambiare e adattarsi alle nuove esigenze;

            l'Italia possiede il patrimonio inestimabile delle lingue latina e greca troppo spesso bistrattate, mentre queste lingue, non più parlate da nessun popolo, hanno svolto nella storia delle idee e della cultura un ruolo fondamentale, e tuttora costituiscono un inestimabile tesoro dell'umanità. Così il sanscrito ha, non solo in India, trasmesso intatte dottrine e speculazioni filosofiche da epoche remotissime fino ai nostri giorni; così l'arabo classico e il persiano medievale ci hanno consegnato le meditazioni dei mistici sufi e le discussioni dei pensatori che riflettevano con profondità sui testi sacri e sulle opere d'Aristotele e Platone; così la lingua ebraica, solo di recente riportata alla vita, ha per quasi due millenni tramandato la sapienza d'un popolo nelle forme consacrate dai suoi testi; così il cinese antico ci consente ancor oggi d'ascoltare la lezione di Confucio e Laoze. Tutte queste lingue, e le civiltà ch'esse esprimono, costituiscono un grande patrimonio, che va fortemente tutelato e difeso;

        considerato inoltre che:

            l'Europa tutta riconosce nelle civiltà greca e latina le radici storiche del proprio mondo e il tesoro inesauribile della memoria comune del vecchio continente. La lingua greca, sfruttando la sua estrema malleabilità e la sua formidabile potenza espressiva, ha dato voce al pensiero filosofico e, attraverso di esso, a concetti come quello di libertà, di virtù, di democrazia, di politica, dell'idea che trascende la miseria transeunte. È la lingua in cui s'è forgiato tutto il lessico intellettuale europeo, che ancor oggi s'adopera nell'intero mondo occidentale ogni volta che si fa riferimento a creazioni o scoperte dello spirito umano, alle scienze della natura, alla medicina, alla filosofia);

            il latino, con la sua solennità e la sua concretezza, ha accolto l'eredità della Grecia, e ha costituito, ben oltre i confini temporali dell'Impero politico che la sosteneva e diffondeva, il veicolo comune della cultura europea, dando la possibilità ad uomini diversi per nazionalità, per religione e per costumi, di sentirsi cittadini di un'unica res publica, che, pur avendo perduto quell'unità materiale che era stata garantita da Roma, ne conservava i due doni più preziosi: la lingua unica e le leggi;

            le nuove esigenze di tipo pragmatico stanno lentamente emarginando lo studio delle lingue latina e greca nelle scuole di tutt'Europa. I futuri uomini colti del nostro continente rischiano dunque d'ignorare quasi del tutto il passato in cui affondano le radici della nostra civiltà e del nostro pensiero. Non ci si può accontentare d'una conoscenza sommaria e superficiale raggiunta attraverso traduzioni e resoconti in chiave moderna: né può costituire elemento di conforto la presenza del latino e del greco come lingue in scuole di tipo professionalizzante, destinate solo a formare futuri antichisti, in cui tali discipline non hanno più la funzione formativa di garantire una possibilità all'uomo colto d'accedere alle radici del suo passato, ma costituiscono un mero strumento di lavoro per lo svolgimento della sua futura professione. Delle tre radici della civiltà europea, latina, greca e cristiana, l'Italia, per la sua particolare condizione di territorio in cui la cultura ellenica ha sviluppato fiorenti colonie e straordinarie scuole di pensiero filosofico, e Roma ha, costituito da un lato il centro propulsore dell'impero che da lei prende nome, e dall'altro la sede primaria e il punto d'irradiazione della cultura cristiana; l'Italia, dicevamo, rappresenta quasi il punto d'ideale confluenza storica;

        impegna il Governo:

            a farsi garante d'una continua sensibilizzazione soprattutto nelle politiche scolastiche, per la salvaguardia concreta delle lingue latina e greca, come massima espressione della sostanza culturale d'Europa, portata in diverse parti del mondo;

            ad istruire sollecitamente e, ove ne ricorrano i presupposti, a sostenere le proposte volte a  dichiarare il latino e il greco «patrimonio culturale dell'umanità» non soltanto europea, ma anche extraeuropea, come elemento unificante della civiltà occidentale e come eredità d'inestimabile valore lasciataci da oltre duemilasettecento anni di storia culturale;

            a voler assumersi la responsabilità di «garante della salvaguardia del latino e del greco» come discipline portanti, assieme alla filosofia, di una scuola formativa non professionalizzante, e di un'educazione globale e umana delle nuove generazioni.

