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Legislatura 16ª - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 201 del 18/05/2010


IN SEDE REFERENTE 

(2150) Conversione in legge del decreto-legge 30 aprile 2010, n. 64, recante disposizioni urgenti in materia di spettacolo e attività culturali

(Seguito dell'esame e rinvio) 

 

Riprende l'esame sospeso nella seduta antimeridiana di oggi nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - era proseguito il dibattito.

 

Sull'ordine dei lavori interviene il senatore RUSCONI (PD) il quale chiede chiarimenti circa l'audizione dell'ex presidente dell'IMAIE, prevista per domattina, tenuto conto che il ciclo di audizioni si è esaurito giovedì scorso. Fa presente infatti che sono a tutti i Gruppi pervenute ulteriori richieste di audizioni a cui non si è dato seguito, tanto più che occorreva concludere la discussione generale. Domanda quindi qual è la ratio di tale scelta, che comunque nel merito dichiara di condividere, atteso che essa avviene successivamente al dibattito e alle repliche.

 

            Il PRESIDENTE ritiene che le informazioni acquisite durante le audizioni svolte finora non abbiano fornito sufficienti chiarimenti in ordine alla situazione dell'IMAIE. A fronte di una richiesta autonoma del signor Edoardo Vianello, giàpresidente dell'IMAIE, ha pertanto giudicato opportuno svolgere questa ulteriore audizione  i cui contenuti potranno del resto essere recepiti in fase emendativa.

 

            Nel dibattito interviene la senatrice INCOSTANTE (PD) la quale reputa che il decreto-legge sia privo dei presupposti di necessità ed urgenza come peraltro dichiarato anche durante l'esame in 1a Commissione. Non nega peraltro l'esigenza di riformare il comparto e di affrontare la spinosa questione economica, ritenendo tuttavia opinabile che ciò avvenga attraverso il rinvio a regolamenti di delegificazione che rappresentano a suo avviso una procedura impropria sul piano legislativo per una riforma così vasta.

            Avrebbe pertanto giudicato preferibile il confronto preliminare con i soggetti interessati onde individuare un comune percorso, tanto più che sul provvedimento si è invece registrata una critica netta soprattutto rispetto ai tagli e alle pesanti ricadute che esso comporta. Ribadisce perciò la posizione fortemente contraria del suo Gruppo, sollecitando il Governo a farsi interprete del disagio generale del Paese raccogliendo la protesta degli operatori del settore. Sottolinea infatti l'esigenza di dialogare con i soggetti coinvolti per definire un'azione condivisa, ferma restando tuttavia la mancanza di risorse.

            Evidenziando altresì le analogie con quanto è accaduto per l'università, deplora il disinteresse e la volontà politica di colpire i settori del sapere secondo un atteggiamento che desta perplessità e disorientamento. Rinnova peraltro la disponibilità del suo Gruppo a confrontarsi su una riforma seria purchè ciò non avvenga attraverso la decretazione di urgenza.

            Avviandosi alla conclusione, nel rilevare come l'investimento in cultura sia fondamentale in un momento di crisi, si augura un ripensamento della strategia governativa nell'ottica di dare slancio al settore dopo anni di immobilismo.

 

            La senatrice DELLA MONICA (PD) richiama a sua volta la diffusa preoccupazione espressa da tutte le Fondazioni lirico-sinfoniche, ricordando preliminarmente che la cultura rappresenta uno degli elementi fondanti della società a cui non è possibile rinunciare pena la perdita di una parte della propria storia e della capacità di competere.

            Giudica poi pericoloso il metodo del taglio indiscriminato, che critica sul piano del metodo e del merito. In ordine al primo, lamenta l'interruzione del percorso avviato già nella scorsa legislatura circa la rivisitazione della disciplina inerente le Fondazioni. Osserva infatti che, anche nella legislatura in corso, erano stati indicati degli obiettivi che il Governo avrebbe dovuto recepire nella sua proposta di riordino, come fra l'altro l'incremento del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), il raccordo tra le istituzioni, la previsione di quote di risorse in base alla qualità, l'aumento della produttività, la maggiore stabilità del settore, nonché la responsabilizzazione nella gestione. Si è trattato a suo avviso di uno sforzo rilevante che tuttavia è stato disatteso ampiamente dal Governo. Segnala altresì che il provvedimento, essendo privo dei presupposti di necessità ed urgenza, sarà sottoposto al giudizio della Corte costituzionale che in più occasioni ha invitato ad una valutazione più stringente.

