Legislatura 16ª - 10ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 167 del 06/10/2010


SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAI SENATORI BUBBICO, ARMATO, CRISAFULLI, FIORONI, GARRAFFA, GRANAIOLA, SANGALLI, TOMASELLI SUL DOCUMENTO LVII, n. 3

 

 

La Commissione Industria, commercio, turismo, esaminato lo schema di decisione di finanza pubblica per gli anni 2011-2013;

 

Premesso che,

 

la nuova legge di contabilità, impone all'esecutivo l'obbligo di presentazione dello schema di decisione di finanza pubblica entro il 15 settembre di ogni anno, al fine di consentire alle Camere di esaminarne in tempi congrui i contenuti e procedere all'approvazione di risoluzioni con cui si stabiliscono l’entità della successiva manovra finanziaria nonché le cifre e le modalità attraverso cui questa entità si raffigura nei saldi di finanza pubblica;

 

tale procedura non rappresenta un atto formale a carattere meramente programmatico, ma costituisce l’atto vincolante per le decisioni che verranno assunte nella successiva fase di bilancio;

 

impropriamente, in occasione dell’esame del DFP 2011-2013, la tempistica viene ampiamente disattesa, con ciò impedendo al Parlamento di procedere ad un approfondito esame e ad un'attenta valutazione del quadro programmatico e dell’efficacia degli obiettivi, invero non chiaramente rinvenibili nel documento, che il Governo per legge è tenuto a fissare e ad illustrare alle Camere;

 

pertanto, il DFP perde, proprio in occasione del primo anno di entrata in vigore, la natura di documento di impostazione programmatica pluriennale che, accanto alla descrizione degli andamenti tendenziali dei grandi aggregati macroeconomici dovrebbe illustrare le scelte politiche e di intervento nei diversi comparti della vita economica e sociale del Paese e le relative ricadute in termini di quadro programmatico;

 

tenuto conto che,

 

il DFP, in relazione alla descrizione dei dati sull’andamento economico e finanziario, presenta nel complesso un quadro della situazione da cui emerge, chiaramente, una perdita strutturale di capacità competitiva del Paese, non interpretabile soltanto in base all'andamento del ciclo economico ma al contrario come un deterioramento progressivo del capitale fisico delle imprese, del capitale sociale e del fattore lavoro. Difficoltà che impediscono al Paese di agganciare il treno della ripresa così come stanno facendo il resto dei paesi maggiormente sviluppati;

 

la gravità della situazione in cui si trova il Paese non può essere attribuita per intero e soltanto agli effetti della crisi economica e finanziaria internazionale. Molto dipende, ed è dipeso, dall'immobilismo del Governo e dalla reiterata sottovalutazione dei problemi di competitività del Paese, come dimostra la vicenda della mancata nomina, per cinque mesi, del Ministro dello Sviluppo economico e la sottrazione di strutture e di fondi assegnati al medesimo Ministero;

 

la situazione economica del nostro Paese è particolarmente preoccupante, come indicano i principali indici macroeconomici. Le stime del DFP sulla crescita economica, evidenziano per l’anno 2010 una crescita del PIL del 1,2 per cento, superiore alle più recenti stime dell'OCSE e dell'UE, ed una crescita del 1,3 per cento nel 2011. Una crescita così bassa è fonte di forte scetticismo circa l’efficienza delle politiche programmatiche per lo sviluppo e tale da far sembrare irrealizzabili gli obiettivi di finanza pubblica;

 

analogamente, i dati sull'andamento della finanza pubblica per il 2010 confermano la perdita del controllo della spesa pubblica, con conseguente cancellazione, nel breve volgere di due anni, dei risultati ottenuti in termini di  risanamento finanziario compiuti nella scorsa legislatura;

 

in tale ambito preoccupano i dati programmatici relativi all’andamento del debito pubblico, previsto nel 2010 al 118,5 per cento rispetto e oltre il 119,2 per cento nel 2011, e all’andamento dell’indebitamento netto, previsto al 5 per cento nel 2010 e al 3,9 per cento nel 2011, con ciò confermando l’inefficacia delle misure di stabilizzazione automatica delle spese e  l’assenza di credibili riforme strutturali per il governo della spesa;

 

l’avanzo primario, principale indicatore del buon andamento della finanza pubblica, è stato completamente eroso nel corso degli ultimi due anni, registrando un disavanzo dello 0,3 per cento nell’anno in corso. Nel documento al nostro esame, l’esecutivo prefigura un percorso di risanamento finanziario che produrrà una correzione dell'andamento con un avanzo per il 2011 dello 0,8%;

 

ad aggravare il quadro di finanza pubblica, il DFP stima per il 2010 un forte calo del gettito delle entrate tributarie da imposte dirette, pari a circa 7,156 miliardi di euro rispetto alle previsioni della RUEF 2010, attestandosi a 226,355 miliardi di euro nel 2010 e per 8,186 miliardi di euro nel 2011. In tale ambito, una parte consistente del calo delle entrate deriva proprio dall'andamento particolarmente negativo dell'Ires;

 

il DFP registra comunque un andamento  della pressione fiscale, che raggiunge nel 2010 il 42,8 per cento in rapporto al PIL, rimanendo per tutto il periodo del quadro programmatico di previsione mediamente al di sopra del 42,4 per cento;

 

a fronte di tali dati, il giudizio sul DFP 2011-2013, è ampiamente negativo in quanto non sono indicate politiche per lo sviluppo economico tali da incidere positivamente sull’andamento del prodotto interno lordo;

 

dal lato delle spese per investimenti si registrano scostamenti negativi tra gli andamenti tendenziali e quelli programmatici, nonostante l’enorme deficit infrastrutturale di cui soffre il Paese. Tale atteggiamento è esattamente il contrario di ciò che sarebbe necessario per sostenere il Paese proprio nel momento in cui si avvertono i primi segnali di ripresa economica internazionale;

