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Legislatura 16ª - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 246 del 19/10/2010


IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO 

Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante norme generali per la ridefinizione dell'assetto organizzativo - didattico dei Centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali (n. 194)

(Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 e dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. Seguito dell'esame e rinvio ) 

 

Riprende l'esame sospeso nella seconda seduta pomeridiana del 13 ottobre scorso.

 

Il senatore RUSCONI (PD) chiede conferma, alla luce dei chiarimenti resi dal Governo, circa l'impossibilità per gli studenti quindicenni non in possesso del diploma di scuola superiore di primo grado di iscriversi ai corsi serali, atteso che il provvedimento prevede l'iscrizione a partire dai 16 anni. Ritiene infatti che detti aspetti non siano affatto secondari rispetto alla discussione. Ribadisce peraltro che possono essere intrapresi percorsi di apprendistato a 15 anni anche senza aver assolto all'obbligo di istruzione.

 

            Il PRESIDENTE fa presente che il Governo ha reso i chiarimenti necessari nella seduta del 13 ottobre scorso, anche con riferimento al tema poc'anzi sollevato.

 

            Riprende brevemente la parola il senatore RUSCONI (PD) per lamentare che i ragazzi inseriti nei percorsi di apprendistato dovranno aspettare un anno per iscriversi ai corsi serali e dunque conseguire il diploma.

 

            Nel dibattito interviene il senatore VITA (PD) il quale si riallaccia alle considerazioni del senatore Procacci, invocando un ripensamento da parte dell'Esecutivo, considerate l'illogicità e l'iniquità del provvedimento. Ritiene infatti che l'atto si discosti molto dalle premesse iniziali, basate sulla stretta connessione tra scuola e mondo del lavoro, che giudica peraltro assai discutibili come impostazione. Il provvedimento risulta dunque a suo avviso privo di senso proprio perché non rafforza la formazione degli adulti attraverso il rapporto tra scuola e lavoro per mere ragioni di risparmio.

            Respinge altresì le giustificazioni imperniate sulle presunte esigenze del Mezzogiorno, invitando ad evitare facili generalizzazioni. Nel richiamare una recente ricerca sull'istruzione in Italia, manifesta forte preoccupazione per la permanenza di un sostanziale analfabetismo, che si attesta attorno al 20 per cento della popolazione.

            Si interroga quindi sulla politica per la scuola dell'Esecutivo in carica criticando l'assoluta mancanza di ragionevolezza dell'atto in esame. In conclusione ritiene che esso acuisca il divario culturale che, unito alle profonde differenze tra chi ha e chi non ha, determina una terribile frattura sociale.

 

            Il senatore ASCIUTTI (PdL), rifuggendo da mere logiche conservatrici, ricorda l'evoluzione normativa in merito ai corsi serali che spesso erano utilizzati per incrementare l'organico di ciascuna scuola. Si tratta dunque a suo giudizio di superare un problema culturale del Paese, avvicinando i percorsi serali all'utenza, tanto più che nel sistema vigente la scuola è molto lontana dagli studenti lavoratori che frequentano detti corsi. Dopo aver posto in luce l'esigenza di riconoscere valore all'esperienza, anche lavorativa, acquisita dagli iscritti ai corsi serali, sottolinea la precisa vocazione dei Centri di istruzione per gli adulti, che prevedono anche una didattica personalizzata.

            Si dichiara comunque d'accordo con l'esigenza di allineare l'iscrizione ai summenzionati corsi con l'assolvimento dell'obbligo e la frequenza di percorsi di apprendistato, come rilevato dal senatore Rusconi, recependo eventualmente una condizione in tal senso nello schema di parere che il relatore si accinge a presentare.

            Non concorda invece con la fissazione di un limite per i corsi a distanza, reputando preferibile rimandare la scelta all'autonomia di ogni singolo istituto, tanto più che gli studenti lavoratori non intraprendono la stessa strada dei ragazzi iscritti ai corsi antimeridiani. Anche in questo caso, auspica che il relatore voglia accogliere un'indicazione in tale direzione.

