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Legislatura 16ª - 5ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 449 del 01/12/2010


ORDINI DEL GIORNO 

N. 2464

 

G/2464/1/5

GIARETTA, LUSI, MERCATALI, CARLONI, MORANDO, LEGNINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame della disegno di legge recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011).

        rilevato che,

            la recente crisi finanziaria globale ha messo in luce la fragilità del sistema finanziario internazionale;

            una componente di questa grave fragilità è da addebitare all'enorme crescita di movimenti di denaro puramente speculativi, tanto che si stima che rispetto ad un interscambio commerciale di 15.000 miliardi di dollari all'anno, sul mercato delle valute tale cifra venga l'aggiunta in soli 4 giorni;

            nel giro di soli 4 anni le operazioni sui mercati finanziari eseguite da algoritmi di computer senza alcun intervento umano ed al di fuori di ogni rapporto con l'economia reale sono passate dal 30 al 60 per cento del totale;

            questa torsione del sistema degli scambi finanziari ha portato ad enormi distruzioni di ricchezza e che le conseguenze sono state pesantissime anche per la finanza pubblica dei Paesi;

        considerato che:

            gli impegni assunti in sede degli organismi internazionali per avviare una riforma del sistema finanziario internazionale;

            diversi Paesi, a partire dalla Francia e dalla Germania, hanno proposto l'adozione a livello internazionale di una Financial Transaction Tax con una finalità di freno delle attività puramente speculative e di finanziamento dei costi generati dalle crisi e per il reperimento di risorse per aiuti allo sviluppo, considerato il largo inadempimento degli impegni assunti al livello internazionale per queste finalità;

            tutto ciò premesso,

        impegna il Governo:

            ad appoggiare in ogni sede internazionale le proposte già avanzate per l'introduzione nel sistema degli scambi finanziari di una Financial Transaction Tax.

G/2464/2/5

BARBOLINI, AGOSTINI, BAIO, D'UBALDO, FONTANA, LEDDI, MUSI, PAOLO ROSSI, STRADIOTTO, CARLONI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011);

        premesso che:

        uno snodo fondamentale nel perdurare dello stato di stagnazione della nostra economia è rappresentato dal reddito disponibile delle famiglie, che nel corso degli ultimi due anni ha subito una forte riduzione;

        il disegno di legge di stabilità è coerente con la politica economica sin qui seguita dal Governo e pertanto non contiene misure a sostegno dei redditi, e in particolare di quelli più bassi;

            misure di incremento delle detrazioni fiscali avrebbero il vantaggio di agire su entrambi i lati, della domanda e dell'offerta: incrementano la domanda perché sono rivolti alle famiglie con la più alta propensione al consumo e incrementano l'offerta perché inducono le persone a lavorare di più senza aumentare il costo del lavoro per le imprese. E poiché queste misure potrebbero ridurre l'economia sommersa, avrebbero effetti limitati sul bilancio dello Stato,

        impegna il Governo:

            a destinare le maggiori disponibilità di finanza pubblica che si realizzassero nell'anno 2011 rispetto alle previsioni del DFP per gli anni 2011-2013 alla riduzione della pressione fiscale nei confronti delle famiglie con figli e dei percettori di reddito da lavoro dipendente medio-basso e dei pensionati, nonché a promuovere un adegua mento dell'attuale soglia di reddito (2.500 euro annui) prevista perché il famigliare sia considerato fiscalmente a carico.

 

G/2464/3/5 (testo 2)

BARBOLINI, AGOSTINI, BAIO, D'UBALDO, FONTANA, LEDDI, MUSI, PAOLO ROSSI, STRADIOTTO, CARLONI, LUSI, MERCATALI, MORANDO

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011);

            impegna il Governo:

            a provvedere quanto prima ad adottare iniziative normative volte ad innalzare il tetto di deduzione forfetaria dell'lrap applicabile alle imprese di più piccole dimensioni.

 

G/2464/3/5

BARBOLINI, AGOSTINI, BAIO, D'UBALDO, FONTANA, LEDDI, MUSI, PAOLO ROSSI, STRADIOTTO, CARLONI, LUSI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011);

        premesso che:

            l'lrap, l'imposta regionale sulle attività produttive, è stata istituita nell'ambito della riforma della finanza locale con il decreto legislativo del 15 dicembre 1997, n. 446, ed è entrata in vigore nel 1998 andando a sostituire una serie di altre imposte vigenti;

            l'imposta, andando a colpire il reddito al lordo del costo del personale, grava in particolar modo su imprese ad alta intensità di manodopera riducendone la redditività; tuttavia l'lrap svolge la sua funzione sociale finanziando il 40 per cento della spesa sanitaria italiana;

            in presenza di una perdita di esercizio, l'imposta rischia di aggravare ulteriormente le condizioni economiche e di rallentare la ripresa;

            l'imposta regionale è stata oggetto di diversi ricorsi alla Corte costituzionale per presunti vizi di costituzionalità, ma ad oggi la Corte ha respinto tutte le censure dei ricorrenti;

            l'lrap ha inciso in maniera più pesante sulle imprese di più piccole dimensioni che, in larga misura, erano esonerate dal pagamento del principale tributo che l'imposta regionale sulle attività produttive è andata a sostituire, ovvero l'Ilor;

            proprio nell'ottica della riduzione della pressione fiscale, volta alla ripresa economica del Paese, appare prioritario intervenire sull'lrap con riferimento particolare a quella applicabile alle imprese di più piccole dimensioni;

            il Governo promette periodicamente interventi di riduzione dell'lrap, ma al momento l'ultimo intervento a sostegno dell'imprenditoria italiana che riguarda l'lrap è quello introdotto dal governo Prodi al comma 50 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (finanziaria 2008), in cui, tra gli altri interventi in materia di riduzione dell'aliquota Irap e modifica delle modalità di determinazione della base imponibile, veniva proposto un innalzamento della franchigia di imposizione (no tax area lrap) applicabile a imprese individuali e società di persone;

            in una fase congiunturale come quella cui stiamo vivendo, sarebbe auspicabile intervenire in tale ambito almeno con un innalzamento della deduzione forfettaria dell'lrap,

        impegna il Governo:

            a provvedere quanto prima ad adottare iniziative normative volte ad innalzare il tetto di deduzione forfetaria dell'lrap applicabile alle imprese di più piccole dimensioni.

G/2464/4/5

GHEDINI, ROILO, TREU, ADRAGNA, BLAZINA, ICHINO, NEROZZI, PASSONI, CARLONI, LUSI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011,

        premesso che:

            la situazione previdenziale dei lavoratori titolari di contratti parasubordinati desta grave preoccupazione in relazione alla capacità contributiva dei medesimi, che risulta limitata da molti fattori fra cui i bassi salari e discontinuità dei rapporti di lavoro;

            recenti ricerche hanno documentato previsioni sui tassi di sostituzione stipendiali garantiti a questi lavoratori dai vigenti regimi assicurativi estremamente preoccupanti, collocando detti tassi ben al di sotto del 60 per cento dell'entità delle retribuzioni medie e delineando previsioni di consistenza delle pensioni che si collocano tra i 4.600 e gli 8.600 euro annui, cifre assolutamente non compatibili con le condizioni di «un'esistenza libera e dignitosa» previste dalla nostra Carta costituzionale;

            questa condizione risulta peggiorata dall'attuale crisi economica della crisi economica; infatti, ben il 63 per cento dei posti di lavoro persi nel 2009 è riconducibile a lavoratori dipendenti a termine e collaboratori a progetto. Nella fascia di età 18-29 anni, in particolare, la perdita di occupati ha raggiunto le 300mila unità, corrispondenti addirittura al 79 per cento della flessione complessiva, portando il tasso di disoccupazione giovanile in Italia al 29,4 per cento (più del triplo del tasso di disoccupazione nazionale e ben al di sopra di quello europeo, pari al 19,8 per cento);

            la presente condizione limiterà ancor più la possibilità dei giovani titolari di contratti parasubordinati di migliorare la propria condizione previdenziale accedendo alle forme della previdenza complementare, per evidenti limiti delle risorse disponibili ad essere destinate a tale forma di risparmio ed accumulazione;

        considerato che:

            al comma 39 dell'articolo 1 del presente disegno di legge è abrogato il comma 10 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007 che disponeva, a decorrere dal 2011 un innalzamento di 0,09 punti percentuali delle aliquote contributive di finanziamento per diverse categorie di lavoratori ivi compresi i parasubordinati, nonché delle aliquote contributive per il computo delle prestazioni pensionistiche, in misura pari alle aliquote contributive di finanziamento;

            tale misura di alleggerimento degli oneri contributivi sul lavoro, chiaramente giustificabile in relazione al perdurare della condizione di crisi economica ed al rilevante peso contributivo e fiscale che grava sul costo del lavoro e sui redditi, produce tuttavia un ulteriore peggioramento della condizione previdenziale dei lavoratori parasubordinati,

        impegna il Governo:

            ad individuare specifiche risorse derivanti dal contrasto all'evasione contributiva da destinarsi alla costituzione di un Fondo di solidarietà finalizzato a finanziare misure (pensione di base, integrazione al minimo o reddito minimo) volte all'innalzamento del tasso di sostituzione reddituale previsto per i lavoratori parasubordinati con carriere caratterizzate da rapporti di lavoro discontinui.

G/2464/5/5

ANTEZZA, ANDRIA, PIGNEDOLI, BERTUZZI, MONGIELLO, PERTOLDI, RANDAZZO, SOLIANI, LUSI, CARLONI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame della disegno di legge recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011),

        premesso che,

            il disegno di legge di stabilità non contiene misure volte a garantire alle imprese e ai lavoratori del comparto agro alimentare e della pesca quell'insieme di interventi necessari per il consolidamento e lo sviluppo del settore;

            in virtù delle conseguenze della crisi economico-finanziaria, il settore agroalimentare stenta a recuperare quanto perso lo scorso anno nel quale si è registrata una flessione del valore della produzione, ai prezzi di base, di 8,3 punti percentuali, una contrazione della spesa per consumi intermedi di quasi 5 punti percentuali e il drammatico calo dei redditi che è stato, in Italia, del 25 per cento rispetto ad una media dell'Unione europea del 12,5 per cento;

            gli effetti della crisi economica si sono mostrati sul mercato del lavoro con la flessione dell'occupazione cominciata nella seconda metà del 2008 e aggravatasi nel corso del 2009, con una perdita, tra il secondo trimestre 2008 e l'ultimo del 2009, di 823 mila occupati e del 3,6 per cento se si considerano i dati di contabilità nazionale in termini di ore lavorate;

            a tale situazione di crisi, si devono aggiungere le nuove emergenze globali su cui l'agricoltura per la sua natura settoriale ha, ed avrà in futuro, un ruolo determinante come la scarsità di risorse (acqua e cibo), l'emergenza ambientale e, soprattutto, quella di mercato determinata dall'inedita (per intensità e durata) volatilità dei prezzi agricoli;

        considerato che:

            negli ultimi due anni e mezzo, sono venuti a mancare o sono stati scarsamente remunerati in termini di risorse finanziarie una serie d'interventi per il settore che rappresentavano in passato una solida base su cui programmare le attività imprenditoriali e di sviluppo come l'esenzione deIl'accisa per il gasolio agricolo utilizzato nelle serre, il credito d'imposta sugli investimenti in agricoltura, (comma 1075 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006 n. 296), il credito d'imposta per l'internazionalizzazione in agricoltura (commi 1088-1089-1090 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 ), il fondo per gli investimenti in agricoltura (all'articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2006, n. 296), il fondo per l'imprenditoria giovanile e femminile in agricoltura (articolo 1, comma 1068, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni);

            in tale contesto assumono un'importanza strategica tutte le misure connesse al rilancio degli investimenti, dell'innovazione e della ricerca e le misure per agevolare il ricambio generazionale quale componente avanzata e qualificata nel quadro di una politica agricola nazionale tesa a sviluppare un sistema agro alimentare di qualità capace di competere a livello mondiale;

        impegna il Governo:

            ad adottare un piano di sviluppo che consenta al sistema agricolo di uscire senza ulteriori conseguenze negative dalla fase di crisi e che ponga al centro della strategia risorse finanziarie, misure e interventi connesse al rilancio degli investimenti, dell'innovazione e della ricerca;

            ad adottare con urgenza strumenti e azioni di politica agricola che agevolino i processi di accesso al credito degli investimenti e che consentano agli agricoltori di gestire le crisi di settore e le diffuse emergenze di mercato.

G/2464/6/5

BARBOLINI, AGOSTINI, BAIO, D'UBALDO, FONTANA, LEDDI, MUSI, PAOLO ROSSI, STRADIOTTO, CARLONI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011),

        premesso che:

            ai sensi dell'articolo 12 del Testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, la soglia di reddito al di sotto della quale i familiari si considerano a carico è pari a 2.840,50;

            considerato che l'attuale soglia, in vigore dal 31 maggio 1995, appare oramai eccessivamente esigua, non tenendo conto dell'aumento del costo della vita verificatosi negli ultimi anni;

            considerata la necessità di porre in essere ogni utile misura, anche di natura fiscale, per dare un fattivo contributo al benessere ed allo sviluppo della famiglia;

        impegna il Governo:

            ad elevare, entro brevi termini, la soglia di reddito di sotto della quale i familiari sono considerati a carico, prevedendone altresì la periodica rivalutazione.

G/2464/7/5

VIESPOLI, BALDASSARRI, CONTINI, DE ANGELIS, DIGILIO, GERMONTANI, MENARDI, PONTONE, SAIA, VALDITARA

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di discussione del disegno di legge AS 2464, recante «Disposizione per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato»

        premesso che:

            nel corso dell'iter di approvazione della legge di stabilità 2011 e del Bilancio di previsione dello Stato per il triennio 2011-2013, presso la Camera dei Deputati le risorse destinate al cinque per mille sono state rideterminate in 100 milioni di euro;

            negli anni precedenti lo stanziamento ammontava a ben 400 milioni di euro;

            la riduzione delle risorse è incoerente con il principio di sussidiarietà sancito nell'articolo 118 della Costituzione;

            che l'ammontare delle risorse determinate nella legge di stabilità 2011 risultano oltremodo insufficienti per le finalità istituzionali del 5 per mille;

            quasi quindici milioni di cittadini contribuenti optando per il 5 per mille hanno scelto chiaramente di sostenere il volontariato e il terzo Settore, e vengono di fatto traditi da questa diversione delle risorse rispetto alle loro scelte;

            a pagare per questa riduzione di risorse sarebbero le organizzazioni di volontariato e del terzo settore, il cui contributo sia materiale sia in termini di aiuto e sostegno a chi versa in condizioni di disagio, malattia, disabilità e dipendenza è da sempre fondamentale;

            saranno soprattutto le piccole realtà ad essere colpite, cioè proprio le più presenti nei territori e le più essenziali oggi nel pieno della crisi economica;

            in un Paese dove aumentano i cittadini in condizioni dì povertà relativa e assoluta, è responsabilità del Governo preservare e difendere l'azione dei servizi sociali, del Volontariato e più in generale del terzo settore, il cui contributo è sempre più essenziale, anche nel rispetto dei principi di sussidiarietà,

        impegna il Governo:

            a riportare a 400 milioni l'ammontare delle risorse destinate al 5 per mille.

G/2464/8/5

MASCITELLI, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame dell'AS. 2464 recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011);

        premesso che:

            l'impatto che in particolar modo potrebbe avere la crisi economica a livello globale sulle già precarie e fragili economie dei Paesi in via di sviluppo e del Terzo mondo (con riguardo soprattutto ai fondi destinati agli Aiuti pubblici allo sviluppo) rischia naturalmente di avere ben più gravi conseguenze di quelle che patiscono le società occidentali;

            la rinnovata presa di coscienza nei confronti della strutturale instabilità dei mercati monetari e finanziari e dei danni che essa è in grado di provocare, ha riaperto il dibattito sulla necessità di attribuire alla politica rinnovati strumenti di controllo e di governo delle dinamiche economiche;

            un primo passo nella direzione del necessario cambiamento di rotta sopra evocato è stato da tempo individuato in una proposta, avanzata per la prima volta nel 1972 dal premio Nobel per l'economia James Tobin, basata sulla istituzione di un'imposta sulle transazioni valutarie, la cosiddetta «Tobin tax» che ha raccolto negli ultimi anni il consenso di gruppi, movimenti politici, parlamento e governi sempre più numerosi e significativi e una straordinaria convergenza a sostegno della stessa da parte di economisti di diversa provenienza culturale e politica;

            si tratta di una tassa sulle transazioni valutarie e finanziarie che, oltre a contribuire alla riduzione dell'instabilità sui mercati finanziari, potrebbe simbolicamente rappresentare una netta inversione di tendenza rispetto alle scelte di deregolamentazione dell'ultimo ventennio, uno strumento semplice, dunque, per il perseguimento di molti obiettivi complessi, sia operativi sia politici, non ultimo quello di contribuire a determinare risorse addizionali per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio e per far fronte ai danni sociali causati dalla crisi attuale soprattutto rispetto alle rogazione dell'Aiuto allo sviluppo dei Paesi più poveri;

            l'introduzione di una imposta sulle transazioni finanziarie finalizzata al sostegno delle politiche di cooperazione allo sviluppo in collaborazione con tutte le istituzioni internazionali che già si sono espresse favorevolmente su tale ipotesi non può certamente essere soltanto una tassa a livello nazionale e quindi servono posizioni armonizzate tra i Paesi ma anche un'intesa con gli Usa e con gli altri Continenti per non vanificare la possibilità di percorrere la strada di un'alternativa praticabile: una tassa sulle transazioni finanziarie che permetterebbe, infatti, di raccogliere fino a 650 miliardi (secondo studi della Oxfam, una confederazione internazionale di Ong impegnate nella lotta alla povertà e all'ingiustizia) all'anno da destinare sia ad aiutare i più poveri nel Sud del mondo, sia a finanziare politiche sociali nei paesi del Nord,

        impegna il Governo:

            a sostenere con forza, in sede europea e internazionale, la praticabilità di un'intesa sulla tassazione delle transazioni finanziarie che permetterebbe di raccogliere fondi sufficienti sia per la lotta alla povertà e all'ingiustizia, soprattutto nel Sud del mondo, sia a finanziare politiche sociali nei paesi del Nord;

            a destinare, nelle more di un accordo unitario in tal senso, una significativa percentuale di tale tassazione per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio che vede proprio il nostro Paese essere in grave ritardo rispetto alle scadenze prefissate, lo 0,51 per cento entro il 2010, già disatteso, e lo 0,7 per cento entro il 2015.

G/2464/9/5

LANNUTTI, MASCITELLI, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame dell'AS. 2464 recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011);

        premesso che:

            il meccanismo del 5 per 1000 è stato introdotto a titolo iniziale e sperimentale con la legge finanziaria 2006 (legge 23 dicembre 2005, n. 266) e prevede la possibilità per il contribuente di vincolare una quota dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) a sostegno di alcune categorie quali:

                1. volontariato, Onlus e associazioni di promozione sociale;

                2. attività sociali svolte dal Comune di residenza;

                3. ricerca sanitaria;

                4. ricercà scientifica o delle Università;

            tale facoltà può essere esercitata dal contribuente indicando nella dichiarazione dei redditi il codice fiscale dell'ente che intende finanziare;

            le modalità di iscrizione per gli enti e le modalità di ripartizione della quota sono state successivamente disciplinate dal DPCM 20 gennaio 2006;

            a tal proposito va segnalato che le quote del 5x1000 destinate dai cittadini relativamente alle dichiarazioni dei redditi del 2006 sono state erogate solo nel 2008 (328 milioni e 900mila euro che milioni di cittadini hanno scelto di destinare al no profit) e che di quelle relative al 2007 non se ne ha alcuna notizia, anzi il portavoce del Forum del Terzo Settore non ripone grandi aspettative sullo sblocco delle lungaggini amministrative che ancora ne impediscono l'erogazione;

            circa il ritardo nell'erogazione delle somme relative al 2007, l'Agenzia delle Entrate ha comunicato a suo tempo che occorreva aggiornare gli elenchi definitivi dei beneficiari e degli importi i quali sarebbero stati resi disponibili entro il 31 marzo 2008; ad oltre due anni di distanza, di questi elenchi non se ne sa nulla, mentre cresce la domanda di aiuto da parte dei cittadini cui non è possibile erogare i servizi necessari perché le Onlus non godono neppure di facilitazioni per l'accesso al credito in attesa che lo Stato rispetti gli impegni;

            a rafforzare la preoccupazione delle associazioni del Terzo Settore, che lamentano l'estremo bisogno di questi fondi, è la mancanza di stabilizzazione a carattere permanente dell'erogazione del 5 per mille;

            con orgoglio le associazioni del Terzo Settore rivendicano di essere la fotografia di un'economia sana, senza sprechi, senza divari retributivi, con il reinvestimento dei soldi nel territorio, con la regolarità di tutti i dipendenti,

        considerato inoltre che:

            il Governo, con la manovra in esame, ha ridotto i fondi destinati al 5 per mille, da 400 a 100 milioni di euro, ha ridotto altresì il fondo per le politiche sociali e altri fondi inerenti le tematiche sociali; in questo modo quasi quindici milioni di cittadini contribuenti che hanno scelto di sostenere il volontariato e il Terzo Settore con il 5 per mille, vengono traditi nella loro libera scelta;

            si ritiene profondamente errato ridurre in maniera cosi drastica le risorse per i servizi sociali e per lo strumento del 5 per mille, forma di sussidiarietà fiscale che sostiene il ruolo fondamentale del volontariato e del terzo settore nella missione di risposta ai bisogni e di promozione della coesione sociale,

        impegna il Governo:

            a prevedere la stabiIizzazione del meccanismo del 5 per mille a favore di associazioni, scuole, università, enti di ricerca per consentire di poter programmare le attività di sostegno e di impegno sociale sulla base di certezze e tempestività nell'erogazione dei fondi a loro destinati, nonché a reintegrare i fondi destinati alla copertura del meccanismo del 5 per mille.

G/2464/10/5

VALLARDI, VACCARI, MASSIMO GARAVAGLIA

La 5 Commisione permanente del Senato,

        premesso che:

            è condivisibile l'adozione di una severa politica di bilancio che finalizzata alla riduzione dello stock di debito pubblico;

            a tale obiettivo è diretta la norma introdotta con il comma 108, che prevede per gli enti locali una restrizione alla facoltà di ricorrere all'assunzione di mutui;

            infatti, la nonna fissa nell'8 per cento il limite massimo della spesa degli interessi rapportata alla somma dei primi tre titoli delle entrate del rendiconto del penultimo anno precedente quello dell'assunzione del mutuo;

            ciò impone agli enti locali, oltre ai tagli aggiuntivi di risorse ed all'impossibilità di utilizzare gli avanzi di amministrazione da parte degli enti virtuosi, un aggravio della propria autonomia politica di gestione del territorio,

        impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di graduare nel triennio 2011-2013 il rispetto del limite dell'8 per cento, introducendo per i primi due armi percentuali più elevate.

G/2464/11/5

STIFFONI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        esaminato l'A.S. 2464, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica, premesso che:

            le scuole private di musica, ormai da anni, stanno sostituendo lo Stato nell'istruzione musicale delle giovani generazioni, diffondendo la cultura della musica, attraverso l'unico percorso veramente efficace: l'insegnamento pratico di strumenti musicali e del canto;

            a tal proposito, lo stesso Ministero della pubblica istruzione, già dal 2006, ha riconosciuto questa carenza socio-culturale del nostro paese e ha promosso la nascita di uno specifico comitato di studio denominato appunto «Comitato nazionale per l'apprendimento pratico della musica», al fine di analizzare il problema e dettare le linee guida per il futuro per un'urgente riforma dell'insegnamento della musica nelle scuole pubbliche;

            è noto che i musicisti professionisti, parallelamente all'attività artistica, esercitino anche quella dell'insegnamento privato della musica, tanto che nell'ultimo ventennio si stima che fra i 60 e i 70 mila musicisti, in considerazione della difficoltà di esibizioni musicali con congrui compensi, si siano dedicati principalmente all'attività dell'insegnamento per avere dei guadagni, anche se modesti e saltuari;

            l'articolo 2233 del codice civile specifica che il compenso per le professioni intellettuali deve essere adeguato al decoro della professione, ma i musicisti insegnanti del settore privato sono ben lontani dal percepire «un adeguato compenso», principalmente per via di una peculiarità unica di questa attività che non esiste in nessun altro genere di scuola privata, sia in campo artistico che culturale o sportivo: l'impossibilità «pratica» di insegnare a più allievi contemporaneamente, che rende ancora più difficili i guadagni;

            l'importo delle rette mensili che generalmente si pagano per frequentare una scuola di musica, non si discosta molto da quello pagato per palestre, piscine, scuole di danza, recitazione, etc. e si aggira su una cifra variabile tra 50 e 80 euro mensili per un'ora di lezione individuale alla settimana;

            facendo un calcolo orientativo, insegnando 4 o 5 ore al giorno, ogni insegnante potrebbe gestire circa 20 allievi ed arrivare così a percepire un reddito totale lordo che raramente supera i 10.000 euro l'anno, e che difficilmente è cumulabile con un altro reddito poiché ogni musicista, in aggiunta alle ore di lezione effettuate, ha la necessità di tenersi in allenamento col proprio strumento, ampliare continuamente il repertorio ed organizzare le lezioni, almeno per 2 o 3 ore al giorno: unico impegno compatibile potrebbe essere quello saltuario di esibizioni musicali, ma comunque si tratta di compensi esigui;

            la conseguenza inevitabile di tutto ciò è che, per sopravvivere, la quasi totalità dei musicisti/insegnanti sono costretti ad operare ai margini della legalità, a volte all'interno di associazioni culturali di comodo, con procedure fiscali «funamboliche», a volte con partita Iva dei singoli insegnanti (procedura fiscalmente molto penalizzante), a volte nel sommerso totale;

            il testo unico delle imposte sui redditi (DPR 917/86), all'articolo 67, prevede alcune tipologie di redditi, denominati redditi diversi, che non costituiscono redditi di capitale ovvero non sono conseguiti nell'esercizio di arti o professioni o di imprese commerciali, ne'in relazione alla qualità del lavoratore dipendente includendo fra questi redditi, alla lettere m): le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati neIl'esercizio delle attività sportive dilettantistiche, includendo anche i rapporti di collaborazione di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società sportive dilettantistiche, bande, cori, filodrammatiche;

            estendere la portata dell'articolo succitato anche ai musicisti insegnanti di canto e strumento musicale, equiparandoli fiscalmente agli istruttori dello sport dilettantistico e i maestri di cori e bande, così come è equiparabile la saltuarietà dei loro lavori e i guadagni irrisori che ne derivano, non comporterebbe costi per lo Stato, ma interverrebbe nel grave problema del lavoro sommerso,

        impegna il Governo:

            a prevedere, con apposita norma di legge, misure di defiscalizzazione anche prevedendo una «no tax area» di almeno 7.500 euro, per i musicisti-insegnanti di canto o strumento musicale attivi nel settore privato, sia che operino come parasubordinati, sia con partita Iva, estendendo di fatto le agevolazioni fiscali che l'articolo 67, comma 1, lettera m) del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, prevede per gli istruttori dello sport dilettantistico e i maestri di cori e bande musicali amatoriali, intervenendo cosi col duplice obiettivo di diminuire il grave problema del lavoro sommerso dei musicisti insegnanti e di adeguare, anche se solo in minima parte, la misura del compenso all'importanza dell'opera e al decoro della professione, così come previsto dall'articolo 2233 del codice civile.

 

 

G/2464/12/5 (testo 2)

ALBERTO FILIPPI, MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI

La 5 Commissione permanente del Senato,

            valutata positivamente la volontà del Governo di proseguire nel processo di ottimizzazione delle risorse pubbliche; preso atto che nell'anno 2011 si prevede un netto incremento del gettito dell'imposta sul valore aggiunto, una crescita del gettito IRE, delle imposte e tasse sugli affari e delle entrate derivanti dai comparti dei monopoli e dei giochi;

            considerato che:

                le imprese, soprattutto le medio-piccole, stanno ancora convivendo con gli effetti della crisi economico-finanziaria che ha colpito tutte le economie occidentali e che è per loro fondamentale contare sulle più ampie disponibilità di credito e di cassa per affrontare le situazioni di difficoltà finanziaria;

                l'articolo 25 del decreto legge 78/2010 ha previsto l'applicazione da parte delle banche e di Poste Italiane di una ritenuta d'acconto del 10 per cento sui bonifici disposti in favore delle imprese artigiane nell'ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia o degli interventi per la riqualificazione energetica degli edifici, per i quali spetta la detrazione IRPEF;

                tale disposizione impone, di fatto, alle imprese un anticipo del versamento delle imposte, sottraendo alla disponibilità delle imprese liquidità,

        impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di ridurre l'aliquota della ritenuta d'acconto operata da parte delle banche e di Poste Italiane sui bonifici disposti in favore delle imprese artigiane nell'ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia o degli interventi per la riqualificazione energetica degli edifici, per i quali spetta la detrazione IRPEF, rimanendo comunque la tracciabilità dei pagamenti.

G/2464/12/5

ALBERTO FILIPPI, MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI

La 5 Commissione permanente del Senato,

            valutata positivamente la volontà del Governo di proseguire nel processo di ottimizzazione delle risorse pubbliche; preso atto che nell'anno 2011 si prevede un netto incremento del gettito dell'imposta sul valore aggiunto, una crescita del gettito IRE, delle imposte e tasse sugli affari e delle entrate derivanti dai comparti dei monopoli e dei giochi;

            considerato che:

                le imprese, soprattutto le medio-piccole, stanno ancora convivendo con gli effetti della crisi economico-finanziaria che ha colpito tutte le economie occidentali e che è per loro fondamentale contare sulle più ampie disponibilità di credito e di cassa per affrontare le situazioni di difficoltà finanziaria;

                l'articolo 25 del decreto legge 78/2010 ha previsto l'applicazione da parte delle banche e di Poste Italiane di una ritenuta d'acconto del 10 per cento sui bonifici disposti in favore delle imprese artigiane nell'ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia o degli interventi per la riqualificazione energetica degli edifici, per i quali spetta la detrazione IRPEF;

                tale disposizione impone, di fatto, alle imprese un anticipo del versamento delle imposte, sottraendo alla disponibilità delle imprese liquidità,

        impegna il Governo:

            a ridurre l'aliquota della ritenuta d'acconto operata da parte delle banche e di Poste Italiane sui bonifici disposti in favore delle imprese artigiane nell'ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia o degli interventi per la riqualificazione energetica degli edifici, per i quali spetta la detrazione IRPEF, rimanendo comunque la tracciabilità dei pagamenti.

G/2464/13/5

VACCARI, PAOLO FRANCO, CAGNIN, ALBERTO FILIPPI, VALLARDI

La 5 Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2011,

            premesso che le eccezionali piogge cadute in Veneto dal 31 ottobre al 2 novembre scorso hanno provocato un vero e proprio disastro idrogeologico, colpendo in particolare le province di Vicenza, Padova e Verona;

            accertato che il tessuto socio economico della regione è stato messo in ginocchio: le piogge e le esondazioni dei corsi d'acqua conseguenti hanno invaso e reso inutilizzabili migliaia di abitazioni private, di industrie manifatturiere, di imprese agricole; le coltivazioni nelle tre province sono quasi completamente distrutte; i macchinari di tutte le imprese colpite sono inutilizzabili e non recuperabili;

            preso atto che stime di Confindustria Verona parlano di un 30 per cento di aziende che ha subìto danni diretti e di un altro 40 per cento che ha subìto danni indiretti;

            preso atto che il Consiglio dei Ministri il 5 novembre scorso ha dichiarato lo stato di emergenza per le zone colpite dall'alluvione e la Presidenza del Consiglio dei Ministri il 13 novembre ha emesso l'ordinanza n. 3906, con la quale ha nominato il Presidente della Regione Veneto commissario delegato per il superamento dell'emergenza e ha stanziato la somma di 300 milioni di euro per finanziare i primi interventi nelle zone colpite; il Commissario, tra l'altro, deve predisporre entro 15 giorni dalla pubblicazione dell'ordinanza l'elenco delle imprese che hanno subìto il fermo delle propria attività economica e siano state oggetto di ordinanza di sgombero e deve predisporre l'elenco dei cittadini costretti all'evacuazione dalle proprie abitazioni, al fine di fornire gli elementi istruttori al Ministero dell'economia e delle finanze e al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per la sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari, contributivi e previdenziali;

            preso atto che le banche maggiormente presenti sul territorio veneto hanno stanziato plafond che complessivamente ammontano a 700 milioni di euro, destinati all'erogazione di finanziamenti agevolati alle famiglie ed alle imprese per fronteggiare i gravi danni subìti e consentire il riavvio della normalità;

            valutato che è indispensabile attuare tutti gli investimenti necessari per prevenire altri disastri simili;

        impegna il Governo:

            a prevedere nei confronti delle persone fisiche, anche in qualità di sostituti di imposta e ai soggetti diversi dalle persone fisiche, che alla data del 31 ottobre 2010 avevano la residenza o la sede nelle aree interessate dagli eccezionali eventi alluvionali, la sospensione fino al 31 dicembre 2011 dei termini relativi agli adempimenti ed ai versamenti tributari scadenti nel medesimo periodo;

            a far sì che, nei confronti degli esercenti attività di impresa e degli esercenti arti e professioni, che alla data del 31 ottobre 2010 avevano la sede nelle aree interessate, non si applichino gli accertamenti basati sugli studi di settore per le dichiarazioni dei redditi relative ai periodi di imposta 2010 e 2011;

            a far sì che nei confronti dei titolari di partita iva, persone fisiche e imprese, che alla data del 31 ottobre 2010 avevano la sede legale o la sede operativa nelle aree interessate, non si applichi quanto stabilito dall'articolo 39, comma 2, lettera c) del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.

 

 

G/2464/14/5 (testo 2)

TORRI, VACCARI, MASSIMO GARAVAGLIA

La 5 Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2011,

            valutate positivamente tutte le disposizioni in esso contenute a favore della stabilità della finanza pubblica; considerato lo sforzo che il Governo sta attuando per fronteggiare la grave crisi che ha colpito tutte le economie occidentali;

            tenuto conto delle ottimistiche previsioni circa il gettito dell'IRE, dell'IVA e delle altre imposte indirette per l'anno 2011;

            considerato che i lavoratori stranieri in Italia sono in continua crescita e che la quasi totalità dei loro risparmi viene mandata nei loro Paesi di origine per dare sostentamento ai loro familiari, sottraendo, di fatto, tali risorse dal sistema economico-finanziario italiano;

        impegna il Governo:

            a prevedere l'introduzione di misure di tracciabilità sui trasferimenti di denaro all'estero effettuati dai cittadini extra UE attraverso le agenzie di money transfer indipendentemente dall'importo.

G/2464/14/5

TORRI, VACCARI, MASSIMO GARAVAGLIA

La 5 Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2011,

            valutate positivamente tutte le disposizioni in esso contenute a favore della stabilità della finanza pubblica; considerato lo sforzo che il Governo sta attuando per fronteggiare la grave crisi che ha colpito tutte le economie occidentali;

            tenuto conto delle ottimistiche previsioni circa il gettito dell'IRE, dell'IVA e delle altre imposte indirette per l'anno 2011;

            considerato che i lavoratori stranieri in Italia sono in continua crescita e che la quasi totalità dei loro risparmi viene mandata nei loro Paesi di origine per dare sostentamento ai loro familiari, sottraendo, di fatto, tali risorse dal sistema economico-finanziario italiano;

        impegna il Governo:

            a prevedere l'introduzione di un'imposta sui trasferimenti di denaro all'estero effettuati dai cittadini extra UE attraverso le agenzie di money transfer, pari all'uno per cento del valore dei trasferimenti stessi.

G/2464/15/5

BOLDI, MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI

La 5 Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2011,

            valutata positivamente la volontà del Governo di proseguire nel processo di ottimizzazione delle risorse pubbliche;

            preso atto che nell'anno 2011 si prevede un netto incremento del gettito dell'imposta sul valore aggiunto, una crescita del gettito IRE, delle imposte e tasse sugli affari e delle entrate derivanti dai comparti dei monopoli e dei giochi;

            considerato che, con il decreto legge n. 78 del 2009, il Governo aveva introdotto l'esclusione dall'imposizione sul reddito di impresa del 50 per cento del valore degli investimenti in nuovi macchinari ed in nuove apparecchiature compresi nella divisione 28 della tabella ATECO (la cosiddetta «Tremonti-ter»), effettuati fino al 30 giugno 2010; considerato che le imprese, soprattutto le medio-piccole, stanno ancora convivendo con gli effetti della crisi economico-finanziaria che ha colpito tutte le economie occidentali e che è per loro sarebbe fondamentale contare su una riproposizione della Tremonti-ter per far ripartire gli investimenti in macchinari;

            valutato che un rilancio degli investimenti attraverso la detassazione consentirebbe anche all'Erario di avere maggiori entrate attraverso il maggior gettito IVA;

        impegna il Governo

            a valutare la riproposizione della detassazione degli investimenti in macchinari e attrezzature, sul modello della «Tremonti-ter» introdotta con il decreto-legge n. 78 del 2009, in modo da aiutare concretamente le imprese in una fase congiunturale ancora critica.

G/2464/16/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SERRA, SBARBATI, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2011,

        premesso che:

            ha raggiunto dimensioni tragiche il bilancio dei danni causati dal maltempo dei giorni scorsi che ha colpito il Veneto: tre morti, oltre 3000 sfollati, colpiti 121 Comuni e più di 500 mila persone, devastate le zone agricole e danneggiate irreparabilmente quelle industriali;

            nonostante la positiva iniziale risposta data dalle banche in termini di elargizioni di fondi, di contribuzioni speciali, di moratorie sulle rate dei mutui delle prime case, la situazione in cui versano i cittadini è drammatica e rischia di diventare irrecuperabile se non saranno adottate misure straordinarie;

            secondo la Confederazione italiana agricoltori ci si trova davanti «ad una vera e propria devastazione nelle cinque regioni colpite, ma soprattutto quella veneta è totalmente in ginocchio/ specialmente le provincie di Vicenza, Padova e Verona. Tantissime le imprese agricole che hanno subìto danni ingenti alle strutture (cantine, stalle e serre) e sono finite sott'acqua. Scenario tragico anche per gli alleva menti e le coltivazioni (cereali/ vitigni, oliveti, tabacco, piante e fiori, ortaggi e radicchio), completamente distrutte»;

            l'industria in generale ed il settore manifatturiero in particolare, fiore all'occhiello del Veneto, e distretto che ha saputo reagire meglio alla crisi, dando concreti segnali di ripresa produttiva e occupazionale, è in ginocchio, con capannoni distrutti e macchine inutilizzabili;

            l'esondazione di numerosi fiumi nelle province di Vicenza, Verona e Padova ha invaso e reso inutilizzabili migliaia di abitazioni e di attività commerciali ed imprenditoriali;

            il Presidente della Regione Veneto, ha quantificato in un miliardo di euro le risorse necessarie per mettere in sicurezza il territorio, per il ripristino delle infrastrutture e dei collegamenti e per un ristoro parziale dei danni subiti dai cittadini e dalle imprese;

            dai cittadini, tuttavia, emerge la richiesta di ulteriori interventi del Governo che alleggeriscano i danni economici subiti a causa dell'alluvione;

        impegna il Governo:

            a valutare la necessità ed opportunità di prevedere misure agevolative aggiuntive per i cittadini colpiti dagli eventi alluvionali dei giorni scorsi, in particolare prendendo in considerazione la sospensione degli studi di settore e dei pagamenti IRES e IRAP di novembre e quella dell'IVA di dicembre, nonché dei contributi previdenziali per i cittadini e contribuenti veneti.

G/2464/17/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2011,

        premesso che:

            la Finanziaria 2007 ha introdotto a titolo sperimentale l'istituto giuridico del cinque per mille attraverso il quale il contribuente può destinare una quota della propria al sostegno di enti che svolgono attività socialmente rilevanti;

            tale istituto rappresenta uno strumento concreto di autentica sussidiarietà e al tempo stesso di libera scelta del cittadino che ha dimostrato negli anni grande apprezzamento nei suoi confronti;

            le organizzazioni senza scopi di lucro fanno affidamento sulle risorse garantite dal cinque per mille per garantire i propri servizi, soprattutto in un periodo di crisi economica quale quello attuale, in cui l'area dell'emarginazione e della povertà si sta sempre più allargando;

            la legge di stabilità ha destinato solo 100 milioni per il rifinanziamento del cinque per mille per il 2011;

        impegna il Governo:

            a procedere in tempi rapidi al recupero delle risorse mancanti ai fini dell'erogazione della quota integrale che liberamente i cittadini contribuenti possono decidere di destinare alle associazioni aventi diritto per lo svolgimento della loro meritoria attività.

G/2464/18/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2011,

        premesso che:

            il secondo dei cinque punti programmatici illustrati dal Presidente della Consiglio e sui quali egli ha chiesto e ottenuto la fiducia nel settembre scorso, riguarda la riduzione della pressione fiscale;

            in particolare il Governo intende pervenire entro legislatura al varo di norme che consentano una graduale riduzione sulla tassazione delle famiglie a partire da quelle monoreddito e da quelle numerose;

            l'Italia lamenta la mancanza di un sistema di equa tassazione dei redditi che rispetti l'articolo 53 della Costituzione e che possa favorire la natalità, nonostante gli annunci e i proclami delle forze politiche che hanno inserito sempre nei loro programmi elettorali l'avvio di una fiscalità a misura di famiglia;

            non aiuta certamente l'attuale situazione economica, che ha determinato un crescente limpoverimento della famiglia italiana, mentre un corretto uso della leva fiscale, basata su il principio dell'equità orizzontale, consentirebbe alle famiglie con carichi familiari di far fronte ai propri bisogni e necessità con meno difficoltà;

        impegna il governo:

        a valutare l'opportunità di procedere, nell'ambito della annunciata Riforma Fiscale senza ulteriori ritardi, alla introduzione, anche graduale, del Fattore Famiglia che è stato presentato dal Forum delle Associazioni Familiari alla recente Conferenza Nazionale della Famiglia e che è stato accolto favorevolmente sia dal Governo che dalle parti sociali.

