(19-21 maggio 2005)
La delegazione che ha effettuato il sopralluogo è stata guidata dal Presidente della Commissione, senatore Antonino Caruso e della stessa hanno fatto parte la senatrice Magistrelli e i senatori Forlani, Cavallaro e Ciccanti.
La prima visita è stata effettuata nella casa di reclusione di Fossombrone.
Individuato negli anni '70 come istituto per l'espiazione pena per reati di banda armata e di associazione mafiosa, la struttura risalente alla metà del XIX secolo, mostra ancora la fisionomia di una fortezza che ne fa tuttora una delle strutture più esposte dal punto di vista della pericolosità di detenuti dall'elevato spessore criminale. Alla data ne risultano assegnati centottantasei, presenti centocinquantotto (a causa di temporanei trasferimenti che termineranno nel prossimo mese di luglio) a fronte di una capienza regolamentare di centosettanta posti. Tra questi quarantuno ergastolani ed in generale detenuti con pene molto lunghe.
I detenuti sono ospitati in celle singole nelle separate sezioni per i comuni (ottantuno celle) e per quelli classificati alta sicurezza e elevato indice di vigilanza (ottantanove). L'istituto era dotato di un centro clinico (ora dimesso) nel quale trovano ora spazio una infermeria e diciassette camere di detenzione oltre ad un reparto per l'isolamento utilizzato in casi eccezionali (motivi sanitari o per applicazione del 41-bis dell'ordinamento penitenziario in attesa di traduzione ad altra sede).
La peculiarità della popolazione detenuta (quasi interamente di nazionalità italiana) ovviamente comporta da un lato un basso grado di attività di socializzazione e dall’altro il massimo della cautela nella sorveglianza (e quindi l’impiego di un maggior numero di agenti). Scarsa risultano quindi le attività lavorative limitate ai lavori domestici (lavanderia, pulizia, cucina) nelle quali, a rotazione, sono impiegati circa quaranta detenuti.
Pur tuttavia vengono svolti corsi di istruzione elementare, media e superiore: è stato segnalato il particolare successo del corso di ragioneria al quale hanno partecipato sessantaquattro detenuti ed anche il corso universitario (cinque detenuti).
E' operativa una convenzione con il locale teatro comunale per attività di drammatizzazione e l'allestimento di una palestra.
Notevoli anche i risultati conseguiti sul piano pedagogico: sessantuno detenuti sottoposti ad un programma di trattamento individualizzato, trentaquattro hanno usufruito nel 2004 di permesso premio, quattro sono stati ammessi al lavoro esterno e 1 inviato in misura alternativa. Proficui i rapporti con la facoltà di psicologia dell'Università di Urbino con la cui collaborazione sono stati organizzati tirocini universitari per educatori e generale soddisfazione per la realizzazione di un periodico titolato "Un Mondo a quadretti".
Nel 2004 si è svolto inoltre un corso di formazione per elettricisti della durata di 500 ore al quale hanno preso parte quindici detenuti e uno di alfabetizzazione informatica per un pari numero; rammarico è stato espresso per il mancato rinnovo per l’anno in corso di un contratto di lavoro portato dall'esterno da una ditta di mobili, a causa di problemi della stessa ditta.
Il personale della polizia penitenziaria risiede per la quasi totalità nella città o in vicini paese, fatta eccezione per gli ultimi tre agenti appena arrivati che alloggiano in caserma, ammonta a centotrentasette unità di cui dieci distaccati permanentemente al nucleo traduzioni e piantonamento e altrettanti fisiologicamente assenti per malattia o congedi parentali. Al fine di assicurare il necessario livello di sorveglianza risulta per tali ragioni inevitabile un massiccio il ricorso agli straordinari e una non certa garanzia del riposo settimanale e del congedo ordinario.
A tale riguardo, il comandante ha fatto rilevare potrebbe risultare fuorviante fermarsi al dato numerico e formale non deficitario dell’organico, in quanto, in base al contratto nazionale questo dovrebbe essere incrementato del 30 per cento proprio per garantire il diritto alle ferie e ai riposi nonché per sopperire alle assenze normali per la partecipazione degli agenti ai corsi organizzati dalla Amministrazione sia ai momentanei distacchi a congedi previsti dalle norme vigenti. Riferisce quindi che il personale in attività gode di un riposo mediamente una volta ogni dieci giorni e, mensilmente è chiamato ad effettuare complessivamente oltre tremila ore di straordinario.
Il Direttore ha elencato quindi talune opere che ritiene necessarie per dare una maggiore funzionalità alla struttura:
il rifacimento della portineria, separando la porta carraia da quella pedonale (attualmente unificate) e suddividendo ulteriormente il passaggio pedonale per consentire un ingresso separato per il personale di servizio da quello dei familiari dei detenuti;
il rifacimento del muro di cinta;
la ristrutturazione dell'ex-centro clinico da adibire a sezione a custodia attenuata e per dare all'infermeria una dignitosa funzionalità;
ristrutturazione della caserma per ospitare uffici amministrativi.
Nel corso del colloquio la senatrice Magistrelli chiede di potere disporre di maggiori e più dettagliate informazioni circa il trattamento sanitario dell’istituto.
In risposta vengono manifestati da un lato la soddisfazione per l’apposita convenzione con la ASL di Fermo con la quale è assicurata la fornitura gratuita dei farmaci di fascia A, consentendo in tal modo un grosso risparmio, dall'altro la constatazione di come i vincoli finanziari sempre più stretti impongano una seria limitazione delle convenzioni specialistiche, nonchè la impossibilità di adeguare l'infermeria (la sala raggi attualmente fuori uso).
Lo stesso direttore sanitario evidenzia come siano gravi le conseguenze dei continui tagli delle risorse per il settore psichiatrico per la decisiva ragione che l'esiguità degli importi delle parcelle scoraggiano i professionisti salvo il fatto, non infrequente, che il titolare non si senta investito di una missione di tipo volontaristico più che professionale.
Anche la convenzione con lo psicologo di 27 ore al mese rischia di essere solo formale.
I sanitari sottolineano come, comunque, il fenomeno dell'autolesionismo sia di dimensioni irrilevanti.
Il sindaco della città, pur dovendo convenire sulle difficoltà di gestione di un istituto come quello di Fossombrone, sottolinea però la positiva convivenza tra le due istituzioni.
Non può non rilevare come, dopo l'azienda ospedaliera, questa sia la seconda struttura del territorio comunale per numero di occupati alla cui esistenza e buon funzionamento l’amministrazione annette, naturalmente, grande importanza anche perché la gran parte degli operatori risulta residente nel Comune. Proficuo e in crescita è il rapporto tra le due amministrazioni anche sotto l'aspetto culturale di cui è importante esempio l’ottima collaborazione in campo teatrale.
La Delegazione si è recata alla Casa mandamentale di Macerata Feltria che ospita dodici detenuti (ma potenzialmente capace di ospitarne venti o addirittura trenta) a basso indice di pericolosità con fine pena inferiore a due anni, anche con un passato di tossicodipendenza e in buone condizioni di salute scelti sulla base di una accertata motivazione individuale.
Dispone di un appezzamento di terreno di due ettari (ampliabile) utilizzato per realizzare attività formative e lavorative di detenuti che, prossimi alla dimissione, possono apprendere una specifica professionalità spendibile sul mercato del lavoro nei settori dell'allevamento delle api e relativa produzione di miele, della ortoflorovivaistica in serra e campo, nella manutenzione del verde pubblico e privato.
Il progetto accolto con entusiasmo dagli operatori e una convinta partecipazione sia dell'amministrazione locale, della Provincia di Pesaro che della cooperativa "La mimosa" sia avvale della supervisone e organizzazione di un tecnico agrario.
Nel breve incontro con la Delegazione è emersa una partecipata consapevolezza della bontà della iniziativa vissuta come progetto pilota che, pur di limitate dimensioni, presenta un valore aggiunto di un esperienza trattamentale sulla quale investire risorse e personale.
