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Legislatura 15ª - 3ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 98 del 09/01/2008


IN SEDE REFERENTE

 

(Doc. XXII, n. 14) BULGARELLI ed altri  -  Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, fatto proprio dal Gruppo parlamentare Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani, ai sensi dell'articolo 79, comma 1, del Regolamento

(Seguito dell'esame e rinvio)

 

Riprende l’esame sospeso nella seduta del 5 dicembre 2007.

 

Il relatore POLITO (PD-Ulivo) in replica ai senatori intervenuti nel corso del dibattito, ricorda preliminarmente che la Commissione ha svolto un ampio, serio e proficuo lavoro attraverso l’avvio di un ciclo di audizioni al fine di verificare, prima di esprimersi sul documento in titolo, se fatti nuovi e rilevanti fossero venuti alla luce in seguito alle conclusioni della Commissione d’inchiesta della Camera, o se fatti rilevanti fossero stati trascurati dalle indagini della prima Commissione d’inchiesta. Non si può infatti intendere il potere d’inchiesta parlamentare come mero giudizio d’appello sull’inchiesta svolta da un’altra Commissione, in un’altra Camera, in un’altra legislatura, con un’altra maggioranza. Il potere di inchiesta parlamentare non può essere utilizzato, come a suo avviso ormai troppo spesso accade, al solo scopo di affermare o di ribaltare una verità politica, di parte, imposta a colpi di maggioranza, e dunque trasformato in mera cassa di risonanza mediatica. Richiama al riguardo le considerazioni espresse dal presidente Dini all’inizio dei lavori circa le difficoltà che potrebbero sorgere in sede di esame in Assemblea sulla proposta di istituire una nuova Commissione d’inchiesta che non sia accompagnata da elementi di novità ma sia volta esclusivamente a ribaltare le risultanze della Commissione d’inchiesta che ha concluso i suoi lavori presso l’altro ramo del parlamento nel corso della XIV legislatura.

            In questo quadro, la Commissione esteri ha avviato un ciclo di audizioni al fine di comprendere se una nuova Commissione d’inchiesta non corra gli stessi rischi della prima, finendo solamente con il riaccendere conflitti politici e speculazioni mediatiche, invece di avvicinare davvero la verità. Al riguardo si è tentato di verificare nel merito se sono concrete e realistiche, a più di tredici anni dai fatti, le ipotesi con cui la proposta Bulgarelli giustifica la richiesta di una nuova Commissione d’inchiesta

In particolare, dal punto di vista politico, l’audizione informale della Associazione Ilaria Alpi, cui ha partecipato la madre della vittima, signora Luciana, e l’onorevole Mariangela Gritta Grainer, ha confermato la convinzione che sul quel delitto, sulla sua dinamica, sui suoi eventuali mandanti e sui loro possibili moventi non sia stata fatta piena luce, né in sede giudiziaria né in sede di Commissione d’inchiesta parlamentare. Molti punti oscuri restano tali, molte contraddizioni irrisolte, molti potenziali testimoni e alcune potenziali prove scomparsi. E’ dunque del tutto legittimo ipotizzare - come l’Associazione non si è stancata di sostenere in tutti questi anni - che Alpi e Hrovatin siano stati vittime non di un tentativo di sequestro finito male bensì di un vero e proprio agguato finalizzato a distruggere le testimonianze e a seppellire le prove di un intreccio più grande e scandaloso, riguardante le scoperte compiute dai due reporter nel corso delle loro indagini. Resta, in particolare, la convinzione che la relazione di maggioranza con cui si è concluso il lavoro della Commissione d’inchiesta della Camera abbia teso pregiudizialmente a svalutare la portata, la serietà e l’impegno del lavoro giornalistico condotto da Alpi e Hrovatin, quasi come se per dimostrare la tesi della casualità dell’agguato, il suo più che possibile essere un evento di guerra in un contesto di guerra, fosse necessario dimostrare che i due cronisti niente avevano scoperto e poco avevano lavorato. Una denigrazione della professionalità delle due vittime inutile e ingiusta, che ha provocato comprensibile sconcerto e indignazione nei parenti delle vittime e nei settori giornalistici che più da vicino avevano potuto apprezzare la validità e la passione civile del lavoro di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, sentimenti che in quest’aula sono stati rappresentati non sopiti nelle sofferte parole della signora Luciana Alpi. Afferma dunque, a suo avviso, anche con maggiore consapevolezza, che la Commissione d’inchiesta della Camera presieduta dall’onorevole Taormina sia stata un’occasione persa.

