GIUSTIZIA (2ª)
MARTEDÌ 19 APRILE 2011
233ª Seduta
Presidenza del Presidente
indi del Vice Presidente
Intervengono i sottosegretari di Stato per la giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati e Caliendo.
La seduta inizia alle ore 14,35.
SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE
Il presidente BERSELLI riferisce alla Commissione gli esiti della riunione dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi, testé svoltasi. In quella sede si è discussa in primo luogo l'opportunità di disgiungere il disegno di legge n. 394, avente ad oggetto "Modifica della tabella A allegata alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, concernente la determinazione della competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati", dall'Atto Senato n. 1440 di riforma del processo penale per procederne alla congiunzione al disegno di legge n. 2424, recante "Modifiche alla legge 24 marzo 2001, n. 89, in materia di individuazione del giudice competente per l'equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo". In secondo luogo è stata sollecitata l'abbinamento all'Atto Senato n. 2424 anche dei disegni di legge n. 1712, che prevede l’ istituzione della Corte d’ appello, del Tribunale per i minorenni e del Tribunale di sorveglianza in Lucca e n. 1121, che prevede l’istituzione in Pisa di una sezione distaccata della corte d'appello di Firenze, la modifica del distretto di appartenenza del tribunale di Massa e l'istituzione in Pisa di una sezione distaccata del Tribunale amministrativo regionale della Toscana. Si è convenuto infine di inserire nel calendario dei lavori della Commissione il disegno di legge n. 1880-B, recante "Disposizioni in materia di spese di giustizia, danno erariale, prescrizione e durata del processo". In particolare si è stabilito che nella seduta pomeridiana già convocata alle ore 14 si svolgerà unicamente la relazione illustrativa del provvedimento; mentre il seguito dell'esame avrà luogo a partire da martedì 3 maggio 2011.
Il senatore LI GOTTI (IdV) ha al riguardo preannunciato la presentazione di un proprio disegno di legge, il quale recepirà in parte il contenuto dell'Atto Senato n. 584 - attualmente congiunto al disegno di legge n. 1440 - e del quale sarà disposta la congiunzione all'Atto Senato n. 1880-B.
IN SEDE CONSULTIVA
(Doc. LVII, n. 4) Documento di economia e finanza 2011 e connessi allegati
(Parere alla 5a Commissione. Esame. Parere favorevole con osservazioni)
Il presidente BERSELLI (PdL) riferisce sul documento in titolo, il quale, in ottemperanza al patto per l'euro approvato il 24 e 25 marzo dal Consiglio europeo dei capi di Stato e di Governo, reca, da un lato, il cosiddetto programma di stabilità con il quale si rafforzano le regole e le azioni nazionali necessarie a garantire l'equilibrio del bilancio, e, dall'altro, il cosiddetto programma nazionale di riforma, che introduce disposizioni dirette a favorire il circolo virtuoso dello sviluppo economico.
La premessa al documento di economia e finanza individua tra le undici priorità che devono essere perseguite per una riforma del sistema-paese e per il suo recupero di efficacia ed efficienza anche la modernizzazione del sistema della giustizia civile.
In realtà il documento non reca specifici interventi in questo settore, ma fa riferimento ad una serie di interventi in parte già realizzati, in parte oggetto di iniziative legislative del Governo attualmente all'esame di questa Commissione, quali in primo luogo il disegno di legge n. 2612 che è diretto a conseguire l'obiettivo indicato dalla premessa al documento di economia e finanze di abbattere lo stock delle liti pendenti e di liberare risorse per il funzionamento di un servizio la cui efficacia ed efficienza appare essenziale per una moderna economia di mercato. Dopo aver osservato come si tratti di obiettivi sicuramente condivisibili e di grande respiro, rileva come non si possa tuttavia non richiamare quanto questa Commissione ebbe già ad esprimere in occasione del rapporto sui documenti finanziari per il 2011, e cioè che il successo delle riforme dirette alla modernizzazione e all'informatizzazione del servizio giustizia richiede adeguati finanziamenti, da perseguire anche attraverso la capacità del sistema di autofinanziarsi, vuoi attraverso una sempre più razionale ripartizione delle risorse afferenti al fondo unico giustizia, vuoi attraverso l'adeguamento delle vigenti sanzioni pecuniarie per i delitti, le multe e le violazioni amministrative ai parametri introdotti con la legge 15 luglio 2009, n. 94.
