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Legislatura 16º - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 20 del 28/07/2008


IN SEDE CONSULTIVA 

(949) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, approvato dalla Camera dei deputati

(Parere alla 5ª Commissione. Esame e rinvio)  

 

      Riferisce alla Commissione il relatore ASCIUTTI (PdL), il quale si sofferma analiticamente sulle norme di interesse della Commissione.

            Anzitutto, osserva che l'articolo 15 stabilisce nuove modalità di fruizione dei libri scolastici, riducendo progressivamente i costi per le famiglie a partire dal prossimo anno scolastico. In particolare, facendo ovviamente salva l'autonomia, esso prevede che - a partire dal prossimo anno scolastico - sia data preferenza a libri disponibili in tutto o in parte su internet. Stabilisce altresì che - entro l'anno scolastico 2010-2011- i libri di testo del primo ciclo di istruzione e degli istituti di istruzione di secondo grado siano prodotti nella versione a stampa, on line e mista e che - a partire dal successivo anno scolastico (2011-2012) - siano adottati solo quelli utilizzabili on line o misti. Il medesimo articolo, prosegue il relatore, interviene anche sul contenuto e sulla struttura dei libri di testo, precisando che essi debbono sviluppare i contenuti essenziali delle Indicazioni nazionali e possono essere realizzati anche per sezioni tematiche, corrispondenti ad unità di apprendimento. Ciò, evidentemente, per contenere il peso dei materiali che i ragazzi devono portare da casa a scuola e viceversa, secondo una preoccupazione che la Commissione ha in più occasioni condiviso. L'articolo prevede infine che anche le università e l'AFAM si uniformino ai suddetti principi. Nel complesso il relatore giudica positivamente la norma, anche se riconosce che essa pone alcuni problemi sotto il profilo della tutela del diritto d'autore e della effettiva disponibilità di accessi internet presso le famiglie.

            Proseguendo nell'illustrazione, il relatore dà indi conto dell'articolo 16, che sancisce la possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni. Al riguardo, rinviando a quanto già evidenziato in sede di esame del Documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF), rileva che la disposizione prevede la possibilità per gli atenei di cambiare la loro stessa natura, da enti pubblici dotati di autonomia funzionale a enti di diritto privato organizzati in forma di fondazioni. Precisa altresì che tale possibilità si applica a tutte le università pubbliche, con ciò includendo evidentemente anche le università non statali che, secondo un consolidato orientamento della giurisprudenza, rientrano a pieno titolo fra gli enti pubblici non economici. Dopo aver fatto cenno alla disciplina di dettaglio della trasformazione, il relatore sottolinea il comma 9, secondo cui resta fermo il sistema di finanziamento pubblico. In proposito, puntualizza peraltro che, in tale ambito, l'entità dei finanziamenti privati costituisce elemento di valutazione a fini perequativi; la ripartizione dei contributi pubblici terrà quindi presente l'ammontare delle risorse private che le fondazioni sapranno attrarre. Quanto al personale amministrativo, fino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, in via transitoria si applica il trattamento economico e giuridico vigente alla data di entrata in vigore del decreto. Infine, l'articolo disciplina l'ipotesi di commissariamento, nel caso in cui il Ministro riscontri gravi violazioni di legge afferenti alla corretta gestione della fondazione.

Passando all'articolo 17, che prevede la soppressione della Fondazione IRI e il trasferimento delle relative dotazioni patrimoniali alla Fondazione Istituto italiano di tecnologia (ITT), il relatore rimarca che si dirottano così ingenti risorse pubbliche al  sostegno di progetti di ricerca applicata di eccellenza in settori tecnologici altamente strategici e alla creazione di una rete di infrastrutture di alta tecnologia localizzate presso primari centri pubblici e privati. Sottolinea peraltro l'esigenza – già sollevata nelle passate legislature – di audire regolarmente i vertici dell'IIT onde monitorarne l'attività.

Quanto all'articolo 22, il relatore registra favorevolmente che esso estende i contratti occasionali di tipo accessorio ai servizi prestati nei periodi di vacanza da giovani con meno di 25 anni, regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un'università o un istituto scolastico di ogni ordine e grado, riprendendo così il concetto del tirocinio estivo.

Dopo aver dato conto dell'articolo 23, che modifica il contratto di apprendistato prevedendo che esso possa essere volto al conseguimento, oltre che di un titolo di studio di livello secondario o un titolo di studio universitario o di alta formazione, anche di un dottorato di ricerca, il relatore si sofferma sull'articolo 24, che dispone l'abrogazione di ben 3.500 leggi, analiticamente riportate nell'Allegato A al decreto-legge. Si tratta, chiarisce, di leggi che hanno avuto un'efficacia temporanea, di leggi già implicitamente abrogate che appesantiscono l'ordinamento vigente, nonché di leggi che le amministrazioni di riferimento considerano palesemente obsolete.