            Prosegue nel ricordare, quindi, l’audizione del Direttore della Direzione generale per i paesi dell’Africa Sub-Sahariana del Ministero degli affari esteri, ambasciatore Sanguini, il quale ha riferito che al Ministero non risultano fatti nuovi nei 14 mesi successivi alla conclusione dell’inchiesta parlamentare né elementi specifici di ausilio in ordine all’opportunità di ricostituire la Commissione d’inchiesta. L’ambasciatore Sanguini ha anche segnalato come le condizioni di sicurezza oggi esistenti in Somalia rendano estremamente difficile la prospettata esigenza di avere utili contatti con gli interlocutori locali ritenuti necessari per far luce sulla vicenda, stante la lentezza del ripristino di istituzioni proprie di un’entità statuale, tenuto conto che il nostro Paese, al momento, non dispone neanche di una rappresentanza diplomatica in quel martoriato territorio.

            Ricorda quindi anche l'audizione dell’ammiraglio di squadra Bruno Branciforte, direttore del Sismi, il quale ha dichiarato che allo stato attuale il Servizio che dirige non dispone di elementi nuovi rispetto a quelli riportati nell’ambito delle testimonianze già rese dinanzi alla magistratura e alla Commissione d’inchiesta istituita nella scorsa legislatura. Con riferimento all’ipotesi di svolgere nuove indagini in loco, l’ammiraglio Branciforte ha segnalato le difficoltà connesse alle instabili condizioni di sicurezza in cui ci si troverebbe ad operare. In questo quadro ha evidenziato i rischi di attentati e rapimenti per il personale occidentale che si impegnasse in un’opera siffatta, soprattutto alla luce del proliferare di cellule terroristiche legate alla rete di Al Qaeda. L’ammiraglio Branciforte ha anche ricordato che al momento il suo Servizio non dispone di funzionari operanti nella zona ma, come l’ambasciatore Sanguini, ha offerto la piena disponibilità del suo servizio a collaborare con una Commissione d’inchiesta ove questa fosse istituita dal Senato.  

            Successivamente è intervenuto in audizione il sottosegretario di Stato per la giustizia Maritati, il quale ha riferito circa la richiesta di archiviazione del procedimento penale, da parte della Procura della Repubblica di Roma, in data 28 giugno, posto che ogni tentativo di risalire alle probabili ipotizzate ragioni dell’omicidio dal punto di vista processuale non ha evidenziato elementi che potessero abilitare un’azione penale nei confronti di eventuali responsabili.

            Osserva tuttavia come, a suo avviso molto opportunamente, si sia atteso che il Giudice per le indagini preliminari (GIP) di Roma si esprimesse sulla richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico ministero (PM): tale decisione rappresenta infatti la novità di certo più rilevante dalla fine dei lavori della prima Commissione d’inchiesta, ed in qualche modo è il fatto nuovo ritenuto necessario per poter esprimere un orientamento favorevole alla istituzione di una nuova Commissione d’inchiesta. Il GIP ha respinto la richiesta e ha invitato il PM a proseguire le indagini in tempi e con obiettivi esplicitamente indicati, ritenendo più che realistica l’ipotesi che l’agguato di Mogadiscio sia stato un vero e proprio "omicidio su commissione", e che quindi è non solo opportuno, ma doveroso, esperire tutte le vie investigative per individuare i mandanti e i moventi di tali omicidi.