Nel ribadire altresì quanto osservato da questa Commissione nella stessa occasione in ordine al grave problema del rilevante numero di magistrati distaccati presso amministrazioni dello Stato e sottratti alle loro funzioni istituzionali, osserva anche che l'impegno alla modernizzazione e all'efficienza del sistema della giustizia civile non può essere utilmente perseguito se non si tiene conto della concreta esperienza degli operatori della giustizia che, ad esempio, hanno rilevato pericolose criticità nel sistema della mediazione e conciliazione obbligatoria introdotto con il decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28. Conclude formulando una proposta di parere favorevole con osservazioni
La senatrice DELLA MONICA (PD) invita il Presidente-relatore a valutare l'opportunità di integrare la proposta di parere prevedendo uno specifico impegno a dare effettiva attuazione all'ufficio del processo.
Il presidente BERSELLI (PdL) accede alla richiesta di integrazione e riformula conseguentemente la propria proposta di parere.
Il senatore PERDUCA (PD) preannuncia che si asterrà dal voto, ritenendo non condivisibile la proposta formulata dal relatore, in particolare nella parte in cui in essa si afferma la congruità ed adeguatezza delle risorse. Più in generale osserva come le priorità riconosciute nel documento di programmazione economica non coincidano nei fatti con quelle realmente perseguite nella predisposizione dell'agenda parlamentare dal Governo.
Il presidente BERSELLI invita il sottosegretario Maria Elisabetta Alberti Casellati a esprimersi in relazione all'attuazione dell'ufficio del processo.
La senatrice DELLA MONICA (PD) esprime la propria contrarietà a che il Governo intervenga nel dibattito della Commissione, la quale è chiamata a rendere parere ad un'altra Commissione permanente.
Il senatore CASSON (PD) intervenendo sul merito del Documento finanziario, lamenta in primo luogo l'inadeguatezza delle previsioni in materia di Fondo unico per la giustizia. In seconda istanza esprime perplessità sulle priorità indicate sul tema della giustizia.
Il senatore LI GOTTI (IdV) nell'illustrare una proposta di parere alternativa a quella del relatore si sofferma sulle problematiche afferenti alla inadeguatezza delle risorse finanziarie ed umane del comparto giustizia.
La senatrice DELLA MONICA (PD) e il senatore SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE) aggiungono la propria firma alla proposta formulata dal senatore Li Gotti.
Il senatore D'AMBROSIO(PD), dopo aver sottoscritto la proposta formulata dal senatore Li Gotti, svolge talune considerazioni sulla questione relativa alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie. Si sofferma poi sulla problematica connessa alla sostanziale inadeguatezza delle risorse umane della struttura amministrativa del comparto giustizia.
La senatrice DELLA MONICA (PD) chiede al Presidente di rinviare a domani il seguito della discussione e il voto finale sulla proposta di parere.
Ad una richiesta di intervento del sottosegretario CALIENDO replica ribadendo le ragioni di contrarietà ad un siffatto intervento del Governo.
Il senatore LONGO (PdL) osserva che il presidente Berselli aveva letto una relazione contenente in sostanza una proposta di parere, con la quale il capogruppo del Partito Democratico, senatrice Della Monica, aveva complessivamente concordato, pur chiedendo al Presidente, che aveva prontamente aderito, un'integrazione dalla quale faceva dipendere il suo voto favorevole.
Senatori del Gruppo del Partito Democratico successivamente intervenuti, vale a dire il senatore Perduca e il senatore Casson avevano espresso delle posizioni diverse e in seguito, avendo il senatore Li Gotti illustrato una propria proposta di parere, la senatrice Della Monica è sembrata cambiare opinione, tanto da chiedere un rinvio della votazione.
Dopo uno scambio di battute con i senatori DELLA MONICA(PD), CASSON(PD), MARITATI (PD) e con il PRESIDENTE, il senatore LONGO (PdL) conclude esprimendo perplessità sul non chiaro orientamento del Gruppo del Partito Democratico e chiedendo che si passi immediatamente alla votazione del parere.
Il senatore CASSON(PD), rispondendo al senatore Longo, precisa di essere stato presente a tutti i lavori della Commissione fin ad ora svoltisi. Per quanto riguarda gli interventi svolti dai senatori dell'opposizione rileva come essi debbano considerarsi svolti in sede di discussione generale. Insiste infine affinché il presidente Berselli rinvii a domani il seguito dell'esame.
