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Legislatura 16ª - 2ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 268 del 08/11/2011


 

GIUSTIZIA    (2ª)

 

MARTEDÌ 8 NOVEMBRE 2011

268ª Seduta

 

Presidenza del Vice Presidente

CENTARO 

indi del Vice Presidente

MARITATI 

 

            Intervengono, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, Antonio Pagliaro, professore emerito di diritto penale dell'Università di Palermo; per l'Unione Camere penali italiane, un componente della giunta Francesco De Minicis; per la Camera minorile nazionale in CamMiNo, il presidente Maria Giovanna Ruo, il vice presidente Anna Di Loreto, il segretario Elisabetta Buldo e un componente del direttivo Celeste Attenni; per l'Associazione padri separati, il presidente Tiberio Timperi; per l'Istituto di studi sulla paternità, il presidente Maurizio Quilici e il vice presidente Massimo Corsale; per l'Associazione di genitori separati dai figli, il presidente Vincenzo Spavone e la rappresentante dei rapporti istituzionali Elvia Ficarra; per l'Associazione Nonne Nonni Penalizzati dalle Separazioni, il presidente Maria Bisegna e il consigliere Giuseppa Zavaglia; per il Movimento per l'infanzia Antonio Voltaggio; per il Consiglio nazionale dell'ordine degli psicologi, il presidente Giuseppe Luigi Palma e per il Centro studi e ricerche sul diritto della famiglia e dei minori, il presidente Matteo Santini.    

 

            La seduta inizia alle ore 14,30.

 

SULLA PUBBLICITA' DEI LAVORI  

 

     Il presidente CENTARO avverte che è stata presentata richiesta di attivazione dell'impianto audiovisivo per lo svolgimento della procedura che sta per iniziare. Comunica, altresì, che il Presidente del Senato ha già preventivamente fatto conoscere il proprio assenso. La Commissione accoglie la proposta e conseguentemente viene adottata tale forma di pubblicità, ai sensi dell'articolo 33, comma 4, del Regolamento. Il Presidente avverte inoltre che, della stessa procedura, sarà pubblicato il resoconto stenografico.

 

 

PROCEDURE INFORMATIVE 

Seguito dell'indagine conoscitiva sul fenomeno della manipolazione mentale dei soggetti deboli, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette "sette": audizione di esperti in materia   

 

            Riprende l'indagine conoscitiva sospesa nella seduta del 27 settembre scorso.

 

     Il presidente CENTARO introduce le audizioni ricordando brevemente le finalità dell'indagine conoscitiva.

 

            L'avvocato DE MINICIS, pur ritenendo apprezzabili le finalità del disegno di legge n. 569, ritiene che la fattispecie di reato ivi contemplata, così come delineata, non sia esente dai dubbi di costituzionalità formulati già in passato con riguardo al plagio. In particolare, la fattispecie risulta scarsamente determinata e tassativa, in ragione della difficoltà di distinguere fra forme di suggestione di natura criminale e forme di persuasione lecite. Peraltro, la norma rischia di trovare applicazione anche con riguardo a membri di associazioni riconducibili a religioni riconosciute. Al riguardo, ricorda come il Parlamento europeo abbia annoverato fra le sette anche il gruppo dei catecumenali. Nel merito, la fattispecie desta perplessità nella parte in cui non sembra contemplare quale elemento soggettivo il dolo specifico. Sul piano ordinamentale, poi, i comportamenti delittuosi perpetrati da sette, sfociando in condotte già penalmente sanzionabili, risultano già adeguatamente perseguite e tutelate dalla legislazione ordinaria. Piuttosto che optare quindi per la reintroduzione di una fattispecie penale ad hoc, si dovrebbero implementare forme e misure di carattere preventivo o tutto al più si potrebbe valutare, come suggeriva il professor Flora, il ricorso al modello civilistico dell'inabilitazione/interdizione, riservando la tutela penale alla violazione dei provvedimenti di tutela stabiliti dal giudice civile.

