N. 2464
VIMERCATI, VITA, MARCO FILIPPI, DONAGGIO, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, RANUCCI, SIRCANA, CARLONI, LUSI, MERCATALI
L'8a Commissione permanente del Senato,
premesso che:
la Commissione Europea ha lanciato nel marzo 2010 la strategia Europa 2020 con l'intento di uscire dalla crisi e di preparare l'economia della UE per le sfide del prossimo decennio;
l'agenda digitale europea è una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020 e mira a stabilire il ruolo chiave delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva;
scopo dell'agenda è tracciare la strada per sfruttare al meglio il potenziale sociale ed economico delle TIC e in particolare di internet, che costituisce il supporto essenziale per le attività socioeconomiche;
il settore delle TIC genera direttamente il 5 per cento del Pil europeo e rappresenta un valore di mercato di 660 miliardi l'anno, contribuendo alla crescita complessiva della produttività in misura del 20 per cento del Pil per ciò che concerne la produttività diretta e del 30 per cento per quanto riguarda gli investimenti generati;
la strategia Europa 2020 ha sottolineato l'importanza della diffusione della banda larga per promuovere l'inclusione sociale e la competitività nella UE, ribadendo l'obiettivo di portare a tutti gli europei una connessione superiore ai 30 Mb/s entro il 2020, e al 50 per cento della famiglie una connessione con capacità pari ad almeno 100 Mb/s;
una maggiore diffusione e un uso più efficace delle nuove tecnologie permettono di offrire alle Amministrazione servizi sanitari migliori, trasporti più efficienti, ambiente più pulito, nuove possibilità di comunicazione e un accesso più agevole ai servizi pubblici e ai contenuti culturali;
considerato inoltre che,
l'Italia presenta tassi di diffusione della banda larga tra i più bassi in Europa, e circa l'8 per cento della popolazione versa ancora in condizioni di digital divide, ovvero risiede in aree non raggiunte dai servizi di connessione a banda larga;
le zone ancora non coperte da servizi a banda larga sono aree a fallimento di mercato, in cui gli operatori non sono incentivati ad investire per via della scarsa remuneratività dovuta agli alti costi di copertura e agli scarsi ritorni economici;
gli investimenti nella banda larga in Italia sono in una fase di stallo, il Rapporto Caio commissionato dal Governo è rimasto sino ad ora inascoltato e il piano del Ministro dello Sviluppo Economico Romani di portare in tutte le case italiane la banda larga a 2magbit/s è stato pesantemente depotenziato dal blocco dei fondi già approvati dal Cipe;
il maxiemendamento alla legge di stabilità 2011 all'articolo 1 comma 8 incarica l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di avviare le procedure per l'assegnazione di diritti d'uso di frequenze radioelettriche da destinare a servizi di comunicazione elettronica a banda larga, e stabilisce che tale assegnazione debba avere luogo entro il 31 dicembre 2012;
impegna il Governo:
a destinare un terzo delle risorse ricavate dall'asta di assegnazione dei diritti d'uso delle radiofrequenze al finanziamento del piano nazionale banda larga in coerenza con l'Agenda Digitale Europea 2020.
VIMERCATI, RANUCCI, DONAGGIO, MARCO FILIPPI, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, SIRCANA, PAPANIA, CARLONI, LUSI, MERCATALI, FONTANA
L'8a Commissione permanente del Senato,
Premesso che,
il maxiemendamento alla legge di stabilità 2010 all'articolo 1, comma 8 incarica l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di avviare le procedure per l'assegnazione di diritti d'uso di frequenze radioelettriche da destinare a servizi di comunicazione elettronica a banda larga, e stabilisce che tale assegnazione debba avere luogo entro il 31 dicembre 2012;
la liberazione dello spettro necessaria alla assegnazione delle frequenze agli operatori che forniscono servizi a banda larga mobile incide direttamente ed esclusivamente sulle frequenze utilizzate dall'emittenza televisiva locale;
il settore dell'emittenza televisiva locale è stato oggetto di tagli ingenti negli anni passati, e ha dovuto affrontare i costi del passaggio dall'analogico al digitale riconvertendo i propri impianti di trasmissione;
le misure a sostegno del settore previste dall'articolo 10 della legge 422 del 1993 sono state tagliate dalla finanziaria 2009 di circa 10 milioni per il 2010 e di 96 milioni per il 2011 e 66,3 milioni a decorrere dal 2012;
il passaggio al digitale ha penalizzato le TV locali le quali, a causa della dispersione dell'audience generata dall'esponenziale aumento dei canali, hanno visto ridursi le risorse da investire in produzione e acquisto di programmi, producendo ulteriori perdite d'ascolto e di conseguenza anche minori ricavi pubblicitari;
la crisi economica ha fortemente ridimensionato gli introiti pubblicitari dell'emittenza locale, sia degli inserzionisti locali che di quelli nazionali, e nel biennio 2009-2010 il settore ha visto un calo di fatturati pari a circa il 20 per cento.
Premesso inoltre che,
le emittenti locali hanno svolto e continuano a svolgere le proprie importanti funzioni di assicurare il pluralismo dell'informazione e garantire la tutela delle specialità culturali ed identitarie delle regioni e dei territori;
impegna il Governo:
a destinare il 15 per cento del ricavato dall'asta per misure compensative a vantaggio delle emittenti radiotelevisive locali.