Pone quindi l’accento sul grande significato politico proprio delle operazioni internazionali, di livello adeguato al ruolo che il potenziale politico-economico dell’Italia comporta. Infatti, paradossalmente, l’impegno duraturo e costante, che ha richiesto grande dispendio di energie, grandi sacrifici al personale e grande sforzo economico, rischia di essere considerato un fatto di routine di scarso rilievo politico, quando in realtà la decisione del Senato in merito al decreto-legge in esame avrà sul piano internazionale una considerazione assai superiore a quella riservata a molte decisioni sulle quali si concentra l’attenzione della politica nazionale. Il valore politico dello sforzo italiano deve pertanto essere tenuto nella dovuta considerazione presso l’opinione pubblica e la stessa classe politica.
Quanto al merito dell’atto in esame, rileva che esso prevede, per il primo semestre del 2009, una spesa complessiva di 808.385.522 euro, più 250.000 euro a decorrere dal 2010. In particolare le spese per le missioni delle Forze armate e delle Forze di polizia assommano a circa 750 milioni di euro. Per quanto riguarda il personale è previsto l’impiego di circa 8.600 unità.
Il relatore rammenta che nel rapporto sui documenti di bilancio approvato il 26 novembre 2008 la Commissione difesa si era espressa favorevolmente, ponendo tra le altre una condizione volta a far sì che, in sede di adozione del previsto decreto-legge sulle missioni internazionali, l’entità delle risorse allo scopo destinate non venisse limitato all’ambito delle spese vive delle operazioni, dovendo piuttosto essere idonea anche a compensare i costi determinati dal logoramento dello strumento impiegato, così da assicurare la copertura integrale degli oneri derivanti dagli impegni internazionali già assunti in proposito dall’Italia. Nota quindi che, siccome l’assegnazione di cui alla legge finanziaria per le missioni internazionali è pari a 1 miliardo di euro per l’anno 2009, quindi a 500 milioni di euro per semestre, la dotazione di circa 808 milioni di euro posta dal decreto in esame consiste in un incremento notevole. In particolare l’incremento riguarda la copertura delle spese per le operazioni militari e di polizia ed è motivo di soddisfazione per la Commissione difesa constatare l’accoglimento della sua posizione da parte del Governo. Soggiunge che le risorse di bilancio complessivamente assegnate alle spese per la Difesa raggiungono un’entità complessivamente idonea a consentire un adeguato livello di presenza dello strumento militare italiano in ambito internazionale. Il fatto che l’incremento di spesa assicuri la copertura anche dei costi relativi alla preparazione dei reparti e quelli relativi all’usura dei mezzi e degli equipaggiamenti e della loro manutenzione libera inoltre le normali disponibilità di bilancio, già colpite da tagli assai pesanti, al limite dell’irrazionale, da tale ulteriore gravame, come è sinora sempre stato, ed assicura una migliore manutenzione, una migliore efficienza e infine una più lunga utilizzazione dei sistemi d’arma, dei mezzi e degli equipaggiamenti, oltre a una decorosa disponibilità di risorse per la formazione di uomini e reparti.
Si sofferma poi sull’articolo 1 del decreto-legge n. 209, che autorizza, a beneficio delle popolazioni locali, la spesa complessiva di 10.273.400 euro per interventi urgenti o acquisti e lavori da eseguire in economia, anche in deroga alle disposizioni di contabilità generale dello Stato, disposti nei casi di necessità e urgenza dai comandanti dei contingenti, entro il limite di 1.770.000 euro in Libano, 7.103.400 euro in Afghanistan, 1.400.000 euro nei Balcani. Osserva che la disposizione è di notevole importanza, perché assicura la possibilità di disporre gli interventi urgenti con la necessaria rapidità, consentendo l’instaurarsi di rapporti di fiducia con le popolazioni.
Passando all’articolo 3 rileva che vi sono contenute le autorizzazioni di spesa per ciascuna missione, tra le quali due sono nuove: UNAMID, che si svolge in Darfur sotto l’egida dell’ONU e dell’Unione africana, e Atalanta, decisa dall’Unione europea, per contrastare la pirateria al largo della Somalia. Nota con soddisfazione che la partecipazione a tale missione risponde a quanto sollecitato da un ordine del giorno presentato in Senato nel dicembre scorso.
Dopo aver fatto presente che potrà essere presto presa in esame la partecipazione ad una nuova missione, da svolgere nell’area di frontiera tra Egitto e Striscia di Gaza, rileva come: la missione in Afghanistan appaia la più delicata e preveda incrementi di partecipazione, in risposta alle richieste da parte della NATO, da 2300 a 2800 unità per sei mesi; la missione in Libano mantenga un livello di partecipazione costante, con un’ipotesi di revisione eventuale a metà 2009; per la missione nell’area balcanica sia previsto un incremento da 2150 a 2400 unità in Kosovo a seguito del previsto e temporaneo rischieramento periodico del battaglione di riserva operativa NATO, oltre a un aumento degli effettivi in Bosnia, da 280 a 400, a seguito dell’assunzione del Comando da parte italiana.
