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Legislatura 16ª - 2ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 233 del 19/04/2011


SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAI SENATORI LI GOTTI, DELLA MONICA, SERRA E D'AMBROSIO SUL Doc. LVII, n. 4

 

Il Documento di economia e finanza per il 2011 annovera il settore giustizia in 2  uniche ed esclusive occasioni:

a)   in riferimento al processo civile, prevede l"introduzione oltre a quelli già in atto, di meccanismi di deflazione ed accelerazione dei processi. Meccanismi mirati: (i) ad abbattere drasticamente lo stock delle liti pendenti (attualmente pari a 5.600.000), a partire da settori dove per l'amministrazione pubblica (a partire dall'INPS) il tasso di soccombenza-costo è suicida; (ii) in modo da liberare risorse per riorganizzare e far funzionare un servizio pubblico essenziale, tanto per la società quanto per l'economia, come è quello della giustizia";

b)   nell'ambito del settore di intervento "Mercato dei prodotti, concorrenza e efficienza amministrativa", fa esclusivo riferimento alla Riforma costituzionale della giustizia descritta nel seguente modo: Norme costituzionali ed ordinarie circa l'ordinamento dei magistrati, le modalità di esercizio dell'azione penale, i diritti di difesa dell'imputato e le azioni disciplinari del Ministero della giustizia verso i giudici e i pubblici ministeri. A tal proposito, vanno evidenziate 2 questioni che non possono che rappresentare il reale intendimento governativo oltre che, contestualmente, un ossimoro logico: si dice, infatti, che tali riforme avverranno "senza oneri aggiuntivi" e che sono indirizzate a "liberare le potenzialità del mercato unico europeo". Non si vede quale criterio abbia potuto il redattore ad associare le citate disposizioni costituzionali tra quelle volte al potenziamento del mercato interno continentale.

La giustizia, quindi, assume rilevanza non in quanto possibile, ancorchè fondamentale, strumento di incremento dell'efficienza economica del sistema-Paese, condensate nell'opportuna e nell'imprescindibile accelerazione del sistema processuale (civile, penale ed amministrativo), bensì rivela il suo carattere punitivo ed intimidatorio nei confronti dei principali operatori del settore: i magistrati.

Perdura, in altri termini, l'approccio del Governo verso questa articolazione essenziale dell'apparato statuale: affrontare la riforma della giustizia "senza oneri aggiuntivi", senza alcun tipo di investimento, lasciando languire nel totale disastro la situazione del settore e degli operatori a vario titolo coinvolti.

È del tutto assente un progetto organico di interventi diretti a restituire efficienza e funzionalità all'amministrazione delle giustizia, per il quale non sono individuate priorità da perseguire con coerenza e sistematicità programmatica. Diversamente, la priorità e la sistematicità degli interventi appaiono sin qui volti all'adozione di misure estemporanee finalizzate unicamente a risolvere le vicende processuali del Presidente del Consiglio, anche qualora tali interventi dovessero determinare - come la prescrizione breve o il cosiddetto processo lungo, per citare due proposte oggi all'esame del Senato - illogiche disfunzionalità nell'amministrazione della giustizia.

Nè l'annunciata "riforma epocale della giustizia" presenta alcun elemento volto a rafforzare l'azione e l'efficacia del servizio giustizia, apparendo il progetto di riforma costituzionale depositato dal Governo quasi unicamente volto a comprimere ed ostacolare l'azione del pubblico ministero.

Non v'è traccia dell'individuazione di risorse economiche adeguate per il funzionamento dell'Amministrazione e degli uffici giudiziari, per i quali sono registrati sistematicamente interventi di riduzione dei finanziamenti in occasione di ciascuna manovra di bilancio sin qui eseguita. Manca, altresì, un intervento di rafforzamento adeguato dell'organico del personale amministrativo, che resta ampiamente al di sotto delle necessità in molti settori del comparto. Si tratta di due carenze tanto piu gravi in quanto già rilevate nel novembre 2010 in occasione della discussione della bozza del programma nazionale di riforme.

Sono stati finora assenti, nell'azione di Governo, interventi di prevenzione e contrasto alla corruzione, fenomeno che costituisce un freno allo sviluppo economico e alla competitività del Paese, come testimonia la mancata introduzione nell'ordinamento del traffico di influenze e, più in generale, la perdurante mancata ratifica della Convenzione ONU sulla corruzione penale del 1999.

Sono e restano assenti, anche in prospettiva, interventi di prevenzione e contrasto alla criminalità economica, come dimostrano la mancata revisione della disciplina dei reati societari e reati fiscali e il permanere della non punibilità del cosiddetto autoriciclaggio.

E' assai significativo che di tali questioni, suscettibili di incidere positivamente sulla competitività e capacità economica del paese, il documento oggi all'esame delle Camere non faccia neppure minimo cenno.

Resta carente e frammentaria l'azione di rafforzamento della tutela della trasparenza delle gare di appalto di lavori pubblici, nè si è inteso procedere al necessario rafforzamento dell'attività e dell'indipendenza della magistratura contabile, sulla quale si a sporadicamente operato, in sede legislativa, per depotenziarne l'azione.

In riferimento al settore della giustizia civile, relativo alla conciliazione, per le modalità con le quali a stato intrapreso e per alcuni dei contenuti che gli si è inteso dare, ha generato la forte ostilità dell'avvocatura tutta ed il conseguente contenzioso è ora pendente davanti alla Corte costituzionale.

Il disegno di legge sulla accelerazione del processo civile, tardivamente presentato dal Governo ed attualmente all'esame della 2a Commissione giustizia, appare inadeguato a risolvere il problema della riduzione del contenzioso civile pendente, dal momento che anche esso non viene affrontato con una visione di insieme e con risorse crescenti, limitandosi il Governo ad attendere auspicabili risparmi dalle disposizioni ivi contenute. La proposta governativa, come è accaduto con l'istituto della cosiddetta  mediaconciliazione, rischia per contro di generare alcuni problemi  laddove si attarda a prospettare soluzioni, quali il ricorso agli ausiliari per la definizione delle controversie, già a suo tempo bocciate dalla Commissione giustizia.

Esso conferma un quadro estemporaneo di interventi che non vanno nella direzione di una strategia organica e verificabile nel tempo, situazione particolarmente grave laddove si pensi che l'unico accenno alla giustizia contenuto nei documenti in esame è riferito, appunto, alla riforma del processo civile ed alla riforma costituzionale della giustizia a "costo zero".

Resta, infine, inattuata la proposta di introdurre l'ufficio del giudice e l'ufficio del processo, come anche la razionalizzazione degli uffici giudiziari sul territorio, che determinerebbe un positivo riequilibrio di risorse, personale e carichi di lavoro, mentre il processo di informatizzazione del sistema giustizia procede ancora a rilento.