A tale riguardo è stato sottolineato come sarebbe opportuno affiancare altre unità all’unica presente di personale inquadrato nel corpo di polizia penitenziaria (distaccato dalla Casa di Pesaro) e provvedere in tempo alla inevitabile sostituzione di nove ex custodi nel ruolo ad esaurimento (ora tecnici B/3) se si vuole assicurare un futuro ad una struttura come.
Il Provveditore regionale ha rilevato come sarebbero sufficienti altre tre unità per poter dire che l'assetto dell’istituto è funzionale in maniera accettabile; deve però constatare che sovente, una cattiva gestione del personale porta a non tenere conto della predisposizione al trattamento degli operatori che vengono sottratti per sopperire a situazioni di crisi di altri istituti.
L'obiettivo dichiarato è quello di arrivare a risultati più significativi, che non facciano di questa realtà un piccolo emblema. Per questo occorre un mutamento di approccio al trattamento di tipo culturale (dott.sa Grilli) sia anche un rinnovamento delle norme contabili. I tre mila euro provenienti dalla vendita del miele prodotto dovrebbero ad esempio costituire risorsa propria e non essere versate all’erario in forza di una incomprensibile prassi della burocrazia. A fronte di professionalità capaci di esercitare un vero e proprio controllo di gestione (utilizzo delle risorse e reinvestimento) e che cominciano a farsi largo anche all’interno dell’Amministrazione, deve, a giudizio di taluni degli intervenuti essere ormai superata l'unicità dei regolamenti che disciplinano sia il carcere di reclusione che una casa mandamentale come questa. Il salto dì qualità di esperienze come questa deve essere fatto nel senso che la formazione e le attività lavorative per la popolazione detenuta deve essere visto non come una finzione (utile solo a riempire caselle ministeriali) ma come lavoro e formazione vera, autentica, spendibile.
E per questo motivazioni diffuse tra il personale ci sono e vanno valorizzate.
La Delegazione si è recata nella casa circondariale di Pesaro. L'istituto, attivo dal 1988, al momento della visita ospita duecentoventinove detenuti (pari al numero medio per l'anno 2004) di cui circa la metà con condanne definitive e oltre la metà di origine extracomunitaria.
La struttura si compone di quattro sezioni, circondariale, alta sicurezza, semilibertà e protetti, nonché di una sezione femminile nella quale sono ristrette dodici detenute.
In seguito alla sospensione dal servizio del Direttore titolare, espleta le dette funzioni, mediante distacco, la Direttrice dell'istituto di Rimini.
Il personale di polizia penitenziario consta di centoquarantanove unità di personale a fronte di un organico previsto pari a centosessantanove, mentre quelli del comparto ministero ammontano a trentuno di cui ventotto adibiti a funzioni amministrative e quattro del ruolo di educatori.
Per quanto riguarda il lavoro, su quarantadue detenuti lavoranti, trentacinque prestano attività alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria; sono attivi corsi di falegnameria e legatoria, tipografia nei quali sono complessivamente impegnati circa venti detenuti mentre, quale attività di sostegno, è funzionante uno sportello-lavoro gestito da volontari.
Sul piano dell’offerta sanitaria, il servizio è assicurato da un direttore incaricato, da sei medici S.I.A.S. e altrettanti infermieri, mentre la struttura si avvale di un'assistenza psichiatrica per quindici ore settimanali al servizio dei venti detenuti in trattamento psichiatrico e di quattro ore settimanali un medico del SERT e per dodici ore settimanali un'infermiera a sostegno dei trentatrè detenuti tossicodipendenti.
Sono in essere convenzioni specialistiche esterne per odontoiatria (ottanta visite al mese), cardiologia (sei visite), chirurgia (cinque visite), dermatologia (dieci visite) ed oculistica (sei visite) con una media di venti visite mediche al giorno.
Il progetto pedagogico per l'anno in corso che poggia le sue basi su un ottimo rapporto con il territorio vede impegnate circa sessanta persone in attività formative, lavorative e culturali.
Nel campo formativo e lavorativo sono stati progettati e organizzati, con il coinvolgimento di SMILE (agenzia formativa che opera in stretto rapporto con l'Agenzia per l'innovazione dell'amministrazione penitenziaria di Pesaro utilizzando i fondi sociali europei, tramite la Provincia) i corsi di ceramica e tipografia e un corso professionale per la lavorazione del legno con stages finali presso alcune aziende della città che hanno già assunto precisi impegni per una futura assunzione dei soggetti formati. Lo stesso Comune di Pesaro ha commissionato alla falegnameria di Villa Fastiggi lavori per le scuole materne della città.
Da segnalare in questo contesto, il servizio offerto dalla casa di accoglienza "Casa Paci" sovvenzionata dal Comune e dai fondi stanziati dal protocollo Ministero/Regione, per ospitare in permesso premio e/o in misura alternativa detenuti che ivi consumano il pasto durante la pausa pranzo e trascorrono le ore tra la fine del lavoro ed il rientro in Istituto.
All'interno dell'istituto è operante lo sportello di informazione e orientamento al lavoro aperto dal centro Job di Pesaro.
Sul versante educativo-culturale, dal 2004 il Teatro dell'istituto ospita la stagione concertistica e teatrale e da quattro anni - con la collaborazione dell'associazione Aenigma di Urbino- è attivo ed apprezzato un laboratorio teatrale, in parte finanziato con i fondi dell'Ambito territoriale, che si prefigge l’obiettivo dell’inserimento nel circuito dei teatri cittadini.
Lo stesso obiettivo ha ispirato la convenzione sottoscritta con la Biblioteca comunale S. Giovanni di Pesaro che ha dato il via ad un servizio di prestito interbibliotecario, grazie all'impegno settimanale e volontario di un bibliotecario.
Nel corso dell'incontro con gli operatori e volontari, hanno preso la parola il cappellano il quale si è soffermato sul significato preminentemente spirituale della sua presenza nell'istituto (da diciassette anni) e il rappresentante della Conferenza regionale volontariato giustizia delle Marche che coordina quattordici associazioni operanti negli istituti di pena regionale il quale, consegnando alla Delegazione un documento predisposto per la circostanza ha sottolineato come l'esperienza maturata negli ultimi anni abbia suggerito la necessità di concentrare l'impegno sul coordinamento delle iniziative per un tipo di formazione che possa essere realmente professionalizzante e propedeutica all'inserimento esterno o all'apertura di lavorazioni interne. In questa direzione agiscono i numerosi sportelli - lavoro aperti che però abbisognano di un potenziamento concreto del legame con la realtà produttiva della zona.
Una rappresentante dell'Agenzia per l'innovazione dell'amministrazione finanziaria si sofferma sulle grandi opportunità offerte dal finanziamento di duecento mila euro, su bando della Regione, che coinvolgerà in forme diverse tutti gli istituti marchigiani per la fase formativa prima e per l'inserimento lavorativo poi. In tale direzione si muove il protocollo "Tre ville" sottoscritto con il Comune che valorizza preminentemente l'aspetto formativo. Dovrebbe comunque almeno essere messo in campo un tentativo di istituire un unico sportello regionale da mettere in rete per una condivisione delle informazioni e iniziative che si presentano frastagliate al fine di evitare dispersione di risorse.
Un esponente della Cooperativa "Aurora" che presta opera di assistenza esterna ai detenuti e che agisce con finanziamenti degli enti locali, osserva che gli attuali problemi economici si riversano pesantemente sulla attività degli operatori, attesa la presenza di sole quattro persone, delle quali due a tempo parziale.