G/2464/19/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2011,

        premesso che:

            all'articolo 10, comma 1-bis, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito con modificazioni dalla legge 24 giugno 2009, n. 77 era previsto il finanziamento di 45 milioni di euro per la zona franca nella città de L'Aquila;

            la mozione 1-00244 approvata all'unanimità dalla Camera dei deputati impegnava il Governo ad individuare risorse destinate a finanziare l'istituzione della zona franca urbana anche rimodulando con un impegno economico maggiore l'iniziale finanziamento dei 45 milioni di euro già previsto;

            la reale attivazione della zona franca è essenziale per favorire investimenti produttivi, sviluppo economico e ripresa occupazionale che sono decisivi per la rinascita dei comuni terremotati,

        impegna il Governo:

            a provvedere con il prossimo provvedimento utile ad assicurare tale reale incremento di risorse per finanziare la suddetta zona franca.

G/2464/20/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2011,

        premesso che:

            – la misura agevolativa prevista per le commesse di ricerca a centri pubblici di ricerca è in particolarmente efficace per le PMI che potrebbero non avere al loro interno competenze e/o attrezzature di ricerca e che possono così essere spinte a una maggiore collaborazione con il sistema pubblico di ricerca;

            – l'esperienza dei primi tre anni di applicazione in Italia di un credito d'mposta per investimenti in RS è stato molto positiva in termini di partecipazione e di effetti;

            – nel 2007 le imprese dichiaranti sono state 12.445 per una spesa complessiva per RS dichiarata a fini di sgravio (considerando il limite dei 50 milioni di spesa) pari a 7.116.524.000 di euro, di cui 97.361.000 di euro (1,4%) in collaborazione con soggetti pubblici, con un costo totale presunto della misura di 731.124.000 euro; nel 2008 le Imprese dichiaranti sono state 9.719 per una spesa complessiva per RS dichiarata a fini di sgravio (considerando il limite dei 50 milioni di spesa) pari a 697.025.000 di euro, di cui 26.434.000 di euro (1,6%) in collaborazione con soggetti pubblici, con un costo totale presunto della misura di 794.989.000 euro;

            – da un'indagine di Confindustria tra le imprese che nel 2007 hanno utilizzato il credito d'imposta per le attività intramuros, il 72,3% ha aumentato o consolidato la quota di investimenti in ricerca rispetto al 2006; mentre, tra le imprese che hanno utiliuato il credito d'imposta per le commesse, quasi la metà (46,9%) ha aumentato la quota di investimenti in ricerca rispetto all'anno precedente;

            – gli incentivi fiscali sono uno strumento veloce e semplice, capace di agevolare, senza particolari vincoli o difficoltà burocratiche e senza costi di istruttoria elevati per la PA, un numero elevato di imprese;

            – l'efficacia dello strumento, che va assicurata con controlli puntuali e diffusi per evitare usi impropri, può aiutare a far emergere quella parte di attività di RI realiuata dalle imprese che normalmente non viene esplicitata nei bilanci, aiutando quindi a dare una fotografia più realistica dell'mpegno del Paese;

            – la combinazione di strumenti di incentivazione fiscale con strumenti a selezione è utilizzata nella maggior parte dei Paesi e suggerita dal documento Europa 2020.

        impegna il Governo:

        a valutare l'opportunità di rinnovare la misura di agevolazioni fiscali per investimenti in Ricerca e Innovazione delle imprese, al fine di consolidare e far crescere gli investimenti in RI, nonché al fine di sviluppare la collaborazione con il sistema pubblico di ricerca.

G/2464/21/5

PINZGER, PETERLINI, THALER AUSSERHOFER, POLI BORTONE, D'ALIA, GIAI, BIANCHI, FOSSON

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            alla vigilia del 5 dicembre 2010, Giornata Internazionale del Volontariato giorno in cui in tutti i paesi del mondo i cittadini e le istituzioni si incontrano con le organizzazioni di volontariato nazionali, regionali e locali per dibattere le tematiche inerenti allo sviluppo del volontariato e del 2011, Anno Europeo del Volontariato e della cittadinanza attiva, il nostro Paese sta approvando il Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2011 e per il triennio 2011-2013 riducendo il fondo del 5 per mille da 400 a 100 milioni di euro;

            pur comprendendo le difficoltà economiche che il nostro Paese sta vivendo, non possiamo tollerare che il Governo destini in altro modo le risorse che, in applicazione del principio di sussidiarietà, i cittadini danno al volontariato e al terzo settore. Se ciò avvenisse, quasi quindici milioni di cittadini contribuenti che hanno scelto di sostenere il volontariato e il Terzo Settore con il 15 per mille, verrebbero traditi nella loro libera scelta;

            lo strumento del 5 per mille è una forma di sussidiarietà fiscale che sostiene il ruolo fondamentale del volontariato e del terzo settore nella missione di risposta ai bisogni e di promozione della coesione sociale. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo scorso anno nel salutare il mondo del volontariato al Quirinale, disse: «Il volontariato produce, certo, beni materiali di aiuto e di sostegno al disagio, alla malattia, alla disabilità, alla dipendenza. Ma proprio per la capacità di superare i confini di una solidarietà spontanea, familiare e amicale, esso produce pure beni immateriali, comportamenti virtuosi, esempi e modelli degni di essere imitati. [...]. La legge ordinaria, poi, favorisce fiscalmente e finanziariamente le organizzazioni di volontariato, sia attraverso favorevoli regimi fiscali [..], sia attraverso il funzionamento del 5 per mille di cui oggi il Ministro Sacconi ha garantito l'effettività, non solo nell'immediato ma anche in prospettiva, e lo ha fatto con motivazioni e con parole d'impegno che ho molto apprezzato»;

        impegna il Governo:

            ad onorare gli impegni presi, e quindi a prevedere il mantenimento del 5 per mille al volontariato, senza alcuna riduzione.

G/2464/22/5

PETERLINI, PINZGER, THALER AUSSERHOFER, POLI BORTONE, D'ALIA, GIAI, BIANCHI, FOSSON

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            la presente legge di stabilità proroga ulteriormente, al 31 dicembre 2011, la vigenza delle agevolazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici – detrazione del 55 per cento delle spese sostenute – introdotte dalla legge finanziaria 2007 e più volte prorogate dalle leggi di bilancio successive;

            queste agevolazioni hanno permesso a decine di migliaia di famiglie ed imprese di introdurre negli edifici tecniche avanzate finalizzate al risparmio energetico: si pensi solamente ai pannelli solari, alle coibentazioni ed isolazioni di facciate e tetti, a serramenti e finestrature isolanti, all'uso della geotermia; tutto a concorrere alla creazione di sistemi complessi, quali ad esempio CasaClima KlimaHaus, esportati in tutto il mondo per la loro capacità di generare economia «pulita», cioè risparmio di preziose risorse energetiche;

            molto di tutto questo, senza l'agevolazione statale che ha persuaso tantissimi cittadini ed imprese alla scelta ecologica, non sarebbe stato possibile. Non si sottovaluti nemmeno la buona ragione che le politiche ecologiche costituiscono un'eccellenza dell'economia sia del Trentino sia dell'Alto Adige. Questi provvedimenti hanno, inoltre, decisamente contribuito alla crescita della produzione, nel nostro Paese, di quelle tecnologie che prima venivano del tutto importate, nonché hanno costituito fonte di reddito, in un momento di grave crisi economica, per migliaia di piccole imprese impegnate nel recupero energetico. Le circa 600.000 domande presentate in tre anni, portano a calcolare un volume di poco meno di 8 miliardi di euro di investimenti in ristrutturazioni ed isolamento di edifici, in installazione di pannelli solari e fotovoltaici, di caldaie a condensazione, infissi ed impianti a maggiore efficienza;

            è in fase di pubblicazione uno studio ENEA-CRESME che dimostra la fattibilità, in termini di crescita del bilancio dello Stato, di tali agevolazioni; le minori entrate determinate dalle detrazioni sono infatti compensate dalle maggiori entrate derivanti dall'imposizione fiscale sui nuovi investimenti e dal contributo che tali strumenti hanno dato rispetto a fenomeni di evasione fiscale. Va considerato inoltre il rilevante impatto occupazionale che queste misure inducono;

            anche la Commissione Ambiente della Camera, nell'ambito della discussione del DL 79/09 (Decreto anticrisi), ha espresso parere favorevole in merito alla permanenza di queste agevolazioni;

            tale proposta, fortemente condivisa dalla CNA Confederazione Nazionale dell'Artigianato e delle PMI, contribuirebbe non poco a dare certezze sia agli operatori economici che ai cittadini, nonché ad evitare che la crisi economica nella quale si trova il nostro Paese si ripercuota in modo pesante su settori nei quali è estremamente significativa la presenza di aziende artigiane e di piccole imprese, e generi un sostanziale blocco degli interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica degli edifici, con una conseguente influenza negativa, sia in termini economici sia occupazionali, sui settori delle costruzioni, dell'impiantistica, della produzione di serramenti ed infissi ed un aumento dell'economia sommersa con conseguente danno alle casse erariali,

        impegna il Governo:

            a considerare l'opportunità di portare a regime le detrazioni per le spese di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente – detrazione del 55 per cento delle spese sostenute – introdotte dalla legge finanziaria 2007e più volte prorogate dalle leggi di bilancio successive, dando così una positiva risposta alla richiesta di stabilità del quadro normativo proveniente dall'intera filiera produttiva interessata da tali agevolazioni.

G/2464/23/5

DE LILLO, BONFRISCO

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di discussione del disegno di legge AS 2464, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)»,

        premesso che:

            la legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), all'articolo 1, comma 337, ha introdotto, in via sperimentale, l'istituto del cinque per mille, prevedendo che lo stesso possa essere destinato, in base alla scelta del contribuente, ad una delle seguenti finalità: sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale; finanziamento della ricerca scientifica e dell'università; finanziamento della ricerca sanitaria;

            il cinque per mille rappresenta un'applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale, poiché promuove la libera iniziativa dei privati, organizzazioni non profit, enti di ricerca, università, associazioni di volontariato, nello svolgimento di attività di interesse generale;

            nelle successive leggi finanziarie questo istituto è sempre stato riconfermato, pur senza occupare una voce permanente nei capitoli di spesa del bilancio dello Stato;

            il comma 40 dell'articolo 1 del disegno di legge in esame dispone l'incremento di 924 milioni di euro per l'anno 2011 della dotazione del Fondo esigenze indifferibili ed urgenti, di cui all'articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 564 convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33;

            una quota delle predette risorse – pari a 874 milioni di euro – è destinata ad essere ripartita, con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, tra le finalità e negli importi indicati nell'Elenco 1 allegato al provvedimento in esame;

            all'istituto del 5 per mille, contenuto nel predetto Elenco 1, sotto la voce «Interventi di carattere sociale», sono stati destinati per l'anno 2011 100 milioni di euro a fronte dei 400 milioni stanziati nel 2010;

            tale decurtazione penalizzerebbe non solo le associazioni di volontariato, ma anche la ricerca scientifica;

            sono circa 15 milioni i contribuenti che hanno scelto di destinare la quota prevista dalla legge per sostenere il non profit e gli enti di ricerca scientifica, universitaria e sanitaria,

        impegna il Governo

            ad adottare le ulteriori opportune iniziative normative, con carattere di assoluta urgenza, volte a incrementare il limite di spesa per la proroga della liquidazione della quota del cinque per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, ai sensi dell'articolo 63-bis, commi da 1 a 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

G/2464/24/5

IZZO, TOFANI, CORONELLA, FLERES

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di discussione del disegno di legge AS 2464 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato» (legge di stabilità 2011),

        premesso che:

            varie Agenzie del Territorio stanno inviando da pochi mesi comunicazione a tutti i cittadini, quale ad esempio, dagli inizi di settembre 2010, l'Agenzia del Territorio di Benevento, per ottemperare alle disposizioni dell'articolo 2, comma 36, del decreto-legge del 3 ottobre 2006 n. 262, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, affinché vengano regolarizzati le situazioni catastali degli immobili entro il 31 dicembre 2010, come stabilito dall'articolo 19 comma 8 dal decreto-legge del 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge, con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n.122;

        considerato che:

            in caso di inottemperanza l'ufficio provvederà dopo tale data alla definizione di una presunta e successivamente, alla predisposizione dell'atto di aggiornamento con addebito di oneri e spese a carico del contribuente, come stabilito dall'articolo 19 comma 10 del decreto-legge del 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge, con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n.122;

            nella comunicazione sopra richiamata si informa altresì che in caso di ritardo nell'accatastamento, oltre alle spese di cui sopra, sono previste sanzioni comprese tra un minimo di 258 euro ed un massimo di 2.066 euro, per ogni unità immobiliare urbana, oltre alla sanzione per la mancata presentazione del tipo mappale;

        tenuto conto che:

            le condizioni metereologiche delle ultime settimane caratterizzate da numerose precipitazioni, stanno creando notevole disagio ai tecnici, tra l'altro oberati da incarichi professionali specifici e non, e che non possono effettuare rilievi topo grafici in patti colar modo nelle zone di campagna, necessari ed indispensabili per l'accatastamento,

        impegna il Governo

            ad assumere urgenti iniziative volte a prevedere la proroga del termine, di cui ai commi 8, 9, 10 e 11 del decreto-legge 78 del 2010 convertito con modificazioni dalla legge 122 del 2010, al 30 giugno 2011, nonché la proroga del termine di cui al comma 12 del medesimo decreto-legge, al 1º luglio 2011.

G/2464/25/5

IZZO, TOFANI, CORONELLA, FLERES

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di discussione del disegno di legge AS 2464 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato» (legge di stabilità 2011),

        premesso che:

            varie Agenzie del Territorio stanno inviando da pochi mesi comunicazione a tutti i cittadini, quale ad esempio, dagli inizi di settembre 2010, l'Agenzia del Territorio di Benevento, per ottemperare alle disposizioni dell'articolo 2, comma 36, del decreto-legge del 3 ottobre 2006 n. 262, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, affinché vengano regolarizzati le situazioni catastali degli immobili entro il 31 dicembre 2010, come stabilito dall'articolo 19 comma 8 dal decreto-legge del 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge, con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n.122;

        considerato che:

            in caso di inottemperanza l'ufficio provvederà dopo tale data alla definizione di una rendita catastale presunta e successivamente, alla predisposizione dell'atto di aggiornamento con addebito di oneri e spese a carico del contribuente, come stabilito dall'articolo 19 comma 10 del decreto-legge del 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge, con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n.122;

            nella comunicazione sopra richiamata si informa altresì che in caso di ritardo nell'accatastamento, oltre alle spese di cui sopra, sono previste sanzioni comprese tra un minimo di 258 euro ed un massimo di 2.066 euro, per ogni unità immobiliare urbana, oltre alla sanzione per la mancata presentazione del tipo mappale;

        tenuto conto che:

            le condizioni metereologiche delle ultime settimane caratterizzate da numerose precipitazioni, stanno creando notevole disagio ai tecnici, tra l'altro oberati da incarichi professionali specifici e non, e che non possono effettuare rilievi topografici in parti colar modo nelle zone di campagna, necessari ed indispensabili per l'accatastamento,

        impegna il Governo:

            ad assumere urgenti iniziative volte a prevedere la proroga del termine, di cui ai commi 8, 9, 10 e 11 del decreto-legge 78 del 2010 convertito con modificazioni dalla legge 122 del 2010, al 31 dicembre 2011, nonché la proroga del termine di cui al comma 12 del medesimo decreto-legge, al 1º gennaio 2012.

G/2464/26/5

THALER AUSSERHOFER, PETERLINI, FOSSON, POLI BORTONE

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            la legge finanziaria del 2008 (legge 23 dicembre 2005, n, 266) ha previsto, a titolo sperimentale, l'opportunità per il contribuente di sostenere volontariamente alcuni settori quali il no-profit, la ricerca sanitaria, scientifica e universitaria, destinando il 5 per mille dell'IRPEF dovuto all'erario;

            visto il successo ottenuto da tale istituto è stato poi sempre riconfermato negli anni successivi con le leggi finanziarie;

        considerato che:

            l'articolo l, comma 40 del Disegno di legge di stabilità 2011 ha decurtato i fondi destinati al 5 per mille prevedendo uno stanzia mento di soli 100 milioni di euro a fronte dei 400 milioni stanziati l'anno precedente;

            tale decurtazione, in particolare, va a scapito delle ONLUS e il no-profit i quali basano la loro attività solidaristica proprio grazie al 5 per mille versato dai contribuenti in sede di dichiarazione;

            tali organizzazioni rappresentano per i contribuenti più bisognosi realtà preziose e irrinunciabili che attraverso i servizi resi, colmano vuoti lasciati dall'organizzazione statale;

        impegna il Governo:

            ad adottare con urgenza le opportune iniziative volte a reintegrare il fondo del 5 per mille portandolo almeno a 400 milioni di euro.

G/2464/27/5

LEDDI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            Il decreto legge 78/2010 ha introdotto, a partire dal 1º luglio di quest'anno, una ritenuta del 10% sui bonifici disposti da contribuenti, che ordinano lavori di ristrutturazione o interventi di riqualificazione energetica per poi usufruire dei relativi bonus, in favore delle imprese esecutrici. Le banche o le Poste italiane, nel momento dell'accreditamento dei pagamenti, effettuano la ritenuta d'acconto, con obbligo di rivalsa, dell'imposta sul reddito dovuta dal beneficiario e provvedono al relativo versamento tramite F24.

            Questa disposizione normativa, oltre ad avere applicazione inique, si richiama tra l'altro, la fattispecie di «doppia» ritenuta che si configura quanto tra i diversi ordinanti dei bonifici sono ricompresi anche soggetti che già applicano la ritenuta di acconto sulle somme erogate, sta creando un a situazione di oggettiva e rilevante difficoltà in particolare alle piccole imprese artigiane, perché ingenera perdita di liquidità, versamento anticipato di imposte che potrebbero non essere dovute, aumento di oneri burocratici, creando condizioni del tutto contrarie alle politiche che in contesto di crisi, quale quella attuale, si renderebbero necessarie a sostegno del settore

        impegna il Governo:

            ad assicurare il superamento di questa disposizione al fine di consentire sia il supera mento delle criticità legate alla perdita di liquidità, al versamento anticipato di ulteriori imposte, all'aumento degli oneri burocratici per le piccole e medie imprese che consentire la piena efficacia del presupposto che è alla base della istituzione del beneficio fiscale a cui ci si riferisce ossia di norma di contrasto dell'evasione fiscale attraverso la creazione di un virtuoso «conflitto di interessi» che ha portato alla emersione di attività sommerse.

G/2464/28/5

RUSCONI, CERUTI, VITTORIA FRANCO, MARIAPIA GARAVAGLIA, MARCUCCI, PROCACCI, ANNA MARIA SERAFINI, VITA, CARLONI, LUSI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011, per quanto di competenza,

        premesso che:

            l'articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, prevede la riduzione del 50 per cento della spesa sostenuta nel 2009 per i contratti di somministrazione di lavoro, a tempo determinato, «CO.CO.CO.», formazione lavoro e lavoro accessorio da parte delle Amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, delle agenzie, incluse le Agenzie fiscali, delle università e degli enti di cui pubblici di cui all'articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165;

            tali disposizioni di riduzione della spesa costituiscono, peraltro, principi generali ai fini del coordinamento della finanza pubblica ai quali si adeguano le regioni, gli enti del Servizio sanitario nazionale e gli enti locali;

            con tale taglio si determinerà una perdita di posto di lavoro per migliaia di giovani con rapporto di lavoro precario nelle pubbliche amministrazioni;

        tali misure comporteranno una drastica riduzione della qualità e quantità dei servizi pubblici ai cittadini e alle imprese o la loro cessazione di fatto;

            la riduzione dell'impiego dei lavoratori in somministrazione presso il Ministero dell'interno ha già provocato il blocco delle procedure per la regolarizzazione degli immigrati e tale situazione peggiorerà alla scadenza dei contratti dei lavoratori a tempo determinato che non potranno essere completamente rinnovati;

            anche in altri enti, come, ad esempio, INPS e INPDAP, Croce Rossa Italiana e Vigili del Fuoco, i lavoratori in somministrazione o comunque con rapporto di lavoro precario rappresentano una risorsa necessaria per garantire i livelli di efficacia ed efficienza del servizio pubblico,

        impegna il Governo:

            ad apportare variazioni legislative alla normativa in oggetto, al fine di garantire la prosecuzione dell'operatività delle amministrazioni interessate, avvalendosi del personale precario attualmente impegnato nei servizi della pubblica amministrazione.

 

G/2464/29/5 (testo 2)

MASSIMO GARAVAGLIA

La 5 Commissione,

        premesso che.

            il comma 3-bis dell'articolo 7 del decreto-legge 31 maggio 2010, n.78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha disposto la soppressione dell'ENAM. Ente Nazionale Assistenza Magistrale, con conseguente trasferimento di tutte le funzioni a1l'Inpdap;

            nonostante la predetta soppressione, continua a vigere – senza ragioni d'essere – il prelievo dello 0,8 per cento sulle buste paga dei docenti e dirigenti scolastici, contribuenti dell'Ente disciolto;

            detto contributo, infatti, è destinato dalla legge istitutiva dell'Enam (decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 21 ottobre 1947, n. 1346, ratificato con legge 21 marzo 1953, n. 190 e modificato dalla legge 7 marzo 1957, n. 93) al finanziamento delle prestazioni di natura assistenziale e mutualistica rese dall'Enam medesimo;

        impegna il Governo:

            ad adottare gradualmente, compatibilmente con gli impegni di finanza pubblica, provvedimenti di propria competenza per la revoca della trattenuta dello 0,8 per cento sugli stipendi degli iscritti ex Enam.

 

G/2464/29/5

MASSIMO GARAVAGLIA

La 5 Commissione,

        premesso che.

            il comma 3-bis dell'articolo 7 del decreto-legge 31 maggio 2010, n.78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ha disposto la soppressione dell'ENAM. Ente Nazionale Assistenza Magistrale, con conseguente trasferimento di tutte le funzioni a1l'Inpdap;

            nonostante la predetta soppressione, continua a vigere – senza ragioni d'essere – il prelievo dello 0,8 per cento sulle buste paga dei docenti e dirigenti scolastici, contribuenti dell'Ente disciolto;

            detto contributo, infatti, è destinato dalla legge istitutiva dell'Enam (decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 21 ottobre 1947, n. 1346, ratificato con legge 21 marzo 1953, n. 190 e modificato dalla legge 7 marzo 1957, n. 93) al finanziamento delle prestazioni di natura assistenziale e mutualistica rese dall'Enam medesimo;

        impegna il Governo:

            ad adottare, compatibilmente con gli impegni di finanza pubblica, provvedimenti di propria competenza per la revoca della trattenuta dello 0,8 per cento sugli stipendi degli iscritti ex Enam.

G/2464/30/5 (testo 2)

GHEDINI, ROILO, TREU, ADRAGNA, BLAZINA, ICHINO, NEROZZI, PASSONI, CARLONI, LUSI, MERCATALI

La 5° Commissione,

in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011,

premesso che,

il comma 37 dell'articolo 1 del disegno di di legge di stabilità modifica l'articolo 12, comma 5, del decreto-legge n. 78 del 2010 che prevede l'applicazione della normativa previgente, in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici, per una serie di lavoratori che maturino i requisiti per l'accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011,  nei limiti di 10.000 soggetti beneficiari;

il perdurare della crisi economica, che vede molte imprese affrontare pesanti processi di ristrutturazione aziendale a fronte dei quali sussiste la concreta possibilità di non poter reintegrare la totalità dei lavoratori oggi sospesi dall'attività lavorativa e destinatari di misure di sostegno del reddito, rende necessario agevolare i processi di transizione alla quiescenza dei lavoratori che, prossimi alla maturazione dei requisiti, siano coinvolti in processi di ristrutturazione o di cessazione dell'attività produttiva;

a fronte di tale condizione, il mantenimento al 30 aprile 2010 della data di sottoscrizione degli accordi di mobilità ed il limite numerico di 10.000 unità previsti dall'articolo 12, comma 5, del decreto-legge n. 78 del 2010 per il pensionamento, in deroga alle disposizioni del decreto-legge n. 78 del 2010, dei lavoratori in via di espulsione dalla produzione risulta potenzialmente in contrasto con le necessità sopra descritte;

considerato, inoltre, che

secondo la disposizione in esame, tale prolungamento deve avvenire "per una durata non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data computata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del presente decreto e la data della decorrenza del trattamento pensionistico computata sulla base di quanto stabilito dal presente articolo. " (articolo 1, comma 37, lettera b), capoverso 5-bis, A.S. 2464);

occorre attribuire certezza alle modalità applicative della disposizione in esame, ove si consideri che nel previgente regime la data di decorrenza dei trattamenti pensionistici era individuata con data certa, mentre la normativa vigente prevede una data di decorrenza variabile, legata al momento in cui il lavoratore raggiunge i requisiti per la pensioni;

impegna il Governo:

a ricercare una soluzione affinché, in presenza del possesso dei requisiti di cui all'art. 12, comma 5, lettere a, b, e c, del decreto-legge n. 78 del 2010 risulti applicabile la disposizione in esame per tutti i lavoratori collocati in mobilità sulla base di accordi sindacali stipulati entro il 31 dicembre 2010, adeguando, qualora necessario, i limiti del numero di lavoratori beneficiari;

a chiarire il disposto relativo alla durata del "periodo di tempo necessario al raggiungimento della decorrenza del trattamento pensionistico" al fine di rendere certa l'applicazione della disposizione in oggetto.

G/2464/30/5

GHEDINI, ROILO, TREU, ADRAGNA, BLAZINA, ICHINO, NEROZZI, PASSONI, CARLONI, LUSI, MERCATALI

La 5º Commissione,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011,

        premesso che:

            il comma 37 dell'articolo 1 del disegno di legge di stabilità modifica l'articolo 12, comma 5, del decreto-legge n. 78 del 2010 che prevede l'applicazione della normativa previgente, in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici, per una serie di lavoratori che maturino i requisiti per l'accesso al pensionamento a decorrere dal 1º gennaio 2011, nei limiti di 10.000 soggetti beneficiari;

            il perdurare della crisi economica, che vede molte imprese affrontare pesanti processi di ristrutturazione aziendale a fronte dei quali sussiste la concreta possibilità di non poter reintegrare la totalità dei lavoratori oggi sospesi dall'attività lavorativa e destinatari di misure di sostegno del reddito, rende necessario agevolare i processi di transizione alla quiescenza dei lavoratori che, prossimi alla maturazione dei requisiti, siano coinvolti in processi di ristrutturazione o di cessazione dell'attività produttiva;

            a fronte di tale condizione, il mantenimento al 30 aprile 2010 della data di sottoscrizione degli accordi di mobilità ed il limite numerico di 10.000 unità previsti dall'articolo 12, comma 5, del decreto-legge n. 78 del 2010 per il pensionamento, in deroga alle disposizioni del decreto-legge n. 78 del 2010, dei lavoratori in via di espulsione dalla produzione risulta potenzialmente in contrasto con le necessità sopra descritte;

        considerato, inoltre, che

            secondo la disposizione in esame, tale prolungamento deve avvenire «per una durata non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data computata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del presente decreto e la data della decorrenza del trattamento pensionistico computata sulla base di quanto stabilito dal presente articolo». (articolo 1, comma 37, lettera b), capoverso 5-bis, A.S. 2464);

            occorre attribuire certezza alle modalità applicative della disposizione in esame, ove si consideri che nel previgente regime la data di decorrenza dei trattamenti pensionistici era individuata con data certa, mentre la normativa vigente prevede una data di decorrenza variabile, legata al momento in cui il lavoratore raggiunge i requisiti per la pensione;

        impegna il Governo:

            a rendere certa ed automatica, in presenza del possesso dei requisiti di cui all'articolo 12, comma 5, lettere a, b, e c, del decreto-legge n. 78 del 2010 l'applicazione della disposizione in esame per tutti i lavoratori collocati in mobilità sulla base di accordi sindacali stipulati entro il 31 dicembre 2010, adeguando, qualora necessario, i limiti del numero di lavoratori beneficiari;

            ad abrogare la disposizione di cui all'articolo 12, comma 6, secondo periodo, del decreto-legge n. 78 del 2010;

            a chiarire il disposto relativo alla durata del «periodo di tempo necessario al raggiungimento della decorrenza del trattamento pensionistico» al fine di rendere celia l'applicazione della disposizione in oggetto.

G/2464/31/5

GIARETTA, CARLONI, MERCATALI, GERMONTANI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame della disegno di legge recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)

        considerato che,

            l'articolo 7 della legge 30 luglio 2010 ha soppresso l'ENAM ed ha trasferito le funzioni all'INPDAP, che succede in tutti i rapporti attivi e passivi. Con il successivo comma 4, la legge ha stabilito che con decreti di natura non regolamentare del Ministro del Lavoro, di concetto con il Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, con il Ministro dell'Economia e Finanze e con il Ministro per la Pubblica Amministrazione, vengono trasferite all'INPDAP le risorse umane, finanziarie e strumentali sulla base delle risultanze del bilancio di chiusura alla data di entrata in vigore della legge;

            rilevato che, appare discutibile l'assenza dell'organo di rappresentanza fino ad oggi eletto dagli iscritti, a livello centrale, con compiti di indirizzo, verifica e controllo, e a livello provinciale, con compiti di assistenza e di diffusione nel territorio dei valori di sussidiarietà e solidarietà, che erano finalità costitutive per l'ente soppresso.

            ritenuto opportuno riconoscere agli iscritti ex Enam il diritto di avere una propria rappresentanza elettiva all'interno dell'INPDAP, prevedendo a questo fine uno specifico Comitato, con compiti di indirizzo, verifica e controllo,

        impegna il Governo

            ad assumere le opportune iniziative per prevedere la costituzione nell'ambito dell'INPDAP di un Comitato in rappresentanza degli iscritti all'ex ENAM per le finalità sopra richiamate.

G/2464/32/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            è prioritario sostenere la ricerca, atteso che essa rappresenta il settore chiave per il rafforzamento dell'economia italiana e per accrescere la capacità di competere del Paese a livello internazionale;

            occorre in proposito assicurare un adeguato investimento nelle risorse umane che favorisca il ricambio generazionale nel settore della ricerca, anche in considerazione dell'elevata età media dei ricercatori, in gran parte conseguente al prolungato blocco delle assunzioni;

            lo studio è un diritto primario che va garantito a tutti senza distinzioni né carenze e una legge di stabilità che si rispetti deve prevedere risorse in tal merito, per migliorare l'offerta formativa;

            è inoltre indispensabile contrastare efficacemente il fenomeno della cosiddetta fuga dei cervelli, promuovendo le condizioni per offrire ai giovani ricercatori italiani concrete opportunità professionali che li attraggano, ne favoriscano la crescita culturale e ne rafforzino l'indipendenza;

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di prevedere interventi legislativi che possano contrastare il fenomeno della fuga dei cervelli e offrire ai giovani ricercatori italiani serie ed efficaci risorse al fine di incrementare e incentivare il loro lavoro di ricerca che è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

G/2464/33/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            è stato approvato dalla Camera, il 19 maggio scorso, il testo unificato delle proposte di legge C. 82 e abb., recante misure in favore dei lavoratori che assistono familiari gravemente disabili;

            il provvedimento – che ha visto un lungo e complesso iter approvativo, caratterizzato da un confronto serrato con il Governo, anche sotto il profilo economico e finanziario – ha incontrato l'unanimità dei consensi tra i gruppi parlamentari;

            il provvedimento è stato quindi trasmesso al Senato (dove ha assunto il numero S. 2206) e la competente Commissione lavoro ne ha avviato l'esame, che si è momentaneamente interrotto in attesa del parere della Commissione Bilancio, la quale ha richiesto una relazione tecnica al Governo;

            in esito alla trasmissione della predetta relazione tecnica, sembrano essere sorti nuovi problemi, che invece sembravano ampiamente superati a seguito delle modifiche apportate in Commissione e in Assemblea presso la Camera;

            leggendo, tuttavia, la relazione di accompagnamento al disegno di legge di stabilità, si conferma che – ai fini della copertura finanziaria degli oneri recati dal provvedimento – la tabella A contiene un accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze, diretto proprio a coprire l'approvazione definitiva del progetto di legge;

            non sembrerebbero, pertanto, sussistere questioni particolari circa la possibilità di, giungere alle definitiva approvazione del testo;

            gli interventi previsti dal citato progetto di legge sono ormai indifferibili, trattandosi di andare finalmente incontro alle legittime richieste dei soggetti interessati, che hanno sopportato per una vita intera l'onere di assistenza dei propri familiari disabili e che vedono nell'approvazione del predetto provvedimento un segnale di – sia pur parziale – riconoscimento della loro abnegazione,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di confermare con assoluta urgenza, in maniera inequivoca, la copertura finanziaria del provvedimento di cui in premessa – e, se necessario, individuare eventuali risorse alternative a quelle indicate daIl'AS 2206 – al fine di eliminare ogni ulteriore ostacolo che si pone di fronte alla definitiva approvazione degli interventi in favore dei lavoratori che assistono familiari gravemente disabili.

G/2464/34/5

FLERES, FERRARA, CENTARO

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di discussione del disegno di legge atto S. n. 2464, recante: «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011),

        premesso che:

            si avverte sempre più l'esigenza di ridurre sensibilmente i costi delle pubbliche amministrazioni;

            l'Unione europea ha più volte sottolineato l'opportunità di affermare a fianco del principio della sussidiarietà verticale, anche quello della sussidiarietà orizzontale, trasferendo a soggetti diversi dalla pubblica amministrazione talune funzioni, così anche per accelerarne l'esito;

            l'accertamento di dette funzioni è opportuno che avvenga attraverso un'analisi per macroaggregati di competenze riferibili a ciascuna amministrazione, centrale o periferica, e da queste stesse è opportuno che vengano formulate le ipotesi di esternalizzazione,

        impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di avviare uno studio per ciascuna amministrazione, mirante a individuare quali funzioni esercitate dalle amministrazioni pubbliche possono essere esternalizzate e affidate a soggetti privati, fissando le modalità e le procedure.

G/2464/35/5 (testo 2)

FLERES, FERRARA, CENTARO

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di discussione del disegno di legge atto Senato n. 2464, recante: «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)»,

        premesso che:

            il decreto-legge 25 giugno 2008, n.112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, all'articolo 72 reca disposizioni in materia di personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo;

            in particolare, il suddetto articolo stabilisce che per gli anni 2009, 2010 e 2011 il personale in servizio presso le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le Agenzie fiscali, la Presidenza del Consiglio dei ministri, gli Enti pubblici non economici, le università, le Istituzioni ed Enti di ricerca nonché gli enti di cui all'articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, può chiedere di essere esonerato dal servizio nel corso del quinquennio antecedente la data di maturazione della anzianità massima contributiva di 40 anni. La richiesta di esonero dal servizio deve essere presentata dai soggetti interessati, improrogabilmente, entro il 1º marzo di ciascun anno a condizione che entro l'anno solare raggiungano il requisito minimo di anzianità contributivo richiesto e non è revocabile,

        impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di adottare misure volte a prevedere la proroga fino al 2013, così da contribuire ad un più rapido alleggerimento del costo dei dipendenti pubblici.

G/2464/35/5

FLERES, FERRARA, CENTARO

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di discussione del disegno di legge atto Senato n. 2464, recante: «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)»,

        premesso che:

            il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, all'articolo 72 reca disposizioni in materia di personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo;

            in particolare, il suddetto articolo stabilisce che per gli anni 2009, 2010 e 2011 il personale in servizio presso le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le Agenzie fiscali, la Presidenza del Consiglio dei ministri, gli Enti pubblici non economici, le università, le Istituzioni ed Enti di ricerca nonché gli enti di cui all'articolo 70, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, può chiedere di essere esonerato dal servizio nel corso del quinquennio antecedente la data di maturazione della anzianità massima contributiva di 40 anni. La richiesta di esonero dal servizio deve essere presentata dai soggetti interessati, improrogabilmente, entro il 1º marzo di ciascun anno a condizione che entro l'anno solare raggiungano il requisito minimo di anzianità contributivo richiesto e non è revocabile,

        impegna il Governo:

            ad adottare misure volte a prevedere la proroga fino al 2013, così da contribuire ad un più rapido alleggerimento del costo dei dipendenti pubblici.

G/2464/36/5

GERMONTANI, VIESPOLI, POLI BORTONE, CARLONI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            è sempre più sentita la necessità di analizzare e costruire bilanci attraverso una prospettìva di genere, con il fine ultimo di contribuire a realizzare concretamente la parità tra uomini e donne;

            a livello internazionale il primo paese a sperimentare il gender budgeting è stato l'Australia nel 1984. Successivamente altri paesi hanno promosso ed utilizzato tale strumento, tra i più attivi si possono citare: il Sudafrica, il Canada, la Gran Bretagna, la Francia, Israele, la Svizzera, la Norvegia, la Svezia e la Danimarca;

            l'importanza e l'efficacia di tale strumento sono state riconosciute dalla comunità internazionale nella Quarta Conferenza delle Donne (Pechino 1995), nella «Beijing Platform for Action» infatti si afferma che il bilancio di genere rappresenta un'azione utile per la promozione ed attuazione del principio del gender mainstreaming;

            l'Unione europea ha recepito le indicazioni e la prospettiva della Conferenza di Pechino ed in particolare dal 2001 ha iniziato ad impegnarsi nella diffusione e promozione del bilancio di genere, inserendo tale strumento in un più ampio quadro di iniziative per le pari opportunità. Nel 2003 è stata presentata al Parlamento Europeo, dalla Commissione per i diritti della donna e le pari opportunità, una relazione e una proposta di risoluzione in tema di bilancio di genere («Gender Budgeting – la costruzione dei bilanci pubblici secondo la prospettiva di genere»);

            per ciò che riguarda il nostro Paese, la legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008) all'articolo 2, comma 481, allo scopo di introdurre il bilancio di genere per le amministrazioni statali e anche al fine di valutare i risultati delle missioni affidate ai singoli Ministeri con il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2008, ha previsto una attività di sperimentazione presso i Ministeri della salute, della pubblica istruzione, del lavoro e della previdenza sociale e dell'università e della ricerca;

            l'articolo 2, comma 482, della succitata legge n. 244 del 2007 recita «Il Ministro per i diritti e le pari opportunità stabilisce con proprio decreto di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze i criteri e le metodologie utili alla realizzazione della sperimentazione di cui al comma 481»;

            inoltre, all'articolo 2, comma 483, della legge n. 244 del 2007, è stata autorizzata la spesa di 2 milioni di euro per il 2008 per l'attuazione di corsi di formazione e di aggiornamento per i dirigenti dei Ministeri di cui al comma 481 al fine della stesura sperimentale del bilancio di genere da parte del Ministero delle pari opportunità. La suddetta spesa è stata definanziata con il decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93,

        impegna il Governo:

            ad attuare, anche con il necessario rifinanziamento, la previsione contenuta all'articolo 2, comma 483 della succitata legge n. 244 del 2007;

            a riferire al Parlamento i dati informativi sullo stato attuativo della norma, stante il coinvolgimento del Ministero dell'economia e delle finanze;

            ad attuare la previsione contenuta al comma 481 della legge n. 244 del 2007 introducendo – in linea con le esperienze di altri Paesi europei e Istituzioni Comunitarie – il bilancio di genere, valutando l'impatto della normativa sul piano della parità di genere;

            a prevedere azioni volte ad implementare il sistema di formazione della dirigenza nel comparto pubblico già previsto dalla normativa richiamata, tenuto conto anche degli interventi in corso per la riorganizzazione e la riqualificazione della spesa.

G/2464/37/5 (testo 2)

GERMONTANI, VIESPOLI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            la puntuale applicazione della legge 24 dicembre 2007, n. 244, articolo 2, comma 628, lettera a), numero 3), in cui è prevista la alienazione in favore degli utenti degli alloggi definiti a riscatto, consentirebbe di raggiungere il duplice obiettivo di salvaguardia delle famiglie e nel contempo di ulteriori risorse in favore dello Stato;

            la su menzionata legge aveva modificato la precedente legge 18 agosto 1978, n. 497, articolo 6, introducendo una nuova disciplina degli alloggi di servizio ubicati all'esterno delle infrastrutture militari;

            nel merito, il Ministro della difesa pro tempore aveva dato disposizioni affinché, una volta individuati gli alloggi da alienare, come da comma 628, lettera b), si procedesse con l'inserimento del rimanente patrimonio alloggiativo in una delle tre nuove categorie previste dalla legge – alloggi di servizio all'incarico (ASI), alloggi di servizio per temporanea sistemazione (AST) e alloggi di servizio da alienare con possibilità di riscatto;

            i decreti ministeriali, emanati annualmente dal Ministro della difesa in applicazione della legge 24 dicembre 1993, n. 537, articolo 9, comma 7, concernenti il patrimonio abitativo della difesa, relativi agli anni 2008 e 2009, riportano un numero sproporzionato di alloggi ASI rispetto a quello che dovrebbe essere nel rispetto della legge e, nel contempo, non vi è traccia della categoria degli alloggi a riscatto;

            numerose famiglie di utenti con titolo concessorio scaduto sono oggetto di comunicazione da parte dell'Amministrazione difesa concernente un preavviso di sfratto;

            con la puntuale applicazione della legge questi utenti invece potrebbero essere futuri acquirenti degli alloggi dichiarati alienabili a riscatto,

        impegna il Governo:

            a comunicare, attenendosi alla lettera della legge n. 244 del 2007, articolo 2, comma 628, lettera a), numero 1), l'esatto numero degli alloggi di servizio all'incarico (ASI), identificandone la localizzazione;

            a riferire sul numero esatto e sulla ubicazione della tipologia degli alloggi alienabili a riscatto;

 

a valutare l'opportunità di

 

            non intraprendere iniziative di avvio di procedimenti di recupero forzoso nei confronti degli utenti che siano in regola con il pagamento dei canoni e degli oneri accessori fino a quando non sarà concluso l'iter dell'effettivo e totale trasferimento degli immobili individuati come alienabili;

            nella stesura del regolamento del Ministero della difesa, applicativo dell'articolo 6, comma 21-quater, della legge n. 78 del 29 luglio 2010 relativo alla determinazione di nuovi canoni, a esplicitare la non applicabilità di maggiorazioni di canone rispetto a quello già in vigore nei confronti degli utenti con reddito familiare annuo lordo non superiore a quello fissato annualmente dal decreto del Ministro della difesa richiamato in premessa;

            esplicitare nello stesso regolamento che l'applicazione di qualunque variazione di canone ha efficacia solamente a partire dalla data di notifica al conduttore del nuovo canone determinato.

