Anzitutto, deplora l'eterogeneità del decreto-legge n. 113, ritenendo deprecabile che un tema così strategico come l'università vi trovi una collocazione quasi accidentale.
Osserva poi come il merito delle disposizioni sull'università debba essere valutato alla luce delle altre norme che sono contestualmente all'esame del Parlamento e che incidono sul medesimo comparto, benché contenute in diversi strumenti legislativi: il taglio del Fondo per il finanziamento ordinario, che paralizza il sistema; il blocco del turn over dei docenti, che si pone in netto contrasto con l'inesorabile invecchiamento della classe docente; la trasformazione degli atenei in fondazioni, che rappresenta l'anticamera della loro privatizzazione.
Invita dunque il relatore a prendere atto delle difficoltà della Commissione, le cui competenze sono travolte da provvedimenti contigui che sterilizzano le disposizioni di merito. Auspica quindi un parere sufficientemente severo, che contrasti la prospettiva di una sovranità limitata, in cui alla Commissione residuino discussioni di utilità tutt'al più seminariale.