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Legislatura 16ª - 3ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 90 del 18/05/2010


(2171) Conversione in legge del decreto-legge 10 maggio 2010, n. 67, recante disposizioni urgenti per la salvaguardia della stabilità finanziaria dell'area euro

(Parere alla 5a Commissione. Esame. Parere favorevole con osservazioni) 

 

      Il relatore Alberto FILIPPI (LNP) illustra il provvedimento in titolo. A fronte dell’aggravarsi della crisi finanziaria della Grecia e del rischio di ripercussioni sull’intera area euro, le Istituzioni dell’UE hanno predisposto alcune misure urgenti anche di natura finanziaria.

In particolare, gli Stati membri dell'Eurozona si sono impegnati, mediante una "Dichiarazione dei Capi di Stato e di Governo", ad "intraprendere un'azione determinata e coordinata, se necessario, per salvaguardare la stabilità finanziaria nell'insieme della zona euro".

Gli interventi così posti in essere sono volti per un verso, alla effettiva erogazione del sostegno finanziario alla Grecia, pari a 80 miliardi di euro; per altro verso, è stato istituito un meccanismo europeo di stabilizzazione per l’Area euro, recante misure volte a preservare la stabilità finanziaria nell’UE, di ammontare complessivo pari a 500 miliardi di euro, accompagnate dall’impegno ad applicare rigorosamente e ad integrare le regole già previste in materia di disciplina di bilancio negli stati membri appartenenti alla medesima area.

I Capi di Stato e di Governo della zona euro hanno approvato una dichiarazione concernente le misure per dare attuazione al piano di sostegno finanziario alla Grecia, nonché per il rafforzamento della buona gestione economica nell'Eurozona.

L'operazione finanziaria si basa su un programma triennale di sostegno finanziario, mediante prestiti bilaterali agli Stati membri. Facendo seguito alla richiesta del governo greco del 23 aprile e all'accordo raggiunto dall'Eurogruppo i Capi di Stato e di Governo hanno concordato di mettere a disposizione della Grecia 80 miliardi di euro nell’ambito di un pacchetto congiunto con l'FMI, di ammontare complessivo pari a 110 miliardi di euro.

La Commissione europea ha firmato il 9 maggio, per conto degli Stati dell’area euro, l’accordo con la Grecia per l’erogazione del prestito. La dichiarazione sottolinea che il programma adottato dal Governo greco per far fronte alla crisi è ambizioso e realistico: affronta i gravi squilibri finanziari, renderà l'economia più competitiva e getterà le basi per una crescita più forte e sostenibile e la creazione di posti di lavoro. I Capi di Stato e di Governo hanno riaffermato il proprio impegno a garantire la stabilità, l'unità e l'integrità della zona euro. Tutte le istituzioni della zona euro (Consiglio, Commissione, BCE) come pure tutti gli Stati membri della zona euro convengono sulla necessità di ricorrere a tutta la gamma di strumenti disponibili per garantire la stabilità della zona euro.

Per quanto riguarda l'Italia, in conformità agli impegni presi in sede europea, è previsto un contributo pari a quattordici miliardi e ottocento milioni da stanziarsi in favore della Grecia nel corso dell'intero programma triennale  di sostegno.

            Il programma di erogazione dei prestiti verrà accompagnato da un meccanismo di erogazione di sostegni finanziari, da parte del FMI per ulteriori 30 miliardi di euro, subordinato al rispetto di parametri e condizioni, imposti alla Grecia, nella conduzione della propria politica economica. Si tratta, come ha ricordato il ministro Tremonti, di una sfida storica che la Grecia ha deciso di accettare: quella di risanare le proprie finanze e di rendere competitiva la sua economia.

Proprio per dare attuazione alle decisioni prese per assicurare la stabilità finanziaria degli Stati membri, ed in linea con i principi di coesione economica e di solidarietà tra gli Stati membri, il presente decreto-legge, all'articolo 1, specifica innanzitutto che i prestiti bilaterali in favore della Grecia verranno erogati nel rispetto di un programma triennale attuativo delle decisioni prese dai Capi di Stato e di Governo. Esso definisce poi, all'articolo 2, la procedura di concessione dei prestiti prevedendo che questi vengano disposti mediante decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, sulla base delle decisioni dei Capi di Stato e di Governo dell'Eurogruppo, per un importo massimo di quattordici miliardi e ottocento milioni nel corso dei tre anni complessivi previsti dal programma. Al terzo comma del medesimo articolo è prevista, poi, una procedura straordinaria di erogazione da attivarsi nell'ipotesi in cui la tempistica richiesta dalle ordinarie procedure di erogazione non consenta di soddisfare le esigenze di urgenza ed i ristretti termini previsti nella richiesta di pagamento in favore della Grecia. All'articolo 3 sono individuati invece i capitoli di entrata del bilancio di Stato. Infine il presente decreto detta, rispettivamente all'articolo 4 e all'articolo 5, i tempi entro i quali deve essere inoltrata la comunicazione dei decreti del Ministro dell'economia e delle finanze alla Corte dei conti e al Parlamento e le modalità di entrata in vigore del decreto.

Alla luce di queste considerazioni propone alla Commissione la formulazione di un parere favorevole.

 

            Il presidente DINI, nel condividere le valutazioni del relatore, si sofferma sul meccanismo di concessione dei prestiti alla Grecia, disciplinati all'articolo 2 del disegno di legge in titolo. Prestiti per i quali sono previsti dei tassi che, qualora il piano di risanamento presentato dal Governo greco riuscisse, come è negli auspici di tutti, assicurerebbero un vantaggio per le casse dello Stato.

 

            Prende quindi la parola il senatore CABRAS (PD) il quale rileva come, nonostante l'avviso del Governo italiano e di altri Governi europei, le condizioni per i prestiti in esame siano state fissate in modo particolarmente penalizzante per il Governo greco. La crisi che ha originato il provvedimento in titolo avrebbe dovuto essere invece, a suo avviso, l'occasione per mostrare una più efficace solidarietà europea, utilizzando anche lo strumento dell'emissione di titoli di debito pubblico europeo. Al riguardo, nel cogliere l'occasione per apprezzare le posizioni espresse nelle competenti sedi dell'Unione da parte del Ministro dell'Economia, ritiene che la Commissione dovrebbe formulare una precisa osservazione al riguardo, invitando il Governo a impegnarsi nelle opportune sedi dell’Unione europea per l’adozione di iniziative volte a permettere l’emissione di titoli di debito pubblico europeo per perseguire le finalità di cui al provvedimento in titolo e, in più in generale, per dare all’Europa una nuova e più incisiva dimensione politica.

 

Il presidente DINI ricorda che la proposta di emettere titoli di debito pubblico europeo per finanziare grandi infrastrutture fu avanzata a suo tempo dal Presidente della Commissione europea Jacques Delors, ma non fu attuata per la netta opposizione del Governo tedesco che riteneva tale iniziativa, come la ritiene oggi, in contrasto con le previsioni dei Trattati. Nel ribadire invece l'utilità di una simile iniziativa, dichiara di concordare con la proposta formulata dal senatore Cabras.

 

Il relatore Alberto FILIPPI (LNP) propone quindi la formulazione di un parere favorevole integrato dalle osservazioni emerse nel corso del dibattito, pubblicato in allegato al resoconto della seduta odierna.