G/2464/37/5

GERMONTANI, VIESPOLI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            la puntuale applicazione della legge 24 dicembre 2007, n. 244, articolo 2, comma 628, lettera a), numero 3), in cui è prevista la alienazione in favore degli utenti degli alloggi definiti a riscatto, consentirebbe di raggiungere il duplice obiettivo di salvaguardia delle famiglie e nel contempo di ulteriori risorse in favore dello Stato;

            la su menzionata legge aveva modificato la precedente legge 18 agosto 1978, n. 497, articolo 6, introducendo una nuova disciplina degli alloggi di servizio ubicati all'esterno delle infrastrutture militari;

            nel merito, il Ministro della difesa pro tempore aveva dato disposizioni affinché, una volta individuati gli alloggi da alienare, come da comma 628, lettera b), si procedesse con l'inserimento del rimanente patrimonio alloggiativo in una delle tre nuove categorie previste dalla legge – alloggi di servizio all'incarico (ASI), alloggi di servizio per temporanea sistemazione (AST) e alloggi di servizio da alienare con possibilità di riscatto;

            i decreti ministeriali, emanati annualmente dal Ministro della difesa in applicazione della legge 24 dicembre 1993, n. 537, articolo 9, comma 7, concernenti il patrimonio abitativo della difesa, relativi agli anni 2008 e 2009, riportano un numero sproporzionato di alloggi ASI rispetto a quello che dovrebbe essere nel rispetto della legge e, nel contempo, non vi è traccia della categoria degli alloggi a riscatto;

            numerose famiglie di utenti con titolo concessorio scaduto sono oggetto di comunicazione da parte dell'Amministrazione difesa concernente un preavviso di sfratto;

            con la puntuale applicazione della legge questi utenti invece potrebbero essere futuri acquirenti degli alloggi dichiarati alienabili a riscatto,

        impegna il Governo:

            a comunicare, attenendosi alla lettera della legge n. 244 del 2007, articolo 2, comma 628, lettera a), numero 1), l'esatto numero degli alloggi di servizio all'incarico (ASI), identificandone la localizzazione;

            a riferire sul numero esatto e sulla ubicazione della tipologia degli alloggi alienabili a riscatto;

            a non intraprendere iniziative di avvio di procedimenti di recupero forzoso nei confronti degli utenti che siano in regola con il pagamento dei canoni e degli oneri accessori fino a quando non sarà concluso l'iter dell'effettivo e totale trasferimento degli immobili individuati come alienabili;

            nella stesura del regolamento del Ministero della difesa, applicativo dell'articolo 6, comma 21-quater, della legge n. 78 del 29 luglio 2010 relativo alla determinazione di nuovi canoni, a esplicitare la non applicabilità di maggiorazioni di canone rispetto a quello già in vigore nei confronti degli utenti con reddito familiare annuo lordo non superiore a quello fissato annualmente dal decreto del Ministro della difesa richiamato in premessa;

            a esplicitare nello stesso regolamento che l'applicazione di qualunque variazione di canone ha efficacia solamente a partire dalla data di notifica al conduttore del nuovo canone determinato.

G/2464/38/5

DELLA SETA, DE LUCA, DI GIOVAN PAOLO, FERRANTE, MAZZUCONI, MOLINARI, TEDESCO, ZANDA, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011,

        premesso che:

            dall'esame della manovra di bilancio 2011 emerge un quadro preoccupante della strategia del Governo in materia di politiche abitative; in particolare, si profila, con evidenza, l'assenza di qualsiasi iniziativa per fronteggiare l'emergenza abitativa, nonostante sia imminente la scadenza, al 31 dicembre, della proroga degli sfratti;

            la decisione di bilancio 2011-2013 – diversamente da quanto avveniva negli anni scorsi – nell'allegato infrastrutture non reca alcun capitolo o alcun riferimento programmatico alle politiche abitative; viceversa, nei documenti di bilancio e, in modo mediato, nel «collegato» decreto-legge n. 78 del 2010, vi è una significativa riduzione di risorse, in particolare per gli enti locali e territoriali che sono i principali enti gestori delle iniziative a sostegno dei soggetti disagiati e delle politiche abitative;

            nel Bilancio, alla tabella 10 (Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'anno finanziario 2011) la missione 19 (Casa e assetto urbanistico) subisce una decurtazione che raggiunge, in termini percentuali, quasi il 34 per cento;

            la «manovra» 2011 opera un drastico e insostenibile taglio sul Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione: il cosiddetto «fondo affitti» di cui all'articolo Il, comma 1, della legge n. 431 del 1998 avrà risorse del tutto insufficienti al fabbisogno per tutto il prossimo triennio; la «previsione» è di 33,55 milioni di euro per il 2011, 33,9 milioni di euro per il 2012 e 14,3 milioni di euro per il 2013; il netto taglio del Fondo affitti evidenziato, in particolare, nel Bilancio di previsione è l'effetto della riduzione operata sulle risorse delle regioni a statuto ordinario dal decreto-legge n. 78 del 2010 approvato l'estate corsa e che ha «anticipato» la manovra 2011;

            il Fondo affitti è, tuttora, il principale sostegno alla locazione dei soggetti a medio-basso reddito; il Fondo eroga contributi ai conduttori – privati – a basso reddito per il pagamento dei canoni di locazione, mentre le regioni ed i comuni – che hanno subito, pressoché integralmente, la manovra del decreto-legge n. 78 del 2010 – dovrebbero integrare con propri fondi tali esigue risorse;

            il taglio, rispetto alle disponibilità degli anni precedenti, è ingente ed insostenibile: lo stesso Fondo aveva una «dotazione» di oltre 335 milioni nel 2001 che, dieci anni dopo, a fronte di bisogni ben superiori, risulta ridotta al 10 per cento dello stanziamento 2001 e che consentirebbe di soddisfare, solo il 15 per cento delle domande previste;

            a fronte di tale indebolimento delle politiche abitative si assiste ad un incremento esponenziale del numero di sfratti per morosità che hanno raggiunto il 90 per cento dei provvedimenti di sfratto emessi,

        impegna il Governo:

            a reintegrare il Fondo affitti con adeguate risorse a soddisfare le richieste di contributi;

            a finanziare con fondi certi, costanti nel tempo e commisurati al fabbisogno, in particolare dei Comuni ad alta tensione abitativa, le politiche abitative e gli investimenti negli alloggi sociali;

            a valutare l'opportunità di incentivare le iniziative degli enti locali che adottano misure di sostegno ai cittadini che si trovano in condizioni di morosità incolpevole contribuendo concretamente al mantenimento degli alloggi.

G/2464/39/5

BASSOLI, BOSONE, BIONDELLI, CHIAROMONTE, COSENTINO, IGNAZIO MARINO, PORETTI, CARLONI, LUSI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011,

        premesso che:

            la tutela della salute e la cura della persona sono compiti primari di uno Stato sociale;

        il Paese nel suo complesso è chiamato a farsi carico della necessità di garantire un sistema sanitario a carattere pubblico e universalistico caratterizzato da qualità, equità, efficacia, efficienza ed economicità;

            è sempre più necessario superare il gap che divide il Nord e Sud del Paese, analizzando con attenzioni le ragioni che ne stanno alla base e attuando una politica che non si limiti solo a tagli indiscriminati – in ragione di una pur necessaria riduzione del deficit – ma che, al contempo, ponga le basi per invertire la tendenza nelle logiche e nelle dinamiche strutturali dei servizi sanitari locali;

            occorre che l'affermazione della necessità di legalità e di trasparenza si declini nella complessiva gestione del Servizio sanitario nazionale, traducendosi, nei fatti, in controlli e verifiche sugli appalti, i contratti di fornitura, gli accordi e le convenzioni con i privati e i professionisti, nei concorsi, nonché nella gestione ordinaria e straordinaria;

            la maggioranza degli ospedali e delle strutture sanitarie pubbliche sono ormai troppo fatiscenti, non sicuri, non in linea con i moderni standard richiesti per una assistenza efficiente e di qualità – in particolare per le caratteristiche spaziali-dimensionali, nonché affetti da gl'avi carenze strutturali e richiedenti continui e costosi interventi di ristrutturazione e di manutenzione non adeguatamente programmabili che, di conseguenza, incidono sul piano economico in maniera sostanziale come costi fissi;

            ammodernare gli ospedali e le strutture sanitarie non serve solo a migliorare la qualità ed efficienza del servizio reso, ma potrebbe essere l'occasione per un serio consolidamento delle strutture che in un Paese caratterizzato da una rilevante attività sismica appare quanto mai opportuna;

            con il disegno di legge di stabilità questo Governo ha bloccato gli investimenti nel settore della sanità per l'ammodernamento strutturale e tecnologico, impedendo sostanzialmente alle Regioni ogni attività nell'edilizia sanitaria, comprese quelle per la messa in sicurezza degli ospedali e per la loro stessa manutenzione ordinaria;

            l'articolo 1, comma 5, destina ad interventi di edilizia sanitaria pubblica una quota pari 1.500 milioni di euro, per il 2012, delle risorse relative alla programmazione regionale del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), ripartite rispettando la percentuale di destinazione dell'85% alle regioni del Mezzogiorno e del 15% alle regioni del Centro-Nord, che contraddistingue l'attribuzione delle risorse FAS;

            è necessario intervenire a sostegno del sistema sanitario nel suo complesso con interventi di edilizia sanitaria e per la messa in sicurezza delle strutture;

            è necessaria una capillare opera di ammodernamento e di potenziamento della rete dei servizi territoriali anche attraverso la trasformazione degli ospedali con pochi posti letto non in grado di offrire un servizio adeguato e qualificato e delle infrastrutture sanitarie e della dotazione tecnologica, poiché la garanzia di un sistema sanitario nazionale efficace, efficiente e di qualità, nonché sostenibile da un punto di vista economico-finanziario dovrebbe essere compito primario dello Stato;

        impegna il Governo:

            a definire un piano programmatico di riammodernamento complessivo del Sistema sanitario pubblico;

            a reperire e destinare ulteriori e adeguate risorse finanziarie al fine di garantire, non solo per interventi di edilizia sanitaria, ma più in generale per l'ammodernamento e l'efficentamento di un sistema sanitario pubblico di qualità;

            a regolare l'utilizzazione delle predette risorse, nonché prevedere adeguati controlli e sanzioni nell'utilizzazione delle stesse.

G/2464/40/5

ANNA MARIA SERAFINI, ROILO, TREU, ADRAGNA, BLAZINA, GHEDINI, ICHINO, PASSONI, NEROZZI, CARLONI, LUSI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011, premesso che:

            il disegno di legge di stabilità prevede una sostanziale riduzione di risorse in materia di politiche sociali;

            nella manovra economica non c'è alcuna misura, di tipo strutturale e di dimensioni adeguate alla crisi economica che il Paese sta attraversando, a sostegno degli strumenti di protezione sociale e di contrasto alle povertà;

            in una perversa logica di tagli sono ridotti gli stanziamenti del Fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, del Fondo per le politiche della famiglia, del Fondo nazionale per il servizio civile e del Fondo per le pari opportunità, mentre nulla è previsto per il Fondo per l'inclusione degli immigrati ed il Fondo contro la violenza alle donne;

            a fronte di una situazione così drammatica, vi è, ancora una volta, la conferma da patte del Governo delle decurtazioni – già avvenute con il decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 – di tutti i principali Fondi relativi alla spesa sociale;

        premesso inoltre che:

            alla tabella C del disegno di legge finanziaria per l'anno 2010, Ministero del lavoro e delle politiche sociali, la dotazione finanziaria per il Fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza subisce una ulteriore riduzione rispetto alla legge finanziaria per il 2009, nella quale peraltro il finanziamento della legge 28 agosto 1997, n. 285, recante disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza, recava una riduzione di stanziamento pari a più di 5 milioni di euro passando da 44,4 a 39,2 milioni di euro;

            questo taglio si aggiunge alle riduzioni di spesa previste dal decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n, 133, (cosiddetta manovra d'estate per il 2008) alle missioni nel cui ambito sono finanziate le politiche per l'infanzia e l'adolescenza (cooperazione allo sviluppo, istruzione, diritti sociali, solidarietà sociale e famiglia, giovani e sport, salute, immigrazione) pari a ben 2 miliardi e 600 milioni di euro;

            fra le attività a tutela dei minori che rischiano di essere particolarmente compromesse si segnalano quelle relative all'affidamento dei minori, disciplinate dalla legge 4 maggio 1983, n, 184, come modificata dalla legge 28 marzo 2001, n. 149,

        considerato che:

            il maxiemendamento approvato alla Camera dei deputati ha parzialmente reintegrato il Fondo nazionale per le politiche sociali prevedendo uno stanziamento, per il solo 20 Il, di 200 milioni di euro, misura apprezzabile, ma sicuramente non ancora sufficiente;

            nonostante il Fondo nazionale per le politiche sociali rappresenti il principale strumento di finanziamento con cui le regioni e gli enti locali erogano i servizi sociali, in soli quattro anni le risorse da ripartire alle regioni hanno subito una drastica riduzione;

            stessa sorte è toccata al Fondo per le politiche della famiglia che viene ridotto di più di 80 milioni di euro, rispetto alla legge finanziaria 2010, per ciascuno degli anni 2011,2012 e 2013;

        impegna il Governo:

            a reperire le risorse necessarie a rifinanziare, in modo adeguato, il Fondo nazionale per l'adolescenza e l'infanzia, il Fondo nazionale per le politiche sociali ed il Fondo per le politiche della famiglia;

            ad adottare misure strutturali di sostegno per i giovani e le famiglie finalizzate allo sviluppo della rete dei servizi sul territorio, a partire dai consultori familiari, dagli asili nido, dal sostegno alla non auto sufficienza, allo sviluppo degli interventi per la domiciliarità;

            a considerare le politiche giovanili come parte integrante, sostanziale e strategica delle politiche di sviluppo della nostra società.

G/2464/41/5 (testo 2)

VITTORIA FRANCO, ROILO, CARLONI, LUSI, MERCATALI, TREU, ADRAGNA, BLAZINA, GHEDINI, ICHINO, PASSONI, NEROZZI, MONGIELLO, DONAGGIO

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011,

        premesso che:

            la manovra finanziaria per gli anni 2011-2013 – come delineata dai disegni di stabilità e di bilancio – non tiene in alcun modo conto della crisi economica che il Paese sta attraversando; infatti, non reca alcuna incisiva misura di sostegno al potere d'acquisto di salari e pensioni e si connota per la completa rinuncia ad intervenire sulla distribuzione dei redditi, in primo luogo attraverso una riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro e da pensione, nonché sul sostegno alla domanda interna;

            è assente qualsiasi intervento a sostegno degli strumenti di protezione sociale e di contrasto alle povertà, di tipo strutturale e di dimensioni adeguate alla crisi economica che il Paese sta attraversando;

            in tal senso, ciò che rileva ai fini della valutazione del disegno di legge di stabilità e del disegno di legge del bilancio non è tanto ciò che essi prevedono, quanto piuttosto quello che vistosamente manca per la realizzazione di un'incisiva ed equa effettiva manovra di politica economica orientata alla ripresa dell'occupazione;

            l'assenza di misure di sostegno fiscale ai redditi da lavoro, dipendente ed autonomo, e alla creazione di nuova occupazione, deprimerà ulteriormente la domanda interna, ostacolando la ripresa economica e creando condizioni critiche per il mantenimento della coesione sociale;

            la sostanziale riduzione di risorse in materia di politiche sociali e di politiche per il lavoro comporterà gravi ripercussioni sullo sviluppo delle politiche per le categorie maggiormente esposte alla disoccupazione, in particolare per i giovani e per le donne;

        considerato che:

            gli studi, le ricerche e le analisi condotte dall'ISTAT, dall'OCSE, dall'IRES CGIL e dalla Banca d'Italia – richiamando solo quelle realizzate più recentemente e delle quali è stata data notizia anche in questi giorni dagli organi di stampa – mostrano chiaramente quanto sia grave l'arretratezza del nostro Paese per la partecipazione femminile al mercato del lavoro. Il mondo del lavoro in Italia si distingue dal resto d'Europa per la sussistenza di pratiche discriminatorie verso le lavoratrici, per la loro precarietà e la disparità di trattamento economico, per la mancanza di strumenti e di servizi che incentivino l'accesso e la permanenza delle donne nel mondo del lavoro;

            il recente rapporto dell'OCSE sull'occupazione in Italia conferma il contesto negativo nel quale le donne italiane vivono. Solo il 46 per cento delle donne ha un lavoro; il tasso di occupazione femminile italiano è migliore solo di quelli del Messico e della Turchia; le donne sono pagate, a parità di figure e competenze professionali, in media il 17 per cento meno degli uomini;

            recenti statistiche dell'ISTAT hanno evidenziato che la tendenza alla crescita dell'occupazione femminile, dopo 15 anni, si è arrestata anche al Nord, e la divisione dei ruoli in famiglia rende più difficile per le donne la ricerca del lavoro, che nel corso del 2009 la discesa dell'occupazione femminile ha interessato tutte le figure del mercato del lavoro: prima le dipendenti a termine, le collaboratrici, le autonome, poi le occupate a tempo indeterminato;

            il tasso di occupazione femminile è sceso al 46,1%, con un calo di oltre un punto, e si trova ben 14 punti al di sotto dell'obiettivo di Lisbona e 12 dalla media europea; più di una donna su sei aveva, nel 2006, un contratto di lavoro a tempo determinato. A fronte di un numero complessivo di 425 mila posti di lavoro creati tra il 2005 ed il 2006, infatti, 196 mila sono dipendenti a tempo determinato e di questi ben 107 mila sono donne;

            il nostro Paese è in grave ritardo sul raggiungimento degli obiettivi del Trattato di Lisbona sull'occupazione femminile, sulle necessità di nuove forze di lavoro e sulle disparità retributive uomo-donna;

            secondo uno studio della Banca d'Italia una delle soluzioni per risollevare l'economia italiana dalla sua stagnazione è quella di realizzare l'effettiva parità tra uomini e donne nel mercato del lavoro. Lo studio rivela che se il tasso di occupazione femminile raggiungesse il livello di quello maschile il nostro prodotto interno lordo salirebbe del 17,5 per cento. Tradotto in valori assoluti tale indice corrisponderebbe a 260 miliardi di euro, cioè 60 volte l'importo del taglio dell'ICI deciso dal Governo;

            lo studio della Banca d'Italia, inoltre, conferma l'esistenza di un effetto di moltiplicatore che deriva dalla maggiore occupazione delle donne. Per ogni 100 donne che entrano nel mercato del lavoro si creano 15 nuovi posti nell'ambito dei sèrvizi e dell'assistenza alle persone;

            nell'ambito del disegno di legge in esame non vi è alcuna previsione che affronti la questione dell'occupazione femminile, dell'accesso e della permanenza delle donne nel mondo del lavoro;

        impegna il Governo:

            a potenziare le politiche attive a favore dell'occupazione femminile, anche attraverso incentivi e vantaggi fiscali, per l'inclusione sociale, per il contrasto alle pratiche discriminatorie subite dalle donne nel campo sociale e del lavoro, per conciliare i diritti ed i doveri di genitorialità e cura della famiglia con il diritto delle donne al lavoro ed all'indipendenza economica.

G/2464/41/5

VITTORIA FRANCO, ROILO, CARLONI, LUSI, MERCATALI, TREU, ADRAGNA, BLAZINA, GHEDINI, ICHINO, PASSONI, NEROZZI, MONGIELLO, DONAGGIO

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011,

        premesso che:

            la manovra finanziaria per gli anni 2011-2013 – come delineata dai disegni di stabilità e di bilancio – non tiene in alcun modo conto della crisi economica che il Paese sta attraversando; infatti, non reca alcuna incisiva misura di sostegno al potere d'acquisto di salari e pensioni e si connota per la completa rinuncia ad intervenire sulla distribuzione dei redditi, in primo luogo attraverso una riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro e da pensione, nonché sul sostegno alla domanda interna;

            è assente qualsiasi intervento a sostegno degli strumenti di protezione sociale e di contrasto alle povertà, di tipo strutturale e di dimensioni adeguate alla crisi economica che il Paese sta attraversando;

            in tal senso, ciò che rileva ai fini della valutazione del disegno di legge di stabilità e del disegno di legge del bilancio non è tanto ciò che essi prevedono, quanto piuttosto quello che vistosamente manca per la realizzazione di un'incisiva ed equa effettiva manovra di politica economica orientata alla ripresa dell'occupazione;

            l'assenza di misure di sostegno fiscale ai redditi da lavoro, dipendente ed autonomo, e alla creazione di nuova occupazione, deprimerà ulteriormente la domanda interna, ostacolando la ripresa economica e creando condizioni critiche per il mantenimento della coesione sociale;

            la sostanziale riduzione di risorse in materia di politiche sociali e di politiche per il lavoro comporterà gravi ripercussioni sullo sviluppo delle politiche per le categorie maggiormente esposte alla disoccupazione, in particolare per i giovani e per le donne;

        considerato che:

            gli studi, le ricerche e le analisi condotte dall'ISTAT, dall'OCSE, dall'IRES CGIL e dalla Banca d'Italia – richiamando solo quelle realizzate più recentemente e delle quali è stata data notizia anche in questi giorni dagli organi di stampa – mostrano chiaramente quanto sia grave l'arretratezza del nostro Paese per la partecipazione femminile al mercato del lavoro. Il mondo del lavoro in Italia si distingue dal resto d'Europa per la sussistenza di pratiche discriminatorie verso le lavoratrici, per la loro precarietà e la disparità di trattamento economico, per la mancanza di strumenti e di servizi che incentivino l'accesso e la permanenza delle donne nel mondo del lavoro;

            il recente rapporto dell'OCSE sull'occupazione in Italia conferma il contesto negativo nel quale le donne italiane vivono. Solo il 46 per cento delle donne ha un lavoro; il tasso di occupazione femminile italiano è migliore solo di quelli del Messico e della Turchia; le donne sono pagate, a parità di figure e competenze professionali, in media il 17 per cento meno degli uomini;

            recenti statistiche dell'ISTAT hanno evidenziato che la tendenza alla crescita dell'occupazione femminile, dopo 15 anni, si è arrestata anche al Nord, e la divisione dei ruoli in famiglia rende più difficile per le donne la ricerca del lavoro, che nel corso del 2009 la discesa dell'occupazione femminile ha interessato tutte le figure del mercato del lavoro: prima le dipendenti a termine, le collaboratrici, le autonome, poi le occupate a tempo indeterminato;

            il tasso di occupazione femminile è sceso al 46,1%, con un calo di oltre un punto, e si trova ben 14 punti al di sotto dell'obiettivo di Lisbona e 12 dalla media europea; più di una donna su sei aveva, nel 2006, un contratto di lavoro a tempo determinato. A fronte di un numero complessivo di 425 mila posti di lavoro creati tra il 2005 ed il 2006, infatti, 196 mila sono dipendenti a tempo determinato e di questi ben 107 mila sono donne;

            il nostro Paese è in grave ritardo sul raggiungimento degli obiettivi del Trattato di Lisbona sull'occupazione femminile, sulle necessità di nuove forze di lavoro e sulle disparità retributive uomo-donna;

            secondo uno studio della Banca d'Italia una delle soluzioni per risollevare l'economia italiana dalla sua stagnazione è quella di realizzare l'effettiva parità tra uomini e donne nel mercato del lavoro. Lo studio rivela che se il tasso di occupazione femminile raggiungesse il livello di quello maschile il nostro prodotto interno lordo salirebbe del 17,5 per cento. Tradotto in valori assoluti tale indice corrisponderebbe a 260 miliardi di euro, cioè 60 volte l'importo del taglio dell'ICI deciso dal Governo;

            lo studio della Banca d'Italia, inoltre, conferma l'esistenza di un effetto di moltiplicatore che deriva dalla maggiore occupazione delle donne. Per ogni 100 donne che entrano nel mercato del lavoro si creano 15 nuovi posti nell'ambito dei sèrvizi e dell'assistenza alle persone;

            nell'ambito del disegno di legge in esame non vi è alcuna previsione che affronti la questione dell'occupazione femminile, dell'accesso e della permanenza delle donne nel mondo del lavoro;

        impegna il Governo:

            a potenziare, in conformità con gli obiettivi europei e nell'interesse primario del nostro Paese a superare le proprie arretratezze culturali, civili ed economiche, le politiche attive a favore dell'occupazione femminile,anche attraverso incentivi e vantaggi fiscali, per l'inclusione sociale, per il contrasto alle pratiche discriminatorie subite dalle donne nel campo sociale e del lavoro, per conciliare i diritti ed i doveri di genitorialità e cura della famiglia con il diritto delle donne al lavoro ed all'indipendenza economica.

G/2464/42/5

ADERENTI, MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            la Repubblica riconosce il diritto alla formazione di ogni persona a partire dai primi anni di età e, nel quadro delle azioni di sostegno alle famiglie nella cura ed educazione dei figli, istruisce i servizi per la prima infanzia;

            il nostro Paese soffre per una carenza strutturale di asili nido su tutto il territorio nazionale;

            quella degli asili nido è una realtà che nata nel 1971 con la legge 1044 che istituì i nidi comunali, con la previsione di crearne 3800 entro il 1976, ne vede ora realizzati, a più di 30 anni da quel via libera, poco più di 3100 (e solo nel 17% dei comuni). Dato, questo, che in termini di percentuale di posti disponibili rispetto all'utenza potenziale si traduce in un misero 6%, a fronte del 33% posto dall'agenda di Lisbona come obiettivo comunitario da raggiungere nel 2010. Un 6% che diventa un 9,1% se si considerano anche le strutture private, che offrono il servizio di assistenza alla prima infanzia, ma che sta a indicare la media tra il picco massimo del 16% in Emilia Romagna e quello minimo dell'1% in Puglia, Calabria e Campania;

            è necessario quindi un intervento che nel breve periodo possa offrire una risposta rapida alle richieste di posti nelle strutture socio educative e per far questo è importante agire con formule nuove cercando di coniugare l'iniziativa pubblica a quella privata applicando sistemi di collegamento rapidi tra le istituzioni nel rispetto del principio di sussidiarietà verticale e orizzontale;

        impegna il Governo:

            a promuovere in sede di Conferenza Stato regioni un piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi incentrato sulla ristrutturazione degli immobili comunali in disuso al fine di concederne In convenzione l'utilizzo agli operatori privati del settore che si impegnano: a mantenere i costi per l'accesso dei bambini alle strutture nel rispetto della media delle rette applicate dai nidi pubblici e privati presenti nella zona territoriale e ad assumere prioritariamente personale dalle liste dei lavoratori socialmente utili, aventi profili e competenze coerenti con le mansioni richieste.

G/2464/43/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            in più di una occasione, autorevoli membri del Governo hanno affermato che è necessario sostenere lo stato sociale;

            la legge di stabilità 2011, a parte il reintegro di 200 milioni destinati al Fondo per le politiche sociali, conferma sostanzialmente i pesanti tagli alla sanità e ai servizi sociali decisi con la manovra d'estate;

            inoltre, il Patto di stabilità per Regioni ed enti Locali non consente di assicurare, in maniera adeguate alle necessità, i servizi e le politiche di sviluppo locale;

            garantendo solo per cinque mesi quanto stabilito dal Patto per la Salute nel 2011, le regioni rischiano di applicare i super ticket da 10 euro al termine del periodo coperto dalla legge di stabilità;

            si registra la mancanza di qualsiasi misura incisiva per il contrasto alla povertà, nulla è deliberato per la non autosufficienza né è previsto il rifinanziamento della social card;

            stante tale situazione rischiano di non essere assicurati i livelli essenziali di assistenza sanitaria e sociale ai cittadini;

        impegna il Governo:

            ad adottare iniziative volte a prevedere un adeguata dotazione di risorse ai fini di sostenere una incisiva azione di sostegno delle politiche sanitarie e sociali, utile anche quale strumento anticiclico e di sviluppo in questa particolare contingenza economica.

G/2464/44/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            l'agricoltura Italiana vive ormai in piena emergenza con bilanci sempre più in rosso e imprese a forte rischio di chiusura;

            un problema che sta creando grandi incertezze e confusione tra gli agricoltori è quello relativo all'«accisa zero» sul gasolio per le coltivazioni in serra;

            nelle coltivazioni sotto serra il riscaldamento incide tra il 15per cento e il 20per cento sul totale dei costi aziendali e con l'accisa applicata per il gasolio da riscalda mento delle serre pari a quella prevista per iI gasolio ad uso agricolo al 22 per cento le produzioni italiane sarebbero in una posizione di assoluto svantaggio rispetto a quelle europee ed extra europee, considerato il fatto che gli altri Paesi euro pei hanno la possibilità di utilizzare energia elettrica e metano a costi bassissimi;

            la abolizione dell'agevolazione sul gasolio provocherebbe gravi danni alla produzione agricola in serra con ripercussioni negative per migliaia di produttori,

        impegna il Governo:

            ad intervenire tempestivamente al fine di contrastare una misura fortemente penalizzante per l'intero comparto agricolo già duramente colpito dalla crisi di settore, prevedendo inoltre una proroga della procedura di riliquidazione del credito pregresso, riferito ai contributi previdenziali agricoli, vantato a fronte delle tariffazioni trimestrali liquidate e non pagate,alla quale potrebbe provvedere la Società di Cartolarizzazione dei Crediti INPS su richiesta del debitore con le stesse modalità adottate in seguito all'accordo di ristrutturazione assunto con gli Istituti di credito e recepito dal Consiglio di Amministrazione dell'INPS in data 7 febbraio 2007.

G/2464/45/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            il mondo agricolo attraversa da troppo tempo una profonda crisi in tutti i suoi settori;

            i lavoratori agricoli non sono più in condizione di trarre reddito dall'impresa agricola;

            le calamità naturali degli ultimi mesi, sempre più frequenti e sempre più violente, hanno messo letteralmente in ginocchio migliaia di agricoltori che ad oggi non possono essere risarciti;

            il Fondo di solidarietà nazionale allo stato attuale non rappresenta neanche un quarto del fabbisogno necessario agli agricoltori per affrontare una crisi sempre più grave,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative volte a definire un adeguato rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale per dare piena attuazione ai meccanismi di gestione deI rischio in agricoltura e potenziare il ruolo delle polizze assicurative contro i rischi connessi ad eventi atmosferici e calamitosi.

G/2464/46/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            il Fondo nazionale delle politiche sociali tra il 2008 e il 2010 è passato da un miliardo 582 milioni di euro a 913 milioni di euro: le politiche di sostegno alla famiglia nel 2008 erano 276 milioni, 186 milioni nel 2009 e 52 milioni di euro nel 2011;

            nel corso dell'esame in Commissione Bilancio, per il Fondo per le politiche sociali, sono stati stanziati 200 milioni per il 2011;

            l'articolo 1, comma 1264, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), ha istituito il Fondo per le non autosufficienze, al fine di garantire l'attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni nei confronti delle persone non autosufficienti su tutto il territorio nazionale;

            la non autosufficienza espone significativamente la famiglia a gravi privazioni e alla solitudine e dal rapporto 2010 sulla non autosufficienza in Italia presentato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali il 20 luglio 2010 si evince chiaramente quanto la problematica abbia urgente bisogno di essere affrontata in modo organico e strutturale;

            concorrono ad aggravare l'esposizione alla povertà e alla fragilità delle famiglie, la frammentazione della rete dei servizi sociosanitari pubblici (gli interventi sono spesso lasciati alla famiglia stessa e alle figure di cura in essa presenti) e l'insufficienza della stessa rete in larga parte delle regioni italiane, se si considera la copertura del target di riferimento per quanto attiene i servizi domiciliari e semiresidenziali a carattere comunitario;

            il mancato rifinanziamento del Fondo per le non autosufficienze per il 2011 avrà delle gravi ripercussioni sulla continuità dei progetti e dei servizi attivati da regioni ed enti locali a sostegno di soggetti e famiglie in cui è presente una persona non autosufficiente,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di reperire, nel breve periodo, risorse adeguate per il sociale in generale e per il Fondo per le non autosufficienze in particolare.

G/2464/47/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            il comma 29 incrementa di un miliardo di euro per l'anno 2011 l'autorizzazione di spesa relativa al Fondo sociale per occupazione e formazione;

            tale disposizione prevede inoltre che una quota delle nuove risorse possa essere attribuita alle Regioni per le esigenze del trasporto pubblico locale;

            questa destinazione avviene con decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con le singole regioni interessate, avendo riguardo alle concrete modalità con le quali le singole regioni concorrono finanziariamente alla concessione di trattamenti di cassa integrazione guadagni, di mobilità e di disoccupazione speciale, secondo quanto stabilito in materia di Fondo sociale europeo con gli accordi tra Stato le regioni del 12 febbraio 2009 e dell'8 aprile 2009;

            una tale previsione, se applicata, consentirebbe alle regioni di garantire il trasporto pubblico locale ma penalizzerebbe l'impiego degli ammortizzatori sociali in un particolare momento di crisi economica;

            il trasporto pubblico locale rappresenta, d'altra parte, un'esigenza imprescindibile e non residuale per i cittadini;

            come rimarcato dalle Regioni è necessario rivedere il taglio operato sul trasferimento dei fondi a valere sulle risorse destinate a finanziare le funzioni assegnate agli enti dal federalismo amministrativo,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di individuare altre voci di finanziamento del trasporto pubblico locale che non incidano su altre destinazioni a carattere sociale;

            a valutare altresì l'opportunità, d'intesa con le Regioni, di una redifinizione dei tagli operati dal Governo con il decreto-legge 78/2010

G/2464/48/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            il disegno di legge di stabilità per il 2011 prevede al comma 30, in attesa della riforma degli ammortizzatori sociali, la concessione, per l'anno 2011, di trattamenti di cassa integrazione guadagni, di mobilità e di disoccupazione speciale, anche senza soluzione di continuità e con riferimento a settori produttivi e ad aree regionali;

            la crisi economica che ha colpito l'Italia dall'ottobre 2008 ha contribuito in modo esponenziale ad evidenziare l'urgenza e la necessità di formalizzare un percorso di riforma degli ammortizzatori sociali;

            manca un sistema universale di ammortizzatori sociali, dal momento che l'accesso alle prestazioni di welfare in caso di disoccupazione è differenziato in ragione della tipologia contrattuale, del settore e della dimensione di impresa, dell'età e dell'area dell'individuo;

            le indennità sono erogate a chi ha maturato determinati requisiti contributivi, restandone pertanto esclusi i neo – entrati nel mercato del lavoro, i giovani in cerca di prima occupazione e i lavoratori autonomi parasubordinati (per i quali non è prevista contribuzione ai fini della protezione dal rischio di disoccupazione), e al termine del periodo di versa mento delle indennità non è previsto un sussidio assistenziale per chi non riesca a rientrare nel mercarto del lavoro,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di adottare ogni iniziativa normativa finalizzata ad introdurre nel nostro ordinamento più adeguate e strutturate forme di ammortizzatori sociali nell'ambito di una più volte annunciata riforma complessiva del sistema delle tutele per i lavoratori.

G/2464/49/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            desta particolare preoccupazione il taglio di 57,2 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate per il 2010 del fondo occorrente per gli interventi del Servizio civile Nazionale;

            con la sentenza storica n. 164 del 24 maggio 1985, la Corte Costituzionale riconobbe pari dignità al servizio militare e civile. Entrambi i servizi furono ritenuti modi diversi per realizzare l'unico dovere di difesa della patria sancito dalla Costituzione. Nonostante ciò, i fondi destinati al Servizio Civile Nazionale istituito nel 2001, e quindi alla difesa non armata e non violenta della patria, sono incomparabilmente minori rispetto a quelli destinati alla difesa armata;

            i giovani italiani che chiedono di essere impegnati nelle attività del servizio civile sono sempre molti di più dei progetti che vengono finanziati/ed infatti negli ultimi cinque anni il numero delle posizioni finanziate sono diminuite di oltre il 60 per cento;

            vi è il fondato rischio che l'esperienza del servizio civile, apprezzata anche fuori dall'Italia possa esaurirsi con ricadute negative sui settori dell'assistenza, educazione e promozione culturale, ambiente e protezione civile,

        impegna il Governo:

            ad adottare urgenti misure atte a garantire l'operatività del servizio civile che rappresenta una risorsa fondamentale per il tessuto sociale italiano, un'opportunità di crescita individuale e di gruppo.

G/2464/50/5

PETERLINI, PINZGER, THALER AUSSERHOFER, POLI BORTONE, D'ALIA, BIANCHI, GIAI, FOSSON

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            finalmente il percorso di equiparazione dell'età pensionabile tra uomini e donne si sta concretizzando. Tuttavia, resta ferma la necessità di dare una maggiore tutela alle donne nella maternità, nel periodo del puerperio e, quindi, in presenza di figli;

            questa tendenza è in linea con quanto sta avvenendo nel resto d'Europa: Austria, Grecia e Italia non prevedono attualmente l'equiparazione dell'età pensionabile, ma tutti gli altri Paesi l'hanno già attuata oppure, come Belgio e Gran Bretagna, la realizzeranno in tempi già programmati;

            la differenza dell'età pensionabile non ha più alcuna giustificazione né economica né sociale. A 60 anni, una donna ha davanti a sé una vita media di circa 25 anni, rispetto agli uomini che ne hanno meno di 21. Il tasso di occupazione femminile è attualmente, anche a causa di fenomeni di pensionamento anticipato delle donne, pari al 46 per cento contro il 70,7 per cento degli uomini, Siamo quindi ben lontani dall'obiettivo dell'Agenda di Lisbona del 60 per cento per le donne fissato per il 2010;

            rimane fermo, tuttavia, il diritto della donna ad avere maggiori tutele onde poter soddisfare esigenze peculiari della donna medesima, il che non contrasta con il fondamentale principio di parità nell'età pensionabile, il quale non esclude speciali profili, dettati dalla stessa posizione della lavoratrice, che meritano una particolare regolamentazione. La protrazione della durata del rapporto di lavoro, cioè dell'età lavorativa, deve consentire alla donna lavoratrice di conseguire i relativi vantaggi, come, ad esempio, gli aumenti retributivi e i conseguenti aumenti di pensione;

            molti Paesi, come documenta ampiamente l'Ocse, hanno avviato un ripensamento dei tempi di lavoro, formazione e riposo, per consentire a tutti di continuare a essere o di ritornare tra le persone attive almeno finché dura la buona salute: non un obbligo, quindi, ma una importante scelta di libertà,

        impegna il Governo:

            a equiparare l'età pensionabile tra uomo e donna, prevedendo:

                a) una riduzione dell'età pensionabile per la donna di un anno per ogni figlio, con un limite massimo di 5 anni;

                b) l'estensione del periodo di maternità e del congedo parentale, sia di quello retribuito pienamente che di quello del 30 per cento;

                c) la possibilità di astensione dal lavoro in aspettativa di due anni, senza retribuzione, ma con accredito figurativo dei contributi previdenziali ed estensione di analoghe tutele per lavoratici autonome.

G/2464/51/5

LI GOTTI, MASCITELLI, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, PARDI, PEDICA

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame dell'AS 2464 recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011);

        considerato che:

            la legge di stabilità ha confermato il persistere di una politica di tagli lineari e di riduzione dei fondi per i settori della sicurezza e della giustizia, con l'effetto di incidere direttamente sulle spese relative ad un servizio il cui potenziamento potrebbe invece produrre introiti e contribuire significativamente al buon andamento dell'economia ed alla crescita, dal momento che i fenomeni di illegalità sottraggono risorse allo Stato, alle imprese ed ai cittadini, costituendo una pesante zavorra per lo sviluppo del paese;

            la manovra in esame ribadisce scelte che, dal punto di vista delle politiche finanziarie, delle dotazioni strutturali, delle politiche del personale e del quadro normativo, non consentono il rilancio e la riorganizzazione del comparto giustizia, determinando riflessi negativi anche per il settore economico e produttivo,

        impegna il Governo:

            ad assicurare con urgenza il riequilibrio delle risorse necessarie alla buona gestione dei settori della sicurezza e della giustizia, anche rivedendo le quote di attribuzione al Ministero della giustizia delle risorse che affluiscono al Fondo Unico Giustizia istituito nel 2008, al fine di ripristinare ed aumentare le dotazioni riservate al ministero medesimo e superare in tal modo le modifiche apportate nel febbraio 2009;

            ad individuare adeguate risorse per porre rimedio al permanere di situazioni di preoccupante scopertura degli uffici giudiziari, con particolare riferimento alle sedi che si trovano in aree più esposte alla criminalità organizzata, provvedendo a tal fine anche ad una conseguente rimodulazione del numero di magistrati in distacco presso i Ministeri e le amministrazioni centrali e periferiche dello Stato.

G/2464/52/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            il primo compito di un legislatore è quello di puntare al buon funzionamento del processo, Iiberandolo da formalismi e adempimenti superflui che troppo spesso ne appesantiscono l'iter, con conseguenze disastrose in materia di tutela delle vittime dei reati;

            la giustizia costituisce uno degli ambiti dove in Italia si possono avviare trasformazioni tecnologiche in grado di produrre risultati visibili e concreti al cittadino;

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di destinare risorse alla digitalizzazione dei processi, al fine di velocizzare e rendere più efficiente la macchina giudiziaria.

G/2464/53/5

MARINARO, LUSI, ADAMO, DEL VECCHIO, DI GIOVAN PAOLO, FONTANA, MAURO MARIA MARINO, SIRCANA, SOLIANI, TOMASELLI, CARLONI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011, per quanto di competenza,

        premesso che:

            il recepimento del diritto europeo, nonché l'adeguamento allo stesso del diritto nazionale costituisce obbligo al quale non ci si può sottrarre unilateralmente perché deriva direttamente dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea e d'altra parte la sua mancata attuazione rappresenta un'altra forma di incostituzionalità;

            l'approvazione della legge comunitaria comporta un complessivo adeguamento del diritto interno a quello comunitario: ciò significa che l'attuazione di numerose direttive comporta necessariamente un esborso finanziario per assicurare un adempimento reale e non solo formale del diritto europeo;

            l'approvazione della Legge di Stabilità, a differenza della Legge Finanziaria, comporta misure che assicurino la crescita al fine, appunto, di garantire la stabilità;

            è obbligatorio ottemperare gli obblighi derivanti dall'attuazione della strategia Europa 2020, nonché di tutte le politiche europee, in particolare di quelle finalizzate a superare la crisi economica e combattere le disuguaglianze;

        impegna il Governo:

            a prestare una maggiore attenzione all'attuazione effettiva delle direttive europee ed all'adeguamento del diritto nazionale a quello europeo accompagnando ai criteri di delega di ciascuna direttiva una scheda dettagliata e la relativa copertura finanziaria;

            a formulare una interpretazione efficace dell'articolo 81 in considerazione di quanto su enunciato.