            Sottolinea poi il verificarsi di numerosi abusi nell'attivazione dei corsi serali, che occorre dunque riequilibrare. Riconosce tuttavia le difficoltà per quegli studenti distanti dai luoghi in cui saranno ubicati i Centri, previsti solo a livello della provincia. Pertanto, conclude ribadendo la necessità di superare il limite per l'istruzione a distanza, proprio nell'ottica di favorire una maggiore diffusione di tali percorsi formativi.

 

            Il senatore MARCUCCI (PD) rileva in premessa come fino ad ora i Ministri di settore siano stati totalmente deresponsabilizzati rispetto alle scelte del ministro Tremonti, al punto che le riforme venivano considerate forzatamente orientate ai tagli, date le necessità di bilancio. Dissentendo fortemente da tale approccio, ritiene invece che i provvedimenti dell'Esecutivo per i settori di riferimento siano incentrati su una precisa politica culturale, offuscata dalla presunta giustificazione di risanamento dei conti pubblici. L'atto in titolo si colloca quindi a suo avviso in linea con questa impostazione e rispecchia la volontà dell'Esecutivo di creare una società meno colta. Occorre dunque denunciare la politica culturale del Governo che non è affatto residuale rispetto alle scelte dell'Economia, bensì puntualmente deliberata.

In un sistema che espelle di fatto gli studenti dal sistema scolastico, anche prima dell'assolvimento dell'obbligo, trova vergognoso imporre addirittura una sosta di un anno prima di poter conseguire il diploma di scuola secondaria di primo grado nei corsi serali. In tal modo, si nega l'accesso ad un servizio frapponendo troppi ostacoli alla creazione di una cittadinanza attiva e completa. Reputa in conclusione più corretto che di tale responsabilità vengano investiti direttamente i Ministri di settore, i quali hanno compiuto a suo giudizio scelte non casuali.

 

            La senatrice Vittoria FRANCO (PD) afferma che il provvedimento, come era prevedibile, si inserisce appieno nel programma di riduzione dell'istruzione e di ridimensionamento dell'offerta formativa dell'Esecutivo. Si dichiara perciò stupita dalle motivazioni di volta in volta addotte da parte della maggioranza per giustificare gli atti del Governo, sollecitando una dialettica più stringente tra Esecutivo e Legislativo specialmente su provvedimenti siffatti.

            Ritiene inoltre che ciò costituisca un grave arretramento, poiché si scardina un principio fondamentale dell'Europa, ossia l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita. Nello stigmatizzare la costituzione di un Centro solo in ogni provincia, poiché si diminuiscono le pari opportunità degli studenti interessati a svolgere i corsi serali, reputa dunque che l'atto dissuada dall'accesso alla formazione, considerati i numerosi ostacoli che pone per usufruire del servizio.

            Esprime invece il sospetto che il provvedimento sia un modo per demandare il settore alle Regioni, deresponsabilizzando lo Stato. Deplora altresì l'assenza di percorsi di alfabetizzazione in lingua italiana per gli stranieri, come del resto segnalato anche dal Consiglio di Stato e dell'Associazione nazionale comuni italiani (ANCI). Preannuncia infine un atteggiamento assai negativo da parte del suo Gruppo, paventando il rischio che dopo l'approvazione dell'atto sarà difficile un ritorno indietro.

 

            Il senatore de ECCHER (PdL) parte dalla considerazione che il livello culturale del Paese è attualmente bassissimo, tanto da richiedere corsi di alfabetizzazione per l'accesso all'università. La responsabilità di tale gravissima situazione ricade evidentemente su chi ha guidato la scuola e più in generale la cultura negli ultimi decenni.

            Con particolare riferimento ai corsi serali, pone poi un problema di equità, atteso che il diploma rilasciato è equiparato a quello conseguito, con sforzo assai maggiore, al termine del percorso diurno.

            Richiama indi l'attenzione sullo scarso numero di iscritti effettivamente frequentanti, che testimonia a suo avviso la poca trasparenza dell'attuale articolazione dei corsi.

            Per esperienza personale, riferisce indi che i pochi studenti motivati sono quelli che hanno già un lavoro e che, attraverso il conseguimento di un titolo di studio, ritengono di poter migliorare la propria condizione professionale. Mediamente, tuttavia, i titoli di studio rilasciati al termine di siffatti percorsi non corrispondono ad una reale preparazione.