Il comandante della polizia penitenziaria denuncia una costante emorragia di personale oltrechè una non razionale distribuzione delle risorse disponibili. Dinnanzi ad una diminuzione (dallo stesso quantificata pari a cinquanta unità dal 1996 ad oggi) si tratta di capire e di agire sulla base di una definizione di un modello di sicurezza del quale, al contrario, non è dato di conoscere esattamente la fisionomia e di non lasciare - come in concreto accade - alla assunzione da parte di singoli di responsabilità non dovute. Lamenta poi come la riduzione del personale, nei fatti, comporta la non fruibilità dei periodi di congedo ordinario. La sua preoccupazione è quella di evitare un'ulteriore regressione della qualità del servizio.
La direttrice, soffermandosi in particolare sugli aspetti della funzionalità dell'istituto, e in nome di una concretezza alla quale dichiara di volersi sempre ispirare, sottolinea come molti problemi pratici e quotidiani potrebbe essere risolti attraverso la dotazione di figure professionali assenti o deficitarie quali ragionieri, educatori e sanitari. Appare poi necessario un ricambio di personale, anche di livello dirigenziale e l'immissione di vice direttori che, come nel suo caso di direttrice in missione da Rimini, potrebbero essere investiti di responsabilità effettive e gestionali.
Nel tardo pomeriggio la Delegazione è stata ricevuta nella sede della Regione dove si è tenuto il previsto incontro con una folta rappresentanza politica e tecnica degli assessorati assistiti da dirigenti generali alla Sanità, al lavoro e alle politiche sociali nonché con la partecipazione del Provveditore dell’Amministrazione penitenziaria e dei direttori degli istituti.
Dopo un breve saluto introduttivo dell'assessore alla Sanità, il Presidente ha illustrato le finalità del sopralluogo che già al primo giorno ha consentito alla Delegazione di verificare un impegno altamente apprezzabile di tutti gli operatori coinvolti, da Fossombrome, dove i limiti imposti dalla logistica sono affrontati con grande abnegazione, a Macerata Feltria che si è proposta all'attenzione come un'esperienza di tutto rilievo per il recupero, a Pesaro dove la competenza e il forte legame con la realtà territoriale fa onore alla istituzione. La delegazione ha potuto già nel corso della prima giornata raccogliere giudizi positivi circa il livello di attenzione regionale al mondo carcerario così come è parso di capire che la tematica sanitaria sia quella che richiede il maggiore approfondimento e che a ragione può costituire il tema del presente incontro dal quale è lecito attendersi dai responsabili tecnici utili contributi. Ribadita in fine che la problematica carceraria debba essere inquadrata in un'ottica non "buonista" ma in un quadro di azioni preventive degli organi preposti a garantire in generale la sicurezza pubblica, essendo di tutta evidenza che se il detenuto è restituito alla società migliore di quanto non sia stato per diverse ragioni prima, il beneficio è a tutti gli effetti di interesse sociale.
Ha quindi la parola il Provveditore regionale il quale confermato l'ottimo rapporto di collaborazione con gli organismi regionali, illustra il valore della costituzione dei un apposito organismo referente del provveditorato (U.O.S.P) in materia di sanità penitenziaria. La struttura oltre a porsi come supporto indispensabile per le iniziative in materia rispetto al competente assessorato, previa analisi della domanda e delle esigenze avanzate dalle singole realtà, opera al fine di dare uniformità di procedura a tutti i soggetti coinvolti. La sanità è sicuramente un punto molto delicato dell'agire in quanto bisogna far in modo che trovino conciliazione i diritti costituzionali alla salute con i limiti finanziari e normativi. La convenzione con l'azienda sanitaria unica regionale per l'erogazione gratuita dei farmaci attraverso l'acquisizione nelle farmacie degli ospedali, ha dato buona prova di se determinando un risparmio di spesa notevole nel 2004 rispetto alla spesa del 2003. Grande attenzione è stata riservata alle azioni di prevenzione dei fenomeni di autolesionismo. Per quanto riguarda i problemi legati alla tossicodipendenza permane, dal punto di vista delle competenze, una situazione di incertezza interpretativa delle disposizioni e delle responsabilità della sanità regionale e di quella penitenziaria che però non possono oltremodo paralizzare questo delicato segmento dell'assistenza.
Sia la senatrice Magistrelli che il senatore Ciccanti sollecitano da parte dei presenti precise prese di posizione su problemi che concretamente si pongono sul piano sanitario al di là degli aspetti ordinamentali. Una risposta chiara si impone ad esempio in materia di prestazioni specialistiche che per quanto constato rappresenta un punto dolente. Se un libero cittadino ha la possibilità di accedere ai servizi privati in presenza di liste d’attesa di due, tre mesi, la medesima facoltà non è consentita al detenuto determinando una reale limitazione al diritto alla salute.
In particolare, il senatore Ciccanti si sofferma quindi sulla tematica della formazione che, pur ormai delegata alle province, abbisogna a suoi avviso comunque di una programmazione sovraordinata regionale e non invece essere affidata alla buona volontà dei singoli soprattutto al fine di indirizzarla non più verso una preparazione ad attività di scarso e limitato valore professionale qual è il piccolo artigianato ma per l’acquisizione di competenze richieste dal mercato del lavoro più professionalizzato. Si tratta di verificare poi quale connessione stabilire tra lo spazio riservato all'intervento regionale e quello dell'Amministrazione penitenziaria.
Il direttore di Fossombrone concorda con il senatore Ciccanti sul prevalere della tendenza alla formazione per attività minime (legatoria, ceramistica e simili) e, al contrario, sottolinea con soddisfazione le attese che egli riserva nei confronti di un recente cospicuo finanziamento per la preparazione (teorica e pratica) di operatori addetti alla differenziazione dei rifiuti. Per quanto riguarda la sanità, assodata la gratuità della fornitura farmaceutica (assicurata per il suo istituto dall'ASL di Fano), ritiene che debbano essere compiuti passi in avanti soprattutto per quanto riguarda l'odontoiatria che nel caso di popolazione carceraria di lunga pena, costituisce un problema attualmente di difficile soddisfazione.
Su tema della formazione, interviene poi una dirigente del provveditorato, la quale illustra il progetto finanziato dalla Regione che ha prodotto uno sportello del lavoro, gestito dalle agenzie del lavoro in maniera innovativa nel senso che si è riusciti ad uniformare sia la metodologia e quindi la modulistica per potere accedere ai servizi. Cita quale risultato quello di aver consentito ad un istituto quale quello di Pesaro che dispone di adeguati spazi, l’avvio di corsi di preparazione per confezioniste, per tipografi ad Ancona e operatori nella gestione di riciclo dei rifiuti a Fossombrone, con particolare attenzione rivolta a detenuti in semilibertà.
Dopo un intervento della Direttrice di Ancona, la quale nel riprendere il tema dei detenuti tossicodipendenti (che costituiscono il 40 per cento dell'intera popolazione interessata) pone l’accento sulla parcellizzazione degli interventi divisi tra il medico penitenziario e quello del SERT, a fronte del passaggio solo formale delle competenze alla Sanità pubblica e di come persista la tendenza a considerare tale detenuto come un peso da scaricare, il Presidente richiama quindi gli interlocutori a porre ai responsabili regionali questioni più concrete sulle quali questi possono assumere in questa sede precisi impegni, in particolare sul tema delle prestazione specialistiche.
Replica il Provveditore affermando che non risultano diffuse lamentele sul ritardo denunciato nelle dette prestazioni, mentre il responsabile della UOSP, anche direttore dell'istituto di Fermo, afferma che nel suo caso di sua diretta competenza, la Asl assicura addirittura la priorità ai detenuti e che, più in generale, bisognerebbe riprendere un discorso già avviato con la precedente giunta regionale in materia di specialista.