G/2464/54/5

TONINI, CABRAS, MICHELONI, BONINO, LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, MARINI, ZAVOLI, MERCATALI, LUSI, CARLONI, LEGNINI, DELLA SETA, FERRANTE

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011, per quanto di competenza,

        considerato che:

            l'incidenza del bilancio del Ministero degli affari esteri sul bilancio complessivo dello Stato è ormai ridotta al solo 0,4 per cento, configurando un investimento del tutto inadeguato sulla proiezione internazionale dell'Italia;

            il Bilancio 2011 registra per il Ministero. degli affari esteri una riduzione di risorse in termini nominali pari a 203 milioni di euro rispetto al bilancio assestato del 2010 e che questa ulteriore diminuzione di risorse si aggiunge ai consistenti tagli operati negli ultimi due anni e rischia di pregiudicare la stessa attività ordinaria del Ministero;

            come già è avvenuto per il 2010, con i fondi stanziati sarà molto arduo nel 2011 non solamente garantire il funzionamento della rete diplomatico-consolare e il livello dei servizi forniti ai cittadini e alle imprese italiane all'estero, ma sarà anche assai difficile adempiere alle obbligazioni conseguenti agli accordi internazionali ed agli impegni contratti a livello internazionale dal nostro Paese;

            in particolare, con l'ulteriore contrazione dei fondi destinati in Tabella C alla legge n. 49 del 1987 ed uno stanziamento pari a soli 174 milioni di euro per l'anno 2011 – in palese violazione dell'impegno assunto dal Governo in Senato con l'accoglimento dell'ordine del giorno G/2272/1/3 presentato in sede di esame del disegno di legge A.S. 2272, l'attuale legge di stabilità sancisce di fatto la impossibilità di finanziare nuovi progetti di sviluppo e decreta la fine della cooperazione allo sviluppo italiana. Ciò è confermato dal fatto che il Programma «Cooperazione allo sviluppo» subisce una riduzione di ulteriori 156 milioni di euro (quasi totalmente sottratti agli interventi nel settore della cooperazione) dopo i tagli di 38 milioni dell'anno passato e dopo aver visto dimezzare nel 2009 l'entità complessiva delle risorse stanziate;

            l'Italia si contraddistingue per i ritardi accumulati nel versamento di somme dovute ad organismi internazionali di cui fa parte e nei quali ha sottoscritto quote e assunto impegni solenni, con grave danno per la sua credibilità: tra questi ritardi rileva in particolare il mancato versamento del Fondo globale per la lotta all'AIDS per un totale di 260 milioni di euro per gli anni 2009-2010;

        impegna il Governo:

            a escludere per il futuro dalle spese rimodulabili quelle relative agli impegni di politica estera e alla partecipazione alle missioni militari all'estero, derivanti da accordi internazionali, liberamente sottoscritti dall'Italia;

            a reperire le necessarie risorse attraverso riforme della spesa pubblica nel suo insieme e nell'ambito della dotazione per il Ministero degli Affari Esteri attraverso una incisiva razionalizzazione delle spese di funzionamento;

            a ripristinare almeno in parte, con successivi provvedimenti, gli stanziamenti atti a rifinanziare la legge del 26 febbraio 1987, n. 49, in favore della cooperazione allo sviluppo e della gestione delle sfide globali;

            a destinare, con successivi provvedimenti, le risorse pari a 130 milioni di euro, atte a garantire la quota annuale spettante all'Italia almeno per l'anno 2009 quale contributo alla partecipazione del nostro paese al Fondo globale contro l'AIDS, la tubercolosi, la malaria e le altre malattie infettive.

G/2464/55/5

PIGNEDOLI, ANDRIA, ANTEZZA, BERTUZZI, MONGIELLO, PERTOLDI, RANDAZZO, SOLIANI, CARLONI, MERCATALI, LUSI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame della disegno di legge recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011),

        premesso che:

            il disegno di legge di stabilità non contiene misure volte a garantire alle imprese e ai lavoratori del comparto agro alimentare e della pesca quell'insieme di interventi necessari per il consolidamento e lo sviluppo del settore;

            secondo i dati dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura resterebbero da pagare 96,4 milioni di euro da parte di 561 aziende che, non rispettando le regole comunitarie in materia di prelievo sulle quote latte, hanno deciso di non aderire ai due regimi di rateizzazione del debito sulle multe delle quote latte stabiliti dalla legge 119/2003 e dalla legge 9 aprile 2009, n. 33;

            la stessa Agenzia per le erogazioni in agricoltura ha inviato alle aziende insolventi le procedure di riscossione coattiva delle multe per l'importo sopra indicato;

            in ambito comunitario, l'Italia è a rischio procedura d'infrazione per la vicenda relativa alla sospensione delle multe sulle quote latte di cui all'articolo 40-bis della legge 30 luglio 2010, n. 122,

        considerato che:

            le principali indagini condotte dalle commissioni straordinarie istituite per la gestione del pagamento delle multe sulle quote latte e il respingimento da parte del TAR di tutti ricorsi presentati, hanno dimostrato la veridicità dei dati dell'Agenzia delle erogazioni in agricoltura sull'imputazione delle multe;

            in merito al pagamento delle multe sulle quote latte, l'Europa chiede che siano rispettate le regole, così come chiaramente espresso dal Commissario europeo all'agricoltura Dacian Ciolos in una lettera al governo italiano del luglio scorso.

        Tutto ciò premesso e considerato;

        impegna il Governo:

            a perseguire, in materia di pagamento delle multe sulle quote latte, un programma basato sul pieno rispetto delle regole comunitarie, a partire dal pagamento delle multe imputate citate in premessa, e altresì necessario a scongiurare il rischio di eventuali procedure d'infrazione da parte dell'UE, come quella annunciata dalla Commissione in conseguenza dell'articolo 40-bis della legge 30 luglio 2010, n. 122.

G/2464/56/5

BODEGA, MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            il Governo, ai fini del raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto,è da tempo impegnato in una serie di iniziative di tutela ambientale che prevedono, tra l'altro,la realizzazione di interventi volti a rendere più efficienti gli usi finali dell'energia;

            tra gli strumenti di contenimento dei consumi dell'energia rientra il sistema di detrazioni fiscali legate alla riqualifIcazione energetica degli edifici, il quale produce effetti positivi non solo per l'ambiente ma anche per il rilancio dell'economia e dell'occupazione;

            accanto agIi incentivi per gli interventi di efficienza energetica per l'edilizia privata, sarebbe utile favorire l'attuazione di programmi diretti alla riqualifIcazione degli edifici pubblici, ed in particolare delle scuole attraverso adeguati sostegni da parte dello Stato;

            la legge 23 luglio 2009, n. 99 ha previsto, all'articolo 27 comma 10, la predisposizione di un piano straordinario per l'efficienza ed il risparmio energetico; occorre agevolare l'accesso al credito degli operatori economici che supportano gli enti locali nel programma dell'adeguamento energetico delle strutture delle scuole primarie e secondarie nell'ambito dell'attuazione del medesimo piano straordinario;

            si evidenzia l'opportunità di dare impulso al contratto di finanziamento tramite terzi (F.T.T.), una innovativa proposta sviluppata dalla Commissione Europea a favore dei consumatori, mediante la quale si dà un forte impulso agli investimenti in efficienza energetica. Si tratta di 000 strumento finanziario che può essere utilizzato per agevolare la promozione e la diffusione delle tecnologie di Risparmio Energetico. In Unione Europea tale strumento è noto come Third Party Financing (TPF). La formula del F.T.T. è stata svj)uppata in ambito europeo (programmi THERMIE / SA VE) per consentire agli utenti lo sviluppo di programmi per il risparmio energetico, senza impegnare direttamente risorse finanziarie,

        impegna il Governo:

                a valutare l'opportunità di adottare iniziative, anche legislative, volte ad agevolare il finanziamento F.T.T., attraverso operazioni finanziarie e immobiliari coperte da un fondo di garanzia dello Stato, costituito dal valore di immobili pubblici non più utili ai fini istituzionali.

G/2464/57/5

DIVINA, MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI, ZANETTA

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            lo scambio di opere d'arte fra i musei dei vari Paesi del mondo è uno dei mezzi per la diffusione della cultura al quale, soprattutto negli ultimi tempi, si ricorre con frequenza sempre maggiore;

            riunire in una sola rassegna capolavori sparsi in parti diverse del mondo diventa un'occasione irripetibile che richiama folle di visitatori, evidenziando una importante valenza socioculturale – Per assicurare la diffusione della cultura, offrendo al grande pubblico la possibilità di ammirare opere d'arte di altissimo pregio e di grande valore storico e artistico, bisogna assicurare i Paesi che concedono tali opere dal pericolo che corrono nel non vedersi restituire i beni temporaneamente ceduti. Emblematico è il caso delle opere artistiche conservate presso il Museo nazionale di Taipei, che rappresentano capolavori purtroppo raramente esposti all'estero (soltanto in tre occasioni quei capolavori sono stati esibiti in Europa: a Parigi, a Berlino e a Bonn) per non sottometterli al rischio che Pechino rivendicandoli, ne chieda il sequestro;

            si tratta di una quantità di eccezionali testimonianze dell'antica civiltà cinese che solo chi si reca a Taiwan può ammirare, riportandone un'impressione straordinaria. Questa è la ragione per la quale, in Italia, non è stato fInora possibile organizzare una mostra nonostante la disponibilità offerta dalle competenti autorità taiwanesi.

            per superare l'ostacolo, alcuni Paesi, come gli Stati Uniti (legge 19 ottobre 1965, n. 898-259), la Francia (articolo 61 della legge 8 agosto 1994, n. 94-679) e la Germania (legge 25 settembre 1998, n. 760), hanno approvato leggi apposite, valevoli non solo nello specifico caso di Taiwan;

            questi provvedimenti, infatti, si propongono di garantire alle istituzioni che le hanno messe a disposizione la restituzione delle opere d'arte ottenute in prestito, senza minimamente interferire sullo stato e sulla natura delle controversie sul diritto di proprietà. Sulla base di tali disposizioni, sono stati realizzati, nei citati Paesi, grandi eventi espositivi, che hanno avuto un'ampia risonanza anche internazionale, e che non è possibile replicare nel nostro Paese in mancanza della disciplina che si prefigge il presente disegno di legge, Il principio che si vuole affermare è che non si può sottrarre ai cittadini, per diatribe locali o internazionali, il piacere – diritto di ammirare capolavori non appartenenti a questo o a quel Paese, ma patrimonio dell'umanità,

        impegna il Governo:

            ad intraprendere una linea in sintonia con le iniziative analoghe degli Stati Uniti, della Francia e della Germania e colmare una lacuna fattasi più evidente a seguito del moltiplicarsi, di situazioni come quelle illustrate, che vada a sancire l'insequestrabilità dei beni prestati e l'impegno alla restituzione, indipendentemente da qualsiasi iniziativa promossa da un Paese estero o istituzioni pubbliche e private.

G/2464/58/5

PORETTI, PERDUCA

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            la conferenza internazionale per la popolazione e lo sviluppo, tenuta dalle Nazioni Unite al Cairo nel 1994, si propose l'obiettivo di «assicurare entro il 2015 l'accesso universale alle cure di salute riproduttiva, inclusa la pianificazione familiare»;

            nel settembre 2009 si teneva a Berlino il forum globale delle ONG per la salute e lo sviluppo della salute sessuale e riproduttiva, convocato dal governo tedesco e dall'UNFPA – Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, per richiamare gli impegni del Cairo che in quell'occasione veniva sottoscritto il Serlin Call to Action che tale appello dichiara che i diritti sessuali e riproduttivi sono diritti umani universali;

            che investire nell'emancipazione femminile. nel diritto alla salute delle donne e delle giovani, fornire informazioni e servizi sulla salute sessuale e riproduttiva sono secondo quell'appello il miglior modo per migliorare la salute globale e le politiche sulla popolazione e in definitiva promuovere uno sviluppo sostenibile;

            che i principi base della conferenza internazionale per la popolazione e lo sviluppo sono stati ripetuta mente affermati dai governi essendo collegati ad altri aspetti dello sviluppo come dichiarato dalla 21 sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (1999), dalla dichiarazione del Millennio dell'ONU (2000) e dagli Obiettivi del Millennio e che l'accesso universale alla salute riproduttiva è uno degli obiettivi delle raccomandazioni emesse dai vari enti incaricati di sorvegliare sulla corretta applicazione dei trattati ONU sui diritti umani;

            secondo un rapporto della Banca mondiale del 2006 ci sono 76 milioni di gravidanze indesiderate ogni anno, mentre secondo «UNFPA 200 milioni di donne vorrebbero poter ricorrere a forme di contraccezione, ma non vi hanno accesso;

            poiché nell'ambito della cooperazione allo sviluppo il Ministero degli Affari Esteri italiano sulla base della Costituzione e del proprio sistema democratico può porre delle condizioni all'erogazione di aiuti;

            l'art. 1 della legge 26 febbraio 1987, n. 49 «Nuova disciplina della cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo» stabilisce che «la cooperazione allo sviluppo deve essere altresì finalizzata al miglioramento della condizione femminile e dell'infanzia ed al sostegno della promozione della donna»

        impegna il Governo a:

            vincolare i propri aiuti per la cooperazione allo sviluppo all'obbligo per i Paesi destinatari di tali aiuti di prevedere i diritti sessuali e riproduttivi tra i loro obiettivi e le loro azioni di governo.

G/2464/59/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che

            le organizzazioni impegnate nella cooperazione sono fortemente preoccupate per i consistenti e continui tagli operati dal Governo ai fondi destinati agIi aiuti allo sviluppo, alla solidarietà e alla cooperazione;

            lo stato delle risorse è preoccupante soprattutto se visto attraverso la prospettiva del raggiungimento degli otto Obiettivi di sviluppo del millennio;

            a meno di un mese dall'Assemblea Generale dell'ONU, dedicata agli obiettivi del millennio, infatti, il Governo ha deciso di tagliare del 45% i fondi dedicati alla cooperazione allo sviluppo dal nostro paese, raggiungendo il record negativo di 179 milioni di euro per il 2011;

            alla base della cooperazione internazionale vi è il concetto di sviluppo basato sulla reciprocità, sull'interesse comune, sulla vita delle persone e sui valori di solidarietà, equità e giustizia sociale;

            con questa scelta invece il Governo si assume Ia responsabilità di abbandonare milioni di persone a un futuro di fame, povertà, pandemie come l'AIDS e la tubercolosi;

        impegna il Governo:

            ad adottare iniziative, anche di tipo legislativo, volte a reintegrare le risorse destinate alla cooperazione internazionale rilanciandone il ruolo sia sul piano politico che economico.

G/2464/60/5

GIAI, D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            ancora una volta la questione degli italiani all'estero risulta dimenticata dal Governo che tuttavia afferma di voler perseguire una strategia che consenta all'Italia di uscire dalla crisi più competitiva e pronta a vincere la sfida della globalizzazione;

            già in occasione della discussione sulla Finanziaria 2010 si era sollevata la necessità di rifinanziare gli interventi a favore delle collettività italiane all'estero;

            per quest'anno le risorse destinate al sostegno delle comunità italiane oltre confine, che rientrano sotto il profilo contabile nel Programma «Italiani nel Mondo e Politiche migratorie», fanno registrare una riduzione degli stanzia menti del 20 per cento rispetto ai medesimi capitoli del 2010;

            un'ulteriore decurtazione delle risorse destinate alle nostre comunità all'estero rappresenta un duro colpo inferto al nostro sistema Paese e alla capacità dell'Italia di poter interagire in maniera corretta e fattiva a livello internazionale e un'offesa a quella parte di cittadini che rappresentando l'Italia all'estero, e che, distinguendosi come eccellenza nei settori più disparati, potrebbe essere quella risorsa fondamentale a cui attingere in questo momento per fronteggiare in parte questa crisi;

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di recuperare quanto prima le risorse necessarie a garantire un adeguato sostegno alle nostre comunità italiane all'estero.

G/2464/61/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato, in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            l'attuale assetto della categoria dei magistrati onorari non corrisponde più al modello teorico, in quanto il servizio reso dalle toghe suddette corrisponde invece a una prestazione di lavoro subordinato: questo anche l'orientamento della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione;

            la magistratura onoraria non ha, infatti, un ruolo complementare e occasionale, ma anzi svolge una funzione assolutamente fondamentale e abitulae nel rispondere alla domanda di giustizia che viene dai cittadini:

                sarebbe opportuno garantire a questi magistrati eque e dignitose retribuzioni, prestazioni di sicurezza sociale che assicurino protezione in caso di maternità, malattia, vecchiaia, nonché ferie retribuite:

        impegna il Governo:

            ad avviare in modo concreto una riforma organica che assicuri la stabilizzazione della categoria in questione, in linea con le direttive comutarie in materia di trattamenti riservati ai giudici onorari, la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione europea e la Carta di Strasburgo.

G/2464/69/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            secondo quanto emerge dal settimo rapporto sulle carceri, presentato dall'associazione Antigone che opera per la difesa dei diritti negli istituti di pena in Italia, i detenuti hanno raggiunto una quota superiore a 68.000, ben 25 mila in più rispetto alla capienza regolamentare e oltre anche la cosiddetta capienza tollerabile, l'indice che individua il limite massimo per la stessa amministrazione penitenziaria;

            se il trend dovesse continuare, a fine anno la popolazione carceraria raggiungerebbe quota 70 mila detenuti, fino ad arrivare nel giugno 2012 a 100 mila unità, a fronte di un calo di quasi 6 mila agenti già da otto anni, stando alla denuncia delle organizzazioni sindacali della polizia carceraria;

            nello specifico, l'organico degli agenti di custodia, fissato l'ultima volta proprio nel 2001, prevedeva un numero di 42.268, a fronte di 55.000 detenuti. Oggi i carcerati, come sopra anticipato, sono diventati più di 68.000 e gli agenti in servizio sono 40.000, ma diventano 38.000 se si considerano i duemila in malattia o in aspettativa per motivi di salute o in via di pensionamento;

            con questi numeri, ovviamente pesano le unità, le centinaia, le migliaia di agenti sottratti ai loro compiti principali per essere dirottati su mansioni amministrative o di servizio agli uffici,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di adottare efficaci misure finalizzate a garantire le risorse necessarie per una dotazione di polizia giudiziaria adeguata e di riconoscere le mansioni svolte dalla stessa polizia giudiziaria come usuranti.

G/2464/62/5

FLERES, FERRARA, CENTARO

La 5 Commissione permanente del Senato, in sede di discussione del disegno di legge AS 2464, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)»,

        premesso che:

            – l'emergenza planetaria provocata dai cambiamenti climatici in atto è, sempre di più, al centro delle preoccupazioni dell'ONU e dei singoli Paesi come ha dimostrato il vertice sul clima svoltosi il 22 settembre 2009, a margine dell'assemblea generale dell'Onu, con la partecipazione di un centinaio di capi di Stato e di Governo, e come dimostrerebbe ulteriormente l'analoga riunione che le Nazioni unite potrebbero convocare a breve, prima dell'apertura della Conferenza mondiale che si terrà, in dicembre, a Copenhagen quando, in quella sede, si dovrà definire l'Accordo che subentrerà al Protocollo di Kyoto sulle emissioni di gas nocivi responsabili del cosiddetto «effetto serra»;

            – la lotta ai cambiamenti climatici rappresenta, come ha indicato il Segretario generale dell'ONU, la principale sfida del XXI secolo, insieme a quella del disarmo nucleare;

            – per perseguire efficacemente tali vitali obiettivi occorre, urgentemente, individuare concrete misure che siano condivise ed applicate dal più ampio numero di Paesi, superando gli attuali contrasti tra i Paesi in via di sviluppo e quelli economicamente e socialmente più progrediti;

            – Taiwan, con i suoi 23 milioni di abitanti, con le caratteristiche particolarmente avanzate e moderne del suo sistema industriale e con il volume del suo interscambio commerciale – quarto partner dell'Unione europea in Asia rappresenta la 18 economia su scala mondiale;

            – il Governo di Taipei ha, da molto tempo« programmato ed applica.to politiche ambientali e di sviluppo economico strettamente vincolate agli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, di efficienza energetica e di utilizzo di carbone ecologico per la generazione congiunta di elettricità e di calore;

            – nei giorni scorsi l'Amministrazione per la protezione dell'ambiente di Taiwan (EPA) ha proposto due progetti di cooperazione internazionale per il monitoraggio del clima: il «Programma di cooperazione per la riduzione del carbone d'oltremare» e l'«iniziativa taiwanese per la cooperazione internazionale su un efficiente uso di carburanti fossili e l'energia delle biomasse globali»;

        sottolineato che:

            – il Governo di Taipei ha avviato, da un anno e mezzo, una politica di dialogo e di collaborazione con il Governo di Pechino, attraverso la filma di numerosi accordi bilaterali nei settori aereo (attualmente sono 280 i voli settimanali che collegano Taiwan alla Cina continentale), navale, postale, della sicurezza alimentare, di collaborazione giudiziaria per la lotta alla criminalità, della collaborazione bancaria e finanziaria, conseguendo risultati che rappresentano un cambiamento epocale nella sessantennale contrapposizione tra le due parti dello stretto di Taiwan, cambiamento che sarà ulteriormente ampliato e rafforzato dagli ulteriori accordi attualmente in corso di discussione tra i due Governi;

            – Taiwan è componente attiva, già da molti anni, di alcune organizzazioni internazionali quali il World Trade Organization e l'Asia-Pacific Economic Cooperation; dal mese di gennaio 2009, è stata inclusa nel Regolamento sanitario intelnazionale dell'Organizzazione mondiale della sanità; da maggio, è entrata, quale «osservatore», nell'Assemblea mondiale della sanità e, sempre in maggio, il Govelno di Taipei ha ratificato la convenzione internazionale sui diritti civili e politici e la Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, entrambe approvate dall 'ONU nel 1966;

            – Taiwan ha dimostrato, da sempre e dovunque le è stato possibile, di essere un membro serio, responsabile ed operoso della comunità internazionale, come è provato, tra l'altro, dagli efficaci programmi di cooperazione sanitaria, educativa, agricola ed economico-produttiva realizzati in numerose nazioni dell'Africa, dell'America Latina e dell'area dell'Asia-Pacifico, nonché dagli immediati e generosi aiuti umanitari, alimentari e finanziari forniti a molti Paesi in occasioni di catastrofi naturali;

        rilevato che:

            il 17 settembre 2009, durante il dibattito al Parlamento europeo, il Commissario per la tutela dei consumatori, signora Meglena Kuneva, ha riaffermato il sostegno della Commissione europea per una significativa partecipazione di Taiwan nelle organizzazioni internazionali;

            – il 21 settembre il Governo di Taipei ha dichiarato che considera prioritaria, e di mutuo beneficio per il popolo di Taiwan e per la comunità internazionale, la propria partecipazione alle attività delle agenzie specializzate dell'ONU, in particolare alla Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici e alla organizzazione internazionale dell'aviazione civile,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di sostenere, nell'ambito di tutte le sedi opportune, ed in coordinamento con gli altri Stati membri dell'Unione eur,la richiesta di Taiwan di partecipare alle attività delle agenzie specializzate dell'ONU con priorità alla Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici e all'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile.

 

G/2464/63/5 (testo 2)

VITTORIA FRANCO, VITA, MARCUCCI, CERUTI, MARIAPIA GARAVAGLIA, PROCACCI, RUSCONI, ANNA MARIA SERAFINI, CARLONI, LUSI, MERCATALI, CECCANTI

La 5 Commissione permanente del Senato, in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011, per quanto di competenza,

        premesso che:

            i compensi corrisposti da Università e Istituti superiori a studiosi stranieri per collaborazioni scientifiche o per prestazioni occasionali quali, ad esempio, lezioni o seminari sono soggetti, ai sensi dell'articolo 25, comma 2, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ad una trattenuta alla fonte del trenta per cento;

            anche le somme erogate a titolo di rimborso spese – spese di viaggio, vitto e alloggio – subiscono lo stesso trattamento tributario, in quanto rientranti nella nozione di compenso, di cui all'art. 50, comma 1, del Testo unico delle imposte sui redditi, e, in quanto tali, inerenti la produzione del reddito di lavoro autonomo;

            queste condizioni disincentivano oggettivamente la partecipazione degli studiosi stranieri alle iniziative promosse dalle Università e degli istituti di ricerca italiani, penalizzando le opportunità di apprendimento degli studenti e di aggiornamento dei nostri ricercatori;

            risulta pertanto necessario alla didattica e soprattutto, alla ricerca scientifica, una normativa che incentivi e garantisca un'adeguata attrattività del sistema universitario italiano per docenti e dei ricercatori stranieri di chiara fama, al fine di garantire una adeguata trasmissione della conoscenza ed incentivare una produzione scientifica competitiva a livello internazionale – in una realtà sempre più globalizzata – risultato essere requisito imprescindibile per una didattica e una ricerca di qualità;

        considerato inoltre che:

            l'art. 6, comma 12, del d.l. n. 78 del 2010, che introduce limiti alle spese per missioni da parte delle pubbliche amministrazioni sancisce, a decorrere dal 2011, il divieto di effettuare spese per missioni per un ammontare superiore al 50 per cento della spesa sostenuta nel 2009, comprendendo in tale previsione anche le missioni scientifiche e di ricerca finanziate da fondi ad hoc quali, ad esempio, il PRIN, FIRB;

        impegna il Governo:

            ad adottare gli interventi necessari, al fine di rendere più attrattiva la realtà del sistema universitario italiano per docenti e ricercatori di chiara fama e per eliminare l'assoggettamento a ritenuta fiscale almeno per le somme erogate a titolo di rimborso spese a tali studiosi;

            a valutare l'attuazione di una politica a sostegno della mobilità di docenti e ricercatori e, più nello specifico, a eliminare o attenuare i vincoli di spesa posti in materia di missioni scientifiche, avendo particolare attenzione ai casi in cui le suddette missioni siano finanziate da fondi – come ad esempio i fondi PRIN e FIRB – che risultano, per loro natura, anche a ciò finalizzati.

G/2464/63/5

VITTORIA FRANCO, VITA, MARCUCCI, CERUTI, MARIAPIA GARAVAGLIA, PROCACCI, RUSCONI, ANNA MARIA SERAFINI, CARLONI, LUSI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato, in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011, per quanto di competenza,

        premesso che:

            i compensi corrisposti da Università e Istituti superiori a studiosi stranieri per collaborazioni scientifiche o per prestazioni occasionali quali, ad esempio, lezioni o seminari sono soggetti, ai sensi dell'articolo 25, comma 2, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ad una trattenuta alla fonte del trenta per cento;

            anche le somme erogate a titolo di rimborso spese – spese di viaggio, vitto e alloggio – subiscono lo stesso trattamento tributario, in quanto rientranti nella nozione di compenso, di cui all'art. 50, comma 1, del Testo unico delle imposte sui redditi, e, in quanto tali, inerenti la produzione del reddito di lavoro autonomo;

            queste condizioni disincentivano oggettivamente la partecipazione degli studiosi stranieri alle iniziative promosse dalle Università e degli istituti di ricerca italiani, penalizzando le opportunità di apprendimento degli studenti e di aggiornamento dei nostri ricercatori;

            risulta pertanto necessario alla didattica e soprattutto, alla ricerca scientifica, una normativa che incentivi e garantisca un'adeguata attrattività del sistema universitario italiano per docenti e dei ricercatori stranieri di chiara fama, al fine di garantire una adeguata trasmissione della conoscenza ed incentivare una produzione scientifica competitiva a livello internazionale – in una realtà sempre più globalizzata – risultato essere requisito imprescindibile per una didattica e una ricerca di qualità;

        considerato inoltre che:

            l'art. 6, comma 12, del d.l. n. 78 del 2010, che introduce limiti alle spese per missioni da parte delle pubbliche amministrazioni sancisce, a decorrere dal 2011, il divieto di effettuare spese per missioni per un ammontare superiore al 50 per cento della spesa sostenuta nel 2009, comprendendo in tale previsione anche le missioni scientifiche e di ricerca finanziate da fondi ad hoc quali, ad esempio, il PRIN, FIRB;

        impegna il Governo:

            ad adottare gli interventi necessari, al fine di rendere più attrattiva la realtà del sistema universitario italiano per docenti e ricercatori di chiara fama e per eliminare l'assoggettamento a ritenuta fiscale almeno per le somme erogate a titolo di rimborso spese a tali studiosi;

            ad attuare una politica a sostegno della mobilità di docenti e ricercatori e, più nello specifico, a eliminare o attenuare i vincoli di spesa posti in materia di missioni scientifiche, avendo particolare attenzione ai casi in cui le suddette missioni siano finanziate da fondi – come ad esempio i fondi PRIN e FIRB – che risultano, per loro natura, anche a ciò finalizzati.

G/2464/64/5

VITTORIA FRANCO, VITA, MARCUCCI, CERUTI, MARIAPIA GARAVAGLIA, PROCACCI, RUSCONI, ANNA MARIA SERAFINI, LUSI, MERCATALI, CARLONI

La 5 Commissione permanente del Senato, in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011, per quanto di competenza,

        premesso che:

            le misure presenti nel provvedimento in esame non sono all'altezza delle necessità del settore dello spettacolo e annullano l'obiettivo di fare del sistema culturale uno degli elementi fondamentali dello sviluppo del nostro Paese;

            nel provvedimento in esame non è presente alcuno sforzo per ridurre almeno in parte lo stato di disagio, ormai al limite della crisi, del settore dello spettacolo;

            nel programma Sostegno, valorizzazione e tutela del settore dello spettacolo, con uno stanziamento in conto competenza pari a 298,6 milioni di euro (-153,3 milioni di euro, rispetto al dato assestato 2010), le risorse per il Fondo unico per lo spettacolo (PUS) con 262,9 milioni di euro sono ridotti del 36,6 per cento. Tali cifre renderanno impossibile le attività riguardanti il teatro, la musica, la danza, nonché le iniziative delle fondazioni lirico sinfoniche, dei circhi e dello spettacolo viaggiante degli atiisti di strada. Per la prima volta è concreto il rischio di chiusura di molte e prestigio se attività di spettacolo dal vivo, parte rilevante della cultura del nostro Paese;

            nel provvedimento si riscontra la grave assenza di agevolazioni in favore della filiera cinematografica e in particolare, il mancato rinnovo delle misure di tax credit e tax shelter introdotte dal governo Prodi con Ia legge n. 244 del 2007, finanziaria 2008 – che negli ultimi anni hanno prodotto risultati per l'erario come per l'occupazione e per gli investimenti dei privati nel settore;

            l'industria cinematografica rappresenta uno dei pilastri del patrimonio culturale nazionale ed è un settore per il quale la partecipazione ed il sostegno dei soggetti privati, come già avviene in altri Paesi, costituiscono un essenziale fattore di sviluppo e crescita;

            i vantaggi fiscali derivanti da misure di tax credit e tax shelter rappresentano un importante elemento di attrazione e coinvolgimento degli investimenti privati poiché, grazie ai benefici previsti da questo provvedimento legislativo, l'investimento nell'industria cinematografica italiana oggi può offrire interessanti aspettative di rendimento, nel contesto di un'operatività con rischio mitigato, oltre che attraenti occasioni di visibilità per gli stessi investitori.

        impegna il Governo:

            ad attuare una politica a sostegno dello spettacolo, qualesettore produttivo strategico per il Paese, a rinnovare agevolazioni in favore della ltberacmematografica, quali, ad esempio, le misure di tax credit e tax shelter, e a valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative volte a individuare risorse aggiuntive.

G/2464/65/5

RUSCONI, CERUTI, VITTORIA FRANCO, MARIAPIA GARAVAGLIA, MARCUCCI, PROCACCI, ANNA MARIA SERAFINI, VITA, CARLONI, LUSI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato, in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011,

        premesso che:

            nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 20 Il e per il triennio 20112013 al cap. 7450 della tabella 2, vengono tagliati 9,3 milioni di euro agli stanziamenti da assegnare alla Presidenza del Consiglio dei ministri per gli investimenti in materia di sport, determinando di fatto una riduzione del 14% rispetto alle previsioni assestate per l'anno 2010;

            nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2011 e per il triennio 2011-2013 al cap. 1709 della tabella 7, vengono ridotti di 2,4 milioni di euro gli stanziamenti alle università per spese inerenti l'attività sportiva universitaria e per i relativi impianti: un taglio superiore al trenta per cento rispetto alle previsioni assestate per l'anno 2010;

            i progetti di sport sono importanti strumenti per promuovere stili di vita salutari e attivi dei cittadini, specie delle nuove generazioni, utili a prevenire patologie fisiche e psicologiche, favorire l'integrazione sociale anche in una prospettiva intercuIturale, garantire il diritto al gioco e al movimento ai cittadini di tutte le età;

        impegna il Governo:

            a trovare le risorse necessarie per ripristinare i fondi preesistenti e a considerare tra le proprie priorità il sostegno allo sport.

G/2464/66/5

BASTICO, RUSCONI, CERUTI, VITTORIA FRANCO, MARIAPIA GARAVAGLIA, MARCUCCI, PROCACCI, ANNA MARIA SERAFINI, VITA, CARLONI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato, in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011, per quanto di competenza,

        premesso che:

            lo stanziamento complessivo per la missione Istruzione scolastica (missione n. 22) è pari a 42.030,5 milioni di euro, con una riduzione di ben 2.106,2 milioni di euro (-4,8 per cento) rispetto alle previsioni assestate del bilancio 2010;

            dal raffronto tra gli importi assegnati ai programmi per il 2009 e per il 2010 emergono:

                a) la riduzione di 219,3 milioni di euro rispetto al dato assestato 2010 per il programma «Programmazione e coordinamento dell'istruzione scolastica»;

                b) la riduzione di 123,3 milioni di euro rispetto al dato assestato 2010 per il programma «Istruzione prescolastica»;

                c) la riduzione di 780,1 milioni di euro rispetto al dato assestato 2010 per il programma «Istruzione primaria»;

                d) la riduzione di 208,3 milioni di euro rispetto al dato assestato 2010 per il programma «Istruzione secondaria di primo grado»;

                e) la riduzione di 841,6 milioni di euro rispetto al dato assestato 2010 per il programma «Istruzione secondaria di secondo grado»;

                f) la riduzione di 129,0 milioni di euro rispetto al dato assestato 2010 per il programma «Istituzioni scolastiche non statali»;

                g) la riduzione di 7,8 milioni di euro rispetto al dato assestato 2010 per il programma «Istruzione post-secondaria, degli adulti e livelli essenziali per l'istruzione e formazione professionale»;

            si segnala che detti programmi avevano già subito notevoli riduzioni rispetto alle previsioni assestate per il 2009 e per il 2008;

            vi saranno decine di migliaia di incarichi annuali coperti da lavoratori precari destinati al licenziamento nei prossimi anni per ottemperare al pesantissimo taglio di personale previsto dall'aliico10 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 – c.d. «manovra d'estate 2008» – (per l'anno scolastico 2010-2011: 25.560 docenti e 15.167 ATA; per l'anno scolastico 2011-2012: 19.676 docenti e 14.167 ATA);

            la legge di assestamento del bilancio 2009, approvata nel luglio scorso, ha definito ulteriori massicci tagli alla spesa per gli incarichi a tempo determinato, che si riduce complessivamente di 577.064.995 euro;

            i pesanti tagli effettuati con il D.L. 78/2010, riducendo del 50% la spesa delle pubbliche amministrazioni rispetto alla spesa sostenuta nell'anno 2009, determinano non solo l'avvilente inceltezza per il futuro professionale dei lavoratori coinvolti, ma anche una mancata continuità didattica che viene negata a migliaia di studenti;

            per assicurare pari opportunità di futuro ai giovani e per sostenere uno sviluppo economico di qualità e la coesione sociale del Paese è indispensabile, come prevede la strategia europea, pone il sapere ed i sistemi di istruzione e di formazione tra le priorità nelle scelte di investimento, nel quadro di un ottimale utilizzo delle risorse;

            negli ultimi due anni le immissioni in ruolo del personale docente ed ATA sono state del tutto inadeguate, non hanno copelto nemmeno i posti lasciati liberi dai pensionamenti e non hanno rispettato il piano triennale di assunzioni di 150 mila docenti e 30 mila ATA stabilito nella legge finanziaria 2007;

            la prospettiva di un piano di stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari è indispensabile per garantire continuità didattica e qualità dell'offerta scolastica, oltre che per rispondere alle legittime aspettative di persone che per molti anni hanno lavorato nelle scuole costruendo il proprio futuro personale e famigliare in questa attività professionale;

            solo l'effettiva attuazione dell'organico funzionale, vero motore dell'autonomia scolastica, può consentire alla scuola pubblica di rinnovarsi nel campo della didattica e dell'organizzazione e di indiv.iduare quelle strategie utili al raggiungimento del successo formativo degli studenti;

            il mondo della scuola chiede il ritiro dei tagli agli organici previsti dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 e l'impegno per un piano pluriennale straordinario di stabilizzazione del personale docente e ATA al fine di dare certezze e stabilità ai lavoratori e di garantire la qualità e l'efficienza del sistema scolastico;

        impegna il Governo:

            ad assegnare il necessario personale docente ed ATA alle scuole attraverso l'organico funzionale, basato su criteri di riparto definiti e concordati, in modo che ogni scuola abbia la certezza delle risorse disponibili per un triennio. Ciò nel quadro della valorizzazione dell'autonomia scolastica e in applicazione di quanto previsto nella bozza di accordo definita, ma non ancora approvata, in Conferenza Stato-Regioni, per il trasferimento delle competenze alle Regioni in materia di istruzione in attuazione del titolo V della Costituzione. Infatti è attraverso l'organico funzionaI e che devono trovare risposta le esigenze di personale per il funzionamento ordinario, per la sostituzione di personale assente, come è necessario personale stabile per le supplenze e per gli insegnanti di sostegno dei ragazzi disabili, garantendo con continuità professionalità consolidate a supporto dei diversi bisogni degli studenti: quali sono quelle relative alle disabilità sensoriali e motorie o relative all'autismo e alla dislessia. In questo modo verrebbe superata la distinzione tra organico di diritto e organico di fatto, permettendo l'assegnazione di personale stabile per dare continuità all'insegnamento e superare il precariato scolastico e valorizzando l'autonomia delle scuole nell'organizzazione e nell'innovazione della didattica;

            a definire un impegno straordinario di immissioni in ruolo a partire dal prossimo anno scolastico pari a 100 mila persone in un anno di cui 61.000 docenti e 38.300 ATA, corrispondenti ai posti vacanti in organico di diritto e non copelii dalle assunzioni effettuate, nonché ai posti in organico di fatto stabilizzabili, inclusi quelli a sostegno dei disabili e liberati dai pensionamenti. Tali piano di assunzioni dovrebbe quindi includere i tagli previsti per l'anno scolastico 2011-2012 dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;

            a programmare un piano pluriennale di assunzioni conispondente nei prossimi anni ai posti di nuova istituzione e a quelli che si rendono liberi dai pensionamenti;

            ad incentivare la formazione del personale della scuola in servizio rendendola obbligatoria e certificata al fine di qualificare la professionalità docente e la paltecipazione al progetto dell'istituto;

            ad impostare la programmazione della formazione in ingresso dei docenti sulla base dei fabbisogni derivanti da tale processo complessivo di stabilizzazione.

G/2464/67/5

PITTONI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            alcune università presentano un valore del fondo di finanziamento ordinario inferiore rispetto al valore derivante dal modello per la ripartizione teorica elaborato dai competenti organismi di valutazione del sistema universitario;

            ai sensi dell'articolo 51, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, le spese fisse e obbligatorie per il personale di ruolo delle università statali non possono eccedere il 90 per cento dei trasferimenti statali sul fondo per il finanziamento ordinario;

            ai sensi della suddetta disposizione le università nelle quali la spesa per il personale di ruolo abbia ecceduto nel 1997 e negli anni successivi il predetto limite possono effettuare assunzioni di personale di ruolo il cui costo non superi, su base annua, il 35 per cento delle risorse finanziarie che si rendano disponibili per le cessazioni dal ruolo dell'anno di riferimento;

            secondo quanto riportato nella relazione tecnica del Ministro dell'istruzione, università e ricerca, le economie lorde, conseguenti alle disposizioni dell'articolo 66, comma 13 del decreto legge 112/2008, possono essere stimate secondo i seguenti importi in migliaia di euro:

        2011: 316.622; 2012: 417.077, 2013: 455.240;

            l'articolo 1, comma 3 del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, nella legge 1/2009, stabilisce che «Per il triennio 2009-2011, le università statali, fermi restando i limiti di cui all'articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, possono procedere, per ciascun anno, ad assunzioni di personale nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al cinquanta per cento di quella relativa al personale a tempo indeterminato complessivamente cessato dal servizio nell'anno precedente,

        impegna il Governo a:

            prevedere, nei casi delle università il cui valore del fondo di finanziamento sia inferiore rispetto al valore determinato in sede di valutazione meritocratica, o che superino il limite di cui alla citata legge 27 dicembre 1997, n. 449, la rideterminazione del limite delle assunzioni di cui all'articolo 1, comma 3 del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180 (convertito nella legge 1/2009), in un contingente corrispondente ad una spesa pari al venti per cento di quella relativa al personale a tempo indeterminato complessivamente cessato dal servizio nell'anno precedente.

