Rispetto, poi, all’elencazione delle missioni nelle quali l’Italia è impegnata sullo scenario internazionale, fa presente che talune partecipazioni di esigua consistenza (ad esempio le missioni a Cipro, Haiti, in Congo, in Moldova e Ucraina) e che si riconnettono a presupposti di partecipazione ormai lontani nel tempo potrebbero essere riconsiderate ovvero tradotte da una presenza militare a una presenza civile. Infatti, osserva che se la presenza italiana sottende una finalità strategica di incremento delle relazioni bilaterali, una consistenza tanto limitata appare inefficace allo scopo, mentre se detta presenza è frutto del protrarsi di missioni al momento attuale non più indispensabili, meglio sarebbe utilizzare altrimenti le risorse.
Auspica altresì che il Governo possa fornire chiarimenti sulla consistenza numerica della partecipazione di personale del corpo della Guardia di finanza italiana alla missione in Libia. Sottolinea, in proposito, come la prosecuzione di tale missione sia evidentemente connessa alla recente sottoscrizione del Trattato di amicizia e cooperazione tra Italia e Libia, in corso di ratifica da parte del Parlamento. Peraltro, la finalità di fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione clandestina e della tratta di esseri umani non risulta aver conseguito risultati significativi. Anche in questo caso, si pone l’alternativa tra rafforzamento ed eliminazione della missione.
Per quanto concerne, infine, gli stanziamenti destinati alla partecipazione italiana alla missione delle Nazioni Unite nel Darfur in Sudan, fa notare che il dispiegamento sta avvenendo con ritardo e che i relativi fondi potrebbero essere più utilmente utilizzati per un ulteriore sostegno alla cooperazione civile.