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Legislatura 17 Risposta ad interrogazione scritta n° 4-00203



Risposta all'interrogazione n. 4-00203
Fascicolo n.13

Risposta. - Innanzitutto, si fa presente che la riduzione dello spreco alimentare rappresenta una sfida sempre più importante nell’attuale contesto di crisi economica globale e di nuovi problemi di povertà alimentare anche nei Paesi avanzati.

Tuttavia, si deve anche evidenziare che specifici studi sulla questione hanno prodotto risultati solo parzialmente confrontabili in quanto condotte mediante analisi e metodologie differenti a seconda del settore esaminato (trasformazione, distribuzione, ristorazione e consumo).

In particolare, accanto all’esiguità delle informazioni e dei metodi utilizzati, ciò che emerge è una superficiale distinzione tra eccedenza e spreco e tra spreco e scarti.

Pertanto, per definire adeguate politiche e strategie di contrasto allo spreco alimentare, appare necessaria la revisione di modelli e metodi utilizzati per acquisire idonee informazioni inerenti i Paesi progrediti.

Ciò premesso, è utile evidenziare quanto riportato da un’indagine condotta dalla Fondazione per la sussidiarietà e il Politecnico di Milano, in collaborazione con la Nielsen Italia secondo cui, nella filiera agroalimentare italiana, la quantità di eccedenza (pari a 6 milioni di tonnellate all'anno, ovvero il 17,4 per cento dei consumi) varia a seconda delle fasi della filiera (2,9 per cento nella fase di raccolta e allevamento; 0,4 nella fase di produzione industriale; 2,5 per cento nella distribuzione dei prodotti venduti; 6,3 nel canale Ho.Re.Ca - ristorazione per gli alimenti serviti; l’8 per cento per il consumatore.

Ad oggi, gran parte dell’eccedenza alimentare (non destinata all’alimentazione umana) diventa spreco sociale il cui ammontare, pari a 5,5 milioni di tonnellate all'anno, rappresenta il 92,5 per cento dell’eccedenza e il 16 per cento dei consumi.

L’entità dello spreco varia anche in base alle categorie merceologiche, in funzione del grado di fungibilità. Infatti, lo spreco di eccedenza alimentare è pari all’88,2 per cento, nella fase di raccolta e allevamento (bassa fungibilità); al 44,7 per cento, nella fase di trasformazione industriale (medio-alta fungibilità); al 92,5 per cento, nella fase di distribuzione (media fungibilità); al 90,8 per cento, nel canale ristorazione (medio-bassa fungibilità) mentre, presso il consumatore (bassa fungibilità viene sprecato quasi il 100 per cento dell’eccedenza alimentare.

Sebbene la trasformazione industriale risulti, in generale, la fase in cui si registra il minore spreco di eccedenze alimentari, si ritiene opportuno evidenziare che, anche in questo settore della filiera, in considerazione delle diverse scelte aziendali (a parità di grado di fungibilità) se, da una parte, il 36 per cento dell’eccedenza è donato a Food banks o enti caritativi sparsi sul territorio, esiste ancora un 32,2 per cento di prodotti alimentari che sono smaltiti in discarica.

Per quanto concerne, infine, l’opportunità di promuovere adeguate campagne educative si evidenzia che, per l’anno scolastico 2013-2014 (corrispondente al V anno di attuazione del programma “Frutta nelle scuole”), ad integrazione delle misure di accompagnamento, sono state aggiunte inserite nuove tematiche da sviluppare insieme ai bambini partecipanti al programma e ai loro genitori, in aggiunta alle attività che vengono loro proposte al fine di meglio veicolare le informazioni circa il concetto di alimentazione consapevole.

I nuovi spunti di riflessione introdotti riguardano gli sprechi nel campo dell’alimentazione; il riciclo attraverso il compostaggio nonché le attività rivolte alle misure ambientali in genere.

Tali argomenti, di grande attualità e impatto sociale, verranno proposti ai piccoli fruitori del programma (stimati, anche per la prossima annualità, in 1.050.000) a compendio delle attività ludico-formative che sono poste in essere e studiate proprio per i bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni.

È proprio questo, infatti, il target più recettivo delle informazioni relative alle tematiche e al concetto di consumo consapevole finalizzato alla prevenzione delle malattie legate al sovrappeso nonché alla fidelizzazione dei piccoli al consumo di frutta e verdura.

Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali
DE GIROLAMO

(19 settembre 2013)