L'assessore alla sanità, a questo punto, dichiara che l'argomento è sicuramente da riprendere per trovare la più soddisfacente delle soluzioni; impegno confermato dal dirigente del dipartimento il quale richiede l'urgenza di instaurare rapporti non episodici tra Regione e amministrazione penitenziaria, formalizzare i rapporti tra i responsabili delle due amministrazioni che siano funzionali a conferire tempestività agli interventi: trova inconcepibile affrontare con un criterio burocratico il dramma delle attese per visite specialistiche urgenti. Il rimpallo di responsabilità non deve essere assolutamente superato. Lo stessa tempestività riservata in termini di rilascio di autorizzazioni a prestazioni medico-specialistiche a qualche detenuto eccellente come di recente avvenuto, deve essere del pari riservata indistintamente a tutti.
Può quindi assumere formale impegno alla stipula di una apposita convenzione per le visite specialistiche.
La direttrice del CSSA di Ancona torna sulla questione della tossicodipendenza per richiedere un superamento urgente dell'attuale situazione che vede gli affidati tossicodipendenti dover seguire due programmi terapeutici: quello dei servizi sanitari forniti dall'Amministrazione e quelli del SERT. E ciò in assenza di quella necessaria comunicazione tra di essi in materia di metodico del trattamento ed anche in materia di scambio di informazioni utili alla terapia riabilitativa. I responsabili del SERT si trincerano dietro il diritto alla privacy si rifiutano provocando seri problemi soprattutto nell'ottica, più propria del Centro, di gestione della fase successiva alla detenzione.
Il Presidente, consapevole che il detenuto tossicodipendente costituisce un doppio problema, invita però i responsabili ad affrontare le problematiche che si pongono, senza attendersi che siano altri a doverle risolvere.
Conclusivamente, il dirigente delle politiche del lavoro, pone l'accento sulla recente approvazione della legge regionale n. 2 del 2005 che riserva particolare attenzione alle fasce deboli e svantaggiate della popolazione e tra queste i detenuti ed ex detenuti. L’incontro odierno e le criticità sollevate costituiscono un forte stimolo ad imprimere alla legge stessa nella sua fase attuativa maggiore incisività ed attenzione.
Nella giornata del 20 maggio 2005 La Delegazione ha incontrato presso la sede del CSSA di Ancona i responsabili dei Centri di Ancona e Macerata. Nel corso dell'incontro sono state illustrate le attività svolte dai Centri nei rispettivi ambiti territoriali che, a detta degli operatori, mostrano comuni caratteristiche sostanzialmente ben gestibili.
Per quanto riguarda l'area di competenza del CSSA di Ancona, la Direttrice ha sottolineato come l'attività d'ufficio sia svolto, prevalentemente operando nel territorio, da sette unità al momento operative e per tre giorni la settimana mentre un giorno settimanale viene riservato ai colloqui e alle attività di equipe negli istituti penitenziari, alle attività di indagine socio-familiare, alle verifiche dei programmi e ai contatti con i condannati in misura alternativa. Nei restanti giorni il personale è impegnato in ufficio per la stesura delle relazioni e tenuta dei fascicoli.
Se, da un lato deve rilevare con soddisfazione come l'inserimento di esperti psicologi abbia potuto migliorare qualitativamente il lavoro d'equipe per quanto riguarda le istruttorie, dall'altro la permanente carenza di personale rende estremamente difficoltoso rispondere in maniera tempestiva e puntuale alla Magistratura di sorveglianza e garantire un'attività capillare di controllo e gestione delle misure alternative.
La responsabile del CSSA di Macerata, denunciata la carenza di personale dell'area di segreteria e amministrativo-contabile alla quale si sopperisce, ovviamente, a discapito dei compiti professionali propri, ritiene comunque che l'ufficio possa ritenersi soddisfatto quanto agli obiettivi conseguiti. In particolare, sottolinea la speciale attenzione riservata alle problematiche socio-giudiziarie degli immigrati entrati nel circuito penale e della popolazione detenuta femminile. Nessuna criticità è dato rilevare nei rapporti con la magistratura di sorveglianza di Macerata, mentre qualche problema esiste nel rapporto con gli istituti penitenziari dovuti per lo più alla carenza di personale educativo negli istituti stessi. Particolare importanza è attribuita alla promozione, presso diversi soggetti istituzionali e non, di politiche d'intervento sul piano della prevenzione della recidiva nonché per attuare progetti di giustizia "riparativa" nel contesto dell'esecuzione penale esterna (attualmente al vaglio della Regione e di enti territoriali), anche allo scopo di superare il fenomeno della adesione "furbesca" ai programmi alternativi.
Il Presidente apprezzato l'impegno e la professionalità degli interlocutori, chiede quale sia il livello di controllo che i Centri riservano alla attività delle cooperative sociali nelle quali sono collocati i condannati in misura alternativa, anche alla luce di taluni fatti di cui la cronaca recente si è dovuta occupare dai quali è emersa con tutta evidenza l’assenza di precise attribuzioni di responsabilità (caso Izzo).
In risposta i presenti riaffermano le proprie competenze istituzionali rispetto a quelle di altri enti finanziatori delle cooperative sociali (Comune e Provincia); la loro presenza si limita alla partecipazione ai gruppi di lavoro per la gestione trattamentale, alla definizione metodologie, alla verifica dell’andamento della misura che riguarda il singolo e alla stesura delle relazioni individualizzate in itinere e a consuntivo. Mentre la funzione di controllo vero e proprio competerebbe alle forze dell'ordine e quanto all'adeguatezza della struttura rispetto al programma alternativo definito la valutazione finale spetta comunque alla Sorveglianza.
Ancora il Presidente sostiene che vada rovesciato l'attuale schema che vede il primato assoluto del momento detentivo. La legge "Meduri" ormai alla fase finale di approvazione, tenta di porre su un piano almeno di parità il momento detentivo rispetto a quello del trattamento esterno affidato alla nuova Area penale esterna, non più considerata come depositaria di competenze solo amministrative ma anche di merito, vale a dire di gestione della pena attraverso l’affermazione del concetto del controllo non formale del condannato in misura alternativa.
Quanto alle dotazioni organiche, al confronto con situazioni a dir poco imbarazzanti constatate in alcune aree del sud del paese, per le Marche probabilmente le difficoltà poste in evidenza potranno trovare soluzione mediante un più razionale utilizzo delle risorse umane in essere congiuntamente ad una velocizzazione delle attività con le moderne tecnologie.
La Delegazione ha incontrato successivamente il Presidente del tribunale di sorveglianza di Ancona, il quale, fornendo un quadro dell’attività del suo ufficio, ha sottolineato l'importanza della creazione urgente di due nuove sedi, l'una a servizio dell’area nord della regione (Pesaro) e l'altra a sud (Ascoli). La revisione organizzativa prospettata è resa necessaria sia dall'attuale geografia penitenziaria della Regione sia da una più equa distribuzione di competenze esecutive della c. d. area penale esterna divenuta più impegnativa per l'accresciuta competenza della magistratura a seguito delle recenti modifiche normative. Tutto ciò appare rilevante se si considera che a Macerata da molti anni non ci sono più strutture detentive, mentre ad Ascoli è presente tra le altre anche una sezione di massima sicurezza per l'alta criminalità che postula la presenza di un magistrato in loco dovendosi altresì tener conto della prossima apertura di una nuova struttura in Ancona, zona Barcaglione.
Sottolinea quindi come sarebbe opportuno modificare l'attuale denominazione "Tribunale di sorveglianza" con l'altra "Tribunale della pena" per rendere più aderente la stessa alla funzione effettivamente svolta che non risiede in alcuna attività di sorveglianza, bensì nel decidere sull' "an", sul "quando" e sul "quomodo" la pena debba essere espiata.
Rileva quindi come la creazione di un posto per funzioni di magistrato di Corte d’Appello (con compiti di coordinamento degli uffici di sorveglianza) e l'adozione di decisioni collegiali a cinque unità (tre togati e due esperti) potrebbero incidere assai positivamente sulla funzionalità del Tribunale. La natura e la quantità di lavoro riguardante l'intera esecuzione penale e pratiche accessorie, postulano infatti un collegio che operi senza interruzioni. Si tratta quasi sempre di provvedimenti d'urgenza: dieci giorni per i reclami sui permessi, trenta giorni per le revoche dei benefici e quarantacinque per la cosiddetta Legge Simeone, per non parlare dei tempi richiesti dalla corte europea.
