In tale contesto, precisa che lo sviluppo tecnologico deriva dall'amplificazione su vasta scala di una innovazione tecnologica che all'inizio è marginale ma che si diffonde in funzione di un sistema di supporto. Alla politica spetta dunque la costruzione di tale rete di sostegno tanto più quanto il successo di una scelta non è garantito a priori. La decisione europea di ridurre le emissioni risulta quindi a suo giudizio non sono realistica ma in linea con tale approccio, tenuto conto peraltro che nei prossimi trent'anni la prevista accelerazione del processo sarà anche più lenta rispetto ad altre innovazioni.
Pone indi l'accento sulla cultura condivisa della sostenibilità che richiede uno spostamento dei vincoli di fondo, costituiti dai mutamenti del clima su scala globale e dalla disparità nella distribuzione delle fonti energetiche del pianeta. Risulta parimenti ineludibile - prosegue il senatore - il traguardo della democratizzazione delle fonti di energia, nell'ottica di una più facile disponibilità. Occorre dunque un investimento a lungo termine atteso che le tecnologie sono già a disposizione ma necessitano di essere sostenute politicamente, in quanto il rapporto costi-benefici migliora quanto più si dilata il periodo di utilizzo.
Analoghi scenari ineriscono il tema del trasporto pubblico urbano, alla luce delle buone pratiche sviluppate in tutta Europa nell'ottica di fuoriuscire dalla prospettiva della "città dell'auto". Rimarca altresì che i vantaggi delle innovazioni non sono mai stati computabili prima del loro impiego ma sempre successivamente. La posizione europea offre per lo meno un contributo di rilievo in vista di una riforma del pensiero politico per uscire dalla crisi e per inglobare gli aspetti immateriali costituiti dalle relazioni umane e dalla qualità della vita.
In conclusione, reputa necessario il sostegno all'innovazione tecnologica da parte della politica onde aprire nuove possibilità, su cui sono evidenti approcci ideologici differenti che positivamente si stanno confrontando.