Egli illustra altresì l'articolo 25, cosiddetto "taglia oneri amministrativi", che affida a ciascun Ministro il compito di adottare un piano di riduzione degli oneri amministrativi del 20 per cento entro il 2012, nonché l'articolo 26, definito invece "taglia enti". Esso delinea infatti una nuova procedura per la soppressione degli enti pubblici, destinata ad integrare i precedenti interventi in materia, fra cui l'articolo 2, commi 634 e seguenti, della legge finanziaria per il 2008. In particolare, sopprime, senza necessità di ulteriori adempimenti, gli enti pubblici non economici con una dotazione organica inferiore alle 50 unità, nonché quelli per i quali, al 31 dicembre 2008, non siano stati emanati i regolamenti di riordino previsti dal predetto comma 634. Al riguardo, il relatore richiama all'attenzione della Commissione che sono esclusi dalla soppressione di diritto le federazioni sportive, gli enti di ricerca, nonché gli enti preposti alla conservazione e alla trasmissione della memoria. Ricorda altresì che, fra gli enti da riordinare entro il 31 dicembre 2008, vi è la fondazione "Il Vittoriale degli italiani", per cui il decreto-legge n. 97 aveva già di recente disposto una proroga.

Con riguardo all'articolo 60, il relatore registra poi con grande soddisfazione l'esclusione del Fondo per il finanziamento ordinario delle università (FFO), delle risorse destinate alla ricerca, nonché di quelle per il finanziamento del 5 per mille dalla riduzione delle dotazioni finanziarie delle missioni di spesa per il triennio 2009-2011. Si tratta, sottolinea, di un segnale molto importante a favore dell'università, già penalizzata dai tagli subiti per la copertura del decreto-legge ICI.

Quanto all'articolo 63, il relatore riferisce anzitutto che esso, al comma 3, reca un importante incremento di 200 milioni di euro per il 2008 del Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche, al fine di consentire acquisti di beni e servizi indispensabili a garantire l'efficienza delle scuole, anche in relazione a debiti pregressi.

Egli dà poi conto di alcune norme, contenute sempre nell'articolo 63, che ripristinano talune decurtazioni operate a copertura dell'abolizione dell'ICI. In particolare, cita ilcomma 9,che estendeal triennio 2009-2011 il contributo statale al CONI, fissato in 450 milioni di euro annui per il periodo 2005-2008 dalla legge finanziaria per il 2005; ilcomma 9-bis, che restituisce al Comitato italiano paralimpico un importo maggiore di quello abrogato dal decreto-legge ICI (3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008-2010 anziché 2 milioni per il 2008 e 1 milione per ciascuno degli anni 2009-2010); il comma 13-bis, che reintroduce il tax credit per  gli investimenti nel cinema. Ricordando il suo ruolo di relatore sul decreto-legge ICI, manifesta dunque particolare soddisfazione per questi ripristini, che in qualche modo danno ragione all'impegno comune del Parlamento per la salvaguardia di settori cruciali.

Dopo aver dato conto dell'articolo 63-bis, che estende all'anno finanziario 2009 la disciplina relativa alla destinazione del 5 per mille a vantaggio - fra gli altri - di onlus che operano nel settore dell'istruzione, della formazione, dello sport dilettantistico, della cultura e dell'arte, di progetti di ricerca scientifica, di università, nonché di associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI, il relatore si sofferma poi sull'articolo 64, recante le norme di maggiore rilievo in materia scolastica. Esso individua infatti una serie di misure per la riorganizzazione del servizio, con riguardo agli organici oltre che all'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico. In particolare, prevede il ridimensionamento delle dotazioni organiche dei docenti attraverso l'incremento graduale, a partire dall'anno scolastico 2009-2010, del rapporto alunni/docenti al fine di raggiungere l'aumento di un punto entro l'anno scolastico 2011-2012. Con un emendamento approvato dall'altro ramo del Parlamento è stato peraltro precisato che tale revisione deve tenere conto delle esigenze degli alunni diversamente abili. L'articolo dispone altresì il ridimensionamento del personale ATA, attraverso la riduzione del 17 per cento della consistenza accertata nell'anno 2007-2008, da conseguire nel triennio 2009-2011 con decrementi annui pari ad un terzo del totale. Ai predetti fini sono previsti un Piano programmatico da adottare previo parere parlamentare, nonché uno o più regolamenti di delegificazione da adottare entro 12 mesi dal Piano per la revisione delle classi di concorso del personale docente, dei curricoli, dei piani di studio e degli orari (con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali) e dei criteri di formazione delle classi. Con una modifica introdotta dalla Camera dei deputati, il ridimensionamento della rete scolastica dovrà avere anche la finalità di migliorare la fruizione dell'offerta formativa. Nel caso di chiusura o accorpamento di scuole situate in piccoli comuni, lo Stato, le Regioni e gli enti locali dovranno individuare misure per ridurre il disagio degli utenti. Al riguardo, il relatore segnala peraltro che la programmazione della rete scolastica rientra fra le materie di competenza concorrente fra Stato e Regioni.

