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Legislatura 14ª - 2ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 560 del 15/02/2006


 

GIUSTIZIA    (2ª) 

 

MERCOLEDÌ 15 FEBBRAIO 2006

560ª Seduta (pomeridiana) 

 

Presidenza del Presidente

Antonino CARUSO 

 

 

            La seduta inizia alle ore 15,10.

 

IN RELAZIONE AL PROGRAMMA DI SOPRALLUOGHI SVOLTI DA DELEGAZIONI DELLA COMMISSIONE ED AVENTI AD OGGETTO IL FUNZIONAMENTO DEL SISTEMA PENITENZIARIO NAZIONALE

 

      Il presidente Antonino CARUSO avverte che in allegato al resoconto della seduta odierna verranno pubblicate le relazioni dei sopralluoghi aventi ad oggetto il funzionamento del sistema penitenziario nazionale che hanno interessato le regioni Sicilia, Marche ed Emilia Romagna.

 

IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO 

Schema di decreto legislativo recante: "Attuazione della direttiva 2004/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale" (n. 613)

(Esame. Parere al Ministro per i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 18 aprile 2005, n. 62. Parere favorevole con osservazioni)

 

      Il presidente Antonino CARUSO comunica che sono pervenute le osservazioni della 14a Commissione che sono non ostative e formulano, al contempo, una serie di rilievi. Fra questi richiama problematicamente l'attenzione su quello relativo all'invito al Governo a provvedere all'attuazione dell'articolo 7, paragrafo 2, e dell'articolo 9, paragrafo 6, della direttiva 2004/48/CE - che prevedono, in particolare con quest'ultima disposizione, che gli Stati membri assicurino la possibilità per l'autorità giudiziaria di disporre un'adeguata cauzione da parte dell'attore, al fine di garantire il risarcimento dell'eventuale danno subito dal convenuto, in caso di domande infondate da parte dell'attore medesimo - ritenendo che il suggerimento non sia convincente e comunque debba ritenersi incompatibile con la tutela del principio di uguaglianza e del diritto di difesa.

 

            Il relatore, senatore MUGNAI(AN), illustra quindi una proposta di parere favorevole che viene pubblicata in allegato al resoconto della seduta odierna.

 

            Non essendovi richieste di intervento, il PRESIDENTE, dopo aver accertato la presenza del prescritto numero di senatori, pone infine in votazione il mandato al relatore a redigere un parere favorevole nei termini da lui stesso indicati e ad integrare tale parere con i rilievi formulati dalla 14a Commissione che lo stesso riterrà di valutare positivamente, fatta eccezione in ogni caso per quello relativo all'articolo 7, paragrafo 2, e all'articolo 9, paragrafo 6, della citata direttiva, su cui la Commissione giustizia non concorda.

 

            La Commissione approva.

 

            La seduta termina alle ore 15,40.


SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAL RELATORE SULL'ATTO DEL GOVERNO N. 613

 

            La Commissione:

premesso:

- che la direttiva 2004/48/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale si traduce nella trasposizione a livello comunitario delle norme contenute nell'accordo internazionale stipulato nel 1994 in seno alla Uruguay Round già recepito dall' Italia con legge 29 dicembre 1994 n. 747;

- che in sede di recepimento di tale direttiva sono state, quindi, previste unicamente le disposizioni normative non comprese da detto accordo internazionale;

- che l'attuazione della direttiva n. 48 persegue il peculiare obiettivo di far rispettare il diritto di proprietà intellettuale sulla base del presupposto che la contraffazione e la pirateria determinano un fenomeno di dimensione internazionale in costante crescita, tale da rappresentare una vera e propria minaccia per le economie nazionali degli Stati;

ritenuto:

Atteso, in particolare:

- che la direttiva, delinea un articolato sistema sanzionatorio pensato in funzione deterrente, (anche nell'ottica dell'allargamento a 25 degli Stati membri dell'Unione Europea) dettando una serie di apposite misure, (ad esempio in materia di acquisizione di prove - articolo 6 paragrafo 2) nonché di mezzi istruttori del tutto innovativi rispetto al nostro sistema processuale civilistico attualmente vigente, finalizzati a consentire al giudice l'acquisizione di "informazioni" sull'origine e sulle reti di distribuzioni delle merci e di prestazioni di servizi, non solo dall'autore della violazione, ma anche da soggetti terzi e di misure cautelari (articolo 9 paragrafo 2) volte a contrastare le violazioni al diritto di proprietà intellettuale compiute su scala commerciale;

- che analoghe considerazioni valgono per le previsioni che disciplinano il risarcimento del danno, volte a tutelare adeguatamente gli investimenti compiuti dal titolare del diritto per la produzione e commercializzazione delle proprie creazioni intellettuali e che lo scopo della direttiva è, dunque, quello di armonizzare le normative internazionali relative agli strumenti di tutela per il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, garantendo l'equiparazione dei titolari dei diritti nell'unione Europea;

- che l'attività normativa di "recepimento" in esame si è concentrata su tutto il sistema del diritto di proprietà intellettuale, intervenendo quindi sulla legge 22 aprile 1941 n. 633 (articoli da 1 a 14 e articolo 22), sul codice della proprietà industriale di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 (articoli da 15 a 21) e che lo schema di decreto legislativo in esame è stato, pertanto, redatto sotto forma di novella ai predetti testi legislativi ai quali sono state introdotte disposizioni modificative utili ai fini del recepimento;

- che in particolare:

            l'articolo 8 recependo l'articolo 9 della direttiva, ha specificato con maggior chiarezza rispetto all'articolo 162 della legge 633 del 1941, (che peraltro già risultava conforme alla direttiva stessa) che i procedimenti cautelari concernenti il diritto di autore sono disciplinati dalle norme del codice di procedura civile salvo quanto disposto dalla legge sul diritto di autore dettando peraltro termini diversi rispetto a quelli ordinari entro i quali chi ha ottenuto il provvedimento cautelare deve iniziare un giudizio di merito;

            l'articolo 10 dello schema di decreto, in attuazione dell'articolo 9, comma 2 della direttiva prevede altresì la possibilità di un sequestro conservativo dei beni del contraffattore peraltro, già previsto dall'articolo 671 del codice di procedura civile, ivi inclusa con la possibilità anche di ottenere il blocco dei suoi conti bancari e di altri beni, ed ha, inoltre, munito l'autorità giudiziaria di un ulteriore strumento di tutela della proprietà industriale consistente nella possibilità di disporre la comunicazione delle documentazioni, bancarie, finanziarie e commerciali del contraffattore, consentendo l'inibitoria anche di tutte quelle attività costituenti servizi effettuati da intermediari in violazione del diritto di autore;

- che nella direttiva è previsto un "diritto all'informazione" consistente nella possibilità per il giudice di ordinare a determinati soggetti di fornire informazioni per l'identificazione dei soggetti implicati nella produzione e distribuzione dei prodotti o dei servizi che costituiscono violazione dei diritti di proprietà industriale, peraltro accessorio, autonomo e distinto nelle linee essenziali dal sistema della discovery,figura estranea al nostro ordinamento giuridico, circoscrivendolo, infatti, unicamente alla controparte del giudizio in corso e non anche a terzi che non facciano parte del giudizio;

- che l'articolo 15, contenente modifiche all'articolo 121 del codice della proprietà industriale, al comma 2-bis, (di rilevanza strategica per coniugare il concetto di violazioni commesse su scala commerciale di cui alla direttiva "Enforcement" con gli atti di pirateria di cui alla sezione 2 del Capo III del codice della proprietà industriale) ha equiparato espressamente gli atti cosiddetti di pirateria e le violazioni su scala commerciale;

- che ove il giudice accolga la domanda di acquisizione di informazioni, detta attività istruttoria avviene con lo strumento dell'interrogatorio disciplinato dalle norme del codice di procedura civile vigente previste per l'espletamento della prova testimoniale;

- che in tale ottica lo schema di decreto legislativo in oggetto recepisca fedelmente la volontà di introdurre da parte della Direttiva comunitaria un vero e proprio diritto all'informazione non solo di natura processuale, ma anche, e soprattutto, di natura sostanziale;

- che l'articolo 17, modificando l'articolo 124 del codice della proprietà industriale, introduce oltre allo strumento della inibitoria, anche la misure del ritiro del prodotto dai circuiti commerciali, nonché la definitiva esclusione dai circuiti stessi, distinguendo il ritiro provvisorio dalla definitiva esclusione onde salvaguardare tutte le ipotesi in cui il prodotto realizzato in violazione dei diritti di proprietà possa essere suscettibile, previa adeguata modifica, di una utilizzazione legittima;

- che sia la inibitoria cautelare che l'ordine cautelare del ritiro dal commercio potrebbero essere richiesti nei confronti di qualsiasi soggetto i cui servizi siano utilizzati per violare un diritto di proprietà industriale;

- che all'articolo 131 del codice della proprietà industriale vengono aggiunti tre commi successivi tendenti alla cosiddetta "stabilizzazione" delle misure cautelari concesse ante causam, tra i quali si evidenzia il comma 1-bis, in base al quale vengono fissati termini perentori entro cui deve essere introdotto il giudizio di merito successivo alla concessione della misura cautelare e che pertanto, alla luce della nuova formulazione, la stabilizzazione avviene qualora nessuna delle parti legittimate introduca il giudizio di merito, in guisa tale da considerare tacitamente formatosi tra di esse un accordo in tal senso;

- che, pertanto, la normativa integrata dallo schema di decreto legislativo in oggetto non solo recepisce fedelmente la direttiva programmatica 2004/487CE, ma predispone anche una più ampia ed esaustiva tutela della proprietà industriale in tutti i suoi molteplici aspetti, attraverso l'introduzione di specifiche fattispecie di natura sostanziale e processuale capaci di apprestare una più efficace azione sanzionatoria di tutte le violazioni già individuate e delineate dalla normativa attualmente vigente;

esprime parere favorevole in ordine allo schema di decreto legislativo recante "Attuazione della direttiva 2004/487CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale".


 

Relazione sui sopralluoghi effettuati da una delegazione della Commissione giustizia nelle Marche in merito alla situazione penitenziaria

(19-21 maggio 2005)

 

La delegazione che ha effettuato il sopralluogo è stata guidata dal Presidente della Commissione, senatore Antonino Caruso e della stessa hanno fatto parte la senatrice Magistrelli e i senatori Forlani, Cavallaro e Ciccanti.

La prima visita è stata effettuata nella casa di reclusione di Fossombrone.

Individuato negli anni '70 come istituto per l'espiazione pena per reati di banda armata e di associazione mafiosa, la struttura risalente alla metà del XIX secolo, mostra ancora la fisionomia di una fortezza che ne fa tuttora una delle strutture più esposte dal punto di vista della pericolosità di detenuti dall'elevato spessore criminale. Alla data ne risultano assegnati centottantasei, presenti centocinquantotto (a causa di temporanei trasferimenti che termineranno nel prossimo mese di luglio) a fronte di una capienza regolamentare di centosettanta posti. Tra questi quarantuno ergastolani ed in generale detenuti con pene molto lunghe.

I detenuti sono ospitati in celle singole nelle separate sezioni per i comuni  (ottantuno celle) e per quelli classificati alta sicurezza e elevato indice di vigilanza (ottantanove). L'istituto era dotato di un centro clinico (ora dimesso) nel quale trovano ora spazio una infermeria e diciassette camere di detenzione oltre ad un reparto per l'isolamento utilizzato in casi eccezionali (motivi sanitari o per applicazione del 41-bis dell'ordinamento penitenziario in attesa di traduzione ad altra sede).

La peculiarità della popolazione detenuta (quasi interamente di nazionalità italiana) ovviamente comporta da un lato un basso grado di attività di socializzazione e dall’altro il massimo della cautela nella sorveglianza (e quindi l’impiego di un maggior numero di agenti). Scarsa risultano quindi le attività lavorative limitate ai lavori domestici (lavanderia, pulizia, cucina) nelle quali, a rotazione, sono impiegati circa quaranta detenuti.

Pur tuttavia vengono svolti corsi di istruzione elementare, media e superiore: è stato segnalato il particolare successo del corso di ragioneria al quale hanno partecipato sessantaquattro detenuti ed anche il corso universitario (cinque detenuti).

E' operativa una convenzione con il locale teatro comunale  per attività di drammatizzazione e l'allestimento di una palestra.

Notevoli anche i risultati conseguiti sul piano pedagogico: sessantuno detenuti sottoposti ad un programma di trattamento individualizzato, trentaquattro hanno usufruito nel 2004 di permesso premio, quattro sono stati ammessi al lavoro esterno e 1 inviato in misura alternativa. Proficui i rapporti con la facoltà di psicologia dell'Università di Urbino con la cui collaborazione sono stati organizzati tirocini universitari per educatori e generale soddisfazione per la realizzazione di un periodico titolato "Un Mondo a quadretti".

Nel 2004 si è svolto inoltre un corso di formazione per elettricisti della durata di 500 ore  al quale hanno preso parte quindici detenuti e uno di alfabetizzazione informatica  per un pari numero; rammarico è stato espresso per il mancato rinnovo per l’anno in corso di un contratto di lavoro portato dall'esterno da una ditta di mobili, a causa di problemi della stessa ditta.

Il personale della polizia penitenziaria risiede per la quasi totalità nella città o in vicini paese, fatta eccezione per gli ultimi tre agenti appena arrivati che alloggiano in caserma, ammonta a centotrentasette unità di cui dieci distaccati permanentemente al nucleo traduzioni e piantonamento e altrettanti fisiologicamente assenti per malattia o congedi parentali. Al fine di assicurare il necessario livello di sorveglianza risulta per tali ragioni inevitabile un massiccio il ricorso agli straordinari e una non certa garanzia del riposo settimanale e del congedo ordinario.

A tale riguardo, il comandante ha fatto rilevare potrebbe risultare fuorviante fermarsi al dato numerico e formale non deficitario dell’organico, in quanto, in base al contratto nazionale questo dovrebbe essere incrementato del 30 per cento proprio per garantire il diritto alle ferie e ai riposi nonché per sopperire alle assenze normali per la partecipazione degli agenti ai corsi organizzati dalla Amministrazione sia  ai momentanei distacchi a congedi previsti dalle norme vigenti. Riferisce quindi che il personale in attività gode di un riposo mediamente una volta ogni dieci giorni e, mensilmente è chiamato ad effettuare complessivamente oltre tremila ore di straordinario.

Il Direttore ha elencato quindi talune opere che ritiene necessarie per dare una maggiore funzionalità alla struttura:

il rifacimento della portineria, separando la porta carraia da quella pedonale (attualmente unificate) e suddividendo ulteriormente il passaggio pedonale per consentire un ingresso separato per il personale di servizio da quello dei familiari dei detenuti;

il rifacimento del muro di cinta;

la ristrutturazione dell'ex-centro clinico da adibire a sezione a custodia attenuata e per dare all'infermeria una dignitosa funzionalità;

ristrutturazione della caserma per ospitare uffici amministrativi.

Nel corso del colloquio la senatrice Magistrelli chiede di potere disporre di maggiori e più dettagliate informazioni circa il trattamento sanitario dell’istituto.

In risposta vengono manifestati da un lato la soddisfazione per l’apposita convenzione con la ASL di Fermo con la quale è assicurata la fornitura gratuita dei farmaci di fascia A, consentendo in tal modo un grosso risparmio, dall'altro la constatazione di come i vincoli finanziari sempre più stretti impongano una seria limitazione delle convenzioni specialistiche, nonchè la impossibilità di adeguare l'infermeria  (la sala raggi attualmente fuori uso).

Lo stesso direttore sanitario evidenzia come siano gravi le conseguenze dei continui tagli delle risorse per il settore psichiatrico per la decisiva ragione che l'esiguità degli importi delle parcelle scoraggiano i professionisti salvo il fatto, non infrequente, che il titolare non si senta investito di una missione di tipo volontaristico più che professionale.

Anche la convenzione con lo psicologo di 27 ore al mese rischia di essere solo formale.

I sanitari sottolineano come, comunque, il fenomeno dell'autolesionismo sia di dimensioni irrilevanti.

            Il sindaco della città, pur dovendo convenire sulle difficoltà di gestione di un istituto come quello di Fossombrone, sottolinea però la positiva convivenza tra le due istituzioni.

Non può non rilevare come, dopo l'azienda ospedaliera, questa sia la seconda struttura del territorio comunale per numero di occupati alla cui esistenza e buon funzionamento l’amministrazione annette, naturalmente, grande importanza anche perché la gran parte degli operatori risulta residente nel Comune. Proficuo e in crescita è il rapporto tra le due amministrazioni anche sotto l'aspetto culturale di cui è importante esempio l’ottima collaborazione in campo teatrale.

            La Delegazione si è recata alla Casa mandamentale di Macerata Feltria che ospita dodici detenuti (ma potenzialmente capace di ospitarne  venti o addirittura trenta) a basso indice di pericolosità con fine pena inferiore a due anni, anche con un passato di tossicodipendenza e in buone condizioni di salute scelti sulla base di una accertata motivazione individuale.

Dispone di un appezzamento di terreno di due ettari (ampliabile) utilizzato per realizzare attività formative e lavorative di detenuti che, prossimi alla dimissione, possono apprendere una specifica professionalità spendibile sul mercato del lavoro nei settori dell'allevamento delle api e relativa produzione di miele, della ortoflorovivaistica in serra e campo, nella manutenzione del verde pubblico e privato.

Il progetto accolto con entusiasmo dagli operatori e una convinta partecipazione sia dell'amministrazione locale, della Provincia di Pesaro che della cooperativa "La mimosa" sia avvale della supervisone e organizzazione di un tecnico agrario.

            Nel breve incontro con la Delegazione è emersa una partecipata consapevolezza della bontà della iniziativa vissuta come progetto pilota che, pur di limitate dimensioni, presenta un valore aggiunto di un esperienza trattamentale sulla quale investire risorse e personale.

A tale riguardo è stato sottolineato come sarebbe opportuno affiancare altre unità all’unica presente di personale inquadrato nel corpo di polizia penitenziaria (distaccato dalla Casa di Pesaro) e provvedere in tempo alla inevitabile sostituzione di nove ex custodi nel ruolo ad esaurimento (ora tecnici B/3) se si vuole assicurare un futuro ad una struttura come.

Il Provveditore regionale ha rilevato come sarebbero sufficienti altre tre unità per poter dire che l'assetto dell’istituto è funzionale in maniera accettabile; deve però constatare che sovente, una cattiva gestione del personale porta a non tenere conto della predisposizione al trattamento degli operatori che vengono sottratti per sopperire a situazioni di crisi di altri istituti.

L'obiettivo dichiarato è quello di arrivare a risultati più significativi, che non facciano di questa realtà un piccolo emblema. Per questo occorre un mutamento di approccio al trattamento di tipo culturale (dott.sa Grilli) sia anche un rinnovamento delle norme contabili. I tre mila euro provenienti dalla vendita del miele prodotto dovrebbero ad esempio costituire risorsa propria e non essere versate all’erario in forza di una incomprensibile prassi della burocrazia. A fronte di professionalità capaci di esercitare un vero e proprio controllo di gestione (utilizzo delle risorse e reinvestimento) e che cominciano a farsi largo anche all’interno dell’Amministrazione, deve, a giudizio di taluni degli intervenuti essere ormai superata l'unicità dei regolamenti che disciplinano sia il carcere di reclusione che una casa mandamentale come questa. Il salto dì qualità di esperienze come questa deve essere fatto nel senso che la formazione e le attività lavorative per la popolazione detenuta deve essere visto non come una finzione (utile solo a riempire caselle ministeriali) ma come lavoro e formazione vera, autentica, spendibile.

E per questo motivazioni diffuse tra il personale ci sono e vanno valorizzate.

 

            La Delegazione si è recata nella casa circondariale di Pesaro. L'istituto, attivo dal 1988, al momento della visita ospita duecentoventinove detenuti (pari al numero medio per l'anno 2004) di cui circa la metà con condanne definitive e oltre la metà di origine extracomunitaria.

La struttura si compone di quattro sezioni, circondariale, alta sicurezza, semilibertà e protetti, nonché di una sezione femminile nella quale sono ristrette dodici detenute.

            In seguito alla sospensione dal servizio del Direttore titolare, espleta le dette funzioni, mediante distacco,  la Direttrice dell'istituto di Rimini.

            Il personale di polizia penitenziario consta di centoquarantanove unità di personale a fronte di un organico previsto pari a centosessantanove, mentre quelli del comparto ministero ammontano a trentuno di cui ventotto adibiti a funzioni amministrative e quattro del ruolo di educatori.

            Per quanto riguarda il lavoro, su quarantadue detenuti lavoranti, trentacinque prestano attività alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria; sono attivi corsi di falegnameria e legatoria, tipografia nei quali sono complessivamente impegnati circa venti detenuti mentre, quale attività di sostegno, è funzionante uno sportello-lavoro gestito da volontari.

            Sul piano dell’offerta sanitaria, il servizio è assicurato da un direttore incaricato, da sei medici S.I.A.S. e altrettanti infermieri, mentre la struttura si avvale di un'assistenza psichiatrica per quindici ore settimanali al servizio dei venti detenuti in trattamento psichiatrico e di quattro ore settimanali un medico del SERT e per dodici ore settimanali un'infermiera a sostegno dei trentatrè detenuti tossicodipendenti.

            Sono in essere convenzioni specialistiche esterne per odontoiatria (ottanta visite al mese), cardiologia (sei visite), chirurgia (cinque visite), dermatologia (dieci visite) ed oculistica (sei visite) con una media di venti visite mediche al giorno.

            Il progetto pedagogico per l'anno in corso che poggia le sue basi su un ottimo rapporto con il territorio vede impegnate circa sessanta persone in attività formative, lavorative e culturali.

Nel campo formativo e lavorativo sono stati progettati e organizzati, con il coinvolgimento di SMILE (agenzia formativa che opera in stretto rapporto con l'Agenzia per l'innovazione dell'amministrazione penitenziaria di Pesaro utilizzando i fondi sociali europei, tramite la Provincia) i corsi di ceramica e tipografia e un corso professionale per la lavorazione del legno con stages finali presso alcune aziende della città che hanno già assunto precisi impegni per una futura assunzione dei soggetti formati. Lo stesso Comune di Pesaro ha commissionato alla falegnameria di Villa Fastiggi lavori per le scuole materne della città.

Da segnalare in questo contesto, il servizio offerto dalla casa di accoglienza "Casa Paci" sovvenzionata dal Comune e dai fondi stanziati dal protocollo Ministero/Regione, per ospitare in permesso premio e/o in misura alternativa detenuti che ivi consumano il pasto durante la pausa pranzo e trascorrono le ore tra la fine del lavoro ed il rientro in Istituto.

            All'interno dell'istituto è operante lo sportello di informazione e orientamento al lavoro aperto dal centro Job di Pesaro.

            Sul versante educativo-culturale, dal 2004 il Teatro dell'istituto ospita la stagione concertistica e teatrale e da quattro anni - con la collaborazione dell'associazione Aenigma di Urbino- è attivo ed apprezzato un laboratorio teatrale, in parte finanziato con i fondi dell'Ambito territoriale, che si prefigge l’obiettivo dell’inserimento nel circuito dei teatri cittadini.

            Lo stesso obiettivo ha ispirato la convenzione sottoscritta con la Biblioteca comunale S. Giovanni di Pesaro che ha dato il via ad un servizio di prestito interbibliotecario, grazie all'impegno settimanale e volontario di un bibliotecario.

            Nel corso dell'incontro con gli operatori e volontari, hanno preso la parola il cappellano il quale si è soffermato sul significato preminentemente spirituale della sua presenza nell'istituto (da diciassette anni) e il rappresentante della Conferenza regionale volontariato giustizia delle Marche  che coordina quattordici associazioni operanti negli istituti di pena regionale il quale, consegnando alla Delegazione un documento predisposto per la circostanza ha sottolineato come l'esperienza maturata negli ultimi anni abbia suggerito la necessità di concentrare l'impegno sul coordinamento delle iniziative per un tipo di formazione che possa essere realmente professionalizzante e propedeutica all'inserimento esterno o all'apertura di lavorazioni interne. In questa direzione agiscono i numerosi sportelli - lavoro aperti che però abbisognano di un potenziamento concreto del legame con la realtà produttiva della zona.

            Una rappresentante dell'Agenzia per l'innovazione dell'amministrazione finanziaria si sofferma sulle grandi opportunità offerte dal finanziamento di duecento mila euro, su bando della Regione, che coinvolgerà in forme diverse tutti gli istituti marchigiani per la fase formativa prima e per l'inserimento lavorativo poi. In tale direzione si muove il protocollo "Tre ville" sottoscritto con il Comune che valorizza preminentemente l'aspetto formativo. Dovrebbe comunque almeno essere messo in campo un tentativo di istituire un unico sportello regionale da mettere in rete per una condivisione delle informazioni e iniziative che si presentano  frastagliate al fine di evitare dispersione di risorse.

            Un esponente della Cooperativa "Aurora" che presta opera di assistenza esterna ai detenuti e che agisce con finanziamenti degli enti locali, osserva che gli attuali problemi economici si riversano pesantemente sulla attività degli operatori, attesa la presenza di sole quattro persone, delle quali due a tempo parziale.

            Il comandante della polizia penitenziaria denuncia una costante emorragia di personale oltrechè una non razionale distribuzione delle risorse disponibili. Dinnanzi ad una diminuzione (dallo stesso quantificata pari a cinquanta unità dal 1996 ad oggi) si tratta di capire e di agire sulla base di una definizione di un modello di sicurezza del quale, al contrario, non è dato di conoscere esattamente la fisionomia e di non lasciare - come in concreto accade - alla assunzione da parte di singoli di responsabilità non dovute. Lamenta poi come la riduzione del personale, nei fatti, comporta la non fruibilità dei periodi di congedo ordinario. La sua preoccupazione è quella di evitare un'ulteriore regressione della qualità del servizio.

            La direttrice, soffermandosi in particolare sugli aspetti della funzionalità dell'istituto, e in nome di una concretezza alla quale dichiara di volersi sempre ispirare, sottolinea come molti problemi pratici e quotidiani potrebbe essere risolti attraverso la dotazione di figure professionali assenti o deficitarie quali ragionieri, educatori e  sanitari. Appare poi necessario un ricambio di personale, anche di livello dirigenziale e l'immissione di vice direttori che, come nel suo caso di direttrice in missione da Rimini, potrebbero essere investiti di responsabilità effettive e gestionali.

            Nel tardo pomeriggio la Delegazione è stata ricevuta nella sede della Regione dove si è tenuto il previsto incontro con una folta rappresentanza politica e tecnica degli assessorati assistiti da dirigenti generali alla Sanità, al lavoro e alle politiche sociali nonché con la partecipazione del Provveditore dell’Amministrazione penitenziaria e dei direttori degli istituti.

            Dopo un breve saluto introduttivo dell'assessore alla Sanità, il Presidente ha illustrato le finalità del sopralluogo che già al primo giorno ha consentito alla Delegazione di verificare un impegno altamente apprezzabile di tutti gli operatori coinvolti, da Fossombrome, dove i limiti imposti dalla logistica sono affrontati con grande abnegazione, a Macerata Feltria che si è proposta all'attenzione come un'esperienza di tutto rilievo per il recupero, a Pesaro dove la competenza e il forte legame con la realtà territoriale fa onore alla istituzione. La delegazione ha potuto già nel corso della prima giornata raccogliere giudizi positivi circa il livello di attenzione regionale al mondo carcerario così come è parso di capire che la tematica sanitaria sia quella che richiede il maggiore approfondimento e che a ragione può costituire il tema del presente incontro dal quale è lecito attendersi dai responsabili tecnici utili contributi. Ribadita in fine che la problematica carceraria debba essere inquadrata in un'ottica non "buonista" ma in un quadro di azioni preventive degli organi preposti a garantire in generale la sicurezza pubblica, essendo di tutta evidenza che se il detenuto è restituito alla società migliore di quanto non sia stato per diverse ragioni prima,  il beneficio è a tutti gli effetti di interesse sociale.

            Ha quindi la parola il Provveditore regionale il quale confermato l'ottimo rapporto di collaborazione con gli organismi regionali, illustra il valore della costituzione dei un apposito organismo referente del provveditorato (U.O.S.P) in materia di sanità penitenziaria. La struttura oltre a porsi come supporto indispensabile per le iniziative in materia rispetto al competente assessorato, previa analisi della domanda e delle esigenze avanzate dalle singole realtà, opera al fine di dare uniformità di procedura a tutti i soggetti coinvolti. La sanità è sicuramente un punto molto delicato dell'agire in quanto bisogna far in modo che trovino conciliazione i diritti costituzionali alla salute con i limiti finanziari e normativi. La convenzione con l'azienda sanitaria unica regionale per l'erogazione gratuita dei farmaci attraverso l'acquisizione nelle farmacie degli ospedali, ha dato buona prova di se determinando un risparmio di spesa notevole nel 2004 rispetto alla spesa del 2003. Grande attenzione è stata riservata alle azioni di prevenzione dei fenomeni di autolesionismo. Per quanto riguarda i problemi legati alla tossicodipendenza permane, dal punto di vista delle competenze, una situazione di incertezza interpretativa delle disposizioni e delle responsabilità della sanità regionale e di quella penitenziaria che però non possono oltremodo paralizzare questo delicato segmento dell'assistenza.

            Sia la senatrice Magistrelli che il senatore Ciccanti sollecitano da parte dei presenti precise prese di posizione su problemi che concretamente si pongono sul piano sanitario al di là degli aspetti ordinamentali. Una risposta chiara si impone ad esempio in materia di prestazioni  specialistiche che per quanto constato rappresenta un punto dolente. Se un libero cittadino ha la possibilità di accedere ai servizi privati in presenza di liste d’attesa di due, tre mesi, la medesima facoltà non è consentita al detenuto determinando una reale limitazione al diritto alla salute.

In particolare, il senatore Ciccanti si sofferma quindi sulla tematica della formazione che, pur ormai delegata alle province, abbisogna a suoi avviso comunque di una programmazione sovraordinata regionale e non invece essere affidata alla buona volontà dei singoli soprattutto al fine di indirizzarla non più verso una preparazione ad attività di scarso e limitato valore professionale  qual è il piccolo artigianato ma per l’acquisizione di competenze richieste dal mercato del lavoro più professionalizzato. Si tratta di verificare poi quale connessione stabilire tra lo spazio riservato all'intervento regionale e quello dell'Amministrazione penitenziaria.

            Il direttore di Fossombrone concorda con il senatore Ciccanti sul prevalere della tendenza alla formazione per attività minime (legatoria, ceramistica e simili) e, al contrario, sottolinea con soddisfazione le attese che egli riserva nei confronti di un recente cospicuo finanziamento per la preparazione (teorica e pratica) di operatori addetti alla differenziazione dei rifiuti. Per quanto riguarda la sanità, assodata la gratuità della fornitura farmaceutica (assicurata per il suo istituto dall'ASL di Fano), ritiene che debbano essere compiuti passi in avanti soprattutto per quanto riguarda l'odontoiatria che nel caso di popolazione carceraria di lunga pena, costituisce un problema attualmente di difficile soddisfazione.

            Su tema della formazione, interviene poi una dirigente del provveditorato, la quale illustra il progetto finanziato dalla Regione che ha prodotto uno sportello del lavoro, gestito dalle agenzie del lavoro in maniera innovativa nel senso che si è riusciti ad uniformare sia la metodologia e quindi la modulistica per potere accedere ai servizi. Cita quale risultato quello di aver consentito ad un istituto quale quello di Pesaro che dispone di adeguati spazi, l’avvio di corsi di preparazione per confezioniste, per tipografi ad Ancona e operatori nella gestione di riciclo dei rifiuti a Fossombrone, con particolare attenzione rivolta a detenuti in semilibertà.

            Dopo un intervento della Direttrice di Ancona, la quale nel riprendere il tema dei detenuti tossicodipendenti (che costituiscono il 40 per cento dell'intera popolazione interessata) pone l’accento sulla parcellizzazione degli interventi divisi tra il medico penitenziario e quello del SERT, a fronte del passaggio solo formale delle competenze alla Sanità pubblica e di come persista la tendenza a considerare tale detenuto come un peso da scaricare, il Presidente richiama quindi gli interlocutori  a porre ai responsabili regionali questioni più concrete sulle quali questi possono assumere in questa sede precisi impegni, in particolare sul tema delle prestazione specialistiche.

Replica il Provveditore affermando che non risultano diffuse lamentele sul ritardo denunciato nelle dette prestazioni, mentre il responsabile della UOSP, anche direttore dell'istituto di Fermo, afferma che nel suo caso di sua diretta competenza, la Asl assicura addirittura la priorità ai detenuti e che, più in generale, bisognerebbe riprendere un discorso già avviato con la precedente giunta regionale in materia di specialista.

            L'assessore alla sanità, a questo punto, dichiara che l'argomento è sicuramente da riprendere per trovare la più soddisfacente delle soluzioni; impegno confermato dal dirigente del dipartimento il quale richiede l'urgenza di instaurare rapporti non episodici tra Regione e amministrazione penitenziaria, formalizzare i rapporti tra i responsabili delle due amministrazioni che siano funzionali a conferire tempestività agli interventi: trova inconcepibile affrontare con un criterio burocratico il dramma delle attese per visite specialistiche urgenti. Il rimpallo di responsabilità non deve essere assolutamente superato. Lo stessa tempestività riservata in termini di rilascio di autorizzazioni a prestazioni medico-specialistiche a qualche detenuto eccellente come di recente avvenuto, deve essere del pari riservata indistintamente a tutti.

            Può quindi assumere formale impegno alla stipula di una apposita convenzione per le visite specialistiche.

            La direttrice del CSSA di Ancona torna sulla questione della tossicodipendenza per richiedere un superamento urgente dell'attuale situazione che vede gli affidati tossicodipendenti dover seguire due programmi terapeutici: quello dei servizi sanitari forniti dall'Amministrazione e quelli del SERT. E ciò in assenza di quella necessaria  comunicazione tra di essi in materia di metodico del trattamento ed anche in materia di scambio di informazioni utili alla terapia riabilitativa. I responsabili del SERT si trincerano dietro il diritto alla privacy si rifiutano provocando seri problemi soprattutto nell'ottica, più propria del Centro, di gestione della fase successiva alla detenzione.

            Il Presidente, consapevole che il detenuto tossicodipendente costituisce un doppio problema, invita però i responsabili ad affrontare le problematiche che si pongono, senza attendersi che siano altri a doverle risolvere.

            Conclusivamente, il dirigente delle politiche del lavoro, pone l'accento sulla recente approvazione della legge regionale n. 2 del 2005 che riserva particolare attenzione alle fasce deboli e svantaggiate della popolazione e tra queste i detenuti ed ex detenuti. L’incontro odierno e le criticità sollevate costituiscono un forte stimolo  ad imprimere alla legge stessa nella sua fase attuativa maggiore incisività ed attenzione.

Nella giornata del 20 maggio 2005 La Delegazione ha incontrato presso la sede del CSSA di Ancona i responsabili dei Centri di Ancona e Macerata. Nel corso dell'incontro sono state illustrate le attività svolte dai Centri nei rispettivi ambiti territoriali che, a detta degli operatori, mostrano comuni caratteristiche sostanzialmente ben gestibili.

Per quanto riguarda l'area di competenza del CSSA di Ancona, la Direttrice ha sottolineato come l'attività d'ufficio sia svolto, prevalentemente operando nel territorio, da sette unità al momento operative e per tre giorni la settimana mentre un giorno settimanale viene riservato ai colloqui e alle attività di equipe negli istituti penitenziari, alle attività di indagine socio-familiare, alle verifiche dei programmi e ai contatti con i condannati in misura alternativa. Nei restanti giorni il personale è impegnato in ufficio per la stesura delle relazioni e tenuta dei fascicoli.

Se, da un lato deve rilevare con soddisfazione come l'inserimento di esperti psicologi abbia potuto migliorare qualitativamente il lavoro d'equipe per quanto riguarda le istruttorie, dall'altro la permanente carenza di personale rende estremamente difficoltoso rispondere in maniera tempestiva e puntuale alla Magistratura di sorveglianza e garantire un'attività capillare di controllo e gestione delle misure alternative.

La responsabile del CSSA di Macerata, denunciata la carenza di personale dell'area di segreteria e amministrativo-contabile alla quale si sopperisce, ovviamente, a discapito dei compiti professionali propri, ritiene comunque che l'ufficio possa ritenersi soddisfatto quanto agli obiettivi conseguiti. In particolare, sottolinea la speciale attenzione riservata alle problematiche socio-giudiziarie degli immigrati entrati nel circuito penale e della popolazione detenuta femminile. Nessuna criticità è dato rilevare nei rapporti con la magistratura di sorveglianza di Macerata, mentre qualche problema esiste nel rapporto con gli istituti penitenziari dovuti per lo più alla carenza di personale educativo negli istituti stessi. Particolare importanza è attribuita alla promozione, presso diversi soggetti istituzionali e non, di politiche d'intervento sul piano della prevenzione della recidiva nonché per attuare progetti di giustizia "riparativa" nel contesto dell'esecuzione penale esterna (attualmente al vaglio della Regione e di enti territoriali), anche allo scopo di superare il fenomeno della adesione "furbesca" ai programmi alternativi.

Il Presidente apprezzato l'impegno e la professionalità degli interlocutori, chiede quale sia il livello di controllo che i Centri riservano alla attività delle cooperative sociali nelle quali sono collocati i condannati in misura alternativa, anche alla luce di taluni fatti di cui la cronaca recente si è dovuta occupare dai quali è emersa con tutta evidenza l’assenza di precise attribuzioni di responsabilità (caso Izzo).

In risposta i presenti riaffermano le proprie competenze istituzionali rispetto a quelle di altri enti finanziatori delle cooperative sociali (Comune e Provincia); la loro presenza si limita alla partecipazione ai gruppi di lavoro per la gestione trattamentale, alla definizione metodologie, alla verifica dell’andamento della misura che riguarda il singolo e alla stesura delle relazioni individualizzate in itinere e a consuntivo. Mentre la funzione di controllo vero e proprio competerebbe alle forze dell'ordine e quanto all'adeguatezza della struttura rispetto al programma alternativo definito la valutazione finale spetta comunque alla Sorveglianza.

Ancora il Presidente sostiene che vada rovesciato l'attuale schema che vede  il primato assoluto del momento detentivo. La legge "Meduri" ormai alla fase finale di approvazione, tenta di porre su un piano almeno di parità il momento detentivo rispetto a quello del trattamento esterno affidato alla nuova Area penale esterna, non più considerata  come depositaria di competenze solo amministrative ma anche di merito, vale a dire di gestione della pena attraverso l’affermazione del concetto del controllo non formale del condannato in misura alternativa.

Quanto alle dotazioni organiche, al confronto con situazioni a dir poco imbarazzanti constatate in alcune aree del sud del paese, per le Marche probabilmente le difficoltà poste in evidenza potranno trovare soluzione mediante un più razionale utilizzo delle risorse umane in essere congiuntamente ad una velocizzazione delle attività con le moderne tecnologie.

La Delegazione ha incontrato successivamente il Presidente del tribunale di sorveglianza di Ancona, il quale, fornendo un quadro dell’attività del suo ufficio, ha sottolineato l'importanza della creazione urgente di due nuove sedi, l'una a servizio dell’area nord della regione (Pesaro) e l'altra a sud (Ascoli). La revisione organizzativa prospettata è resa necessaria sia dall'attuale geografia penitenziaria della Regione sia da una più equa distribuzione di competenze esecutive della c. d. area penale esterna divenuta più impegnativa per l'accresciuta competenza della magistratura a seguito delle recenti modifiche normative. Tutto ciò appare rilevante se si considera che a Macerata da molti anni non ci sono più strutture detentive, mentre ad Ascoli è presente tra le altre anche una sezione di massima sicurezza per l'alta criminalità che postula la presenza di un magistrato in loco dovendosi altresì tener conto della prossima apertura di una nuova struttura in Ancona, zona Barcaglione.

Sottolinea quindi come sarebbe opportuno modificare l'attuale denominazione "Tribunale di sorveglianza" con l'altra "Tribunale della pena" per rendere più aderente la stessa alla funzione effettivamente svolta che non risiede in alcuna attività di sorveglianza, bensì nel decidere sull' "an", sul "quando" e sul "quomodo" la pena debba essere espiata.

Rileva quindi come la creazione di un posto per funzioni di magistrato di Corte d’Appello (con compiti di coordinamento degli uffici di sorveglianza) e l'adozione di decisioni collegiali a cinque unità (tre togati e due esperti) potrebbero incidere assai positivamente sulla funzionalità del Tribunale. La natura e la quantità di lavoro riguardante l'intera esecuzione penale e pratiche accessorie, postulano infatti un collegio che operi senza interruzioni. Si tratta quasi sempre di provvedimenti d'urgenza: dieci giorni per i reclami sui permessi, trenta giorni per le revoche dei benefici e quarantacinque per la cosiddetta Legge Simeone, per non parlare dei tempi richiesti dalla corte europea.

L'ufficio comunque, dal momento dell’assunzione dell’incarico avvenuto nel febbraio del 2002, oggi è in grado di definire i procedimenti riguardanti le misure alternative nell'arco di un semestre dalla loro proposizione.

Per quanto riguarda la logistica, dopo il distacco dal palazzo di giustizia, la sede è ubicata al piano terra di una civile abitazione e ciò inevitabilmente determina conseguenti disagi e problemi di sicurezza.

Passata quindi in rassegna la situazione degli istituti nei quali, a suo avviso, continua a difettare il personale assegnato a compiti di sostegno psicologico ed educativo, nonché a mancare il lavoro all'esterno, il Presidente afferma di prevedere che l’apertura di Ancona-Barcaglione determinerà un aggravio di lavoro rispetto al già consistente numero degli affari giudiziari ed amministrativi del Tribunale rispetto al quale si impone una riflessione tempestiva.

I tempi dei CSSA sia di Ancona che di Macerata – anche per la carenza di personale - non sempre consentono la tempestiva istruttoria nei procedimenti riguardanti l'applicazione  delle misure alternative. Si rende necessario un potenziamento della strutture preposte al fine di evitare negative ripercussioni esterne sulla potenziale positività di tali misure che, se non soggette a continuo monitoraggio, finiscono per compromettere seriamente le iniziative dei centri di accoglienza, delle comunità terapeutiche, delle cooperative di lavoro e di solidarietà sociale. Da aggiungersi che la evanescenza delle offerte rieducative per soggetti detenuti non consente di norma un giudizio puntuale di osservazione della personalità. Per costoro il beneficio finisce per essere unicamente condizionato dalla esistenza o meno di rapporti disciplinari promossi dal personale di custodia.

Se poi si considera che rispetto al numero globale di 57 mila detenuti se ne affiancano 50 mila condannati in espiazione di misure alternative e altri 45 mila con esecuzione sospesa e si tiene conto che ci sono solo centosettanta magistrati di sorveglianza contro i quattromila cinquecento-cinquemila magistrati dell'intero settore penale, risulta difficile non comprendere quanto sia urgente un maggiore sostegno di questo delicato segmento dell’amministrazione giudiziaria. Risulta infatti di tutta evidenza l'effetto diseducativo e criminogeno di una giustizia che minaccia solo le sanzioni penali, senza poi poterle rendere effettive in tempi certi. Da aggiungere poi come la tendenza del legislatore vada nella direzione di attribuire funzioni monocratiche alla magistratura di sorveglianza per un sempre maggior ventaglio di affari (legge "Bossi-Fini", liberazione anticipata, conversione di pene pecuniarie, indultino) rispetto ai quali, stante la situazione degli organici, si rischia la paralisi.

Conclusivamente appare ormai indilazionabile una rivisitazione dell'intera materia per giungere se non - come da molti sostenuto - ad attribuire a questa magistratura competenze in merito alla determinazione della pena dopo il giudizio di cognizione, quantomeno in ordine a tutte le questioni inerenti la esecuzione quindi anche in materia di inconvenienti nella esecuzione, con evidente ampliamento dei relativi organici.

            Il presidente Antonino Caruso sottolinea a sua volta l'importanza da attribuire al momento del controllo dei condannati inseriti nelle cooperative sociali e più in generale affidati al trattamento esterno per evitare fenomeni incresciosi di criminalità che si riproduce in detti ambiti. Ritiene quindi non ammissibile la sproporzione esistente tra le risorse impegnate per la quasi totalità per le indagini e i processi e quelle per il momento conclusivo e conseguente dell'espiazione della pena.