Il presidente BERSELLI osserva preliminarmente come sia innegabile il fatto che la richiesta di integrazione, con il richiamo all'attuazione dell'ufficio del processo, della proposta di parere del relatore, formulata dalla senatrice Della Monica presupponesse la disponibilità del Partito Democratico a votare la proposta succitata. Ritiene di non poter accedere alla richiesta da ultimo formulata dalla senatrice e quindi avverte che si procederà alla votazione della proposta di parere.
Previa verifica del prescritto numero legale, la proposta di parere formulata dal relatore è quindi posta ai voti ed approvata.
IN SEDE REFERENTE
(2612) Interventi in materia di efficienza del sistema giudiziario
(Seguito dell'esame e rinvio)
Riprende l'esame sospeso nella seduta del 13 aprile scorso.
La senatrice DELLA MONICA (PD) integrando l'intervento già svolto, ribadisce le proprie perplessità sul provvedimento ed in particolare sull'articolo 8, il quale prevede la possibilità di nomina di giudici ausiliari. Al riguardo si domanda per quale ragione si sia previsto che tali giudici debbano essere scelti tra gli avvocati dello Stato a riposo e i magistrati a riposo che non abbiano superato i 75 anni di età al momento della preposizione della domanda. Tale circostanza consentirà anche ad avvocati e giudici molto anziani di ricoprire tale delicato incarico. A suo parere sarebbe stato più opportuno prevedere la possibilità di accedere a tale incarico anche per giovani avvocati. Analoghe perplessità destano ancora i profili finanziari connessi all'attuazione dell'articolo 8. Conclude osservando come tali misure nel loro complesso rischino di aggravare e non già di migliorare l'efficienza della giustizia civile.
Dopo un breve intervento del sottosegretario Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI che assicura che in sede di replica darà puntuali risposte alle richieste di chiarimento della senatrice Della Monica, prende la parola il senatore LI GOTTI(IdV), il quale esprime in primo luogo la più viva perplessità circa l'idoneità del sistema dei giudici ausiliari previsto dall'articolo 8 per dare un effettivo contributo allo smaltimento dell'arretrato.
Occorre infatti considerare che dalla circostanza che tali giudici saranno retribuiti con un compenso di 200 euro a sentenza e che nessuno di loro potrà essere retribuito con un compenso superiore a 20 mila euro l'anno, si evince che ciascuno di essi potrà pronunciare al massimo 100 sentenze all'anno.
Moltiplicando tale numero massimo di sentenze pro capite per i 600 giudici ausiliari previsti, si ottiene un totale di non più di 60 mila sentenze l'anno, di poco superiore cioè all'1 per cento dell'arretrato da smaltire.
L'oratore esprime poi vive perplessità sulla razionalità del sistema della sentenza breve e della necessità di richiedere la sentenza estesa per proporre impugnazione.
In particolare esprime perplessità sulla congruità della nuova formulazione della sentenza rispetto all'obbligo di motivazione di cui all'articolo 111 della Costituzione.
Dopo alcuni chiarimenti del sottosegretario Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI, il sottosegretario CALIENDO fa presente che il meccanismo proposto dagli articoli 5, 6 e 7 introduce nel nostro ordinamento un sistema da tempo in vigore in Germania, che è stato in passato apprezzato sia dal Consiglio Superiore della Magistratura che dall'Associazione Nazionale Magistrati.
Attualmente, infatti, solo il 15, 16 per cento delle sentenze civili emesse in primo grado viene impugnato. E' evidente pertanto che subordinando l'emissione della sentenza estesa alla proposizione dell'appello si determina una consistente riduzione del carico di lavoro per l'estensione delle sentenze.
Quanto all'obiezione circa i rischi di violazione dell'articolo 111 della Costituzione, va osservato che, così come disciplinata dall'articolo 6, la sentenza breve non è priva di motivazioni, ma ha una motivazione semplificata che viene accettata dalle parti in quanto non propongano appello.
Il senatore D'AMBROSIO (PD) ritiene che la nuova disciplina della sentenza possa essere condivisa solo in quanto, come avviene nei paesi che la praticano, si garantisca, come a suo parere sarebbe indispensabile, la presenza delle parti, condizione questa per assicurare l'effettiva comprensione del dispositivo.
Egli concorda altresì con le perplessità manifestate dalla senatrice Della Monica in ordine alle condizioni soggettive incomprensibilmente limitate per l'ammissione alla funzione di giudice ausiliario.
In questa materia in realtà sarebbe stato preferibile ricorrere ad una decisa valorizzazione della magistratura onoraria.
