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Legislatura 16ª - 8ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 241 del 24/11/2010


SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAL SENATORE DE TONI SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI PER L'ANNO FINANZIARIO 2011 E PER IL TRIENNIO 2011-2013, E RELATIVA NOTA DI VARIAZIONI (DISEGNI DI LEGGE NN. 2465 E 2465-BIS - TABELLE 10 E 10-BIS) E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 2464

 

 

La 8a Commissione permanente:

esaminati, per le parti di propria competenza, il disegno di legge di «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2011 e per il triennio 2011-2013» (Tabella 10) e le parti corrispondenti del disegno di legge recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)»,

premesso che:

il disegno di legge di stabilità tiene conto dello scenario delineato dalla Decisione di finanza pubblica approvata a settembre, in base al quale si prevedono per il 2010 un tasso di crescita del PIL reale dell'1,2 per cento e un deflatore pari all'1,6 per cento;

la legge di stabilità, introdotta con la legge di riforma della contabilità pubblica (articolo 11 della legge n. 196 del 2009), sostituisce da quest'anno la legge finanziaria; il suddetto provvedimento, insieme al disegno di legge di bilancio, compone la manovra triennale di finanza pubblica e, in particolare, il testo approvato dal Consiglio dei ministri del ddl di stabilità disponeva il quadro di riferimento finanziario per il periodo compreso nel bilancio pluriennale 2011-2013, esprimendolo sotto un aspetto essenzialmente tabellare: gli interventi ammontavano a circa 1000 milioni per l'anno 2011, 3.000 milioni per il 2012 e 9.500 milioni per il 2013, da attribuire, essenzialmente, a rimodulazioni di risorse finanziarie già inserite in bilancio;

contravvenendo alla scelta fatta di presentare una legge di stabilità puramente tabellare e, parzialmente in contrasto con quanto stabilito dalla legge 196 del 2009, il governo, con un maxiemendamento ha inserito nel disegno di legge di stabilità alcune misure che avrebbero dovuto essere adottate con un apposito decreto-legge cosiddetto per lo "sviluppo";

l’esame dei documenti di bilancio da parte della Commissione Bilancio della Camera, che sembrava avviato a concludersi come l’espletamento di una pratica notarile, si è intrecciato con i tempi della crisi della maggioranza e del Governo Berlusconi, il quale è dovuto passare da una legge di stabilità "tabellare" ad una puramente elettorale, con l’anticipazione delle disposizioni "per lo sviluppo" tramite un maxiemendamento del governo al ddl di stabilità 2011. Ciò tuttavia,  non ha placato le critiche che, prima ancora che dall’opposizione, sono arrivate dalle forze sociali e dagli enti territoriali: di fatto le misure introdotte non fanno che incrementare le spese, a volte anche in maniera strutturale, a fronte di finanziamenti rappresentati per lo più da entrate una tantum o aleatorie. Vengono inoltre introdotte norme che trasferiscono oneri sugli esercizi futuri. In sostanza, siamo in presenza di una serie di disposizioni che, senza contribuire decisamente allo sviluppo, finiscono per togliere ulteriormente incisività al rigore;

la manovra deve essere giudicata, soprattutto per quanto riguarda le misure riferite alle Regioni e agli enti locali profondamente insoddisfacente. I tagli rischiano di fare saltare servizi fondamentali per le persone, per le famiglie e per le imprese. Lo stesso Presidente della Repubblica  ha dichiarato che: "non si può tagliare tutto. Pare assurdo che con un tratto di penna si cancellino stanziamenti fondamentali";

la manovra economico-finanziaria per il prossimo triennio, per un valore di circa 25 miliardi di euro, di fatto, è stata anticipata con il decreto-legge n. 78 del 2010: una manovra pesantissima, di soli e ingentissimi tagli, soprattutto nei confronti degli enti locali e incredibilmente priva di qualsiasi misura a sostegno dello sviluppo economico. Una manovra, quella contenuta nel citato decreto-legge n. 78 del 2010, che ha solo prodotto effetti depressivi sull'economia e l'occupazione;

l'Istat ha confermato che il tasso di disoccupazione nel primo trimestre del 2010 è salito al 9,1 per cento, senza calcolare i lavoratori in cassa integrazione guadagni. Dopo i 528 mila posti di lavoro distrutti negli ultimi due anni, sono a rischio altri 246 mila posti di lavoro;