            Sul piano del merito, si sofferma sull'autonomia di gestione delle Fondazioni nonché sulle disposizioni inerenti l'IMAIE, rilevando che essendo quest'ultimo in liquidazione da oltre un anno non si ravvisano ragioni di urgenza. Censura a sua volta la precarizzazione del lavoro, ribadendo inoltre le perplessità sull'articolo 1, tanto più che attraverso i regolamenti di delegificazione sia allungano i tempi per l'entrata in vigore di una riforma in grado di risolvere i problemi concreti. Rilevando infine criticamente l'improprio utilizzo di strumenti di normazione secondaria, prefigura il rischio di un sostanziale blocco della normativa a fronte di un'inevitabile eccezione di illegittimità costituzionale.

 

            Concluso il dibattito, agli intervenuti replica il relatore ASCIUTTI (PdL) il quale ringrazia anzitutto il Ministro per la presenza costante assicurata ai lavori, nonché i senatori che hanno partecipato alla discussione.

            Con particolare riferimento alla risoluzione approvata nel marzo 2009, invita a considerare che essa chiedeva la rivisitazione del contratto collettivo nazionale quale aspetto fondamentale. Rispetto a tale documento, deplora pertanto che i sindacati non abbiano utilizzato il tempo intercorso fino alla presentazione del decreto-legge per intraprendere un processo virtuoso al fine di rinnovare il comparto.

            Ritiene peraltro che la questione economica, seppur contingente, non possa essere sottaciuta, pena il fallimento di alcune Fondazioni. Afferma comunque l'analogo rilievo culturale di ogni Fondazione, evidenziandone in ogni caso l'elevato numero. Concorda dunque con l'esigenza di intervenire, tanto più che i sindacati hanno costantemente difeso i contratti aziendali rispetto al contratto nazionale, appoggiando l'inserimento di indennità esagerate e dimostrando la scarsa volontà di rivedere gli accordi a livello nazionale.

            Riconosce comunque l'esigenza di risorse ulteriori e di una revisione della normativa per far sì che i privati possano essere incentivati a finanziare gli enti, attraverso sgravi fiscali. Sottolinea però che l'Italia è costretta a rivedere la propria spesa pubblica a partire dal taglio dei privilegi, affinché gli enti lirici tornino ad essere più produttivi. In proposito, cita alcuni dati in ordine al confronto tra l'Italia e gli altri Paesi europei circa la produttività e il numero di titoli d'opera, rilevando come a fronte di una elevata qualità le rappresentazioni siano numericamente inferiori al resto d'Europa, con evidenti ripercussioni negative sulle entrate.

            Pur ritenendo preferibile la procedura legislativa ordinaria, sostiene che il provvedimento sia l'unico mezzo per intervenire tempestivamente ed innescare una inversione di tendenza, eliminando le disfunzioni, come del resto è accaduto a suo tempo per l'università.

            Manifesta indi la disponibilità a valutare ipotesi di miglioramento del testo, come affermato anche dal Ministro, al fine di accogliere alcune questioni particolarmente sensibili tra cui ad esempio quelle poste dalla senatrice Mariapia Garavaglia. Al riguardo, concorda con l'inopportunità di sopprimere l'articolo 1 della legge n. 800 del 1967 e con l'esigenza di trovare una soluzione migliore per Cinecittà e per l'IMAIE. Invita però a non cavalcare il malcontento onde non acuire la difficoltà attuale. Si augura infine un atteggiamento responsabile di tutte le forze politiche volto ad apportare i correttivi che si renderanno necessari secondo le esigenze delle Fondazioni, purchè non si aggravi ulteriormente il rispettivo bilancio.

 

            Agli intervenuti replica il ministro BONDI, il quale riassume alcune questioni essenziali emerse nel dibattito tra cui: il rapporto tra cultura e politica, posto prevalentemente dai senatori Vita e Anna Maria Serafini; il ruolo della lirica in Italia; la natura e la finalità del decreto-legge.