            Sulla questione del lavoro alla quale si è fatto cenno per evidenziare lo scarso interesse delle imprese sociali non incoraggiate dalla normativa in materia assicurativa, contributiva e retributiva, il Presidente Caruso pone in rilievo come alla giusta eliminazione di forme di sfruttamento del lavoro in ambito detentivo sia seguita solo una totale inconsistenza dell'offerta lavorativa stessa. Dal punto di vista culturale e legislativo, probabilmente è ora di considerare il detenuto per quello che effettivamente è, cioè un lavoratore dotato certamente di diritti ma oggettivamente diverso dagli altri. Per questi dovrebbero essere prevalenti altri criteri, tra i quali  la funzione rieducativa del lavoro e il riscatto sociale di colui che per diverse ragioni ha contravvenuto alla legge.

            Quanto alle censure della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla violazione dell’articolo 6 della Convenzione per una decisione del Tribunale intervenuta oltre i dieci giorni in caso di reclamo sui permessi proposti da detenuti sottoposti al regime dell’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario, il Presidente Caruso ritiene che a suo avviso la Corte sembra non aver compreso appieno la specificità e la particolarità delle disposizioni speciali di restrizione riservate a questa categoria di condannati.

            La Delegazione si è recata poi alla Casa circondariale di Camerino, inserita nell'antico complesso conventuale di San Francesco, situata al centro dell'abitato e di proprietà demaniale, dichiarata agibile dopo lo sgombero e i lavori seguiti al terremoto del 1997. E' una piccola struttura penitenziaria che per il suo pregio architettonico sollecita interesse da parte di diverse istituzioni, quali l'Università di Camerino e la Pinacoteca comunale. Per quanto di ridotte dimensioni e di scarsissima flessibilità logistica (considerati i vincoli cui è sottoposto) il carcere è apparso alla Commissione al completo della sua capienza con trentadue reclusi e sette detenute. Nella sezione femminile vengono ospitate, per sfollamento, detenute provenienti da Pesaro.

Uno dei primi rilievi sollevati è stato appunto quello relativo alla carenza del personale di polizia femminile che previsto in quattordici unità è attualmente ricoperto da dieci agenti, mentre quello maschile, ammonta a ventiquattro unità, al quale vanno sottratte cinque unità permanentemente adibite al nucleo traduzioni. Al deficit di personale, naturalmente si sopperisce mediante ricorso al lavoro straordinario ( nel secondo semestre del 2004 risultato pari a 4.307 ore).

Il direttore, comandato in missione da Fossombrone, è presente nell’istituto soltanto una volta la settimana, mentre il personale civile (cinque unità rispetto alle dieci previste) fa fronte alle incombenze del sevizio di ragioneria e di segreteria.

L'unico educatore è comandato in missione dalla casa di Spoleto ed effettua presso questa sede quattro presenze mensili, mentre l'assistente sociale, anch'essa proveniente dal CSSA di Macerata, è presente un giorno la settimana.

            E' stato rilevato come in un carcere di queste dimensioni, la presenza di soli dieci detenuti in più può creare notevoli difficoltà organizzative di alloggiamento nelle sei celle della sezione maschile, tre delle quali di 36 metri quadrati dove sono reclusi otto detenuti, due di 20 metri quadrati con tre-quattro detenuti e una di 15 metri quadrati.

            Risulta praticamente impossibile ricavare spazi adeguati e idonei per attività ricreative e formative. Pur nelle ristrettezze degli spazi, con l'ausilio dei docenti della scuola media di Matelica si tengono corsi di cultura generale, di lingua italiana per stranieri e straniera per gli italiani. Il direttore della Scuola Media ha affermato al riguardo che queste ultime hanno più successo dei normali corsi di livello elementare e di alfabetizzazione.

            Sono attive due associazioni di volontariato: il Gruppo vincenziano di Camerino e l'associazione Papa Giovanni XXIII di Rimini. La prima, i cui volontari assicurano la loro presenza per due giorni settimanali, si prefigge di offrire un sostegno di tipo materiale ai soggetti meno abbienti, in particolare le donne, e di assicurare la gestione di un corso di alfabetizzazione informatica in un laboratorio realizzato con i fondi elargiti dalla stessa associazione. La seconda associazione si preoccupa di seguire quei soggetti che presentano requisiti per un loro reinserimento nella società, attraverso le strutture di accoglienza di cui dispone nel territorio.

E’ stata segnalato quindi il progetto - finanziato dal Comune di Camerino e realizzato dall'associazione centro servizi immigrati di Macerata - che prevede la presenza della figura di un mediatore culturale che affianca un consulente legale/esperto. Un rappresentante dell’Associazione dichiara che l’attenzione prevalente è rivolta verso l'inserimento sociale degli extracomunitari: per ciò l’Associazione può contare su un discreto numero di appartamenti per ex detenuti e in genere per persone disagiate sia per l’ospitalità che per lo svolgimento di corsi professionali.

            Per quanto attiene agli aspetti sanitari, il servizio è affidato ad un medico incaricato provvisorio, supportato da altri tre medici SIAS a parcella che effettuano complessivamente sei ore lavorative giornaliere nonché da quattro infermieri dipendenti della locale ASL che, a rotazione, coprono il turno giornaliero di nove ore.

Un giudizio positivo è stato espresso sul rapporto pienamente funzionante con il locale ospedale sia per quanto riguarda il settore infermieristico che per le cure specialistiche da questo assicurate senza dover ricorrere alle consuete convenzioni; mentre è attiva una convenzione con il SERT per la somministrazione della terapia metadonica a scalare. Il Responsabile non solleva particolari problemi, trattandosi di una utenza molto ridotta nel numero e con una permanenza molto breve. Rari sono gli episodi di autolesionismo. Non si danno casi di TBC: sulla base di adesione volontaria il servizio comunque procede all’apposito screening per accertarne la sussistenza.

Il Presidente, a tale proposito chiede se, considerata la forte incidenza del fenomeno dell’insorgenza di tale patologia non si ritenga di dover procedere automaticamente a tali accertamenti, così come avviene in altri istituti visitati.

Il responsabile sanitario conferma che tali indagini diagnostiche non possono essere imposte, secondo le disposizioni vigenti.

            Nel corso dell'incontro al quale hanno partecipato il Sindaco della città, il Comandante, il Direttore, il responsabile sanitario e i volontari sono state affrontate numerose le problematiche connesse alla ubicazione dell'immobile che, collocato in pieno centro cittadino, determina soprattutto notevoli problemi logistici, di trasporto ed anche di sicurezza.

Concordemente viene ritenuta più funzionale una sua collocazione al di fuori dalla cinta cittadina. Il Sindaco osserva che l’Amministrazione comunale ha già individuato l’area idonea per una nuova costruzione con una capienza di centocinquanta posti capace di offrire una maggiore dignità all’istituzione quanto all’offerta di spazi non puramente detentivi ma soprattutto rieducativi, totalmente assenti nell'attuale istituto e ricorda come negli anni siano state lasciate cadere una serie di occasioni a partire dall’obiettivo di realizzare un penitenziario-scuola (considerata la presenza in città di una prestigiosa Università) alla scelta di utilizzare i fondi del terremoto non per una nuova costruzione ma preferendo una difficile e complicata ristrutturazione per poi ritornare all’idea di carcere-scuola.

In definitiva, ad oggi, l’immobile ancora risulta appetibile da un punto di vista commerciale, l’accordo ministero- enti locali sulla nuova edificazione sembra pieno: bisogna evitare che al mutare dei governi e delle Amministrazioni si torni sempre al punto d’inizio.

Nel pomeriggio la Delegazione si è recata in visita alla Casa circondariale di Ascoli Piceno. Alla data vi erano reclusi centodiciotto detenuti di cui quarantatrè sottoposti al regime del 41-bis dell'ordinamento penitenziaria e sessantanove detenuti comuni, con un’alta la percentuale di definitivi (settantuno) e ventisette stranieri e ventinove tossicodipendenti. La popolazione detenuta è quindi suddivisa per la metà tra i reparti di media sicurezza e la rimanente in uno di massima sicurezza. In questo è prevalente l'esigenza della sicurezza e prevenzione mentre nel primo l’impostazione organizzativa tende a valorizzare l'aspetto trattamentale. Il rischio che il regime imposto dal 41-bis possa riverberarsi a scapito del reparto comuni è avvertito dalla direzione dell’istituto e a tale riguardo sono organizzati periodici  corsi di formazione e aggiornamento del personale, con l'apporto del volontariato e con l'individuazione di un gruppo di agenti coordinati da un ispettore.

Vi sono impiegati centosessantasei effettivi di polizia a fronte dei centottantadue d'organico (di cui ventinove unità) dato che la direzione giudica congruo per l’integrale applicazione dell’Accordo-quadro e la piena fruizione dei diritti a partire da turni di sei ore, dei congedi, riposi, turni notturni e festivi.

Il personale civile ammonta a diciassette unità su ventuno previsti: si lamenta la carenza nel ruolo di educatore (previsti quattro ma vi è un solo educatore per soli tre giorni a settimana, essendo gli altri due in missione ad Ancona).

            Per quanto riguarda la formazione professionale e scolastica sono attivi un corso di legatoria, corsi di alfabetizzazione per stranieri e di informatica.

I detenuti sottoposti al 41-bis studiano privatamente (medie, superiori e università e sostengono esami con le commissioni scolastiche che si recano in istituto). Considerata l'assenza di un adeguato locale per iniziative e incontri di gruppo, si utilizza la cappella dell'istituto. Per quanto riguarda le attività sportive si tiene un regolare corso di ginnastica in palestra, mentre il campo sportivo al momento è inagibile per ristrutturazione.

            Relativamente al lavoro, il budget assegnato sul capitolo apposito (121 mila euro) consente il lavoro al diciotto per cento dei detenuti nelle lavorazioni di cucina, lavanderia, pulizie e piccole manutenzioni con il sistema della rotazione. Risultano essere solo due i detenuti assunti da una cooperativa esterna nel laboratorio artigianale di legatoria realizzato con fondi della Provincia.

            L'assistenza sanitaria è assicurata da un servizio di guardia medica 24 ore su 24 e da un servizio di guardia infermieristica 17 ore al giorno e numerose sono le convenzioni specialistiche. I detenuti tossicodipendenti e alcooldipendenti sono presi in carico dal SERT sulla base di un'apposita convenzione con l'ASL.

In caso di ricovero ospedaliero, il locale nosocomio dispone di due stanze di degenza riservate.

            Molto nutrita la presenza del volontariato: Caritas diocesana, comunità Giovanni XXIII e Comunità S. Vincenzo che offrono il loro sostegno ai detenuti nei colloqui individuali, nell'animazione delle funzioni religiose e nell'aiuto economico ai detenuti indigenti .

Giudicato buono il rapporto di collaborazione con gli enti locali; in particolare, nell'ambito del piano di zona è stato approvato e finanziato il Progetto "Oltre le parole" comprensivo sia dell'allestimento di uno sportello informativo gestito da mediatori culturali e con il supporto di consulenti legali sia il recupero delle aree incolte situate interne all’istituto mediante un esperimento in atto di florovivaismo e di coltivazione di piante officinali che potrebbero creare di nuovi posti di lavoro intramurario.

            Sul versante della qualità dell'immobile è stata sottolineata con soddisfazione la recente ricopertura e impermeabilizzazione dell'immobile nonché la realizzazione di un impianto antiintrusione e antiscavalcamento e di videosorveglianza dotato di sistema di registrazione a TVCC.

            All'incontro con gli operatori e volontari, dopo una breve illustrazione delle finalità del sopralluogo svolta dal Presidente, il Presidente della Provincia dichiara che, nell'ambito delle competenze dell'ente, sempre maggiore attenzione viene riservata al mondo carcerario ma che altrettanto resta da fare soprattutto sul piano general-preventivo delle azioni volte al reinserimento del detenuto. Riconfermato quindi l'impegno  a implementare le iniziative già esistenti e ad impostarne di nuove,  ritiene che sarà sempre più decisivo definire precise modalità attraverso le quali gli obiettivi, singolarmente posti, possano realizzarsi, attraverso un coordinamento che si concretizzi in una sorta di piano d'azione corale. Il punto di partenza potrebbe essere quello di individuare un referente-garante che, partendo dalla centralità dei bisogni del detenuto, si ponga come un vero e proprio interfaccia per la realizzazione di interventi integrati.

            Il Presidente Caruso ritiene al pari degno di considerazione sia sostenere l’istituzione del Garante, sul modello dei paesi del Nord Europa, sia ritenere essere dovere delle Amministrazioni rapportarsi al mondo carcerario come destinatario di un servizio senza che si renda necessaria la presenza di un terzo - mediatore tra chi chiede e chi deve dare.

            Dopo che la direttrice ha sottolineato il positivo rapporto con la Provincia per quanto riguarda la formazione professionale, in particolare per l'avvio di lavoro concreto nella legatoria, il Presidente Caruso osserva come alla organizzazione dei corsi sovente non faccia seguito uno sbocco concreto di lavoro; il ruolo degli enti locali dovrebbe a suo avviso essere quello dell'intermediario tra il carcere e le imprese così come ad esempio ha fatto il Comune di Milano con l'istituto di Opera dove da anni ormai la formazione altamente professionalizzata e rara di scalpellini assicura al Duomo di Milano la ristrutturazione delle sculture.

            L'assessore alla politiche sociali e giovanili del Comune conferma l'impegno dell'amministrazione ad andare avanti nella strada della collaborazione con l'Amministrazione penitenziaria potendo contare per il secondo anno consecutivo di uno stanziamento di 30 mila euro per l'attuazione di un progetto culturale da attuare con la collaborazione della Caritas e di alcune cooperative sociali.

            Il Presidente dell'ordine degli avvocati esprime l'adesione della categoria alle iniziative in essere e il Cappellano pone in risalto l'azione della chiesa locale verso persone per lo più abbandonate assicurando loro anche beni materiali di prima necessità e  attraverso il Centro di ascolto al quale collaborano dieci volontari obiettori di coscienza; a suo dire comunque la necessità più grande è la casa e il lavoro per gli ex detenuti.

            Una rappresentante dell'associazione "S. Vincenzo" ricorda l'organizzazione della giornata del detenuto nel corso della quale accanto a momenti di riflessione religiosa si è cercato di venire incontro alle necessità dei detenuti. L'obiettivo e l'azione che li anima è quello di offrire un supporto ad alcuni detenuti agli arresti domiciliari per accompagnarli gradualmente all'autosufficienza.

            Dopo che un rappresentante della Comunità Papa Giovanni ha succintamente illustrato l'attività svolta presso la casa "Manuela" di Grottammare, dove svolgono opera di volontariato venti persone, il presidente della locale Camera di Commercio, rileva come l'istituzione imprenditoriale che rappresenta deve cominciare a prendere atto di questa realtà fino trascurata e, senza interferenze, produrre migliori risultati di quelli finora raggiunti sul piano del coinvolgimento del mondo dell'imprenditoria.

            Al rappresentante sindacale della polizia penitenziaria che sostiene la necessità che il Corpo sia dotato di migliori strumenti e condizioni lavorative, il Presidente Caruso ricorda come anche sul piano normativo si stia cercando di rendere dinamico un settore mediante l'individuazione della cosiddetta area penale esterna (l'edilizia penitenziaria da sola non potrà risolvere i problemi considerato il trend di presenze sempre in crescita) prospettando un passaggio dal binomio custodia/trattamento all'altro trattamento/custodia nel quale anche la polizia penitenziaria sarà chiamata a porsi evitando in tal modo quella sorta di staticità del ruolo del poliziotto che oggi inizia e finisce dentro il carcere la sua attività.

            Il senatore Ciccanti rileva l'incongruenza della collocazione del magistrato di sorveglianza a Macerata, da anni non più sede di carcere, e non ad Ascoli dove sussistono buone ragioni per la presenza di una magistratura più prossima e ricorda le iniziative legislative in corso per ovviare alla stessa anche alla della istituzione della nuova provincia di Fermo che richiede una revisione delle circoscrizioni giudiziarie.

Riprendendo argomenti affrontati nell'incontro alla Regione, riferisce l'impegno in quella sede assunto dagli organi competenti a risolvere la questione delle visite specialistiche.

            Per una breve visita la delegazione si è quindi recata a Fermo.

            Presso la Casa di reclusione (con annessa una piccola sezione di circondariale) erano reclusi sessanta detenuti tutti con condanne definitive, di cui il 30 per cento circa tossicodipendenti e di pari percentuale gli extracomunitari.

E apparso immediatamente evidente come le ridotte dimensioni dell'immobile non potessero offrire alcuna possibilità di socialità, essendo l'unico spazio disponibile a tale fine la palestra, all'interno della quale di volta in volta si svolgono le attività sia sportive che scolastiche che ricreative.

La funzione prevalentemente custodiale è quindi affidata a quarantacinque unità di polizia penitenziaria di cui tre distaccate al nucleo traduzioni e piantonamenti e quattro, costantemente, distaccate o in missione.

            Nel breve incontro avuto con gli operatori, la delegazione ha avuto modo di confrontarsi con il Direttore reggente, il Comandante della polizia e i responsabili dell'area sanitaria ed educativa.

            Il Presidente chiede se risponde al vero che l'istituto si caratterizzi per un trattamento particolarmente duro del detenuto. Il direttore giudica non fondata tale "voce" e il Comandante afferma che i procedimenti disciplinari a carico dei detenuti sono sempre adottati in applicazione del Regolamento e numericamente risultano essere nella media di tanti altri istituti.

Il responsabile sanitario, in risposta ad una domanda del Presidente, ritiene di potere esprimere un giudizio positivo circa il rapporto con la struttura ospedaliera di Fermo per la tempestività con la quale questa interviene nonché per la qualità dei servizi prestati, tanto da consentire il passaggio a due soli rapporti convenzionali con altrettanti specialisti. Le patologie più frequenti sono quelle tipiche di una popolazione detenuta anziana e, in particolare, per quanto riguarda l'odontoiatria alla pratica impossibilità di assicurare le protesi, si supplisce con efficaci azioni di bonifica dentaria.

Quanto alla ristrettezza degli spazi disponibili, il Direttore riferisce di una richiesta avanzata al provveditorato regionale di chiusura della sezione del circondariale per poterne utilizzare gli spazi a fini trattamentali. Il carcere, infatti, essendo essenzialmete di reclusione richiederebbe diverse disponibilità di ambienti per il trattamento (non c'è neppure un campo di calcetto): l'imminente apertura del nuovo carcere di Ancona potrebbe consentire anche formalmente la sua trasformazione in casa di reclusione a tutti gli effetti.

Il responsabile dell'area educativa ritiene che andrebbe superato quell'eccesso di burocratizzazione che vede gli educatori occupati per la gran parte del tempo disponibile dalla stesura delle relazioni comportamentali, considerato che il detenuto ovunque venga trasferito o recluso avanza  richieste per ottenere i benefici della legge "Gozzini". Sarebbe più utile, al contrario, impiegare il tempo in analisi introspettive del soggetto.

Nell'ultima giornata, del 21 maggio 2005, la delegazione ha fatto visita all'istituto di Ancona.

Realizzato secondo standards edificatori comuni ad altri istituti degli anni '80  che lo fanno rientrare tra le cosiddette "carceri d'oro", anche ad Ancona, dopo aver compiuto visite ad altri istituti molto più risalenti, la Delegazione ha potuto accertare forse più che altrove l'evidenza di problemi causati dall'impiego di materiali da costruzione scadenti, l'uso irrazionale degli spazi nonchè la fatiscenza e inadeguatezza precoce degli impianti.

Tali rilievi hanno trovato immediata conferma già all'ingresso dell'istituto dove erano inequivocabilmente avvertibili forti odori da malfunzionamento delle fognature. Lo stesso comandante che accompagnava la Delegazione ha confermato l'esistenza di una situazione per la quale d'estate le condizioni diventano insopportabili per il caldo e le zanzare, mentre d'inverno gli ampi spazi risultano scarsamente caldi. La particolare situazione avvertita comunque è imputabile alla inefficacia delle pompe di sollevamento dell'acqua piovana raccolta nei pozzi e al conseguente accumulo di detriti fangosi.

            Attualmente vi si trovano ristretti trecento detenuti, con una media di trecentosette nel 2004 e nei primi quattro mesi del 2005, dei quali circa duecento con condanne definitive con pene medie di sei-otto anni.

Nei due reparti di alta sicurezza sono reclusi novanta detenuti per reati associativi; gli extracomunitari detenuti sono pari al 50 per cento e i tossicodipendenti al 30 cento.

            Il personale di polizia presenta un organico effettivo di centosettantatrè unità rispetto a quello previsto in duecentouno dal decreto ministeriale dell'8 febbraio 2001. Quello civile è deficitario per quanto riguarda l'area educativa potendo contare  su un solo educatore e uno psicologo.

            Il lavoro è prevalentemente domestico  mentre solo dieci detenuti sono alle dipendenze non dell'Amministrazione.

La formazione ricalca senza particolari e significativi progetti lo schema dei corsi di alfabetizzazione, di scuola media e di corsi di informatica sia per le sezioni comuni che alta sicurezza.

La Direttrice, contrariamente al Presidente che ha ritenuto di poter affermare -anche alla luce di altri sopralluoghi - che la Regione Marche può a ragione essere inserita tra quelle di eccellenza per l'assenza di sovraffollamento, per il buon livello degli organici nonché  per merito di quanti vi lavorano,  rileva invece l'esistenza nell'istituto di una seria carenza di personale che, pur in presenza di un ridotto tasso di assenteismo, è costretto ad organizzare il lavoro su tre quadranti per otto ore giornaliere. Esiste poi un problema di pendolarismo degli agenti, mentre molti poliziotti di provenienza pugliese alloggiano in caserma; la prospettiva poi del trasferimento di venticinque unità nel nuovo carcere di Barcaglione impone di giungere all'appuntamento senza correre eccessivi rischi di vuoti d'organico.

Per quanto riguarda i dipendenti civili, la scarsissima presenza di educatori rende praticamente impossibile qualsiasi attività di sostegno: per far fronte alle incombenze istituzionali di stesura delle relazioni comportamentali dei detenuti in maniera impropria si fa ricorso alla disponibilità dei poliziotti i quali comunque non possono non limitarsi a redigere rapporti di profilo esclusivamente disciplinare.

La Direttrice ha sottolineato invece come un dato di tutto rilievo il potenziamento recente del settore psichiatrico che può avvalersi ora dell'opera continuativamente assicurata da due psichiatri che ha determinato una sensibile riduzione degli episodi di autolesionismo.

Circa la composizione della popolazione detenuta che vede una presenza pari al 50 per cento di extracomunitari, la Direzione ha disposto una serie di iniziative con le quali sono assicurati sia un locale per i riti religiosi che la somministrazione di un vitto diversificato; per quanto riguarda invece la popolazione tossicodipendente denuncia la tendenza dei servizi territoriali - ai quali è transitata la competenza - a sottostimare l'entità del fenomeno al fine di contenere i costi economici e le risorse umane. Sul tema si pronuncia anche il responsabile dell'area sanitaria per confermare quanto detto e per aggiungere che con il passaggio al SSN siano confluite ai SERT equipe, fondi e mezzi strumentali con i quali l'unico scopo raggiunto consiste nella semplice somministrazione del metadone  e senza effettuare alcuna azione preventiva rispetto alla quale il SERT continua a dichiararsi incompetente. Occorre al contrario convincersi che la tossicodipendenza carceraria richiede un trattamento globale e non parcellizzato.

Continuando nel suo intervento il responsabile sanitario riferisce di talune difficoltà derivanti dalla limitazione alla stretto essenziale dei servizi resi dalla struttura per la carenza di personale che coinvolge anche la guardia medica, composto da un caposala e tredici unità convenzionate tra medici SIAS e infermieri alle quali si aggiungono sette specialistiche. Queste ultime, a suo avviso, dovrebbero essere rinforzate per non dover ricorrere alle prestazioni esterne che comportano le inevitabili liste d'attesa alle quali i detenuti, al pari degli altri comuni cittadini, dovrebbero sottostare e senza attendersi improbabili corsie preferenziali.

Al presidente che chiede di conoscere il protocollo sanitario di ingresso, il coordinatore sanitario risponde che non esistono obblighi di sottoposizione ai test per l'epatite HIV e TBC. Resta fermo che coloro che aderiscono vi vengono sottoposti. Non sono stati rilevati casi di insorgenza di TBC mentre sono accertati casi di scabbia che vengono seguiti dallo specialista dermatologo.

Una volontaria sottolinea quanto già fatto per una migliore fruibilità della biblioteca per la quale si è rinnovato l'arredo e si sta passando dalla distribuzione dei libri nelle celle all'accesso e lettura nella biblioteca, dotata di cinquemila volumi e nella quale si svolge attualmente un corso di educazione alla lettura.

La volontaria espone dal suo punto di vista la critica situazione data dalle scarsissime opportunità rieducative offerte dalla istituzione rispetto alle quali il volontariato tenta di svolgere un'azione di supplenza in particolare rivolta agli extracomunitari che nei fatti risultano esclusi dai benefici delle misure alternative.

Una volontaria della Caritas pone in rilievo come la l'opera della sua organizzazione sia tesa ad accompagnare le persone verso un percorso di speranza di un vita diversa precostituendone già durante la detenzione le condizioni; a ciò però non corrisponde la dovuta attenzione del territorio all'accoglienza soprattutto per quanto riguarda la casa e il lavoro. Denuncia quindi la scarsità di risorse messe a disposizione per il lavoro interno che per molti costituisce l'unica fonte di un minimo guadagno.

Alla senatrice Magistrelli che rileva come dagli interventi svolti emerga il giudizio di una scarsa interazione tra il carcere e il territorio, risponde un altro volontario per sostenere che occorrerebbe una maggiore decisione e convinzione nel chiedere al contesto amministrativo il rispetto degli impegni assunti nell'ambito dei piani di zona, andrebbe rafforzato il ruolo e la presenza del volontariato all'interno della apposita Commissione regionale per la definizione e il monitoraggio delle iniziative, dovrebbe avere maggiore incisività gli sportelli lavoro ed infine, soprattutto per quanto riguarda gli stranieri, si dovrebbero superare gli attuali difficili rapporti con le questure per quanto attiene alle procedure e rilascio di documenti.

La Direttrice ritiene che, ai fini di una maggiore efficienza delle risorse umane e materiali in dotazione all'istituto, andrebbe anche affrontato - e per questo sono stati compiuti passi verso la Procura della Repubblica - il problema delle permanenze brevissime di arrestati che, se trattenuti nelle camere di sicurezza delle questure, eviterebbero un dispendioso quanto inutile insieme di adempimenti d'obbligo a carico della Amministrazione penitenziaria.

 

* * * * * * *

 

            In considerazione del tempo trascorso tra la data del sopralluogo e la pubblicazione della relazione, si è ritenuto utile acquisire i dati relativi al Provveditorato regionale per le Marche aggiornati, riguardanti la popolazione detenuta, il personale di polizia penitenziaria, il personale civile e dei CSSA, che si allegano.

 

 

DATI REGIONE MARCHE

 

Relazione sul sopralluogo effettuato da una delegazione della Commissione giustizia in Emilia Romagna in merito alla situazione della realtà penitenziaria di tale regione

 

Prima parte (15, 16 e 17 dicembre 2005)

 

La Delegazione che ha effettuato il sopralluogo è stata guidata dal Presidente della Commissione, senatore Antonino Caruso ed era composta, oltre che dal medesimo, dal vice presidente della Commissione, senatore Leonzio Borea e dai senatori Vittorio Guasti (che ha visitato gli istituti di Modena - Saliceta San Giuliano - Bologna e Parma), Albertina Soliani (che ha preso parte ai sopralluoghi in programma per i giorni 15 e 16 dicembre), Luciano Guerzoni - che ha visitato gli istituti di Modena e Saliceta San Giuliano - e Antonio Vicini - che ha partecipato alla visita dell'istituto di Parma.

Il programma dei lavori comprendeva le visite delle case circondariali di Modena, Bologna, Piacenza, Reggio Emilia, della casa lavoro di Saliceta San Giuliano, della casa circondariale e di reclusione di Parma, dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia e della casa di reclusione di Castelfranco Emilia.

La Delegazione ha incontrato come di consueto funzionari e personale dell'amministrazione penitenziaria, agenti di polizia penitenziaria, assistenti sociali, educatori, rappresentanti delle associazioni di volontariato e delle cooperative sociali, imprenditori, esponenti della comunità religiosa locale, nonché altri operatori che a vario titolo svolgono attività in favore della realtà penitenziaria del territorio interessato.

            Un prospetto riepilogativo dei dati concernenti la popolazione detenuta, l'organico del personale civile e di quello di polizia penitenziaria relativamente a tutti gli istituti penitenziari, nonché tutto l'altro materiale consegnato alla delegazione parlamentare nel corso dei sopralluoghi è posto a disposizione dei componenti della Commissione.

            Nel pomeriggio del 15 dicembre la delegazione parlamentare, composta dai senatori Borea, Soliani e Guerzoni si è recata in visita alla casa circondariale di Modena ricevuta al suo arrivo dal provveditore regionale, dottor Cesari nonché dal direttore dell'istituto il dottor Madonna. Nel corso del breve incontro di saluto che ha preceduto il giro all'interno dell'istituto, il provveditore ha rappresentato brevemente la situazione concernente la popolazione detenuta nella Regione, consegnando alla delegazione un prospetto riepilogativo dal quale si evidenzia come le situazioni di maggiore criticità sotto il profilo della presenza di detenuti sono costituite dalle realtà di Bologna, in cui si registra una presenza di circa millequarantasei detenuti, a fronte di una capienza tollerabile di settecentosessantasei unità, e Modena ove si registra una presenza di quattrocentoquarantasette ristretti a fronte delle quattrocentoquattro unità di presenza tollerabile.

            Il provveditore ha quindi rappresentato che si registra una significativa carenza di personale, in particolare della polizia penitenziaria che costituisce un dato costante riscontrabile presso tutti gli istituti della Regione con percentuali di carenza che oscillano dal 15 al 40 per cento. Il direttore della casa circondariale di Modena "S. Anna" ha evidenziato che, delle quattrocentoquarantasette unità, ben centosessantuno sono i detenuti tossicodipendenti e duecentodiciassette quelli di provenienza dai paesi extracomunitari. Il direttore, dopo aver stigmatizzato la situazione di costante sovraffollamento in cui versa l'istituto di Modena, ha evidenziato, tra le criticità, la problematica della carenza di organico, in particolare della polizia penitenziaria femminile che costringe la direzione ad impiegare in più circostanze personale maschile per la vigilanza della sezione e per piantonamenti in luoghi esterni di cura. La casa circondariale di Modena, operativa dal 1992, è articolata in sei sezioni, di cui quattro per detenuti comuni, una sezione protetti ed una sezione alta sicurezza. È stata quindi rappresentata la insufficienza dei fondi assegnati, in particolare su alcuni capitoli di spesa, che ha impedito di realizzare molti tra i numerosi interventi necessari. Ad esempio l'impianto anti-intrusione e antiscavalcamento non risulta funzionante, così come alcuni monitor e telecamere posti in sala regia. Si tratta di una situazione che incide negativamente sulla sicurezza, posto che l'attuale organico non consente l'impiego di personale di servizio di vigilanza armato sul muro di cinta. La carenza di fondi ha inoltre impedito di realizzare altre iniziative come, ad esempio, l'allestimento di un laboratorio da destinare al servizio del progetto "apicoltura".

            Quanto alla situazione dell'area sanitaria è assicurata una copertura di guardia medica nell'arco delle 24 ore e sono presenti tutte le specialistiche, assicurate attraverso l'opera di professionisti convenzionati. In particolare è stato segnalato che, a seguito della recente ristrutturazione del locale - laboratorio radiologico, a partire dal prossimo mese di gennaio 2006, l'istituto si avvarrà anche del servizio radiologico con i conseguenti benefici per il nucleo traduzioni, venendo meno la necessità di accompagnare i detenuti all'esterno. Quanto alla situazione dei farmaci, grazie alla convenzione esistente con la Regione, tutta la spesa relativa è a carico della ASL. Quanto alle attività trattamentali, si svolgono corsi di alfabetizzazione, in particolare destinati ai detenuti extracomunitari, corsi di scuola elementare media e superiore. È inoltre attivo un corso professionale triennale. La Regione finanzia un corso per elettricista e un corso per saldatore. Altra iniziativa è costituita dal progetto "agricola", finanziato con risorse europee. L'istituto modenese si avvale dell'opera di tre educatori ed il cappellano, don Paolo Malavasi, dà assistenza religiosa ai ristretti del carcere modenese. È stata quindi segnalata la presenza di volontariato, sia di ispirazione cattolica, sia di matrice laica, in particolare prestano la loro opera le associazioni: "Porte aperte al carcere" e "Gruppo carcere città" che forniscono assistenza religiosa ma anche assistenza materiale. Sono inoltre ammessi ministri di culto di altre fedi, in particolare dei testimoni di Geova, anche se mancano luoghi di culto all'interno del carcere diversi da quello cattolico.

            Ha quindi preso parte all'incontro la dottoressa Patrizia Tarozzi, direttore dell'ufficio dell'esecuzione penale esterna di Modena, la quale ha riferito brevemente dell'attività dell'ufficio, che ha competenza sulla provincia di Modena, consegnando alla delegazione una scheda rappresentativa delle risorse e dell'attività svolta. L'ufficio UEPE si avvale dell'opera di nove assistenti sociali e nel periodo che va dal 1° gennaio 2005 al 1° agosto ha espletato interventi per centoquarantasette persone, corrispondenti al numero degli internati - ristretti in licenza o irreperibili per i quali le direzioni delle due case di lavoro che si trovano nel territorio della provincia di Modena hanno richiesto interventi di partecipazione all'attività di osservazione. Dei centoquarantasette internati in carico tredici persone, pari all'8,8 per cento hanno ottenuto la revoca della misura di sicurezza - dato che assume rilevanza se correlato all'anno in cui la misura è stata applicata (in un caso risale al 1990, in due casi al 1999, in tre casi al 2003, in sette casi al 2004) - . Delle unità in carico cinquantuno persone pari al 35 per cento del totale, presentano problemi di tossicodipendenza, dodici di alcool dipendenza, due problemi di interesse psichiatrico e dodici risultano appartenere alla delinquenza organizzata. La direttrice ha quindi rappresentato, riferendosi all'esperienza svolta nell'ambito dell'applicazione della legge cosiddetta "indultino", che molto poche sono state le revoche. Non sono emerse criticità quanto ai tempi di produzione delle relazioni che sono richieste con circa due o tre mesi di anticipo rispetto alle udienze, ritenute sufficienti alla loro predisposizione. Adeguata appare la dotazione di mezzi anche se mancano computer portatili. Le assistenti sociali possono utilizzare due autovetture in leasing per lo svolgimento dei servizi esterni e ricevono assistenza da tre agenti della polizia penitenziaria che le accompagna nell'ambito dei sopralluoghi sul territorio. Al riguardo non si registrano episodi di violenza o comunque minacce o altre iniziative sotto il profilo della sicurezza sul lavoro. È stato quindi rappresentato il problema costituito dalla diversa provenienza regionale degli internati che suggerirebbe una diversa articolazione territoriale con la creazione di sezioni a livello regionale che sarebbero auspicabili per un più efficace svolgimento del lavoro.

            Rispondendo ad una domanda specifica del senatore Borea, il direttore ha quindi rappresentato che è sospesa in istituto la distribuzione del vino anche perché si sono determinati problemi legati al consumo, in particolare per i detenuti extracomunitari. Si registrano casi di autolesionismo e un suicidio che risale al 28 gennaio del 2005. I detenuti che non svolgono attività trattamentale rimangono chiusi in cella per ben venti ore.

            Si è quindi svolto un breve incontro con alcuni operatori ed esponenti delle associazioni di volontariato. In particolare la signora Paola Cigarini del gruppo volontari "Carcere città" ha esposto brevemente le principali attività svolte con il sostegno dei volontari del suo gruppo, segnalando in particolare le attività teatrali e ricreative che si avvalgono del finanziamento della locale cassa di risparmio e che sono svolte in collaborazione con l'equipe trattamentale. È stata quindi rappresentata l'attività svolta in favore della biblioteca che, dopo l'iniziale avviamento a cura dei volontari, è ora curata dal Comune di Modena ed infine è stata evidenziata la grande disponibilità del personale tutto in servizio presso l'istituto grazie al quale è possibile lo svolgimento di attività di aiuto in favore dei ristretti.

            La signora Annamaria Dallari, rappresentante dell'associazione di volontariato "Porte aperte al carcere", ha riferito brevemente delle principali attività svolte dalla Caritas diocesana che offre generi di prima necessità e dà sostegno morale ed accompagnamento ai ristretti. In risposta ad una domanda della senatrice Soliani la signora Dallari ha sottolineato come il rapporto tra carcere e città costituisce più un obiettivo da perseguire che una realtà, limitandosi la cittadinanza ad offrire semplici contributi senza però manifestare un effettivo coinvolgimento. Particolare attenzione quindi è riservata alle iniziative che mirano a favorire il reinserimento dei detenuti con l'obiettivo di evitare le recidive. In tale direzione è stato segnalato il progetto "così lontani così vicini" che mirano a sensibilizzare la cittadinanza nella direzione sopra indicata.

            Si è quindi svolto un giro all'interno dell'istituto nel corso del quale la delegazione ha avuto modo di visitare alcune celle, la cucina, l'area sanitaria, nonché i locali destinati ad attività trattamentali. Non sono state riscontrate particolari criticità.

            La Delegazione si è quindi recata in visita alla casa di lavoro di Saliceta San Giuliano, ricevuta al suo arrivo dalla direttrice, la dottoressa Federica Dallari.Siè quindi svolto un giro all'interno dell'istituto.

            La casa di lavoro si estende su una superficie di 10.000 metri quadri circa. La casa detentiva occupa un solo piano con dodici celle costituite da grandi camere che possono ospitare in media sei persone. Si tratta di una struttura di non recente costruzione che si presenta nel complesso accettabile. La direttrice ha evidenziato la necessità di intervenire sull'impianto di riscaldamento - risalente al 1950 - che richiede significativi interventi ed è soggetto a continue rotture. Nel corso del sopralluogo la delegazione ha visitato il locale tipografia che, in conseguenza del trasferimento del tipografo addetto al servizio, è da circa un anno non utilizzato. Gli internati, dunque, sono impiegati al momento esclusivamente in lavori domestici. Il reparto detentivo richiede alcuni interventi di manutenzione straordinaria, in particolare il reparto docce, andrebbe rinnovato presentando problemi alle tubazioni che limitano la funzionalità delle docce esistenti mentre i servizi igienici sono costituiti da "turche". Quanto al personale addetto sono assegnati alla struttura trentanove agenti rispetto ad un organico di quarantasei unità di personale amministrativo tra cui un educatore ed un infermiere rispetto ad un organico previsto di cinquantaquattro unità. Gli internati presenti al momento della visita erano ottantatre rispetto ad una capienza prevista di sessantotto unità, di cui trenta tossicodipendenti. La direttrice ha evidenziato che, oltre alla carenza significativa costituita dall'assenza di un tipografo che è stato distaccato dal mese di settembre 2005 presso la casa circondariale di Bologna, altra criticità riguarda l'area educativa in quanto l'educatore addetto alla struttura è dal mese di luglio in malattia e, essendo ormai prossimo al pensionamento, si può ipotizzare che non rientri più in servizio. Quanto al restante personale esso appare adeguato a far fronte alle esigenze della struttura. Nel caso del personale di polizia penitenziaria si registra la situazione per la quale essendo gran parte del personale di provenienza di altre regioni, in particolare meridionali, molto spesso si registrano casi di malattie e richieste di distacco spesso ottenute. Una situazione questa che si ritiene potrebbe essere affrontata offrendo al personale alloggi adeguati che permettano loro di insediarsi stabilmente sul territorio.

            Nel corso del breve incontro che si è svolto al termine della visita della casa lavoro don Giovanni Montanaro, cappellano, ha riferito brevemente della sua esperienza evidenziando il buon numero di internati che sono stati reinseriti e per i quali quindi è stata possibile la revoca della misura di sicurezza. È stato quindi evidenziato che la struttura si avvale di un edificio non adatto per la detenzione, in quanto fuori dalla cinta muraria, che era destinato ad alloggio per il personale e che è stato oggetto di interventi di consolidamento ma che richiede ulteriori fondi per poter essere utilizzato al servizio della struttura. In proposito la direzione ha prospettato la possibilità di un completamento della stessa per poter essere impiegata come sede di uffici ed alloggi per gli agenti, con conseguente spostamento degli uffici che sono al momento ubicati nella struttura di cui fa parte il reparto detentivo. La casa lavoro di Saliceta San Giuliano è una struttura che, per ubicazione e per caratteristiche, ben si presterebbe ad essere convertita ad altri impieghi, eventualmente attraverso il ricorso ad istituti come le permute, qualora non si proceda prontamente a rimettere in funzione la tipografia esistente - eventualmente assegnandovi un tipografo o ponendo in essere accordi con eventuali cooperative miranti a ripristinare la funzionalità dell'impianto in conformità alla sua destinazione.

            Il giorno successivo la delegazione si è recata in visita alla casa circondariale di Bologna. L'istituto, aperto nel 1986, è ubicato nella immediata periferia nei pressi della zona Fiera. La delegazione - nell'occasione composta dai senatori: Borea, Soliani e Guasti - con la presenza del provveditore regionale, dottor Cesari, è stata ricevuta presso l'ufficio del direttore, la dottoressa Manuela Cerasani. La direttrice ha rappresentato che l'istituto ospitava al momento della visita millecinquantasette detenuti rispetto ad una capienza tollerabile di settecentottanta unità ed una capienza regolamentare di quattrocentocinquanta. Di questi trecentotre sono i detenuti tossicodipendenti.

            Di questi circa il 60 per cento è di origine extracomunitaria, in particolare proveniente dall'Albania, dall'ex Jugoslavia, dal Nord Africa e dal Sud America.

            Quanto al personale della polizia penitenziaria si è registrata la presenza di cinquecentouno unità - compreso il personale femminile ed il nucleo traduzioni e piantonamenti (quattrocentoquarantaquattro maschile e cinquantasette femminile). Il personale di polizia penitenziaria in uscita verso altre sedi corrisponde a centodue unità di cui ottantadue distaccati, quattro in missione e sedici per corsi. Il personale amministrativo è costituito da quarantanove unità su settantuno della pianta organica tra cui si segnala la presenza di sei educatori (su otto dell'organico) e quattro infermieri.

            La direttrice ha evidenziato la rilevante carenza di organico in tutti i ruoli e profili professionali, in particolare riferendosi alla situazione dell'organico della polizia penitenziaria, le difficoltà sono acuite dai numerosi provvedimenti di distacco che interessano il personale rende estremamente difficile l'organizzazione del lavoro.

            Tra gli esempi addotti significativa è la situazione del locale nucleo traduzione e piantonamenti nel quale, a fronte delle novanta unità previste, operano sessantotto unità con un carico di lavoro difficilmente sostenibile. Esprime quindi preoccupazione anche per la situazione del personale del comparto ministeri. L'area contabile si avvale in particolare dell'opera di tre contabili assunti con contratto a tempo determinato; la qual cosa pone problemi legati alla non certezza di poter disporre in modo stabile e continuativo di tali risorse in un settore delicato dell'attività amministrativa. Carente è inoltre il personale appartenente alle qualifiche dei collaboratori amministrativi alla quale si cerca di sopperire adibendo il personale di polizia penitenziaria ai relativi compiti con tutte le evidenti implicazioni. In via ulteriore risulta insufficiente il personale infermieristico con difficoltà conseguenti nel garantire il relativo servizio.

            Quanto alla popolazione detenuta si registra un incremento degli ingressi dalla libertà a seguito di misure cautelari. La forte presenza di detenuti extracomunitari e l'incremento delle presenze determina alcune problematiche di gestione tra cui l'impossibilità di garantire una effettiva separazione tra detenuti di origini e cultura diverse, la difficoltà di garantire la sicurezza anche alla luce della insufficienza del personale della polizia penitenziaria addetto alla struttura.

            Quanto alle condizioni delle strutture l'istituto - si fa notare - richiede una costante opera di manutenzione che è realizzata con difficoltà stante le scarse risorse finanziarie disponibili che riescono soltanto a far fronte agli interventi ordinari ma non coprono quelli di manutenzione straordinaria che risultano non ulteriormente differibili. Tra le problematiche sono state segnalate le infiltrazioni d'acqua e la necessità di adeguare l'impianto elettrico.

