Riprende l'esame sospeso nella seduta di ieri nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - è iniziato il dibattito sulla bozza di documento conclusivo da lui predisposta.
Interviene il senatore RUSCONI (PD), il quale rifiuta una schematica suddivisione di schieramenti tra conservatori (contrari all'abolizione del valore legale) e innovatori (favorevoli). Se il valore legale fosse solo un feticcio, egli sarebbe infatti favorevole ad abolirlo. L'approfondita indagine conoscitiva condotta dalla Commissione dimostra invece che così non è. Egli esprime perciò apprezzamento per le considerazioni problematiche esposte dal Presidente relatore nel documento conclusivo, che danno conto sia dei possibili vantaggi, che delle conseguenti difficoltà. In prospettiva, egli ritiene ineludibile giungere all'abolizione del valore legale, atteso che il confronto non potrà che vertere sempre più sulla concretezza delle abilità e competenze. Tuttavia, anche per rispetto alle attese e alle speranze che questi temi generano negli studenti e nelle loro famiglie, occorre dedicare particolare attenzione alle soluzioni migliori nelle condizioni attuali. In questo senso, egli ritiene che la risposta migliore sia riuscire ad attribuire un valore reale ai titoli di studio.
Le numerose audizioni svolte dalla Commissione nella procedura informativa confermano del resto la complessità del problema, cui non si possono dare risposte semplici o superficiali. Piuttosto, le molteplici difficoltà evidenziate nel corso della procedura danno atto delle preoccupazioni manifestate dal Partito Democratico in ordine all'avvio dell'indagine conoscitiva.
Senza alcuno spirito polemico nei confronti del Governo, cui rinnova anzi la sua massima stima, si augura quindi che anche in quella sede vengano compiute attente riflessioni prima di adottare i provvedimenti annunciati in questi giorni. In particolare, ritiene prioritaria una seria valutazione dell'università italiana.
Giudica invece positivo ridurre l'incidenza del voto finale di laurea nei bandi pubblici, visto che esso può rivelarsi fuorviante. Si tratta tuttavia di misura ben diversa dall'abolizione del valore leale del diploma.
Passando alla bozza di documento conclusivo illustrata nella seduta di ieri dal Presidente relatore, egli avanza alcune richieste di modifica, di carattere per lo più lessicale. All'osservazione n. 1, chiede di sopprimere le parole "ancora oggi". All'osservazione n. 2, ritiene preferibile sostituire le parole "Tutti gli osservatori" con le seguenti "Molti osservatori". Nella medesima osservazione, chiede di sopprimere l'aggettivo "drammatico" e di sostituire la locuzione "non infrequentemente" con la seguente "talora". Infine, all'osservazione n. 12, suggerisce di sopprimere l'aggettivo "meritocratica", che del resto già compare abbondantemente nel corso del testo.
Sul piano del metodo, pur essendo pienamente disponibile ad approvare il documento nella seduta odierna, a titolo personale chiede poi se non sia preferibile attendere la conclusione del dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del ministro Profumo, prevista per mercoledì prossimo 8 febbraio, prima di porlo in votazione.
Il senatore PROCACCI (PD) si rallegra per le conclusioni cui è giunta la Commissione, nonostante che il Centro-destra fosse inizialmente favorevole all'abolizione del valore legale, e si augura che il Governo faccia tesoro delle risultanze della procedura nella fase applicativa della legge n. 240 del 2010, al fine di raddrizzarne alcuni aspetti a suo avviso assai discutibili. Si compiace altresì che l'Esecutivo abbia deciso di soprassedere alla ventilata ipotesi di inserire misure abrogative del valore legale nel decreto-legge sulle semplificazioni. Dissente infatti dalla mozione approvata alla Camera dei deputati su iniziativa della Lega Nord a favore dell'abolizione, stigmatizzandone in particolare il passaggio in cui si sostiene che alcuni atenei meridionali, trasformatisi in "laureifici", conducono una falsa concorrenza alle università del Nord. Al di là di qualsiasi rivendicazione territoriale, che egli ricusa svolgendo il proprio mandato in piena rappresentanza dell'intera Nazione, ritiene infatti che il problema sia malposto. A suo giudizio, occorre invece prioritariamente porre tutti gli atenei nelle stesse condizioni di partenza. Solo allora ne potrà essere compiuta una valutazione effettivamente omogenea. Purtroppo, allo stato attuale, le università non si trovano certamente in condizioni analoghe. Neanche l'ANVUR, al di là delle polemiche sulla composizione del suo consiglio di amministrazione, potrà dunque compiere una valutazione oggettiva.
