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Legislatura 16ª - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 350 del 01/02/2012


Il senatore DE ECCHER (PdL) manifesta perplessità sull'abolizione del valore legale. Si dichiara tuttavia insoddisfatto anche della situazione attuale ed esprime un certo pessimismo sulla possibilità di riuscire effettivamente a superare le difficoltà. La sola discussione sul valore legale del titolo di studio rappresenta, a suo avviso, il fallimento di quest'ultimo e denuncia l'esistenza di un problema.

Del resto, egli non reputa necessario aumentare aprioristicamente il numero dei laureati. Piuttosto, ritiene preferibile una programmazione del numero di laureati che la società richiede. Non va infatti dimenticato - sottolinea - che la formazione degli studenti ha un costo per la società ed è quindi ragionevole affrontarlo solo per coloro che siano davvero meritevoli. In Italia, invece, sono a suo avviso venuti meno tutti gli strumenti di selezione, perdendo così di vista il vero obiettivo dell'equità sociale.

Né a suo giudizio sono sufficienti le innovazioni introdotte in termini di valutazione dalla legge n. 240.

Anche in tema di diploma conclusivo degli studi secondari, egli rammenta come gli esami di maturità garantissero un titolo di studio davvero equivalente su tutto il territorio nazionale quando le commissioni giudicatrici erano completamente esterne. Ora, invece, un'autonomia priva di adeguati meccanismi di controllo ha condotto a situazioni estremamente variegate sul territorio.

Quanto all'osservazione n. 2 del documento conclusivo, su cui alcuni senatori hanno espresso valutazioni critiche, egli ritiene invece che talune parti politiche dovrebbero avere il coraggio di una certa autocritica. Non si può infatti sottacere che se la formazione incontra tante difficoltà nel promuovere la qualità, ciò dipende anche dal fatto che l'intero settore è stato per decenni controllato da alcune forze politiche, che si sono prefisse lo scopo di condurre tutti allo stesso traguardo formativo. In questo modo, è stato tuttavia fortemente abbassato il livello di selezione e, conseguentemente, la qualità della preparazione. Pur condividendo l'obiettivo di garantire a tutti uguali condizioni di partenza, egli ritiene peraltro indispensabile consentire ai migliori di eccellere e, a tal fine, reputa determinante la permanenza di stimoli a crescere.

Quanto infine all'istituzione dell'ANVUR, teme che sia stata riposta troppa fiducia nei suoi risultati. Pone infatti l'accento sulle difficoltà dell'università che, a suo avviso, difficilmente riuscirà a risanarsi.