            Quanto alle attività trattamentali - che si avvalgono anche dell'apporto di operatori volontari - sono state realizzate numerose attività e corsi scolastici e professionali tra i quali si segnalano quelli di addetto alla preparazione dei pasti, addetto alla manutenzione del verde ed addetti alla tipografia ed all'informatica. Al riguardo il senatore Borea ha segnalato l'opportunità costituita dalla possibilità di dar luogo a corsi attraverso internet che costituiscono esperienza già attive presso altri istituti e che vedono la interazione del detenuto con il corso cui lo stesso accede attraverso password nel rispetto delle esigenze di sicurezza. È stato segnalato che il CEFAL organizza corsi per i detenuti che, nel loro insieme, coinvolgono circa 400 ristretti tra cui si segnalano il corso di cameriere di sala con rilascio di apposito attestato. In proposito è stato rappresentato che la carenza del personale di polizia non ha impedito, grazie allo sforzo notevole degli operatori, di procedere allo svolgimento dei corsi suddetti. La presenza delle numerose attività riduce di molto la presenza dei detenuti in cella anche se chi non svolge attività resta in cella per 20 ore su 24. Problema emergente è costituito dalle possibilità di occupazione offerta sia all'interno che all'esterno dell'istituto. Oltre ai cosiddetti lavori domestici, unica attività possibile è quella di una tipografia gestita da un consorzio di cooperative. In ogni caso, rispetto alla popolazione detenuta, sono soltanto ottanta circa i detenuti che lavorano i quali sono impiegati in media tre ore. Il numero limitato di persone che lavorano è una conseguenza dei problemi di budget esistenti. Quanto alla assistenza sanitaria il personale medico in servizio è così costituito: un dirigente sanitario, tre medici incaricati, otto medici di guardia, due infermieri professionali, tre infermieri ministeriali, un tecnico di radiologia.

            La ASL, a seguito dell'accordo sottoscritto tra la Regione e l'amministrazione penitenziaria, fornisce i farmaci necessari. L'istituto è di recente sede di un reparto d'osservazione psichiatrica che può ospitare fino a quattro detenuti. Al riguardo è stata segnalata l'assenza di concertazione ed integrazione con i servizi sanitari esterni che, ad avviso della direttrice, hanno assunto una posizione di chiusura nei confronti della realizzazione della sezione psichiatrica.

            Il Vice Comandante della polizia penitenziaria Nicola Ciarlitto ha rappresentato che il turno di servizio è articolato su 4 quadranti ma che ogni mese maturano mediamente dalle 7.000 alle 8.000 ore di straordinario. Non sono stati segnalati arretrati nel pagamento degli straordinari. È stato inoltre rappresentato che, nonostante l'insufficienza del personale addetto, la disponibilità del medesimo ha comunque consentito di poter assicurare lo svolgimento dei corsi di formazione e delle attività trattamentali.

            I detenuti possono puntare sull'assistenza spirituale del cappellano ma, anche per i ristretti di altre fedi, della guida di ministri di culto di altre religioni, in particolare testimoni di Geova e culto evangelico. È stato inoltre rappresentato che la gestione della cucina permette per i detenuti di religione musulmana di poter osservare il Ramadan. Significativa è inoltre la presenza del volontariato, in particolare operano volontari di due associazioni: l'AVOC ed il Centro Pogeschi. Si è quindi svolta una visita dell'istituto nel corso della quale la delegazione, come di consueto, si è soffermata nell'area sanitaria, nella cucina ed ha visitato alcuni reparti intrattenendosi con taluni detenuti. Nel corso della visita non sono state riscontrate particolari criticità, oltre quanto sopra rappresentato, anche se in alcuni casi gli spazi esterni alle strutture visitate si presentavano non in buono stato per la presenza di rifiuti di varia natura (come bottiglie di plastica ed altri oggetti) che non sono stati rinvenuti in occasione di sopralluoghi pressi altre strutture. Al termine della visita si è quindi svolto un incontro con alcuni operatori intervenuti. Il cappellano padre Renzo ha brevemente riferito della sua attività pastorale in favore dei ristretti segnalando l'assenza di una cappella che è in corso di costruzione. In risposta ad una specifica domanda ha quindi riferito che non si sono registrate conversioni alla fede cattolica di detenuti di altre fedi.

            Il dottor Armando Rea, direttore dell'area pedagogica ha parlato brevemente dell'attività didattica svolta presso l'istituto bolognese segnalando l'attivazione di sette corsi di scuola media che interessano praticamente tutti i reparti e di sei classi di scuola superiore.

            Dopo un breve intervento della dottoressa Cristina Tollardo il dottor Giuseppe Tiboldi, presidente dell'associazione AVOC ha richiamato l'attenzione sull'importanza di offrire aiuti ai numerosi stranieri detenuti presso il carcere bolognese i quali molto spesso, non avendo famigliari, necessitano di beni di prima necessità Al riguardo i volontari dell'associazione si preoccupano di dare una concreta risposta a tale esigenza ed in via ulteriore curano i rapporti con le famiglie dei detenuti e svolgono attività di accompagnamento all'esterno dei medesimi nell'ottica di prevenzione delle recidive ed il recupero dei detenuti.

            La signora Daniela Farini, nella sua qualità di coordinatrice dello sportello infolavoro finanziato dalla Provincia di Bologna ha parlato dell'attività di orientamento all'impiego e delle borse lavoro che sono riconosciute ai ristretti e che hanno interessato più di venti detenuti.

            Il signor Rubini del Centro Cefal, coordinatore di corsi professionali da oltre diciotto anni, ha parlato dell'attività formativa che ogni anno interessa circa cinquanta detenuti. L'obiettivo del centro è quello di dare competenze professionali ma anche relazionali; aspetto questo al quale viene riservata particolare attenzione per via della particolare condizione in cui vivono i detenuti che certo non curano tale componente che invece assume un rilievo molto significativo nei normali rapporti non soltanto lavorativi. È stata quindi segnalata l'esperienza di una cooperativa sociale di ristorazione che opera nella zona fiera e che si propone specificatamente di assumere persone che hanno fatto il corso per poi garantire loro una esperienza lavorativa che in molti casi si è poi tradotta in ulteriori rapporti lavorativi presso altre aziende. In particolare è stata segnalata la felice esperienza di un detenuto che ora è capocuoco di un'importante mensa aziendale della zona.

            La signora Fatima, mediatrice socioculturale, ha riferito brevemente dello sportello informativo dedicato agli stranieri attivo dal 1994. In risposta ad una domanda della senatrice Soliani è stato rappresentato che la maggioranza dei detenuti è favorevole e chiede di poter partecipare a corsi di formazione.

            La professoressa Filomena Polio ha parlato brevemente dei corsi di alfabetizzazione e di scuola attivi segnalando che, in conseguenza del taglio di risorse finanziarie, è possibile assicurare molto meno corsi di quelli che sarebbero necessari rispetto alla domanda formativa.

            Il professor Salvatore Merchionne ha espresso l'esigenza di un miglior coordinamento tra la scuola e l'istituzione carceraria segnalando l'esigenza che ogni anno venga convocata un'apposita commissione didattica per poter svolgere detta attività.

            Il professor Rubini ha quindi segnalato la convenzione con l'Università di Bologna che consente a dieci ristretti di poter svolgere corsi universitari.

            Aderendo quindi ad una richiesta la delegazione ha quindi incontrato il rappresentante sindacale della CGIL, agente Leonardo Gaetani, il quale ha consegnato alla delegazione una breve nota nella quale, dopo esposizione di dati riguardanti i personale amministrativo e della polizia penitenziaria - dati peraltro non del tutto coincidenti con quelli offerti dalla direzione - ha evidenziato le carenze del personale addetto al carcere bolognese in particolare a causa dei numerosi distacchi del personale in altri istituti o in conseguenza dell'applicazione della legge n.104 del 1992.

            Sono state quindi evidenziate le difficoltà che derivano dal fatto che il personale è costretto costantemente a prestare lavoro straordinario in conseguenza delle evidenziate carenze del personale, sottolineando ancora una volta l'eccessivo numero di personale distaccato in altri istituti penitenziari circa novanta e l'insensibilità dell'amministrazione nonostante la rappresentazione delle problematiche e delle condizioni di sovraffollamento in cui versa l'istituto.

            È quindi intervenuto il dirigente sanitario il quale ha evidenziato come l'organico sia lo stesso dal 1992 ad oggi anche se si è passati da circa quattrocentocinquanta detenuti ai quasi mille presenti mediamente al momento. Pur assicurando un servizio di buon livello, le condizioni di sovraffollamento dell'istituto - che vedono in molti casi nelle celle di circa 12 metri quadri compreso il bagno ospitare tre detenuti - certamente influiscono sulla condizione sanitaria con tutte le evidenti problematiche che la situazione di promiscuità determina.

            Nel pomeriggio la Delegazione si è recata in visita presso la casa circondariale di Piacenza. Nell'occasione la delegazione era composta dal presidente Antonino Caruso e della senatrice Soliani.

            Ricevuta al suo arrivo dal direttore, dottoressa Caterina Zurlo, si è svolto un incontro con gli operatori che ha preceduto la visita dell'istituto. La casa circondariale di Piacenza ospitava al momento della visita trecentoquattordici detenuti (di cui duecentonovantotto uomini e sedici donne). Degli uomini, centoventitre sono i tossicodipendenti e centocinquantasei i detenuti provenienti dai paesi non UE. La sezione femminile, attiva presso l'istituto, ospitava al momento della visita sedici ristrette delle quali sette tossicodipendenti e undici extracomunitarie. A fronte della complessiva popolazione detenuta pari a trecentoquattordici unità, si contrappone una capienza regolamentare di centosettantotto unità. La popolazione presente rientra quindi nei limiti di quella cosiddetta tollerabile. I detenuti sono ospitati in celle di circa dieci metri quadrati a due posti letto. Il carcere consta di centosessantatre camere detentive distribuite in sette reparti di cui uno con tredici camere destinato a sezione femminile. La direttrice ha rappresentato l'insufficienza del personale della polizia penitenziaria in relazione alle esigenze e richieste. Carenti risultano inoltre le risorse finanziarie che hanno tra l'altro impedito alcuni interventi di manutenzione o comunque relativi alla sicurezza come ad esempio il completamento del sistema di videosorveglianza interno all'istituto e l'installazione di un sistema di videosorveglienza sul muro di cinta. L'insufficienza delle risorse economiche impedisce, ad avviso della direzione, lo svolgimento di molti interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture nonché un adeguamento alle norme in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro. L'area sanitaria si avvale della presenza di un sanitario incaricato, di cinque medici SIAS, due infermieri di ruolo e cinque infermieri convenzionati tramite ASL. Sono assicurate prestazioni specialistiche afferenti alle branche di odontoiatrica, chirurgia, oculistica, dermatologia, ginecologia, ortopedia e psichiatria. L'area sanitaria si avvale di ben cinque ambulatori. La direzione ha quindi rappresentato la situazione di grande difficoltà nella quale opera l'area trattamentale in cui sono addetti due educatori a fronte delle sei unità previste in pianta organica. Si tratta di una situazione che ha indubbi riflessi sulla qualità dell'attività istruttoria richiesta per la magistratura di sorveglianza. Ne deriva una forte riduzione dei tempi disponibili per lo svolgimento di colloqui tra operatori e detenuti. Altre criticità riguardano insufficienza del personale dell'area contabile e più in generale la scarsità delle risorse finanziarie.             Quanto al personale del comparto ministeri a fronte di un organico di ventisei unità sono addetti all'istituto sedici operatori. Il personale della polizia penitenziaria è costituito invece da centosessanta agente a fronte di una previsione di centosettantanove unità in pianta organica.

            Si è quindi svolto, prima della visita dell'istituto, un incontro con gli operatori e i volontari che svolgono la loro attività in favore della realtà penitenziaria di Piacenza.

            Il dottor Leonardo Mazzoli, assessore ai servizi sociali del comune di Piacenza, nonché presidente del comitato locale dell'esecuzione penale, prende la parola per rappresentare che il comitato suddetto ha il compito di favorire iniziative dirette a sensibilizzare il territorio nei confronti della realtà penitenziaria locale anche grazie la partecipazione ad esso del comune e della provincia nonché degli altri soggetti che a vario titolo interagiscono con il carcere come ad esempio le associazioni di volontariato. Dopo aver sottolineato l'ottimo rapporto con la direzione, il dottor Mazzoli ha quindi rappresentato che l'obiettivo perseguito dal comune è principalmente quello di favorire il reinserimento dei detenuti anche attraverso iniziative di attenzione e di sensibilizzazione del territorio nonché attraverso borse lavoro finanziate da un progetto regionale. Sottolinea comunque le difficoltà esistenti dovute sia al fatto che le realtà produttive locali hanno scarso interesse ad investire energie e risorse nei confronti dei detenuti sia all'insufficienza delle risorse finanziarie pubbliche da destinare a progetti mirati. Lo sforzo dell'ente territoriale è diretto a stimolare in territorio ricco che però è sordo alle problematiche penitenziarie ed a tal fine si investe per far conoscere il carcere e le sue problematiche alla città. Al tal fine segnala la quarta edizione del concorso letterario che ha visto il contributo di detenuti e che si pone nella direzione indicata.

            Il presidente Antonino Caruso, dopo aver ricordato le finalità del sopralluogo - che si sostanziano nel dare particolare attenzione a tutti i soggetti che operano in favore della realtà penitenziaria ma anche creare sensibilità all'interno del Parlamento nei confronti dei problemi penitenziari - ha sottolineato l'importanza delle idee e dell'opera di sensibilizzazione che l'ente territoriale e gli altri operatori potrebbero svolgere. A suo avviso il messaggio da dare è che sostenere iniziative dirette a favorire il reinserimento dei detenuti non costituisce tanto un'azione di carità o un'opera meritoria ma soprattutto un'attività utile alla società in quanto attraverso il reinserimento effettivo degli ex detenuti si evitano le recidive. Vi sono indubbiamente soggetti autori di reati rispetto ai quali l'obiettivo in esame risulta difficilmente perseguibile per le caratteristiche della personalità criminale ma è pur vero che per la maggioranza dei soggetti che delinquono un'azione di recupero promossa concretamente dalla società può portare al raggiungimento dell'obiettivo perseguito.

            Il signor Pietro Bertolazzi della cooperativa Futura ha sottolineato l'importanza del lavoro per i detenuti, evidenziando come attraverso l'attività svolta dalla cooperativa che ha un ramo della sua azienda all'interno del carcere sia stato possibile offrire occasione di lavoro ad almeno quaranta persone variamente detenuti ed ex detenuti. E' stata quindi sottolineata l'importanza anche della qualità del lavoro da offrire in quanto è utile che i ristretti svolgano attività con soddisfazione perché altrimenti ben difficilmente si potrà favorire il loro pieno recupero. Ha quindi rappresentato l'importanza delle commesse da parte degli Enti pubblici che potrebbero essere maggiormente rivolte a dare soluzione alle problematiche in esame offrendo opportunità di lavoro ai detenuti ed ex detenuti.

            Ha quindi brevemente illustrato attività che dalla cooperativa è svolta all'interno del carcere che si sostanzia nella archiviazione elettronica dei dati delle ricette mediche con conseguente annullamento. Altra attività svolta si sostanzia nella acquisizione con strumenti ottici di documenti per l'archivio di Stato attraverso una fotocamera digitale.

            Il signor Massimo Magnaschi della Caritas di Piacenza ha riferito brevemente dell'attività svolta dai volontari della Caritas che mira a dare una risposta ai bisogni primari dei detenuti attraverso forniture di generi di prima necessità. Particolare attenzione è poi riservata allo sviluppo della componente relazionale ed in via ulteriore è svolta attività di accompagnamento all'esterno anche nell'ottica di prevenzione delle recidive. In proposito è stato rappresentato che un grande problema è costituito dalla scarsa disponibilità di alloggi che, insieme alle opportunità di lavoro, costituisce la principale difficoltà da superare al fine di consentire al detenuto di poter accedere ad un misura alternativa alla detenzione. Dopo aver sottolineato l'attività significativa che è svolta dal volontariato in generale, ricordando che presso l'istituto operano i volontari della Conferenza San Vincenzo, del Comitato Papa Giovanni XXIII e dell'Associazione CEI sulla ricerca ha riferito brevemente sulle attività svolte dalla Caritas e sulla importanza di creare una struttura a rete tra tutti i soggetti interessati.

            La signora Rossella Voltattorni, capo area trattamentale, ha sottolineato l'insufficienza degli spazi per lo svolgimento di attività trattamentali evidenziando l'opportunità di aumentare il numero degli educatori addetti, essendo i due in servizio non sufficienti anche in considerazione dell'elevato numero di detenuti condannati a pene definitive (circa centosessanta). Tale situazione ha riflesso sullo svolgimento dei colloqui che non sono certo sufficienti ad avere una compiuta rappresentazione della situazione del detenuto. Ha quindi riferito brevemente delle attività formative segnalando sia l'attivazione di due classi di scuola media, sia il corso di manutenzione aree verdi segnalando l'erogazione ai frequentanti di borse di studio. Ha concluso il suo intervento sottolineando il contributo offerto dai volontari.

            Si è quindi svolta una visita dell'istituto nel corso della quale in particolare la delegazione si è soffermata nei locali nei quali si svolgono attività lavorative visitando sia la falegnameria sia il locale nel quale si procede all'attività di acquisizione dati ed annullamento delle ricette mediche. Nel corso del giro, il vicesovraintendente Bruno Inzitari ha in particolare rappresentato l'insufficienza del personale della polizia penitenziaria addetto alla struttura, non tanto rispetto alla pianta organica (centosettantanove unità) quanto in relazione alle reali esigenze proprie della struttura che richiederebbero un organico previsto di almeno duecento agenti. Si tratterebbe dunque di un errore nella progettazione della pianta organica che è ulteriormente aggravato dalla circostanza dei numerosi agenti che svolgono altrove la loro attività in conseguenza di distacchi o per effetto dell'applicazione della legge n. 104 del 1992.

            Anche il vice commissario Fernando Picini, comandante del reparto, ha sottolineato l'insufficienza del personale effettivamente in servizio per via dei distacchi e delle frequenti malattie condividendo la considerazione riferita al difetto nella progettazione della pianta organica. In considerazione di ciò l'orario di servizio è articolato su tre quadrati in molti settori. E' stato quindi rappresentato che circa quaranta agenti utilizzano stabilmente la caserma di cui il carcere è dotato ed ha concluso il suo intervento evidenziando insufficienza del numero delle agenti del corpo femminile della Polizia penitenziaria che talora determina, sia pure come estrema ratio, la necessità di integrare agenti uomini.

            Il dottor Gandolfi, medico incaricato, ha rappresentato brevemente la situazione sanitaria dell'istituto nel quale è assicurato un servizio di guardia medica che copre l'arco delle 24 ore. E' stata altresì segnalata la esistenza di casi di autolesionismo ed un suicidio a gennaio del 2005 di un detenuto extracomunitario. Non si sono verificati casi di tubercolosi e quanto alla situazione dei farmaci si registra la somministrazione per lo più di antidolorifici e tranquillanti.

            A conclusione della visita che ha interessato anche alcune sezioni e le più significative aree dell'istituto non sono emerse problematiche ulteriori oltre quelle rappresentate. In particolare la Delegazione ha visitato il laboratorio falegnameria e l'area destinata allo svolgimento dell'attività di acquisizione dati ed annullamento di ricette mediche, con l'occasione intrattenendosi con alcuni detenuti addetti al servizio.

Nel complesso la popolazione detenuta a Piacenza risulta essere nei limiti della capienza tollerabile dell'istituto.

            La Delegazione si è quindi recata a Reggio Emilia per la visita della locale casa circondariale e dell'ospedale psichiatrico giudiziario ricevuta, al suo arrivo, dai direttori della casa circondariale: il dottor Gianluca Candiano e la dottoressa Valeria Calevro, direttore dell'O.P.G.. Prima della visita delle strutture si è svolto un incontro presso la direzione della casa circondariale. Dopo una breve introduzione del presidente Antonino Caruso, che ha richiamato l'attenzione sulle finalità del sopralluogo, la dottoressa Calevro ha rappresentato la situazione dell'ospedale psichiatrico. La popolazione detenuta è costituita da duecentotrentaquattro detenuti rispetto ad una capienza prevista di centoventi unità. Fra i pazienti risultano presenti quattro ricoverati appartenenti al circuito "alta sicurezza" e undici ricoverati del circuito "protetti". Dei detenuti, cinquantatré sono i tossicodipendenti e trentuno quelli di provenienza da paesi extracomunitari. L'O.P.G. ospita centottantasei definitivi di cui sedici ex articolo 148, quindici minorati, centoquarantadue prosciolti e tredici definitivi in osservazione psichiatrica. La dottoressa Calevro ha sottolineato come l'O.P.G. di Reggio Emilia costituisca l'ospedale psichiatrico che ha un bacino d'utenza su tutta l'area del nord Italia e che quindi si caratterizza sia per la vastità del territorio di competenza, sia per il numero e la varietà delle patologie previste, ricordando che a Reggio Emilia sono presenti esclusivamente uomini mentre la sezione femminile è a Castiglione.

            Ha quindi sottolineato la situazione a suo avviso critica del personale addetto alla struttura in particolare quello della Polizia penitenziaria. Rispetto ad un organico di centoventuno unità sono presenti centocinque agenti; tra questi tre soltanto sono gli ispettori rispetto ad un organico previsto di sette. Altra criticità è costituita dal numero significativo del personale distaccato presso altri istituti. Tali circostanze si riflettono anche nell'organizzazione dei turni di servizio con disagi significativi. E' stato quindi sottolineato come la struttura, attualmente destinata ad O.P.G. originariamente era stata concepita come carcere ordinario e tale aspetto ha riflessi significativi nella gestione delle diverse tipologie di ristretti. Come osserva anche il comandante del reparto, Ispettore Vito Bonfiglio, non sono previste apposite sezioni per la gestione di alcune tipologie come, ad esempio, i ricoverati appartenenti al circuito "alta sicurezza" e quelli del circuito "protetti", settori di estrema delicatezza.      Il problema è affrontato emanando apposite disposizioni di servizio per la gestione di tali ristretti ai quali sono destinati numerosi agenti. Quanto alla situazione del personale civile sono effettivamente in servizio ventitré unità rispetto ad un organico di trentanove. Tra questi si segnala la presenza di dieci infermieri di ruolo rispetto ad un organico di quindici, integrati dall'impiego di trenta infermieri a parcella. Il turno di servizio è regolamentato in modo da assicurare nel complesso centoquarantotto ore di presenza infermieristica giornaliera; la qual cosa permette di avere disponibili due infermieri la mattina, uno il pomeriggio e mezza unità la notte. Gli educatori effettivamente in servizio sono tre rispetto ad un organico di quattro, mentre vi è uno psicologo di ruolo. L’O.P.G. si articola su cinque reparti denominati Andromeda, Centauro, Pesago, Fenice ed Antares, ciascuno dei quali ospita in media quaranta persone. E’ stato evidenziato che l’impossibilità di utilizzare letti a castello, per via delle condizioni dei pazienti ristretti, rende gli spazi disponibili molto ridotti ed è questa una ulteriore conseguenza del fatto che la struttura era nata come istituto penitenziario e non già come O.P.G..

            Il servizio medico di base è curato da tre medici incaricati. La media mensile delle visite mediche da essi eseguita è di circa quattrocento, con centotrenta visite procapite svolte. Sulla base di convenzioni o attraverso le strutture dell’ospedale sono attive le seguenti specialistiche: dermatologia, odontostomatologia, radiologia ed infettivologia. Presso l’Istituto opera il SERT di Reggio Emilia che svolge la sua attività nei confronti dei ristretti tossicodipendenti (al momento 26 unità), i quali in particolare sono seguiti da due psicologi che sono disponibili sulla base di una convenzione con la ASL per complessive 40 ore mensili. La media di traduzioni per visite specialistiche in ospedale è di circa dieci uscite al mese.

            E’ assicurato inoltre un servizio di guardia medica per una copertura nell’arco delle 24 ore. L’assistenza psichiatrica è assicurata anche attraverso la prestazione professionale di otto psichiatri esterni che coadiuvano quello di ruolo. Nel complesso ogni ricoverato riceve mensilmente circa un’ora e trenta di assistenza psichiatrica. La dottoressa Panebianco Angela, responsabile dell’area sanitaria ha segnalato la criticità di tale dato che è assolutamente insufficiente rispetto alle necessità di assistenza psichiatrica e che è una conseguenza della insufficienza dei fondi.

            E’ stato altresì segnalato che, per quanto attiene alle condizioni igienico-sanitarie, risulta inevitabile in considerazione dell’assenza di specifico personale adibire alla pulizia dei reparti, delle stanze e degli spazi comuni i ricoverati che in considerazione delle loro patologie sono solo in parte idonei allo svolgimento del compito.

            Sulla base di un accordo con la Regione è assicurato il finanziamento della spesa farmaceutica per le categorie di farmaci di più largo consumo e di maggiore specificità terapeutica, come gli antipsicotici atipici e gli antiretrovirali.

La spesa riferibile alla struttura per la gestione del servizio farmaceutico è intorno ai trecentomilamila euro. Lo stanziamento a carico della struttura penitenziaria in proposito per l’anno 2005 è stato di cinquantunomila euro.

            Nell’Istituto è presente un reparto per lo svolgimento di attività trattamentali, il cui svolgimento risente significativamente del grande contributo e della collaborazione degli agenti della Polizia Penitenziaria. Tra le attività realizzate nel corso dell’anno si segnalano corsi di scuola elementare, media e media superiore. E’ stata quindi richiamata l’attenzione sui corsi, denominati "Mestieri di ieri per lavorare domani", di manutenzione delle aree verdi nonché di riparazione delle biciclette. I predetti corsi, sono stati frequentati da diciassette pazienti nel complesso. In particolare  il Comune di Reggio Emilia ha concesso una rotatoria della viabilità cittadini per la creazione e manutenzione del verde. L’attività svolta – si fa notare – ha avuto buoni risultati testimoniati dalla prosecuzione dell’esperienza che interessa sette ricoverati che per tre volte a settimana escono con le loro biciclette per lo svolgimento dell’attività. Una cooperativa ha avuto dal Comune in gestione il servizio noleggio di biciclette che si svolge con l’opera di tre internati e due condannati ospitati dalla struttura.

            La direttrice dell’O.P.G. ha sottolineato l’importanza di poter avere commissioni finanziate da parte degli enti territoriali permettendo in tal modo di poter continuare con le attività trattamentali che oltre ad essere di giovamento per i pazienti addetti aiutano a costruire il difficile rapporto con il territorio.

            Altra attività segnalata è il laboratorio teatrale, nell’ambito del quale è stato realizzato uno spettacolo rappresentato più volte a scolaresche e a rappresentanti degli enti locali.

            Particolare attenzione, attraverso apposito programma, è altresì riservata alla prevenzione dei suicidi e al miglioramento della qualità della vita. Nessun suicidio o tentato suicidio si è registrato di recente.

            La direttrice, dottoressa Calevro, ha sottolineato come tra i principali problemi vi è quello di stimolare i pazienti detenuti ad uscire dalle loro stanze ed a tal fine si sta cercando di lasciare i pazienti il più possibile liberi e di dare loro stimoli che permettano di ottenere la predetta finalità. In tale direzione sono stati attivati un punto caffè, una stanza barberia, nonché arredi ed altri strumenti.

            E’ stato evidenziato nella relazione del dottor Vacirca Giuseppe, responsabile dell’area educativa, la necessità di adeguamento dell’organico degli educatori, la cui insufficienza è particolarmente avvertita nell’Istituto, in considerazione delle tipologie di utenti ristretti che sono internati o condannati per vizio totale o parziale di mente. Le criticità più gravi riguardano la sfera socio-assistenziale e quella sanitaria. E’ stata sottolineata l’importanza di costruire una rete terapeutica sociosanitaria-assistenziale all’esterno che garantisca continuità di cure e pronto intervento che è condizione necessaria affinché possa venir meno la misura di sicurezza detentiva che altrimenti si perpetua sine die. A differenza della pena per il condannato, l’internato O.P.G. continua infatti a permanere nell’Istituto fino alla risoluzione comprovata della sua pericolosità sociale.

            E’ quindi intervenuta la dottoressa Pedroni, assessore diritti della cittadinanza e pari opportunità del Comune di Reggio Emilia, ha riferito delle iniziative svolte che testimoniano dell’attenzione che il Comune rivolge alle problematiche dei ricoverati dell’Istituto. L’obiettivo perseguito è quello di migliorare le condizioni di vita all’interno ma anche preparare i ristretti al rientro nella società civile. E’ stata quindi sottolineata l’importanza che non vi sia soltanto un approccio sanitario ma anche sia posta particolare attenzione agli aspetti sociali ed è in tale ultima direzione che si incentra l’intervento del Comune.

            Il Comune di Reggio Emilia, con finanziamento della regione Emilia Romagna, dal maggio 2000, ha attivato una serie di attività ed iniziative che hanno interessato il reparto Antares dell’O.P.G., avviando in collaborazione con la direzione e la ASL un progetto sperimentale finalizzato alla riabilitazione dei pazienti. Tra gli obiettivi del progetto quello di rendere la vita del reparto il più vicino ad un contesto comunitario piuttosto che carcerario.

            E’ stato quindi consegnato alla delegazione una relazione illustrativa del progetto con il resoconto delle attività svolte nel periodo 2003-2005 nonché indicazione dettagliata del programma delle attività, nel periodo settembre 2005-agosto 2006.

            E’ stata sottolineata l’estrema importanza di progetti finalizzati, come quello in esame, che permettono di creare quelle condizioni socio-ambientali che consentono, con altre, la revoca delle misure di sicurezza disposte. Si tratta di progetti che però risentono per l’attivazione e prosecuzione della precarietà degli stanziamenti disposti e più in generale delle risorse disponibili. Solo di recente è stato possibile infatti, attraverso il reperimento delle risorse finanziarie, assicurare la prosecuzione del progetto Antares per l’anno 2006, ma sussistono ancora incertezze sulle somme effettivamente disponibili per esso.

            Tra le altre attività si segnala quella svolta da un mediatore culturale di lingua araba che opera in Comune e che è posto a disposizione della struttura per le sue esigenze.

            Particolare attenzione è quindi riservata all’attività di accompagnamento dei pazienti all’esterno ed a tal fine si attuano, in collaborazione con l’Istituto, sperimentazioni finalizzate attraverso approcci graduali al reinserimento anche attraverso la disponibilità di un appartamento nel quale alcuni ristretti, sussistendone le condizioni sono condotti per brevi periodi con indicato obiettivo.

            Significativo quindi è anche il contributo dato da alcune cooperative di tipo B, come la cooperativa "L’ovile" e quella "Prima o poi" che contribuiscono alla professionalizzazione di alcuni ristretti favorendone non soltanto il reinserimento sociale ma anche quello lavorativo.

            E’ stato evidenziato inoltre l’importanza di favorire il rapporto con le altre Regioni per attivare forme di cooperazione finalizzate a creare le condizioni ambientali per favorire il reinserimento dei pazienti che, in caso contrario, sono costretti in molti casi a permanere nell’Istituto non potendo fruire della revoca delle misure.

            Rispondendo ad una domanda del presidente Caruso che invitava la direzione a indicare suggerimenti su possibili interventi di riforma degli ospedali psichiatrici giudiziaria, la dottoressa Calevro ha ricordato che in quattro anni è stato possibile dar luogo a venti dimissioni di pazienti ristretti, sottolineando che se tutti gli operatori lavorano sinergicamente e con qualità è possibile ottenere risultati. Il vero problema è costituito dalla insufficienza delle risorse e dalla inadeguatezza della struttura. Occorre non dimenticare che si tratta di soggetti malati rispetto ai quali è necessario contemperare le esigenze della sicurezza con quelle trattamentali e sanitarie che andrebbero valorizzate con interventi maggiormente attenti a questi ultimi profili.

            All’incontro hanno partecipato il dottor Valente, prefetto vicario, il dottor Viappiani, dirigente AUSL Reggio Emilia, la dottoressa Gildoni, referente del SERT e il dottor Bosi, responsabile del SERT Reggio Emilia, il dottor Chierici, Assessore scuola ed università della Provincia di Reggio Emilia, la dottoressa Lucrezia Chierici, direttore dell’Ente Formazione Centro Studi Lavoro "La cremeria", il signor Simone Sassi, referente dell’Ente Formazione ENAIP Reggio Emilia, il signor Matteo Iori, presidente della Comunità terapeutica Papa Giovanni XXIII, la dottoressa Davoli, dirigente dell’Assessorato Diritti cittadinanza e pari opportunità del Comune, il dottor Minterva, docente dell’Università di Modena – Reggio Emilia e la dottoressa Tedeschi referente del polo universitario di Reggio Emilia.

            E’ quindi intervenuto il dottor Gianluca Candiano direttore della Casa circondariale cittadina, il quale ha riferito brevemente alcuni dati e notizie relative alla struttura da lui diretta. La casa circondariale di Reggio Emilia, ospitava al momento della visita duecentottantatre detenuti, di cui ventidue donne, rispetto ad una capienza regolamentare di centosessantuno unità. Di questi centoventinove detenuti (undici donne e centodieciotto uomini) sono provenienti da paesi extracomunitari, mentre i tossicodipendenti sono nel complesso sessantasei unità.

            Il Direttore ha riferito che in prevalenza gli stranieri ristretti presso l’Istituto sono per lo più albanesi o provenienti dalle aree dell’Africa settentrionale (Marocco e Tunisia). L’Istituto è articolato in quattro reparti che ospitano mediamente cinquanta detenuti e come circuiti attivi non è presente una sezione Alta Sicurezza, mentre numerosi sono i detenuti condannati a pena definitiva (centoquarantasei su duecentottantatré) tra cui numerosi stranieri, in numero sempre crescente, con pene anche molto lunghe; aspetto questo che ha riflessi evidenti sull’efficacia dell’attività trattamentale risentendo di una varietà di problematiche prima tra tutte quella della lingua e dei differenti approcci culturali. L’Istituto presenta centoquaranta celle della superficie di circa 11 mq., sono presenti otto aule scolastiche, tre aule informatiche, una biblioteca, un teatro, un campo sportivo, sei cortili, due aree verdi ed una palestra per i detenuti. Quanto al personale addetto sono in servizio presso la struttura centoventitré agenti, rispetto ad un organico di centoquarantacinque unità, mentre il personale amministrativo è costituito da undici addetti, rispetto ad un organico di ventisette. Tra questi due sono gli educatori sui tre previsti nell’organico e nessun infermiere di ruolo. Il direttore ha richiamato l’attenzione della delegazione sulla recentissima firma dell’atto di convenzione tra l’Università di Modena e Reggio Emilia e l’amministrazione penitenziaria che ha istituito la prima ed unica esperienza di università on-line esistente in Italia in ambito penitenziario. A breve dovrebbe partire il corso di formazione a distanza finalizzato al conseguimento della laurea in scienze della comunicazione e che dovrebbe interessare undici detenuti. In proposito, è stata rappresentata l’esigenza di un incremento dei fondi, nonché dell’organico di educatori, per seguire le attività trattamentali avviate e proposte.

            Altra criticità è costituita dalla grave carenza di personale addetto all’area contabile-amministrativa.

            Quanto alle attività trattamentali per l’anno 2005 sono stati attivati corsi professionali o di addestramento nelle seguenti aree: ortoflorovivaista, operatore di base di cucina, elettricista, edile, restauratore di mobili, pittura, informatica, musica.

Il direttore ha quindi sottolineato l’importanza che siano offerte occasioni di lavoro e di formazione seria, segnalando l’esistenza di borse lavoro.

            E’ quindi intervenuta la dottoressa Lumè, che si è soffermata brevemente sulle problematiche dell’area sanitaria e dei tossicodipendenti in particolare, evidenziando le difficoltà e gli approfondimenti eseguiti per effettuare le diagnosi di tossicodipendenza che sono importanti in quanto è necessario evitare comportamenti fraudolenti finalizzati all’ottenimento di un regime carcerario di maggiore favore.

            Particolare attenzione è riservata anche alla prevenzione della TBC anche in conseguenza dell’incremento del numero di detenuti provenienti dai paesi dell’Est. In proposito si è registrato nel 2005 un caso di TBC al quale è seguito un’attività di profilassi che ha riguardato tutto il personale con esiti negativi.

            Altre problematiche riguardano i casi di epatite ed i problemi di autolesionismo.

            Meritevole – si fa notare – è il sostengo offerto dalla Caritas che ad esempio assicura le protesi dentarie.

            Presso la casa circondariale è attiva una copertura di guardia medica nell’arco delle 24 ore e sono assicurate prestazioni specialistiche come cardiologia, infettivologia, odontoiatria, dermatologia e psichiatria. Si registrano cinque casi di HIV, quaranta situazioni di epatite B e C, alcuni casi di autolesionismo ed un suicidio nel mese di gennaio 2005.

            L’entità del disagio psicologico all’interno della struttura è molto forte anche per la presenza di molti detenuti extracomunitari che manifestano differentemente la loro reazione alla costrizione della libertà personale; aspetto questo che rende molto difficile il lavoro della Polizia Penitenziaria e degli altri operatori.

            E’ stato quindi segnalato che presso l’Istituto è attivo uno sportello informativo con l’obiettivo di rendere più accessibile all’immigrato detenuto la conoscenza dell’ordinamento penitenziario, offrendo al tempo stesso loro opportunità scolastiche, formative, di avviamento al lavoro e ricreative. Lo sportello oltre che offrire aiuto nella fase di ingresso e di permanenza si propone di dare indicazioni utili in occasione del fine pena indirizzando verso quei servizi presenti sul territorio. In proposito è stato consegnato alla delegazione un contributo recante riflessioni, commenti e prospettive sull’esperienza dello sportello informativo predetto a cura di Linda Contini e Manila Ferrari.

            E’ stato altresì consegnato alla delegazione un video girato all’interno dell’Istituto che dà conto di tutti i laboratori attivi all’interno del carcere.

            La dottoressa Maria Concetta Gambera, responsabile dell’area educativa, ha riferito brevemente dell’attività svolta dagli educatori auspicando, in relazione ai numerosi compiti ed alle problematiche esistenti, un aumento dell’organico di due unità di educatori ed un collaboratore amministrativo. Ha quindi consegnato alla Delegazione una relazione illustrativa del progetto pedagogico della casa circondariale, recante anche valutazione dei risultati conseguiti nel 2004. Ha quindi sottolineato che grazie all’ottimo rapporto con la polizia penitenziaria ed alla attività svolta con particolare attenzione allo svolgimento dei colloqui, sono fortemente diminuiti i casi di autolesionismo. In tale direzione particolarmente significativa è l’attività svolta dalle associazioni e dalla Caritas in particolare che si preoccupano di dare una risposta a bisogni primari, in molti casi, fornendo generi di prima necessità a persone che molto spesso non hanno le risorse economiche necessarie o comunque riferimenti all’esterno.

            Quanto ai rapporti con la Magistratura di sorveglianza, è stato rappresentato che è assicurato il rispetto delle richieste consentendo lo svolgimento delle udienze nei termini di quanto programmato.

            Il comandante della polizia penitenziaria ha quindi evidenziato le carenze del personale che ha riflessi sulla gestione di alcuni servizi, riuscendosi in molti casi ad assicurare soltanto il minimo necessario, riferendo inoltre che l’orario di servizio è articolato variamente su tre o quattro quadranti la qual cosa determina il ricorso allo straordinario. A contribuire alla situazione di emergenza vi è anche la circostanza del numero elevato di agenti distaccati presso altre strutture (ventotto unità).

            Al termine dell’incontro si è svolto un breve giro all’interno dei due istituti che sono contigui. In particolare la delegazione ha visitato i locali e le dotazioni informatiche che consentiranno a breve lo svolgimento dei corsi on line, constatando la qualità della realizzazione. Nell’occasione la delegazione si è anche soffermata con alcuni operatori che hanno effettuato delle dimostrazioni sulle modalità con cui il corso verrà realizzato e sulla particolare attenzione che è stata riservata ai profili della sicurezza. E’ stato quindi visitato un reparto dell’O.P.G. e nell’occasione la delegazione si è intrattenuta con alcuni pazienti ristretti. Nel corso della visita si è constatata l’attenzione che la direzione ed il personale tutto pone nei confronti dei pazienti ristretti, in particolare attraverso la predisposizione di strumenti ed un ambiente che offrono occasioni di stimolo per gli ospiti in linea con quanto rappresentato nel corso dell’incontro.

            Al termine della visita è stato consegnato alla delegazione materiale illustrativo e altri documenti che sono posti all’attenzione della Commissione.

            Il giorno successivo, la delegazione si è recata in visita alla Casa di reclusione di Castelfranco Emilia, ricevuta al suo arrivo dal direttore, il dottor D’Anselmo. L’istituto - ospitato all'interno di un bastione risalente al 1500 - è stato trasformato di recente in casa di reclusione a custodia attenuata per detenuti tossicodipendenti, con annessa sezione di casa lavoro.

Al momento della visita, l’istituto ospitava quarantaquattro internati, di cui trentuno tossicodipendenti e sei extracomunitari, rispetto ad una capienza regolamentari di settantotto unità. Gli agenti addetti alla casa di reclusione sono trentanove rispetto ad un organico di cinquantanove agenti. Il personale amministrativo è costituito da sei unità rispetto ad un organico di ventidue. E’ presente un educatore dei tre previsti in organico.

            Si è svolta una visita del reparto detentivo che consta di ventotto celle, di 13,5 mq. cadauno. Significativi sono gli spazi comuni, quali due Sali ricreative di 35 mq., due sale stenditori di 10 mq., due barberie, due cucine, due sale refettorio di 45 mq., una palestra ed una chiesa. Vi sono sette aule di circa 60 mq. e sette ambulatori oltre ad una cella per degenza. La struttura si avvale anche di un capannone di 500 mq. già adibito a falegnameria, che necessità di un intervento di recupero e che, a regime, potrebbe dare lavoro a circa venticinque ristretti ed un capannone destinato a lavanderia della superficie di 284 mq. che, con adeguati interventi, potrebbe servire anche altri istituti. Vi è poi un fondo agricolo coltivato.

Nel corso della visita sono emerse le grandi potenzialità e la bontà della struttura, particolarmente idonea allo svolgimento di numerose attività in conformità alla sua destinazione. Nel corso del giro sono state rappresentate le carenze dell’organico sia degli agenti che del personale amministrativo, in particolare è stata evidenziata l'esigenza che siano assegnati alla struttura almeno dieci agenti specializzati avuto riguardo alla destinazione della struttura. E’ stata sottolineata l’insufficienza delle dotazioni di sicurezza, indicando una serie di interventi strutturali a tale fine anche in considerazione che a regime l’istituto dovrebbe ospitare circa centoquaranta tossicodipendenti; aspetto questo che assume rilievo – si fa notare – ove si consideri che da circolari ministeriali si rileva che le evasioni da custodie attenuate hanno significativa incidenza anche in presenza di un fine pena breve.

La dottoressa Maria Concetta Corradini, responsabile dell'area sanitaria, ha segnalato l'assenza di casi di autolesionismo sottolineando lo stretto legame che, a suo avviso, è da ritenersi esistente con il consumo del vino; non sembra un caso che tale felice circostanza si accompagni al divieto di distribuzione del vino voluto dalla direzione.

La dottoressa Bonicelli, psichiatra, ha sottolineato i buoni risultati che derivano dalla possibilità di offrire in modo significativo, così come avviene presso la struttura, assistenza psicologica ai ristretti.

Il comandante di reparto, ispettore capo Giuseppe Segretario, nella breve nota consegnata alla delegazione, ha sottolineato l’opportunità che sia rivisto l’organico previsto dal D.M. 8 febbraio 2001, ma che nel frattempo siano assegnati almeno 10 unità di personale di Polizia Penitenziaria, tenuto conto che dall’inizio di gennaio inizieranno i corsi formativi riservati al personale di Polizia Penitenziaria per la custodia attenuata. E’ altresì opportuno prevede un ricambio generazionale del personale in servizio, con l’obiettivo di far permanere in istituto solo quel personale effettivamente motivato e adatto al progetto indicato.

            Se da un lato si ritiene auspicabile un incremento dei detenuti tossicodipendenti in modo da poter far partire la struttura, si ritiene opportuno che non siano più assegnati soggetti che devono scontare la misura di sicurezza detentiva della casa di lavoro, in considerazione del fatto che le ricordate tipologie di ristretti sono tra loro contrastanti ed inoltre una convivenza così prossima tra le due categorie di ristretti che verrebbero ospitati nello stesso stabile ma in piani diversi, rende estremamente difficile far rispettare il divieto di incontro a norma della vigente disciplina.

La Delegazione si è quindi recata a Parma per la visita dei locali istituti penitenziari, ricevuta al suo arrivo dal direttore, dottor Silvio Di Gregorio e dal comandante della polizia penitenziaria Augusto Zaccariello. Nell'occasione la Delegazione era composta dal presidente Antonino Caruso e dai senatori Guasti e Vicini.

Nel corso del breve incontro introduttivo con il direttore e il comandante della Polizia Penitenziaria, sono state offerte alla delegazione alcune informazioni sulla situazione degli istituti penali di Parma.