In quest'ottica, l'abolizione del valore legale non potrebbe che peggiorare le cose. I giovani meritevoli privi di mezzi avrebbero ancor meno la possibilità di avvalersi delle stesse opportunità dei loro coetanei benestanti, in totale spregio della Costituzione. Né va dimenticato che in Italia più dell'80 per cento dei laureati proviene da famiglie con genitori laureati. Oltre a promuovere l'efficienza, occorre quindi non dimenticare i valori di solidarietà e giustizia, creando le condizioni affinché tutti i meritevoli possano giungere ai massimi livelli della formazione.
Invoca perciò un dibattito sostanziale sulle effettive misure che si vogliono adottare per promuovere l'eccellenza di tutta l'università italiana, anziché limitarsi a valorizzare realtà isolate.
Nel frattempo, dichiara la sua profonda e convinta contrarietà all'abolizione del valore legale, che potrà essere presa in considerazione solo quando saranno state colmate le attuali, abissali differenze sociali e territoriali. Poiché qualsiasi scelta deve essere compiuta nell'ambito di un determinato contesto, osserva che nella realtà attuale l'abolizione del valore legale tradirebbe lo spirito della Costituzione e le ragioni fondanti della nostra democrazia.
Manifesta pertanto assenso sulle considerazioni conclusive del documento illustrato dal Presidente relatore, che testimoniano come la Commissione, dopo essersi posta il problema ed averne studiato le ricadute, abbia ritenuto di discostarsi dall'ipotesi di partenza.
Il senatore VITA (PD) ricorda come il dibattito sia risalente e si sia caricato, nel tempo, di significati più ideologici che concreti. In tempi di fortissima disoccupazione, è legittimo impegnarsi per stabilire un più proficuo rapporto fra lo studio e il mondo del lavoro. Occorre tuttavia restare fedeli ad un principio costituzionale ineludibile, quale quello della centralità della formazione. Egli si dichiara pertanto scettico nei confronti dell'abolizione del valore legale e del conseguente affidamento al mercato dei meccanismi di selezione. Ritiene infatti che l'abolizione del valore legale non si tradurrebbe in una diversa valutazione delle capacità formative dei singoli atenei, ma trasmetterebbe agli studenti e alle loro famiglie un messaggio negativo circa l'utilità di proseguire negli studi. Ciò rappresenta a suo avviso un rischio gravissimo, tanto più a fronte di una cospicua parte della popolazione giovanile, che rifiuta l'inserimento sia nel mondo del lavoro sia in quello formativo.
Invita poi a tenere distinto il tema della valutazione, atteso che i titoli di studio attengono più propriamente al tema della cittadinanza.
Si associa infine alla richiesta del senatore Rusconi di sopprimere, nell'osservazione n. 2, l'aggettivo "drammatico" riferito alla contestazione studentesca negli anni Settanta. Reputa infatti che, nonostante le molte ombre, l'Italia sia divenuta un Paese più laico e moderno proprio grazie a quella stagione.
Il senatore MARCUCCI (PD) si dichiara favorevole, in termini astratti, all'abolizione del valore legale del titolo di studio, in sintonia con la più antica tradizione liberale. Nella parte più evoluta della società, costituita ad esempio dall'impresa e dalla politica, tali rigidità sono state del resto già superate e la selezione avviene ormai sulla base delle capacità personali dei singoli. La procedura informativa condotta dalla Commissione ha tuttavia concluso che il Paese non è ancora pronto per tale passo. Non solo per disciplina di partito, ma anche perchè davvero convinto della ragionevolezza di tale conclusione, manifesta perciò il suo assenso al documento illustrato dal Presidente relatore.
Il senatore DE ECCHER (PdL) manifesta perplessità sull'abolizione del valore legale. Si dichiara tuttavia insoddisfatto anche della situazione attuale ed esprime un certo pessimismo sulla possibilità di riuscire effettivamente a superare le difficoltà. La sola discussione sul valore legale del titolo di studio rappresenta, a suo avviso, il fallimento di quest'ultimo e denuncia l'esistenza di un problema.
Del resto, egli non reputa necessario aumentare aprioristicamente il numero dei laureati. Piuttosto, ritiene preferibile una programmazione del numero di laureati che la società richiede. Non va infatti dimenticato - sottolinea - che la formazione degli studenti ha un costo per la società ed è quindi ragionevole affrontarlo solo per coloro che siano davvero meritevoli. In Italia, invece, sono a suo avviso venuti meno tutti gli strumenti di selezione, perdendo così di vista il vero obiettivo dell'equità sociale.