Sempre il medesimo articolo 64, prosegue, mantiene poi fermo a 10 anni (16 di età) l'obbligo di istruzione, disponendo tuttavia innovativamente che esso possa essere assolto anche nell'istruzione e formazione professionale di competenza delle Regioni oltre che, come previsto attualmente, nell'istruzione scolastica e nei percorsi di istruzione e formazione professionale avviati sperimentalmente dalle Regioni in base all'Accordo quadro siglato in Conferenza unificata il 19 giugno 2003.

Con riguardo alle Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario (SSIS), il relatore rammenta che la finanziaria 2007 ha posto ad esaurimento le graduatorie del personale docente, sicchè i nuovi specializzati non hanno più nessuna prospettiva di collocamento. Appare quindi sicuramente condivisibile la scelta, compiuta nel medesimo articolo 64, di sospendere questa modalità di formazione fino a quando non sarà perfezionata la revisione delle classi di concorso, nonché dei criteri di determinazione degli organici. Al riguardo, il relatore rammenta peraltro che il ministro Gelmini, nella sua replica al dibattito sulle dichiarazioni programmatiche, ha affermato che per gli specializzandi nel ciclo SSIS attualmente in svolgimento il Ministero sta pensando a modalità alternative di collocamento fra cui l'attribuzione di corsi di rinforzo nelle quattro regioni italiane (Sicilia, Campania, Puglia e Calabria) che hanno registrato i risultati più deficitari nei test OCSE-Pisa. Si tratta, a suo avviso, di un impegno importante per il collocamento delle giovani leve, benché possano si incontrare difficoltà nell'effettiva applicazione.

Il relatore illustra inoltre le economie di spese discendenti dalle misure indicate, evidenziando che, qualora non si conseguano, la norma prevede che si applichi la clausola di salvaguardia, consistente nella riduzione lineare delle dotazioni di bilancio del Ministero fino alla concorrenza dei risparmi. Precisa al riguardo che i dirigenti del Ministero e i dirigenti scolastici hanno la responsabilità della realizzazione delle nuove disposizioni, pena l'applicazione delle sanzioni previste dalla legge e dai contratti collettivi. A parziale compenso di tali decurtazioni, prosegue il relatore, la norma prevede tuttavia che - a decorrere dal 2010 - il 30 per cento delle economie conseguite siano reinvestite nella scuola per la valorizzazione del personale docente e ATA, ponendosi in sintonia con quanto a suo tempo disposto nella XIV legislatura dall'allora ministro Moratti e non ripreso nell'ultimo biennio.

Riconosce che si tratta di tagli molto rilevanti, la cui filosofia è tuttavia quella di ridisegnare l'organizzazione della scuola secondo un modello più efficace, tanto più che i risultati scolastici dei nostri allievi non sono paragonabili, quanto meno in tutte le Regioni, a quelli dei loro colleghi dei Paesi avanzati. Occorre dunque a suo giudizio cambiare impostazione, utilizzando al meglio le risorse disponibili in una difficile congiuntura economica. Ricorda peraltro che il ministro Gelmini, sempre nella replica al dibattito sulle dichiarazioni programmatiche, ha riferito che il Ministero sta compiendo simulazioni per individuare le misure più idonee a conseguire i risparmi richiesti e che non saranno comunque toccate formule efficaci quali l'articolazione della scuola elementare e il tempo pieno.