Confindustria ha calcolato in 124 miliardi di euro l'ammontare dell'evasione fiscale, una cifra che risulta 5 volte superiore alla manovra correttiva impostata dall'attuale Governo  con il decreto-legge 78 del 2010 il cui cuore è tutto nel blocco delle retribuzioni del pubblico impiego, nel taglio, come si è detto, dei fondi ai comuni e alle regioni (complessivamente quasi 13 miliardi di euro) e nel rinvio del pensionamento dei cittadini e secondo le recentissime stime elaborate dal suo centro studi nel mese di settembre 2010, il reddito pro capite in Italia continuerà ad essere «in retromarcia» e con la crisi attuale ha fatto passi indietro tornando ai livelli del 1998;

è infatti una «Italia più povera, in assoluto e ancor più in rapporto agli altri paesi avanzati» quella descritta dal rapporto di autunno del Centro studi di Confindustria, che, rinnovando l'allarme per il ritardo nelle riforme, sottolinea alcune questioni cruciali sul fronte dei «ritardi per la modernizzazione»: semplicità e chiarezza delle regole per le imprese (a partire dalla riforma della pubblica amministrazione); il carico fiscale sulle imprese e sui lavoratori; l'istruzione; la ricerca e l'innovazione, terreno su cui siamo «in forte svantaggio»; infrastrutture, settore in cui «il Paese ha dissipato la leadership che aveva quaranta anni fa tagliando le risorse e rafforzando il potere di veto dei sempre più numerosi soggetti interessati»; la concorrenza: «le liberalizzazioni da sole aumenterebbero la produttività del 14,1 per cento»;

l'attuale Governo non è in grado di proporre una politica economica anticiclica convincente tale da aggredire la crisi che colpisce il nostro Paese;

il Governo, pur di fronte al drammatico peggioramento delle condizioni della finanza pubblica, del grave deteriorarsi delle capacità competitive del sistema Paese e dell'ulteriore ritardo di sviluppo accumulato negli ultimi due anni, non definisce nei documenti di Bilancio al nostro esame alcun obiettivo programmatico - né per il prossimo anno, né per quelli successivi - sul terreno della ripresa economica e del controllo degli andamenti della finanza pubblica; non prospetta alcun provvedimento volto a favorire il recupero di capacità competitive del Paese attraverso un netto accrescimento della produttività totale dei fattori;

il prodotto di una tale azione è uno strumento di intervento del tutto inadeguato e insufficiente, che fa semplicemente da ponte tra ciò che non si è voluto fare prima e ciò che non si sa o non si vuole fare dopo. Il nostro Paese necessiterebbe invece di interventi in grado di stimolare di più la domanda interna, prevedendo nell'immediato un reale sostegno dei redditi, della domanda, e delle piccole imprese;

considerato inoltre che, per quanto concerne in particolare gli aspetti all'attenzione della 8° Commissione:

la legge di stabilità 2011 disciplina all'articolo 1, commi 6 e 7, l'erogazione di finanziamenti per i contratti di servizio del trasporto ferroviario pubblico locale, prevedendo una riduzione delle risorse statali attribuite alle regioni a Statuto ordinario;

lo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per il 2011 reca spese per complessivi 7.096 milioni di euro rispetto ai 6.821 milioni di euro del disegno di legge presentato dal Governo. La differenza deriva dalla somma algebrica di un aumento di 400 milioni di euro al Programma 2.4 (Autotrasporto ed intermodalità) e di una riduzione di 124 milioni di euro al medesimo programma approvato nel corso di esame in Assemblea, portando così l'incremento netto del Fondo per il proseguimento degli interventi a favore dell'autotrasporto merci a 276 milioni di euro: una scelta senza dubbio poco condivisibile se confrontata con gli interventi necessari da effettuare nel settore delle infrastrutture;

la missione 13 (Diritto alla mobilità), nella parte relativa al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, reca gli stanziamenti relativi al programma 13.1 (Sviluppo e sicurezza della mobilità stradale), che al capitolo 7333 (Spese per gli interventi di sicurezza stradale ivi compresi quelli per l'educazione stradale e per la redazione dei Piani urbani del traffico. Spese per l'attività inerenti alla redazione ed all'attuazione del piano nazionale della sicurezza stradale) subisce una grave riduzione degli investimenti, pari a 3,5 milioni di euro rispetto al dato assestato del 2010, dimostrando la totale indifferenza del governo rispetto ad un tema che, invece, avrebbe bisogno di molta più attenzione in termini finanziari;

