Soffermandosi quindi, in particolare, sulla partecipazione del contingente militare italiano alla missione delle Nazioni Unite in Libano denominata UNIFIL, osserva che il non soddisfacente livello di efficacia che la missione sta riscontrando si ricollega anche, per l’Italia, a regole di ingaggio che non consentono di contrastare adeguatamente e in via diretta le operazioni criminali quali ad esempio nel traffico di armi.
Rispetto alla considerazione svolta dal senatore Perduca sul rischio che una partecipazione frammentata a più missioni internazionali possa tradursi in una sostanziale dispersione di forze, concorda sull’esigenza di individuare modalità di riassetto delle missioni che consentano economie di scala e una maggiore organicità degli interventi.
Per quanto concerne la partecipazione italiana alla missione in Libia in esecuzione dell’Accordo di cooperazione tra i rispettivi governi, fa notare che l’obiettivo di fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione clandestina e della tratta di esseri umani può essere perseguito solo mediante un’azione congiunta di entrambi gli Stati. In tal modo, si potrà tentare di controllare le vie di transito dei flussi migratori illegali e di contrastare il determinarsi di situazioni di emergenza umanitaria.
Infine, chiede ai rappresentanti del Governo chiarimenti in ordine alla consistenza delle indennità di missione per i partecipanti alle missioni internazionali.