LAVORI PUBBLICI, COMUNICAZIONI (8ª)
MERCOLEDÌ 24 NOVEMBRE 2010
241ª Seduta (pomeridiana)
Presidenza del Presidente
Interviene il sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti Giachino.
La seduta inizia alle ore 15,45.
IN SEDE CONSULTIVA
(2465 e 2465-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2011 e per il triennio 2011-2013 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati
- (Tabb. 10 e 10-bis)Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'anno finanziario 2011 e per il triennio 2011-2013
- (Tabb. 3 e 3-bis) Stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico per l'anno finanziario 2011 e per il triennio 2011-2013 (limitatamente alle parti di competenza)
(2464) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011), approvato dalla Camera dei deputati
(Rapporti alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell'esame congiunto con esiti distinti. Rapporti favorevoli sulle tabelle 10 e 10-bis e sulle tabelle 3 e 3-bis, limitatamente alle parti di competenza, e sulle parti corrispondenti del disegno di legge di stabilità)
Riprende l'esame congiunto sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.
Il presidente GRILLO avverte che sono stati presentati alcuni ordini del giorno ed un emendamento, pubblicati in allegato al resoconto di seduta.
Peraltro, dichiara l'inammissibilità dell'emendamento 10.Tab.10.1-8, in quanto contrastante con il disposto dell'articolo 129, comma 3, secondo periodo, in base al quale non sono emendabili in seconda lettura, i programmi di spesa la cui dotazione sia stata modificata dall'altro ramo del Parlamento in sede di esame del disegno di legge di stabilità.
Viene quindi aperta la discussione generale congiunta sui provvedimenti in esame.
Il senatore RANUCCI (PD) chiede innanzi tutto delucidazioni sulla composizione dell'aggregato delle spese correnti allocate nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
Passa poi all'esame analitico di alcuni capitoli di spesa rientranti nell'ambito della competenza di questa Commissione, rilevando che il capitolo 1543, relativo all'erogazione destinata alle Ferrovie dello Stato in merito agli obblighi tariffari e di servizio per il trasporto merci, reca uno stanziamento di 128,4 milioni di euro che appare inadeguato alle esigenze di tale settore.
Per quanto riguarda poi il capitolo 7028, recante la somma da erogare per la ricapitalizzazione della Società Fincantieri, registra come lo stanziamento di 18,1 milioni di euro appaia del tutto al di sotto delle esigenze di tale società, anche alla luce delle gravi criticità occupazionali che la caratterizzano.
Per quanto riguarda poi il capitolo 1870, recante le somme da erogare all'Anas a titolo di corrispettivi dovuti per le attività e i servizi resi e disciplinati dal contratto di programma, si registra l'azzeramento della dotazione di competenza, in seguito ad una riduzione di 308,8 milioni di euro rispetto al dato assestato 2010: dal momento che tale riduzione opera in virtù dell'applicazione del meccanismo di pedaggiamento sulle autostrade e sui raccordi autostradali in gestione diretta di Anas, emerge il forte rischio che i pedaggi pagati dai cittadini, anziché essere impiegati per la realizzazione di investimenti, vadano a finanziare l'Anas a titolo compensativo dei minori trasferimenti statali.
Da ultimo, rileva criticamente la riduzione per 8,1 milioni di euro dello stanziamento per il programma di ricerca nel settore dei trasporti, con il conseguente rischio di penalizzazione degli investimenti infrastrutturali.
Il senatore VIMERCATI (PD) esprime innanzi tutto soddisfazione per il fatto che con il maxi emendamento al disegno di legge di stabilità approvato dalla Camera dei deputati, il Governo abbia accettato una proposta da tempo avanzata dal Gruppo del Partito Democratico e consistente nel mettere in gara le frequenze liberate dal passaggio dalla tecnica di transizione analogica a quella del digitale terrestre.
Tuttavia, gli introiti preventivati dalla gara rappresentano la copertura finanziaria del 50 per cento dell'intera manovra, contravvenendo le reiterate indicazioni della Commissione europea secondo le quali si dovrebbero destinare le risorse derivanti dall'asta delle frequenze al settore delle telecomunicazioni, con particolare riferimento all'Agenda digitale nazionale inserita nell'Agenda digitale Europa 2020. Invece, con il maxi emendamento del Governo, sono state completamente ribaltate le indicazioni europee, destinando al settore delle telecomunicazioni soltanto la parte eccedente rispetto ai preventivati introiti derivanti dalla gara.
Peraltro, le risorse pubbliche sarebbero indispensabili per apportare innovazioni tecnologiche in quelle zone cosiddette "a fallimento di mercato", in cui gli operatori privati non hanno interesse ad intervenire. A tale riguardo il Gruppo del Partito democratico ha presentato l'ordine del giorno G/2464/1/8, che impegna il Governo a destinare un terzo delle risorse ricavate dall'assegnazione dei diritti d'uso delle radio frequenze al finanziamento del piano nazionale di banda larga, in coerenza con l'Agenda digitale Europa 2020.
Altresì, ricorda che l'asta delle frequenze va ad incidere sugli spazi dello spettro occupati dalle sole televisioni locali: ferma restando la considerazione che la decisione di non penalizzare minimamente le frequenze occupate dalle televisioni nazionali è probabilmente imputabile al conflitto di interessi gravante sul Presidente del Consiglio, è comunque necessario individuare misure di compensazione per le tv locali, dal momento che ad essere oggetto della procedura di gara sono proprio le frequenze occupate dalle emittenti televisive locali. Pertanto, l'ordine del giorno G/2464/2/8 impegna il Governo a destinare - anziché il 10 per cento previsto dalla manovra in esame, che appare insufficiente - il 15 per cento del ricavato dell'asta per misure compensative a vantaggio delle emittenti radio televisive locali.
Il senatore DE TONI (IdV) rileva preliminarmente che la riduzione del 3,5 per cento del gettito tributario del primo semestre di quest'anno rispetto allo stesso periodo del 2010, ha finito per annullare circa un quarto dell'effetto correttivo della manovra finanziaria estiva. Peraltro, il disegno di legge di stabilità attualmente in esame, riproduce le stesse grandezze contabili del decreto-legge n. 78 del 2010, che ha finito per comportare soltanto effetti depressivi sul sistema economico.
Altresì, i tagli al trasporto pubblico locale disposti dalla manovra estiva, unitamente ad altre indiscriminate riduzioni di spesa, rischiano di penalizzare i servizi fondamentali in favore delle persone, delle famiglie e delle imprese.
In tale contesto, non si possono non rilevare le pesanti storture di un provvedimento, quale il disegno di legge di stabilità 2011, che non definisce alcun obiettivo programmatico per i prossimi anni.
Altresì, la riduzione per il 15 per cento degli stanziamenti in favore del trasporto pubblico locale, si traduce nel peggioramento dei servizi ai cittadini, unitamente all'aumento dei pedaggi e delle tariffe, con penalizzazioni particolarmente pesanti per i pendolari.
Fornisce quindi dei dati analitici sulla missione di spesa n. 14 (infrastrutture pubbliche e logistica), rilevando, per quanto riguarda il programma 14.10 (opere strategiche edilizia statale e interventi per calamità) un netto decremento della previsione di spesa per il triennio 2011-2013 rispetto al dato assestato del 2010.
Per quanto concerne poi la missione 19 (casa e assetto urbanistico), risulta inaccettabile la riduzione del 34 per cento delle previsioni 2011 rispetto al dato assestato del 2010; inoltre, appare estremamente negativa la penalizzazione del fondo nazionale di sostegno per l'accesso alle abitazioni in locazione.
In termini generali, nei programmi delle singole missioni si registra una tendenza ad un aumento indiscriminato degli oneri correnti, a scapito degli investimenti. Inoltre, è assente ogni indicazione strategica tesa a spostare il trasporto di merci e persone dalla gomma al ferro.
Dopo aver rilevato la mancanza di una seria politica per le telecomunicazioni - il cui rilancio potrebbe rappresentare un potente fattore di crescita - esprime un giudizio nettamente negativo sul disegno di legge di bilancio e sul disegno di legge di stabilità per il 2011.
Il senatore CICOLANI (PdL), pur reputando ragionevoli le considerazioni sulla esigenza di destinare maggiori risorse al trasporto pubblico locale e agli investimenti infrastrutturali, rammenta tuttavia come la stabilità dei conti pubblici rappresenti un presupposto imprescindibile per la crescita del Paese.
Pertanto, nell'esaminare i disegni di legge di bilancio e di stabilità per il 2011, non si può non encomiare l'Esecutivo per aver gestito con saggezza e lungimiranza la più grave crisi economica dal secondo dopoguerra ad oggi, conciliando il rigore finanziario con il mantenimento della coesione sociale.
Il senatore Marco FILIPPI (PD) evidenzia come, dall'esame delle tabelle allegate al disegno di legge di stabilità, emerga l'esiguità sia quantitativa che qualitativa degli stanziamenti destinati alle politiche infrastrutturali e dei trasporti.
Premesso che non è intenzione di nessuno mettere in discussione l'ineluttabilità e la gravità della crisi economica, denuncia tuttavia l'atteggiamento miope del Governo e della maggioranza, che si sono limitati ad affrontare la recessione con interventi di mero tamponamento, senza accompagnarli a misure propedeutiche allo sviluppo.
Più nel dettaglio, la riduzione per 1,2 miliardi di euro delle risorse destinate al settore del trasporto pubblico locale, già disposta nella manovra estiva, risulta fortemente iniqua, in quanto va a colpire i soggetti più deboli e i passeggeri pendolari.
Pur non rientrando nella competenza diretta di questa Commissione, denuncia poi la dissennata politica di definanziamento del "fondo contributo affitto", le cui risorse, negli ultimi dieci anni, sono scese da 335 a 33,5 milioni di euro.
Dopo aver ricordato che con la legge finanziaria 2010 le risorse per il settore infrastrutturale avevano subito una pesante decurtazione pari a 3,3 miliardi di euro, stigmatizza la riduzione , per quasi 2 miliardi, disposta dal disegno di legge di stabilità 2011 a scapito dell'edilizia sanitaria pubblica.
Dopo aver criticato il meccanismo del finanziamento delle grandi opere per lotti costruttivi, introdotto sempre dalla legge finanziaria 2010, rileva che, forse per la prima volta, il Senato si trova ad affrontare, nello spazio ristretto di un paio di settimane, un provvedimento estremamente complesso, ribadendo comunque l'impegno del proprio Gruppo a migliorare i profili già richiamati del "fondo per gli affitti" e dell'edilizia sanitaria pubblica, unitamente al reperimento di risorse per il rilancio della portualità.
Il presidente GRILLO, dopo aver ringraziato i senatori intervenuti, dichiara conclusa la discussione generale congiunta.
Il relatore per la tabella 10 e le correlate disposizioni del disegno di legge di stabilità, senatore GALLO (PdL), rammenta che il dibattito in questa Commissione ha più volte posto l'accento, stante la penuria di risorse pubbliche, sulla necessità di attrarre capitali privati per realizzare i progetti infrastrutturali necessari allo sviluppo del Paese.
Al riguardo, nel ribadire l'esigenza di attrarre capitali privati, si sofferma sul cosiddetto "piano casa" rilevando come l'edilizia privata debba essere incentivata consentendo agli imprenditori di investire e di proporre, mediante convenzioni con le regioni, canoni di locazione concordati per le fasce di utenti meno abbienti.
Sempre partendo dal presupposto imprescindibile del rigore della gestione dei conti pubblici, analizza le tematiche sottese al trasporto pubblico locale, rilevando la necessità di migliorarne i relativi servizi, anche attraverso l'apertura alla concorrenza e alla libera competizione tra operativi alternativi.
Per quanto concerne, invece, l'edilizia pubblica sanitaria, rileva la necessità di valorizzare il ruolo delle regioni, ai fini della eliminazione degli sprechi e della predisposizione di poli sanitari di eccellenza.
Dopo aver espresso apprezzamento per la prudente e lungimirante politica adottata dal Governo nella gestione della difficile congiuntura economica, conclude rammentando il carattere strategico dei fondi infrastrutturali e del cosiddetto "Piano per il Sud" di imminente approvazione, quali leve fondamentali per la ripresa economica del Paese.
Il relatore per la tabella 3 e le correlate disposizioni del disegno di legge 2011, senatore MURA (LNP) si sofferma sugli ordini del giorno a prima firma del senatore Vimercati, riguardanti, rispettivamente, la banda larga e le misure compensative per le televisioni locali.
Per quanto riguarda la banda larga, afferma la necessità di puntare sulla finanza di progetto e sul coinvolgimento di capitali privati, partendo dalla mappatura della rete esistente.
In merito, invece, alle misure compensative per le emittenti radiotelevisive locali, pur condividendo la proposta di innalzare la quota del ricavo d'asta da destinare alle predette compensazioni, giudica limitativo l'ordine del giorno G/2464/2/8, annunciando che sulla medesima questione il Gruppo della Lega Nord presenterà in Commissione bilancio un apposito emendamento volto ad affrontare la problematica in maniera più compiuta.