            Ubicati nella periferia della città, gli istituti penali occupano circa 200.000 mq, di cui 53.000 mq coperti. La struttura è operativa dal 1992 e, grazie a continue opere di manutenzione ed aggiornamento degli impianti, si presenta in discrete condizioni, anche se risente sempre più della insufficienza delle risorse finanziarie.

L’area detentiva si articola in tre edifici principali con ventitré sezioni detentive che possono ospitare quattrocentotrentasei detenuti (capienza regolamentare). Sono presenti una sezione per minorati fisici, un centro diagnostico terapeutico ed una sezione per disabili. Gli istituti penitenziari di Parma si caratterizzano per ospitare una casa di reclusione ed una casa circondariale ed i seguenti circuiti penitenziari: detenuti comuni, alta sicurezza elevato indice di vigilanza, sottoposti al 41-bis, detenuti zeta (famigliari di collaboratori), disabili, ricoverati in centro diagnostico terapeutico, minorati fisici ammessi al lavoro esterno ex articolo 21 dell'ordinamento penitenziario e detenuti semiliberi. Al momento della visita erano presenti seicentoquarantotto detenuti di cui centosettantacinque tossicodipendenti e duecentosettantasei extracomunitari. La popolazione detenuta è altresì così suddivisa: trecentoquarantuno detenuti ospitati nella casa di reclusione , quarantasette detenuti nella casa di reclusione per minorati fisici, duecentonovantadue detenuti dislocati nella sei sezioni della casa circondariale, quattordici detenuti ristretti nel centro diagnostico terapeutico. È stato rappresentato dalla direzione  che le tipologie di ristretti non consentono, nel determinare la capienza tollerabile, di operare una semplice operazione di raddoppio della capienza regolamentare e di tale circostanza è necessario tenere conto per valutare la condizione di affollamento dell'istituto.

A fronte di un organico previsto di quattrocentosettantanove agenti, gli agenti effettivamente in servizio sono trecentotrentuno mentre l'organico amministrato corrisponde a trecentonovantasette unità (sessantasei sono infatti gli agenti fuori sede), il nucleo traduzioni e piantonamenti invece è composto da trentanove unità. Il sistema delle videoconferenze, attivo presso gli istituti, ha indubbiamente ridotto notevolmente - fa notare il direttore - il carico di lavoro del nucleo traduzioni e piantonamenti ma la continua assegnazione a questa sede di detenuti per cure, l'esiguità dei fondi per la spesa sanitaria e la presenza di una popolazione detenuta particolarmente assistita da medici di fiducia di spicco hanno aumentato a dismisura il carico di lavoro di tale settore. Infatti le visite presso il locale ospedale, come pure i piantonamenti costituiscono il buon 50 per cento del carico di lavoro del Nucleo.

Quanto al personale amministrativo sono in servizio ventisei unità rispetto ad un organico di quarantasei. Di esso due sono gli educatori presenti rispetto ai nove della pianta organica.

Quanto alle attività proposte sono attive corsi di scuola media (due corsi di centocinquanta ore, corsi di alfabetizzazione per stranieri, un corso di scuola media superiore per geometri, un corso di scuola media per ragionieri, un corso professionale per operatore sanitario di base, un corso professionale per operatore di legatoria, un corso professionale per operatore del verde, un corso di laboratorio teatrale, un corso di scrittura creativa, uno sportello di mediazione culturale, uno sportello di consulenza legale. È stato segnalato inoltre che una ditta svolge al suo interno attività di smaltimento rifiuti informatici e vi sono inoltre altre attività coordinate dal responsabile dell'area pedagogica che si avvalgono anche della collaborazione del volontariato.

Nel corso del breve incontro di saluto è stata sottolineata l'importanza che siano effettuati al più presto alcuni interventi di manutenzione straordinaria, come, ad esempio, il rifacimento di alcuni tetti per impedire alle infiltrazioni d’acqua di rendere inagibili i locali sottostanti ma anche procedere con più impulso nella direzione dell'automazione dei cancelli per favorire un più razionale impiego del non numeroso personale disponibile. In tale direzione è stato evidenziato come tutti gli impianti di videosorveglianza sono al momento funzionanti e come all'attuale risultato si è giunti attraverso una serie di interventi che, nonostante la non risalente consegna dell'istituto (1992) si sono resi subito necessari per via della non eccelsa qualità delle realizzazioni e dei materiali impiegati.

Il presidente Antonino Caruso, dopo aver ricordato le difficoltà incontrate nel dare attuazione ai nuovi strumenti di intervento quali il leasing, individuati per dare impulso alle realizzazioni in materia di edilizia penitenziaria, ha sottolineato l'importanza di individuare nuovi strumenti normativi - come potrebbe essere una sorta di legge obiettivo per la situazione penitenziaria - che consentano di intervenire in modo rapido ed efficace, rimuovendo gli ostacoli burocratici e normativi in quadro di garanzie e di assunzione di responsabilità.

La Delegazione si è quindi recata alla Certosa, che ospita la Scuola di formazione e aggiornamento della polizia penitenziaria nella quale si è svolto un incontro con i volontari, gli amministratori ed operatori locali e il personale addetto i quali svolgono la loro attività in favore degli istituti penitenziari di Parma. Dopo una breve introduzione del presidente Caruso che ha brevemente illustrato le finalità della visita, è intervenuta la dottoressa Maria Teresa Guarnieri, assessore alle politiche sociali del comune, che ha preliminarmente richiamato l'attenzione sullo stretto rapporto di collaborazione esistente con la provincia e l'Ufficio dell'esecuzione penale esterna di Parma per favorire la sensibilizzazione della cittadinanza nei confronti della realtà penitenziaria parmense. Tra le iniziative attivate, anche grazie ad un finanziamento regionale, ha segnalato l'esistenza di uno sportello informativo per gli immigrati e la pubblicazione del Regolamento penitenziario in più lingue con una guida sulle diverse opportunità normative di uscita dal carcere. Ha richiamato quindi l'attenzione sul problema costituito dalla insufficienza degli educatori in relazione alle numerose attività che invece si potrebbero attivare per favorire percorsi di recupero. Ha quindi sottolineato la grande collaborazione offerta dal personale in servizio ed in particolare dagli agenti della Polizia penitenziaria. Altro problema affrontato, sia pure con difficoltà, è quello di seguire gli ex detenuti una volta che si è conclusa la loro permanenza negli istituti. A tal fine si sta lavorando per la creazione di una rete interistituzionale che, anche grazie all'opera dei volontari, potrebbe dare un grande contributo nella direzione indicata.

È quindi intervenuto il presidente Caruso, il quale ha evidenziato la meritoria attività del corpo della polizia penitenziaria che ha indubbi crediti nei confronti dello Stato per la dedizione ed il sacrificio con il quale svolge il proprio servizio in condizioni non certo agevoli. Assumono però un carattere paradossale le continue richieste di maggior organico che si registrano in occasione dei sopralluoghi quando invece il reale problema non è tanto quello della insufficienza degli agenti in servizio nel suo insieme quanto piuttosto la irrazionale distribuzione ed utilizzazione dell'organico che in alcune regioni è ipertrofico mentre in altre risulta effettivamente carente. Poiché è emerso che uno dei problemi alla base delle richieste di trasferimento è costituito dalle difficoltà nell'inserimento degli agenti nel tessuto sociale delle regioni presso cui svolgono la loro attività, richiama l'attenzione degli enti territoriali per contribuire a dare una soluzione al problema. In tal senso occorrerebbe una maggiore attenzione ai bisogni di alloggio con interventi diretti a favorire l'acquisto o la locazione di case.

L'assessore Guarnieri fa presente che il comune ha ben presente la problematica ed ha già avviato un piano di realizzazione di edilizia destinata a lavoratori non residenti.

Ha quindi la parola la dottoressa Tiziana Mozzani, assessore alle politiche sociali della provincia di Parma, la quale ha ricordato alcune iniziative promosse dalla provincia nella direzione di promuovere il reinserimento dei detenuti ma anche di sensibilizzare la cittadinanza alle problematiche penitenziarie. Ha quindi segnalato tra le attività svolte l'impiego di trenta detenuti nella raccolta di rifiuti in aree cittadine con ottimi risultati. La provincia dà inoltre il suo contributo alla realizzazione di corsi tra cui sono stati segnalati quelli per arbitri, corsi yoga, ed iniziative sportive. Anche in tal caso la carenza degli educatori - dato ormai cronico - ha indubbi riflessi sulle possibili attività lavorative ed iniziative trattamentali, sottolineandosi come il territorio sarebbe invece in grado di offrire maggiori opportunità che però per tali ragioni non possono essere colte. Tra le iniziative in programma è stato rappresentato che in aprile vi sarà una giornata nel corso della quale quindici detenuti ancora da individuare svolgeranno in favore del comune di Polesine una attività di raccolta di rifiuti lungo gli argini del fiume.

Il signor Piergiorgio Ziliani, volontario, ha riferito brevemente della sua opera in favore della biblioteca esistente nel penitenziario e del lavoro svolto di risistemazione del catalogo anche in collegamento con le biblioteche cittadine. Dall'esperienza svolta è emerso che l'esistenza di un catalogo ha favorito la lettura dei volumi, che riveste una notevole importanza nell'attività rieducativi dei ristretti. È stata sottolineata l'importanza centrale costituita da una adeguata presenza di agenti e di educatori, in quanto ciò ha riflessi sul numero e la qualità delle iniziative. È stato quindi evidenziato come grazie alla disponibilità di quattro appartamenti offerti dalla Caritas è possibile sperimentare percorsi di reinserimento.

È quindi intervenuto il preside del locale Istituto tecnico commerciale, che ha sezioni dell'istituto attive presso il carcere, riferendo brevemente dell'attività formativa. È in svolgimento un progetto che mira anche ad assicurare una formazione professionale con conseguimento di qualifiche e crediti formativi. Di recente è stata inaugurata una nuova aula, grazie anche all'importante contributo di un privato, che costituisce un ulteriore strumento di ausilio. Ha concluso quindi il suo intervento richiamando l'attenzione sulla notevole richiesta formativa che risente delle problematiche dell'organico già evidenziate.

Il signor Donato Palelli, rappresentante CGIL, dopo aver sottolineato l'esigenza di dare piena attuazione al precetto costituzionale che impone la rieducazione del condannato, ha stigmatizzato la situazione di sovraffollamento che costituisce un dato incontestabile e che anche il conseguenza della varietà della popolazione detenuta e dell'insufficienza del personale addetto vanifica l'attuazione del precetto costituzionale. Grave è la carenza di agenti, segnalando l'assenza di almeno centocinquanta unità, con riflessi significativi sulla sicurezza e sulla possibilità di assicurare il servizio traduzioni. Ne deriva la maturazione di straordinari e la difficoltà di fruire di ferie e riposi. Si tratta dunque di una serie di problematiche sulle quali è necessaria maggiore attenzione, in quanto toccano diritti che non possono essere disattesi.

Il signor Gianfrancesco Falzoi, assistente volontario, esprime perplessità sulla efficacia del contributo di conoscenza che può essere dato alla delegazione, sottolineando l'estrema carenza delle risorse e delle dotazioni di personale e di mezzi.

La signore Mirella Grossi, volontaria, ha sottolineato l'importanza di continuare negli sforzi finalizzati a far conoscere all'esterno le problematiche dei ristretti, evidenziando inoltre l'importanza di migliorare i rapporti con la Polizia penitenziaria, che non sempre è disponibile nei confronti dei volontari, che sono guardati talora con molto sospetto. A suo avviso assume importanza notevole offrire lavoro ai detenuti, in quanto ciò risponde a una loro pressante richiesta. È importante poi che le persone siano anche seguite al termine del periodo di detenzione, perché l'esperienza insegna che rimanendo soli si torna a delinquere. Grazie a tale attenzione è stato possibile in alcuni casi, almeno dieci, dar luogo a un reale cambiamento, realizzando una effettiva rieducazione dei condannati.

Il professor Ermenegildo Nardon ha riferito brevemente della sua esperienza, che risale ormai ad alcuni anni, di docenza all'interno del penitenziario nell'ambito del corso per geometri, nel quale si cerca di stimolare i ristretti con iniziative tra cui la riprogettazione del loro ambiente. Anche in tal caso sono stati evidenziati i riflessi negativi della carenza del personale, in particolare gli educatori.

Il signor Donnino Rastelli, catechista, dopo aver richiamato l'attenzione sulla sua attività di volontariato, che svolge da circa quattro anni, ha sottolineato l'importanza di offrire occasioni di lavoro ed inoltre, riferendosi al reparto CDT, ha evidenziato le difficili condizioni nelle quali versano i ristretti affetti da patologie gravi, come ad esempio i paraplegici.

Il signor Roberto Cavalieri ha sottolineato l'importanza di individuare degli spazi, all'interno della struttura, da destinare a laboratori per lo svolgimento di attività lavorative. Ha quindi riferito delle borse-lavoro che hanno permesso nel 2005 di offrire opportunità occupazionali a ventisei ristretti (ventisei anche nel 2004 a fronte delle sei, sette borse-lavoro del 1999). Anche in tal caso è stata stigmatizzata l'estrema criticità derivante del numero assolutamente inadeguato degli educatori addetti alla struttura con riflessi notevoli su tutte le attività trattamentali.

Il cappellano, padre Celso, ha riferito brevemente della sua attività pastorale all'interno del penitenziario, evidenziando l'importanza dell'ascolto dei detenuti, svolto anche grazie alla meritoria opera di volontari. Particolare attenzione è dedicata anche ai ristretti di altre fedi, sempre più numerosi in considerazione delle caratteristiche della popolazione detenuta. L'assistenza spirituale è prestata loro da ministri di culto di altri credi religiosi che hanno accesso all'interno (come, ad esempio, i testimoni di Geova particolarmente numerosi ed attivi) fatta eccezione per i musulmani che, nonostante le richieste di ascolto, non ricevono dall'esterno alcuna assistenza. E' questa una conseguenza - si fa notare - del diverso modo di considerare le persone che hanno commesso delitti, i quali sono banditi dalla comunità e quindi non ricevono alcun conforto religioso. E' stata infine richiamata l'attenzione sulla gravissima piaga costituita dai ristretti ammalati presenti in gran numero nel penitenziario parmense.

E' quindi intervenuto l'agente Marco Martucci, rappresentante della CGIL Emilia Romagna il quale ha manifestato la preoccupazione degli agenti per le condizioni nelle quali operano, ricordando che gli stessi sono chiamati in prima battuta a far fronte ad una varietà di difficili situazioni aggravate dall'elevato numero di detenuti come, ad esempio, atti di autolesionismo, aggressioni tra detenuti ma anche ascolto ed assistenza psicologica. Dopo aver ricordato come molti passi avanti sono stati fatti nella direzione di una maggiore professionalità e specializzazione - rappresentando la sua condizione di figlio di un agente di custodia - ha sottolineato l'importanza del lavoro in quanto lo svolgimento di attività migliora notevolmente il clima all'interno del penitenziario, favorendo in tal modo l'attività degli agenti. A suo avviso non risponde al vero la circostanza che i detenuti preferiscono sempre stare in compagnia all'interno delle celle in quanto, dalla sua esperienza, risulta che i detenuti che lavorano privilegiano stare da soli in cella. Un grave problema è infatti costituito dall'ozio che favorisce molto spesso situazioni critiche che gli agenti sono chiamati a risolvere talora riportandone danni personali. La situazione di sovraffollamento e le difficoltà di offrire opportunità di lavoro, oltre alla varietà della popolazione detenuta, rendono difficile lo svolgimento del lavoro, auspicando l'adozione di iniziative che migliorino il clima all'interno degli istituti come condizione affinché gli agenti possano svolgere un lavoro che sia di aiuto per i detenuti e di soddisfazione per gli agenti stessi.

La signora Rosanna Zinnani del Centro territoriale permanente ha riferito brevemente dei corsi attivati presso gli istituti penitenziari di Parma lamentando l'insufficienza degli spazi e la carenza del personale educativo; aspetti questi che hanno indubbi riflessi sull'attività didattica.

La signora Luciana Gardoni, volontaria, ha riferito brevemente della casa di accoglienza che consente di ospitare detenuti in permesso premio ed ha posto l'accento sulla urgente necessità di nuovi educatori. E' stata sottolineata la necessità di continuare nell'opera di sensibilizzazione della cittadinanza parmense che comunque si è dimostrata recettiva alle istanze e problematiche della realtà penitenziaria cittadina.

E' quindi intervenuta la suora Marie Therese Kressbuch che ha richiamato l'attenzione sulla difficile condizione degli stranieri detenuti che molte volte sono destinatari di provvedimenti di espulsione a fine pena che finiscono per accrescere la lontananza con le loro famiglie, spesso residenti in altri paesi europei.

La delegazione al termine dell'incontro, dopo una breve visita della Certosa, ha incontrato presso la direzione il provveditore e gli operatori dell'istituto. Il dottor Merendino, medico, ha esposto il problema della esistenza di molti detenuti con un quadro clinico caratterizzato da gravi patologie rispetto alle quali occorrerebbe un incremento del personale medico essendo quello in servizio insufficiente e chiamato inoltre a svolgere la sua attività in condizioni di estremo disagio. La situazione è aggravata dalla presenza del centro clinico che ha determinato una particolare allocazione dei detenuti presso gli istituti parmensi nel senso che molti sono assegnati a Parma per il fatto di potersi avvalere del centro clinico che però non è in grado di far fronte a tutte le domande che provengono dalla popolazione detenuta.

E' stata sottolineata l'esigenza di dotare la struttura di almeno un medico di ruolo, in particolare specialista in cardiologia.

E' presente un reparto detentivo presso la locale struttura ospedaliera che è stato da poco riaperto e che si auspica possa alleviare al disagio esistente aggravato dalle diverse tipologie di ristretti presso gli istituti penali di Parma, caratterizzati dalla presenza di diversi circuiti.

La dottoressa Marchesini, educatore, ha sottolineato come la situazione di affollamento costringa a lavorare sull'emergenza consentendo di evadere le richieste provenienti dal Tribunale di sorveglianza ma talora non riuscendo ad assicurare approfondimenti adeguati.

Altra conseguenza è quella di poter svolgere pochissimi colloqui. E' stata rappresentata l'esigenza che alla struttura siano assegnati almeno nove educatori come alla luce delle esigenze peculiari degli istituti parmensi.

Il comandante ha posto l'accento sul problema del turn over continuo che interessa il personale della polizia penitenziaria e che è una conseguenza, in buona parte, delle difficoltà di reperire alloggi a costi accettabili.

Sarebbero auspicabili in proposito interventi volti a favorire l'accesso all'edilizia popolare.

Il responsabile dell'area contabile ha rappresentato le difficoltà finanziarie che non consentono di effettuare quei necessari interventi di manutenzione straordinaria che la scarsa qualità dei materiali implicati per realizzare la struttura continuamente richiedono. Ciò nondimeno, grazie allo sforzo e alla disponibilità di tutti gli operatori, avvalendosi di personale interno, è stato possibile effettuare alcuni interventi urgenti come il rifacimento dei tetti.

A conclusione dell'incontro il presidente Antonino Caruso ha rappresentato la necessità di un diverso approccio, più incisivo, nei confronti delle problematiche dell'edilizia penitenziaria, anche attraverso l'adozione di nuovi strumenti normativi che consentano di realizzare interventi senza risentire di lungaggini burocratiche, duplicazioni di competenze e vincoli non realmente rispondenti al pubblico interesse sia pure in un'ottica di responsabilità.

 

Seconda parte (13 gennaio)

 

Il 13 gennaio 2006 una delegazione presieduta dal presidente Antonino Caruso e composta dai senatori Borea e Soliani e Bonfietti si è recata nuovamente a Bologna per completare il programma dei lavori incontrando il presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna, dottor Costa, ed alcuni operatori degli uffici dell'esecuzione penale esterna della Regione presso la sede dell'UEPE di Bologna.

Il dottor Costa ha sottolineato, anche in una breve nota consegnata alla delegazione, come la regione presenti una singolare concentrazione di tutti i servizi della sorveglianza su quattordici istituti (Piacenza, Parma (due), Modena (tre), Reggio (due), Bologna, Rimini (due), Forlì, Ravenna, Ferrara) con caratteristiche marcate: dalla sottoposizione dei detenuti a regime di articolo 41-bis O.P. (PR), alla detenzione dei collaboratori di giustizia (FE), dalla casa di lavoro (MO), all'O.P.G. (RE), al centro clinico (PR), dalla custodia attenuata alle grandi comunità terapeutiche per tossicodipendenti (RN).

Dopo aver osservato che gli istituti risentono dei problemi derivanti dalle condizioni generali del carcere, il presidente Costa ha segnalato la criticità di Parma, la cui direzione - peraltro molto efficace - deve tenere insieme la rigidità del 41-bis e la flessibilità della minorazione fisica e quella di Ferrara con sessanta detenuti il cui fine pena è 2030 solo per cumulo giuridico.

E' stata al riguardo sottolineata l'opportunità di dotare tali istituti di personale adeguato alle esigenze peculiari degli stessi anche al fine di prevenire casi drammatici come quello che ha interessato un detenuto con fine pena nel 2007 che, fruendo di un permesso, ha ucciso tre persone. Riesce difficile pensare che dopo un periodo di osservazione lungo sette anni nessuno degli operatori si era accorto della pericolosità del soggetto. Si tratta di una situazione da cui ha avuto luogo un'ispezione, conclusasi con nessun addebito per l'ufficio, ma che è un esempio emblematico di ciò che può accadere non ponendo nella dovuta considerazione le delicate situazioni che si presentano all'attenzione del Tribunale.

Gli uffici dell'esecuzione penale esterna della Regione sono ubicati nelle stesse sedi degli uffici di sorveglianza, e precisamente a Bologna, Modena e Reggio Emilia. E' stato quindi rappresentato che il Tribunale soffre di una scopertura del 20 per cento del personale amministrativo che può ritenersi ormai cronica, ed è aggravata dal fatto che il carico di lavoro si è decuplicato negli ultimi anni.

Si tratta di una scopertura di organico molto significativa sia alla luce dei carichi di lavoro sia della varietà delle situazioni da gestire con dati che collocano la sorveglianza di Bologna soltanto dopo quella di Roma e Napoli.

Il presidente Costa, con l'occasione, ha quindi espresso perplessità sui parametri utilizzati dal Ministero nella progettazione delle piante organiche, vista l'inadeguatezza della stessa alla luce dell'esperienza applicativa. E' stato evidenziato l'ottima collaborazione esistente con l'amministrazione penitenziaria, sottolineando da un lato la disponibilità dei magistrati a tenere udienze presso il carcere bolognese con i conseguenti benefici per il servizio delle traduzioni e dall'altro la possibilità di poter disporre di una unità di personale dell'amministrazione penitenziaria come addetto alla matricola, a parziale ristoro della situazione di carenza del personale in servizio.

In considerazione di quanto precede è stato inoltre rappresentato che si riesce a far fronte in tempo reale (tre, quattro mesi) alle istanze dei condannati detenuti a scapito di quelle relative ai liberi, la cui pendenza tende ad aumentare. In questo caso tra la sospensione dell'esecuzione disposta dalla Procura e la decisione del Tribunale possono passare anni, con doppio nocumento della sicurezza e del recupero sociale, poiché i condannati per pene in concreto fino a quattro anni restano senza controllo e senza sostegno.

E' stato evidenziato che gli uffici dell'esecuzione penale esterna sono in grado di produrre le relazioni in tempo utile per consentire lo svolgimento delle udienze fissate (di norma intercorrono tre mesi tra l'istanza e l'udienza) anche se non sempre le stesse possono dirsi soddisfacenti.

Altra criticità riguarda la situazione dei condannati che beneficiano della sospensione condizionale della pena - che sono talora autori anche di reati molto significativi - in relazione ai quali manca quasi del tutto o rivestono un carattere episodico i relativi controlli. Ove si consideri che in tutta Italia in tale condizione versano circa centomila persone, su tale situazione sarebbe opportuna - si fa notare - una riflessione del legislatore nell'interesse sia delle esigenze di sicurezza della generalità dei cittadini sia di assistenza degli stessi interessati che, lasciati a se stessi, possono tornare a delinquere.

Per i condannati liberi l'esecuzione delle pene in forma alternativa al carcere è la regola; però la casualità degli accertamenti delle eventuali violazioni - si fa notare - rende poco credibile l'affidamento come pena, sia per la gente sia per gli stessi affidati.

L'esecuzione delle pene pecuniarie, dopo l'affidamento al concessionario (1998), comporta minor lavoro per i giudici addetti alla conversione. Pur non conoscendone le ragioni (dovute forse alla maggiore efficienza degli esattori privati o alla sosta presso gli uffici finanziari prevista prima della nuova modifica), si registra un calo dell'80 per cento. Delle pratiche che pervengono per la conversione, circa il 15 per cento si conclude con il pagamento; sul resto, tolta una quota dirottata per competenza a causa dei cumuli, interviene la conversione in misura sostitutiva. E' stato evidenziato come rimanga tuttavia un problema di fondo: per la Corte costituzionale la conversione in pena sostitutiva si giustifica solo a seguito del rifiuto del condannato dell'offerta di lavoro sostitutivo, in base ai principi dell'uguaglianza dell'articolo 3 e della colpevolezza dell'articolo 27. In realtà nella regione Emilia romagna, così come peraltro in altre, non sono stati sottoscritti protocolli per l'attuazione dell'offerta di lavoro. Si tratta di aspetto che il presidente Costa sottolinea alla luce del fatto che da ogni parte si sente proporre la pena pecuniaria come alternativa a quella detentiva.

Quanto alle dotazioni informatiche, il presidente Costa ha riferito che tutti i servizi sono stati informatizzati anche grazie ad una convenzione con una società esterna con grande giovamento per lo snellimento del lavoro e l'istruttoria ed a parziale contrappeso della grave carenza di personale. E' stato segnalato che l'ufficio potrà a breve avvalersi di nuove dotazioni informatiche necessarie a consentire la sperimentazione di un nuovo sistema - il GIES - che dovrebbe consentire il superamento dell'archiviazione su carta, evidenziando come la sorveglianza bolognese sia stata prescelta in ambito nazionale.

Il presidente Costa ha quindi posto l'accento sulla  necessità di personale amministrativo ed in proposito una soluzione ai notevoli carichi di lavoro sarebbe potuta essere quella del cosiddetto ufficio del giudice. Al fine di agevolare la trattazione dei fascicoli, oltre ad un ampio ricorso all'informatica, è stato privilegiato come metodo organizzativo quello di far sì che tutti gli affari riguardanti la stessa persona siano tendenzialmente trattati dal medesimo giudice e ciò al fine di evitare appesantimenti per richieste di informazioni, essendo il soggetto ad un certo punto ben conosciuto dal magistrato assegnatario.

E' stata quindi rappresentata l'esigenza di fare un maggior sforzo da parte di tutti i soggetti interessati - in particolare le procure - nella direzione di favorire il trattamento informatizzato dei dati, rispetto alla quale si registrano resistenze che però non sono giustificate dai benefici notevoli che si possono ricavare. E' sufficiente pensare al vantaggio che deriva dal poter disporre attraverso una rapida ricerca informatica di tutte le più significative vicende processuali (imputazioni, provvedimenti, etc.) della persona di cui il giudice è chiamato di volta in volta ad occuparsi.

In risposta ad una domanda del senatore Borea il presidente Costa ha quindi evidenziato come il cosiddetto indultino abbia funzionato in modo limitato e quanto alle revoche è difficile offrire un dato attendibile visto che le stesse risentono dell'insufficienza di controlli; comunque il dato offerto è quello di un 2 per cento circa di revoche.

E' stata quindi sottolineata l'importanza del volontariato per il recupero del condannato la cui azione ad avviso del presidente Costa è particolarmente incisiva in quanto suscita di norma nel ristretto una profonda crisi ed una riflessione che ha riflessi positivi sull'attività trattamentale. Al riguardo molto attivo è l'associazionismo di ispirazione cattolica ma anche gli enti locali manifestano sensibilità alla realtà penitenziaria. Il dottor Costa ha quindi evidenziato l'importanza dei permessi che giudica uno strumento tra i più significativi del trattamento. Quanto invece alle pene pecuniarie, l'esperienza applicativa suggerisce un intervento che vada o nella direzione di una reale applicazione delle stesse o altrimenti in una riconsiderazione dello strumento. In proposito vi sono situazioni nelle quali l'esecuzione della pena finisce per essere più onerosa allo Stato del ricavo che ne deriverebbe anche se alcuni risultati positivi, peraltro non univoci, si sono prodotti in conseguenza dell'affidamento della riscossione ad un concessionario. Ha quindi giudicato positiva l'esperienza delle comunità terapeutiche per tossicodipendenti, riferendo di un aumento però dei casi di trattamento ambulatoriale da parte dei Ser.t che ha ben altra incisività. In proposito il presidente Costa ha sottolineato l'importanza che si effettui una attenta valutazione ed una verifica approfondita delle richieste e dei presupposti di accesso ai diversi trattamenti anche perché l'efficacia dei due interventi è ben diversa e l'ingresso in comunità costituisce per esperienza uno strumento realmente efficace nei casi di vera dipendenza dalle sostanze stupefacenti.

Il presidente Caruso ha quindi sottolineato l'importanza di svolgere una approfondita riflessione per verificare se non sussistano le condizioni per dar vita a comunità terapeutiche parzialmente aperte come risposta efficace a tutta una serie di situazioni che non trovano adeguato trattamento attraverso gli strumenti esistenti.

A conclusione dell'incontro il presidente Costa ha richiamato l'attenzione sulla situazione degli adempimenti connessi al gratuito patrocinio manifestando perplessità sul sistema dell'autocertificazione qualora in relazione allo stesso non vengano effettuati con sistematicità controlli che ritiene necessari derivandone altrimenti l'ammissione nella quasi totalità dei casi, pur non ricorrendone realmente i presupposti. In proposito, sia pure con le proteste della Camera penale, costituisce  prassi dell'ufficio quella di chiedere le verifiche delle autocertificazioni effettuando il pagamento degli onorari legali soltanto a seguito delle risposte positive dell'amministrazione finanziaria.

Nel pomeriggio la delegazione si è recata presso la sede dell'ufficio dell'esecuzione penale esterna di Bologna per un incontro con gli operatori del U.E.P.E. della regione Emilia Romagna al quale hanno partecipato, tra gli altri il provveditore regionale, dottor Cesari, il dirigente, dottoressa Maria Grazia Cinquetti e il direttore dell'U.E.P.E. di Bologna, dottoressa Patrizia Tarozzi, il direttore dell'U.E.P.E. di Modena e la dottoressa Rosaria Furlotti, direttore dell'U.E.P.E. di Reggio Emilia.

Dopo una breve introduzione del presidente Antonino Caruso che ha ricordato le finalità dei sopralluoghi conoscitivi della realtà penitenziaria nazionale, la dottoressa Cinquetti ha riferito brevemente sulla situazione dell'ufficio di Bologna. E' stato rappresentato che l'U.E.P.E. bolognese ha competenza territoriale sulle quattro province di Bologna, Rimini, Forlì e Ferrara, evidenziando come Rimini diventerà nel gennaio 2006 sede di servizio. Dal 2004 è inoltre operativa la sede di servizio di Ravenna. In generale è stata sottolineata la grave carenza di personale addetto in rapporto ai carichi di lavoro. Rispetto ad un personale assegnato di quarantotto unità (di cui trentacinque presenti in servizio alla data del 31 dicembre 2005), si registra un organico previsto di sessantanove addetti. In proposito i casi seguiti dal 1° gennaio 2005 al 31 dicembre 2005 sono complessivamente duemilatrecentoventisei, di cui milleseicentoquarantasei affidamenti, centoquarantadue semilibertà e cinquecentotrentotto detenzioni domiciliari. I casi pendenti al 31 dicembre 2005 erano millequaranta complessivamente.

La sede di Ravenna presenta invece quattro unità di personale, in servizio al 31 dicembre 2005, a fronte delle otto unità della pianta organica. La sede di Ravenna nel 2005 ha trattato nel complesso trecentoquarantuno casi, di cui duecentotrentaquattro affidamenti, venti semilibertà e ottantasette detenzioni domiciliari. I casi pendenti al 31 dicembre scorso erano, nel complesso, centosettantuno. Con riferimento ai dati che riguarderanno, in termini di affari assegnati e personale addetto, la sede di Rimini di prossima apertura, rispondendo ad una richiesta di chiarimenti del presidente Antonino Caruso, sono state manifestate perplessità sui criteri in base ai quali si addiviene alla individuazione della pianta organica che non tengono conto del carico di lavoro effettivamente gravante ma soltanto degli affari evasi che sono riferibili all'area interessata di competenza della nuova sede. In altri termini - è stato fatto notare - poiché il lavoro degli U.E.P.E. è scandito dalle priorità, considerato che il personale addetto non è in grado di far fronte a tutti gli affari assegnati in modo ordinario, ne deriva che una progettazione della pianta organica, basata soltanto sugli affari trattati, non tiene invece conto del più ampio carico di lavoro che è rappresentato dall'insieme delle assegnazioni.

Sulla questione sono intervenuti brevemente l'assistente sociale Gianluigi Ugolini, la dottoressa Cinquetti ed il provveditore il quale, dopo aver evidenziato come la carenza di organico sia stimabile nell'ordine del trenta per cento, ha espresso disappunto per il numero significativo di personale in distacco che costituisce un dato inspiegabile alla luce della ricordata carenza. Quanto ai criteri sulla cui base è progettata la pianta organica, il provveditore ha rappresentato la difficoltà di individuare parametri rigorosi sottolineando come, a suo avviso, una risposta al fenomeno dei distacchi e dei trasferimenti possa risiedere in una riforma che permetta di bandire concorsi a livello regionale. Altro problema è costituito dall'applicazione molto spesso non corretta di istituti previsti dalla legge, in particolare la n. 104 del 1992 che, se da un lato esprime principi di civiltà irrinunciabili, dall'altro è utilizzata talora in modo non conforme alle finalità da parte di taluni operatori con abusi che sarebbe necessario sanzionare.

La dottoressa Furlotti, in particolare, ha sottolineato la competenza e la motivazione del personale, sia pure chiamato a lavorare in un contesto difficile anche per la scarsezza di risorse finanziarie e di dotazioni. E' stato sottolineato come l'incremento dei carichi di lavoro negli ultimi anni impedisca un'attività di programmazione per cui si è costretti a lavorare sempre sull'emergenza.

E' stato quindi evidenziato, in particolare, dall'assistente sociale Anna Giangaspero che il criterio di riparto del lavoro tra gli operatori del centro non avviene sulla base di specializzazioni per tipi di provvedimento, fatto salvo un riparto di competenze per aree fra gli assistenti sociali.

E' quindi intervenuta la dottoressa Maria Fracchilla che ha parlato brevemente della sua attività di coordinatore, da circa un anno, della zona di Ferrara, riferendo in particolare come il contesto locale, anche istituzionale, non appaia molto sensibile alle problematiche della realtà penitenziaria. In tale contesto inoltre si fa fatica a favorire i reinserimenti post detentivi anche perché non vi è un numero di cooperative adeguate disponibili ad offrire opportunità lavorative.

Dopo aver rappresentato che l'ENAIP organizza corsi professionali, che peraltro non sembrano offrire grandi sbocchi, è stata rappresentata l'esigenza di poter disporre di autisti in considerazione delle distanze esistenti e della vastità del territorio di competenza.

            La dottoressa Cinquetti ha sottolineato quindi l'importanza di poter aprire delle sedi locali in quanto questo aiuta non soltanto lo svolgimento del lavoro ed una migliore trattazione dei casi trattati ma anche favorisce le relazioni con il territorio e la conoscenza dell'attività svolta dall'U.E.P.E nella direzione di dare maggiore sicurezza alla comunità interessata.

            Il provveditore, dottor Cesari, ha sottolineato come, a tale esigenza ed opportunità, si contrappongono le scarse risorse finanziarie che hanno determinato la soppressione di alcuni uffici ed una razionalizzazione di quelli esistenti. Ha quindi sottolineato le difficoltà per reperire sedi adeguate a costi accettabili e tale circostanza gli appare di difficile comprensione ove si consideri che vi è nella Regione tutto un patrimonio immobiliare di edilizia militare che è posto sul mercato rispetto al quale non vi è stata alcuna possibilità per l'amministrazione penitenziaria di poterne acquisire la disponibilità. Ad esempio a Parma non è possibile aprire una sede della esecuzione penale esterna in quanto non si riesce a reperire un locale ad un costo sostenibile. Più in generale evidenzia gli elevati oneri per affitti dei quali l'amministrazione penitenziaria si fa carico e che invece potrebbero costituire quote di ammortamento di un finanziamento per l'acquisto di nuove sedi. Auspica quindi che la delegazione possa farsi promotrice di eventuali iniziative a tal fine, in particolare con riferimento alla possibilità di utilizzo di beni del demanio militare.

            Il presidente Antonino Caruso ha riferito dell'attenzione che il Governo ha posto al problema del miglioramento dell'edilizia destinata all'amministrazione penitenziaria, ricordando sia le principali iniziative assunte, sia le difficoltà incontrate come, ad esempio, con riferimento alla attuazione dei nuovi strumenti giuridici, quali il leasing, individuati dal legislatore per favorire nuove realizzazioni. Ha quindi preannunciato l'adozione di opportune iniziative per favorire la reperibilità di alloggi demaniali nella direzione indicata dal provveditore. Ha quindi sottolineato l'importanza che, attraverso opportuni interventi normativi, siano individuate forme alternative alla detenzione e, in tale direzione, è possibile che gli U.E.P.E. siano chiamati a svolgere compiti nuovi e maggiori conformemente alla nuova denominazione degli uffici.

            Si tratta di una conclusione che è una conseguenza necessitata dai numeri del fenomeno della delinquenza, stante anche la difficoltà estrema di creare nuove strutture detentive in conformità al fabbisogno.

Sul tema delle possibili prospettive evolutive degli U.E.P.E. si sono quindi svolti una serie di interventi da parte degli operatori presenti con richieste di chiarimento, nel corso dei quali è stata sottolineata da molti l'importanza di non disperdere il patrimonio di esperienza e competenza specifica acquisita in questi anni. In particolare la dottoressa Mandina Manfredini, assistente sociale, ha evidenziato come gli uffici, già centri servizi sociali per adulti, non hanno svolto soltanto assistenza ma anche favorito la sicurezza ed il controllo, come risulta dai dati che testimoniano della utilità ed efficacia dell'azione degli uffici.

            Il presidente Antonino Caruso, in risposta alle sollecitazioni e richieste di chiarimento, ha quindi raffigurato due possibili scenari tra loro alternativi, nel presupposto di una riforma difficilmente differibile che sarà chiamata ad individuare un nuovo sistema di esecuzione delle pene in alternativa alla detenzione. Da un lato si potrebbe dar vita ad un nuovo soggetto che sarà chiamato a sovrintendere alla esecuzione delle nuove misure alternative e che si affiancherebbe agli U.E.P.E. con compiti residuali di carattere socio-assistenziale. Di contro si potrebbe invece riconsiderare la funzione degli attuali uffici che verrebbero chiamati anche a svolgere le nuove funzioni. Questa seconda alternativa costituisce una strada che potrebbe risultare utile percorrere ove vi sia la disponibilità dei soggetti interessati e che avrebbe il pregio di far leva su una struttura già esistente con una dote di esperienza significativa. Andrebbe inoltre valorizzato il ruolo, anche favorendone la visibilità all'esterno, della polizia penitenziaria che, a suo avviso, dovrebbe essere chiamata a svolgere sia attività di custodia, sia trattamentali.

La dottoressa Furlotti, dopo aver ricordato i principali interventi del legislatore che hanno interessato le competenze degli uffici, ha richiamato l'attenzione sull'importanza di affiancare agli assistenti sociali nuove professionalità proprio in relazione alla complessità dei compiti da svolgere in modo da poter offrire istruttorie approfondite e complete. Ha quindi evidenziato la necessità di favorire rapporti di collaborazione con tutti i soggetti interessati come, ad esempio, gli enti locali, per migliorare l'azione amministrativa ritenendo questa la vera sfida del futuro. E' stata quindi sottolineata la necessità che, nella elaborazione delle riforme, si tenga anche in considerazione le proposte ed il contributo di esperienza degli operatori degli uffici dell'esecuzione penale esterna.

            E' quindi intervenuto l'assistente sociale Gianluigi Ugolini che, dopo aver ricordato la sua esperienza come operatore da oltre venticinque anni, ha posto l'attenzione sul carattere di servizio sociale che, a suo avviso, è specifico dei compiti svolti dall'ufficio. Quanto all'alternativa prospettata ha manifestato la sua preferenza per una valorizzazione del ruolo e dei compiti degli U.E.P.E. piuttosto che la soluzione di dar vita ad una nuova struttura.

            La dottoressa Cinquetti ha quindi evidenziato, sempre nell'ottica delle possibili riforme, l'importanza di intervenire per ridurre il tempo che oggi si determina tra emanazione della condanna ed esecuzione della pena.

            La senatrice Bonfietti ha sottolineato l'importanza di iniziative che favoriscono il dialogo con gli operatori e la conoscenza delle problematiche evidenziando il cambiamento e l'evoluzione culturale e professionale degli operatori ed anche della polizia penitenziaria che è matura per svolgere anche altri compiti.

            La dottoressa Furlotti ha quindi fornito alla delegazione alcuni dati concernenti l'U.E.P.E. di Reggio Emilia da cui si evince la significativa carenza di personale. In particolare gli assistenti sociali in servizio sono diciannove rispetto ai trentatré previsti in organico. Altra criticità riguarda il personale di supporto che, a fronte di un organico di quindici unità, vede in servizio due addetti mentre tre ulteriori unità sono da tempo distaccate presso altri uffici. Si tratta di una situazione, si fa notare, che ha forti ripercussioni a livello organizzativo ed è causa di notevoli difficoltà sul piano gestionale. In particolare è stata rappresentata la sofferenza dell'area contabile che è curata direttamente dalla stessa con la collaborazione di un'assistente di polizia penitenziaria distaccata.

            E' stato quindi rappresentato che l'U.E.P.E. di Reggio Emilia dalle statistiche del 2004 è risultato a livello nazionale l'ufficio con il maggior carico di casi assegnati. Quanto ai casi trattati, al 31 novembre 2005, sono stati esaminati settecentonove affidamenti, sessantuno semilibertà e centosessantadue detenzioni domiciliari.

            La dottoressa Patrizia Tarozzi ha quindi fornito alla delegazione alcune schede rappresentative delle attività dell'ufficio di esecuzione penale esterna di Modena.

            In particolare nel periodo gennaio 2005 - luglio 2005 sono stati espletati interventi per centoquarantasette persone pari al numero degli internati - ristretti in licenza o irreperibili per i quali le direzioni delle due case di lavoro che si trovano nel territorio della provincia di Modena hanno richiesto interventi di partecipazione all'attività di osservazione.

            Al termine dell'incontro la delegazione ha visitato la sede dell'U.E.P.E. che, pur potendo disporre di una superficie di circa quattrocento metri quadri non appare sufficiente alle esigenze in particolar modo per quanto riguarda la mancanza di un'area riservata all'attesa degli utenti.

 

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            Si allegano i dati relativi al Provveditorato regionale per l'Emilia Romagna aggiornati al luglio 2005, riguardanti la popolazione detenuta, il personale di polizia penitenziaria, il personale civile e dei CSSA. In tal modo si intende fornire una panoramica relativa ad un unico momento temporale della situazione regionale, nel suo complesso, per i profili in questione tenendo conto del fatto che i sopralluoghi nella regione si sono svolti in momenti diversi e, soprattutto, fra il primo e il secondo (6-7 febbraio 2003 e 15-17 dicembre 2005) è intercorso un rilevante lasso di tempo.

DATI RELATIVI ALL’EMILIA-ROMAGNA

 

 

Relazione sui sopralluoghi effettuati da una delegazione della commissione giustizia in Sicilia in merito alla situazione penitenziaria

 

 

Prima parte (20-23 ottobre 2004)

 

 

La Delegazione che ha effettuato il sopralluogo è stata guidata dal Presidente della Commissione, senatore Antonino Caruso e della stessa hanno fatto parte i senatori Cavallaro e Sanzarello. Durante il sopralluogo nella città di Siracusa si è aggregato alla Delegazione il senatore Luigi Caruso, nella città di Messina il senatore Ragno e nella città di Catania il senatore Ziccone.

Il sopralluogo ha avuto inizio la mattina del 21 ottobre con la visita della Casa circondariale di Siracusa.

In un incontro preliminare con la Direttrice dell'istituto sono state illustrate le caratteristiche generali del carcere sia dal punto di vista strutturale che funzionale.