 

         Il senatore CASSON (PD) condivide le perplessità rappresentate dall'Unione Camere Penali con riguardo alla fattispecie de qua. In particolare, chiede se vi siano condotte che non risultano sanzionate nell'ordinamento vigente e per le quali può essere necessaria la rintroduzione del reato di manipolazione mentale. Qualora tale esigenza fosse ritenuta fondata chiede che sia indicata una formulazione diversa della fattispecie tale da ovviare ai dubbi di costituzionalità sotto il profilo della determinatezza. In particolare, chiede se sia possibile estrinsecare meglio, fra l'altro, il concetto di stato di soggezione.

 

         Il presidente CENTARO osserva preliminarmente come la lettura della originaria formulazione dell'articolo 603 del codice penale facesse di per sé presagire la declaratoria di incostituzionalità della norma. Per quanto riguarda il reato di manipolazione mentale, chiede se sia possibile suggerire una più puntuale e tassativa individuazione delle condotte sanzionate. Relativamente alla proposta di ricorso all'istituto civilistico della interdizione/inabilitazione, ritiene che essa penalizzi eccessivamente la vittima senza sanzionare i responsabili dei comportamenti manipolativi. Conclude, osservando come non siano fondate le preoccupazioni circa la possibile sanzionabilità delle attività svolte da gruppi riconducibili a religioni riconosciute, quale quella cattolica, in ragione del fatto che esse non si estrinsecano in forme di negativa coercizione della volontà degli adepti.

 

            L'avvocato DE MINICIS ritiene difficile l' individuazione di una nuova e diversa formulazione del reato in grado di ovviare ai problemi di tassatività. Dubbi di incostituzionalità, peraltro, si porrebbero anche qualora si volesse introdurre una norma analoga a quella contemplata dall'ordinamento francese, norma questa che ha avuto scarsa applicazione pratica. Egli ritiene preferibile non sanzionare penalmente tali condotte, soprattutto se si considera che gran parte dei comportamenti che si intendono perseguire risultano già puniti dalla legislazione penale. Conclude, invitando a valutare anche le difficoltà che sul piano processuale l'introduzione del reato di manipolazione mentale potrebbe determinare.

 

            Il professor PAGLIARO osserva preliminarmente come la dichiarazione di incostituzionalità della fattispecie di plagio contenuta nell'articolo 603 del codice penale si fondasse sulla eccessiva indeterminatezza della fattispecie. Ulteriori elementi di incostituzionalità, sollevati peraltro dal giudice a quo, erano ravvisabili nell'esigenza di giungere ad un bilanciamento fra il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero, di cui all'articolo 21 della Costituzione, e il diritto alla libertà personale, di cui all'articolo 13 della Costituzione. Ricorda quindi gli orientamenti e le tesi prospettate da autorevole dottrina penalistica prima della declaratoria di incostituzionalità del reato di plagio. Ebbene, i maggiori studiosi di tale fattispecie criminosa si sono pronunciati tutti in favore della legittimità costituzionale dell'incriminazione. Fa presente poi come con il venire meno dell'incriminazione del plagio, la giurisprudenza, nel tentativo di perseguire quei fatti che prima erano sanzionati ai sensi dell'articolo 603 del codice penale, abbia tentato una applicazione estensiva del reato di circonvenzione di incapaci. Si sofferma, al riguardo, sui rischi e sui limiti di tale operazione interpretativa. A suo parere, si dovrebbe quindi valutare positivamente la reintroduzione, con una nuova formulazione, del reato di plagio. Sul punto, invita a valutare l'opportunità di tenere conto di quanto elaborato dalla Commissione ministeriale nominata dall'allora Ministro di grazia e giustizia Vassalli e della quale egli stesso era presidente. Dopo aver dato ampio conto del contenuto di tale progetto, con riguardo al reato di plagio, si sofferma sulle iniziative legislative portate avanti a partire dalla XIV legislatura. Conclude, soffermandosi sul merito del provvedimento n. 569. Al riguardo, suggerisce una modifica tendente ad accrescere ulteriormente il già alto livello di tipizzazione della condotta incriminata, in modo da spostare ancora più l'accento dalla incriminazione di un pericolo alla incriminazione di un danno, cioè alla incriminazione di un fatto che sia già lesivo di un bene giuridico.