Il sottosegretario GIACHINO evidenzia la bontà dell'impianto complessivo dei provvedimenti in esame, rimarcando altresì la lungimiranza del Governo che, prevedendo prima di altri la drammatica congiuntura economica esplosa nell'autunno del 2008, aveva provveduto, già con la manovra estiva di quell'anno, a mettere in sicurezza i conti pubblici, permettendo al Paese di affrontare la crisi meglio degli altri principali partners europei.
Si passa quindi all'esame degli ordini del giorno presentati riguardanti le disposizioni del disegno di stabilità in materia di telecomunicazioni, che sono dati per illustrati.
Il relatore MURA (LNP) dichiara la disponibilità ad accogliere come raccomandazione l'ordine del giorno G/2464/1/8 mentre formula parere contrario, per le ragioni già esposte in sede di replica, sull'ordine del giorno G/2464/2/8.
Il sottosegretario GIACHINO esprime pareri conformi a quelli del Relatore.
Il senatore VIMERCATI (PD) insiste per la votazione dell'ordine del giorno G/2464/1/8, ritenendo estremamente grave che il Governo, nel disciplinare l'utilizzo delle risorse ricavate dall'assegnazione dei diritti d'uso delle radiofrequenze, infranga platealmente le reiterate indicazioni della Commissione europea.
Il presidente GRILLO, previa verifica del prescritto numero legale, pone in votazione l'ordine del giorno G/2464/1/8, che risulta respinto.
Con successiva votazione, la Commissione respinge l'ordine del giorno G/2464/2/8.
Pertanto, il presidente GRILLO avverte che, ai sensi dell'articolo 127, comma 2, secondo periodo, del Regolamento, i predetti ordini del giorno - come pure gli altri ordini del giorno eventualmente respinti o non accolti dal Governo - potranno essere ripresentati in Assemblea, purché sottoscritti da almeno otto senatori.
Successivamente, la Commissione approva il rapporto favorevole proposto dal relatore Mura sulle parti di competenza delle tabelle 3 e 3-bis del disegno di legge di bilancio e sulle correlate disposizioni del disegno di legge di stabilità, pubblicato in allegato al resoconto di seduta.
Conseguentemente, ai sensi dell'articolo 126, comma 6, primo periodo, del Regolamento, unitamente al rapporto favorevole testé approvato, verrà trasmesso alla Commissione bilancio anche il rapporto di minoranza, a firma del senatore De Toni, pubblicato in allegato al resoconto di seduta.
Si passa quindi all'esame degli ordini del giorno relativi alle tabelle 10 e 10-bis del disegno di legge di bilancio, recanti rispettivamente lo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la relativa nota di variazioni, che vengono dati per illustrati.
Il relatore GALLO (PdL) accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno G/2465/1/8/Tab.10, mentre esprime parere contrario su tutti i restanti ordini del giorno.
Il sottosegretario GIACHINO formula pareri conformi a quelli del Relatore.
Il senatore Marco FILIPPI (PD) insiste per la votazione dell'ordine del giorno G/2465/1/8/Tab.10.
Il presidente GRILLO, verificata la presenza del prescritto numero legale, pone in votazione l'ordine del giorno G/2465/1/8/Tab.10, che risulta respinto.
Con distinte votazioni, la Commissione respinge gli ordini del giorno G/2465/2/8/Tab.10, G/2465/3/8/Tab.10, G/2465/4/8/Tab.10 e G/2465/158/Tab.10.
La Commissione approva infine il rapporto favorevole proposto dal relatore Gallo sulle tabelle 10 e 10-bis del disegno di legge di bilancio e sulle correlate disposizioni del disegno di legge di stabilità, pubblicato in allegato al resoconto di seduta.
Conseguentemente, ai sensi dell'articolo 126, comma 6, primo periodo, del Regolamento, unitamente al rapporto favorevole testé approvato, verranno trasmessi alla Commissione bilancio anche i rapporti di minoranza, a firma del senatore De Toni e a prima firma del senatore Marco Filippi, pubblicati in allegato al resoconto di seduta.
SCONVOCAZIONE DELLA SEDUTA DI DOMANI
Il presidente GRILLO avverte che la seduta convocata per domani, giovedì 25 novembre 2010, alle ore 9, non avrà più luogo.
La seduta termina alle ore 16,50.
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO PER L'ANNO FINANZIARIO 2011 E PER IL TRIENNIO 2011-2013, LIMITATAMENTE ALLE PARTI DI COMPETENZA, E RELATIVA NOTA DI VARIAZIONI
(DISEGNI DI LEGGE NN. 2465 E 2465-BIS - TABELLE 3 E 3-BIS)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 2464
La 8a Commissione, esaminato lo stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico per l'anno finanziario 2011 e relativaNota di variazioni, nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria,
esprime un rapporto favorevole
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE
SULLO STATO DI PREVISIONE DEL
MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI PER L'ANNO FINANZIARIO 2011 E PER IL TRIENNIO 2011-2013, E RELATIVA NOTA DI VARIAZIONI
(DISEGNI DI LEGGE NN. 2465 E 2465-BIS - TABELLE 10 E 10-BIS)
E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 2464
La 8a Commissione, esaminato lo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'anno finanziario 2011 e relativaNota di variazioni, nonché le parti corrispondenti del disegno di legge finanziaria,
esprime un rapporto favorevole
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAL SENATORE DE TONI SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO PER L'ANNO FINANZIARIO 2011 E PER IL TRIENNIO 2011-2013, LIMITATAMENTE ALLE PARTI DI COMPETENZA, E RELATIVA NOTA DI VARIAZIONI (DISEGNI DI LEGGE NN. 2465 E 2465-BIS - TABELLE 3 E 3-BIS), E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 2464
La 8a Commissione permanente:
esaminati, per le parti di propria competenza, il disegno di legge di «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2011 e per il triennio 2011-2013» (Tabella 3) e le parti corrispondenti del disegno di legge recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)»,
premesso che:
il disegno di legge di stabilità tiene conto dello scenario delineato dalla Decisione di finanza pubblica approvata a settembre, in base al quale si prevedono per il 2010 un tasso di crescita del PIL reale dell'1,2 per cento e un deflatore pari all'1,6 per cento;
la legge di stabilità, introdotta con la legge di riforma della contabilità pubblica (articolo 11 legge n. 196 del 2009), sostituisce da quest'anno la legge finanziaria; il suddetto provvedimento, insieme al disegno di legge di bilancio, compone la manovra triennale di finanza pubblica e, in particolare, il testo approvato dal Consiglio dei ministri del ddl di stabilità disponeva il quadro di riferimento finanziario per il periodo compreso nel bilancio pluriennale 2011-2013, esprimendolo sotto un aspetto essenzialmente tabellare: gli interventi ammontavano a circa 1000 milioni per l'anno 2011, 3.000 milioni per il 2012 e 9.500 milioni per il 2013, da attribuire, essenzialmente, a rimodulazioni di risorse finanziarie già inserite in bilancio;
contravvenendo alla scelta fatta di presentare una legge di stabilità puramente tabellare e, parzialmente in contrasto con quanto stabilito dalla legge 196 del 2009, il governo, con un maxiemendamento ha inserito nel disegno di legge di stabilità alcune misure che avrebbero dovuto essere adottate con un apposito decreto-legge cosiddetto per lo "sviluppo";
l’esame dei documenti di bilancio da parte della Commissione Bilancio della Camera, che sembrava avviato a concludersi come l’espletamento di una pratica notarile, si è intrecciato con i tempi della crisi della maggioranza e del Governo Berlusconi, il quale è dovuto passare da una legge di stabilità "tabellare" ad una puramente elettorale, con l’anticipazione delle disposizioni "per lo sviluppo" tramite un maxiemendamento del governo al ddl di stabilità 2011. Ciò tuttavia, non ha placato le critiche che, prima ancora che dall’opposizione, sono arrivate dalle forze sociali e dagli enti territoriali: di fatto le misure introdotte non fanno che incrementare le spese, a volte anche in maniera strutturale, a fronte di finanziamenti rappresentati per lo più da entrate una tantum o aleatorie. Vengono inoltre introdotte norme che trasferiscono oneri sugli esercizi futuri. In sostanza, siamo in presenza di una serie di disposizioni che, senza contribuire decisamente allo sviluppo, finiscono per togliere ulteriormente incisività al rigore;
la manovra deve essere giudicata, soprattutto per quanto riguarda le misure riferite alle Regioni e agli enti locali profondamente insoddisfacente. I tagli rischiano di fare saltare servizi fondamentali per le persone, per le famiglie e per le imprese. Lo stesso Presidente della Repubblica ha dichiarato che: "non si può tagliare tutto. Pare assurdo che con un tratto di penna si cancellino stanziamenti fondamentali";
la manovra economico-finanziaria per il prossimo triennio, per un valore di circa 25 miliardi di euro, di fatto, è stata anticipata con il decreto-legge n. 78 del 2010: una manovra pesantissima, di soli e ingentissimi tagli, soprattutto nei confronti degli enti locali e incredibilmente priva di qualsiasi misura a sostegno dello sviluppo economico. Una manovra, quella contenuta nel citato decreto-legge n. 78 del 2010, che ha solo prodotto effetti depressivi sull'economia e l'occupazione;
l'Istat ha confermato che il tasso di disoccupazione nel primo trimestre del 2010 è salito al 9,1 per cento, senza calcolare i lavoratori in cassa integrazione guadagni. Dopo i 528 mila posti di lavoro distrutti negli ultimi due anni, sono a rischio altri 246 mila posti di lavoro;
Confindustria ha calcolato in 124 miliardi di euro l'ammontare dell'evasione fiscale, una cifra che risulta 5 volte superiore alla manovra correttiva impostata dall'attuale Governo con il decreto-legge 78 del 2010 il cui cuore è tutto nel blocco delle retribuzioni del pubblico impiego, nel taglio, come si è detto, dei fondi ai comuni e alle regioni (complessivamente quasi 13 miliardi di euro) e nel rinvio del pensionamento dei cittadini e secondo le recentissime stime elaborate dal suo centro studi nel mese di settembre 2010, il reddito pro capite in Italia continuerà ad essere «in retromarcia» e con la crisi attuale ha fatto passi indietro tornando ai livelli del 1998;
è infatti una «Italia più povera, in assoluto e ancor più in rapporto agli altri paesi avanzati» quella descritta dal rapporto di autunno del Centro studi di Confindustria, che, rinnovando l'allarme per il ritardo nelle riforme, sottolinea alcune questioni cruciali sul fronte dei «ritardi per la modernizzazione»: semplicità e chiarezza delle regole per le imprese (a partire dalla riforma della pubblica amministrazione); il carico fiscale sulle imprese e sui lavoratori; l'istruzione; la ricerca e l'innovazione, terreno su cui siamo «in forte svantaggio»; infrastrutture, settore in cui «il Paese ha dissipato la leadership che aveva quaranta anni fa tagliando le risorse e rafforzando il potere di veto dei sempre più numerosi soggetti interessati»; la concorrenza: «le liberalizzazioni da sole aumenterebbero la produttività del 14,1 per cento»;
l'attuale Governo non è in grado di proporre una politica economica anticiclica convincente tale da aggredire la crisi che colpisce il nostro Paese;
il Governo, pur di fronte al drammatico peggioramento delle condizioni della finanza pubblica, del grave deteriorarsi delle capacità competitive del sistema Paese e dell'ulteriore ritardo di sviluppo accumulato negli ultimi due anni, non definisce nei documenti di Bilancio al nostro esame alcun obiettivo programmatico - né per il prossimo anno, né per quelli successivi - sul terreno della ripresa economica e del controllo degli andamenti della finanza pubblica; non prospetta alcun provvedimento volto a favorire il recupero di capacità competitive del Paese attraverso un netto accrescimento della produttività totale dei fattori;
il prodotto di una tale azione è uno strumento di intervento del tutto inadeguato e insufficiente, che fa semplicemente da ponte tra ciò che non si è voluto fare prima e ciò che non si sa o non si vuole fare dopo. Il nostro Paese necessiterebbe invece di interventi in grado di stimolare di più la domanda interna, prevedendo nell'immediato un reale sostegno dei redditi, della domanda, e delle piccole imprese;
considerato inoltre che, per quanto concerne in particolare gli aspetti all'attenzione della 8° Commissione:
per quanto attiene allo stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, gli stanziamenti di competenza del bilancio 2011 del Dipartimento per le Comunicazioni rientrano nelle tre seguenti missioni: missione 15 - Comunicazioni; missione n. 17 - Ricerca e innovazione; missione n. 18 - Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente;
la missione 17 non reca che impercettibili incrementi rispetto alle previsioni assestate 2010 da iscriversi nelle spese relative al funzionamento del Programma 17.18 (Innovazione tecnologica e ricerca per lo sviluppo delle comunicazioni e della società dell'informazione);
la missione 18, con riferimento alle competenze del Dipartimento per le Comunicazioni è previsto uno stanziamento pari a 1 milione di euro con una riduzione di 0,5 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate dell'anno finanziario 2010; tale importo è integralmente assorbito dal Programma 18.10 - Prevenzione e riduzione dell'inquinamento elettromagnetico e impatto sui sistemi di comunicazioni elettronica -
rilevato che:
l'assenza di una adeguata politica delle telecomunicazioni per un rilancio di tale settore strategico evidenzia il totale disinteresse del Governo condannando l'industria delle telecomunicazioni italiana ad un ruolo sempre più marginale; il rilancio del settore strategico delle telecomunicazioni e l'innovazione e modernizzazione della rete di telecomunicazioni italiana, una infrastruttura di fondamentale importanza per l'Italia, sono potenti fattori di crescita della produttività e di sviluppo di ogni altro settore dell'economia, ovvero di competitività complessiva del Paese;