 

            Il senatore CERUTI (PD) stigmatizza la filosofia implicita del provvedimento, che giudica paradigmatica di un certo modello di pensiero.

            Al di là dell'esigenza di razionalizzare i Centri, su cui si dichiara disponibile al confronto, ritiene tuttavia centrale la progettazione del sistema di istruzione e formazione nella società della conoscenza, anche alla luce degli obiettivi di Lisbona e degli impegni assunti successivamente in vista del 2020. In tale ottica, afferma che l'apprendimento ha un'importanza cruciale, sicché risulta fondamentale innalzare quanto più possibile il livello diffuso di conoscenza. Egli dissente infatti dall'impostazione secondo cui il merito e l'eccellenza possono appartenere solo a pochi e in luoghi limitati. Al contrario, reputa che merito ed eccellenza possono essere tali solo se ampiamente diffusi. Proprio lo sviluppo di nuovi lavori rende imprescindibile la capacità di apprendere lungo tutto l'arco della vita. Censura pertanto la totale assenza di strategia da parte del Governo in tema di istruzione e formazione, accompagnata peraltro a suo avviso da segnali simbolici di disincentivazione. Al riguardo, ritiene che anche il tasso di abbandono scolastico, nuovamente crescente, sia dovuto non più a drammatiche condizioni di povertà, bensì a messaggi scoraggianti da parte della politica, in una malintesa visione economicistica del futuro.

            Rivolge quindi un accorato appello alla Commissione affinché affronti tali nodi, ponendo l'incremento di formazione e istruzione al centro della propria misione.

 

            La senatrice COLLI (PdL) invita a considerare favorevolmente l'intensa attività degli enti locali sul fronte della formazione, anche con riferimento agli stranieri, ai quali sono offerte numerose possibilità di apprendimento della lingua italiana.

            Al di là delle scelte nazionali, pone quindi l'accento sull'attività del territorio, che già dispone di ampi strumenti di intervento.

 

            Concluso il dibattito, agli intervenuti replica il relatore PITTONI (LNP), il quale illustra uno schema di parere favorevole con condizioni, pubblicato in allegato al presente resoconto.

 

            Il senatore RUSCONI (PD) esprime profonda amarezza, preannunciando un voto decisamente contrario e riservandosi di valutare singolarmente le condizioni.

Ritiene infatti che il provvedimento rappresenti l'ennesima attuazione didattico-educativa dell'articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, rispetto alla quale la Commissione ancora una volta non ha alcuna possibilità di apportare effettivi emendamenti.

            L'atto, ricorda, determinerà la chiusura di tre quarti degli attuali corsi serali. L'alternativa, peraltro, non saranno le scuole paritarie, bensì i cosiddetti "diplomifici", nei confronti dei quali egli invoca invece assoluto rigore.

Per questi motivi, auspica uno scatto di orgoglio della Commissione che, rifiutando il ruolo egemone dell'Economia, potrebbe avere il coraggio di esprimere un parere contrario.

Quanto alle disfunzioni segnalate nel Meridione, egli ritiene comunque che non ne sia conseguito un eccesso di istruzione, ma anzi, al contrario, un difetto.

Egli si dichiara poi consapevole delle differenze fra gli alunni iscritti e quelli effettivamente frequentanti che giungono al diploma. Invita tuttavia a considerare che si tratta di studenti lavoratori, spesso soggetti a cambiamenti di orario e di sede.

Dopo aver censurato i limiti alla riconversione professionale insiti nel provvedimento, egli registra una palese contraddizione fra l'obiettivo, proclamato dal Governo di innalzare il livello di istruzione dell'utenza debole, dando priorità al conseguimento dei titoli di studio, e le scelte concrete che ridurranno da 600 a 150 i Centri, con un notevole abbassamento anche delle ore di lezione.

In conclusione, censura l'ennesimo esempio di mancata devoluzione di risorse a settori strategici come la scuola, l'università, la cultura.

 

Il seguito dell'esame è rinviato.

 

La seduta termina alle ore 16,30.