G/2371/2/7 (testo 2)

MONTEVECCHI, SERRA, BLUNDO

Il Senato,

        in sede di esame del disegno di legge n. 2371, recante "Modifiche alla legge 20 febbraio 2006, n. 77, concernenti la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale immateriale",

        premesso che:

        il presente disegno di legge estende misure di salvaguardia agli «elementi del patrimonio culturale immateriale» e, nello specifico, estende alle medesime rappresentazioni del patrimonio culturale immateriale le misure di sostegno rivolte, in base alla disciplina vigente, al solo patrimonio materiale, prevedendo per entrambe le categorie interventi espressamente finalizzati – oltre che alla valorizzazione e alla riqualificazione – alla promozione e alla tutela;

            l'8 marzo 2016, presso la 7 Commissione permanente del Senato, promossa dal MoVimento 5 Stelle si è conclusa l'indagine conoscitiva sulla «Mappa dell'abbandono dei luoghi culturali», che – sulla scorta delle audizioni effettuate e in base alle testimonianze raccolte — ha preso atto del valore inestimabile dell'offerta per quantità e qualità di beni culturali nel nostro Paese; e che, tuttavia, nel medesimo tempo, ha rilevato l'oggettiva difficoltà di sostenere i costi relativi soprattutto alla «conservazione» cui corrisponde un'atavica mancanza di fondi, viepiù aggravata dai tagli che hanno progressivamente assottigliato le disponibilità finanziarie impiegate a tale finalità;

            attraverso l'indagine conoscitiva la Commissione ha delineato alcune linee-guida finalizzate a «isolare, far affiorare, elencare e, se pur sommariamente, inventariare tassonomicamente i numerosi luoghi d'interesse culturale che giacciono appunto in stato di abbandono in relazione alle relative tipologie», prendendo consapevolezza con riferimento al patrimonio culturale sia materiale sia immateriale, dell'enorme quantità di beni sottoutilizzati, della variegata e complessa area del «non-gestito» e del «non-sfruttato», fino alle situazioni non infrequenti e paradossali di beni restaurati e tuttavia non fruibili;

            impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità, anche con provvedimenti a carattere normativo, di promuovere una reale sinergia fra conservazione, recupero e restauro dei beni culturali che, insieme con la tutela e la valorizzazione dovrebbero costituire un treppiedi armonico su cui si fonda la promozione e la sopravvivenza stessa di quei beni e del patrimonio storico-artistico e culturale del nostro Paese;

            a promuovere ed estendere forme di finanziamento e agevolazione fiscale affinché si aprano nuove prospettive di fundraising e crowdfunding, finalizzate a restauro, tutela, riutilizzo, valorizzazione dei «beni culturali», e per progetti volti al recupero e alla valorizzazione di beni dismessi o che giacciono in stato di abbandono.

G/2371/3/7 (testo 2)

SERRA, MONTEVECCHI, BLUNDO

Il Senato,

        in sede di esame del disegno di legge n. 2371, recante "Modifiche alla legge 20 febbraio 2006, n. 77, concernenti la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale immateriale",

        premesso che:

            il presente disegno di legge estende misure di salvaguardia agli «elementi del patrimonio culturale immateriale» estendendo, nello specifico, alle medesime rappresentazioni del patrimonio culturale immateriale le misure di sostegno rivolte, in base alla disciplina vigente, al solo patrimonio materiale, prevedendo per entrambe le categorie interventi espressamente finalizzati – oltre che alla valorizzazione e alla riqualificazione – alla promozione e alla tutela;

        considerato che:

            la Costituzione, all'articolo 9 in particolare stabilisce che «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione»;

        valutato che:

            in conformità al dettato costituzionale, e in particolare alla «pari dignità sociale» di cui godono tutti i cittadini senza distinzione, con legge 3 marzo 2009, n. 18, l'Italia ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità fornendo in tal modo una risposta concreta ai bisogni delle persone disabili affinché il sistema dell'accesso alla cultura sia considerato necessità di primaria importanza oltreché obiettivo da perseguire con sollecitudine;