sono del tutto assenti strategie che consentano al Paese di assicurare il rispetto degli obiettivi contenuti nell'Agenda Digitale europea,
ESPRIME UN RAPPORTO CONTRARIO
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAL SENATORE DE TONI SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI PER L'ANNO FINANZIARIO 2011 E PER IL TRIENNIO 2011-2013, E RELATIVA NOTA DI VARIAZIONI (DISEGNI DI LEGGE NN. 2465 E 2465-BIS - TABELLE 10 E 10-BIS) E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 2464
La 8a Commissione permanente:
esaminati, per le parti di propria competenza, il disegno di legge di «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2011 e per il triennio 2011-2013» (Tabella 10) e le parti corrispondenti del disegno di legge recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)»,
premesso che:
il disegno di legge di stabilità tiene conto dello scenario delineato dalla Decisione di finanza pubblica approvata a settembre, in base al quale si prevedono per il 2010 un tasso di crescita del PIL reale dell'1,2 per cento e un deflatore pari all'1,6 per cento;
la legge di stabilità, introdotta con la legge di riforma della contabilità pubblica (articolo 11 della legge n. 196 del 2009), sostituisce da quest'anno la legge finanziaria; il suddetto provvedimento, insieme al disegno di legge di bilancio, compone la manovra triennale di finanza pubblica e, in particolare, il testo approvato dal Consiglio dei ministri del ddl di stabilità disponeva il quadro di riferimento finanziario per il periodo compreso nel bilancio pluriennale 2011-2013, esprimendolo sotto un aspetto essenzialmente tabellare: gli interventi ammontavano a circa 1000 milioni per l'anno 2011, 3.000 milioni per il 2012 e 9.500 milioni per il 2013, da attribuire, essenzialmente, a rimodulazioni di risorse finanziarie già inserite in bilancio;
contravvenendo alla scelta fatta di presentare una legge di stabilità puramente tabellare e, parzialmente in contrasto con quanto stabilito dalla legge 196 del 2009, il governo, con un maxiemendamento ha inserito nel disegno di legge di stabilità alcune misure che avrebbero dovuto essere adottate con un apposito decreto-legge cosiddetto per lo "sviluppo";
l’esame dei documenti di bilancio da parte della Commissione Bilancio della Camera, che sembrava avviato a concludersi come l’espletamento di una pratica notarile, si è intrecciato con i tempi della crisi della maggioranza e del Governo Berlusconi, il quale è dovuto passare da una legge di stabilità "tabellare" ad una puramente elettorale, con l’anticipazione delle disposizioni "per lo sviluppo" tramite un maxiemendamento del governo al ddl di stabilità 2011. Ciò tuttavia, non ha placato le critiche che, prima ancora che dall’opposizione, sono arrivate dalle forze sociali e dagli enti territoriali: di fatto le misure introdotte non fanno che incrementare le spese, a volte anche in maniera strutturale, a fronte di finanziamenti rappresentati per lo più da entrate una tantum o aleatorie. Vengono inoltre introdotte norme che trasferiscono oneri sugli esercizi futuri. In sostanza, siamo in presenza di una serie di disposizioni che, senza contribuire decisamente allo sviluppo, finiscono per togliere ulteriormente incisività al rigore;
la manovra deve essere giudicata, soprattutto per quanto riguarda le misure riferite alle Regioni e agli enti locali profondamente insoddisfacente. I tagli rischiano di fare saltare servizi fondamentali per le persone, per le famiglie e per le imprese. Lo stesso Presidente della Repubblica ha dichiarato che: "non si può tagliare tutto. Pare assurdo che con un tratto di penna si cancellino stanziamenti fondamentali";
la manovra economico-finanziaria per il prossimo triennio, per un valore di circa 25 miliardi di euro, di fatto, è stata anticipata con il decreto-legge n. 78 del 2010: una manovra pesantissima, di soli e ingentissimi tagli, soprattutto nei confronti degli enti locali e incredibilmente priva di qualsiasi misura a sostegno dello sviluppo economico. Una manovra, quella contenuta nel citato decreto-legge n. 78 del 2010, che ha solo prodotto effetti depressivi sull'economia e l'occupazione;
l'Istat ha confermato che il tasso di disoccupazione nel primo trimestre del 2010 è salito al 9,1 per cento, senza calcolare i lavoratori in cassa integrazione guadagni. Dopo i 528 mila posti di lavoro distrutti negli ultimi due anni, sono a rischio altri 246 mila posti di lavoro;
Confindustria ha calcolato in 124 miliardi di euro l'ammontare dell'evasione fiscale, una cifra che risulta 5 volte superiore alla manovra correttiva impostata dall'attuale Governo con il decreto-legge 78 del 2010 il cui cuore è tutto nel blocco delle retribuzioni del pubblico impiego, nel taglio, come si è detto, dei fondi ai comuni e alle regioni (complessivamente quasi 13 miliardi di euro) e nel rinvio del pensionamento dei cittadini e secondo le recentissime stime elaborate dal suo centro studi nel mese di settembre 2010, il reddito pro capite in Italia continuerà ad essere «in retromarcia» e con la crisi attuale ha fatto passi indietro tornando ai livelli del 1998;
è infatti una «Italia più povera, in assoluto e ancor più in rapporto agli altri paesi avanzati» quella descritta dal rapporto di autunno del Centro studi di Confindustria, che, rinnovando l'allarme per il ritardo nelle riforme, sottolinea alcune questioni cruciali sul fronte dei «ritardi per la modernizzazione»: semplicità e chiarezza delle regole per le imprese (a partire dalla riforma della pubblica amministrazione); il carico fiscale sulle imprese e sui lavoratori; l'istruzione; la ricerca e l'innovazione, terreno su cui siamo «in forte svantaggio»; infrastrutture, settore in cui «il Paese ha dissipato la leadership che aveva quaranta anni fa tagliando le risorse e rafforzando il potere di veto dei sempre più numerosi soggetti interessati»; la concorrenza: «le liberalizzazioni da sole aumenterebbero la produttività del 14,1 per cento»;
l'attuale Governo non è in grado di proporre una politica economica anticiclica convincente tale da aggredire la crisi che colpisce il nostro Paese;
il Governo, pur di fronte al drammatico peggioramento delle condizioni della finanza pubblica, del grave deteriorarsi delle capacità competitive del sistema Paese e dell'ulteriore ritardo di sviluppo accumulato negli ultimi due anni, non definisce nei documenti di Bilancio al nostro esame alcun obiettivo programmatico - né per il prossimo anno, né per quelli successivi - sul terreno della ripresa economica e del controllo degli andamenti della finanza pubblica; non prospetta alcun provvedimento volto a favorire il recupero di capacità competitive del Paese attraverso un netto accrescimento della produttività totale dei fattori;
il prodotto di una tale azione è uno strumento di intervento del tutto inadeguato e insufficiente, che fa semplicemente da ponte tra ciò che non si è voluto fare prima e ciò che non si sa o non si vuole fare dopo. Il nostro Paese necessiterebbe invece di interventi in grado di stimolare di più la domanda interna, prevedendo nell'immediato un reale sostegno dei redditi, della domanda, e delle piccole imprese;
considerato inoltre che, per quanto concerne in particolare gli aspetti all'attenzione della 8° Commissione:
la legge di stabilità 2011 disciplina all'articolo 1, commi 6 e 7, l'erogazione di finanziamenti per i contratti di servizio del trasporto ferroviario pubblico locale, prevedendo una riduzione delle risorse statali attribuite alle regioni a Statuto ordinario;
lo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per il 2011 reca spese per complessivi 7.096 milioni di euro rispetto ai 6.821 milioni di euro del disegno di legge presentato dal Governo. La differenza deriva dalla somma algebrica di un aumento di 400 milioni di euro al Programma 2.4 (Autotrasporto ed intermodalità) e di una riduzione di 124 milioni di euro al medesimo programma approvato nel corso di esame in Assemblea, portando così l'incremento netto del Fondo per il proseguimento degli interventi a favore dell'autotrasporto merci a 276 milioni di euro: una scelta senza dubbio poco condivisibile se confrontata con gli interventi necessari da effettuare nel settore delle infrastrutture;
la missione 13 (Diritto alla mobilità), nella parte relativa al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, reca gli stanziamenti relativi al programma 13.1 (Sviluppo e sicurezza della mobilità stradale), che al capitolo 7333 (Spese per gli interventi di sicurezza stradale ivi compresi quelli per l'educazione stradale e per la redazione dei Piani urbani del traffico. Spese per l'attività inerenti alla redazione ed all'attuazione del piano nazionale della sicurezza stradale) subisce una grave riduzione degli investimenti, pari a 3,5 milioni di euro rispetto al dato assestato del 2010, dimostrando la totale indifferenza del governo rispetto ad un tema che, invece, avrebbe bisogno di molta più attenzione in termini finanziari;
la missione 14 (Infrastrutture pubbliche e logistica) registra una diminuzione di 107,5 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2010; in particolare forti rilievi critici si sollevano relativamente al programma "Sistemi idrici, idraulici ed elettrici" che reca risorse in diminuzione rispetto all'assestato 2010, pari a 14,4 milioni di euro in meno;
nell'ambito di tale missione l'88,3 per cento delle risorse è concentrato nel programma 14.10 (opere strategiche, edilizia statale ed interventi speciali e per pubbliche calamità) con 2.270,4 milioni di euro; se si considera però la previsione triennale, e, in particolare, anche gli stanziamenti del programma 14.8 (opere pubbliche e infrastrutture) inseriti nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) appare evidente un vero e proprio crollo della previsione 2011 rispetto al dato assestato (- 88,4 per cento), che si ripercuote sullo stanziamento totale dell'intera missione, registrando una diminuzione di quasi 2 miliardi di euro (pari al 41,4 per cento), quasi interamente dovuta alla riduzione del capitolo 7464 «Somma da erogare per interventi in materia di edilizia sanitaria pubblica», per 1.884,3 milioni di euro;
del tutto inaccettabile è il taglio alla missione 19 (Casa e assetto urbanistico), che ha subito una riduzione consistente negli stanziamenti di competenza rispetto al dato assestato 2010 raggiungendo, in termini percentuali, il 34 per cento; nell'ambito di tale missione, lo stanziamento complessivo è attribuito all'unico programma Politiche Abitative, urbane e territoriali, ridotto di 634.000 euro; in particolare, i tagli effettuati destinano al capitolo 1690 (Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione) solo 33,5 milioni di euro, ignorando quindi che il Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, istituito dall'articolo 11 della legge n. 431 del 1998, è il principale strumento previsto dalla normativa nazionale in materia di agevolazioni alle locazioni, in quanto le sue risorse sono utilizzate per la concessione di contributi integrativi a favore dei conduttori appartenenti alle fasce di reddito più basse per il pagamento dei canoni di locazione, e per questo la dotazione del Fondo dovrebbe essere integrata ogni anno dalla legge finanziaria;
nell'ambito della missione 17, il programma 17.6 (Ricerca nel settore dei trasporti), con uno stanziamento di competenza complessivo di 4,3 milioni di euro, con una riduzione di ben 8,1 milioni di euro rispetto all'assestamento 2010, subisce una drastica riduzione degli stanziamenti nel 2011, con un leggero incremento solo nel biennio successivo;
rilevato che:
gli strumenti di politica economica adottati dal Governo incidono in misura rilevante sul servizio di trasporto e sulle infrastrutture connesse con una consistente riduzione dei trasferimenti operata con il decreto-legge 78 del 2010, che ha ridotto del 15 per cento il budget destinato al trasporto pubblico locale, penalizzando in particolare il trasporto ferroviario regionale con un taglio pari a circa 1200 milioni di euro; si riducono drasticamente così servizi essenziali per i cittadini, e contestualmente si aumenta il costo della mobilità sia con l'incremento delle tariffe autostradali sia con l'introduzione di nuovi pedaggi;
in quasi tutti i programmi delle singole missioni cresce la spesa corrente, ma calano gli investimenti;
non si interviene minimamente per ridurre le criticità del nostro sistema infrastrutturale, fortemente carente al punto di limitare, sino a pregiudicare, la competitività del nostro sistema economico e il perseguimento dei fondamentali beni pubblici: la coesione sociale, la qualità della vita, la sicurezza del Paese e delle persone;
sono totalmente assenti indicazioni concrete sul sistema di mobilità che privilegino misure di riequilibrio del sistema modale su ferro, lasciando che continuino a persistere le gravi difficoltà del nostro sistema di trasporto, sia con riguardo alla mobilità delle persone che delle merci;
non vi è traccia di elementi significativi per lo sviluppo economico del Paese in termini di reti e nodi, di plurimodalità e di logistica, e soprattutto di grandi assi di collegamento;
nell'ambito del settore dei trasporti viene sostanzialmente ignorato il sistema aeroportuale italiano, che mostra un forte ritardo competitivo;
per le sopra esposte ragioni
ESPRIME UN RAPPORTO CONTRARIO
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAI SENATORI Marco FILIPPI, DONAGGIO, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, SIRCANA, VIMERCATI, CARLONI, LUSI E MERCATALI SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI PER L'ANNO FINANZIARIO 2011 E PER IL TRIENNIO 2011-2013, E RELATIVA NOTA DI VARIAZIONI (DISEGNI DI LEGGE NN. 2465 E 2465-BIS - TABELLE 10 E 10-BIS) E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 2464.