Si sofferma inoltre sull'articolo 66, che impone rigidi limiti al turn over, segnalando, con riferimento ai settori di competenza della Commissione, che il comma 13 conferma l'applicazione delle misure nei confronti del personale dell'università: pertanto, per il triennio 2009-2011, potrà essere rimpiazzato solo il 20 per cento delle cessazioni verificatesi l'anno precedente, mentre dal 2012 è previsto un ricambio pari al 50 per cento dei pensionamenti del 2011. Dà quindi conto dei risparmi conseguenti, puntualizzando che il Fondo per il finanziamento ordinario delle università è corrispondentemente ridotto delle medesime cifre. In ordine agli  enti di ricerca, la medesima disposizione stabilisce che, nel triennio 2010-2012, possano procedere, previo svolgimento delle procedure di mobilità, a assunzioni a tempo indeterminato entro i limiti previsti dall'articolo 1, comma 643, della legge finanziaria 2007, senza peraltro poter eccedere le unità cessate nell'anno precedente.

Passando all'articolo 69 - che si applica anche ai professori e ai ricercatori universitari - interamente modificato dalla Camera dei deputati, sottolinea la soppressione della sostituzione, a regime, della cadenza biennale con la cadenza triennale, mentre si prevede un intervento una tantum, con effetti riduttivi della spesa per il solo triennio 2009-2011.

Illustra indi l'articolo 72, secondo cui il personale in servizio presso le amministrazioni dello Stato, nonché le università e gli enti di ricerca con esclusione del personale della scuola, può chiedere l'esonero dal servizio nel corso del quinquennio precedente la maturazione dell'anzianità massima contributiva.

Quanto all'articolo 74, segnala una norma di copertura finanziaria a carattere generale che dispone la riduzione lineare degli stanziamenti di parte corrente relativi alle autorizzazioni di spesa della Tabella C allegata alla legge finanziaria per il 2008, per un importo complessivo pari a 1,4 milioni di euro a decorrere dal 2008. Puntualizza altresì che un'altra misura di copertura è la riduzione del Fondo speciale di parte corrente per i provvedimenti legislativi da approvare nel 2009 che, nei settori di competenza della Commissione, incide per 1,5 milioni di euro sul Ministero per i beni e le attività culturali e 1,5 milioni di euro sul Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

Delinea indi brevemente il contenuto di alcune norme che investono solo parzialmente la competenza della Commissione, quali: l'articolo 3, comma 6-ter, inerente il limite massimo di importo esente dalle imposte dirette delle plusvalenze realizzate da persone fisiche non esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo per le spese di ricerca; l'articolo 6-ter, che finanzia la banca del Mezzogiorno anche attraverso un accantonamento relativo al Ministero per i beni e le attività culturali per 2,5 milioni di euro; l'articolo 6-quater, che dispone la revoca di alcune assegnazioni del Fondo per le aree sottoutilizzate, con esclusione dei progetti di ricerca; l'articolo 7, che promuove la ricerca sul nucleare di quarta generazione e la fusione; l'articolo 11, comma 2, secondo cui fra i destinatari del Piano casa sono compresi gli studenti fuori sede; nonché l'articolo 14-bis, comma 3, che detta norma per la verifica dell'interesse storico e artistico degli immobili militari da dismettere.

Sottolinea inoltre che l'articolo 26, comma 5, modifica la legge di delega per il riordino degli enti di ricerca introducendo, sui decreti legislativi attuativi, il concerto del Ministro per la semplificazione normativa, mentre l'articolo 60-bis, al comma 5,  esclude le spese per convegni organizzati da università ed enti di ricerca dalla riduzione imposta a tutte le altre amministrazioni pubbliche.

Avviandosi alla conclusione, fa presente infine che l'articolo 67, al comma 5, riduce del 10 per cento i fondi per la contrattazione integrativa delle amministrazioni dello Stato, fra cui rientrano le università e gli enti di ricerca, e che l'articolo 74, comma 1, dispone una riduzione dell'assetto organizzativo degli enti pubblici, fra cui gli enti di ricerca.

 

Nel dibattito prende la parola la senatrice Mariapia GARAVAGLIA (PD), la quale preannuncia il voto contrario del suo Gruppo sullo schema di parere che sarà predisposto dal relatore, analogamente a quanto avvenuto in occasione dell'esame del DPEF, nonché la presentazione di un parere alternativo.

Nel ringraziare comunque il relatore della puntuale descrizione del provvedimento, lamenta che nonostante la Commissione stia svolgendo un doveroso lavoro di approfondimento, esso non sfoci in un contributo diretto, atteso che la competenza primaria è attribuita alla Commissione bilancio. Né questo deve stupire, atteso l'approccio drammaticamente economicistico del Governo in carica.

Deplora inoltre che, benché sarebbero possibili margini di riforma, l'Esecutivo non ha mostrato l'intenzione di rinunciare alle parti ordinamentali del decreto-legge, che avrebbe indubbiamente giovato alla posizione del ministro Gelmini, alla quale riconosce l'apertura testimoniata durante le dichiarazioni programmatiche.