 

         Il senatore CASSON (PD) condivide le argomentazioni poste a base della sentenza del 1981, con la quale fu dichiarata l'incostituzionalità dell'articolo 603 del codice penale per carenza di tassatività ed indeterminatezza della fattispecie. Ritiene che tali perplessità siano ancora valide con riguardo al reato di manipolazione mentale che si vuole introdurre, nella parte in cui sembra lasciare ancora eccessivo spazio all'interprete nella determinazione dei comportamenti da sanzionare. Apprezza certamente il suggerimento del professor Pagliaro circa una riformulazione della norma volta a spostare più l'accento sull'incriminazione di un danno. Domanda quindi all'audito se vi siano, a suo parere, condotte non ancora sanzionabili sul piano della legislazione vigente e per le quali quindi potrebbe risultare opportuna l'introduzione di tale reato. Chiede infine al professor Pagliaro di chiarire se i rischi derivanti dall'introduzione di tale nuova fattispecie di reato possano essere maggiori dei benefici derivanti da tale intervento.

           

            Il professor PAGLIARO ritiene che i rischi maggiori si corrano attualmente, in assenza di una fattispecie specifica ad hoc, circostanza questa che induce il giudice, per punire fatti in passato rispondenti alle caratteristiche del plagio, a ricorrere ad altre fattispecie penali. L'introduzione del reato di manipolazione mentale, poi, non può rappresentare un serio pericolo per la libertà dei cittadini, soprattutto se si considera la limitata applicazione che un tale reato, anche sulla scorta dell'esperienza maturata nella vigenza dell'articolo 603 del codice penale, è destinato ad avere. Ai difetti di tipizzazione si potrebbe sopperire peraltro con il richiamo alla incriminazione di fatti lesivi di beni giuridici.

 

         Il senatore CASSON (PD) chiede se il reato di manipolazione mentale, sia nella formulazione prevista nel disegno di legge n. 569, che in quella suggerita nel corso dell'audizione, possa consentire la persecuzione di fatti perpetrati dalle sette e per i quali è registrato particolare allarme sociale.

 

            Il professor PAGLIARO ritiene che i benefici derivanti dall'introduzione di tale reato siano di gran lunga maggiori dei rischi per la libertà dei cittadini. Invita inoltre a valutare, ai fini di garantire una più circoscritta applicazione della fattispecie, la previsione del dolo specifico.

 

         Il presidente CENTARO, nel ringraziare gli auditi per la completezza e il livello di approfondimento degli interventi, rinvia il seguito dell'indagine conoscitiva ad altra seduta, comunicando altresì che tutti i contributi scritti forniti dagli auditi saranno disponibili per la pubblica consultazione.

 

            La seduta, sospesa alle ore 15,15, riprende alle ore 15,30.

 

Seguito dell'indagine conoscitiva sull'applicazione concreta della legge n. 54 del 2006 in materia di affido condiviso: audizione di associazioni ed esperti in materia   

 

            Riprende l'indagine conoscitiva sospesa nella seduta del 28 settembre scorso.

 

     Il presidente CENTARO introduce le audizioni ricordando brevemente le finalità dell'indagine conoscitiva.

 

Dopo una breve introduzione del presidente CENTARO, prende la parola l'avvocato Maria Giovanna RUO. Osserva in primo luogo come la legge n. 54 del 2006, che ha introdotto l'istituto dell'affidamento condiviso, abbia rappresentato sotto diversi profili uno straordinario progresso nella disciplina giuridica della crisi della famiglia, tentando di introdurre, rispetto alla precedente regolamentazione, un modello unitario rispetto alle fattispecie di separazione e di divorzio diretto a valorizzare l'interesse dei figli, soprattutto minori, in primo luogo attraverso la promozione del principio di bigenitorialità, espressamente recato dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo.