La 8a Commissione permanente, esaminato per le parti di propria competenza il disegno di legge n. 2464 recante « Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)» e il disegno di legge n. 2465 recante « Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2011 e bilancio pluriennale per il triennio 2011-2013»,
premesso che,
la situazione economica e finanziaria del nostro Paese è molto preoccupante e le iniziative finora assunte dal Governo hanno rappresentato una risposta debole e del tutto inadeguata alle aspettative dell'intero tessuto sociale e produttivo del Paese;
gli indicatori macro e microeconomici evidenziano, per il nostro Paese, un andamento negativo in rapporto al resto dei Paesi maggiormente sviluppati. Dal punto di vista della crescita economica, i nostri principali competitors internazionali durante la crisi hanno registrato una minore riduzione percentuale del PIL e ora nella fase di ripresa economica registrano tassi di crescita molto superiori al nostro. La crescita mondiale è prevista al 4,4 per cento ed è prevista attestarsi al 4 per cento nel 2011. La Germania nel 2010 cresce del 3,4 per cento e le stime per il 2011 prevedono una crescita del 2 per cento. Gli Stati Uniti crescono del 2,9 per cento e per il 2011 le previsioni sono del 2,5 per cento. Il Giappone cresce del 2,7 per cento e le stime per il 2011 prevedono una crescita del 2,5 per cento. La Francia cresce del 1,6 per cento e per il 2011 le previsioni sono del 2,5 per cento. Per l'area euro la crescita del 2010 è pari in media al 1,6 per cento, mentre per il 2011 si prevede una crescita del 1,8 per cento. L'Italia è ferma, purtroppo ad un 1,2 per cento nel 2010 e ad un 1,3 per cento per il 2011 e tali dati, tra l'altro, come più volte affermato dalla stessa Banca d'Italia appaiono estremamente ottimistici;
in coincidenza con la bassa crescita, l'economia nazionale sconta, poi, una generale perdita di competitività. Da grande Paese industrializzato stiamo inesorabilmente scivolando nelle graduatorie internazionali di competitività;
nella classifica dei Paesi a più alta competitività, recentemente redatta dal World Economic Forum, l'Italia si attesta solo al 48° posto. Rispetto al 2008, siamo stati superati da numerosi paesi in via di sviluppo e restiamo lontanissimi dai maggiori concorrenti europei (la Germania è 7a, la Gran Bretagna 13a e la Francia 16a) e a forte distanza anche dalla Spagna (33a), che pure ha subito una forte caduta del prodotto interno lordo;
nessuna impresa industriale è presente tra le prime 20 imprese leader mondiali. Nella classifica redatta annualmente da Fortune, tenendo conto del valore complessivo della produzione di ciascuna impresa, solo tre imprese italiane (Generali 21a, Eni 2a e Fiat 79a) figurano tra le prime 100 del mondo e soltanto altre due ( Enel 132a e Telecom 141a) tra le prime 200. Di queste una soltanto produce beni di natura industriale. Solo per fare un sintetico raffronto gli Usa hanno 31 imprese tra le prime 100; la Germania ha 14 imprese fra le prime 100 e 19 tra le prime 200; la Francia 11 imprese tra le prime 100; la Gran Bretagna 10 fra le prime 100; il Giappone ha 9 imprese fra le prime 100; l'Olanda 4 tra le prime 100. In tale classifica siamo stati recentemente raggiunti da Cina e Corea del Sud ed altri Paesi si apprestano a superarci;
come evidenziato dal recente rapporto annuale dell'Istat, le imprese italiane registrano un forte arretramento nei principali settori competitivi (agricoltura, manifatturiero, servizi) in rapporto alle corrispondenti imprese del resto dei paesi UE; dato questo che si è fortemente ampliato nel periodo 2008-2009 in rapporto all'andamento medio registrato negli anni 2001-2007. Tale situazione evidenzia le difficoltà delle imprese italiane a reagire agli egli effetti della crisi e ad agganciare la ripresa in atto;
particolarmente preoccupante è il dato sulla produttività totale dei fattori. Fatta 100 la produttività del settore manifatturiero nel 1995, l'Italia si attesta oggi al 94,8, perdendo più di 5 punti. La Germania ne guadagna 30, salendo al 130,3, mentre la Francia sale al 126,3. Nei 10 anni compresi tra il 1994 ed il 2005 il prodotto per ora lavorata ha avuto un incremento dello 0,5 per cento, rispetto alla crescita del 2,1per cento che aveva caratterizzato il decennio precedente. In generale, nel periodo 1995-2008 il contributo dato alla crescita dall'incremento di produttività è stato appena dell'11 per cento, rispetto ad una media del 46,3 dei Paesi dell'area dell'euro;
rispetto ai nostri principali partner europei, tra il 1998 e il 2008, il costo del lavoro per unità di prodotto nel settore privato è aumentato del 24 per cento in Italia, del 15 in Francia, mentre in Germania è diminuito;
tali divari riflettono soprattutto i diversi andamenti della produttività del lavoro: nel decennio 1998-2008, secondo i dati della Banca d’Italia, la produttività del fattore lavoro è aumentata del 22 per cento in Germania, del 18 per cento in Francia e solo del 3 per cento in Italia. Nello stesso periodo il costo nominale di un’ora lavorata è cresciuto in Italia del 29 per cento, del 20 per cento in Germania e meno che in Francia (37 per cento);
altro indicatore particolarmente indicativo della competitività complessiva di un sistema è rappresentato dall'andamento dello stock di investimenti diretti esteri (IDE) da e verso l'estero. Il nostro Paese registra un generale arretramento dei flussi di investimento diretto di imprese estere nel nostro territorio nel corso dell’ultimo decennio per le note ragioni di chiusura dei mercati, del peso fiscale e dell'arretratezza infrastrutturale. Tale dato evidenzia che nel nostro Paese non è stato costruito un ambiente favorevole alle imprese e fa comprendere le motivazioni delle crescenti difficoltà denunciate dalle grandi imprese internazionali nel mantenere in funzione gli stabilimenti produttivi esistenti;
al contempo, i dati sullo stock IDE in uscita evidenziano la ridotta capacità delle imprese italiane nell'investimento attività all'estero per gli altrettanto noti deficit dimensionali e patrimoniali;
la dimensione media delle imprese italiane rimane ridotta nel confronto internazionale. In passato, quando l’innovazione era prevalentemente di processo, la piccola dimensione d’impresa poteva dare flessibilità al sistema produttivo, meglio se attraverso un’aggregazione in distretti. Oggi l’innovazione riguarda principalmente i prodotti e la loro diversificazione e per le imprese più piccole è sempre più difficile sfruttare le economie di scala e competere con successo nel mercato globale;
per effetto di tali mutamenti di mercato, nel corso degli ultimi anni sono scomparsi alcuni distretti produttivi che hanno rappresentato, in passato, l'eccellenza della produzione manifatturiera italiana nei mercati internazionali. In tale ambito, sono del tutto esemplificativi gli andamenti dei vari distretti del tessile-calzaturiero, degli elettrodomestici e dell'elettronica dove il Paese ha perso un numero consistente di imprese e di addetti. In tali ambiti, nel breve volgere di pochi anni, da Paese esportatore ci siamo trasformati in un Paese importatore Tale trend si sta oggi diffondendo in altri distretti produttivi di eccellenza, tanto che persino quello della meccanica inizia a perdere ingenti commesse, ed interessa anche l'area del nord est dove migliaia d'imprese chiudono o delocalizzano le proprie attività;
la perdita di competitività complessiva del Paese è riflessa anche da un altro dato. La bilancia dei pagamenti è in costante perdita nel corso degli ultimi anni. Nel 1996 la bilancia dei pagamenti registrava un dato positivo del 3,2 per cento in rapporto al PIL, gradualmente eroso nel corso degli anni fino a registrare un dato negativo pari al 3,2 per cento del PIL nel 2009. A tale performance ha fortemente contribuito l'andamento del segmento dell'import e dell'export di merci, ovvero la bilancia commerciale. L'Eurostat ha recentemente certificato che l'Italia presenta una bilancia commerciale in progressivo peggioramento: si passa dal -3,9 per cento del periodo da gennaio a maggio 2009 a un -11,2 per cento da gennaio a maggio 2010. Nello stesso periodo la Germania ha registrato un surplus commerciale di 60 miliardi di euro. Tale dato evidenzia che da Paese esportatore ci siamo trasformati in Paese importatore di merci;
l'incapacità di mantenere alti livelli di competitività e la mancanza di attrazione del mercato interno si sta inesorabilmente riflettendo sull'andamento del mercato del lavoro;
la situazione del mercato del lavoro è alquanto drammatica: secondo la DFP 2011-2013, il tasso di disoccupazione si attesterebbe a fine 2010 all’8,7 per cento rimanendo su tale livello anche per l'anno 2011. Tuttavia, la Banca d'Italia ha recentemente corretto tale dato all'11 per cento, conteggiando nella disoccupazione anche i lavoratori cassintegrati, i quali difficilmente torneranno ad occupare il proprio posto di lavoro o troveranno nuovi posti di lavoro e gli inattivi. il dato relativo a questi ultimi appare particolarmente drammatico: si tratta di 15 milioni di persone, prevalentemente giovani, donne e, lavoratori maturi;
la disoccupazione colpisce in particolare i giovani, che sulla base dell'ultima rilevazione Istat del 23 settembre 2010, raggiunge il 27,9 per cento, con una punta del 39,3 per cento nel mezzogiorno. Nella stessa rilevazione emergono in tutta evidenza le difficoltà occupazionali delle donne che registrano un tasso di disoccupazione pari al 9,4 per cento (7,6 per cento per i maschi), con punte del 16,4 per cento nel Mezzogiorno. Fra le giovani del Mezzogiorno il tasso di disoccupazione raggiunge il 40,3 per cento;
l’occupazione irregolare, stimata dall’Istat in circa il 12 per cento del totale delle unità di lavoro. Le riforme attuate, diffondendo l’uso di contratti a termine, hanno incoraggiato l’impiego del lavoro, portando ad aumentare l’occupazione negli anni precedenti la crisi, più che nei maggiori paesi dell’area dell’euro; ma senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, si indebolisce l’accumulazione di capitale umano specifico, con effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità;
l’obiettivo del tasso di occupazione al 75 per cento indicato dalla UE appare, per tutte queste ragioni, lontanissimo, a partire dall’attuale 57,2 per cento, in riduzione di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; anche la sua rimodulazione al 67-69 per cento in ragione dei bassi livelli di partenza appare difficilmente raggiungibile;
un contributo significativo all'andamento del sistema Paese è dato, poi, dall'accentuazione degli squilibri territoriali e dai cronici problemi del Mezzogiorno che dopo anni di costante riduzione del gap con le altre aree territoriali del Paese è tornato ora a regredire in tutti i fondamentali macroeconomici;
in sintesi, l’analisi del quadro macroeconomico attuale segnala una perdita strutturale di capacità competitiva del Paese, non interpretabile soltanto come un fatto ciclico ma al contrario come un deterioramento progressivo del capitale fisico imprese, del capitale sociale, dell’adeguatezza delle infrastrutture, del fattore lavoro e della mobilità sociale;
in parallelo all'andamento certamente non positivo dei fondamentali macroeconomici , la situazione della finanza pubblica è forse ancora più preoccupante di quella economica;
dal lato dei conti pubblici, i dati resi noti dalla DFP evidenziano la situazione drammatica nella quale ci ritroviamo dopo anni di iniziative di contenimento della spesa pubblica e di costante rientro del debito pubblico verso la soglia del 100 per cento del PIL. Nel breve volgere di due anni:
- il debito pubblico è salito a livelli superiori a quelli registrati 15 anni fa e il suo volume globale è previsto al 118,5 per cento nel 2010 e al 119,2 per cento nel 2011, per restare in media attorno al 115 per cento fino a tutto il 2013;
- il livello di indebitamento, malgrado l'assenza di interventi per lo sviluppo, ha comunque raggiunto il 5 per cento del PIL e si manterrà ben al di sopra del 3 per cento anche nel 2011 (3,9 per cento);
- il saldo primario dopo aver registrato un disavanzo dello 0,6 per cento nel 2009 e dello 0,3 per cento nel 2010 è ottimisticamente previsto avanzo dello 0,8 per cento nel 2011;
- la spesa corrente al netto degli interessi raggiunge nell'anno in corso il 43,5 per cento del PIL, con un aumento di ben 3,2 punti rispetto al 2008 e - ciò che è più grave - è programmata ben al di sopra del livello raggiunto nel 2008 fino a tutto il 2013. Il totale delle spese è previsto ad un livello superiore al 50 per cento sia nel 2010 (51,9 per cento) sia nel 2011 (50,5 per cento);
- le entrate sono previste in lieve riduzione nel periodo considerato, per effetto, in particolare, della riduzione dei contributi sociali dovuta in gran parte alle norme di contenimento della spesa del personale dipendente del settore pubblico. Le entrate tributarie, considerate al netto di quelle in conto capitale, registrerebbero, invece, un leggero incremento;
- la pressione fiscale si è accresciuta, nel 2009, fino al 43 per cento del PIL, e si manterrà sopra al 42,4 per cento fino al 2013, cioè per l'intera legislatura;