L'ufficio comunque, dal momento dell’assunzione dell’incarico avvenuto nel febbraio del 2002, oggi è in grado di definire i procedimenti riguardanti le misure alternative nell'arco di un semestre dalla loro proposizione.
Per quanto riguarda la logistica, dopo il distacco dal palazzo di giustizia, la sede è ubicata al piano terra di una civile abitazione e ciò inevitabilmente determina conseguenti disagi e problemi di sicurezza.
Passata quindi in rassegna la situazione degli istituti nei quali, a suo avviso, continua a difettare il personale assegnato a compiti di sostegno psicologico ed educativo, nonché a mancare il lavoro all'esterno, il Presidente afferma di prevedere che l’apertura di Ancona-Barcaglione determinerà un aggravio di lavoro rispetto al già consistente numero degli affari giudiziari ed amministrativi del Tribunale rispetto al quale si impone una riflessione tempestiva.
I tempi dei CSSA sia di Ancona che di Macerata – anche per la carenza di personale - non sempre consentono la tempestiva istruttoria nei procedimenti riguardanti l'applicazione delle misure alternative. Si rende necessario un potenziamento della strutture preposte al fine di evitare negative ripercussioni esterne sulla potenziale positività di tali misure che, se non soggette a continuo monitoraggio, finiscono per compromettere seriamente le iniziative dei centri di accoglienza, delle comunità terapeutiche, delle cooperative di lavoro e di solidarietà sociale. Da aggiungersi che la evanescenza delle offerte rieducative per soggetti detenuti non consente di norma un giudizio puntuale di osservazione della personalità. Per costoro il beneficio finisce per essere unicamente condizionato dalla esistenza o meno di rapporti disciplinari promossi dal personale di custodia.
Se poi si considera che rispetto al numero globale di 57 mila detenuti se ne affiancano 50 mila condannati in espiazione di misure alternative e altri 45 mila con esecuzione sospesa e si tiene conto che ci sono solo centosettanta magistrati di sorveglianza contro i quattromila cinquecento-cinquemila magistrati dell'intero settore penale, risulta difficile non comprendere quanto sia urgente un maggiore sostegno di questo delicato segmento dell’amministrazione giudiziaria. Risulta infatti di tutta evidenza l'effetto diseducativo e criminogeno di una giustizia che minaccia solo le sanzioni penali, senza poi poterle rendere effettive in tempi certi. Da aggiungere poi come la tendenza del legislatore vada nella direzione di attribuire funzioni monocratiche alla magistratura di sorveglianza per un sempre maggior ventaglio di affari (legge "Bossi-Fini", liberazione anticipata, conversione di pene pecuniarie, indultino) rispetto ai quali, stante la situazione degli organici, si rischia la paralisi.
Conclusivamente appare ormai indilazionabile una rivisitazione dell'intera materia per giungere se non - come da molti sostenuto - ad attribuire a questa magistratura competenze in merito alla determinazione della pena dopo il giudizio di cognizione, quantomeno in ordine a tutte le questioni inerenti la esecuzione quindi anche in materia di inconvenienti nella esecuzione, con evidente ampliamento dei relativi organici.
Il presidente Antonino Caruso sottolinea a sua volta l'importanza da attribuire al momento del controllo dei condannati inseriti nelle cooperative sociali e più in generale affidati al trattamento esterno per evitare fenomeni incresciosi di criminalità che si riproduce in detti ambiti. Ritiene quindi non ammissibile la sproporzione esistente tra le risorse impegnate per la quasi totalità per le indagini e i processi e quelle per il momento conclusivo e conseguente dell'espiazione della pena.
Sulla questione del lavoro alla quale si è fatto cenno per evidenziare lo scarso interesse delle imprese sociali non incoraggiate dalla normativa in materia assicurativa, contributiva e retributiva, il Presidente Caruso pone in rilievo come alla giusta eliminazione di forme di sfruttamento del lavoro in ambito detentivo sia seguita solo una totale inconsistenza dell'offerta lavorativa stessa. Dal punto di vista culturale e legislativo, probabilmente è ora di considerare il detenuto per quello che effettivamente è, cioè un lavoratore dotato certamente di diritti ma oggettivamente diverso dagli altri. Per questi dovrebbero essere prevalenti altri criteri, tra i quali la funzione rieducativa del lavoro e il riscatto sociale di colui che per diverse ragioni ha contravvenuto alla legge.
Quanto alle censure della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla violazione dell’articolo 6 della Convenzione per una decisione del Tribunale intervenuta oltre i dieci giorni in caso di reclamo sui permessi proposti da detenuti sottoposti al regime dell’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario, il Presidente Caruso ritiene che a suo avviso la Corte sembra non aver compreso appieno la specificità e la particolarità delle disposizioni speciali di restrizione riservate a questa categoria di condannati.
La Delegazione si è recata poi alla Casa circondariale di Camerino, inserita nell'antico complesso conventuale di San Francesco, situata al centro dell'abitato e di proprietà demaniale, dichiarata agibile dopo lo sgombero e i lavori seguiti al terremoto del 1997. E' una piccola struttura penitenziaria che per il suo pregio architettonico sollecita interesse da parte di diverse istituzioni, quali l'Università di Camerino e la Pinacoteca comunale. Per quanto di ridotte dimensioni e di scarsissima flessibilità logistica (considerati i vincoli cui è sottoposto) il carcere è apparso alla Commissione al completo della sua capienza con trentadue reclusi e sette detenute. Nella sezione femminile vengono ospitate, per sfollamento, detenute provenienti da Pesaro.
Uno dei primi rilievi sollevati è stato appunto quello relativo alla carenza del personale di polizia femminile che previsto in quattordici unità è attualmente ricoperto da dieci agenti, mentre quello maschile, ammonta a ventiquattro unità, al quale vanno sottratte cinque unità permanentemente adibite al nucleo traduzioni. Al deficit di personale, naturalmente si sopperisce mediante ricorso al lavoro straordinario ( nel secondo semestre del 2004 risultato pari a 4.307 ore).
Il direttore, comandato in missione da Fossombrone, è presente nell’istituto soltanto una volta la settimana, mentre il personale civile (cinque unità rispetto alle dieci previste) fa fronte alle incombenze del sevizio di ragioneria e di segreteria.
L'unico educatore è comandato in missione dalla casa di Spoleto ed effettua presso questa sede quattro presenze mensili, mentre l'assistente sociale, anch'essa proveniente dal CSSA di Macerata, è presente un giorno la settimana.
E' stato rilevato come in un carcere di queste dimensioni, la presenza di soli dieci detenuti in più può creare notevoli difficoltà organizzative di alloggiamento nelle sei celle della sezione maschile, tre delle quali di 36 metri quadrati dove sono reclusi otto detenuti, due di 20 metri quadrati con tre-quattro detenuti e una di 15 metri quadrati.
Risulta praticamente impossibile ricavare spazi adeguati e idonei per attività ricreative e formative. Pur nelle ristrettezze degli spazi, con l'ausilio dei docenti della scuola media di Matelica si tengono corsi di cultura generale, di lingua italiana per stranieri e straniera per gli italiani. Il direttore della Scuola Media ha affermato al riguardo che queste ultime hanno più successo dei normali corsi di livello elementare e di alfabetizzazione.