Con riferimento al primo tema, secondo cui il Governo esprimerebbe addirittura un certo fastidio per la cultura, ribadisce che la politica dell'Esecutivo è ispirata alla volontà di liberare la cultura da ogni condizionamento politico o statale. Occorre infatti a suo giudizio affrontare il nodo del rapporto tra cultura e Stato, allentando la dipendenza assoluta della prima nei confronti del secondo. Invita peraltro a non trascurare la gravità della crisi economica, come sottolineato dal relatore, concordando tuttavia con la necessità di evitare tagli orizzontali. Per far ciò, prosegue, occorre un'assunzione di responsabilità per riformare il settore, altrimenti saranno inevitabili decurtazioni indiscriminate con l'effetto di provocare ulteriori danni. Ritiene poi essenziale favorire l'autonoma partecipazione dei privati e della società civile all'offerta culturale e formativa, senza che lo Stato rinunci a sostenere il settore o riduca il relativo investimento, purchè il supporto pubblico sia legato a criteri oggettivi e non discrezionali e sia orientato anche ad aumentare il contributo dei privati mediante incentivi fiscali, come è avvenuto con successo nel cinema. Coglie infatti l'occasione per manifestare particolare apprezzamento nei confronti del tax shelter e del tax credit, introdotti dallo scorso Governo e attuati dall'Esecutivo in carica, in un'ottica di continuità.

In merito al ruolo della lirica, assicura che il Governo non intende restringerlo bensì espanderlo. Nel condividere i rilievi posti in ordine all'articolo 1 della legge n. 800 del 1967, riafferma l'intento di espandere la lirica mediante una riforma del settore. Rileva criticamente che talvolta la faziosità politica, spinta fino all'irresponsabilità, impedisce di riconoscere che le questioni sono risalenti, come invece è emerso nella Commissione. Rivendica dunque di aver proposto una soluzione, assumendosi una precisa responsabilità con il mondo della cultura.

In relazione alla natura del decreto-legge, ribadisce la propria disponibilità a modificare il testo, come sostenuto dinanzi ai sindacati e in Commissione, giudicando inaccettabili forme di lotta radicali proseguite nonostante fosse stata chiarita la posizione del Governo. Fa presente peraltro che alcuni sindaci hanno cavalcato la protesta benché abbiano a suo tempo chiesto il commissariamento degli enti di riferimento.

Dà indi conto delle ragioni strutturali della crisi del comparto, tra cui anzitutto il carattere di nicchia della lirica, che ha perso la sua tradizione al contempo colta e popolare come ricordato dal senatore Ceruti. In secondo luogo, ritiene che le Fondazioni abbiano fallito nell'obiettivo originario, come testimoniato dal fatto che oltre la metà delle entrate deriva da fonti statali e dall'elevato debito accumulato. Nel ricordare che il Centro-Sinistra ha correttamente previsto la trasformazione degli enti lirici in Fondazioni, improntate a criteri manageriali e privatistici, osserva tuttavia che quella riforma non è stata pienamente attuata, anche a causa della mancanza di incentivi fiscali. Tale lacuna, prosegue il Ministro, non consente di ridurre il contributo statale.

Segnala inoltre che queste Fondazioni sono una realtà giuridica diversa da quelle di diritto privato, in quanto per esse vige una disciplina derogatoria tale da configurare una natura ibrida. Si tratta infatti di organismi di diritto pubblico, come peraltro delineato dall'Unione europea, tanto che sono incluse nell'elenco ISTAT delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato. Tali considerazioni giustificano a suo avviso l'intervento dell'Esecutivo, reso urgente dall'evidente stato di crisi del comparto.

Non condivide poi i dubbi di costituzionalità avanzati fra l'altro dalla senatrice Adamo, ribadendo come lo stato di difficoltà implichi un intervento urgente su cui del resto la 1a Commissione si è espressa in senso favorevole. Né concorda con la presunta incostituzionalità dell'articolo 1, in quanto lo strumento della delegificazione è stato sovente utilizzato per il riordino di altri settori ed analogamente introdotto da decreti-legge. Tale processo costituisce a suo giudizio una semplificazione normativa, in un segmento in cui si sono verificati dubbi interpretativi a causa della stratificazione di disposizioni. Fa presente del resto che sui regolamenti di delegificazione si esprimeranno le Commissioni parlamentari, la Conferenza unificata e il Consiglio di Stato.

Rinnova quindi la disponibilità a valutare le proposte emendative sulla contrazione degli integrativi e sul blocco del turn over purchè non venga meno lo scopo primario del decreto-legge. Richiamandosi inoltre all'intervento della senatrice Carloni, nega che il Governo voglia colpevolizzare il personale, affermando invece la volontà di delineare un quadro normativo che consenta di operare al meglio. In tale contesto, reputa necessario prevedere diversi istituti contrattuali, come segnalato dal senatore de Eccher, che mirino nel breve periodo a non produrre costi aggiuntivi e, nel lungo periodo, a ripristinare l'equilibrio finanziario. Assicura pertanto che manifesterà un orientamento positivo alla riduzione del blocco delle assunzioni, qualora fosse affrontato in fase emendativa.