Di recente istituzione, situato in località periferica rispetto dall'area urbana e in buono stato conservativo, il carcere è deputato alla custodia di detenuti dei circuiti di media e alta sicurezza e, a fronte di una capienza prevista per trecentodieci detenuti, al momento della visita erano quattrocentodieci, di cui centoundici definitivi, ottantadue tossico-alcooldipendenti e quarantatrè stranieri.

La situazione logistica si presenta migliore per i reparti di alta sicurezza, mentre nelle sezioni dei detenuti comuni finisce per "scaricarsi" il surplus di detenuti nelle quali, celle idonee per cinque-sei detenuti ne ospitano fino a otto-nove.

L'istituto è dotato anche una sezione femminile, attualmente chiusa per carenza di personale della polizia penitenziaria.

A giudizio della Direttrice, questa è una struttura che fin dal suo nascere è partita con una buona organizzazione ed ha potuto contare su una discreta partecipazione e presenza dell'ente locale e del territorio in generale, oltre che su una costante attenzione del volontariato.

La scommessa più ambiziosa sulla quale la Direzione, in collaborazione con il Con.Solida.S. (Consorzio di solidarietà sociale) è particolarmente impegnata al momento è quella relativa all'allestimento e all'avvio di un biscottificio-panificio, affidato in comodato d'uso alla stessa cooperativa sia per la formazione dei detenuti tossicodipendenti all'attività di pasticciere e fornaio che per la produzione di dolciumi. La Delegazione, nel corso della visita, ha potuto constatare come il laboratorio, per dimensioni e attrezzature, abbia grandi potenzialità anche produttive e quindi commerciali. L'utilizzo di alcuni prodotti dell'agricoltura biologica locale (mandorle e semola di grano duro) consente infatti di produrre un prodotto di qualità da collocare anche sul mercato nazionale. Il responsabile della cooperativa ha infatti riferito che i dolci prodotti sono commercializzati presso un gran numero di rivendite del circuito del cosiddetto Commercio equo e solidale e che la bontà del progetto sta sia valore etico che muove l'attività riabilitativa ma soprattutto nelle reali opportunità di inserimento lavorativo.

L'istituto si avvale di duecentottantotto unità di polizia penitenziaria rispetto ad un organico di trecentoquindici, dei quali cinquantanove addetti al nucleo piantonamenti e traduzione. Tra distacchi, congedi e fisiologiche assenze , quotidianamente viene registrato un deficit di tale personale che si aggira sulle venti unità. Più marcata è la carenza di personale dell'area educativa, attualmente presente in numero di due, che rende particolarmente difficili se non inoperanti i pur numerosi progetti di carattere trattamentale.

Dal punto di vista dell'offerta sanitaria, sono presenti un medico incaricato provvisorio, sette medici S.I.A.S., tre infermieri di ruolo e sette con un rapporto libero professionale. Viene garantita sia la guardia medica che infermieristica nell'arco delle 24 ore e sono stipulate otto convenzioni con altrettanti professionisti specialistici (infettivologia, psichiatria, cardiologia, otorino, oculistica, dermatologia, odontoiatria e ortopedia) convenzioni messe a dura prova dalle restrizioni finanziarie che colpiscono in particolare la sanità penitenziaria.

            Sono giudicati buoni i riscontri delle attività scolastiche nei due corsi per analfabeti, nei due di istruzione di primo grado e nel corso di istruzione superiore, nei quali sono impegnati complessivamente circa ottanta detenuti. Cosi come il corso di ortoflorovivaistica e giardinaggio, frequentato da dodici detenuti e quello di decorazione pittorica su vetro che interessa dieci detenuti, oltre al già citato corso per panettieri e pasticcieri frequentato da dodici detenuti.

            Dopo aver effettuato il sopralluogo in alcuni reparti dell'istituto, la Delegazione ha incontrato gli operatori e i rappresentanti del volontariato.

            Il Cappellano, che ha affermato di essere un conoscitore della realtà carceraria in quanto impegnato, precedentemente alla sua nomina, come volontario presso la sezione dei detenuti per reati sessuali, ha posto l'accento sull'impegno, che occupa lui stesso e un nutrito gruppo di volontari, rivolto in pari misura alla catechesi e all'assistenza materiale dei reclusi. A tale riguardo, per i circa centocinquanta detenuti censiti come indigenti, la diocesi di Siracusa ha stanziato una discreto budget per l'anno in corso per sopperire a taluni bisogni primari. Non si danno presenze significative di altre fedi religiose verso le quali, ove esistenti, non si porrebbero problemi quanto al rispetto dovuto verso altre e diverse credenze.

            Di seguito, un volontario della Caritas diocesana, ha sottolineato la buona intesa con gli educatori e la Direzione nonché l'azione di proselitismo svolta per coinvolgere nuovi volontari. Nei confronti di questi ultimi vengono organizzati dei veri e propri corsi di formazione tenuti da quelli che già hanno maturato una sufficiente esperienza.. E' ritenuto decisivo quanto avviene nei centri di ascolto interni ed esterni al carcere: si tratta di un mezzo attraverso il quale si cerca di soddisfare il bisogno di rompere l'isolamento dei detenuti e di riannodare quei rapporti familiari interrotti dalla reclusione. I volontari della Caritas, hanno quindi provveduto al riordino e alla gestione della biblioteca.

            Brevemente, ma con decisione, un'assistente sociale esprime le difficoltà nelle quali si dibatte il servizio del sostegno psicologico degli internati nel quale sono impegnati solo due assistenti sociali, due psicologi con trenta ore mensili e uno psichiatra con una sola presenza settimanale, prestazioni giudicate del tutto insufficienti.

            I rappresentanti delle cooperative sociali hanno riferito della prossima costituzione di una Agenzia per l'inclusione sociale che interesserà l'intero distretto siracusano e volta a sollecitare iniziative per l'inserimento lavorativo di ex detenuti; la nuova struttura agirà in sinergia con operatori pubblici e privati, oltrechè, naturalmente, con il terzo settore . Per una piena affermazione dei progetti, è stata sottolineata la circostanza  che soprattutto dagli enti locali è lecito attendersi una maggiore sensibilizzazione, soprattutto per quanto riguarda l'affidamento degli appalti di manutenzione e di pulizia.

            Il Direttore sanitario, rispondendo alle domande dei senatori, ha posto in rilievo come la presenza di un alto numero di detenuti tossicodipendenti e affetti da disagio mentale imponga una presenza costante e un' attenzione particolare verso coloro che, solo al fine di richiamare l'attenzione, fanno ricorso a comportamenti autolesionistici.

            Pur non dovendosi fortunatamente rilevare casi di suicidi, ma essendo tale evento del tutto imprevedibile, una attenzione particolare è richiesta da parte dei sanitari nel saper cogliere i segnali che possono condurre a quei gesti estremi.

            Sul piano preventivo, vengono effettuati screening immediati per accertare la presenza di casi di tubercolosi, si effettuano circa venti visite mediche al giorno, mentre sul versante della cura, la riduzione del budget inevitabilmente impone di limitare le prestazioni alle necessità più rilevanti. I ricoveri d'urgenza sono effettuati presso l'ospedale di Siracusa e per le prenotazioni di visite specialistiche esterne i tempi di attesa sono pari a quelli dei comuni cittadini.

            È intervenuta successivamente la Direttrice del CSSA di Siracusa, competente per gli istituti di Siracusa, Augusta e Noto per porre in evidenza che, la carenza del personale da adibire all'osservazione di circa mille e duecento detenuti del distretto non impedisce agli addetti il rispetto dei tempi entro i quali vengono espletati i compiti d'istituto sia nei riguardi della magistratura di sorveglianza che della Direzione. In assenza di educatori sarebbe opportuno prevedere modalità attraverso le quali sia possibile delegare le medesime funzioni agli assistenti sociali.

Il Centro soffre di una situazione sulla quale pesa certamente la limitatezza di risorse ma anche il fatto che queste, seppure gestite in autonomia contabile, non sono neppure immediatamente spendibili in termini di cassa.

Le prospettive di inserimento degli esperti ex articolo 80, per il quale è stato predisposto un progetto che l'isola, apre comunque qualche spiraglio per assicurare un migliore servizio. Denuncia infine l'insufficienza dei due automezzi assegnati (dei quali solo uno per gli spostamenti) che, per l'usura e la loro vetustà pongono problemi per la stessa sicurezza delle persone.

            Successivamente la Delegazione si è recata in visita alla Casa di reclusione di Augusta.

            Le condizioni precarie dell'istituto sono state illustrate dal direttore il quale si è soffermato in particolare sulle costanti difficoltà riscontrate nel garantire la manutenzione ordinaria dello stabile, dove intere aree , comprese le celle, sono soggette ad infiltrazioni di acqua piovana e dove si registra una presenza di detenuti mai inferiore alle cinquecentocinquanta unità (al momento seicentotrè).

            E' una delle più grandi strutture penitenziarie della Sicilia, sorta nel 1987 e si sviluppa in due reparti rispettivamente di due e tre piani fra i quali è inserita una zona polivalente nella quale sono situate una vasta sala adibita a cinema-teatro, una palestra, una biblioteca, un campo di calcetto e una zona verde, di recente realizzata al fine di offrire una occasione di incontro con le famiglie e con i bambini in un ambiente per quanto possibile sereno.

            E' stato sottolineato con soddisfazione come alla realizzazione dell'area verde, nonché alla realizzazione di pitture murali che la rendono gradevole abbiano concorso, sotto la supervisone e la fattiva opera di un pittore in espiazione di pena, sia i detenuti che gli operatori. L'area in funzione dal 2003, risponde alla necessità di contenere il disagio che l'impatto con la struttura carceraria provoca nei figli dei detenuti nel corso dei colloqui che, nei mesi da aprile ad ottobre avvengono all'aperto.

            Le opportunità di lavoro offerte ai detenuti, che per la gran parte sono soggetti a tempi di reclusione mediamente alti, sono prevalentemente quelle di tipo domestico; le attività scolastiche, comprensive dei corsi di formazione professionale coinvolgono un discreto numero di persone mentre, per quanto riguarda quelle ricreative, sportive e culturali è stata segnalata l'intensa attività svolta da un gruppo teatrale che può avvalersi di una notevole struttura organizzativa ed artistica.

Registrano un grado di elevata difficoltà pratica quelle azioni volte al reinserimento sociale attraverso l'acquisizione di competenze professionali sia per la carenza di risorse nel settore formativo che per le cattive condizioni economiche della territorio. In tale contesto, comunque, nel carcere sono operativi i laboratori di mosaico, di ceramica (con circa quindici soggetti partecipanti) e di cornici ( con due soggetti), mentre non riesce a decollare pienamente il laboratorio di falegnameria pur essendoci all'interno dell'istituto ampi capannoni nei quali sarebbe possibile impiantare un ciclo lavorativo non trascurabile.

Nell'area educativa operano quattro educatori. Alla sua palese insufficienza si sopperisce mediante una proficua collaborazione con la comunità esterna sia delle istituzioni che del volontariato concentrando gli interventi soprattutto nei confronti di coloro che si trovano in stato di disagio economico e psicologico. E' stato sottolineato, a tale riguardo, il grande attivismo della Caritas diocesana.

Per quanto riguarda l'istruzione numerosi sono i corsi per ogni grado, ivi compresi quelli di preparazione agli esami universitari.

Sotto l'aspetto sanitario, la situazione è risultata analoga a quella di altri istituti quanto alla denunciata scarsità di risorse finanziarie disponibili che comportano una inevitabile riduzione di talune prestazioni, la qual cosa induce a limitare gli interventi al fine di assicurare uno standard minimo accettabile.

La particolarità dell'istituto nel quale sono ristretti detenuti con un'età superiore alla media determina una domanda sanitaria più ampia quanto alle patologie, e richiederebbe, contrariamente a quanto effettivamente accade, una dotazione finanziaria adeguata. Rilevato tutto ciò, sono comunque assicurate sia la guardia medica che infermieristica e quelle convenzioni specialistiche per corrispondere alle quali, inevitabilmente si superano i limiti di spesa autorizzati.

            Nel corso dell'incontro seguito alla visita, il Sindaco di Augusta ha espresso un giudizio positivo dei rapporti esistenti tra l'ente locale e l'istituto. Ha reso noto che il giorno 30 ottobre p.v. presso il teatro comunale si esibirà la compagnia teatrale dei detenuti la qual cosa costituisce per la città un evento che in maniera significativa rende palese sia l'esistenza di un legame che l'opportunità di ulteriormente rafforzarlo. La disponibilità dell'Ente locale è piena anche per quanto attiene la tematica del reinserimento sociale dei detenuti in attuazione del Piano di zona predisposto in sinergia con altre istituzioni locali. La deindustrializzazione della zona, la crisi del petrolchimico e dell'indotto non precostituiscono certo condizioni favorevoli, ma molto si può fare.

Ha sollevato quindi problemi relativi all'approvvigionamento idrico dell'istituto che registra uno stato di sofferenza soprattutto nei mesi estivi. Dal punto di vista strettamente economico sarebbe sufficiente l'escavazione di un pozzo ad uso esclusivo del carcere ed evitare i costi per il trasporto dell'acqua con autobotti; così come deve ammettere l'assenza di un depuratore a servizio dell'istituto: per ambedue le opere il Comune non dispone delle necessarie risorse finanziarie.

            L'addetta al servizio di ragioneria ha evidenziato le difficoltà gestionali derivanti dalla costante diminuzione dei fondi che sovente impone delle vere e proprie acrobazie contabili che determinano l'utilizzo delle disponibilità di alcuni capitoli per finalità non conformi al capitolo stesso e, soprattutto, ritardi nei pagamenti dei fornitori i quali, a ragione, potrebbero non essere più disponibili ad assicurare le forniture dei beni necessari alla vita del carcere.

            L'educatore si è dichiarato convinto, sulla base della sua esperienza che, un istituto come quello di Augusta al di là delle sue deficienze strutturali dovrebbe essere considerato come di nuova istituzione e per questo bisognevole in termini di maggiori risorse umane e materiali di quelle assegnate ad istituti già strutturati.

Deve essere sfatata poi l'opinione diffusa che lo sforzo richiesto al personale operante in una casa di reclusione sia considerato minore rispetto a quello richiesto da un istituto mandamentale. Il problema è quello di una più equilibrata distribuzione delle risorse che tenga finalmente conto non tanto del numero dei detenuti bensì delle caratteristiche, della tipologia del singolo istituto, parametri indispensabili per ogni decisione riguardante la loro allocazione razionale.

            Il Presidente, riconosciuta condivisibile l'analisi svolta, e citando casi di esubero ingiustificato di personale in alcuni istituti a fronte di altri dove la sua carenza determina difficoltà di organizzazione dei turni di sorveglianza, considera istruttiva la lezione del caso Alitalia, per quanto riguarda il deleterio e improduttivo il "braccio di ferro" che vede contrapposte l'Amministrazione e i sindacati. Quando il rischio è il fallimento e la chiusura di un'azienda, appare per lo meno improprio continuare ad invocare maggiori retribuzioni o maggiori risorse umane.

            È intervenuto quindi il cappellano dell'istituto il quale ha evidenziato le caratteristiche della sua particolare missione pastorale rivolta a favore di una umanità sofferente anche dal punto di vista strettamente materiale; l'antica pratica della questua, tipica del suo ordine francescano, per la raccolta di denaro si mostra tuttora efficace e da un minimo di sollievo ai più bisognosi.

            Ricorda con particolare enfasi il significato e l'ottima riuscita di una giornata organizzata presso il suo convento per dieci detenuti durante la quale un detenuto pittore ha potuto mostrare le sue opere anche agli altri intervenuti e, più in generale, è stato possibile interrompere per un giorno il peso dell'emarginazione.

            Nel pomeriggio la Delegazione si è recata presso il Tribunale di sorveglianza di Catania, per incontrare il Presidente Dottor Umberto Pugliesi.

            Il Tribunale ha una competenza estesa al relativo distretto di Corte d'Appello che comprende gran parte della Sicilia orientale, con due uffici di sorveglianza, quello di Catania - con giurisdizione sui circondari di Catania e Caltagirone - e quello di Siracusa, - con giurisdizione sui circondari di Siracusa e Ragusa. Vi sono ricompresi nove istituti di pena. Oltre al Presidente, tre magistrati operano presso la sede e provvedono alla istruzione e decisione di tutte le istanze di misure alternative, relative in concreto a quasi tutte le sentenze penali di condanna emesse. A tale funzione solo saltuariamente coadiuvano nelle udienze i magistrati dell'ufficio di Siracusa e quelli di Catania.

            Nonostante le carenze di organico, derivanti dalla particolare situazione del  distretto di Palermo che, per quanto assimilabile a quello di Catania, finisce per beneficiare della sua posizione di capoluogo, e dalla presenza nell'isola di quattro Corti d'appello richiedenti una dotazione minima per operare, il Tribunale riesce a far fronte al lavoro affluito, definendo i procedimenti per i condannati liberi in un tempo medio di sei-otto mesi tempo ritenuto più che accettabile se riferito alle difficoltà istruttorie che si incontrano.

            La legge sulla liberazione anticipata n. 277 del 2002, ha certamente prodotto una riduzione del relativo carico di lavoro, quanto alla traduzione in udienza e al gratuito patrocinio, ma sommandosi all'intervenuto provvedimento del cosiddetto "indultino" ha finito per gravare gli uffici proprio in un momento in cui la precedente modifica richiedeva adattamenti ed organizzazione.

            Il Presidente ha quindi sottoposto alla Delegazione alcune proposte di modifiche legislative suggerite dal suo lavoro, dalla sua esperienza.

Innanzitutto dovrebbe essere prevista l'istituzione della figura del magistrato d'appello addetto ai tribunali di sorveglianza delle grandi sedi nelle quali il Presidente del tribunale ordinario è un magistrato di Cassazione: ciò consentirebbe di migliorare l'organizzazione e la capacità di assorbimento del sistema, garantendo la presenza, anche in assenza del Presidente, di un adeguato contributo di esperienza, atto a bilanciare la frequente assegnazione di magistrati di prima nomina.

            In secondo luogo sarebbero da rivedere i termini per le decisioni del Tribunale che sono, a suo avviso, del tutto irrealistici quale è quello dei 45 giorni previsti dall'articolo 656 del codice di procedura penale per le decisioni (al limite, da conservare solo per le urgenze e da fissare in 90 giorni per tutte le altre decisioni), tenendo conto delle esigenze istruttorie e della circolare della Direzione generale dell'esecuzione penale esterna che assegna tre mesi per l'espletamento dell'indagine sociale a "decorrere dall'arrivo in ufficio della richiesta da parte dell'organo competente". Analogamente dovrebbero essere diversamente disposti i termini, assai brevi, di dieci giorni, fissati in materia di reclami sia per quelli relativi ai permessi ex articolo 30-bis O.P. che per quelli relativi alla sospensione delle normali regole di trattamento ex articolo 41-bis dell'Ordinamento penitenziario.

            Più in generale, considerato che l'esecuzione della pena ha inizio solo dopo la decisione del Tribunale sulla istanza di misure alternative, è evidente che la condanna può essere eseguita in tempi ragionevoli se lo stesso Tribunale è posto in condizione di decidere con la necessaria rapidità e se all'imputato non viene concessa una ingiustificata facoltà di imporre continui rinvii della decisione. Il numero rilevantissimo delle richieste di rinvio, specie da parte dei condannati liberi, comporta infatti una dilatazione dei tempi di adozione, un aggravio dei carichi di lavoro ed anche dei costi delle procedure. Pertanto sarebbe opportuno, sempre ai medesimi fini di celerità e snellimento, prevedere che le Procure abbiano cura, nella trasmissione dei fascicoli, di accertare la completezza dello stesso, per quanto riguarda anche i certificati penali e i carichi pendenti del condannato; in tal modo limitando alla sorveglianza i rimanenti compiti di acquisire le informative di polizia (che spesso per la loro sinteticità risultante dalle banche dati informatiche sono di scarso rilievo) e le relazioni di sintesi dei Centri di servizio sociale (per le quali il termine di 45 giorni risulta impossibile da rispettare, come già evidenziato).

            Da ultimo, il Presidente si sofferma su talune questioni non di secondaria importanza. Innanzitutto sulla improponibilità della estensione del rito ordinario a quello della sorveglianza essendo quest'ultimo assistito da sufficienti garanzie; quindi sulla necessità di correttivi all'istituto del gratuito patrocinio che, a causa dell'assenza di criteri moderatori del compenso (che potrebbero, ad esempio, consistere nella fissazione di un tariffario fisso) ha prodotto incrementi si spesa a lungo insostenibili; ed infine sul depotenziamento del servizio sanitario penitenziario che, al fine di realizzare supposte economie, rischia di tradursi non solo in una minore efficienza ma anche in un maggior costo rappresentato dalle costose perizie che sarebbe necessario disporre per di più ricorrendo a professionisti non dotati della necessaria specializzazione e conoscenza ambientale.

            Successivamente la Delegazione ha fatto visita alla Casa mandamentale di Giarre.

Ospita trenta detenuti portatori di problematiche legate alla tossicodipendenza ed alcool dipendenza. E' inserito nel circuito degli istituti a custodia attenuata nei confronti dei quali la Direzione, fin dall'inizio, attraverso l'istruzione e la valorizzazione di capacità manuali e professionali ha inteso privilegiare l'elemento "lavoro" quale leva per il reinserimento socio-lavorativo.

Considerata la particolarità dell'utenza, l'organico della polizia penitenziaria è giudicato ottimale non tanto e non solo sulla base del rapporto numerico ma ai fini dell'espletamento delle funzioni non riferibili alla sorveglianza bensì all'insieme di attività collegate alla particolarità dell'istituto.

Sono state progettate e poste in essere attività florovivaistiche e ceramistiche bene integrate anche con la vocazione e tradizione produttiva e culturale del territorio.

La Delegazione ha potuto verificare e apprezzare l'ottima organizzazione che sovrintende all'attività di produzione in serra delle piante e prendere atto degli apprezzabili risultati conseguiti sia in termini di numero di detenuti che hanno acquisito conoscenze ed abilità professionali sia in termini di commercializzazione del prodotto. Un agronomo della cooperativa "Verdegel" in base a regolare convenzione ne cura, in stretta collaborazione con gli operatori dell'Istituto, il coordinamento.

Collaudato appare ormai la il rapporto esistente con altre aziende commerciali dell'isola ma anche del continente che sulla base di specifiche convenzioni sono impegnate nell'acquisto e nella vendita. Il riflesso esterno dell'attività florovivaistica ha avuto un momento di grande rilievo nella partecipazione dell'Istituto a diverse mostre tenutesi nel territorio etneo, laddove un pubblico vasto ha potuto apprezzare oltre la qualità anche la convenienza dei prezzi.

Un altro progetto di particolare importanza è denominato "Creta" ed è rivolto alla lavorazione in creta di vasellame e decorazione di piastrelle determinando un naturale completamento dei prodotti floreali della serra e che, vista l'accoglienza favorevole ha stimolato l'elaborazione di un programma informatico che tramite una illustrazione grafica di notevole impatto comunicativo si propone una vasta divulgazione sul territorio dei manufatti, naturalmente con l'obiettivo di sollecitare nuove commesse.

Coerentemente con l'impostazione che privilegia il fattore "lavoro" sono stati illustrati altri progetti relativi ad un nuovo impianto di produzione di prodotti ortofrutticoli di tipo biologico destinati alla vendita; a tal fine vi è l'impegno degli enti locali circostanti per l'ubicazione delle colture anche al di fuori della cinta muraria nonchè della Confagricoltura di Catania per la consulenza, assistenza e realizzazione di un progetto al quale saranno ammessi circa quindici detenuti in regime di lavoro all'esterno ex articolo 21 dell'ordinamento penitenziario.

Dopo la visita si è svolto il previsto incontro con gli operatori.

La direttrice del CSSA di Catania ha espresso il convincimento di una buona gestione dell'istituto che, tra fasi alterne ma con costanza, ha perseguito e raggiunto l'obiettivo di caratterizzarsi nel panorama penitenziario isolano per la capacità di porre in essere una serie di iniziative esclusivamente volte al recupero del detenuto tossicodipendente.

Da parte del Dipartimento, la cui premura è prevalentemente rivolta nei confronti degli istituti più grandi dove sono inevitabili problemi di maggiore impatto sociale, dovrebbe al contrario porsi maggiore attenzione verso strutture come questa dove, pur tra inevitabili difficoltà, si cerca di realizzare la finalità riabilitativa della pena.

Consegnando alla Delegazione i dati sull'attività svolta dal Centro, la direttrice rileva come gli operatori siano molto impegnati, oltre che sul fronte dell'osservazione dei detenuti ristretti, anche su quello delle misure alternative all'esterno del carcere che giudica più utili ed economiche. D'altra parte l'altissimo numero di condannati in misure alternative rispetto a quelli ristretti ( su base nazionale circa 40 mila su 57 mila) impone una più penetrante attenzione sia in termini di risorse che di capacità professionali.

Per quanto riguarda l'area di sua competenza, sottolinea un forte interesse del Terzo settore e degli enti locali attorno a questa realtà di cui certamente la casa di Giarre costituisce un positivo esempio.

Il medico psichiatra del SERT, rilevato come nel corso degli ultimi due anni si sia ridotta pesantemente nel numero la presenza degli psicologi addetti al servizio, osserva che sono sempre più numerosi i casi di tossicodipendenti portatori di problematiche psichiatriche che non può pretendersi di risolvere all'interno degli istituti ma presuppongono una concatenazione di tipo terapeutico tra l'azione svolta all'interno e i servizi territoriali esterni.

L'importanza del fattore lavoro è sicuramente apprezzabile ma comunque le patologie mediche richiedono cure e risorse. Rileva poi, per quanto consta dalla sua esperienza, come risulti non esteso il ricorso dei condannati per reati collegati alla tossicodipendenza alle comunità terapeutiche.

I rappresentanti delle cooperative di lavoro esprimono quindi piena soddisfazione per il lavoro in corso per quanto attiene la floricoltura ponendo in rilievo sia il numero dei detenuti che hanno acquisito conoscenza e capacità tecniche spendibili sul mercato del lavoro che l'espansione in atto dell'attività. Unico rilievo mosso è quello relativo alla compatibilità degli orari d'istituto con i ritmi lavorativi.

Il Preside della locale scuola media di Giarre, sottolinea con soddisfazione la piena operatività dei corsi organizzati per il conseguimento della licenza media che si svolgono tutti i giorni (escluso il sabato) per tre ore. E' precisa volontà ampliare l'offerta formativa con un corso di informatica, per il quale occorrerebbe spazi e attrezzature al momento non disponibili e con un corso per diploma di perito agrario per il quale sono in corso contati con il locale Istituto professionale.

Un sociologo della Azienda locale sanitaria, illustra l'attività di formazione indirizzata al personale di polizia penitenziaria ed ai detenuti sulle tematiche della prevenzione e dei rischi collegati all'uso delle sostanze stupefacenti, con particolare riferimento alla sindrome AIDS. Tale attività avrà la sua conclusione con la "Settimana della salute" organizzata presso l'istituto dal Forum AIDS che si svolgerà nel prossimo mese di novembre.

In rappresentanza dell'ente locale, l'assessore ai Lavori pubblici rilevato come la popolazione viva la struttura come parte integrante del suo tessuto cittadino, senza mostrare avversità o disinteresse dà conto dell'impegno del Comune concretizzatosi di recente nello stanziamento in bilancio della cifra di 994 mila euro per le opere di ristrutturazione dell'immobile. Anche il Sindaco ribadisce la vicinanza della comunità con la Casa e l'orgoglio di essersi, il Comune di Giarre, candidato a svolgere le funzioni capo-fila di un piano di zona per la realizzazione di una  serie di progetti importanti che coinvolgeranno le cooperative di Tipo B, con finanziamenti regionali.

È seguito un intervento del responsabile dell'area contabile il quale si è soffermato sulle difficoltà del suo ufficio, retto soltanto dallo stesso con una presenza di due giorni settimanali in distacco dalla casa circondariale di Catania Piazza Lanza, e per questo bisognoso almeno di un collaboratore con il quale dividere le numerose incombenze contabili connesse oltre che all'ordinario lavoro, anche alle attività di acquisto, vendita, forniture connesse alle attività lavorative.

Venerdì 22 ottobre

Nella giornata di venerdì 22 ottobre la Delegazione ha incontrato il Presidente del Tribunale di sorveglianza di Messina, dott. Carmelo Marino.

La conversazione è stata preceduta da un giudizio generale espresso dal Presidente circa la ingenerosa e scarsa considerazione nella quale è tenuta la magistratura di sorveglianza, pur in presenza di dati quantitativi e qualitativi che ne fanno uno snodo essenziale dell'intero sistema giudiziario del paese.

L'80 per cento circa delle pene comminate sono pene brevi, fino atre anni o quattro per i tossicodipendenti la cui esecuzione compete, per effetto della sospensione, agli uffici di sorveglianza. La legge n. 165 del 1998 (cosiddetto Simeone) e l'intera politica giudiziaria seguente (espulsione dell'immigrato irregolare condannato a pena fino a due anni, la disciplina sulla liberazione anticipata e da ultimo il cosiddetto "indultino") hanno determinato consistenti spostamenti di competenze a carico della magistratura di sorveglianza senza che ciò fosse accompagnato da un piano di sostegno per quanto riguarda organici e  mezzi materiali.

Il Consiglio Superiore della Magistratura con la delibera del maggio 2001 afferma che "la magistratura di sorveglianza oltre all'originaria funzione di controllo della legalità in carcere e di garante della uniforme applicazione del principio della flessibilità della pena detentiva, assolve anche un ruolo centrale nell'ambito del sistema volto a restituire effettività all'esecuzione della pena inflitta dai giudici di cognizione".

Quanto alla flessibilità della pena, il più delle volte questa risulta essere diversa da quella inflitta dal giudice di cognizione in relazione alla varietà delle misure alternative previste dall'ordinamento in funzione della ricerca personalizzata di un percorso riabilitativo per ciascun condannato che ne faccia richiesta. A tale riguardo si discute se mantenere questo "quarto grado di giudizio" o riformare l'ordinamento che regola il sistema sanzionatorio: se cioè pervenire all'attribuzione al giudice della cognizione del potere di individuare la pena anche in funzione rieducativa mediante l'esecuzione esterna o, addirittura, alla separazione tra il giudizio di cognizione sul fatto e il giudizio sulla individuazione del tipo e specie di pena e delle modalità esecutive della sua espiazione (il cosiddetto Tribunale della pena). A suo giudizio, la prima ipotesi appare preferibile alla seconda ma, è al contempo consapevole di un inevitabile allungamento dei  tempi dei processi.

Al di là del dibattito in corso, la magistratura di sorveglianza è chiamata costantemente ad evitare che il termine della sospensione della pena che intercorre prima della individuazione della pena alternativa sia troppo lungo. Sarebbe per ciò auspicabile che tutto il fascicolo del pubblico ministero, relativo alle indagini preliminari e al dibattimento venisse acquisito dalla Magistratura di sorveglianza in quanto contenitori di notizie e informazioni utili alla conoscenza della personalità dell'imputato e quindi al procedimento esecutivo. I dati trasmessi dalle procure oltre che quelli stereotipati e inattuali delle banche-dati gestite dall'autorità di polizia, risultano essere di livello insufficiente non consentono una piena effettività della giurisdizione di sorveglianza.

Sono seguiti brevi interventi del senatore Cavallaro , per il quale, il modello di processo bifasico se può essere valido negli Stati uniti dove il giudizio di mero fatto è pronunciato da una Corte non togata, troverebbe difficoltà applicative nel nostro ordinamento e a giudizio del quale il problema più urgente è quello di ridurre il più possibile il tempo che intercorre tra la sentenza di condanna e l'esecuzione. Il presidente Marino replica citando non rari casi di tossicodipendenti condannati che rimangono in circolazione per cinque-sei anni senza espiazione della pena.

Il presidente Antonino CARUSO, sulla base delle valutazioni espresse circa la personalizzazione della pena, prospetta l'ipotesi che si possa pervenire ad una pena che tenga conto dell'andamento processuale: in sostanza il giudice della pena dovrebbe essere posto nelle condizioni di valutare, ai fini della concessione delle misure alternative, anche il comportamento tenuto dall'imputato nel corso del processo. In tal modo pervenendo quasi ad una forma di contrattualizzazione della pena, che decongestionerebbe le carceri e produrrebbe maggiore celerità ai processi.

Il Presidente conclusivamente, ribadita la necessità di conferire tempestività all'esecuzione della pena senza la quale si mette in serio pericolo l'intero impianto giudiziario, conferma il rispetto e la considerazione di questo settore della giurisdizione nei confronti del quale continua a persistere un pregiudizio che lo pone in secondo ordine rispetto alle funzioni requirenti e giudicanti.

La Delegazione si è quindi recata in visita presso la Casa circondariale di Messina.

Suddiviso in un settore maschile, uno femminile e il Centro diagnostico terapeutico (CDT), al momento della visita ospita duecentoquaranta detenuti pur avendo una capienza tollerabile di quattrocentocinquanta. Questa ridotta presenza si giustifica per la temporanea chiusura del reparto "camerotti" per lavori di ristrutturazione, mentre sono in corso lavori di manutenzione negli altri reparti ed in particolare in quello denominato "cellulari" dove sono alloggiati i detenuti appartenenti al circuito dell'alta sicurezza, nel reparto femminile e nel CDT. Si tratta di lavori di manutenzione particolarmente urgenti, come ha potuto constatare la Delegazione, per l'eliminazione dell'umidità che investe le stesse celle, per il rifacimento del tetto a terrazza dal quale originano le infiltrazioni d'acqua che corrodono in maniera generalizzata le mura dell'immobile.

Pensato come casa di reclusione per detenuti comuni, nell'istituto sono ristretti per la gran parte quelli del circuito dell'alta sicurezza e, per quanto riguarda la sezione femminile (al momento sono presenti trentanove detenute) alle detenute madri con figli d'età inferiore a tre anni è riservato un piano del reparto cui è associato un asilo nido.

La Delegazione ha quindi proceduto al sopralluogo del CDT . Trattasi di una struttura di tipo ospedaliero per il ricovero, cura ed assistenza di pazienti detenuti affetti da patologie, potenziata negli ultimi anni per l'aumento costante di richieste provenienti dagli istituti dell'isola e più in generale da quelli dell'intero sud del Paese (duecentosettantuno ricoveri alla data del 21 ottobre 2004).

Rispetto ai picchi degli anni 1999 e 2000 - nei quali il numero dei ricoveri ha raggiunto le seicento unità - si è assistito ad un progressiva riduzione del numero dei ricoveri conseguente sia alla riduzione delle risorse del capitolo assistenza sanitaria sia anche per la presenza costante di pazienti cronici lungodegenti assegnati dall'autorità giudiziaria e dal Dipartimento, con ciò determinandosi un aumento del tempo medio di degenza e quindi in mancato turn-over.

La contrazione dei ricoveri va poi ascritta alla limitata operatività del complesso operatorio che pur dotato di attrezzature di tutto riguardo e di valenti chirurghi, attualmente si trova ad essere utilizzata come un semplice ambulatorio ove si effettuano solo interventi di piccola chirurgia che non necessitano di particolari cautele e di adeguata asepsi a causa dei rilievi mossi dalla competente ASL circa il rispetto dei requisiti minimi indispensabili previsti per una sala operatoria.

Il direttore del Centro, ha lamentato quindi la stasi del progetto di adeguamento alle normative che di fatto impedisce l'utilizzo pieno della struttura e vanifica le potenzialità ed anche professionali di chi vi opera.

Il centro può contare sulla presenza di un Dirigente sanitario che coordina tutta l'attività sanitaria, di tre medici provvisori, un servizio SIAS con orario progressivamente ridotto fino all'attuale monte orario di trenta ore, di quattro infermieri di ruolo, di un monte orario medio di assistenza infermieristica a parcella di settantotto ore, di due tecnici di radiologia e di due tecnici di fisiocinesiterapia.

Oltre alla misure da prendere per garantire la piena funzionalità della sala operatoria, gli addetti al servizio hanno elencato una serie di ulteriori interventi ritenuti indispensabili ed urgenti nei settori della diagnostica per immagini, della sostituzione di strumentazione obsoleta e della dotazione strumentale degli ambulatori specialistici.

L'incontro successivo con il volontariato ha visto una partecipazione particolarmente nutrita.

Una volontaria della Caritas parrocchiale ha illustrato l'attività svolta relativa in particolare all'assistenza dedicata alle detenute madri, alla gestione dell'asilo nido e alla cura dei bambini.

Un sacerdote, attivo anche presso una comunità di recupero per tossicodipendenti di Messina, solleva in particolare la questione relativa al limite dei quattro anni per la sospensione della pena detentiva. A suo avviso questo dovrebbe essere elevato almeno a sei in quanto, ove tale limite risultasse superato in forza della somma di pena solo di qualche mese, determinerebbe lo sconto della pena detentiva, anche dopo che il soggetto ha già iniziato un percorso di recupero. Pone poi in evidenza il lavoro di preparazione necessario per affrontare con consapevolezza il percorso riabilitativo dei tossicodipendenti presso le comunità di recupero e sottolinea come risulti difficile vincere le resistenze opposte dal Magistrato di sorveglianza che, per la sua provenienza dall'accusa, è più incline al rigetto delle richieste di affidamento. Sul tema dei fondi per la tossicodipendenza, reputa opportuno tenere distinte queste risorse rispetto all'indistinto "calderone" del Fondo sanitario.

La direttrice del CSSA di Messina è intervenuta sottolineando quanto incida l'estensione territoriale sull'efficacia del lavoro e affermando che debba compiere ogni sforzo perché nel riparto delle risorse ci sia una migliore proporzione tra quelle destinate al circuito penitenziario vero e proprio e quello delle misura alternative. Con circa venti assistenti sociali, il Centro segue centiventinove affidamenti di cui centotrè dalla libertà e oltre sessanta casi di detenzione domiciliare: si pone quindi un problema di scarsità di risorse per la formazione e il tirocinio degli operatori che impone una forte contrazione delle attività.

La proposta di istituire una Agenzia unica alla quale demandare l'insieme delle attività che ineriscono la sicurezza, produrrebbe sicuri effetti benefici in termini di utilità sinergica sul piano della informazione e delle metodologie. E' buona la collaborazione tra il Centro e le comunità terapeutiche di recupero, nonchè quella con la magistratura di sorveglianza che, smaltito l'arretrato, è posta oggi nelle condizioni di decidere sulle istanze di misure alternative nell'arco di sei-otto mesi. E' risultato poi molto importante l'inserimento di dieci volontari che collaborano con il centro nel sostegno delle famiglie e dei condannati in stato di detenzione domiciliare.

I numerosi volontari collegati al mondo cattolico locale, sottolineano l'importanza dell'ascolto personale dei singoli casi nonché degli effetti benefici, in termini di restituzione di speranza, della evangelizzazione. Unico rilievo mosso alla Direzione è relativo alla ristrettezza degli spazi nei quali operare.

Un rappresentante dell'UNICEF, evidenzia quindi la positività del progetto-pilota, autorizzato dal Ministero e confortato dal sostegno della Direzione, diretto alla cura e tutela dei minori figli di detenute.

L'esponente di un'Associazione culturale cittadina enuncia le linee guida che ispirano la loro azione nei confronti dei detenuti extracomunitari per quanto riguarda la mediazione linguistica e l'assistenza giudiziaria, essendo questi soggetti privi di qualsiasi sostegno familiare.

Nel pomeriggio la Delegazione si è recata presso l'Ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto.

            Si tratta di uno dei cinque O.P.G. del sistema penitenziario presenti sul territorio nazionale che ospita, al momento della visita centosettantasette detenuti ( a fronte di una capienza di duecentosedici unità per la chiusura o la sottoutilizzazione di alcuni reparti per lavori di ristrutturazione) e all'interno del quale operano sessantotto unità di personale civile (comparto ministri) e centoquarantacinque di personale di polizia penitenziaria.

L'istituto è composto da otto reparti di cui due non funzionanti per completo rifacimento, cinque adibiti per internati e minorati e uno destinato ad ospitare detenuti lavoranti. La struttura è altresì dotata di un padiglione scuola e sala cine-teatro, di strutture sportive e lavorative (falegnameria e lavorazione del ferro). Data la particolare funzione dell'istituto operano al suo interno, quale personale non di ruolo tramite convenzioni od incarichi, circa settanta unità tra medici, consulenti psichiatri, infermieri, tecnici della riabilitazione e specialisti di varie branche mediche.

            L'organizzazione dell'istituto di reclusione per soggetti affetti da gravi deficit psicologici (ma anche di frequenti patologie internistiche) è naturalmente strutturata tenendo conto delle occorrenze necessarie a far fronte alle condizioni di salute mentale della popolazione carceraria.

Innanzitutto taluni rilievi sono stati mossi circa la necessità di lavori di ammodernamento di alcuni padiglioni e di adeguamento degli stessi alle norme di prevenzione e protezione secondo il disposto della legge 626 del 1994, ma sostanzialmente le condizioni strutturali e funzionali degli immobili sono giudicati discreti.

            La questione centrale, sulla quale invece è stato posto l'accento è la drammatica riduzione del budget sanitario attribuito all'istituto che ha seriamente compromesso, a detta della Direzione, la possibilità di erogare servizi connessi alla gestione dei malati, alla terapia, alla riabilitazione adeguati alla vocazione ospedaliera dell'OPG. Si assiste ad un depotenziamento di fatto quanto faticosamente si è cercato di implementare negli ultimi anni, in tema di standards assistenziali (mancano i farmaci, si sono dovuti disdire contratti con figure essenziali ai fini della riabilitazione psichiatrica, particolarmente ridotto è stato il monte ore degli psicologi, non si espletano visite specialistiche all'interno e gli psichiatri non vengono pagati da mesi). In maniera ormai costante si fà ricorso ai medici di guardia di turno presso la locale A.S.L. su chiamata dei paramedici o del capoposto di polizia penitenziaria dell'istituto.

            Nel corso dell'incontro con i numerosissimi operatori, al quale ha preso parte anche il Provveditore regionale, dottor Faremo, il Direttore, nella sua presentazione ha descritto le caratteristiche specifiche dell'Istituto che richiedono un alto livello di professionalità in campo sia psichiatrico che internistico da parte degli addetti sia sanitari che paramedici che amministrativi e di polizia. La scelta strategica che anima l'intero apparato consiste nel promuovere ogni iniziativa utile a spostare il baricentro dell'attività dall'interno della Casa all'esterno per consentire, ove possibile, il reinserimento del detenuto nella società civile; a tal fine essenziale risulta essere l'opera altamente collaborativi e fortemente motivata di un nutrito gruppo di associazioni di volontariato. Osserva quindi come, a tale scopo, la fisionomia dell'istituto stia cambiando anche grazie agli effetti che il protocollo d'intesa stipulato con l'Amministrazione comunale e il dipartimento di salute mentale dell'ASL e cita ad esempio come nella giornata odierna quindici detenuti siano in gita premio e trentasette di essi usufruiscano di licenza finale.

Sottolinea poi come l'istituto sia stato individuato quale sede del forum regionale di psichiatria, non solo giudiziaria, a testimonianza del riconoscimento anche esterno della bontà della elaborazione e della pratica trattamentale adottata dall'ospedale psichiatrico.

            Il Sindaco della città esprime, per quanto di competenza di un ente locale, un giudizio positivo sulle modalità gestionali dell'istituto e la convinzione che il Protocollo citato possa offrire un prezioso contributo per una migliore l'integrazione tra la comunità locale e l'istituto (che, ad onor del vero, è tradizionalmente percepito come parte del vissuto cittadino). Non si può quindi trascurare il fatto che, nella difficile situazione occupazionale della zona, la struttura offre comunque opportunità di lavoro per un discreto numero di persone. Deve concordare con il rilievi svolti circa la situazione sanitaria che costituisce un problema immediato di estrema gravità.

            Successivamente il Coordinatore dell'area sanitaria, rilevato come normalmente alle patologie psichiatriche siano associate patologie generali che danno luogo a costi molto alti per la diagnostica, la terapia e per i costi del personale, lamenta come negli ultimi anni si sia costantemente ridotto il flusso di risorse, tanto da determinare una drastica riduzione del numero e della qualità delle prestazioni. A fronte di una dichiarata disponibilità degli enti regionali -disponibilità che riguarda però il futuro e non il presente - al momento non risulta che il bilancio la Regione Sicilia preveda  poste di compartecipazione alla spesa sanitaria penitenziaria tanto da costringere l'Amministrazione a provvedere con i propri limitati fondi, al pagamento delle prestazioni diagnostiche e chirurgiche effettuate presso le strutture della A.S.L. I tentativi compiti in ambito regionale per individuare, all'interno del Fondo sanitario regionale, una quota riservata, sono finora andati a vuoto per le resistenze opposte anche dai responsabili del bilancio regionale.