G/2464/68/5

LUSI, LEGNINI, FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, CASSON, MERCATALI, CARLONI, GIARETTA, LUMIA, MILANA, MORANDO, NICOLA ROSSI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011,

        premesso che:

            il patrimonio artistico e culturale deve essere considerato un fattore di crescita civile, morale ed economica del nostro Paese e non un semplice costo per la collettività da ridimensionare con progressivi tagli degli stanziamenti e con iniziative volte a snaturarne il valore storico e la funzione sociale;

            il patrimonio artistico e culturale della città de L'Aquila e del territorio circostante costituisce una delle risorse fondamentali per evitare la perdita dei caratteri identitari della comunità e per favorire la rinascita della vita sociale dopo la catastrofe sismica del 6 aprile 2009,

        impegna il Governo:

            a creare le condizioni per l'indispensabile ritorno alla normalità nella programmazione e gestione dei piani di recupero e restauro dei beni danneggiati e nella riattivazione delle istituzioni culturali e dei servizi destinati ai cittadini;

            a restituire progressivamente ai competenti organi di tutela e alle istituzioni culturali territoriali, adeguatamente potenziati nelle risorse umane e finanziarie, i compiti affidati nell'emergenza alle strutture commissariali della protezione civile.

G/2464/69/5 (testo corretto)

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            secondo quanto emerge dal settimo rapporto sulle carceri, presentato dall'associazione Antigone che opera per la difesa dei diritti negli istituti di pena in Italia, i detenuti hanno raggiunto una quota superiore a 68.000, ben 25 mila in più rispetto alla capienza regolamentare e oltre anche la cosiddetta capienza tollerabile, l'indice che individua il limite massimo per la stessa amministrazione penitenziaria;

            se il trend dovesse continuare, a fine anno la popolazione carceraria raggiungerebbe quota 70 mila detenuti, fino ad arrivare nel giugno 2012 a 100 mila unità, a fronte di un calo di quasi 6 mila agenti già da otto anni, stando alla denuncia delle organizzazioni sindacali della polizia carceraria;

            nello specifico, l'organico degli agenti di custodia, fissato l'ultima volta proprio nel 2001, prevedeva un numero di 42.268, a fronte di 55.000 detenuti. Oggi i carcerati, come sopra anticipato, sono diventati più di 68.000 e gli agenti in servizio sono 40.000, ma diventano 38.000 se si considerano i duemila in malattia o in aspettativa per motivi di salute o in via di pensionamento;

            con questi numeri, ovviamente pesano le unità, le centinaia, le migliaia di agenti sottratti ai loro compiti principali per essere dirottati su mansioni amministrative o di servizio agli uffici,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di adottare efficaci misure finalizzate a garantire le risorse necessarie per una dotazione di polizia penitenziaria adeguata e di riconoscere le mansioni svolte dalla stessa polizia giudiziaria come usuranti.

G/2464/70/5 (testo 2)

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            nella legge finanziaria in esame, nonostante alcune integrazioni introdotte in prima lettura, si persevera nella politica del ridimensionamento delle risorse da assegnare alle missioni per il Ministero dell'ambiente, confermando così la progressiva e cospicua decurtazione di fondi iniziata da qualche anno e che si attesta attorno al 60 per cento rispetto all'esercizio 2008;

            di questo passo, i dati evidenziano come nei prossimi anni il trend aumenterà riducendosi fortemente le risorse disponibili per affrontare tutte le problematiche riguardanti le politiche ambientali del paese;

            gli ultimi tragici eventi climatici manifestano, invece la necessità di un cospicuo impegno di risorse da destinare in particolare al risanamento e al ripristino delle condizioni di sicurezza sotto il profilo idrogeologico del territorio nazionale;

            ogni possibilità di sviluppo e di crescita dell'economia di un paese moderno non può essere sostenuta senza essere indirizzata e fondata contemporaneamente alla riduzione degli impatti ambientali,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di prevedere lo stanziamento di ulteriori risorse da destinare allo sviluppo delle politiche ambientali del paese in generale e del riassetto idrogeologico della nazione in particolare.

G/2464/70/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            nella legge finanziaria in esame, nonostante alcune integrazioni introdotte in prima lettura, si persevera nella politica del ridimensionamento delle risorse da assegnare alle missioni per il Ministero dell'ambiente, confermando così la progressiva e cospicua decurtazione di fondi iniziata da qualche anno e che si attesta attorno al 60 per cento rispetto all'esercizio 2008;

            di questo passo, i dati evidenziano come nei prossimi anni il trend aumenterà riducendosi fortemente le risorse disponibili per affrontare tutte le problematiche riguardanti le politiche ambientali del paese;

            gli ultimi tragici eventi climatici manifestano, invece la necessità di un cospicuo impegno di risorse da destinare in particolare al risanamento e al ripristino delle condizioni di sicurezza sotto il profilo idrogeologico del territorio nazionale;

            ogni possibilità di sviluppo e di crescita dell'economia di un paese moderno non può essere sostenuta senza essere indirizzata e fondata contemporaneamente alla riduzione degli impatti ambientali,

        impegna il Governo:

            a prevedere lo stanziamento di ulteriori risorse da destinare allo sviluppo delle politiche ambientali del paese in generale e del riassetto idrogeologico della nazione in particolare.

G/2464/71/5

CAGNIN, MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            il decreto-legge 14 novembre 2003, n. 314, recante «Disposizioni urgenti per la raccolta, lo smaltimento e lo stoccaggio, in condizioni di massima sicurezza, dei rifiuti radioattivi», convertito con modificazioni dalla legge 24 dicembre 2003, n. 368, all'articolo 4, ha stabilito misure di compensazione territoriale, fino al definitivo smantellamento degli impianti, a favore dei siti che ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare;

            l'ammontare complessivo annuo del contributo è definito mediante la determinazione di un'aliquota della componente della tariffa elettrica, aggiornata annualmente sulla base degli indici ISTAT dei prezzi al consumo;

            il contributo è assegnato annualmente con deliberazione del ClPE, sulla base delle stime di inventario radiometrico dei siti, determinato annualmente con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, su proposta dell'ISPRA, ed è ripartito, per ciascun territorio, in misura del 50 per cento in favore del comune nel cui territorio è ubicato il sito, in misura del 25 per cento in favore della relativa provincia e in misura del 25 per cento in favore dei comuni confinanti con quello nel cui territorio è ubicato il sito. Il contributo spettante a questi ultimi è calcolato in proporzione alla superficie ed alla popolazione residente nel raggio di dieci chilometri dall'impianto;

            le misurazioni e le stime previste dalla procedura ai fini della ripartizione equa di tali compensazioni territoriali, comportano inevitabilmente uno sfalsamento di due anni dell'assegnazione delle risorse ai comuni, rispetto all'anno di riferimento; ad esempio, nel mese di dicembre 2010 verrà assegnato il contributo 2008;

            tale slittamento temporale dell'assegnazione delle risorse comporta seri problemi agli enti locali ai fini del rispetto dei vincoli del patto di stabilità interno;

            il patto di stabilità applicato agli enti locali, ai sensi della legge n. 112 del 2008, convertito nella legge n. 133 del 2008 e modificato dal presente disegno di legge, vincola i comuni al rispetto di determinati parametri al fine di limitare le spese, impedendo, in pratica l'investimento di tali risorse in opere utili per la collettività;

            ciò rende indispensabile escludere dal saldo finanziario rilevante ai fini della verifica del rispetto del patto di stabilità, per i suddetti enti locale sedi di servitù nucleari, le risorse attribuite ai sensi del decreto-legge n. 314 del 2003 ed accreditate agli stessi a partire dall'esercizio 2008, fino al momento del loro effettivo utilizzo,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di adottare opportune iniziative, anche legislative, affinché, nel saldo finanziario in termini di competenza mista, individuato ai sensi del comma 88, rilevante ai fini della verifica del rispetto del patto di stabilità interno,non siano considerate le somme erogate ai sensi dell'articolo 4, comma 1 del decreto-legge 14 novembre 2003, n, 314, convertito in legge con modificazioni dalla legge 24 dicembre 2003, n. 368, né le relative spese di parte corrente e in conto capitale sostenute dagli enti locali, prevedendo altresì che l'esclusione delle spese operi anche se effettuate in più anni, purché nei limiti complessivi delle medesime risorse.

G/2464/72/5

RANUCCI, PINOTTI, MARCO FILIPPI, DONAGGIO, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, SIRCANA, VIMERCATI, CARLONI, MERCATALI, PEGORER

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame dell'atto Senato n. 2464 recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011),

        premesso che:

            la situazione economica e finanziaria del nostro Paese è molto preoccupante e le iniziative finora assunte dal Governo hanno rappresentato una risposta debole e del tutto inadeguata alle aspettative dell'intero tessuto sociale e produttivo del Paese;

            gli indicatori macro e microeconomici evidenziano, per il nostro Paese, un andamento negativo in rapporto al resto dei Paesi maggiormente sviluppati. Dal punto di vista della crescita economica, i nostri principali competitors internazionali durante la crisi hanno registrato una minore riduzione percentuale del PIL e ora nella fase di ripresa economica registrano tassi di crescita molto superiori al nostro. La crescita mondiale è prevista al 4,4 per cento ed è prevista attestarsi al 4 per cento nel 2011. La Germania nel 2010 cresce del 3,4 per cento e le stime per il 2011 prevedono una crescita del 2 per cento. Gli Stati Uniti crescono del 2,9 per cento e per il 2011 le previsioni sono del 2,5 per cento. In Giappone cresce del 2,7 per cento e le stime per il 2011 prevedono una crescita del 2,5 per cento. La Francia cresce del 1,6 per cento e per il 2011 le previsioni sono del 2,5 per cento. Per l'area euro la crescita del 2010 è pari in media al 1,6 per cento, mentre per il 2011 si prevede una crescita del 1,8 per cento. L'Italia è ferma, purtroppo ad un 1,2 per cento nel 2010 e ad un 1,3 per cento per il 2011 e tali dati, tra l'altro, come più volte affermato dalla stessa Banca d'Italia appaiono estremamente ottimistici;

            l'analisi del quadro macroeconomico attuale segnala una perdita strutturale di capacità competitiva del Paese, non interpretabile soltanto come un fatto ciclico ma al contrario come un deterioramento progressivo del capitale fisico imprese, del capitale sociale, dell'adeguatezza delle infrastrutture, del fattore lavoro e della mobilità sociale;

            in parallelo all'andamento certamente non positivo dei fondamentali macroeconomici, la situazione della finanza pubblica è forse ancora più preoccupante di quella economica,

        rilevato che,

            le previsioni triennali per tutti i programmi della missione 13 «Diritto alla mobilità» sono destinati a diminuire tra il 2010 e il 2013; i tagli di spesa colpiscono vari settori e sono chiaramente riportati nelle varie tabelle di Bilancio;

            in particolare, gli stanziamenti in conto capitale (Investimenti), relativi al Capitolo 7028 «Somma da erogare per la ricapitalizzazione della Società Fincantieri – Cantieri navali SpA.» che insistono anche sullo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e trasporti (Tabella 10), registrano un intervento pari a 18,1 milioni di euro, senza variazione rispetto al dato assestato 2010, e sono assolutamente inadeguati alle esigenze di sviluppo della Società,

        impegna il Governo:

            ad incrementare e garantire le risorse essenziali, per la ricapitalizzazione della Società Fincantieri Cantieri navali SpA, che allo stato attuale risulterebbero insufficienti, mentre invece sono necessarie ad un comparto come quello della cantieristica navale che rappresenta per il nostro Paese una delle aree di eccellenza e costituisce un indispensabile patrimonio tecnologico, produttivo ed occupazionale;

            ad attivare e sostenere, anche in sede comunitaria, tutte le iniziative necessarie per la definizione di interventi di politica industriale, con l'adozione di piani strategici, per favorire investimenti per l'innovazione della tecnologia navale e lo sviluppo dei cantieri italiani.

G/2464/73/5

MONTI, MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            le province attivate nel corso del 2009 che, per l'incapienza dei trasferimenti erariali spettanti, si trovino nelle condizioni di dover restituire a partire dall'anno 2010 le somme allo Stato, ai sensi dell'articolo 31, comma 12, 13 e 14, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, a causa degli ulteriori tagli dei trasferimenti, operati con il decreto-legge n. 78 del 2010, avranno maggiori difficoltà a causa delle ridotte risorse finanziarie,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità, fatti salvi i saldi di finanza pubblica, di consentire il versamento al Ministero dell'interno del credito cumulato negli anni 2010 e 2011 dalle citate province a partire dall'anno 2012 mediante un piano di estinzione in dieci annualità con la maggiorazione degli interessi al tasso legale.

G/2464/74/5

MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            la Legge finanziaria del 2000 stabilisce che le Province restituiscano allo Stato, con decorrenza 1999 l'eventuale quota di tributi maggiormente riscossi (per via della devoluzione dell'imposta sulla R.C. auto principalmente) e rimborsi il costo del personale ATA dallo stesso anno trasferito dall'Amministrazione provinciale a quella statale;

            la determinazione delle modalità di tali adempimenti furono demandate ad un decreto attuativo che divenne efficace solo nel 2003, dopo l'approvazione della legge n. 289 del 27 dicembre 2002 (legge finanziaria 2003). La condizione prevista dalla norma riguarda 22 province italiane, tra cui Milano, dal 2003 la provincia di Milano rimborsa una quota annuale, che per l'anno 2010 ammonta a poco meno di 61 milioni di Euro e per gli anni 2011 e 2012, per effetto delle razionalizzazioni della spesa pubblica introdotte con il decreto-legge n. 78 del 2010 convertito con la legge n. 122 del 2010, sarà di poco inferiore ai 63 milioni di Euro per anno;

            per gli anni pregressi, invece (2000-2003) tale rimborso, ai sensi dell'articolo 2 comma 231 della legge n. 191 del 2009 del 23 dicembre 2009 (legge finanziaria 2010 ) è stato rimodulato in 20 anni in luogo dei tre anni rimanenti. Tale rimodulazione ha ridotto l'impegno annuale dai 22 milioni precedenti, a circa 3,4 milioni;

            l'avvio delle attività della neonata provincia di Monza e Brianza crea numerose duplicazioni di spese, soprattutto all'inizio delle attività di separazione e la cosiddetta «Provincia madre» spesso è costretta a devolvere le entrate per la parte di competenza della nuova Amministrazione, senza riuscire a trasferire contestualmente a questa tutti i costi, con particolare riguardo a quelli indiretti e generali;

            la problematica suesposta riguarda solamente la provincia di Milano, in quanto le altre che sono state oggetto di scorporo, non sono tenute al versamento allo Stato dei fondi detti;

            si ritiene opportuno e conveniente risolvere in modo alternativo l'obbligo a carico della provincia di Milano, con impatto nullo sul Bilancio dello Stato per la parte di «competenza» e con una formula del tutto neutra, rispetto al Patto di Stabilità Interno, ma con grande beneficio per la provincia medesima;

            la soluzione che si propone consiste nel rateizzare in 20 annualità l'impegno nei confronti dello Stato per le rate relative agli anni 2010, 2011 e 2012, con pagamento dei dovuti interessi al tasso legale,

        impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di concedere la rateizzazione alla provincia di Milano per il pagamento delle somme di cui in premessa per gli anni del triennio 2011-2013 e reperire le risorse finanziarie per coprire il maggior indebitamento netto correlato a periodo di dilazione nella restituzione delle somme dovute.

G/2464/75/5

FOSSON, PINZGER, PETERLINI, THALER AUSSERHOFER, POLI BORTONE, D'ALIA, GIAI, BIANCHI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            i commi da 125 a 150 dell'articolo unico del disegno di legge in esame disciplinano il patto di stabilità interno per le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per il triennio 2011-2013, le cui norme sono dichiarate principi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica, ai sensi dell'articolo 117, terzo comma e 119, secondo comma, della Costituzione;

            in tale ambito le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano contribuiscono agli obiettivi di finanza pubblica nella misura di 500 milioni di euro per l'anno 2011 e 1.000 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012 e 2013, secondo la ripartizione indicata nella tabella 1, e il concorso alla manovra di finanza pubblica da parte dei comuni è determinato in ragione delle dimensioni finanziarie dei comuni stessi;

            il rinvio alla comunicazione della Ragioneria Generale dello Stato, contenuto nel comma 132, non è accettabile per le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano che finanziano direttamente oltre la metà del bilancio dei propri comuni, perché originerebbe una duplicazione nell'entità dei concorsi agli obiettivi di finanza pubblica da parte delle stesse regioni e province autonome: tale concorso al bilancio dei propri comuni avviene infatti a carico di un bilancio regionale o provinciale che deve già contribuire a sua volta alla manovra di finanza pubblica, sempre in ragione delle proprie dimensioni; conseguentemente occorre determinare la quota di contributo a carico dei comuni in questione defalcando dai loro bilanci il finanziamento di provenienza provinciale o regionale, se si vuole evitare una sovrapposizione di risparmi in capo ai medesimi territori,

        impegna il Governo:

            ad interpretare il comma 132, nel senso di evitare la duplicazione nell'entità dei concorsi agli obiettivi di finanza pubblica da parte delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, che finanziano direttamente i bilanci dei propri comuni, provvedendo a quantificare in maniera corretta l'entità del concorso agli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2011-2013 dei comuni finanziati direttamente dai bilanci delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, anziché dallo Stato, sottraendo dai bilanci degli stessi comuni il finanziamento di provenienza provinciale o regionale.

G/2464/76/5

FIORONI, AGOSTINI, FERRANTE, ASCIUTTI, BENEDETTI VALENTINI, SPADONI URBANI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            a seguito dell'evento sismico del 15 dicembre 2009, che ha colpito l'intero territorio del Comune di Marsciano e porzioni di tenitorio dei Comuni di Collazzone, Demta, Pemgia, Magione, Piegaro, Corciano, Panicale, Montecastello di Vibio, San Venanzo, Torgiano, Fratta Todina, il 22 dicembre 2009 è stato dichiarato, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, lo stato di emergenza fino al 31 dicembre 2010 a causa dei gravi ed ingenti danni provocati agli edifici privati, al patrimonio storico, attistico e monumentale, tra cui numerosi edifici di culto, alle opere e infrastrutture pubbliche e in particolare all'edilizia scolastica;

            la stima dei danni, concordata tra la Protezione Civile della Presidenza del Consiglio e la Regione Umbria, ammonta a circa 350 milioni di euro, a fronte dei quali, con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3853, del 3 marzo 2010, sono stati finora messi a disposizione del Presidente della Regione, Commissario delegato, soltanto15 milioni di euro;

            la disponibilità di questa somma ha consentito al Commissario delegato di predisporre un piano stralcio di interventi che prevede, oltre alle somme utilizzate o da utilizzare per l'immediata emergenza (assistenza alla popolazione, autonoma sistemazione e edilizia scolastica d'emergenza), pari a circa 6,4 milioni, l'avvio della ricostruzione cosiddetta «leggera» che consentirà di attivare, con le risorse disponibili pari a circa 8,4 milioni, circa 70 interventi;

            in assenza di ulteriori provvedimenti, non sarebbe possibile né concludere la ricostruzione «leggera» né tantomeno programmare e avviare la ricostruzione cosiddetta «pesante», il P.I.R. (Piano Integrato di Recupero) di Spina, gli interventi sulle scuole e i beni culturali, comprese le chiese;

            il 14 ottobre scorso, prima della presentazione della legge di stabilità, su iniziativa dei parlamentari umbri di maggioranza e opposizione, la Regione Umbria, i sindaci dei Comuni interessati dal sisma, i rappresentanti del Comitato terremotati 15 dicembre, hanno incontrato i Presidenti delle Commissioni Bilancio di Camera e Senato ed il Viceministro Vegas per rappresentare ed illustrare la necessità di garantire adeguate risorse per l'avvio della ricostruzione, sia delle abitazioni private che degli edifici pubblici, delle attività economiche e, in via prioritaria, degli edifici scolastici;

            il 9 novembre il Consiglio Regionale dell'Umbria ha approvato all'unanimità una mozione presentata dai capigruppo di tutte le forze politiche riguardante il terremoto del 15 dicembre 2009, che impegna la Giunta a compiere ogni azione utile affinché il Governo possa rapidamente stanziare ulteriori risorse finanziarie al fine di poter adeguatamente affrontare gli interventi conseguenti ai gravi eventi sismici, nonché ad attivarsi per assicurare finanziamenti pluriennali da destinare alla ricostruzione delle zone colpite ed agevolazioni fiscali e contributive per privati ed imprese ed infine a valutare la praticabilità della riduzione delle addizionali regionali, delle imposte regionali e di tasse e tributi di competenza della Regione;

            con la Legge di Stabilità è stata prevista un'autorizzazione di spesa per 3 milioni di euro nell'anno 2011 e 3 milioni per il 2012 ma non è stato possibile individuare stanziamenti più consistenti e pluriennali al fine di poter adeguatamente affrontare gli interventi conseguenti ai gravi eventi sismici e garantire in tempi certi la ricostruzione;

        impegna il Governo:

            a prorogare quanto prima lo stato d'emergenza così come richiesto dalla Regione Umbria, anche per consentire l'utilizzazione delle risorse già assegnate;

            a convocare al più presto un tavolo di lavoro nazionale a cui chiamare a partecipare la Regione Umbria, gli Enti Locali interessati, il Dipartimento della Protezione Civile Nazionale e il Ministero dell'Economia finalizzato ad individuare il percorso più congruo per garantire, con il primo provvedimento utile, stanziamenti pluriennali attraverso i quali consentire, da parte della Regione Umbria, la contrazione dei mutui necessari per realizzare la ricostruzione cosiddetta «pesante».

G/2464/77/5

BUBBICO, ARMATO, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, LATORRE, SANGALLI, TOMASELLI, CARLONI, LUSI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge recante disposizioni per la formazione del Bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità),

        premesso che:

            gli effetti della crisi internazionale sul Mezzogiorno sono stati aggravati nel corso della legislatura in corso dall'azione dell'esecutivo che ha provveduto a smantellare, in modo sistematico, le politiche economiche e fiscali che fino al 2008 hanno costituito un punto di sostegno reale per tutti i settori produttivi presenti sul territorio;

            fra queste si segnala in tutta evidenza lo smantellamento sistematico degli incentivi a favore delle imprese. in particolare quelli di natura automatica, che uscendo dalla logica della discrezionalità premiavano le imprese maggiormente dinamiche. In particolare, i crediti di imposta per gli investimenti sono stati sostanzialmente bloccati. mentre i contratti di programma risultano derubricati dall'agenda dell'esecutivo;

            nell'ambito delle politiche industriali, il programma Industria 2015, che pure era stato concordato e sviluppato con il contributo delle regioni. delle imprese e delle loro associazioni. non è stato adeguatamente sostenuto, contribuendo per tale via a ridurre il numero delle partnership fra imprese del Nord e quelle del meridione e a rallentare lo sviluppo delle reti di imprese a diffusione nazionale;

            il principale strumento finanziario per gli interventi nel Mezzogiorno. ovvero il Fondo per le aree sotto utilizzate (FAS) è stato praticamente azzerato nel breve volgere di due anni, e da ultimo con gli interventi previsti dal decreto legge in esame, ed una parte consistente delle risorse finanziarie sono state reindirizzate per esplicita scelta dell'esecutivo verso finalità diverse da quelle originariamente previste e programmate;

            per effetto di tali interventi lo strumento generale di governo finalizzato alla realizzazione di interventi strutturali ed infrastrutturali nelle aree sotto utilizzate. con risorse addizionali rispetto a quelle comunitarie, ha perso l'originaria finalità: quella di sviluppare una politica nazionale regionale coerente con i princìpi e le regole di politica comunitaria;

            dallo svuotamento del FAS consegue lo smantellamento di quanto programmato nel Quadro Strategico Nazionale 2007-2013 ed un forte indebolimento delle risorse aggiuntive disponibili per le politiche di sviluppo, ivi comprese quelle destinate ad accrescere il capitale sociale nei settori della legalità, del corretto ed efficace funzionamento della pubblica amministrazione, dell'istruzione universitaria e della ricerca scientifica, della soddisfazione dei diritti di cittadinanza, a partire dalle politiche sociali di parità e di pari opportunità, di tutela della salute, di sviluppo delle reti della conoscenza e della connessione in banda larga, dei servizi pubblici locali per la mobilità, la gestione del ciclo dei rifiuti e per il servizio idrico integrato;

            nel complesso, le continue modifiche degli strumenti di intervento nel Mezzogiorno. con conseguente riprogrammazione delle risorse stanziate ed impegnate, hanno aumentato in misura significativa il livello di incertezza tra i soggetti impegnati nella realizzazione degli interventi programmati e tra coloro che vorrebbero essere beneficiari degli interventi medesimi, annullando per tale via l'efficacia di qualsiasi iniziativa intrapresa;

            ciò evidenzia che esiste non solo un problema di gestione delle risorse e degli interventi da attuare, ma anche di corretto ed ordinato rapporto fra i diversi soggetti istituzionali. La titolarità delle risorse e i poteri attribuiti alle Regioni attraverso il nuoVo titolo V della costituzione richiedono, come contrappeso, una forte azione dell'esecutivo. una visione strategica di livello nazionale. che consenta alle singole Regioni di avere chiaro il proprio ruolo nell'ambito delle azioni di sviluppo del Paese. a partire dalla consapevole valorizzazione sostenibile delle risorse locali;

        preso atto che:

            il miglioramento e il potenziamento della dotazione infrastrutturale del Mezzogiorno, in termini di reti e nodi, di plurimodalità e di logistica, e soprattutto di grandi assi di collegamento. dando priorità al miglioramento delle loro condizioni di esercizio, sono la precondizione essenziale per lo sviluppo economico dell'area, pur tuttavia, al di la di annunci reiterati su infrastrutture di dubbia fattibilità e utilità immediata come il Ponte sullo Stretto di Messina. l'esecutivo non ha ancora provveduto a stanziare risorse adeguate alla realizzazione e al completamento di infrastrutture ferroviarie. stradali e portuali necessarie allo sviluppo del Mezzogiorno;

            dall'inizio della legislatura il tema delle infrastrutture è stato affrontato prevalentemente con le modalità del varo di programmi e l'apertura di numerosi cantieri, disperdendo in numerose iniziative ingenti risorse che al contrario potrebbero essere utilizzate per migliorare, in tempi brevi e certi, le infrastrutture esistenti e per portare a termine quelle già avviate o prossime ad entrare in funzione;

            nell'ambito delle grandi opere infrastrutturali, si registrano forti ritardi nella realizzazione di grandi opere come il Corridoio Palermo-Berlino e il Corridoio che collegherà la rete europea ai Paesi Balcanici attraverso la Puglia dove l'impegno dell'esecutivo rimane poco incisivo;

            ad aggravare la situazione, amplificando i tempi previsti per la realizzazione delle opere, intervengono poi anche fattori di governo delle iniziative. Gli obiettivi di infrastrutturazione dei piani approvati dal Cipe non sempre coincidono con le esigenze di sviluppo territoriale delle Regioni e degli Enti Locali, Il mancato coordinamento degli interventi tra le Regioni e il Governo, anche per integrare risorse che l'Unione europea assegna ai due differenti livelli di governo, è un elemento che crea ritardi e confusione, nelle iniziative di infrastrutturazione del Mezzogiorno;

        valutato che:

            nelle Regioni del Meridione si dislocano, sia pure con diversa intensità nella loro localizzazione territoriale, almeno dodici settori strategici dell'industria nazionale: siderurgia e metallurgia non ferrosa. chimica di base, industria petrolifera e raffinazione, energia, industria aerospaziale. automotive, ICT, navalmeccanica, cemento e materiali da costruzione, armatoria, porti terminaI container. Ad essi si aggiunge l'industria manifatturiera del «made in ltaly»: agroalimentare, tessile-abbigliamento-calzaturiero, legno e mobilio;

            in ciascuno di questi settori si sono affermate competenze, qualità e innovazione che hanno avvicinato il modello di sviluppo delle imprese del mezzogiorno a quello prevalente di altre aree del paese e comunitarie. In tale ambito le imprese hanno interiorizzato le funzioni aziendali «strategiche» di pianificazione, ricerca e sviluppo, informatica e tecnologia e sviluppato un più intenso utilizzo degli investimenti per l'innovazione di processo e di prodotto;

            in numerosi ambiti locali si sono affermati distretti di eccellenza nell'ambito della ricerca e dell'innovazione, che risultano essere in base alle recenti valutazioni nel gruppo delle migliori d'Italia. In tale ambito operano alcune Università, come quella di Catania, che rappresentano l'avanguardia nazionale nel corso degli ultimi anni si sono affermati numerosi distretti manifatturieri e agroalimentari che soffrono in questa fase di crisi soprattutto per le condizioni di accesso al credito;

            nel complesso, il tessuto imprenditoriale del Mezzogiorno evidenzia la presenza di elementi di discontinuità rispetto al passato e rivela l'emergere di una maggiore consapevolezza circa le proprie criticità e la maniera di superarle. Le imprese che hanno implementato innovazioni hanno ben chiaro il nesso tra competitività e introduzione dell'innovazione nel processo produttivo. Più in generale, sembra piuttosto diffusa, la necessità di superare le vecchie politiche compensative o i modelli competitivi basati sul solo controllo dei costi interni per approdare al sistema virtuoso fondato sulla qualità e l'innovazione;

            tuttavia il passaggio dalla semplice percezione, seppur diffusa, della necessità di ripensare il proprio modello competitivo, richiede nuove modalità di intervento e di sostegno per favorire l'affermazione di un modello di sviluppo economico più adatto alle attuali dinamiche della competizione globale;

        impegna il Governo:

            a ristabilire le originarie dotazioni finanziarie per il Mezzogiorno, a partire dal FAS, confermando la destinazione dell'85% di tali risorse alle aree meridionali anche in ossequio delle disposizioni contenute nell'articolo 119, comma S, della Costituzione e del criterio dell'addizionalità delle risorse destinate alle aree in ritardo di sviluppo imposto con il Trattato dell'unione europea;

            a sbloccare le risorse FAS destinate ai piani di sviluppo e di investimento regionali, impegnando le Regioni a partecipare a progetti e programmi di carattere sovra regionale la cui cabina di regia sia coordinata e condivisa;

            a ripristinare il corretto metodo di programmazione del QSN e delle risorse destinate alle politiche di sviluppo e coesione garantendo l'effettiva aggiuntività a carico del bilancio dello Stato, così come previsto dall'articolo 15 del Regolamento CEE n. 1083/2006 per il periodo 2007-2013, informando periodicamente il Parlamento;

            a predisporre, d'intesa con la conferenza Stato-Regioni, la coerente allocazione delle risorse finanziarie scaturenti dalle risorse liberate sui fondi comunitari e sui FAS 2000-2006, di cui alla delibera Cipe «Ricognizione, per il periodo 2000-2006, dello stato di attuazione degli interventi finanziati dal fondo per te aree sottoutilizzate e delle risorse liberate nell'ambito dei programmi comunitari (ob. 1) del 30 luglio 2010, per sostenere i processi di crescita economica e di sviluppo del mezzogiorno, in coerenza con gli obiettivi di »Europa 2020« e in particolare per:

                a) aumentare la dotazione di strutture per servizi essenziali;

                b) esprimere una diretta e funzionale relazione per il raggiungi mento di ciascuno degli obiettivi di servizio di cui alla programmazione delle risorse comunitarie 2007-2013;

                c) realizzare i migliori standard di qualità, compresa la sicurezza statica, antlsismica e impiantistica, nonché l'efficienza energetica delle strutture destinate alle funzioni pubbliche, con priorità per le scuole e le strutture sanitarie e socio-assistenziali coerenti con i piani di riordino varati dalle Regioni per assicurare il rispetto degli equilibri di bilancio;

                d) favorire la raccolta differenziata con impianti efficienti, per tecnologie impiegate e per processi gestionali, per il compostaggio della parte umida dei rifiuti e per la valorizzazione dei rifiuti differenziati;

                e) realizzare la gestione industriale del servizio idrico integrato garantendo qualità nei processi di potabilizzazione e di depurazione della totalità delle acque restituite ai corpi idrici;

                f) favorire la mobilità urbana ed extra urbana sostenibile anche attraverso lo sviluppo delle reti ferrate;

                g) migliorare le condizioni di esercizio delle ferrovie meridionali attraverso interventi di miglioramento della rete, con priorità per i sistemi di sicurezza, e l'impiego di nuovo materiale rotabile;

                h) favorire, anche attraverso l'utilizzo di risorse finanziarie di provenienza comunitaria, il completamento dell'Autostrada Salerno-Reggio Calabria e della linea dell'Alta Velocità - Alta Capacità ferroviaria Napoli-Bari;

            ad adattare misure urgenti per contrastare la grave crisi occupazionale nel Mezzogiorno, per combattere la precarietà del lavoro ed incentivare l'inclusione dei soggetti oggi esclusi, con particolare riferimento alle donne, agli ultracinquantenni, ai giovani;

            a varare un programma di potenziamento della pubblica amministrazione nel rispetto dei principi di efficacia e di efficienza per migliorarne la qualità ed il protagonismo, la legalità e la trasparenza nella gestione delle risorse e delle funzioni (anche in relazione alle nuove responsabilità derivanti dal federalismo fiscale) e l'appropriatezza degli strumenti regolamentari, per promuovere l'animazione dei mercati locali con particolare riferimento ai servizi pubblici di interesse economico generale;

            a ripristinare forme efficaci di incentivazione delle attività produttive localizzate nel Mezzogiorno rilanciando il programma strategico Industria 2015, favorendo le connessioni tra imprese del Nord e quelle del Sud, ripristinando il credito di imposta per gli investimenti e promuovendo l'attivazione di specifiche misure finalizzate alla riduzione del costo del lavoro a vantaggio dei lavoratori e delle imprese e rendendo immediatamente operative le Zone Franche Urbane;

            a proporre concreti piani di investimenti pluriennali, con particolare riferimento alle azioni volte a ridurre il «digital divide», da concordare con tutti i concessionari di pubblici servizi, a partire da Ferrovie dello Stato, Anas, Telecom, per corrispondere alle previsioni di legge e cioè per raggiungere una quota della spesa pubblica in conto capitale destinata al Mezzogiorno del 45% contro l'attuale 34,9%;

            a varare interventi tesi ad accrescere e migliorare il capitale sociale del Mezzogiorno, in particolare promuovendo investimenti:

                a) a sostegno dello sviluppo delle università e dei centri di ricerca pubblici e privati, anche per qualificare tali strutture come luogo di formazione delle nuove classi dirigenti dell'area Euromediterranea;

                b) per sostenere i Piani di riordino della rete ospedaliera e della rete dei servizi socio assistenziali di rilievo territoriale per garantire processi di convergenza, per gli equilibri di bilancio e per il federalismo fiscale, agendo per ridurre la consistente migrazione sanitaria sud-nord;

                a garantire un adeguato livello di sicurezza nei territori dei Mezzogiorno, sperimentando anche forme di premialità fiscale per le imprese che si espongono a rischi-costi per contrastare i tentativi di inquinamento dell'economia da parte della criminalità;

            a varare misure, dotate di adeguate risorse finanziarie, per favorire l'accesso al credito da parte delle imprese, in particolare delle PMI e a ridurre il costo del denaro e potenziando gli strumenti di garanzia;

            ad istituire un'apposita cabina di regia, come previsto dall'articolo 1, comma 864, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), con la partecipazione del Governo e delle Regioni finalizzata ad individuare gli interventi nel settore delle infrastrutture e dei servizi di trasporto di maggiore rilevanza per lo sviluppo del Mezzogiorno.

G/2464/78/5

RANUCCI, MARCO FILIPPI, DONAGGIO, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, SIRCANA, VIMERCATI, CARLONI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame dell'AS 2464 recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011);

        premesso che:

            la situazione economica e finanziaria del nostro Paese è molto preoccupante e le iniziative finora assunte dal Governo hanno rappresentato una risposta debole e del tutto inadeguata alle aspettative dell'intero tessuto sociale e produttivo del Paese;

            gli indicatori macro e microeconomici evidenziano, per il nostro Paese, un andamento negativo in rapporto al resto dei Paesi maggiormente sviluppati. Dal punto di vista della crescita economica, i nostri principali competitors internazionali durante la crisi hanno registrato una minore riduzione percentuale del PIL e ora nella fase di ripresa economica registrano tassi di crescita molto superiori al nostro. La crescita mondiale è prevista al 4,4% ed è prevista attestarsi al 4% nel 2011. La Germania nel 2010 cresce del 3,4% e le stime per il 2011 prevedono una crescita del 2%. Gli Stati Uniti crescono del 2,9% e per il 2011 le previsioni sono del 2,5%. Il Giappone cresce del 2,7 % e le stime per il 2011 prevedono una crescita del 2,5%. La Francia cresce del 1,6% e per il 2011 le previsioni sono del 2,5%. Per l'area euro la crescita del 2010 è pari in media al 1,6%, mentre per il 20 Il si prevede una crescita del 1,8%. L'Italia è ferma, purtroppo ad un 1,2% nel 2010 e ad un 1,3% per il 2011 e tali dati, tra l'altro, come più volte affermato dalla stessa Banca d'Italia appaiono estremamente ottimistici;

            l'analisi del quadro macroeconomico attuale segnala una perdita strutturale di capacità competitiva del Paese, non interpretabile soltanto come un fatto cic1ico ma al contrario come un deterioramento progressivo del capitale fisico imprese, del capitale sociale, dell'adeguatezza delle infrastrutture, del fattore lavoro e della mobilità sociale;

            in parallelo all'andamento certamente non positivo dei fondamentali macroeconomici, la situazione della finanza pubblica è forse ancora più preoccupante di quella economica;

        rilevato che:

            le previsioni triennali per tutti i programmi della missione 13 «Diritto alla mobilità» sono destinati a diminuire tra il 2010 e il 2013; le spese relative agli Investimenti ammontano a 46,1milioni di euro, con una riduzione di 6 milioni di euro rispetto all'assestamento 2010;

            i tagli di spesa colpiscono vari settori e sono chiaramente riportati nelle varie tabelle di Bilancio. In particolare, gli stanziamenti relativi al programma 13.8 «Sostegno alla sviluppo del trasporto» dove sono presenti i capitoli relativi all'ANAS SpA, che insistono anche sullo stato di previsione del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti per il 2010 (Tabella 10), sono stati drasticamente ridotti;

            il capitolo 1870 «Somme da erogare all'ANAS a titolo di corrispettivi dovuti per le attività ed i servizi resi, disciplinati dal contratto di programma», contenuto nel programma 13.8 «Sostegno allo sviluppo del trasporto» registra l'azzeramento della dotazione di competenza, in seguito ad una riduzione di 308,8 milioni di euro rispetto al dato assestato 2010;

            tale riduzione viene operata in virtù dell'art. 15, comma 4, del D.L. 78/2010; questa norma prevede l'applicazione, entro il30 aprile 2011, del pedaggiamento sulle autostrade e sui raccordi autostradali in gestione diretta di ANAS S.p.A. e, in particolare, il comma 5 dispone che i pagamenti dovuti ad ANAS S.p.A. a titolo di corrispettivo del contratto di programma-parte servizi sono ridotti in misura corrispondente alle maggiori entrate derivanti dall1pplicazione del citato pedaggiamento;

        impegna il Governo:

            a provvedere alle opportune modifiche, dell'articolo 15 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, sui criteri e le modalità per l'applicazione del pedaggio sulle autostrade e sui raccordi autostradali in gestione diretta di ANAS S.p.A., al fine di intervenire a favore dei pendolari, escludendo determinati tratti di autostrade e raccordi autostradali interessati da traffico prevalentemente urbano e con caratteristiche pendolari, prevedendo forme di esenzione, anche diversificate per tali utenti;

            ad individuare provvedimenti legislativi affinché le entrate derivanti dall'attuazione dei commi 1 e 2 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 siano utilizzate da ANAS SpA per investimenti relativi a opere e interventi di manutenzione straordinaria, anche in corso di esecuzione, direttamente sui medesimi territori interessati dai nuovi pedaggiamenti; nonché ad adottare provvedimenti di controllo e monitoraggio sulla corretta applicazione delle suddette norme.

G/2464/79/5

MURA, VACCARI, MASSIMO GARAVAGLIA

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            al fine di aumentare la sicurezza nei trasporti, si ritiene opportuno incentivare il trasporto fluviale di GPL (Gas Petrolio Liquefatto) delle merci pericolose per vie navigabili interne; tale soluzione è indicata anche dall'Unione Europea con l'adozione. della Direttiva 2008/68/CE del 24 settembre 2008 e dall'accordo europeo relativo al trasporto delle merci pericolose per vie navigabili interne;

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di stanziare risorse finanziarie nel prossimo triennio per concedere incentivi agli operatori che effettuano tale tipologia di trasporto.

G/2464/80/5

MURA

La 5 Commissione permanente del Senato,

        esaminato l'A.S. 2464 recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2011) premesso che:

            nel provvedimento in esame si prevedono le procedure per poter destinare, in coerenza con la normativa europea, le frequenze 790-862 ai servizi di comunicazione mobile in banda larga e le frequenze previste sono quelle dei canali 61-69, oggi assegnati alle tv locali;

            al fine di liberare le suddette frequenze, il provvedimento, al comma 9, prevede un indennizzo per quelle emittenti disponibili a cederle, anche, presumibilmente, per gli ulteriori obblighi che verranno previsti per un più efficiente uso dello spettro, e l'inosservanza dei quali potrebbe causare anche la revoca del diritto d'uso di frequenza;

            l'incentivo previsto al comma 8 del provvedimento in esame, pari al 10 per cento del ricavo della cessione delle frequenze agli operatori in banda larga, con un massimo di 420 milioni, risulta inadeguato, anche a fronte delle spese sostenute dalle tv locali per la digitalizzazione;

            l'insufficiente compensazione e gli ulteriori obblighi di cui al comma 11 del provvedimento in esame mettono a serio rischio la sopravvivenza di un intero settore vitale e plurali sta come quello dell'emittenza televisiva locale;

        impegna il Governo:

            ad intervenire, con gli opportuni strumenti normativi, al fine di adeguare la misura economica compensativa prevista dal comma 8 del provvedimento in esame, alla reale perdita subita dalle emittenti televisive locali, quantificandola nel 20 per cento degli introiti della gara di cui al comma 8 e comunque in un importo non inferiore ai 480 milioni di euro.

G/2464/81/5

CAGNIN, MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            è opportuno incentivare i comuni, che vogliono procedere alla riqualificazione energetica degli edifici, previsti dall'articolo 1, commi da 344 a 347, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per migliorare la funzionalità dei medesimi e nel contempo assicurare risparmi energetici a vantaggio dell'economia generale nazionale;

            gli stretti vincoli del patto di stabilità escludono che i comuni con bilanci in avanzo di amministrazione di spendere per i suddetti investimenti, con darmo per la comunità locale e nazionale,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di reperire risorse finanziarie per consentire ahneno ai comuni, che conseguono l'avanzo di amministrazione, di poter investire le correlate risorse nel triennio 20112013 per interventi di rlqualificazione energetica,di indubbia utilità per il Paese.