            La nuova legge ha in primo luogo stabilito che, nell'interesse del figlio minore, il giudice debba optare ove possibile per il regime di affidamento condiviso, che deve responsabilizzare in pari modo entrambi i genitori nella cura del fanciullo: ovviamente, le modalità con cui si manifesta questa pariteticità non possono essere aritmetiche, in particolare per quanto riguarda il tempo che il bambino deve trascorrere con i due genitori, e il giudice deve tener conto in questo di fattori quali l'età del bambino e l'effettiva dinamica dei rapporti familiari, dove anche nelle famiglie unite il comune impegno dei genitori nell'educazione e nella cura dei figli non si traduce necessariamente in una compresenza paritaria.

            Non vi è dubbio che la nuova normativa presenti taluni aspetti insoddisfacenti, si pensi alla formulazione dell'articolo 155-quater del codice civile da essa introdotto, che fa improprio riferimento all'articolo 2643 del codice civile e non prevede la trascrivibilità della domanda di assegnazione lasciando in tal modo spazio a prassi dismissive della casa familiare.

            I disegni di legge all'esame del Senato, però, non sembrano idonei a risolvere gli aspetti più problematici, mentre ne creano altri: si pensi in particolare al regime del mantenimento diretto, perfino nei casi residuali di affido esclusivo, sicura fonte di conflittualità e, di converso, all'abrogazione delle indagini di polizia tributaria che, in un Paese ad elevato tasso di evasione fiscale, rappresenterebbe un incentivo all'aggiramento degli obblighi di assistenza familiare.

            Si pensi altresì al tentativo di reintrodurre l'automatismo della perdita della casa familiare in caso di matrimonio o convivenza more uxorio dell'assegnatario, si pensi infine alla proposta di introdurre all'articolo 709-ter del codice di procedura civile, tra le ipotesi per le quali il giudice può adottare provvedimenti punitivi, anche la attivazione della sindrome di alienazione genitoriale, ipotesi discutibile non solo perché tale sindrome rappresenta una nozione estremamente discussa in letteratura medica, ma soprattutto perché non si comprende per quale motivo non debbano essere invece parimenti sanzionate le opposte e ben più misurabili violazioni consistenti nella sottrazione del genitore agli obblighi stabiliti dal giudice.

 

            L'avvocato Anna DI LORETO si sofferma sulla necessità di intervenire sull'articolo 3 della legge n. 54 del 2006, che ha esteso la tutela economica apprestata dall'articolo 12-sexies della legge n. 898 del 1970 anche ai figli minori o gravemente handicappati, ai maggiorenni non economicamente indipendenti, ai figli legittimi adottivi e naturali, e in tutte le ipotesi previste dall'articolo 4, comma 2, e ciò con l'intento di eliminare la discriminazione tra i figli di genitori separati e figli di genitori divorziati; la disposizione ha però di fatto determinato una discriminazione con altre categorie, quali ad esempio quella dei figli naturali di genitori che non hanno mai convissuto, per cui sarebbe necessario garantire una reale equiparazione della tutela economica di tutti i figli in posizione più debole.

 

            Il signor TIMPERI osserva che il legislatore del 2006, attraverso l'approvazione della legge n. 54, ha inteso realizzare una vera e propria rivoluzione culturale e giuridica nella disciplina della cura dei figli di genitori separati e divorziati, che è stata però di fatto completamente disattesa a causa delle ambiguità del testo normativo, delle resistenze culturali della magistratura, della durata eccessiva dei processi, dell'atteggiamento di parte del mondo forense.

            La legge n. 54 del 2006, infatti, ha sostituito al criterio precedentemente prevalente dell'affido esclusivo - che di fatto equivaleva alla sostanziale cancellazione del ruolo del padre in conseguenza della crisi del nucleo familiare - il criterio dell'affido condiviso. Nella concreta applicazione giurisprudenziale, però, la legge è stata di fatto boicottata dalla magistratura, all'inizio attraverso l'individuazione di motivazioni per la concessione dell'affidamento esclusivo ben più ampie di quanto inteso dal legislatore, e poi attraverso un vero e proprio aggiramento della lettera della legge, consistente nell'individuazione della figura del genitore collocatario, nella quasi totalità dei casi la madre, perpetuando una situazione che viola sostanzialmente la pari dignità sociale dei genitori, garantita dall'articolo 3 della Costituzione.

