Legislatura 16ª - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 350 del 01/02/2012
Il senatore
VITA (
PD) ricorda come il dibattito sia risalente e si sia caricato, nel tempo, di significati più ideologici che concreti. In tempi di fortissima disoccupazione, è legittimo impegnarsi per stabilire un più proficuo rapporto fra lo studio e il mondo del lavoro. Occorre tuttavia restare fedeli ad un principio costituzionale ineludibile, quale quello della centralità della formazione. Egli si dichiara pertanto scettico nei confronti dell'abolizione del valore legale e del conseguente affidamento al mercato dei meccanismi di selezione. Ritiene infatti che l'abolizione del valore legale non si tradurrebbe in una diversa valutazione delle capacità formative dei singoli atenei, ma trasmetterebbe agli studenti e alle loro famiglie un messaggio negativo circa l'utilità di proseguire negli studi. Ciò rappresenta a suo avviso un rischio gravissimo, tanto più a fronte di una cospicua parte della popolazione giovanile, che rifiuta l'inserimento sia nel mondo del lavoro sia in quello formativo.
Invita poi a tenere distinto il tema della valutazione, atteso che i titoli di studio attengono più propriamente al tema della cittadinanza.
Si associa infine alla richiesta del senatore Rusconi di sopprimere, nell'osservazione n. 2, l'aggettivo "drammatico" riferito alla contestazione studentesca negli anni Settanta. Reputa infatti che, nonostante le molte ombre, l'Italia sia divenuta un Paese più laico e moderno proprio grazie a quella stagione.