Né a suo giudizio sono sufficienti le innovazioni introdotte in termini di valutazione dalla legge n. 240.
Anche in tema di diploma conclusivo degli studi secondari, egli rammenta come gli esami di maturità garantissero un titolo di studio davvero equivalente su tutto il territorio nazionale quando le commissioni giudicatrici erano completamente esterne. Ora, invece, un'autonomia priva di adeguati meccanismi di controllo ha condotto a situazioni estremamente variegate sul territorio.
Quanto all'osservazione n. 2 del documento conclusivo, su cui alcuni senatori hanno espresso valutazioni critiche, egli ritiene invece che talune parti politiche dovrebbero avere il coraggio di una certa autocritica. Non si può infatti sottacere che se la formazione incontra tante difficoltà nel promuovere la qualità, ciò dipende anche dal fatto che l'intero settore è stato per decenni controllato da alcune forze politiche, che si sono prefisse lo scopo di condurre tutti allo stesso traguardo formativo. In questo modo, è stato tuttavia fortemente abbassato il livello di selezione e, conseguentemente, la qualità della preparazione. Pur condividendo l'obiettivo di garantire a tutti uguali condizioni di partenza, egli ritiene peraltro indispensabile consentire ai migliori di eccellere e, a tal fine, reputa determinante la permanenza di stimoli a crescere.
Quanto infine all'istituzione dell'ANVUR, teme che sia stata riposta troppa fiducia nei suoi risultati. Pone infatti l'accento sulle difficoltà dell'università che, a suo avviso, difficilmente riuscirà a risanarsi.
La senatrice Vittoria FRANCO (PD), integrando il proprio intervento di ieri, chiede di precisare, all'osservazione n. 3, che il rating dell'ANVUR non avrà valore legale e non sarà quindi oggetto di punteggio distinto nell'ambito delle procedure di selezione pubblica.
Concluso il dibattito, il presidente relatore POSSA (PdL) risponde in primo luogo al senatore Rusconi sottolineando come, per la particolare contingenza politica e per l'attualità che il tema ha acquisito negli ultimi giorni, ritiene preferibile votare il documento conclusivo nella seduta di oggi affinché esso possa incidere nel dibattito politico in corso.
Quanto ai contenuti del documento, comprende le diverse sensibilità manifestate. Reputa tuttavia fondamentale che la Commissione trovi una convergenza sul suo baricentro e vi si possa complessivamente riconoscere.
Al senatore Procacci, conferma poi di aver sollecitato l'avvio dell'indagine conoscitiva con spirito aperto e di essersi formato un'opinione via via sempre più strutturata in itinere. Del resto, l'abolizione del valore legale del titolo di studio costituiva una dichiarazione programmatica del Popolo della Libertà alle elezioni del 2008 ed in tal senso erano stati presentati ben 3 disegni di legge di autorevoli rappresentanti di quello schieramento.
In ordine alle modifiche richieste, dichiara di accogliere quelle avanzate dal senatore Rusconi in ordine alle osservazioni nn. 1, 2 e 12.
All'osservazione n. 10, onde tenere conto di quanto detto dalla senatrice De Feo, aggiunge, fra le possibili conseguenze negative dell'abolizione del valore legale del diploma di laurea, la probabile insorgenza di maggiori difficoltà in ordine alla fruizione di una formazione universitaria di alta qualità per i giovani residenti nelle regioni del Mezzogiorno. Inoltre, recepisce quanto indicato dalla senatrice Soliani, ribadendo la fondamentale importanza dell'obiettivo costituzionale di garantire a tutti nostri giovani pari opportunità nell'accesso anche ai più alti livelli della formazione, atteso che la qualità non può essere privilegio di pochi. Del resto, questo principio di uguaglianza ispira profondamente la nostra Costituzione ed è il presupposto di base del metodo meritocratico.
All'osservazione 11 raccoglie il suggerimento della senatrice Vittoria Franco. Sostituisce conseguentemente il riferimento al problema di una insoddisfacente qualità della formazione universitaria nel nostro Paese con quello del superamento delle attuali difficoltà in un'ottica di promozione di una migliore qualità. Inoltre, per tenere conto delle osservazioni del senatore Pittoni, alla medesima osservazione n. 11 introduce l'auspicio che, nella determinazione della graduatoria dei bandi di concorso per titoli ed esami per assunzione nella Pubblica Amministrazione, non si dia eccessiva importanza al punteggio di laurea e si privilegi invece l'esito delle prove di valutazione.