            In questo quadro - nonostante alla luce delle audizioni svolte risulti difficile immaginare che una nuova Commissione monocamerale d’inchiesta, che ripetesse ex novo il lavoro della precedente, possa perseguire gli obiettivi indicati nella proposta Bulgarelli, soprattutto per l’oggettiva difficoltà, ai limiti dell’impossibilità, di svolgere indagini in loco e di ottenere la collaborazione delle autorità somale nell’espletamento di tali indagini – rileva come la decisione del GIP richiami all’obbligo morale e politico di non scrivere la parola fine su una vicenda che con tutta evidenza non è stata chiarita in tutti i suoi aspetti, e di non considerare assolte per prescrizione eventuali responsabilità, mandanti, complicità e omertà. A suo avviso il GIP di Roma ha indicato anche alla Commissione il metodo giusto: circoscrivere tempi e obiettivi di una nuova indagine, ma non impedirla, perché la verità piena non è stata ancora accertata. Sussistono numerosi aspetti specifici che, anche a distanza di tanti anni e proprio partendo dai lavori della prima Commissione, potrebbero essere chiariti da un’inchiesta parlamentare con obiettivi, tempi e risorse ben delimitati: per esempio un accertamento del Dna sui reperti umani trovati nell’auto al fine di accertare una volta per tutte se appartengono alle due vittime e dunque chiarire se quella è davvero l’auto al centro dell’agguato; oppure l’interrogatorio in veste di teste di Giancarlo Marocchino, che un ruolo centrale ebbe nella vicenda e che della precedente Commissione d’inchiesta è stato invece collaboratore; nonché l'interrogatorio del Sultano del Bosaso, che rilasciò una lunga intervista ad Ilaria Alpi qualche giorno prima dell’agguato e la cui audizione non ha ricevuto la necessaria considerazione nella relazione di maggioranza della prima Commissione d’inchiesta. Al riguardo, fa inoltre presente che il senatore Micheloni ha preannunciato la presentazione di emendamenti in tal senso, per delimitare e precisare lo scopo della nuova inchiesta parlamentare.

            Ritiene quindi che, prima di dichiararsi impotenti a dare una risposta alla sete di verità e giustizia che anima la famiglia e gli amici delle due vittime, sia compito della futura Commissione d'inchiesta verificare tutti i modi possibili per uscire dal vicolo cieco in cui oggettivamente si trovano le indagini sul caso Alpi e Hrovatin, una Commissione che sappia che cosa cercare e come, che utilizzi gli ampi materiali della prima Commissione d’inchiesta invece di ricominciare il lavoro, che eviti di riaccendere una sfida tra faziosità contrapposte in un turbinio di consulenti e di colpi mediatici.

            Conclusivamente propone alla Commissione di riferire favorevolmente all'Assemblea sul documento in titolo, previo esame degli emendamenti preannunciati.

 

Il senatore FRUSCIO (LNP), intervenendo sull’ordine dei lavori, sottolinea fermamente l'inopportunità che la Commissione esteri si pronunci sul documento medesimo, tenuto conto di quanto sinora emerso nel corso delle audizioni svolte riguardo all'impossibilità di estendere ulteriormente il campo delle indagini. In questo quadro la decisione del GIP circa la reiezione della richiesta di archiviazione dell'inchiesta giudiziaria e la relativa prosecuzione delle indagini rappresenta un problema interno alla magistratura e in nessun modo potrebbe costituire un elemento decisivo circa la valutazione sull'esercizio di un potere autonomo, quale la decisione di avviare un'inchiesta parlamentare. Al riguardo, pur dimostrandosi sensibile alle ragioni di giustizia sottese alle richieste che vengono dai familiari delle vittime e da quanti si sono costituiti in Associazione, sottolinea tuttavia l'esigenza di sospendere l'esame da parte della Commissione in attesa che la magistratura compia il suo corso, al fine di non esercitare alcun tipo di influenza, se non addirittura di interferenza, sull'indagine giudiziaria, rinviando al termine di essa la verifica di eventuali profili meritevoli di approfondimento in grado di riaprire la discussione sull'avvio di una apposita inchiesta parlamentare.