Il presidente MARITATI rinvia il seguito della discussione.
(2418) Deputato FEDRIGA ed altri. - Disposizioni concernenti la revoca del trattamento previdenziale o assistenziale per i soggetti condannati per reati di terrorismo o di criminalità organizzata, approvato dalla Camera dei deputati
(2355) LUMIA ed altri. - Sospensione e revoca dei trattamenti pensionistici ai condannati per reati di stampo mafioso, terrorismo e criminalità organizzata
(Seguito dell'esame congiunto e rinvio)
Riprende l'esame congiunto sospeso nella seduta del 30 marzo scorso.
Il presidente MARITATI fa presente che si passerà all'illustrazione degli emendamenti.
Il sottosegretario CALIENDO, prima di esprimere il parere del Governo sugli emendamenti presentati, invita la Commissione ad una riflessione sulla sentenza della Corte costituzionale n. 139 del 16 aprile 2010, le cui conseguenze in ordine alle problematiche affrontate dal disegno di legge in esame sono state forse sottovalutate nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati e della discussione generale in questa Commissione.
La sentenza infatti afferma, in un passo importante, che se da un lato le gravi lesioni dei diritti fondamentali dei cittadini provocate dall'attività delittuosa della criminalità organizzata possono giustificare, nella realizzazione dell'attività di contrasto da parte dello Stato, anche discipline particolari nella fruizione di diritti fondamentali dei condannati per questa categoria di reati, tuttavia esse non possono mai risolversi nella pratica vanificazione dei diritti stessi.
Concorda il senatore CASSON(PD), il quale ritiene che, proprio partendo da questa sentenza, si debba operare una profonda riflessione sul testo in esame, che oltretutto reca formulazioni di dubbia tecnicità come quella concernente la cosiddetta revoca.
Il relatore MAZZATORTA (LNP) esprime un certo imbarazzo per le posizioni assunte dal Governo.
Troppo spesso infatti negli ultimi tempi si assiste ad una completa riscrittura da parte del Senato di testi lungamente discussi alla Camera dei deputati - si pensi alla radicale riformulazione del disegno di legge in materia di applicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell'ergastolo - che suscita perplessità sull'effettiva funzionalità del nostro sistema bicamerale.
Il senatore LUMIA(PD), pur condividendo la necessità di addivenire alla formulazione di un testo equilibrato ed esente da critiche, ritiene però che dalla stessa sentenza citata dal Sottosegretario venga un monito a non dimenticare come nel nostro Paese la prima e maggiore causa di lesione dei diritti costituzionali dei cittadini viene proprio dall'azione della criminalità organizzata.
In proposito egli ricorda come in passato più volte vennero formulate obiezioni di carattere costituzionale a norme che si sono poi invece dimostrate conforme ai principi della Carta fondamentale e idonee a favorire concretamente l'attività di contrasto al crimine organizzato.
Egli auspica quindi che l'attenta riflessione opportunamente raccomandata dal Sottosegretario non determini l'impressione di un sostanziale insabbiamento del disegno di legge in esame.
Il senatore D'AMBROSIO (PD) concorda con la necessità di un'attenta riflessione.
Un conto infatti è che il condannato perda il diritto al trattamento previdenziale in quanto si dimostri l'insussistenza del presupposto di questo - e cioè ad esempio che non ha mai svolto il lavoro per il quale sono stati versati i contributi in quanto questo costituiva una mera copertura dell'attività criminosa - un conto è invece l'idea che gli si possa negare un trattamento previdenziali al quale egli ha effettivamente un diritto acquisito con anni di lavoro e di versamento dei contributi.
In proposito egli osserva che si tratta di una situazione ben diversa da quella del sequestro o della confisca, che si riferiscono a beni che sono frutto dell'attività criminale.
Tenuto conto dell'esigenza di riflessione ulteriore emersa dal dibattito, il presidente MARITATI fissa un nuovo termine per la presentazione di emendamenti alle ore 12 di lunedì 9 maggio 2011.
Il seguito dell'esame è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 16,10.
PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SUL Doc. LVII, n. 4
La Commissione, esaminato il provvedimento in titolo, per quanto di propria competenza, esprime parere favorevole, con particolare riferimento alla lettera l) del paragrafo 3.2 della premessa, nella quale si individua tra le undici priorità che devono essere perseguite per una riforma del sistema-paese e per il suo recupero di efficacia ed efficienza anche la modernizzazione del sistema della giustizia civile.