tali dati evidenziano come le politiche dei tagli lineari, operati al di fuori di un contesto di revisione complessiva della spesa pubblica non siano stati in grado di garantire effettivi risparmi. La spesa fuori controllo ha alimentato, a sua volta, la crescita esponenziale del nostro debito pubblico che ha ormai raggiunto la soglia di 1.900 miliardi di euro. Dal 1 gennaio 2008 ad oggi registra una crescita media mensile del debito pubblico di 8,7 miliardi di euro, che equivalgono in soli tre mesi ad una manovra correttiva paragonabile a quella del decreto legge n. 78 del 2010, approvata lo scorso luglio. Sul volume globale del debito paghiamo 80 miliardi di euro annui;
se a questo si aggiungono le problematiche dell'evasione fiscale, i risultati non possono che essere quelli appena descritti. L'evasione fiscale in Italia ha dimensioni patologiche, con una perdita di prodotto stimato superiore a 100 miliardi di euro l‘anno. Secondo l'Istat, poi, nel 2008 il valore del sommerso economico è compreso tra il 16,3 per cento e il 17,5 per cento del prodotto interno loro, ovvero tra 255 e 275 miliardi di euro annui,) costituendo di per sé un ostacolo non solo agli interventi di riforma fiscale e di riduzione della pressione fiscale, ma anche al corretto sviluppo dei mercati e alla equa redistribuzione del carico delle imposte tra le diverse categorie di contribuenti. L'evasione, pertanto, colpisce l'equità ed è fonte di concorrenza sleale, contribuendo a peggiorare l‘immagine e l’appetibilità del nostro sistema economico;
tale situazione richiama evidenti responsabilità politiche e in tal senso non si può negare che nel corso degli ultimi anni ben poco è stato fatto. Quindici anni di produttività stagnante sono indice inequivocabile di fisco troppo pesante sul lavoro e sull'impresa, infrastrutture materiali e immateriali carenti, pubblica amministrazione inefficiente. Negli ultimi dieci anni, di cui ben otto governati dal centrodestra, tale consapevolezza non si è tradotta né in un discorso di verità al Paese, per suscitarne l'impegno e la riscossa, né in una coerente strategia di riforme strutturali;
appare del tutto evidente che, senza una forte inversione delle politiche economiche e di sviluppo e di quelle di riforma, il Paese rischia da un lato di non rispondere alle iniziative intraprese in sede UE in materia di governance europea e, dall'altro, di restare indietro proprio nella fase in cui tutte le economie danno evidenti segnali di ripresa, bloccato da tassi di crescita troppo bassi e soprattutto senza un chiaro indirizzo di sviluppo industriale, con un tessuto produttivo ridimensionato, in particolare nella componente delle piccole e medie imprese, privo di adeguate risorse finanziarie e di merito di credito, esposto alla concorrenza sempre più aggressiva non solo dei concorrenti tradizionali ma dei nuovi attori dell'economia emergente, con un mercato del lavoro indebolito e privo di adeguati strumenti di sostegno e riqualificazione per i soggetti che perdono l'occupazione e con una forte distorsione nella distribuzione della ricchezza a discapito delle fasce più deboli della società. Proprio in tale ambito non si può ignorare la colossale regressione nella distribuzione del reddito e della ricchezza, causa primaria della grande stagnazione ora in atto. L’Italia è tra i Paesi europei a maggiore disuguaglianza di reddito e ricchezza e minore mobilità sociale, la quota della ricchezza nelle mani del decile più ricco delle famiglie è arrivata al 47 per cento, mentre dal 1993 al 2006 la quota di ricchezza detenuta dall'1 per cento più ricco delle famiglie è aumentata di 3 punti percentuali a svantaggio della variegata platea delle classi medie. In questo ambito, dal 2000 al 2010, si registra una perdita cumulata di potere d’acquisto dei salari lordi di fatto di 3.384 euro (solo nel 2002 e nel 2003 si sono persi oltre 6.000 euro) che, sommata alla mancata restituzione del fiscal drag, si traduce in 5.453 euro in meno per ogni lavoratore dipendente alla fine del decennio. La perdita cumulata calcolata sulle retribuzioni equivale a circa 44 miliardi di maggiori entrate complessivamente sottratte al potere d’acquisto dei salari. Questo spiega perché, nel decennio 2000-2010, le entrate fiscali da lavoro dipendente abbiano registrato una crescita reale (quindi al netto dell’inflazione) del 13,1 per cento a fronte di una flessione reale di tutte le altre entrate del -7,1 per cento. Nel periodo 2000-2008, a parità di potere d’acquisto, le retribuzioni lorde italiane sono cresciute solo del 2,3 per cento rispetto alla crescita reale delle retribuzioni lorde dei lavoratori inglesi del 17,40 per cento, francesi (11,1 per cento) e americani (4,5 per cento). Questo spiega anche come, in Italia, sempre a parità di potere d’acquisto, nonostante una dinamica del costo del lavoro per unità di prodotto più sostenuta, le retribuzioni e lo stesso costo del lavoro risultino all’ultimo posto della classifica OCSE 2008;
considerato che,
le nuove procedure di governance europea, che hanno preso avvio nel giugno del 2010 e successivamente definite dalla Commissione lo scorso 29 settembre con l'approvazione di cinque proposte di regolamento e di una direttiva, prevedono un più approfondito coordinamento programmatico delle politiche economiche e di bilancio dei Paesi membri, la cui attuazione pratica si avrà, a partire dall'anno 2011, nell'ambito del cosiddetto "Semestre europeo";
la nuova governance europea prenderà avvio, pertanto, a metà aprile 2011, con la presentazione contestuale da parte di tutti gli stati membri, della versione definitiva dei National Reform Program (Piani nazionali di riforma, PNR) e degli Stability Program (Programmi di stabilità, PS), tenendo conto delle linee guida dettate dal Consiglio europeo nei mesi precedenti;
gli obiettivi e i parametri del nuovo Patto di stabilità e crescita rappresentano, da subito, un vincolo di notevole importanza per il nostro Paese con ricadute sulle scelte di finanza pubblica che potranno essere adottate nel prossimo futuro;
in particolare, per rafforzare la disciplina del PSC, la Commissione ha proposto l’obbligo per gli Stati di convergere verso l'obiettivo del pareggio di bilancio con un miglioramento annuale dei saldi pari ad almeno lo 0,5 per cento, l’obbligo per gli Stati con un debito superiore al 60 per cento del PIL di ridurlo di almeno 1/20 della differenza rispetto alla soglia del 60 per cento, nuove sanzioni finanziarie a carico degli Stati che non rispettino la parte preventiva o correttiva del PSC;
tali criteri, seppure destinati ad essere parzialmente attenuati ed affiancati da altri parametri, prefigurano per il nostro Paese, aggiustamenti economici e di finanza pubblica più ampi di quanto finora previsto. La dimensione dei sacrifici che saranno richiesti a cittadini ed imprese saranno molto elevati e tali da richiedere da subito un'ampia discussione politica ed una condivisione degli obiettivi, svincolata dalla logica del brevissimo periodo;
per quanto riguarda le parti di competenza dell'8a Commissione:
occorre preliminarmente notare dalla manovra di bilancio emerge una realtà ben diversa da quella delineata dal Governo, che sin dall'inizio della legislatura ha più volte manifestato l'intenzione di contribuire allo sviluppo del sistema infrastrutturale del Paese;
i tagli di spesa colpiscono vari settori e sono chiaramente riportati nelle varie tabelle di Bilancio.
In particolare, per quanto di competenza, relativamente alla Tabella n. 10:
- la missione 13 Diritto alla mobilità, fatta eccezione per la missione Autotrasporto ed intermodalità, subisce una serie di tagli, di cui 72 milioni al programma sviluppo e sicurezza della mobilità stradale, 48,7 milioni di euro al programma di sviluppo e sicurezza della mobilità stradale, 23 milioni di euro al programma sviluppo e sicurezza del trasporto aereo, 213 milioni di euro al programma autotrasporto ed intermodalità e 5,3 milioni di euro al programma sviluppo e sicurezza del trasporto ferroviario. Solo il programma sviluppo e sicurezza della navigazione e del trasporto marittimo e per vie d'acqua interne registra un incremento di circa 185 milioni di euro;
- la missione 14 (Infrastrutture pubbliche e logistica) e la missione 19 (Casa e assetto urbanistico) - reca previsioni di spesa per complessivi 2.809,3 milioni di euro, con un decremento, rispetto alle previsioni assestate 2010, di 229,9 milioni di euro, pari al 7,6 per cento; in particolare la missione casa e assetto urbanistico subisce una decurtazione, che raggiunge, in termini percentuali, quasi il 34 per cento. il taglio effettuato dal Governo è particolarmente grave, con pesanti ricadute sugli investimenti pubblici e sul sistema economico; la maggior parte dello stanziamento di competenza per il 2011 è infatti rappresentato da spese in conto capitale, le quali costituiscono il 95,8 per cento (pari a 2.690,7 milioni di euro) del totale dello stanziamento complessivo delle missioni 14 (Infrastrutture pubbliche e logistica) e 19 (Casa e assetto urbanistico). Se si confronta la serie storica dal 2008 al 2011 degli stanziamenti previsti per le missioni 14 e 19 che costituiscono la parte principale della politica infrastrutturale di competenza dell'8a Commissione, emerge che dopo il 2009, le risorse disponibili si sono ridotte drasticamente; la variazione più consistente è proprio quella prevista per il 2011: lo stanziamento complessivo previsto dalla manovra in esame per il 2011 sconta una riduzione di oltre 2 miliardi di euro rispetto al dato assestato 2010 (-38,7 per cento); la missione «Casa e assetto urbanistico» passa da uno stanziamento di 2.176 milioni di euro nel 2009 a 238 milioni di euro nel bilancio di previsione 2011 al nostro esame;
- l'effettiva capacità di spesa del Ministero, rispetto alle previsioni assestate 2010, non è migliorata: non è aumentato in misura apprezzabile il livello delle spese effettuato rispetto ai precedenti esercizi finanziari, né è cresciuto il volume dei pagamenti: il tasso di realizzazione della spesa delle due missioni congiuntamente considerate, è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2010 (48,8 per cento);
- la missione 14 (Infrastrutture pubbliche e logistica) con circa 2.570,7 milioni di euro, nella tabella 10, registra una diminuzione di 107,5 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2010 (pari al 4 per cento), una variazione contenuta; nell'ambito di tale missione l'88,3 per cento delle risorse è concentrato nel programma 14.10 (opere strategiche, edilizia statale ed interventi speciali e per pubbliche calamità) con 2.270,4 milioni di euro;
- se si considera però la previsione triennale, e, in particolare, anche gli stanziamenti del programma 14.8 (opere pubbliche e infrastrutture) inseriti nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) appare evidente un vero e proprio crollo della previsione 2011 rispetto al dato assestato (88,4 per cento), che si ripercuote sullo stanziamento totale dell'intera missione, che registra una diminuzione di quasi 2 miliardi di euro (pari al 41,4 per cento), quasi interamente dovuta alla riduzione del capitolo 7464 «Somma da erogare per interventi in materia di edilizia sanitaria pubblica», per 1.884,3 milioni di euro;
- ma anche altri importanti programmi subiscono tagli incisivi: il Programma 14.5 (Sistemi idrici, idraulici ed elettrici), che ha solo 29,9 milioni di euro di risorse, si riduce di 14,4 milioni di euro rispetto all'assestato 2010;
- il programma 14.10 (Opere strategiche, edilizia statale e interventi per calamità) - che rappresenta la maggior parte degli stanziamenti di competenza - e che riguarda le spese per investimenti collocate sul capitolo 7060 «Fondo da ripartire per la progettazione e la realizzazione delle opere strategiche di preminente interesse nazionale nonché per opere di captazione ed adduzione di risorse idriche» - registra, rispetto al dato assestato, un modesto incremento di 45,7 milioni di euro, pari al 2,7 per cento in termini percentuali;
- l'altra missione di interesse della Commissione, su cui sono concentrati i principali interventi del Ministero, la missione 19 (Casa e assetto urbanistico) ha 238,6 milioni di euro, attribuiti ad un unico programma 19.2 (Politiche abitative, urbane e territoriali); tale missione ha subito una riduzione consistente negli stanziamenti di competenza rispetto al dato assestato 2010 (122,4 milioni di euro rispetto al 2010, pari al 34 per cento);
- se si considerano anche gli stanziamenti del programma 19.1 (edilizia abitativa e politiche territoriali) collocati nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) - unitamente al programma 19.2, presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, prima considerato, appare evidente che, mentre lo stanziamento complessivo della missione presso il MEF rimane pressoché invariato nel triennio rispetto al dato assestato 2010, la quota collocata nello stato di previsione del MIT mostra un trend decrescente, non compensato dall'incremento della dotazione del programma 19.1 presso il Ministero dell'Economia, in particolare per il 2011, per cui si determina una diminuzione dello stanziamento totale dell'intera missione - casa e assetto urbanistico - pari a 65 milioni di euro (equivalente, in termini percentuali, al 13 per cento);