 

Il senatore Furio COLOMBO (PD-Ulivo) rileva come l'attività dell'istituenda Commissione di inchiesta non debba svolgersi in parallelo con quella della magistratura ma in via del tutto autonoma, posto che la decisione del GIP ha fornito essenzialmente lo spunto circa l'esigenza di chiarimenti relativamente ad ulteriori profili della vicenda, circoscrivendo, sul piano metodologico, tempi ed obiettivi di una nuova indagine.

Nel dissentire dalle considerazioni del senatore Fruscio, circa l’opportunità di attendere gli esiti dell’inchiesta giudiziaria, sottolinea come l'istituenda Commissione non rappresenterebbe una duplicazione rispetto all’attività della magistratura, né potrebbe considerarsi un sede di appello nei confronti della precedente Commissione di inchiesta, ma sarebbe unicamente volta alla ricerca della verità in ordine a taluni "spazi vuoti" della vicenda.

Conclude, infine, ricordando l'orientamento già espresso da taluni senatori  della Commissione e apparso sulla stampa ancor prima della pronuncia del GIP relativamente alla necessità di far luce su ulteriori elementi della vicenda attraverso il rinnovamento dell'inchiesta parlamentare mediante l'istituzione di una Commissione ad hoc presso il Senato.

 

Il senatore MARTONE (RC-SE), unendosi alle considerazioni del senatore Furio Colombo, condivide la proposta del relatore Polito, esprimendo in particolare apprezzamento per lo spirito che la anima,  in quanto volta non solo ad onorare la memoria dei due giornalisti ma anche a colmare un'esigenza di maggiore chiarezza sui punti controversi della vicenda.

 

Il senatore MICHELONI (PD-Ulivo), nel ringraziare il relatore per la puntualità e la chiarezza della replica, precisa in primo luogo che non sussistono profili di connessione tra la decisione del GIP e la proposta del relatore, tenuto conto che quest'ultima raccoglie un orientamento maturatosi ben prima della formalizzazione dell'esito relativo alla richiesta di archiviazione del procedimento da parte della Procura della Repubblica.

Si sofferma quindi sulle ragioni connesse alla proposta del relatore, evidenziando in particolare come, fermo restando l'impossibilità tecnica di ripetere l'inchiesta sin dal principio, nell'ambito delle audizioni sia emersa l'esigenza di offrire una risposta di giustizia ai familiari delle vittime e ai giornalisti. In questo quadro l'istituzione di una nuova Commissione non è diretta a mettere in discussione il lavoro svolto dalla precedente Commissione, con il rischio di snaturare lo strumento dell'inchiesta parlamentare, ma è volta a completarne l'attività sinora condotta dandola per acquisita.

Preannuncia infine la presentazione di proposte emendative al documento in esame, rispetto alle quali chiede la definizione del relativo termine, dirette a limitare nel tempo la durata dell'istituenda Commissione monocamerale di inchiesta, il cui mandato, non ulteriormente prorogabile, dovrà svolgersi secondo obiettivi predefiniti tenendo conto dell'attività e dei documenti raccolti dalla precedente Commissione, previo avvio, con procedura d'urgenza, della desecretazione dei relativi atti.

 

Il senatore MELE (SDSE) concorda con il relatore sull'esigenza di chiarire i punti oscuri della vicenda a prescindere dall'intervento della decisione del GIP al riguardo. In particolare, associandosi alle considerazioni del senatore Micheloni, ritiene l'avvio dell'inchiesta un preciso dovere politico e morale da assolvere al fine di dare risposta alla domanda di verità emersa nel corso delle audizioni.

 

Il senatore COSSUTTA (IU-Verdi-Com) esprime apprezzamento per la precisione e l'obiettività della replica del relatore sul documento di cui è firmatario. Soffermandosi sui contenuti della proposta del relatore Polito, sottolinea come essa sia frutto di una valutazione attenta circa l'esigenza di ricostruire la verità sulla vicenda, tenuto conto che le obiezioni avanzate da vari interlocutori nel corso delle audizioni attengono principalmente alla difficoltà di giungere a risultati conclusivi, piuttosto che sulla natura tuttora aperta della questione.