la missione 14 (Infrastrutture pubbliche e logistica) registra una diminuzione di 107,5 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2010; in particolare forti rilievi critici si sollevano relativamente al programma "Sistemi idrici, idraulici ed elettrici" che reca risorse in diminuzione rispetto all'assestato 2010, pari a 14,4 milioni di euro in meno;

nell'ambito di tale missione l'88,3 per cento delle risorse è concentrato nel programma 14.10 (opere strategiche, edilizia statale ed interventi speciali e per pubbliche calamità) con 2.270,4 milioni di euro; se si considera però la previsione triennale, e, in particolare, anche gli stanziamenti del programma 14.8 (opere pubbliche e infrastrutture) inseriti nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) appare evidente un vero e proprio crollo della previsione 2011 rispetto al dato assestato (- 88,4 per cento), che si ripercuote sullo stanziamento totale dell'intera missione, registrando una diminuzione di quasi 2 miliardi di euro (pari al 41,4 per cento), quasi interamente dovuta alla riduzione del capitolo 7464 «Somma da erogare per interventi in materia di edilizia sanitaria pubblica», per 1.884,3 milioni di euro;

del tutto inaccettabile è il taglio alla missione 19 (Casa e assetto urbanistico), che ha subito una riduzione consistente negli stanziamenti di competenza rispetto al dato assestato 2010 raggiungendo, in termini percentuali, il 34 per cento; nell'ambito di tale missione, lo stanziamento complessivo è attribuito all'unico programma Politiche Abitative, urbane e territoriali, ridotto di 634.000 euro; in particolare, i tagli effettuati destinano al capitolo 1690 (Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione) solo 33,5 milioni di euro, ignorando quindi che il Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, istituito dall'articolo 11 della legge n. 431 del 1998, è il principale strumento previsto dalla normativa nazionale in materia di agevolazioni alle locazioni, in quanto le sue risorse sono utilizzate per la concessione di contributi integrativi a favore dei conduttori appartenenti alle fasce di reddito più basse per il pagamento dei canoni di locazione, e per questo la dotazione del Fondo dovrebbe essere integrata ogni anno dalla legge finanziaria;

nell'ambito della missione 17, il programma 17.6 (Ricerca nel settore dei trasporti), con uno stanziamento di competenza complessivo di 4,3 milioni di euro, con una riduzione di ben 8,1 milioni di euro rispetto all'assestamento 2010, subisce una drastica riduzione degli stanziamenti nel 2011, con un leggero incremento solo nel biennio successivo;

rilevato che:

gli strumenti di politica economica adottati dal Governo incidono in misura rilevante sul servizio di trasporto e sulle infrastrutture connesse con una consistente riduzione dei trasferimenti operata con il decreto-legge 78 del 2010, che ha ridotto del 15 per cento il budget destinato al trasporto pubblico locale, penalizzando in particolare il trasporto ferroviario regionale con un taglio pari a circa 1200 milioni di euro; si riducono drasticamente così servizi essenziali per i cittadini, e contestualmente si aumenta il costo della mobilità sia con l'incremento delle tariffe autostradali sia con l'introduzione di nuovi pedaggi;

in quasi tutti i programmi delle singole missioni cresce la spesa corrente, ma calano gli investimenti;

non si interviene minimamente per ridurre le criticità del nostro sistema infrastrutturale, fortemente  carente al punto di limitare, sino a pregiudicare, la competitività del nostro sistema economico e il perseguimento dei fondamentali beni pubblici: la coesione sociale, la qualità della vita, la sicurezza del Paese e delle persone;

sono totalmente assenti indicazioni concrete sul sistema di mobilità che privilegino misure di riequilibrio del sistema modale su ferro, lasciando che continuino a persistere le gravi difficoltà del nostro sistema di trasporto, sia con riguardo alla mobilità delle persone che delle merci;

non vi è traccia di elementi significativi per lo sviluppo economico del Paese in termini di reti e nodi, di plurimodalità e di logistica, e soprattutto di grandi assi di collegamento;

nell'ambito del settore dei trasporti viene sostanzialmente ignorato il sistema aeroportuale italiano, che mostra un forte ritardo competitivo;

per le sopra esposte ragioni

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