Aggiunge che gli emendamenti del Governo, ove accolti dalla Commissione, finirebbero per cristallizzare e perpetuare per i prossimi quattro o cinque anni l'attuale composizione degli organi amministrativi delle società quotate, bloccando di fatto ogni spinta al rinnovamento.
Nonostante si sia registrata una marcata divergenza di opinioni in rapporto al tema della gradualità, sottolinea tuttavia che il Governo, con le proprie proposte, sembra voler perseguire un vero e proprio svuotamento del contenuto innovativo del disegno di legge. Si tratta al contrario di una proposta di origine parlamentare, il cui impianto merita di essere pienamente preservato, mantenendo allo stesso Parlamento la competenza a valutare eventuali modifiche migliorative. Pertanto l'intervento emendativo del Governo si dimostra inopportuno e non rispettoso del complessivo dibattito svolto dal Parlamento, a partire dalla prima lettura presso la Camera dei deputati. Ribadisce quindi che il compito del Senato, nell'attuale fase d'esame risiede soltanto nell'individuazione di soluzioni condivise, volte a migliorare il testo del disegno di legge, e non in un intervento completamente palingenetico sui suoi contenuti.
In tale ottica assume quindi particolare valore poter comprendere se gli emendamenti del Governo rappresentano una base di partenza per proseguire ulteriormente la discussione oppure si tratta di proposte non modificabili. Pertanto, nel caso in cui l'Esecutivo assuma un atteggiamento di chiusura, preannuncia l'intento della propria parte politica di presentare specifici subemendamenti.