G/2464/82/5

MAZZATORTA, VALLI, BODEGA, VALLARDI, MURA, MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            il perdurare della crisi economica internazionale e la necessità di sanare i conti della finanza pubblica, caratterizzata da uno stock di debito pubblico molto elevato rispetto ai livelli di altri paesi europei, non hanno consentito negli ultimi anni di poter allentare gli stretti vincoli del patto di stabilità, imposto agli enti locali;

            di fatto, il Governo ha dovuto effettuare ulteriori tagli per il triennio 2011- 2013 operati con l'adozione della manovra estiva scorsa (D.L. 78/2010), affinché i saldi di finanza pubblica fossero messi in sicurezza;

            ad oggi permane la difficoltà per i comuni di poter disporre di maggiori risorse per ottemperare ad obiettivi di sviluppo e crescita delle infrastrutture nelproprio territorio;

            in particolare si evidenzia l'annoso problema di poter assolvere al pagamenti delle imprese fornitrici, sia per non arrecare danni alle medesime imprese in tennini di liquidità e correlata sopravvivenza, sia per rispettare quelle che sono le indicazioni della Unione Europea;

            infatti, sul ritardo nei pagamenti della pubblica amministrazione è intervenuta anche l'Europa, che, con l'accordo del 13 settembre 2010 fra Parlamento e Consiglio Europeo, ha stabilito che il termine standard per il pagamento delle aziende deve essere di 30 giorni, elevato a 60 in caso di pubbliche amministrazioni, con previsione di interessi ad un tasso pari a quello di riferimento maggiorato dell'8 per cento in caso di ritardo, nonché di euro 40 a titolo di spese di recupero;

        considerato che:

            l'Italia non vanta una posizione accettabile per quanto riguarda la puntualità dei pagamenti della P .A. alle imprese, anzi è il fanalino di coda europeo con una media di 186 giorni di ritardo;

            gli enti locali, in particolare, non hanno l'autonomia di ridurre i ritardi nei pagamenti, allineandosi con quanto indicato dalla UE, a causa del rispetto dei vincoli del patto di stabilità;

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di reperire risorse finanziarie che, fatti salvi i saldi di finanza pubblica, possano essere destinate per il prossimo triennio ad escludere, ai fini del calcolo del saldo fmanziario, le spese dei comuni destinate alla riduzione dei residui passivi correlati a pagamenti ad imprese fornitrici.

G/2464/83/5

LEONI, MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            – il Governo, ai fini del raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto, è da tempo impegnato in una serie di iniziative di tutela ambientale che prevedono, tra l'altro, la realizzazione di interventi volti a rendere più efficienti gli usi finali dell'energia;

            – tra gli strumenti di contenimento dei consumi dell'energia rientra il sistema di detrazioni fiscali legate alla riqualificazione energetica degli edifici, il quale produce effetti positivi non solo per l'ambiente ma anche per il rilancio dell'economia e dell'occupazione;

            – accanto agli incentivi per gli interventi di efficienza energetica per l'edilizia privata, sarebbe utile favorire l'attuazione di programmi diretti alla riqualificazione degli edifici pubblici;

            – occorrono strumenti di politica economica, attraverso i quali possano essere messe a disposizione risorse pubbliche per la concessione di crediti agevolati a sostegno degli investimenti di riqualificazione energetica degli edifici pubblici, come ad esempio l'istituzione di un fondo di rotazione in favore degli enti locali, peraltro previsto dalla legge 23 luglio 2009, n.99,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di adottare le opportune iniziative, anche legislative, volte a sostenere la riqualificazione energetica degli edifici pubblici anche attraverso l'istituzione di un fondo di rotazione in favore degli enti locali.

G/2464/84/5

MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            il D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152, recante «Norme in materia ambientale», all'articolo 205, prevede misure per incrementare la raccolta differenziata, disponendo che in ogni ambito territoriale ottimale deve essere assicurata una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari ad almeno il sessantacinque per cento entro il3! dicembre 2012;

            occorre prevedere misure per assicurare l'efficienza delle attività di recupero e riciclaggio;

            determinate situazioni, come ad esempio l'emergenza rifiuti della Campania, dimostrano l'importanza delle operazioni di termovalorizzazione;

            la valorizzazione energetica dei rifiuti è da privilegiare al fine di diminuire il volume dei rifiuti da conferire in discarica al termine delle operazioni di recupero e di riciclaggio;

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di adottare le opportune iniziative, anche legislative, volte a:

            a) individuare forme premiali di incentivazione della raccolta differenziata dei rifiuti parametrate anche sulla base dell'efficienza delle operazioni di recupero e di riciclaggio;

            b) prevedere, oltre alle percentuali di raccolta differenziata da assicurare entro il 31 dicembre 2012, ai sensi dell'articolo 205 del D.Lgs. 152, anche una percentuale minima pari al 30% della raccolta dei rifiuti urbani da destinare alla termovalorizzazione.

G/2464/85/5

RIZZI, DIVINA, MASSIMO GARAVAGLIA

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            le persone colpite da deficit funzionali ed altre forme invalidanti, definiti handicap, hanno necessità particolari per potersi muovere, spostare e svolgere le normali funzioni della vita.

            Un'abitazione «su misura» è l'elemento essenziale per non creare barriere nella vita ad una persona disabile. A volte però nemmeno questo basta se il disabile vive in edifici condominiali non strutturati con misure antibarriere architettoniche. È il caso di migliaia di disabili che vivono in condomini privi di dispositivi appropriati.

            La normativa attuale infatti non prevede la possibilità di dotare gli edifici di impianti di sollevamento (ascensori – elevatori) se non con l'unanimità dei proprietari delle unità abitative che compongono il condominio. Si pone pertanto la necessità intervenire per attenuare i rigori privatistici che disciplinano l'esercizio del diritto di proprietà (di cui all'art. 1120 e 1121 codice civile) nonché le norme a tutela del patrimonio ambientale o storico, per far prevalere i diritti alla mobilità di ogni persona colpita dalla sorte e limitata nelle funzioni più importanti della vita,

        impegna il Governo

            a trovare le forme corrette per consentire la costruzione di impianti ascensore e altre innovazioni dirette ad eliminare le barriere architettoniche nelle parti comuni degli edifici e delle loro pertinenze, a prescindere dal parere delle assemblee condominiali, anche in parziale difformità degli strumenti urbanistici, a condizione che sia acquisito il parere favorevole dei rispettivi uffici tecnici comunali.

            L'adesione alla realizzazione delle opere e degli impianti dovrà essere libera, fatto salvo l'esonero da qualsiasi contributo nelle spese di realizzazione e di gestione da parte dei condomini che non intendano trame vantaggio. La fruizione degli impianti e delle opere sarà limitata ai condomini che hanno sostenuto finanziariamente la progettazione e la costruzione e che sosterranno la gestione e manutenzione degli stessi, fatto salvo il diritto degli altri condomini e dei loro eredi o aventi causa di partecipare ai vantaggi delle innovazioni, versando l'importo corrispondente alla quota originaria della spesa per la realizzazione delle innovazioni medesime, aggiornata secondo i dati ISTAT.

G/2464/86/5 (testo 2)

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            la cantieristica navale è un settore strategico dell'economia italiana, caratterizzato da alta intensità di lavoro ed elevati indici di innovazione tecnologica, senza peraltro comportare ripercussioni ambientali di segno negativo;

            Fincantieri – Cantieri navali italiani S.p.a. è uno dei maggiori gruppi industriali – per fatturato e numero di addetti – esistenti in Europa e nel mondo, attivo nel settore della cantieristica crocieristica, militare e mercantile e rappresenta, pertanto, una delle più importanti realtà produttive del nostro Paese;

            il gruppo industriale Fincantieri, stando ai dati dei bilanci consolidati degli ultimi anni, ha alle proprie dirette dipendenze circa 8.500 addetti, impiegando altresì – nell'ambito dei propri lavori e servizi esternalizzati in appalto e dell'indotto complessivamente considerato – altre migliaia di lavoratori, stimati prudenzialmente in oltre 18.000 unità, distribuiti nelle sedi di Trieste, Monfalcone, Marghera, Genova, Sestri Ponente, Sestri Levante, Muggiano, Ancona, Castellammare di Stabia e Palermo;

            in ognuna di tali città ciascun cantiere navale della società Fincantieri costituisce una delle principali aziende cittadine e dunque fonte di occupazione e ricchezza per i rispettivi territori, oltre a rappresentare un elemento caratterizzante e storicamente radicato, avendo segnato e permeato di sé le vicende sociali delle città medesime nel corso degli anni;

            la crisi economica in atto rischia di avere ripercussioni drammatiche e ricadute occupazionali gravissime nel settore della cantieristica e, in particolare, sul gruppo industriale Fincantieri; dove già circa 1600 lavoratori sono collocati in cassa integrazione e si stima di poter arrivare alla consistente cifra di 2000 unità alla fine del 2010. Da parte della società Fincantieri vi è stato l'impegno a non procedere ad alcuna chiusura di cantieri e a ripartire le attività tra le diverse unità produttive per mitigare l'impatto della crisi;

            nonostante questo sono circolate allarmanti notizie sulla ventilata chiusura di qualche cantiere o ridimensionamento di altri,

        impegna il Governo

            a considerare attentamente l'importanza del settore della cantieristica sia dal punto di vista occupazionale che del prestigio per il nostro paese.

G/2464/86/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            la cantieristica navale è un settore strategico dell'economia italiana, caratterizzato da alta intensità di lavoro ed elevati indici di innovazione tecnologica, senza peraltro comportare ripercussioni ambientali di segno negativo;

            Fincantieri – Cantieri navali italiani S.p.a. è uno dei maggiori gruppi industriali – per fatturato e numero di addetti – esistenti in Europa e nel mondo, attivo nel settore della cantieristica crocieristica, militare e mercantile e rappresenta, pertanto, una delle più importanti realtà produttive del nostro Paese;

            il gruppo industriale Fincantieri, stando ai dati dei bilanci consolidati degli ultimi anni, ha alle proprie dirette dipendenze circa 8.500 addetti, impiegando altresì – nell'ambito dei propri lavori e servizi esternalizzati in appalto e dell'indotto complessivamente considerato – altre migliaia di lavoratori, stimati prudenzialmente in oltre 18.000 unità, distribuiti nelle sedi di Trieste, Monfalcone, Marghera, Genova, Sestri Ponente, Sestri Levante, Muggiano, Ancona, Castellammare di Stabia e Palermo;

            in ognuna di tali città ciascun cantiere navale della società Fincantieri costituisce una delle principali aziende cittadine e dunque fonte di occupazione e ricchezza per i rispettivi territori, oltre a rappresentare un elemento caratterizzante e storicamente radicato, avendo segnato e permeato di sé le vicende sociali delle città medesime nel corso degli anni;

            la crisi economica in atto rischia di avere ripercussioni drammatiche e ricadute occupazionali gravissime nel settore della cantieristica e, in particolare, sul gruppo industriale Fincantieri; dove già circa 1600 lavoratori sono collocati in cassa integrazione e si stima di poter arrivare alla consistente cifra di 2000 unità alla fine del 2010. Da parte della società Fincantieri vi è stato l'impegno a non procedere ad alcuna chiusura di cantieri e a ripartire le attività tra le diverse unità produttive per mitigare l'impatto della crisi;

            nonostante questo sono circolate allarmanti notizie sulla ventilata chiusura di qualche cantiere o ridimensionamento di altri,

        impegna il Governo

            a considerare attentamente l'importanza del settore della cantieristica sia dal punto di vista occupazionale che del prestigio per il nostro paese, errettuando, se necessaria, una riorganizzazione che non porti comunque a nessun ridimensionamento della forza lavoro esistente ne alla chiusura di alcuna sede di cantiere, fonte insostituibile di lavoro per un intero, vasto comprensorio.

G/2464/87/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            il sistema del trasporto pubblico locale, strategico per il paese, è soggetto da molti anni ad un continuo taglio di fondi che non ne permettono il rilancio e lo sviluppo, comportando gravissime ricadute sull'intero sistema della mobilità nazionale;

            l'ultima legge di finanza pubblica aveva già operato un taglio consistente delle risorse con ripercussioni in termini di diminuzione delle vetture su gomma circolanti, tariffe più elevate, tagli al personale e minori investimenti a favore della qualità dei servizi;

            il provvedimento in esame prevede ulteriori tagli di spesa al settore aggravando una situazione già sensibilmente deficitaria;

            sul settore del trasporto ferroviario regionale si attendono forti aumenti delle tariffe dei biglietti treni dal 15 al 35%, con ricadute in particolare per le fasce più deboli dei cittadini che utilizzano il servizio ferroviario per recarsi a scuola o al lavoro;

            il sistema dei trasporti necessita di mezzi più moderni, meno inquinanti e di una pianificazione di largo respiro, in grado di ridurre la congestione del traffico nelle città, possibile solo con una programmazione prioritaria degli investimenti sul lungo periodo e con un impegno di risorse fattibili che ne permettano il rilancio;

            la scelta operata dal Governo in termini di diminuzione delle risorse per il settore determinerà ulteriori difficoltà sul fronte occupazionale,

        impegna il Governo

            a valutare la opportunità di adottare misure che favoriscano un rilancio dell'intero sistema del trasporto pubblico locale del paese attraverso un forte recupero di risorse da destinare al settore, con particolare riferimento al trasporto ecocompatibile.

G/2464/88/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            in considerazione della crisi economica internazionale, il decreto-legge 185/2008, articolo 18, ha disposto – in linea con il precedente decreto-legge n. 112/2008 con il quale è stata attuata la manovra finanziaria per il triennio 2009-2011 – la riprogrammazione e la concentrazione delle risorse nazionali disponibili destinate allo sviluppo delle aree sottoutilizzate nel periodo 2007-2013 iscritte sul Fondo FAS su obiettivi considerati prioritari per il rilancio dell'economia italiana;

            per il periodo di programmazione 2007-2013, il Fondo per le aree sottoutilizzate è stato rifinanziato per un importo complessivo pari a 64,4 miliardi di euro, ai sensi dell'articolo 1, comma 863, della legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296/2006). In tale importo è ricompreso anche il finanziamento delle annualità 2014 e 2015. Rispetto alla dotazione autorizzata dalla legge finanziaria per il 2007, sono intervenuti diversi provvedimenti di urgenza che hanno utilizzato le risorse FAS a copertura di oneri o, come nel caso del decreto-legge n. 112 del 2008, a copertura della manovra di bilancio 2009-2011. Pertanto, il CIPE, nel dicembre 2008, ha effettuato una ricognizione delle risorse disponibili, che venivano indicate in complessivi 52,7 miliardi di euro (delibera CIPE n. 112/2008);

            per le annualità 2011-2015, le dotazioni del FAS a legislazione vigente, esposte nella Tabella E del disegno di legge di stabilità per il 2011 (A.C. 3778), risultano complessivamente pari a oltre 44,9 miliardi di euro. Esse risultano ridotte rispetto a quanto indicato dalla legge finanziaria dello scorso anno (che esponeva, in Tabella F, 9 miliardi nel 2011, 4,6 miliardi nel 2012 e 36,3 miliardi nel 2013 e anni successivi, per un totale di 49,9 miliardi), in quanto le risorse del FAS sono state utilizzate a copertura di oneri recati da provvedimenti di urgenza intervenuti in corso d'anno. Ciò ha consentito di pagare anche i cassaintegrati, che sono concentrati soprattutto al nord, sostenendo l'economia per cercare di resistere alla crisi;

            il disegno di legge di stabilità per il 2011 espone in Tabella E la dotazione finanziaria del Fondo per le aree sottoutilizzate a legislazione vigente, con riferimento agli anni 2011, 2012, 2013 riportando altresì la quota complessivamente riferita agli anni 2014-2015. Rispetto agli importi a legislazione vigente, pari complessivamente a 44,9 miliardi di euro, il disegno di legge di stabilità effettua una rimodulazione delle risorse FAS in Tabella E;

            il grande senso di solidarietà dimostrato dal Mezzogiorno d'Italia nei confronti del resto del Paese si evidenzia sol che si ricordi:

                a) che il fondo per le aree sottoutilizzate ha solo finalità di riequilibrio economico e sociale tra i territori; l'uso «prospettico» degli interventi (la valutazione del loro impatto, per comprendere meglio «cosa funziona» e «cosa non funziona»), auspicato dal rapporto Barca alla Commissione europea, non può certo discendere da questa forma di utilizzo «a pioggia». Nessun effetto disciplinatorio della spesa – nella definizione degli obiettivi e dei criteri di selezione dei beneficiari – può discendere da questo tipo di modalità di impiego;

                b) che l'Unione europea richiede agli Stati membri di salvaguardare il principio di addizionalità dei fondi comunitari, attraverso un esplicito legame con il Patto di stabilità e crescita. All'opposto, negli ultimi due anni li si è utilizzati come cassaforte di denaro liquido a cui attingere per le più varie esigenze, che – a dispetto della conclamata responsabilizzazione degli attori sociali – si sono tradotte in una forma di finanziamento degli ammortizzatori sociali per i ceti colpiti dalla crisi industriale al Nord;

            al contrario, nessuna consapevolezza di tale sacrificio del Mezzogiorno è stata dimostrata dalla politica economica nazionale, come dimostra il Piano delle infrastrutture strategiche. Il valore complessivo del PIS è attualmente pari a 358 miliardi di euro, di cui il 61 per cento per opere che interessano le regioni del Centro-Nord e il 39 per cento per opere del Mezzogiorno, a fronte di una superficie pari, rispettivamente, al 59,2 e al 40,8, con una popolazione pari al 65,3 e al 34,7 (Fonte: elaborazione CRESME Europa Servizi su dati CIPE, Ministero Infrastrutture, ANAS Spa, Ferrovie dello Stato Spa, altri soggetti competenti),

        considerato che:

            per la prima volta dal 2004, il numero delle opere di interesse del Centro Nord ha superato quelle relative al Mezzogiorno: 174 contro 167, a seguito delle integrazioni intervenute nell'ultimo anno. Se si considerano le sole opere oggetto di deliberazioni da parte del CIPE, la distribuzione relativa al valore accentua la differenza, in quanto le regioni del Centro-Nord recano opere per un valore pari al 70% del totale rispetto al 30 per cento del Mezzogiorno;

            il dato relativo allo stato di avanzamento del Programma, sulla base del rapporto tra opere deliberate e non, consente di completare il confronto tra le due macro aree. Alla fine di aprile 2010 la percentuale del PIS oggetto di deliberazioni CIPE di interesse del Centro-Nord è pari al 42 per cento, contro un 28 per cento per quanto riguarda le opere relative al Mezzogiorno;

            nell'ambito delle opere deliberate dal CIPE, la disponibilità delle risorse risulta pari al 60 per cento, con un fabbisogno residuo che ammonta al 40 per cento del totale dei costi previsti. Se si trasferisce questa analisi al territorio, si osserva che il Centro-Nord, a fronte di opere per un valore complessivo di oltre 91 miliardi, registra una disponibilità pari al 50,4 per cento (di cui il 550 per cento di risorse pubbliche e 45 per cento di risorse private), mentre il Mezzogiorno, con opere per un valore pari a circa 39 miliardi, reca una disponibilità finanziaria accertata pari all'88 per cento (di cui il 79 per cento di risorse pubbliche e 21 per cento di risorse private). Ne consegue che la composizione attuale delle disponibilità riguarda per il 58,3 per cento il Centro-Nord e per poco meno del 41 per cento il Sud, con uno 0,8 per cento di quota non ripartibile;

            isolando le due principali voci di finanziamento pubblico, emerge come la destinazione della maggior parte delle risorse attualmente messe a disposizione attraverso la Legge Obiettivo riguardi opere del Centro-Nord: 65,8 per cento, a fronte del 32,8 per cento nel Mezzogiorno,

        impegna il Governo:

            ad operare il necessario riequilibrio territoriale nell'impiego delle risorse di cui all'obiettivo 14 della Tabella E allegata al disegno di legge di stabilità (programma opere strategiche, edilizia statale ed interventi speciali e per pubbliche calamità, voci riferite aIla legge n. 296 del 2006, articolo 1 comma 977), secondo i seguenti criteri direttivi:

                a) privilegiare il completamento delle opere a basso fabbisogno residuo, nella consapevolezza che complessivamente, per la citata fonte CRESME Europa Servizi, le opere localizzate nelle regioni del Centro-Nord registrano un fabbisogno residuo pari a11'87,2 per cento, mentre quelle del Mezzogiorno recano un fabbisogno pari al 12,7 per cento;

                b) privilegiare i programmi di spesa nei quali vi è minore incidenza del contributo privato, nella consapevolezza che, secondo la citata fonte, la realizzazione delle opere relative al Centro-Nord appare caratterizzata da una più elevata incidenza del contributo privato, pari a quasi 21 miliardi su 27 miliardi e 487 milioni (si tratta del 75,2 per cento di questo tipo di finanziamento, contro un 24 per cento destinato ad opere del Mezzogiorno, corrispondenti a 6 miliardi e 637 milioni).

G/2464/89/5

BIANCONI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di discussione del disegno di legge AS 2464, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)»,

        premesso che:

            la progettazione del Lotto Zero è stata commissionata nel 1999 e finanziata congiuntamente dal Comune di Cesena e dalla Provincia per favorire la realizzazione dell'opera;

            l'Anas di Bologna ha approvato il progetto nel 2000;

            successivamente il Ministero dell'Ambiente lo ha positivamente licenziato e nel 2004 la Regione ha comunicato che l'opera non presentava impatto ambientale rilevante, procedendo sostanzialmente alla sua approvazione;

            la cantierabilità dell'opera è prevista entro il 2011;

            il Lotto Zero avrà la lunghezza di circa 1,2 km ed è destinato a collegare la Secante di Cesena con la via Emilia all'altezza del cimitero di Diegaro; lo stesso porterà il traffico in uscita dalla Secante – che attualmente sbocca sulla via comunale San Cristoforo – sulla strada provinciale 140 San Giuseppe, sicuramente più idonea a sopportare l'importante mole di traffico veicolare e meglio collegata alla viabilità principale;

            per questo lotto sono previste due corsie per ogni senso di marcia, dell'ampiezza di 3,5 metri ciascuna, completate da banchine laterali e da uno spartitraffico centrale, per un'ampiezza complessiva della piattaforma stradale di 20,10 metri;

            il costo complessivo dell'opera si aggira intorno ai 24 milioni di euro,

        impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di assumere iniziative volte a prevedere lo stanziamento necessario per la realizzazione del progetto di cui in premessa.

G/2464/90/5

COMINCIOLI, BUTTI, CANTONI, CARRARA, CARUSO, COLLI, GALLONE, GAMBA, MESSINA, POSSA, SCIASCIA, ANNA MARIA SERAFINI, TOMASSINI, CONTI, DELL'UTRI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in occasione della discussione del disegno di legge A.S. n. 2464 «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di Stabilità 2011),

        premesso che:

            il decreto-legge n. 112/08 stabilisce i limiti alle deroghe al patto di stabilità per gli enti locali interessati, tra gli altri, da eventi o iniziative di carattere internazionale;

        considerato che:

            il nostro Paese, ed in particolare il Comune di Milano, è stato individuato come sede dell'EXPO internazionale previsto nel 2015;

        tenuto conto che:

            il testo della Legge di Stabilità 2011 trasmesso dalla Camera dei Deputati, all'articolo 1, comma 103, individua il Comune di Milano tra gli Enti Locali beneficiari della deroga ai parametri del Patto di Stabilità interno, limitatamente alle spese ed alle entrate direttamente connesse alla realizzazione dell'EXPO MILANO 2015,

        preso atto che:

            risulta doveroso estendere le deroghe di cui sopra anche agli altri enti locali che ricevono contributi ed effettuano spese per il medesimo motivo (EXPO MILANO 2015),

        impegna il Governo:

            ad adottare ogni utile iniziativa al fine di inserire, alle medesime condizioni del Comune di Milano, sia la Provincia di Milano, sia tutti gli altri enti locali che partecipano alla realizzazione dell'Expo Milano 2015 nel novero dei beneficiari della deroga di cui all'articolo 1, comma 103 del disegno di legge in oggetto.

G/2464/91/5

ESPOSITO, PARAVIA, FASANO, CARDIELLO, SARRO, CORONELLA, DE FEO, SIBILIA, SPEZIALI, LATRONICO, BEVILACQUA

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di discussione del disegno di legge AS 2464, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)»,

        premesso che:

            le precipitazioni diffuse e persistenti dei giorni 8-10 novembre u.s. che hanno interessato il territorio della provincia di Salerno, hanno raggiunto livelli particolarmente alti, causando danni ingenti;

            l'evento è stato accompagnato da venti impetuosi e trombe d'aria che hanno causato altrettanti danni all'agricoltura in alcuni comuni del Cilento;

            i livelli idrometrici registrati sui fiumi Calore, Sele, Tanagro e Sarno, in particolare tra il 9 e il 10 novembre, sono stati superiori a 700 cm, con punte di 830 cm sul fiume Calore nel comune di Albanella, rispetto alle quote di riferimento dello 0 idrometrico, e hanno determinato piene straordinarie ed esondazioni;

            l'evento, oltre che per le ondate di piena e le inondazioni a largo raggio su un territorio intensamente coltivato e antropizzato, si è caratterizzato per i fenomeni di dilavamento ed erosioni sulle superfici dei rilievi, con trasporto solido lungo valloni e torrenti;

            tale situazione ha determinato, in più comprensori della provincia di Salerno, perdita delle colture in atto, danneggiamenti e dissesti di miglioramenti fondiari e strutture aziendali;

            per quanto riguarda le infrastrutture si registrano danni consistenti soprattutto a carico delle strade poderali – con compromissione della transitabilità – e della funzionalità di opere di bonifica collettiva idraulica e delle opere di bonifica montana, con fenomeni di erosione e frane diffuse;

            numerose aziende agricole interessate dagli allagamenti hanno subito danni sia di tipo strutturale alle pertinenze aziendali (stalle, fienili e magazzini), sia per la perdita diretta di prodotto (sementi, mangimi, attrezzature, animali e altro);

            molte colture cerealicole e foraggere risultano irreparabilmente compromesse; i danni oltre a riferirsi alle colture in atto e a quelle pronte per la raccolta, sono da scriversi in misura maggiore al dissesto delle sistemazioni agrarie, alla riduzione della fertilità dei suoli e alla perdita di scorte presenti, con pesanti conseguenze sui risultati economici della prossima stagione agraria;

            i territori interessati dall'evento sono: 1) nell'ambito del bacino del fiume Sarno, i comuni di Scafati, San Marzano sul Sarno, Angri, San Valentino Torio, Nocera Superiore, Nocera Inferiore, Roccapiemonte, Castel san Giorgio, Mercato San Severino; 2) nell'ambito del fiume Sele, i comuni di Eboli, Battipaglie, Capaccio, Altavilla Silentina, Serre, Albanella, Colliano, Buccino, Bellosguardo, Ottati, Laurino, Piaggine, Monteforte, Campora, Castel San Lorenzo, Roccadaspide, Sacco, Sicignano degli Alburni, Aquara, Postiglione, Controne, Sant'Angelo a Fasanella, Castelcivita; 3) nell'ambito del bacino del fiume Tanagro, i comuni di Montesano sulla Marcellana, Padula, Sala Consilina, Sassano, Atena Lucana, Sant'Arsenio, Polla, San Pietro sul Tanagro, San Rufo, Teggiano, Pertosa e Auletta,

        considerato che:

            le calamità alluvionali che hanno interessato la regione Calabria nei giorni 3 e 4 settembre, 17, 18 e 19 ottobre, 2 e 3 novembre hanno provocato ingenti danni sull'intero territorio, con particolare riferimento alla viabilità, alle abitazioni, alle attività commerciali, alle imprese agricole, agli allevamenti e alle coltivazioni;

            tale situazione rischia di provocare una ulteriore, importante crisi per il settore delle piccole e medie imprese ubicate nei territori delle province calabresi;

            la Calabria è una Regione ad elevato rischio idrogeologico,

        impegna il Governo:

            ad adottare ogni opportuna iniziativa per attribuire le adeguate risorse finanziarie alle province della Regione Campania e della Regione Calabria colpite dagli eventi alluvionali, sulla base di un elenco definito dei danni e di un'adeguata programmazione di interventi.

G/2464/92/5

FIRRARELLO

La 5 Commissine,

        in sede di discussione del disegno di legge AS 2464 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato» (legge di stabilità 2011),

        premesso che:

            la Delibera CIPE n. 56 del 10.05.1995, avente ad oggetto la «Regolamentazione dell'istituto del Patto territoriale», al punto 1, definisce il Patto territoriale quale «strumento per l'individuazione di un complesso coordinato di interventi di tipo produttivo e promozionale, nonché quelli infrastrutturali ad essi funzionali, ai quali concorra il finanziamento pubblico;

            nell'ambito dei patti territoriali sono stati approvati, finanziati, in larga parte realizzati e rendicontati, oltre che interventi pubblici materiali, interventi pubblici immateriali;

            la Delibera CIPE n. 26 del 2003, riguardante la regionalizzazione dei Patti territoriali, al punto 3 contempla la finanziabilità di infrastrutture immateriali, sebbene nell'ambito delle procedure di definanziamento, prevedendo che «Le risorse ..., vengono utilizzate obbligatoriamente all'interno dello steso territorio regionale, secondo le seguenti modalità. A) per il 60% ... , per finanziare azioni di sistema (infrastrutture materiali e immateriali, con l'esclusione di regimi di aiuto che prevedono agevolazioni alle imprese) a favore dei patti territoriali per i quali siano soddisfatte le condizioni di cui al punto 2, lettera b) ...»;

            le tipologie di intervento di Infrastrutture immateriali secondo la classificazione fornita dall'Unità di valutazione degli investimenti pubblici del Dipartimento delle Politiche di Sviluppo, con specifico riferimento alle politiche turistiche, sono sinteticamente distinte in Politiche turistiche di contesto (Incentivi alle imprese; Infrastrutture materiali; Infrastrutture immateriali: applicazioni per promozione sul patrimonio ambientale e culturale; Servizi alle imprese, partecipazione a fiere e manifestazioni, ... ) e Politiche turistiche settoriali (Incentivi alle imprese; Infrastrutture materiali; Infrastrutture immateriali: promozione turistica, azioni di marketing territoriale, promozione a fini turistici dei sistemi culturali e ambientali, ... );

        tenuto conto che:

            il Comunicato del Ministero del Tesoro, del bilancio e della programmazione economica, rivolto ad assicurare trasparenza e pubblicità alle modalità e ai criteri relativi alle attività di assistenza tecnica e di istruttoria dei patti territoriali e contratti d'area, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, n. 17 del 29.07.1998, al punto 2.4, sub lettera c), lettera B) prevede che ai fini della verifica del limite di cui al punto 2.9, lettere a) e c) della delibera CIPE 21 marzo 1997 (avente ad oggetto la disciplina della Programmazione negoziata), saranno considerate ammissibili al finanziamento, totale o parziale, solo le tipologie di investimento che corrispondono alle attività di cui all'articolo 2, comma 1, della legge n. 109/1994 (lavori pubblici);

        considerato che:

            l'articolo 256 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (c.d. Codice Unico degli Appalti), ha abrogato la legge 11 febbraio 1994, n. 109 richiamata nel suddetto comunicato;

            una rigida interpretazione restrittiva citato punto 2.4, del Comunicato del Ministero del Tesoro (G.U. n. 17 29.07.1998), potrebbe portare a non ritenere ammissibili, con il conseguente avvio del procedimento di revoca, gli interventi infrastrutturali immateriali, sebbene già approvati e finanziati, nonché in larga parte realizzati, rendicontati e approvati in via definitiva, nell'ambito dei patti territoriali e loro rimodulazioni, poiché formalmente non rientranti nell'ambito di applicazione della Legge n. 109/1994 (lavori pubblici),

        impegna il Governo

            a valutare la possibilità di assumere iniziative volte a prevedere, ai fini della verifica del limite di cui al punto 2.3, lettera a) e c) della Delibera CIPE 21 marzo 1997, che siano considerate ammissibili al finanziamento, totale o parziale, le tipologie d'investimento che corrispondono alle attività di cui all'articolo 3, comma 6, del Decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

G/2464/93/5

FLERES, FERRARA, CENTARO

La 5a Commissione

        in sede di discussione del disegno di legge AS 2464, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)»,

        premesso che:

            l'articolo 128 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, recante «Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi, forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE», prevede sostanzialmente che gli enti locali svolgono l'attività di realizzazione dei lavori pubblici sulla base di un programma triennale e di suoi aggiornamenti annuali predisposti ed approvati secondo la normativa vigente;

            nella pratica, tuttavia, si riscontra spesso l'inattuazione di numerose opere, dovuta principalmente alla mancanza di fondi, di progetti, ed alla dilatazione dei tempi imposta dall'amministrazione;

            da ciò nasce l'esigenza di permettere in tempi rapidi agli enti locali di dare realizzazione alle opere contenute nei rispettivi piani triennali, favorendo la realizzazione della necessaria progettazione,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di istituire un fondo di rotazione per il finanziamento della redazione dei progetti riguardanti opere pubbliche inserite nei piani triennali degli enti locali, al fine di consentire agli stessi di attivare le procedure di ottenimento dei finanziamenti nazionali o europei per i quali è previsto che l'opera sia munita di progetto.

G/2464/94/5

FLERES, FERRARA, CENTARO

La 5a Commissione,

        in sede di discussione del disegno di legge AS 2464, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)»,

        premesso che:

            il provvedimento in esame, all'articolo 1, comma 47-bis, stabilisce che le disposizioni di cui all'articolo 1, commi da 344 a 347 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), relative rispettivamente alle detrazioni: per spese sostenute per la riqualificazione energetica degli edifici; per la installazione di pareti, pavimenti, coperture e finestre idonee a conseguire livelli di risparmio energetico; per la installazione di pannelli; e per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale, si applicano anche alle spese sostenute entro il 31 dicembre;

            la suddetta disposizione precisa che la detrazione spettante è ripartita in dieci quote annuali di pari importo;

            le coperture a verde, anche definite «tetti verdi», oltre a rappresentare un'antica tradizione, offrono vantaggi economici in termini di risparmio di costi energetici: «la copertura a verde, infatti, realizza una situazione di isolamento termico in inverno e di raffrescamento nel periodo estivo, consentendo consistenti risparmi nei costi di riscaldamento e di condizionamento, in confronto ad una copertura tradizionale non inverdita»;

            un altro vantaggio derivante dalla realizzazione della copertura a verde è rappresentato dalla riduzione dell'inquinamento sonoro, sotto forma di assorbimento delle onde sonore o di riduzione della loro propagazione. Ciò ha degli effetti benefici anche nella sfera psicologica della persona, favorendo il rilassamento e riducendo fortemente ogni forma di stress,

        impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di considerare tra gli interventi ai quali si applica la detrazione di cui in premessa, anche le spese documentate, sostenute fino al 31 dicembre 2011, relative ad interventi su edifici esistenti,parti di edifici esistenti, unità immobiliari o recinzioni, riguardantI tetti,coperture o pareti esterne e rappresentate dalla realizzazione del verde pensile.

G/2464/95/5

PICCONE

La 5 Commissione,

        in sede di discussione del disegno di legge AS 2464, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)»,

        premesso che:

            l'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), al comma 173 stabilisce che gli impianti fotovoltaici i cui soggetti responsabili sono enti locali, sono considerati rientranti nella tipologia di impianti fotovoltaici con integrazione architettonica,

        impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di assumere iniziative volte a prevedere per gli impianti fotovoltaici, i cui soggetti siano enti locali, che verranno connessi alla rete entro il 30 giugno 2012 che sono localizzati nei comuni della provincia dell'Aquila, o comunque individuati dal decreto del Commissario delegato n. 3 del 16 aprile 2009 e n. 11 del 17 luglio 2009, colpiti dal sisma del 6 aprile 2009, che abbiano ottenuto il preventivo di connessione o la S.T.M.G. di cui alla delibera A.E.E.G. 99/08, continuino ad applicarsi le condizioni previste per gli impianti fotovoltaici i cui soggetti responsabili siano enti locali, nonché le tariffe incentivanti previste per gli impianti entranti in esercizio entro il 31 dicembre 2010.

G/2464/96/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA, PINZGER, PETERLINI

La 5 Commissione permanente del Senato, in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2011,

        premesso che:

            l'attuale crisi economica e finanziaria ha richiesto tempestivamente misure correttive e idonee ed efficaci strumenti di politica economica finalizzati a garantire stabilità al sistema creditizio e a sostenere l'economia reale;

            in tale contesto, il Fondo di garanzia per le PMI, istituito con l'articolo 2, comma 100, lettera a), della legge n. 662/96, unico fondo nazionale e intersettoriale di garanzia, è uno strumento che ha risposto immediatamente ai requisiti di pronta utilizzazione e di efficacia

            il significativo incremento delle domande pervenute – che è iniziato nel corso del 2009 e si è ulteriormente consolidato nei primi dieci mesi del 2010 – è il risultato di un crescente interesse verso lo strumento anche in ragione delle modifiche normative che hanno interessato il Fondo;

            tra il 1º gennaio e il 31 ottobre 2010 sono state accolte 40.887 operazioni (+122,5% rispetto allo stesso periodo del 2009), per un volume di finanziamenti pari a e 7.582,9 mln (+116,3%) e un importo complessivamente garantito di e 4.336,1 mln (+122,7%);

            a fronte di tale dinamica, con le attuali disponibilità e le risorse stanziate per il 2011 – risorse FAS (Fondo per le Aree Sottosviluppate) per 270 milioni dì euro e versamento di 9,5 milioni di euro da parte degli emittenti degli strumenti finanziari di cui all'articolo 12 del decreto legge 185/2008 (cd «Tremonti Bond») – si rileva una carenza di risorse finanziarie da impegnare per la concessione di nuove garanzie nel corso del prossimo anno;

        impegna il Governo:

            a vaIutare l'opportunità di reperire, nel breve periodo, risorse adeguate per il rifinanziamento del Fondo di garanzia per le PMI.

G/2464/97/5

VITA, NEROZZI, DI GIOVAN PAOLO, DELLA SETA, FERRANTE

La 5 Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011,

        premesso che:

            nel bilancio della Difesa per il 2011 figurano 471,8 milioni di euro per lo sviluppo del velivolo Joint Strike Fighter JSF, meglio noto come il caccia bombardiere F-35. Si tratta di un jet progettato per la Guerra fredda, considerato poco adatto per le attuali esigenze italiane. Per lo sviluppo di questo aereo, nel bilancio della Difesa vengono stanziati le risorse più consistenti dei programmi di investimento dell'area interforze, pur rappresentando solo una parte del costo complessivo finale;

            il contratto con Ia produttrice Lockheed-Maltin non è ancora stato firmato, ma il progetto va avanti nonostante i dubbi dagli esperti del settore. All'inizio l'F-35 sarebbe dovuto costare attorno ai 60 milioni di euro: ora la cifra finale sembra essere lievitata fino a raddoppiare. Il costo «a regime» sarebbe attorno ai duecento milioni di euro per esemplare;

            tale aumento dei costi ha spaventato tutte le Nazioni Nato che avevano deciso di dotarsi dell'F35: Olanda, Norvegia e Germania hanno fermato il programma per ridiscuterlo, la Gran Bretagna ha falcidiato le previsioni di spesa (ne doveva comprare circa 130, oggi ne vuole 20); persino il Congresso Usa sta valutando l'annullamento della versione «B», a decollo corto e atterraggio verticale, che interessava la Marina italiana ma che è in forte ritardo di realizzazione: l'F-35 B doveva sostituire l'Harrier sui ponti della Garibaldi e della Cavour, laddove per le portaerei americane più grandi è già prevista un'altra versione;

            l'Italia aveva progettato l'acquisto di 131 aerei «caccia», divisi fra la versione da portaerei e quella «normale», in dotazione all'Aeronautica Militare italiana. Gli addetti ai lavori danno per scontato che in tempi di crisi e di tagli, con finanziamenti che non coprano l'addestramento dei soldati, il piano verrà ridimensionato. Tanto più che all'Italia va una quota minima di produzione: parte dell'ala affidata ad Alenia aeronautica;

            restano quindi forti dubbi sulla necessità di questa tipologia di jet per il nostro Paese e sulle attuali esigenze strategiche delle nostre Forze Armate; conseguentemente si teme che il coinvolgimento finanziario italiano nello sviluppo, nella produzione e nell'acquisto dell'F-35, possa rivelarsi un inutile spreco di risorse pubbliche;

        tutto ciò premesso impegna il Governo:

            a valutare, nell'ambito del nuovo modello di difesa, coerentemente con la mozione G1 approvata dal Senato nella seduta 466 pomeridiana del 24 novembre 2010. quali investimenti sui programmi d'armamento mantenere, quali cancellare, sospendere, o rinviare, con particolare riguardo agli investimenti relativi all'F-35 sui quali pesano forti dubbi di effettiva utilità;

            a sospendere il coinvolgimento dell'Italia e i corrispondenti finanziamenti per lo sviluppo, la produzione, il supporto logistico e l'aggiornamento di tale velivolo da combattimento ed ad utilizzare tali risorse nei settori della tutela del patrimonio artistico e culturale del nostro Paese, nonché della ricerca scientifica e tecnologica a scopi civili, settori che, come è noto, oggi patiscono una cronica penuria di risorse finanziarie.

