In effetti, constata come non poche norme del decreto siano ispirate da un intento di liberalizzazione che pare accanirsi solo nei confronti di soggetti economici "deboli" o "poveri", quali, ad esempio, i tassisti.
Rispetto ad altri operatori, invece, come i farmacisti, è indotto, purtroppo, a ritenere la loro nuova regolamentazione come improntata ad un criterio di stampo statalistico, piuttosto che di liberazione delle energie imprenditoriali.