            Si è infatti costruita un'applicazione dell'istituto dell'affido condiviso in cui la ripartizione del tempo che il bambino trascorre con i genitori non differisce di fatto da quella che si aveva con l'affido esclusivo, dal momento che al padre vengono riservati il più delle volte un giorno lavorativo alla settimana e un fine settimana su due.

            E' pertanto a suo parere necessario - e i disegni di legge all'esame del Senato rappresentano un importantissimo passo avanti in questo senso - restringere lo spazio di autonomia interpretativa del giudice, e disciplinare puntualmente il regime dell'affido condiviso in modo che esso sia veramente tale; in questo senso, appaiono particolarmente innovative l'estensione del regime di mantenimento diretto - che responsabilizza finalmente entrambi i genitori, contribuendo a superare la logica tradizionale che vede il matrimonio come l'acquisizione di una posizione di rendita da parte della moglie - e l'abbandono del criterio, sostanzialmente impossibile da rispettare, del mantenimento del precedente tenore di vita.

            Il signor Timperi si sofferma infine sulle problematiche della sindrome da alienazione genitoriale, che rappresenta una dolorosa realtà, che si traduce fra l'altro spesso in false accuse penali che oltretutto determinano spesso un circolo vizioso in cui il marito separato si vede accusato di stalking e sottoposto a provvedimenti restrittivi, nonché sulla necessità di regolamentare in maniera più professionale e trasparente l'istituto della mediazione familiare.

 

            Il dottor QUILICI fa presente che l'Istituto di studi sulla paternità, pur con alcune differenze fra la componente degli avvocati e quelle medico-scientifiche, ritiene che i disegni di legge all'esame dei disegni di legge della Commissione giustizia del Senato contengano alcuni spunti importanti per realizzare quello sviluppo del principio della bigenitorialità che ha determinato l'approvazione della legge n. 54 del 2006, ma anche taluni elementi di criticità.

            Nell'osservare che l'espressione "pariteticamente", con cui la lettera a) del comma 1 dell'articolo 1 novella l'articolo 155 del codice civile, appare formalmente scorretta e contenutisticamente ambigua, e che andrebbe riformulata con perifrasi quali "in pari misura", osserva che, se appare eccessivo e inopportuno ripartire la presenza del bambino presso ciascun genitore in misura strettamente uguale, sono comunque da ritenere infondati, alla luce degli studi psicologici, i timori sui danni da spaesamento che il bambino potrebbe subire dall'avere due residenze, essendo assolutamente prevalente il vantaggio che avrebbe dal mantenere una piena relazione affettiva con entrambi i genitori; del resto, anche nelle famiglie unite, si verifica di frequente una crescente presenza dei nonni, che spesso hanno spazi dedicati al bambino nella loro casa, senza che tale pluralità di abitazioni determini turbamenti di sorta nei bambini.

            L'Istituto di studi sulla paternità ritiene invece non condivisibile il regime di assoluto favore per il regime del mantenimento diretto, che si presenta farraginoso e di difficile applicazione, mentre segnala i rischi insiti nella proposta novella del primo comma dell'articolo 155-quinquies per quanto riguarda il dovere del figlio maggiorenne di contribuire alle spese familiari, che non tiene conto, così formulato, dell'effettiva condizione lavorativa, di studio o di disoccupazione del figlio maggiorenne, e che introduce un elemento di confusione rispetto alla chiara formulazione dell'articolo 315 del codice civile sui doveri del figlio verso i genitori.

            Il dottor Quilici sottolinea infine la necessità di garantire un'adeguata professionalizzazione all'istituto della mediazione familiare.