            La richiesta avanzata riguarda l'inderogabile maggiore attenzione che deve essere riservata alla problematiche sanitarie, atteso inoltre che la possibilità di poter disporre di strumenti farmacologici determina un consistente abbattimento dei fenomeni critici clinico-psichiatrici in maniera cui questi particolari detenuti sono costantemente soggetti.

            Interviene poi un sanitario capo-sala dell'area tecnica e rappresentante sindacale che tornando sull'argomento dei tagli alla spesa sanitaria conferma come gli stessi finiscano per colpire sopra tutti coloro che operano a diretto contatto con il detenuto poiché il risparmio di spesa dato dalla erogazione dei farmaci provoca effetti deleteri non solo per la perdita di efficacia dell'azione di recupero con il conseguente stato di crisi aggressiva del malato, ma anche costi aggiuntivi per il risarcimento dei danni causati da dette crisi.

Denuncia quindi il disinteresse dell'Amministrazione rispetto al progetto di recupero e di reinserimento predisposto e da sperimentarsi nell'apposito reparto decentrato a custodia attenuata con la collaborazione del locale Dipartimento di salute mentale. Ebbene, finanziata la ristrutturazione con i proventi della Cassa per le ammende, il Dipartimento ha condizionato il rilascio della prescritta autorizzazione alla condizione che l'operazione avvenisse a costo zero; in tal modo l'incentivazione economica necessaria a motivare il personale paramedico a dedicarsi a tale nuova attività non ha avuto la necessaria fonte di erogazione e quindi il progetto stesso non ha potuto essere avviato.

Conclusivamente anche per quanto riguarda lo specifico ruolo paramedico, il rappresentante sindacale chiede con forza un riordino della sanità penitenziaria con la quale si proceda ad equiparare contrattualmente figure professionali identiche che operano nella sanità penitenziaria con le omologhe di quella pubblica anche mediante la determinazione di ruoli professionali precisi, attualmente inesistenti.

            Il cappellano che svolge anche una funzione di referente tra l'istituto e una casa di accoglienza per il reinserimento del detenuto, esprime un giudizio drastico sulla natura stessa degli ospedali psichiatrici giudiziari, ritenuti istituzioni assurde, non migliorabili. Occorre, a suo avviso, individuare nuove e diverse formule e strutture capaci di superale. Per di più si è in presenza di detenuti afflitte da misure giudiziarie provvisorie che però durano anni, provvedimenti di sicurezza che si protraggono di proroga in proroga per un eccessivo tempo. Le stesse condizioni detentive sono prevalentemente connotate dal prevalere dell'aspetto custodiale rispetto al recupero; le possibilità di lavoro risultano quasi nulle, l'insufficienza del vitto (per il quale l'Amministrazione spende l'irrisoria cifra di due euro al giorno pro-capite); inqualificabili per insensibilità sono infine le omissioni della sanità pubblica a completo danno della vittima della malattia mentale che non è più, a questo punto, considerata, come dovrebbe, una persona sofferente.

            Ha quindi la parola un dipendente il quale sottolinea la delicatezza del lavoro svolto per rendere più sopportabile le condizioni di chi disgraziatamente è qui recluso ed è affetto da gravissime malattie, comprese HIV ed epatite C. Reclama quindi la dovuta considerazione, anche economica, dovuta nei riguardi dei operatori ai quali si richiedono prestazioni di alto livello professionale ma che non si sentono adeguatamente salvaguardati dalla loro Amministrazione.

            Interloquisce con lui il Direttore il quale rileva come, pur comprendendo pienamente i malumori espressi, nell'assolvimento delle sue funzioni egli si trovi nella condizione di dover contemperare il giusto riconoscimento delle capacità e professionalità con l'ineliminabile domanda di cura e assistenza. Il dibattito sulla natura degli O.P.G., comunque, si svolge in un ambito di indeterminatezza tale che rende non facilmente districabile l'intreccio delle diverse questioni in gioco a partire dalla loro finzione, a quella sanitaria, a quella del recupero.

            Hanno quindi la parola alcuni rappresentanti della polizia penitenziaria. Il primo per denunciare l'aumento di gesti autolesionistici, conseguenti all'assenza di terapie farmacologiche i cui effetti ricadono sul loro lavoro e per invocare regolamenti specifici per tali istituti in considerazione del fatto che diversa cosa è essere addetto alla vigilanza di una sezione di un normale istituto detentivo con cento detenuti, da quella per trenta detenuti affetti da gravi disturbi mentali.

Il comandante responsabile della sicurezza dell'istituto, rispetto al dibattito che periodicamente riaffiora sulla chiusura degli OPG e sostenuta nel corso della passata legislatura dal sottosegretario per la giustizia onorevole Corleone, ritiene necessaria una risposta politica definitiva sulla necessità o meno che detti istituti continuino a svolgere la funzione per la quale sono stati concepiti.

Il problema vero, al quale nessuno di coloro che qui operano può sottrarsi, è quello di non cadere nella tentazione di considerare pietisticamente tutti i reclusi come "poveri disgraziati" e su tale argomento costruire teorie e valutazioni, bensì considerare anche il fatto che negli OPG si trovano anche pericolosi criminali e mafiosi. Si tratta allora di ridefinire, anche dal punto di vista regolamentare, una struttura e quindi diverse funzioni che sappiano considerare diversamente i compiti d'istituto sia sotto il profilo della semplice custodia, sia dell'alta sicurezza nonché dell'approccio nei confronti dei malati mentali per quanto attiene la salute e il recupero.

Il sovrintendente coordinatore del gruppo di lavoro per il trattamento individualizzato ribadisce la diversità che connota un ospedale psichiatrico da un normale carcere rispetto al lavoro di spettanza. Quanto all'ipotesi di chiusura , ove mai si dovesse giungere a tale terminazione, va da se che questo istituto non potrà non essere riconvertito o in casa dedicata esclusivamente alla cura sanitaria o in carcere mandamentale da riservare per il recupero e al reinserimento lavorativo dei condannati. Al momento attuale è più opportuno concentrare l'attenzione sul modo più produttivo per rispondere ai compiti assegnati e a tale riguardo esprime un giudizio nettamente positivo sul progetto formativo della polizia avanzato dal Direttore per la creazione di  un apposito nucleo per le attività trattamentali.

            Il direttore della Caritas regionale dichiara la sua netta contrarietà all'esistenza degli OPG in quanto istituzioni nelle quali viene negata e calpestata la dignità umana degli individui e afferma l'impegno per il loro superamento a favore di strutture che sappiano meglio valorizzare gli aspetti della rieducazione, della cura e del pieno reinserimento nella comunità del malato che, a causa della sua malattia, abbia commesso delitti. Trova infine eccessiva e fuor di luogo l'accentuazione riservata al tema dei farmaci, mentre sarebbe più utile discutere di metodologie trattamentali che pongano al centro il rispetto della persona, atteso che frequentemente non sono questi malati a causare danni alla società, quanto invece il contrario.

            Una volontaria dell'ARCI di Milazzo, ribadita la contrarietà a tali istituzioni psichiatriche, ritiene che sarebbe il caso di chiedere direttamente ai detenuti e non ad altri quali sono le cause e gli effetti del malfunzionamento dell'istituto. Ad una impostazione che reputa, nonostante gli sforzi, ancora prevalentemente rivolta alla custodia, la sua associazione contrappone progetti di percorsi riabilitativi e di reinserimento. Lamenta infine una generale indifferenza e scarsa rappresentazione esterna dei drammi cui sono sottoposti i detenuti.

A conclusione del dibattito, il direttore conferma la sua opinione circa la necessità che istituzioni come quella di Barcellona, nelle more di un dibattito aperto sul loro permanere o meno, debbano essere maggiormente attrezzate per potere rispondere alla duplice funzione di bastioni della sicurezza sociale e della loro vocazione di cura delle malattie mentali e del reinserimento sociale del detenuto. Nell'assolvimento di questo duplice compito, l'intera struttura organizzativa deve comunque poter contare su un indispensabile superamento di contraddizioni denunciate e sulla determinazione di scelte precise che a tutti i livelli debbono essere operate per garantire la loro piena funzionalità.

Il giorno 23 ottobre la Delegazione si è recata in visita alla la Casa circondariale Catania - Piazza Lanza.

Alla data risulta un sovraffollamento di circa novanta detenuti dovuto prevalentemente al fatto che questo, a detta degli operatori, è un istituto caratterizzato dall'alto numero di ingressi e di uscite (secondo in Italia solo a Poggioreale) e alla chiusura -per ristrutturazione in atto- dei reparti "braccio nuovo" e "reparto blu".

La Casa è strutturata in due grossi complessi, uno per l'alta sicurezza dove sono ristretti centotrentacinque detenuti e l'altro di media sicurezza con duecentocinquantuno detenuti. Oltre al reparto isolamento (trenta detenuti) vi è anche un reparto femminile con ventisette detenute, per un totale di quattrocentoquarantré detenuti.

Risulta essere completato un primo lotto dei lavori per gli uffici e per la nuova infermeria. Di molto più bassa rispetto alla media nazionale la percentuale dei detenuti tossicodipendenti (sessanta circa) e scarsa è la presenza di detenuti extracomunitari tra i quali viene rilevata la presenza di circa dieci cinesi (fenomeno nuovo che determina problemi di convivenza).

In rapporto alla popolazione detenuta, il personale la polizia penitenziaria, che organizza il suo lavoro su tre quadranti giornalieri, risulta sottodimensionato  (trecentoquarantotto effettivi sui quattrocentotrentacinque dell'organico previsto, di cui duecentosettanta addetti ai reparti e settantotto assegnati al nucleo traduzioni).

            Anche a Catania P.za Lanza la tematica sanitaria e farmaceutica riveste rilievo particolare.

Il 95 per cento del personale sanitario opera in rapporto di convenzione libero-professionale, mentre è garantita una copertura medico-infermieristica nell'arco delle 24 ore e sono in essere convenzioni con medici e tecnici specialistici di nove specialistiche.

Uno dei due medici incaricati funge da Coordinatore sanitario e nove medici di guardia curano le visite di primo ingresso, intervengono sulle urgenze ed effettuano le visite di routine. Un medico del presidio tossicodipendenza cura i rapporti con il Sert il quale, sulla base di apposita convenzione, assicura un rapporto convenzionale orario con quattro medici della ASL 3 di Catania. La situazione paradossale e che, nelle more del passaggio dei rapporti convenzionali dal Ministero della giustizia al Fondo sanitario nazionale, questi al momento prestano la loro attività in assenza di contratto economico.

Come sottolineato dagli interessati - e confermato dal senatore Santarello - resta tuttora irrisolto il problema relativo all'assenza di una normativa che regola il passaggio in termini contrattuali di equiparazione (quanto alle funzioni e quindi al trattamento economico) tra le qualifiche della medicina penitenziaria con quelle del Servizio sanitario nazionale.

Ma la questione che mostra particolare criticità è anche qui quella relativa all'acquisto dei farmaci che continua ad essere a carico dell'Amministrazione compresi quali quelli costosissimi per la cura dei detenuti affetti da HIV e AIDS. A tale riguardo, l'addetto al servizio di ragioneria ha riferito di come l'inderogabile obbligo al pagamento della spesa farmaceutica sovente lo costringa a rinviare o sospendere altri pagamenti (quale ad esempio il versamento obbligatorio dei contributi previdenziali ai professionisti convenzionati) e ad effettuare temporanee economie (quale ad esempio la contrazione delle attività infermieristiche e del monte ore della guardia medica. Ambedue le operazioni, seppure spostate nel tempo, determinano indubbie difficoltà nelle gestione delle risorse economiche assegnate all'istituto.

Nell'incontro con gli operatori, gli addetti all'area educativa, dopo aver sottolineato il notevole apporto del volontariato, hanno lamentato la ristrettezza degli spazi disponibili nei quali operare; questione ripresa anche dai volontari della scuola elementare i quali hanno lamentato che nonostante la presenza e la disponibilità di numerosi volontari, non si sia riusciti nel corso di anni a migliorare la situazione.

Un altro educatore per esemplificare riferisce di escamotages ai quali spesso si ricorre : utilizzare la stanza riservata ai colloqui per svolgere determinate attività. A suo avviso occorrerebbe organizzare gli spazi non già e non solo con riferimento al numero dei detenuti ma con riferimento alle caratteristiche e alla piena operatività delle attività fondamentali qual'è quella della rieducazione.

Il cappellano denuncia l'eccessiva enfasi che generalmente si riserva alla questione del sovraffollamento, quasi fosse questa l'unica e sulla quale riferisce periodicamente la stampa. Al momento è in corso uno sciopero di protesta dei detenuti di cui poco si parla perché non accompagnato da gesti eclatanti: ciò nonostante il disagio esiste ed è reale ed è ancora una volta manifestazione di una profonda insoddisfazione per il mancato rispetto dei loro diritti. Se la situazione non degenera questo è merito esclusivo di quanti, nell'ombra e con umiltà suppliscono alle carenze delle istituzioni.

            Il dirigente sanitario, denunciata l'esistenza la drammaticità in cui versano le cure  psichiatriche dopo la riduzione a quaranta ore settimanali della specialistica, tiene a ribadire che nonostante le restrizioni in corso l'intero servizio si sente impegnato a garantire i livelli minimi di assistenza. Non è raro il caso che il medico di turno - per di più sottoposto a critiche e proteste degli stessi detenuti - debba farsi carico anche di compiti infermieristici.

            Ultimo sopralluogo presso l'istituto Bicocca di Catania.

            L'istituto di pena interamente ad alta sicurezza, ospita una media- relativamente stabile - di circa duecentocinquanta detenuti (al momento della visita duecentoventidue, di cui duecentoquattordici A.S. e otto collaboratori), ristretti per una tipologia di reato piuttosto omogenea (imputati per associazione mafiosa, spaccio e traffico di sostanze stupefacenti e omicidio).

            La struttura è dotata di una sezione destinata ai collaboratori di giustizia e una per detenuti sottoposti al regime carcerario dell'articolo 41-bis.

            La tipologia dei reclusi è di soli uomini con età che va dai venti ai quaranta anni mentre piuttosto esigua è la presenza di detenuti extra comunitari (undici) mentre non appare significativo il dato relativo ai soggetti classificati come tossicodipendenti (1 per cento), mentre il 9 per cento risulta affetto da disturbi della personalità ed è sottoposto a trattamento psichiatrico e psicoterapeutico.

            Da punto di vista strutturale, l'istituto è apparso in buono stato.

            Il personale di polizia penitenziario presenta un organico effettivo di duecentoventinove unità con trentatré unità distaccato presso altre sedi e diciotto provenienti da altre sedi (non sono emersi rilievi sulla dotazione). Il personale civile - comparto ministeri- mostra una presenza di ventisette unità.

            Nel corso del sopralluogo il responsabile dell'area pedagogica ha consegnato alla Delegazione (agli atti) ed illustrato un progetto d'istituto articolato per priorità d'intervento tra le quali il lavoro e la formazione scolastica e professionale.

            Nel corso del colloquio avuto con gli operatori, il Preside dell'istituto professionale alberghiero della città, ha sottolineato l'importanza che l'avvio - ormai prossimo - di una sezione della scuola riveste nella prospettiva lavorativa dei detenuti.           La disponibilità dei responsabili del carcere, la favorevole accoglienza degli insegnanti consentirà, in maniera stabile, di offrire concrete possibilità lavorative (mediante il conseguimento della idoneità al terzo anno dei corsi per la qualifiche di cucina e di sala) in un ambito occupazionale che richiede professionalità e competenze. A tale scopo, nel Protocollo in procinto di essere sottoscritto, saranno concordati i criteri e le modalità attraverso i quali saranno selezionati i detenuti e che non potranno certo prescindere dalla condizione che trattasi di detenuti con condanna definitiva  e per i quali sia ravvicinata il fine pena.

            Nel confermare la validità dei progetti formativi, un medico psichiatra sottolinea la proficua collaborazione con l'area sanitaria dell’istituto e ribadisce che - l'uso degli ansiolitici e più in generale dei farmaci di cui si lamenta la carenza può essere superato positivamente tramite un idoneo trattamento psicoriabilitativo del detenuto che, per la condanna per reati di mafia, deve essere persuaso che cogliere le opportunità formative in essere (informatica e alberghiero) possono consentirgli di uscire dal circuito criminale.

            Dopo che il Presidente dei Ljons di Catania ha illustrato un progetto di realizzazione di un'area verde-giardino attrezzato che consentirà di rendere più umani gli incontri dei detenuti con i loro familiari, un rappresentante del Rotary pone all'attenzione l'importanza che la nuova biblioteca realizzata con il contributo degli associati potrà avere nella vita dell'istituto. Si è infatti proceduto all'ampliamento dei locali esistenti, alla dotazione di moderne scaffalature e alla acquisizione di volumi e pubblicazioni specialistiche. L'impegno del Rotary è stato mosso dall'unica volontà di tenere nella dovuta considerazione un modo, quale quello dell'espiazione penale, che ingiustamente è tenuto fuori dalla considerazione e sensibilità generale.

            Il Vice presidente della Provincia ha proceduto nella illustrazione di un progetto volto a garantire borse-lavoro per la formazione di addetti alla cura del verde pubblico e in generale alla gestione del patrimonio faunistico locale al quale sono destinati specifici fondi europei. Evidenzia in fine anche il valore simbolico che l'educazione e la formazione in questo settore possono ricoprire per un detenuto.

            Sempre per quanto attiene la formazione professionale un esponente della società "Euroconsult" espone l'azione svolta in collaborazione con una cooperativa sociale per la formazione di giardinieri (corso già terminato) per la formazione di operatori informatici e di tecnici della lavorazione della cera. Partendo dal presupposto che il detenuto deve essere sollecitato a coltivare un diverso progetto di vita, naturalmente l'obiettivo può considerarsi raggiunto solo con l'inserimento lavorativo dello stesso nelle cooperative di tipo B con le quali la società opera in stretto collegamento. L'associazione svolge poi una intensa attività rivolta alla formazione del personale penitenziario.

            Conclusivamente ha parola il cappellano dell'istituto per affermare come l'impostazione carceraria che a suo avviso è prevalentemente diretto alla punizione e non alla riabilitazione del condannato debba essere ribaltata. La riconquista della fiducia in sè stessi deve essere assecondata e favorita con idonei strumenti. La ragnatela criminale nella quale il detenuto continua a sentirsi irretito anche in carcere deve essere spezzata. Mentre c'è chi denuncia solo questo stato di cose, a noi spetta risolverli.

 

Seconda parte (21, 22 e 23 ottobre 2004)

 

 

La Delegazione che ha effettuato il sopralluogo è stata guidata dal vice presidente della Commissione, senatore Borea e della stessa hanno fatto parte i senatori Garraffa e Ognibene. Il senatore Montagnino ha partecipato alle visite in programma per il giorno 21. Il senatore Ziccone ha preso parte ai sopralluoghi del giorno 22 mentre il senatore Minardo si è unito alla Delegazione il 23 ottobre.

Il programma dei lavori comprendeva le visite della Casa circondariale e di reclusione di Caltanissetta, della casa di reclusione e circondariale di San Cataldo, delle Case circondariali di Enna, Piazza Armerina, Caltagirone, Ragusa e Modica nonché la visita del centro servizi sociali per adulti di Caltanissetta.

La Delegazione ha incontrato come di consueto funzionari e personale dell'amministrazione penitenziaria, agenti di polizia penitenziaria, assistenti sociali, educatori, rappresentanti delle associazioni di volontariato e delle cooperative sociali, imprenditori, esponenti della comunità religiosa locale, nonché altri operatori che a vario titolo svolgono attività in favore della realtà penitenziaria del territorio interessato. In programma anche un incontro con il presidente del Tribunale di sorveglianza di Caltanissetta, dottor Frisella Vella.

            Un prospetto riepilogativo dei dati concernenti la popolazione detenuta, l'organico del personale civile e di quello di polizia penitenziaria relativamente a tutti gli istituti penitenziari ed al CSSA (ora Ufficio dell'esecuzione penale esterna) visitato, nonché tutto l'altro materiale consegnato alla Delegazione parlamentare nel corso dei sopralluoghi è posto a disposizione dei componenti della Commissione.

            Il giorno 21 ottobre la Delegazione ha visitato la casa di reclusione e circondariale di Caltanissetta ricevuta, tra gli altri, al suo arrivo dal direttore, dottor Angelo Belfiore, e dal Comandante della polizia penitenziaria. Si è quindi svolto un breve incontro con il personale dell'istituto ed altri operatori che ha preceduto la visita del penitenziario.

Nel corso dell'incontro, il Direttore ha rappresentato che la struttura consta di due reparti con presenza di un circuito di alta sicurezza ed un circuito di media sicurezza e detenuti comuni. Uno dei due padiglioni al momento non è attivo in quanto in corso di ristrutturazione anche se i lavori sono ormai ultimati e si attende soltanto l'effettuazione del collaudo per la sua riapertura. In proposito il direttore ha invitato la Delegazione ad assumere le opportune iniziative nei confronti del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria affinché possa procedersi al più presto al collaudo. Il direttore ha quindi riferito che la capienza regolamentare del primo padiglione, il solo al momento operativo, è di ottantanove unità a fronte di una capienza tollerabile di centootto detenuti ed una presenza effettiva al momento della visita di ottantacinque ristretti di cui sedici tossicodipendenti e cinque extracomunitari. E' stata segnalata la presenza di ventinove detenuti di origine gelese appartenenti a frange malavitose fra loro contrapposte dei clan Madonia-Emmanuello, Madonia-Rinzivillo e della Stidda. All'interno del complesso è presente un'aula bunker che ha ospitato i processi per le stragi di Capaci e di Via d'Amelio.

Il secondo padiglione, al momento chiuso per ristrutturazione, ha invece una capienza regolamentare di cinquanta unità ed una capienza tollerabile di centoventiquattro. Nel complesso la struttura, a pieno regime, può consentire una capienza tollerabile di duecentotrentadue detenuti. Non si è quindi registrata una situazione di sovraffollamento.

            Quanto al personale, prestano servizio presso la struttura duecentoquarantaquattro agenti della polizia penitenziaria rispetto ad un organico di duecentododici unità e ventidue unità di personale amministrativo a fronte di un organico di venti unità. Tra questi è presente un solo educatore, un infermiere ed è stato evidenziato che tre unità del personale amministrativo svolgono servizio in distacco presso altre strutture. Dai dati sopra riferiti emerge che, a fronte di ottantacinque detenuti, prestano servizio duecentoquarantaquattro agenti, anche se il dato deve tener conto della circostanza che uno dei due padiglioni è al momento non agibile e che a pieno regime la capienza tollerabile, come sopra rappresentato, sarà di duecentotrentadue unità.

All'incontro hanno preso parte, tra gli altri, il Presidente delle Camere penali di Caltanissetta, avvocato Daquì Giuseppe e gli avvocati Fiore Alberto, Maira Agata Maria, Pecoraro Salvatore e Pastorello Boris. Il presidente Daquì, ha espresso forti perplessità con riferimento alle dichiarazioni rese, nel corso di un convegno svoltosi recentemente a Nicosia, dal Presidente della Commissione parlamentare antimafia, senatore Centaro che lamentava l'eccessiva discrezionalità e le interpretazioni a suo avviso sconcertanti dei Tribunali di sorveglianza definiti "dame di San Vincenzo" , ricordando che nel 2003 sono stati revocati settantadue provvedimenti di carcere duro in conseguenza di interpretazioni della magistratura di sorveglianza contrarie al testo della legge.

Ad avviso delle locali Camere penali le decisioni assunte dalla magistratura di sorveglianza sono criticabili non già per quanto espresso dal presidente Centaro ma perché molto spesso non sono in linea con precetti costituzionali, come quello per cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. E' stato quindi rappresentato il forte disagio delle Camere penali locali in relazione all'attività preparatoria e provvedimentale dei Tribunali di sorveglianza della zona; in particolare le decisioni assunte appaiono superficiali, anche alla luce di istruttorie carenti, la presenza del difensore finisce per assumere una funzione meramente formale in contrasto al principio del contraddittorio e l'organizzazione e direzione dei Tribunali di sorveglianza sono da ritenersi in generale inadeguate rispetto alle esigenze di equità e giustizia.

Il presidente Daquì ha quindi consegnato alla Delegazione una copia della mozione assembleare proposta dal coordinamento delle Camere penali della Lombardia occidentale e dalla Camera penale di Caltanissetta, in occasione del congresso di Bari dell'Unione delle Camere penali nella quale, oltre a rappresentare quanto precede, si propone l'avvio di un monitoraggio sull'attività dei Tribunali di sorveglianza e la promozione di un dibattito sulle garanzie difensive nelle procedure presso detti Tribunali con l'obiettivo di evidenziare le gravi disfunzioni esistenti ed individuare gli opportuni correttivi.

Sono stati quindi stigmatizzati il forte disagio e le difficoltà esistenti  nei rapporti con il Tribunale di sorveglianza di Caltanissetta, in particolare con il suo Presidente dottor Frisella-Vella, anche in considerazione di aspetti caratteriali e comportamentali della persona che - si è fatto notare - non favoriscono certo l'instaurarsi di un clima sereno con l'avvocatura. L'avv. Daquì, in particolare ha lamentato che i magistrati del Tribunale di sorveglianza di Caltanissetta danno lettura integrale in udienza degli atti di causa e non invece di una sintesi da loro elaborata, in tal modo palesando a suo avviso la non conoscenza del fascicolo e determinando forti ritardi nello svolgimento delle udienze. Ad aggravare la situazione vi è poi la circostanza che le relazioni del Centro servizi sociali per adulti sono trasmesse soltanto poche ore prima delle udienze impedendo così ai difensori di prenderne effettiva conoscenza. Inoltre in molti casi le decisioni sulla libertà anticipata sono adottate soltanto a ridosso del fine pena con tutte le conseguenti implicazioni. E' stato infine auspicato un utilizzo più razionale delle strutture del carcere per lo svolgimento di colloqui con i detenuti.

E' intervenuto poi il signor Giancarlo Ciulla dell'associazione Papillon il quale ha brevemente richiamato l'attenzione sull'attività di assistenza giuridica e materiale che l'associazione svolge in favore dei ristretti degli istituti penitenziari della zona, lamentando i riflessi che la presenza di un solo educatore determina sull'attività trattamentale. E' stato inoltre rappresentato che vi sono richieste di liberazione anticipata che attendono da più di due anni di essere evase.

E' quindi intervenuto il dottor Salvatore Messana sindaco di Caltanissetta, il quale, dopo aver sottolineato gli ottimi rapporti con la direzione del carcere, ha rappresentato le difficoltà, per lo più dovute alla vigente normativa urbanistica, che ancora non consentono di dare una risposta alla condivisibile richiesta di realizzare una struttura per l'attesa dei familiari in visita ai detenuti, preservandoli in tal modo dalle intemperie. Ha quindi manifestato la disponibilità dell'amministrazione comunale a risolvere al più presto il problema e, più in generale, a valutare proposte dirette a favorire il reinserimento lavorativo di ex detenuti.

E' stata quindi rappresentata la difficile situazione delle strutture immobiliari variamente utilizzate per lo svolgimento dei servizi giudiziari. Il Tribunale di sorveglianza, in particolare, è ospitato in una struttura che richiederebbe importanti interventi di manutenzione straordinaria che dovrebbero riguardare anche l'impianto di climatizzazione; una situazione questa che determina un disagio fortissimo per tutti gli operatori. E' in progetto l'ampliamento del Tribunale con la realizzazione di una ulteriore ala contigua dell'edificio che consentirebbe di risolvere parte dei problemi esistenti ma, al riguardo, il progetto, che ha superato il vaglio del Ministero, risulta essere stato finanziato soltanto in parte ed una realizzazione parziale - si è fatto notare - non permetterà certo di far fronte alle esigenze del servizio. Il Comune anticipa gli oneri per lo svolgimento del servizio di vigilanza degli uffici giudiziari garantito da agenti privati. E' emerso che per gli affitti dei locali destinati al servizio giustizia sono spesi circa cinquecentomila euro l'anno che ben potrebbero consentire il pagamento di un mutuo; in considerazione di ciò è stata rappresentata dagli intervenuti l'esigenza di una maggiore razionalizzazione delle risorse. E' stato segnalato inoltre che a Villalba è presente una casa mandamentale al momento non utilizzata.

Il comandante della polizia penitenziaria,ha riferito che il turno della polizia penitenziaria è articolato su quattro quadranti per cui non si maturano straordinari. Riferendosi quindi al numero di agenti addetti alla struttura, ha evidenziato che il dato deve essere letto considerando che, rispetto ai duecentoquarantaquattro agenti effettivi, ben trenta sono in missione e cinquanta unità sono invece addette al nucleo traduzioni e piantonamenti che serve l'intera provincia di Caltanissetta. Circa il 70 per cento della forza è costituita da agenti residenti a Caltanissetta. Il comandante, rispondendo ad una domanda del senatore Borea, ha rappresentato che la cucina dell'istituto permette di osservare anche diete particolari dettate da motivi di salute o religiosi e che il cibo fornito dall'amministrazione è abitualmente consumato dai detenuti anche se è in corso, una protesta realizzata attraverso l'astensione dal vitto fornito dall'amministrazione ma non anche - si è fatto notare - dal sopra vitto.

            Il Direttore, riferendosi alla situazione del servizio sanitario presso l'istituto, ha rappresentato il problema della insufficienza dei fondi disponibili anche perché la ASL non fornisce i farmaci per i ristretti che conseguentemente sono a carico dell'amministrazione penitenziaria, fatto salvo per quelli destinati ai detenuti tossicodipendenti. Nonostante tali criticità, sono state attivate quasi tutte le specialistiche; in particolare è operativo un gabinetto radiologico ed è assicurato un servizio di guardia medica con una copertura nell'arco di cinque ore. Il dottor Abbate, medico, in particolare, ha sottolineato l'assenza di un reparto di infermeria, mentre ha richiamato l'attenzione sul gabinetto di fisioterapia, ben attrezzato e che serve anche altre strutture. E' emerso poi che l'ultimo caso di suicidio in carcere è risalente al 2001 anche se non mancano casi anche recenti di tentato suicidio e fenomeni di autolesionismo ed abuso di alcool. Vino o birra sono distribuiti in sopravitto e vi sono controlli giornalieri per evitare abusi.

Quanto al personale, svolgono il loro servizio presso la struttura un medico incaricato di ruolo, tredici specialisti, un'infermiera di ruolo, sei infermieri professionali, una infermiera per il servizio tossicodipendenze, un tecnico di fisiochinesiterapia, un medico del presidio tossicodipendenti, un medico del lavoro e uno psicologo.

            All'area pedagogica dell'istituto penitenziario di Caltanissetta, è addetto la dott.ssa Beatrice Sciarrone dopo che l'altra educatrice in servizio presso la struttura è stata distaccata presso la casa circondariale di Enna.

            Tra gli interventi di formazione professionale curati dall'area pedagogica, anche in assolvimento di direttive comunitarie (Programma operativo regionale Sicilia 2000-2006, complemento di programmazione POR-I-CdPI) sono stati segnalati i corsi "Electro", "Arte lignea" e "Gilding", tutti della durata di 500 ore complessive ed ai quali sono iscritti rispettivamente dieci detenuti per corso.

            All'interno della struttura, a cura dell'Ente CIRPE, è funzionante uno "Sportello multifunzionale", che eroga ai ristretti un servizio di informazione, orientamento e  progettazione.

Tra le attività didattiche svolte si segnalano il corso di scuola elementare destinato ai detenuti cosiddetti "comuni" al quale risultavano iscritti tre ristretti ed un corso di scuola elementare per detenuti dell'Alta Sicurezza al quale partecipavano sette ristretti; Sono poi attivi due corsi di scuola media ai quali erano iscritti tredici detenuti.

            Quanto alle attività di osservazione, queste si esplicitano, in larga misura, attraverso colloqui condotti da un educatore e da quattro assistenti sociali operanti presso il locale C.S.S.A.

Si è quindi svolto un breve giro all'interno della parte agibile dell'istituto. La Delegazione come di consueto ha visitato la cucina, l'area sanitaria, quella trattamentale nonché alcune celle, intrattenendosi con gli operatori ed alcuni detenuti. Si è riscontrato che le celle ospitano di norma fino a tre detenuti con la presenza di bagno e docce in cella. Sono apparsi invece insufficienti gli spazi per le attività ricreative e sportive e questo fa si che molto spesso vi siano iniziative per lo più autogestite dai detenuti, come ad esempio partite di calcetto. In talune circostanze ed in relazione ad eventi particolarmente significativi, compatibilmente ai limiti posti in essere dalla struttura ed alla tipologia dei detenuti stessi, è risultato che si organizzano incontri o seminari avvalendosi anche del supporto di volontari. Presso la struttura è esistente una biblioteca che conta circa tremila volumi. In proposito è stato rappresentato che per via dell'attuale tipologia di detenuti ospitati, il servizio biblioteca allo stato non prevede momenti di lettura da svolgersi in socialità.

            Non sono state riscontrate particolari criticità in aggiunta a quanto sopra rappresentato. La situazione del carcere di Caltanissetta è da giudicare positiva. Non si registra sovraffollamento né carenze igieniche, anche in virtù delle migliorie recentemente apportate alla struttura, ed è possibile concludere nel senso che sono nell'insieme rispettati i diritti e la dignità delle persone.

            La Delegazione si è quindi recata in visita presso il Centro servizi sociali per adulti (ora uffici per l'esecuzione penale esterna, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera b) della legge 27 luglio 2005, n. 154 che ha novellato l'articolo 72 della legge 26 luglio 1975, n. 354) di Caltanissetta, ricevuta al suo arrivo dalla direttrice reggente la dott.ssa Giovanna Alessi. Il centro ha competenza per gli Istituti di Caltannissetta, Enna, Piazza Armerina, Nicosia e San Cataldo.

            Nel corso dell'incontro con le assistenti sociali ed altri operatori del centro, la direttrice ha rappresentato che il personale addetto al centro è costituito da ventuno unità rispetto alle ventitré previste in pianta organica. Di questi undici sono gli assistenti sociali in servizio rispetto ad un organico di tredici unità che, ove completato, consentirebbe di far fronte adeguatamente ai compiti che l'ufficio è chiamato a svolgere, anche alla luce della programmata apertura di una sede ad Enna. E' stata quindi evidenziata la situazione dei mezzi e delle dotazioni anche informatiche dell'ufficio che sono ritenute adeguate alle esigenze del servizio. In particolare ogni assistente sociale può disporre di un personal computer e nel complesso sono quattro le autovetture disponibili per i servizi esterni.

            E' stata quindi richiamata l'attenzione sui rapporti con la magistratura di sorveglianza che sono stati sempre ottimi ed improntati ad una proficua collaborazione, ad eccezione dell'ultimo periodo con la presidenza del dottor Frisella Vella in relazione al fatto che le richieste del Tribunale concernenti le relazioni pervengono all'ufficio in tempi insufficienti (di regola otto giorni prima delle udienze invece dei tre mesi mediamente necessari) per consentire l'elaborazione di atti di valido contenuto. Inoltre le richieste non sono corredate con copia degli atti istruttori, a differenza di quanto avveniva in passato, con tutte le difficoltà evidenti che questo determina sulla qualità degli atti. In proposito, dopo alcuni tentativi infruttuosi esperiti nelle vie brevi, si è stati costretti - si è fatto notare - a richiedere formalmente un incontro con il dottor Frisella Vella per concordare modalità e tempi operativi al fine di favorire una proficua collaborazione tra il centro servizi sociali per adulti ed il Tribunale di sorveglianza; incontro che però non ha ancora avuto luogo e che sarebbe auspicabile avvenga al più presto.

            E' stato quindi affrontato il problema della sicurezza, rappresentandosi che, nei casi di maggiore rischiosità, le assistenti sociali possono contare sulla presenza di un'agente della Polizia penitenziaria in borghese che le accompagna nei sopralluoghi anche se fortunatamente da molto tempo non si verificano episodi di minacce o situazioni di reale pericolo. E' stato quindi evidenziato che la situazione socio-familiare e lavorativa della maggior parte dei soggetti nei confronti dei quali si rivolge l'attenzione del servizio si presenta problematica in conseguenza di precarie e disagiate condizioni economiche, mancanza di lavoro, scarso livello di istruzione scolastica, insufficienza o assenza di reddito familiare. Molti sono i tossicodipendenti condannati per reati contro il patrimonio e la persona mentre, con riferimento al territorio di Gela, i soggetti interessati dai servizi del centro in molti casi appartengono alla microcriminalità organizzata o sono autori di reati di mafia.

            E' stata quindi richiamata l'attenzione su una convenzione-quadro per la creazione e gestione del polo di eccellenza della solidarietà e della promozione umana "Mario e Luigi Sturzo", stipulata tra il Ministero della giustizia e la fondazione Istituto di promozione umana "Monsignor Francesco Di Vincenzo". Obiettivo della convenzione è lo sviluppo di un progetto finalizzato a favorire l'accoglienza e l'accompagnamento umano ed il sostegno psicologico per i soggetti in esecuzione di pena detentiva o, in misura alternativa, che, selezionati dall'amministrazione penitenziaria, intenderanno aderire al progetto. Al riguardo è stato segnalato che due detenuti, rispettivamente di Piazza Armerina e Caltagirone, sono già stati individuati dal DAP ed hanno manifestato la loro disponibilità di aderire al progetto che permetterà di avviarli al lavoro. In particolare per il detenuto di Piazza Armerina mancherebbe soltanto l'autorizzazione ex articolo 21 dell'ordinamento penitenziario da parte del Tribunale di sorveglianza che consentirebbe alla persona selezionata di iniziare un'attività di lavoro consistente nella coltivazione di un fondo messo a disposizione dalla Chiesa nel territorio tra Piazza Armerina e Caltagirone; autorizzazione che si auspica possa giungere al più presto per dar corso alla meritevole iniziativa.

            La direttrice ha quindi rappresentato che, con riferimento alla esperienza applicativa del cosiddetto "indultino" su novantacinque provvedimenti concessi, dieci sono state le revoche.

            E' quindi intervenuta la dottoressa Costa Teresa, assistente sociale la quale ha brevemente parlato della sua attività, rappresentando, in particolare, le difficoltà incontrate per favorire il reinserimento lavorativo anche in considerazione del carattere dell'economia locale in prevalenza agro-pastorale. Ha quindi evidenziato che le assistenti sociali sono favorite nel loro lavoro da una positiva accoglienza essendo le stesse per lo più viste come persone in grado di fornire un aiuto concreto. Nella sua attuale veste di capo area del settore amministrativo ha sottolineato sia la insufficienza delle risorse finanziarie disponibili, sia le difficoltà che derivano dal fatto che l'ufficio non ha ancora autonomia contabile, dipendendo dall'amministrazione del carcere di Caltanissetta. Ha quindi concluso il suo intervento stigmatizzando le difficoltà che determina alla qualità del servizio la prassi dell'attuale presidenza del Tribunale di formulare le richieste degli atti istruttori di competenza del centro, soltanto pochi giorni prima delle udienze e di norma il sabato.

            Anche l'assistente sociale dottoressa Genova Luigia ha lamentato il poco tempo disponibile per elaborare le relazioni in considerazione del fatto che le richieste del Tribunale non sono formulate con quel congruo anticipo che sarebbe necessario sia per consentire un adeguato approfondimento dei casi, sia per far pervenire gli atti richiesti qualche giorno prima rispetto alla data dell'udienza. In ogni caso non si registrano rinvii delle udienze causati dalla mancata produzione degli atti o dalla loro insufficienza mentre non sempre le decisioni del Tribunale risultano coerenti con il contenuto delle relazioni. Tutte le difficoltà dunque potrebbero essere risolte con un adeguato coordinamento fra Tribunale e centro.

           

            La Delegazione nel pomeriggio ha incontrato il presidente del Tribunale di sorveglianza di Caltanissetta, dottor Frisella Vella. Il presidente Borea ha introdotto l'incontro - al quale hanno partecipato anche i magistrati dell'ufficio, dottoressa D'Agostino Monica e dottor Loffredo Andrea - chiedendo chiarimenti su quanto rappresentato dal presidente delle Camere penali, avvocato D'Aquì e dalle operatrici del CSSA in ordine alle difficoltà esistenti nei rapporti con il Tribunale di sorveglianza, che sarebbe necessario superare al più presto anche perché tale situazione ha riflessi negativi inaccettabili sugli operatori e, soprattutto, sui destinatari delle misure del Tribunale.

            Il presidente, dottor Frisella Vella, ha lamentato la scarsa disponibilità delle operatrici del CSSA e della direttrice, a partecipare a riunioni da lui indette per consentire un esame più approfondito dei fascicoli, sottolineando come in passato abbia sempre operato in tal modo con buoni risultati. Ha quindi evidenziato come vi siano stati casi di rinvio delle udienze per mancata produzione delle relazioni e che inoltre il contenuto delle medesime appare molto spesso insufficiente ad offrire un quadro esaustivo della situazione interessata, adeguato a supportare le decisioni del Tribunale lamentando altresì l'eccessiva burocratizzazione del CSSA. A suo avviso andrebbe riconsiderata l'area dell'esecuzione penale esterna alla luce degli insufficienti risultati prodotti, visto che i CSSA non sono in grado di rappresentare realmente le situazioni che vengono all'attenzione del giudice.

            Altra criticità è costituita dal forte turn over di giudici addetti al Tribunale di sorveglianza al quale, si fa notare, sono di norma destinati giovani magistrati che molto raramente permangono una volta trascorso il periodo minimo di servizio presso la sede; una situazione questa che non favorisce certo quella continuità che è indispensabile ad assicurare qualità nel lavoro e che è probabilmente da ascrivere sia alla non appetibilità della funzione, sia alle peculiarità della sede di Caltanissetta.

Sono quindi intervenuti il senatore Montagnino - per richiamare l'attenzione sull'esigenza che vi sia una reale collaborazione tra Tribunale e CSSA invitando a compiere tutti gli sforzi necessari per superare le attuali difficoltà di comunicazione esistenti - ed il presidente Borea - che ha stigmatizzato i riflessi negativi dell'attuale situazione sull'attività degli avvocati penalisti con danno inaccettabile sull'esercizio del diritto di difesa.

Per il presidente Frisella Vella tale situazione, da ultimo sottolineata, è, a suo avviso, la conseguenza del suo modo di intendere la funzione del Tribunale di sorveglianza, evidentemente diverso da quello voluto dagli avvocati che, certamente,  preferivano quanto avveniva prima del suo arrivo a Caltanissetta. Le udienze infatti si svolgevano sulla falsariga di quelle civili mentre ora esse vedono la sua costante presenza con attenzione particolare nell'organizzazione dell'attività del Tribunale. Dopo aver rappresentato che ogni udienza mediamente riguarda circa trenta fascicoli, sottolinea che, in considerazione del suo particolare modo di intendere la funzione, ha ritenuto opportuno non delegare la valutazione dei casi di liberazione anticipata che sono tutti da lui personalmente esaminati. Evidentemente tale modo di intendere la sorveglianza non incontra il gradimento degli avvocati.

Rispondendo ad una richiesta del presidente Borea, che ricordava il caso posto dal CSSA che segnalava l'esigenza di avere al più presto l'autorizzazione, ex articolo 21, per il detenuto di Piazza Armerina, in modo da poter avviare il progetto che lo riguarda, il presidente del Tribunale di sorveglianza di Caltanissetta ha riferito di aver già provveduto nell'udienza di ieri.

Il dottor Quattrocchi, direttore di cancelleria, ha rappresentato l'utilità di un adeguamento dell'organico del personale amministrativo, in particolare lamentando l'assenza di un funzionario contabile.

I magistrati addetti all'ufficio hanno quindi brevemente rappresentato le principali differenze tra l'attuale esperienza e quelle svolte in altre sedi, in particolare sottolineando come il presidente Frisella Vella ritenga necessaria una attiva presenza del magistrato in Istituto per una conoscenza migliore dei casi che è chiamato ad affrontare.

Il presidente Frisella Vella a conclusione dell'incontro ha consegnato alla Delegazione copia dei suoi discorsi inaugurali per gli anni giudiziari 2003 - 2004 e 2005 nei quali sono rappresentate le criticità sopra ricordate nonché i dati sull'attività dell'ufficio.

            La Delegazione si è quindi recata a S. Cataldo per una visita della locale casa di reclusione. L'attuale destinazione a reclusione risale al 1985, mentre in precedenza il fabbricato era utilizzato come Istituto di osservazione minorile.

            La struttura è ubicata nel centro storico e risale all'epoca fascista, di cui conserva ancora i segni distintivi. Il carcere è privo di cinta muraria e per tale motivo, non potendo garantire un elevato livello di sicurezza, viene destinato ad accogliere detenuti definitivi con fine pena inferiore a cinque anni e, comunque, in espiazione di reati comuni.

