Giuseppe CASTIGLIONE sottolinea il rilievo della Carta delle autonomie per il riordino delle istituzioni locali e per la semplificazione dell'organizzazione amministrativa, con conseguente riduzione di costi.
Rileva che il testo approvato dalla Camera dei deputati (A.S. 2259) rispecchia il sistema delle funzioni attuali delle Province, ma alcuni ambiti restano non perfettamente chiari e vi è un implicito rinvio a una definizione delle funzioni da parte delle Regioni; in particolare, in materia di assistenza tecnica e amministrativa ai Comuni. Inoltre, ritiene che in virtù di un riordino delle funzioni degli enti locali i princìpi fondamentali della riforma dovrebbero essere recepiti anche dalle Regioni a statuto speciale.
Sottolinea l'esigenza di sopprimere o accorpare i numerosi enti intermedi e strumentali che attualmente svolgono funzioni di area vasta: quelle funzioni possono essere assorbite dalle Province attraverso una coerente attuazione del decentramento amministrativo previsto dall'articolo 118 della Costituzione. In tale prospettiva, è indispensabile anche il riordino dell'amministrazione periferica dello Stato.
Per quanto riguarda le Città metropolitane, è apprezzabile l'individuazione delle funzioni fondamentali: essa però dovrebbe essere accompagnata da una organica disciplina elettorale per la composizione degli organi di governo. L'UPI sostiene anche la necessità di una razionalizzazione e semplificazione delle circoscrizioni provinciali, tenendo conto che di recente le Province sono aumentate per decisione del legislatore. Il riordino dovrebbe basarsi non solo su criteri demografici, ma anche sul contesto territoriale e sulle tradizioni storiche.
In sede di revisione dell'ordinamento degli enti locali, sarebbe opportuno procedere a un coordinamento del testo unico degli enti locali, tenuto conto che di recente sono stati adottati interventi normativi frammentari; fra l'altro, è necessario assicurare un maggiore equilibrio tra il ruolo delle assemblee elettive e quello dell'amministrazione attiva.
Infine, l'UPI ritiene che si debba affrontare la questione del ruolo dei direttori generali e dei segretari comunali e provinciali e si esprime in senso contrario all'ipotesi di una elezione indiretta degli organi della Provincia che penalizzerebbe il rapporto democratico con i cittadini, nonché la trasparenza e la responsabilità delle decisioni.
Conclude, consegnando alla Presidenza un documento analitico delle considerazioni svolte.
Antonio SAITTA sottolinea lo stretto collegamento tra la Carta delle autonomie e l'attuazione del federalismo fiscale, con particolare riguardo alla disciplina dei tributi dei Comuni e delle Province. Il sistema delle funzioni provinciali è complesso e articolato, anche perché alcune sono individuate a livello regionale. Il disegno di legge n. 2259, a suo avviso, ha il merito di ricondurre a unità quel sistema di funzioni.
A proposito dell'ipotesi di prevedere che gli organi della Provincia siano eletti indirettamente, osserva che sarebbe in contrasto con la proposta diretta a sopprimere i numerosi enti e agenzie intermedi nel presupposto che la loro attività non è sostenuta da una legittimazione democratica. Inoltre, l'elezione diretta consente di ricondurre le decisioni nell'alveo della politica, evitando un approccio solo tecnico.
Precisa che l'assistenza tecnica ai Comuni è già esercitata dalle Province, talvolta su esplicita richiesta delle amministrazioni comunali: a suo giudizio si tratta di uno strumento rilevante di rafforzamento del sistema. Infine, ribadisce l'opportunità di una razionalizzazione delle circoscrizioni territoriali, che tenga conto dell'effettiva sussistenza di un territorio di area vasta.
Seguono gli interventi dei senatori per domande e richieste di chiarimento.