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Legislatura 16ª - 5ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 442 del 24/11/2010


La senatrice CARLONI (PD), relatrice di minoranza per il disegno di legge di bilancio, fa presente che il bilancio di quest'anno avrebbe dovuto rappresentare un cambiamento radicale rispetto al passato. Sarebbe stato necessario conferire maggiore centralità a questo documento e corredarlo con una legge di stabilità priva di interventi eterogenei e contenente soltanto misure di risanamento dei conti pubblici. In realtà, entrambi i documenti di bilancio, hanno mancato quest'obiettivo. In parte ciò è dovuto al momento di crisi politica che ha ristretto i tempi di esame dei documenti della sessione di bilancio, dall'altro ad una "crisi delle regole" più generale. Infatti, l'approvazione del disegno di legge di stabilità da parte del Consiglio dei ministri è avvenuto prima dell'approvazione parlamentare delle risoluzioni alla decisione di finanza pubblica, in aperta violazione della legge di contabilità e finanza pubblica e del ruolo di indirizzo e controllo del Parlamento. Non sono state emanate le linee guida e non è stato garantito il raccordo tra decisione di bilancio e  le fasi attuative del federalismo fiscale.

Da tutto ciò emerge un disegno di legge di bilancio debole, una decisione frammentata e molto opaca. Nemmeno il Parlamento si cimenta nella ricerca degli stimoli alla crescita e delle soluzioni ai problemi strutturali del Paese. Osserva poi che con il disegno di legge di bilancio sono effettuate rimodulazioni tra programmi appartenenti alla stessa missione o tra programmi appartenenti a missioni diverse, quale strumento per far fronte all'insostenibilità di alcuni tagli lineari introdotti con il decreto-legge n. 78 del 2010, in tal modo assicurando al Governo una discrezionalità eccessiva che rende poco significativa la decisione di bilancio adottata dal Parlamento. Inoltre, l'Esecutivo non ha fornito l'indicazione della quota modulabile e non rimodulabile per ogni missione, in tal modo riducendo il corredo informativo del bilancio stesso. I tagli indicati nella legge di bilancio risultano indiscriminati e non favoriscono la crescita e il sostegno ai settori chiave dell'economia.

Passando all'esame puntuale dell'andamento delle entrate e delle spese, fa presente che sussiste  un rischio concreto di sovrastima delle entrate, aspetto questo criticato anche dalla Corte dei conti. Sul lato delle spese si riduce la spesa primaria ma aumenta l'onere del debito. Su tale profilo occorrerebbe avere chiarimenti dal Governo per fugare ogni sospetto sulla stima dell'andamento del tasso di interesse che potrebbe essere falsato per costituire una riserva di risorse da utilizzare nel corso dell'anno. Sottolinea poi l'impatto significativo di riduzione dei trasferimenti - soprattutto quelli agli enti locali - che determinano effetti negativi sul sistema economico e sui servizi, colpendo le classi più deboli e danneggiando la spesa per investimenti.

Conclude sottolineando come la riforma introdotta con la legge n. 196 del 2009 sia suscettibile di migliorare i contenuti del disegno di legge di bilancio sebbene problemi ancora irrisolti rendano il bilancio meno trasparente. Aree di opacità sono rappresentate dalla missione Fondi da ripartire nell'ambito dei quali un ruolo di particolare rilievo è rappresentato dal Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS). Particolare attenzione va posta, poi, ai tagli orizzontali al fine di verificare che la qualità della spesa non raggiunga livelli troppo bassi dovendo il controllo della spesa generare un'interazione positiva tra potere legislativo e potere esecutivo. L'analisi della spesa è un obiettivo necessario da raggiungere per garantire un cambiamento e al fine di dare al Paese la possibilità di affrontare le grandi sfide.