            La zona detentiva consta di quattro sezioni, due delle quali, sono occupate da detenuti comuni e possono accogliere un massimo tollerabile di novantuno detenuti. Oltre le due sezioni sopra descritte esistono la "sezione infermeria" e la "sezione isolamento giudiziario" per ulteriori dodici posti complessivi.

            Dall'entrata in vigore della legge n. 207 del 1° agosto 2003 sono stati dimessi da questo Istituto trentotto detenuti.

            Operano nella struttura un medico incaricato, un infermiere professionale di ruolo, tre medici del SIAS e tre infermieri a parcella. Sono operative quattro branche specialistiche riguardanti l'odontoiatria, la dermatologia, la psichiatria e l'infettivologia.

            Per quanto concerne le dotazioni informatiche sono disponibili ventidue computers, suddivisi omogeneamente fra le diverse aree e sono in fase di ultimazione i lavori di cablaggio per la loro messa in rete sia intranet che internet.

            Quanto alle attività trattamentali, è stato rappresentato che, per l'anno scolastico 2004-2005, sono attivi i seguenti corsi: - scuola media al quale sono iscritti sedici detenuti seguiti da quattro insegnanti; - scuola elementare, con la partecipazione di dodici detenuti curati  da una insegnante; - scuola superiore di ragioneria "Progetto Sirio" nel quale sono iscritti diciannove detenuti alla prima classe, otto alla seconda e tre alla quarta, curati nel complesso da undici insegnanti. Sono poi stati attivati per l'anno formativo 2003-2004, i seguenti corsi, ai quali sono stati iscritti in totale quaranta detenuti: - Corso per ebanista; - Corso per installatore manutentore di condizionamento d'aria; - Corso per installatore impianti piscine; - Corso di informatica di "Operatore office 2000". La scelta delle specifiche attività formative è stato il frutto - è stato fatto notare - di una attenta valutazione del mercato del lavoro operata dall'Ente che gestisce i corsi, il CIRPE, in un'ottica tesa a favorire un concreto reinserimento lavorativo dei detenuti.

Il CIRPE ha aperto all'interno dell'istituto uno sportello multifunzionale, al quale accedono i detenuti interessati o che devono essere avviati ai corsi per essere orientati all'identificazione delle loro esigenze nel campo della formazione professionale ed informati su quanto riguarda il mondo del lavoro in genere.

            Quanto al lavoro, è stato rappresentato che nel secondo semestre 2003 e nel primo semestre 2004 sono state espletate tremilaseicentoundici giornate lavorative (millesettecentoventisei nel secondo semestre 2003 e milleottocentottantacinque nel primo semestre 2004). La tabella in vigore prevede ventuno posti di lavoro riguardanti servizi di istituto e lavorazioni interne che però a causa della mancata copertura finanziaria, sono stati ridotti a quindici posti di lavoro.

Si svolgono regolarmente funzioni del rito cattolico e molti detenuti si avvalgono del sostegno religioso offerto dal Cappellano. Particolare sensibilità ed attenzione è stata dimostrata dal Vescovo di Caltanissetta che ha in più occasioni incontrato i detenuti ed officiato la S. Messa. E' stata quindi segnalata l'attività di due assistenti volontarie che, autorizzate ai sensi dell'articolo 78 dell'ordinamento penitenziario, hanno svolto corso di catechesi e colloqui con i detenuti che ne hanno fatto richiesta, fornendo loro assistenza spirituale.

            E' stato rappresentato che, in data 19 dicembre 2003, in collaborazione con il liceo socio-psico-pedagogico "Maria Ausiliatrice" di San Cataldo, si è svolto un incontro di preghiera al quale hanno partecipato un gruppo di studenti che frequentano le classi di detto istituto. In considerazione del buon esito di tale iniziativa, la stessa è stata ripetuta in data 5 aprile 2004.

E' garantita l'assistenza ai detenuti di altre religioni, che hanno potuto incontrare i rispettivi ministri di culto nonché ai detenuti musulmani, è stata assicurata la possibilità di osservare gli obblighi previsti dal Corano. In particolare sono state garantite le loro abitudini alimentari ed il rispetto delle loro consuetudini nel periodo del "Ramadan".

Per quanto concerne le attività culturali, ricreative, sportive e di tempo libero in genere, è stata evidenziata la intensa collaborazione tra l'Amministrazione penitenziaria e la comunità esterna che ha permesso di realizzare alcune significative iniziative tra cui si segnalano le seguenti: - in data 22 marzo 2004 nella sala teatro del penitenziario la compagnia teatrale "Il telaio" di Serradifalco, con il patrocinio della Provincia regionale di Caltanissetta, ha portato in scena la commedia "E fuori nevica" di Vincenzo Salemme; - un gruppo di detenuti ha portato in scena, uno spettacolo teatrale scritto e realizzato da loro stessi; - il Centro giovanile Sant'Anna, associazione culturale operante a San Cataldo, fra le altre cose organizza ogni anno un concorso di componimento su temi quali la cultura della legalità, della solidarietà, il rispetto dell'ambiente, rivolto agli studenti di San Cataldo, compresi quelli frequentanti i corsi scolastici all'interno di questo istituto. Per l'anno 2004 il concorso verteva sul tema "Padre Pugliesi progettava a favore dei giovani, Grigoli perché lo hai ucciso?". Onde preparare i detenuti a tale concorso in data 19 aprile 2004 è stato proiettato nella sala teatro di questa struttura un film sulla vita di Padre Pugliesi, seguito da un dibattito con la partecipazione di un gruppo di volontari facenti parte della comunità esterna.

            L'istituto è dotato di una biblioteca che dispone di circa mille volumi tutti di recente pubblicazione che, dopo molti mesi di inattività per lavori di ristrutturazione, è tornata ad operare riprendendo a servire i detenuti di S. Cataldo. In una sala attigua alla sala biblioteca è stata realizzata una sala multimediale con otto postazioni per gli utenti collegate in rete con la postazione del docente.

            Da far rilevare, infine, che sono stati presi contatti con l'Amministrazione comunale di San Cataldo per la stipula di un protocollo di intesa che permetta, ai detenuti, attraverso il "prestito a domicilio", la fruizione del materiale librario della biblioteca comunale.

            La struttura si avvale di un ampio locale, destinato ad iniziative di "socialità", nel quale i detenuti hanno accesso quotidianamente per svolgere attività ricreative come giochi (vi sono infatti tavoli da ping-pong e calcio-balilla) e musica.

            In data 25 giugno 2004 si è svolto uno spettacolo musicale nel quale si sono esibiti un gruppo di volontari esterni ed un gruppo di detenuti qui ristretti; nell'ambito dello spettacolo si è anche svolta la premiazione del quadrangolare di calcetto effettuato nei giorni 23 e 24 giugno 2004.

            Alla manifestazione era presente il Presidente dell'Associazione che ha partecipato al quadrangolare di calcetto ed una rappresentanza dei calciatori esterni.

            Nell'ampio cortile, adibito alle attività all'aperto, si sono svolti incontri di calcetto, tennis e pallavolo.

            Nell'ambito delle attività rivolte ai detenuti tossicodipendenti qui ristretti, questa direzione, considerato che questa struttura è dotata di una palestra completa di attrezzatura per praticare il body-building, ha presentato, ai sensi del comma 1 dell'articolo 127 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, un progetto che è stato incentrato su tale attività ed è stato denominato "SportIVAmente". Tale progetto è stato approvato e finanziato ai sensi dell'articolo 135 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, ha avuto inizio in data 31 dicembre 2003, si è concluso in data 31 marzo 2004 ed è stato frequentato da venti detenuti tossicodipendenti.

            E' stato, inoltre, organizzato un quadrangolare di calcetto, al quale hanno partecipato due squadre formate da detenuti qui ristretti e due squadre formate da volontari esterni. Il torneo, patrocinato dall'Amministrazione comunale di San Cataldo, si è svolto in diverse fasi e precisamente in data 23 e 24 giugno 2004. Sono state giocate le partite eliminatorie; mentre in data 25 giugno 2004 si è svolta la finale.

            In data 25 giugno 2004, nell'ambito di uno spettacolo musicale organizzato per l'occasione, si è svolta la premiazione del torneo.

            Dal sopralluogo effettuato all'interno dell'istituto, ad integrazione di quanto sopra riferito, si è constatato che le sezioni sono costituite da stanze da sedici posti e stanze da sei, che vi è un locale docce per sezione con undici postazioni, riscontrandosi l'assenza dei diffusori mentre la cucina è apparsa adeguata sotto il profilo igienico-sanitario. La Delegazione nel corso del sopralluogo, ha, tra gli altri, anche incontrato il Sindaco di San Cataldo -il quale ha riferito che è allo studio una variante al piano regolatore che permetterà, rimuovendo un vincolo urbanistico, di realizzare su un'area alloggi per gli agenti della polizia penitenziaria - nonché il dottor Luigi Nocera del Centro giovanile Sant'Anna che ha riferito brevemente delle iniziative di carattere sportivo e ricreativo promosse dai volontari segnalando, in particolare, un quadrangolare di calcetto con la partecipazione di volontari e ristretti dell'istituto.

            Il giorno successivo la Delegazione - composta con l'occasione dai senatori Ziccone, Garraffa e Ognibene - si è recata ad Enna per la visita della locale casa circondariale, ricevuta al suo arrivo dalla direttrice, dottoressa Letizia Bellelli. Si è quindi svolto un breve incontro di saluto nel quale la direttrice ha illustrato brevemente le caratteristiche del penitenziario di Enna che, al momento della visita, ospitava centocinquantatré detenuti dei quali dieci donne rispetto ad una capienza prevista di centodiciotto unità. Tra questi quarantuno erano i detenuti tossicodipendenti e diciotto quelli extracomunitari. La popolazione detenuta è in prevalenza calabrese e siciliana anche se pochi in media sono i ristretti della provincia di Enna, essendo altre le parti della regione maggiormente interessate da fenomeni di criminalità. E' stato quindi rappresentato che da due giorni ha avuto inizio una iniziativa di protesta da parte dei detenuti attraverso l'astensione dal vitto fornito dall'amministrazione ed altre iniziative. Il carcere è risalente agli anni '20 e offre nel suo complesso condizioni di vivibilità dignitose. Consta di un reparto maschile suddiviso in sezioni protetti, alta sicurezza e detenuti comuni, una sezione maschile, una sezione semiliberi ed un reparto isolamento maschile. Non vi sono spazi per lo svolgimento di attività sportive mentre sono presenti aule, utilizzate per corsi, ed una sala polivalente mentre gli spazi esterni sono insufficienti ed angusti. Si segnala che risale ormai a venti anni la realizzazione di uno scheletro di struttura che avrebbe dovuto costituire un ampliamento del carcere che, per l'assenza di fondi, costituisce "il regno dei piccioni". Limitati sono inoltre gli spazi riservati agli uffici amministrativi.

            Il senatore Garraffa ha sottolineato l'importanza che i penitenziari abbiano strutture e spazi adeguati che sono fondamentali per consentire lo svolgimento di attività trattamentali in attuazione del dettato costituzionale.

            Esiste un'unica sala colloqui per avvocati, che per tale ragione è utilizzata ogni giorno e comunque appare insufficiente alle esigenze della struttura.

            E' quindi intervenuta brevemente la signora Cagnina Edda, presidente dell'associazione Hinner Whiil che ha riferito brevemente dell'attività di volontariato svolta in favore dei ristretti di Enna evidenziando, in particolare, il corso di legatoria e quello di yoga di prossima attivazione.

            La dottoressa Rizzo Pierelisa, tutor dell'A.N.F.E. ha riferito delle iniziative musicali e dei corsi attivati come ad esempio quello per parrucchieri e quello per la manutenzione di parchi e giardini. Tra le altre iniziative sono state segnalate la sfilata di moda che si è svolta all'interno e che ha suscitato grande interesse e le attività di serigrafia. E' stato quindi segnalato che un giovane detenuto è iscritto alla facoltà di filosofia all'Università di Messina.

            Il responsabile dell'area sicurezza, ispettore capo Iraci Gambazza ha riferito che il turno di servizio della Polizia penitenziaria è articolato di norma su tre quadranti e che non vi sono arretrati nel pagamento degli straordinari.

            Il personale della Polizia penitenziaria è costituito da centoventotto unità rispetto ad un organico di centoventitré. Al riguardo è stato rappresentato che, se da un lato l'organico può ritenersi completo, non altrettanto può dirsi per il nucleo traduzioni che è sottodimensionato rispetto alle reali esigenze considerato che il nucleo ha competenza sull'intera provincia con un territorio particolarmente esteso. Il personale amministrativo è costituito da ventidue effettivi su un organico di diciannove con la presenza, tra gli altri, di due educatori. E' stato rappresentato che sono buoni sia i rapporti con il Presidente del tribunale di sorveglianza che è presente abitualmente presso la struttura, sia con l'amministrazione locale. Quanto alle iniziative trattamentali sono stati attivati corsi di scuola elementare media, nonché corsi di formazione come, ad esempio, un corso di legatoria.

            Quanto al servizio sanitario all'interno della struttura è presente un piccolo ambulatorio ed è assicurato un servizio di guardia medica nell'arco delle dodici ore. In proposito sono state evidenziate le carenze di risorse finanziarie che consentono di poter attivare soltanto poche specialistiche. Il Ser.T. fornisce i farmaci antiretrovirali mentre i restanti farmaci sono a carico degli istituti. Ad esempio le stesse cure odontoiatriche non possono essere assicurate presso l'istituto ma è necessario avvalersi del servizio offerto nel carcere di Caltanissetta, né vi è un reparto attrezzato presso l'ospedale locale, con tutti i problemi che questo determina. In ogni caso non si sono registrati di recente casi di suicidio.

            Il dottor Sanfilippo Salvatore, assessore alla solidarietà sociale del Comune di Enna ha riferito brevemente delle iniziative dirette a favorire il reinserimento lavorativo degli ex detenuti evidenziando in particolare i buoni risultati ottenuti dall'impiego, ancora in atto, di cinque ex detenuti che lavorano quattro ore ogni giorno in lavori socialmente utili. Ha quindi riferito che un paio di cooperative sociali offrono occasioni lavorative ad ex tossicodipendenti e ristretti nel settore della manutenzione delle aree verdi anche se, più in generale, non sono numerose le occasioni lavorative.

            Nel corso del sopralluogo che si è svolto all'interno dell'istituto e che ha interessato le principali parti della struttura è emerso, oltre quanto sopra rappresentato che i detenuti alloggiano mediamente in tre per cella con la presenza di una turca che per quelle visitate si presentano in pessimo stato di manutenzione. La cucina invece appare adeguata e consente di offrire anche diete particolari per motivi di salute o religiosi. E' stata quindi rappresentata l'insufficienza e l'inadeguatezza della dotazione informatica della struttura nonché le difficoltà del collegamento alla rete nonché un elenco recante sintesi dei più urgenti lavori di manutenzione straordinaria.

            Il senatore Garraffa ha evidenziato come la scarsezza degli spazi e le pessime condizioni delle celle ed in particolare del bagno non favorisce certo il reinserimento del detenuto che vive in una condizione alienante che lo porterà, al termine dell'espiazione della pena a maturare e ad accrescere un rapporto di contrapposizione con le Istituzioni.

            Il senatore Ziccone ha invece osservato il carcere di Enna non può dirsi in condizioni migliori di altri sovraffollati ma, girando nei corridoi e per le celle la popolazione carceraria ha la consapevolezza degli sforzi che l'amministrazione carceraria compie per superare le difficoltà oggettive nelle quali opera. Al termine della visita la Delegazione ha avuto un breve incontro con l'assistente capo Aiello Gaetano, rappresentante della CISL il quale, riferendosi alle notizie di chiusura della sezione dell'alta sicurezza a Caltanissetta o ad altre relative ad Enna, ha chiesto che non siano disperse le professionalità e le esperienze acquisite anche tenendo conto dei disagi che questo determinerebbe per le famiglie.

            La Delegazione si è quindi recata in visita alla casa circondariale di Piazza Armerina che è diretta sempre dalla dottoressa Bellelli. Il carcere, al momento della visita, ospitava ottantadue detenuti, di cui venticinque tossicodipendenti e quaranta di provenienza extracomunitaria. La capienza regolamentare e quella tollerabile sono rispettivamente di quarantacinque e di novanta unità. La presenza media nell'arco dell'anno è invece di circa ottanta detenuti. I ristretti appartengono alla categoria dei detenuti comuni, cosiddetti di media sicurezza, con pene detentive non superiori ai cinque anni di reclusione; sono altresì ristretti soggetti con pene non ancora definitive nei limiti sopra indicati. Per lo più la popolazione detenuta è costituita da autori di reati in prevalenza connessi al consumo di stupefacenti.

            Nel corso dell'incontro che ha preceduto la visita dell'istituto ed al quale hanno partecipato, tra gli altri, il vicesindaco Fabrizio Tudisco, il consigliere comunale Giuseppe Falcone, l'insegnante Rosario Piazza e l'assistente volontario Giuseppe Micali. Il ragionier Giovanni Di Maio, responsabile dell'area amministrativa, ha evidenziato che, dal primo gennaio, la casa circondariale avrà autonomia contabile favorendo in tal modo la gestione dell'istituto. In ogni caso le risorse finanziarie disponibili sono insufficienti, in particolare, per quanto riguarda l'acquisto dei farmaci. La Casa circondariale di Piazza Armerina è una struttura di recente costruzione anche se sono insufficienti gli spazi interni da destinare ad attività trattamentali e manca una Chiesa.

            Quanto alla situazione sanitaria si registra la presenza di un caso di detenuto affetto da sindrome HIV e, in media, una decina di casi all'anno di epatite. Il servizio sanitario è assicurato da un medico incaricato, quattro medici a convenzione e due medici specialisti convenzionati per le branche di psichiatria e cardiologia. Il personale infermieristico è costituito invece da tre unità.

            Quanto al personale amministrativo sono presenti dieci unità che costituiscono il pieno organico, di cui un educatore mentre l'organico della Polizia penitenziaria è costituito da quarantasette unità rispetto ad un organico di quarantuno.

            La dottoressa Rampello Concetta, educatrice, ha riferito brevemente dei progetti avviati finalizzati a favorire il reinserimento lavorativo dei detenuti nonché delle potenzialità dell'area contigua alla struttura che, ove destinata al servizio della stessa, consentirebbe di risolvere la problematica costituita dall'insufficienza di spazi da destinare ad attività trattamentali. E' stato altresì rappresentato che il carattere prevalentemente rurale e artigianale dell'economia locale ed una certa sensibilità del territorio alle problematiche dell'istituto consentono di offrire occasioni lavorative nel settore. Al riguardo il Consigliere comunale Lina Grillo ha manifestato la disponibilità del Comune nell'ambito dell'attività di pianificazione a venire incontro alle esigenze dell'istituto con opportuna modulazione del piano di zona.

Il cappellano dell'istituto, don Ettore Bartolotta ha parlato brevemente della convenzione-quadro per la creazione e gestione del "polo di eccellenza della solidarietà e della promozione umana Mario Luigi Sturzo" tra il ministero della giustizia-DAP e la fondazione istituto di promozione umana "Monsignor Francesco Di Vincenzo" con l'obiettivo di offrire accoglienza, accompagnamento umano e sostegno psicologico per i soggetti in esecuzione di pena detentiva o in misura alternativa che, selezionati dall'amministrazione penitenziaria, aderiranno al progetto. Il progetto si avvale della disponibilità di un fondo di ben quarantaquattro ettari da destinare a produzione agricola ed altre iniziative che permetterà a breve a tre detenuti, di cui uno di Piazza Armerina, di avere occasioni lavorative e che, più in generale, offrirà altre opportunità di lavoro, come attività di recinzione, bonifice e creazione di strutture. Ha riferito quindi di altre iniziative promosse dall'associazione "Rinnovamento dello spirito" di Caltagirone.

            Quanto alle attività didattiche è stato segnalato che otto ristretti frequentano corsi di scuola elementare e scuola media, è altresì attivo un laboratorio di ceramica e si svolgono corsi di alfabetizzazione per gli stranieri. Sono stati portati avanti anche altri progetti come ad esempio un Cineforum ed un corso per elettricisti.

Nel corso della visita della casa circondariale non sono state riscontrate particolari criticità mentre si è constatata la insufficienza degli spazi per attività trattamentali anche se in complesso sono assicurate condizioni dignitose.

La Delegazione si è quindi recata in visita alla casa circondariale di Caltagirone, ricevuta al suo arrivo, tra gli altri dal direttore, dottor Mazzeo.

Si tratta di una struttura di recente costruzione suddivisa in più blocchi detentivi, due dei quali interamente operativi e di moderna concezione con ampi spazi e locali per attività trattamentali. Il reparto isolamento non è ancora aperto per carenza di personale. L'istituto è dotato di moderne tecnologie di sicurezza. L'istituto è altresì dotato di un campo sportivo, di una sala teatro e di una sala biblioteca. Al servizio del personale della Polizia penitenziaria l'istituto è dotato di una caserma, una palestra, due campi da tennis, uno di calcio, una mensa ed uno spaccio bar.

L'istituto al momento della visita ospitava duecentodiciotto detenuti di cui trentanove extracomunitari e cinquantasette tossicodipendenti rispetto ad una capienza regolamentare e tollerabile rispettivamente di centrotrentanove e duecentoventi unità. Quaranta sono invece i detenuti appartenenti alla sezione cosiddetta "protetti", condannati per lo più per reati a sfondo sessuale.

Quanto al personale della Polizia penitenziaria sono addetti alla struttura centosettantatré agenti - di cui circa dieci in lunga aspettativa - rispetto ad un organico di centocinquantotto unità. Il personale amministrativo corrisponde al pieno organico ed è pari a diciannove unità di cui un educatore e due infermieri.

Sono attivi corsi di scuola elementare, di scuola media, di alfabetizzazione linguistica per gli extracomunitari. E' stato segnalato altresì che due detenuti sono iscritti al secondo anno della facoltà di agraria. In passato si è svolta anche una scuola di formazione alberghiera. Significativo è il progetto di realizzare una succursale dell'istituto d'arte per la realizzazione di un laboratorio di ceramica sotto la supervisione tecnica del museo regionale della ceramica.

Il direttore ha quindi ricordato l'iniziativa, già segnalata nel corso della visita della casa circondariale di Piazza Armerina, che si inserisce nell'ambito del progetto "Mario Luigi Sturzo" nonché i buoni rapporti esistenti con il Tribunale di sorveglianza di Catania che ha competenza sull'istituto.

Nel corso dell'incontro, che ha preceduto la visita dell'istituto, il Sindaco Pignataro ha parlato brevemente degli ottimi rapporti con la direzione e la disponibilità a favorire iniziative come, ad esempio, il progetto di realizzare un vivaio ed il progetto "Ceramica amica" che dovrebbe vedere il coinvolgimento di cooperative con la partecipazione dei detenuti, nonché dell'incontro con i detenuti nell'ambito della cosiddetta "settimana della legalità" con l'obiettivo di farli sentire partecipi della comunità.

Il direttore ha quindi evidenziato l'importanza della struttura che, a differenza della vecchia sede ospitata in un ex convento, ora consente di svolgere numerose iniziative. La sensibilità della collettività e le potenzialità della struttura hanno permesso di avere risultati molto significativi in un anno soltanto di attività.

Quanto alla situazione sanitaria, non sono state segnalate particolari criticità sia pure nell'ambito di risorse finanziarie non molto ampie. E' assicurata una copertura medica nell'arco delle 24 ore. Si segnala un recente caso di tentato suicidio di un detenuto straniero ed il caso di un detenuto che fa sciopero della fame perché vuol essere trasferito.

Nel corso della visita è stata riscontrata la piena adeguatezza dell'istituto alla sua funzione. Apprezzabile inoltre è apparsa la direzione per l'entusiasmo e le iniziative promosse peraltro nella direzione consentita dalla struttura disponibile. In particolare le celle sono a norma con bagno e doccia all'interno. Ampi sono gli spazi e le potenzialità dell'istituto per attività sportive, ricreative e trattamentali.

All'incontro hanno preso parte l'avvocato Saita e il dottor Piazza dell'associazione locale "Rotari" che hanno riferito del progetto di dotare il carcere di una biblioteca, segnalando l'iniziativa denominata "Un libro per il carcere", approvata dal DAP, che è rivolta a tutta la cittadinanza e che mira a creare la dotazione della biblioteca. Grazie a tali iniziative sono stati raccolti finora duemila libri che un detenuto volontario sta catalogando. Tra le altre iniziative si sta pensando ad un premio di poesia per i detenuti nell'ottica di favorire la cultura come strumento di recupero del detenuto e di collegamento con la città e di un corso di formazione come archivista.

E' quindi intervenuto il Preside della facoltà di agraria il quale ha riferito come, anche grazie alle iniziative del direttore e alla disponibilità dei docenti che si sono impegnati a recarsi in carcere, è stato possibile conseguire ottimi risultati.

            Il giorno successivo la Delegazione si è recata in visita alla casa circondariale di Modica, ricevuta al suo arrivo dal direttore Angela Lantieri e dal Comandante ispettore capo Giuseppe Cirilli.

            Si tratta di un piccolo istituto ospitato nell'ex convento gesuita con la chiesa di Santa Maria di Gesù il cui pregio artistico suggerirebbe ben altre destinazioni. Il Comune ha peraltro già localizzato l'area per la costruzione della nuova casa circondariale di Modica ed è in progetto il recupero e il risanamento conservativo della struttura esistente.

            Al momento della visita risultavano presenti cinquantanove detenuti appartenenti al circuito della media sicurezza, di cui ventitré tossicodipendenti e ventidue extracomunitari, rispetto ad una capienza tollerabile di cinquantotto unità. Non si è registrata quindi una situazione di sovraffollamento.

            Quanto al personale amministrativo, erano presenti tredici unità corrispondenti al pieno organico, tra cui un educatore e due infermieri. Gli agenti di polizia penitenziaria in servizio erano invece quarantasei rispetto ad un organico di quarantadue.

            Al suo arrivo la Delegazione ha effettuato un giro del piccolo istituto visitando la cucina, alcune celle ed il cortile interno, costituito dal chiostro della Chiesa, nel quale i detenuti stavano trascorrendo il periodo di permanenza all'esterno delle celle svolgendo attività ricreative-sportive. La struttura richiederebbe interventi di manutenzione straordinaria anche se appare preferibile, in relazione al pregio architettonico dell'immobile, restituire l'intero complesso alla cittadinanza.

Si è quindi svolto un incontro con gli operatori che a vario titolo prestano la loro attività in favore del penitenziario di Modica.

            Il Comandante della polizia penitenziaria ha rappresentato che l'istituto ha tre reparti e che, fatta eccezione per un recente tentativo di suicidio - non si segnalano particolari criticità nei servizi se non quella di un eccessivo tasso di mobilità che interessa in particolare gli agenti più giovani e che ha riflessi negativi sulla gestione dei turni di servizio.

Il dottor Giovanni Salemi ha riferito brevemente della situazione dell'area sanitaria che si avvale dell'opera di un medico incaricato, di tre medici SIAS, di quattro specialisti e di due infermieri di ruolo e tre infermieri a convenzione. E' assicurata una copertura infermieristica per dodici ore su ventiquattro ed una guardia medica per sei ore al dì nei giorni feriali e quattordici ore in quelli festivi. Nelle ore notturne il servizio sanitario è assicurato, limitatamente alle urgenze, dalla guardia medica dell'ASL competente per territorio. Sono inoltre attive le seguenti convenzioni specialistiche: odontoiatria, cardiologia, infettivologia e psichiatria. Per altre necessità specialistiche si fa ricorso agli ambulatori della ASL di Ragusa. Il trattamento dei detenuti tossicodipendenti è a carico del Ser.T. Sono assicurati turni di servizio del personale infermieristico e dei medici in modo da evitare sovrapposizioni e consentire la maggiore copertura possibile. E' stato segnalato che la struttura può avvalersi di un piccolo reparto per degenze.

Sono quindi intervenuti brevemente i signori Francesco Di Mari, assistente amministrativo, Daniela Falco, Maria Pettivieri, Giuseppe Gallo, Antonio Ricca, Giovanni Barone, Salvatore Spatola, Pasquale Placente, Gianna Nasello ed il vice sindaco Vincenzo Di Raimondo.

In particolare la signora Di Falco ha rappresentato che soltanto dall'anno in corso l'istituto ha autonomia contabile anche se la gestione della contabilità non è informatizzata.

Il dottor Ricca, educatore, ha riferito dell'esistenza di un rapporto ottimale con i detenuti nei confronti dei quali si svolgono colloqui quotidiani ed ha parlato brevemente dei corsi di formazione. Tredici sono i detenuti iscritti alla scuola elementare mentre al momento non sono attivi corsi professionali o di scolarità media. In passato invece si è svolto un corso per pizzaiolo e mosaicista.

Il signor Spatola ha parlato brevemente del laboratorio teatrale richiamando in particolare l'attenzione su uno spettacolo teatrale fatto dai detenuti nel 2000.

Di recente invece si svolgono per lo più attività di carattere ricreativo e sportivo utilizzando il chiostro del convento. In particolare tornei di pallavolo, calcio e tennis.

E' stata quindi sottolineata la bontà dei rapporti esistenti con la magistratura di sorveglianza.

Il vice sindaco Di Raimondo ha infine ricordato come il Comune ha messo a disposizione un'area di undici ettari per la realizzazione di un nuovo istituto e sono stati appaltati i relativi lavori. E' in ogni caso sottolineata l'attenzione che l'amministrazione comunale pone alle problematiche dell'istituto.

A conclusione dell'incontro il direttore Angela Lantieri che svolge la sua funzione in missione dal carcere di Noto, a nome di tutto il personale, ha ringraziato la Delegazione per l'attenzione dedicata all'istituto di Modica con il sopralluogo svolto.

La Delegazione si è quindi recata a Ragusa per la visita alla locale sede dell'ufficio dell'esecuzione penale esterna, ricevuta al suo arrivo dal direttore, dell'U.E.P.E. di Siracusa, dottoressa Adriana Caruso e dal responsabile della sede di Ragusa, l'assistente sociale Letizia Sparacino. E' stato rappresentato che la sede di servizio di Ragusa ha competenza sugli istituti penitenziari di Modica e Ragusa e costituisce una sezione distaccata della sede di Siracusa. Gli assistenti sociali addetti alla sede sono cinque rispetto ad un organico di otto che, si fa notare, sono insufficienti a far fronte ai casi da trattare. E' stato quindi sottolineato l'ottimo rapporto esistente con la magistratura di sorveglianza che assicura una programmazione delle udienze nel rispetto delle esigenze del centro. Conseguentemente, trascorrendo circa novanta giorni dalle richieste alle udienze, si è quasi sempre in grado - si fa notare - di produrre le relazioni necessarie e sono pochissimi i casi in cui la mancata produzione dell'atto ha determinato il rinvio dell'udienza. Altra criticità riguarda la dotazione di mezzi informatici essendo disponibili cinque computers per un totale di nove addetti al centro. E' disponibile un'autovettura che è condotta da un agente in distacco con rapporto di lavoro part-time. La sede di servizio, situata nel centro cittadino, appare adeguata allo svolgimento dell'attività ed è ubicata in locali condotti in locazione.

Quanto a dati sui casi trattati è stato consegnato alla Delegazione un prospetto riepilogativo evidenziandosi, in particolare, che sessanta sono state le richieste di sospensione della pena correlata al cosiddetto "indultino".

E' stato rappresentato inoltre che non si sono verificate situazioni eclatanti sotto il profilo della sicurezza anche grazie al fatto che le operatrici sono accompagnate, nelle zone più a rischio, dall'agente in borghese armato che svolge anche funzioni di autista. Nel centro la Delegazione ha incontrato anche alcuni operatori che, a vario titolo, svolgono la loro attività in favore del locale penitenziario.

In particolare hanno preso brevemente la parola per riferire della loro attività i signori: Maria Garufi, ragioniera, Letizia Saracino, assistente sociale, Giuseppina La Rosa, assistente volontaria, Concetta Gulino, responsabile UNITALSI, Francesco Saverino, assistente volontario del gruppo giovanile Cavalieri di Malta, Filippo Spatola della cooperativa San Giovanni Battista, la dottoressa Loretta Perotto, la dottoressa Giovanna Maltese, il dottor Corrado Sortino, medico.

In particolare la signora Garufi ha evidenziato come la gestione della contabilità sia solo in parte informatizzata con riflessi negativi sull'attività.

La responsabile della sede di Ragusa, dottoressa Letizia Sparacino, ha posto l'accento sulla necessità di incremento del personale, anche in considerazione della vastità del territorio di competenza che interessa due province.

L'assistente volontaria Giuseppina La Rosa ha riferito della mostra mercato aperta alla cittadinanza con vendita di manufatti realizzati dalle detenute della locale sezione femminile. E' stato quindi riferito dei corsi attivati presso il locale penitenziario (scuola elementare, scuola media, corsi di pizzaiolo, ceramista e fotografia) mentre, per la sezione femminile, è in programma un corso di cucito.

Quanto all'area sanitaria è stato rappresentato che un problema è costituito dalla spesa per l'acquisto dei farmaci, visto che la ASL si limita a fornire soltanto gli antiretrovirali ed altri farmaci per i tossicodipendenti e si registra un arretrato nei pagamenti di circa otto mesi per spese anticipate.

Sono attive, grazie a sei convenzioni, servizi di medicina specialistica tra cui infettivologia e psichiatria. E' attivo un servizio di guardia medica che assicura una copertura di diciassette ore su ventiquattro nei giorni feriali ed una copertura totale nei giorni festivi. Il servizio infermieristico invece assicura una copertura quasi integrale.

Il carcere di Ragusa non è invece dotato di un impianto per raggi X.

La signora Gulino ha rappresentato brevemente le problematiche della sezione per minorati fisici che è presente nel carcere ragusano evidenziando l'esigenza di un supporto psicologico.

Il signor Francesco Savarino ha parlato brevemente delle attività di formazione programmate tra cui segnala il corso di ceramica e quelli di informatica e lingue straniere.

Il signor Filippo Spatola ha riferito brevemente dell'attività della cooperativa San Giovanni Battista che, avvalendosi di sei operatori, gestisce la cucina del carcere. Più in generale le attività lavorative, alle quali sono addetti i detenuti, consentono l'occupazione di trentaquattro ristretti per sei ore circa al giorno.

Il direttore del penitenziario, dottor Aldo Tiralongo, ha fornito alla Delegazione alcuni dati rappresentativi del penitenziario.

Il personale della polizia penitenziaria è costituito da centotrentotto unità rispetto ad un organico di centodiciassette. Ventinove sono invece le unità di personale civile rispetto ad un organico di trentuno. Di questi tre sono gli educatori in servizio effettivo a fronte dei quattro previsti in organico.

La popolazione detenuta può considerarsi nei limiti della capienza tollerabile essendo presenti centottantasei detenuti rispetto ad una capienza regolamentare di centotrentanove ed una capienza tollerabile di duecentodiciotto. Undici sono invece le detenute della sezione femminile. I tossicodipendenti detenuti sono nell'insieme trentotto (di cui trentacinque uomini) mentre i ristretti provenienti da paesi extracomunitari sono trentotto (tutti uomini). E' stato quindi rappresentato che occorre tenere conto, nel verificare i dati, che l'organico è stato progettato prima dell'apertura della sezione "alta sicurezza" e quindi, al momento, non può dirsi sufficiente ed in conseguenza della situazione di carenza non è stata possibile l'apertura di alcuni reparti.

Ottimi sono, si fa notare, i rapporti con le istituzioni (enti territoriali) e la Chiesa che sono sensibili alle problematiche della realtà penitenziaria.

Il responsabile dell'area sanitaria ha riferito che si sono registrati casi di autolesionismo, in particolare da parte dei detenuti di provenienza extracomunitaria, e, nonostante i controlli, è da ritenersi presente il fenomeno dell'incetta del vino.

Il sostituto comandante, ispettore Salvatore Farris, ha richiamato l'attenzione sulla necessità di maggiore personale come è testimoniato che il turno di servizio è articolato su tre quadranti per cui maturano straordinari che, peraltro, sono pagati con regolarità.

La Delegazione ha quindi effettuato un breve giro all'interno dell'istituto, in particolare soffermandosi sul reparto detentivo dei minorati fisici, nel quale, tra l'altro, vi è un detenuto condannato all'ergastolo. La sezione, al momento della visita, non si presentava in buone condizioni sotto il profilo della pulizia.

 

Terza parte (19, 20 e 21 maggio 2005)

 

La Delegazione parlamentare che ha effettuato il sopralluogo è stata guidata dal vice presidente della Commissione, senatore Borea e della stessa hanno fatto parte i senatori Garraffa, Montalbano e Ruvolo.

Il programma dei lavori comprendeva le visite delle case circondariali Palermo Ucciardone, di Palermo Pagliarelli, di Sciacca, di Agrigento e di Termini Imprese nonché la visita dei centri servizi sociali per adulti di Palermo e di Agrigento (ora Uffici per l'esecuzione penale esterna). La Delegazione ha incontrato come di consueto funzionari e personale dell'amministrazione penitenziaria, agenti di polizia penitenziaria, assistenti sociali, educatori, rappresentanti delle associazioni di volontariato e delle cooperative sociali, imprenditori, esponenti della comunità religiosa locale, nonché altri operatori che a vario titolo svolgono attività in favore della realtà penitenziaria del territorio interessato. In programma anche un incontro con il presidente del Tribunale di sorveglianza di Palermo, dottor Pinello, un incontro il presidente della Regione, dottor Cuffaro nonché con il provveditore regionale dottor Faramo.

Un prospetto riepilogativo dei dati concernenti la popolazione detenuta, l'organico del personale civile e di quello di polizia penitenziaria relativamente a tutti gli istituti penitenziari e CSSA visitati, nonché tutto l'altro materiale consegnato alla Delegazione parlamentare nel corso dei sopralluoghi è posto a disposizione dei componenti della Commissione.

Il 19 marzo la Delegazione si è recata in visita alla Casa circondariale di Palermo Ucciardone, ricevuta al suo arrivo dal provveditore dottor Faramo nonché dal direttore dottor Veneziano. Nel corso dell'incontro presso la direzione che ha preceduto la visita dell'istituto, sono stati forniti alla delegazioni dati rappresentativi della situazione del personale e della popolazione detenuta all'Ucciardone. In una breve nota consegnata alla Delegazione dai vice commissari Romano e Lo Faro si rappresenta che l'Ucciardone iniziò la sua operatività nel 1840. Costruito durante il regime borbonico l'istituto - soggetto ai vincoli per i beni di interesse storico -culturale - presenta una classica pianta a raggiera rispondente ai canoni architettonici dell'epoca. L'Ucciardone un tempo denominato "le grandi prigioni" è ubicato nel cuore della città di Palermo ed è difeso da un muro di cinta presidiato da garritte blindate che racchiude nove edifici di cui uno è utilizzato come caserma agenti. Quattro sono i reparti detentivi attualmente operativi mentre tre sono invece chiusi in conseguenza di problemi strutturali. Un altro edificio - la quarta sezione - interamente ristrutturato è destinato a CDT (centro diagnostico terapeutico). Nell'istituto sono attivi i circuiti dell'alta sicurezza e quello detenuti comuni ma sono inoltre presenti due piccoli reparti nei quali sono assegnati talora per brevi periodi detenuti del circuito del "41-bis".

L'istituto al momento della visita ospitava seicentonovantotto detenuti rispetto ad una capienza tollerabile di cinquecentotrentasette ed una capienza regolamentare di trecentoottantuno. Di questi i tossicodipendenti erano centosessantasei mentre i ristretti provenienti da paesi extracomunitari raggiungevano le quarantanove unità. Si è registrata quindi una situazione di sovraffollamento per circa centocinquanta detenuti.

Quanto al personale della polizia penitenziaria risultavano presenti, al momento della visita, duecentotrenta agenti rispetto ad un organico di cinquecento. Il dato non include il nucleo traduzioni e piantonamenti che serve i due istituti palermitani. Il personale distaccato ed in missione è invece costituito da settantacinque agenti ed inoltre - si fa notare - sono assenti a vario titolo in media centosettanta unità. E' questo un dato costante che ha forti ripercussioni nella programmazione dei turni di servizio che in alcuni reparti è articolato su tre quadranti con la conseguenza che si matura straordinario (circa tremila ore mensili in media).    Non sono stati segnalati arretrati nel pagamento degli straordinari fatta eccezione per un ritardo abituale nei pagamenti all'inizio di ogni anno.

Quanto al personale civile risultavano in servizio al momento della visita trentotto unità rispetto alle quarantotto in carico all'amministrazione dell'istituto ed a fronte di una pianta organica di cinquantaquattro unità. Gli educatori addetti alla struttura erano quattro ed è stato evidenziato al riguardo la carenza di ben cinque educatori appartenenti all'area funzionale C, posizione economica C1 rispetto a quanto previsto nella pianta organica.

Nell'istituto è presente un centro diagnostico terapeutico e, in virtù di  convenzioni, sono attive le seguenti specialistiche: analisi, angiologia, cardiologia, chirurgia, determatologia, neurologia, oculistica, odontoiatria, ortopedia, otorinolaringoiatria, pneumologia, psichiatria, radiologia e urologia. E' assicurato un servizio di guardia medica e di assistenza infermieristica che, sia nei giorni feriali che festivi, assicura una copertura totale sull'arco delle ventiquattro ore. Presso l'istituto è attivo un presidio per tossicodipendenti che si avvale della prestazione professionale di un medico e di un infermiere non di ruolo.

Il provveditore, dottor Faremo, ha richiamato l'attenzione sulla problematica della spesa sanitaria segnalando che la regione non contribuisce agli oneri finanziari con la conseguenza che il costo dei farmaci e la spesa per prestazioni specialistiche è posta a carico dell'amministrazione penitenziaria, con forti ripercussioni sulla complessiva capacità di spesa.

Quanto alle attività scolastiche e trattamentali è stato rappresentato che presso l'istituto sono attivi tre corsi di scuola elementare e quattro di scuola media inferiore. Si svolgono inoltre corsi di ceramista, di pizzaiolo, di barbiere mentre è stato segnalato come di prossima attivazione un corso per floricoltore ed un corso di alfabetizzazione informatica. Per ciascun corso si prevede la partecipazione di dieci detenuti. Si svolgono inoltre attività ginnico-motorie gestite dall'UISP in regime di convenzione per tre gruppi di detenuti composti da dieci ristretti ciascuno.

Quanto alle attività lavorative, i ristretti sono impiegati in servizi domestici ed interventi di piccola manutenzione con turni di lavoro di sei ore e quaranta strutturati in modo da assicurare la più ampia partecipazione dei ristretti. In istituto la cucina è in grado di assicurare diete particolari imposte da ragioni di credo religioso o di salute. I ristretti ricevono assistenza religiosa sia da religiosi della chiesa cattolica sia da ministri di altre fedi. Si registrano episodi di autolesionismo, in particolare  da parte dei detenuti extracomunitari ed è stato rappresentato che il vino è distribuito all'interno sia pure nei limiti delle prescrizioni regolamentari.

Si è quindi svolto un breve giro dell'istituto nel corso del quale la Delegazione ha visitato alcune celle, la cucina, l'area sanitaria ed in particolare il reparto di degenza per venticinque posti letto che è stato ristrutturato nel 1997 ma che non può essere aperto per la carenza del personale della polizia penitenziaria. E' stato riscontrato che non è disposta alcuna separazione nelle celle tra detenuti tossicodipendenti, fumatori e gli altri ristretti, anche se si cerca di far fronte alle esigenze predette ed alle eventuali richieste dei detenuti nei limiti di quanto consentito dalla capienza dell'istituto e nell'ottica di assicurare l'ordinata convivenza all'interno dei reparti.

La Delegazione è quindi rimasta colpita dalla imponenza degli edifici per la cui costruzione furono utilizzati giganteschi blocchi di pietra provenienti dalla tenuta Terre Rosse dei Lanza Di Travia. Le sezioni detentive inoltre sono immerse nel verde di imponenti ficus centenari; aspetto questo che insieme alle caratteristiche strutturali rendono l'Ucciardone un istituto unico nel panorama nazionale.

Tra le criticità riscontrate si richiama l'attenzione sulla inaccettabile circostanza per cui, nonostante il reparto di degenza sia pronto dal 1997, non è stato ancora possibile attivarlo. Il senatore Borea ha sottolineato che, per la necessità di significativi lavori di manutenzione straordinaria, il pregio delle strutture e l'ubicazione nel cuore della città di Palermo, suggerirebbe un diverso impiego del complesso immobiliare dell'Ucciaradone anche perché procedere con la ristrutturazione dell'istituto risulterebbe molto più oneroso per l'erario rispetto alla diversa scelta di dar vita ad una nuova struttura, anche eventualmente ampliando quella esistente del Pagliarelli.