 

            Il professor CORSALE si sofferma sulla disciplina introdotta dall'articolo 9, sottolineando che la tutela della bigenitorialità presuppone la salvaguardia dell'immagine e del ruolo di entrambi i genitori, spesso compromessi dall'opera di denigrazione subita da uno di questi; si tratta solitamente del padre, dal momento che, per quanto negli ultimi decenni il ruolo paterno nell'educazione dei figli implichi una presenza maggiore, tuttavia prevale ancora un modello in cui, nella stessa famiglia unita, la costruzione dell'immagine positiva del padre è affidata soprattutto alla madre, maggiormente presente con i figli. Allorquando, in conseguenza della separazione, non solo viene meno questo ruolo della madre, ma addirittura ella mette in essere un'attività di decostruzione dell'immagine paterna, questa risulta gravemente compromessa.

 

            La dottoressa Elvia FICARRA osserva come le finalità della legge n. 54 del 2006 siano state sostanzialmente disattese da un lato dalle resistenze culturali dei magistrati a superare il modello dell'affido esclusivo che hanno determinato un sostanziale aggiramento della legge, e dall'altro dall'incapacità di tutta una serie di figure che ruotano intorno al fenomeno della separazione, dagli avvocati ai mediatori familiari, alle figure di carattere tecnico, di adattarsi al nuovo modello bigenitoriale e cooperativo, sicché queste figure sono sempre di più esse stesse diventate promotrici di una conflittualità poi gestita da loro stesse, e che ha il suo fulcro nel ruolo della moglie e madre separata.

            Nell'esprimere un giudizio largamente positivo in particolare sul disegno di legge n. 957, ella sottolinea le potenzialità dell'istituto del mantenimento diretto per capitoli di spesa che, invece di fare come oggi della donna il polo negativo di un rapporto conflittuale e rivendicativo, può aiutare a valorizzare le sue potenzialità nei confronti sia dei figli sia della società nel suo complesso.

 

            La signora BISEGNA interviene a nome dell'Associazione Nonne Nonni Penalizzati dalle Separazioni, rilevando la necessità di garantire una piena e sostanziale applicazione della legge n. 54 del 2006, anche per quanto riguarda il mantenimento di una piena relazione affettiva fra nonni e nipoti.

            In particolare, è necessario superare l'attuale ambiguità del testo legislativo, che ha consentito di interpretare il contatto fra minori e nonni esclusivamente come un diritto del minore, come tale difficilmente tutelabile, e non anche come un diritto del nonno, cui deve invece essere riconosciuta, così come propone l'articolo 2 del disegno di legge n. 957, una piena legittimazione processuale.

 

            L'avvocato VOLTAGGIO esprime, a nome del Movimento per l'infanzia, una valutazione sostanzialmente negativa sul disegno di legge n. 957, che appare diretto a tutelare essenzialmente l'interesse degli adulti, piuttosto che quello del bambino, che deve invece restare prevalente e che ha trovato un'espressione equilibrata nella legge n. 54 del 2006.

            Nell'osservare come tale disegno di legge appaia ispirato essenzialmente alla volontà di restringere l'autonomia del magistrato e quindi la sua possibilità di adottare i provvedimenti più idonei al caso concreto, si sofferma sull'articolo 9, rilevando come non solo tale disposizione conferisca un avallo legislativo all'esistenza di una patologia psichiatrica quale la sindrome di alienazione genitoriale quanto mai discussa in sede medico-scientifica, ma per la prima volta utilizza in un testo di legge una patologia psichiatrica non come presupposto di interventi di carattere sociale o preventivo, ma come presupposto per provvedimenti punitivi.

            Non ci si deve poi nascondere il rischio che tale discutibile sindrome psichiatrica sia utilizzata come strumento per tutelare i genitori e i mariti violenti dalle denunce delle mogli.

            Infatti, piuttosto che contro il fenomeno delle false denunce, come fanno talune associazioni di padri separati, sarebbe necessario intervenire per tutelare quelle mogli separate o divorziate che attualmente non sono in condizioni di sicurezza e tranquillità psicologiche tali da trovare il coraggio di ribellarsi alle prepotenze e alle persecuzioni degli ex mariti.

