(1178) DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE. - ZANDA ed altri. - Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari
(1633) DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE. - BENEDETTI VALENTINI. - Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di numero dei deputati e dei senatori
(2821) DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE. - PETERLINI. - Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei deputati e dei senatori
(2848) DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE. - BODEGA e MAZZATORTA. - Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica
(2891) DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE. - BELISARIO ed altri. - Modifica agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di riduzione del numero dei deputati e dei senatori
(2893) DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE. - LAURO. - Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari
(Ripresa dell'esame congiunto e rinvio)
Prosegue l'esame congiunto, dapprima sospeso.
Continua la discussione generale.
Il senatore BELISARIO (IdV) osserva che la diffidenza dell'opinione pubblica verso il Parlamento sia motivata anche dal ritardo con cui vengono affrontate alcune questioni. Rileva la scarsa attività legislativa, la mancata incisività in tema di riforme e l'indebolimento complessivo dell'attività parlamentare, con l'effetto indiretto, da alcuni deliberatamente perseguito, di condizionare il Parlamento e di sottrargli il compito precipuo di regolazione dei rapporti sociali.
A suo avviso, sono fondati i motivi che hanno indotto il Gruppo del Partito Democratico a presentare la mozione per l'istituzione di una Commissione speciale: infatti, nel dibattito sono stati già introdotti molti argomenti che ostacolano la risoluzione di una questione di per sé assai semplice, cioè la riduzione del numero dei parlamentari. Ritiene che un numero eccessivo di componenti incida negativamente sull'efficienza delle Camere e sulla loro immagine nei confronti dell'opinione pubblica, le cui pressioni possono anche essere contenute e corrette, ma solo con decisioni che contrastino la tendenza a degradare la dignità e la funzione del Parlamento. La riduzione del numero dei parlamentari è pertanto, a suo giudizio, una condizione anche per contrastare le degenerazioni antipolitiche.
Il senatore BENEDETTI VALENTINI (PdL) ritiene che debba essere preservata la competenza della Commissione affari costituzionali sulla riforma della composizione delle Camere. In ogni caso, il tema non dovrebbe essere trattato in un clima condizionato dalle pressioni irrazionali dell'opinione pubblica, alimentate e strumentalizzate da alcuni mezzi di informazione, come dimostra la recente proposta - venuta addirittura dal Governo - di penalizzare sotto il profilo economico i parlamentari che svolgono attività professionali. In realtà, l'impegno dei parlamentari è sostenuto, nella generalità dei casi, da motivazioni ideali e di passione politica: in tale prospettiva, ritiene che si dovrebbe eliminare la corresponsione di ogni emolumento per l'esercizio delle cariche pubbliche elettive.
Essendo fautore della centralità di un Parlamento rappresentativo e decidente, custode e attuatore della democrazia, ritiene che il ruolo del parlamentare debba essere riconosciuto. Il disegno di legge costituzionale n. 1633, di cui egli è proponente, rappresenta un accessorio del più complessivo progetto di revisione dell'assetto delle Camere. Un progetto che dovrebbe preservare l'esperienza del bicameralismo, con una Camera alta che rispecchi l'articolazione del pluralismo politico e abbia la potestà definitiva nei procedimenti parlamentari, l'altra di quello territoriale e delle categorie produttive.
Ribadisce le ragioni sottese alla sua proposta: la riduzione del numero dei componenti favorirebbe una maggiore funzionalità del Parlamento e contribuirebbe alla necessaria riduzione dei costi dell'attività politica. Tuttavia, la riduzione dei parlamentari non dovrebbe essere troppo radicale, per non incidere sul livello di rappresentanza e per non pregiudicare le auspicabili, successive riforme costituzionali.
Il senatore PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI) ritiene che una decisione concreta della Commissione nel senso di una riduzione del numero dei parlamentari sarebbe un progresso importante nella direzione di una più organica riforma del Parlamento. Attualmente, il potere del legislatore è sacrificato soprattutto a causa dell'attività legislativa del Governo, ma anche per il numero eccessivo di parlamentari. Inoltre, è necessario ripristinare al più presto una adeguata credibilità della classe politica presso l'opinione pubblica, che esprime malessere e talvolta veri e propri attacchi alle istituzioni.
Manifesta le sue riserve sull'opportunità della proposta di mozione avanzata dal Gruppo del Partito Democratico, ritenendo che la Commissione affari costituzionali possa esercitare pienamente le sue competenze e responsabilità.
Auspica che dopo la determinazione di un più ridotto numero di parlamentari si proceda tempestivamente alla riforma della legge elettorale, assicurando che gli eletti corrispondano alle istanze degli elettori e non a quelle dei partiti. Successivamente si potrà provvedere anche a una riforma più complessiva dell'assetto istituzionale della Repubblica, che valorizzi le rappresentanze locali per compensare la tendenza al trasferimento di sovranità degli Stati in enti sovranazionali. Conclude, confermando le motivazioni del disegno di legge costituzionale n. 2821, di cui è proponente, e sollecitando l'attenzione della Commissione sulla salvaguardia della rappresentanza delle popolazioni delle Regioni più piccole, in particolare quella del Trentino-Alto Adige/Südtirol.
Il senatore Mauro Maria MARINO (PD), intervenendo sull'ordine dei lavori, esprime preoccupazione per l'episodio, riferito nella seduta antimeridiana dell'Assemblea dal senatore Malan, riguardante l'esponente di un sindacato di polizia il quale avrebbe affermato l'opportunità di attaccare il Senato con proiettili lacrimogeni. Si tratta di una dichiarazione di estrema gravità, che dovrebbe essere censurata dai Ministri competenti e dagli stessi Presidenti delle Camere.
Il relatore BIANCO (PD) sollecita una rapida conclusione della discussione generale e la fissazione di un termine breve per la presentazione di emendamenti.
Il PRESIDENTE ritiene che, con il consenso di tutti i Gruppi parlamentari, si potrebbe assumere quale testo base il contenuto del disegno di legge n. 1178 convenzionalmente nella forma di una proposta di testo unificato, per il seguito dell'esame, considerato che si tratta della proposta che reca una riduzione intermedia rispetto a tutte le altre. In tal modo, si potrebbe fissare fin da ora un termine per la presentazione di emendamenti, che indica nella data del 26 settembre.
Il relatore BOSCETTO (PdL), invece, si dichiara contrario a tale soluzione: è preferibile concludere prima la discussione generale; successivamente i relatori potranno presentare una proposta di testo unificato a cui riferire gli emendamenti.
Il PRESIDENTE, prendendo atto di tale obiezione, assicura che la discussione generale potrà concludersi nelle sedute che avranno luogo la prossima settimana. Conseguentemente sarà fissato un termine per la presentazione di emendamenti.
La Commissione prende atto.
Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 16,30.