Legislatura 16ª - Commissioni 5° e 6° riunite - Resoconto sommario n. 10 del 22/01/2009


(1315) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, recante misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti - crisi il quadro strategico nazionale, approvato dalla Camera dei deputati

(Seguito e conclusione dell'esame)  

 

            Si riprende l’esame sospeso nella seduta notturna di ieri.

 

      Il presidente BALDASSARRI, preso atto della concorde richiesta avanzata da alcuni Gruppi parlamentari, sospende la seduta fino al termine della seduta pomeridiana dell’Assemblea.

 

            La seduta, sospesa alle ore 14,40, riprende alle ore 18,40.

 

            Il presidente BALDASSARRI ricorda che nel corso della scorsa seduta si è conclusa la discussione generale.

 

            Si passa alle repliche.

 

            Il relatore SAIA (PdL) rinuncia a svolgere la replica.

 

            Intervengono incidentalmente i senatori MERCATALI (PD) e LANNUTTI (IdV) per chiedere al rappresentante del Governo se sussistono le condizioni per accogliere alcune proposte avanzate dai rispettivi Gruppi su alcune questioni di particolare rilevanza politica. Manifestano, inoltre, la disponibilità a concentrare la discussione su pochi emendamenti o modificare alcune delle proposte presentate, qualora il Governo intenda recepirle almeno parzialmente. In caso contrario, rimarcano la sostanziale inutilità dei lavori delle Commissioni riunite.

 

            Il sottosegretario CASERO, in sede di replica, dichiara di aver apprezzato gli interventi svolti nella discussione generale, accomunati da un apporto costruttivo a ricercare le soluzioni migliori per superare la crisi in atto. Tuttavia, fa presente che i tempi ristrettissimi di esame del decreto-legge, prossimo alla scadenza, non consentono alcuna modifica. Nel merito delle misure alternative proposte nella discussione generale, fa presente che l’obiettivo prioritario del Governo è la salvaguardia del rapporto deficit/PIL, la cui stima attuale per il corrente anno si aggira intorno al 3,8 per cento. La manovra alternativa, proposta dal Partito Democratico, presenta il limite di peggiorare ulteriormente  il deficit nel 2009, pur prevedendo  un rientro negli anni successivi. Il Governo ritiene infatti troppo rischioso un segnale ai mercati di peggioramento dei saldi di finanza pubblica che determinerebbe un incremento non sostenibile dell’onere del debito. Ribadisce, pertanto, l’opportunità di approvare il decreto così come trasmesso dalla Camera dei deputati.

 

            Si passa all’esame degli ordini del giorno e degli emendamenti pubblicati in allegato al resoconto della seduta.

 

            Il senatore LEGNINI (PD) dà per illustrati tutti gli emendamenti presentati dalla propria parte politica, preannunciando che i senatori del PD non parteciperanno al voto, stante la posizione del Governo di totale indisponibilità a qualsiasi modifica migliorativa del testo in esame, che trova parziale giustificazione nei tempi ristretti di esame del disegno di legge di conversione. Ritiene che si tratti di una non esaltante pagina parlamentare. Infatti, il decreto-legge 112 del luglio scorso e quella in esame non sono state  praticamente esaminate, con possibilità di modifiche, da parte del Senato, evidenziando una patologia nei rapporti tra Parlamento e Governo e, in particolar modo, con questo ramo del Parlamento. Il Partito Democratico esprime un radicale disaccordo con il Governo per l’impianto complessivo delle misure anti-crisi. Si tratta di un provvedimento insufficiente rispetto alla gravità della crisi in atto - giudizio condiviso da molte parti sociali e dalla stessa Confindustria -  di fronte al quale, se vi fosse la volontà politica, si potrebbero individuare gli spazi procedurali per apportare modifiche necessarie senza far decadere il decreto-legge.

 