Sono attive due associazioni di volontariato: il Gruppo vincenziano di Camerino e l'associazione Papa Giovanni XXIII di Rimini. La prima, i cui volontari assicurano la loro presenza per due giorni settimanali, si prefigge di offrire un sostegno di tipo materiale ai soggetti meno abbienti, in particolare le donne, e di assicurare la gestione di un corso di alfabetizzazione informatica in un laboratorio realizzato con i fondi elargiti dalla stessa associazione. La seconda associazione si preoccupa di seguire quei soggetti che presentano requisiti per un loro reinserimento nella società, attraverso le strutture di accoglienza di cui dispone nel territorio.
E’ stata segnalato quindi il progetto - finanziato dal Comune di Camerino e realizzato dall'associazione centro servizi immigrati di Macerata - che prevede la presenza della figura di un mediatore culturale che affianca un consulente legale/esperto. Un rappresentante dell’Associazione dichiara che l’attenzione prevalente è rivolta verso l'inserimento sociale degli extracomunitari: per ciò l’Associazione può contare su un discreto numero di appartamenti per ex detenuti e in genere per persone disagiate sia per l’ospitalità che per lo svolgimento di corsi professionali.
Per quanto attiene agli aspetti sanitari, il servizio è affidato ad un medico incaricato provvisorio, supportato da altri tre medici SIAS a parcella che effettuano complessivamente sei ore lavorative giornaliere nonché da quattro infermieri dipendenti della locale ASL che, a rotazione, coprono il turno giornaliero di nove ore.
Un giudizio positivo è stato espresso sul rapporto pienamente funzionante con il locale ospedale sia per quanto riguarda il settore infermieristico che per le cure specialistiche da questo assicurate senza dover ricorrere alle consuete convenzioni; mentre è attiva una convenzione con il SERT per la somministrazione della terapia metadonica a scalare. Il Responsabile non solleva particolari problemi, trattandosi di una utenza molto ridotta nel numero e con una permanenza molto breve. Rari sono gli episodi di autolesionismo. Non si danno casi di TBC: sulla base di adesione volontaria il servizio comunque procede all’apposito screening per accertarne la sussistenza.
Il Presidente, a tale proposito chiede se, considerata la forte incidenza del fenomeno dell’insorgenza di tale patologia non si ritenga di dover procedere automaticamente a tali accertamenti, così come avviene in altri istituti visitati.
Il responsabile sanitario conferma che tali indagini diagnostiche non possono essere imposte, secondo le disposizioni vigenti.
Nel corso dell'incontro al quale hanno partecipato il Sindaco della città, il Comandante, il Direttore, il responsabile sanitario e i volontari sono state affrontate numerose le problematiche connesse alla ubicazione dell'immobile che, collocato in pieno centro cittadino, determina soprattutto notevoli problemi logistici, di trasporto ed anche di sicurezza.
Concordemente viene ritenuta più funzionale una sua collocazione al di fuori dalla cinta cittadina. Il Sindaco osserva che l’Amministrazione comunale ha già individuato l’area idonea per una nuova costruzione con una capienza di centocinquanta posti capace di offrire una maggiore dignità all’istituzione quanto all’offerta di spazi non puramente detentivi ma soprattutto rieducativi, totalmente assenti nell'attuale istituto e ricorda come negli anni siano state lasciate cadere una serie di occasioni a partire dall’obiettivo di realizzare un penitenziario-scuola (considerata la presenza in città di una prestigiosa Università) alla scelta di utilizzare i fondi del terremoto non per una nuova costruzione ma preferendo una difficile e complicata ristrutturazione per poi ritornare all’idea di carcere-scuola.
In definitiva, ad oggi, l’immobile ancora risulta appetibile da un punto di vista commerciale, l’accordo ministero- enti locali sulla nuova edificazione sembra pieno: bisogna evitare che al mutare dei governi e delle Amministrazioni si torni sempre al punto d’inizio.
Nel pomeriggio la Delegazione si è recata in visita alla Casa circondariale di Ascoli Piceno. Alla data vi erano reclusi centodiciotto detenuti di cui quarantatrè sottoposti al regime del 41-bis dell'ordinamento penitenziaria e sessantanove detenuti comuni, con un’alta la percentuale di definitivi (settantuno) e ventisette stranieri e ventinove tossicodipendenti. La popolazione detenuta è quindi suddivisa per la metà tra i reparti di media sicurezza e la rimanente in uno di massima sicurezza. In questo è prevalente l'esigenza della sicurezza e prevenzione mentre nel primo l’impostazione organizzativa tende a valorizzare l'aspetto trattamentale. Il rischio che il regime imposto dal 41-bis possa riverberarsi a scapito del reparto comuni è avvertito dalla direzione dell’istituto e a tale riguardo sono organizzati periodici corsi di formazione e aggiornamento del personale, con l'apporto del volontariato e con l'individuazione di un gruppo di agenti coordinati da un ispettore.
Vi sono impiegati centosessantasei effettivi di polizia a fronte dei centottantadue d'organico (di cui ventinove unità) dato che la direzione giudica congruo per l’integrale applicazione dell’Accordo-quadro e la piena fruizione dei diritti a partire da turni di sei ore, dei congedi, riposi, turni notturni e festivi.
Il personale civile ammonta a diciassette unità su ventuno previsti: si lamenta la carenza nel ruolo di educatore (previsti quattro ma vi è un solo educatore per soli tre giorni a settimana, essendo gli altri due in missione ad Ancona).
Per quanto riguarda la formazione professionale e scolastica sono attivi un corso di legatoria, corsi di alfabetizzazione per stranieri e di informatica.
I detenuti sottoposti al 41-bis studiano privatamente (medie, superiori e università e sostengono esami con le commissioni scolastiche che si recano in istituto). Considerata l'assenza di un adeguato locale per iniziative e incontri di gruppo, si utilizza la cappella dell'istituto. Per quanto riguarda le attività sportive si tiene un regolare corso di ginnastica in palestra, mentre il campo sportivo al momento è inagibile per ristrutturazione.
Relativamente al lavoro, il budget assegnato sul capitolo apposito (121 mila euro) consente il lavoro al diciotto per cento dei detenuti nelle lavorazioni di cucina, lavanderia, pulizie e piccole manutenzioni con il sistema della rotazione. Risultano essere solo due i detenuti assunti da una cooperativa esterna nel laboratorio artigianale di legatoria realizzato con fondi della Provincia.
L'assistenza sanitaria è assicurata da un servizio di guardia medica 24 ore su 24 e da un servizio di guardia infermieristica 17 ore al giorno e numerose sono le convenzioni specialistiche. I detenuti tossicodipendenti e alcooldipendenti sono presi in carico dal SERT sulla base di un'apposita convenzione con l'ASL.
In caso di ricovero ospedaliero, il locale nosocomio dispone di due stanze di degenza riservate.
Molto nutrita la presenza del volontariato: Caritas diocesana, comunità Giovanni XXIII e Comunità S. Vincenzo che offrono il loro sostegno ai detenuti nei colloqui individuali, nell'animazione delle funzioni religiose e nell'aiuto economico ai detenuti indigenti .
Giudicato buono il rapporto di collaborazione con gli enti locali; in particolare, nell'ambito del piano di zona è stato approvato e finanziato il Progetto "Oltre le parole" comprensivo sia dell'allestimento di uno sportello informativo gestito da mediatori culturali e con il supporto di consulenti legali sia il recupero delle aree incolte situate interne all’istituto mediante un esperimento in atto di florovivaismo e di coltivazione di piante officinali che potrebbero creare di nuovi posti di lavoro intramurario.
Sul versante della qualità dell'immobile è stata sottolineata con soddisfazione la recente ricopertura e impermeabilizzazione dell'immobile nonché la realizzazione di un impianto antiintrusione e antiscavalcamento e di videosorveglianza dotato di sistema di registrazione a TVCC.
