Seguito dell'indagine conoscitiva sulle problematiche relative alle fonti di energia alternative e rinnovabili, con particolare riferimento alla riduzione delle emissioni in atmosfera e ai mutamenti climatici, anche in vista della conferenza Cop 15 di Copenhagen: audizioni di rappresentanti di FEDERPERN (Federazione produttori idroelettrici), di ANEV (Associazione nazionale energia del vento) e di ITABIA (Italian Biomass Association)
Riprende il seguito dell'indagine conoscitiva in titolo, sospesa nella seduta di ieri.
Il dottor TOGNI ricorda preliminarmente che, in applicazione della direttiva comunitaria 2001/77, l'Italia ha assunto l'impegno di produrre entro il 2010 almeno il 25 per cento del consumo interno lordo di energia elettrica da fonti rinnovabili. Al 2009 la percentuale di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili è pari al 19 per cento e pertanto si impone uno sforzo decisivo per colmare la distanza esistente rispetto agli obiettivi indicati dalla normativa comunitaria. Il raggiungimento degli obiettivi assunti in sede comunitaria in applicazione del protocollo di Kyoto è peraltro necessario non solo per i benefici ambientali connessi ma anche per le ricadute economiche, occupazionali e tecnologiche derivanti. Inoltre la direttiva 2009/28/CE rende necessaria la definizione di soluzioni e meccanismi utili al raggiungimento degli obiettivi energetici per il 2020. Sottolinea quindi la necessità di sopprimere l'articolo 45 del decreto-legge n. 78 del 2010 in considerazione delle ripercussioni fortemente negative sulla produzione elettrica da fonti rinnovabili evidenziando l'assenza di un reale beneficio per la finanza pubblica che viceversa finirebbe per perdere introiti fiscali ingenti oltre alle inevitabili perdite di investimenti ed occupazionali. L'ANEV chiede in conclusione che la disposizione di cui all'articolo 45 venga soppressa per essere più adeguatamente valutata nell'ambito di un prossimo provvedimento di recepimento della direttiva 2009/28/CE che potrebbe essere anticipato rispetto alla data già prevista del 5 dicembre prossimo per una sua migliore efficacia complessiva.
Il dottor SARASINO ritiene che la disposizione di cui all'articolo 45 del decreto-legge n. 78 sia il frutto di un errore accidentale nel percorso verso la maggiore diffusione degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Le disposizioni di cui all'articolo 15, relativa ad un nuovo canone per le centrali idroelettriche, e di cui all'articolo 45, che cancella l'obbligo di riacquisto dei certificati verdi da parte del Gestore dei servizi energetici (GSE), rischiano di conseguire drammatiche ripercussioni sulle imprese del settore idroelettrico. Il settore delle energie rinnovabili necessita di un quadro normativo stabile allo scopo di preservare i livelli di occupazione e gli investimenti finanziari degli operatori del settore. Si sofferma quindi sui meccanismi di funzionamento del mercato dei certificati verdi sottolineando la necessità di una sua riorganizzazione - che non può essere certo quella disposta dall'articolo 45 di cui si discute - allo scopo di evitare che tali certificati divengano uno strumento di speculazione finanziaria. Chiede pertanto la soppressione del predetto articolo 45 allo scopo di evitare alle imprese operanti nel settore il rischio del fallimento.
Il dottor PIGNATELLI fa presente che lo sviluppo e la diffusione delle energie rinnovabili richiederà ancora, nei prossimi anni, un sistema di incentivazione per sostenere gli investimenti delle imprese che operano in tale settore. Ricorda poi che il settore delle energie da fonti rinnovabili è cresciuto con un considerevole ritorno in termini economici ed occupazionali ed un positivo impatto sullo stato dell'ambiente. L'energia da biomasse in particolare richiede un sistema di produzione e raccolta delle materie prime specificamente coordinato con il sistema produttivo sul quale finisce per impattare indirettamente la manovra fiscale. Sottolinea infine la necessità di sopprimere l'articolo 45 del decreto-legge n. 78 del 2010 evidenziando le forti ricadute in termini negativi sul sistema delle imprese e sull'occupazione da esso derivanti.
Il senatore FERRANTE (PD), dopo aver rilevato che il Gruppo del Partito democratico condivide le preoccupazioni espresse dai produttori di energia da fonti rinnovabili e l'opportunità di pervenire alla soppressione dell'articolo 45 del decreto-legge n. 78 del 2010, chiede quale è stata la media del prezzo dei certificati verdi negli ultimi tre anni e quale quota di ritiro obbligato da parte del GSE sia funzionale al conseguimento degli obiettivi europei. Chiede, inoltre, se si ritenga possibile prevedere che il ritiro dei certificati verdi in eccesso da parte del GSE avvenga ad un prezzo pari ad una percentuale del prezzo medio di mercato e se si giudichi opportuno passare dal meccanismo dei certificati verdi ad un sistema del tipo Feed in Tariff (FIT).
Il senatore FLUTTERO (PdL), dopo aver espresso serie perplessità sull'opportunità della scelta recata dall'articolo 45 del decreto-legge n. 78, osserva che la revisione del meccanismo di acquisto obbligato dei certificati verdi da parte del GSE potrebbe essere attuata nell'ambito di una riforma complessiva del sistema degli incentivi alle rinnovabili. Chiede quindi una valutazione sull'ipotesi di passare ad un sistema del tipo Feed in Tariff (FIT), nonché maggiori chiarimenti circa la quota di ricavi che un'azienda che produce energia da rinnovabili realizza a seguito del ritiro obbligato di certificati verdi ad opera del GSE.
Il presidente D'ALI' chiede una valutazione circa la possibilità di prevedere per l'obbligo di ritiro da parte del GSE una dinamica differenziata e correlata al tempo di vita degli impianti.
Il dottor TOGNI, dopo aver ricordato che l'intervento di ritiro dei certificati verdi da parte del GSE ha una durata limitata e calibrata sul raggiungimento degli obiettivi fissati in sede comunitaria, fa presente che negli ultimi quattro anni il prezzo medio di tali certificati è passato da 125 a 100, a 96 e quindi a 85 euro nello scorso anno. Osserva quindi che ogni modifica del meccanismo dei certificati verdi incide retroattivamente e che la quota d'obbligo percentuale necessaria per il conseguimento degli obiettivi comunitari nei prossimi due anni sarà pari al 2,75 per cento per poi scendere nel sette anni successivi all'1,5 per cento, con una quota media dell'1,88 per cento nei dieci anni. Si dichiara quindi contrario all'ipotesi di ridurre ad una percentuale la quota di ritiro obbligato ad opera del GSE, poiché l'effetto negativo di una simile scelta sarebbe equivalente alla soppressione dell'obbligo di ritiro, e non contrario invece al passaggio ad un sistema del tipo Feed in Tariff , anche se non va dimenticato che la direttiva vigente sancisce la preferenza per il meccanismo dei certificati verdi. Fa quindi presente che il prezzo medio di scambio dei certificati verdi è stato di 85 euro, ai quali vanno aggiunti i 65 euro MWh di ricavi derivanti dalla vendita dell'energia.
Il dottor SARASINO ricorda che sui 340 miliardi di KW costituenti la domanda del sistema elettrico nazionale ben il 50 per cento è rappresentato da energia esente dall'obbligo relativo ai certificati verdi.
Il presidente D'ALI' ringrazia i soggetti auditi per il contributo fornito ai lavori della Commissione e dichiara conclusa l'audizione.
Il seguito dell'indagine conoscitiva è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 9,25.