- occorre notare che le risorse assegnate al programma 19.1 presso il MEF ammontano a 197,5 milioni di euro ( 57,5 milioni di euro rispetto al dato assestato 2010) ma la maggior parte degli stanziamenti (il 90 per cento del totale) sono concentrati nel capitolo 7817 con 177 milioni di euro, destinato alla concessione di contributi anche sotto forma di crediti d'imposta, alle popolazioni colpite dal sisma in Abruzzo, risorse però sufficienti «solo» a coprire gli oneri quantificati dal «vecchio» decreto n. 39 del 2009, che si sono rivelati ben più elevati nei mesi successivi;
- il programma 19.2 (Politiche abitative, urbane e territoriali), nell'arco di pochi mesi, subisce una decurtazione del 34 per cento, e che tale programma comprende capitoli di vitale importanza per le politiche abitative, tra cui in particolare: il capitolo 1690, con soli 33,5 milioni di euro, per il Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione; il capitolo 7437, relativo a Programmi di edilizia sperimentale agevolata in locazione a canone concertato con 41,3 milioni di euro; il capitolo 7440, recante il Fondo per l'attuazione del Piano nazionale di edilizia abitativa, che evidenzia uno stanziamento irrilevante, per soli 4,1 milioni di euro;
- la missione 17 Ricerca e innovazione reca un taglio di 8 milioni di euro, gran parte dovuti al funzionamento e all'attività del soppresso INSEAN;
per quanto di competenza, relativamente al disegno di legge di stabilità per l'anno 2011,
il provvedimento non sembra francamente rispondere alle esigenze primarie del nostro Paese, e lascia disattesi non soltanto i grandi progetti di sviluppo infrastrutturale, registrando una riduzione complessiva delle risorse che mette a forte rischio la realizzazione di importanti opere infrastrutturali, a partire da quelle per il Mezzogiorno, ma anche taluni servizi indispensabili per la cittadinanza, quali il servizio universale di trasporto ferroviario locale. Una situazione francamente intollerabile per chiunque abbia a cuore il futuro del Paese e il suo ammodernamento;
in tale ultimo ambito, gli strumenti di politica economica adottati dal Governo incidono in misura rilevante sul servizio di trasporto e sulle infrastrutture connesse con una consistente riduzione dei trasferimenti operata con il decreto legge 78/2010, che ha ridotto del 15 per cento il budget destinato al trasporto pubblico locale, penalizzando in particolare il trasporto ferroviario regionale con un taglio pari a circa 1200 milioni di euro; si riducono drasticamente così servizi essenziali per i cittadini, e contestualmente si aumenta il costo della mobilità sia con l'incremento delle tariffe autostradali sia con l'introduzione di nuovi pedaggi;
con il decreto 78/2010, e la netta riduzione delle risorse per il trasporto pubblico locale, si sottraggono risorse essenziali alla vita quotidiana dei cittadini, in particolare di quelli che ogni giorno vivono il disagio e i costi della distanza tra l'abitazione e il luogo di lavoro o di studio;
nelle politiche del Governo sono del tutto assenti le necessarie misure di sostegno economico ai pendolari: secondo i dati CENSIS, i pendolari in Italia sono oltre 13 milioni (pari al 22,2 per cento della popolazione residente); di questi il 14,8 per cento - circa due milioni di persone - utilizza normalmente il treno, come unico mezzo di trasporto o in combinazione con altri mezzi, per spostarsi in ambito locale e metropolitano;
gli utenti dei servizi di trasporto pubblico locale, in gran parte, rappresentano quella fascia di cittadinanza che più delle altre risente degli effetti della crisi economica; nella manovra 2011 non è prevista alcuna agevolazione fiscale per l'acquisto di abbonamenti mensili ed annuali ai servizi di trasporto pubblico urbano e ferroviario;
nella tabella C della legge di stabilità, la missione 19 (Casa e assetto urbanistico), con 32,9 milioni di euro per il 2011, 33,9 milioni di euro per il 2012 e 14,3 milioni di euro per il 2013 (capitolo 1690, programma: Politiche abitative, urbane e territoriali); la totalità degli stanziamenti indicati è prevista per il rifinanziamento del Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione di cui all'articolo 11, comma 1, della legge n. 431 del 1998; la riduzione di tale capitolo 1690 è motivata con l'applicazione dell'articolo 14, comma 2, del decreto-legge n. 78 del 2010, che prevede una riduzione delle risorse alle regioni a statuto ordinario;
il Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, istituito dall'articolo 11 della legge n. 431 del 1998, è il principale strumento previsto dalla normativa nazionale in materia di agevolazioni alle locazioni, in quanto le sue risorse sono utilizzate per la concessione di contributi integrativi a favore dei conduttori appartenenti alle fasce di reddito più basse per il pagamento dei canoni di locazione, e per questo la dotazione del Fondo dovrebbe essere integrata ogni anno dalla legge finanziaria; mentre le singole regioni ed i comuni - che hanno subito tagli ingenti ai trasferimenti, con la manovra disposta dal decreto-legge n. 78 - dovrebbero mettere a disposizione ulteriori risorse;
se si considera la storica degli stanziamenti disposti dalle leggi finanziarie negli anni dal 2001 al 2010, relativi al cosiddetto «Fondo affitti» emerge che tale fondo, che aveva una «dote» di oltre 335 milioni nel 2001, si è ridotto nel 2010, a meno della metà, con poco più di 143 milioni di euro; la legge di stabilità 2011, alla tabella C ci dice che il Fondo affitti avrà, nel 2011, un quarto delle risorse del 2010, 33,55 milioni di euro! Secondo le previsioni, non andrà meglio nel 2012: 33,9 milioni di euro! Per il 2013 lo stanziamento del relativo capitolo «crolla» a 14,3 milioni di euro!
Tutto ciò premesso e attesa, pertanto, la necessità di:
- definire le priorità di intervento sull'infrastrutturazione materiale e immateriale del Paese, anche col concorso di capitali privati, che si intendono realizzare nei prossimi anni, con particolare riferimento al Mezzogiorno. In tale ambito specifica priorità dovrà essere assegnata alla focalizzazione degli investimenti su specifici obiettivi, evitando la dispersione delle risorse pubbliche su interventi micro settoriali e su opere inutili, e al miglioramento e al potenziamento delle reti di trasporto e dei nodi, delle infrastrutture plurimodali e della logistica, e soprattutto al completamento in tempi certi delle opere relative ai grandi assi di collegamento. In tale ambito occorre assegnare priorità alla realizzazione del Corridoio paneuropeo n. 1 (Palermo-Berlino) e n. 8 (Bari-Sofia). Una particolare attenzione deve essere riservata, poi, alle infrastrutture di collegamento tra gli scali portuali e aeroportuali e le principali arterie autostradali e ferroviarie del Paese a partire dalle necessarie interconnessioni con la linea AV/AC, oggi particolarmente carenti ed indispensabili per essere ricomprese nella "Core network" della rete infrastrutturale europea e ovviamente per consentire l'incremento dei traffici merci e passeggeri;
- adottare specifici interventi per lo sviluppo del sistema aeroportuale italiano, che rispetto ai principali sistemi concorrenti in Europa e nel mondo, accusa un forte ritardo competitivo. L'esasperata frammentazione industriale, la presenza di un numero eccessivo di operatori aerei e l'elevato numero di aeroporti, in assenza di un sufficiente grado di specializzazione produttiva, mette a rischio non solo la funzionalità del sistema del trasporto aereo nazionale, ma anche un elevato numero di posti di lavoro. A tal proposito nulla si rintraccia nei documenti di bilancio e nella legge di stabilità;
- sostituire il taglio al trasporto pubblico locale, disposto dal Governo con l'articolo 14 commi 1 e 2 del decreto-legge 78 del 2010, con il ripristino delle disposizioni già previste dalla finanziaria 2008 (L. 244 del 2007) che garantivano la continuità nella corresponsione, per gli anni dal 2008 al 2010, delle risorse per il finanziamento delle funzioni regionali relative alla programmazione e amministrazione dei servizi ferroviari in concessione a Trenitalia di interesse regionale e locale. Le stesse norme prevedevano la sostituzione di tali risorse, a decorrere dal 2011, con l'adeguamento della compartecipazione al gettito dell'accisa sul gasolio per autotrazione;
- contenere il costo del trasporto pubblico che grava sulle famiglie mediante la detrazione dall'imposta lorda ai fini IRPEF, per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2010, per l'acquisto di ciascun abbonamento ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale ed interregionale, nella misura del 19 per cento per un importo di spesa massimo di 250 euro. Si prevede che tale detrazione sia riconosciuta anche se la relativa spesa è stata sostenuta nell'interesse di familiari fiscalmente a carico del contribuente;
- garantire risorse crescenti nel triennio per il contratto di servizio del trasporto ferroviario di passeggeri a media e lunga percorrenza da erogare all'impresa ferroviaria a condizione che garantisca servizi di utilità sociale adeguati ai migliori servizi presenti in ambito europeo in termini di frequenza, copertura territoriale, qualità e tariffazione; si propone inoltre di modificare in modo radicale le agevolazioni tariffarie ad oggi vigenti eliminando quelle obsolete e discriminatorie;
- disporre sufficienti misure per il riequilibrio modale del trasporto merci, tenuto conto che il trasporto ferroviario di merci può vantare il più alto valore in termini di compatibilità ambientale sia nei confronti del trasporto aereo, sia del trasporto su gomma, rispetto al quale registra un 77 per cento in meno di emissione di gas serra e un 77 per cento in meno di emissione di anidride carbonica.».
- adeguare la viabilità ordinaria alle necessità di sviluppo e di potenziamento infrastrutturale delle aree a forte concentrazione di attività economiche, sopratutto per le piccole e medie imprese e per le aziende artigianali, nonché la sicurezza di tratti stradali di particolare pericolosità, che costituiscono un fattore di arretratezza infrastrutturale del Paese;
- rafforzare gli interventi per lo sviluppo dell'infrastrutturazione in banda larga del Paese, per la lotta al "digital divide" e lo sviluppo delle nuove reti tecnologiche,
ESPRIME UN RAPPORTO CONTRARIO
ORDINI DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE
N. 2464
VIMERCATI, VITA, MARCO FILIPPI, DONAGGIO, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, RANUCCI, SIRCANA, CARLONI, LUSI, MERCATALI
L'8a Commissione permanente del Senato,
premesso che:
la Commissione Europea ha lanciato nel marzo 2010 la strategia Europa 2020 con l'intento di uscire dalla crisi e di preparare l'economia della UE per le sfide del prossimo decennio;
l'agenda digitale europea è una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020 e mira a stabilire il ruolo chiave delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva;
scopo dell'agenda è tracciare la strada per sfruttare al meglio il potenziale sociale ed economico delle TIC e in particolare di internet, che costituisce il supporto essenziale per le attività socioeconomiche;
il settore delle TIC genera direttamente il 5 per cento del Pil europeo e rappresenta un valore di mercato di 660 miliardi l'anno, contribuendo alla crescita complessiva della produttività in misura del 20 per cento del Pil per ciò che concerne la produttività diretta e del 30 per cento per quanto riguarda gli investimenti generati;
la strategia Europa 2020 ha sottolineato l'importanza della diffusione della banda larga per promuovere l'inclusione sociale e la competitività nella UE, ribadendo l'obiettivo di portare a tutti gli europei una connessione superiore ai 30 Mb/s entro il 2020, e al 50 per cento della famiglie una connessione con capacità pari ad almeno 100 Mb/s;
una maggiore diffusione e un uso più efficace delle nuove tecnologie permettono di offrire alle Amministrazione servizi sanitari migliori, trasporti più efficienti, ambiente più pulito, nuove possibilità di comunicazione e un accesso più agevole ai servizi pubblici e ai contenuti culturali;
considerato inoltre che,
l'Italia presenta tassi di diffusione della banda larga tra i più bassi in Europa, e circa l'8 per cento della popolazione versa ancora in condizioni di digital divide, ovvero risiede in aree non raggiunte dai servizi di connessione a banda larga;
le zone ancora non coperte da servizi a banda larga sono aree a fallimento di mercato, in cui gli operatori non sono incentivati ad investire per via della scarsa remuneratività dovuta agli alti costi di copertura e agli scarsi ritorni economici;
gli investimenti nella banda larga in Italia sono in una fase di stallo, il Rapporto Caio commissionato dal Governo è rimasto sino ad ora inascoltato e il piano del Ministro dello Sviluppo Economico Romani di portare in tutte le case italiane la banda larga a 2magbit/s è stato pesantemente depotenziato dal blocco dei fondi già approvati dal Cipe;
il maxiemendamento alla legge di stabilità 2011 all'articolo 1 comma 8 incarica l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di avviare le procedure per l'assegnazione di diritti d'uso di frequenze radioelettriche da destinare a servizi di comunicazione elettronica a banda larga, e stabilisce che tale assegnazione debba avere luogo entro il 31 dicembre 2012;
impegna il Governo:
a destinare un terzo delle risorse ricavate dall'asta di assegnazione dei diritti d'uso delle radiofrequenze al finanziamento del piano nazionale banda larga in coerenza con l'Agenda Digitale Europea 2020.