In realtà il documento non reca specifici interventi in questo settore, ma fa riferimento ad una serie di interventi in parte già realizzati, in parte oggetto di iniziative legislative del Governo attualmente all'esame di questa Commissione, quali in primo luogo il ddl n. 2612 che è diretto a conseguire l'obiettivo indicato dalla premessa al documento di economia e finanze di abbattere lo stock delle liti pendenti e di liberare risorse per il funzionamento di un servizio la cui efficacia ed efficienza appare essenziale per una moderna economia di mercato.
Si tratta di obiettivi sicuramente condivisibili e di grande respiro.
Si formulano peraltro le seguenti osservazioni:
non si può tuttavia non richiamare quanto già questa Commissione ebbe ad osservare in occasione del rapporto sui documenti finanziari per il 2011, e cioè che il successo delle riforme dirette alla modernizzazione e all'informatizzazione del servizio giustizia richiede adeguati finanziamenti, da perseguire anche attraverso la capacità del sistema di autofinanziarsi, vuoi attraverso una sempre più razionale ripartizione delle risorse afferenti al fondo unico giustizia, vuoi attraverso l'adeguamento delle vigenti sanzioni pecuniarie per i delitti, le multe e le violazioni amministrative ai parametri introdotti con la legge 15 luglio 2009, n. 94;
nel ribadire altresì quanto osservato da questa Commissione nella stessa occasione in ordine al grave problema del rilevante numero di magistrati distaccati presso amministrazioni dello Stato e sottratti alle loro funzioni istituzionali, si osserva anche che l'impegno alla modernizzazione e all'efficienza del sistema della giustizia civile non può essere utilmente perseguito se non si tiene conto della concreta esperienza degli operatori della giustizia che, ad esempio, hanno rilevato pericolose criticità nel sistema della mediazione e conciliazione obbligatoria introdotto con il decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28;
si segnala infine la necessità di completare e mettere a regime il sistema dell'ufficio del processo - del quale si può rinvenire un abbozzo, peraltro in via meramente transitoria, nel già ricordato disegno di legge n. 2612 recante interventi in materia di efficienza del sistema giudiziario - al fine di restituire efficienza alla funzione giudiziaria propriamente detta.
SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAI SENATORI LI GOTTI, DELLA MONICA, SERRA E D'AMBROSIO SUL Doc. LVII, n. 4
Il Documento di economia e finanza per il 2011 annovera il settore giustizia in 2 uniche ed esclusive occasioni:
a) in riferimento al processo civile, prevede l"introduzione oltre a quelli già in atto, di meccanismi di deflazione ed accelerazione dei processi. Meccanismi mirati: (i) ad abbattere drasticamente lo stock delle liti pendenti (attualmente pari a 5.600.000), a partire da settori dove per l'amministrazione pubblica (a partire dall'INPS) il tasso di soccombenza-costo è suicida; (ii) in modo da liberare risorse per riorganizzare e far funzionare un servizio pubblico essenziale, tanto per la società quanto per l'economia, come è quello della giustizia";
b) nell'ambito del settore di intervento "Mercato dei prodotti, concorrenza e efficienza amministrativa", fa esclusivo riferimento alla Riforma costituzionale della giustizia descritta nel seguente modo: Norme costituzionali ed ordinarie circa l'ordinamento dei magistrati, le modalità di esercizio dell'azione penale, i diritti di difesa dell'imputato e le azioni disciplinari del Ministero della giustizia verso i giudici e i pubblici ministeri. A tal proposito, vanno evidenziate 2 questioni che non possono che rappresentare il reale intendimento governativo oltre che, contestualmente, un ossimoro logico: si dice, infatti, che tali riforme avverranno "senza oneri aggiuntivi" e che sono indirizzate a "liberare le potenzialità del mercato unico europeo". Non si vede quale criterio abbia potuto il redattore ad associare le citate disposizioni costituzionali tra quelle volte al potenziamento del mercato interno continentale.
La giustizia, quindi, assume rilevanza non in quanto possibile, ancorchè fondamentale, strumento di incremento dell'efficienza economica del sistema-Paese, condensate nell'opportuna e nell'imprescindibile accelerazione del sistema processuale (civile, penale ed amministrativo), bensì rivela il suo carattere punitivo ed intimidatorio nei confronti dei principali operatori del settore: i magistrati.
Perdura, in altri termini, l'approccio del Governo verso questa articolazione essenziale dell'apparato statuale: affrontare la riforma della giustizia "senza oneri aggiuntivi", senza alcun tipo di investimento, lasciando languire nel totale disastro la situazione del settore e degli operatori a vario titolo coinvolti.