Si sofferma indi sulla situazione della Fondazione Petruzzelli di Bari, concordando con le affermazioni rese tra gli altri dal senatore Quagliariello e anche da deputati circa la peculiarità di tale ente, nato da poco e in possesso di una pianta organica in gran parte non coperta. In merito, rileva tuttavia criticamente che finora le assunzioni non sono state disposte a seguito di pubblici concorsi come invece è richiesto dallo stesso contratto collettivo nazionale vigente. Nell'esprimere apertura rispetto ad una modifica del testo che introduca una deroga per le assunzioni del Petruzzelli, ritiene tuttavia imprescindibile che esse siano disposte previo svolgimento di pubbliche procedure di selezione.

Relativamente ai contratti integrativi, ribadisce di non essere pregiudizialmente contrario a individuare strumenti normativi che consentano una armonizzazione con gli accordi nazionali, ferma restando la necessità di acquisire il parere della Commissione bilancio. Quanto alle critiche sull'articolo 5, rammenta che il riordino della mission di Cinecittà è stato attuato dal Centro-Sinistra con la legge finanziaria 2008.

Con riguardo all'IMAIE, condivide alcune proposte migliorative avanzate dagli artisti anche nel corso delle audizioni, precisando tuttavia che la vigilanza ministeriale costituisce un punto saliente della riforma, considerato che molte difficoltà di funzionamento dell'Istituto sono da ascriversi all'assenza di un reale controllo.  In merito all'abrogazione dell'articolo 14 del decreto-legge n. 159 del 2007, sollevata dal senatore Marcucci, ritiene che essa restituisca all'Amministrazione la piena discrezionalità nella scelta delle procedure da adottare per l'affidamento in concessione dei servizi di accoglienza del pubblico nei luoghi di cultura. Osserva infatti che la logica della disposizione è di consentire la scelta di cosa eventualmente accorpare, tra i servizi aggiuntivi e strumentali, e cosa mantenere distinto, nell'ottica di accrescere la qualità dei servizi. Nega dunque l'intento di escludere dalla valutazione preliminare sull'affidamento dei servizi le opportune considerazioni di appetibilità economica o di sottrarre al mercato dette attività. Non si tratta pertanto di intaccare il meccanismo virtuoso di cooperazione pubblico-privato nello svolgimento di una fondamentale funzione di valorizzazione del patrimonio culturale; comunica altresì che a breve saranno attivate le nuove procedure di gara.

Per quanto concerne le osservazioni sull'età pensionabile dei ballerini, ribadisce che la norma allinea l'Italia agli altri Paesi europei. Secondo quanto riferito dall'ENPALS, il rapporto medio tra l'ultima retribuzione e il trattamento pensionistico che si percepirà non presenta variazioni rilevanti per effetto dell'anticipazione del collocamento a riposo. Condivide altresì le considerazioni del senatore Pittoni con particolare riferimento alla necessità di garantire forme di incentivazione, anche fiscale, delle Fondazioni e di stimolare la contribuzione dei privati e delle autonomie territoriali. Assicura inoltre che in sede di regolamenti di delegificazione si terrà conto delle indicazioni contenute nella risoluzione del marzo 2009 circa la maggiore chiarezza nei compiti dei vari organi, previa concertazione con tutti i soggetti interessati.

Coglie infine l'occasione per comunicare alla senatrice Vittoria Franco di aver richiesto a fine 2009 il commissariamento degli Uffizi, al pari di quanto è accaduto per Pompei, i Fori romani e Brera. Precisa altresì di aver chiesto la nomina dell'architetto Fabbri in virtù della sua esperienza e di aver poi successivamente revocato il commissariamento per agevolare il lavoro della magistratura. Nega pertanto di aver mai nominato l'ingegner Miccichè e gli altri funzionari dell'unità di missione, in quanto tali nomine erano di competenza del commissario. Le notizie diffuse in senso contrario, precisa, saranno valutate in sede giudiziaria.

 

            Il PRESIDENTE propone di fissare a giovedì 20 maggio, alle ore 18, il termine per la presentazione degli emendamenti.

 

            Il senatore GIAMBRONE (IdV) ritiene indispensabile posticipare detto termine al prossimo martedì mattina alle ore 12, o tutt'al più a lunedì pomeriggio.

 

            Il relatore ASCIUTTI (PdL), considerati i tempi ristretti imposti dalla decretazione di urgenza e tenuto conto dell'esigenza di acquisire i prescritti pareri, propone di fissare a venerdì il termine per la presentazione degli emendamenti.

