Concorda anche con i rilievi mossi dal senatore Benedetti Valentini alla scelta di attribuire la competenza per l'autorizzazione delle operazioni di intercettazione al tribunale del capoluogo di distretto in composizione collegiale. A parte i dubbi circa la funzionalità di tale procedura, visto il carico di lavoro che si concentrerebbe su una sede giudiziaria, con conseguente rallentamento delle attività della magistratura inquirente, l'obbligo di deliberare in composizione collegiale sarebbe irragionevole se si considera che l'ordinamento attribuisce al giudice monocratico competenze ben più rilevanti, ad esempio l'arresto.
Giudica incongrua la previsione che le intercettazioni possano svolgersi con il limite della dotazione finanziaria contingentata a priori per ciascuna sede giudiziaria e ritiene che il parere dovrebbe contenere l'auspicio che sia accolto l'emendamento 1.1000 del Governo, in particolare la proposta di confermare che l'autorizzazione è concessa quando sussistono "gravi indizi di reato", piuttosto che i gravi indizi di colpevolezza presupposti dal disegno di legge approvato dalla Camera. Infine, osserva che la previsione di custodire in un archivio apposito le intercettazioni al fine di evitarne la pubblicazione abusiva, non esclude l'accesso anche indebito ad altri documenti o atti processuali: si ha l'impressione che il testo in esame sia orientato piuttosto a perseguire una drastica riduzione delle operazioni di intercettazione anzichè ad assicurare la riservatezza delle comunicazioni dei cittadini.