 

valutato che,

 

lo schema di decisione di finanza pubblica non contiene chiare indicazioni programmatiche in relazione alle politiche economiche e di settore per i prossimi anni, con ciò confermando l’impressione che l’azione dell’esecutivo non si esplichi attraverso i tradizionali strumenti di politica economica, ma che essa sia governata esclusivamente dagli eventi che di volta in volta si manifestano;

 

le politiche per il sostegno e il rilancio del sistema produttivo si limitano a richiamare taluni interventi previsti dal decreto legge n. 78/2010, recante la manovra finanziaria anticipata, che invero appaiono del tutto inadeguati e insufficienti al rilancio competitivo del nostro sistema produttivo;

 

è completamente assente qualunque politica per lo sviluppo del Paese e conseguentemente del Mezzogiorno, fortemente penalizzato nel corso degli ultimi due anni dai provvedimenti adottati dal Governo, con il sostanziale svuotamento delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate, il taglio delle risorse destinate alle infrastrutture e con il blocco del credito d'imposta per gli investimenti nelle Regioni Meridionali. Le risorse comunitarie da addizionali sono diventate sostitutive di quelle nazionali; la programmazione del Fondo per le aree sottoutilizzate è stata annullata e le relative risorse sono state impiegate per gli scopi più vari, dal rilancio di Alitalia, all'esenzione ICI anche per i redditi più alti, al ripiano dei debiti di alcuni Comuni.

 

al Mezzogiorno occorrono politiche stabili e coordinate con la programmazione europea: il piano per il Sud è dunque necessario, ma deve puntare su legalità, regole, trasparenza, mercato, concorrenza, moderne politiche sociali e grandi investimenti per l'università, l'istruzione e la ricerca. In tal senso, le misure di fiscalità di vantaggio previste nel richiamato decreto legge n. 78/2010, non sono affatto in grado di garantire la ripresa e lo sviluppo delle aree sottoutilizzate del Paese e di corrispondere alle reali esigenze degli imprenditori che già operano nelle aree del mezzogiorno;

 

sono del tutto assenti previsioni in materia di tutela del cittadino-consumatore, di liberalizzazioni e  di tutela della concorrenza, attraverso l’adozione di misure concrete sollecitate a più riprese da diversi livelli istituzionali, a partire dal Governatore della Banca d’Italia e dal Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che possono rappresentare uno dei fattori fondamentali per la ripresa economica;

 

il DFP non contiene indirizzi per il sostegno del settore del turismo ed ignora completamente lo stato di crisi del settore, rimasto del tutto privo di politiche di comparto e senza adeguate risorse da impegnare nel rilancio di un settore che subisce ormai da diversi anni la crescente competitività turistica di Paesi come Francia e Spagna;

 

tenuto conto che occorre,

 

- prevedere, nell’ambito delle iniziative per il rilancio della competitività delle imprese, la predisposizione di appositi strumenti per la promozione e lo sviluppo di progetti industriali per il futuro del Paese;

- favorire lo sviluppo dei settori produttivi a più alta intensità tecnologica, con particolare riguardo al settore della green economy e della componentistica per la produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili;

- individuare specifici indirizzi e risorse finanziarie adeguate per il sostegno del settore turistico, per l'incentivazione della riqualificazione edilizia ed energetica delle strutture, per la graduale riduzione dell'aliquota Iva applicabile alle prestazione e ai servizi offerti dalle imprese del settore turistico e della ristorazione, allineando le stesse a quelle vigenti nei principali paesi concorrenti di Francia e Spagna;

- ripristinare la piena operatività agli strumenti di automatici di incentivazione, quale il credito d'imposta per gli investimenti e per l'occupazione, la cui efficacia risulta vanificata dalla previsione di tetti finanziari, dall'appesantimento delle procedure amministrative connesse al meccanismo della prenotazione dei crediti d'imposta e dall'assenza di adeguate risorse finanziarie;

- ripristinare le originarie modalità di accesso agli incentivi per le ristrutturazioni edilizie, allo scopo di sostenere il comparto delle imprese operanti nel settore edilizio e ridurre il livello di disoccupazione che investe tale settore;

- prevedere l'entrata a regime ed un adeguato rifinanziamento degli incentivi per l'efficienza energetica degli edifici, che hanno finora consentito l'apertura di centinaia di migliaia di cantieri ed un consistente miglioramento del grado di efficienza energetica degli edifici;

- garantire, in linea con quanto più volte affermato dallo stesso Governatore della Banca d’Italia, l’effettivo accesso al credito alle piccole e medie imprese, particolarmente colpite dalla stretta creditizia conseguente alla crisi dei mercati finanziari e dall'introduzione delle nuove regole di merito di credito;

- prevedere il riavvio degli interventi di liberalizzazione dei mercati, allo scopo di ridurre le rendite di posizione e favorire la libera concorrenza fra imprese e diminuire i costi posti a carico del cittadino-consumatore;

- ripristinare le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate mantenendo fermo il principio dell'addizionalità di tali risorse, ripristinando la programmazione degli interventi  e la ripartizione territoriale del Fondo, che prevede che almeno l'85 per cento delle risorse sia destinato alle aree sottoutilizzate del Mezzogiorno, elemento imprescindibile per la realizzazione di una politica di coesione;

- confermare l'obiettivo programmatico di destinare almeno il 45 per cento della spesa complessiva nazionale in conto capitale al Mezzogiorno, quota necessaria per avviare un processo di riequilibrio delle dotazione di infrastrutture dell'area.

 

 

esprime, per le parti di competenza, parere contrario.