 

            Il senatore RUSCONI (PD) osserva che le repliche del relatore e del Ministro hanno avuto un rilievo essenziale per la elaborazione degli emendamenti, atteso che hanno mostrato aperture su alcuni aspetti. In aggiunta a ciò, l'audizione dell'ex presidente dell'IMAIE, prevista per domani, può contribuire ulteriormente alla fase emendativa. Si associa quindi alla proposta del senatore Giambrone di fissare a lunedì il termine per la presentazione degli emendamenti.

 

            Il relatore ASCIUTTI (PdL) ribadisce la necessità di anticipare a venerdì la fissazione del termine onde consentire la votazione degli emendamenti la settimana prossima.

 

            Il senatore PITTONI (LNP) concorda con le considerazioni del relatore.

 

            Il PRESIDENTE, preso atto dell'orientamento generale, dispone dunque la fissazione a venerdì 21 maggio alle ore 14 del termine per la presentazione degli emendamenti, tanto più che le Commissioni consultate, ed in particolare la Commissione bilancio, dovranno avere il tempo necessario per l'istruttoria degli emendamenti.

 

            Il senatore MARCUCCI (PD) manifesta formalmente il disaccordo del suo Gruppo sulla proposta di fissare a venerdì 21 maggio alle ore 14 il termine per la presentazione degli emendamenti.

 

Il seguito dell'esame è rinviato.

 

(1905) Norme in materia di organizzazione delle Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario  

(591) GIAMBRONE ed altri.  -  Modifica dell'articolo 17, comma 96, della legge 15 maggio 1997, n. 127, in materia di disciplina dei professori a contratto  

(874) POLI BORTONE.  -  Disposizioni a favore dei professori universitari incaricati  

(970) COMPAGNA ed altri.  -  Disciplina dei docenti universitari fuori ruolo  

(1387) VALDITARA ed altri.  -  Delega al Governo per la riforma della governance di ateneo ed il riordino del reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia e dei ricercatori  

(1579) Mariapia GARAVAGLIA ed altri.  -  Interventi per il rilancio e la riorganizzazione delle università

(Seguito dell'esame congiunto e rinvio)

 

      Riprende l'esame congiunto, sospeso nella seduta notturna del 12 maggio scorso, nel corso della quale - ricorda il PRESIDENTE - era iniziata la votazione degli emendamenti riferiti all'articolo 10, pubblicati in allegato a quella seduta.

 

Per dichiarazione di voto favorevole sull'emendamento 10.37 interviene la senatrice Vittoria FRANCO (PD), la quale sottolinea l'esigenza - al di fuori di qualunque logica di ope legis - di rispettare il curriculum degli assegnisti.

 

Posto ai voti, l'emendamento 10.37 è respinto.

 

L' emendamento 10.38 è dichiarato decaduto.

 

La Commissione respinge indi l'emendamento 10.39, fatto proprio dal senatore RUSCONI (PD).

 

Il relatore VALDITARA (PdL) dà conto del nuovo emendamento 10.44, pubblicato in allegato al presente resoconto, resosi necessario a seguito dell'approvazione del 10.3 (testo 2). Avendo esteso anche agli enti di ricerca la possibilità di conferire gli assegni di cui all'articolo in discussione, occorre infatti abrogare l'articolo 51, comma 6, della legge n. 449 del 1997, nonché coordinare alcune altre norme del provvedimento evitando inopportune sovrapposizioni.

 

Previa dichiarazione di astensione della senatrice Mariapia GARAVAGLIA (PD), l'emendamento 10.44 è posto ai voti ed accolto, con preclusione del 10.41.

 

Il PRESIDENTE ricorda che l'emendamento 10.40 è stato ritirato alla luce del parere contrario della Commissione bilancio.

 

Il senatore ASCIUTTI (PdL) aggiunge la propria firma all'emendamento 10.42 e lo ritira.

 

Si passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 11, pubblicati in allegato al presente resoconto.

 

Il relatore VALDITARA (PdL) esprime parere contrario sugli emendamenti 11.1, 11.5, 11.11, 11.13 e 11.0.1, mentre invita i presentatori i ritirare gli emendamenti 11.2, 11.3, 11.4, 11.6, 11.7 e 11.15. Si rimette invece al Governo sull'11.12.