Al riguardo, proprio alla luce delle divergenze emerse nell'ambito della magistratura, tra la Procura della Repubblica e il GIP, ritiene prioritario svolgere in ambito parlamentare ulteriori approfondimenti mediante l'avvio di un'apposita inchiesta in una prospettiva che non sia di ribaltamento dei risultati d'indagine acquisiti dalla Commissione istituita nella precedente legislatura presso la Camera bensì di definitivo accertamento della verità circa questioni rimaste tuttora in sospeso.

 

Il senatore PIANETTA (DCA-PRI-MPA), pur convenendo che si tratta di una questione aperta, richiama le affermazioni svolte dal presidente Dini all'inizio dell'esame del documento circa l'esigenza di riscontrare eventuali elementi di novità atti a giustificare la ragion d'essere di una nuova Commissione d'inchiesta tenuto conto dell'ingente quantità di risorse da impegnare nonché dell'incisività dei relativi poteri d'indagine. Al riguardo ricorda inoltre come, nel corso delle audizioni finalizzate alla verifica della sussistenza di eventuali specifici fatti nuovi, siano state messe in luce le difficoltà connesse alla riapertura di una indagine, in sé complessa  e a distanza di oltre dieci anni dall'accaduto. In questo quadro, pertanto, esprime forti perplessità nel considerare quale fatto nuovo la pronuncia del GIP a fronte della consapevolezza delle difficoltà relative allo svolgimento di ulteriori indagini in Somalia nonché alla complessità di ordine tecnico delle stesse. Ritiene pertanto che solo l'Autorità giudiziaria disponga degli strumenti più idonei a sviluppare ulteriori indagini sulla vicenda, sottolineando quindi l'opportunità di sospendere la decisione di merito al fine di non creare inutili sovrapposizioni tra gli strumenti di indagine giudiziaria e quella parlamentare.

 

Il senatore MANTICA (AN), alla luce delle considerazioni emerse nel corso del dibattito sull’ordine dei lavori, si interroga in ordine al reale obiettivo che con l'istituzione di una Commissione di inchiesta si intenderebbe perseguire. In particolare, tenuto conto delle preoccupazioni connesse alle concrete modalità di effettuare nuove indagini in loco nonché della limitazione dell'esame documentale all'attività condotta dalla precedente Commissione, ritiene estremamente difficoltosa, se non impraticabile, l'eventuale ricostruzione della verità giuridica dei fatti. Viceversa, sembrerebbe che la finalità ultima della proposta di avvio dell'inchiesta parlamentare consista nella ricostruzione della verità politica legata alla vicenda, nel tentativo di trovare una conclusione diversa rispetto a quella  formulata dall'allora presidente della Commissione Taormina. In questo quadro, richiamandosi anche all’esperienza personale maturata nella Commissione d'inchiesta sulle stragi, rileva la sostanziale inutilità della proposta d’inchiesta in esame.

Conclude infine rilevando come tuttora sussistano altri casi relativi all'uccisione di giornalisti in teatri pericolosi e legati a circostanze imprecisate.

 

Il presidente DINI ringrazia il relatore per avere offerto una ricostruzione esauriente del lavoro svolto dalla Commissione attraverso lo svolgimento di numerose audizioni al fine di arricchire il quadro di valutazione. Si sofferma quindi sulla proposta del relatore di riferire favorevolmente all'Assemblea sul documento in esame, volto ad istituire una apposita Commissione d'inchiesta sulla vicenda di Ilaria Alpi, tenuto conto del fatto nuovo rappresentato dal rigetto, da parte del GIP, della richiesta di archiviazione dell'inchiesta giudiziaria avanzata dalla Procura della Repubblica di Roma. In questo quadro, l'istituenda Commissione potrebbe operare  - come sottolineato dal relatore - nell'ambito di tempi e modalità ben definite.

Propone infine di fissare il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno martedì 15 gennaio alle ore 16 e di rinviare il seguito dell'esame.

 

La Commissione conviene con la proposta del Presidente e il seguito dell'esame è quindi rinviato.