È del tutto assente un progetto organico di interventi diretti a restituire efficienza e funzionalità all'amministrazione delle giustizia, per il quale non sono individuate priorità da perseguire con coerenza e sistematicità programmatica. Diversamente, la priorità e la sistematicità degli interventi appaiono sin qui volti all'adozione di misure estemporanee finalizzate unicamente a risolvere le vicende processuali del Presidente del Consiglio, anche qualora tali interventi dovessero determinare - come la prescrizione breve o il cosiddetto processo lungo, per citare due proposte oggi all'esame del Senato - illogiche disfunzionalità nell'amministrazione della giustizia.
Nè l'annunciata "riforma epocale della giustizia" presenta alcun elemento volto a rafforzare l'azione e l'efficacia del servizio giustizia, apparendo il progetto di riforma costituzionale depositato dal Governo quasi unicamente volto a comprimere ed ostacolare l'azione del pubblico ministero.
Non v'è traccia dell'individuazione di risorse economiche adeguate per il funzionamento dell'Amministrazione e degli uffici giudiziari, per i quali sono registrati sistematicamente interventi di riduzione dei finanziamenti in occasione di ciascuna manovra di bilancio sin qui eseguita. Manca, altresì, un intervento di rafforzamento adeguato dell'organico del personale amministrativo, che resta ampiamente al di sotto delle necessità in molti settori del comparto. Si tratta di due carenze tanto piu gravi in quanto già rilevate nel novembre 2010 in occasione della discussione della bozza del programma nazionale di riforme.
Sono stati finora assenti, nell'azione di Governo, interventi di prevenzione e contrasto alla corruzione, fenomeno che costituisce un freno allo sviluppo economico e alla competitività del Paese, come testimonia la mancata introduzione nell'ordinamento del traffico di influenze e, più in generale, la perdurante mancata ratifica della Convenzione ONU sulla corruzione penale del 1999.
Sono e restano assenti, anche in prospettiva, interventi di prevenzione e contrasto alla criminalità economica, come dimostrano la mancata revisione della disciplina dei reati societari e reati fiscali e il permanere della non punibilità del cosiddetto autoriciclaggio.
E' assai significativo che di tali questioni, suscettibili di incidere positivamente sulla competitività e capacità economica del paese, il documento oggi all'esame delle Camere non faccia neppure minimo cenno.
Resta carente e frammentaria l'azione di rafforzamento della tutela della trasparenza delle gare di appalto di lavori pubblici, nè si è inteso procedere al necessario rafforzamento dell'attività e dell'indipendenza della magistratura contabile, sulla quale si a sporadicamente operato, in sede legislativa, per depotenziarne l'azione.
In riferimento al settore della giustizia civile, relativo alla conciliazione, per le modalità con le quali a stato intrapreso e per alcuni dei contenuti che gli si è inteso dare, ha generato la forte ostilità dell'avvocatura tutta ed il conseguente contenzioso è ora pendente davanti alla Corte costituzionale.
Il disegno di legge sulla accelerazione del processo civile, tardivamente presentato dal Governo ed attualmente all'esame della 2a Commissione giustizia, appare inadeguato a risolvere il problema della riduzione del contenzioso civile pendente, dal momento che anche esso non viene affrontato con una visione di insieme e con risorse crescenti, limitandosi il Governo ad attendere auspicabili risparmi dalle disposizioni ivi contenute. La proposta governativa, come è accaduto con l'istituto della cosiddetta mediaconciliazione, rischia per contro di generare alcuni problemi laddove si attarda a prospettare soluzioni, quali il ricorso agli ausiliari per la definizione delle controversie, già a suo tempo bocciate dalla Commissione giustizia.
Esso conferma un quadro estemporaneo di interventi che non vanno nella direzione di una strategia organica e verificabile nel tempo, situazione particolarmente grave laddove si pensi che l'unico accenno alla giustizia contenuto nei documenti in esame è riferito, appunto, alla riforma del processo civile ed alla riforma costituzionale della giustizia a "costo zero".
Resta, infine, inattuata la proposta di introdurre l'ufficio del giudice e l'ufficio del processo, come anche la razionalizzazione degli uffici giudiziari sul territorio, che determinerebbe un positivo riequilibrio di risorse, personale e carichi di lavoro, mentre il processo di informatizzazione del sistema giustizia procede ancora a rilento.