 

            Il dottor PALMA sottolinea preliminarmente come i disegni di legge n. 957 e 2454 intervengano su questioni di indubbia complessità e che implicano un vero e proprio cambiamento sul piano culturale. Si esprime favorevolmente al rafforzamento del principio della bigenitorialità previsto dal disegno di legge n. 957. Con riguardo al doppio domicilio sottolinea come recenti studi dimostrino che il pieno coinvolgimento paterno abbia influenze positive sullo sviluppo psichico dei minori. Con riguardo all'istituto della mediazione rileva come esso abbia grandi potenzialità anche se appare opportuno prevedere adeguati percorsi formativi e competenze professionali specifiche, introducendo peraltro misure volti ad ovviare a possibili conflitti di interessi la parte di mediatori.

 

L'avvocato SANTINI ritiene che il principio di pariteticità debba essere considerato non in termini temporali ma come partecipazione di entrambi i genitori alla crescita dei minori. Dopo essersi soffermato sui principali ostacoli emersi nella giurisprudenza maturata all'indomani dell'entrata in vigore della legge n. 54 del 2006 sul ricorso all'affidamento condiviso, svolge considerazioni sull'istituzione del doppio domicilio concetto da tenere distinto da quello di doppia residenza. Si esprime poi favorevolmente sulla introduzione del mantenimento diretto sottolineando come esso disincentivi un uso distorsivo da parte del genitore affidatario delle somme versate per il sostentamento del minore. Con riguardo all'istituto dell'audizione del minore osserva come esso rappresenti solo la prima tappa di un più ampio iter volto a riconoscere al minore il ruolo di parte nei giudizi di separazione. Nell'esprimere un giudizio positivo sulle finalità dell'istituto della mediazione, ritiene che destino talune perplessità da un lato la previsione di un albo professionale e dall'altro le modalità applicative dell'istituto.

Conclude soffermandosi favorevolmente sulla previsione della reclamabilità dei provvedimenti adottati dal giudice istruttore.

 

Il senatore MARITATI (PD) si sofferma brevemente sull'avverbio "pariteticamente" esprimendo perplessità sulle proposte di modifica formulate da taluno degli auditi. A ben vedere tale avverbio appare difficilmente modificabile con espressioni quali "pari misura" e "pari tempo" i quali sembrano rispondere ad una logica di divisione aritmetica del tempo di permanenza dei bambini con ciascun genitore, e questo non può essere il criterio con cui realizzare quella più sostanziale condivisione dell'affidamento che pure è perseguita dai disegni di legge in esame.

 

La senatrice GALLONE (PdL) osserva come i disegni di legge citati rappresentino, a prescindere dal merito, comunque un'opportunità per migliorare l'istituto dell'affido condiviso così come disciplinato dalla legge n. 54 del 2006. Condivide i rilievi di coloro che ritengono che una piena affermazione dell'istituto presupponga un cambiamento anche di carattere  culturale. A tale cambiamento può essere ascritto anche l'intervento del legislatore volto a sopprimere ogni distinzione fra figli naturali e figli legittimi.

Dopo brevi considerazioni sulla previsione del doppio domicilio, si sofferma sul concetto di pariteticità il quale non deve essere interpretato in termini di partecipazione temporale dei genitori alla vita dei minori.

 

La signora BISEGNA ribadisce le difficoltà per i nonni di vedersi riconosciuto il diritto di vedere i propri nipoti e di partecipare alla vita degli stessi.

 

         Il presidente CENTARO, nel ringraziare gli auditi per la completezza e il livello di approfondimento degli interventi, rinvia il seguito dell'indagine conoscitiva ad altra seduta, comunicando altresì che tutti i contributi scritti forniti dagli auditi saranno disponibili per la pubblica consultazione.

 

Resoconto stenografico

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/278999.pdf

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/277644.pdf

            La seduta termina alle ore 17,35.