Pertanto, se il provvedimento entrasse in vigore nella versione all'esame del Parlamento, l'Italia sarebbe l'unico Paese del mondo occidentale a prevedere una forma di autorizzazione governativa per i servizi audiovisivi veicolati sul web.
Altresì, suscitano forti perplessità le previsioni concernenti i diritti d'autore. Per quanto riguarda poi la regolamentazione del diritto di rettifica, si assiste ad una trasposizione nel settore web di previsioni pensate per la radiotelevisione, sebbene i due settori presentino caratteristiche disomogenee.
Alla luce di quanto considerato, propone al Governo lo stralcio dal provvedimento in titolo delle disposizioni concernenti sia la rete internet sia i diritti d'autore, per inserirli in un apposito disegno di legge governativo su cui aprire un ampio ed approfondito confronto parlamentare; in caso contrario, al di là delle intenzioni politiche del Governo e della maggioranza, sarà inevitabile che le previsioni normative concernenti il web subiscano un'interpretazione ed una successiva applicazione in chiave censoria ed inibitoria.
Nel provvedimento sono poi presenti evidenti casi di norme viziate dal conflitto di interessi, come la definizione giuridica di "palinsesto televisivo", che - attraverso lo scomputo delle trasmissioni meramente ripetitive – configura una sostanziale elusione dei tetti antitrust.
È altresì urgente una correzione che tuteli le quote di produzione delle opere europee ed italiane, nonché i diritti residuali d'autore.
Inoltre, le previsioni riguardanti gli affollamenti pubblicitari vengono a configurarsi come una tra le peggiori normative al mondo in tale settore, unitamente alla singolarità per cui le telepromozioni risultano escluse dal conteggio degli spot pubblicitari.
In conclusione, il provvedimento in questione richiede un integrale ripensamento, alla luce delle evidenti criticità in esso presenti.