La senatrice Vittoria FRANCO (PD) rinnova la richiesta di chiarire, all'osservazione n. 3, che il rating dell'ANVUR non ha carattere legale.
Il presidente relatore POSSA(PdL) accoglie anche tale suggerimento.
Per dichiarazione di voto favorevole interviene il senatore ASCIUTTI (PdL), il quale sottolinea a sua volta come il risultato finale dell'indagine sia diverso dallo spirito di partenza, a testimonianza della necessità di studiare a fondo i problemi. Ringrazia perciò il Presidente di aver proposto questa procedura informativa, nonché il Centro-destra che l'ha approvata, perché ora sono disponibili risultanze estremamente utili al dibattito politico. Coglie peraltro l'occasione per auspicare che altrettanta profondità di analisi sia adoperata per l'esame di altre tematiche di attualità, come l'abolizione delle province che, ricorda, sono previste dalla Costituzione.
Dopo aver rinnovato piena adesione al documento conclusivo del Presidente relatore, anche con le modifiche introdotte, suggerisce infine di trasmetterlo al Presidente del Consiglio dei ministri e a tutti i Ministri affinché ne possano fare tesoro nella loro azione di Governo.
Il senatore PITTONI (LNP) rammenta come all'inizio l'indagine conoscitiva sia partita senza grandi entusiasmi, come se fosse un semplice esercizio intellettuale privo di collegamenti con la realtà pratica. Tuttavia, su suo suggerimento, il documento conclusivo contiene ora un'indicazione concreta nel senso di comprimere la valutazione del titolo di studio nei bandi di selezione pubblica a favore delle prove di concorso. Si tratta a suo avviso di un risultato pratico di grande rilievo e si augura che il testo possa registrare l'unanimità della Commissione.
La senatrice Vittoria FRANCO (PD) esprime apprezzamento per il lavoro svolto e rivolge un sentito ringraziamento al Presidente relatore. L'indagine conoscitiva si conclude peraltro in un momento in cui la questione del valore legale ha assunto una dimensione pubblica. Si augura perciò che il Governo voglia tenere adeguato conto delle riflessioni della Commissione, tanto più che il documento conclusivo dà doverosamente conto di tutte le posizioni emerse.
Nel dare atto al Presidente relatore di aver recepito i suggerimenti della sua parte politica, annuncia conclusivamente il voto favorevole del Gruppo Partito Democratico.
Il senatore GIAMBRONE (IdV) ringrazia a sua volta il Presidente relatore per lo sforzo di sintesi compiuto. Nonostante le forti perplessità nutrite all'inizio, reputa del resto positivo il lavoro svolto, che consente alla Commissione di esprimere un'opinione articolata su un tema politicamente assai attuale. Dichiara perciò il voto favorevole del suo Gruppo e si associa alla proposta del senatore Asciutti di trasmettere il documento conclusivo al Presidente del Consiglio dei ministri e a tutti i Ministri.
Il senatore PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI) preannuncia a sua volta il voto favorevole, richiamandosi ai motivi già esposti nel dibattito. Manifesta tuttavia perplessità sulla modifica richiesta dalla senatrice Vittoria Franco all'osservazione n. 3, attribuendo molta importanza alla valutazione che sarà compiuta dall'ANVUR, di cui sottolinea il carattere ufficiale.
Il senatore PROCACCI (PD) tiene a precisare di votare a favore del documento ma di essere profondamente contrario ad un rating a più livelli da parte dell'ANVUR. Ritiene infatti che il Paese non sia pronto né per l'abolizione del valore legale, né per questo tipo di valutazione, che non a caso l'osservazione n. 3 pone in relazione all'abolizione stessa, almeno fino a quando non saranno poste le condizioni affinché tutti i meritevoli privi di mezzi siano adeguatamente sostenuti.
Dopo che il PRESIDENTE ha accertato la presenza del numero legale ai sensi dell'articolo 30, comma 2, del Regolamento, la Commissione approva all'unanimità lo schema di documento conclusivo come modificato, pubblicato in allegato al presente resoconto, e delibera la pubblicazione degli atti relativi all'indagine. Conviene altresì di trasmettere il documento al Presidente del Consiglio dei ministri e a tutti i Ministri.