Enfatizza inoltre la rilevanza della scuola e dell'università per il futuro del Paese, verso cui non bisogna assumere a suo giudizio un'opposizione preconcetta, e reputa inaccettabile che si intervenga in tali comparti a ridosso della pausa estiva con uno strumento normativo di immediata operatività, tanto più che le istituzioni scolastiche devono rispettare una precisa tempistica per la loro attività.

Dopo aver rammentato i tagli già disposti dal Governo Prodi nel settore scolastico, ritiene che le ulteriori decurtazioni previste siano insostenibili, a meno di non modificare numerose leggi, tra cui anzitutto quelle in materia di sicurezza. Fa presente infatti che sussistono precisi obblighi normativi in merito al numero di alunni per classe, che rischiano di essere pericolosamente disattesi.

Denuncia quindi l'ipocrisia dell'Esecutivo che, se da un lato ha dichiarato di voler ridurre i disagi, dall'altro ha impoverito i comuni, anche attraverso l'abolizione dell'ICI, tagliando intenzionalmente nei settori della scuola e dell'università. Precisa inoltre che l'autonomia ha rappresentato la vera conquista per il mondo scolastico, ma risulta sostanzialmente lesa dalla manovra in esame.

Con riferimento alle norme di competenza della Commissione, si sofferma preliminarmente sull'articolo 15, giudicando irrealistico per tutte le famiglie sostenere i costi dei libri on line, atteso che occorre essere in possesso degli adeguati supporti informatici. Nell'esprimere in proposito perplessità circa la coerenza di detta disposizione rispetto al contenuto del provvedimento, tiene a sottolineare che - pur riconoscendo l'esigenza di valorizzare la digitalizzazione - i ragazzi devono acquisire la cura e il gusto per il libro, che rappresenta un valore e trasmette la cultura.

Quanto all'articolo 16, coglie l'occasione per lamentare che nel comparto universitario sono stati effettuati tagli indiscriminati, senza un meccanismo premiale del merito, nonostante l'Esecutivo disponga di adeguati strumenti di monitoraggio. Manifesta inoltre forti dubbi a che tali norme possano essere riviste in occasione della manovra autunnale, considerato l'attuale atteggiamento di chiusura nei confronti di proposte emendative migliorative. Né si intravede a suo giudizio una immediata possibilità di convergenza, benché sia evidente una volontà comune di riformare il sistema scolastico e universitario.

Invita altresì a valorizzare il contributo delle scuole professionali nella lotta alla dispersione scolastica, in quanto esse offrono utili strumenti di maturazione e di mobilità sociale, idonei anche a garantire il pieno diritto all'istruzione. Ritiene infine che la formazione professionale, in ossequio all'impostazione della cosiddetta pedagogia preventiva, possa contribuire all'affermazione della cittadinanza.

 

Interviene la senatrice POLI BORTONE (PdL) la quale, premesse alcune considerazioni di carattere generale sulla complessità della manovra - volta alla riduzione di un debito pubblico assai pesante - e sulla sua connessione con altri interventi di rilievo come ad esempio quello sul federalismo fiscale, si sofferma su alcune problematiche di dettaglio, non per questo meno importanti.

Anzitutto, ritiene che la gratuità dei libri di testo dovrebbe essere parametrata al reddito delle famiglie, onde evitare sperequazioni di fatto.

Si associa poi alle considerazioni più volte espresse in ordine all'eccessiva proliferazione di corsi universitari, dei quali si impone una valutazione analitica, in un'ottica di indispensabile razionalizzazione.

Prende indi atto dell'ipotesi, avanzata dal ministro Gelmini e richiamata dal relatore Asciutti, di utilizzare gli specializzandi SSIS del IX ciclo in corsi di supporto alle scuole delle quattro Regioni che hanno dato i risultati più deludenti nei test OCSE-PISA, tra cui la Puglia. Al riguardo, si chiede se ciò sottintenda la volontà di utilizzare i fondi POR per l'obiettivo convergenza, che non a caso prevedono ben 114 miliardi di euro per quelle Regioni nel periodo 2007-2013.

Quanto infine alle norme sul personale prossimo alla quiescenza, si domanda se non possano essere individuate modalità per consentire ai docenti che andrebbero in pensione senza aver condotto i propri studenti al termine del ciclo di studi, di concluderlo con forme simili al volontariato.

 

Il seguito dell'esame è rinviato.

 

La seduta termina alle ore 18,15.