            esistono, inoltre, disabilità anche di tipo temporaneo e momentanee esigenze di mobilità limitata, in base alle quali nei luoghi della cultura vi dovrebbero essere strutture idonee per ricevere e coordinare le molteplici e spesso diversificate necessità;

        impegna il Governo:

            a promuovere cultura e conoscenza come elementi cementanti e aggregativi, favorendo il superamento di ogni genere di diversità attraverso la fruizione del patrimonio culturale;

            a promuovere incontri e laboratori, nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sviluppare comportamenti responsabili ispirati alla conoscenza e al rispetto della legalità, della sostenibilità ambientale, dei beni paesaggistici, del patrimonio e delle attività culturali, di cui all'articolo 1, comma 1, lettera e), della legge 13 luglio 2015, n.107;

            ad adottare ogni opportuna iniziativa, anche di carattere normativo, al fine di agevolare:

                a) la piena accessibilità al patrimonio culturale «materiale» e «immateriale» per tutti coloro che sono affetti da disabilità di tipo sia permanente sia temporanea;

                b) l'eliminazione di barriere architettoniche che possano impedire la fruizione del patrimonio culturale;

                c) la diffusione di sistemi di lettura in braille e audiodescrizioni per non vedenti.

G/2371/4/7 (testo 2)

SERRA, MONTEVECCHI, BLUNDO

Il Senato,

        in sede di esame del disegno di legge n. 2371, recante "Modifiche alla legge 20 febbraio 2006, n. 77, concernenti la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale immateriale",

        premesso che:

            il presente disegno di legge estende misure di salvaguardia agli «elementi del patrimonio culturale immateriale» e, nello specifico, estende alle medesime rappresentazioni del patrimonio culturale immateriale le misure di sostegno rivolte, in base alla disciplina vigente, al solo patrimonio materiale, prevedendo per entrambe le categorie interventi espressamente finalizzati – oltre che alla valorizzazione e alla riqualificazione – alla promozione e alla tutela;

            l'8 marzo 2016 presso la 7 Commissione permanente del Senato, promossa dal MoVimento 5 Stelle si è conclusa l'indagine conoscitiva sulla «Mappa dell'abbandono dei luoghi culturali», che ha delineato alcune linee-guida finalizzate a «isolare, far affiorare, elencare e, se pur sommariamente, inventariare i numerosi luoghi d'interesse culturale che giacciono appunto in stato di abbandono in relazione alle relative tipologie», prendendo consapevolezza – con riferimento al patrimonio culturale sia materiale sia immateriale, dell'enorme quantità di beni sottoutilizzati, della variegata e complessa area del «non-gestito» e del «non-sfruttato», fino alle situazioni non infrequenti e paradossali di beni restaurati e tuttavia non fruibili;

            tale indagine in particolare, ha dato origine sia all'inchiesta del Corriere della sera del 17 maggio 2016 sulla «mappa dei beni a rischio» sia all'iniziativa governativa bellezza@governo.it, per cui tutti i cittadini possono segnalare un «luogo pubblico da recuperare, ristrutturare o reinventare per il bene della collettività o un progetto culturale da finanziare»;

            al tempo stesso l'indagine era stata preceduta e accompagnata dagli insistiti segnali di apprensione e di allarme circa la salvaguardia di un patrimonio come quello italiano che conta 33 «tesori» ogni 100 chilometri quadrati (dati Istat aggiornati al 2013), spesso sconosciuti o dimenticati, sul quale si accendono i riflettori non tanto per promuoverne o valorizzarne la presenza quanto per denunciare un ritardo o lo stato di abbandono in cui versano;

        considerato che:

            nel maggio 2016 il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) ha assegnato 1 miliardo di euro, a carico del Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) 2014-2020, al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per il finanziamento del Piano «Turismo e cultura» finalizzato a un'azione di rafforzamento dell'offerta culturale del nostro Paese e di potenziamento della fruizione turistica, con interventi per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e per la messa in rete delle risorse culturali materiali e immateriali;

        impegna il Governo:

            a utilizzare le risorse, da ultimo assegnate al Dicastero dei beni culturali, per avviare al più presto, con determinazione, una politica di recupero e valorizzazione dei beni culturali che giacciono in stato di abbandono e di tutela dei siti storici «dimenticati», coinvolgendo le associazioni che hanno già maturato un'esperienza nel settore e che provvedono alla tutela e alla fruizione dei siti stessi.