G/2464/98/5

SOLIANI, ANDRIA, PIGNEDOLI, ANTEZZA, BERTUZZI, MONGIELLO, PERTOLDI, RANDAZZO, LUSI, CARLONI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato, in sede di esame della disegno di legge recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011),

        premesso che:

            il disegno di legge di stabilità non contiene misure volte a garantire alle imprese e ai lavoratori del compatto agroalimentare e della pesca quell'insieme di interventi necessari per il consolidamento e lo sviluppo del settore;

            la prossima riforma della politica agricola comunitaria dopo il 2013, rappresenta un appuntamento strategico e di grande rilevanza per l'agricoltura italiana che, allo stato attuale, tra aiuti diretti, misure di mercato e programmazione di sviluppo rurale riceve un finanziamento pari a circa 6 miliardi di euro annui;

            la riforma della Pac post-2013 è entrata nel vivo del processo dopo la presentazione del 18 novembre della Comunicazione UE al Parlamento europeo;

            la Comunicazione UE del 18 novembre non menziona direttamente le diffuse preoccupazioni su un eventuale taglio di risorse dal budget della politica agricola;

            da una prima lettura del documento d'indirizzo dell'esecutivo comunitario risultano una serie di questioni aperte tra cui il rischio concreto che, la necessaria abolizione dei riferimenti storici per la ripartizione delle risorse nazionali, potrebbe comportare un effetto distorsivo molto ampio con eventuali impatti negativi su territori e settori dell'agricoltura di alcuni Paesi UE come l'Italia;

        considerato che:

            il Senato della Repubblica, ha recentemente approvato la Mozione n. 1-00303 nella quale il Governo si è impegnato ad attivarsi in Europa a difesa dell'agricoltura italiana in sede di negoziato della riforma della Pac post-2013;

        tutto ciò premesso, impegna il Governo:

            ad attivarsi in sede di Consiglio Economia e Finanze dell'Unione Europea (ECOFIN) affinché alla politica agricola comune post-2013 sia garantita, all'interno del negoziato sulle prospettive finanziarie UE 2013-2020, una congrua dotazione finanziaria in linea con le sfide globali e della società nelle quali l'agricoltura occupa un ruolo centrale;

            ad attivarsi in sede di Consiglio dei Ministri agricoli UE durante le prossime tappe del processo di riforma della Pac, affinché il meccanismo per la definizione delle dotazioni nazionali tenga conto non solo della superficie ma anche di altre importanti variabili come il valore e l'occupazione, assicurando, al tempo stesso, che gli stati Membri abbiano un adeguato margine di flessibilità per gestire al meglio le componenti previste dallo schema di pagamento unico e per ripartire le risorse finanziarie tra le stesse componenti.

G/2464/99/5

ANDRIA, PIGNEDOLI, ANTEZZA, BERTUZZI, MONGIELLO, PERTOLDI, RANDAZZO, SOLIANI, LUSI, MERCATALI, CARLONI

La 5 Commissione permanente del Senato, in sede di esame della disegno di legge recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011),

        premesso che:

            il disegno di legge di stabilità non contiene misure volte a garantire alle imprese e ai lavoratori del compatto agro alimentare e della pesca quell'insieme di interventi necessari per il consolidamento e lo sviluppo del settore;

            la filiera ittica nazionale oltre a scontare una crisi di redditività, ha subito nel corso degli anni una progressiva riduzione delle risorse assegnate alla programmazione di settore. Non da ultimo un taglio di circa il 16% dei fondi previsti per l'annualità 20 Il dalla Finanziaria 2010 per quanto riguarda gli interventi di cui alla tabella C, ed un taglio del 10% sugli investimenti in virtù di quello effettuato su tutta la manovra di Finanza pubblica;

            le imprese del settore ittico sono al centro di una grave e prolungata crisi di redditività imputabile ai problemi di eccessivo sfruttamento, ad un insostenibile aumento dei costi di produzione (+240 per cento dal 2006 al 2009) e all'impossibilità di incidere sui meccanismi di formazione del prezzo con un'adeguata presenza nella rete distributiva. Ne è prova il fatto che oltre la metà dei consumi nazionali di prodotti ittici dipende dalle impostazioni;

            la crisi che investe il settore ha portato tra il 2004 ed il 2008 ad un calo del numero degli addetti nella pesca marittima da 35.069 unità a 29.349 (pari a –16%), mentre il numero delle imbarcazioni nel medesimo periodo è sceso da 14.873 a 13.374 (pari ad oltre –11%);

            ai fattori di debolezza strutturale che contraddistinguono il comparto da diversi anni, quali i bassi livelli di investimenti in nuove tecnologie e know-how, ridotte dimensioni aziendali, carenze commerciali, dovute principalmente all'assenza di forme di organizzazione/aggregazione commerciale e di vendita, e logistiche, si sono aggiunti altri elementi di difficoltà; tra cui ad esempio l'aumento del costo del carburante che ha avuto effetti diretti sull'attività di pesca e sui livelli produttivi che si sono notevolmente ridotti al pari dei profitti di impresa, una più stringente legislazione a livello comunitario, effetti diretti sullo stato delle acque dovuto ai cambiamenti climatici in atto;

            tutto ciò ostacola l'avvio di urgenti forme di integrazione, innovazione e sviluppo della fiIiera;

            se entro fine 2010 non verranno impegnati le risorse del Fondo europeo per la pesca (FEP) avalere sulla programmazione 2008, per la regola comunitaria dell'«n+2», si attiverà il meccanismo di disimpegno automatico, con il rischio concreto che tutte le risorse non impegnate andrebbero perdute. Tale condizione riguarda altri Stati membri tra cui Grecia e Spagna;

            la legge Comunitaria 2009 (legge n. 96 del 2010), all'articolo 28 prevede una delega al Governo per l'adozione di decreti legislativi per il riassetto, il riordino, il coordinamento e l'integrazione della normativa nazionale in materia di pesca e acquacoltura, anche mediante la compilazione di un testo unico,

        tutto ciò premesso e considerato, impegna il Governo:

            ad intraprendere una forte azione politica e diplomatica nei confronti della Commissione europea per evitare il disimpegno automatico a fine anno delle risorse del Fondo europeo per la pesca (FEP) prevedendo, in via straordinaria, lo slittamento di una annuaIità dei termini relativi al meccanismo del disimpegno automatico («n+3»);

            ad avviare tutte le iniziative necessarie per dare attuazione alla delega contenuta nella legge Comunitaria 2009.

G/2464/100/5

MONGIELLO, ANTEZZA, ANDRIA, PIGNEDOLI, BERTUZZI, PERTOLDI, RANDAZZO, SOLIANI, LUSI, CARLONI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            ad ottobre del 2005 è stato ultimato il trasferimento della sede dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) da Bruxelles a Palma, città individuata dal Consiglio europeo quale sede permanente dell'organismo scientifico destinato a fornire pareri scientifici indipendenti relativamente alle questioni inerenti la sicurezza. alimentare;

            il regolamento istitutivo, approvato il 28 gennaio 2002 dal Parlamento europeo e dal Consiglio europeo, stabilisce i principi e i requisiti di base del diritto alimentare e assegna all'EFSA il compito di costruire e coordinare una rete in grado di realizzare una stretta collaborazione con le autorità nazionali che operano nello stesso campo;

            da ciò é discesa la necessità di attivare le procedure per la costituzione di una Autorità per la sicurezza alimentare in Italia, organismo scientifico indipendente sebbene funzionalmente collegato al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali;

            nei primi mesi del 2005 é stato costituito a Foggia il Comitato tecnico-istituzionale per la strutturazione e il sostegno della candidatura del capoluogo della Capitanata a sede dell'Autorità stessa. Coordinati dalla Provincia di Foggia di cui fanno parte o ne condividono l'operato: l'Università degli studi di Foggia, la Camera di commercio di Foggia, tutti gli Enti locali, le associazioni di categoria, le organizzazioni sindacali e gli enti di ricerca che operano nel territorio foggiano;

            la candidatura di Foggia a sede dell'Authority nazionale per la sicurezza alimentare é fondata su alcuni pilastri: la rilevanza della produzione agricola e agro alimentare; la presenza di centri di formazione e di ricerca di eccellenza che operano nel settore agricolo e agro alimentare;

            la produzione agricola foggiana é pari a quella dell'intero Molise o dell'intera Basilicata;

            sul fronte agroalimentare, Foggia ospita il più importante pastificio del Gruppo Barilla, dopo quello storico di Parma e si appresta ad ospitare il più grande impianto di trasformazione del pomodoro del Sud Italia;

            lo sviluppo della filiera agricola é stato sollecitato o assecondato dai centri di ricerca, alcuni dei quali storici, presenti nel tenitorio provinciale: l'Istituto sperimentale per la cereali coltura, l'Istituto per le colture foraggiere, l'Istituto sperimentale per la zootecnia, l'Istituto zooprofilattico sperimentale di Puglia e Basilicata, il Lachimer (laboratorio chimico merceologico della Camera di Commercio), l'Istituto per lo studio degli eco sistemi costieri del Consiglio nazionale delle ricerche di Lesina; il servizio igiene e prevenzione dell'Azienda sanitaria locale FG/3;

            all'interno dell'Università di Foggia, grazie alla presenza della facoltà di Agraria, si sono sviluppate strutture di assoluto rilievo in campo scientifico quali: il Biopolo Dauno e il centro di ricerca interdisciplinare Bioagromed;

            la regione Puglia ha individuato nella provincia di Foggia la sede ideale per il Distretto agro alimentare regionale, destinato alla promozione dell'innovazione in agricoltura;

            nel maggio del 2005 é stato costituito il Comitato scientifico incaricato di stmtturare la proposta del tenitorio al Governo, proposta ufficializzata il 13 settembre 2005 nel corso di un incontro tra i rappresentanti delle istituzioni locali e il Ministro pro tempore delle politiche agricole alimentari e forestali Gianni Alemanno;

            con il decreto ministeriale 26 luglio 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 231 del 4 ottobre 2007, il Ministro della salute pro tempore, senatrice Livia Turco, d'intesa con il Ministro pro tempore delle politiche agricole alimentari e forestali, Paolo De Castro, ha istituito, presso il Ministero della salute, il Comitato nazionale per la sicurezza alimentare: organo tecnico consultivo, destinato ad agire in stretta collaborazione con l'EFSA, cui é affidato il compito di offrire la propria consulenza tecnico-scientifica alle amministrazioni che si occupano di gestione del rischio in materia di sicurezza alimentare ed a formulare pareri scientifici, su richiesta del Comitato strategico di indirizzo, delle amministrazioni centrali e delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano;

            l'articolo 2, comma 356 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008) prevede che il Comitato nazionale per la sicurezza alimentare assuma la denominazione di «Autorità nazionale per la sicurezza alimentare» e si avvalga di una sede referente operante nella città di Foggia;

            per lo svolgimento delle attività e il funzionamento della sede di Foggia, la stessa legge fmanziaria autorizza lo stanziamento di 2,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e di 1,5 milioni di euro per l'anno 2010;

            l'articolo 11 del decreto legge 31 dicembre 2007 n. 248 (cosiddetto «milleproroghe») prevede che la predetta Autorità nazionale per la sicurezza alimentare, a deconere dal 15 gennaio 2008, si trasformi in «Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare», con sede in Foggia, fermo restando lo stanziamento di 2,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e di 1,5 milioni di euro per l'anno 2010;

            lo stesso articolo 11 rinvia ad un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del ministro della salute, di concerto con il Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, la definizione delle norme per l'organizzazione, il funzionamento e l'amministrazione dell'Agenzia;

            il 27 novembre 2008, nel corso della seduta n. 031 in sede di esame, per le parti di competenza della 9º Commissione permanente del Senato della Repubblica, del disegno di legge finanziaria per il 2009 é presentato ed approvato un ordine del giorno (Ordine del Giorno 0/1209/8/09) che impegna il Governo ad adottare i previsti decreti attuativi per l'istituzione a Foggia dell'Agenzia stessa, successivamente il 18 dicembre 2008, nel corso della seduta n. 107, della Camera dei Deputati, in sede di esame del decreto legge sulla competitività del sistema agroalimentare, é presentato ed approvato un ordine del giomo di contenuto analogo (A.C. 9/01961/041 P.d.I) che impegna il Governo a confermare l'indicazione di Foggia quale sede dell'Agenzia stessa ed a predisporre entro 30 giorni, tutti gli atti necessari per l'attivazione della sede stessa;

        impegna il Governo:

            a predisporre tutti gli atti necessari all'adozione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all'art. 11 del Decreto-Legge 31 dicembre 2007 n. 248, al fine di completare l'iter procedimentale per l'istituzione dell'Agenzia Nazionale per la Sicurezza Alimentare nella sede di Foggia.

 

G/2464/101/5 (testo 2)

VALLARDI, MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI, MERCATALI, LUSI

La 5 Commissione,

        premesso che:

            – l'articolo 35 della direttiva 2008/98/CE impone l'obbligo di tenuta di un registro cronologico a carico dei produttori di rifiuti pericolosi, nonché delle imprese che raccolgono o trasportano rifiuti pericolosi a titolo professionale, o che operano in qualità di commercianti e intermediari di rifiuti pericolosi;

            – si deduce dunque che gli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135, del codice civile, che trasportano rifiuti non pericolosi, dovrebbero essere esonerati dagli adempimenti di cui all'articolo 190 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;

            – tale interpretazione è coerente anche con il fatto che i medesimi soggetti non hanno l'obbligo del registro per la produzione di rifiuti non pericoli;

        impegna il Governo:

            a verificare in sede comunitaria la correttezza di una norma interpretativa relativa alla non sussistenza dell'obbligo per gli imprenditori agricoli tenere il registro di carico e scarico dei rifiuti non pericolosi.

 

G/2464/101/5

VALLARDI, MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI

La 5 Commissione,

        premesso che:

            – l'articolo 35 della direttiva 2008/98/CE impone l'obbligo di tenuta di un registro cronologico a carico dei produttori di rifiuti pericolosi, nonché delle imprese che raccolgono o trasportano rifiuti pericolosi a titolo professionale, o che operano in qualità di commercianti e intermediari di rifiuti pericolosi;

            – si deduce dunque che gli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135, del codice civile, che trasportano rifiuti non pericolosi, dovrebbero essere esonerati dagli adempimenti di cui all'articolo 190 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;

            – tale interpretazione è coerente anche con il fatto che i medesimi soggetti non hanno l'obbligo del registro per la produzione di rifiuti non pericoli;

        impegna il Governo:

            a chiarire con apposita norma interpretativa che non sussiste l'obbligo per gli imprenditori agricoli tenere il registro di carico e scarico dei rifiuti non pericolosi.

G/2464/102/5 (testo 2)

MONTANI, MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            l'agricoltura è la componente centrale di un sistema socio-economico, quello agroalimentare, che, nel suo complesso, incide per oltre il 15 sul PIL nazionale;

            l'importanza del settore agricolo, oltre che economica, è anche da valutare in riferimento alle altre funzioni che tale settore è in grado di svolgere e, in specie, al ruolo che esso svolge ai fini del presidio del territorio, della tutela dell'ambiente e del paesaggio, nonché di altri importanti servizi resi alla collettività, quali, ad esempio, la sicurezza alimentare;

            il futuro sviluppo de settore agricolo e, quindi, del sistema di cui è componente principale è strettamente legato a la qualità delle risorse umane e quindi delle professionalità che, in esso operano e che, propri per rispondere alle crescenti ed articolate aspettative che, oggi, la Società, ha nei confronti dell'agricoltura sono tenute al continuo aggiornamento e specializzazione;

            i periti agrari costituiscono una delle principali professionalità di riferimento per il futuro della nostra agricoltura e, come tali, sono impegnati in un continuo sforzo di qualificazione, al fine di meglio interpretarne i bisogni di innovazione e le potenzialità di sviluppo;

            nonostante il continuo progredire della professionalità dei periti agrari, le norme che regolano l'ordinamento della loro professione sono, ad oggi, ferme a quanto disposto dalla legge 28 marzo 1968, n. 434 che appare decisamente superata, in specie, per quanto riguarda i riferimenti operativi relativi alle dimensioni aziendali, alle regole di iscrizione all'albo, alla durata degli incarichi in seno al Consiglio nazionale,

        impegna il Governo:

            a valutare l'opportunità di procedere, con urgenza, alla riforma della legge 28 marzo 1968, n. 434 e, in specie a: abolire tutti i riferimenti che, all'articolo 2, limitano l'attività dei periti agrari alle piccole e/o medie aziende; non consentire l'iscrizione all'albo, ma al più al solo elenco speciale, dei periti agrari impiegati, a qualunque titolo, dello Stato o di altra pubblica amministrazione; prevedere che i componenti il Consiglio Nazionale possano rimanere in carica, anche non consecutivamente, per un massimo di otto anni, destituendo coloro che, all'atto delle presenti modifiche fossero in carica da più di otto anni.

G/2464/102/5

MONTANI, MASSIMO GARAVAGLIA, VACCARI

La 5 Commissione permanente del Senato,

        premesso che:

            l'agricoltura è la componente centrale di un sistema socio-economico, quello agroalimentare, che, nel suo complesso, incide per oltre il 15 sul PIL nazionale;

            l'importanza del settore agricolo, oltre che economica, è anche da valutare in riferimento alle altre funzioni che tale settore è in grado di svolgere e, in specie, al ruolo che esso svolge ai fini del presidio del territorio, della tutela dell'ambiente e del paesaggio, nonché di altri importanti servizi resi alla collettività, quali, ad esempio, la sicurezza alimentare;

            il futuro sviluppo de settore agricolo e, quindi, del sistema di cui è componente principale è strettamente legato a la qualità delle risorse umane e quindi delle professionalità che, in esso operano e che, propri per rispondere alle crescenti ed articolate aspettative che, oggi, la Società, ha nei confronti dell'agricoltura sono tenute al continuo aggiornamento e specializzazione;

            i periti agrari costituiscono una delle principali professionalità di riferimento per il futuro della nostra agricoltura e, come tali, sono impegnati in un continuo sforzo di qualificazione, al fine di meglio interpretarne i bisogni di innovazione e le potenzialità di sviluppo;

            nonostante il continuo progredire della professionalità dei periti agrari, le norme che regolano l'ordinamento della loro professione sono, ad oggi, ferme a quanto disposto dalla legge 28 marzo 1968, n. 434 che appare decisamente superata, in specie, per quanto riguarda i riferimenti operativi relativi alle dimensioni aziendali, alle regole di iscrizione all'albo, alla durata degli incarichi in seno al Consiglio nazionale,

        impegna il Governo:

            a procedere, con urgenza, alla riforma della legge 28 marzo 1968, n. 434 e, in specie a: abolire tutti i riferimenti che, all'articolo 2, limitano l'attività dei periti agrari alle piccole e/o medie aziende; non consentire l'iscrizione all'albo, ma al più al solo elenco speciale, dei periti agrari impiegati, a qualunque titolo, dello Stato o di altra pubblica amministrazione; prevedere che i componenti il Consiglio Nazionale possano rimanere in carica, anche non consecutivamente, per un massimo di otto anni, destituendo coloro che, all'atto delle presenti modifiche fossero in carica da più di otto anni.

G/2464/103/5

POLI BORTONE, D'ALIA, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, PETERLINI, PINZGER, SBARBATI, SERRA

La 5 Commissione permenanente del Senato,

        premesso che:

            la ben nota situazione di gravissima crisi del comparto agricolo ha ormai raggiunto nelle regioni del Sud dell'Italia dimensioni tali da far temere per la stessa sopravvivenza del settore;

            in Puglia e nella provincia di Taranto in particolare, lo stesso accesso alla risorsa terra per finalità agricole è gravemente in pericolo. La crescita incontrollata dei costi di produzione e degli oneri diretti e indiretti, il crollo dei prezzi di vendita, il mancato sostegno della domanda, la concorrenza sleale e la contraffazione, hanno concorso a determinazione una situazione insostenibile, nella quale ben 176 aziende nel solo territorio della Provincia di Taranto, nel corso dell'ultimo anno, sono state messe all'asta non potendo far fronte con ricavi aziendali alle gravi passività maturate;

            da tutto ciò deriva una condizione di gravissimo disagio per le famiglie e per i lavoratori che hanno sin qui lavorato nel settore agricolo e che si trovano adesso privi di reddito e di occupazione e senza alcuna concreta prospettiva in un prossimo futuro;

            la crisi del settore e l'abbandono delle produzioni determina altresì gravi ripercussioni in termini ambientali e di corretta gestione del territorio agricolo, per il venir meno deIl'essenziale funzione di salvaguardia del patrimonio naturale che soltanto il continuativo e diffuso esercizio dell'attività agricola può garantire;

            la provincia di Taranto ha posto al centro della propria azione, in collaborazione con le organizzazioni professionali agricole, una strategia di costane attenzione verso il settore agricolo e agro-alimentare, promovendo, tutte le iniziative utili a favorire la commerciaIizzazione dei prodotti ed il recupero di una possibile redditività delle imprese, anche attraverso il sostegno delle produzioni di eccellenza che caratterizzano questa provincia;

            il perdurare e l'aggravarsi della situazione di crisi, peraltro, e la sua stessa dimensione rendono ormai urgente ed indifferibile un intervento complessivo, a livello europeo, che prenda atto della crisi che è ormai sotto gli occhi di tutti e solleciti, pertanto, l'adozione di tutti gli interventi immediati idonei ad assicurare un primo urgente sollievo per un intero comparto riduttivo, che rischia di scomparire se non verranno adottate le misure necessarie;

            il Parlamento europeo ha di recente sottolineato che occorre mantenere nel territorio europeo un'agricola dinamica, efficiente e sostenibile che, tra l'altro, costituisce una scelta strategica essenziale anche per le generazioni future. Con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona il Parlamento europeo ha assunto un ruolo centrale nelle scelte per la politica agricola comune e lo sta confermando nell'ampio dibattito che la Commissione Agricoltura del Senato ha aperto con le altre istituzioni dell'Unione, in vista della scadenza del 2013,

        impenga il Governo:

            ad adoperarsi affinché il Parlamento europeo – così come avvenuto in altre recenti significative occasioni – assuma, con l'urgenza richiesta della situazione in essere, ogni possibile iniziativa per sollecitare nell'immediato l'avvio di misure per il ritiro delle produzioni agricole invendute, per il sostegno dei prezzi e per formalizzare il riconoscimento dell'evidente situazione di crisi in essere, con la conseguente adozione di ogni altra idonea misura economica, finanziaria e regolatoria per alleviare gli oneri diretti ed indiretti gravanti sulle imprese agricole.

G/2464/104/5

BOSONE, BASSOLI, BIONDELLI, CHIAROMONTE, COSENTINO, IGNAZIO MARINO, PORETTI, CARLONI, LUSI, MERCATALI

La 5 Commissione permanente del Senato, in sede d'esame del disegno di legge recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)»,

        premesso che:

            il disegno di legge di stabilità per il 2011 non contiene alcuna disposizione che incida su elementi decisivi per la razionalizzazione della spesa sanitaria e del sistema sanitario nel suo complesso;

            sono decine di migliaia in Italia le persone danneggiate in modo irreversibile da vaccinazioni, trasfusioni, somministrazione di emoderivati;

            la legge 25 febbraio 1992, n. 210, ha riconosciuto loro un indennizzo composto da due parti:

                indennizzo consistente in un assegno, reversibile per quindici anni e cumulabile con ogni altro emolumento a qualsiasi titolo percepito, rivaluta bile annualmente sulla base del tasso di inflazione programmato,

                somma corrispondente all'indennità integrativa speciale prevista per la prima qualifica funzionale degli impiegati civili dello Stato di cui alla legge n. 324 del 1959 che va ad integrare l'indennizzo sopra descritto;

            a seguito della manovra finanziaria di questa estate – art. 11, commi 13 e 14 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con legge 30 luglio 2010, n. 122 – è stata negata la rivalutazione dell'indennità integrativa speciale secondo il lasso d'inflazione e si è stabilito inoltre che i provvedimenti emanati al fine di rivalutare la predetta somma perdessero efficacia;

            lungi dal perseguire un interesse generale, le norme in questione determinano, a carico di alcuni, un'irragionevole violazione del diritto alla salute e del diritto all'assistenza sociale, perché, svalutando gli importi che con il trascorrere del tempo si assottigliano sempre di più, si vanifica la finalità prevista dalla legge del 1992, correlata alla necessità di cure e terapie cui l'indennizzo in questione è preposto;

            gli emendamenti presentati dal gruppo del PD in sede di manovra finanziaria, finalizzati a cancellare l'iniquità di tali norme, sono stati respinti dal Governo;

        considerato che:

            ancora una volta va constatato come l'Esecutivo si ostini a colpire cittadini che già versano in condizioni di seri difficoltà attraverso i tagli e negando loro una giusta misura di solidarietà sociale, quale l'adeguamento al costo della vita dell'indennizzo;

            un Paese civile non può trascurare il diritto alla tutela della salute dei propri cittadini, sancito dalla nostra Carta costituzionale;

        impegna il Governo:

            a riconsiderare le decisioni assunte in sede di manovra estiva, prevedendo la rivalutazione dell'indennità integrativa speciale secondo il tasso d'inflazione.

 

G/2464/105/5 (testo 2)

BASSOLI, BOSONE, BIONDELLI, CHIAROMONTE, CHITI, COSENTINO, IGNAZIO MARINO, PORETTI, MERCATALI, LUSI, CARLONI

La 5 Commissione permanente del Senato, in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011, per quanto di competenza,

        impegna il Governo:

            a reperire le risorse necessarie per garantire l'esenzione del ticket sulle prestazioni specialistiche e diagnostiche ambulatoriali anche per i restanti mesi del 2011 ed ad onorare gli impegni assunti disponendo l'erogazione dell'intero finanziamento concordato.

 

G/2464/105/5

BASSOLI, BOSONE, BIONDELLI, CHIAROMONTE, CHITI, COSENTINO, IGNAZIO MARINO, PORETTI, MERCATALI, LUSI, CARLONI

La 5 Commissione permanente del Senato, in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011, per quanto di competenza,

        premesso che:

            nel contesto di un manovra economica improntata – come del resto la precedente – ad una politica di tagli e di mancati finanziamenti per il settore della sanità, l'articolo 1, comma 49, prevede un finanziamento al Sistema sanitario nazionale di 347,5 milioni volto ad assicurare alle Regioni, per i primi 5 mesi del 2011, la copertura finanziaria ai fini della sospensione della quota di partecipazione (ticket) al costo per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale;

            il Governo si era impegnato, nell'Intesa raggiunta con le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, in sede di Conferenza Stato Regioni il 3 dicembre 2009, ad assicurare un finanziamento di 834 milioni di euro;

            la sospensione dal pagamento del ticket per le prestazioni specialistiche ambulatoriali per gli anni 2009, 2010 e 2011, è stata prevista, in via programmatica, dall'articolo 61, commi 19, 20 e 21, del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133;

            occorrerebbe evitare, attesi gli impegni assunti dal Governo, che le famiglie dal giugno prossimo siano costrette a pagare un ticket per le prestazioni sanitarie specialistiche e diagnostiche ambulatoriali;

            la menzionata mancanza di norme volte ad adottare una politica seria e continuativa di crescita economica nonché di tutela dei diritti individuali fondamentali, mostra quanto il disegno di legge in esame contenga norme di finanziamento sempre parziali ed incomplete e con le quali il Governo tradisce la fiducia degli elettori e gli impegni assunti nei confronti del Paese;

            si rischia, dunque, che dal 31 maggio 2011, termine dell'esenzione del ticket sulla specialistica e diagnostica ambulatoriale, esploda una grave questione sociale connessa ai ticket per queste prestazioni sanitarie indispensabili per la tutela della salute;

        impegna il Governo:

            a reperire le risorse necessarie per garantire l'esenzione del ticket sulle prestazioni specialistiche e diagnostiche ambulatoriali anche per i restanti mesi del 2011 ed ad onorare gli impegni assunti disponendo l'erogazione dell'intero finanziamento concordato.

 

G/2464/106/5 (testo 2)

D'AMBROSIO LETTIERI, FERRARA

La 5 Commissione, in sede di discussione del disegno di legge AS 2464 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato» (legge di stabilità 2011),

        premesso che:

            la Lega Italiana per la lotta contro i Tumori è l'unico ente pubblico che si occupa istituzionalmente ed in modo esclusivo dell'attuazione e della promozione di iniziative per la lotta contro i tumori,

        Impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di assumere iniziative volte ad autorizzare in favore della Lega Italiana per la lotta contro i tumori, al fine di assicurare la prosecuzione delle attività di prevenzione oncologica e lo sviluppo delle iniziative di educazione e di formazione dei cittadini per la prevenzione oncologica.

G/2464/106/5

D'AMBROSIO LETTIERI

La 5 Commissione, in sede di discussione del disegno di legge AS 2464 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato» (legge di stabilità 2011),

        premesso che:

            la Lega Italiana per la lotta contro i Tumori è l'unico ente pubblico che si occupa istituzionalmente ed in modo esclusivo dell'attuazione e della promozione di iniziative per la lotta contro i tumori,

        Impegna il Governo:

            a valutare la possibilità di assumere iniziative volte ad autorizzare in favore della Lega Italiana per la Iotta contro i tumori la spesa di 2 milioni di euro per gli anni 2011, 2012 e 2013, al fine di assicurare la prosecuzione delle attività di prevenzione oncologica e lo sviluppo delle iniziative di educazione e di formazione dei cittadini per la prevenzione oncologica.

G/2464/107/5

D'AMBROSIO LETTIERI, TOMASSINI

La 5 Commissione, in sede di discussione del disegno di legge AS 2464 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato» (legge di stabilità 2011),

        premesso che:

            la contraffazione farmaceutica rappresenta un fenomeno in costante aumento, con gravi ripercussioni sulla tutela della salute umana;

            presso il Consiglio d'Europa è in corso di approvazione la Convenzione «Medicrime», volta a sancire la specifica criminalizzazione delle attività di produzione, distribuzione, promozione dei farmaci contraffatti attraverso l'introduzione del concetto di «crimine farmaceutico», a significare l'elevato interesse suscitato a livello internazionale dal problema della contraffazione;

            la normativa vigente in ambito comunitario e nazionale prevede, per le produzioni di principi attivi farmaceutici) il rispetto delle buone pratiche di fabbricazione (Good manufacturing practices – GMP), a garanzia della sicurezza dei prodotti e della tutela della salute dei cittadini;

            la normativa comunitaria consente, tuttavia, l'importazione da Paesi extra-UE di principi attivi farmaceutici, purché il Paese extra-europeo assicuri che il prodotto sia realizzato in conformità a GMP equivalenti a quelle in uso nella Comunità europea, stabilendo così una sorta di autocertificazione che di fatto non garantisce la sicurezza e la qualità dei principi attivi stessi;

            in assenza di controlli ai siti produttivi dei Paesi Extra – UE è impossibile garantire che i principi attivi farmaceutici ivi prodotti rispettino le regole di fabbricazione dettate dalle GMP, la cui applicazione è garantita all'interno del territorio comunitario dalle ispezioni da parte delle Autorità nazionali competenti (in Italia, l'Agenzia Italiana del Farmaco – AIF A);

            la produzione nazionale di principi attivi farmaceutici, da sempre all'avanguardia per qualità e sicurezza sui mercati mondiali, ha progressivamente subito la concorrenza di tali produzioni extra-UE che non offrono sufficienti garanzie di rispetto delle GMP;

            la produzione nazionale principi attivi farmaceutici ha inoltre perso competitività a causa di un eccessivo peso burocratico che non trova fondamento nelle regole GMP e che quindi non è posto a garanzia di una maggiore sicurezza dei prodotti stessi. Tale situazione rende le imprese italiane meno competitive anche nei confronti delle altre aziende comunitarie;

            la Commissione Igiene e Sanità del Senato, a conclusione dell'indagine conoscitiva sul fenomeno della contraffazione e dell'e-commerce farmaceutico, ha approvato un documento conclusivo nel quale si propongono mirate iniziative da intraprendere per concretizzare le finalità dell'indagine;

        impegna il Governo:

            a promuovere l'adozione di una normativa legislativa volta a definire il ruolo di Impact Italia, disciplinandone le funzioni e le attività, e a prevedere, inoltre, al suo interno, la presenza di esperti provenienti dalle amministrazioni competenti in materia di medical devices, di cosmetici e di integratori alimentari e dalle associazioni dei consumatori e di rappresentanti delle categorie professionali sanitarie a maggior contatto con i pazienti;

            ad agevolare la sinergia tra le competenze, le funzioni e le attività dei soggetti istituzionali impegnati in materia, definendo adeguate misure per un efficace raccordo tra le Forze di polizia e le autorità regolatorie, e per la centralizzazione e il coordinamento dell'attività investigativa nazionale;

            a fare i necessari passi in sede comunitaria affinché sia introdotta al più presto una normativa, in materia di principi attivi farmaceutici, che ammetta l'importazione dei principi attivi farmaceutici di fabbricazione extra-UE nel territorio comunitario solo previa ispezione ai siti produttivi da parte dell'Autorità comunitaria (l'EMEA) o dell'Autorità competente dei singoli Stati membri dell'Unione europea;

            ad avviare un'iniziativa che conduca, attraverso la sigla di appostiti accordi, al mutuo riconoscimento delle ispezioni effettuate da altre Autorità di controllo di riconosciuta validità internazionale per conto dei propri Paesi di appartenenza (per esempio la Food and Drug Administration, degli U.S.A.);

            ad introdurre nell'ordinamento nazionale con urgenza – nelle more dell'introduzione di tali previsioni comunitarie – semplificazioni normative e procedurali in materia di principi attivi farmaceutici che, garantendo il mantenimento delÌalto livello di sicurezza raggiunto nel nostro Paese, snelliscano le procedure relative agli adempimenti a carico delle imprese non giustificate dalle norme GMP, evitino appesantimenti e duplicazioni e consentano una sostanziale riduzione dei tempi di gestione e rilascio da patte dell'AIFA delle autorizzazioni alla produzione, in modo da contribuire in maniera significativa alla ripresa di competitività delle nostre imprese;

            ad incrementare il patrimonio dei saperi scientifici degli operatori nelle materie dell'e-commerce e della contraffazione attraverso l'introduzione nei curr;cula universitari dei corsi di laurea maggiormente interessati dell'insegnamento della «farmaceutica forense», l'istituzione di analoghi master universitari e la promozione di eventi formativi nell'ambito del sistema di educazione continua in medicina (ECM);

            a promuovere adeguate campagne di educazione e di informazione al fine di fornire agli utenti tutte le necessarie notizie sui rischi relativi all'acquisto di farmaci da canali non controllati;

            a sensibilizzare i giovani di fascia scolare attraverso lezioni, conferenze, eccetera da concordare con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;

            a promuovere l'adozione di leggi nazionali volte a normare il settore della vendita di farmaci on line e a introdurre, nella legislazione nazionale, strumenti normativi ad hoc al fine di rendere tempestivi i sequestri dei prodotti in transito nel nostro Paese o l'oscuramento dei siti sospetti attraverso l'indicazione di uno specifico «marchio di qualità» e di apposite forme di avvertenza (warning) degli stessi.

G/2464/108/5

ESPOSITO, SARRO, SIBILIA, IZZO, FASANO, CARDIELLO, DE GREGORIO, LATRONICO, NESPOLI, COMPAGNA, GIULIANO

La 5 Commissione, in sede di discussione del disegno di legge AS 2464 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato» (legge di stabilità 2011),

        premesso che:

            l'articolo 11, comma 2) del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, prevede, per le regioni già sottoposte ai piani di rientro dai disavanzi sanitari, e già commissariate alla data di entrata in vigore dello stesso decreto-legge, al fine di assicurare il conseguimento degli obiettivi dei medesimi Piani di rientro nella loro unitarietà, anche mediante il regolare svolgimento dei pagamenti dei debiti accettati in attuazione dei medesimi piani, la conclusione della procedura di ricognizione di tali debiti da patte dei Commissari ad acta, entro 15 giorni dall'entrata in vigore del suddetto. decreto-legge, predisponendo un piano che individui modalità e tempi di pagamento; fino al 31 dicembre 2010, che lo stesso decreto prevedeva, non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie locali e ospedaliere delle regioni medesime;

        considerato che:

            il disegno di legge in esame, al fine di assicurare il regolare svolgimento dei pagamenti dei debiti oggetto della ricognizione sopra citata, al comma 51, prevede la proroga al 31 dicembre 2011 del tempo durante il quale non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie locali e ospedaliere delle regioni sopra indicate,

        impegna il Governo:

            ad assumere iniziative volte a dare la possibilità di istituire nelle regioni sottoposte ai pini di rientro dai disavanzi sanitari, con provvedimenti regionali, organismi pubblici per l'estinzione dei debiti del servizio sanitario regionale che succedono integralmente, a far data dalla loro istituzione, nella titolarità di tutti i debiti e i crediti maturati fino alla data del 31 dicembre 2010 dalle aziende sanitarie locali (AASSLL), delle aziende ospedaliere (AAOO) e degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifica (IIRCCS) operanti nel rispettivo territorio.

G/2464/109/5

FIRRARELLO

La 5 Commissione, in sede di discussione del disegno di legge AS 2464 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio attuale e pluriennale dello Stato» (legge di stabilità 2011),

        premesso che:

            l'Italia è dopo il Giappone, la nazione più vecchia al mondo con il 17,9% della popolazione over 65 anni (circa 11 milioni di persone) e con un'attesa di vita alla nascita, attualmente, di 76 anni per gli uomini e 84 per le donne, che salirà nel 2020 rispettivamente a 78,3 e 84,7, e nel 2050 raggiungerà gli 81,4 anni per gli uomini e gli 88,1 anni per le donne (all'inizio del secolo scorso era di 43 anni per le donne e di 42,5 per gli uomini);

            le stime evidenziano un sensibile aumento dei costi del SSN: la spesa sanitaria, assumendo il rapporto tra Consumo Medio Standardizzato (CPS) e il Prodotto Interno Lordo (PIL), passerebbe dal 6,3% del 2003 al 7,2 del 2050 e, a fronte di tale crescita complessiva, la spesa per l'acute care aumenterebbe del 26% mentre quella per la long term care del 61 %;

        considerato che:

            – la necessità di fornire risposte appropriate alla domanda di salute espressa soprattutto dagli anziani, può essere soddisfatta solo attivando nuove tipologie di servizi e modificando alcune logiche assistenziali, senza tuttavia distruggere la buona sanità che funziona;

        tenuto conto che:

            – gli ospedali di montagna dovrebbero assumere le stesse funzioni degli ospedali generali per assicurare all'utenza delle aree inteme alcuni servizi specialistici e di base per una cura ed un'assistenza dignitosa, anche in considerazione del fatto che la riduzione delle funzioni dei presìdi ospedalieri di montagna di fatto cancella e annulla le stesse prerogative che la legge garantisce alle aree di montagna, alle quali vengono appunto per legge riservati alcuni servizi fondamentali,

        impegna il governo:

            a valutare la possibilità di assumere iniziative volte a prevedere che gli ospedali montani che servono popolazioni distanti da aitri nosocomi vengano dotati di divisioni di medicina, chirurgia, ginecologia, pediatria, urologia, ortopedia, pronto soccorso e servizi di anestesia, radiologia, patologia clinica e posti letto tecnici di emergenza urgenza.

G/2464/110/5

LUSI, FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, CASSON, MERCATALI, CARLONI, GIARETTA, LEGNINI, LUMIA, MILANA, MORANDO, NICOLA ROSSI, BIANCO, DELLA MONICA, TONINI, SCANU, BARBOLINI, RUSCONI, MARCO FILIPPI, PIGNEDOLI, BUBBICO, ROILO, BASSOLI, DELLA SETA, MARINARO, CERUTI, VITTORIA FRANCO, MARIAPIA GARAVAGLIA, MARCUCCI, PROCACCI, ANNA MARIA SERAFINI, VITA, ADRAGNA, BLAZINA, GHEDINI, ICHINO, NEROZZI, PASSONI, TREU, BOSONE, BIONDELLI, CHIAROMONTE, CHITI, COSENTINO, IGNAZIO MARINO, PORETTI, FERRANTE, STRADIOTTO, BAIO, DE LUCA, GRANAIOLA

La 5a Commissione, in sede di esame del disegno di legge AS 2464 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato» (legge di stabilità 2011),

        impegna il Governo:

            a destinare, per l'anno 2011, nel primo decreto-legge emanando, una quota pari a 300 milioni di euro degli introiti di cui all'articolo 1, comma 8, alla proroga della liquidazione della quota del cinque per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, ai sensi dell'articolo 63-bis, commi da 1 a 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

 

G/2464/111/5

BETTAMIO, TOMASSINI

La 5a Commissione permanente del Senato, in sede di discussione del disegno di legge AS 2464 recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011);

premesso che:

sin dal 2005, la Corte di cassazione riconosceva la possibilità di rivalutare, in base al tasso di inflazione programmata, la seconda componente dell'indennizzo previsto dalla legge 210/92 (indennità integrativa speciale che rappresenta l'80% dell'intero) in favore delle persone danneggiate da vaccini, emoderivati e trasfusioni infette;

in considerazione dell'indisponibilità del Ministero della Salute ad adeguarsi a tale principio (nella realtà la parte pubblica, pur convenuta in giudizio, nei fatti rinunciava a costituirsi), centinaia di tribunali italiani, uniformandosi al dettato della Suprema Corte, riconoscevano a numerosi cittadini il diritto alla rivalutazione delle somme loro corrisposte in applicazione della predetta legge;

parallelamente, il Parlamento italiano, facendosi carico della duplice esigenza di deflazionare il pesante carico giudiziario e riconoscere ai malati il giusto indennizzo, con le leggi 222 e 244 del 2007 apriva a molti la possibilità di transigere convenientemente le controversie in atto;

l'articolo 11, commi 13 e 14 del D.L. 31/05/2010, n. 78, relativa all'ultima manovra finanziaria conteneva tra l'altro, l'interpretazione del comma 2 dell'articolo 2 della legge 210/92 (che prevede l'indennizzo di cui sopra);

con detta interpretazione veniva statuito che "la somma corrispondente all'importo dell'indennità integrativa speciale" non dovesse essere rivalutata secondo il tasso di inflazione;

 

laddove tale interpretazione trovasse applicazione, migliaia di cittadini (circa 15.000) nel giro di pochi anni, vedrebbero sensibilmente ridotto il potere d'acquisto delle loro indennità, a fronte di un risparmio per lo Stato assai moderato;

tale decisione comporterebbe per lo Stato un risparmio assai poco consistente stimato, in via approssimativa, in circa 8 milioni di euro;

impegna il Governo

a sopprimere i commi 13 e 14 dell'articolo 11 del D.L. 31/5/2010, n. 78 interpretando, nel contempo, il comma 2 dell'articolo 2 della legge 25/2/1992, n. 210 nel senso più favorevole agli ammalati, ovvero riconoscendo loro il diritto alla rivalutazione dell'indennità secondo il tasso di inflazione programmata. 

