Si tratta, a suo avviso, di una riforma profonda e significativa. Ricorda il precedente della legge n. 142 del 1990, che aveva innovato nella mentalità e nelle procedure amministrative; successivamente è stata introdotta l'elezione dei sindaci e dei presidenti di provincia; più recentemente, è stata approvata la delega al Governo per l'attuazione del federalismo fiscale, un principio che pone la necessità di ridisegnare organicamente il quadro delle funzioni amministrative delle Regioni e degli enti locali.
Rinviando all'illustrazione dell'altro relatore, senatore Bianco, la disamina delle singole disposizioni, rileva il mancato intervento su temi di grande interesse. Non è stata presa in considerazione la necessità di un sistema di controlli diffusi e decentrati che, fatta salva l'autonomia degli enti locali, consenta una verifica della legittimità degli atti amministrativi. Inoltre, non sono state incluse disposizioni per l'attuazione delle città metropolitane e per disciplinare lo statuto di Roma capitale, così come mancano norme organiche per regolare i cosiddetti "costi della politica". Anche il disegno di legge che reca disposizioni contro la corruzione (Atto Senato 2156), prevede norme che più opportunamente dovrebbero essere collocate nella "Carta delle autonomie".
Soffermandosi specificamente sul tema dei controlli, sottolinea che un sistema di verifica potrebbe tutelare anche la posizione delle minoranze politiche all'interno dei consigli, le quali attualmente sono costrette a rimettere il vaglio della legittimità degli atti ai giudici amministrativi e ordinari. In proposito, suggerisce l'ipotesi di affidare il controllo sugli atti amministrativi degli enti locali a figure come i difensori civici da istituire a livello provinciale e regionale.
È opportuno intervenire anche sulla materia delle incompatibilità, fra l'altro per evitare la commistione fra cariche amministrative locali e governative nonché fra la carica di consigliere e quella di assessore. Anche la legge per l'elezione dei consigli comunali e provinciali potrebbe essere riconsiderata per tenere conto, anche, della riduzione del numero dei componenti disposta di recente per limitare i costi degli organi elettivi locali.
Infine, sottolinea la necessità di rivedere le funzioni delle assemblee degli enti locali, con l'obiettivo di conferire loro maggiore dignità e disincentivare comportamenti dilatori e sterili, non consoni al confronto politico presso gli organi amministrativi locali.