All'incontro con gli operatori e volontari, dopo una breve illustrazione delle finalità del sopralluogo svolta dal Presidente, il Presidente della Provincia dichiara che, nell'ambito delle competenze dell'ente, sempre maggiore attenzione viene riservata al mondo carcerario ma che altrettanto resta da fare soprattutto sul piano general-preventivo delle azioni volte al reinserimento del detenuto. Riconfermato quindi l'impegno a implementare le iniziative già esistenti e ad impostarne di nuove, ritiene che sarà sempre più decisivo definire precise modalità attraverso le quali gli obiettivi, singolarmente posti, possano realizzarsi, attraverso un coordinamento che si concretizzi in una sorta di piano d'azione corale. Il punto di partenza potrebbe essere quello di individuare un referente-garante che, partendo dalla centralità dei bisogni del detenuto, si ponga come un vero e proprio interfaccia per la realizzazione di interventi integrati.
Il Presidente Caruso ritiene al pari degno di considerazione sia sostenere l’istituzione del Garante, sul modello dei paesi del Nord Europa, sia ritenere essere dovere delle Amministrazioni rapportarsi al mondo carcerario come destinatario di un servizio senza che si renda necessaria la presenza di un terzo - mediatore tra chi chiede e chi deve dare.
Dopo che la direttrice ha sottolineato il positivo rapporto con la Provincia per quanto riguarda la formazione professionale, in particolare per l'avvio di lavoro concreto nella legatoria, il Presidente Caruso osserva come alla organizzazione dei corsi sovente non faccia seguito uno sbocco concreto di lavoro; il ruolo degli enti locali dovrebbe a suo avviso essere quello dell'intermediario tra il carcere e le imprese così come ad esempio ha fatto il Comune di Milano con l'istituto di Opera dove da anni ormai la formazione altamente professionalizzata e rara di scalpellini assicura al Duomo di Milano la ristrutturazione delle sculture.
L'assessore alla politiche sociali e giovanili del Comune conferma l'impegno dell'amministrazione ad andare avanti nella strada della collaborazione con l'Amministrazione penitenziaria potendo contare per il secondo anno consecutivo di uno stanziamento di 30 mila euro per l'attuazione di un progetto culturale da attuare con la collaborazione della Caritas e di alcune cooperative sociali.
Il Presidente dell'ordine degli avvocati esprime l'adesione della categoria alle iniziative in essere e il Cappellano pone in risalto l'azione della chiesa locale verso persone per lo più abbandonate assicurando loro anche beni materiali di prima necessità e attraverso il Centro di ascolto al quale collaborano dieci volontari obiettori di coscienza; a suo dire comunque la necessità più grande è la casa e il lavoro per gli ex detenuti.
Una rappresentante dell'associazione "S. Vincenzo" ricorda l'organizzazione della giornata del detenuto nel corso della quale accanto a momenti di riflessione religiosa si è cercato di venire incontro alle necessità dei detenuti. L'obiettivo e l'azione che li anima è quello di offrire un supporto ad alcuni detenuti agli arresti domiciliari per accompagnarli gradualmente all'autosufficienza.
Dopo che un rappresentante della Comunità Papa Giovanni ha succintamente illustrato l'attività svolta presso la casa "Manuela" di Grottammare, dove svolgono opera di volontariato venti persone, il presidente della locale Camera di Commercio, rileva come l'istituzione imprenditoriale che rappresenta deve cominciare a prendere atto di questa realtà fino trascurata e, senza interferenze, produrre migliori risultati di quelli finora raggiunti sul piano del coinvolgimento del mondo dell'imprenditoria.
Al rappresentante sindacale della polizia penitenziaria che sostiene la necessità che il Corpo sia dotato di migliori strumenti e condizioni lavorative, il Presidente Caruso ricorda come anche sul piano normativo si stia cercando di rendere dinamico un settore mediante l'individuazione della cosiddetta area penale esterna (l'edilizia penitenziaria da sola non potrà risolvere i problemi considerato il trend di presenze sempre in crescita) prospettando un passaggio dal binomio custodia/trattamento all'altro trattamento/custodia nel quale anche la polizia penitenziaria sarà chiamata a porsi evitando in tal modo quella sorta di staticità del ruolo del poliziotto che oggi inizia e finisce dentro il carcere la sua attività.
Il senatore Ciccanti rileva l'incongruenza della collocazione del magistrato di sorveglianza a Macerata, da anni non più sede di carcere, e non ad Ascoli dove sussistono buone ragioni per la presenza di una magistratura più prossima e ricorda le iniziative legislative in corso per ovviare alla stessa anche alla della istituzione della nuova provincia di Fermo che richiede una revisione delle circoscrizioni giudiziarie.
Riprendendo argomenti affrontati nell'incontro alla Regione, riferisce l'impegno in quella sede assunto dagli organi competenti a risolvere la questione delle visite specialistiche.
Per una breve visita la delegazione si è quindi recata a Fermo.
Presso la Casa di reclusione (con annessa una piccola sezione di circondariale) erano reclusi sessanta detenuti tutti con condanne definitive, di cui il 30 per cento circa tossicodipendenti e di pari percentuale gli extracomunitari.
E apparso immediatamente evidente come le ridotte dimensioni dell'immobile non potessero offrire alcuna possibilità di socialità, essendo l'unico spazio disponibile a tale fine la palestra, all'interno della quale di volta in volta si svolgono le attività sia sportive che scolastiche che ricreative.
La funzione prevalentemente custodiale è quindi affidata a quarantacinque unità di polizia penitenziaria di cui tre distaccate al nucleo traduzioni e piantonamenti e quattro, costantemente, distaccate o in missione.
Nel breve incontro avuto con gli operatori, la delegazione ha avuto modo di confrontarsi con il Direttore reggente, il Comandante della polizia e i responsabili dell'area sanitaria ed educativa.
Il Presidente chiede se risponde al vero che l'istituto si caratterizzi per un trattamento particolarmente duro del detenuto. Il direttore giudica non fondata tale "voce" e il Comandante afferma che i procedimenti disciplinari a carico dei detenuti sono sempre adottati in applicazione del Regolamento e numericamente risultano essere nella media di tanti altri istituti.
Il responsabile sanitario, in risposta ad una domanda del Presidente, ritiene di potere esprimere un giudizio positivo circa il rapporto con la struttura ospedaliera di Fermo per la tempestività con la quale questa interviene nonché per la qualità dei servizi prestati, tanto da consentire il passaggio a due soli rapporti convenzionali con altrettanti specialisti. Le patologie più frequenti sono quelle tipiche di una popolazione detenuta anziana e, in particolare, per quanto riguarda l'odontoiatria alla pratica impossibilità di assicurare le protesi, si supplisce con efficaci azioni di bonifica dentaria.
Quanto alla ristrettezza degli spazi disponibili, il Direttore riferisce di una richiesta avanzata al provveditorato regionale di chiusura della sezione del circondariale per poterne utilizzare gli spazi a fini trattamentali. Il carcere, infatti, essendo essenzialmete di reclusione richiederebbe diverse disponibilità di ambienti per il trattamento (non c'è neppure un campo di calcetto): l'imminente apertura del nuovo carcere di Ancona potrebbe consentire anche formalmente la sua trasformazione in casa di reclusione a tutti gli effetti.
Il responsabile dell'area educativa ritiene che andrebbe superato quell'eccesso di burocratizzazione che vede gli educatori occupati per la gran parte del tempo disponibile dalla stesura delle relazioni comportamentali, considerato che il detenuto ovunque venga trasferito o recluso avanza richieste per ottenere i benefici della legge "Gozzini". Sarebbe più utile, al contrario, impiegare il tempo in analisi introspettive del soggetto.
Nell'ultima giornata, del 21 maggio 2005, la delegazione ha fatto visita all'istituto di Ancona.
Realizzato secondo standards edificatori comuni ad altri istituti degli anni '80 che lo fanno rientrare tra le cosiddette "carceri d'oro", anche ad Ancona, dopo aver compiuto visite ad altri istituti molto più risalenti, la Delegazione ha potuto accertare forse più che altrove l'evidenza di problemi causati dall'impiego di materiali da costruzione scadenti, l'uso irrazionale degli spazi nonchè la fatiscenza e inadeguatezza precoce degli impianti.