G/2464/112/5

VITALI

La 5a Commissione permanente del Senato, in sede di esame del disegno di legge recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2011)

premesso che

è necessario che il Governo proceda quanto prima all'istituzione della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, in attuazione della leggi n. 42 sul federalismo fiscale e n. 196 del 2009 sulla contabilità, quale sede di raccordo tra i diversi livelli istituzionali, anche ai fini della definizione degli obiettivi di finanza pubblica e delle regole del Patto di stabilità interno, nonché della determinazione e di un "tetto" alla pressione fiscale complessiva;

           al fine di attenuare l'impatto delle nuove regole del Patto di stabilità interno sui comuni che risultano maggiormente penalizzati, è opportuno ridurre le percentuali stabilite all'articolo 1, comma 88, lettera b), da applicare alla media della spesa corrente registrata negli anni 2006-2008 per la determinazione  dello specifico obiettivo di saldo finanziario, nel seguente modo: 8 per cento per il 2011, 10 per cento per il 2012 e 10 per cento per il 2013);

          le misure correttive, introdotte dall'articolo 1, comma 92 a favore degli enti locali che avranno il peggioramento del saldo per il solo anno 2011, devono essere più opportunamente estese all'intero triennio 2011-2013;

          nell'obiettivo di saldo finanziario ai fini del Patto di stabilità interno non devono essere considerate le spese complessivamente sostenute per la realizzazione di opere infrastrutturali connesse alla mobilità urbana individuate con decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri cofinanziate da trasferimenti statali;

           il limite all'indebitamento, posto dall'articolo 1, comma 108 per gli enti  locali il cui debito per interessi supera l'8 per cento delle entrate, con riferimento ai primi tre titoli dell'entrata, costituisce un ulteriore vulnus alla facoltà dei comuni di intervenire in settori decisivi di sostegno allo sviluppo, quali le opere pubbliche e l'edilizia, nonché per fronteggiare possibili gravi difficoltà nella programmazione economico- finanziaria; sarebbe necessario ripristinare il limite del 15 per cento, già previsto dall'articolo 204 del Testo unico sull'ordinamento degli enti locali, o quantomeno elevare il nuovo limite ora proposto nel seguente modo: 12 per cento nel 2011; 10 per cento nel 2012 e 8 per cento nel 2013;

la situazione di grave emergenza finanziaria in cui versano i Comuni italiani necessita di maggiore flessibilità nella gestione del bilancio al fine di garantire i servizi essenziali ai cittadini; appare pertanto necessaria una nuova normativa in base alla quale i proventi delle concessioni e delle sanzioni previste dal testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, possano  essere utilizzati, per una quota non superiore al 50 per cento, per il finanziamento delle spese correnti e per una quota non superiore ad un ulteriore 25 per cento esclusivamente per spese di manutenzione ordinaria del patrimonio comunale;

il comma 11 dell'articolo 14 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, prevede, per l'anno 2010, lo sblocco dei pagamenti per investimenti pari allo 0,78% dei residui passivi in conto capitale, accumulati fino all'anno 2008 fuori dal Patto di Stabilità. Si ritiene necessario un intervento normativo che innalzi detta percentuale almeno al 4%, dal momento che la percentuale dello 0,78% muove un capitale di soli 320 milioni di euro a fronte dei 40 miliardi di residui passivi. Nel 2009 erano stati sbloccati 1 miliardo e 600 milioni di euro. La copertura della maggiore spesa potrebbe essere assicurata data dall'utilizzo delle maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione e dall'aumento delle entrate;

l'art. 1, comma 7 del decreto legge n. 93 del 2008  congela la possibilità, per regioni ed enti locali, di aumentare aliquote e addizionali fino alla definizione delle nuove regole del Patto di stabilità e in prospettiva del federalismo fiscale. Ciò è suscettibile di penalizzare i Comuni che, negli anni passati, hanno utilizzato con assoluta parsimonia la leva fiscale, rispetto ad amministrazioni che hanno agito in direzione opposta. E' opportuno pertanto introdurre almeno una modifica delle norme tributarie in materia di ICI sugli immobili locati a canone concordato. Più precisamente, dal 1 gennaio 2011 o, se successiva, dall'entrata in vigore della norma sulla c.d. "cedolare secca sugli affitti", è opportuno consentire ai comuni di ridurre o eliminare le agevolazioni attualmente riconosciute ai fini ICI per gli immobili ad uso abitativo locati a canone concertato ai sensi della legge n. 431 del 1997;

appare necessario chiarire la portata del divieto, previsto, a partire dal 2011, all'articolo 6, comma 9, del decreto legge n. 78 del 2010, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, a carico delle amministrazioni pubbliche, di effettuare spese per sponsorizzazioni. Si ritiene necessario precisare che la norma non riguarda i contributi degli enti locali ad associazioni o altri soggetti privati che operano nel campo della cultura, dello sport e dei servizi sociali;

            appare irrazionale la previsione, contenuta all'articolo 6, comma 8, del decreto - legge n. 78 del 2010, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, in base alla quale, a partire dal 2011, le amministrazioni pubbliche inserite nell'elenco ISTAT dovranno ridurre la spesa per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza al 20% della spesa sostenuta nel 2009,  eccetto che per i convegni organizzati dalle università e dagli enti di ricerca, nonché per le mostre realizzate, nell'ambito dell'attività istituzionale, dagli enti vigilati dal Ministero per i beni e le attività culturali e per gli incontri istituzionali connessi all'attività di organismi internazionali o comunitari.  E' necessario escludere dall'ambito di applicazione della norma gli enti che svolgono, a livello territoriale, servizi e attività culturali; 

          impegna il Governo

ad attuare interventi normativi con carattere di urgenza per corrispondere alle esigenze inderogabili evidenziate in premessa.

G/2464/113/5

MASCITELLI, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, LI GOTTI, PARDI, PEDICA

La Commissione Bilancio, in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2011,

considerato che:

la Tabella E  del provvedimento in esame dispone una rimodulazione del Fondo per le aree sottoutilizzate che determina un "incremento" delle relative risorse di 1 miliardo per il 2011, di 3 miliardi per il 2012, di 4 miliardi per il 2013, con una riduzione compensativa delle risorse di 8 miliardi nel 2014;

 

ai fini della ricostruzione delle risorse del FAS a legislazione vigente 2011 si ricorda che, inizialmente, esse erano pari a 9.000,8 milioni per il 2011, a 4.597,2 milioni per il 2012, e a 36.339,1 milioni euro per gli esercizi 2013 e seguenti;

 

il decreto legge n. 195/2009, all'articolo 18, ha operato una riduzione delle risorse per il 2011 pari a 30 milioni di euro - oltre a 60,3 milioni relativi al 2010 - a valere specificamente sulle risorse FAS destinate al Fondo strategico per il paese a sostegno dell'economia reale;

 

sugli stanziamenti complessivi del FAS, così rideterminati, è intervenuta la riduzione lineare del 10 per cento delle dotazioni finanziarie, iscritte a legislazione vigente nell'ambito delle spese rimodulabili delle missioni di ciascun Ministero, disposta dal decreto legge n. 78/2010 recante la manovra economica, la quale ha inciso sul Fondo, riducendolo, per 897,1 milioni per il 2011, per 459,7 milioni per il 2012 e per 3.633,9 milioni per il 2013. Le risorse a legislazione vigente per il 2011 risultano pertanto pari a 8.073,7 milioni per il 2011, a 4.137,5 milioni per il 2012, a 9.900 milioni per il 2013 e a 22.805.224 per l'anno 2014 e successivi.

 

il disegno di legge di stabilità in esame, all'articolo 1, comma 5, destina agli interventi di edilizia sanitaria pubblica una quota pari a 1.500 milioni di euro per il 2012 delle risorse del FAS della programmazione regionale, incluse le risorse derivanti dalla rimodulazione disposta ai sensi della Tabella E. Ciò, senza chiarire  se la destinazione delle risorse FAS a interventi di edilizia sanitaria pubblica sia compatibile con i programmi di spesa già in essere e a cui sono destinate le risorse in esame e non dia luogo a una riprogrammazione delle risorse e delle relative finalizzazioni con possibili differenti impatti sui saldi di finanza pubblica.

valutato altresì che:

il Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) rappresenta, ad oggi, il principale strumento per la realizzazione di interventi strutturali ed infrastrutturali nelle aree sottoutilizzate.

tra il 2008 e il 2009 il Governo ha accentuato la pratica di utilizzare le risorse disponibili del FAS per finalità diverse dalla loro originaria destinazione. Gli stanziamenti FAS nel bilancio dello Stato hanno perciò subito decurtazioni pari a 18,4 miliardi di euro nel periodo 2008-2012. Ciò ha significato, in termini di programmazione economica, una riduzione del FAS di oltre 13,8 miliardi, di cui 10,5 miliardi a valere sul ciclo di programmazione 2007-2013. Pertanto la delibera CIPE del 18 dicembre 2008 ha aggiornato la dotazione dei fondi FAS sottraendo agli originari 63,3 miliardi della delibera n. 166 del 2007 i 10,5 miliardi decurtati a valere sulle dotazioni 2007-2013, ai quali si sono aggiunti 1,2 miliardi di risorse FAS 2000-2006 non impegnate al 31 maggio 2008. La dotazione finale sarebbe dunque pari a 54 miliardi di euro. Di questi, il CIPE ha destinato 27 miliardi ai programmi regionali ed interregionali e 25,4 miliardi alla quota nazionale del FAS. I rimanenti 1,5 miliardi sono stati stanziati per altri interventi: allocazioni finanziarie derivanti da precedenti disposizioni legislative (credito d'imposta per l'occupazione; viabilità secondaria di Calabria e Sicilia) e l'estensione delle agevolazioni per le aree terremotate del Molise e della provincia di Foggia;

          

  nel corso del 2008, sono state apportate importanti riduzioni alle disponibilità del FAS ai sensi dell'articolo 4-bis, comma 9, del decreto-legge n. 97 del 2008 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 129 del 2008), che ha posto a carico del Fondo, nel limite di 90 milioni di euro per il 2008, 90 milioni per il 2009 e 60 milioni per il 2010, gli oneri recati dal comma 8 per l'emergenza rifiuti;

 

anche la manovra di bilancio 2009-2011, disposta con il decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, ha determinato sostanziali riduzioni delle risorse del FAS: in particolare, il Governo ha provveduto a revocare la programmazione dei fondi per le aree sottoutilizzate, passando così da un quadro di certezza ad uno di totale incertezza. La manovra adottata con il citato decreto-legge n. 112 del 2008, infatti, interviene pesantemente sulla struttura della programmazione nel Mezzogiorno, annullando le delibere del CIPE relative al FAS. Tale intervento non comporta alcun incremento di risorse per il Mezzogiorno, ma si limita ad indicare alcuni campi prioritari di carattere piuttosto generico. I provvedimenti adottati con il decreto-legge n. 112 del 2008 non rappresentano forme di compensazione, in quanto non fanno altro che ripartire delle risorse, già destinate dai precedenti governi al Sud;

 

il decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, riduce ulteriormente le risorse del FAS per un importo pari a 780 milioni di euro per il 2008 ed a 525 milioni per il 2009, a copertura degli oneri recati dall'articolo 2, comma 8 (regolazione contabile pregressa in favore dei Comuni), e dall'articolo 1, comma 5 (incremento del finanziamento del Servizio sanitario nazionale);

 

il decreto-legge n. 162 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2008, n. 210, prevede l'utilizzo di fondi FAS per 900 milioni di euro, per le seguenti finalità: alimentare un fondo finalizzato a compensare gli aumenti dei prezzi dei materiali da costruzione, di 233 milioni di euro; per interventi in materia di protezione civile, nonché di 45 milioni per la copertura delle agevolazioni fiscali e tributarie a favore di Umbria e Marche;

 

l'articolo 18, comma 1, del decreto legge n. 185 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2,  in considerazione dell'eccezionale crisi economica internazionale e della conseguente necessità della riprogrammazione nell'utilizzo delle risorse disponibili, ha demandato al CIPE il compito di assegnare una quota delle risorse nazionali disponibili del FAS:

                1) al Fondo sociale per occupazione e formazione, istituito nello stato di previsione del Ministero del lavoro, salute e politiche sociali (articolo 18, comma 1, lettera a));

                2) al Fondo infrastrutture, già istituito presso il Ministero per lo sviluppo economico, ai sensi dell'articolo 6-quinquies del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (art. 18, comma 1, lettera b));

                3) al Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (articolo 18, comma 1, lettera b-bis));

            con delibera del CIPE 6 marzo 2009, è stata pertanto aggiornata la dotazione del FAS, di competenza nazionale e regionale, pari a 45 miliardi di euro, ed è stata ripartita la parte di competenza nazionale del FAS destinando: a) 4 miliardi di euro al Fondo sociale per l'occupazione; b) 5 miliardi di euro al Fondo Infrastrutture; c) 9 miliardi di euro al Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale;

 

      

considerato altresì che:

il continuo ricorso alle risorse del FAS per la copertura dei più disparati provvedimenti di legge mette a repentaglio il rispetto dell'originario vincolo di ripartizione delle risorse del Fondo (ovverosia il riconoscimento di almeno l'85 per cento del complesso delle risorse al Mezzogiorno), andando ad incidere sulle politiche di sviluppo che il Mezzogiorno può realizzare solo grazie al trasferimento dei fondi comunitari o stanziati dal Governo a livello centrale;

 

il Governo ha finanziato tutte le misure adottate per fronteggiare la crisi togliendo risorse al Sud. Il conto che riporta lo Svimez è impressionante: 18 miliardi di fondi del FAS, risorse sottratte al Sud, alle quali se si aggiungono quelle per fronteggiare il terremoto in Abruzzo, si va ben oltre i 20 miliardi di euro. Praticamente non ci saranno più risorse pubbliche nazionali per il Sud fino al 2015. Il progressivo spostamento o allargamento verso il Nord di risorse e di politiche di sostegno, prima dedicate esclusivamente al Sud, contribuisce in modo decisivo al ritardo del Mezzogiorno, che si manifesta al confronto, oltre che con il Nord, con le altre aree deboli dell'Unione europea;

impegna il Governo:

a portare a termine tempestivamente il processo di ricognizione e riprogrammazione delle risorse finanziarie di cui agli articoli 6-quater, 6-quinques e 6-sexies del decreto-legge n. 112 del 2008, occorrente per la concentrazione su interventi di rilevanza strategica nazionale delle misure finalizzate allo sviluppo effettivo ed attento alle diverse peculiarità territoriali delle diverse aree del territorio nazionale.

 

a confermare i principi generali di riparto delle risorse tra Mezzogiorno e Centro Nord (rispettivamente 85 e 15 per cento), già affermati dall'articolo 6-quater del decreto-legge n. 112 del 2008, nonché, per quelle destinate agli investimenti pubblici in infrastrutture materiali e immateriali secondo le procedure fissate dalla legge n. 208 del 1998, il consolidato criterio di distribuzione tra amministrazioni centrali e Regioni (pari rispettivamente al 20 e all'80 per cento), al contempo ponendo in essere tutte le misure ritenute idonee, in accordo con le Regioni stesse, a garantire il più sollecito ed efficiente uso delle risorse di cui al FAS;

 

a porre in essere ogni atto di competenza finalizzato a ripristinare, con la manovra economica per il 2011, le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), confermando la destinazione dell'85 per cento di tali risorse al Mezzogiorno;

 

 ad agire nel rispetto delle leggi di contabilità che impongono l'utilizzo delle risorse del FAS, ovvero di spese in conto capitale, per finanziare interventi in investimenti ed infrastrutture in modo tale da evitare la dequalificazione della spesa pubblica;

 

a garantire che le risorse disponibili siano riservate essenzialmente alle finalità istituzionali proprie dello stesso Fondo, in modo tale che esso non perda la sua natura prettamente addizionale nel riassicurare il riequilibrio territoriale mediante l'apporto di risorse aggiuntive;

 

a fornire un quadro aggiornato e dettagliato delle risorse del FAS per il periodo 2007-2013;

 

a convocare con estrema urgenza un incontro con la Conferenza Stato-Regioni, rafforzando così le intese istituzionali tra il governo centrale e le Regioni, con particolare riferimento alla necessità di fare chiarezza sulla quota dei fondi FAS destinata ai programmi regionali e interregionali, nonchè provvedendo con urgenza all'approvazione da parte del Cipe dei Piani attuativi delle Regioni con particolare riguardo a quelle del Sud;

           

ad adottare una politica di sviluppo nazionale con una visione unitaria del Paese al fine di conciliare la sopravvivenza e la crescita dei sistemi produttivi con la salvaguardia di un'azione costante per la riduzione del divario di sviluppo tra Nord e Sud soprattutto in vista dell'entrata in vigore del federalismo fiscale, concretizzando a favore del Mezzogiorno - oltre alle misure già previste, ma non ancora attivate, quali le «zone franche urbane», che potrebbero avere un ruolo molto importante per promuovere lo sviluppo del Sud, o quelle già esaurite che il Governo dovrebbe prorogare, come i crediti di imposta per la nuova occupazione, che hanno prodotto risultati positivi - nuove misure, anche endogene, giocando tra l'altro sul ruolo che possono avere le università, dove andrebbe fortemente potenziata la ricerca, in collegamento con il sistema produttivo meridionale e dove andrebbe potenziata ancora più fortemente l'offerta di istruzione.

 

G/2464/114/5

CASSON, ROILO, PEGORER, MERCATALI, ADRAGNA, BIONDELLI, BLAZINA, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, D'AMBROSIO, DELLA MONICA, GALPERTI, GHEDINI, ICHINO, LEGNINI, MARITATI, NEROZZI, PASSONI, MARCO FILIPPI, ANTEZZA, DONAGGIO, FONTANA, GARRAFFA

La 5° Commissione del Senato,

 

in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l'anno 2011,

        premesso che:

            per portare a compimento nei tempi auspicati l'ultima fase della lotta contro l'amianto, iniziata più di quaranta anni fa, occorre conseguire tre obiettivi prioritari: la bonifica del territorio, la realizzazione di forme adeguate di sorveglianza sanitaria e l'efficiente funzionamento del Fondo per le vittime dell'amianto, istituito con la legge finanziaria 2008 (legge 24 dicembre 2007, n. 244);

            la legge n. 244 del 2007 ha istituito all'articolo 1, comma 241, un Fondo per le vittime dell'amianto, in favore di tutte le vittime che hanno contratto patologie asbesto-correlate per esposizione all'amianto e, in caso di premorte, in favore degli eredi;

            al fine di disciplinare l'organizzazione e il finanziamento del Fondo, nonché le procedure e le modalità di erogazione delle prestazioni, l'articolo 1, comma 246, della legge finanziaria 2008 rimandava ad un decreto del Ministro del lavoro e previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge medesima;

            ad oggi tale regolamento, non risulta ancora emanato, nonostante la valenza sociale che questo atto rappresenta per il Paese e nonostante l'ordine del giorno in tale materia accolto dal Governo l'anno scorso in sede di esame del disegno di legge finanziaria per l'anno 2010;

        premesso inoltre che:

            secondo l'Ufficio internazionale del lavoro, sono quasi 120.000 i decessi causati ogni anno da tumori provocati dall'esposizione all'amianto. Come è stato denunciato nel corso dalla Conferenza mondiale sull'amianto - svoltasi nel 2004 in Giappone - di questi oltre 120.000 morti, oltre 70.000 muoiono per cancro polmonare e circa 44.000 per mesotelioma pleurico;

            ciò significa, ad un calcolo pur sommario, ma estremamente indicativo, che muore nel mondo "per amianto" una persona ogni cinque minuti. Se l'eliminazione, mediante bonifica, dell'amianto è il presupposto per tutelare in futuro la salute dei cittadini, la definizione di un programma di tutela sanitaria è indispensabile, oggi, per i lavoratori ex esposti e per i loro familiari. Il numero annuo, sempre crescente, dei decessi causati da amianto in particolare in certe realtà, da Casale Monferrato a Venezia, da Monfalcone a Sesto San Giovanni, da Livorno a Taranto, sottolinea la drammaticità della situazione. Questi dati evidenziano la gravità dei ritardi e la negligenza nella realizzazione, in ogni regione, del registro degli ex esposti all'amianto e dell'anagrafe dei mesoteliomi pleurici, nonché del programma sanitario di monitoraggio, controllo medico e cura degli ex esposti all'amianto;

        considerato che:

            con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali del 12 marzo 2008 (articolo 1, lettera b), e successivamente con atto dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), Direzione centrale prestazioni Ufficio 111, n. 60002 del 19 maggio 2008, veniva limitato l'ambito di operatività della norma di cui all'articolo 1, commi 20, 21 e 22, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, ad alcuni reparti di quindici dei 500 siti, per i quali era intervenuto l'atto di indirizzo del Ministro del lavoro che riconosceva la loro qualificata esposizione a polveri e fibre di amianto, ai fini di conferire il beneficio contributivo di cui all'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni, utile ai fini dell'anticipata maturazione del diritto, con il coefficiente del 50 per cento dell'intero periodo di esposizione fino all'inizio delle bonifiche e comunque non oltre il 2 ottobre 2003;

            tutti i siti portuali, tra i quali quelli di Venezia, Chioggia, Trieste, Genova e Livorno e tutte le centrali geotermiche, tra cui quella di Larderello, già oggetto di atto di indirizzo del Ministro, pur essendo ricompresi nella norma di cui all'articolo 1, commi 20, 21 e 22, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, ne venivano esclusi ed i diritti soggettivi a copertura costituzionale già facenti parte del patrimonio dei lavoratori venivano disattesi, ingiustamente ed ingiustificatamente, per di più senza alcun ragionevole espresso motivo che potesse giustificare un intervento governativo, su un diritto soggettivo attribuito ai lavoratori interessati dal Parlamento;

            le associazioni dei lavoratori esposti e vittime dell'amianto, nonché singoli lavoratori hanno presentato ricorso al TAR del Lazio, accolto in data 23 aprile 2009;

            attualmente l'INAIL, nonostante la citata sentenza del TAR, rifiuta il rilascio delle certificazioni, dando luogo ad una illegittima condotta: infatti l'istruzione delle varie domande di rilascio di certificazione di esposizione all'amianto, indispensabili per l'erogazione della prestazione, giacciono da anni, senza risposta;

        considerato inoltre che:

            nella tabella C del disegno di legge finanziaria per l'anno 2010, le risorse destinate alla missione "Tutela della salute" subiscono un'ulteriore riduzione rispetto agli stanziamenti previsti dalla legge finanziaria per il 2009;

            gli stanziamenti previsti per questo settore danno la misura della penalizzazione di un settore fondamentale ed essenziale del Paese;

            ed ancora, nella tabella C del disegno di legge finanziaria per l'anno 2010, sono previste riduzioni di spesa per la missione "Diritti sociali, politiche sociali e famiglia" e nell'ambito di questa missione sono ridotti anche gli stanziamenti del "Fondo da ripartire per le politiche sociali";

            nel disegno di legge di bilancio, nell'ambito della tabella n. 4 relativa allo stato di previsione del lavoro, della salute e delle politiche sociali, nella missione n. 20 "Tutela della salute", per la maggior parte dei programmi è prevista una riduzione di stanziamento;

            il programma n. 20.3 "Programmazione sanitaria dei livelli essenziali d'assistenza" prevede un finanziamento complessivo di 22,6 milioni di euro per l'anno 2010 in termini di competenza contabile, laddove per l'anno 2009 lo stato di previsione prevedeva lo stanziamento di 87 milioni di euro, stanziamento già ridotto rispetto all'anno precedente di 6 milioni di euro;

            la riduzione di stanziamento di ben 64,4 milioni di euro in un settore così delicato conferma la politica di smantellamento del settore sanitario pubblico;

            il programma n. 3.2, "Prevenzione, assistenza, indirizzo e coordinamento internazionale in materia sanitaria umana", reca una riduzione di spesa - rispetto alle previsioni assestate per il 2009 - pari a 10,5 milioni in termini di competenza contabile e a 74,7 milioni in termini di cassa;

        considerato infine che:

            appare in modo chiaro e drammatico come "il problema amianto" investa diverse aree di intervento:

- l'estensione dell'area di protezione sociale, essendo necessario prevedere provvidenze anche a favore dei cittadini che, pur non esposti al rischio diretto, contraggano la patologia a cagione della contiguità di vita;

- i dovuti risarcimenti, non solo di carattere economico (la riapertura dei termini per accedere alle provvidenze di legge, l'ampliamento dei benefici pensionistici a favore dei soggetti a esposizione non protratta, l'elevazione media dei coefficienti, la reintroduzione, quale opzione, del beneficio temporale del pensionamento anticipato accanto a quello economico della maggiorazione di trattamento, nonché l'incremento della quota di finanziamento del Fondo dell'INAIL per le vittime a carico delle imprese);

- la bonifica del territorio, da facilitare anche attraverso agevolazioni di carattere fiscale;

        tutto ciò premesso, impegna il Governo a valutare l'opportunità di:

            emanare, entro brevi termini, il decreto di cui all'articolo 1, comma 246, della legge finanziaria 2008 al fine di garantire il funzionamento del Comitato organizzatore e la gestione del Fondo per le vittime dell'amianto, nonché per disciplinare le procedure e le modalità di erogazione delle prestazioni a favore delle vittime che hanno contratto patologie asbesto-correlate per esposizione all'amianto in situazioni lavorative, domestiche o ambientali e, in caso di premorte, in favore degli eredi;

            istituire un apposito Fondo per realizzare, in accordo con il coordinamento delle Regioni degli assessori alla salute, un programma di indirizzo e coordinamento e messa in rete dei programmi delle singole regioni in materia di "Sorveglianza sanitaria, diagnosi precoce e terapie efficaci" delle persone dichiaratesi esposte all'amianto, per le persone che hanno ricevuto e riceveranno dall'INAIL e/o dalle AUSL l'attestato di avvenuta esposizione all'amianto;

            istituire, presso il Ministero dell'economia e delle finanze, un Fondo nazionale per il risanamento degli edifici pubblici, per il finanziamento degli interventi finalizzati ad eliminare i rischi per la salute pubblica derivanti dalla presenza di amianto negli edifici pubblici e nelle strutture e mezzi di trasporto pubblico, prevedendo prioritariamente la messa in sicurezza degli edifici scolastici ed universitari, delle strutture ospedaliere, degli uffici aperti al pubblico e delle caserme e delle navi militari;

            rimuovere qualsiasi interpretazione controversa delle disposizioni vigenti che, utilizzate in modo improprio dall'INAIL, dall'INPS e dall'IPSEMA, hanno finora impedito il rilascio di un numero rilevante di certificazioni di esposizione all'amianto a favore dei lavoratori esposti e agli ex esposti e conseguentemente impedito il loro accesso ai benefici e alle prestazioni sanitarie previste dalla normativa vigente.

 

G/2464/115/5 (testo 2)

FINOCCHIARO, MERCATALI, INCOSTANTE, BIANCO, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, DE SENA, MAURO MARIA MARINO, SANNA, VITALI, CARLONI, GIARETTA, LEGNINI, LUMIA, LUSI, MILANA, NICOLA ROSSI

La Commissione Bilancio del Senato,

 

        premesso che:

 

            le associazioni combattentistiche radunano tutti coloro che hanno combattuto o sono reduci di guerra o prigionia e sono sottoposte alla vigilanza del Ministero della difesa e dell'interno;

 

            lo Stato riconosce e sostiene le associazioni combattentistiche attraverso il finanziamento di contributi per il sostegno delle attività svolte ai sensi della legge 31 gennaio 1994, n. 93;

 

            il finanziamento è sempre avvenuto con cadenza triennale ed ha sempre interessato sia le associazioni sottoposte alla vigilanza del Ministero della difesa sia quelle sottoposte alla vigilanza del Ministero dell'interno;

 

            l'ultimo finanziamento di tale natura è stato disposto con gli articoli 1 e 2 della legge 20 febbraio 2006, n. 92, in relazione al triennio 2006-2008;

 

            il Ministero della difesa mediante una modifica al decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, all'articolo 14, comma 7-bis, ha provveduto a garantire il finanziamento dei contributi per il triennio 2009-2011 solo alle associazioni da esso vigilate;

 

            le associazioni combattentistiche sottoposte alla vigilanza del Ministero dell'interno non hanno ricevuto analoga soluzione, restando temporaneamente prive di risorse necessarie per la  continuità delle azioni di tali associazioni volte alla diffusione della memoria, alla continuazione della ricerca storica e all'assistenza dei soci;

 

            la legge  23 dicembre 2009, n. 191, ha disposto che parte delle maggiori entrate derivanti dallo scudo fiscale vadano ad una serie di misure individuate nell'elenco 1 allegato alla finanziaria, tra le quali è ricompreso il finanziamento per le associazioni combattentistiche vigilate dal Ministero dell'interno e il finanziamento delle associazioni combattentistiche riconosciute ai sensi della legge 31 gennaio 1994, n. 93;

 

            poiché il predetto finanziamento è relativo al solo anno 2010, non sembra essere risolto il problema del finanziamento delle associazioni combattentistiche vigilate dal Ministero dell'interno del mancato finanziamento per l'anno 2009;

 

            il presente provvedimento non reca disposizioni per il finanziamento delle associazioni combattentistiche per l'anno 2011;

 

impegna il Governo

 

a valutare l'opportunità di disporre, con apposito provvedimento da adottarsi entro brevi termini:

a)  il finanziamento dei contributi alle associazioni combattentistiche vigilate dal Ministero dell'interno per il triennio 2011-2013, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 2 della legge 20 febbraio 2006, n. 92;

b) il rifinanziamento dei contributi per le altre associazioni combattentistiche, non vigilate dal Ministero dell'interno, riconosciute ai sensi della legge 31 gennaio 1994, n. 93, per il periodo 2011-2013;

 

            a prevedere che nella ripartizione delle predette risorse si tenga conto del numero degli iscritti a ciascuna associazione combattentistica;

G/2464/115/5

FINOCCHIARO, MERCATALI, INCOSTANTE, BIANCO, ADAMO, BASTICO, CECCANTI, DE SENA, MAURO MARIA MARINO, SANNA, VITALI

La Commissione Bilancio del Senato,

 

        premesso che:

 

            le associazioni combattentistiche radunano tutti coloro che hanno combattuto o sono reduci di guerra o prigionia e sono sottoposte alla vigilanza del Ministero della difesa e dell'interno;

 

            lo Stato riconosce e sostiene le associazioni combattentistiche attraverso il finanziamento di contributi per il sostegno delle attività svolte ai sensi della legge 31 gennaio 1994, n. 93;

 

            il finanziamento è sempre avvenuto con cadenza triennale ed ha sempre interessato sia le associazioni sottoposte alla vigilanza del Ministero della difesa sia quelle sottoposte alla vigilanza del Ministero dell'interno;

 

            l'ultimo finanziamento di tale natura è stato disposto con gli articoli 1 e 2 della legge 20 febbraio 2006, n. 92, in relazione al triennio 2006-2008;

 

            il Ministero della difesa mediante una modifica al decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, all'articolo 14, comma 7-bis, ha provveduto a garantire il finanziamento dei contributi per il triennio 2009-2011 solo alle associazioni da esso vigilate;

 

            le associazioni combattentistiche sottoposte alla vigilanza del Ministero dell'interno non hanno ricevuto analoga soluzione, restando temporaneamente prive di risorse necessarie per la  continuità delle azioni di tali associazioni volte alla diffusione della memoria, alla continuazione della ricerca storica e all'assistenza dei soci;

 

            la legge  23 dicembre 2009, n. 191, ha disposto che parte delle maggiori entrate derivanti dallo scudo fiscale vadano ad una serie di misure individuate nell'elenco 1 allegato alla finanziaria, tra le quali è ricompreso il finanziamento per le associazioni combattentistiche vigilate dal Ministero dell'interno e il finanziamento delle associazioni combattentistiche riconosciute ai sensi della legge 31 gennaio 1994, n. 93;

 

            poiché il predetto finanziamento è relativo al solo anno 2010, non sembra essere risolto il problema del finanziamento delle associazioni combattentistiche vigilate dal Ministero dell'interno del mancato finanziamento per l'anno 2009;

 

            il presente provvedimento non reca disposizioni per il finanziamento delle associazioni combattentistiche per l'anno 2011;

 

impegna il Governo:

 

            a disporre, con apposito provvedimento da adottarsi entro brevi termini:

a)  il finanziamento dei contributi alle associazioni combattentistiche vigilate dal Ministero dell'interno per il triennio 2011-2013, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 2 della legge 20 febbraio 2006, n. 92;

b) il rifinanziamento dei contributi per le altre associazioni combattentistiche, non vigilate dal Ministero dell'interno, riconosciute ai sensi della legge 31 gennaio 1994, n. 93, per il periodo 2011-2013;

 

            a prevedere che nella ripartizione delle predette risorse si tenga conto del numero degli iscritti a ciascuna associazione combattentistica;

G/2464/116/5 (testo2)

POSSA, FERRARA

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge 2464

premesso che:

 

I 14 Collegi Universitari Legalmente Riconosciuti dal M.I.U.R., che gestiscono 45 residenze in 15 città e che ospitano più di 4.000 studenti di talento, rappresentano, nel panorama dell'istruzione superiore italiana, una risorsa strategica per il conseguimento di obiettivi di qualità nell'apprendimento e nella formazione degli studenti;

 

A detti collegi accedono studenti di talento e vengono assistiti studenti con scarse capacità economiche; per gli studenti selezionati vengono realizzati attività didattiche, di orientamento e di tutorato sulla base di un'apposita intesa con la conferenza permanente dei rettori (Crui); 

 

Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, nell'ambito dei fondi per il diritto allo studio nell'istruzione universitaria, da circa venti anni, ha destinato parte della dotazione ad un apposito capitolo di bilancio per il finanziamento dei  predetti Collegi (oggi è il capitolo 1696 del M.I.U.R, tabella settima);

 

Nel 2010 il capitolo 1696 aveva una dotazione di 27.391.993 euro; nel 2011 tale dotazione è stata ridotta a 13.587.912 euro, una riduzione di oltre il 50%: un taglio troppo drastico, che  mette in serio rischio la prosecuzione delle attività di molti dei collegi esistenti;

 

impegna il Governo

 

a valutare la possibilità, nell'ambito delle procedure di assestamento del bilancio 2011, di cui all'articolo 33 della legge n. 196 del 2009, di rimodulare nella missione Istruzione universitaria, le risorse del programma Diritto allo studio nell'istruzione universitaria, per riadeguare i contributi ai Collegi Universitari Legalmente Riconosciuti.

 

G/2464/116/5

POSSA

Il Senato, in sede di esame del disegno di legge 2464

premesso che:

 

I 14 Collegi Universitari Legalmente Riconosciuti dal M.I.U.R., che gestiscono 45 residenze in 15 città e che ospitano più di 4.000 studenti di talento, rappresentano, nel panorama dell'istruzione superiore italiana, una risorsa strategica per il conseguimento di obiettivi di qualità nell'apprendimento e nella formazione degli studenti;

 

A detti collegi accedono studenti di talento e vengono assistiti studenti con scarse capacità economiche; per gli studenti selezionati vengono realizzati attività didattiche, di orientamento e di tutorato sulla base di un'apposita intesa con la conferenza permanente dei rettori (Crui); 

 

Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, nell'ambito dei fondi per il diritto allo studio nell'istruzione universitaria, da circa venti anni, ha destinato parte della dotazione ad un apposito capitolo di bilancio per il finanziamento dei  predetti Collegi (oggi è il capitolo 1696 del M.I.U.R, tabella settima);

 

Nel 2010 il capitolo 1696 aveva una dotazione di 27.391.993 euro; nel 2011 tale dotazione è stata ridotta a 13.587.912 euro, una riduzione di oltre il 50%: un taglio troppo drastico, che  mette in serio rischio la prosecuzione delle attività di molti dei collegi esistenti;

 

impegna il Governo

 

nell'ambito delle procedure di assestamento del bilancio 2011, di cui all'articolo 33 della legge n. 196 del 2009, a rimodulare nella missione Istruzione universitaria, le risorse del programma Diritto allo studio nell'istruzione universitaria, per riadeguare i contributi ai Collegi Universitari Legalmente Riconosciuti.

 

 

G/2464/117/5

POSSA

Il Senato,

 

            in sede di esame del disegno di legge n. 2464 recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011),

 

            preso atto che la Tabella C, alla missione Tutela e valorizzazione dei beni e attività culturali e paesaggistici, programma Tutela dei beni librari, promozione e sostegno del libro e dell'editoria, assegna al rifinanziamento della legge n. 466 del 1988 (contributo all'Accademia nazionale dei Lincei) appena 1.148.000 euro,

 

            considerato che l'Accademia nazionale dei Lincei rappresenta la più antica accademia scientifica del mondo e la massima istituzione culturale italiana, con il fine di "promuovere coordinare integrare e diffondere le conoscenze scientifiche nel quadro dell'universalità e dell'unità della cultura",

 

            considerata altresì l'autorevolezza dei suoi membri, fra cui si ricordano Quintino Sella e Luigi Einaudi,

 

            registrato che nella legge finanziaria 2008 la Tabella C assegnava alla predetta istituzione 2.636.000 euro, già indi ridotti a 1.814.000 dalla legge finanziaria 2009,

 

            segnalato che nel 2011 le spese per il personale ammonteranno a 2.837.000 euro (cifra praticamente stabile dal 2005) e che pertanto il contributo statale risulta insufficiente anche solo a questo fine 

 

            impegna il Governo a riservare all'Accademia nazionale dei Lincei 2 milioni di euro della quota del Fondo di cui all'articolo 1, comma 40, primo periodo, ovvero a provvedere al rifinanziamento dell'ente per un corrispondente importo nell'ambito del prossimo disegno di legge di assestamento.

 

 

G/2464/118/5

LATRONICO, PICHETTO FRATIN, PISCITELLI, MASSIMO GARAVAGLIA, FLERES, VACCARI, AZZOLLINI, BONFRISCO, DE ANGELIS, DI STEFANO, FERRARA, LENNA, TANCREDI, ZANETTA, CARLONI, GIARETTA, LEGNINI, LUMIA, LUSI, MERCATALI, MILANA, MORANDO, NICOLA ROSSI, PASSONI, GHEDINI

La 5° Commissione del Senato,

 

in sede di esame del disegno di legge recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità per l'anno 2011),

        impegna il Governo,

a incrementare, per l'anno 2011, nel primo decreto-legge utile emanando, di 300 milioni di euro l'ammontare delle risorse destinate al cinque per mille.

 

G/2464/119/5

D'ALIA, POLI BORTONE, BIANCHI, GIAI, GUSTAVINO, SBARBATI, SERRA

La 5° Commissione del Senato,

 

in sede di esame del disegno di legge recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità per l'anno 2011),

        impegna il Governo,

a incrementare, per l'anno 2011, nel primo decreto-legge utile emanando, di 300 milioni di euro l'ammontare delle risorse destinate al cinque per mille.

 

 

G/2464/120/5

THALER AUSSERHOFER, PETERLINI, PINZGER, FOSSON

La 5° Commissione del Senato,

 

in sede di esame del disegno di legge recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità per l'anno 2011),

        impegna il Governo,

a incrementare, per l'anno 2011, nel primo decreto-legge utile emanando, di 300 milioni di euro l'ammontare delle risorse destinate al cinque per mille.

 

G/2464/121/5

D'ALÌ

La 5° Commissione del Senato,

 

in sede di esame del disegno di legge recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità per l'anno 2011),

impegna il Governo,

a valutare l'opportunità di riservare per le finalità di cui alla legge 18 marzo 1968, n. 241 una quota per l'anno 2011 del Fondo per le esigenze urgenti ed indifferibili di cui all'articolo 2, comma 250, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, come incrementato al comma 40, articolo 1, del presente disegno di legge».

 

ORDINE DEL GIORNO

N. 2465

G/2465/1/5

CHIAROMONTE, BASSOLI, BOSONE, BIONDELLI, COSENTINO, IGNAZIO MARINO, PORETTI, CARLONI, LUSI, MERCATALI

La 5a Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di bilancio e per il triennio 2011-2013,

        premesso che:

            nell'ambito n. 20 «Tutela della Salute», per la maggior parte dei programmi è prevista una riduzione di stanziamento;

            nell'ambito della missione «Tutela della Salute», il programma 20.3 «Programmazione sanitaria in materia di livelli essenziali di assistenza» registra un incremento – rispetto alle previsioni assestate per l'anno 2010 – di soli 14 milioni di euro;

            a distanza di più di due anni dalla revoca del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 aprile 2008, il nuovo DPCM sui Livelli essenziali di assistenza (LEA) non è ancora stato emanato il nuovo decreto contenente l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, l'aggiornamento delle malattie rare esenti dal ticket, il nuovo nomenclatore tariffario, onde poter aiutare tutte quelle famiglie che, specialmente in una situazione di crisi economica, si trovano in difficoltà;

            i nuovi livelli essenziali di assistenza introdotti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 aprile 2008 contenevano tra le molte novità oltre all'aggiornamento del nomenclatore tariffario il nuovo elenco delle malattie croniche e rare esentate dal pagamento del ticket;

            in modo particolare, la definizione dei livelli essenziali di assistenza fermaa al 2001 necessitava di un aggiornamento anche alla luce dei nuovi bisogni di salute, per prendere in carico alcune patologie trascurate come quelle cronico-degenerative, quali, ad esempio ed in particolar modo, le malattie croniche reumatiche ove solo l'adozione di idonee strategie di prevenzione potrebbero contribuire a ridurre sia i tassi di ospedalizzazione sia i costi per la cura e la riabilitazione. In mancanza di una adeguata politica di prevenzione, la prevalenza di queste patologie è destinata ad aumentare, dato il progressivo invecchiamento della popolazione italiana;

            queste patologie a tutt'oggi non ricevono una adeguata attenzione nè sul piano sociale nè su quello dell'offerta dei servizi assistenziali; esse necessitano di strategie capaci di prevenire l'insorgenza e la progressione delle malattie osteo-articolari, le disabilità, le sofferenze, attraverso programmi di formazione e pianificazione dei percorsi assistenziali;

        a tutt'oggi vanno garantiti ed incrementati i fondi per i farmaci biologici dei quali da diversi studi viene confermata l'efficacia nella reale pratica clinica;

        impegna il Governo:

            a stanziare le risorse economiche necessarie affinchè nel minor tempo possibile possano essere ridefiniti i nuovi livelli essenziali di assistenza, comprensivi dell'aggiornamento dell'elenco, fermo al 2004, delle malattie rare esentate dal pagamento del ticket, affinchè si possa garantire in tutto il territorio nazionale l'unitarietà delle prestazioni sanitarie anche in ragione delle nuove esigenze dei cittadini-pazienti.