Il senatore Ruvolo, in esisto al sopralluogo ha osservato che, per l'Ucciardone, si è chiamati a risolvere la seguente alternativa: o investire ingenti capitali sulla struttura o destinarla inevitabilmente ad altro uso.

Il senatore Garraffa invece ha posto l'accetto sulle criticità riscontrate, quali la significativa carenza di personale, in particolare dell'area educativa.

La Delegazione si è quindi recata in visita alla casa circondariale "Pagliarelli" di Palermo, anticipatamente rispetto a quanto previsto nel programma dei lavori e ciò al fine di verificare tempestivamente alcune notizie apparse sulla stampa locale del giorno su presunti colloqui facili in istituto tra boss detenuti e familiari. E' stata infatti aperta un'inchiesta in proposito occasionata da alcune dichiarazioni di una pentita che ha chiarito i sistemi utilizzati per lo scambio di informazioni durante i colloqui, fornendo ai magistrati una chiave di lettura delle intercettazioni video ed audio fino ad allora disposte dai magistrati.

La Delegazione, ricevuta al suo arrivo dal direttore, la dottoressa Laura Brancato, accompagnata dal provveditore regionale, si è quindi subito recata nella sala colloqui per valutare quanto pubblicato sulla stampa locale nella quale si ipotizzavano responsabilità del personale dell'Istituto. Si è riscontrata la presenza in sala colloqui del tradizionale muro divisorio, una situazione questa che - ancorché non più conforme al vigente regolamento penitenziario - contribuisce ad escludere qualsiasi responsabilità degli agenti della polizia penitenziaria che assistono ai colloqui da un box isolato acusticamente rispetto al locale nel quale gli stessi hanno luogo. Ne deriva che quanto rilevato dalle intercettazioni con telecamere nascoste, è la risultante di una visione della sala colloqui da un'angolazione diversa da quella in cui si trova l'agente di turno che non percepisce la medesima situazione.    Nell'occasione è' stato rappresentato che mancano i fondi per adeguare la sala colloqui a quanto prescritto nelle nuove disposizioni regolamentari. E' stata sottolineata l'inadeguatezza dell'impianto di video sorveglianza nonché l'assenza di automazione delle porte interne; aspetti questi che determinerebbero un sicuro miglioramento nella organizzazione dei servizi di vigilanza dell'Istituto, anche con riferimento alla situazione deficitaria dell'organico addetto alla struttura.

La Delegazione quindi ha interrotto la visita del Pagliarelli per recarsi presso gli uffici del Centro servizi sociali per adulti in conformità a quanto previsto nel programma dei sopralluoghi.

Il direttore del Centro, la dottoressa Maria Annunziata Riccioli, ha consegnato alla Delegazione alcune schede che riepilogano la situazione dei carichi di lavoro dell'ufficio, rappresentati in modo distinto per tipologie di provvedimenti.

Rispondendo ad una domanda del senatore Borea è stato rappresentato che non si sono verificate situazioni preoccupanti sotto il profilo della sicurezza degli assistenti sociali anche se di recente si sono verificati alcuni problemi - ora risolti - con un ex detenuto beneficiario del cosiddetto "indultino" che ha indirizzato una lettera minatoria all'assistente sociale che ha seguito il caso. Il problema della sicurezza è comunque particolarmente avvertito e determina l'adozione di alcune cautele come quella di recarsi nelle zone più a rischio accompagnati da agenti della polizia penitenziaria armati ma non in divisa. E' stato rappresentato che il centro ha competenza su settantatré comuni e può avvalersi di sei autovetture delle quali tre condotte da agenti della polizia penitenziaria per effettuare sopralluoghi nell'ambito di un territorio di competenza vasto e non servito da strade adeguate.

Quanto ai rapporti con la magistratura di sorveglianza, dopo un periodo di difficoltà derivante dalla fissazione di un programma serrato di udienze, che concedevano soltanto venti giorni in media per produrre gli atti richiesti dalla legge, si è passati ad una programmazione delle udienze che consente all'Ufficio di poter disporre di almeno tre mesi dalla richiesta del tribunale per poter elaborare le prescritte relazioni. La situazione - si fa notare - è quindi notevolmente migliorata. E' stato rappresentato che di norma nel corso delle udienze sono trattati circa sessanta procedimenti ma di questi quasi la metà sono di norma rinviati; la qual cosa determina un supplemento di istruttoria con conseguente aggravio del lavoro per l'ufficio.

Dopo aver evidenziato gli ottimi rapporti esistenti con gli enti locali, la direttrice ha esposto quindi brevemente alla Delegazione i dati riguardanti il personale addetto all'ufficio. Dopo aver rappresentato come in passato avvicendamenti frequenti alla direzione del centro hanno dato luogo a problemi che oggi possono ritenersi superati visto che è assicurata da più di due anni una stabile presenza, la direttrice ha indicato in quarantadue unità il numero degli assistenti sociali addetti al Centro. Si tratta a suo avviso di una dotazione adeguata mentre non altrettanto può dirsi per il personale di supporto, in particolare quello dell'area amministrativa che ritiene insufficiente a far fronte dalle esigenze del Centro. Altra criticità è costituita dall'insufficienza delle dotazioni informatiche ed è stato formulato l'auspicio che al più presto il Centro possa essere dotato di nuovi computers. E' stata quindi richiamata l'attenzione sulle iniziative svolte aventi per obiettivo la costruzione di una carta dei servizi dei centri servizi sociali per adulti della regione Sicilia.

Il CSSA di Palermo ha competenza sulle case circondariali di Palermo Ucciardone, Palermo Pagliarelli e Termini Imprese. Nel corso dell'ultimo anno il centro ha seguito seimilaseicentonovantanove fascicoli. La sede occupa una superficie di 650 metri quadri suddivisa in diciannove stanze con tre sale colloqui.

Sono quindi brevemente intervenuti alcuni operatori del centro per richiamare l'attenzione su alcuni aspetti e problematiche dell'attività svolta.

Il dottor Mariano Sagone, ragioniere, responsabile dell'area contabile ha riferito che il CSSA di Palermo ha autonomia contabile soltanto dal 2000.

La dottoressa Ninfa Cappello, assistente sociale, capo area della segreteria amministrativa ha richiamato l'attenzione sull'insufficienza dell'organico in particolare dei profili professionali dell'area amministrativa.

La dottoressa Nicoletta Viganò, assistente sociale, capo area della segreteria tecnica, ha rappresentato la criticità costituita dalla insufficienza del personale di supporto e dalla inadeguatezza delle dotazioni informatiche. Altro problema è costituito dall'assenza di un percorso di carriera che valorizzi le professionalità esistenti. L'attuale sistema fa sì che per poter accedere ad una qualifica superiore si è costretti molte volte, in esito ad un corso di riqualificazione, a cambiare area di attività e ciò costituisce un dato che non risponde certo - si fa notare -  ad una logica di efficienza nell'azione amministrativa. L'assenza di sbocchi nell'ambito dell'area di provenienza frustra inoltre le legittime aspirazioni all'avanzamento di carriera che può in molti casi essere realizzato soltanto cambiando il tipo di lavoro e questo molte volte non risponde alle effettive aspirazioni e pone gli operatori davanti a dilemmi di difficile soluzione.

La Delegazione si è quindi recata nuovamente in visita alla casa circondariale Pagliarelli di Palermo per completare il sopralluogo iniziato nella mattina.

E' stato evidenziato che gli agenti addetti al penitenziario sono settecentoquarantuno a fronte di un organico di settecentosettantacinque. Il dato sopra riferito include anche le unità del personale della polizia penitenziaria impegnata presso il nucleo traduzioni e piantonamenti che non è adibito in servizi di vigilanza all'interno dell'istituto (circa duecento unità). Ne risulta che, realmente disponibili al servizio, sono cinquecentotrentadue agenti. Il dato risente inoltre - si fa notare - anche delle assenze per malattie che, così come all'Ucciardone, interessa un numero significativo di agenti.

Quanto al personale civile si è registrata una presenza di trentacinque unità a fronte delle sessantaquattro della pianta organica. Sei sono gli educatori in servizio rispetto ad un organico previsto di sedici unità. Quanto alla popolazione detenuta si è registrata la presenza di millecentocinquantacinque detenuti a fronte di una capienza prevista di novecentosettanta. Di questi centosettantanove sono i tossicodipendenti e duecentosessantasei quelli provenienti dai paesi extracomunitari.

Quattro sono invece le donne ristrette nella sezione femminile.

Si è quindi svolta una visita dell'istituto nel corso della quale è emerso che il Pagliarelli è una struttura di grande livello, ben diretta e nel complesso funzionale, con spazi verdi e locali adeguati destinati ad attività trattamentali.

Il senatore Ruvolo, in particolare, ha espresso il suo plauso alla direzione e al personale della polizia penitenziaria per il lavoro svolto del quale è evidente il risultato.

Il senatore Garaffa ha sottolineato l'esigenza di dotare la struttura di maggiori risorse, tra l'altro, per adeguare la sala colloqui a quanto previsto nel regolamento penitenziario. Ha quindi giudicato necessaria una maggiore dotazione di agenti della polizia penitenziaria, in particolare di quella femminile che potrebbe consentire un maggior utilizzo della sezione femminile dell'istituto che al momento della visita ospitava soltanto quattro detenute.

Quanto alle attività trattamentali è stato segnalato che sono attivi corsi di scuola elementare, scuola media, scuola superiore per servizi alberghieri, corsi professionali di pelletteria, di decoratore, di ceramista e di informatica. Sono attivi inoltre laboratori di falegnameria, sartoria e vetroresina. E' presente altresì un locale per attività ricreative che può ospitare fino a duecento persone. Altra attività trattamentale svolta al Pagliarelli è quella di apicoltura.

Si è quindi svolto un incontro presso la direzione con alcuni operatori che, a vario titolo, svolgono la loro attività in favore dell'istituto.

Il signor Macalluso della cooperativa sociale "Azzurro" ha riferito brevemente dell'attività di sartoria e della lavorazione della vetroresina con realizzazione di imbarcazioni che consentono di dare lavoro a dodici detenuti. La cooperativa cura inoltre progetti finalizzati all'avviamento all'impresa ed altre iniziative che hanno consentito di dare occupazione ad ex detenuti e/o ex tossicodipendenti.

Il signor Gaetano Tamburo ha invece parlato della collezione di abiti denominata "l'errore" che è il prodotto di un progetto di creazione sartoriale portato avanti nella sezione maschile che si è concluso con una sfilata al Politeama.

Il dottor Angelo Caruso, educatore, ha invece richiamato l'attenzione sulla grave carenza del personale dell'area educativa, situazione aggravata dal numero di detenuti (circa ottocento) con condanna definitiva.

La dottoressa Rosaria Apuleo, educatrice, ha rappresentato il disagio che si incontra per il fatto di non poter assolvere i doveri d'ufficio in maniera adeguata per il fatto che il numero degli educatori è inadeguato rispetto alla popolazione detenuta presente.. Ha quindi auspicato che al più presto si possa dar seguito al concorso per il reclutamento di nuovo personale dell'area educativa e comunque si possa procedere in tale direzione anche attraverso percorsi di riqualificazione.

La dottoressa Giovanna Provenzano, capo area contabile, ha richiamato l'attenzione sulla carenza del personale di supporto, giudicando le quattro unità in servizio insufficienti rispetto alle reali esigenze dell'area che richiederebbe l'impiego di almeno dieci addetti. Altra criticità è costituita dall'assenza di un numero adeguato di personal computers mentre quelli esistenti sono ormai da ritenersi obsoleti. Mancano inoltre risorse per finanziare progetti che, oltre a migliorare il servizio, potrebbero costituire strumenti di incentivo finanziario e professionale per gli operatori.

Il dottor Sergio Cavallaro, medico, ha riferito brevemente sulla situazione dell'area sanitaria dell'istituto che si avvale dell'opera anche di tre medici incaricati. Nel carcere è presente un reparto per degenze con venti posti letto ed un reparto di osservazione e degenza psichiatrica con dodici postazioni. Tra le specialistiche attive si segnalano psichiatria, infettivologia, odontoiatria, cardiologia, chirurgia, radiologia, ecografia, ortopedia e neurologia.

Il comandante Plano ha richiamato l'attenzione sui delicati compiti che la polizia penitenziaria è chiamata a svolgere che non attengono soltanto alla sicurezza ma, in un certo qual modo, riguardano anche il trattamento. In proposito ha sottolineato come, a suo avviso, occorrerebbe effettuare una scelta netta evitando commistioni di funzioni.

Il provveditore ha invece evidenziato come le difficoltà legate all'inadeguatezza degli organici sono una conseguenza di una non ottimale ed efficiente distribuzione del personale sul territorio nazionale auspicando una revisione delle assegnazioni disposte.

Al termine dell'incontro il senatore Ruvolo, rispondendo alle preoccupazioni da più parti espresse, ha sottolineato la necessità che l'istituto sia al più presto dotato di strumenti informatici adeguati per numero e caratteristiche reputandolo un supporto indispensabile per un più efficiente e proficuo svolgimento dei numerosi compiti che l'amministrazione dell'istituto è chiamata a svolgere.

Il giorno successivo la Delegazione si è recata presso la sede della Regione Sicilia per un incontro con il presidente della Regione, dottor Cuffaro.

Il Presidente della Regione ha richiamato l'attenzione sul recente Consiglio dei Ministri del 13 maggio 2005 il quale ha approvato, tra l'altro, un decreto presidenziale recante norme di attuazione dello Statuto della Regione Sicilia che, in ottemperanza a quanto previsto dalla legge n. 230 del 1999 di riordino della medicina penitenziaria, trasferisce alla Regione Sicilia le funzioni sanitarie svolte dall'amministrazione penitenziaria con riferimento ai soli settori della prevenzione e dell'assistenza ai detenuti ed agli internati tossicodipendenti. Altra iniziativa che il presidente Cuffaro ha segnalato alla Delegazione nel corso dell'incontro è costituita dalla recente promulgazione di una legge regionale in corso di pubblicazione che istituisce il Garante per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e per il loro reinserimento sociale. Da ultimo ha segnalato le convenzioni per lo svolgimento di lavori di pubblica utilità (articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 74 - disposizioni attuative - decreto del Ministro della giustizia 26 marzo 2001) sottoscritte con i presidenti dei Tribunali della Regione.

Nel corso dell'incontro il presidente Borea, riferendosi all'Ucciardone, ha evidenziato come in esito al sopralluogo sia emerso l'opportunità di individuare al più presto un'area per la realizzazione di un nuovo carcere cittadino che ritiene soluzione preferibile a quella di continuare ad utilizzare la struttura esistente che peraltro richiede ingenti finanziamenti per la sua ristrutturazione; un complesso immobiliare - quello dell'Ucciardone che per le sue caratteristiche ed ubicazione ben potrebbe essere destinato ad altri usi, anche a seguito di dismissione o permuta.

Il presidente Cuffaro ha manifestato interesse per tale suggerimento, ritenendo che l'Ucciardone potrebbe opportunamente essere recuperato ad altra destinazione come, ad esempio, costituire la sede di un museo per le vittime della mafia.

Il provveditore regionale, dottor Faramo, presente all'incontro, ha manifestato apprezzamento nei confronti della presidenza della Regione per la sensibilità e l'attenzione manifestate in più occasione nei confronti della realtà penitenziaria con concrete azioni ed iniziative finanziate dalla Regione. Ha espresso quindi interesse per l'ipotesi di un diverso utilizzo dell'Ucciardone.

Il presidente Cuffaro ha quindi richiamato l'attenzione su alcune iniziative finanziate dalla Regione per favorire il reinserimento lavorativo dei detenuti come, ad esempio, la concessione di borse-lavoro, ricordando inoltre il sostegno finanziario dato ad iniziativa conclusasi con una sfilata di presentazione di una collezione di abiti realizzati da detenuti del Pagliarelli nell'ambito di un progetto di produzione sartoriale.

Nell'occasione sono state evidenziate le maggiori difficoltà incontrate con la direzione dell'Ucciardone per promuovere iniziative dirette a favorire il reinserimento lavorativo dei detenuti.

La Delegazione si è quindi recata a Sciacca per la visita della locale casa circondariale.

Prima del sopralluogo si è svolto un incontro con il presidente del Tribunale di Sciacca, il dottor Roberto Bellet e con il presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati, avv. Giovanni Vaccaro.

Nel corso dell'incontro il presidente Bellet ha evidenziato gli ottimi rapporti esistenti con il foro, nonché l'assenza di carenze nell'organico dei magistrati addetti all'ufficio. Non altrettanto può dirsi invece per il personale amministrativo, in particolare quello di carattere apicale, segnalandosi l'assenza del dirigente nonché di altri funzionari della cancelleria.

Il senatore Montalbano ha evidenziato l'importanza della presenza a Sciacca del Tribunale - nel quale regna un clima di grande concordia tra tutti gli operatori - che dà un forte segnale della presenza dello Stato in un territorio difficile e di frontiera. Si tratta di un dato del quale occorre tenere conto nella eventuale riorganizzazione degli uffici giudiziari.

E' stata quindi sottolineata l'esigenza di addivenire al più presto alla realizzazione di un nuovo carcere, visto che quello esistente richiederebbe numerosi interventi di ristrutturazione la cui onerosità suggerisce di destinare la struttura ad altro impiego. La casa circondariale di Sciacca infatti è ospitata in un ex convento di epoca medioevale che è in parte inutilizzato a causa di infiltrazioni di umidità proveniente dai tetti e che presenta inoltre numerose altre problematiche concernenti lo stato di manutenzione degli impianti.

E' stata condivisa da tutti gli intervenuti l'esigenza di realizzare al più presto una nuova struttura, sottolineandosi l'assoluta necessità che l'intervento in favore di Sciacca continui a rivestire un carattere prioritario. Al momento l'iniziativa è considerata nel piano ministeriale per l'edilizia penitenziaria al terzo posto nella graduatoria degli interventi da realizzare tra quelli che attendono ancora di essere finanziati.

Anche il Presidente del Consiglio dell'ordine degli avvocati, l'avvocato Giovanni Vaccaro ha sottolineato l'ottimo rapporto esistente con la magistratura e condiviso l'esigenza che al più presto si proceda alla realizzazione di un nuovo carcere, auspicando che in tale direzione si muovano tutti i soggetti interessati, in particolare il Comune e l'amministrazione penitenziaria.

La Delegazione si è recata quindi in visita all'istituto penitenziario di Sciacca, ricevuta al suo arrivo dal direttore, dottor Fabio Prestopino, che ha fornito alla Delegazione dati rappresentativi della situazione dell'istituto.

La casa circondariale di Sciacca è articolata in tre reparti essendo il quarto inagibile con riflessi significativi sulla capienza dell'Istituto. Al riguardo è stato segnalato che vi è un progetto di recupero del reparto che attende di essere finanziato per un importo di circa trecentomilamila euro. Il direttore ha evidenziato come la necessità di eseguire interventi di recupero non riguarda soltanto tale reparto ma l'intero istituto, che a causa della significatività degli stessi corre concretamente il rischio di essere dichiarato non agibile nel suo complesso.

Rispetto ad una capienza prevista di sessantasette distretti erano presenti al momento della visita ottantuno detenuti dei quali trentasei erano i tossicodipendenti e trentadue i detenuti provenienti da paesi extracomunitari. I detenuti della casa circondariale di Sciacca sono classificati come di media sicurezza, con fine pena non superiore ai tre anni.

Quanto al personale della polizia penitenziaria addetto al penitenziario risultavano in servizio sessanta agenti a fronte dei sessantuno agenti dell'organico. Non si è registrata quindi alcuna sofferenza al riguardo. Molti agenti - si fa notare - hanno una anzianità di servizio molto elevata; la qual cosa determina una rilevante sproporzione tra agenti semplici e quelli appartenenti ad altre qualifiche, essendo molte unità ormai prossime al raggiungimento dei requisiti per beneficiare del trattamento di quiescenza. Il turno di servizio è articolato di norma su quattro quadranti. Il personale civile è costituito da diciotto unità, rispetto alle tredici della pianta organica, tra i quali è stata segnalata la presenza di un solo educatore a fronte dei due previsti in organico. La recente attribuzione all'Istituto di autonomia contabile richiederebbe inoltre una revisione dell'organico essendo carente alcune figure professionali previste dalla legge. Il direttore ha evidenziato le numerose problematiche che interessano gli impianti. Il riscaldamento, pur esistente, è inutilizzabile con la conseguenza che in inverno il freddo crea disagi sia per i detenuti che per gli operatori. L'impianto idrico richiede costanti interventi di manutenzione a fronte delle numerose perdite che periodicamente si verificano. L'impianto elettrico risulta solo in parte conforme alla vigente normativa di sicurezza. Inutilizzabili risultano poi gli impianti antintrusione ed antiscavalcamento, il sistema d'allarme e quello delle videocamere a circuito chiuso. E' stato inoltre rappresentato che l'ubicazione del centro storico della città determina numerosi disagi tra i quali il più avvertito riguarda l'approvvigionamento idrico al quale si provvede con apposita autobotte.

Quanto alle attività trattamentali, le stesse risentono fortemente delle condizioni strutturali del carcere e dell'insufficienza dei fondi disponibili. Tra le iniziative promosse si segnalano i corsi di lingua straniera e di alfabetizzazione e la redazione di un periodico interno denominato "Spirito libero". Periodicamente si svolgono iniziative di carattere ricreativo-culturale come spettacoli teatrali e concerti. E' stato quindi segnalato il ruolo significativo svolto dal Centro territoriale permanente diretto dalla dottoressa Sciortino, nonché l'attività del Centro regionale di formazione professionale UNCI.

Quanto alla situazione dell'area sanitaria, prestano servizio presso il penitenziario un medico incaricato, due infermieri di ruolo, quattro medici SIAS convenzionati, tre infermieri convenzionati con turni di servizio  articolati in modo da assicurare la più ampia copertura. Quattro medici specialisti convenzionati assicurano le prestazioni specialistiche nei settori della odontoiatria, psichiatria, cardiologia ed infettivologia.

E' presente un presidio tossicodipendenti che si avvale della prestazione professionale di un medico ed un infermiere per sei ore settimanali su tre giorni.

Si è quindi svolto negli uffici del penitenziario un incontro con alcuni operatori che a vario titolo svolgono la loro attività in favore della casa circondariale di Sciacca, al quale ha anche partecipato anche il sindaco il dottor Mario Turturici.

Anche in questa occasione è stata evidenziata l'opportunità di dare vita ad un nuovo penitenziario ed in proposito è emerso che il comune ha già individuato l'area sulla  quale dovrebbe sorgere la nuova struttura anche se la stessa ha una superficie di otto ettari rispetto ai sedici che invece sarebbero necessari per dar vita ad una struttura in grado di ospitare duecento detenuti, secondo i parametri normativi vigenti.

Il senatore Montalbano ha sottolineato l'esigenza che si proceda con tutti gli atti necessari alla individuazione dell'area da destinare al nuovo istituto in modo che una volta ottenuto il necessario finanziamento non vi siano ostacoli o ritardi nella realizzazione della struttura.

Il senatore Borea, pur evidenziando la funzionalità della struttura esistente alla sua destinazione, ha richiamato l'attenzione sul valore storico artistico del complesso che ospita il carcere di Sciacca che suggerisce ben altri impieghi.

E' quindi intervenuto il signor Palminteri Stefano dell'Associazione culturale "Teatro e amicizia Allavam" di Ribera che ha riferito brevemente delle iniziative promosse dall'associazione, sottolineando l'importanza del coinvolgimento dei detenuti nelle manifestazioni svolte anche grazie al sostegno dell'assessorato. Ha quindi rinnovato la disponibilità della sua Associazione a promuovere e realizzare ulteriori iniziative ricreative in favore dei ristretti di Sciacca.

Il signor Sortino Benedetto del gruppo teatrale amatoriale "La Via Crucis vivente" ha parlato delle rappresentazioni sacre alle quali sono stati chiamati ad assistere i detenuti, auspicando con l'occasione un maggior coinvolgimento dei ristretti anche con una loro partecipazione attiva.

La signora Di Noto Stefania dell'associazione "Emmaus" di Sciacca ha richiamato l'attenzione sulle iniziative di intrattenimento musicale promosse dall'Associazione nel carcere.

La signora Bono Vitalba dell'associazione "Impara a sorridere" di Sciacca ed il signor Truzzolino Vincenzo dell'associazione "Sos anziani" hanno riferito sulle attività di volontariato svolte, in particolare auspicando l'adozione di iniziative volte a favorire l'inserimento dei detenuti a fine pena attraverso un loro coinvolgimento in compiti di servizio civile.

I signori Abbene Salvatore, Lentini Gaetano e Gallo Pietra Maria dell'associazione "San Vincenzo De' Paoli" hanno invece illustrato brevemente l'attività di volontariato svolta, segnalando in particolare la mostra dei quadri realizzati dai detenuti che si è potuta tenere grazie al sostegno della associazione che inoltre si preoccupa di fornire ai ristretti generi di prima necessità.

La dottoressa Sciortino del Centro territoriale permanente ha parlato brevemente dei corsi di scuola elementare e di scuola media attivati, ai quali partecipano sedici detenuti per corso, evidenziando i buoni risultati conseguiti e segnalando che al termine del corso, in esito al superamento delle prove, è rilasciato ai partecipanti un attestato di frequenza. Presso l'istituto si svolgono inoltre corsi di alfabetizzazione per gli stranieri e corsi di lingua francese. Con l'occasione la dottoressa Sciortino ha rappresentato le difficoltà di ordine materiale incontrate per far sì che i frequentatori del corso potessero disporre del necessario materiale di cancelleria. Più in generale è stato sottolineato lo spirito di dedizione e l'abnegazione dei volontari che si preoccupano di stimolare i frequentatori anche mettendo a loro disposizione libri di testo, giornali ed altro materiale.

Il signor Lo Giudice Antonino del centro regionale di formazione professionale UNCI di Agrigento ha parlato brevemente del corso per manutentori di impianti elettrici al quale hanno partecipato dieci allievi, ricordando con l'occasione il corso per operatore termo idraulico tenutosi in passato.

Dopo che il direttore ha evidenziato l'impossibilità di attivare nuovi corsi a causa dell'insufficienza dei fondi disponibili, il responsabile dell'area educativa ha sottolineato come la carenza di educatori ha riflessi molto significativi sullo svolgimento delle iniziative trattamentali. Ha quindi riferito delle più significative iniziative promosse per sensibilizzare la comunità locale e per reperire risorse come, ad esempio, una struttura di prima accoglienza per familiari dei ristretti. Quanto ai corsi di formazione professionale individuati è stato rappresentato che, nelle scelte effettuate, si è cercato di tenere conto delle esigenze dell'economia locale al fine di favorire il concreto reinserimento occupazionale.

Il dottor Lipari, funzionario dell'area contabile, ha segnalato che ogni mese si maturano mediamente dalle dieci alle quattordici ore di straordinario e che non vi sono arretrati nei relativi pagamenti.

Dopo che il senatore Ruvolo ha espresso il suo apprezzamento per le iniziative svolte, che esprimono la forte sensibilità del territorio alle problematiche del penitenziario di Sciacca, testimoniata anche dalla presenza di numerosi operatori all'incontro con la Delegazione parlamentare, il direttore Prestopino ha sottolineato l'opera svolta dal cappellano e più in generale ha richiamato l'attenzione sulle problematiche che derivano dalla presenza sempre maggiore detenuti provenienti da paesi extracomunitari che molto spesso sono privi di mezzi di sostentamento e portano all'interno della struttura problemi anche di ordine sanitario.

A conclusione dell'incontro è quindi intervenuta la dottoressa Campo Mariella assessore alle politiche sociali del comune di Sciacca, la quale ha riferito brevemente su alcune iniziative promosse dal comune volte a favorire il reinserimento lavoratori di ex detenuti, segnalando in particolare due progetti che consentiranno di offrire opportunità lavorative rispettivamente a venti ed a quattro ex detenuti che saranno impiegati nell'attività di bonifica di aree demaniali ed altre attività che hanno per obiettivo anche quello di favorire l'integrazione con il territorio.

La Delegazione si è quindi recata nel pomeriggio ad Agrigento per la visita del locale istituto penitenziario, ricevuta al suo arrivo dal direttore il dottor Mazzone che ha fornito alla Delegazione un quadro della situazione dell'istituto. La casa circondariale di Agrigento, operativa dal 1997, ospitava al momento della visita trecentosettantasette detenuti rispetto ad una capienza regolamentare di centoottantaquattro unità ed a fronte dei trecentoquarantatre posti della cosiddetta capienza tollerabile.  Di questi sessantotto detenuti sono i tossicodipendenti e trentasette invece i ristretti provenienti dai paesi extracomunitari. Nell'istituto è operante una sezione femminile che ospitava al momento della visita ventitré ristrette delle quali tre tossicodipendenti e due extracomunitari.

Quanto al personale civile, l'organico della polizia penitenziaria in servizio è costituito da trecentosedici unità a fronte delle duecentoquarantacinque unità della pianta organica. Si è quindi registrata un evidente surplus di personale per circa sessanta unità.

L'esubero di personale rispetto alla pianta organica - è stato fatto notare - deriva da numerosi trasferimenti ex lege n. 104 del 1992 ma ad avviso del comandante si tratterebbe nel complesso di un numero sufficiente a far fronte alle esigenze di servizio della struttura, anche perché molti agenti sono spesso in missione, distaccati in altri istituti o in aspettativa per mandato elettorale, indicandosi nel complesso trentatre agenti che verserebbero in detta situazione. Il turno di servizio è articolato su quattro quadranti, fatta eccezione per un reparto nel quale si prevede un turno di otto ore. In considerazione della situazione di esubero è risultato sconcertante il fatto che si maturano ben tremiladuecento ore al mese di straordinario; un dato sul quale si richiama l'attenzione della Commissione.

Quanto alla situazione del personale civile, sono addetti al carcere ventitré unità a fronte delle trentasette della pianta organica. Tra questi due sono gli educatori in servizio rispetto ai sette previsti; aspetto questo sul quale è stata richiama l'attenzione della Delegazione per i riflessi che tale circostanza determina sulle attività trattamentali.

Si è quindi svolto presso la direzione un incontro con gli operatori dell'istituto e la direzione del Centro servizi sociali per adulti di Agrigento.

Il signor Giovanni Giordano, educatore responsabile dell'area trattamentale, dopo aver rappresentato che dei ristretti presenti circa duecentodieci sono condannati a pena definitiva, ha richiamato l'attenzione sulla insufficienza del numero di educatori addetti ricordando che, rispetto ad una previsione nella pianta organica di sette educatori, sono in servizio soltanto due. In esito a procedure di riqualificazione dovrebbe, a breve, entrare a far parte dell'area educativa un terzo educatore; anche se un ingresso, si fa notare, significativo che però non appare sufficiente a far fronte alle esigenze dell'area educativa.

Il dottor Ferrauto dell'area contabile ha evidenziato le carenze di personale addetto all'area lamentando in particolare l'insufficienza dei profili professionali appartenenti alle aree A e B.

L'agente Carmelo Canta della OSA ha evidenziato come la sede di servizio di Agrigento è considerata un bacino dal quale attingere personale per altri istituti della Regione e del nord Italia. A seguito di proteste sollevate, si è ottenuto che i distacchi siano attuati soltanto nell'ambito della Regione. Anche in relazione a quanto riferito sussisterebbe una significativa sofferenza nell'organico con forti riflessi sulla gestione dei turni di servizio e sulla qualità dell'attività professionale.

Il Direttore, in proposito, ha sottolineato l'importanza di rivedere la pianta organica che molto probabilmente è stata progettata senza tener conto delle reali esigenze della struttura.

Anche l'agente Calogero Speziale della CGIL ritiene necessaria una verifica della pianta organica.

Il senatore Borea ha espresso forti perplessità sul fatto che, rispetto ad una situazione di esubero dell'organico degli agenti della polizia penitenziaria, maturi un così elevato numero di ore di straordinario. Un aspetto questo che richiederebbe di essere verificato con attenzione dal Ministero, eventualmente anche con una apposita ispezione.

L'assessore Marco Zambuto ha sollecitato la cessione della struttura del vecchio carcere di San Vito.

E' stato quindi rappresentato che, quanto alle attività trattamentali sono attivi corsi per ceramista, elettricista e per apicoltore. Cinquantatrè sono invece i detenuti che con opportune turnazioni sono addetti ad attività lavorative all'interno dell'istituto come quelle di porta vivande, operatore della cucina, ecc. Quanto alla situazione dell'area sanitaria non sono emersi problemi in relazione alla spesa farmaceutica risultando inoltre che sono forniti farmaci antiretrovirali e per tossicodipendenti. Sono attive inoltre le seguenti specialistiche in virtù di apposite convenzioni: infettivologia, odontoiatria, cardiologia, radiologia, psichiatria, chirurgia e medicina del lavoro. L'istituto è dotato di un gabinetto radiologico, strumentario oculistico e chirurgico per piccoli interventi nonché di un laboratorio odontoiatrico. In aggiunta la sanitario incaricato la struttura si avvale del servizio integrativo di assistenza sanitaria svolto da sette medici S.I.A.S.  Vi è inoltre un presidio per i tossicodipendenti.

E' quindi intervenuta la dottoressa Marina Altavilla, direttore del Centro servizi sociali per adulti di Agrigento che ha consegnato alla Delegazione alcune schede rappresentative delle attività svolte. E' stata evidenziata in particolare l'insufficienza del personale addetto, alla luce dei carichi di lavoro del Centro che nell'anno 2004 può collocarsi al quarto posto per impegni tra i CSSA regionali dopo quelli operanti nelle città di Palermo, Catania e Messina. In particolare è stata lamentata l'insufficienza degli assistenti sociali, mancandone quattro rispetto alla pianta organica. Nove sono le autovetture disponibili e vi è un agente che accompagna le operatrici del centro nei sopralluoghi. Tra le iniziative svolte sono stati segnalati:

 - la formalizzazione di un protocollo di intesa con lega ambiente della provincia di Agrigento nell'ambito della promozione di concrete attività riparative da esercitarsi a favore della collettività da parte dei soggetti in esecuzione penale esterna;

 - il progetto educazione alla salute in collaborazione con l'unità sanitaria locale di Agrigento rivolto ai soggetti sottoposti a misure alternative alla detenzione e ai loro familiari.

Si è quindi svolta una visita dell'istituto nel corso della quale non sono emerse particolari criticità fatta eccezione per la già ricordata situazione relativa alle ore di straordinario maturate nonostante che il personale assegnato della polizia penitenziaria sia superiore in maniera significativa rispetto all'organico previsto.

Il giorno successivo la Delegazione si è recata a Palermo per un incontro con il presidente del tribunale di sorveglianza, dottor Pinello, il quale in primo luogo ha richiamato l'attenzione sull'organico dell'ufficio. Nonostante siano otto più il presidente i magistrati previsti in organico, in realtà assenze per gravidanza, per trasferimenti senza sostituzioni o per sospensioni (che hanno riguardato ben due magistrati dell'ufficio inquisiti) fanno sì che in media sono addetti alla sorveglianza palermitana soltanto due magistrati anche se nel prossimo autunno si prevede l'arrivo di tre uditori e, al riguardo deve tenersi presente che la sorveglianza di Palermo ha competenza sulle province di Palermo, Trapani ed Agrigento e sugli undici istituti penitenziari esistenti.

Il presidente Pinello ha quindi richiamato l'attenzione sui rapporti con il centro servizi sociali per adulti di Palermo che ha definito "una finestra finta" sul territorio, evidenziando la scarsa qualità delle relazioni prodotte con forti ripercussioni sui provvedimenti che il Tribunale è chiamato a formulare. Si può dire in altri termini che, pur adempiendo a quanto loro richiesto, le operatrici del centro molto raramente affrontano i veri problemi anche se almeno di recente gli atti sono prodotti al tribunale di norma in tempo utile. E' probabile - si fa notare - che tale situazione sia la conseguenza della difficoltà ad operare in un territorio fortemente a rischio per cui si possono ipotizzare timori per l'incolumità, pressioni, ma non può escludersi neppure quello che definisce un vero e proprio "centro di potere". Ad esempio, con riferimento ai provvedimenti da adottare nei riguardi di soggetti liberi, merita, a suo avviso, un'attenta riflessione la circostanza che, in concreto, non è offerto al magistrato alcun parametro ed è come se non esistesse la valutazione del centro.

Ha quindi espresso perplessità anche sul comportamento di alcuni operatori della sede di Agrigento nei confronti dei magistrati della sorveglianza, apparendogli a dir poco strane alcune richieste formulate nei riguardi soltanto di alcuni detenuti. Ha quindi riferito che la situazione nel suo complesso è stata anche segnalata ai vertici dell'amministrazione penitenziaria, ma senza alcun concreto risultato fatta eccezione per il cambio della direzione del CSSA di Palermo.

Dopo aver ricordato la sua lunga esperienza di magistrato della sorveglianza il dottor Pinello ha espresso perplessità sul sistema delle misure alternative alla detenzione che non funziona con la delinquenza di tipo mafioso; al tempo stesso costituisce una vera e propria utopia svolgere attività di rieducazione nei confronti di tali soggetti . Ha quindi formulato un giudizio molto critico nei confronti del cosiddetto indultino in relazione a quelle che sono state le problematiche applicative e gli effetti della misura.

A conclusione dell'incontro il dottor Pinello ha auspicato che il legislatore possa individuare un diverso e più efficace sistema di misure alternative alla detenzione dovendo altrimenti indirizzare maggiori sforzi finanziari nella direzione della costruzione di nuove carceri dignitose in grado di far fronte alla crescente domanda.

La Delegazione si è quindi recata in visita alla casa circondariale di Termini Imprese. Al suo arrivo il direttore ha rappresentato alla Delegazione un quadro riepilogativo della situazione dell'istituto. A fronte di una capienza regolamentare di novantacinque detenuti al momento della visita risultavano presenti centotre ristretti; un dato questo che si colloca all'interno della cosiddetta capienza tollerabile pari a centonove unità. E' stato segnalato che quindici erano i detenuti tossicodipendenti e dieci quelli provenienti da paesi extracomunitari. Nell'istituto risultavano attivi i circuiti dell'alta sicurezza e quello dei detenuti comuni. E' presente inoltre una sezione detenuti cosiddetti protetti. Vi è inoltre una stanza destinata ai semiliberi che al momento della visita ospitava un detenuto.

Quanto alla situazione del personale è stato evidenziato che gli agenti addetti al penitenziario erano centotre corrispondenti al pieno organico. Quanto invece al personale civile oltre al direttore risultavano in servizio diciotto persone rispetto ad un organico di venti. Due sono gli educatori in servizio corrispondenti ad una situazione di pieno organico. Quanto alle attività trattamentali si svolgono corsi di alfabetizzazione per soggetti extracomunitari, corsi di scuola media, corsi professionali per pasticcere e per riparatore radio e televisione. In istituto è presente una palestra ed è svolto un servizio biblioteca. E' stato inoltre rappresentato che per tutti i detenuti richiedenti è consentita la professione di culti religiosi diversi da quello cattolico. In particolare presso l'istituto accede abitualmente un pastore evangelico.

I detenuti tossicodipendenti ed alcooldipendenti possono avvalersi dell'intervento settimanale degli operatori del Ser.t di Termini Imerese che svolgono in loro favore attività di sostegno e curano progetti di recupero. Nel corso dell'incontro che si è svolto presso la direzione il responsabile dell'area educativa ha sottolineato come il rapporto esistente tra educatori in servizio e detenuti del carcere di Termini Imerese sia molto buono anche se la struttura presenta problematiche, in particolare si registra la difficoltà di svolgere maggiori attività trattamentali per il fatto che molti locali non sono agibili. Altra criticità è costituita dal sovraffollamento del reparto riservato ai detenuti cosiddetti comuni mentre il reparto alta sicurezza può ritenersi sottodimensionato rispetto alle esigenze.

Sono quindi intervenuti i signori Salvatore Nistretta e Dino La Rocca, volontari dell'associazione San Vincenzo i quali hanno sottolineato l'ottimo rapporto esistente con la direzione che consente contatti e colloqui di sostegno con i detenuti diversamente da quanto invece avviene in altri penitenziari della regione, come ad esempio a Sciacca e ad Agrigento. L'attività di volontariato si sostanzia nella fornitura di generi di prima necessità, in particolare per i detenuti extra comunitari. E' stato segnalato inoltre che l'associazione ha messo a disposizione una casa di accoglienza che ha permesso ad un detenuto di ottenere il regime della semilibertà.

Il cappellano don Raimondo ha riferito brevemente dell'attività pastorale svolta in favore dei detenuti di Termini Imerese.

Il dottor Mario Busnito ha parlato brevemente della situazione dell'area sanitaria che si avvale, attraverso apposite convenzioni, delle seguenti prestazioni specialistiche: cardiologia, dermatologia, psichiatria e medicina del lavoro. Quanto alla situazione dei farmaci è stato segnalato che a carico dell'istituto è posta la spesa relativa all'acquisto dei farmaci antiretrovirali per malati di HIV. E' stato evidenziato come risulti incomprensibile il fatto che il detenuto non acceda al ricettario regionale con conseguenze sulla spesa per farmaci posta a carico dell'istituto, anche in considerazione del fatto che il medico di base continua a percepire la quota relativa al detenuto.

            La dottoressa Maria Pia Ventura, responsabile dell'area contabile, ha rappresentato l'insufficienza del personale addetto.

            E' quindi intervenuto il Sindaco di Termini Imerese, il dottor Enzo Giunta, accompagnato dall'assessore alle politiche sociali, il dottor Maurizio Merlino, il quale ha formulato apprezzamento nei confronti del lavoro svolto dalla direzione per la sensibilità dimostrata nei confronti delle istanze provenienti dal territorio.

L'attenzione dell'amministrazione comunale è diretta a favorire il reinserimento nella società al termine dell'espiazione della pena e ciò costituisce un problema molto grave in quanto, oltre alla difficoltà di sensibilizzare il territorio alle problematiche della realtà penitenziaria, vi è il problema costituito dall'insufficienza delle risorse disponibili. E' stato quindi rappresentato che un contributo nella direzione di favorire l'inserimento lavorativo è costituito dall'attività svolta da alcune cooperative sociali di tipo B che si sono costituite.

E' stata quindi sottolineata l'importanza di effettuare una corretta comprensione delle esigenze del mercato locale come presupposto indispensabile per progettare corsi di formazione professionale che possano dare reali opportunità lavorative. In tal senso è emerso, ad esempio, che curare la formazione per lo svolgimento di attività di carattere artigianale come quella di pasticceria potrebbe dare risultati, considerata l'insufficienza di personale qualificato nel settore.

L'assessore Maurizio Merlino ha riferito brevemente delle iniziative promosse dal Comune per favorire il reinserimento sociale degli ex detenuti, in particolare segnalando le attività di manutenzione del verde e quella di custodia dell'edificio comunale alle quali attendono talora soggetti provenienti dalla realtà penitenziaria.  Il Comune mette altresì a disposizione in due occasioni in ogni mese un locale per consentire a due assistenti sociali del CSSA di Palermo di svolgere colloqui con detenuti che sono prossimi al fine pena. Ha quindi auspicato maggiori risorse per poter finanziare iniziative come, ad esempio, borse-lavoro.

Il comandante Giuseppe Nocera ha rappresentato che il turno di servizio è articolato su tre quadranti e, conseguentemente, si matura straordinario per circa duemilaottocento ore mensili. E' questa la conseguenza delle numerose postazioni di servizio che sono necessitate dalle caratteristiche strutturali dell'edificio ad attendere alle quali è chiamato un personale della polizia penitenziaria, nel complesso insufficiente. In ogni caso non vi sono arretrati nel pagamento degli straordinari.

E' quindi intervenuto il direttore che, a conclusione dell'incontro, ha richiamato l'attenzione sulla firma di un protocollo d'intesa con il Centro di formazione permanente EDA di Caccamo per l'attivazione di un progetto, finanziato da fondi europei, dal titolo "rieducare ai valori attraverso l'arte della ceramica" per l'anno scolastico 2005 e 2006.

Si è quindi svolto un breve giro dell'istituto nel corso del quale non sono emerse particolari criticità.

 

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            In considerazione del tempo trascorso tra la data del sopralluogo e la pubblicazione della relazione, si è ritenuto utile acquisire i dati relativi al Provveditorato regionale per la Sicilia aggiornati, riguardanti la popolazione detenuta, il personale di polizia penitenziaria, il personale civile e dei CSSA, che si allegano.

 

DATI RELATIVI ALLA SICILIA