Tali rilievi hanno trovato immediata conferma già all'ingresso dell'istituto dove erano inequivocabilmente avvertibili forti odori da malfunzionamento delle fognature. Lo stesso comandante che accompagnava la Delegazione ha confermato l'esistenza di una situazione per la quale d'estate le condizioni diventano insopportabili per il caldo e le zanzare, mentre d'inverno gli ampi spazi risultano scarsamente caldi. La particolare situazione avvertita comunque è imputabile alla inefficacia delle pompe di sollevamento dell'acqua piovana raccolta nei pozzi e al conseguente accumulo di detriti fangosi.
Attualmente vi si trovano ristretti trecento detenuti, con una media di trecentosette nel 2004 e nei primi quattro mesi del 2005, dei quali circa duecento con condanne definitive con pene medie di sei-otto anni.
Nei due reparti di alta sicurezza sono reclusi novanta detenuti per reati associativi; gli extracomunitari detenuti sono pari al 50 per cento e i tossicodipendenti al 30 cento.
Il personale di polizia presenta un organico effettivo di centosettantatrè unità rispetto a quello previsto in duecentouno dal decreto ministeriale dell'8 febbraio 2001. Quello civile è deficitario per quanto riguarda l'area educativa potendo contare su un solo educatore e uno psicologo.
Il lavoro è prevalentemente domestico mentre solo dieci detenuti sono alle dipendenze non dell'Amministrazione.
La formazione ricalca senza particolari e significativi progetti lo schema dei corsi di alfabetizzazione, di scuola media e di corsi di informatica sia per le sezioni comuni che alta sicurezza.
La Direttrice, contrariamente al Presidente che ha ritenuto di poter affermare -anche alla luce di altri sopralluoghi - che la Regione Marche può a ragione essere inserita tra quelle di eccellenza per l'assenza di sovraffollamento, per il buon livello degli organici nonché per merito di quanti vi lavorano, rileva invece l'esistenza nell'istituto di una seria carenza di personale che, pur in presenza di un ridotto tasso di assenteismo, è costretto ad organizzare il lavoro su tre quadranti per otto ore giornaliere. Esiste poi un problema di pendolarismo degli agenti, mentre molti poliziotti di provenienza pugliese alloggiano in caserma; la prospettiva poi del trasferimento di venticinque unità nel nuovo carcere di Barcaglione impone di giungere all'appuntamento senza correre eccessivi rischi di vuoti d'organico.
Per quanto riguarda i dipendenti civili, la scarsissima presenza di educatori rende praticamente impossibile qualsiasi attività di sostegno: per far fronte alle incombenze istituzionali di stesura delle relazioni comportamentali dei detenuti in maniera impropria si fa ricorso alla disponibilità dei poliziotti i quali comunque non possono non limitarsi a redigere rapporti di profilo esclusivamente disciplinare.
La Direttrice ha sottolineato invece come un dato di tutto rilievo il potenziamento recente del settore psichiatrico che può avvalersi ora dell'opera continuativamente assicurata da due psichiatri che ha determinato una sensibile riduzione degli episodi di autolesionismo.
Circa la composizione della popolazione detenuta che vede una presenza pari al 50 per cento di extracomunitari, la Direzione ha disposto una serie di iniziative con le quali sono assicurati sia un locale per i riti religiosi che la somministrazione di un vitto diversificato; per quanto riguarda invece la popolazione tossicodipendente denuncia la tendenza dei servizi territoriali - ai quali è transitata la competenza - a sottostimare l'entità del fenomeno al fine di contenere i costi economici e le risorse umane. Sul tema si pronuncia anche il responsabile dell'area sanitaria per confermare quanto detto e per aggiungere che con il passaggio al SSN siano confluite ai SERT equipe, fondi e mezzi strumentali con i quali l'unico scopo raggiunto consiste nella semplice somministrazione del metadone e senza effettuare alcuna azione preventiva rispetto alla quale il SERT continua a dichiararsi incompetente. Occorre al contrario convincersi che la tossicodipendenza carceraria richiede un trattamento globale e non parcellizzato.
Continuando nel suo intervento il responsabile sanitario riferisce di talune difficoltà derivanti dalla limitazione alla stretto essenziale dei servizi resi dalla struttura per la carenza di personale che coinvolge anche la guardia medica, composto da un caposala e tredici unità convenzionate tra medici SIAS e infermieri alle quali si aggiungono sette specialistiche. Queste ultime, a suo avviso, dovrebbero essere rinforzate per non dover ricorrere alle prestazioni esterne che comportano le inevitabili liste d'attesa alle quali i detenuti, al pari degli altri comuni cittadini, dovrebbero sottostare e senza attendersi improbabili corsie preferenziali.
Al presidente che chiede di conoscere il protocollo sanitario di ingresso, il coordinatore sanitario risponde che non esistono obblighi di sottoposizione ai test per l'epatite HIV e TBC. Resta fermo che coloro che aderiscono vi vengono sottoposti. Non sono stati rilevati casi di insorgenza di TBC mentre sono accertati casi di scabbia che vengono seguiti dallo specialista dermatologo.
Una volontaria sottolinea quanto già fatto per una migliore fruibilità della biblioteca per la quale si è rinnovato l'arredo e si sta passando dalla distribuzione dei libri nelle celle all'accesso e lettura nella biblioteca, dotata di cinquemila volumi e nella quale si svolge attualmente un corso di educazione alla lettura.
La volontaria espone dal suo punto di vista la critica situazione data dalle scarsissime opportunità rieducative offerte dalla istituzione rispetto alle quali il volontariato tenta di svolgere un'azione di supplenza in particolare rivolta agli extracomunitari che nei fatti risultano esclusi dai benefici delle misure alternative.
Una volontaria della Caritas pone in rilievo come la l'opera della sua organizzazione sia tesa ad accompagnare le persone verso un percorso di speranza di un vita diversa precostituendone già durante la detenzione le condizioni; a ciò però non corrisponde la dovuta attenzione del territorio all'accoglienza soprattutto per quanto riguarda la casa e il lavoro. Denuncia quindi la scarsità di risorse messe a disposizione per il lavoro interno che per molti costituisce l'unica fonte di un minimo guadagno.
Alla senatrice Magistrelli che rileva come dagli interventi svolti emerga il giudizio di una scarsa interazione tra il carcere e il territorio, risponde un altro volontario per sostenere che occorrerebbe una maggiore decisione e convinzione nel chiedere al contesto amministrativo il rispetto degli impegni assunti nell'ambito dei piani di zona, andrebbe rafforzato il ruolo e la presenza del volontariato all'interno della apposita Commissione regionale per la definizione e il monitoraggio delle iniziative, dovrebbe avere maggiore incisività gli sportelli lavoro ed infine, soprattutto per quanto riguarda gli stranieri, si dovrebbero superare gli attuali difficili rapporti con le questure per quanto attiene alle procedure e rilascio di documenti.
La Direttrice ritiene che, ai fini di una maggiore efficienza delle risorse umane e materiali in dotazione all'istituto, andrebbe anche affrontato - e per questo sono stati compiuti passi verso la Procura della Repubblica - il problema delle permanenze brevissime di arrestati che, se trattenuti nelle camere di sicurezza delle questure, eviterebbero un dispendioso quanto inutile insieme di adempimenti d'obbligo a carico della Amministrazione penitenziaria.
* * * * * * *
In considerazione del tempo trascorso tra la data del sopralluogo e la pubblicazione della relazione, si è ritenuto utile acquisire i dati relativi al Provveditorato regionale per le Marche aggiornati, riguardanti la popolazione detenuta, il personale di polizia penitenziaria, il personale civile e dei CSSA, che si allegano.