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Legislatura 16ª - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 245 del 13/10/2010


Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante norme generali per la ridefinizione dell'assetto organizzativo - didattico dei Centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali (n. 194)

(Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 e dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. Seguito dell'esame e rinvio) 

 

Riprende l'esame, sospeso nella seduta di ieri.

 

Il sottosegretario VICECONTE fornisce alcuni chiarimenti sulle osservazioni sollevate ieri in sede di discussione. Con riguardo al presunto impoverimento dell’offerta formativa che sarebbe conseguente alla riorganizzazione dei Centri, fa presente che lo schema di regolamento prevede non la "chiusura" ma la riorganizzazione dei corsi serali e dei Centri territoriali permanenti (CTP); tale riorganizzazione, infatti, non elimina l’attuale offerta formativa, ma la potenzia e la valorizza strutturandola in maniera organica ed articolandola in percorsi di primo livello, nell’ambito dei quali sono ricondotti i percorsi di alfabetizzazione della lingua italiana, e percorsi di secondo livello, distinti per tipologie, finalizzati al conseguimento del titolo conclusivo dell’istruzione secondaria di secondo grado.

In relazione ai rilievi concernenti il numero previsto dei Centri, nei quali verranno riorganizzati i CTP ed i corsi serali, precisa che la determinazione effettiva è rimessa alla competenza esclusiva delle Regioni; in ogni caso, la previsione del fabbisogno reale di istruzione della popolazione adulta, come si evince dai rapporti di monitoraggio, fa ritenere sufficiente il numero programmato, anche in considerazione della nuova organizzazione per livelli e non più per classi. Infine, l’organizzazione in rete non pregiudica il numero effettivo delle sedi ma rende l’offerta di servizio dei Centri più vicina alle persone; la nuova articolazione, infatti, prevede un numero contenuto di Centri, con punti di articolazione del servizio diffusi, tale da consentire di raggiungere un maggior numero di adulti.

Quanto alle osservazioni relative all’età dei soggetti che potranno iscriversi ai Centri, evidenzia che, a seguito dell’innalzamento dell’obbligo di istruzione e delle recenti innovazioni del sistema di istruzione e formazione, l’istruzione degli adulti si rivolge a coloro che hanno già compiuto il sedicesimo anno di età; ciò anche in considerazione del fatto che per i quindicenni, soggetti all’obbligo, è stata predisposta, oltre ai percorsi ordinamentali di istruzione, una serie di opportunità formative, quali i percorsi di istruzione e formazione professionale, di cui al capo III del decreto legislativo n. 226 del 2005, nonché i percorsi in apprendistato. 

In ordine alle considerazioni circa la riduzione delle ore di lezione, ritenute insufficienti ai fini dello svolgimento dei programmi, il Sottosegretario puntualizza che il riordino è teso, tra l’altro, a valorizzare - in coerenza con le indicazioni europee in materia di apprendimento permanente -  i saperi e le competenze già possedute dagli adulti. A tal fine i Centri devono assicurare misure capaci di potenziare le suddette competenze e quindi organizzare percorsi più brevi ed essenziali  rispetto a quelli ordinari. Pertanto, fermi restando i risultati di apprendimento dei rispettivi ordinamenti, i Centri organizzano le attività di istruzione in modo da migliorare le competenze comunque già possedute dall’adulto, in misura pari al 30 per cento del monte ore complessivo, in coerenza con i principi europei in materia e con le esperienze già realizzate in ambito nazionale. Menziona a titolo di esempio i progetti SIRIO e ALIFORTI, relativi rispettivamente ai percorsi per adulti dell’istruzione tecnica e dell’istruzione professionale, che già ora prevedono una consistente riduzione del monte ore complessivo dei rispettivi ordinamenti.

In ogni caso, sottolinea che la riduzione è solo una delle misure previste dallo schema volte a valorizzare il vissuto dell’adulto in modo da rendere efficaci i percorsi di istruzione; a tal riguardo, infatti, segnala che il provvedimento dispone diversi strumenti tra i quali il riconoscimento dei crediti ed il patto formativo, con i quali i Centri provvedono a personalizzare i percorsi, organizzandoli in modo da corrispondere in maniera adeguata ai reali fabbisogni della persona adulta ed assicurando così un’efficace ed efficiente offerta formativa.

 

Il senatore RUSCONI (PD) ringrazia il Sottosegretario per la risposta alle sue osservazioni rese nella seduta di ieri. Rileva tuttavia criticamente che gli iscritti ai Centri non hanno necessariamente conoscenze pregresse, come ad esempio nel caso dei giovanissimi. In queste fattispecie, la riduzione dell'orario di insegnamento avrebbe dunque effetti particolarmente dannosi.

Eccepisce altresì la sostanziale elusione del quesito relativo ai quindicenni che abbiano intrapreso il percorso dell'apprendistato senza aver concluso il ciclo primario d'istruzione. Nell'ordinamento previgente, tali soggetti potevano infatti conseguire il diploma nei corsi serali, seguendo un canale ben diverso dalla formazione professionale. Adesso, debbono invece attendere un anno prima di potersi iscrivere ai Centri, allontanando così sempre più la prospettiva di recupero dell'obbligo.

Conclude negando che l'operazione rivesta unicamente i caratteri di una razionalizzazione, attesa la cospicua riduzione di Centri che determina.

 

Nel dibattito interviene indi il senatore PROCACCI (PD), che giudica assolutamente insoddisfacente l'intervento del sottosegretario Viceconte. Egli pone infatti in luce l'utilità dei corsi serali, che negli anni hanno diplomato persone di ottimo livello, contribuendo al miglioramento effettivo delle loro condizioni di vita, ivi compreso l'accesso all'università.

Egli sottolinea poi che in alcune Regioni le richieste di iscrizioni sono addirittura in aumento, proprio per le connesse possibilità di riqualificazione professionale, tanto più importanti dopo il Trattato di Lisbona. Censura pertanto la limitazione, disposta dall'atto in titolo, delle iscrizioni a coloro che non siano in possesso di un diploma, atteso che ciò impedisce la riconversione professionale. Egli critica altresì che gli organici siano determinati in base ai diplomati anzichè agli iscritti, come per tutti gli altri ordini di scuola.

L'effetto del provvedimento, prosegue, sarà un massiccio accorpamento delle sedi, con evidenti risparmi ma anche cospicui disagi per gli studenti lavoratori, costretti a faticosi trasferimenti nella provincia dopo una pesante giornata di lavoro.

Nel sottolineare il valore e l'impegno degli iscritti ai Centri, che si caricano di un onere aggiuntivo per migliorare la propria condizione sociale e culturale, egli invita dunque la maggioranza ad un ripensamento. In particolare, stigmatizza l'ingiustizia sociale del provvedimento, che si ripercuote sulle fasce più deboli della popolazione e contraddice la funzione di ascensore sociale della scuola, rischiando di dirottare l'utenza che ne ha le possibilità economiche sulla scuola privata.

 

Prende brevemente la parola la senatrice Mariapia GARAVAGLIA (PD), la quale sottolinea  come ben tre recenti premi Nobel debbano il riconoscimento ottenuto a studi sulla riqualificazione attraverso l'istruzione quale strumento per uscire dalla crisi.

 

            Il seguito dell'esame è rinviato.