VIMERCATI, RANUCCI, DONAGGIO, MARCO FILIPPI, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, SIRCANA, PAPANIA, CARLONI, LUSI, MERCATALI, FONTANA
L'8a Commissione permanente del Senato,
Premesso che,
il maxiemendamento alla legge di stabilità 2010 all'articolo 1, comma 8 incarica l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di avviare le procedure per l'assegnazione di diritti d'uso di frequenze radioelettriche da destinare a servizi di comunicazione elettronica a banda larga, e stabilisce che tale assegnazione debba avere luogo entro il 31 dicembre 2012;
la liberazione dello spettro necessaria alla assegnazione delle frequenze agli operatori che forniscono servizi a banda larga mobile incide direttamente ed esclusivamente sulle frequenze utilizzate dall'emittenza televisiva locale;
il settore dell'emittenza televisiva locale è stato oggetto di tagli ingenti negli anni passati, e ha dovuto affrontare i costi del passaggio dall'analogico al digitale riconvertendo i propri impianti di trasmissione;
le misure a sostegno del settore previste dall'articolo 10 della legge 422 del 1993 sono state tagliate dalla finanziaria 2009 di circa 10 milioni per il 2010 e di 96 milioni per il 2011 e 66,3 milioni a decorrere dal 2012;
il passaggio al digitale ha penalizzato le TV locali le quali, a causa della dispersione dell'audience generata dall'esponenziale aumento dei canali, hanno visto ridursi le risorse da investire in produzione e acquisto di programmi, producendo ulteriori perdite d'ascolto e di conseguenza anche minori ricavi pubblicitari;
la crisi economica ha fortemente ridimensionato gli introiti pubblicitari dell'emittenza locale, sia degli inserzionisti locali che di quelli nazionali, e nel biennio 2009-2010 il settore ha visto un calo di fatturati pari a circa il 20 per cento.
Premesso inoltre che,
le emittenti locali hanno svolto e continuano a svolgere le proprie importanti funzioni di assicurare il pluralismo dell'informazione e garantire la tutela delle specialità culturali ed identitarie delle regioni e dei territori;
impegna il Governo:
a destinare il 15 per cento del ricavato dall'asta per misure compensative a vantaggio delle emittenti radiotelevisive locali.
ORDINI DEL GIORNO ED EMENDAMENTO AL DISEGNO DI LEGGE
N. 2465
MARCO FILIPPI, DONAGGIO, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, RANUCCI, SIRCANA, VIMERCATI, CARLONI, LUSI, MERCATALI
L'8a Commissione permanente del Senato,
premesso che:
la situazione economica e finanziaria del nostro Paese è molto preoccupante e le iniziative finora assunte dal Governo hanno rappresentato una risposta debole e del tutto inadeguata alle aspettative dell'intero tessuto sociale e produttivo del Paese;
gli indicatori macro e microeconomici evidenziano, per il nostro Paese, un andamento negativo in rapporto al resto dei Paesi maggiormente sviluppati. Dal punto di vista della crescita economica, i nostri principali competitors internazionali durante la crisi hanno registrato una minore riduzione percentuale del PIL e ora nella fase di ripresa economica registrano tassi di crescita molto superiori al nostro. La crescita mondiale è prevista al 4,4 per cento ed è prevista attestarsi al 4 per cento nel 2011. La Germania nel 2010 cresce del 3,4 per cento e le stime per il 2011 prevedono una crescita del 2 per cento. Gli Stati Uniti crescono del 2,9 per cento e per il 2011 le previsioni sono del 2,5 per cento. Il Giappone cresce del 2,7 per cento e le stime per il 2011 prevedono una crescita del 2,5 per cento. La Francia cresce del 1,6 per cento e per il 2011 le previsioni sono del 2,5 per cento. Per l'area euro la crescita del 2010 è pari in media al 1,6 per cento, mentre per il 2011 si prevede una crescita del 1,8 per cento. L'Italia è ferma, purtroppo ad un 1,2 per cento nel 2010 e ad un 1,3 per cento per il 2011 e tali dati, tra l'altro, come più volte affermato dalla stessa Banca d'Italia appaiono estremamente ottimistici;
l'analisi del quadro macroeconomico attuale segnala una perdita strutturale di capacità competitiva del Paese, non interpretabile soltanto come un fatto ciclico ma al contrario come un deterioramento progressivo del capitale fisico imprese, del capitale sociale, dell'adeguatezza delle infrastrutture, del fattore lavoro e della mobilità sociale;
in parallelo all'andamento certamente non positivo dei fondamentali macroeconomici, la situazione della finanza pubblica è forse ancora più preoccupante di quella economica;
rilevato che,
i tagli di spesa colpiscono vari settori e sono chiaramente riportati nelle varie tabelle di Bilancio. In particolare, gli stanziamenti relativi al diritto alla mobilità, alle infrastrutture pubbliche e logistica e alla casa e assetto urbanistico che insistono anche sullo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e trasporti e dell'economia e delle finanze per il 2011 (Tabelle n. 2 e n. 10), sono stati drasticamente ridotti;
nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e trasporti, la missione 13 Diritto alla mobilità subisce un nuovo ulteriore taglio, per un ammontare pari a 178,4 milioni di euro in termini di competenza, di cui 72 milioni al programma sviluppo e sicurezza della mobilità stradale, 48,7 milioni di euro al programma di sviluppo e sicurezza della mobilità stradale, 23 milioni di euro al programma sviluppo e sicurezza del trasporto aereo, e 5,3 milioni di euro al programma sviluppo e sicurezza del trasporto ferroviario. Solo il programma sviluppo e sicurezza della navigazione e del trasporto marittimo e per vie d'acqua interne registra un incremento di circa 185 milioni di euro;
impegna il Governo:
a reperire le risorse necessarie per realizzare il rilancio del trasporto pubblico locale e corrispondere alle esigenze ripetutamente manifestate in particolare dalle associazioni dei pendolari;
a garantire le risorse necessarie per il triennio 2011-2013 al rinnovo dei contratti per il personale dipendente del comparto del trasporto pubblico locale, al fine di evitare disagi ai lavoratori medesimi e ai pendolari;
a garantire, altresì, la piena funzionalità e lo sviluppo del settore dei trasporti per via aerea, marittima e terrestre e corrispondere alle esigenze ripetutamente manifestate in particolare dalle imprese e dai cittadini.
MARCO FILIPPI, DONAGGIO, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, RANUCCI, SIRCANA, VIMERCATI, CARLONI, LUSI, MERCATALI
L'8a Commissione permanente del Senato,
premesso che:
la situazione economica e finanziaria del nostro Paese è molto preoccupante e le iniziative finora assunte dal Governo hanno rappresentato una risposta debole e del tutto inadeguata alle aspettative dell'intero tessuto sociale e produttivo del Paese;
gli indicatori macro e microeconomici evidenziano, per il nostro Paese, un andamento negativo in rapporto al resto dei Paesi maggiormente sviluppati. Dal punto di vista della crescita economica, i nostri principali competitors internazionali durante la crisi hanno registrato una minore riduzione percentuale del PIL e ora nella fase di ripresa economica registrano tassi di crescita molto superiori al nostro. La crescita mondiale è prevista al 4,4 per cento ed è prevista attestarsi al 4 per cento nel 2011. La Germania nel 2010 cresce del 3,4 per cento e le stime per il 2011 prevedono una crescita del 2 per cento. Gli Stati Uniti crescono del 2,9 per cento e per il 2011 le previsioni sono del 2,5 per cento. Il Giappone cresce del 2,7 per cento e le stime per il 2011 prevedono una crescita del 2,5 per cento. La Francia cresce del 1,6 per cento e per il 2011 le previsioni sono del 2,5 per cento. Per l'area euro la crescita del 2010 è pari in media al 1,6 per cento, mentre per il 2011 si prevede una crescita del 1,8 per cento. L'Italia è ferma, purtroppo ad un 1,2 per cento nel 2010 e ad un 1,3 per cento per il 2011 e tali dati, tra l'altro, come più volte affermato dalla stessa Banca d'Italia appaiono estremamente ottimistici;
l'analisi del quadro macroeconomico attuale segnala una perdita strutturale di capacità competitiva del Paese, non interpretabile soltanto come un fatto ciclico ma al contrario come un deterioramento progressivo del capitale fisico imprese, del capitale sociale, dell'adeguatezza delle infrastrutture, del fattore lavoro e della mobilità sociale;
in parallelo all'andamento certamente non positivo dei fondamentali macroeconomici , la situazione della finanza pubblica è forse ancora più preoccupante di quella economica;
rilevato che,
i tagli di spesa colpiscono vari settori e sono chiaramente riportati nelle varie tabelle di Bilancio. In particolare, gli stanziamenti relativi al diritto alla mobilità, alle infrastrutture pubbliche e logistica e alla casa e assetto urbanistico che insistono anche sullo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e trasporti e dell'economia e delle finanze per il 2011 (Tabelle n. 2 e n. 10), sono stati drasticamente ridotti;
l'Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e la linea dell'Alta Velocità/Alta Capacità Ferroviaria Napoli-Bari sono grandi priorità nella politica infrastrutturale dell'intero Paese;
per il finanziamento integrale del progetto di ammodernamento della A3 occorrono almeno 1,5 miliardi di euro;
tale finanziamento è necessario ed urgente per completare tutti i lavori lungo la A3 in questa legislatura, obiettivo assolutamente irrinunciabile e prioritario;
tali risorse vanno acquisite con certezza e rapidità per garantire celerità nella definizione dei progetti e delle procedure di appalto in itinere, nonché nella rapida apertura di altri cantieri;
anche alla luce delle intese Stato-Regione Campania è indispensabile garantire lo stanziamento da parte del Governo delle risorse necessarie per assicurare la realizzazione della linea dell'AV/AC destinata a congiungere le due grandi aree metropolitane di Napoli e di Bari,
impegna il Governo:
a reperire le risorse necessarie, anche attraverso il definanziamento del Ponte sullo Stretto di Messina e l'utilizzo di quelle di provenienza comunitaria, per garantire il completamento dell'Autostrada Salerno-Reggio Calabria e della linea dell'Alta Velocità – Alta Capacità ferroviaria Napoli-Bari.