In riferimento alla qualità delle missioni, nota il relatore che alle quattordici operazioni di carattere prevalentemente militare se ne aggiungono ben dodici a carattere prevalente di polizia, nelle quali ai Carabinieri, che mantengono un ruolo assolutamente predominante e di prestigio internazionale, si affiancano elementi della Polizia di Stato. Assai interessante appare l’inizio della missione EULEX in Kosovo, che a regime comprenderà un organico di 2000 tra magistrati e agenti di polizia con il compito di assistere e sostenere una locale capacità autonoma di amministrazione della giustizia. Tale missione costituisce la concreta realizzazione di una struttura in ambito PESD nel contesto degli indirizzi strategici dell’Unione europea per la difesa e la sicurezza in ragione del coinvolgimento di risorse civili per il progressivo passaggio ad una situazione di stabilità.
Nel complesso delle missioni di polizia ritiene interessante il continuo aumento delle missioni condotte dalla Guardia di finanza, arrivate a cinque, a conferma di un sempre più diffuso supporto all’avvio di istituzioni tipiche di una situazione politica stabilizzata. Cita inoltre la presenza di agenti di polizia penitenziaria nella missione EULEX in Kosovo e di personale della Croce Rossa nelle strutture sanitarie.
In riferimento alle risorse che lo Stato italiano dedica al sostegno dei paesi in fase di recupero della stabilità o in fase di sviluppo, rileva essere previste autorizzazioni per la cessione gratuita di materiale vario ai governi libanese, uzbeko ed ecuadoregno.
Dopo aver dato conto dell’articolo 4, comprendente disposizioni in materia di personale, il relatore nota che l’articolo 5 riguarda l’applicazione, nell’ambito della missione Atalanta, di disposizioni e procedure previste dal codice della navigazione nei casi di reati commessi in alto mare.
A parere del relatore, le disposizioni in esame consentono di confermare l’affidabilità dell’Italia, con le sue Forze armate e di polizia, in ambito internazionale in situazioni difficili, ad alto rischio e spesso drammatiche. L’operato del personale italiano deve in particolare essere motivo di grande stima e gratitudine da parte dell’intera società, rappresentando una forza di carattere politico e che consente interventi di natura umanitaria, per la pace e la stabilizzazione contro le minacce terroristiche e sovvertitrici della democrazia.
Benché le missioni siano state ripetutamente oggetto di analisi in sede parlamentare, considera diffusa la sensazione da parte dei parlamentari della mancanza di un’incisiva possibilità di discussione nei confronti degli aspetti generali di politica estera, di sicurezza e difesa, che dovrebbe consentire in seno alle Camere l’individuazione delle linee politiche fondamentali in materia di partecipazione alle missioni internazionali. L’argomento è stato oggetto di vivace dibattito presso l’altro ramo del Parlamento, nel quale si è rilevata la mancanza di idonee occasioni di analisi e confronto e si è constatato che la discussione sull’approvazione del decreto-legge di copertura solo forzatamente e forse impropriamente può essere la sede per un dibattito politico relativo alle missioni, con l’auspicio condiviso dell’individuazione di una procedura parlamentare rispondente all’esigenza di una discussione politica che porti all’espressione della volontà parlamentare nei confronti di tali operazioni. Al di là dei tempestivi interventi del Governo per informare il Parlamento sull’andamento generale delle operazioni, anche non in sede di approvazione dei relativi decreti, non è infatti mai stata definita una normativa per la soddisfazione della richiamata esigenza. Con il decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 4, convertito dalla legge 29 marzo 2007, n. 38, si era stabilito, al comma 17-bis dell’articolo 3, che entro il 30 giugno 2007 il Ministro degli affari esteri e il Ministro della difesa avrebbero riferito alle Commissioni parlamentari competenti circa gli sviluppi relativi al contesto di svolgimento delle missioni. Tale previsione è tuttavia rimasta un caso isolato.
Osserva il relatore che sia in occasione degli interventi previsti dalla disposizione appena citata, sia in tutte le altre occasioni nelle quali il Governo ha riferito sull’andamento o sull’apertura di nuove missioni, pur essendosi sviluppato un vivace dibattito in proposito non si è mai giunti alla definizione di un documento che individuasse le linee di pensiero del Parlamento in ordine alle operazioni internazionali. Ritenendo quindi che la questione non consista nella mancanza di occasioni di dibattito, ma nella mancanza di idonei strumenti di espressione dell’opinione parlamentare nei confronti del Governo, il relatore si riserva di valutare la possibilità di presentare una specifica proposta emendativa.
Conclude esprimendo perplessità circa l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 01, comma 4, del decreto-legge in esame, pari a 250.000 euro a decorrere dal 2009 e finalizzata al potenziamento delle attività di analisi e documentazione, stante la possibilità di un proficuo ricorso alle risorse professionali già a disposizione delle amministrazioni degli Affari esteri e della Difesa.