            Il presidente BALDASSARRI dichiara che è stato ritirato l’emendamento 1.0.1. Illustra, poi, la proposta 6.0.13, a sua firma, che propone una manovra espansiva pari a due punti percentuali di PIL che, a differenza della proposta alternativa del Partito Democratico, non peggiora in nessun anno del triennio 2009-2011 i saldi di finanza pubblica. Ritiene che dal confronto svolto vi è una condivisa consapevolezza della gravità della crisi. A suo giudizio, una parte della responsabilità è ascrivibile al ruolo delle istituzioni europee e su questo aspetto non ha ricevuto alcuna critica da parte delle altre forze politiche nel dibattito svolto. Ritiene che non vi siano forti contrasti tra maggioranza ed opposizione nel riconoscere che la manovra in esame sia insufficiente rispetto alla gravità della situazione. Fa presente, tuttavia, che modificare il provvedimento potrebbe determinarne la mancata conversione in legge e ciò potrebbe produrre un danno persino maggiore rispetto alle proposte migliorative avanzate. Fa presente, poi, che la proposta alternativa contenuta nell’emendamento a propria firma, si discosta significativamente, nel suo impianto complessivo, da quella proposta dal Partito Democratico, sia per la dimensione - pari a 2 punti percentuali di PIL invece che 1 punto - sia perché, non determinando un peggioramento dei saldi di finanza pubblica, non comporta il rischio di un incremento significativo dell’onere del debito in grado di minare la stabilità finanziaria del Paese. Auspica, infine, che si possa sviluppare un confronto con il Governo e con le forze di opposizione sulle scelte politiche relative alle misure migliori idonee a reperire le risorse da impiegare a copertura della manovra espansiva, rispetto a quella contenuta nell’emendamento 6.0.13.

 

            Il senatore FLERES (PdL) dichiara di ritirare il proprio emendamento 9.0.1 per trasformarlo nell’ordine del giorno G/1315/35/5 e 6, auspicandone l’accoglimento da parte del Governo in occasione dell’esame del decreto-legge da parte dell’Assemblea.

 

            Si passa quindi alla votazione degli ordini del giorno e degli emendamenti riferiti al decreto-legge.

 

            I senatori LEGNINI (PD) e MASCITELLI (IdV), a nome delle rispettive parti politiche, preannunciano la non partecipazione alla votazione degli emendamenti né a quella, successiva, per il conferimento del mandato ai relatori.

 

Il senatore BARBOLINI (PD), nel motivare tale orientamento da parte del proprio Gruppo, lamenta criticamente che il Senato, sin dall’avvio della legislatura, non è stato mai in condizione di poter esaminare concretamente i provvedimenti adottati dal Governo in materia economica e finanziaria, con una limitazione della possibilità di modificare le norme da esso proposte.

            Al riguardo, sottolinea che la crisi attuale dovrebbe consigliare al Governo una maggiore disponibilità al confronto con l’opposizione, senza rinviare la discussione sulle proposte di merito a provvedimenti futuri. Qualora l’Esecutivo adottasse tale orientamento, preannuncia che la propria parte politica potrebbe essere disponibile a concentrare gli interventi di modifica al decreto-legge in limitate e qualificate proposte in occasione dell’esame in Assemblea.

            Si riserva infine la valutazione dell’articolata proposta di politica economica contenuta nell’emendamento 6.0.13 del presidente Baldassarri, ritenendo necessario che il Governo si esprima sull’impostazione ad essa sottesa.

 

Il senatore GIARETTA (PD) motiva la propria dichiarazione di non partecipazione alla votazione, rilevando che la soluzione al problema delle modalità con le quali il Senato è chiamato all’esame del merito delle iniziative legislative del Governo, in modo parziale e condizionato sin dall’avvio della legislatura, postula non soltanto l’assunzione di un diverso atteggiamento da parte dell’Esecutivo, ma anche e soprattutto una ripartizione dei tempi d’esame tra i due rami del Parlamento più equilibrata e razionale, al fine di consentire al Senato il pieno esercizio delle sue prerogative.

            Osserva inoltre che la proposta di politica economica del Partito democratico non determina un peggioramento del deficit in rapporto al PIL, implicando al contrario una più oculata redistribuzione delle risorse, attraverso una copertura che utilizza le maggiori entrate, per un volume pari allo 0,4 per cento del PIL.

            Infine, si riserva la valutazione dell’emendamento 6.0.13 del presidente Baldassarri in occasione dell’esame in Assemblea del decreto-legge, ritenendo di estremo interesse la problematica del contenimento delle spese per consumi intermedi delle pubbliche Amministrazioni, anche se sottolinea la difficoltà di conseguire tale obiettivo, come già accaduto al precedente Governo di centrodestra nella XIV legislatura allorquando si verificò un incremento di due punti di PIL della predetta voce di spesa. Preannuncia infine che il gruppo del Partito democratico presenterà all’Assemblea la relazione di minoranza.

 

            Si intendono dati per illustrati tutti i rimanenti ordini del giorno ed emendamenti.

 

            Verificata la presenza del numero legale per deliberare, le Commissioni riunite procedono a una reiezione tecnica degli emendamenti e degli ordini del giorno presentati al decreto-legge.

 

            Le Commissioni riunite conferiscono quindi mandato ai relatori a riferire favorevolmente in Assemblea sul decreto-legge, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, autorizzandoli al contempo a richiedere lo svolgimento della relazione orale.