MARCO FILIPPI, DONAGGIO, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, RANUCCI, SIRCANA, VIMERCATI, CARLONI, LUSI, MERCATALI
L'8a Commissione permanente del Senato,
premesso che:
la situazione economica e finanziaria del nostro Paese è molto preoccupante e le iniziative finora assunte dal Governo hanno rappresentato una risposta debole e del tutto inadeguata alle aspettative dell'intero tessuto sociale e produttivo del Paese;
gli indicatori macro e microeconomici evidenziano, per il nostro Paese, un andamento negativo in rapporto al resto dei Paesi maggiormente sviluppati. Dal punto di vista della crescita economica, i nostri principali competitors internazionali durante la crisi hanno registrato una minore riduzione percentuale del PIL e ora nella fase di ripresa economica registrano tassi di crescita molto superiori al nostro. La crescita mondiale è prevista al 4,4 per cento ed è prevista attestarsi al 4 per cento nel 2011. La Germania nel 2010 cresce del 3,4 per cento e le stime per il 2011 prevedono una crescita del 2 per cento. Gli Stati Uniti crescono del 2,9 per cento e per il 2011 le previsioni sono del 2,5 per cento. Il Giappone cresce del 2,7 per cento e le stime per il 2011 prevedono una crescita del 2,5 per cento. La Francia cresce del 1,6 per cento e per il 2011 le previsioni sono del 2,5 per cento. Per l'area euro la crescita del 2010 è pari in media al 1,6 per cento, mentre per il 2011 si prevede una crescita del 1,8 per cento. L'Italia è ferma, purtroppo ad un 1,2 per cento nel 2010 e ad un 1,3 per cento per il 2011 e tali dati, tra l'altro, come più volte affermato dalla stessa Banca d'Italia appaiono estremamente ottimistici;
l'analisi del quadro macroeconomico attuale segnala una perdita strutturale di capacità competitiva del Paese, non interpretabile soltanto come un fatto ciclico ma al contrario come un deterioramento progressivo del capitale fisico imprese, del capitale sociale, dell'adeguatezza delle infrastrutture, del fattore lavoro e della mobilità sociale;
in parallelo all'andamento certamente non positivo dei fondamentali macroeconomici, la situazione della finanza pubblica è forse ancora più preoccupante di quella economica;
rilevato che,
i tagli di spesa colpiscono vari settori e sono chiaramente riportati nelle varie tabelle di Bilancio. In particolare, gli stanziamenti relativi al diritto alla mobilità, alle infrastrutture pubbliche e logistica e alla casa e assetto urbanistico che insistono anche sullo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e trasporti e dell'economia e delle finanze per il 2011 (Tabelle n. 2 e n. 10), sono stati drasticamente ridotti;
nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e trasporti, la missione 14 (Infrastrutture pubbliche e logistica) e la missione 19 (Casa e assetto urbanistico) – recano previsioni di spesa per complessivi 2.809,3 milioni di euro, con un decremento, rispetto alle previsioni assestate 2010, di 229,9 milioni di euro, pari al 7,6 per cento; in particolare la missione casa e assetto urbanistico subisce una decurtazione, che raggiunge, in termini percentuali, quasi il 34 per cento. il taglio effettuato dal Governo è particolarmente grave, con pesanti ricadute sugli investimenti pubblici e sul sistema economico; la maggior parte dello stanziamento di competenza per il 2011 è infatti rappresentato da spese in conto capitale, le quali costituiscono il 95,8 per cento (pari a 2.690,7 milioni di euro) del totale dello stanziamento complessivo delle missioni 14 (Infrastrutture pubbliche e logistica) e 19 (Casa e assetto urbanistico). Se si confronta la serie storica dal 2008 al 2011 degli stanziamenti previsti per le missioni 14 e 19 che costituiscono la parte principale della politica infrastrutturale di competenza dell'8a Commissione, emerge che dopo il 2009, le risorse disponibili si sono ridotte drasticamente; la variazione più consistente è proprio quella prevista per il 2011: lo stanziamento complessivo previsto dalla manovra in esame per il 2011 sconta una riduzione di oltre 2 miliardi di euro rispetto al dato assestato 2010 (-38,7 per cento); la missione «Casa e assetto urbanistico» passa da uno stanziamento di 2.176 milioni di euro nel 2009 a 238 milioni di euro nel bilancio di previsione 2011 al nostro esame;
l'effettiva capacità di spesa del Ministero, rispetto alle previsioni assestate 2010, non è migliorata: non è aumentato in misura apprezzabile il livello delle spese effettuato rispetto ai precedenti esercizi finanziari, né è cresciuto il volume dei pagamenti: il tasso di realizzazione della spesa delle due missioni congiuntamente considerate, è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2010 (48,8 per cento);
la missione 14 (Infrastrutture pubbliche e logistica) con circa 2.570,7 milioni di euro, nella tabella 10, registra una diminuzione di 107,5 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2010 (pari al 4 per cento), una variazione contenuta; nell'ambito di tale missione l'88,3 per cento delle risorse è concentrato nel programma 14.10 (opere strategiche, edilizia statale ed interventi speciali e per pubbliche calamità) con 2.270,4 milioni di euro;
se si considera però la previsione triennale, e, in particolare, anche gli stanziamenti del programma 14.8 (opere pubbliche e infrastrutture) inseriti nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) appare evidente un vero e proprio crollo della previsione 2011 rispetto al dato assestato (88,4 per cento), che si ripercuote sullo stanziamento totale dell'intera missione, che registra una diminuzione di quasi 2 miliardi di euro (pari al 41,4 per cento), quasi interamente dovuta alla riduzione del capitolo 7464 «Somma da erogare per interventi in materia di edilizia sanitaria pubblica», per 1.884,3 milioni di euro;
impegna il Governo:
a reperire le risorse necessarie, anche di provenienza comunitaria, da destinare al miglioramento e al potenziamento della dotazione infrastrutturale del paese in termini di reti e nodi, di plurimodalità e di logistica, e soprattutto di grandi assi di collegamento;
ad assicurare un incremento degli stanziamenti previsti relativi alle politiche abitative, alla casa e all'assetto urbanistico al fine di poter far fronte in modo adeguato alle problematiche dell'edilizia residenziale, con particolare riguardo alle aree a più alta tensione abitativa, e facilitare l'accesso alla casa ai cittadini privi di adeguati mezzi economici.
RANUCCI, MARCO FILIPPI, DONAGGIO, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, SIRCANA, VIMERCATI, CARLONI, LUSI, MERCATALI
L'8a Commissione permanente del Senato,
premesso che:
la situazione economica e finanziaria del nostro Paese è molto preoccupante e le iniziative finora assunte dal Governo hanno rappresentato una risposta debole e del tutto inadeguata alle aspettative dell'intero tessuto sociale e produttivo del Paese;
gli indicatori macro e microeconomici evidenziano, per il nostro Paese, un andamento negativo in rapporto al resto dei Paesi maggiormente sviluppati. Dal punto di vista della crescita economica, i nostri principali competitors internazionali durante la crisi hanno registrato una minore riduzione percentuale del PIL e ora nella fase di ripresa economica registrano tassi di crescita molto superiori al nostro. La crescita mondiale è prevista al 4,4 per cento ed è prevista attestarsi al 4 per cento nel 2011. La Germania nel 2010 cresce del 3,4 per cento e le stime per il 2011 prevedono una crescita del 2 per cento. Gli Stati Uniti crescono del 2,9 per cento e per il 2011 le previsioni sono del 2,5 per cento. Il Giappone cresce del 2,7 per cento e le stime per il 2011 prevedono una crescita del 2,5 per cento. La Francia cresce del 1,6 per cento e per il 2011 le previsioni sono del 2,5 per cento. Per l'area euro la crescita del 2010 è pari in media al 1,6 per cento, mentre per il 2011 si prevede una crescita dei 1,8 per cento. L'Italia è ferma, purtroppo ad un 1,2 per cento nel 2010 e ad un 1,3 per cento per il 2011 e tali dati, tra l'altro, come più volte affermato dalla stessa Banca d'Italia appaiono estremamente ottimistici;
l'analisi del quadro macroeconomico attuale segnala una perdita strutturale di capacità competitiva del Paese, non interpretabile soltanto come un fatto ciclico ma al contrario come un deterioramento progressivo del capitale fisico imprese, del capitale sociale, dell'adeguatezza delle infrastrutture, del fattore lavoro e della mobilità sociale;
in parallelo all'andamento certamente non positivo dei fondamentali macroeconomici, la situazione della finanza pubblica è forse ancora più preoccupante di quella economica;
rilevato che,
i tagli di spesa colpiscono vari settori e sono chiaramente riportati nelle varie tabelle di Bilancio. In particolare, gli stanziamenti relativi alle politiche abitative che insistono anche sullo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e trasporti e dell'economia e delle finanze per il 2011 (Tabelle n. 2 e n. 10), sono stati drasticamente ridotti;
la missione 19 «Casa e assetto Urbanistico» (corrispondente al n. 3 della Tabella 10) ha uno stanziamento di 237,9 milioni di euro ed ha subito una riduzione consistente negli stanziamenti di competenza rispetto al dato assestato 2010 (-122,4 milioni di euro rispetto al 2010, pari al 34 per cento); inoltre nell'ambito di tale missione, lo stanziamento complessivo è attribuito all'unico programma 19.2 (politiche abitative, urbane e territoriali);
quanto alla previsione triennale si evidenzia che, mentre lo stanziamento complessivo della missione rimane pressoché invariato nel triennio rispetto al dato assestato 2010, la quota collocata nello stato di previsione del MIT mostra un trend decrescente, per cui si determina una diminuzione dello stanziamento totale dell'intera missione pari a 65 milioni di euro (pari al 13 per cento);
impegna il Governo:
ad assicurare le risorse indispensabili, da destinare alla casa ed in modo specifico alle politiche abitative con particolare riguardo al «Fondo contributo affitto», al fine di poter far fronte in modo adeguato alle problematiche legate all'edilizia residenziale, facilitare l'accesso alla casa per i cittadini bisognosi e privi di adeguati mezzi economici nonché garantire decine di migliaia di famiglie evitando loro di andare incontro allo sfratto per morosità.
RANUCCI, MARCO FILIPPI, DONAGGIO, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, SIRCANA, VIMERCATI, CARLONI, LUSI, MERCATALI
L'8a Commissione permanente del Senato,
premesso che:
la situazione economica e finanziaria del nostro Paese è molto preoccupante e le iniziative finora assunte dal Governo hanno rappresentato una risposta debole e del tutto inadeguata alle aspettative dell'intero tessuto sociale e produttivo del Paese;
gli indicatori macro e microeconomici evidenziano, per il nostro Paese, un andamento negativo in rapporto al resto dei Paesi maggiormente sviluppati. Dal punto di vista della crescita economica, i nostri principali competitors internazionali durante la crisi hanno registrato una minore riduzione percentuale del PIL e ora nella fase di ripresa economica registrano tassi di crescita molto superiori al nostro. La crescita mondiale è prevista al 4,4 per cento ed è prevista attestarsi al 4 per cento nel 2011. La Germania nel 2010 cresce del 3,4 per cento e le stime per il 2011 prevedono una crescita del 2 per cento. Gli Stati Uniti crescono del 2,9 per cento e per il 2011 le previsioni sono del 2,5 per cento. Il Giappone cresce del 2,7 per cento e le stime per il 2011 prevedono una crescita del 2,5 per cento. La Francia cresce del 1,6 per cento e per il 2011 le previsioni sono del 2,5 per cento. Per l'area euro la crescita del 2010 è pari in media al 1,6 per cento, mentre per il 2011 si prevede una crescita del 1,8 per cento. L'Italia è ferma, purtroppo ad un 1,2 per cento nel 2010 e ad un 1,3 per cento per il 2011 e tali dati, tra l'altro, come più volte affermato dalla stessa Banca d'Italia appaiono estremamente ottimistici;
l'analisi del quadro macroeconomico attuale segnala una perdita strutturale di capacità competitiva del Paese, non interpretabile soltanto come un fatto ciclico ma al contrario come un deterioramento progressivo del capitale fisico imprese, del capitale sociale, dell'adeguatezza delle infrastrutture, del fattore lavoro e della mobilità sociale;
in parallelo all'andamento certamente non positivo dei fondamentali macroeconomici, la situazione della finanza pubblica è forse ancora più preoccupante di quella economica;
rilevato che,
i tagli di spesa colpiscono vari settori e sono chiaramente riportati nelle varie tabelle di Bilancio. In particolare, gli stanziamenti relativi all'edilizia sanitaria pubblica che insistono anche sullo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e trasporti e dell'economia e delle finanze per il 2011 (Tabelle n. 2 e n. 10), sono stati drasticamente ridotti;
la missione 14 (Infrastrutture pubbliche e logistica) con circa 2.570,7 milioni di euro (Tabella 10), registra una diminuzione di 107,5 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2010 (pari al 4 per cento), nell'ambito di tale missione l'88,3 per cento delle risorse è concentrato nel programma 14.10 (opere strategiche, edilizia statale ed interventi speciali e per pubbliche calamità) con 2.207,4 milioni di euro;
la previsione triennale, considerando anche gli stanziamenti del programma 14.8 (opere pubbliche e infrastrutture) collocati nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF), evidenzia che, mentre lo stanziamento complessivo per il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti mostra variazioni annuali contenute, lo stanziamento del programma 14.8 (MEF) registra una drastica riduzione della previsione 2011 rispetto al dato assestato (-88,4 per cento), che si ripercuote sullo stanziamento totale dell'intera missione, che registra una diminuzione di quasi 2 miliardi di euro (pari al 41,4 per cento), quasi interamente dovuta alla riduzione del capitolo 7464 «Somma da erogare per interventi in materia di edilizia sanitaria pubblica», pari a 1.884,3 milioni di euro;
impegna il Governo
a reperire le risorse necessarie, da destinare all'edilizia sanitaria pubblica, per garantire una impostazione funzionale e dimensionale delle attività che riguardano il tema della salute al fine di consentire, in termini di efficienza e funzionalità, l'erogazione di prestazioni secondo gli standard in uso negli altri Paesi europei.
Art. 10
Allo stato di previsione del Ministero delle Infrastrutture, missione Diritto alla Mobilità, programma 2.6 Sviluppo e sicurezza della navigazione e del trasporto marittimo e per vie d'acqua interne, apportare le seguenti variazioni:
2011:
CP: +5 milioni;
CS: +5 milioni;
2012:
CP: +5 milioni;
CS: +5 milioni;
2013:
CP: +5 milioni;
CS: +5 milioni.
Conseguentemente, alla missione Diritto alla mobilità, programma 2.1 Sviluppo e sicurezza della mobilità, apportare le seguenti variazioni:
2011:
CP: – 5 milioni;
CS: – 5 milioni;
2012:
CP: – 5 milioni;
CS: – 5 milioni;
2013:
CP: – 5 milioni;
CS: – 5 milioni.