Presenta infine un testo 2 dell'11.16, di cui raccomanda l'approvazione, osservando che in esso sarebbero assorbiti gli emendamenti 11.8, 11.9, 11.10 e 11.14. In proposito, precisa che la riformulazione è volta a consentire il conferimento di contratti anche al personale tecnico e amministrativo, ivi compreso evidentemente quello dell'area sanitaria, oggetto dell'emendamento 11.14. Si tratta del resto di una richiesta avanzata da tutte le categorie del personale universitario, che supera una discriminazione ingiusta.

 

Il sottosegretario PIZZA esprime parere conforme a quello del relatore. Con riguardo all'11.12, esprime parere favorevole a condizione che esso sia riformulato nel senso di prevedere che il possesso del titolo di dottore di ricerca, del titolo di specializzazione medica ovvero dell'abilitazione e titoli equivalenti conseguiti all'estero costituisce titolo preferenziale ai fini dell'attribuzione di contratti.

 

Si passa alle votazioni.

 

La Commissione respinge l'emendamento 11.1, fatto proprio dal senatore RUSCONI (PD).

 

Il senatore ASCIUTTI (PdL) fa propri e ritira gli emendamenti 11.2, 11.4 e 11.7. Ritira altresì l'11.3 e l'11.15.

 

L'emendamento 11.5 è dichiarato decaduto.

 

Il senatore ASCIUTTI (PdL) dichiara il convinto voto favorevole del suo Gruppo sull'11.16 (testo 2), manifestando in particolare vivo compiacimento per la riformulazione del relatore.

 

Il senatore CERUTI (PD) esprime invece perplessità, paventando eventuali conflitti di interesse. Dichiara indi il voto contrario del suo Gruppo.

 

L'emendamento 11.16 (testo 2) è infine posto ai voti e accolto, con assorbimento dell'11.8 e dell'11.14, nonché preclusione dell'11.9 e dell'11.10.

 

Il senatore PITTONI (LNP) ritira l'11.6.

 

La Commissione respinge poi l'11.11, fatto proprio dal senatore RUSCONI (PD).

 

Il senatore PITTONI (LNP) aggiunge la sua firma all'11.12 e, accogliendo la richiesta del Sottosegretario, lo riformula in un testo 2 che, posto ai voti, è accolto all'unanimità.

 

Previa dichiarazione di voto favorevole della senatrice Mariapia GARAVAGLIA (PD), la Commissione respinge indi l'11.13.

 

L'emendamento 11.0.1 è dichiarato decaduto.

 

Si passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 12, pubblicati in allegato al presente resoconto.

 

Il relatore VALDITARA (PdL) esprime parere contrario sugli emendamenti 12.58, 12.5, 12.6, 12.7, 12.8, 12.9, 12.10, 12.11, 12.15, 12.17, 12.19, 12.20, 12.21, 12.22, 12.23, 12.26, 12.28, 12.33, 12.37, 12.34, 12.36, 12.38, 12.42, 12.39, 12.40, 12.41, 12.43, 12.44, 12.45, 12.46, 12.49, 12.50, 12.51, 12.52, 12.55, 12.56, 12.57 e 12.0.1, mentre invita i presentatori a ritirare gli emendamenti 12.1, 12.3, 12.18, 12.24, 12.29, 12.30, 12.35 e 12.47. Invita altresì i presentatori del 12.2 a ritirarlo e a confluire sul suo 12.4. Dichiara indi di condividere le perplessità sottese all' emendamento 12.48. Tuttavia, invita il presentatore a ritirarlo e a confluire sul suo 12.53. Ritiene infatti che la quota ministeriale di contratti possa rappresentare un'opportunità in più di accesso alla carriera universitaria per molti giovani. Dissente tuttavia in modo netto dalla nomina ministeriale della commissione e pertanto raccomanda vivamente l'approvazione del 12.53, nonostante il parere contrario della Commissione bilancio che reputa un errore di cui si augura la revisione in vista dell'esame in Assemblea. Quanto agli emendamenti 12.25 e 12.27, riconosce che essi rispondano ad una esigenza condivisibile, emersa anche nelle audizioni. Teme tuttavia che la soluzione proposta sia punitiva per i ricercatori a contratto ed esprime pertanto un orientamento negativo. Si dichiara invece tendenzialmente favorevole al 12.14,  nonché al 12.32 a condizione che sia cancellato il primo periodo. Si rimette infine al Governo sul 12.54. Raccomanda altresì l'approvazione dei suoi emendamenti 12.4, 12.13, 12.16, 12.31 e 12.53.

 

Il seguito dell'esame congiunto è rinviato.